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Mia madre aveva gli occhi azzurri

3 Dicembre 2016 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

 

Non si tratta di una poesia ma di un pensiero rivolto a chi, anche se non è più fra noi, ci resta sempre accanto. La gioia incommensurabile di una nascita in famiglia va condivisa anche con coloro che ci hanno dato tutto, ci hanno insegnato tutto, trasmesso i valori che ci consentono di camminare orgogliosi a testa alta. Mia madre è tanto cara al cuore di mia figlia Veronica a cui dedico questo breve componimento e che ringrazio. Anche la fotografia la riguarda, essendo rappresentato il fiore che porta il suo nome “veronica“, più conosciuto come “occhi della Madonna”.

 

 

 

 Mia madre aveva gli occhi

 

 azzurri

 

 il cuore grande

 

 e la testa piena di sogni.

 

Le piaceva il calcio, andare a

 

cavallo e sognava di vincere una

 

gara in bicicletta.

 

Invece, rimasta sola troppo

 

presto, ha allevato

 

con amore e sacrifici due figli

 

e due nipoti.

 

Voleva andare in aereo e fare

 

un lungo viaggio

 

poi un giorno è partita

 

all'improvviso,

 

senza aspettare che le comprassi il biglietto.

 

Mi mancano sempre il calore

 

della sua presenza e la dolcezza del suo sorriso.

 

Quando la cerco guardo il

 

cielo...

 

Mio nipote ha gli occhi azzurri.

 

 

 

 (Franca Poli)

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Fai viaggiare la tua storia

28 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi

Fai viaggiare la tua storia

Nasce Fai viaggiare la tua storia, promosso da Autogrill e Libromania, rivolto agli autori emergenti

Autogrill e Libromania lanciano un’importante iniziativa che premia il talento e la passione per la scrittura: Fai viaggiare la tua storia.

Autogrill, società leader nella ristorazione per chi viaggia, e Libromania, società nata dalla partnership tra De Agostini Libri e Newton Compton Editori attiva nell’editoria digitale e nella promozione editoriale, proseguono la loro collaborazione nel mercato librario e con Fai viaggiare la tua storia confermano il loro continuo impegno nella ricerca della qualità e del talento.

Fai viaggiare la tua storia si rivolge ai tanti aspiranti autori di narrativa, che hanno un romanzo inedito nel cassetto e sono alla ricerca di una vera opportunità per farsi notare da un editore e arrivare a un vasto pubblico di let
tori.

Per partecipare all’iniziativa occorre registrarsi su http://autogrill.libromania.net e candidare la propria opera tra il 5 dicembre 2016 e il 28 febbraio 2017. La selezione sarà curata da Libromania insieme a una giuria di esperti, composta da scrittori (Lia Celi, Roberto Cotroneo, Massimo Lugli), editori (Raffaello Avanzini – Newton Compton Editori - e Daniel Cladera – DeA Planeta Libri) e bookblogger, che selezioneranno le opere finaliste, decideranno quale premiare con la pubblicazione in edizione cartacea e individueranno i dieci titoli da pubblicare in digitale.

I finalisti e il vincitore di Fai viaggiare la tua storia saranno comunicati in un evento dedicato, nell’ambito della nuova fiera dell’editoria Tempo di Libri, che si terrà a Milano dal 19 al 23 aprile 2017. L’opera vincitrice sarà pubblicata entro luglio 2017 e sarà disponibile nei punti vendita Autogrill e successivamente nelle migliori librerie. Tutte le opere finaliste saranno pubblicate in ebook entro luglio 2017.

«Siamo felici di questa iniziativa e della collaborazione con un partner così prestigioso. Autogrill ci consente di valorizzare il nostro continuo impegno nello scouting letterario, raggiungendo un pubblico ancora più ampio. Fai viaggiare la tua storia ha l’intento di consentire a tutti i partecipanti di avere l'occasione di farsi leggere e notare da Libromania e dagli editori coinvolti nell’operazione» dice Stefano Bordigoni, Amministratore Delegato Libromania.

Il regolamento completo è disponibile sul sito autogrill.libromania.net

Per informazioni sul concorso, scrivere a libromania@libromania.net

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In occasione della morte del lider maximo

27 Novembre 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #personaggi da conoscere, #luoghi da conoscere

RISTAMPA AGGIORNATA DI ALMENO IL PANE, FIDEL! NEL DECENNALE DELLA SUA USCITA

2006 - 2016

Almeno il pane, Fidel! - Cuba quotidiana, il periodo speciale, il potere a Raúl

Historica, 2016 - Pag. 250 - Euro 14.

Seconda edizione riveduta e ampliata di Almeno il pane Fidel!, guida alternativa alla Cuba turistica, da cartolina, che tanto piace al regime. Un libro che rappresenta una sincera analisi di un paese allo sbando che ha abbandonato da tempo il sogno della Rivoluzione Socialista, con un Fidel Castro ormai ridotto al ruolo di mummia da esporre in televisione. Il volume si apre con un reportage di viaggio datato 2005, l’ultimo prima che Gordiano Lupi venisse dichiarato dal regime persona non gradita, si avventura in una ricostruzione della storia cubana, traccia un quadro dei problemi quotidiani e racconta gli ultimi anni caratterizzati dalle riforme di Raúl Castro. Un capitolo finale scritto da Domenico Vecchioni dimostra come niente sia cambiato per il cubano medio nonostante un nuovo rapporto con gli Stati Uniti. Sono pochi gli elementi di novità per una Cuba che vorrebbe cambiare, per un popolo stanco, con il pensiero rivolto alla fuga, annichilito da cinquant’anni di dittatura, incapace persino di ribellarsi. UN articolo finale di Domenico Vecchioni.

IL VECCHIO STRILLO DI STAMPA ALTERNATIVA

Almeno il pane Fidel – Cuba quotidiana nel periodo speciale – Pagine 192 - euro 10,00 – Stampa alternativa – Viterbo, 2006 (esaurito)

Quella raccontata in questa anti-guida, non è la Cuba di cui parlano i cucador italiani a caccia di facili avventure erotiche, e nemmeno quella di cui parlano dai loro pulpiti i frequentatori delle stanze del potere e del comando castrista, da Gianni Minà fino a Diego Armando Maradona, fino ai marxisti nostrani da salotto televisivo. È invece Cuba quotidiana, quella del popolo che dovrebbe vivere con una manciata di dollari di stipendio al mese, mentre una lattina di Coca Cola (che, nonostante l’embargo, si trova a ogni angolo di strada) costa un dollaro. Una Cuba vera, reale, indispensabile da conoscere per chi davvero l’ama e intende visitarla, oppure già c’è stato. Gli argomenti: Il vero volto di Cuba - Appunti di viaggio (luglio 2005), I problemi quotidiani: La disillusione rivoluzionaria, La santería, più di una religione, La comida , Divertimenti e filosofia, La famiglia, I mezzi di trasporto e crisi energetica, La razza cubana, I rapporti tra sessi, L’omosessualità, La prostituzione, Le fughe, Le case cubane, La spiaggia, Il quotidiano, Giochi di strada, Le fiabe, Polizia e diritti umani, Superstizioni, La vita in campagna, La moda, La scuola, L’informazione. Intervista a una jinetera. Tra mito e realtà: La triste fine di Salvator Allende, Cuba libre? Solo una bevanda, Cuba si apre ai gay: l’ultima propaganda, Democrazia cubana e modello statunitense, La verità su Cuba, Notizie dalle carceri di Fidel Castro, Una Cuba post comunista, Fidel Castro tra cinema e realtà, Dissidenti e mistificazioni.

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz: Machi di carta, Vita da jinetera, Cuba particular – Sesso all’Avana, Adiós Fidel, Il mio nome è Che Guevara, Mister Hyde all'Avana, Il canto di Natale di Fidel Castro, Caino contro Fidel – Guillermo Cabrera Infante, uno scrittore tra due isole. Lavori recenti di argomento cubano: Nero Tropicale, Cuba Magica – conversazioni con un santéro, Un’isola a passo di son - viaggio nel mondo della musica cubana, Orrori tropicali – storie di vudu, santeria e palo mayombe, Avana Killing, Mi Cuba, Sangue Habanero, Fame - Una terribile eredità, Fidel Castro – Biografia non autorizzata. Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante, La patria è un’arancia di Felix Luis Viera, Fuori dal gioco di Heberto Padilla (2011), Il peso di un’isola di Virgilio Piñera, Hasta siempre Comandante - Opera poetica di Nicolas Guillén. I suoi romanzi Calcio e acciaio - dimenticare Piombino (Acar) e Miracolo a Piombino - Storia di Marco e di un gabbiano (Historica) sono stati presentati al Premio Strega.. Sito internet: www.infol.it/lupi - mail: lupi@infol.it.

POSTFAZIONE PERSONALE

Perché scrivo poco di Cuba

Non mi occupo molto di Cuba da un po’ di tempo a questa parte. Qualcuno mi fa notare che è un male, che potrebbe essere interpretato come un segnale di un certo tipo. Bene. Mi fa piacere che qualcuno abbia a cuore le sorti di quel che dico e di quel che faccio, più di quanto le abbia a cuore io. Vorrei spiegare anche a me stesso il motivo per cui mi occupo meno di Cuba da un punto di vista politico, ma non smetto di leggere e tradurre letteratura cubana, né di vedere pellicole caraibiche, né di ascoltare buona musica che proviene dall’Isola. Vorrei spiegarmelo il motivo, ma non ci riesco, almeno non ci riesco in maniera convincente e definitiva.

Provo a buttare lì qualche argomento, ma si tratta solo di esempi.

In Italia vivono moltissimi cubani, quasi nessuno fa politica, pochi conoscono l’esistenza dei blogger indipendenti, la maggioranza dei cubani esuli pensa solo a mandare soldi a casa, cercando di avere meno problemi possibili con il regime. Parola d’ordine: “Non mi occupo di politica!”. Io, in compenso, per scrivere della loro terra, ho perso la possibilità di rientrare a Cuba.

I dissidenti cubani spesso non sono migliori di chi li governa (male), molto spesso raccontano balle degne di Fidel Castro (che almeno le sapeva dire), in tanti casi inventano di sana pianta, diffondono cattiva informazione, rendono incredibili persino le cose credibili. Per esempio, la stampa alternativa racconta la storia di un’attrice cubana picchiata a sangue da agenti in borghese perché colpevole di simpatie anticastriste. Come si fa a prendere la notizia per oro colato, visti i precedenti? Chi mi assicura che la verità stia nei racconti dei dissidenti e non nella versione ufficiale di una donna malmenata per una lite dai vicini di casa? Mi pare che una volta l’abbia scritto Leonardo Padura Fuentes (voce autorevole della cultura cubana): “Servirebbe una vera stampa libera e indipendente perché sia i giornali di regime che i periodici alternativi non sono affidabili”.

Aggiungiamo un’altra postilla.

Mi scrivono da una località italiana dove organizzano un festival di cinema che vorrebbero invitare Yoani Sánchez e proiettare Forbidden Voices, la blogger cubana dovrebbe parlare anche a nome della blogger cinese e di quella iraniana. Ora, a parte che io non sono l’agente di Yoani ma solo il traduttore, mi domando come potrebbe Yoani Sánchez parlare a nome di situazioni che non vive e che non conosce? Forbidden Voices è un buon film di cui per primo ho parlato in termini entusiastici, ma fin da subito ho sottolineato che tra un dissidente cubano e un cinese (o iraniano) corre una differenza abissale in termini di rischi e di sicurezza personale.

Concludiamo dicendo che ultimamente il blog di Yoani Sánchez non è che regali quelle perle di originalità, di realismo e di letteratura che in precedenza aveva elargito ai lettori. Crisi? Aggiungo: crisi sua o crisi mia? Non ho certezze, come vedete, ma solo tanti dubbi, che affiorano e che da un po’ di tempo a questa parte si sono fatti insistenti, inquietanti, opprimenti. E la cosa mi pesa, se non ne scrivo, con grande franchezza, come sono abituato a fare. Anche perché - a differenza di molti, schierati per interesse da una parte o dall’altra - non ho in ballo niente da tutelare, né il mio nome, né la mia credibilità, né un posto di potere, né una carriera costruita su menzogne e incantamenti.

In ogni caso, lontano da Cuba, ho riscoperto il cinema italiano del passato, le pellicole che ho sempre amato, mi sono dedicato a un’altra delle passioni della mia vita, la sola cosa che mi accomuna al grande Guillermo Cabrera Infante. E mi sono occupato della mia piccola Piombino, la mia città, riscoprendo la sua storia, le sue leggende, il suo passato. Sono andato alla ricerca del tempo perduto, consapevole che parte di questo tempo passa anche lungo le strade polverose di Cuba, nonostante tutto.

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Civis romanus

26 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia

Civis romanus

Nell’impero romano c’erano tante città, alcune grandi come Roma, Alessandria, Antiochia, con moltissimi abitanti. Erano città commerciali, vi si vendeva, vi si comprava, vi si fabbricava di tutto. Ai loro porti approdavano navi cariche di merci, soprattutto grano, ai loro mercati giungevano carovane da paesi lontani. Le strade erano molte, comode, sicure e ben tenute, si poteva viaggiare con facilità da un capo all’altro dell’impero, tutti pagavano le tasse e c’erano sussidi per i plebei. A Roma ogni giorno affluivano nuovi poveri dalle campagne, poiché gli schiavi sostituivano il lavoro degli uomini liberi che si ritrovavano disoccupati.

Col passare del tempo, però, le spese statali divennero sempre più insostenibili, specialmente quelle per sorvegliare i confini, oltre i quali si trovavano numerose popolazioni barbariche che, sempre più spesso e con maggior forza, cercavano di penetrare nell’impero per saccheggiare. Stringevano, accerchiavano, s’infiltravano ovunque trovassero i confini scoperti.

Più l’apparato statale spendeva per difendersi, più tasse dovevano pagare i cittadini. Chi non pagava diventava schiavo dello stato e doveva lavorare gratis alla costruzione di ponti, strade e palazzi. Questo lavoro si chiamava angaria. Nell’età feudale le angarie diedero luogo ad abusi gravissimi da parte di privati, a carico soprattutto dei lavoratori agricoli; come tali, persistettero fino alla rivoluzione francese e in taluni paesi anche oltre.

Le popolazioni cominciavano a sentirsi oppresse e a non essere più contente di far parte dell’impero. Essere un civis romanus non era più motivo di orgoglio. Fino a quel momento la cittadinanza romana aveva consentito l'accesso alle cariche pubbliche e alle varie magistrature, la possibilità di votare e partecipare alle assemblee politiche, svariati vantaggi sul piano fiscale e il fatto di essere soggetto di diritto privato, ossia di essere giudicato secondo il diritto romano.

Le città presero lentamente a spopolarsi, la gente si rifugiava nelle campagne per sfuggire agli esattori. Molti plebei chiesero protezione ai ricchi e cominciarono lavorare gratis per loro, diventando servi della gleba, impegnati a non abbandonare mai le terre del padrone.

Circondato dai nemici, oppresso dalla povertà, l’impero romano era sul punto di affondare.

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Tutto fumetti e niente Dylan

24 Novembre 2016 , Scritto da Lidia Santoro Con tag #vignette e illustrazioni

Tutto fumetti e niente Dylan

Bisognava avere coraggio negli anni sessanta, per riconoscere che i fumetti potessero avere la giusta dignità e considerarli una forma di scrittura alla pari delle forme tradizionali della scrittura, come la poesia o il romanzo. Elio Vittorini era coraggioso e curioso, avido di novità, mai fermo sui soliti binari della conoscenza e della lettura. Per Vittorini, infatti, i fumetti rappresentavano una forma di scrittura e di narrazione, di riscrittura di un mondo di poesia e di immagini. Un mondo ancora per molti sconosciuto e poco apprezzato, se non addirittura disprezzato. Era un coraggioso sperimentatore e un intellettuale avido di novità, curioso di tutto e di tutti, Vittorini, ma il riconoscimento ufficiale alla sua sperimentazione gli viene da Eco che lo intervista per Apocalittici e integrati.

Eco non aveva bisogno di convincimenti, poiché ha sempre rappresentato, a suo modo, il mediatore tra il mondo della scrittura e dell’immagine, tra i mass media e la cultura di massa. Nell’intervista infatti sembra solo voler confermare il suo giudizio e il suo apprezzamento soprattutto per le strips, poiché la vignetta viene paragonata alla lettura di una pagina di un romanzo, che poco ci dice di tutta la storia. Nelle strips invece la storia si snoda snella e leggibile, vi è una sequenza di parole e disegni, che insieme danno un senso, che raffigurano tutto un mondo, un modo di pensare, una comunità e individui che vengono descritti e raffigurati in un determinato aspetto, anch’esso importante. E’ la ripetizione e la sequenza temporale delle strips che crea un mondo caratterizzato da un certo numero di personaggi, principali e secondari, proprio come in un romanzo.

E questi personaggi e il loro parlare, il loro pensiero, travalicano il mondo dei fumetti per sconfinare nel mondo reale, con espressioni e con un gergo da applicare nella vita di tutti i giorni. “Era una notte buia e tempestosa”, così Snoopy inizia il suo romanzo. In realtà ricalca le parole di inizio di un romanzo di Edward Lytton, che pochi avranno letto e l’autore non sarà stato dispiaciuto, perché la sua frase è diventata immortale, proprio per la vena da scrittore del simpatico bracchetto.

Una volta che il riconoscimento dei fumetti è stato accettato e “legalizzato”, fioriscono gli autori che fino ad allora avevano operato nell’ombra e nell’anonimato, fino a diventare figure insostituibili e popolari. Sulle testate nazionali diventano dei nomi, dei commentatori arguti e insostituibili delle vicende politiche e della cronaca, una sintesi immediata del fatto.

E avreste mai pensato che il severo, intransigente Calvino, forse ancora prima di leggere, ha usato Il Corriere dei piccoli come un libro di testo da cui attingere notizie, ritagliare disegni, comporre e ricomporre storie secondo la sua fantasia?

Forse Il Corriere dei piccoli o Topolino di Disney sono stati i racconti a fumetti che ci hanno accompagnato nei primi nostri anni, quando forse non conoscevamo ancora la lettura e solo le figure ci aiutavano a descrivere e comprendere la storia. Sono proprio le ambientazioni, le espressioni dei volti, la posizione dei corpi che sostituiscono le descrizioni dei sentimenti, delle situazioni e delle azioni.

E poi Quino: Mafalda e i bambini, Manolito, Susanita, osservatori e protagonisti della vita quotidiana, commentatori ironici degli avvenimenti, da quelli domestici e scolastici a quelli mondiali. I bambini assurgono a protagonisti indiscussi, acquistano pari dignità con gli adulti, propongono domande imbarazzanti e scomode, dichiarano candidamente che sono stanchi di lezioni standardizzate, ripetitive e poco interessanti. ”E non sarà che a questo mondo c’è sempre più gente e sempre meno persone?” quando leggiamo i pensieri di Mafalda non viene il dubbio che anche noi siamo arrivati a quella conclusione?

E il pubblico adulto aspetta con costanza e assiduità la continuazione del racconto degli eroi che lo accompagnano dall’infanzia. Conosco lettori di Tex che hanno cambiato casa, forse compagna, città e lavoro, ma non hanno mai tradito il loro eroe, così come Tex resterà per sempre fedele alla sua Lilith…

Poi il disegno conquista nuovi lettori, scala altre forme di lettura con la ‘graphic novel’.

La graphic novel costituisce una forma di romanzo, non breve, senza le interruzioni tipiche delle strisce e rivolto a un pubblico adulto: è caratterizzata dal genere, poiché tratta tematiche attuali, vicende storiche o di cronaca. Le ambientazioni sono realistiche, i personaggi a volte caricati per esprimere al meglio e in maniera inequivoca i loro sentimenti. Il pubblico è in aumento e questo fenomeno editoriale viene accolto ormai anche dalle più grandi case editoriali, poiché non rappresenta più un fenomeno di nicchia, ma piuttosto di vasta diffusione. In fondo la graphic novel può essere considerato come un mezzo di unione tra la letteratura e il cinema, conservando dell’una le parole, dell’altro le immagini. Non vi è solo la narrazione di storie intere e complete, ma anche la struttura narrativa a volte è simile, perché la graphic novel e il suo linguaggio è stato fortemente influenzato dal linguaggio cinematografico. Viene anche usata la tecnica del campo e del controcampo come nel cinema, per indicare alternativamente i soggetti coinvolti o con inquadrature diverse per indicare fatti che si svolgono contemporaneamente.

Arriva Pratt che ci traghetta in mari avventurosi, ci conduce per terre senza confini e schemi, alla ricerca di un tesoro che non ci regalerà oro, ma la realizzazione dei sogni, l’unico motivo per cui vale vivere. Pratt dona al lettore un codice segreto per entrare in un mondo dove la vita e il viaggio si fondono e dove un personaggio come Corto Maltese ci incanta come avventuriero, come pirata e come sorprendente gentiluomo. Una fusione quella di Pratt e Maltese o una simbiosi: passione per il mondo e le sue culture, passione per le terre sconosciute, spiriti liberi, miscela inscindibile tra fantasia e realtà.

Eccolo Corto Maltese:

Se mi trovo in compagnia di persone intelligenti non fa differenza se uno è italiano, etiope o argentino. Solo la stupidità e l’insensibilità non hanno bandiere” “Sono l'Oceano Pacifico e sono il più grande di tutti. Mi chiamano così da tanto tempo, ma non è vero che sono sempre calmo. A volte mi secco e allora do una spazzolata a tutti e a tutto. Oggi per esempio mi sono appena calmato dall'ultima avventura…” “Non sono nessuno per giudicare. So solamente che ho una antipatia innata per i censori, i probiviri. Ma, soprattutto, sono i redentori coloro che mi disturbano di più.

Poi Paz, Andrea Pazienza, inventore di storie, testimone dei favolosi e terribili anni 80, dissacratore e insieme custode dei sentimenti più comuni, Dissacratore dicevamo, ma anche cultore di sentimenti di stima e tenerezza, che naturalmente trasferiva nei sui disegni: Pertini, amato presidente e partigiano, combatte con lui (nomi in codice di Pert e Paz) in disegni fulminanti con risultati altamente espressivi. Unico strumento di lavoro un pennarello nero, non un segno di matita da poter cancellare, perché il disegno era già nella sua mente, pronto, solo da trasferire sulla carta. Andrea Pazienza è stato definito enigmatico, sfuggente, contradditorio, ma si ha invece la sensazione che le mille sfaccettature del suo carattere siano tutte incise nei suoi personaggi; la droga, il disagio, la morte sono l’estensione del suo malessere, della sua fatica di vivere e se i suoi personaggi sono caricaturali e grotteschi, con tratti di violenza, nelle sue parole troviamo espressioni di poesia, di passioni, insieme a tanta disperazione.

E quindi il fumetto in questi ultimi anni è diventato più adulto, e i ragazzi, diventati grandi, continuano a seguire i loro eroi di ragazzi, non più il divertimento per eterni adolescenti, anche se qualcuno continua ancora a nascondere nel quotidiano Tex o Corto Maltese, uscendo dall’edicola, o a spacciarli per letture dei nipoti. Si raggiunge pian piano un maggiore rispetto per il genere, con produzioni veramente mature e significative, con argomenti seri, che trattano eventi storici e conflitti bellici, come la serie di Persepolis di Marjane Satrapi. La storia, a fumetti, inizia poco prima della Rivoluzione iraniana, e con gli occhi di Marjane, bambina di nove anni, attraversa il cambiamento del paese, il potere dei fondamentalisti islamici, la riduzione delle libertà e delle speranze, soprattutto delle donne fino alla fuga in Francia di Marjane ormai ventiduenne. Approdato al cinema, candidato all’Oscar, il film ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes 2007. In effetti anche in Italia i fumetti sono entrati in premi importanti e “seri”. Tra i candidati al Premio Strega del 2014 con “una storia” di Gipi, e “dimentica il mio nome” di Zerocalcare nel 2015.

Ma in fondo perché tanta meraviglia? Il primo tipo di comunicazione scritta non è stato forse il graffito? La prima scrittura non è stata la cuneiforme e il geroglifico? Non sono forse disegni raffiguranti oggetti, persone o scene di vita quotidiana? Il disegno, la ‘vignetta’ prima della scrittura, come una rivoluzione nello scambio di informazioni e nelle comunicazioni, come custode di una memoria permanente. Perché allora non a Corto Maltese il prossimo Nobel?

"Vi siete fatto male? Come siete caduto?" "Cado spesso un poco dalle nuvole."

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In dirittura d'arrivo sul Natale

21 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda, #unasettimanamagica, #postaunpresepe

In dirittura d'arrivo sul Natale

Siamo ormai in dirittura d’arrivo di questo Novembre che, come tutti gli altri mesi, sta volando. Ricordate quanto erano lunghi i mesi un po’ di anni fa? Soprattutto quelli anonimi, grigi e bui, come Novembre, Gennaio o Febbraio. Ora non più, ora volano, anche quando sono noiosi, quando non accade niente e le giornate si scorciano. Il tempo altalena tra freddo e vento caldo, davvero non si sa in che modo vestirsi, le zanzare pungono, la pioggia si trasforma in alluvione, la brezza in tromba d’aria, le scossette in terremoti che triturano interi paesi e distruggono il nostro patrimonio millenario, come se, davvero, “mille e non più mille”.

Certe temperature umide e sciroccose stridono con le luci di Natale che s’incominciano a intravedere nei centri commerciali, cattedrali omologate di un consumo globalizzato. Ma tant’è, le feste si avvicinano e, se non ci sono problemi gravi, val la pena celebrarle con tutti i crismi, magari cercando di ritrovarle – più che in un surplus di acquisti, cene, lustrini e parenti serpenti - nelle piccole cose sgualcite che profumano di ricordi.

Ad esempio quel bel tappeto di muschio su cui cammino in campagna potrà servire da base per il presepe che mi ostino a fare in questo Natale sempre più rarefatto, stilizzato, islamizzato fino a scomparire, come se ci vergognassimo delle nostre origini, delle tradizioni, di ciò che siamo. Quando, invece, niente scatena ricordi più belli dell’odore di borraccina secca, cavata da una vecchia scatola da scarpe terrosa. C’erano le mani di mia nonna e della mia prozia in quella scatola, a tirar fuori le solite lucine dell’anno prima, magari con qualche pisellino bruciato.

E poi, finalmente, anch’io nel 1969, decisi che volevo un presepe tutto mio:

“Quest’anno farò il presepe”, scrivevo il 13 dicembre, “e sto preparando le casine di cartone da mettere sui monti. Ho comprato delle statuine che rappresentano: la lavandaia, la nonna che fila, lo zampognaro, un uomo inginocchiato, il lattaio ed un giovane pastore che ha una pecorella sulle spalle. Comprerò altri personaggi. Ho anche delle pecore e degli agnelli e molti altri animali. Gesù Bambino, La Madonna e San Giuseppe non li ho dovuti comprare perché sono alla piccola capannuccia che ho sempre avuto e che ho sempre messo sotto l’albero di Natale.”

Mi accorgo che gli abiti e la moda stanno diventando un pretesto per parlare d’altro, di ricordi e di un mondo che non c’è più. La nostalgia alla mia età è una brutta bestia.

Vabbè, bando ai rimpianti e pensiamo a come vestirci, con un occhio alla temperatura ballerina e uno alle prossime, invitabili, occasioni sociali. Gli acquisti non sono molti perché ci sarà da spendere per le feste e fra poco arrivano i saldi.

Continua la serie delle camicette fantasia, cui si aggiunge quella in pizzo immacolato, materiale che sembra andare per la maggiore.

Ecco la maglia pelosa e bianca, con un fiocco sulla schiena. Chissà a cosa devo tutto questo improvviso candore?

Ecco un paio di cintoline pitonate, che possono sempre servire, nonostante, ormai, sia la pancia a tener su i pantaloni e non viceversa.

In dirittura d'arrivo sul Natale
In dirittura d'arrivo sul Natale
In dirittura d'arrivo sul Natale
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Uscita di emergenza

15 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi, #racconto

Uscita di emergenza

Gentili scrittori,

a chi di noi non è capitato di dover cercare un’uscita di emergenza. Le mani tese in una via di fuga alla ricerca di una realtà di vita possibile, diversa, migliore, che ci sembra raggiungibile, ma che poi sfugge così da far dubitare che si trattasse solo di un’illusione.

Ci auguriamo che i nostri Soci, con “Viaggiando nelle parole”, vogliano confrontarsi su questo argomento in una prova di scrittura sotto forma di racconto.

Come ogni anno Il Racconto Ritrovato propone un argomento su cui gli scrittori, partecipando, possano mettersi in gioco: non si tratta dunque di un concorso, ma solo di una competizione, di un esercizio di scrittura a tema.

Chi non fosse già Socio, potrà iscriversi andando in www.viaggiandonelleparole.it

nella pagina “associati”.

L’iscrizione è annuale e consente di usufruire per un intero anno dei servizi di editing e di partecipare a tutte le iniziative messe in atto dall’Associazione.

Il testo dovrà pervenire a info@viaggiandonelleparole.it entro il 30 novembre 2016.

Il premio per lo scrittore vincitore è di € 400,00, il secondo prescelto riceverà libri a sua scelta per € 150,00.

Vera Vasques

Ass. Il Racconto Ritrovato

www.viaggiandonelleparole.it

ilraccontoritrovato@viaggiandonelleparole.it

info@viaggiandonelleparole.it

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Yeshua' bar Yosef

14 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere

Yeshua' bar Yosef

Per molti anni Roma restò in pace, tanta gente lavorava e pagava le tasse in cambio di stabilità e modernità. Sorgevano città con grandi palazzi, le strade solcavano tutto l’Impero, le navi raggiungevano i porti più lontani. Fino a quando l'Urbe si era ingrandita, ogni paese conquistato aveva portato nuove ricchezze che erano servite per pagare i soldati, per costruire le strade, per mantenere l’ordine e la sicurezza. Poi l’Impero smise di ingrandirsi, divenne difficile tenere insieme e difendere un luogo così ampio. Tutti pagavano le tasse ma i poveri non ne erano contenti. C’erano poi anche gli schiavi, considerati spesso, anche se non sempre, alle stregua di strumenti.

Gesù nacque nella terra degli Ebrei, predicò rivolgendosi ai poveri, agli schiavi, ai senza speranza. Yeshua’ bar Yosef era un ebreo osservante, che predicava la purezza dei costumi, il ritorno all’ebraismo più genuino, l’imminente venuta del regno di Dio, la lettura approfondita della Torah. Tutti temi, questi, fortemente giudei. Non si capisce Gesù se non lo si guarda da un punto di vista ebreo e non cristiano. Il cristianesimo è nato molto dopo la sua morte, con Paolo di Tarso, con l’importanza data alla Resurrezione del Dio incarnato, più che alla vita e alla predicazione dell’uomo; ma i cristiani degli inizi non erano cristiani, bensì ebrei, e lo sono rimasti per tutto il primo secolo. Più ci avviciniamo alla figura del Cristo che conosciamo, quello che emerge dalle interpretazioni della chiesa cattolica, più ci allontaniamo da ciò che veramente era Gesù.

Non sarebbe passato molto tempo, Maria ne era certa, che le persone avrebbero dimenticato del tutto Yeshua’ di Nazareth e ricordato solo la sua vittoria sulla morte, creando attorno a lui, profeta del quinto Regno, chissà quale idolatria, quale religione.” (L’uomo del sorriso pag 270)

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Un contest di Terpress

9 Novembre 2016 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #racconto, #concorsi

Un contest di Terpress

Erano gli anni '80, io nascevo e il metal era agli albori. Dominavano il glam, la disco music e la tamarraggine era una pratica diffusa come l'eroina che si spacciava nei palazzi Aler delle periferie, sperimentando l'inedia come pratica repressiva per le masse ribelli.

In questo bellissimo scenario che tratteggia al meglio il contesto di cui oggi cogliamo i godibilissimi frutti, Pier Vittorio Tondelli, scrittore e giornalista, dava vita al progetto Under 25, in cui gli scarti di quella gioventù che successivamente sarà cannibale, ma che per lui era gioventù e basta, svisceravano i loro tempi con brevi narrazioni in cui il linguaggio aspro dell'oralità triviale si mischiava a quello tipico dello slang giovanilistico.

Replicare un'esperienza simile sarebbe impossibile, tuttavia facciamo tesoro della lezione di Pier Vittorio Tondelli. Nella sua operazione di scouting erano la curiosità e l'amore per la cultura a smuovere la sua ricerca, non certo il profitto che da sempre la narrativa non garantisce neanche al più temerario degli editori. Non parliamo poi dei racconti, che stanno al mercato librario come un concerto degli Anal Cunt in Piazza San Pietro durante la messa del Giubileo.

Eppure Raymond Carver con le sue short stories ha venduto tante copie quante quelle che in genere vendono gli autori meno noti quando sono postumi. E difatto Carver in Italia ha cominciato a vendere da morto.

Se tuttavia all'altisonante short story sostituissimo il corrispettivo grezzo raccontino, in quanti storcerebbero il naso? Ammaniti nella prefazione de Il momento è delicato ci fa capire con tagliente ironia quanto sia deprezzato questo genere, ma è l'unico che può farlo sapendo che comunque la sua raccolta di racconti venderà abbastanza da far dormire sonni tranquilli al suo editore (che poi dorma sonni tranquilli lo stesso è già un altro discorso).

Allora noi cercheremo di dar dignità ai raccontini, andando a scavare nel sottobosco culturale ciò che ancora può esser detto con brevi, fulminanti narrazioni. Grazie al supporto di TerPress, che ci concede questo spazio per dar vita a un nuovo momento di ricerca editoriale, dichiariamo che:

Il racconto breve ha pari dignità di qualsiasi altro genere letterario. Non è perchè è corto che allora funziona peggio. Altrimenti sembra di far discorsi su misure del cazzo, anche fuor di metafora.

Diamo vita dunque a un contest quindicinale in cui, dato un tema, chiunque vorrà potrà inviare un racconto breve (max.2 cartelle). I 3 migliori testi verranno pubblicati in apposita sezione su http://terpress.blogspot.it/, che vanta una storia ormai quasi decennale e un apporto di lettori che si aggira intorno alle 10.000 visite al mese. Cerchiamo testi che possano offrire nobiltà a un (sotto)genere vituperato come nemmeno la gramigna in un campo di pomodori. Contraccambiamo con una vetrina espositva che ha pochi pari nel vasto panorama del web.

*

Il primo tema che viene proposto è "L'incomunicabilità". Viviamo in un'epoca in cui la nostra esistenza è passata al setaccio dai social network. Quanto però questo si traduce in un'effettiva capacità di comunicare? E quanto invece la tecnologia ha modificato i nostri abituali rapporti personali, anche quando crediamo di esserceli lasciati alle spalle? Cosa si nasconde dietro a un fenomeno come il cyberbullismo? E cosa accade a chi invece rifiuta di partecipare all'asocialità dei vari gruppi di Facebook o di WhattsApp?

Questi potrebbero essere solo alcuni degli spunti da indagare nelle prossime due settimane. Come si traduce l'incomunicabilità in un raccontino?

Inviate i vostri racconti su deathofnoise@yahoo.it

I 3 autori migliori verranno contattati direttamente dal curatore.

http://deathofnoise.wixsite.com/vincenzotrama

Vincenzo Trama

TerPress è vincitrice nel dicembre 2010 del eContent Award per il migliore contenuto in formato digitale italiano. Il premio, organizzato e promosso dalla Fondazione Politecnico di Milano & MEDICI Framework, è stato patrocinato dalle maggiori istituzioni italiane e ispirato e connesso col WSA - WORLD SUMMIT AWARD.

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Roberto Marchesini, "Il cane secondo me"

2 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #saggi, #animali

Roberto Marchesini, "Il cane secondo me"

Il cane secondo me

Roberto Marchesini

Edizioni Sonda, 2016

pp 180

14,00

“Vorrei parlare della fiducia dei cani, delle mille ispirazioni che suscitano con la loro apparente muta presenza. I cani ci sono sempre! Che cosa strana sapere che c’è qualcuno che non pone riserve, che non devi convincere, che non vorrà essere ricambiato, che non ritiene un obbligo o una gentilezza l’accettare il tuo invito!” (pag24)

Capita che i libri più belli, quelli che ti cambiano un poco la prospettiva sul mondo e ti lasciano dentro un arricchimento che non se ne andrà più, non siano libri di narrativa. È il caso di Il cane secondo me di Roberto Marchesini. Non è un manuale di addestramento cani, non è un testo di filosofia, né di etologia o filogenesi. È un misto di tutte queste cose condite, però, dalla bravura di una penna poeticissima, capace di evocare sentimenti, emozioni e uno struggimento fatto di ricordi, di tempo che passa.

Vento di memorie, accadimenti privati e cani che entrano nella vita dell’autore (etologo, filosofo postumanista, fondatore della zooantropologia e della scuola cinofila Siua), fanno un tratto di strada al suo fianco e se ne vanno, come sono destinati ad andarsene di là dal ponte arcobaleno tutti gli animali che dividono con noi l’esistenza. Ogni cane un pezzo di vita, ogni cane un suo tempo, diverso dal nostro frenetico e incostante, un tempo dilatato da un vivere troppo breve: una manciata d’anni per noi, una esistenza intera per lui. E i cani di Marchesini, Pimpa, Isotta, Toby, Filippo, Bianca, Belle, Maya, Spino, non sono narrati in modo diacronico e lineare ma “recuperati” attraverso ricordi che ondeggiano, si fondono, aprono parentesi e digressioni. Avanti e indietro nel tempo che sembra essere la costante di questo testo, un tempo ricercato, ritrovato, rivissuto con nostalgia, dolore, amore. Perché di questo si tratta, di là da tutti gli insegnamenti cinofili e le riflessioni filosofiche, di una grande storia d’amore costellata di sconfitte, di errori, di rinunce, di apprendimenti, di momenti estatici.

Maya che, come tutti i cani, non vede la morte ma la solitudine. Finché si sta insieme le stelle restano fisse nel cielo, ci si può addormentare sognando di continuare la lotta.” (pag 29)

La scuola di Siua vuole insegnare a rapportarci nel modo giusto a quella prossimità distante che è il mistero dei cani, diversi da noi eppure legati alla nostra specie, portatori di caratteristiche di razza ma anche di spiccate individualità.

“Siamo sempre a rischio di cadere o nella proiezione egocentrica, tutta involuta nella simpatia, banale nei suoi antropomorfismi come incognita dei predicati di diversità, oppure nella totale disgiunzione, che allontana l’animale – non umano tanto da renderlo oggetto o fenomeno, senza alcuna comunanza. (pag 7)

Alla base c’è l’ipotesi di una domesticazione inversa del lupo nei confronti dell’uomo, da qui la nascita del cane, che è, appunto, frutto di una collaborazione a sua volta capace di modificare l’uomo stesso. E sarà proprio questo bisogno di collaborazione attiva, di lavoro e di gioco, il punto di partenza di un corretto rapporto cane padrone, dove il cane viene rispettato nella sua singolarità e specificità, senza antropomorfizzazioni dannose, senza volerne nascondere o smorzare l’animalità.

Educare un cane non significa trasformarlo in un cittadino modello bensì tirar fuori la sua natura, incanalandola, aiutarlo a “farsi”, a splendere attraverso regole condivise ma anche libertà e spazi di autonomia. “L’educazione non è mai un azzerare i talenti”, dice Marchesini.

Il cane ci modifica, ci rende più presenti a noi stessi e all’attimo che stiamo vivendo, più consapevoli del nostro corpo, dei movimenti, della propriocezione. Il cane ci fa riscoprire la nostra animalità negata.

In fondo i cani hanno questa fantastica capacità di riportarti con i piedi sulla terra e di mettere tra parentesi tutte quelle sovrastrutture e artificiosità con cui normalmente ci roviniamo l’esistenza. Se solo accordiamo loro l’estro di mostrarci un mondo differente. (pag147)

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