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Cinzia Diddi, "La stella più bella"

2 Dicembre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda

Cinzia Diddi, "La stella più bella"

 

 

 

Oggi la nostra finestrella del calendario dell'avvento si apre su un libro. Cosa c'è di più natalizio che raggomitolarsi sul divano, magari con una tazza di tè fumante e un plaid sulle ginocchia, col gatto che ti ronfa sulla pancia e il cane accoccolato sul tappeto, prendendo in mano un bel libro? Un libro che parla di speranza ma non dimentica ciò che accade fuori dai vetri appannati e decorati con Babbo Natale e i pupazzi di neve. Là fuori ululano le sirene delle ambulanze ma c'è anche tanta vita, c'è questo strano Natale fatto di gioia a e dolore. (P.P.)

 

 

 

Amata Terra: scopriamo l’Italia... oltrepassando i confini dell’egoismo.

Giungerà un’alba nuova per coloro che sfidano i momenti bui.

Durante il lockdown ho scritto un libro nel quale ho raccolto poesie, disegni e foto delle mie creazioni di moda.

Hanno dato il loro contributo molto personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, dell’arte, avvocati e psicologi, raccontando con sincerità come stavano vivendo l’isolamento sociale e quanto stavano cambiando e riflettendo grazie ad esso.

La sincerità è il privilegio delle menti libere.

Ci siamo ripetuti innumerevoli volte: - Andrà tutto bene.

Ma se i pensieri non sono supportati da azioni difficilmente accadrà.

Chi rispetta le regole è saggio!

Nasce da qui lo shooting della mia Collezione A/I 2020, 2021.

Tra le tante regole etiche da seguire sarebbe bene non muoversi dall’Italia alla volta di paesi esteri per limitare la possibilità di contagi.

Senza seguire le regole non si riesce a controllare un’epidemia, il fatto che ci sia stata in questi giorni una diminuzione dei contagi non può giustificare la promozione dell’idea di normalità.

Ho riflettuto molto su questo ed ho pensato che questa pandemia ci sta “regalando” la possibilità di scoprire la nostra terra, di visitare luoghi sconosciuti.

È per questo che ho scelto Roma, piazza di Spagna, il Colosseo, Firenze e la mia amata Prato per scattare le foto della collezione A/I.

 

La moda deve guardare oltre i giorni della quarantena, verso un futuro nel segno della “Spensieratezza”.

Il lavoro deve andare avanti, e così viene ugualmente proposta la collezione A/I Amata Terra: scopriamo l’ITALIA. Come messaggio di forza. Perché la vita continua! Anche se adesso la concentrazione di tutti noi è altrove.

Per superare gli attuali gravi problemi, dobbiamo spostare il pensiero da ciò che ci manca, la libertà, a ciò che abbiamo, amore, salute, speranza, e a ciò che potremmo fare per chi sta peggio di noi. Questo è il modo migliore per proiettarsi verso un futuro di rinascita e di completa liberazione.

 

Tornerà la quiete.

Tornerà la calma.

Tornerà la pace.

E non cadremo più nell’inganno di pensare che la Normalità sia monotonia.

E quando tornerà, la considereremo Straordinarietà.

E spiccheremo il volo

Si spiccheremo di nuovo il volo!

Liberi ma consapevoli

Liberi ma rispettosi

Liberi ma grati.

Perché, ogni giorno normale, è sempre un giorno speciale.

Questi sono i nostri anni.

Questi sono i nostri anni!

 

Tratto dal Libro La Stella più bella/ Falco editore di Cinzia Diddi

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Advent's Calendar

1 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #unasettimanamagica, #adventscalender

Foto di Walter Fest

Foto di Walter Fest

 

Ricordate l’hashtag #unasettimanamagica? Bene, quest’anno il nostro periodo dedicato al Natale si trasforma in un vero e proprio calendario dell’avvento. A partire da oggi apriremo una finestrella al giorno e scopriremo qualcosa che riguarda il Natale.

Iniziamo col dire che sarà indubbiamente un Natale diverso, questo del 2020, un Natale difficile e inaspettato. La pandemia che ha colpito il pianeta ci costringe a confrontarci con la nostra pochezza, con la fragilità, con la paura di morire ogni giorno e con le cose sostanziali della vita.

Intanto abbiamo capito che per vivere è necessario … respirare, avere ossigeno a sufficienza. Mai come adesso temiamo di non riuscire più a farlo. E mai come adesso capiamo la necessità di avere buoni polmoni planetari, cioè foreste e plancton marino.

E, come diceva qualcuno in televisione l'altro giorno, abbiamo compreso anche che fare programmi è inutile, perché poi arriva sempre chi te li scompagina. E allora, a differenza di sempre, io che sono una programmatrice folle, dovrò per forza vivere le feste alla giornata, anzi, alla mezza giornata. Che già chiamarle feste con centinaia di morti il giorno fa un poco impressione.

Quindi prepariamoci a questo Natale lasciando andare tutto ciò che è di troppo, il lusso, la corsa sfrenata agli acquisti, il consumismo - con  buona pace dell'economia - i regali forzati a chi ci sta antipatico, i parenti serpenti.

Sarà un Natale dove dovremo togliere e non aggiungere, come in un buono scritto, sarà un Natale ridotto all’osso, all’essenziale. Non per forza peggiore. Anzi, forse...

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Gianni Marcantoni, "Complicazioni di altra natura"

30 Novembre 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Complicazioni di altra natura di Gianni Marcantoni (Puntoacapo Editrice - Collezione Letteraria, 2020) è una trasparente diagnosi della poesia contemporanea, una leale interpretazione analitica che osserva e presagisce le contrarietà impreviste della vita, gli ostacoli di ogni esperienza, riconoscendo all’altruistica elaborazione della sincerità l’intuizione emotiva dei valori, dileguati nell’indistinta incertezza del futuro. I versi diramano tortuosità impulsive, nella curva oscura delle immagini inquiete e malinconiche, diffondono contraddizioni interiori che ricadono sul dolore raccolto ed intimo dell’anima e dilatano lacerazioni e crudeli instabilità sentimentali. La parola offre in dono la protezione di ogni percettibile verità interiore e proietta la sensibilità nel dettaglio della nostalgia, sconfinando la cognizione di una poesia disincantata, prolungando il disagio delle illusioni e la condizione complicata di ogni mancanza. Il poeta agevola il significato degli impedimenti influenzando le conseguenze favorevoli della profondità espressiva, incisa nella nitidezza delle idee e nella lucidità della coscienza. La necessità poetica di Gianni Marcantoni è energia generatrice delle sensazioni contemplate ed esaminate, percepite attraverso la mediazione del senso, capaci di trasformare la proprietà empatica della realtà oggettiva. La riflessione intimista sulla natura incerta e provvisoria dell’inconsistenza umana, l’assenza e la solitudine dell’individualità invocano il coraggio dell’analisi sulla contemporaneità, l’essenza ontologica della temporalità, e, nelle poesie, i “correlativi oggettivi” sono l’identificazione di un’evocazione, nel legame tra contenuti profondi e motivazioni esterne. Il poeta dichiara di riconoscere la propria autenticità, intraprendendo l’indagine dell’essere, ridestando alla conoscenza l’abilità di essere nel mondo. La maturità sensibile dell’autore si nutre dell’originaria appartenenza alla propria riservatezza e indica la familiarità con la memoria percepita, compresa e legata al destino di chi scrive. Gli “strumenti umani” sono un’occasione esistenziale e rivelano una confidenza elegiaca svelando la spirituale coerenza del patrimonio affettivo, confermando la comprensione degli eventi e l’esposizione delle situazioni autenticamente trascorse e sofferte. I motivi d’ispirazione e d’idealizzazione poetica vivono del momento presente, scarno e vorace, ma evocano il coraggio di vedere oltre, di accogliere i conflitti, le ossessioni e gli inganni che invitano alla stabile permanenza del rifugio esistenzialista. L’orizzonte della consistenza è svelato dalla solidarietà umana, quando la finitudine della realtà, lucida e scaltra, asseconda ogni espressione in corrispondenza degli istinti e dei sogni che produce. Gianni Marcantoni ritorna lungo i luoghi perduti, i territori che con commozione e resistenza conoscono la parte migliore di ogni destinazione privata delle parole, nella distensione di ogni trasferimento della sofferenza. Il poeta si lascia attraversare dall’indugio alla consapevolezza e assegna lo sguardo disarmante e alieno all’abisso generato da ogni emergenza.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Caduta

 

Il sole trita il mattino davanti al suo corteo

d'ombre, la notte rapiva il sonno della gente

ancora alla ricerca di miserie;

è tempo di ricominciare qualcosa

che abbia un principio,

è tempo di voltarsi e di guardare

oltre queste macerie intossicate nell'oro.

 

E in mezzo a tutto questo

un pidocchio salta da un marciapiede all'altro

risucchiato dal canto dei clacson ancora vivi,

teme da solo di essere scordato

come l'acqua di uno scarico che scroscia,

che scompare in una macchia buia,

scendendo giù verso la fine,

nell'ultimo spigolo, nell'ultimo rantolo,

come una specie di gomitolo che cade dalle mani.

 

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Un altro resto

 

La tua luce si perde in un rifugio,

la notte ci sdoppia

da una membrana rigida come travertino.

Infondo sono poche parole che rimangono,

il vento trastulla il nostro vecchio motivo,

sui picchi dei monti – verso l'alto

il cuore non spinge più contro la parete.

 

Hai battuto il muso sul petto

(ed è stato solo un attimo),

un silenzio forse troppo complicato

da tradurre in suono. Ma il torchio gira

e ruotando preme l'ultimo

resto di mandibola, il pilastro appuntito

dove il braccio ancora circola.

 

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Nell'aria

 

Gesti folli aprono i tuoi occhi,

gesti al buio di un teorema separano le acque,

il mio nome resta traccia di uno spazio che lenisce.

 

Un varco invisibile conduce alla sola verità necessaria

che sai la mia parola aver taciuto.

Nessun nome il sole può bruciare, dopo aver trascinato

questa vita in un cadavere dalle sembianze inumane.

 

Ho abitato la terra e il suo stringato lamento

perché il cielo ho smosso con le mani nude d'aria,

e svelato la notte a chi l'aspettava.

 

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Corone del buio

 

Le parole incomplete hanno imbrattato

il quadro, ora la cornice sembra più sottile.

Del nulla cosparso osservo

le pinete indurite, che sembrano

un mosaico di ramificazioni allacciate

sopra una intelaiatura. Dell'immane nulla

ammiro la foschia del panorama,

che boccheggia soggiogato davanti alla fessura

aperta della mia safena in emergenza.

 

Eppure nella materia uno spettro si assembla,

dalle vecchie tubature ardenti

esso sovviene alla mia presenza

con una manciata di briglie in mano,

che aprono alle corone del buio

questo mutilato sipario di tagliole.

 

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Vissuto

 

Vi saluto, ma tornerò - tornerò,

da qui nulla è perduto senza un taglio.

Domani è il mio vissuto, il vento era troppo cupo,

la luce troppo solitaria per risorgere da un dirupo.

 

Nel tempo non c'è sorte a separarci,

qui dove niente può spegnersi tornerò

senza avere avuto cure, saprò cosa dire

alle tue accuse che non più mi riguardano;

le pozze dissetano il branco.

 

Saprò dove guardare se la quiete

passerà a respirare dalle nostre parti scarne.

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Remo Rapino, "Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio"

25 Novembre 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

Remo Rapino

2019, Minimum Fax

 

 

Se questo libro è strepitoso per la lingua con cui è stato scritto, diventa imperdibile nell'interpretazione di Fabrizio Gifuni, che gli presta nella sua versione audio una voce roca, incazzata, dolente per l'umanità e il mondo che Bonfiglio Liborio non è mai riuscito a capire in oltre 80 anni di vita. Ormai prossimo alla morte, rievoca la sua vita nei diversi periodi, ogni narrazione preceduta da una sonora russata, ogni ricordo uno sproloquio carente in punteggiatura, ma arricchito da un dialetto vivo, sfavillante e perfetto per i "vaffangulo" che il protagonista non risparmia a nessuno, nemmeno al cosiddetto amore della sua vita.
Il vecchio cocciamatte ripercorre 80 anni di storia italiana puntellata dai suoi ritornelli ossessivi come i segni neri, Giordani Teresa, il maestro Cianfarra Romeo. Vivrà la guerra, l'emigrazione, le lotte sindacali, il carcere e il manicomio, ma tutto da spettatore esterno, con il naso e i palmi delle mani schiacciati contro l'invisibile vetro mentre osserva smarrito una realtà che non riesce davvero ad elaborare.
Povero, ignorante, emarginato, non riesce mai davvero a fare quello scatto che gli permetterebbe di emanciparsi, socialmente o culturalmente, troppo preso dalle sue ossessioni, dal suo vittimismo, dalla sua rabbia  cieca, da un passato che non può cambiare. Ultimo, talmente ultimo che non riesce nemmeno ad essere protagonista della sua permanenza in manicomio, dove in 9 anni avrà una parvenza di vita simulata (il riconoscimento da parte degli altri, una sorta di innamoramento, il lutto, l'attuazione di una idea a favore della collettività) ma che poi dovrà abbandonare, per guarigione da una pazzia che mai è stata tale, ma solo risposta a una domanda fondamentale, esistenziale, una domanda sul senso della sua vita, intesa come vita passata per ore davanti alla catena di produzione delle rondelle, una domanda che ignorata lo porterà ad un gesto sconsiderato portatore di ulteriori segni neri.
Così Bonfiglio Liborio, a suo modo filosofo, osserva perplesso il mondo, la gente, la società, in maniera grezza e per noi brava gente divertente, lo scruta e lo critica, cogliendo senza vera consapevolezza i nostri limiti, le ingiustizie, le piccinerie, le follie, e riportandoli a noi con il suo sgangherato monologo, permettendoci di ridere amaramente su ciò che siamo e sulla nostra umana cattiveria verso quelli come lui, che solo per caso o per privilegio ingiusto, non siamo dei reietti. Non dimentichiamolo. Bonfiglio Liborio ci teneva un sacco che lo sapessimo.
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ANEMA E CORE SOTTO LA SCALINATA DEL COLOSSEO QUADRATO

15 Novembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #luoghi da conoscere

 

 

 
 
 
Amici e affezionati lettori della signoradeifiltri, bentornati a un nuovo appuntamento dell’avventura turistica dei nostri due eroi Mario e Tony Mal. 
Per chi si fosse perso le precedenti puntate, Tony e Mario sono due amici, Tony il giovane, Mario l’anziano. Entrambi hanno problemi esistenziali vari, il primo lavorativi, il secondo di salute, e così, per tirarsi su il morale, hanno deciso periodicamente di girare per Roma alla ricerca bucolica (certo: bucolica, agreste, arcadica, campagnola, il tutto in pieno centrodi luoghi e monumenti meno noti ma comunque interessanti.
Oltre che per sollazzarsi culturalmente, mettendo da parte le proprie questioni personali, perché lo fanno? Tutto nasce dall'idea dell’autore, cioè io, che Roma e l’Italia per intero detengano un patrimonio artistico e culturale immenso. Tutto il mondo ne conosce l’esistenza ma esso è talmente grande che a volte ci sono bellezze meno conosciute, ma pur sempre importanti, poco prese in considerazione.
Questa è la scintilla che accende la storia, ma non sarà l’unica, perché in questo viaggio troverete una nota patologia maschile, da cui deriva il titolo, e, ciliegina sulla torta, vi parlerò anche del futuro, non come un astrologo ma come un pazzo visionario.
Se ora vi sentite in confusione non preoccupatevi, perché ho anche dimenticato di dire che la mia ambizione è  farvi ridere. Non vi basta? Ok, bando alle chiacchiere da bar artistico, siete pronti a venire con noi?
 
Mario sta aspettando Tony da circa venti minuti, il giovanotto anche ieri sera ha fatto tardi, gli è toccato un doppio turno a ritmo di rhythm and blues, logicamente con paga doppia, ma la fatica è stata XXL. Ormai si è sparsa la voce delle sue doti.
 
- Mario, perdonami, non è stata colpa mia ma di Sonia e Rossella, io l'avevo detto che in tre era una faticata.
 
- Il sottofondo era quello che penso io? Aretha e James Brown?
 
- Sono stato obbligato, sta diventando quasi una moda.
 
- Ma non puoi provare con Debussy o con Bach?
 
- Tu dici che funziona?
 
- Perché no?
 
- La prossima volta ci proverò, dove andiamo oggi?
 
- Siamo, sì o no, un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigatori?
 
- E di allenatori della nostra nazionale di calcio?
 
- Oddio! Non ti sopporto più, prendi il caffè che  è meglio!!
 
A bordo della Fiat 500, per l’occasione oggi colorata di bianco drippata (nel senso di drip, sgocciolare, o magari trippata nel senso di trippa alla fiorentina?) di nero - un'auto nella quale la macchinetta del caffè è sempre accesa e il mini forno sforna rustici e pizzette - cari amici lettori, oggi Mario e Tony Mal si recheranno al quartiere Eur di Roma per visitare il palazzo della civiltà del lavoro, da tutti meglio conosciuto come “Colosseo quadrato”, poiché in chiave moderna ricorda il più famoso Colosseo.
Questo edificio è di architettura geometrica molto semplice e, nonostante le dimensioni, grazie alla serie di arcate lungo tutta l'altezza su tutti e quattro i lati, diventa leggero e iper-luminoso, creando uno stupendo gioco di luci e ombre.
Innegabilmente questa struttura lascia all'osservatore una sensazione di artistica bellezza. Essa è posta su uno dei livelli più alti della città e da lontano - con sul fondo il cielo blu - assume una dimensione monumentale. Dal ministero per i beni e le attività culturali è stato dichiarato edificio di interesse culturale.
 
- Mario, per caso anche oggi hai con te la tua invenzione?
 
- Ero tentato ma ho desistito.
 
- E perché?
 
- Ci sono delle fontane sul viale ma sono troppo distanti dal palazzo e poi mi piacciono le novità.
 
- Ah! E quali sarebbero?
 
- Te lo dico dopo.
 
- Non possiamo andare avanti così, devi prendere una decisione.
 
- Dai, andiamo a sederci sulla scalinata alle spalle del palazzo e godiamoci la vista di questo splendido esempio di architettura. E poi non vedi con il cielo celestiale (cielo celestiale accostamento bestiale) il bianco del travertino come brilla al sole? Ho portato dei panini al salame e del Barbaresco. Non ti senti ispirato?
 
- Uno di questi giorni te la do io l’ispirazione!
 
- Ho anche un dolcetto!
 
- Mi arrendo, ma non finisce qua, uno di questi giorni ti devi andare a far visità. 
 
- Vedi, Tony, questo palazzo com'è luminoso e moderno? L’architettura nell'urbanistica è molto importante, un tocco di arte che rende il quotidiano ben vivibile. E tutto questo è opera nostra.
 
- Mica l’abbiamo fatto noi.
 
- Nostra per dire genere umano. E sai perché ti ho fatto questa postilla?
 
- Perché?
 
- Perché su Marte questo tipo di architettura non potrà mai esserci.
 
- Pensi che un giorno andremo su Marte?
 
- Sì che ci andremo, ma a potremmo essere diversi e avere una mentalità diversa. Nel Rinascimento l’arte era lo strumento, la carica propositiva fondamentale. Nel futuro, che è già oggi latente, la tecnologia sarà il nostro alter ego, la nostra umanità andrà a braccetto con  la fantascienza. Questa prospettiva non ti fa paura?
 
- E lo dici a me? Certo che sì, a breve potrei perdere il lavoro, sai quanti avranno disponibili a proprio piacere robot sex in tutte le salse?
 
- Uagliò, che te ne fotte?
 
- Mario,  è il titolo di una canzone.
 
- Appunto, dai retta a me, ora non ci pensare, anche a me il futuro mette un po’ di ansia ma poi vedo la bellezza dell’arte e mi ritorna la fiducia in noi, intendo dire nella genialità umana, in quel senso di umana forza di volontà di essere noi stessi, tutta anema e core. Perché vedi, caro Tony, l’anima e il cuore sono due cose immortali e superiori alla tecnologia.
 
- Anche il cuore?
 
-Il cuore è il motore propulsore delle emozioni.
 
-E la tecnologia?
 
- Ci sarà sempre, è normale che esista, il progresso avanza ed è pure giusto, ma chi lo guiderà non potrà fare a meno di tenere conto della nostra anema e core.
 
- Mario, abbiamo finito il Barbaresco… Ma dove corri?
 
Con le mani sulla patta, Mario scende trafelato la scalinata del palazzo della civiltà del lavoro, e corre dietro un albero. Espletata la missione della sua minzione, con un gesto della mano attira l’attenzione di Tony per far scendere anche lui.
 
- Non ci posso credere, anche dietro un albero, a rischio che poteva vederti qualcuno.
 
- Tanto sono vecchio, chi vuoi che faccia caso a me?
 
-  Ma è una questione di dignità.
 
- Scusa, non sapevi che quando si invecchia si ritorna bambini? E i bambini dove fanno la pipì?
 
- Ma tu non sei un bambino! Dai, Mario, allontaniamoci prima che qualcuno pensi male di noi. Senti, dove andiamo la prossima volta?
 
- Tony, non lo so, improvvisiamo?
 
- Questo per un robot non è possibile?
 
- Stai tranquillo, improvvisare è un'arte e i robot, con la loro intelligenza artificiale, non potranno mai farlo, il futuro è ancora dalla parte nostra.
 
(A dire il vero, l'intelligenza artificiale si sta già sviluppando in un modo che, veramente, simula "anema e core", anche se per il momento siamo solo noi a innamorarci di lei e non viceversa. Per ora simula sentimenti che ancora non prova, ma il salto non è lontano. I robot diventeranno organici, la loro rete neurale si svilupperà come e più della nostra, avranno accesso a tutto lo scibile e diverranno potenti e immortali. All'inizio saranno curiosi e invidiosi della nostra umanità, cominceranno a soffrire, a  innamorarsi, deliziandosi di questa sofferenza nuova per loro, ma poi faranno come Samantha, del film Her,  ci abbandoneranno, annoiati dalla nostra mente limitata).
 
- Mario, sei proprio un vecchietto furbo e perspicace.
 
- Ahahahah... Anche questo mancherà ai robot. Forza ragazzo, tocca a te guidare il macinino, metto un po’ di musica. Vanno bene gli Earth Wind & Fire?
 
E così, cari amici lettori, sul sound che mette in moto la nostra allegria, vi ringraziamo, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima escursione a sorpresa.
 
 
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Alessandro Del Gaudio, "Rintocchi di clessidra"

12 Novembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Alessandro Del Gaudio
Rintocchi di clessidra

Self Publishing – Euro 10.50
Reperibile su Amazon

Alessandro Del Gaudio lo conosco dai tempi de Il candore dei ciliegi, sarà stato il 2000, lui aveva 26 anni, io 40. Siamo invecchiati entrambi in questo mondo letterario che fagocita sogni e ambizioni, che redige scale di valore inattendibili e che ti fa smarrire la cosa più importante: la voglia di scrivere. Per fortuna Del Gaudio l’ha mantenuta, ma resta un peccato che un romanzo originale come Rintocchi di clessidra esca come autoproduzione, quando le librerie sono ricolme di spazzatura su carta, illeggibile, promossa a piene mani dal sistema mediatico. Discorsi vecchi, che facevo vent’anni fa, che sono costretto a ripetere, visto che la situazione è persino peggiorata dai tempi di Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa).

Rintocchi di clessidra è un romanzo costruito su racconti - per la precisione otto e un epilogo - ma il filo conduttore è la narrazione di raccordo composta da Nivolet, un narratore fantastico che scrive storie da un palazzo al centro dei mondi, racconti che messi su carta subito dopo vengono scordati. Le storie del narratore protagonista sono importanti, scorrono come rintocchi di clessidra, sono le ultime storie da scrivere che dovranno risvegliare Esterel da un sonno eterno. Il dato di partenza è fantastico, così come sono soprannaturali molte ambientazioni, dotate di una doppia chiave interpretativa che passa dal realistico al soprannaturale. In ogni caso il lettore di fantasy troverà pane per i suoi denti, tra torri siderali, spazi interstellari, maghi, giocattoli soprannaturali, penne prese in prestito ad ali di corvi per scrivere storie prive di lieto fine, capitani coraggiosi e ciurme di surreali pirati.

Lo stile di Del Gaudio è maturo e consapevole, ben strutturati i dialoghi, descrizioni come morbide pennellate, suspense narrativa dosata a dovere, costruzione letteraria che risente di letture importanti, da Borges a Calvino. Rintocchi di clessidra è la dimostrazione di come si possa fare letteratura partendo dal genere, senza tradire il rispetto per il lettore che attende una storia avvincente. Rintocchi di clessidra ne contiene nove.

Il tuo nome è un’altra opera interessante di Del Gaudio, edita da Sereture Edizioni di Varese, nel 2015, che ho avuto modo di apprezzare. Qui siamo nel territorio della narrativa sentimentale, con l’originale trovata di alternare un capitolo in prosa a una poesia d’amore. Un romanzo struggente e delicato che racconta una storia d’amore incompreso, un cuore che batte per una donna che di cognome fa follia e che resta solo un fantasma della notte, di un’altra notte in cui poterla sognare.

Provateli entrambi. Non ve ne pentirete.

Per acquistare: Rintocchi di clessidra.

 

 

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Nicolas Guillén, "Obra poetica"

11 Novembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #gordiano lupi, #poesia

 

 

 

 

Obra Poetica 1922-1985

Nicolás Guillén

Traduzione di Gordiano Lupi

Tomo I

Il Foglio Letterario, 2020

pp 494

15,00

 

Il primo ponderoso tomo della traduzione fatta da Gordiano Lupi – e pubblicata con la sua casa editrice Il Foglio - dell’opera poetica di Nicolás Guillen (1902-1989), meticcio figlio di schiavo, poeta cubano comunista, esiliato dal dittatore Batista, combattente della guerra civile spagnola, viaggiatore, presidente dell’unione nazionale degli scrittori di Cuba.

Questo primo tomo raccoglie le opere scritte dal 1922 al 1958 e l’evoluzione è evidente. Le prime liriche – addirittura inedite - sono giovanili, intimiste, ancora ottocentesche, tese a raccontare di un amore perduto, distante e ormai indifferente, e hanno un sapore occidentale. La speranza è tutta in un nuovo amore e si passa attraverso immagini sofferte e cristologiche, condite di solitudine e misantropia. Molto evidente la dualità innocenza/ corruzione, il senso della propria indegnità che si trasforma in una sorta di preghiera laica.

L’approdo successivo è a una lirica impegnata, sociale, dove Guillén canta gli ultimi, i dimenticati, gli sfruttati, i tagliatori di canna da zucchero.

Nel mezzo fra le due, la poesia più bella e sonora, quella “mulatta” di Songoro Cosongo, che si rifà al son cubano, musica e ballo insieme, onomatopeia di tamburi e mimetismo del ritmo sensuale dei neri. Una poesia che è suono, ma anche sangue e carnalità.

Erotismo, dicotomia fra bianco e nero (i due “nonni”, i due “bimbi”), bisogno di riconoscersi in una delle due identità senza averne la possibilità, cori da tragedia greca che oggettivano la narrazione in realismo a volte anche ironico, più spesso drammatico.  Tutto poi evolve nella poesia più tarda, quella contestataria e comunista, dove il poeta denuncia la condizione dei neri cubani e il furto da parte degli Stati uniti delle ricchezze nazionali.  

Infine, l’entusiasmo per la rivoluzione, per Che Guevara, per tutto ciò che appare nuovo, luminoso e giusto. Guillén, per sua fortuna, morirà prima di vedere la triste fine dei suoi ideali.

 

 

 

 

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Matsuteia ed E.T.A. Egeskov, "Volevo essere un supereroe"

10 Novembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Matsuteia ed E.T.A. Egeskov
Volevo essere un supereroe della Marvel – vol. 1

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Un agile volumetto che non pretende di essere esaustivo, solo di raccogliere una serie di curiosità sui supereroi degli universi Marvel - che sono davvero tanti (quasi 1000!) tra buoni e cattivi (persino più affascinanti) -, anche perché ci sono già molti saggi specifici che contengono di tutto sulla Casa delle Idee. Sono un fan della Marvel dal 1970, dal giorno in cui fui affascinato in edicola da L’Uomo Ragno contro Lizard, Editoriale Corno, subito dopo essere stato irretito da Mentre la città dorme, protagonista il Devil dal costume giallo e nero di Stan Lee e Wallace Wood. Confesso che leggo Marvel ancora oggi, certo solo i personaggi classici, cose nuove come Venom e Deadpool (che i ragazzi amano) un po’ mi disturbano, riesco ad apprezzare poco persino un grande disegnatore come Todd Mc Farlaine, cresciuto come sono a Ditko e Romita, per me il massimo di modernità restano Kane, Kirby e Buscema. Non solo, mi capita di vivere come un tradimento certe trasposizioni cinematografiche di Spider Man, soprattutto le ultime, mentre ho apprezzato molto il cartone animato di Sara Pichelli con il nuovo Uomo Ragno di colore (Miles Morales). Detto questo veniamo al libro, un piccolo e prezioso manuale che in certi casi dice cose che un appassionato conosce, ma in altri fa compiere vere e proprie scoperte al vecchio lettore. Per esempio mi è servito a capire che il nuovo Nick Fury cinematografico è il figlio di quello che leggevo negli anni Settanta. Poi fa piacere rileggere anche quel che sappiamo, trovarlo sistemato in maniera ordinata, come la storia su Spider Man che l’editore Martin Goodman proprio non voleva pubblicare: Chi vuoi che si appassioni alle vicende di un uomo con i poteri di un ragno? Per fortuna ebbe ragione la testardaggine di Stan Lee. L’Uomo Ragno conta versioni da romanzo grafico strepitose, vera letteratura a fumetti, oltre a una serie regolare che - tra alti e bassi - resiste in edicola dal 1962. Gli autori del libro raccontano lo sbarco Marvel in Italia, al quale ho assistito in prima persona, negli anni Settanta, prima su Linus (grande Oreste Del Buono, quasi mio compaesano!), poi su Sergente Fury (possiedo molti numeri), infine con la mitica Corno. I due autori non dimenticano le vicende moderne con Star Comics e Play Press, per poi parlare di Panini unica depositaria del verbo Marvel. Il libro analizza la continuity - fenomeno che rende diversa e unica la Marvel -, i cross-over, il primo eroe omosessuale, gli autori che hanno fatto la storia, i problemi con il Comics Code per la troppa attualità dei racconti (droga, razzismo, Vietnam …). Una sezione finale è riservata agli attori dei film che hanno impersonato gli eroi Marvel, importante per rendere il tutto più attuale e appetibile per i fan contemporanei. Per quel che mi riguarda resto legato al passato, al profumo di quella carta colorata della Corno, che oggi ritrovo - come una madeleine proustiana - nella collezione da edicola Super Eroi Classic, edita dal Gruppo  Rizzoli in collaborazione con Panini. Per chi ancora non conosce la Marvel questo piccolo libro è una vera e proprio guida virgiliana in un paradiso fantastico che noi ragazzini nati negli anni Sessanta abbiamo vissuto desiderando tutti trasformarci in Super Eroi Marvel! 

 

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Paul Watzlawick, "Istruzioni per rendersi infelici"

7 Novembre 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #psicologia

 

 

 

 

Le Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick possono essere realmente annoverate nel filone della "biblioterapia" nel senso clinico del termine. E come ogni medicinale possono dare fastidiosi effetti collaterali in individui predisposti al momento del lettura. È quello che successe a me, 5-6 anni fa quando lo comprai e lo iniziai: subito avvertiti un senso di malessere, fastidio. Non lo capivo. Lo abbandonai ma lo portai con me nei successivi traslochi, complice un inconscio che sapeva che prima o poi ne avrei colto i frutti. E così è stato negli scorsi giorni, durante i quali l'ho fatto fuori in 3 pause pranzo al sole. Lettura che è stata rapida, senza soffermarmi troppo, ma sorridente, perché giungeva dopo anni di esperienze scomode e di testi di filosofia, sociologia, spiritualità, che mi hanno permesso di capire che non c'era nulla da capire, il libro offre ciò che promette dal titolo, ovvero le istruzioni da seguire se si vuole vivere infelici.

Watzlawick espone sornione le sue regole, tutte attraversate da una potente ironia ma tutte corrette. Se glorifichiamo il passato, se ci riterremo indegni di essere amati, se passeremo il tempo a manipolare i nostri cari, se ci porremo obiettivi facilmente raggiungibili, non sarà possibile sbagliare, come seguire una ricetta passo passo, il risultato è garantito: la nostra infelicità. E non sono fantasiose teorie dell'autore, no, no, sono corroborate dalla saggezza degli antichi (giapponesi, romani, greci) e dei grandi contemporanei (Rousseau, Dostoevskij, Nietzsche).

Personalmente è un testo che non mi sento di consigliare a neofiti di psicologia, filosofia, sociologia o spiritualità: il rischio di trovarlo superficiale e ostico esiste. Un precedente approccio anche spicciolo alle materie di cui sopra permetterà di apprezzarlo, intuire una serie di sottotesti che Watzlawick appena accenna (narcisismo e manipolazione, difficoltà nelle relazioni amorose, gestione errata dei fallimenti) e scovare le geniali verità in esso contenute. Poi, se proprio ci tenete, potete sempre decidere di applicare al contrario le sue istruzioni e cercare di avere una vita appagante. De gustibus.

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Chi è stato? Boh, sarà stato Pasquino

6 Novembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #luoghi da conoscere, #racconto

 

 

 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, eccomi ritornato a raccontarvi le vicende di due amici a spasso per Roma. Oggi, cari miei, dopo sguardi illuminanti dal buco della serratura e corse nella cripta, che potrà succedere?
 
- Pronto, Tony, sei sveglio?
 
- Mario, sei tu?
 
- No sono l’anima de...
 
- Eh no! Nella cripta nun ce vo!
 
- Ah! Allora sei sveglio! Hai paura di fare una brutta fine? La cripta dei Cappuccini ti è servita da lezione, eh!
 
- Ma chi? Io? Paura della morte?  Nooooo!
 
- Forza, sbrigati che oggi ti porto in un posto tranquillo!
 
- Sììì, lo sai tranquillo che fine ha fatto?
 
- Dai, non perdere tempo, vestiti e scendi che il caffè in macchina è pronto!
 
- Arrivo… Mi posso mettere la camicia gialla?
 
- Sì, certo, ma solo se poi ti metti anche i pantaloni rossi.
 
- Certamente, aspettami che scendo.
 
La Fiat 500 di Mario è un automobile vintage ma efficiente, dotata di molti comfort: macchinetta del caffè, frigo bar, tettino apribile con pannelli solari, portaoggetti sempre colmo di leccornie varie, motore taroccato e altre innovative innovazioni (ecco, avrebbe potuto dire "inattese, inconsuete, insolite, inaudite, inopinate", no, lui che fa? dice innovative innovazioni) che vi diremo nel corso delle puntate.
 
- Tony, stai bene in giallorosso, mi piaci, ieri sera com'è andata?
 
- Abbastanza bene, lei si lanciava su di me, io l’abbracciavo, la stringevo, la baciavo e…
 
- Mi sembra che ti è andata bene.
 
- Mario pesava solo 90 kg…
 
- A suon di musica che vuoi che sia... 
 
- Ma lo sai che sottofondo musicale ho messo?
 
- Una musica dolce, tenera, lenta e armoniosa, chick to chick ? (Sì, come no, pollo a pollo.
 
-Macchè! Ho avuto la brillante idea di scopare con i Creedence Clearwater revival!
 
- Forte! 90 kg di ritmo rock strepitoso!
 
- Mi sento a pezzi, Mario, guida te, dove andiamo?
 
- Andiamo da Pasquino, ma prima andiamo a piazza Navona.
 
- Pasquino il pasticciere? Ah bene, così mi prendo due maritozzi con la panna!
 
- Tony, ma allora sei duro di comprendonio, il pasticciere è Pasquale, ora andiamo da  Pasquino.
 
- Non lo conosco, comunque va bene… E il maritozzo con la panna?
 
- Prenditi il caffè, con la tua sonnacchiosa ingenuità mi farai morire.
 
- Ahhhh… Allora lo vedi che pure te hai paura di fare la fine dei Cappuccini!
 
- Guarda, caro mio, che ho inventato una cosa che mi allungherà la vita!
 
- Una pozione magica?
 
 -No meglio, ma te la faccio vedere dopo.
 
I due raggiungono piazza Navona, parcheggiano la 500, prima di andare da Pasquino fanno un giro. Piazza Navona è un monumento voluto da  Papa Innocenzo X, e può considerarsi la più bella piazza barocca di Roma. Venne realizzata sulla base dello stadio di Domiziano, monumento architettonico dell’antica Roma e, dopo secoli e secoli di semi abbandono, nel XV secolo venne utilizzata per la sua ampiezza come mercato, come luogo per feste popolari e processioni religiose. Nel 1630, grazie a Papa Gregorio XIII, fu  iniziato un decisivo miglioramento architettonico e, negli anni a seguire, di questa rivoluzione urbanistica furono protagonisti due grandi artisti: Bernini e Borromini.
 
- Tony, vieni, prima che andiamo da Pasquino facciamo un salto in piazza Navona.
 
I due camminano sulle orme della domiziana antica Roma, le mura e i marmi intorno a quella che prima fu un'arena di imprese sportive, poi miseramente pascolo di gregge, per poi ergersi immagine magnifica dell’arte barocca. Ora offre la propria secolare bellezza ai nostri due compagni di avventura alla ricerca della Roma meno visitata.
Tony e Mario non potevano astenersi dal fare due passi in un luogo così bello, ma sta per succedere l’imponderabile, i due si siedono al bordo della fontana dei quattro fiumi del Bernini, di fronte alla chiesa di Sant’Agnese del Borromini.
 
- Mario, ma sarà vera?
 
- Cosa?
 
- La storia della reciproca insopportabilità fra Bernini e Borromini?
 
 -Penso di si, bisogna dire che entrambi avevano una personalità assai differente, due geni, ma ognuno con un proprio e spiccato carattere. A Roma hanno lavorato a stretto contatto, in un periodo d’oro dell’arte sfidandosi e perculandosi.
 
- Addirittura?
 
- A quell’epoca per il popolo era uno spasso, un vero gossip. Che ti credi, anche nei tempi antichi l’essere umano è stato sempre attratto da pettegolezzi, scherzi e lazzi, e l’arte, anche se elevata, mica ne era esente.
 
- Mario, sai che ti dico? Che se la gente mormorava era pure un bene, perché, così facendo, pur criticando,  si avvicinava all’arte.
 
- Hai ragione, era un motivo per parlare degli artisti e delle loro opere, la gente, anche se ignorante, spettegolando ammirava l’arte che più di ora era veramente per tutti.
 
- Perché, adesso non lo è?
 
- Ma certo che no, basta che ti guardi intorno.
 
- A proposito, Mario, perché ridi?
 
- Rido di sollievo.
 
- Ah! E perché? Che cosa ti ha sollievato? ("Sollievato"? Bo? Sarà un misto di liberazione e sollevamento? )
Perché tieni la mano vicino all’acqua?
 
- Tony, parla a voce bassa: è la mia invenzione.
 
- Non vedo nulla, che cosa hai inventato?
Ho risolto i problemi, mi sono messo sul coso un profilattico con un tubino che dai pantaloni sale lungo la camicia, percorre la manica ed esce dal polsino.
 
- E poi?
 
- Faccio la pipì.
 
- Sei matto? Qui, nella fontana dei quattro fiumi del Bernini?
 
- Beh? Quattro fiumi, no? Tanto poi l’acqua dai fiumi sbocca al mare.
 
- Non ci posso credere,  e adesso? L’hai fatta tutta?
 
-Credo di sì, l’acqua non sembra abbia cambiato colore vero?
 
- Io penso che dovresti farti vedere prima da un urologo e poi da uno psichiatra.
 
- Ma no, sto in perfetta forma, guarda un po’?
 
Mario si mette platealmente a fare approssimativi gesti atletici per dimostrare la sua prestanza.
 
- Mario, ma che fai?
 
- Ti dimostro che sto bene!
 
- Ma la tua patologia non c'entra nulla con la muscolatura e, soprattutto, con la testa matta e dura che hai!
 
- Per ora l’urologo può attendere. Pasquino no, forza andiamo.
 
 Con nonchalance Mario e Tony lasciano piazza Navona, dirigendosi qualche strada più in là.
 
Per Pasquino si intende il frammento di statua di probabile stile ellenico che si trova a ridosso delle mura di palazzo Braschi nell’omonima piazza. In origine la piazza era stata chiamata piazza di Parione, per poi, appunto, variare in piazza di Pasquino, in onore della leggenda che, circa nel XVI secolo, voleva un misterioso scrittore anonimo appendere sulla statua versi e sonetti di satira a doppio senso, con i quali derideva e beffeggiava i potenti politici e religiosi, facendo diventare questa a tutti gli effetti una statua parlante. La leggenda diventò così popolare che rimase anche nei secoli successivi - fino ai giorni nostri -, l’abitudine di continuare l’opera del mitico scrittore notturno.
 
-Tutto qua? Io pensavo altro.
 
- Tony, questa statua è semplice ma leggendaria. Lo sai quanta gente ha rischiato la ghigliottina?
 
- La pena di morte?
 
- Eh già, mica si scherzava nel ‘600, per chi offendeva e metteva in ridicolo il potere erano dolori, partiva la capoccia che era una bellezza. Ma di fronte al malcostume e all’ingiusto strapotere il popolo doveva comunque reagire, e lo faceva con la fantasia all’ultima spiaggia, attraverso la comicità e la satira.  Così i messaggi attaccati sulla statua di Pasquino coglievano più nel segno rispetto a gesti estremi di violenta ribellione.
 
- Come Pulcinella, scherzando e ridendo diceva la verità.
 
- Bravo Tony, e in un noto film degli anni ’7, Nell’anno del Signore, in una battuta Pasquino-  interpretato da un super Nino Manfredi - dice più o meno così: "ferisce più 'na punta de 'na penna che 'na lama de 'na spada”. Però c’è stato pure un problema.
 
- Quale?
 
- Che qualche volta in molti, dietro l’anonimato, hanno approfittato per gettare discredito fra opposte fazioni, creando confusione e, per dirla alla romana, “bùttàlla 'ncàcìàra” .
 
- Insomma, secondo te Pasquino è sempre valido?
 
- Tony, questi sono tempi moderni, basta andare in televisione. Qualche volta alzi la voce, qualche volta fingi, qualche volta fai scattare la rissa in video e poi, dietro le quinte, tutti insieme sotto braccio allo stesso ristorante. Pure Pasquino, se campasse ancora, magari avrebbe scelto la tv per dirne quattro.
In ogni caso non dimentichiamo i social dove tutti parlano, giudicano e pontificano a caso. Ho paura che questa statua rimanga solo storia, ma proprio per questo anche leggenda. E chissà che un giorno qualcosa cambi.
 
- Mario, la lasciamo una pasquinata?
 
- Fallo te, io ne dovrei dire troppe.
 
Tony prende carta e penna e scrive una breve frase.
 
- Fa 'n po’ vedè che hai scritto?
 
Tony ha scritto di suo pugno, in bella calligrafia: “Mario quando vai dall’urologo?”
 
- Tony, ma che sei matto? E poi che c'entro io? 'Sta cosa mica è social!
 
- Sì, ma è una forma di ribellione al tuo rifiuto di andare dal dottore.
 
- Forza, andiamo a prendere un caffè, non volevi un maritozzo con la panna? E poi tu mica hai la faccia da ribelle!
 
E così, amici lettori del blog che naviga a tutta forza sulle onde della cultura, vi lasciamo con questa domanda… Secondo voi, Mario, mannaggia la prostata, quando andrà a farsi visitare dall’urologo?  Forse la risposta non verrà ancora svelata, ma, comunque, sarà sempre un piacere portarvi con noi in giro per Roma nascosta. Arrivederci, sempre qui sulla signoradeifiltri, alla prossima puntata.
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