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Intervista con l'artista: KEITH HARING

4 Maggio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #le interviste pazze di walter fest

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

Bentornati, amici lettori della signoradeifiltri, eccoci insieme a voi per un nuovo appuntamento. Per questa occasione, dopo aver incontrato tanti artisti che hanno passato gli 'anta, oggi ho pensato di presentarvi un giovane.
Purtroppo, abbiamo ancora un problema con i nostri mezzi di locomozione, in questo ultimo periodo non siamo molto fortunati, ma nel nostro blog abbiamo l’antivirus più potente del mondo e, quindi, Matteo Gentili, il grande scrittore prestato all’automobilismo, ci ha riconsegnato il 600 a pulmino, preso in prestito dalle suore pacifiste, perfettamente in ordine, mancante del motore. In compenso ha installato una pedaliera, quindi ora, coadiuvato dalla mia squadra Libereria di pedalatori, pedalando andremo a prendere il giovane Keith Haring.
Un attimo che ve li presento, sono tutti scrittori passionali dal verbo sciolto, oggi pedaleranno per voi: Marta Bandi, autrice di Parlami di un fiore, Roberto Inzitari, autore di Se rinasco mi impegno di più, Roberto Stasolla, autore de Il valore del peccato, Alessandro Mazzà, autore di Ne varietur e Laurent Verken de Vreuschmen autore de Qualcuno di inadeguato.
 
Ma tu guarda attentamente, soffermati ad immaginare, tra le righe vedrai cuori pieni di amore, siano i nomi le culle delle domande che proteggo, che ho paura, che contengo, tanto manca, nulla manca chi salva il tuo cuore ti ha salvato tutto intero@libereria2017
 
Forza ragazzi, avete a disposizione il frigo bar, tv a colori, una gigantografia di Totti, pasticcini, cioccolatini e l’ambiente profumato alla vaniglia, perciò ora pedaliamo che abbiamo fatto tardi.
 
Per chi non avesse capito, questa automobile va a pedali, in compenso non inquina e non consuma carburante. Ottima per il training atletico, prossimamente ne vedrete di simili camminare normalmente su tutte le strade nazionali e internazionali. Ragazzi, non lamentatevi, c’è chi paga per andare in palestra, non siete contenti? Ma ecco, vedo in fondo al viale Keith Haring. Molto bene, lo chiamo.
 
- Hi Keith!
 
- Ciao a tutti, bello questo pulmino!
 
- Keith, posso presentarti i miei amici?
 
- Certo, che fate di bello?
 
- Siamo scrittori.
 
- Scrittori? Interessante… Ragazzi, dove mi portate?
 
- Possiamo andare a Pisa e poi fare un giro al mare, ti va di pedalare?
 
- Oh, sì certo, bella idea. Su un muro di quella città c’è un pezzo del mio cuore.
 
Keith Haring (Reading, 4 Maggio 1958 – New York, 16 Febbraio 1990)
 
Keith Haring può considerarsi un artista predestinato perché, grazie all’influenza del padre, appassionato di fumetti e di grafica ha, sin da piccolo, mostrato un grande interesse per il mondo dei comics. Terminata la prima fase scolastica, il padre gli fece continuare gli studi nell’ambito della grafica pubblicitaria, di gran moda in quel periodo, ma la personalità di Keith lo portava ad andare fuori dagli schemi. Mal sopportava gli strumenti freddi tipici della grafica, lo star seduto a un tavolo tenendo a freno la fantasia. I limiti dei canoni pubblicitari non facevano per lui e così abbandonò gli studi. Per mantenersi, come tanti giovani, praticò i lavori più disparati, situazione che non gli impedì di disegnare e di leggere. A vent'anni, forte del suo entusiasmo e della sua forza creativa, organizzò la sua prima mostra. Dalla Pennsylvania si trasferì a New York, la grande mela era la capitale dell’arte Americana, si iscrisse all’accademia d’arte e iniziò una nuova vita eccitante, entrò in contatto con nuove amicizie e il divertimento fu assicurato, il massimo per un giovane promettente. 
Ma la scuola, le mura dell’edificio scolastico, sono come una prigione, le regole didattiche dell’apprendimento artistico ancora una volta un cappio alla gola, manette per i polsi e un sonnifero per la sua immaginazione. Quindi lascia ancora la scuola ed esce in strada, ogni angolo è fonte di ispirazione, la libertà espressiva è totale e Keith Haring non è solo. Fra i giovani c’è aria di anarchia pittorica, nessun mito da seguire, nessun maestro da imitare, la street art è fuoco e fiamme di colori, un vortice di novità fra i giovani.
Nel 1980 avvenne la prima mostra underground alla quale Keith Haring partecipò con molto entusiasmo. Ormai l’arte di strada era la sua casa e gli altri art writers i suoi fratelli, la metropolitana, probabilmente perché al riparo dalle intemperie, il luogo più sicuro per fare laboratorio.
Keith Haring non ci mise molto ad avere successo e così, grazie a un gallerista che aveva avuto l’occhio lungimirante, nel 1982, con una sua mostra personale alla quale parteciparono come visitatori alcuni artisti affermati incuriositi dall’estro di Keith, iniziò la sua scalata.
La sua originalità lo portò in giro per l’Europa e alla fine degli anni’80 ormai era diventato una star. Purtroppo New York poteva essere il paradiso ma anche l’inferno, l’artista in quegli anni contrasse la sciagurata malattia del secolo. Mentre il suo stato di salute progressivamente peggiorava, riuscì a realizzare in Italia,a Pisa, l’ultima sua grande opera Tuttomondo. Al ritorno a New York, il 16 Febbraio 1990, ancora giovanissimo, morì. Il mondo dell’arte perse una delle sue figure più talentuose.
 
- Keith, il disegno per te era come la voce per un cantante, come ti sentivi quando disegnavi?
 
- Walter, per me era tutto così facile, la matita, oppure qualsiasi mio strumento, era un tutt’uno con il mio braccio. Disegnavo senza sforzo - le linee, le curve, i tratti, con i quali creavo le mie figure - per me era come danzare, fluttuavo con la fantasia sulle onde sonore della mia felicità, dentro di me sentivo una musica invisibile e la mia mano andava da sola sul ritmo che mi faceva stare bene. Mi hai chiesto come mi sentivo? Mi sentivo leggero, quasi trasparente ma, comunque, con una grande forza. In quei momenti avevo la forza di Braccio di ferro.
 
- Quando ti sei trasferito a New York, avevi paura? Lasciavi la provincia per una megalopoli.
 
- A casa certo che mi trovavo bene, anche se, con una matita in mano e un pennino, mi trasformavo in un super eroe, con i miei occhialoni tondi, in testa pochi capelli spettinati, la mia camminata dinoccolata, come un fumetto sempre con la solita felpa indosso. Insomma mi sentivo un po’ fuori luogo, da un lato ero un ragazzo debole, da artista ero in estasi su un'altra dimensione e, in quel momento, solo New York poteva darmi l’opportunità di realizzare i miei sogni.
 
- Keith, che rapporto avevi con la gente?
 
– La gente mi piaceva, non sono mai stato un lupo solitario, amavo lavorare nei luoghi anche affollati dove ognuno poteva godere della mia fantasia, chiunque poteva chiedermi quello che stavo facendo e io amavo rispondere, spiegando e ridendo insieme a loro, insomma la mia vita d’artista era viva, movimentata e divertente.
 
– Avevi circa 28 anni quando sei partito per la Germania. Ti avevano invitato a dipingere sul muro di Berlino.
 
– Era l’86, sì, mi invitarono e non persi tempo, il muro era già stato preparato con il fondo giallo e realizzai la mia opera sulla parte Ovest con una giornata di lavoro. Dentro di me ridevo come un matto al pensiero che, lavorando senza sosta sulle figure che si tenevano per mano lungo i 107 metri, alla fine del muro avrei desiderato girare nella parte Est e continuare l’abbraccio fra gli uomini che stavo dipingendo. Solo tre colori, giallo, rosso e nero, i colori della bandiera Germanica, un popolo che doveva tenersi per mano senza barriere. Valeva per loro e per ogni altro popolo. Il mio voleva essere un messaggio universale.
 
- Sei anche venuto in Italia.
 
- Sì, nel 1989 avevo bisogno di staccare un po’ la spina, allentare la pressione che la notorietà aveva su di me. Avevo perso un paio di cari amici, e poi la mia salute non era al meglio e così capitò l’occasione, una coincidenza, l’amicizia con uno di voi, per partire e venire a fare un'opera unica dalle vostra parti, a Pisa. Avevo tutta per me la parete del retro del convento dei frati, dietro la chiesa di S. Antonio Abate, e sapete perché realizzai una bella opera?
 
- Già perché?
 
- Perché la sera prima di iniziare ho cenato nel refettorio del convento con i frati, ci siamo fatti un sacco di risate e poi, quando ho chiesto della birra, mi hanno detto che non l’avevano ma, in cambio, potevo bere del vin santo, un vino così buono che mi ha dato un'ispirazione pazzesca. Non ho mai saputo di che marca fosse, comunque era un vino miracoloso, per non parlare delle polpette con i carciofi. Che cena divina!!
Il giorno della realizzazione avevo tutta la gente del posto vicino a me, con un'energia positiva che spingeva il mio entusiasmo. Ero tornato indietro ai tempi dei graffiti sotto la metropolitana, l’opera terminata non aveva un titolo, posso dirvi che, per la gioia e l’amicizia con la quale ero stato accolto in quella città, sentivo che su quel muro c’era “Tuttomondo”, un mondo colorato di bene. Poi, per festeggiare il compimento del progetto, facemmo una grande festa, partecipò tanta gente semplice, felice e orgogliosa di aver contribuito alla realizzazione di un'opera che sarebbe rimasta li per sempre, un'opera moderna in un contesto antico, una miscela di amore per la vita.
 
- E poi?
 
- Sono dovuto ripartire, era troppo forte il richiamo dei ricordi dei miei amici, a Pisa avevo fatto un sogno, un bel sogno ma la mia vita era oltre oceano. Forse dovevo rimanere di più nel vostro paese, girarlo tutto, ammirare la vostra arte, bere il vostro vino, mangiare le vostre specialità, respirare la vostra aria, fare il bagno nel vostro mare. A proposito, ma dove stiamo andando?
 
- Andiamo a fare un giro con la fantasia e… a dare un passaggio a quel vecchietto che chiede l’autostop.
 
- Salve,  signore, dove è diretto?
 
- Oh, che bella banda di bùaioli, grazie per esservi fermati, me lo dareste un passaggio a Firenze, che l’è là mì città?
 
- Certamente, prego, salga. Mi scusi ma lei per caso è Franco Zeffirelli?
 
- Ma bravo, e lui sarebbe Keith Haring, l’artista graffitaro. E voi altri chi siete?
 
- Scrittori.
 
-Ma bravi, scrivete senza fermarvi mai, scrivete quello che più vi aggrada, ancor ti può nel mondo render fama, ch’el vive e lunga vita ancor aspetta se innanzi tempo grazia a sé noi chiama.
 
- Maestro, ma lei è un maestro!
 
- Veramente, quello è un altro ancora più vecchio di me.
 
- Maestro, ma a questo punto abbiamo risolto i problemi al bar, se ci presentiamo con lei, il conto lasciato dagli altri artisti sparirà.
 
- Ma siete proprio bischeri, io con me l’argiàn non ho, si può sempre consumar e dopo, come con Picasso prender il vol.
 
- Ma scusi, lei come lo sa?
 
- Cari miei, le voci girano.
 
Amici lettori, a quanto pare il nostro giro di conoscenze sta avendo un grande successo, per oggi il nostro tour è terminato, noi bischeri del blog vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo artista e sarà sempre un piacere.
 
Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’ attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi, l’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”.“Keith Haring”
 
Buon compleanno Keith.

Welcome back, readers of signoradeifiltri, here we are for a new appointment. For this occasion, after meeting many old artists, today I introduce you to a young man.

Unfortunately, we still have a problem with our means of locomotion, in this last period we are not very lucky, but in our blog we have the most powerful antivirus in the world and, therefore, Matteo Gentili, the great writer lent to motoring, gave back to us the 600 by minibus, borrowed from the pacifist nuns, perfectly in order, just missing the engine. On the other hand, he installed a pedal, so now, assisted by my Libereria team of pedalers, pedaling we will go to get the young Keith Haring.

I introduce them, they are all passionate writers with a loose verb, today they will pedal for you: Marta Bandi, author of Parlami di un fiore, Roberto Inzitari, author of Se rinasco m’impegno di più, Roberto Stasolla, author of Il Valore del peccato Alessandro Mazzà, author of Ne varietur and Laurent Verken de Vreuschmen author of Qualcuno inadeguato.

 

But you look carefully, stop to imagine, between the lines you will see hearts full of love, the names are the cradles of the questions that I protect, that I am afraid, that I contain, so much missing, nothing is missing who saves your heart has saved you whole . @ libereria2017

 

Come on guys, you have the mini bar, color TV, a giant picture of Totti, pastries, chocolates and the vanilla-scented environment, so now we pedal, we are late.

 

For those who have not understood, this car goes by pedal, on the other hand it does not pollute and does not consume fuel. Excellent for athletic training, you will soon see similar ones going normally on all national and international roads. Guys, don't complain, there are those who pay to go to the gym, aren't you happy? But here, I see Keith Haring at the end of the avenue. Very well, I call him.

 

- Hi Keith!

 

- Hi everyone, nice this bus!

 

- Keith, can I introduce you to my friends?

 

- Of course, what are you doing?

 

- We are writers.

 

- Writers? Interesting ... Guys, where are you taking me?

 

- We can go to Pisa and then take a ride to the sea, would you like to pedal?

 

- Oh yes, good idea. On a wall of that city there is a piece of my heart.

Keith Haring (Reading, May 4, 1958 - New York, February 16, 1990)

Keith Haring can be considered a predestined artist because, thanks to the influence of his father, passionate about comics and graphics, he has shown great interest in the world of comics since childhood. After the first school phase, his father made him continue his studies in the field of advertising graphics, very fashionable at that time, but Keith's personality led him to go outside the box. He could not stand the cold tools typical of graphics, the sitting at a table keeping his imagination in check. The limits of the advertising standards were not for him and so he abandoned his studies. To support himself, like many young people, he practiced many different jobs, a situation that did not prevent him from drawing and reading. At twenty years of age, in his enthusiasm and creative strength, he organized his first exhibition. From Pennsylvania he moved to New York, the big apple was the capital of American art, he enrolled in the art academy and started an exciting new life, he made contact with new friends and the fun was guaranteed, the maximum for a promising young man.

But the school, the walls of the school building, are like a prison, the didactic rules of artistic learning once again a loop in the throat, cuffs for the wrists and a sleeping pill for his imagination. So he still leaves school and goes out into the street, every corner is a source of inspiration, freedom of expression is total and Keith Haring is not alone. There is an air of pictorial anarchy among young people, no myth to follow, no master to imitate, street art is fire and flames of colours, a whirlwind of novelty among young people.

In 1980 the first underground exhibition took place in which Keith Haring participated with great enthusiasm. Street art was now his home and the other art writers were his brothers, the subway, probably because it was sheltered from the weather, the safest place to do a laboratory.

Keith Haring did not take long to succeed and so, thanks to a gallery owner who had had a forward-looking eye, in 1982, with his personal exhibition in which some established artists intrigued by Keith's inspiration participated as visitors, he began his climb.

His originality took him around Europe and by the end of the 1980s he had become a star. Unfortunately New York could have been heaven but also hell, the artist in those years contracted the unfortunate disease of the century. While his state of health progressively worsened, he managed to create his last great work Tuttomondo in Pisa, Italy. Upon returning to New York, on February 16, 1990, still very young, he died. The art world lost one of its most talented figures.

 

- Keith, drawing for you was like the voice for a singer, how did you feel when you drew?

 

- Walter, it was so easy for me, the pencil, or any of my tools, was one with my arm. I drew effortlessly - the lines, the curves, the features with which I created my figures - for me it was like dancing, floating with the fantasy on the sound waves of my happiness, inside me I felt invisible music and my hand went alone on the rhythm that made me feel good. Did you ask me how I felt? I felt light, almost transparent but still with great strength. In those moments I had the strength of Popeye.

 

- When you moved to New York, were you afraid? You left the province for a megacity.

 

- At home, of course, I was feeling well, even if, with a pencil in my hand and a stylus, I turned into a super hero, with my round glasses, a few dishevelled hairs on my head, my slouchy walk, like a comic always with the usual sweatshirt. In short, I felt a little out of place, on the one hand I was a weak boy, as an artist I was in ecstasy on another dimension and, at that moment, only New York could give me the opportunity to make my dreams come true.

 

- Keith, what was your relationship with people?

 

- I liked people, I have never been a lone wolf, I loved working in crowded places where everyone could enjoy my imagination, anyone could ask me what I was doing and I loved to answer, explaining and laughing with them, in short, mine artist life was alive, lively and fun.

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Arte al bar: Edouard Manet

30 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest, #arte al bar

Arte al bar: Edouard Manet
 

 

 
 
 
Amici lettori del blog fra le cui pagine è sempre primavera, oggi avremo nostro ospite un grande protagonista del movimento Impressionista. Ma, prima che vi sveli la sua identità, vi confesso di sentirmi emozionato perché, probabilmente, di tutti gli Impressionisti è stato quello più importante e, se non fosse stato così testardo da respingere tutte le aspirazioni del padre che lo voleva impiegato in ben altro, non avremmo mai avuto l’artista incendiario che sprigionò il fuoco dell’arte moderna. 
Mi sto recando a prenderlo a bordo della nostra 500. Eccolo,  è lui, signore e signori: Edouard Manet.
 
- Ciao Edouard, forza, sali.
 
- Ciao Walter, grazie per avermi invitato, dove andiamo?
 
- Che ne dici di piazza Navona? Ci sediamo davanti a Borromini e ci guardiamo le fontane di Bernini (dopo andiamo da Pasquino).
 
- Accetto, mi fido di te, mi piace questo tuo mezzo di locomozione.
 
- Gradisci un caffè? Un dolcetto? Un prosecchino?
 
- Veramente preferirei un cappuccino.
 
- Allacciati le cinture di sicurezza, arriviamo al bar fra cinque minuti.
 
- Matteo Gentili ha installato un pannello solare da centomila watt e ha messo due pistoni di una Lamborghini Miura, chissà dove li avrà trovati.
 
- Edouard, eccoci arrivati, sai che in questo bar abbiamo avuto altri illustri ospiti?
 
- Mi fa piacere. Forza, non parliamo di artisti del passato, qual è la tua prima domanda?
 
- Che ne pensi dell’arte moderna?
 
- L’arte moderna non esiste, o meglio, sarebbe bene non darle una classificazione. L’arte deve essere in continua evoluzione, il che non vuol dire ignorare la produzione del passato ma lavorare alla ricerca continua di nuovi linguaggi. E i fruitori non devono parteggiare per uno stile o per un altro ma solo godere e assimilare il vento di passione trasmesso da un'opera.
 
Edouard Manet  (Parigi, 23 Gennaio 1832 – Parigi, 30 Aprile 1883)  
 
Da giovane ebbe la fortuna/sfortuna di abitare di fronte all’Accademia di belle arti, fondamentale punto di riferimento per ogni artista. Fortunato perché aveva a portata di mano il suo destino, sfortunato perché in famiglia disapprovavano ostinatamente il suo talento naturale. Solo uno zio materno, che in lui aveva riconosciuto doti innate, lo incoraggiò a perseguire i suoi sogni. Ma il padre lo voleva magistrato, e così Manet, a sedici anni, per ribellione pensò prima di iscriversi all’Accademia navale, dalla quale venne pure respinto, poi d'imbarcarsi come mozzo su una nave commerciale. Il genitore accettò, Manet poteva fare tutto meno che l’artista. 
Ma il padre non aveva considerato la tenacia del figlio. Sia a bordo, sia a terra in Brasile, dopo quattro mesi di navigazione, Edouard riempì taccuini e quaderni di appunti, schizzi e bozzetti.
Al ritorno provò ancora ad iscriversi all’Accademia navale, nuovamente respinto. A questo punto il padre, convinto di avere un figlio fallito, sfiancato dall’ostinazione del futuro principe dell’Impressionismo,  lo lasciò libero di studiare arte.
A questo punto Manet inizia una nuova vita, la sua unica vita, quella nella quale poteva dimostrare il suo valore e la sua vera essenza. Dopo gli studi, sei lunghi anni di apprendistato presso un artista affermato, e dopo aver viaggiato in Olanda e in Italia, tempio dell’arte, nel 1856, insofferente agli schemi del suo mentore, sbattendo la porta, lasciò l’atelier dove era impiegato. Buttandosi nella mischia ricominciò da zero.
Parigi a quel tempo è il paradiso dell’arte, l’arte realista sta soppiantando la pittura legata a schemi classici e mitologici, e Manet riesce ad affinare e personalizzare la propria tecnica.
Condivide la filosofia di Gustave Courbet e viene apprezzato da Delacroix. Pur riconoscendone gli ideali, preferisce tenersi a distanza dal gruppo degli artisti realisti. E' troppo ben educato per frequentare con loro gli abituali luoghi di aggregazione. Manet conosce tutti gli artisti più in voga ma non socializza, seleziona le sue amicizie con attenzione e, probabilmente, grazie a Charles Baudelaire trova la forza e il coraggio di spaziare con il suo estro su tele di grande bellezza che, tuttavia, presentate in pubblico non vengono apprezzate.
Ma ormai è diventato un rivoluzionario.  Colazione sull’erba e Olympia sono il suo biglietto da visita, si sta dimostrando un grande artista ma è inviso al pubblico e a tutta la critica che lo considera pazzo. In questo caso il detto “nel bene o nel male purché se ne parli” è appropriato. Più ne parlano male e più la sua figura è artisticamente sulla bocca di tutti. 
Manet è troppo sensibile. Non reggendo alla pressione parte per  la Spagna, dove non trova l’ispirazione che cerca. Torna in patria ormai etichettato come rompiscatole provocatore e anticonformista. 
Ha l’appoggio di letterati e artisti ma è solo contro tutti, quindi decide di fare squadra con giovani artisti emergenti, ribelli nei confronti della pittura ufficiale, fra i quali, Pizarro, Renoir, Cezanne, Monet, Degas che danno vita al movimento Impressionista.
Manet ne è il leader ma, non avendo le phisique du role, né l’ambizione di mettersi sul petto alcuna medaglia, ne è il teorico distaccato a fari spenti, rimanendo all’ombra del nascente movimento di successo. Intanto è via via scemata l’opposizione alla sua arte così moderna, che ha riacquistato credito sulla scena artistica. Fermo sulle sue teorie, Manet ha pagato un caro prezzo al suo resistere agli attacchi.
Il suo fisico debilitato dall’andare sempre controcorrente, prima contro suo padre e successivamente contro la critica, è indebolito e sfinito. Fra il 1881 e il 1882 realizza la sua opera emblema del suo grande talento e del suo ultimo stato esistenziale: Il bar delle follies Berger.
Si spegne a Parigi il 30 Aprile del 1883, ormai defunto riceve  grandi onori e riconoscimento al suo valore.
E’ così che Edouard Manet si esprime nei confronti di  un suo estimatore ritardatario: "Avrebbe potuto essere lui a decorarmi. Mi avrebbe dato la fortuna, ora è troppo tardi per riparare venti anni di insuccesso”. Inoltre, ironicamente e amaramente, è così che paraò di un critico che non ha avuto il coraggio di dire la verità e ammettere la sua immensa bravura: "Non mi spiacerebbe leggere finalmente, da vivo, l'articolo strabiliante che mi consacrerà dopo morto". 
 
- Edouard, perché non hai mai provato ad essere un artista "genio e sregolatezza"? Ti avrebbe evitato molti dispiaceri.
 
- Walter, sicuramente avrei superato gli ostacoli comportandomi da pazzo, invece sono stato preso per pazzo comportandomi in maniera formale e civile. Dovevo alzare la voce ma non ne ero capace. Perché urlare e prendere per il bavero della giacca i miei oppositori quando la mia arte era così limpida e naturale? Ma, obiettivamente, ero una persona onesta e per bene, ma timida e riservata nei modi, non ero un uomo da marciapiede.
 
- Sicuramente, il mondo in tutte le epoche non è per galantuomini, io credo che non ti vedevano di buon occhio anche per una questione di invidia inconscia, una sorta di gelosia. Tu proponevi la vita reale quando i benpensanti nascondevano le loro marachelle mascherati di perbenismo, una ipocrita doppia faccia.
 
- Eh già, ma per fortuna l’arte cammina, cammina, nei secoli è sempre stato così, l’arte cammina e va avanti superando la barriera temporale dei comuni mortali. I comuni mortali periscono, l’arte sopravvive in eterno.
 
-  Edouard, ma, secondo te, quella cosa che vola che cos'è?
 
- Mi sembra un aeroplanino di carta che si libra nell'aria.
 
- Guarda come piroetta.
 
- Pure il giro della morte.
 
- Viene verso di noi.
 
- Plana dolcemente su questo tavolino.
 
- Ci sono scritte sopra delle parole, Edouard, vuoi leggerle tu?
 
 
Lo sai?
Ci sono silenzi che irrompono
col loro fragore immenso e 
rimbombano nelle pareti vuote
di tacite illusioni.
Lo sai?
Ci sono giorni dove un Sì o
un No sono determinanti per 
una vita intera.
Lo sai?
Ci sono parole che non esprimono nulla
e a volte sarebbe meglio tenerle dentro,
anche a costo di scoppiare, pur di non 
rovinare tutto.
Lo sai?
Ci sono momenti che vorremmo
dimenticare, eppure, sono quelli ai quali non
puoi fare a meno di pensare con una lacrima 
che squarcia il viso.
Lo sai?
Ci sono persone che ci restano nel cuore
per le ferite che gli hanno inflitto e ti ricordi
di loro in ogni crepa che si riapre, provvisoriamente
tappezzata di piastrine di ricordi.
Lo sai?
Si sollevano polveroni nelle esplosioni
che ci rendono ciechi,
ma curano la cateratta dagli occhi
dell'anima, in una visione meno edulcorata
delle cose.
Lo sai?
Ci sono promesse che ti restano impresse
e sensazioni che ti corrodono la pelle 
solo a pensarci,
non per la loro bellezza,
ma per il colpo basso che ti hanno inferto.
Lo sai?
A volte ci sono verità celate da bugie,
che non vorresti sentire, eppure, quando
sveli le loro trame,vorresti non aver saputo
la verità.
Lo sai?
Dicono che l'amore vero è per sempre,
ma i veri amori sono quelli che per sempre
sarai condannato ad odiare.
Lo sai?
Dicono che in ogni lacrima si celi una promessa,
ma sono poche quelle che vengono mantenute,
innumerevoli quelle tradite e soffocate nel pianto.
Lo sai?
Molte son le parole non dette e le paure celate
per timore di esporsi e cadere in volo, eppure,
sarebbero quelle frasi soffocate dal cuore a
salvare dai naufragi...
Lo sai?
A volte ci sono eventi che rimangono
sospesi come domande ...
Passano ore, minuti, secondi, secoli, millenni,
ma prima o poi la vita risponde e ti porta il conto
e chissà se per alcuni sarà salato abbastanza!
 
- Credo che lo abbia fatto volare il destino, sono parole molto intense e scritte con vero amore, chi ne sarà l’autore?
 
- E’ scritto a piè di pagina…
 
"Edoardo corre verso la panchina e riconosce subito il foglietto rosa di un taccuino che gli aveva regalato lui e la sua scrittura, sempre così ordinata e chiara da sembrare stampata, lo accarezza, come se quel foglio potesse trasmettere quella paura e quell'affetto a lei e legge tutto d’un fiato".Firmato Mariateresa Scionti  1+1=1 edizioni Libereria
 
- Quello che abbiamo letto e che ci è arrivato dal cielo è tratto da un libro e l’autrice si chiama Mariateresa.
 
- Walter, penso che questo libro parli di un amore sofferto. Sai che a volte la sofferenza dipende dal troppo amore? Mio padre, ad esempio, mi amava e per me voleva il meglio, questo suo desiderio di amore  era così grande che gli offuscava la vista, non vedeva che io ero attratto dall'arte, mi amava e aveva paura per me. Mio padre sapeva che alla sua dipartita non poteva proteggermi e quindi, secondo i suoi canoni, preferiva per me una vita serena e gratificante. Invece non capiva che mi faceva del male, il suo era troppo amore, non voleva di certo recarmi danno, voleva solo il mio bene ed io non ho fatto in tempo a ringraziarlo e a dirgli che fare l’artista era quello che volevo e che mi rendeva felice. Anche se nella mia carriera sono stato un incompreso, quando dipingevo ero felice e questo mi bastava. Queste parole me le ha inviate il cielo, voglio farle leggere anche a mio padre e gli strapperò un sorriso.
 
- O una lacrima.
 
- L’amore sincero accetta di ridere e anche di piangere, credo che questo sia quello che intende Mariateresa Scionti nel suo 1+1=1. Alla fine è solo la conferma che questo sentimento è una semplice e unica parola…amore… Walter, vado a dirlo a mio padre. Forza, risaliamo in macchina che devo raggiungerlo.
 
- Va bene, sarebbe proprio un bel lieto fine. A proposito, adesso in finale qui al bar ci sarebbe un conticino da pagare.
 
- Andiamo di corsa, non c’è tempo, lascialo al prossimo artista, chi sarà?
 
- Credo un giovanotto squattrinato.
 
- Tranquillo, la sua arte vale oro.
 
- E’ meglio che ce ne andiamo. Tanto, dopo la fuga con Picasso, qui al bar sono rassegnati.
 
Amici lettori della signoradeifiltri io, Edouard Manet e Mariateresa Scionti vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo appuntamento e sarà sempre un piacere.

Rreaders of the blog, whose pages are like spring, today we will have a great protagonist of the Impressionist movement. But before I reveal his identity to you, I confess to feel excited because, probably, of all the Impressionists he was the most important and, if he had not been so stubborn as to reject all the aspirations of the father who wanted him employed in something else, we would never have had an exstraordinary artist.

I'm going to pick him up on our 500. Here he is, ladies and gentlemen: Edouard Manet.

 

- Hi Edouard, come on.

 

- Hi Walter, thanks for inviting me, where are we going?

 

- How about Piazza Navona? We sit in front of Borromini and look at Bernini's fountains (then we go to Pasquino).

 

- I accept, I trust you, I like your means of locomotion.

 

- Would you like a coffee? A sweet treat? A prosecchino?

 

- I'd really prefer a cappuccino.

 

- Fasten your seat belts, we'll be at the bar in five minutes.

 

- Matteo Gentili has installed a one hundred thousand watt solar panel and has put two pistons of a Lamborghini Miura, who knows where he will have found them.

 

- Edouard, here we are, do you know that we had other distinguished guests in this bar?

 

- I am pleased to. Come on, let's not talk about artists of the past, what is your first question?

 

- What do you think of modern art?

 

- Modern art does not exist, or rather, it would be good not to give it a classification. Art must be constantly evolving, which does not mean ignoring the production of the past but working on the continuous search for new languages. And users do not have to side with one style or another but only enjoy and assimilate the wind of passion transmitted by a piece of art.

 

Edouard Manet (Paris, 23 January 1832 - Paris, 30 April 1883)

 

As a young man he had the luck / misfortune of living in front of the Academy of Fine Arts, a fundamental point of reference for every artist. Lucky because he had his destiny at hand, unfortunate because in the family they stubbornly disapproved of his natural talent. Only a maternal uncle, who had recognized innate qualities in him, encouraged him to pursue his dreams. But his father wanted him to be a magistrate, and so Manet, at sixteen, thought of rebellion before enrolling in the Naval Academy, from which he was also rejected, then embarking as a deckhand on a commercial ship. The father accepted, Manet could do anything but the artist.

But the father had not considered the tenacity of the son. On board and on land in Brazil, after four months of sailing, Edouard filled notebooks and notebooks with notes and sketches.

On his return he tried again to enroll in the Naval Academy, rejected again. At this point the father, convinced that he had a failed son, exhausted by the obstinacy of the future prince of Impressionism, left him free to study art.

At this point Manet begins a new life, his only life, the one in which he could demonstrate his value and his true essence. After his studies, six long years of apprenticeship with an established artist, and after traveling to Holland and Italy, temple of art, in 1856, intolerant of his mentor's schemes, slamming the door, he left the atelier where he was employed.  

Paris at that time is the paradise of art, realist art is supplanting painting linked to classical and mythological schemes, and Manet manages to refine and personalize his technique.

He shares the philosophy of Gustave Courbet and is appreciated by Delacroix. While recognizing their ideals, he prefers to keep away from the group of realist artists. He is too well educated to frequent the usual meeting places with them. Manet knows all the most popular artists but does not socialize, selects his friends carefully and, probably, thanks to Charles Baudelaire he finds the strength and courage to wander with his talent on canvases of great beauty which, however, presented in public are not appreciated.

But by now he has become a revolutionary. Breakfast on the grass and Olympia are his calling card, he is proving to be a great artist but he is unpopular with the public and all the critics who consider him mad. In this case the saying "for better or for worse as long as you talk about it" is appropriate. The more they speak ill of it, the more he is artistically on everyone's lips.

Manet is too sensitive. Not resisting the pressure, he leaves for Spain, where he does not find the inspiration he seeks. He returns home, now labeled a provocateur and nonconformist.

He has the support of writers and artists but he is alone against everyone, so he decides to team up with young emerging artists, rebels against official painting, among which, Pizarro, Renoir, Cezanne, Monet, Degas who give life to the Impressionist movement .

Manet is the leader but, having no phisique du role, nor the ambition to put any medal on his chest, he is the theorist detached with the headlights off, remaining in the shadow of the nascent successful movement. In the meantime, opposition to his modern art has gradually diminished, and he has regained credit on the art scene. Stopping on his theories, Manet paid a heavy price for his resisting attacks.

His physique debilitated by always going against the current, first against his father and subsequently against criticism, is weakened and exhausted. Between 1881 and 1882 he made the one piece of art emblem of his great talent and his last existential state: The bar of the follies Berger.

He died in Paris on April 30, 1883, now deceased, he receives great honours and recognition for his value.

This is how Edouard Manet expresses himself towards one of his latecomer admirers: "It could have been he who decorated me. He would have given me luck, now it is too late to repair twenty years of failure." Furthermore, ironically and bitterly, he told a critic who did not have the courage to tell the truth and admit his immense skill: "I would not mind finally reading, alive, the amazing article that will consecrate me after death".

 

- Edouard, why have you never tried to be a "genius and unruly" artist? It would have avoided you many sorrows.

 

- Walter, surely I would have overcome obstacles by acting crazy, instead I was taken for crazy by behaving in a formal and civil way. I had to raise my voice but I wasn't capable of it. Why scream and take my opponents by the collar when my art was so clear and natural? Actually, I was an honest and good person, but shy and reserved.

 

- Of course, the world in all eras is not for gentlemen, I believe that they did not see you favourably for an unconscious envy, a sort of jealousy. You proposed real life when the right-thinking people hid their mikschieves masked with respectability,  double-faced hypocrites.

 

- Yes, but luckily art walks, walks, over the centuries it has always been like this, art walks and goes on overcoming the temporal barrier of ordinary mortals. Common mortals perish, art survives forever.

 

- Edouard, what do you think that flying thing is?

 

- It looks like a paper airplane hovering in the air.

 

- That looks like a pirouette.

 

- The round of death too.

 

-It comes towards us. It glides gently on this table.

 

- There are words written on it, Edouard, do you want to read them?

Lo sai?
Ci sono silenzi che irrompono
col loro fragore immenso e 
rimbombano nelle pareti vuote
di tacite illusioni.
Lo sai?
Ci sono giorni dove un Sì o
un No sono determinanti per 
una vita intera.
Lo sai?
Ci sono parole che non esprimono nulla
e a volte sarebbe meglio tenerle dentro,
anche a costo di scoppiare, pur di non 
rovinare tutto.
Lo sai?
Ci sono momenti che vorremmo
dimenticare, eppure, sono quelli ai quali non
puoi fare a meno di pensare con una lacrima 
che squarcia il viso.
Lo sai?
Ci sono persone che ci restano nel cuore
per le ferite che gli hanno inflitto e ti ricordi
di loro in ogni crepa che si riapre, provvisoriamente
tappezzata di piastrine di ricordi.
Lo sai?
Si sollevano polveroni nelle esplosioni
che ci rendono ciechi,
ma curano la cateratta dagli occhi
dell'anima, in una visione meno edulcorata
delle cose.
Lo sai?
Ci sono promesse che ti restano impresse
e sensazioni che ti corrodono la pelle 
solo a pensarci,
non per la loro bellezza,
ma per il colpo basso che ti hanno inferto.
Lo sai?
A volte ci sono verità celate da bugie,
che non vorresti sentire, eppure, quando
sveli le loro trame,vorresti non aver saputo
la verità.
Lo sai?
Dicono che l'amore vero è per sempre,
ma i veri amori sono quelli che per sempre
sarai condannato ad odiare.
Lo sai?
Dicono che in ogni lacrima si celi una promessa,
ma sono poche quelle che vengono mantenute,
innumerevoli quelle tradite e soffocate nel pianto.
Lo sai?
Molte son le parole non dette e le paure celate
per timore di esporsi e cadere in volo, eppure,
sarebbero quelle frasi soffocate dal cuore a
salvare dai naufragi...
Lo sai?
A volte ci sono eventi che rimangono
sospesi come domande ...
Passano ore, minuti, secondi, secoli, millenni,
ma prima o poi la vita risponde e ti porta il conto
e chissà se per alcuni sarà salato abbastanza!

- I think fate made it fly, they are very intense words and written with true love, who is the author?

 

- It is written at the foot of the page ...

 

"Edward runs towards the bench and immediately recognizes the pink note from a notebook that he had given him and his writing, always so orderly and clear as to seem printed, caresses him, as if that sheet could transmit that fear and that affection, and he reads all in one breath ". Signed Mariateresa Scionti 1 + 1 = 1 Libereria editions

 

- What we have read and what has come to us from heaven is from a book and the author is called Mariateresa.

 

- Walter, I think this book is about a suffered love. Do you know that sometimes suffering depends on too much love? For example, my father loved me and wanted the best for me, his desire for love was so great that it blurred his sight, he didn't see that I was attracted to art, he loved me and he was afraid for me. My father knew that at his departure he could not protect me and therefore, following his standards, he preferred a peaceful and rewarding life for me. Instead he didn't understand that he hurt me, his was too much love, he certainly didn't want to harm me, he just wanted my good and I didn't have time to thank him and tell him that being an artist was what I wanted and that made me happy. Although I was misunderstood in my career, when I was painting I was happy and this was enough for me. Heaven sent these words to me, I want my father to read them too and maybe he will smile.

 

- Or weep.

 

- Sincere love agrees to laugh and also to cry, I think this is what Mariateresa Scionti means in her 1 + 1 = 1. In the end it is only the confirmation that this feeling is a simple and only word ... love ... Walter, I'm going to tell my father. Come on, let's get back in the car I have to reach him.

 

- Okay, that would be a nice happy ending. By the way, now here at the bar there would be a small bill to pay.

 

- Let's run, there is no time, leave it to the next artist, who will he be?

 

- I think a penniless young man.

 

- Don't worry, his art is worth gold.

 

- It is better that we leave. So, after the flight with Picasso, here at the bar they are resigned.

 

Readers of Signoradeifiltri I, Edouard Manet and Mariateresa Scionti greet you and look forward to seeing you at the next appointment and it will always be a pleasure.

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Intervista con l'artista: Mimmo Rotella

23 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #le interviste pazze di walter fest, #pittura

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati al nostro blog che, grazie alla cultura, vince lo stress da virus. Eccoci per una nuova intervista, solo un attimo che chiamo il mio amico Matteo Gentili, lo scrittore prestato all'automobilismo, il quale dovrebbe aver modificato il motorino d’avviamento della 500 sostituendolo con quello di un trattore, che a sua volta ha preso in prestito sostituendolo a quello del trattore di Antonio lo Frate che non se ne accorgerà perché con la fantasia è da una settimana che sta’ sognando la California.

 
- Pronto Matteo, allora questa sera possiamo andare tranquilli?
 
- Walter, tranquilli come un pescatore del lago Trasimeno, ti porto la 500 fra dieci minuti.
 
- Perfetto, ti aspetto con Majlinda in piazzetta.
 
Io e Majlinda Petraj, in arte Mishel, usciremo di notte per incontrare un artista italiano molto importante.
 
- Majlinda sei preoccupata?
 
- Macché, io la nostra storia l’ho messa al sicuro tra i versi di poesie millenarie, così per millenni tutti sapranno quanto ti ho amato.
 
- Ma allora mi ami!
 
- Ma sciocco, non dicevo a te, è l’ouverture del mio libro Pianeta cuore.
 
- Quasi ci avevo creduto, ah, ecco che arriva Matteo.
 
- Ragazzi, visto che ho fatto presto? Allora dove andate?
 
- Eh già, Walter, dove andiamo?
 
- Andiamo ad intervistare Mimmo Rotella ma gli ho promesso che gli diamo una mano.
 
- A fare che?
 
- A strappare i manifesti dai muri. Ultimamente il nostro artista è un po’ a corto di materiale, ormai la pubblicità è televisiva, virtuale, subliminale, telefonica e digitale, insomma i canali pubblicitari si sono amplificati, perfino i manifesti elettorali, causa crisi, si sono ridotti e, per finire, in giro ci sono anche molte affissioni plastificate. Insomma, per i tradizionali manifesti di carta tira una brutta aria, e così questa notte dobbiamo andare in giro per Roma alla ricerca del manifesto strappato.
 
- Ma io sono una scrittrice!
 
- Majlind, la notte è fonte di ispirazione, e poi a bordo della 500 abbiamo caffè, frigo bar e musica super tech.
 
- Allora posso venire pure io?
 
- Matteo, potremmo affidarti l’incarico di guarda spalle, che ne dici?
 
- Triplo panino con la porchetta?
 
- E’ il minimo. Forza, partiamo che Mimmo Rotella ci aspetta a Fontana di Trevi
 
 
 Mimmo Rotella, (Catanzaro, 7 Ottobre 1918 – Milano, 8 Gennaio 2006)
 
Se pensiamo alla data di nascita di questo artista ci viene da chiedere come un personaggio così moderno e rivoluzionario possa essere nato in un'epoca tanto vicina all’800. La spiegazione sta nel fatto che Mimmo Rotella era dotato per natura di un'intensa vivacità intellettuale e di un entusiasmo creativo tale da superare ogni schema preconcetto. Nell’immediato dopo guerra, dopo avere prima studiato e poi insegnato arte a Catanzaro, si trasferisce a Roma, dove si unirà ai gruppi di giovani artisti rampanti, al lavoro per far emergere l’arte dalle ceneri del dramma bellico. Ma è nel corso degli anni ’50 e ‘60 che Mimmo Rotella, coraggiosamente, partirà in giro per l'Europa e gli Stati Uniti per ampliare la propria esperienza artistica. Questo impatto con nuove realtà esaltanti ma lontane quanto una galassia, lo illumineranno sul suo essere artista. Saranno anni intensi di incontri e contatti con l’ambiente artistico più propulsivo del momento, e l'eclettico artista calabrese spazierà con il suo talento fra pittura, decollage, fotografia, tecnica tipografica, registrazioni audio e poesia sperimentale. Proprio per questo Mimmo Rotella non si crogiolerà a godersi il successo ma prenderà la rincorsa, sempre pronto a sperimentare nuove tecniche alla ricerca di un nuovo linguaggio.
Mette da parte pennelli, tele, tubetti di colore, strumenti che non gli bastano più e, nel 1953, dopo essere ritornato a Roma, scopre, come fulminato dal dio dell’arte, quel mondo, il suo mondo, che lo renderà celebre e protagonista della pop art. Da quel momento lavorerà a stretto contatto con gli artisti della sua stessa pasta che in giro per il mondo inventarono un nuovo realismo, punto fermo dell’arte moderna della quale Mimmo Rotella poteva considerarsi la risposta italiana. Nel 1980 si stabilisce a Milano e fino all'8 Gennaio del 2006, giorno della sua scomparsa, lavora senza sosta e lascerà un impronta significativa nel mondo dell’arte.
 
- Mimmo, siamo felici di incontrarti, ho portato con me i rinforzi.
 
- Anche io, ma in quattro non staremo un po’ stretti dentro questa 500?
 
- Ma no, la fantasia allarga gli orizzonti, aspetta che ti presento i miei amici, sono due scrittori: Majlinda Petraj e Matteo Gentili.
 
- Molto lieto, avete portato i guanti?
 
- Abbiamo tutto: libri da leggere, caffè, panini, whisky&soda, cioccolata e sigarette, anzi no, le sigarette no perché nuocciono gravemente alla salute. Mica come l’arte, è vero Mimmo?
 
- Ci puoi giurare ma, dicevo… avete portato i guanti?
 
- Mimmo, io devo fare il guarda spalle.
 
- E io guardare le spalle di Matteo.
 
- Però ho portato le divise da finti spazzini.
 
- Allora Matteo e Majlinda ci guardano le spalle, io e te ci travestiamo da spazzini e procuriamo il materiale artistico.
 
- Ok, diamoci da fare. Ora che ci troviamo di fronte a questi manifesti ex elettorali scaduti, mi piace immaginarti quando, nel silenzio della notte romana, girovagavi da solo per le strade a strappare dai muri i manifesti trasformandoli, per donar loro nuova vita. Io riesco a vederti felice come un ragazzino, con i fasci di manifesti legati e tenuti sotto braccio, ti vedo caricare la macchina spinto dal tuo entusiasmo creativo, un coraggio impossibile per comuni mortali. Non oso pensare ai commenti della gente della vita notturna di quell'epoca, "La dolce vita". Comitive di gente inebriata di allegra ed eccitata  frenesia, mentre  incrociava  un uomo di spalle che aveva i propri occhi colmi di fantasia, nell'atto di recuperare materiale prezioso perché ancora vivo nei colori e originale nella forma. Certo che dovevi avere una resistenza e una forza di carattere inaudite per non per sentire i lazzi e i pernacchi della gente che forse ti scambiava per un vecchio pazzo.
 
- Walter, per fare l’artista devi essere un po’ pazzo, o meglio un pazzo ragionevole, un pazzo che sa isolarsi e vedere l’invisibile che poi si materializzerà in arte. In quel momento sei su un'altra dimensione e tutto quello che ti circonda non esiste. Io, comunque, non avevo tempo per preoccuparmi degli altri, l’arte per me era la fabbrica dei miei sogni.
 
- Ehi, ragazzi, c’è gente che arriva. Ci guardano, vengono verso di noi, che facciamo?
 
- Facciamo quello che siamo, artisti di strada. Majlinda, non avresti una poesia da recitare?
 
- Sì Mimmo, certo.
 
- Mi raccomando, mettici una bella enfasi! Come su un palcoscenico!
 
Majlinda inforca gli occhiali, si spettina un po’, diventa seria, prende fiato e …
 
 
 
-“Giorni senza truccarmi”
 
 
mi sono vista
mi sono incontrata.
Un po' sorpresa
mi sono presentata:
" ah, allora sei tu...".
Il riflesso
non ama parlare
ma per una volta
balbettando mi disse:
“si, io sono lei”
“Lei chi?”
Allora chi è il "tu"?
Avvertii tutte le "Me"
ribellarsi in Una,
voce perpetua
in confusa certezza.
 
Sulla "confusa certezza" la gente applaude e, mentre Matteo gira per l’obolo, con un cappello rovesciato in mano, rivolto a una tipa del gruppo, con naturalezza intona queste rime:
 
 
 
Vorrei essere luce
per illuminare
la tua strada
 
Vorrei essere buio
per osservarti
mentre dormi
 
Vorrei essere un eroe
per correre
in tuo aiuto
 
Vorrei essere come sono
perché non ho altro
ma ciò che ho
è abbastanza
per volerti bene.... 
 
 
 
 
La tipa guarda Matteo con occhi teneri e sognanti, vorrebbe baciarlo, si avvicina, mette nel cappello una gomma masticata. Un po’ snob, insieme agli altri scivola via nel buio della notte romana illuminata da lampioni soffusi.
 
- Ragazzi, allora che facciamo?
 
- Cappuccino e cornetti caldi?
 
- E i manifesti da strappare?
 
- Per questa notte può bastare. Matteo, butta nel cestino quella gomma masticata, carichiamo i manifesti e saliamo in macchina.
 
- Mimmo, tutta la tua energia da dove derivava?
 
- Dalla fame.
 
- Dalla fame? E perché?
 
- Se vuoi volare devi stare leggero, leggero senza zavorra nella testa, senza sentirti gonfio del tuo ego che ti distrae e ti fa perdere l’amore. Invece devi amare la tua arte, con amore devi lavorare la materia con la quale fondi te stesso, la tua anima diventa materia fatta di amore, lo stesso amore che cantano i tuoi due amici scrittori. Il loro è un amore delicato, passionale, intenso, sofferto, un amore che desideri, insegui e raggiungi solo se sei  affamato. E' vero che anche voi poeti avete fame di amore?
 
- Mimmo, ne siamo sempre alla ricerca. Sapessi che fatica trovare le parole giuste.
 
- E’ facile, basta prendere una penna e scrivere senza fare i furbi.
 
- Tutto qua?
 
- Eh!...Vabbè, sono sicuro che voi due, con quelle facce pulite, siete veri poeti, ma, a proposito di furbizia, mi risulta che ultimamente una ricca consumazione al bar sia stata pagata con un barattolo di merda.
 
- Si trattava di merda d’artista quella di Piero (Manzoni).
 
- Ah e allora adesso noi con che pagheremo? Con i manifesti strappati, con queste facce da trou du cul  stampate sopra?
 
- Mimmo sarebbero un po’ ingombranti da mettere sulla cassa.
 
- E allora che si fa?
 
- Una volta con Picasso abbiamo consumato e siamo scappati in Vespa.
 
- Mica sarete matti?
 
- Majlinda e Matteo, avete qualche vostro libro?
 
 - Io ho Pianeta cuore.
 
-Io I racconti di uno sconosciuto.
 
-Sarebbe tanta roba… Ok, molto bene, io ho una caricatura di Mario er benzinaro, e facciamo fare un autografo a Mimmo Rotella. Andiamo al bar, consumiamo, gli lasciamo quello che abbiamo e poi ce ne andiamo.
 
- Wà, ma se il barista non accetta?
 
- Gli diciamo di segnare il conto a Edouard Manet perché lui di bar se ne intende, è uno dell’ambiente.
 
- Mimmo, l’ultima domanda.
 
- Prego.
 
- Se tu non avessi fatto l’artista, che cosa avresti fatto?
 
- Il contadino, perché non lo vuole fare più nessuno e io sarei ancora un originale visionario. Coltiverei insalata e pomodori, uva e albicocche, ogni giorno sarei felice di vivere a contatto con la natura, nostra sorella, amica, amante. Come un buon contadino vedrei con occhi attenti e spontanei il sole e la luna, accarezzerei la terra e poi dipingerei il cielo con le dita. La natura fra gli artisti è la cosa più autentica, la migliore.
 
- E i manifesti strappati?
 
- Quello era un retaggio del consumismo sfrenato, era la caduta degli dei, la smitizzazione della vanità. Da contadino in campagna non mi sarebbero serviti.
 
Amici lettori della signoradeifiltri, vorremmo portarvi con noi a fare colazione ma è notte e starete dormendo. Io, Mimmo Rotella, Majlinda Petraj e Matteo Gentili vi salutiamo, e sarà ancora un piacere rivedervi al prossimo incontro con un nuovo artista a sorpresa.

 

Readers of signoradeifiltri, welcome back to our blog which, thanks to culture, overcomes the stress of viruses. Here we are for a new interview, just a moment, I call my friend Matteo Gentili, the writer lent to motoring, who should have modified the starter of the 500 by replacing it with that of a tractor, which in turn he took by replacing it with that of Antonio Lo Frate's tractor, who will not notice it because with fantasy he has been dreaming of California for a week.

 

- Hello Matteo, then can we be quiet tonight?

 

- Walter, calm as a fisherman from Lake Trasimeno, I'll bring you the 500 in ten minutes.

 

- Perfect, I'll wait for you with Majlinda in the square.

 

Majlinda Petraj, aka Mishel, will go out at night to meet a very important Italian artist.

 

- Majlinda are you worried?

 

- Well, I have made our story safe among the lines of thousand-year-old poems, so for millennia everyone will know how much I loved you.

 

- But then you love me!

 

- But no, I wasn't saying to you, it is the overture of my book Planet hear".

 

- I almost believed it, ah, here comes Matteo.

 

- Guys, you see I’m early? So where are you going?

 

- Yeah, Walter, where are we going?

 

- We are going to interview Mimmo Rotella but I promised him we would help him out.

 

- To do what?

 

- To tear the posters off the walls. Lately our artist is a little short of material., Now advertising is television, virtual, subliminal, telephone and digital, in short, the advertising channels have amplified, even the election posters, due to the crisis, have shrunk and, there are also many plastic billboards around. In short, for traditional paper posters there is no room anymore and so tonight we have to go around Rome in search of the torn poster.

 

- But I'm a writer!

 

- Majlind, the night is a source of inspiration and then, on board the 500, we have coffee, mini bar and super tech music.

 

- Then may I come too?

 

- Matteo, could you look out?

 

- Triple sandwich with porchetta?

 

- Yeah. Come on, let's start. Mimmo Rotella is waiting for us at the Trevi Fountain

Mimmo Rotella, (Catanzaro, 7 October 1918 - Milan, 8 January 2006)

If we think about the date of birth of this artist, it would seem a time so far away that we could  ask how such a modern and revolutionary character could have been born in an era so close to the 1800s. The explanation is in the fact that Mimmo Rotella was naturally endowed with an intense intellectual liveliness and with a creative enthusiasm such as to overcome any preconceived scheme. Immediately after the war, after first studying and then teaching art in Catanzaro, he moved to Rome, where he joined the groups of young rampant artists, to bring art out of the ashes of the war drama. But it was during the 1950s and 1960s that Mimmo Rotella bravely left for Europe and the United States to expand his artistic experience. This impact with new exciting realities, as far away as a galaxy, will illuminate him on his being an artist. They will be intense years of meetings and contacts with the most propulsive artistic environment of the moment, and the eclectic Calabrian artist will space, with his talent and his art, between painting, decollage, photography, typographic technique, audio recordings and experimental poetry. Precisely for this reason Mimmo Rotella will not bask in enjoying success but will take a running, always ready to experiment with new techniques in search of a new language.

He puts aside brushes, canvases, tubes of colour, tools that are no longer enough for him and, in 1953, after returning to Rome he discovers, as electrocuted by the god of art, that world, his world, which will make him famous and protagonist of pop art. From that moment on, he worked closely with the artists of like him who, around the world, invented a new realism, a steady point of modern art for which Mimmo Rotella could be considered the Italian answer. In 1980 he settled in Milan and until 8 January 2006, the day of his death, he worked tirelessly and left a significant mark on the art world.

 

- Mimmo, we are happy to meet you, I brought the reinforcements with me.

 

- Me too, but four of us won't be a little tight inside this 500?

 

- But no, fantasy broadens horizons, let me introduce you to my friends, they are two writers: Majlinda Petraj and Matteo Gentili.

 

- Nice to meet you, did you bring gloves?

 

- We have everything: books to read, coffee, sandwiches, whiskey & soda, chocolate and cigarettes, indeed no, cigarettes not because they seriously harm health. Not art, Mimmo?

 

- You can swear to it but, I said ... did you wear gloves?

 

- Mimmo I have to be a back guard.

 

- And I will look out at Matteo.

 

- But I brought the uniforms from fake dustmen.

 

- Then Matteo and Majlinda look out, you and I dress up as scavengers and get the artistic material.

 

- Okay, let's get busy. Now that we are talking about these expired ex-election posters, I like to imagine you when, in the silence of the Roman night, you wandered alone on the streets to tear the posters from the walls, to give them new life. I can see you happy as a boy, with bundles of posters tied and held in your arm. I see you load the car driven by your creative enthusiasm, an impossible courage for ordinary mortals. I dare not think of the comments of the people of the nightlife of that time, "La dolce vita". Groups of people intoxicated with cheerful and excited frenzy, while meeting a man from behind who had his eyes full of fantasy, in the act of recovering precious material because it was still alive in the colours and original in the form. Of course you had to have an unprecedented resistance and strength of character in order not to hear the jokes and the boos of the people who perhaps mistaken you for an old fool.

 

- Walter, to be an artist you have to be a little crazy, or rather a reasonable madman, a madman who knows how to isolate himself and see the invisible who then materializes in art. At that moment you are on another dimension and everything around you does not exist. However, I didn't have time to worry about others, art for me was the factory of my dreams.

 

- Hey, guys, there are people coming. They look at us, what do we do?

 

- Let's be what we are, street artists. Majlinda, wouldn't you have a poem to act?

 

- Yes Mimmo, of course.

 

- Please, put a lot of emphasis on it! Like on a stage!

 

Majlinda puts on her glasses, messes a little, becomes serious, takes a breath and ...

The girl looks at Matteo with tender and dreamy eyes, she would like to kiss him, he approaches her, puts a chewed gum in her hat. A little snobbish, she slips away with the others into the darkness of the Roman night illuminated by suffused street lamps.

 

- Guys, what do we do then?

 

- Cappuccino and hot croissants?

 

- And the posters to tear?

 

- Enough for this night. Matteo, throw that chewed gum in the trash, load the posters and get in the car.

 

- Mimmo, where did all your energy come from?

 

- From hunger.

 

- From hunger? And why?

 

- If you want to fly you have to stay light, light without ballast in the head, without feeling swollen with your ego that distracts you and makes you lose love. Instead, you have to love your art, with love you have to work the matter with which you mix yourself, your soul becomes matter made of love, the same love that your two writer friends sing. Theirs is a delicate, passionate, intense, suffered love, a love that you desire, pursue and achieve only if you are hungry. Is it true that you poets too are hungry for love?

 

- Mimmo, we are always looking for it. If you knew how hard it was to find the right words.

 

- It's easy, just take a pen and write without being smart.

 

- That's all?

 

- Eh! ... Okay, I'm sure that you two, with those clean faces, are real poets, but, speaking of cunning, I understand that lately a rich drink at the bar has been paid with a can of shit.

 

- It was an artist's shit that of Piero (Manzoni).

 

-Ah so what are we going to pay with now? With the torn posters with these trou du cul faces printed on them?

 

- Mimmo they would be a bit bulky.

 

- And then what?

 

- Once with Picasso we g drank and ran off on a Vespa.

 

- Aren't you crazy?

 

- Majlinda and Matteo, do you have any of your books?

 

- I have Planet Heart.

 

-I The Tales of a Stranger.

 

-It would be a lot of stuff ... Ok, very well, I have a caricature of Mario er benzinaro. Let Mimmo Rotella sign an autograph. We go to the bar, we drink, we leave what we have and then we leave.

 

- Well, what if the bartender doesn't accept?

 

- We tell him to let Edouard Manet's pay the bill because he knows about the bar, he is one of us .

 

- Mimmo, the last question.

 

- You are welcome.

 

- If you hadn't been an artist, what would you have done?

 

- The farmer, because nobody wants to do it anymore and I would still be an original visionary. I would grow salad and tomatoes, grapes and apricots, every day I would be happy to live in contact with nature, our sister, friend, lover. Like a good farmer I would see the sun and the moon with attentive and spontaneous eyes, caress the earth and then paint the sky with my fingers. Nature among artists is the most authentic, the best.

 

- And the torn posters?

 

- That was a legacy of unbridled consumerism, it was the fall of the gods, the demystifyzation of vanity. As a farmer in the countryside I would not have needed it.

 

Readers of signoradeifiltri, we would like to take you with us for breakfast but it is night and maybe you are sleeping. I, Mimmo Rotella, Majlinda Petraj and Matteo Gentili greet you, and it will still be a pleasure to see you again at the next meeting with a new surprise artist.

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Intervista con l'artista: Giacomo Balla

18 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #le interviste pazze di Walter Fest, #poesia

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest

 
Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati al mio appuntamento con l'arte e con il blog sempre in orbita nella galassia della cultura. Questo deve proprio essere un periodo sfortunato. Devo andare a prendere l’artista che oggi intervisterò ma purtroppo i miei mezzi di locomozione sono ancora in panne, abbiamo dovuto riconsegnare il 600 a pulmino alle suore pacifiste, non potevamo approfittare della loro generosità, quindi oggi non mi rimane che prendere la vecchia 500, che si mette in moto solo se viene spinta e, in questi casi, a chi si chiede aiuto? Ma sì, si chiede aiuto a un amico, aspettate un attimo che lo chiamo.
 
- Pronto Laurent.
 
- Ciao Walter.
 
- Ho un problema, mi devi aiutare.
 
- Che dobbiamo fare?
 
- C’è una 500 da mettere in moto a spinta, non va il motorino d’avviamento.
 
- Aspettami che arrivo.
 
Amici lettori, mi dispiace di questo contrattempo, mi rendo conto che siamo nel 2080, in piena fantascienza, in piena era moderna e super evoluta, ma a noi poveri artisti, se vogliamo spostarci, non rimane che spingere miseramente a mano questa piccola automobilina. Per fortuna sta arrivando un mio amico: il poeta Laurent.
 
- Eccomi, sono arrivato, allora, che facciamo?
 
- Spingiamo, forza, io monto in macchina e tu spingi. Accendo il quadro, metto la seconda al volo, il motore parte, con la destra apro lo sportello e tu, con salto, entri.
 
- Comincio a captare la fregatura: è per questo che mi hai chiamato?
 
- Ma dai, si tratta di un piccolo aiutino, tu sei forzuto. E poi, dopo, ti presento un amico artista, intervistiamo Giacomo Balla.
 
- E’ amico tuo?
 
- Laurent, io con la fantasia tengo un sacco di amici altolocati. Dai, sbrighiamoci che ci sta aspettando.
 
E con uno schioccare di dita, i due artisti di @libereria mettono in moto la 500 e vanno ad incontrare Giacomo Balla.
 
- Laurent, con il famoso artista torinese faremo un ritorno al passato, torneremo indietro nel tempo per parlare del presente che poi è il futuro. Lo so che ti appare un concetto confuso ma, attraverso la fantasia, spiegheremo quello che accadrà fra 60 anni. Eccolo là, in compagnia del suo cane al guinzaglio.
 
- Giacomo, benvenuto a bordo, le presento un mio amico scrittore, Laurent Vercken de Vreushmen.
 
- Molto lieto maestro.
 
- Ragazzo, chiamami semplicemente Giacomo. Insomma, Walter, siamo in era post futurista, perché sei venuto con questa auto preistorica?
 
- Giacomo, è quello che passa il convento della fantasia.
 
- Ah, ho capito! Ecco perché sei andato da Dalì con il pulmino delle suore.
 
- Giacomo, quella è un'altra storia. Ma hai ragione, siamo nel 2080 e la tecnologia è parte della nostra vita, ha facilitato  il nostro quotidiano. Quello che il cinema aveva da sempre anticipato come finzione scenica ora è diventato realtà. Fortunatamente, nel 2080, prima che corressimo il rischio di diventarne schiavi, abbiamo fatto in tempo a fare qualche passo indietro. La virtualità, l'automazione non possono sostituirsi a noi, questo pianeta è nato per essere la casa di ogni forma di esistenza naturale a dimensione umana, la tecnologia deve rimanere solo uno strumento. Giacomo, parliamo del movimento Futurista?
 
- Walter, noi eravamo prima di tutto uomini con una testa, un cuore, due braccia e due mani per forgiare e plasmare la materia. Il mito della velocità era l'applicazione delle nostre teorie, l'arte è sempre stata l'apripista dei nuovi linguaggi, rompere gli schemi del passato era la nostra forza, la nostra illusione. Il Futurismo, come tutte le avanguardie artistiche, disponeva di un tempo limitato per lasciare il posto a nuove tendenze. Vedi come tutto gira? Mai permane una situazione inossidabile di staticità, è l'energia dinamica della nostra esistenza che si muove insieme al globo terrestre, in un vortice infinito, ad una tale velocità  da far sembrare ogni cosa invisibile, nella quasi perdita della cognizione del tempo. C'è solo una cosa che ci ricompatta e ci armonizza con la natura: il colore, un'infinita gamma di sfumature, parte intrinseca del nostro dna. Il colore è il cuore di ogni cosa. Sai che l'Italia è il paese più colorato del mondo? Lo è per conformazione naturale, lo è per la sua storia, naturalmente per la sua arte, non esiste paese al mondo più colorato del nostro.
 
 
 
Giacomo Balla, nel 1895, lasciò Torino per Roma e per sperimentare il nuovo Divisionismo italiano del quale, insieme ad un gruppo di giovani artisti suoi allievi, fu un importante promotore.
Gli inizi del '900 furono anni di grande modernizzazione, nonostante il periodo belligerante, l'arte era attivissima.
Giacomo Balla, un'irrefrenabile personalità mai domata, gettò le basi del movimento Futurista. In quegli anni, attraverso una vivacità creativa eccezionale, realizzò, inoltre, scenografie teatrali, arredamenti, accessori vari di uso quotidiano. Tutto questo  con il nuovo linguaggio futurista, un dinamismo sopratutto e maggiormente "colorato", per affermare un universo a 360° proiettato verso il futuro. Giacomo Balla in questo fu uno dei maggiori protagonisti.
Purtroppo, nel corso di quegli anni, se da un lato il vivere sapeva di modernità e di relativo benessere, da un altro stavano rullando tamburi di guerra. L'artista non poté fare a meno di rimanerne coinvolto. Il potere ha sempre usato l'arte e la stampa come strumenti di comunicazione. Nel 1937 G.B. avvertì la sensazione che la società stesse prendendo un'altra rotta e che l'arte non fosse più un sentimento umano, ma un qualcosa di eccessivamente portato alla presunzione, qualcosa che faceva diventare il colore, l'anima della nostra esistenza, una mera patina di facciata. Decise perciò di estraniarsi dal cambiamento dei propri ideali, portò avanti la questione con coraggiosa onestà intellettiva, subendo, da parte della cultura ufficiale, l'allontanamento come figura di spicco dell'arte Italiana.
Dopo gli anni di guerra, l'opera di Giacomo Balla venne meritatamente rivalutata a livello mondiale. Era stato un vero maestro, artefice di una unicità artistica, lasciando un'impronta fondamentale nel panorama culturale internazionale. Negli  anni a seguire continuò la sua produzione artistica, rimanendo un serio e appassionato artigiano dell'arte, scomparve ottantaseienne il 1 Marzo del 1958.
 

- Giacomo, ora vorrei parlare con te di un'opera, un monocolore importante e rivoluzionario per quei tempi, Dinamismo di un cane al guinzaglio.
 
- Cari ragazzi, avevo dentro di me la consapevolezza di provare una forte attrazione per la  fotografia, che ritenevo una grande novità. Sono stato sempre uno sperimentatore, mi sentivo come un navigatore alla scoperta di nuove terre e non potevo rimanere indifferente
 
- Giacomo, perché il formato dell'opera è quasi quadro, con il cane in primo piano e la figura della donna tagliata all'altezza delle gambe?
 
- E' facile, per una questione di libertà. Volevo liberare il cane dal guinzaglio, strappandolo idealmente alla donna, stretta, oppressa nel suo abito di sapore antico lungo fino alle caviglie, che la teneva prigioniera. Un abito che ne accentuava, ma allo stesso tempo ne celava, le belle forme femminili e naturali, mentre l'animale, con la velocità dei suoi passi, librando il guinzaglio voleva velocizzare le gambe e tutta la personalità di donna verso una modernizzazione dei propri usi e costumi.
Come puoi vedere il protagonista è il cane, che ho raffigurato in una linea obliqua verso l'alto, vedendo un orizzonte lontano. La mia stessa firma è posta in basso a destra, come autore e uomo di questa nuova epoca seguo con la mia autenticazione grafica quella direzione. Io, tramutandomi in un essere invisibile, valicando la barriera temporale, mi proietto, come una serie di fotogrammi di una pellicola in uso alla fotocamera insieme alle immagini impresse sulla cellulosa, verso il futuro.
A proposito di futuro. Eh già, ragazzi miei, nel 2080 siamo andati troppo in là, abbiamo portato troppo avanti l'umanità, smorzando un cuore che batte, un universo di sentimenti, la fantasia che ti rende felice delle cose semplici e genuine, la gioia di esistere, e ci siamo invaghiti del progresso, della scienza superiore alla dimensione umana, portando gli uomini, le donne a diventare automi infelici e questo è stato un grave errore.

- Giacomo nel 2080 siamo diventati automi infelici?
 
- Ebbene sì, fortunatamente ci siamo fermati in tempo, eravamo sull'orlo del baratro, poi il potere dell'arte magicamente ha destato, attraverso tutte le espressioni umanistiche, quella forza che ci ha permesso di separare la tecnologia dalla vera essenza dell'umanità, un'essenza fatta dei cinque sensi primordiali che ci rendono unici e felici. Siamo riusciti a ottenere il meglio dagli strumenti della scienza, rimanendo semplicemente umani. Come questa automobile antica di fuori ma moderna e iper accessoriata di dentro, che si alza in volo, non fa fumo e non inquina, bella da viverla umanamente con il più piacevole e spontaneo dei sorrisi.
 
- Laurent, tu che dici?
 
- Questa disquisizione futurista è stata deliziosa, per rimanere in tema posso deliziarvi con una mia poesia?
 
- Laurent, ti ascolterò con piacere
 
 
- Il titolo è Un piccolo genio di sottofondo.
 
Se ne sta immobile,
passeggiando
Tra i discorsi
Con un nubifragio appeso di traverso
Nel nugolo dei pensieri
E delle battute di controcanto
In risposta alle affermazioni forti
Delle affettuose personalità
Inermi eppure gigantesche,
Esse, le compagnie amiche nemiche,
Si stagliano contro un cielo
Di stonati risvolti
Nella vita di Qualcuno
Così che quando si affermano gli scherzi
In compagnia del piccolo genio di sottofondo
Ogni cosa aggiunge il valore
Ch’egli le toglie via
Con un perturbante e deciso gesto
Di chi dagli albori
Si trova a riscoprirsi
I segni delle represse voglie
A mo’ di scusa chiede
Per rubare carezze
Costantemente trasportate al centro
Rivelatore della mancanza di
Un contrappeso alle vertigini
Di fronte la manifestazione del proprio aspetto
Un triste biglietto da visita
Per resistere alla gravità di ogni cosa.
 
 
- Ehi ragazzo, ma questa è una poesia futurista!
 
- La ringrazio, detto da un artista come lei è un gran complimento, anche nel mio libro Qualcuno di inadeguato, sotto una maschera di drammaticità ho costruito un cuore che pulsa di ottimistico entusiasmo, una dinamica azione per svegliare il torpore di una vita ormai spenta, l’energia che nella mente accende la luce, la mia luce che vuole illuminare il percorso di coloro che hanno perso la speranza.
 
- Laurent, tu sei nato nel periodo sbagliato, se fossi stato dei miei tempi avresti avuto un successo straordinario, ma ti auguro di ottenerlo comunque in questa era moderna, sei giovane e il tempo è dalla tua parte.
 
- Giacomo, ti prometto che proverò.
 
- Ma Walter, Jackson Pollock mi ha detto che su questa automobilina futurista tu hai un bell'assortimento di cioccolatini.
 
- Certo Giacomo, puoi trovarli nel cassettino del frigo bar.
 
- Mi sembra di non vederli, ma cos’è questo? Un barattolo? Perché tieni un barattolo?
 
- Un barattolo?
 
- Ma sì, è proprio un barattolo e sopra c’è scritto “Merda d’artista”.
 
- Ah sì, è l’opera di Piero Manzoni.
 
- E la volete mettere con i cioccolatini che avete dato a Pollock? Sapete ora con questo barattolo che ci faccio?
 
- Ma Giacomo non è stata colpa nostra se Pollock si è pappato tutti i cioccolatini. E poi il barattolo è di Piero Manzoni per la prossima intervista.
 
- Anche se di artista sempre di merda si tratta, ora ve la tiro in testa così imparate per la prossima volta.
 
- Giacomo ti prego non lo fare, quel barattolo vale più di duecentomila euro!
 
-Ma Walter non potevi dargli la banana di Cattelan?
 
-La banana? Laurent ma che ci posso fare se gli artisti sono matti?
 
- E allora andiamoci a prendere un caffè che è meglio.
 
- Giacomo, non possiamo, Salvador Dalì ti ha lasciato da pagare il conto dell’ultima intervista.
 
- Ragazzi, tranquilli, consumiamo e poi il conto lo fate pagare a Piero Manzoni. Con quello che vale questa sua opera si può permettere di pagarci un caffè, perbacco!
 
E così, amici lettori, mentre io, Laurent Vercken de Vreushmen, Giacomo Balla e il suo cane al guinzaglio andiamo a prenderci un caffè, che poi faremo pagare a Piero, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro. Tanto avete capito con chi sarà.

Readers of Signoradeifiltri, welcome back to my appointment with art and with the blog always in orbit in the galaxy of culture. This must be an unfortunate period, because I have to go get the artist I will interview today. Unfortunately my means of locomotion are still broken down, we had to return the 600 bus to the pacifist nuns, we could not take advantage of their generosity, so today I just have to take the old 500, which starts only if it is pushed and, in these cases, who do you ask for help? But yes, you ask for help from a friend, wait a moment for me to call him.

- Hello Laurent.

- Hi Walter.

- I have a problem, you have to help me.

- What should we do?

- There is a 500 to be started, the starter does not go.

- Wait for me, I'm coming.

Dear readers, I am sorry for this setback, I realize that we are in 2080, in full science fiction, in full modern and super evolved era, but to us poor artists, if we want to move, all that remains is to push this small car miserably by hand. Luckily a friend of mine is coming: the poet Laurent.

- Here I am, what do we do?

- We push, come on, I get in the car and you push. I turn on, the engine starts, with the right hand I open the door and you, with a jump, enter.

- I begin to catch the catch: is that why you called me?

- Come on, it's a little help. And then, afterwards, I introduce you to a friend artist, we interview Giacomo Balla.

- Is he your friend?

- Laurent, I have a lot of high-ranking friends with fantasy. Come on, let's hurry up.

And with a snap of your fingers, the two @libereria artists start the 500 and go to meet Giacomo Balla.

- Laurent, with the famous artist from Turin we will make a return to the past, we will go back in time to talk about the present which is then the future. I know that this is a confused concept but, through fantasy, we will explain what will happen in 60 years. Here he is, in the company of his dog on a leash.

- Giacomo, welcome on board, I introduce you to a friend of mine, Laurent Vercken de Vreushmen.

- Hallo!

- Boy, just call me Giacomo. In short, Walter we are in the post futurist era, why did you come with this prehistoric car?

- Giacomo, that's what's available.

- Ah, I understand! That's why you went to Dalì with the nuns' minibus.

- Giacomo, that's another story. But you're right, we are in 2080 and technology is part of our life, it has facilitated our daily lives. What cinema had always anticipated as stage fiction has now become reality. Fortunately, in 2080, before we ran the risk of becoming slaves, we had time to take a few steps back. Virtuality, automation cannot replace us, this planet was born to be the home of every form of natural existence with a human dimension, technology must remain only a tool. Giacomo, are we talking about the Futurist movement?

- Walter, we were first of all men with a head, a heart, two arms and two hands to forge and shape the material. The myth of speed was the application of our theories, art has always been the forerunner of new languages, breaking the patterns of the past was our strength, our illusion. Futurism, like all artistic avant-gardes, had limited time to make way for new trends. See how everything turns? There never remains a situation of stainless static, it is the dynamic energy of our existence that moves together with the terrestrial globe, in an infinite vortex, at such a speed as to make everything seem invisible, in the almost loss of time cognition. There is only one thing that compacts us and harmonizes us with nature: color, an infinite range of shades, an intrinsic part of our DNA. Color is the heart of everything. Do you know that Italy is the most colorful country in the world? It is by its natural conformation, it is by its history, naturally by its art, there is no country in the world more colorful than ours.
 

Giacomo Balla, in 1895, left Turin for Rome and to experience the new Italian Divisionism of which, together with a group of young artists, his students, was an important promoter.
The early 1900s were years of great modernization, despite the belligerent period, art was very active.
Giacomo Balla, an unstoppable personality never tamed, laid the foundations of the Futurist movement. In those years, through an exceptional creative liveliness, he also created theatrical sets, furnishings, various accessories for daily use. All this with the new Futurist language, a dynamism above all, and more "colorful", to affirm a 360 ° universe projected towards the future. Giacomo Balla in this was one of the major protagonists.
Unfortunately, during those years, if on the one hand living tasted of modernity and relative well-being, on the other hand war drums were rolling. The artist could not help but get involved. Power has always used art and printing as communication tools. In 1937 G.B. felt the feeling that society was taking another route and that art was no longer a human feeling, but something excessively led to presumption, something that made color, the soul of our existence, a mere patina facade. He therefore decided to estrange himself from the change of his ideals, he pursued the matter with courageous intellectual honesty, undergoing, on the part of the official culture, the removal as a leading figure of Italian art.
After the war years, Giacomo Balla's work was deservedly re-evaluated worldwide. He had been a true master, creator of an artistic uniqueness, leaving a fundamental mark on the international cultural scene. In the following years he continued his artistic production, remaining a serious and passionate artisan of the art, he disappeared  at eighty-six on March 1, 1958.


- Giacomo, now I would like to talk to you about a work, an important and revolutionary one-color for those times, "Dynamism of a dog on a leash".

- Dear guys, I had the awareness inside me of feeling a strong attraction for photography, which I thought was great news. I have always been an experimenter, I felt like a navigator discovering new lands and I could not remain indifferent.

- Giacomo, why the format of the work is almost square, with the dog in the foreground and the figure of the woman cut at the height of the legs? -

- It's easy, for a matter of freedom. I wanted to free the dog from the leash, ideally snatching it from the woman, tight, oppressed in her ankle-length ancient dress, which held her captive. A dress that accentuated, but at the same time concealed, the beautiful feminine and natural forms, while the animal, with the speed of its steps, hovering the leash wanted to speed up the legs and all the woman's personality towards a modernization of its customs and traditions.
As you can see the protagonist is the dog, which I have depicted in an oblique line upwards, seeing a distant horizon. My own signature is placed in the lower right corner, as author and man of this new epoch I follow with my graphic authentication that direction. I, transforming myself into an invisible being, crossing the time barrier, project myself, like a series of frames of a film in use to the camera together with the images imprinted on the cellulose, towards the future.
About the future. Oh yes, my boys, in 2080 we went too far, we carried humanity too far, dampening a beating heart, a universe of feelings, the fantasy that makes you happy with simple and genuine things, the joy of existing, and we fell in love with progress, with science superior to the human dimension, leading men and women to become unhappy automata and this was a serious mistake.

- Giacomo in 2080 did we become unhappy automata?

- Well yes, luckily we stopped in time, we were on the edge of the abyss, then the power of art magically aroused, through all humanistic expressions, that power that allowed us to separate technology from the true essence of humanity, an essence made of the five primordial senses that make us unique and happy. We managed to get the best out of the tools of science by simply remaining human. Like this car ancient outside but modern and hyper-equipped inside, which rises in flight, does not smoke and does not pollute, beautiful to live it humanly with the most pleasant and spontaneous of smiles.

- Laurent, what do you say?

- This futuristic discussion was delightful, to stay on topic can I delight you with a poem of mine?

- Laurent, I will listen to you with pleasure

 

The title is A little background genius.

 
Se ne sta immobile,
passeggiando Tra i discorsi
Con un nubifragio appeso di traverso
Nel nugolo dei pensieri
E delle battute di controcanto
In risposta alle affermazioni forti
Delle affettuose personalità
Inermi eppure gigantesche,
Esse, le compagnie amiche nemiche,
Si stagliano contro un cielo
Di stonati risvolti
Nella vita di Qualcuno
Così che quando si affermano gli scherzi
In compagnia del piccolo genio di sottofondo
Ogni cosa aggiunge il valore
Ch’egli le toglie via
Con un perturbante e deciso gesto
Di chi dagli albori
Si trova a riscoprirsi
I segni delle represse voglie
A mo’ di scusa chiede
Per rubare carezze
Costantemente trasportate al centro
Rivelatore della mancanza di
Un contrappeso alle vertigini
Di fronte la manifestazione del proprio aspetto
Un triste biglietto da visita
Per resistere alla gravità di ogni cosa.

 

- Hey boy, but this is a futurist poem!

 

- Thank you, said by an artist like you is a great compliment, even in my book Someone inadequate, under a mask of drama I built a heart that pulsates with optimistic enthusiasm, a dynamic action to awaken the torpor of a life now spent, the energy that turns on the light in my mind, my light that wants to illuminate the path of those who have lost hope.

- Laurent, you were born in the wrong period, if you had been in my time you would have had extraordinary success, but I wish you to get it anyway in this modern era, you are young and time is on your side.

 

- Giacomo, I promise you that I will try.

 

- But Walter, Jackson Pollock told me that on this futurist toy car you have a nice assortment of chocolates.

 

- Of course Giacomo, you can find them in the drawer of the mini bar.

 

- I don't seem to see them, but what is this? A jar? Why do you keep a jar?

 

- A jar?

 

- Yes, it is really a jar and above it is written "Artist shit"

 

- Ah, yes it is the work of Piero Manzoni.

 

- And you want to confront it with the chocolates you gave Pollock? Do you now know what I can do with this jar?

 

- But Giacomo it wasn't my fault if Pollock got all the chocolates. And then the jar is by Piero Manzoni for the next interview.

 

- Even if it is artist shit, now I throw it in your head so  you learn for the next time.

 

- Giacomo, please don't, that jar is worth more than two hundred thousand euros!

 

-But Walter couldn't they have given him Cattelan's banana?

 

- Banana? Laurent, but what can I do if the artists are crazy?

 

- So let's go get some coffee, that's better.

 

- Giacomo, we can't, Salvador Dalì left the bill to pay.

 

- Guys, don't worry, we drink and then you have Piero Manzoni pay the bill. With what his work is worth you can afford to pay us a coffee, wow!

 

And so, friends, while I, Laurent Vercken de Vreushmen, Giacomo Balla and his dog on a leash, go and have a coffee, which we will then charge Piero for, we greet you and look forward to seeing you at the next meeting. I think you understand who we will interview.

 

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Una casa di vento: incipit

14 Aprile 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #walter fest, #pittura

Disegni di Walter FestDisegni di Walter Fest

Disegni di Walter Fest

 

 

 

 

 

Incipit de Una casa di vento di Patrizia Poli

 

Sale la scala a piedi, senza accendere la luce. Gli par di sentire Michela: «Hai tanto insistito per l’ascensore e ora non lo prendi?». Gira la chiave ed entra, lo accoglie la vampa dei termosifoni, s’infila in camera di suo figlio, subito sulla destra, con la porta spalancata perché devono averlo a portata d’orecchio anche mentre dorme. Si lascia cadere ai piedi del letto, il respiro pesante di Loris dà spessore al buio.

«Babbo.»

«Dormi, ciccio.»

«Perché ci hai messo tanto a tornare?»

«Ho fatto un giro, si sta bene fuori.»

«Volevo salutare il nonno.»

«Poi un giorno ti ci porto, ora dormi, è quasi l’alba. Cazzo, hai di nuovo la tosse.» Gli sistema il lenzuolo sotto il mento, poggia le labbra sulla fronte che è appiccicaticcia, sgradevole, calda. «Buonanotte, per quel che ne resta.»

«Buonanotte, babbo.»

Spera che si riaddormenti, che non stia sveglio nei suoi laghi di sudore, nelle sue tossi convulse che grattano la gola. Va in camera sua, si spoglia, lascia cadere gli abiti sul parquet, tutti in un mucchio solo, sa che domani Michela si arrabbierà anche per questo, ma adesso non importa, adesso è così e basta. Si stende accanto a lei. Odori e scricchiolii prendono corpo dall’oscurità. Il ticchettio della sveglia, il puzzo dei calzini che ha tenuto su tutto il giorno, la tosse di Loris, secca e raschiante, il gatto che russa fra le gambe di sua moglie. Non saprebbe dire se lei dorme o fa finta, in ogni caso è molto tardi, è stanco e non gli va di parlare. Gli occhi, però, rimangono aperti e si adattano pian piano all’oscurità della camera. Comincia a intravedere il profilo di Michela. La frangia liscia arriva fino al naso, che è grosso, la bocca è come un taglio nella faccia, solo il labbro inferiore è carnoso, l’altro è sottile, lungo. Ha un accenno di doppio mento che s’intensifica non appena ingrassa. La conosce a palmo a palmo, anni fa la percorreva con la lingua dalla fronte alle dita dei piedi, imparando il sapore dei suoi orifizi, dei suoi umori nascosti, della sua pelle, delle prime increspature che non erano ancora rughe. Ora lei non ha più un odore suo, sa di bagnoschiuma, di candeggina, di gatto. Un piede lo sfiora poi si ritrae, è freddo, con le unghie che tagliano.

Lei sente il suo sospiro e si gira nel letto, si è svegliata o forse non dormiva. Non apre bocca, però, non lo consola. Lui avrebbe tante cose da dire, le parlerebbe di come suo padre gli metteva una mano sulla spalla solo per farsi fotografare, di quando gli strappò la maglietta di dosso per punirlo, di come non era mai contento dei voti che portava a casa, di quella volta che lo sgridò perché, colorando l’album, era andato fuori dai contorni. Parlerebbe anche volentieri di tutti quei silenzi a cena, della mano di sua madre che stringeva la padella così forte da far cadere la frittata. E pure del famoso materasso, sì, che suo padre insisteva per portarlo giù, nel fondo dove trascorreva tutte quelle ore di pomeriggio dopo il lavoro, e sua madre a chiedergli perché non lo butti e perché ti fai sempre la barba dopo mangiato. Parlerebbe di tutte queste cose per vedere se quel blocco di pietra che ha sul cuore potrebbe spostarsi un pochino. Prima lei lo avrebbe anche ascoltato, pure tenendolo abbracciato, a quei tempi là, quelli della Uno. Ora gli direbbe solo: «Me l’hai già detto, che ci vuoi fare, è così.»

In una notte come questa, la notte che hanno appena tumulato tuo padre in quello schifo di loculo di cemento, Cristo santo, non dovresti fissare il soffitto, dovresti stare fra le braccia di tua moglie che ti dice «piangi amore mio sfogati», come si vede nelle fiction. A quel tempo là parlavano, quando fermavano la macchina sulla strada del Castellaccio - e la macchina non era quella di adesso e nemmeno quella prima, era la vecchia Uno - in quel posto dove di notte si vedono tutte le luci della città e delle navi in rada. Allora stavano mano nella mano per tutto il tempo, si guardavano la bocca, si baciavano. La lingua di lei cercava la sua, prima come un guizzo sulla punta, poi a fondo, fino alla gola, fino al palato, e lui rispondeva subito, la stringeva, la stritolava. E si raccontavano ogni cosa, parlavano fitto, le lucciole entravano dal finestrino, accendevano l’abitacolo d’estate, i fiati appannavano i vetri d’inverno, in macchina c’era odore del vino che avevano bevuto, del profumo di marca che lei si metteva, di sudore buono. «Chissà come saranno i nostri figli, chissà dove saremo noi fra qualche anno» gli diceva lei. Qui siamo, cazzo, qui, in questa stanza che hai arredato tu e ora non ti piace, con te che smani per le caldane e Loris che si gratta e respira male. A quei tempi lo avrebbe consolato, lo avrebbe stretto al cuore, magari avrebbe anche pianto con lui. Di piangere, lei, ha smesso da tanto. La musica si è spenta, l’amore evaporato come acqua di mare rimasta fra gli scogli. Quando l’acqua se ne va, rimangono cristalli aguzzi e amari, rimangono denti di cane che, se ti ci siedi sopra, strappano il costume, rimangono erbe marine che bucano, forse non sono erbe ma bestie con le chele, rimane il sale, proprio preciso a quello che lasciano le lacrime sulla pelle.

Dentro si sente come se avesse attraversato il deserto dimenticando a casa la borraccia. Il viso s’inumidisce, suda ghiaccio nella camera surriscaldata. Sono costretti a tenere quella temperatura per Loris, ma l’autunno è mite, un novembre che sta per diventare dicembre senza che nessuno se ne accorga, dicono che il freddo, però, quello vero, sia in arrivo a giorni. A suo padre il freddo dava parecchio fastidio negli ultimi tempi, stava ingobbito nella poltrona, non si voleva lavare. Francesco si annusa le mani, ci sente l’odore dell’olio con cui hanno lucidato le panche della chiesa e anche la bara. Forse usano lo stesso prodotto per tutto quello che è collegato alla morte. La bara è entrata nel loculo con una traiettoria sicura, forse l’unica certa della vita. Lui ha guardato Michela, sperando di vedere qualcosa, di cogliere uno di quei tic che indicano turbamento, magari anche solo la gola che deglutisce, ma lei aveva la solita espressione di sempre. Michela fa tutto quello che deve fare ma poi te lo rinfaccia, con gli occhi, con la postura del corpo. E lì lui si è spaventato, ha capito che si muore, che un giorno ti svegli ma non vai a letto la sera, apri il diario ma non ci scrivi, apri bocca ma non respiri, come suo padre all’ospedale che spalancava la gola e si sentiva il rumore attraverso la laringe. Ha capito che toccherà anche a Loris, che succederà presto, e che loro non possono farci nulla. Lui è padre ma non può proteggere suo figlio, non può difenderlo, può solo aspettarne la morte, che è innaturale, fuori dall’ordine normale delle cose. Ma stanotte deve accantonare per un momento persino il pensiero di Loris e concentrarsi solo sul proprio padre, congedarsi da lui come si deve. Di parole fra loro ce ne sono sempre state poche. Suo padre era quello che montava in silenzio le ruote del triciclo e poi stava a guardare mentre lui andava su e giù ai giardinetti spelacchiati della Questura. Quando si voltava, lo vedeva distratto che si fissava le scarpe.

Si gira nel letto, dà la schiena a sua moglie, prova a dormire. Lei soffia nel buio, forse sospira o forse è stato il gatto, o il primo inizio di vento dietro la tapparella.

 

 

Ormai è giorno, c’è una luce grigia che sporca la camera. Si alza, va in bagno a urinare, si prepara un caffè con la macchinetta a capsule compatibili. Michela si è alzata prima di lui e ora gli dà le spalle, con i polsi affondati nella schiuma del lavello.

«Il bimbo?»

«Dorme, meno male.»

«E allora lascialo dormire, non fare tutto quel casino. Perché non dai la via alla lavastoviglie invece di rigovernare?»

«Per due piatti? Non c’eri ieri sera a cena. Non ci sei mai.»

«È morto mio padre, te lo sei scordato? Avevo bisogno di un po’ d’aria, di schiarirmi le idee, di stare da solo.»

«Se eri da solo, non lo so.»

«Sempre gli stessi discorsi del cazzo.»

Lei si volta per metà: «Stare insieme a te è come lanciarsi tutti i giorni a testa bassa contro un istrice. E io sono stufa, stufa, stufa di dissanguarmi. Voglio un po’ di pace. Non mi va di litigare sempre.»

«Nemmeno a me, ma siamo quello che siamo.»

Vederla dibattersi come una farfalla intrappolata sotto il bicchiere della sua indifferenza gli procura una certa soddisfazione sadica, deve ammetterlo. «Io vado.»

«Sì, è meglio.»

Esce senza nemmeno radersi. Il gatto si piazza accanto alla porta e lo fissa, come per chiedergli dove vai così presto, dove cazzo vai tutti i giorni a quest’ora, che bisogno c’è di uscire all’alba se l’ambulatorio apre alle dieci? Ma non ce la fa a rimanere, non ce la fa vedere Loris che si sveglia e comincia subito a sudare e tossire, che lo guarda con quegli occhi imploranti. E non ce la fa a rimanere con lei, perché dovrebbe trovare parole diverse, parole morbide che non gli escono più di bocca da tanto tempo, dovrebbe avere il coraggio di toccarla, di stringerla fra le braccia e chiederle: «Com’è che ci siamo ridotti così? Siamo noi, cazzo, siamo ancora noi, Francesco e Michela, siamo tu ed io.»

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Arte al bar: Salvador Dalì

13 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 
Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati nel nostro habitat artistico, oggi incontreremo un grande artista ma, sfortunatamente, abbiamo un problema: tutti i miei mezzi di locomozione mi hanno lasciato a terra, non so come andarlo a prendere, ho bisogno di aiuto e l’unico che può correre in nostro soccorso è Matteo “scintilla”, lo scrittore di Foligno. Ora gli telefono.
 
- Matteo, solo tu mi puoi aiutare!
 
- Ciao Wà, che è successo?
 
- La 500 ha il motorino d’avviamento ingrippato, la Vespa, dopo che l’ho fatta guidare a Picasso, ha la forcella storta, la Guzzi è verniciata tutta rosa con il serbatoio verde e, se la vede “lui”, si incazza e ci molla, lo devo andare a prendere fra 10 minuti e non so come fare, ti prego fatti venire in mente un idea!
 
- Ci sarebbe il 600 a pulmino delle suore del convento delle pacifiste.
 
- Ah! E allora?
 
- E allora glielo sgraffigniamo, ma poi glielo riportiamo.
 
- In fondo siamo in missione per conto di Dio!
 
- Questa battuta la conosco, dai, non perdiamo tempo, andiamo al convento, vestiti tutto di nero per non dare nell’occhio!
 
- Come un prete?
 
- Ma che stai a dì, come Diabolik! Ma i fumetti non li leggevi? Se glielo sgraffigniamo non dobbiamo farci accorgere, mi raccomando tingiti pure la faccia di nero!
 
- E come faccio?
 
- Con i pennarelli Giotto, ma devo dirti tutto? Ma che razza di artista sei?
 
- Arrivo subito!
 
Walter Fest e Matteo “scintilla”, lo scrittore di Foligno, travestiti da Diabolik, con il viso tinto di nero Giotto, stanno per sgraffignare il pulmino delle suore, per poi di corsa andare a prendere l’artista odierno.
 
- Con un salto scavalchiamo il muro delle suore pacifiste, con una spatola da pittore apriamo lo sportello, Matteo lo scrittore, lui che se ne intende, attacca i fili del blocchetto d’accensione, io metto in moto, c’è il pieno di carburante stiamo per partire a razzo e …
 
- Ma siete proprio due imbranati!
 
 E’ la suora badessa e ha una grossa clava in mano.
 
- Prendete le chiavi e non fate rumore, certo che siete proprio due mentecatti, qui la più giovane ha 105 anni. E' una vita che non guidiamo, invece che grattarlo ce lo potevate chiedere.
 
- Sorella, andiamo di corsa, dobbiamo prendere un artista!
 
- Enbè?! Lo andate a prendere con un 600 a pulmino scalcinato? E poi chi sarebbe quest’artista?
 
- E’ quello che ha disegnato il marchio delle chupa-chups.
 
- Le lecca - lecca a pallina?
 
- Sì.
 
 - Forza, non fatelo aspettare. E quando ce lo riportate lo voglio riverniciato.
 
- Come Pollock?
 
- Domenica venite tutti e due a confessarvi, lazzaroni!
 
- Wà, parti che la suora tiene ancora in mano la clava!
 
E grazie alla raccomandazione ecclesiastica, partiamo a razzo e in un battibaleno siamo da lui, lui chi? Ma è facile, è Salvador Dalì e ci sta aspettando al bar.
 
- Maestro, benvenuto, grazie per aver accettato il nostro invito.
 
- Benvenuto una cippalippa, è un'ora che vi aspetto.
 
- Maestro, ci dispiace, le possiamo offrire un buon caffè?
 
- Sì, ma prima gradirei dei salatini, con olive, patatine e un Martini dry.
 
Per fortuna Gianni, da dietro il bancone, ha visto la scena e in un lampo ci porta tutto.
 
- Allora, di che cosa vogliamo parlare?
 
- Maestro, ci racconterebbe brevi cenni della sua vita?
 
- Ma scusate, che cosa ve ne importa?
 
- Magari ai nostri lettori interessa la sua storia.
 
- Volete che vi dica una cosa con molta franchezza?
 
- Certo.
 
- Molto bene, allora dovete sapere che coloro che si avvicinano ad un'opera d’arte non devono sapere nulla della vita di un artista. A codeste persone deve solo interessare il piacere, il gusto di vedere l’opera realizzata. Possono studiarla, ammirarla, possono essere portati a riflettere, possono sognare, ma sapere vita morte e miracoli di un artista a che servirebbe?
 
- Può aiutarci a sciogliere il dilemma?
 
- Se il pubblico fosse interessato e ammaliato dalle nostre storie d’amore, passando per i nostri disastri umani, e quindi attratto dalle nostre fortune o sfortune esistenziali, andrebbe in confusione. Ma non siete stanchi di questa vostra folle curiosità che chiamate gossip?
 
- Senza dubbio gli episodi storici hanno sempre condizionato gli artisti, senza papi e mecenati il vostro rinascimento non sarebbe nato, passami le patatine.
 
- Desidera anche qualche cubetto di parmigiano?
 
- Dopo, dopo… Ecco, vedete, l’arte va ammirata, goduta, vissuta, contemplata. L’arte è parte dell’universo, di conseguenza a voi che importa di chi ero figlio, della mia love story, delle mie performance, dei miei viaggi, dei miei baffi?
 
- Maestro, ma se l’arte è parte dell’universo, l’artista chi è?
 
- Mettiamo che l’universo sia il mezzo scalcinato con il quale siete arrivati, mettiamo che nel serbatoio non abbiate carburante e quindi sia un mezzo statico.
 
- E allora?
 
- E allora interviene la genialità dell’artista, che è il carburante dell’universo, è l’energia che accende il colore, sviluppa la potenza vitale che illumina la gente e la rende viva, un'esplosione inarrestabile di moto perpetuo, l’umanità che si fonde con la natura. L’arte mette in ordine e in disordine tutto il contesto, creando equilibrio e squilibrio per la vostra gioia, nella continua ricerca della poesia e della felicità.
 
- Maestro, a proposito di poesia, vorrei presentarle Matteo Gentili.
 
- E chi è?
 
- Uno scrittore, un poeta che ha la musica nelle rime.
 
- Ragazzo, dovresti tagliarti la barba, ti invecchia e ti fa assomigliare, con tutto il rispetto per la categoria, ad un barbiere. Ma andiamo avanti, che altro vorreste chiedermi?
 
- Maestro, può parlarci del suo stile?
 
- Io non ho stile, la mia pittura è magia, se dobbiamo parlare di stile quello deve riferirsi solo alla mia persona, io sono un oggetto fatto di stile, e il problema per gli altri è che sono inimitabile. Forza, ci provi qualcuno ad imitarmi! E volete sapere perché sono plasmato del mio stile?
 
- Certo che siamo curiosi.
 
- Volevo essere libero,  la libertà è una grande cosa. Voglio mettermi un paio di pantaloni gialli? Me li metto. Voglio indossare un paio di scarpe finte?Lo faccio. Anche se sono un pittore voglio girare un film? Io posso. E poi amo essere fotografato, perché la fotografia è una bella invenzione. Ma, soprattutto, volevo divertirmi, ridere, essere allegro, un umore che mi permetteva di dipingere e rappresentare quello che sfugge a voi umani e, senza bruchi nella testa, liberare la mia sconfinata fantasia. Lo ammetto, ero un bel giocherellone, un gran lavoratore dell’arte, ma pur sempre un giocherellone. E poi l’artista non deve essere troppo serio, non vi bastano i politici, gli accademici, gli anchorman su tutti i pulpiti del globo?
 
 
 
- Lei è stato un surrealista.
 
- Sì e anche l’unico, nonostante il movimento fosse formato da un gruppo di pittori validi, io ero "il" surrealista. Capite la differenza?
 
- Immaginiamo di sì. Maestro, che pensa degli altri artisti di quel periodo che hanno condiviso con lei quel percorso?
 
- Geniali, capaci, talentuosi, ardimentosi, in grado di rompere con l’arte del passato, ma frenati dal danaro, dall’esigenza impellente di soddisfare critici e mercanti per vendere le proprie opere, quel confine che, se non valicato, ti preclude di tuffarti nell’indefinito. Non ché io non amassi il denaro e il successo, ma non volevo fermare la mia mente su questioni terrene.
 
- E lei, staccandosi dalla massa, ha creato il suo mito.
 
- E’ stato facile perché io sono nato mito, sin da bambino avevo le mie idee molto ben chiare e poi, come tanti altri, ero predestinato. Le vedi queste mani?
 
- Sì.
 
- Sono come quelle di un prestigiatore. Disegnavo e dipingevo magia. Ma mi stavate chiedendo del momento in cui mi ero staccato dal resto dei pittori del gruppo surrealista, con i quali c’erano punti divergenti. Io non sono un lupo solitario, ho sempre lavorato con molti altri artisti, fotografi, registi, letterati, pubblicitari, unica condizione per collaborare era quella di divertirsi e di essere visionari.
 
- Maestro, lei ha attinto e ricevuto ispirazione anche da altri artisti?
 
- Come rimanere indifferenti alla bellezza dell’arte prodotta da altri artisti del passato? Io ritengo che tutto l’universo reale e inconscio sia un enorme oceano di energia, alla quale tutti dobbiamo attingere. Non ho mai copiato o imitato alcuno, ho solo attinto quell’energia necessaria per crearne di nuova. Ragazzo, che hai? Mi sembri nervoso.
 
- Matteo, digli della poesia.
 
- Maestro vorrebbe sentire una mia poesia?
 
- Certo, è per questo che sei nervoso?
 
- Sa, sono un tipo un po’ emotivo.
 
- Ragazzo, io leggo nei tuoi occhi che devi avere dentro una grande energia, forza, fammi sentire la tua arte.
 
Nella vasta distesa di diamanti impazziti cercai i ricordi senza trovarli.
Eppure luccicanti come stelle brillavano in cielo questi pensieri
Ma un uomo non può
un uomo non sa
 un uomo ama ciò che vede
Così questi pensieri trasformati in ricordi
assaporano i gesti di un cuore in subbuglio
 
- Ma bravo, bravo Matteo. E così anche tu scavi con l’astrazione nei meandri del tuo inconscio per parlare d’amore. Io di amore me ne intendo. Sapete che ho amato una donna fino alla fine per più di cinquant’anni? Come si intitola questa poesia?
 
- Lei che titolo le darebbe?
 
- Sintesi di un amore sintetico.
 
- Ma lei è un genio!
 
- Lo so!
 
- Matteo, digli del libro!
 
- Ragazzo di Foligno, hai anche scritto un libro?
 
- Sì, qualcuno. Ma quello a cui tengo molto è pubblicato con @libereria: I racconti di uno sconosciuto.
 
- Avrai successo, ma tagliati la barba e, dato che mi sei simpatico, ti concedo di farti due baffi come i miei. E quando vai alle presentazioni della tua opera mantieni questo stesso carisma. Sii ansiosamente emotivo ma reale e spontaneo, questa cosa la gente la apprezzerà. Ma adesso che si fa?
 
- Veramente dovremmo riportare il 600 a pulmino alle suore.
 
- Ho capito, datemi un passaggio alla fermata del bus. Ehi, ragazzo del bar, mi raccomando non accettare soldi da questi due, segna la consumazione sul conto di Giacomo Balla. Forza, andiamo che mia moglie mi aspetta.
 
Amici lettori, prima di riconsegnare l’autoveicolo alle suore pacifiste, io, Matteo Gentili e Salvador Dalì vi ringraziamo, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima intervista con l’artista a sorpresa. E sarà ancora un piacere.
 
La sola differenza tra me e un pazzo è che io non sono un pazzo” Salvador Dalì.
 

Readers of signoradeifiltri, welcome back to our artistic habitat, today we will meet a great artist but, unfortunately, we have a problem: all my means of locomotion have left me, I don't know how to go and get it, I need help and the only one who can run to our rescue is Matteo "spark", the writer from Foligno. Now I phone him.

 

- Matteo, only you can help me!

 

- Hi Wà, what happened?

 

- The 500 is brokent, the Vespa, after I had it driven by Picasso, has a crooked fork, the Guzzi is painted all pink with a green tank and, if he sees it, he gets pissed and gives it up, I have to go get him in 10 minutes and I don't know how to do it, please come up with an idea!

 

- There is the 600 minibus of the nuns of the convent of the pacifists.

 

- Ah! So?

 

- Then we steal it, but then we bring it back.

 

- Basically, we are on a mission on behalf of God!

 

- I know this joke, come on, let's not waste time, let's go to the convent, dressed all in black so as not to catch the eye!

 

- Like priests?

 

- What are you saying, like Diabolik! But didn't you read the comics? I recommend you also dye your face black!

 

- And how do I do this?

 

- With Giotto markers, but do I have to tell you everything? What kind of artist are you?

 

- I'll be right back!

 

Walter Fest and Matteo "Spark", the writer from Foligno, disguised as Diabolik, with Giotto's face tinged with black, are about to scrape the nuns' minibus, and then go running to pick up today's artist.

 

- With a jump we climb over the wall of the pacifist nuns, with a painter's spatula we open the door, Matteo the writer  attacks the wires of the ignition lock, I start, there is full of fuel, we are going to start and ...

 

- But you're just too clumsy!

 

 She is the abbess nun and has a large club in her hand.

 

- Take the keys and make no noise, of course you are really two idiots, the youngest here is 105 years old. It's a life we ​​don't drive, instead of scratching it you could have asked.

 

- Sister, let's run, we have to take an artist!

 

- Well ?! Are you going to take him with a 600 minibus? And then who would this artist be?

 

- That's what designed the chupa-chups brand.

 

- The lollipops?

 

- Yup.

 

 - Come on, don't keep him waiting. And when you bring it back I want it repainted.

 

- Like Pollock?

 

- On Sunday both of you come to confession, lazzaroni!

 

- Well, let’s go, the nun is still holding the club!

 

And thanks to the ecclesiastical recommendation, we start and in a flash we are with him, who is he? But it's easy, it's Salvador Dalì and he's waiting for us at the bar.

 

- Master, welcome, thank you for accepting our invitation.

 

- I have been waiting for you for an hour.

 

- Master, sorry, can we offer you a good coffee?

 

- Yes, but first I would like some pretzels, with olives, chips and a dry Martini.

 

Fortunately, Gianni, from behind the counter, saw the scene and in a flash brings us everything.

 

- So what do we want to talk about?

 

- Master, would you tell us brief notes about your life?

 

- Excuse me, what do you care?

 

- Maybe our readers are interested in your history.

 

- Do you want me to tell you something very frankly?

 

- Sure.

 

- Very well, then you must know that those who approach a work of art must not know anything about the life of an artist. These people only have to care about the pleasure, the taste of seeing the work done. They can study it, admire it, they can be led to reflect, they can dream, but to know the life, death and miracles of an artist, what would it do?

 

- Can you help us solve the dilemma?

 

- If the public were interested and enchanted by our love stories, passing through our human disasters, and therefore attracted by our fortunes or existential misfortunes, they would go into confusion. But aren't you tired of this crazy curiosity you call gossip?

 

- Without doubt the historical episodes have always influenced the artists, without popes and patrons your renaissance would not have been born, pass me the chips.

 

- Would you also like some cubes of Parmesan?

 

- After, after ... Here, you see, art must be admired, enjoyed, lived, contemplated. Art is part of the universe, consequently ,who cares who I was the son of, my love story, my performances, my travels, my mustache?

 

- Master, but if art is part of the universe, who is the artist?

 

- Let's say that the universe is the crumbling medium with which you arrived, let's say that you have no fuel in the tank and therefore it is a static vehicle.

 

- So?

 

- And then the genius of the artist intervenes, which is the fuel of the universe, it is the energy that lights up the colour, develops the vital power that illuminates people and makes them alive, an unstoppable explosion of perpetual motion, the humanity that merges with nature. Art puts the whole context in order and in disorder, creating balance and imbalance for your joy, in the continuous search for poetry and happiness.

 

- Maestro, speaking of poetry, I would like to introduce you to Matteo Gentili.

 

- And who is he?

 

- A writer, a poet who has music in rhymes.

 

- Boy, you should cut your beard, it ages you and makes you look, with all respect for the category, as a barber. But let's go on, what else would you like to ask me?

 

- Master, can you tell us about your style?

 

- I have no style, my painting is magic, if we have to talk about style that must refer only to my person, I am an object made of style, and the problem for others is that I am inimitable. Come on, try to imitate me! And do you want to know why I am shaped by my style?

 

- Of course we are curious.

 

- I wanted to be free, freedom is a great thing. Do I want to wear yellow trousers? I wear them. Do I want to wear a pair of fake shoes? Even if I am a painter, do I want to make a film? I can. And then I love to be photographed, because photography is a beautiful invention. But above all, I wanted to have fun, laugh, be cheerful, a mood that allowed me to paint and represent what escapes you humans and, without caterpillars in the head, to free my boundless fantasy. I admit it, I was a great worker of art, but still playful. And then the artist must not be too serious. Aren't politicians, academics, anchormans on all the pulpits of the globe enough?

 

- You were a surrealist.

 

- Yes and even the only one, although the movement was formed by a group of valid painters, I was “the” surrealist. Do you understand the difference?

 

- Let's imagine so. Master, what do you think of the other artists of that period who shared that path with you?

 

- Brilliant, capable, talented, daring, able to break with the art of the past, but held back by money, by the urgent need to satisfy critics and merchants to sell their works, a border that, if not crossed, precludes you to dive into the indefinite. Not that I didn't love money and success, but I didn't want to fix my mind on earthly matters.

 

- And you, detaching yourself from the crowd, created your myth.

 

- It was easy because I was born a myth, since I was a child I had my ideas and then, like many others, I was predestined. Do you see these hands?

 

- Yup.

 

- They are like those of a magician. I drew and painted magic. But you were asking me about the moment when I detached myself from the rest of the painters of the surrealist group, with whom there were divergent points. I am not a lone wolf, I have always worked with many other artists, photographers, directors, writers, advertisers, the only condition for collaborating was to have fun and be visionary.

 

- Master, did you also draw and receive inspiration from other artists?

 

- How to remain indifferent to the beauty of art produced by other artists of the past? I believe that the whole real and unconscious universe is a huge ocean of energy, which we must all draw on. I have never copied or imitated anyone, I have only drawn on that energy necessary to create new ones. Boy, what's wrong? You look nervous.

 

- Matteo, tell him about the poem.

 

- Master, would you like to hear a poem of mine?

 

- Sure, is that why you're nervous?

 

- You know, I'm kind of emotional.

 

- Boy, I read in your eyes that you must have a great energy inside, strength, let me feel your art.

 

“In the vast expanse of crazy diamonds I searched for memories without finding them.

Yet these thoughts shone like stars in the sky

But a man cannot

a man does not know

a man loves what he sees

So these thoughts turned into memories

savor the gestures of a heart in turmoil "

 

- Well done, good Matteo. And so you too dig with abstraction in the maze of your unconscious to talk about love. I know about love. Do you know that I have loved a woman for over fifty years? How is this poem titled?

 

- What title would you give her?

 

- Synthesis of a synthetic love.

 

- But you're a genius!

 

- I know!

 

- Matteo, tell him about the book!

 

- Boy from Foligno, did you also write a book?

 

- Yes, someone. It is published with @libereria: The stories of a stranger.

 

- You will be successful, but cut your beard and, since you are nice, I will allow you to make yourself a mustache like mine. And when you go to the presentations of your work, you keep this same charisma. Be anxiously emotional but real and spontaneous, this thing people will appreciate. But what do we do now?

 

- Actually we should bring the 600 back to the nuns.

 

- I understand, give me a ride to the bus stop. Hey, boy from the bar, I recommend you not to accept money from these two,  marks the drink on Giacomo Balla's account. Come on, come on, my wife is waiting for me.

 

Friends, before returning the vehicle to the pacifist nuns, Walter Fest ,Matteo Gentili and Salvador Dalì thank you, greet you and look forward to seeing you at the next interview with the artist. And it will still be a pleasure.

 

"The only difference between me and a madman is that I am not a madman" Salvador Dalì.

 

 

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INTERVISTA CON L’ARTISTA JOHN ATKINSON GRIMSHAW (Leeds 1836 – 1893)

11 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

INTERVISTA CON L’ARTISTA  JOHN ATKINSON GRIMSHAW  (Leeds 1836 – 1893)
 
Amici lettori della signoradeifiltri, il blog che naviga come una barca a vela nel mare della cultura, eccomi tornato a voi in compagnia di un nuovo ospite, sicuramente lo conoscete in pochi e, appunto per questo, sarà per me un grande piacere presentarvelo, ma prima dovete aspettare che lo vada a prendere con la mia Vespa. Oggi c’è un bel sole, siamo in primavera e l’emergenza sanitaria per la nostra fantasia non esiste. Eccolo là, lo vedo, ho portato per lui un casco da vichingo. Chissà se gli piacerà, ho portato pure la copia di una sua opera e ne parleremo insieme.
 
- Ciao.
 
- Ciao Walter, come al solito sei in ritardo, Pollock me lo aveva detto che mi avresti fatto aspettare.
 
- Non  è stata colpa mia, la Vespa aveva la candela sporca, il carburatore ingolfato e la marmitta intasata.
 
- Perché non sei venuto con la Fiat 500?
 
- Tutti gli artisti che ho scarrozzato mi hanno esaurito le scorte di cioccolatini e di caffè.
 
- Ah, e allora adesso che facciamo?
 
- Pensavo di andare a  prendere il caffè e poi portarti a vedere il Colosseo che ne dici?
 
- Ok, ma non correre.
 
- Metti il casco e partiamo.
 
- Ma questo casco ha le corna!
 
- Sì, da vichingo. Perché, non ti piace?
 
- Per fortuna non c’è nessuno che mi vedà.
 
- Io dico che ti sta bene, forza partiamo.
 
Ogni volta che esco in Vespa con gli artisti, il casco che presto loro non riceve mai cenni di approvazione. Eppure sono artisti, dovrebbero essere stravaganti, comincio a credere che siano solo persone normali con scarso senso dell’umorismo, nessuno è perfetto.
 
Vrooommmm… Pochi minuti di strada e siamo arrivati a destinazione.
 
- Walter, sai perché mi piace l’Italia?
 
- Posso immaginarlo… Perché si mangia bene?
 
- Walter, perché sei così banale, tutti mi avevano parlato così bene di te!
 
- Scherzavo! Dai, voglio sentirlo dire da te.
 
- La luce, avete una luce fantastica, a voi non serve l’illuminazione, anche al buio la luce plasma, con un'armonia pazzesca, tutte le vostre cose e ti dà una grande carica emozionale. Io sono un tipo un po’ freddo e qui mi trovo bene.
 
- Ho deciso di intervistarti perché mi ha consigliato una mia amica Scozzese. E' una tua fan, le piace la tua venatura romantica. Invece a me delle tue opere piace altro.
 
- Cosa?
 
- La profondità di campo, l’ampiezza dell’immagine e il segno, un segno così pulito.
 
- E il colore? Il colore non ti dice nulla?
 
- Beh, sì, anche il colore è affascinante, però le tue opere sembrano un monocolore, difficilmente vedo dei rossi, dei blu o dei rosa.
 
- Walter, ora ti spiego, l’uso del colore era il mio biglietto da visita, o, per meglio dire, la mia poesia. La gente che poteva permettersi di acquistare le mie opere voleva prima di tutto opere che rappresentassero i luoghi dell’epoca in una forma elegante, privi di immagini sporche, violente o drammaticamente reali. Ed era quello che facevo, in sintesi realizzavo una fotografia colorandola di poesia e di un tocco di romanticismo.
 
- Avevi una tecnica molto raffinata.
 
- Diciamo che avevo una mano molto ferma, e poi considera che di carattere sono molto calmo, metodico, senza slanci emotivi e impulsivi. A poco più che vent’anni ero un impiegato, un classico damerino vestito a puntino, ordinato e puntuale come un orologio svizzero.
 
- E come sei diventato artista?
 
- Molti di noi hanno una doppia personalità, io esteriormente ero un freddo tutto d’un pezzo, ma nel cuore  e nel mio intimo vedevo e sentivo atmosfere diverse, liriche musicali con colori di sottofondo caldi e confortanti. Non avevo slanci impetuosi classici dell’artista "genio e sregolatezza", ma ero un artista disciplinato e fantasioso, e pure capace.
 
- E’ vero, le tue opere sono un mix di fantasia e razionalità fotografica, possibile che non hai mai avuto la tentazione di cambiare?
 
- E a che sarebbe servito? Quello ero io, me stesso, un tutt’uno con l’opera che andavo a realizzare e che, dopo anni di lavoro impegnativo, mi ha regalato fama, successo e gratificazione economica. La mia esaltazione non era nella sperimentazione ma nella soddisfazione di far entrare l’osservatore, con tutte le scarpe, nella mia opera e di fargli vivere le emozioni che lui voleva vivere. E, modestia a parte, anche senza scuola e maestri me la sono cavata bene. Ero casa e studio e i miei figli sono diventati artisti apprezzati e tu sai che i figli difficilmente seguono le orme dei propri genitori.
 
- Sì, capisco, ma torniamo alle tue opere, come ti dicevo, a me piacciono molto i tuoi formati ampi, li definirei dei cinemascope pittorici, sei anche famoso per il chiarore delle tue lune e dei riflessi sull’acqua.
 
- Il segreto era mano ferma, lavorare in assoluto silenzio. Prima di poggiare il pennello chiudevo gli occhi per immaginare la scena, curando con attenzione il minimo dettaglio, utilizzando strumenti e prodotti di alta qualità che dalle mie parti non mancavano e, inoltre, tanto amore. Senza amore non si va lontano e il mio amore era fatto esclusivamente di poesia, una lieve brezza che mi scaldava il cuore e mi donava la serenità necessaria per lavorare al meglio.
 
- Cosa faresti se tornassi indietro?
 
- Prima di tutto smetterei di fumare e di fiutare tabacco, poi rifarei tutto quello che ho fatto. Sono sincero, non sarei stato neanche bramoso di conoscere gli Impressionisti. Troppo trasgressivi per i miei gusti, forse al massimo sarei potuto andare a fare un giro in Giappone.
 
- Giappone? Non male come idea. Senti John, si è fatto tardi, non abbiamo preso un caffè e neanche visto il Colosseo.
 
-Walter che ne dici di andarci a fare una pizza napoletana con vino rosso e passeggiata serale al chiaror delle stelle con la tua Vespa?
 
-Pizza napoletana e vino rosso? John, ma non eri un freddo?
 
- Sì, ma la vostra pizza e il vino rosso sono molto buono!
 
Signore e signori del nostro amatissimo blog, io e John Atkinson Grimshow vi salutiamo, andiamo a farci una pizza sotto la luna che splende e vi aspettiamo alla prossima intervista a sorpresa.
 
 

Readers of signoradeifiltri, the blog that sails like a sailboat in the sea of ​​culture, here I am, back to you in the company of a new guest, surely only a few of you you know him, and it will be a great pleasure for me to introduce you to him, but first you have to wait me to pick him up with my Vespa. Today there is a beautiful sun, we are in spring and the health emergency does not exist in our imagination. There he is, I see him, I brought a Viking helmet for him. Who knows if he will like it, I also brought a copy of one of his works and we will talk about it together.

 

- Hello.

 

- Hi Walter, as usual you're late, Pollock had told me that you would keep me waiting.

 

- It wasn't my fault, the Vespa had a dirty spark plug, a flooded carburettor and a clogged muffler.

 

- Why didn't you come with the Fiat 500?

 

- All the artists I interviewed have run out of stocks of chocolates and coffee.

 

- Ah, so what do we do now?

 

- I thought of going to get coffee and then take you to see the Colosseum what do you say?

 

- Okay, but don't run.

 

- Put your helmet on and let's go.

 

- But this helmet has horns!

 

- Yes, like a Viking. Why, don't you like it?

 

- Fortunately, there is no one who will see me.

 

- I say you're fine, come on, let's go.

 

Every time I go out on a Vespa with the artists, the helmet never gets a nod of approval. Yet they are artists, they should be extravagant, I begin to believe that they are just normal people with a low sense of humor, nobody is perfect.

 

Vrooommmm ... A few minutes by road and we arrived at our destination.

 

- Walter, do you know why I like Italy?

 

- I can imagine it ... Because you eat well?

 

- Walter, why are you so banal, everyone had spoken so well about you!

 

- I was kidding! Come on, I want to hear it from you.

 

- The light, you have a fantastic light, you don't need lighting, even in the dark, light creates a crazy harmony, and gives you a great emotional charge. I'm a bit of a cold guy and I'm comfortable here.

 

- I decided to interview you because a Scottish friend of mine recommended me. She is your fan, she likes your romantic spark. Instead, I like your works more.

 

- What?

 

- The depth, the breadth of the image and the sign, such a clean sign.

 

- What about the colour? Does the colour tell you nothing?

 

- Well, yes, the colour is also fascinating, but your works seem a single colour, I hardly see reds, blues or pinks.

 

- Walter, now I will explain, the use of colour was my business card, or, better said, my poetry. The people who could afford to buy my works wanted first of all works that represented the places of the time in an elegant form, free of dirty, violent or dramatically real images. And that was what I did, in short, I made a photograph colouring it with poetry and a touch of romance.

 

- You had a very refined technique.

 

- Let's say I had a very steady hand, and then consider that I am very calm, methodical, without emotional impulses. In just over twenty years I was an employee, a classic dandy, dressed neatly, and punctual like a Swiss watch.

 

- And how did you become an artist?

 

- Many of us have a dual personality, I was externally cold, but in my heart and in my soul I saw and felt different atmospheres, musical lyrics with warm and comforting background colours. I had no impetuous classic impulses like "genius and unruliness", but I was a disciplined and imaginative artist, and yet capable.

 

- It is true, your works are a mix of fantasy and photographic rationality, is it possible that you have never been tempted to change?

 

- And what would it do? That was me, myself, one with the work I was going to do and that, after years, gave me fame, success and economic gratification. My exaltation was not in experimentation but in the satisfaction of letting the observer enter into my work and to make him live the emotions he wanted to experience. And, modesty aside, even without school and teachers, I did well. And my children became appreciated artists and you know that children hardly follow in the footsteps of their parents.

 

- Yes, I understand, but let's go back to your works, as I said, I really like your large formats, I would define them as pictorial cinemascope, you are also famous for the brightness of your moons and reflections on the water.

 

- The secret was a steady hand, working in absolute silence. Before placing the brush, I closed my eyes to imagine the scene, paying attention to the smallest detail, using high quality tools and products that were not lacking in my part and, in addition, a lot of love. Without love we don't go far and my love was made exclusively of poetry, a gentle breeze that warmed my heart and gave me the serenity necessary to work at my best.

 

- What would you do if you went back?

 

- First of all I would stop smoking and sniffing tobacco, then I would do everything I did again. I'm honest, I wouldn't even have been eager to know the Impressionists. Too transgressive for my taste, maybe at best I could have gone for a ride in Japan.

 

- Japan? Not a bad idea. Look John, it's getting late, we didn't have a coffee and we didn't even see the Colosseum.

 

-Walter, how about going for a Neapolitan pizza with red wine and an evening stroll in the light of the stars with your Vespa?

 

-Neapolitan pizza and red wine? John, weren't you a cold guy?

 

- Yes, but your pizza and red wine are very good!

 

Ladies and gentlemen of our beloved blog, John Atkinson Grimshow and I greet you. We go for a pizza under the shining moon and look forward to seeing you at the next surprise interview.

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Arte al bar: Pablo Picasso

9 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte al bar, #arte, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

 

 
Gentilissimi amici lettori della signoradeifiltri, oggi avremo un'edizione primaverile, sono le 8,30, sto aspettando un artista che devo intervistare, andremo al solito bar per fare colazione e poi con la mia Vespa lo porterò a fare un giro per Roma. La mia Vespa verde pistacchio è pronta, il mio amico Mario ha avvisato il barista che arriveremo con un ospite illustre, prima gli offrirò un caffè caldo e poi già so che l'intervista non sarà noiosa, statica e formale. Vedo l’artista che arriva è lui Pablo Picasso.
 
- Ciao Pablo.
 
- Ciao Walter.

- Dai, mettiti il casco che andiamo a prendere il caffè.
 
- Sì, ma guido io.
 
Ho paura, ha lo sguardo arcigno, è meglio assecondarlo e non dirgli di no.
 
- Va bene, ma vai piano, puoi metterti questo casco?
 
- Ehi, Walter, ma questo è un elmo da centurione!
 
- Pablo, non andare per il sottile, siamo a Roma.
 
- Eh già, se eravamo a Venezia che facevi, mi mettevi in testa una gondola?
 
- Ma ti dona, sembri Giulio Cesare.
 
- Non se ne parla nemmeno!
 
Dopo una accesa disputa Pablo Picasso accetta di mettere in testa l’elmo da centurione, in cambio di andare a fare il bagno a fontana di Trevi come Marcello Mastroianni,  partiamo… broooommmm!
Per fortuna tutto fila liscio, ma la prossima volta prendo la 500, Pablo Picasso guida come un torero, ci sediamo al tavolo.

- Pablo, se tu non avessi fatto l'artista, che cosa avresti fatto nella tua vita?
 
- Bueno, bella domanda, sarei stato indeciso fra il poliziotto e il barman, due occupazioni per stare a contatto con la gente. Logicamente ho lasciato fare al destino, non possiamo ostacolare il fato, ognuno di noi ha un compito, il mio era quello di fare l’artista.
 
Passano due belle ragazze e Pablo le guarda.
 
- Pablo, le cose belle sono migliori di quelle brutte.
 
- Claro, è questione di sensibilità. Quella formidabile capacità che abbiamo di essere attratti da tutto quello che emana armonia e poesia. La vita è affascinante, spettacolare, e l'umanità ha la fortuna di vivere circondata e immersa nella meraviglia della natura. L’arte ha il dovere e l’obbligo di manifestare tutto quello che ci circonda attraverso la fantasia e la tecnica, ognuno deve fare il proprio per rendere poetica questa nostra esistenza.
 
 - Pablo tocchiamo un tasto dolente, non tutti hanno questa sensibilità e, comunque, qualcosa di meno bello è sempre presente.
 
- Diablo! E noi artisti dobbiamo separare le cattive immagini, costruite egoisticamente dalle mani dell'uomo, da quello che è il linguaggio universale, indirizzato verso un buon saper vivere che renda l’umanità felice. E' pur vero che dobbiamo anche mettere in evidenza la brutalità e la misera debolezza umana, come se fossimo un libro aperto a tutti, noi artisti messaggeri e apostoli del creato.
 
- Quando hai realizzato Guernica eri molto infuriato?
 
- No, di più, guardami bene in faccia, tocca qui, stringi senza paura di farmi male.
 
Mi prende la mano con decisione e mi fa toccare il bicipite sinistro. Pablo Picasso ha una muscolatura eccezionale.
 
- Ero una furia, realizzai quel dipinto mosso da una forza interiore bestiale, ogni tocco di pennello un fendente contro l'assurdità della disumanità. Era come girare un film contro la guerra, un drammatico film in bianco e nero senza altri colori, era inutile mostrare sangue e colori fiammanti, hai mai visto un film in bianco e nero?
 
-Sì
 
- Nel contrasto fra quei due toni c’era il massimo dell’espressività, se avessi utilizzato i colori sarebbe stata un'opera come tutte le altre e, invece, dovevo impressionare la gente, gli stessi che comandano il mondo senza pensare alle sofferenze del popolo innocente. Purtroppo alcuni, troppo legati a interessi di pochi, non hanno capito la lezione e gli eserciti giocano ancora alla guerra. Cabrones!... Barman mi porti una gazzosa... cabrones tutti!
 
- Ma proprio tutti?
 
- Sì, tutti cabrones!
 
Pablo sorseggia la gazzosa e lascia sfogare la sua ira, provo a fargli vuotare il sacco su questioni personali e romantiche.
 
- Hai avuto un sacco di storie amorose?
 
La risposta è un chiaro gesto affermativo, socchiude gli occhi come un cerbiatto innamorato.
 
- Piacevo mucho alle donne, le fulminavo con lo sguardo!
 
- E con la musica come la mettiamo?
 
- Lavoravo troppo, non avevo tempo per la musica, però mi piaceva, oh sì, se mi piaceva. Fossi stato di quest'epoca avrei amato i Beatles, un po’ rock, un po’ romantici, anche se non lo davano a vedere. Erano muy loco come me, e poi, con tutti quei capelli erano anche simpatici, però ti confesso che anch’io senza i loro caschetti da baronetti avevo un certo fascino.
 
- Hai girato il mondo.
 
- Oh sì, ma potevo fare di più, è stata una lunga strada. Sai, a volte mi sono sentito padrone del mondo ma, alla fine, ti rendi conto che sei stato solo di passaggio e questa cosa mi metteva un po’ di tristezza. Per fortuna ho sempre lavorato molto e cancellavo i pensieri negativi con la mia creatività, ma non ho rimpianti. La mia arte è stato un fantastico linguaggio personale e universale, ho fatto quello che desideravo da bambino, mi sono divertito e, anche se lotti per assaporare i piaceri della vita, poi godi della poesia e ti senti in pace con te stesso, peccato che rimani solo una pedina nella scacchiera, ma con il cuore gonfio di passione. Certo che  vale la pena di vivere! El corazòn, quando è forte e sincero, ti fa vedere senza limiti la luce dell'esistenza!
 
- Pablo, a quale opera sei più affezionato?
 
- Walter, ma che domanda è? E’ come chiedere se vuoi più bene a mamma o a papà, io ho amato tutte le mie opere. E' stata una continua ricerca e scambio di amore con loro, in ognuna di esse ho lasciato una parte di me, non posso dire di aver amato una più di un'altra e sai perché?
 
- Già, perché?
 
- Perché le mie opere erano me e io ero loro, quindi è come dire che vivevamo in simbiosi e io ero un po’ egoista, eh! Volevo molto bene a me stesso!
 
- Ti sarebbe piaciuto essere un futurista?
 
- No amigo, un movimento di colori confusionari, geniali ma confusionari, e poi questi futuristi troppo sognatori, spericolati, ossessionati dai miti. La velocità? La modernità? Il super ego dell'uomo dominatore della terra, dei mari, del cielo? No amigo, mi tengo stretta la poesia, non vedi intorno quanta poesia ci inebria della sua vista e del suo profumo?
 
- Periodo rosa?
 
- Eh già, io ho visto quello che gli altri non potevano vedere e sono stato contento di averlo dipinto, ragazzo chiedimi di Dalì.
 
- Pablo, che ne pensi di Dalì?
 
- Ahahahah... Sono contento che gli ho fregato un sacco di donne, lo battevo sempre sul tempo, ma lo stimavo e lui stimava me. Gran furbacchione, con un opera di piccolo formato ha oltrepassato la barriera del tempo ed è diventato celebre e immortale.
 
 
- Eh già, un piccolo quadro enigmatico e visionario, solo un grande artista come lui poteva realizzarlo... Ragazzo, ora dobbiamo andare, hai portato i soldi per pagare il conto qui al bar?
 
Apro il portafoglio, ho cinque euro, qualche santino e fra le ragnatele un biglietto del bus scaduto. Non ve lo avevamo detto ma, mentre parlavamo, abbiamo consumato sei caffè, cinque ciambelle zuccherate, una scatola di sigari toscani, una sambuca, una gazzosa e un whisky.
 
- Ahahah… Ragazzo, credo che adesso siamo nei guai, forza, andiamo via.
 
- Senza pagare?
 
- E' claro, metti in moto la Vespa, io salto al volo e via, andiamo a vedere la cappella Sistina e, dopo, a fontana di Trevi per fare il bagno.
 
Vroooommm!!
 
Amici lettori del blog baciato dai raggi di sole della cultura, ebbene sì, io e Pablo Picasso siamo fuggiti in Vespa e non abbiamo pagato il conto al bar. Non è stata colpa nostra ma bensì della nostra immaginazione, la prossima volta il conto lo faremo pagare a lei… Dimenticavo... Il bagno nella fontana di Trevi lo possiamo fare solo io e Picasso, voi, se volete, seguiteci con la fantasia.
 
 
 

Dear reader of signoradeifiltri, today we will have a spring edition, it is 8.30 am, I am waiting for an artist that I have to interview, we will go to the usual bar to have breakfast and then with my Vespa I will take him for a ride around Rome. My pistachio green Vespa is ready, my friend Mario has informed the bar tender that we will arrive with an illustrious guest, first I will offer him a hot coffee. I know that the interview will not be boring, static and formal. I see the artist who arrives:  Pablo Picasso.

 

- Hi Pablo.

 

- Hi Walter.

 

- Come on, put on the helmet, we're going to have coffee.

 

- Yes, but I'll drive.

 

I'm afraid, he has a grim look, it's better to go along with him and not say no to him.

 

- Okay, but go slowly, can you put this helmet on?

 

- Hey, Walter, but this is a centurion helmet!

 

- Pablo, we are in Rome.

 

- Yeah, if we were in Venice, would you put a gondola on my head?

 

- But you look like Julius Caesar.

 

- We don't even talk about it!

 

After a heated dispute, Pablo Picasso agrees to put the centurion helmet on his head, in exchange for going to the Trevi fountain like Marcello Mastroianni, let's go ... broooommmm!

Fortunately everything goes smoothly, but next time I’ll take the 500, Pablo Picasso drives like a bullfighter, we sit down at the table.

 

- Pablo, if you hadn't been an artist, what would you have done in your life?

 

- Bueno, good question, I would have been undecided between the policeman and the barman, two occupations to be in contact with people. Logically, I left it to fate, we cannot hinder fate, each of us has a task, mine was to be an artist.

 

Two beautiful girls go by and Pablo looks at them.

 

- Pablo, good things are better than bad things.

 

- Claro, it's a question of sensitivity. That formidable ability we have to be attracted by everything that emanates harmony and poetry. Life is fascinating, spectacular, and humanity has the good fortune to live surrounded and immersed in the wonder of nature. Art has the duty and obligation to manifest everything that surrounds us through fantasy and technique, everyone must do their own to make our existence poetic.

 

- Pablo, not everyone has this sensitivity and, in any case, something less beautiful is always present.

 

- Diablo! And we artists must separate the bad images, selfishly built from the hands of man, from what is the universal language, directed towards a good way of life that makes humanity happy. It is true that we must also highlight brutality and miserable human weakness, as if we were a book open to all, we artists, messengers and apostles of creation.

 

- When you made Guernica were you very angry?

 

- No, more than angry, look me in the face, touch here, squeeze without fear of hurting me.

 

He takes my hand firmly and makes me touch his left biceps. Pablo Picasso has exceptional musculature.

 

- I was a fury, I made that painting moved by a beastly inner strength, each touch of brush a blow against the absurdity of inhumanity. It was like shooting an anti-war film, a dramatic black and white film with no other colours, it was useless to show blood and flaming colours, have you ever seen a black and white film?

 

-Yup

 

- In the contrast between those two tones there was the maximum of expressiveness, if I had used the colours it would have been a work like all the others and, instead, I had to impress the people, the same ones who rule the world without thinking about the sufferings of the innocent people. Unfortunately, some, too tied to the interests of a few, have not understood the lesson and armies are still playing war.

Cabrones! ... Barman bring me a gazzosa ... cabrones all!

 

- But everyone?

 

- Yes, all cabrones!

 

Pablo sips the gazzosa and lets out his anger, I try to make him talk of personal and romantic matters.

 

- Have you had a lot of love affairs?

 

The answer is a clear affirmative gesture, narrowing his eyes like a fawn in love.

 

- I liked women a lot, I looked at them!

 

- And music?

 

- I worked too hard, I didn't have time for music, but I liked it, oh yes, if I liked it. If I had been from this era, I would have liked the Beatles, a little rock, a little romantic, even if they didn't show it. They were muy loco like me, and besides, with all that hair, they were also nice, but I confess that even without their baronet helmets I had a certain charm.

 

- You traveled the world.

 

- Oh yes, but I could do more, it was a long way. You know, sometimes I felt master of the world but, in the end, you realize that you were just passing through and this thing made me a little sad. Luckily I have always worked a lot and canceled negative thoughts with my creativity, but I have no regrets. My art was a fantastic personal language and universal language, I did what I wanted as a child, I had fun and, even if you struggle to savor the pleasures of life, then you enjoy poetry and you feel at peace with yourself. Too bad that you remain only a pawn on the board, but with a heart swollen with passion. Of course it's worth living! When he is strong and sincere, El corazòn makes you see the light of existence without limits!

 

- Pablo, which work are you most fond of?

 

- Walter, what question is it? It's like asking if you love mom or dad more, I loved all my works. It was a continuous search and exchange of love with them, in each of them I left a part of me, I can't say that I loved one more than another and do you know why?

 

- Yeah, why?

 

- Because my works were me and I was them, so it's like saying that we lived in symbiosis and I was a little selfish, huh! I loved myself very much!

 

- Would you have liked to be a futurist?

 

- No amigo, a movement of confusing colours, brilliant but confusing, and then these futurists were too dreamy, reckless, obsessed with myths. The speed? Modernity? The super ego of the man who rules the earth, the seas, the sky? No amigo, I hold poetry tightly, don't you see how much poetry inebriates us with its sight and its perfume?

 

- Pink period?

 

- Yeah, I saw what the others couldn't see and I was happy to have painted it. Ask me about Dali.

 

- Pablo, what do you think of Dali?

 

- Ahahahah ... I'm glad that I stole him a lot of women, I always beat him on time, but I valued him and he esteemed me. Great scoundrel, with a small format work he has crossed the barrier of time and has become famous and immortal.

 

- The persistence of memory.

 

- Yeah, a small enigmatic and visionary picture, only a great artist like him could make it ... Now we have to go, did you bring the money to pay the bill here at the bar?

 

I open my wallet, I have five euros, a few saints and an expired bus ticket between the cobwebs. We hadn't told you but while we were talking, we had six coffees, five sugary donuts, a box of Tuscan cigars, a sambuca, a soda and a whiskey.

 

- Ahahah ... I think we're in trouble now, come on, let's go.

 

- Without paying?

 

- It is claro, start the Vespa, I jump on and off we go to see the Sistine chapel and, later, the Trevi fountain, for swimming.

 

Vroooommm !!

 

Readers of the blog kissed by the rays of the sun of culture, yes, Pablo Picasso and I fled with the Vespa and did not pay the bill at the bar. It was not our fault... I forgot ... The bath in the Trevi fountain can only be done by Picasso and I, if you want, follow us with your imagination.

 
 
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L'arte astratta secondo me

5 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte

L'arte astratta secondo me
 

Molta gente, parlando di arte astratta, pensa che sia bella e piacevole ma di non facile comprensione. Molti pensano che chiunque possa essere in grado di realizzare opere di quel genere. Si dicono molte cose ma in realtà l'arte astratta nasce dalla fantasia di ognuno di noi. Ognuno di noi vede tutto quello che abbiamo intorno con una logica ma poi, con la fantasia, può inventare ciò che di fatto non esiste. Ed è proprio la fantasia un motivo di gioia per tutti noi.

Provate a pensare agli scarabocchi dei bambini, sono vere opere d'arte, perché naturali. I bambini sono liberi da condizionamenti, quindi, quando disegnano, sono autentici e spontanei e il loro linguaggio espressivo diventa arte.

Oppure pensiamo agli uomini della preistoria, pensiamo ai disegni rupestri nelle grotte di Altamira in Spagna. Gli esseri umani hanno da sempre utilizzato il linguaggio grafico per comunicare, non è importante che il disegno sia fedele alla realtà, oppure simile, oppure totalmente diverso, tanto da lasciare all'osservatore la possibilità d'interpretare un'opera considerata astratta. La bellezza dell'arte è nella sua manifestazione e nel vedere questo linguaggio come una parte essenziale della nostra vita.

Che vita sarebbe senza la bellezza dell'arte? Arte astratta, o figurativa, in una parola sola: "arte". Secondo me, l'arte astratta è sempre esistita ma è con il movimento francese degli Impressionisti che qualcosa è cambiato nella storia. Da quel momento l'arte potè anche essere considerata da un punto di vista diverso. Come è successo per tutti i nuovi movimenti, la rottura con gli schemi del passato ha generato una scintilla creativa. 

La scomposizione della luce, con effetto su tutte le forme, grazie agli Impressionisti, ha fatto nascere delle opere d'arte nuove. L'osservatore non vedeva più solo quello che esisteva realmente ma, attraverso la fantasia, poteva  toccare con mano le impressioni che abbiamo davanti gli occhi in ogni nostro momento. Impressioni che, essendo  velocissime, ci sfuggono. Gli impressionisti, con una tecnica astratta, erano riusciti a fermarle sulla tela. Quindi ci trovavamo di fronte a un nuovo rinascimento che non si sarebbe più fermato.

L'arte astratta è veloce, spontanea, dinamica, anche se può sembrare irrazionale, le sue forme sono comunque equilibrate. Con un solo colpo d'occhio può emozionarci, farci sorridere, farci sognare, farci riflettere. L'arte astratta non ha limiti. E' vero, è molto difficile per un artista inventare qualcosa di nuovo, perché tutto è stato già inventato, ma è proprio questo il bello, trovare strade alternative, sperimentare. E, grazie alla fantasia, nulla è impossibile.

 
L'arte è un armonia parallela alla natura” Paul Cezanne.
 
Lavoro dall'interno verso l'esterno, proprio come la natura” Jackson Pollock
 
 
 
Many people, speaking of abstract art, think that it is beautiful and pleasant, but not easy to understand.  Many things are said but, in reality, abstract art is born from the imagination of each of us. Each of us sees what is around us with a logic but then, with the imagination, can invent what does not actually exist. And fantasy is a reason for joy for all of us.

Try to think of children's doodles, they are true works of art, because they are natural. Children are free from conditioning, therefore, when they draw, they are authentic and spontaneous, and their expressive language becomes art.

Or think of the men of prehistory, think of the rock drawings in the caves of Altamira in Spain. Human beings have always used graphic language to communicate, it is not important that the drawing is faithful to reality, or similar, or totally different, so as to leave the observer the possibility of interpreting a work considered abstract. The beauty of art is in its manifestation and in seeing this language as an essential part of our life.

What would life be like without the beauty of art? Abstract, or figurative, art, in one word: "art". In my opinion, abstract art has always existed, but it is with the French Impressionists movement that something has changed in history. From that moment on, art could also be considered from a different point of view. As has happened with all the new movements, the break with the patterns of the past has generated a creative spark.

The breakdown of light, with an effect on all forms, thanks to the Impressionists, has given birth to new works of art. The observer no longer saw only what really existed but, through fantasy, he could touch the impressions we have before our eyes in every moment. Impressions that, being very fast, escape us. The impressionists, with an abstract technique, had managed to stop them on the canvas. So we were faced with a new renaissance that would never stop.

Abstract art is fast, spontaneous, dynamic. Even if it may seem irrational, its forms are however balanced. With a single glance, it can excite us, make us smile, make us dream, make us reflect. Abstract art has no limits. It is true that it is very difficult for an artist to invent something new, because everything has been  already invented, but this is the beauty of finding alternative ways, experimenting. And thanks to the imagination nothing is impossible.


"Art is a harmony parallel to nature" Paul Cezanne.

"I work from the inside out, just like nature" Jackson Pollock

 

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Intervista con l'artista Jackson Pollock

3 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #le interviste pazze di walter fest

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest


 

 

Giro la chiave del quadro e metto in moto la fiat 500 che, borbottando, si avvia. Amici lettori della signoradeifiltri, sto andando all'appuntamento con Jackson Pollock. Oggi l'intervista con l'artista la facciamo a bordo della mia Fiat 500 del 1962. Nonostante l'età è dotata di diversi comfort, sedili ben imbottiti di finta pelle di pescespada, sistema di ventilazione interna con quindici profumazioni fra le quali, whisky, formaggio di ippopotamo, amaro del nonno e mela acerba. A bordo la macchinetta del caffè espresso, nel portaoggetti cioccolatini di tutti i gusti. Ecco, vedo Jackson Pollock puntuale che legge il giornale.

- Hi, Jack!

- Ehi, finalmente sei arrivato, mi hai fatto leggere pure gli annunci di matrimonio!
 

- Jack, per favore, chiudi piano lo sportello, l'ultima volta Guttuso mi ha staccato la maniglia, dove andiamo? Giriamo a zonzo?
 

- Okay, ma accendi il riscaldamento che ho freddo!
 

- Jackson, ti faccio la prima domanda e non sei tenuto a rispondermi... hai smesso di bere?
 

- Ahaahah!.. Oh sì, da quando conosco te bevo solo caffè espresso e birra e gazzosa!
 

- Molto bene, prossima domanda, è vero che hai barattato una tua opera con una motocicletta?
 

- Ah sì, era una Matchless e poi sfidavo gli indiani a cavallo nel deserto, vincevano sempre e così l'ho lasciata a loro in cambio di una pipa e di un po' di roba strana da fumare.
 

- Hai smesso di fumare?
 

- Ti odio! Ahaah... Ho anche smesso di fumare da quando ti ho incontrato!
 

- Bene, ti va di parlare del dripping?
 

- Certo, ma prima offrimi un caffè.
 

La macchinetta esce dalla cassettiera della mia 500 ed è già pronta, cinque minuti e sarà in tazza.
 

- Sono state dette un sacco di cose sulla tua tecnica, tracce di esistenzialismo, filosofia Buddista, Zen, introspezione, sciamanesimo.
 

- Tutte leggende metropolitane, dipingevo senza cavalletto perché volevo essere libero. Girare intorno alla tela era come girare il mondo, la libertà di vedere e fare sempre cose diverse, mi sentivo in equilibrio con lo spazio e poi c'era anche molta musicalità nella mia opera. Girare intorno alla tela era un po' come danzare, ero io con tutto me stesso, abbracciato alla materia senza nessun impedimento, nessun ostacolo, nessun confine e poi mi divertivo di più. Tutto qua, facile no?
 

- Hai fatto impazzire i critici.
 

- Oh sì, erano troppo legati a vecchi schemi e con me non capivano letteralmente nulla perché li ho ubriacati con il colore, li ho travolti con una azione pittorica dirompente.


- Ti hanno accusato di essere caotico e casuale.
 

- Oh sì, ma erano talmente condizionati dai loro fantasmi interiori che non volevano staccarsi dal loro presente, in sintesi avevano paura di ritornare come bambini e vedere l'arte come qualcosa di estremamente naturale.
 

- Ti consideri fortunato?
 

- Perché no? Mi sono trovato al punto giusto nel momento giusto ma penso di essermelo meritato.
 

- Se tornassi indietro, che cosa non faresti?
 

- Non so, diciamo che vivevo alla giornata, però posso dirti quello che invece avrei voluto fare.
 

- Già, cosa?
 

- Diluire i colori da sgocciolare sulla tela con la Cocacola. Hai altre domande?
 

- L'ultima: ti sarebbe piaciuto portare i capelli lunghi?
 

- Oh sì, lunghi sulle spalle e biondo come Marilyn. Avrei avuto qualche problema ad aggiustarli con le mani sporche di colore ma vuoi mettere Jackson Pollock con i lunghi capelli?
 

- Ti andrebbe di guidare la 500?
 

- Mmh è meglio di no, guida tu che io schiaccio un pisolino.
 

E mentre lasciamo riposare Jackson Pollock, cari lettori del blog che ama la cultura, Walter Fest vi saluta e vi aspetta alla prossima intervista con l'artista.

 

 

 

I turn the key  and the Fiat 500 starts muttering. My dear readers of signoradeifiltri, I'm going to the appointment with Jackson Pollock today. We will interview the artist on board of my Fiat 500 from 1962. Despite the age, it is equipped with various comforts, well-padded seats in swordfish leather, internal ventilation system with fifteen fragrances including, whiskey, hippopotamus cheese, grandfather's bitter and sour apple. On board we have the espresso machine, and chocolates of all tastes.  Jackson Pollock is on time and he is reading the newspaper.

 

- Hi, Jack!

- Hey, you finally arrived, you made me read the announcements of marriage!

- Jack, please close the door slowly,  last time Guttuso pulled the handle off. Where are we going? Do we wander around?

- Okay, but turn on the heating that I'm cold!

- Jackson, I ask you the first question and you don't have to answer me ... Did you stop drinking?

- Ahaahah ! ... Oh yes, since I met you I have only drank espresso and beer and gazzosa!

- Very good, next question, is it true that you traded one of your works for a motorcycle?

- Ah, yes it was a Matchless and then I challenged the Indians on horseback in the desert, they always won and so I left it to them in exchange for a pipe and some strange stuff to smoke.

- Did you quit smoking?

- I hate you! Ahahah, I've also quit smoking since I met you!

- Well, do you want to talk about dripping?

- Of course, but first offer me a coffee.

The machine comes out of the drawer of my 500 and it is ready, five minutes and coffee will be in the cup.

- A lot of things have been said about your technique, traces of existentialism, Buddhist philosophy, Zen, introspection, shamanism.

- All urban legends, I painted without an easel because I wanted to be free. Going around the canvas was like traveling the world, the freedom to see and do different things. I felt in balance with the space and then there was also a lot of musicality in my opera. Going around the canvas was a bit like dancing, it was me with my whole being embraced to the material without any hindrance, no obstacles, no borders. And I had more fun,  easy, wasn't it?

- You drove the critics crazy.
 

- Oh yes, they were too tied to old patterns and with me they literally didn't understand anything, because I drunk them with color, I swept them with a disruptive pictorial action.

 

- They accused you of being chaotic and random.

 

- Oh yes, but they were so conditioned by their inner ghosts that they didn't want to detach themselves from their present. In short, they were afraid to become children and see art as something extremely natural.

 

- Do you consider yourself lucky?

 

- Why not? I found myself in the right place at the right time but I think I deserved it.

 

- If you went back what would you not do?

 

- I don't know, let's say I was living day by day, but I can tell you what I wanted to do, instead.

 

- Yeah, what?

 

- Dilute the colors  with Cocacola. Other questions?

 

- The last one: would you have liked to have long hair?

 

- Oh yes, long on the shoulders and blond like Marilyn. I would have had some problems adjusting them with dirty hands but imagine Jackson Pollock with long hair!

 

- Would you like to drive the 500?

 

- Mmh... It's better you guide and I take a nap.

 

And while we let Jackson Pollock rest, dear readers of the blog that loves culture, Walter Fest greets you and awaits you at the next interview with an artist.

 

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