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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

pittura

Giovanna Strano, "La Diva Simonetta"

7 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #pittura, #personaggi da conoscere, #storia, #giovanna strano

 

 

 

 

 

La Diva Simonetta

Giovanna Strano

Aiep editore, 2018

pp 270

14,00

 

Si è da poco spenta l’eco della brillante seconda stagione televisiva de I Medici che mi ritrovo fra le mani un libro molto bello: La Diva Simonetta, di Giovanna Strano. Il romanzo mi fa ripiombare a capofitto nelle vicende della metà del 1400, nella scintillante Firenze della corte medicea. Riecco tutti i personaggi dell’epoca: Lorenzo e Giuliano de Medici, Clarice Orsini, Lorenzo di Pierfrancesco, Lucrezia Tornabuoni, Francesco de’ Pazzi etc.

Il libro è scritto in un bello stile d’altri tempi che ben si sposa con la riproduzione efficacissima del periodo storico. Davanti ai nostri occhi si snoda un affresco di straordinaria potenza, veniamo catapultati nella Firenze del ‘400, in piena fioritura di Comuni e Signorie, fra intrighi di palazzo, feste, ricevimenti, giostre di stampo ancora medievale, tornei e seducenti dame, alle quali galantemente dedicare le vittorie. E, in primo luogo, tanta, tantissima cultura, concentrata in una sola città, come mai s’è visto prima e mai si vedrà in seguito.

Lorenzo il Magnifico, grande statista ma anche mecenate delle arti, ha accentrato intorno a sé letterati, scultori e pittori, in una profusione di bellezza davvero sans par. Ed ecco la splendida Santa Maria del Fiore, i bassorilievi, gli arazzi, le liriche, le pitture sconvolgenti di Botticelli e di Verrocchio, del Ghirlandaio e di un giovane astro nascente: Leonardo da Vinci.

Ne risulta un rigoglio di colori, fiori e natura, di simboli volti ad esaltare, sì, i pregiati committenti, ma anche la bellezza della vita, l’essere umano a tutto tondo com’era nella sensibilità umanistica e rinascimentale. Ecco le liriche del Poliziano, e dello stesso Lorenzo che invita a godere la vita in quanto effimera, con un senso di precarietà e malinconia che già presagisce il barocco di due secoli dopo.

Una corte, quella dei Medici, piena d’intrighi, di amori licenziosi, di libertà di costumi che, tuttavia, non dimentica mai il fine principale: il bene e la prosperità di Firenze, quella stessa “Fiorenza” dilaniata fra Guelfi e Ghibellini per cui si era battuto Dante. Lorenzo vuol renderla più grande, sprovincializzarla, non farla precipitare nell’orbita papale, e non è impresa da poco.

Soprattutto, ritroviamo il maestro Botticelli all’opera sui suoi capolavori, in particolare sulla sontuosa Primavera, e su La nascita di Venere, ispirate da una figura di spicco della corte fiorentina: Simonetta Cattaneo Vespucci, la sans par.

Bellissima, intelligente, colta e volitiva, la ragazza ligure fa girare la testa a tutti gli uomini, compresi entrambi i fratelli Medici, Lorenzo e Giuliano. Ne è travolto e soggiogato lo stesso Botticelli che vorrà essere seppellito ai suoi piedi. Il libro ruota intorno a lei, ai suoi desideri, alla sua cultura, ai suoi amori, al suo inesistente rapporto con l’incolore marito, ai suoi abiti vaporosi, scelti per lei dal suocero, alle sue acconciature lussureggianti di trecce, boccoli e fiori. Solo chi la ama veramente sa apprezzarne l’anima incorrotta, gli altri, come l’avido suocero Piero Vespucci, la considerano un bell’oggetto, un trofeo da esibire, una pedina da utilizzare come esca in società.

Simonetta ama Giuliano de’ Medici. Se il legame che la unisce a Botticelli è quello dell’amor cortese - lui servo che venera colei che non potrà mai avere e che diventa per lui fonte di elevazione artistica - Giuliano incarna l’amore ossessione, quello fatale, la passione violenta che porta alla sciagura, che conduce inevitabilmente alla morte, unico contesto in cui i due amanti saranno liberi, svincolati dai doveri morali e dalle convenzioni sociali.

A due anni dalla morte di Simonetta, però, anche in Giuliano si è operato un cambiamento, il suo amore si è sublimato fino a somigliare a quello angelicato di Dante per Beatrice. Il giorno della congiura dei Pazzi, nella chiesa di Santa Maria del Fiore, egli va incontro al suo tragico destino sapendo che è l’unico modo per ricongiungersi alla sua amata, la bellissima fanciulla di Portovenere, “Madonna del Mare” come nessuna mai.

I difetti del testo, a mio avviso, sono due. In certi momenti somiglia più a un trattato di storia dell’arte che a un romanzo, i dialoghi ne risultano artificiosi e la narrazione perde scorrevolezza.  Inoltre, trovo sbagliata la scelta di affidare due momenti salienti della trama - la violenza subita dalla protagonista da parte del duca d’Aragona e il conseguente abbandono all’amore per Giuliano de Medici – a una prospettiva esterna, poiché il punto di vista si sposta verso Lorenzo di Pierfrancesco, sorta di narratore estraneo degli eventi. E il capitolo X, in cui si esplicita l’amore fra i due protagonisti, è troppo precipitoso.

Per il resto un bellissimo romanzo storico, un libro che ci immerge totalmente in un’epoca, nella multiformità delle interpretazioni, dei rimandi e dei simboli, ma soprattutto nell’arte, nella pastosità delle forme e dei colori. Ogni capitolo è ispirato a un’opera pittorica, la descrive, la fa rivivere, la anima. Le figure prendono vita e balzano giù dalle tele, le musiche si sprigionano, i fiori esalano effluvi di primavera, le bocche ridono. In una parola, siamo dentro la bellezza pura.

 

Giovanna Strano, "La Diva Simonetta"Giovanna Strano, "La Diva Simonetta"
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Radio Blog: Carlo Valentini, "Elvira"

30 Gennaio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #poli patrizia, #recensioni, #pittura

 

 

 

"Essere ritratti da Modì, si era soliti dire nell’ambiente, era come “farsi spogliare l’anima”. L’ambiente è quello di Montmatre e Montparnasse, il ritratto in particolare campeggia sulla copertina del libro di Carlo Valentini: Elvira la modella di Modigliani"- Graus Edizioni.

 

Riscopriamo questo libro grazie alla recensione di Patrizia Poli amministratrice di signoradeifiltri.blog.

Buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese

Musica: Incompetech
Per contattarci:radioblog2017@gmail.com

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Radio Blog: l'oroscopo letterario di Frida Kahlo

6 Gennaio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #loredana galiano, #astrologia, #personaggi da conoscere, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni, #pittura

 

 

 
"Magdalena Carmen Frida Kahlo nasce il 6 luglio 1907 a Coyocan, in Messico, alle ore 8.30, con il Sole in Cancro, Ascendente Leone e una Luna in Toro".
 
Prosegue la collaborazione di Radio Blog con AstroMix, il blog di Loredana Galiano che ogni mese ci regala una biografia astrologica di personaggi scelti dal mondo della letteratura e dell'arte.
Questo mese abbiamo scelto di parlare di Frida Kahlo, personaggio che non ha bisogno di presentazioni, ma solo di essere ascoltata!!!
 
A cura di Chiara Pugliese
Illustrazione di Eva Pratesi - Geographic Novel
 
Per contattarci : radioblog2017@gmail.com
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Arte al bar: ULISSE SARTINI "Papa Francesco"

5 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #personaggi da conoscere, #pittura

"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest

"Papa Francesco" di Ulisse Sartini e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Buon anno a tutti i lettori della signoradeifiltri, è iniziato un nuovo anno con tante speranze, fra i mille colori dei brindisi e dei fuochi artificiali; le solite speranze che magari prima o poi si materializzeranno perché è proprio questo il bello della vita, la soddisfazione di vedere realizzati i desideri tanto sperati.

Oggi al bar siamo pochi aficionados, dietro al banco bar c'è Peppino il pensionato che sostituisce Gianni, il nostro amico ha lavorato insieme a suo cugino Nino come barman in una discoteca la notte di S.Silvestro e adesso si sono presi qualche giorno di vacanza, sembra che siano andati a fare il giro di Roma in bicicletta perché, come Roma non si è fatta in un giorno, per visitarla tutta ci vuole almeno una settimana, e così per ora il re del caffè sarà Peppino, non abbiate paura ha lavorato una vita sulle navi da crociera e ne sa più di Carlo in Francia.
Molto bene, allora, volete sapere di quale artista parleremo oggi? Oggi vedremo l'arte espressa nella sua immagine più classica; quante volte vi ho descritto opere fuori dall'ordinario non eseguite sul cavalletto, senza tavolozza e fuori dalle botteghe d'arte? Bene, invece, questa di oggi è quella tradizionale e l'artista è un grande appassionato e successore dell'arte del '500, sia per tecnica che per modalità pittorica.

Ma oggi voglio fare un cambiamento di programma, inizierò descrivendovi la sua opera e poi parleremo dell'uomo artista. L'artista è Ulisse Sartini e la sua opera è il ritratto di Papa Francesco.

Ho scelto questa opera per una motivazione ben precisa; il mondo ha sempre più bisogno di pace, che non vuol dire solo il rifiuto della guerra ma, inconfutabilmente, tutti hanno sempre più bisogno di pace sul lavoro, in famiglia, a scuola, nelle strade, nei rapporti con il prossimo, con gli animali, con l'ambiente. Perfino nel mondo dello sport, dello spettacolo e della cultura c'è bisogno di pace e Papa Francesco, anche per chi non crede o appartiene ad altre religioni, è una figura che ispira la pace e, se i suoi occhi sono lo specchio dell'anima, non possiamo fare altro che prenderlo ad esempio e ascoltare le sue parole con convinzione; senza una stasi di pace c'è il nulla e l'umanità è destinata a fare una brutta fine, questo è purtroppo innegabile.

L'opera di Ulisse Sartini è un olio su tela tonda, diametro 140 circa, del 2013, fa parte della collezione della Fabbrica di S.Pietro ed è stato il lavoro preparatorio al mosaico esposto insieme a tutti gli altri papi a S.Paolo fuori le mura.
Sul fondo sfumato color ocra spicca bonariamente la sua figura vestita nell'abito papale, che sembra apparire con la fantasia una corazza contro ogni futura avversità, le spalle sono forti a sostenere il peso delle questioni mondiali; lo sguardo è sereno ma consapevole della responsabilità che gli è stata concessa, Papa Francesco sa che che lo aspetta un duro lavoro.

Ulisse Sartini, maestro del ritratto, ha saputo entrare nella sua coscienza e, con il suo talento, lo ha riprodotto nella sua vera essenza, un buon padre per tutti.

In questi casi potrebbe esserci il rischio che l'artista sia portato, grazie alla sua perizia tecnica, ad esaltare il personaggio, invece Ulisse Sartini ha dipinto Papa Francesco semplicemente come uno di noi, come Peppino con le sue rughe, come Giovanna che ride poco ma dentro di sé ha un universo di emozioni, come Francesca la stilista che è un po' timida, come Tonino il tassista con la sua simpatia contagiosa; insomma, Papa Francesco, dipinto dalla sapienza artistica di Ulisse Sartini, è il Papa giusto arrivato al momento giusto, perché siamo diretti verso un punto di non ritorno ma amore, fiducia, conditi di sano ottimismo, possono fare tanto. L'arte in tutte le sue espressioni è il linguaggio che unisce i cuori e le menti; Ulisse Sartini è uno dei tanti, un esercito di artisti armati di talento nati per farci voler bene alla vita. L'arte è per tutti, deve esserlo per tutti, anche per gente semplice come noi in questo bar che a volte non la capiamo, ci rimane difficile entrarne in contatto perché distratti dalla baraonda quotidiana ma per fortuna i tempi sono cambiati, adesso con un click possiamo aprire le porte del mondo, l'arte sarà la scaletta che ci porterà ad essere migliori.
Ulisse Sartini è nato a Ziano Piacentino il 30 Maggio del 1943, giovanissimo, con ancora nell'aria la tristezza e la desolazione della guerra terminata da pochi anni, si trasferisce a Milano, ove studia l'arte, l'unico modo per volare con la fantasia sopra le macerie lasciate dal dramma bellico, e non è un caso che sia da subito attratto come una calamita dal Rinascimento, il periodo storico così ricco di grande tecnica e di considerazione per l'essere umano.

Ulisse Sartini ha per natura tutto quello che serve per essere un artista, deve solo lavorare e, quando lo si fa con passione, tutto diventa più facile. Ha una grande sensibilità interiore che lo guida e lo indirizza verso il suo modo di essere artista, studiare, pertanto, e rappresentare il mistero dell'infinito. Diventerà un maestro del ritratto, uno dei migliori, riconosciuto internazionalmente e, al momento, è uno dei più grandi ancora viventi.

Realizzando un ritratto l'artista legge i cuori degli esseri umani, la sua tecnica artigianale è il lavoro dell'uomo in fusione con la materia, grazie alla fantasia propria di ogni artista che con ogni opera entra in contatto con tutto ciò che c'è  di più profondo. Ogni essere umano detiene le sorti dell'umanità e Ulisse Sartini sa, come i grandi artisti del '500, interpretare la natura umana con una tecnica che, per bravura, si avvicina alla fotografia. Ma Ulisse non vuole essere una primadonna della tecnica, non vuole stupire, non vuole mettersi in competizione con una fotocamera, vuole solo essere se stesso, la sua pittura è umana, fatta da un uomo, giorni di lavoro impastando i colori con amore, isolandosi con la sua anima e con i soggetti raffiguranti, vuole solo sentirsi un essere umano parte di questo sconfinato microcosmo.
Amici lettori, con questo grande artista vi salutiamo, vi auguriamo ancora un buon 2019, e vi aspettiamo sempre qui al bar per parlare ancora di arte, tanti colori e tanta fantasia per quest'anno che è appena iniziato.

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Arte al bar: YVES KLEIN "Anthropometries"

3 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #personaggi da conoscere

"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest

"Anthropometrie" di Yves Klein e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, Natale è passato ma nel nostro bar l'albero sarà ancora in bella mostra fino alla Befana, dopo S.Silvestro, la notte dei cin cin, del cotechino e lenticchie, e dei sogni ben auguranti sotto le stelle.

Oggi ho per voi la prima opera del nuovo anno e vi presenterò ancora un artista insolito, ancora un artista senza cavalletto e tavolozza, senza il tetto dello studio sopra la testa, e i pantaloni sporchi di colore, anzi, se proprio si è sporcato, lo ha fatto con un solo colore. Sto parlando di Yves Klein.
 

- Walter, questo Klein dove lo hai pescato?
 

- Giovanna, ancora per una casualità, proprio qualche giorno fa vidi una sua foto in un articolo di un vecchio magazine che non ricordo di cosa parlava, ma sotto la sua foto c'era scritto "Yves Klein pittore monocromo". A parte questo, il particolare che mi aveva incuriosito è stata la sua faccia da ragazzo, con gli occhi grandi da Pierino la peste, e la bombetta in testa alla Chaplin. Allora ho fatto una rapida ricerca e ho scoperto un artista fuori dall'ordinario.

Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962)
Procreato da entrambi i genitori pittori, l'arte divenne, per questo artista francese, un argomento di routine, eppure i suoi studi furono indirizzati altrove. Sopratutto attratto dall'Oriente e dalla pratica dello judo, sport di concentrazione, una disciplina fatta di filosofia, in equilibrio fra spirito e forza fisica, uno sport così lontano da quello più amato dai francesi dell'epoca, la bicicletta, cosa che la diceva lunga sulla personalità già ben definita del giovane.

Yves Klein iniziò a dipingere quasi per forza d'inerzia ma tappa obbligata per ogni adolescente fu farlo fuori dagli schemi. Dal 1948 al 1952 lui, ventenne con alle spalle il dramma della guerra, affamato di libertà e fantasia, iniziò a viaggiare, Italia, Inghilterra, Spagna, Giappone, ogni luogo una spremuta di apprendimento, sopratutto in Italia, dove, grazie a Giotto, scoprirà l'attrazione verso il monocromatismo, che diventerà per lui quasi un'ossessione creativa, la sperimentazione dell'utilizzo di un solo tono di colore, dove tuffarci dentro corpo e anima, talmente convinto da estraniarsi dalle critiche ricevute.

Ma sull'onda folle della magia artistica degli anni '50/'60, Yves Klein andò avanti per la sua strada, finché, a metà del 1960, inventò il suo colore perfetto, brevettato da lui, "international Klein blue". Il periodo "blue" era il suo linguaggio artistico prioritario, un eccezionale blu, blu come il cielo, come il mare, un qualcosa per andare oltre le forme e farsi attrarre dalla magia del colore, ne bastava uno solo e per lui era speciale.

Come tutte le cose belle, la sua arte, fra pittura, fotografia e contaminazione di tecniche, terminò presto perché, dopo soli 34 anni di vita, a causa di un infarto, partì per l'ultimo viaggio. In appena sette anni di attività lasciò oltre mille opere e una traccia profonda nel mondo dell'arte. Le sue sperimentazioni sarebbero diventate leggenda.
 

- Secondo me era un po' pazzo. (Giovanna.)
 

- Ma come si fa a chiamarla arte? Chiamatela come volete ma non capisco dove sia la vera arte. (Franco il gelataio.)
 

- Io dico che a scuola non glielo hanno insegnato. ( Peppino il pensionato.)
 

- Che cosa?
 

- A disegnare, ma scusa, secondo te Michelangelo, Raffaello e Leonardo erano stupidi a non usare un colore solo e a realizzare opere piene di forme e di tinte? (Peppino il pensionato.)
 

- E vabbè, però mica tutti parlano la stessa lingua, c'è chi parla inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo e cinese. (Roberta la scrittrice)
 

- E' giusto, noi per esempio non parliamo in romanesco. (Tonino il tassista)
 

- E allora? (Giovanna.)


- E allora ogni artista, fa l'arte che gli pare... Raccontaci un po' di quell'opera che vorresti descriverci... (Mimmo il giornalista.)


- Sarà un piacere, in pratica si tratta di una modella completamente nuda che, ricoperta su tutto il corpo del colore blu, doveva rotolarsi sul fondale bianco e lasciare la propria impronta, non più l'artista con in mano un pennello - uno strumento ritenuto da Klein, in questo caso, superfluo - ma un vero corpo umano a contatto e in fusione con la materia, un'azione che metteva in armonia l'essere umano con la natura artistica creando un'opera unica. Solitamente le opere si guardano ma non si toccano, in quel caso il corpo diventava la stessa opera d'arte e l'impronta lasciata ne era la traccia. Nell'azione artistica opera e fruitore dell'arte sono una cosa sola.
 

- Ma era tutta nuda? Però, bella questa idea! (Saverio il gommista.)
 

- E dai, pensi sempre a una cosa sola! Non devi pensare alla nudità come la intendi tu ma all'essere umano, in questa caso una donna, parte artistica dell'universo.
 

- Ma quella là, mica si può esporre con un chiodino alla parete! (Giovanna.)


- Però puoi sempre riconoscere l'originalità e poi considerare il fatto che l'arte ha tanti linguaggi quanti la fantasia di un artista possa inventarne, inoltre l'arte è un vero atto di fede verso la vita... uhhhh... a proposito di fede, sapete che quest'artista, in apparenza pazzo e ipereclettico, nella sua intima essenza deteneva anche una forma di rispetto verso la religione?
 

- Perché, prima di dipingere pregava? (Don Alfonso.)
 

- No, ma una volta, grazie a una casualità, si scoprì che nel 1958 Klein offrì in omaggio al santuario di Santa Rita da Cascia un suo monocromo blu, per poi fare ritorno al santuario della Santa nel 1961, questa volta portando in regalo un cofanetto in plexiglass, contenente, divisi in tre parti uguali, dei pigmenti rosa, blu e foglia d'oro, insieme a una preghiera scritta su sette foglietti di suo pugno, rivolgendosi con devozione alla Santa. Tutto ciò venne scoperto nel corso di lavori di ristrutturazione nel 1979 dagli artisti che dovevano restaurare la cupola affrescata da Luigi Montanarini. Chiesero alle suore se avessero dei pigmenti e della foglia d'oro per fare delle prove e, quando una monaca portò loro la scatolina dell'artista francese, scoprirono con grande stupore chi fosse stato l'autore dell'omaggio alla Santa.

Yves Klein non era solo un classico artista genio e sregolatezza creativa ma anche ricercatore di un legame con l'assoluto, e la fede che cosa non è se non un atto di amore? L'arte non è vi è uguale? Che cosa è l'arte? La realizzazione manuale di un'opera, studiata, immaginata, trascritta con grande amore, amore per la vita, sulla quale si possono avere dubbi e pareri contrastanti, ma rimane sempre il fatto che è l'amore che debba segnare tutta la nostra esistenza.
Nel bar tutti sono rimasti in silenzio, forse nessuno se lo aspettava. Nell'immaginario collettivo, un artista è visto come un visionario dal talento innato ma forse in realtà pare che sia invece vera la definizione di Madre Teresa di Calcutta che afferma che siamo tutti delle matite, delle piccole matite nelle mani di Dio.
Amici lettori della signoradeifiltri, vi lascio con questo articolo dedicato all'arte, il nuovo anno è iniziato ed io, insieme ai miei personaggi, alla redazione del blog più ganzo cultural del web, auguriamo a tutti voi un sereno, uno splendido, uno strepitoso anno.

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Arte al bar: HULA "What if you fly " project

19 Dicembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura, #unasettimanamagica, #personaggi da conoscere

"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest

"What if you fly" di Hula e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Gentilissimi lettori della signoradeifiltri, oggi ho le mani così fredde che non riesco a scrivere, eh già, perché ho proprio il "viziaccio" di scrivere a mano, con la classica penna sul classico pezzo di carta bianca e...
 

- Ti ci vorrebbe un cioccolato caldo.
 

- Gianni, buona idea, è il primo cioccolato caldo della stagione, a quanto pare il freddo è arrivato.
 

- Arriva subito.
 

- Il grande freddo?
 

- No, il cioccolato caldo.
 

Me le invento tutte per ritornare bambino, solo il pensiero infantile del dolce ti fa scaldare il cuore e la mente, beh, poi per le mani ci penserà il cioccolato caldo in tazza del mio amico Gianni.

Molto bene amici lettori del blog più cioccolatoso del web, per rimanere in tema temperatura glaciale (poi vi dirò perché) oggi vi presenterò l'opera di un giovane artista fuori dall'ordinario, un artista che lavora per la quasi totalità del suo tempo all'aperto senza cavalletto, fuori dalle pareti di uno studio e senza alcuni tradizionali strumenti e modalità operative classiche di ogni artista. Sto parlando di Sean Yoro in arte Hula.
 

- Ah! E chi sarebbe questo Hula?
 

- Giovanna, è un giovane artista hawaiano.
 

- E dove lo hai pescato?
 

- Tempo fa vidi un documentario dedicato al suo lavoro, e mi colpì.
 

- Che ha di speciale?
 

- Molte delle sue opere le dipinge sull'acqua.
 

- Ma è un po' pazzo oppure è un marinaio?
 

- No, è un normalissimo giovane, una persona molto pacifica e solare.
 

- Si sapeva che gli artisti erano un po' svalvolati.
 

- Ora ti spiego.
 

Sean Yoro, in arte Hula, è un artista hawaiano nato nel 1989 sull'isola di Oahu. Come tutti i ragazzi del luogo ama passare il tempo in mare con il surf, fare acrobazie sulle onde è per lui facile come bere un bicchiere d'acqua. Poi, crescendo, inizia ad appassionarsi all'arte e, vista la sua giovane età, si interessa maggiormente ai graffiti e al tatoo. Quindi, a 20 anni si iscrive a un corso di disegno presso il Windward Community College di Oahu, ma per un giovane la città di New York è il sogno, e la base migliore dove poter fare una veloce esperienza costruttiva, quindi si trasferisce a Brooklyn e inizia a lavorare con il nome d'arte "Hula".
New York è una metropoli molto differente rispetto al suo luogo di provenienza, New York è un moderno concentrato di frenetica umanità, ben lontana dai quattro elementi naturali, acqua, fuoco, aria e terra presenti alle Hawaii, e Hula non può far a meno di esprimere la sua arte con il cuore e la mente legati alle sue origini, quindi alternerà la pittura espressa in maniera tradizionale a quella sperimentale e più spontanea per lui, iniziando a dipingere come un street artist ma, nel suo caso, seduto a pelo d'acqua su una tavola da surf, raffigurando bellissimi volti di donna su vecchi muri di fabbricati in disuso, imbarcazioni arrugginite, una serie di elementi semi sommersi in mare. 

La sua bravura oltre che artistica è anche tecnica perché deve lavorare tenendosi in equilibrio, cosa che gli riesce bene grazie alle sue qualità fisiche e alla forte sensibilità che lo fa essere in perfetta fusione e armonia fra la sua anima e il suo background. La perfetta realizzazione del suo messaggio avviene quando le sue immagini dipinte si rispecchiano sull'acqua, venendosi a creare quelle giuste relazioni fra l'umano e la natura che dovrebbero rappresentare lo spirito vitale della nostra esistenza, purtroppo troppe volte disatteso dalla sconsideratezza delle azioni dell'uomo.

In breve tempo le opere di Hula, pur non essendo esposte in gallerie, grazie al web hanno fatto il giro del mondo, meritando  grande attenzione e interesse verso il suo lavoro. L'originalità di Hula è unica e strepitosa, ed ora, pur essendo rimasto un giovane ancora genuino nei modi, è a tutti gli effetti una star dell'arte

 

- Ciao, Aristide dove vai, non vuoi vedere l'opera di questo artista?
 

- No, mi dispiace, vado di corsa, devo andare a lavorare a Cinecittà, farò la comparsa in un film ambientato nell'antica Roma.
 

- Mi raccomando, ricordati di toglierti l'orologio, non fare come è successo a Spartacus di Stanley Kubrick.
 

- E pure di spegnere il telefonino (Giovanna.)


- E non mangiarti anche il cestino del tuo vicino (Gianni.)
 

- E vabbè, però se non mangio recito male. (Aristide.)
 

- Ma se fai la comparsa (Tonino il tassista.)
 

- Appunto, devo mangiare di più (Aristide.)
 

- Sarà in interno o in esterno? (Tonino.)


- Esterno, ricostruzione del tempio di Apollo (Aristide.)


- Dove i Romani giocavano a palla! (Giovanna.)


- E che ne so? Io ho paura che farà freddo!
 

- La vuoi una fiaschetta con la grappa? (Gianni)
 

- Eh, magari!
 

- E se poi si ubriaca? (Giovanna.)
 

- E vabbè, tanto devo lavorare alla scena di gruppo dei gladiatori devoti al deus ex machina.
 

- E chi è ? (Tonino.)
 

- Boh?...Vado altrimenti il capogruppo si incazza! (Aristide.)
 

- Povero Aristide, oggi prenderà molto freddo! (Giovanna.)
 

Mai come il nostro artista di oggi. 

L'opera che vi descriverò, il nostro artista hawaiano l'ha realizzata al circolo polare artico canadese, in un progetto chiamato "What if you fly". Adesso alzi la mano chi fra di voi conosce Iqaluit, capitale del Nunavut, in Canada. Ebbene da quelle parti, a quanto pare, a causa dell'ormai acclarato cambiamento climatico, i ghiacciai si stanno sciogliendo e, logicamente, l'acqua che sale mette in pericolo le popolazioni. Dato che sono lontani, all'estremità del pianeta, non partecipano ai talk show e non hanno una nazionale di calcio ai mondiali, di tutta sta faccenda il mondo ignora quasi l'esistenza, naturalmente gli indigeni Inuit che abitano quelle parti sono invece molto preoccupati.
Hula, fedele al suo impegno ecologista, è così partito con entusiasmo per realizzare questo nuovo progetto, i colori che ha utilizzato non sono tossici e sono composti da pigmenti naturali. Prima di mettersi al lavoro ha parlato con la gente del luogo, per prendere ispirazione, e poi, con un coraggio da leone, ha iniziato a scegliere le lastre di ghiaccio che, sciogliendosi, si stavano staccando, poi, a bordo della sua tavola da surf ha iniziato a dipingere, ben sapendo che la sua opera dopo poco si sarebbe sciolta per trasformarsi in normalissima acqua gelata che, seguendo il corso delle correnti, sarebbe diventata oceano. Ma era proprio questo l'obiettivo del messaggio di Hula, il bellissimo volto raffigurato a simboleggiare la natura che, a causa della nostra stupidità sciogliendosi insieme al ghiaccio, perdiamo con essa simbolicamente anche la nostra stessa esistenza. Questo è il messaggio universale che Hula, attraverso la sua arte, ha voluto dare nella speranza che l'umanità possa porre rimedio prima della catastrofe.

Hula, grazie al suo talento, ha attirato in breve tempo l'attenzione e la sensibilità sulla problematica dell'aumento della temperatura, che sta causando lo scioglimento dei ghiacciai, compromettendo il clima con gravissimi danni a tutto il pianeta.
Quando ho realizzato il mio scarabocchio in omaggio a Hula, mi è successa una cosa strana. Ero quasi al termine della mia opera, e mi ero accorto che avevo raffigurato le lastre di ghiaccio in secondo piano con una tonalità troppo scura, quindi sono andato con una veloce pennellata di bianco per schiarirle e, quando poi la tinta si è asciugata, con mia grande sorpresa ho scoperto che inconsapevolmente avevo raffigurato un qualcosa somigliante al muso di un orso che si erge dall'acqua, ma io non volevo assolutamente farlo, volevo solo schiarire la parte e basta, si è trattato di una coincidenza ma in fondo il mio errore rappresentava una verità, perché, idealmente, successivamente vi ho visto un orso che, a causa del ghiaccio che si scioglie, perderà il suo habitat. La mia è troppa fantasia? Chissà?

 

- Gianni, ma che cos'è quella?
 

- E' un mega spumante, vogliamo brindare e festeggiare le prossime festività Natalizie?
 

Nel giro di un colpo di saetta, tutta la gente del bar corre a prendere i calici.
 

- Gianni, hai ragione, un bel brindisi per augurare, da parte della redazione della signoradeifiltri, da Patrizia Poli, da me e da tutti i miei personaggi, delle bellissime, serene e divertenti festività natalizie. Cin cin per tutti i nostri lettori e Buon Natale!!
 

- Aristide, che ti è successo? Come mai sei ritornato?
 

- Ho sbagliato giorno, dovevo andare domani, oggi in teatro girano un film comico, un po' romantico, un po' surrealista, a lieto fine, con tutti attori ultra novantenni che nel finale ballano il tango.
 

- Prendi un calice che è meglio!
 

Amici lettori, ancora tantissimi auguri da parte nostra... ci rivedremo presto, forse la fantasia non andrà in vacanza a Natale

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En to Pan

16 Novembre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #alessio pistilli, #arte, #pittura, #eventi

 

EN TO PAN2.jpg 

 

 

 

L’artista di Cori (LT) Alessio Pistilli ha esposto in Inghilterra, al Contemporary Art Fairs di Windsor, una delle fiere artistiche più importanti d’Europa, che dal 2005 riunisce ogni anno centinaia di espositori tra pittori, scultori, incisori, fotografi, ceramisti e gallerie, provenienti dal Regno Unito e dal resto del vecchio continente, per offrire al pubblico una selezione del meglio dell’arte contemporanea europea, anche per mezzo di laboratori e dimostrazioni.

“En to Pan è il titolo della mostra personale, dal greco “L’uno il Tutto”, che in tal caso è associato al Dio Denaro. Denaro inteso come banconota di scambio, come valore etico-morale e socio-culturale nella vita di un essere umano, attributo di potere e ricchezza, ma anche di limite e dipendenza. Una dipendenza che rapisce e isola allo stesso tempo, un limite che non permette l’ascesa (la scala) per una rinascita. L’intento è trovare, attraverso una scelta nascosta nella nostra coscienza, il “vero lume della ragione”.

Nelle sue 10 tele inedite, i fattori “tempo” e “tecnologia” appaiono negativi non per la loro importanza oggettiva, ma per l’esagerato e, spesso, sbagliato utilizzo che se ne fa, portandoci sempre più ad un conveniente isolamento. Infine lo spazio che circonda queste presenze. Uno scorcio arido e freddo, reso ancora più crudo dalla presenza di alte mura (le difficoltà da superare) e da una fioca illuminazione di “lampade speciali” (le tentazioni) su di un uomo sempre più solo e perso, che è oramai la sua stessa ombra.  

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Arte al bar: LUCIANO VENTRONE "Il giorno che afferrai la luce"

8 Novembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura

"Il giorno che afferrai la luce" di Luciano Ventrone e l'omaggio di Walter Fest"Il giorno che afferrai la luce" di Luciano Ventrone e l'omaggio di Walter Fest

"Il giorno che afferrai la luce" di Luciano Ventrone e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Gentilissimi lettori, e così abbiamo messo alle spalle anche il caldo Ottobre, adesso tirate fuori ombrelli e abbigliamento pesante, siamo a Novembre e noi del bar più artistico che ci sia, noi cari amici del blog che vediamo il sole anche sotto zero, proveremo oggi a scaldarci con i colori di un grande artista, un vero maestro dell'iperrealismo, eccomi qua con il mio caffè profumato fra le mani, per parlarvi di Luciano Ventrone. Mi è stato suggerito da Tonino il garagista, me ne parlò con grande entusiasmo e sono sicuro che ora anche voi ne rimarrete affascinati, l'opera che andrò a descrivere sarà Il giorno che afferrai la luce, un olio su tela di lino 90x60 del 1977.

Luciano Ventrone, romano del 1942, nato nel corso degli anni belligeranti nei quali non era facile essere bambini, eppure, a sei anni la casualità di una semplice scatola di colori gli aprì le porte della fantasia, indirizzandolo verso uno sconfinato orizzonte, alleviandogli, per lui solo un  bambino, il distacco dagli affetti più cari e dalle proprie abitudini. Era solo un bambino che veniva da un paese lontano, ma, in quel momento, una scatola di colori era il suo mondo, un nuovo linguaggio più forte dell'uso della parola, una voglia di intensa espressività insita nella natura di ogni artista.

Passano i giorni, i mesi, gli anni, quel bambino diviene un ragazzo che, con passione e tenacia, studia e lavora per essere se stesso, un faticoso lavoro per diventare un bravo artista, l'artista vero che, grazie ad alcune coincidenze che ne guideranno il percorso, ha poi realizzato quello che la sua natura gli aveva donato.

Mi piace pensare a Luciano Ventrone come ad un predestinato ma anche come ad un infaticabile artigiano dell'arte, per nulla genio e sregolatezza ma solo la cura certosina della filosofia del lavoro a fari spenti, deve parlare per lui solo la luce irradiata dalle sue tele di lino.
Ho scelto quest'opera, Il giorno che afferrai la luce perché quella mano mi ha fatto venire in mente un accostamento impossibile; spalancherete gli occhi ma, ve lo giuro, non è colpa mia, mica posso spegnere la fantasia e l'immaginazione con un click, e io la mano di Luciano Ventrone l'ho interpretata proprio così, ebbene sì, in essa ho visto la Creazione di Michelangelo.

 

- Ma sei matto? - Gianni il barista mi dice impietosamente allibito! - E' solo una bella lampadina stretta in una mano, adesso chiamo la neuro!!! 
 

- Amico mio, passami una bomba al cioccolato che ora ti spiego. La vedi quella torsione della mano? Riesci a vedere la delicata carezza a contatto con la rotondità e la trasparenza del vetro della lampadina? E poi la luce... Dio creò la luce, lo so che può sembrarti un accostamento surrealista.
Che cos'era la vita dell'uomo prima della scoperta dell'energia elettrica? Le strade come erano illuminate? La nuova luce cambiò il corso dell'umanità e, nella creazione di Michelangelo dal contatto fra le mani nasce la vita, e io nella mano dipinta di Luciano Ventrone, nelle pieghe della pelle talmente vere da sembrare quasi di toccarle, vedo tutta la calma apparente da vero artigiano al lavoro nell'atto di plasmare il colore vivo, acceso dal nero di fondo che spinge la mano verso l'immensità del cielo blu, riflesso all'orizzonte attraverso la trasparenza vitrea.

Un colore vivo come la nostra esistenza, perfino quel filino nero sotto l'unghia del dito mignolo sa di umanità, ma Luciano Ventrone ha voluto dirci di più, che motivo aveva per ritrarre una semplice mano con una lampadina? Perché l'ha scelta? Dimostrare la sua bravura? Pavoneggiarsi davanti al nostro stupore? No, glielo ho letto nel suo sguardo, nella luce dei suoi occhi che parlano con il cuore aperto senza la presunzione dell'ambizione. Attraverso le sue mani solo arte, un linguaggio per aprire le menti, per non dare fumo agli occhi. Una tecnica sopraffina e perfezionista per mettere in relazione uomo e materia.

L'artista non cerca un confronto con la fotografia ma, con i colori dati ad arte, vuole rappresentare la sua vera essenza, uomo e natura come un tutt'uno per rallentare il ritmo della vita, per farci entrare a fondo nella materia e permetterci di capire il senso di rispetto verso tutto quello che ci circonda, ogni cosa, anche la più piccola, è di inestimabile valore e noi non possiamo essere i dominatori, gli assoluti padroni che, per il solito nostro egoismo, dissipano la propria stessa vita e le sorti del nostro mondo.

Luciano Ventrone riproduce la bellezza per farci vedere quello che troppe volte ci sfugge, la natura ogni tanto ce lo ricorda, noi, scellerati, senza fermarci, rivolti solo agli interessi di predominio, la stiamo distruggendo e, se alziamo gli occhi al cielo - e potessimo farlo con un telescopio potentissimo - non vedremo mai un pianeta come la nostra terra, dobbiamo amarla questa fantastica terra sulla quale ogni cosa è vera poesia.

Nel bar sono rimasti tutti in silenzio, solo il soffio del vapore della macchina del caffè fa ciùfffffff, Gianni, ridendo, me ne porge un altro. -  Walter, prendilo che ti fa bene. Mi guarda serio, forse anche gli altri non hanno capito bene la mia teoria e voi?
 

- Quasi, quasi vi manderei a vivere su Marte, vedo due ragazzi che si tengono per mano, mi fanno segno di "No" con un sorriso d'oro che dice tutto.
 

- Però i colori sono belli, lo vedete che Dio esiste? (Don Alfonso.)


- Io ho da consegnare la posta mica posso andare su Marte! (Sara la postina.)


- E se quel Luciano Ventrone fosse un marziano? (Nando l'elettricista.)
 

- Ma che dici? I marziani mica sono così bravi!!!( Monica la parrucchiera.)


- Ma stavo scherzando, ma vi pare che un giorno andremo su a vivere su Marte?
 

- Chissà? (Dalia.)
 

Anche per oggi è venuto il momento di salutarvi e, per non pensare a come sarebbe la vita su Marte, Gianni, metteresti per noi Yellow submarine dei Beatles ?
 

- Sì, buona idea... pensa se pure questa musica piacesse ai marziani! (Gianni.)


Gianni... sorvoliamo... Amici della signoradeifiltri, noi che coloriamo la nostra vita qui sulla terra salendo su un fantastico sottomarino giallo immersi in un mondo di fantasia, vi aspettiamo al prossimo appuntamento per vedere nuovi colori con un altro grande artista e, statene certi, con lui ci divertiremo.

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Arte al bar: DAVID HOCKNEY "A bigger interior with blue terrace and garden"

29 Ottobre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura

"A bigger interior with blue terrace and garden" di David Hockney e l'omaggio di Walter Fest"A bigger interior with blue terrace and garden" di David Hockney e l'omaggio di Walter Fest

"A bigger interior with blue terrace and garden" di David Hockney e l'omaggio di Walter Fest

 

 


Amici lettori del blog dove la luce della cultura è sempre accesa, tenetevi forte, oggi parleremo di arte, ma voglio ancora fare uno strappo alla regola, descriverò un'opera artistica ma, davanti a quell'opera, metterò un giovane anziano, che c'è di strano? Vi sembra tutto un po' confusionario? In questo caso considererò opera d'arte l'artista stesso che l'ha realizzata, e sapete perché lo faccio? Per darvi un esempio, un buon esempio, lo faccio per tutti quegli anziani che sono avviliti, vinti dalla vita, le spalle curve, lo sguardo spento, qualcuno spinto su una sedia a rotelle da chi parla un'altra lingua, stanchi e desiderosi ormai di percorrere alla svelta quel viale del tramonto, l'ultimo per tutti loro. E... se, invece, il tramonto potesse essere più colorato, più vivace, più allegro?

Ecco, signore e signori, sto per presentarvi David Hockney, un giovane di 81 anni, mi piaceva il suo sorriso, il suo sguardo mica arreso, chissà che stava pensando in quel momento, con la sua opera alle spalle, di fronte alla macchinetta fotografica del fotografo: "Ehi,  sbrigati, devo andare a prendere un dolcetto al rinfresco, ragazzo, ma tu non hai la gola secca?"... Sì, credo che questo fosse proprio quello che stava pensando in posa di fronte al fotografo.
Voi direte che non tutti hanno la sua fortuna e lo stesso destino, ora non voglio parlarvi di quello che gli ha riservato la sua lunga vita, David Hockney è un artista britannico del 1937, da sempre, sin da ragazzino, pittore, disegnatore, illustratore, incisore, fotografo, scenografo e chissà quale altra tecnica e linguaggio espressivo ha sperimentato... Fermi tutti... ha anche disegnato con l' i-phone e l'i-pad... e, anche se per lui il tempo è passato - a causa dell'età cala la vista, i movimenti rallentano, la forza si affievolisce, l'udito si "attappa", l'equilibrio statico è provvisorio - per lui, questo giovane di 81 anni dall'eterno sorriso, non si è mai esaurita l'energia vitale.

Ecco, io considero David Hockney una vera opera d'arte della natura, il nostro giovane anziano è ancora curioso, entusiasta, cammina reggendosi con un bastone, lo stesso per tutti quelli della sua età, eppure, quando inizia a lavorare, lo molla a terra e con la fantasia inizia a volare. Non so se lo avete notato, ma per tutti gli artisti che finora vi ho descritto, questa è una caratteristica analoga, e allora perché non dimenticare per un momento gli acciacchi e divertirsi con l'immaginazione? David Hockney è oltre 60 anni che lo fa, anzi di più, ora è come lo vedete, sicuramente penserete ad un vecchio signore arzillo, direte perché ancora non si sia stancato di fare le stesse cose? Ma no, avete capito male, lui non fa mai le stesse cose, le vive sempre e solamente in una maniera diversa. Ogni volta che si è tuffato, per farvi un esempio, nelle sue famose piscine (ha realizzato molte opere con protagonista la piscina e la trasparenza dell'acqua) tutte quelle volte sott'acqua vedeva qualcosa di nuovo, anzi, lo cercava con tutta la forza della sua fantasia. Fatelo anche voi, non abbiate paura, tuffatevi nell'armonia della sua arte, potrete vedere i suoi colori, ridere, gioire, sentirvi finalmente felici. Certo che la realtà è un'altra cosa, ma i colori della fantasia sono veri, naturali, guardatevi intorno, i rossi dei fiori, il blu del cielo, il verde dei prati, dovete solo mollare la tristezza dentro di voi, la rabbia, l'egoismo umano che ci siamo costruiti, sconfitta dopo sconfitta. David Hockney non è un eterno ragazzino, è un artista vero, ma la sua visione della vita potrebbe essere uguale alla nostra, la felicità di fronte all'allegria di un colore luminoso è uguale alla nostra, una forma infantile ci riporta indietro nel tempo, tutti allo stesso modo, a quando eravamo bambini, ed è incontrovertibile che tutti lo siamo stati. Sembra  un po' irrealizzabile vero?
Ora lasciatemi saltare la sua biografia, fin dai suoi inizi sarebbe una interminabile storia di successi e di lavori realizzati con le tecniche più svariate, vi citerò solo in breve chi è David Hockney.
E' nato a Bradford, in Inghilterra, il 9 luglio 1937. In un piccolo museo della sua città, il ragazzino ha mosso i primi passi nel mondo dei colori, poi, una riproduzione di un opera di Cezanne, una di quelle stampe che sanno di antico ma che per lui appariva come la cosa più bella del mondo, gli confermò il suo amore per l'arte, sapeva già quale sarebbe stato il suo destino, l'essere un artista di professione. Poi arrivò la conoscenza dei pittori italiani, insieme a tutta l'arte del resto del mondo, poi la scuola d'arte, poi la Royal college of art. Crescendo, la sicurezza dei propri mezzi, insieme alla sua passione, lo rendono un ribelle, un po' pazzo, quasi eccentrico, da disegnarsi un suo personale diploma al posto della classica tesi scritta, ma come avrebbe potuto fermare la tempesta creativa dentro di lui?

 

- Uelà, scrittore mezza cartuccia, ma ti sei accorto che stai facendo un monologo?
 

- Giovanna, hai ragione, sai, mi sono fatto prendere la mano, è proprio una persona fantastica, ma tu che ne pensi di questo vecchietto?
 

- Per me assomiglia al nonno di Patrizio, e poi ha lo sguardo vispo come qualcuno che ha appena rubato la cioccolata dalla dispensa.
 

- Io credo che la sua cioccolata siano i suoi colori, ci si tufferebbe a pesce... E invece, Mimmo, tu che ne pensi?
 

- Gli piace la musica, la samba e adora il Brasile!
 

- Mimmo, non credo che gli piaccia ballare, ma sicuramente prende ispirazione anche dalla musica, c'è un grande ritmo nelle sue opere.
 

- Sì, non è noioso (Mario il benzinaio.)
 

- Mario, per rimanere nel tuo campo, una volta ha decorato a modo suo una Bmw, rendendola fantastica, un giorno le auto saranno tutte più "colorate", stop alle solite auto uniformate.
 

David Hockney ha sperimentato moltissimo, sono famosi i suoi collage di polaroid, in quei montaggi c'è estro e voglia di divertirsi, e poi per lui, nato negli anni '30, ora, ritrovandosi nel pieno di una rivoluzione tecnologica, è una gioia infinita sperimentare le possibilità che offrono le innovazioni. L'artista, talmente curioso e giovane di spirito, non ha neanche paura dei pareri negativi di certi addetti ai lavori che vedono il progresso digitale come un ostacolo al modo tradizionale di fare arte, niente lavoro in studio, tavolozza, cavalletto, pennelli. David Hockney sa benissimo che l'arte, anche se realizzata con qualsiasi altro strumento alternativo e ipertecnologico, sopravvivrà sempre, anzi, per paradosso, l'arte sarà ancora il filo indistruttibile e indissolubile che ci terrà legati alla vera essenza della natura umana.
 

- Vorrei tanto essere un giocherellone come lui (Michele il tappezziere.)
 

- Certo che puoi, inizia a cambiare il colore della tua camicia.
 

- E poi?
 

- Guarda, Michele, se adesso offri il gelato a tutto il bar, ci mettiamo tutti a ballare la samba, Gianni, nel tuo juke box la abbiamo? (Dalia.)
 

- Sì, certo.


- Amici lettori, è veramente così, nei colori e nelle forme di David Hockney noi avvertiamo il sound della samba e, come la musica, la sua arte ci regalerà allegria. E' così che vuole essere il nostro artista britannico, che ora vive a Los Angeles perché gli piace il clima ed il cinema, lui vuole vivere nella gioia generata dalla fantasia... Non è un buon esempio? Se volete ballare con noi, forza, amici lettori, fatevi trasportare dalle note e dai colori, io resto ancora un po' a vedere il suo volto sorridente di fronte a quest'opera dal formato atipico. E' un esagonale esposto al Pompidou centre, "A bigger interior with blue terrace and garden".

Pensate, si tratta di un'opera del 2017, un acrilico su tela. Mi farò travolgere dalla luce di quei colori, rosa e fucsia per le pareti di fondo, verde rigoglioso del giardino, la passerella a toghe blu della terrazza a porticato sopra la piscina dal bordo giallo, immaginerò di affacciarmi da una di quelle finestre arancioni, lo guarderò mentre voi sognate Brasileiro, poi camminerò verso di lui e, come in un cartoon, prenderei per mano David Hockney per portarlo in giro per Roma in sella alla mia Vespa, ma di sicuro lui mi direbbe: "Walter, ma prima non possiamo mangiare anche noi un gelato?"... Goodbye, amici, ci rivediamo al prossimo artista e, a sorpresa, sarà ancora fantasia come non la vedevate da molti anni.


"È proprio il processo di guardare qualcosa che lo rende bello."
David Hockney

 

 

My friends,  readers of the blog where the light of culture is always on, hold on, today we will talk about art, but I still want to make an exception to the rule, I will describe an artistic work but, in front of that work, I will put a young elder, what is it that is strange? Does everything seem a little confusing? In this case, I will consider the artist who created it to be a work of art, and do you know why I do it? To give you an example, a good example, I do it for all those elderly who are dejected, overcome by life, their shoulders turned, their eyes off, someone pushed in a wheelchair by those who speak another language, tired and eager now to quickly walk that avenue of sunset, the last for all of them. And ... if, instead, the sunset could be more colorful, more lively, more cheerful?

Here, ladies and gentlemen, I'm about to introduce you to David Hockney, a young man of 81, I liked his smile, his look not yet surrendered. Who knows what  he was thinking at that moment, with his work behind him, in front of the camera of the photographer: "Hey, hurry up, I have to go and get some sweets at the reception, boy, but you do not have a dry throat?" ... Yes, I think this was just what he was thinking while posing in front of the photographer.

You will say that not everyone has his fortune and destiny, now I do not want to talk about what his long life has reserved for him, David Hockney is a British artist of 1937, since he was a child, he was painter, illustrator, engraver, photographer, scenographer and who knows what other technique and expressive language he has experimented ... He has also designed with i-phone and i-pad ... and, even if for him the time has passed - because of the age the sight falls, the movements slow down, the strength fades, the hearing "attappa", the static balance is temporary - for him, this 81-year-old boy with an eternal smile, the vital energy has never been exhausted.

Here, I consider David Hockney a true work of art of nature, our young elder is still curious, enthusiastic, walks holding a stick, the same for all those of his age, yet, when he starts working, he leaves it and, with the imagination, he starts flying. I do not know if you have noticed, but for all the artists I have described so far, this is a similar feature, so, why not forget for a moment the ailments and have fun with the imagination? David Hockney has done this for over 60 years, even more, now he is how you see him, surely you will ask why he has not got tired of doing the same things? But no, you misunderstand, he never does the same things, he always makes them in a different way. Every time he dived, to give you an example, in his famous pools (he made many works with the swimming pool and the transparency of the water) all those times underwater he saw something new, indeed, he was looking for it with all the strength of his imagination.

Do the same,  do not be afraid, dive into the harmony of his art, you can see his colours, you can laugh, rejoice, finally feel happy. Of course reality is something else, but the colours of fantasy are real, natural. Look around you, the red of flowers, the blue of the sky, the green of the meadows, you just have to give up the sadness inside you, the anger, the human egoism that we build, defeat after defeat. David Hockney is not an eternal boy, he is a true artist, but his vision of life could be the same as ours, happiness in the face of the joy of a luminous colour is the same as ours, a childish form takes us back in time, all the same, when we were children, and it is incontrovertible that we all were. It seems a bit unrealizable, right?

Now let me skip his biography, since its beginnings would be an endless history of successes and works made with the most varied techniques, I will mention only shortly who David Hockney is.

He was born in Bradford, England, July 9, 1937. In a small museum of his city, the boy took his first steps in the world of colours, then a reproduction of a work by Cezanne, one of those prints that smell of ancient, but for him it seemed like the most beautiful thing in the world, confirmed his love for art, he already knew what would have been his destiny, being an artist by profession. Then came the knowledge of Italian painters, along with all the art of the rest of the world, then the art school, then the Royal college of art. Growing up, his talent and passion make him a rebel, a bit crazy, almost eccentric, to draw his own diploma in place of the classic written thesis, but how could he stop the creative storm inside him ?

 

- Uela, writer, have you noticed that you're doing a monologue?

 

- Giovanna, you're right, you know, I got carried away, it's just a fantastic person, but what do you think of this old man?

 

- For me it looks like Patrick's grandfather, and he has a lively look, like someone who has just stolen the chocolate from the pantry.

 

- I believe that his chocolate are his colours, we would dive into them... And you, Mimmo, what do you think?

 

- He likes music, samba and loves Brazil!

 

- Mimmo, I do not think he likes to dance, but he certainly takes inspiration from music too, there is a great rhythm in his works.

 

- Yes, he's not boring (Mario who works at the gas station.)

 

- Mario, to remain in your field, once he decorated in his own way a Bmw, making it fantastic, one day the cars will all be more "coloured", enough  with the usual uniformity of cars.

David Hockney has experimented a lot, his collages of Polaroids are famous, in them there is inspiration and desire to have fun, and then for him, born in the '30s, now, finding himself in the middle of a technological revolution, it is an infinite joy to experience the possibilities that innovations offer. The artist, so curious and young in spirit, is not even afraid of the negative opinions of certain critics who see digital progress as an obstacle to the traditional way of doing art, no work in the studio, palette, easel, brushes. David Hockney knows very well that art, even if made with any other alternative and hypertechnological instrument, will always survive, indeed, paradoxically, art will still be the indestructible and indissoluble thread that will keep us linked to the true essence of human nature.

 

- I would love to be cheerful like him (Michele the upholsterer.)

 

 

- Of course you can, start changing the colour of your shirt.

 

- And then?

 

- Look, Michele, if you now offer ice cream to the whole bar, we all go to dance the samba. Gianni, do we have it in your juke box? (Dahlia.)

 

- Yes, sure.

 

- My friend readers, it is really like that, in the colours and forms of David Hockney we feel the sound of the samba and, like music, his art will give us joy. That's how he wants to be, our British artist, who now lives in Los Angeles because he likes the climate and the cinema, he wants to live in the joy generated by fantasy ... Is not that a good example? If you want to dance with us, come on, readers, let yourself be carried away by the notes and the colours, I will stay a little longer to see his smiling face in front of this atypical work. It is a hexagonal exhibited at Pompidou center, "A bigger interior with blue terrace and garden".

Think, this is a work of 2017, an acrylic on canvas. I will be overwhelmed by the light of those colours, pink and fuchsia for the back walls, lush green of the garden, the blue-toghe walkway of the porch terrace above the yellow-rimmed pool, I will imagine to look out from one of those orange windows, I will look at you while you dream of Brasileiro, then I will walk towards him and, like a cartoon, I would take David Hockney by the hand to carry him around Rome, riding my Vespa, but for sure he would tell me: "Walter, but cannot we eat an ice cream first? "... Goodbye, friends, we'll meet again at the next artist and, surprisingly, it will still be a fantasy, as you have not seen it for many years.

 

 

"It is precisely the process of looking at something that makes it beautiful."

David Hockney

Arte al bar: DAVID HOCKNEY "A bigger interior with blue terrace and garden"
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Arte al bar: YOKO ONO "Wish tree"

24 Ottobre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #arte al bar, #arte, #walter fest, #pittura

"Wish tree" di YOKO ONO e l'omaggio di Walter Fest"Wish tree" di YOKO ONO e l'omaggio di Walter Fest

"Wish tree" di YOKO ONO e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

 

- Ciao, Walter.
 

- Buongiorno a tutti.
 

- Ma quello è un bonsai?
 

- Sì, Gianni
 

- E che ci fai?
 

- Che dici, sta bene vicino al flipper?
 

- Sì, non male, ma perché lo hai portato qui?
 

- Ora ti spiego.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, oggi, come avrete capito, il nostro appuntamento artistico sarà diverso dagli altri. Questo, come potete vedere con la fantasia, è un bonsai, una piccola pianta, avrei voluto portarne uno più grande, ma mettiamola così, consideriamola una azione artistica simbolica, vi parlerò di Yoko Ono, ma di lei, non per quello che pensate voi, parleremo di Yoko Ono artista e di una sua iniziativa molto speciale.
 

- Una volta io l'ho pure portata sul taxi (Tonino il tassista.)
 

- Ma sei sicuro che fosse lei?
 

- Come no, starà ancora a ridere perché per tutto il viaggio abbiamo cantato insieme gli stornelli romaneschi.
 

 -Non ci posso credere, lei che ha cantato in macchina insieme a te.
 

- Sì, e pure in giapponese!
 

- C'è qualcosa che non quadra.

Yoko Ono è una artista giapponese (Tokio 18 Febbraio 1933), artista poliedrica, disegnatrice, visual artist, performer, musicista, regista. Dopo la guerra, insieme alla sua famiglia, si trasferì negli USA ed è lì che, immediata, nacque la sua passione per pittura, musica e per ogni altra forma artistica moderna e innovativa. Negli anni '60 aderì al movimento Fluxus. Come per la stragrande maggior parte degli artisti, nel suo caso la sperimentazione di nuovi linguaggi divenne il suo impegno costante e appassionato nel mondo dell'arte. Arte concettuale, live performance, cinema alternativo, aveva molto coraggio, estro e una forza di volontà che la portava a rischiare, realizzando opere che sarebbero potute non venire apprezzate oppure rifiutate, ma è proprio questa la potenza dell'arte, non è mai esistito un artista che non abbia tentato nuovi percorsi in contro tendenza con la consuetudine e con le opinioni dei critici. Yoko Ono, durante tutta la sua carriera artistica, non si è mai risparmiata, lavorando a volte a fari spenti e venendo considerata a torto o a ragione "la più famosa artista sconosciuta: tutti conoscono il suo nome, ma nessuno sa cosa fa".
Ma, a mio avviso, forse il miglior apprezzamento che abbia potuto ricevere è stato questo, in occasione della proposta di laurea in belle arti alla Bard College nel 2002:

 

"Yoko Ono deve essere ringraziata per le opere che ha fatto, e celebrata per ciò che è venuta a rappresentare, nella storia dei media e in tutto il mondo: coraggio, elasticità, tenacia, indipendenza e soprattutto immaginazione e fiducia nel fatto che la pace e l'amore rimangono la via verso un futuro dell'umanità più luminoso e diverso."
Scott MacDonald

 

In questa affermazione le due parole "pace" e "amore" sono valori universalmente riconosciuti ma che quotidianamente vengono ignorati, in essi c'è tutta la filosofia dell'artista Giapponese. Yoko Ono, attraverso la sua creatività, si è da sempre attivamente prodigata in favore del pacifismo e del rispetto dei diritti umani.
 

"Sono sempre dentro di me ed ascolto cosa mi viene in mente. Sono come un condotto di un messaggio, che passa attraverso di me. Mi interesso a tutto, ugualmente, ogni giorno. Sono innamorata della vita, del mondo, in ogni istante".
Yoko Ono

 

- Certo che di acqua sotto i ponti deve averne vista tanta (Mario il benzinaio.)
 

- Sì, Mario, possiamo comunque dire che gli artisti, solitamente, hanno il vantaggio di non invecchiare mai, in cambio di questa prerogativa, lavorano e creano emozioni fino all'ultimo dei loro giorni a favore di tutta l'umanità.
 

- Insomma, adesso con questo bonsai che ci facciamo? (Dalia.)
 

- Ci facciamo una bella cosa, ma prima devo spiegarvi che ha combinato la nostra artista giapponese. Dal 1981 circa, Yoko Ono ha iniziato una serie di installazioni artistiche, consistenti nel mettere in mostra, in varie occasioni e in varie parti del mondo, degli alberi che, per colore e sintonia, si intonassero con l'ambiente ove collocati, gli spettatori venivano invitati a inserire fra rami e foglie, scritto su un pezzo di carta, un personale desiderio.
Queste sono le istruzioni su una wish piece del 1996:

 

"Esprimi un desiderio. Scrivilo su un foglio di carta. Piegalo e legalo intorno a un ramo di un albero dei desideri. Chiedi ai tuoi amici di fare lo stesso. Continua a desiderare. Fino a quando i rami sono coperti di desideri".
 

Nel rispetto della privacy di tutta la gente coinvolta, Yoko Ono non ha mai letto i desideri ma, al termine di ogni evento, ha raccolto tutti i desideri, per il momento oltre il milione, ponendoli alla base della "Imagine Peace Tower" sull'isola di Viðey nella baia di Kollafjörður in Islanda.
 

- Secondo me è un idea molto importante perché è una costante e irrefrenabile ricerca della pace, quello che più di ogni cosa ha bisogno il mondo.
 

- Adesso che ci penso, sai che una cosa del genere l'ho vista pochi anni fa dentro la stazione ferroviaria? Avevano messo un grande albero di Natale in mezzo al salone di transito dei passeggeri, prima di entrare ai binari, e tutta la gente che passava attaccava un fogliettino con un pensierino. (Dalia.)
 

- Vedi come il desiderio di qualcosa di veramente e profondamente umano può essere contagioso e imitabile? Yoko Ono forse non è stata la prima ma, grazie al suo impegno artistico, tutto il mondo sa che la pace si può immaginare e, se la si può immaginare, sarà anche possibile un giorno vederla arrivare. I nostri desideri, che vanno da cose semplici ad altre magari più fantasiose e anche irrealizzabili, sono comunque, in sintesi, semplicemente richieste di pace interiore, una pace inoltre estesa a tutto quello che ci circonda, se c'è pace nell'aria tutto gira bene e ogni problema si risolve. Ma adesso, per valutare l'importanza di questi "wish tree" proviamo a pensare a una cosa, ad esempio, come nel caso della stazione ferroviaria di Roma, proviamo a pensare a una moltiplicazione di iniziative di questo genere in tutto il mondo, proviamo a pensare a milioni di desideri sparsi per il globo, proviamo a pensare a una enorme diffusione di energia positiva che regala sorrisi a tutti, il sorriso è contagioso, se vedi qualcuno ridere non puoi farne a meno di farlo anche te ed è un qualcosa che ti fa stare bene, proviamo a pensare che tutti questi desideri riuniti diventino una forza formidabile che si allarga, supera confini e scioglie i cuori duri. Ci vorrà il tempo, oh, sì, ma, se noi tutti la immaginiamo, prima o poi arriverà. Questo è il messaggio che, attraverso la sua arte, Yoko Ono, in tutte le sue performance artistiche, mette in mostra per tutti noi.
 

- Senti, io vorrei che la Roma vincesse lo scudetto... Che faccio lo scrivo? (Gianni.)
 

- E dopo facciamo una grande festa?(Peppino o' pensionato.)
 

- Io scriverei una nuova canzone (Mimmo il musicista.)


- Boni, boni... io ho 60 anni e vorrei solo la salute (Dario.)
 

- E se finalmente tutto si aggiustasse? (Patrizia. )
 

- Pure il rubinetto che goccia? (Umberto.)
 

- Piano piano che arrivi un po' di serenità e che la mia via di Camerino torni ad essere popolata (Lorella.)
 

- Io finalmente innamorato della persona giusta (Giuseppe.) 
 

- A me basterebbero salute e serenità (Fabiola.)

 

- Mi dispiace per voi... io una vincita al superenalotto! (Alida.)
 

- Facciamo così... ora lasciamo il bonsai vicino al flipper, voi prendete un pezzo di carta, desiderate quello che volete e poi inseritelo fra i rami del piccolo albero. Anche voi lettori della signoradeifiltri, desiderate quello che preferite e, se avete dubbi, fatevi consigliare dal cuore che non sbaglia mai. Vi lascio con questo compito e vi aspetto al prossimo artista, anticipo che vi farò navigare ancora in un mare di colori e di fantasia, un giovane vecchio vi sorprenderà.

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