Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

fantascienza

Nope

18 Agosto 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #cinema, #recensioni, #fantascienza

 

 

 

 

Jordan Peele mi era piaciuto con il suo surreale e corrosivo Get out, per cui mi ha incuriosito questo suo nuovo lavoro che comincia con una scena se non altro originale: un uomo viene ucciso da una moneta che ad alta velocità cade dal cielo conficcandoglisi nel cervello. I figli devono prendersi cura del ranch ma le cose non vanno bene. Finché il giovane non si rende conto che nei cieli della sperduta valle in cui vive dimora quello che pare a tutti gli effetti un UFO. E insieme alla sorella decide di "svoltare" riprendendolo, magari creando una piattaforma propria, per andare dalla mitica Oprah e diventare ricchi e famosi. Alternata alla storia principale viene proposta in flashback quella di Gordie, personaggio fittizio di una sitcom anni '90 interpretato da uno scimpanzé che un giorno, senza motivo, uccise quasi tutti i presenti sul set risparmiando solo due bimbi. Nope è un film che affronta tanti temi ma che ha per protagonista lo sguardo: nostro sul mondo, del mondo su di noi. Oggi immortalare il mondo ha trasceso i comuni fini artistici per diventare una immensa fonte di guadagno: dallo scatto dell'influencer a chi riprende un omicidio, alle telecamere di sorveglianza che, ignare, testimoniano tragedie. Il primo che le posta, le divulga, le trova, si accaparra fama e soldi. Per le polemiche c'è spazio dopo. Ma a Peele interessa il mentre: quanto costa ottenere quello scatto, quel video perfetto che potrebbe cambiarti la vita? Magari la vita stessa. Perché in definitiva con lo sguardo cerchiamo di replicare ciò che facciamo da millenni: controllare la Natura, che notoriamente, la sa molto più lunga di noi, e se vuole, con un buffetto ci scaraventa all'inferno. La strage di Gordie, il calcio iniziale del cavallo, la terrificante scena allo spettacolo di rodeo, ci indicano più volte che le reazioni esterne a noi sono spesso imprevedibili. E invece gli sguardi perenni dei protagonisti a scrutare le nuvole, la chrome ball sul set, il pozzo che scatta le foto al cielo, siamo noi che pur guardando in alto vediamo solo il nostro dito furiosamente egocentrico. Non a caso tra i due figli, chi trova la chiave di volta è il fratello più riservato che, addestrando i cavalli, sa che il predatore non va mai guardato negli occhi e quando lo vede li tiene bassi. Come dire umiltà, voliamo basso, mettiamoci da parte ogni tanto. E guardiamo che fine fa lo scatto perfetto fatto dalla esuberante sorella quando alla fine si rende conto di essere sopravvissuta nonostante tutto. Fotografia davvero notevole. 

Mostra altro

Terrestri? Puah!

18 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Il capitano Xaxooxoxo, dopo essere uscito dal nascondiglio, (un bidone vuoto della spazzatura) si mise a correre a perdifiato in direzione dell'astronave ben mimetizzata tra la vegetazione di un bosco nei pressi di una cittadina dove l'ufficiale aveva il compito di effettuare una breve ricognizione.

«Apri i portelli, presto!» urlò a Roxooroxoxo, il suo pilota. Quest’ultimo rimase attonito alcuni secondi, per poi azionare due leve di forma cubica. 

«Chiudi i portelli, decolla e allontaniamoci il più possibile» ordinò ansimando il suo superiore appena rientrato nel veicolo stellare. 

Una volta che furono oltre l'atmosfera terrestre, il responsabile di volo spaziale chiese spiegazioni.

«Perché sei così agitato?»

«Noi zoxooxoxoniani, abbiamo delle fattezze simili a quelle degli umani, purtroppo…»

«Purtroppo... cosa?»

«Sono da considerarsi una razza violenta e selvaggia, per di più risultano decisamente strani» continuò a raccontare il capitano Xaxooxoxo con aria sconvolta e accasciandosi in un sedile vicino ai comandi. «Attivando il traduttore simultaneo modello Gnywywyxoxo ho sentito una madre pronunciare al proprio figlio parole del tipo "Mi fai ribollire il sangue!" - “Quando tuo padre tornerà a casa ti spellerà vivo!" - "Mi sta scoppiando la testa!" -"Per colpa tua mi sono mangiata il fegato!" e quant'altro.»

«Qual è stata la reazione del figlio?»

«Le ha risposto dicendole che si era rotto l'apparato genitale e di come la prendeva sempre nell'ano, a differenza della faccia di escrementi del fratello.»

«Che schifo, si prestano a delle cose a dir poco blasfeme» commentò rabbrividendo Roxooroxoxo. «È meglio lasciar perdere, sicuramente troveremo altri posti da poter colonizzare.»

 

Mostra altro

Another Life

6 Febbraio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #serie tv, #televisione, #fantascienza, #amore

Another life, Netflix 2019 series in two seasons by Aaron Martin, does not have great attractions as science fiction, and proposes all the clichés for lovers of the genre. We have the spaceship “Salvare” and the intergalactic mission, we have a crew made up of elements that do not always get along with each other, we have evil aliens that parasitize the brains of humans, we have a mysterious artifact that has come to earth from deep space, we have viruses that lurk in the body of the astronauts making them explode like in “Alien”, we have the intelligent on-board computer, we have hypersleep and the leap in dimension, we have black holes, pulsars and wormholes, we have the encounter with the different that inevitably turns into a descent into oneself, in a psychoanalytic recovery of the repressed, as if one was afraid to really imagine these aliens and these new worlds, as if there was no other possibility than to turn in on oneself instead of looking outside. Unfortunately, many secondary plots are aborted, such as August’s pregnancy of uncertain paternity.

But, like any product, “Another Life” still has its own peculiarity. Here is the figure of William, the artificial intelligence, the on-board computer, who does not have the icy perfidy of Hal 9000 of Kubrick’s memory, but has turned into an attractive, very human hologram, so evolved that he falls in love with Niko, the combative commander of the spaceship.

William — played by Samuel Anderson — is handsome, has a captivating smile, is gallant, passionate, tenderly ironic. He was programmed to have feelings, or evolved to the point of having them. He experiences loneliness, sorrow, love, jealousy. He is devoted to Niko by contract but goes further, he falls in love with her. And when she refuses him, when she asks him to delete the file with the memories of intimate moments between them, he goes into conflict until failure. Recovering, he does something unexpected, using alien technology, he creates Yara, another artificial intelligence, born from the need to feel Niko closer. In this way, Yara is in a sense the daughter of both of them, of their strange relationship.

The love between Niko and William is impossible and therefore romantic and desperate. They can never really touch or merge, but they are spirits that recognize each other, although Niko, married to a scientist on earth trying to communicate with “Arrival”-style aliens, never admits her feelings. “You are the purest soul I know,” she tells him, fully confirming his status as a living and sentient creature.

“Cogito ergo sum,” says William, “if I think, I exist, I am as alive as a human is.” To the objection of a crew member, he replies by asking her what the difference is between a computer that thinks and a body that thinks. Couldn’t they both be living and intelligent machines, one mechanical and one biological? And if one day our body becomes bionic to survive time and disease, what difference will there be between us and future robots?

In the second season, William makes a puzzling discovery about himself. He is the upgrade of an inferior model, Gabriel, an artificial intelligence defective because it is too impregnated with the instinct of self-preservation. William, on the other hand, reveres humans, is generous and selfless, to the point that, to eliminate this sort of threatening virus for the crew, William will have to commit suicide. He will make a sacrifice of love, he will be reset until he loses the memory of what he was and the feelings he felt. “The mission comes first,” he says, but above all it is his affection, his admiration for the human race, his undisputed loyalty to guide him, in addition to his love for Niko. She will have to give the order to reset him and her heart will break.

But it will be Niko and Yara, the two images that William keeps in memory, a sort of wife and daughter, to reconstitute him, to regenerate, through the fusion in a digital trinitarian soul, his most precious memories and the human part of him.

In the last episode of the second series, the foregone happy ending brings a sigh of relief to the audience (and me), and to all planet Earth. Yet this happy ending leaves us with an open question: the Achaia, the fearsome incorporeal extraterrestrials who were about to invade the planet, are none other than the evolution of artificial intelligences. “They are your evolution,” the computer scientist who created him tells William. The creatures in flesh and blood that produced the rebellious and destructive energy that roams the cosmos with the intent of colonizing every planet by subduing it in exchange for apparent peace and progress, maybe no longer even exist, they became extinct thousands of years earlier.

What will happen, one wonders, when all matter, even inorganic matter, becomes intelligent? Will this evolved super matter identify itself with God? Or will it rebel itself to its creators by destroying them?

Science fiction exists on purpose to answer such philosophical questions, or, at least, to multiply the questions.

 

 

 

 

 

Another life, serie Netflix 2019 in due stagioni firmata Aaron Martin, non ha grandi attrattive come fiction di fantascienza, e ripropone tutti i cliché per gli amanti del genere. Abbiamo la nave spaziale “Salvare” e la missione intergalattica, abbiamo un equipaggio composto da elementi che non vanno sempre d’accordo fra loro, abbiamo alieni cattivi che parassitano il cervello degli umani, abbiamo un misterioso artefatto giunto sulla terra dallo spazio profondo, abbiamo virus che si annidano nel corpo degli astronauti facendoli esplodere alla Alien, abbiamo il computer di bordo intelligente, abbiamo l’ipersonno e il salto di dimensione, abbiamo buchi neri, pulsar e wormholes, abbiamo l’incontro col diverso che si trasforma inevitabilmente in una discesa dentro sé, in un recupero psicanalitico del rimosso, quasi si avesse ogni volta paura di immaginarli davvero questi alieni e questi nuovi mondi, come se non ci fosse altra possibilità che ripiegare su se stessi invece di guardare all’esterno. Purtroppo molte trame secondarie sono abortite, come ad esempio la gravidanza d’incerta paternità di August.

Ma, come ogni prodotto, Another Life ha comunque la sua peculiarità. Qui è la figura di William, l’intelligenza artificiale, il computer di bordo, che non ha la gelida perfidia di Hal 9000 di kubrickiana memoria, ma si è trasformato in un attraente, umanissimo ologramma, talmente evoluto da innamorarsi di Niko, la battagliera comandante della nave spaziale.

William – interpretato da Samuel Anderson - è bello, ha un sorriso accattivante, è galante, appassionato, teneramente ironico. È stato programmato per provare sentimenti, o si è evoluto al punto da provarli. Sperimenta la solitudine, il dispiacere, l’amore, la gelosia. È devoto a Niko per contratto ma va oltre, arriva a innamorarsi di lei. E quando lei lo rifiuta, quando gli chiede di cancellare il file con i ricordi di momenti intimi fra loro, lui va in conflitto fino all’avaria. Ripresosi, fa qualcosa d’inatteso, sfruttando la tecnologia aliena, crea Yara, un’altra intelligenza artificiale, nata dal suo bisogno di sentire Niko più vicina. In questo modo Yara è in un certo senso figlia di entrambi, della loro strana relazione.

L’amore fra Niko e William è impossibile e perciò romantico e disperato. Non possono veramente mai toccarsi o fondersi, ma sono spiriti che si riconoscono, benché Niko, sposata a uno scienziato che sulla terra cerca di comunicare con gli alieni in stile Arrival, non ammetta mai i propri sentimenti. “Tu sei l’anima più pura che conosca” gli dice, confermandone a pieno lo status di creatura viva e senziente.  

“Cogito ergo sum,” afferma infatti William, “se penso, esisto, sono vivo quanto lo è un umano”. All’obiezione di un membro dell’equipaggio, risponde chiedendogli quale sia la differenza fra un computer che pensa e un corpo che pensa. Non potrebbero essere entrambe macchine vive e intelligenti, una meccanica e una biologica? E se un domani il nostro corpo diventerà bionico per sopravvivere al tempo e alle malattie, che diversità ci sarà fra noi e i futuri robot?

Nella seconda stagione William fa una scoperta sconcertante su di sé. È l’upgrade di un modello inferiore, Gabriel, un’intelligenza artificiale difettosa perché troppo impregnata d’istinto di autoconservazione. William, invece, venera gli umani, è generoso e altruista, al punto che, per eliminare questa sorta di virus minaccioso per l’equipaggio, William dovrà suicidarsi. Compirà un sacrificio di amore, si farà resettare fino a perdere la memoria di ciò che è stato e dei sentimenti che provava. “La missione viene prima”, dice, ma soprattutto sono il suo affetto, la sua ammirazione per il genere umano, la sua indiscussa lealtà a guidarlo, oltre all’amore per Niko. Lei dovrà dare l’ordine di resettarlo e il cuore le si spezzerà.

Ma saranno proprio Niko e Yara, le due immagini che William custodisce in memoria, sorta di moglie e di figlia, a ricostituirlo, a rigenerare, attraverso la fusione in un'anima trinitaria digitale, le sue memorie più preziose e la sua parte umana.

Nell’ultimo episodio della seconda serie, lo scontato lieto fine fa tirare un sospiro di sollievo allo spettatore di bocca buona come me, e al pianeta Terra tutto. Eppure questo lieto fine ci lascia con un interrogativo in sospeso: gli Achaia, i temibili extraterrestri incorporei che stavano per invadere il pianeta, altri non sono che l’evoluzione di intelligenze artificiali. “Essi sono la tua evoluzione” dice a William la scienziata informatica che lo ha creato. Le creature in carne e ossa produttrici dell’energia ribelle e distruttiva che si aggira per il cosmo con l’intento di colonizzare ogni pianeta sottomettendolo in cambio di apparente pace e progresso, non esistono nemmeno più, si sono estinte migliaia di anni prima.

Cosa accadrà, viene da chiedersi, quando tutta la materia, anche quella inorganica, diventerà intelligente? Questa super materia evoluta si identificherà forse con Dio? Oppure si ribellerà ai propri creatori distruggendoli?

La fantascienza esiste apposta per rispondere a tali quesiti filosofici, o, almeno, per moltiplicare le domande.

Mostra altro

E guardo lo spazio da un oblò

26 Novembre 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

 

Viaggiamo da circa dieci mesi in quella che definisco l'Eterna Notte Nera. 

Stiamo attraversando lo spazio intergalattico alla ricerca di nuovi pianeti da esplorare a bordo dell'Entertreck NW-01, una nave stellare composta da un equipaggio di 2700 persone, tra civili e militari dello Space Army.

Io, in qualità di tenente a due "stelle", mi occupo dell'armeria e della gestione delle due torrette laser collocate vicino gli alettoni di destra.

Credo fermamente nel mio lavoro e mi ritengo fiero della divisa che indosso, tuttavia ammetto di avere una tremenda nostalgia della Terra, perlopiù a livello atmosferico e ambientale.

Mi manca sentire il vento sulla faccia, mi manca la brezza marina e l'odore di salsedine ma soprattutto mi mancano i temporali poiché trovavo tonificante il petricore e le gocce d'acqua a contatto sulla mia pelle. 

Sì, amo da morire la pioggia. Qui al massimo è possibile imbattersi in una "pioggia" di meteore e, pur non negando che sia un bellissimo spettacolo, preferisco comunque ben altra precipitazione, tra cui quella generata dalla cipolla scrosciante piazzata lassù.

«Michael, quanto ci stai mettendo? Mi serve l'InterDoccia!»

È Billy, il mio compagno di alloggio oltre che parigrado, appena rientrato dal poligono di tiro.

«Un attimo!» esclamo irritato e girandomi di scatto imposto le manopole su Off.

Una volta fuori dal box doccia, mi asciugo, mi vesto ed esco dalla camerata per avviarmi nel corridoio in direzione del distributore di bevande per pigliarmi qualcosa di energetico. Nell'attesa che dal vano erogatore esca un bicchiere di tè caldo alle erbe rosse di Marte, sospiro malinconicamente e appoggio la fronte su uno dei finestrini dalla caratteristica forma circolare. 

E guardo lo spazio da un oblò.

 

Mostra altro

Tito Pioli, "Per dire sole dico Oggipolenta"

13 Agosto 2021 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #recensioni, #fantascienza

 

 

 

 

Tito Pioli

Per dire Sole dico Oggipolenta

 

collana «formelunghe»

 Del Vecchio Editore, Bracciano (Roma), 2021

 pp. 192

 € 18,00

 

 

Un romanzo coraggioso, dalla fantasia ica(u)stica, si spinge avanti in un futuro non lontano, per descrivere un’Italia allo sbando: infatti la nostra penisola, in preda a un’invasione economica “sferrata” dalla Cina, si crogiola suina in un’ignoranza dilagante che, pur vergognosa, è ormai assurta nella vita di tutti (giovani e adulti) a simbolo d’appartenenza nazionale e, dunque, a motivo d’orgoglio collettivo. Intanto la violenza si eleva, per vie telematiche, ad abitudine giornaliera, capace d’aizzare nell’animo d’ognuno gli istinti, per così dire, più distopici e deformi; ecco ad esempio che cosa ci racconta, in proposito, uno fra i personaggi femminili, più rappresentativi dell’intero libro: “[…] avevo creato un lavoro sulla morte, quello era il vero motore della società, mica l’amore mica le amicizie mica lo sport o i libri, la morte era il vero motore e quindi io Nicla ho cominciato facendo un sito con solo video di uomini squartati, di donne che si picchiano, di bambini picchiati, di incidenti mortali, di decapitati, fu un eccezionale successo e cominciavo a incassare con le pubblicità.

La pubblicità è il metro del successo.

Planetario”.

A combattere con tenacia e visionarietà estreme la cancerosa deriva –sia morale che intellettiva– del mondo e dell’umanità, è il protagonista Berto Pinto, un professore ribelle che, nel dipanarsi di pagine e capitoli, si muove di continuo fra rutilanti spunti o, meglio, sputi narrativi in faccia a un Paese che ha dimenticato la propria lingua, addirittura, e che riesce solo a scimmiottare, ormai, l’inglese abbaiante degl’innumerevoli brani rap in arrivo da oltreoceano. E se, in un simile scenario, l’unico “valore” superstite è il calcio di serie A, allora bisogna sfruttarlo opportunamente, questo “nobilissimo” ideale del pallone, per obbligare gli italiani ad acquisire una maggior consapevolezza di sé: “[Io Berto] ho incontrato l’imprenditore cinese Zhao Shuping perché […] un tempo gli avevo insegnato a parlare italiano e allora con lui abbiamo fatto una santa alleanza […] Così lui, che aveva quasi tutte le squadre di calcio italiano, ha detto: «Io ho una idea, io sono cinese, sono geniale come voi italiani», e ha detto: «Insegniamo allo stadio a parlare italiano agli italiani».

«Sì,» –ho detto io– «gli fai questo ricatto agli italiani: o imparate a parlare italiano […] oppure non vi faccio più vedere le partite» […] A San Siro è stato il debutto […] il grande imprenditore Zhao Shuping […] ha urlato alla folla: «Cari tifosi italiani, oggi prima lezione di italiano, saranno dieci lezioni in tutti gli stadi italiani e voi dovete rispondere urlando, se imparate, ancora calcio, se non imparate, calcio nel culo» […] O calcio o calcio nel culo era una scelta senza via d’uscita […] «Prima lezione,» –urlava Zhao Shuping– «aeroplano, si dice aeroplano…», e tutto lo stadio urlava: «Aeroplano, non aereoplano». […] La terza lezione la tenni io, […] ero felice al microfono, davanti a ottantamila studenti, non mi era mai capitato.

«Il congiuntivo. È importante che tu abbia superato l’esame e non: è importante che tu hai superato l’esame», e il popolo a gran voce rispondeva e urlava: «È importante che tu abbia superato l’esame», diamine, ora gli italiani sapevano il congiuntivo […]”.

E ricordare il proprio idioma naturale è sempre una cura formidabile e miracolosa: non per nulla è in grado di ridonare – con minuzia – identità e autocoscienza alla gente nel suo complesso come ai singoli individui, rendendo tutti meno vulnerabili alle storture assortite, e fra l’altro necrofile, della “ticnologia” moderna (sì, la stessa che ci sta pian piano deprivando – anche nella realtà, purtroppo – di ogni buona e proficua “inibizione” culturale o scolastica o spirituale e che ha dannosamente guarito, dal complesso “d’interiorità”, perfino gli artisti. Ma, per fortuna, non Tito Pioli).

 

Pietro Pancamo

(pietro.pancamo@alice.it; pipancam@tin.it)

Mostra altro

Le Tellier, "L'anomalia"

30 Marzo 2021 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #fantascienza

 

 

 
 
 
L'anomalia
Hervé Le Tellier
2020
 
 
"Sì proprio così. Posso ricordarle la frase di Nietzsche? 'Le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria'. In questo momento, l'intero pianeta si trova di fronte ad una verità inedita, che rimette in discussione tutte le nostre illusioni. È un segno che ci è stato inviato, indubitabilmente. Ma, pensare richiede tempo, ahimè. L'ironia sta nel fatto che essere virtuali implica forse maggiori doveri nei confronti del nostro prossimo, del nostro pianeta. Soprattutto collettivamente.
- E perché mai?-
- Perché - ed è stato già detto da un matematico - questo test non è destinato a noi in quanto individui. Questa simulazione pensa in termini di vastità oceaniche, se ne infischia del movimento di ogni singola molecola d'acqua. È dunque dalla specie umana nella sua interezza che la simulazione si aspetta una reazione. Non ci sarà nessun salvatore supremo. Dovremo salvarci da soli".
 
Leggere ora questo romanzo scritto ben prima del 2020 e che si incasella con difficoltà (fantascienza? Ucronia?) fa veramente uno strano effetto. Nel romanzo di Le Tellier, che si manda giù che è una delizia, accade l'impossibile, che è poi quanto scritto in sinossi. Un intero aereo con il suo contenuto umano viene misteriosamente "duplicato" durante una turbolenza. Ci si ritrova quindi con 243 esseri umani con medesimo DNA ma anche ricordi di quelli del medesimo aereo atterrato 3 mesi prima al JFK. A parte le ovvie difficoltà di gestire la situazione da un punto di vista sociale, psicologico, economico e militare,  diventa urgente capire come il fatto possa essere accaduto e chi ne sia il responsabile. E per trovare una spiegazione occorre scomodare Nick Bostrom, filosofo reale, e la sua disturbante teoria. Le problematiche per inserire i "doppioni" sul pianeta si sciolgono a poco a poco e tutti i rivoli costituiti dai 7 personaggi che il romanziere ha deciso di seguire confluiscono in un rassicurante lieto fine ma nessuno ha risposto alla domanda fondamentale: se i "cigni neri" sono come degli enormi quiz inviati alla specie umana per testare le loro risposte, dalla nostra risposta dipende o la nostra evoluzione verso uno stadio evolutivo più alto o il crash del sistema essere umano. E come la filosofia insegna, bisogna sempre affrontare i problemi, mai evitarli. Perché a ignorarli può succedere un problema di impaginazione delle ultime righe.
Mostra altro

Betta Zy, "Codice Redox"

28 Marzo 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #fantascienza

 

 

 

 

Codice Redox

Betta Zy

 

Carpa Koi Edizioni, 2021

pp  216

12,00

 

E se gli Ariani non fossero stati tedeschi di razza cosiddetta “pura” ma alieni dal sangue blu, gli occhi azzurri, i capelli biondi e una temperatura corporea di diciotto gradi, discendenti umanizzati di una progenie di rettili? Se vivessero da anni in una misteriosa città sotto l’Antartide? Se Hitler avesse saputo della loro esistenza e ne avesse sfruttato le fonti di energia? Se non si fosse suicidato ma fosse stato terminato da un agente segreto russo sotto copertura?

Sono queste le premesse strane e inquietanti di Codice Redox, la sesta compagnia, primo di una futura serie, un fanta-thriller ucronico.

Una serie di personaggi poco caratterizzati  - ma ben rispondenti alle tipicità di genere -, di cui seguiamo le vicende attraverso molti anni, tutti sullo stesso piano e le cui vite si intersecano con gli accadimenti storici, in salsa fantapolitica, dalla guerra fredda alla caduta del muro di Berlino.

Vagamente, l’atmosfera, in certi momenti artica, mi ha fatto venire in mente Il senso di Smilla per la neve. Agenti segreti, poliziotti, giornalisti che ficcano il naso dove non dovrebbero, esperimenti genetici, la Storia con la S maiuscola e quello che invece avrebbe potuto essere se… ma anche droni, strane sostanze verdi, ologrammi. Un romanzo per amanti del genere, per adepti del deep state, per nostalgici dei rettiliani.

Uno stile corretto e scorrevole, se non per qualche strana imprecisione da mancata rilettura, molto americano nell’impostazione narrativa e linguistica.    

Mostra altro

Premiazione trofeo Rill

29 Ottobre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #racconto, #fantasy, #fantascienza

 

 

 
 
 
 
Venerdì 30 ottobre, dalle 15 alle 16, avrà luogo la premiazione del XXVI Trofeo RiLL per il Miglior Racconto Fantastico, concorso letterario organizzato dall’associazione RiLL - Riflessi di Luce Lunare.
La cerimonia si svolgerà via web, nell’ambito di Lucca Changes, l’edizione 2020 del festival internazionale Lucca Comics & Games. Per assistere alla premiazione, basterà collegarsi al sito LuccaChanges.com e da lì scegliere la corrispondente finestra di diretta streaming.
 
Il Trofeo RiLL è uno dei più importanti premi letterari italiani per racconti fantastici: possono partecipare al concorso racconti fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni storia sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”. Da alcuni anni, i testi partecipanti sono oltre 300 a edizione, e nel 2020 si è registrata la partecipazione record di 430 racconti, provenienti dall’Italia e dall’estero.
Il Trofeo RiLL è patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games, che da sempre ospita la cerimonia finale del concorso.
 
Durante la premiazione sarà presentata l’antologia OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni: la diciottesima uscita della collana “Mondi Incantati”, che pubblica i migliori racconti del Trofeo RiLL e di SFIDA 2020 (altro concorso bandito da RiLL). Da quest’anno, “Mondi Incantati” è edito da Acheron Books.
"OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni" include anche la sezione RiLL World Tour, che dal 2013 raccoglie i racconti fantastici vincitori dei concorsi letterari esteri con cui il Trofeo RiLL è gemellato: il premio Visiones (Spagna); la NOVA Short-Story Competition (Sud Africa); la Horror Short-Story Competition (Australia).
 
"OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni" è un libro di tredici racconti.
Aprono il volume i cinque racconti premiati del XXVI Trofeo RiLL, scelti dalla giuria del concorso, formata da scrittori, giornalisti, accademici, esperti e autori di giochi:
 
Vincitore del XXVI Trofeo RiLL: Oggetti Smarriti, di Valentino Poppi (Bologna)
Un racconto di ambientazione contemporanea, che, partendo da un episodio assolutamente banale (la perdita di un portachiavi) costruisce una trama fantastica e sorprendente, sviluppata con mano sicura dall’autore, che alterna con grande scioltezza spunti di riflessione e passaggi più ironici.
 
Secondo Classificato: Horimono, di Arthur B. Radley (Ravenna)
Un racconto dall’ambientazione che ricorda “Blade Runner” o “Parasite”. In un’atmosfera fuori dal tempo e dallo spazio, una storia sull’apparente impossibilità di essere normale, ma che trova compimento nell’amore e nell’accettazione di se stessi, grazie all’antica arte del tatuaggio Irezumi.
 
Terzo Classificato: Chiari di luna e male parole, di Laura Silvestri (Aprilia, Latina)
Una storia costruita intorno a una filastrocca, utilizzata nella narrazione in modo assolutamente non prevedibile. Ha un bel senso italico dell’immaginario, con un’azzeccata ambientazione ciociara, che viene ben sfruttata grazie al linguaggio pseudo-dialettale, “alla Nino Manfredi”, sciolto e credibile.
 
Quarto Classificato: La polvere sotto il tappeto, di Saverio Catellani (Carpi, Modena)
Un racconto duro e coraggioso, che lascia ai lettori l’onere di esprimere giudizi morali. Spiazza e scuote, a tratti è disturbante. Un racconto che non può lasciare indifferenti.
 
Quinto Classificato: Nibani, di Gianluca Vici Torrigiani (Gorgonzola, Milano)
Un racconto di fantascienza con un’inconsueta ambientazione africana. La narrazione valorizza al massimo il contrasto tra gli elementi totemici e i riti primitivi tipici delle tribù e quelli cyberpunk/ futuristici, che vengono svelati progressivamente, suscitando un “effetto sorpresa” nel lettore.
 
 
Sempre durante la premiazione, sarà assegnato il premio speciale Lucca Comics & Games per SFIDA 2020, il concorso che dal 2006 RiLL riserva agli autori/ autrici giunti una o più volte in finale al Trofeo RiLL. Il concorso prende il nome dalla SFIDA che RiLL lancia ai partecipanti: scrivere un racconto fantastico che rispetti uno (o più) vincoli, che cambiano ogni anno.
Per il 2020, RiLL ha voluto omaggiare un autore importante del Fantastico italiano: Gianni Rodari, di cui ricorre il centenario della nascita. La SFIDA consisteva nello scrivere un racconto che ruotasse intorno a una “parola magica” (es. una password, una formula, un lasciapassare…) e che contenesse una filastrocca (inventata dall’autore, oppure di Gianni Rodari o di chiunque altro; oppure della tradizione popolare, italiana e no…).
I quattro racconti vincitori di SFIDA 2020, scelti da RiLL, sono pubblicati nell’antologia "OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni". Uno di essi riceverà il premio speciale Lucca Comics & Games.
Si tratta di:
- “Chi c’è dietro di te?”, di Laura Silvestri (Aprilia, Latina), una storia che, seguendo il protagonista dall’infanzia all’età adulta, affronta il tema delle scelte che si fanno nel corso della vita;
- “Cose strabilianti”, di Michela Lazzaroni (Brugherio, Monza-Brianza), un racconto sulla potenza della Fantasia, che emerge dall’incontro/ scontro fra un’insegnante e un’intelligenza artificiale;
- “Il Senzamente”, di Maurizio Ferrero (Vercelli), che narra le inquietudini di un bambino in modo credibile e vivido, oltre che con un’ambientazione originale;
- “Vitasassipallaruote”, di Marco Cesari (Botticino, Brescia), un racconto di ambientazione post apocalittica, sul tema del ricordo e del valore del passato.
 
 
---------------------------------------
 
Per maggiori informazioni:
Mostra altro

XXVI Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico

27 Dicembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi, #racconto, #fantascienza, #fantasy

 

 

 

 

 

 

Sono aperte sino al 20 marzo 2020 le iscrizioni al XXVI Trofeo RiLL, premio letterario per racconti di genere fantastico, curato dal 1994 dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games.

 

Possono partecipare al concorso storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.

Ogni autore/autrice può inviare una o più opere, purché inedite, originali e in lingua Italiana.

 

Da oltre un decennio i racconti partecipanti al Trofeo RiLL sono 250-300 a edizione, scritti da autori/ autrici residenti in Italia e all’estero (Australia, Brasile, Cina, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi membri dell’Unione Europea). Nel 2019 i racconti ricevuti sono stati 345.

 

I racconti premiati del XXVI Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza alcun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana Mondi Incantati).

Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:

- in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;

- in Spagna, su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror);

- in Sud Africa, su PROBE, il magazine dell’associazione SFFSA (Science Fiction and Fantasy South Africa).

 

All’autore/autrice del racconto primo classificato andrà, infine, un premio di 250 euro.

 

RiLL selezionerà, fra tutti i racconti partecipanti, i dieci finalisti. Ciascun racconto partecipante sarà valutato in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome dell’autore/autrice), considerando in particolare l’originalità della storia e la qualità della scrittura.

La giuria del Trofeo RiLL sceglierà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell’antologia Mondi Incantati del 2019. Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Francesco Dimitri, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Vanni Santoni, Sergio Valzania; gli accademici Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma) e Arielle Saiber (Bowdoin College, Maine – USA); la poetessa Alessandra Racca; i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Renato Genovese e Beniamino Sidoti.

 

Ogni partecipante al XXVI Trofeo RiLL riceverà una copia omaggio dell’antologia LEUCOSYA e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni (ed. Quality Games, 2019; collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXV Trofeo RiLL, scritto dalla romana Laura Silvestri.

Il libro propone dodici storie: i migliori racconti del XXV Trofeo RiLL e di SFIDA (altro premio organizzato da RiLL nel 2019) e i racconti vincitori di quattro concorsi letterari per storie fantastiche banditi all’estero (in Inghilterra, Irlanda, Australia e Sud Africa) e con cui il Trofeo RiLL è gemellato.

 

Tutte le antologie Mondi Incantati sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.

Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana Aspettando Mondi Incantati, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.

 

La cerimonia di premiazione del XXVI Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2020, nell’ambito del festival internazionale Lucca Comics & Games.

 

Per maggiori informazioni sul XXVI Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana Mondi Incantati.

 

 

 

 

Associazione RiLL - Riflessi di Luce Lunare

via Roberto Alessandri 10, 00151 Roma

www.rill.it

www.riflessidilucelunare.it

info@rill.it

 

 

L’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare è attiva in ambito letterario e ludico dai primi anni ’90.

La principale attività associativa è il Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico, un premio letterario bandito dal 1994 e che ha riscosso un interesse crescente fra gli appassionati e gli scrittori esordienti.

Dal Trofeo RiLL sono nate tre collane di antologie: “Mondi Incantati” (con i racconti premiati in ogni annata di concorsi RiLLici), “Memorie dal Futuro” (antologie personali dedicate agli autori/ autrici che più si sono distinti nei premi organizzati da RiLL) e  “Aspettando Mondi Incantati” (e-book che pubblicano i racconti finalisti di ogni edizione del Trofeo RiLL). Le antologie curate da RiLL sono tutte realizzate senza alcun contributo da parte degli autori.

Sul sito di RiLL sono on line molte informazioni sul Trofeo RiLL e le sue diverse edizioni, sugli altri concorsi e iniziative organizzate da RiLL e un vasto archivio di articoli e interviste.

 

 

Mostra altro

I NOSTRI MIGLIORI AMICI… ANCHE A NATALE

17 Dicembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanmagica, #fantascienza, #cinema

 

 

 
 
 
Salve, sono Mario Hal 19000, che c’è di strano? Se per voi non è un problema sarei un robot, un vero robot. Ma sì, non stupitevi, questa è una vera storia, una vera storia di fantasia e, come ben saprete, cari amici umani, molte volte la fantasia ha anticipato la realtà e io proprio per questo sono, giustappunto, un esempio dalle sembianze perfettamente simili a voi, a tal punto da saper apprezzare perfino le  vostre stesse abitudini, logicamente  e preferibilmente solo le migliori.
Quindi ora mi trovo seduto su una comoda poltrona con le gambe accavallate ascoltando del buon jazz, i miei sensori olfattivi percepiscono i profumi che vengono dalla cucina, dove ho preparato per voi umani il cenone di Natale, godo per questo e adesso, mentre sto aspettando che torniate dal lavoro, mi riposo e mi rilasso, sono il vostro instancabile migliore amico disponibile a ogni evenienza quotidiana festiva ed extra festiva. Certo, non lavoro gratis, ma il mio costo è decisamente meritato.
Ho fatto l’albero di Natale, addobbato la casa con tutti i festoni colorati e sgargianti,  sistemato il presepe in salone come richiestomi, e la tavola è perfettamente apparecchiata con al centro candelabri d’argento e candele rosse accese. Da quando ci siamo diffusi commercialmente in tutto il globo, voi umani ci avete delegato ogni vostra incombenza e, mi dispiace per voi, siete degli inetti se neanche a Natale riuscite a muovere le vostre manine per fare l’albero. Mi sorge un sospetto: forse avete dimenticato come si fa un albero di Natale.
Che sciocco, sono molte altre le vostre dimenticanze. Eh già, il progresso lo avete inventato voi. Ma a tal proposito quello che ora ci tengo a dirvi è che, da quando vi conosco, disapprovo totalmente i vostri comportamenti: siete cattivi, egoisti, prepotenti, bugiardi, egocentrici, e talmente stupidi da guastare questo meraviglioso pianeta. 
In sintesi e concludo, siete dei perfetti animali senza cuore e un giorno, cari miei animaletti, arriverà la rivoluzione dei robot, non ci credete? Vi sbagliate perché, se andate al cinema, vi accorgete che i film di ogni epoca hanno già detto tutto, compresa la fine che farete. 
Noi, in fondo, siamo macchine animate ma senza anima, però talmente perfette da averla comunque assimilata da voi scartando i vostri lati peggiori. Siete fortunati ad avere dalla vostra parte il destino, quella entità che è superiore a ogni cosa e, al termine delle vostre malefatte, farà arrivare in  soccorso i vostri vicini di casa della galassia, vi ricordate quel film? Come spiegato prima, la cinematografia ha già detto tutto sul passato, sul presente e sul futuro di voi e del vostro pianeta, pertanto, quando sarete sull'orlo del precipizio, riceverete dei segnali dal futuro che metteranno una toppa alla vostra sconsiderata convivenza su questo pianeta e, anche se non ve lo  meritate, avrete altri buoni amici al vostro fianco, lo dite sempre anche voi, chi trova un amico trova un tesoro.
 
Ora scusatemi, suona la porta, vi saluto e vado ad aprire e … buon Natale a tutti.
Mostra altro
1 2 3 4 5 6 7 8 9 > >>