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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Il progetto: “PARALLEL WORLDS”

23 Ottobre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #musica

 

 

 

 

L’atteso primo disco solista del leader e tastierista della leggendaria band ROCKETS.

Quattordici sfumature di colore per gli outfit di Fabrice Pascal come 14 sono i brani. La sua immagine è curata dalla stilista fiorentina Cinzia Diddi. Queste le sue parole: stravaganza, contrasti di colore, nuances esclusive studiate per il mitico leader dei ROCKETS.

Venerdì 23 ottobre esce PARALLEL WORLDS” (Intermezzo/The Orchard), l’atteso primo disco solista di FABRICE PASCAL QUAGLIOTTI, leader e tastierista della leggendaria band Rockets.

In questo disco imperdibile, Fabrice Pascal Quagliotti esprime tutta la sua attitudine compositiva e la sensibilità musicale che lo contraddistinguono, creando una colonna sonora del 21° secolo che trasporterà l’ascoltatore in un viaggio unico e ricco, attraverso un universo di suoni ricercati e d’avanguardia.

Le esplorazioni musicali elettroniche hanno portato Fabrice in vari mondi paralleli, da quelli spaziali (con riferimenti a figure come David Bowie e Tovarisch Gagarin), ai mondi interiori della mente, del misticismo e della magia e al misterioso mondo dell'amore.

L’album vede la collaborazione in due brani (“Friends” e “Strange Loop”) dell’amico e collega Frederick Rousseau, compositore e musicista francese che ha lavorato con Vangelis e con Jean-Michel Jarre e ha collaborato a celebri colonne sonore come Blade Runner (Ridley Scott) e Alexander (Oliver Stone). In “Walk Away” ha invece collaborato il dj milanese Axel Cooper.

Parallel Worlds sarà disponibile in digitale e nelle seguenti versioni, tutte in edizione limitata e da collezione: doppio vinile trasparente, doppio vinile nero, CD Book di 32 pagine.

Tracklist: Alchemy, So Long Major Tom, Princess, Friends, Renaissance, Song of the Earth, Hubble Space Telescope, Japanese Tattoo, Mezcal, Tovarisch Gagarin, Strange Loop, Harem, El Fuego e Walk Away.

La versione in vinile dell’album conterrà due tracce in più rispetto al disco, 2 speciali Binaural Version mix by Frederick Rousseau.

 

A cosa si è ispirata per vestire Fabrice Pascal Quagliotti?

Amo i colori, il loro significato. Gli abiti sono come “diamanti di tessuto” che valorizzano e rendono più preziosa la nostra immagine, parlando di noi agli altri definendo la nostra identità. Rappresentano un collegamento tra gli aspetti più profondi del sé e l’immagine esterna. Non sono solo l’espressione delle tendenze moda, ma anche del rapporto profondo con noi stessi e con la persona che siamo, con quella che vorremmo essere e con quella che pensiamo di dover essere.

La scelta dei colori dunque sta alla base di tutto, oltre ovviamente allo studio dei tratti somatici, al colore della carnagione degli occhi.

Su FABRICE Pascal Quagliotti vedrete 14 sfumature di colore, perché il suo mondo interiore è colorato ed era giusto comunicarlo attraverso gli abiti.

Orgogliosa di condividere questo progetto con Fabrice Pascal.

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A spasso con il morto.

22 Ottobre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #arte

 

 

 
 
 
Amici lettori, eccomi ritornato al nostro blog, che in autunno dipinge le foglie dei colori più culturali del web. Sono ritornato a voi con una storia a puntate Mannaggia alla prostata, nella quale due personaggi, uno giovane e un altro un po’ meno, vi accompagneranno nella bellezza dell’arte, parlando di quotidianità, in compagnia di una problematica prettamente maschile che attanaglia uno dei due. Sarà un viaggio ironico, demenziale e futuristico, insomma, non mancherà nulla per farvi sognare, ridere e anche riflettere.
Nella prima parte vi ho fatto vedere dal buco della serratura la cupola più famosa del mondo, seguiteci e, nell'ultimissima parte, prima della conclusione dell’anno, scopriremo un lieto fine.
 
A SPASSO CON IL MORTO
 
Dopo l’occhiata dal buco della serratura, Tony e Mario fanno ritorno a casa.
 
- Tony, l'arte e la cultura in genere sono proprio una bella cosa.
 
- Mario, la penso come te, ora più che mai e, sai che ti dico?
 
- Cosa?
 
- Che mi sto divertendo molto, ci sono così tante bellezze in circolazione che è una sorpresa continua.
 
- Bisogna anche aggiungere che la bellezza ci fa bene.
 
- Certo che tu la sai lunga, eh!
 
- Ti ho mai raccontato della scrivania che tenevo nel chiosco della mia stazione di servizio?
 
- No.
 
- Ecco, vedi, con il tempo, grazie ai miei clienti, avevo accumulato un sacco di libri.
 
- Un benzinaio "librario"? (Vorrà dire libraio, libresco?)
 
- Una mezza specie.
 
- E la scrivania?
 
- Ecco, ora ti dico di che si tratta. Praticamente, con i miei clienti avevo instaurato una sorta di scambio. Quando loro venivano da me per il rifornimento di carburante, mi davano dei libri e io ne davo qualcuno a loro. Per la verità erano loro che mi riempivano, probabilmente perché non sapevano che farne, in ogni caso, io con tutti i volumi ricevuti ho fatto una scrivania composta appunto di libri.
 
- Vuoi dire un mobile cartaceo anziché di legno?
 
- Sì, hai indovinato, un vero oggetto di design alternativo e anche rivoluzionario. Sopra al cubo di libri un piano in vetro di appoggio, e poi ogni volta sfilavo un libro per leggerlo o per scambiarlo con gli automobilisti, a volte quando non andavano di corsa ci scappava qualche commento o riflessione.
 
- Eri un personaggio caratteristico.
 
- Mhh! Direi più che altro un uomo da marciapiede, sai quanto freddo e quante insolazioni ho preso?
 
- E’ la dura legge della strada che però ti ha dato qualche soddisfazione.
 
- Sì, perché con i miei clienti avevo un buon rapporto, non mi sono arricchito ma ho vissuto felicemente. E tu invece? Questa sera lavori?
 
- Sì, devo incontrarmi con un'amica, Patrizia.
 
- Che colonna sonora hai scelto?
 
- Sono indeciso fra B.B. King o la febbre del sabato sera.
 
- Dai retta a me, è meglio B.B. King, ti stancheresti di meno. Domani andiamo a spasso con il morto, anzi parecchi morti.
 
- Mi devo vestire di nero?
 
- Ahahahah… Dai, che tieni nell'armadio un vestito da prete.
 
- Come fai a saperlo?
 
- Che nel tuo armadio hai un assortimento molto assortito? (E come deve essere un assortimento se non assortito?)
 
- Che ci posso fare? E’ tutta roba da scena!
 
- Ma a che ti serve, se poi ti spogli?
 
- Ma che vuoi capirne tu? A proposito, il sottopancia come va?
 
- Se non bevo, abbastanza bene.
 
- Prima o poi devi risolverla 'sta questione, eh!
 
- Tranquillo, ci penserò. Ok, siamo arrivati, ci vediamo domani mattina, solita ora.
 
-Sì, andremo in chiesa a spasso con il morto, almeno risparmiamo un caffè e una brioche.
 
- Se è per questo, mica è un morto solo, saranno un centinaio, forse pure di più, quindi al bar lo sconto è assicurato.
- Ciao Mario, ci vediamo domani, ma tu qualche preghiera te la ricordi?
- Quando saremo là ci proverò, ma non ne sono sicuro, piuttosto speriamo che ci sia un bagno.
- Speriamo sia funzionante.
E con questo dilemma, amici lettori della signoradeifiltri, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima puntata, con la fantasia ci recheremo in un posto mistico. Anche quella sarà arte.
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La sincerità è il privilegio delle menti libere

20 Ottobre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda

 

 

 

Cinzia Diddi è una nota stilista fiorentina conosciuta per aver vestito molti vip, per il suo Luxury brand e per l’ultimo libro scritto La Stella più bella.

Costante il suo impegno nel sociale contro il femminicidio e, durante il lockdown, molto impegnata a sostegno dei più bisognosi.

Ha donato mascherine e aiuto economico alla protezione civile, a favore di ospedali per l’emergenza Covid.

 

A cosa sta lavorando adesso?

La mia passione è creare, sono sempre in movimento, mi piace il dinamismo della vita.

Sto curando l’immagine di un personaggio RAI, ancora non posso anticipare niente ma fornirò alcune foto degli outfit.

La modella dello shooting è Irene Casartelli, e la giovane fotografa è Matilde Bessi, una bella squadra di lavoro che ci ha portato a raggiungere degli ottimi successi.

Non posso svelare molto!

 

Come è Cinzia Diddi sul lavoro?

Amo far sentire le persone a loro agio, lavorare in un bel clima è fondamentale per ottenere il massimo.

Io seguo tutto, dalla creazione ai dettagli, alle pose durante lo shooting, e deve essere fatto come dico io, indiscutibilmente, su questo non transigo! Io ho studiato proprio per poter padroneggiare ogni fase del mio lavoro!

 

 

E poi ha altri progetti?

Moltissimi, ma uno in particolare mi sta entusiasmando.

Sono la fashion designer di Fabrice Pascal Quagliotti nella sua esperienza da solista che è appena iniziata, un bellissimo progetto.

 

La collezione A/I 2020 è molto particolare?

È una collezione all’insegna del colore, ma soprattutto ho deciso di fare le foto dello shooting nella nostra Italia: Roma, piazza di Spagna, il Colosseo, Prato, Siena, Firenze, Pistoia, Montecatini e molte altre città .

 

 

Ha un titolo interessante?

Amata Terra: scopriamo l’Italia... oltrepassando i confini dell’egoismo.

 

Giungerà un’alba nuova per coloro che sfidano i momenti bui.

Durante il lockdown ho scritto un libro, nel quale ho raccolto poesie, disegni e foto delle mie creazioni di moda.

Hanno dato il loro contributo molti personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, dell’arte, avvocati e psicologi, raccontando con sincerità come stavano vivendo l’isolamento sociale, e quanto stavano cambiando e riflettendo grazie ad esso.

La sincerità è il privilegio delle menti libere. Ci siamo ripetuti innumerevoli volte: "Andrà tutto bene". Ma se i pensieri non sono supportati da azioni difficilmente accadrà. Chi rispetta le regole è saggio! Nasce da qui lo shooting della mia Collezione A/I 2020, 2021.

Tra le tante regole etiche da seguire sarebbe bene non muoversi dall’Italia alla volta di paesi esteri per limitare la possibilità di contagi.

Senza seguire le regole non si riesce a controllare un’epidemia. Il fatto che ci sia stata in questi mesi una diminuzione dei contagi non può giustificare la promozione dell’idea di normalità.

Ho riflettuto molto su questo e ho pensato che questa pandemia ci sta “regalando” la possibilità di scoprire la nostra terra, di visitare luoghi sconosciuti.

 

 

 

 

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Mannaggia alla prostata

17 Ottobre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #arte

 

 

 
 
 
 
- Tony, sbrigati, accosta al marciapiede, fammi scendere al volo!
 
- Mario, aspetta un attimo, che è successo?
 
- Te lo dico dopo, dai, accosta, che non ce la faccio più!
 
Mario, detto er benzinaro, sembra che sul sedile anteriore della 500 tenga sotto il proprio fondo schiena degli spilli, manco fosse un fachiro.
 
- Dai, dai, frena e aspettami qua.
 
Mario er benzinaro entra di corsa dentro un bar.
 
- Buongiorno, mi fa un caffè? Posso approfittare della toilette?
 
- Scusi, sarebbe da quella parte ma è guasta, stiamo aspettando l'idraulico.
 
- Quella porta a vetri dà su un giardino interno?
 
- Sì, vuole che le porti lì il caffè?
 
- No grazie, lo prendo al banco, vado solo a dare un'occhiata.
 
Un'occhiata che in realtà è una pisciata, perché Mario ormai sta per farsela addosso, non c'è tempo da perdere. Vede un grande vaso con un alberello e la fa proprio dentro al vaso. Con un bel sospiro di sollievo chiude la patta e torna in sala per prendersi il caffè che intanto rischiava di freddarsi.
 
- Bono 'sto caffè, quant'è?
 
- Un euro e venti.
 
- Ecco qua, grazie mille, arrivederci.
 
Risollevato, e espletata l'incombenza, Mario esce dal bar, apre lo sportello della 500 e risale a bordo.
 
- Mario, avevo dimenticato la tua solita impellenza, potevi dirmelo prima, adesso hai preso il caffè da solo, e io?
 
- E vabbè, dai, andiamo a destinazione e poi ce lo prendiamo dopo.
 
- Allora è deciso? Andiamo a vedere  dal buco della serratura?
 
- Sì, oggi è una bella giornata e lì non abbiamo problemi di parcheggio. Hai portato la macchinetta fotografica?
 
- Certamente. E tu, i cioccolatini?
 
- Un pacchetto intero da sgranocchiare mentre osserviamo lo spettacolo.
 
- Era un sacco di tempo che volevo farlo.
 
- Anch'io, è stata una buona idea.
 
Tony Mal e Mario er benzinaro, svicolando fra il traffico cittadino con la fiat 500, raggiungono il colle Aventino. Tony svolge un lavoro atipico, che gli lascia ampia libertà di manovra quotidiana. Mario è momentaneamente a riposo per limiti di età, ma anche per la spintarella della società che gli ha dato un mezzo ben servito, facendogli lasciare il piccolo chiosco stradale di carburante, ormai vetusto rispetto alle strategie aziendali - che prevedono moderne e gigantesche stazioni multiservizio per il rifornimento con carburante alternativo ipertecnologico di auto, moto, aeroplani e barche stradali (beh sì, non stupitevi, nel futuro avremo anche barche a quattro ruote predisposte per la circolazione su strade, mari, fiumi, laghi). 
Insomma, questi due amici hanno deciso di occupare il reciproco tempo libero andando a spasso per Roma  e ammirando le bellezze artistiche. Eccoli arrivati in Piazza dei Cavalieri di Malta, ove, dal semplice buco della serratura del portone attraverso il quale si accede alla villa del Priorato di Malta, quasi per magia è possibile ammirare in tutta la sua grandezza e bellezza la cupola di San Pietro.
 
- Tony, sbrighiamoci che c'è già un po' di fila.
 
- Mario, per caso ti scappa ancora? Guarda che qui intorno non ci sono bar.
 
- Ma no, tranquillo, lo vuoi un cioccolatino?
 
- Hai lavato le mani?
 
- Boh?
 
- Che significa boh?
 
- Non mi ricordo, dai, non fare il difficile, becca il cioccolatino che poi tocca a noi.
 
I due si avvicinano al portone e, guardando attraverso il buco della serratura, si emozionano di fronte a una visione tanto bella. In fondo è solo un occhiata, un'azione rapida, così semplice che per un momento ti fa tornare bambino, quando, attraverso il buco di una serratura, ti aspettavi di tutto. In questo caso si tratta di arte e spiritualità.
Gli occhi dei due brillano di gioia, domani andranno a visitare un altro luogo, i dispiaceri e lo stress della vita moderna possono attendere.
 
Continua...
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Sequenze da sogno e fantastici scenari

10 Ottobre 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Sto volando appeso a un palloncino arancione. Il cielo, d'un meraviglioso azzurro turchino, mi appare particolarmente invitante ed è divertente osservare da quassù la gente che sta giù. Volo, volo sempre più in alto, le nuvole mutano costantemente di forma e si spostano al mio passaggio. Tutte tranne una, tant'è vero che vado a sbatterci contro. Sento un un rimbombo paragonabile a una cupa risonanza e infine l'idrometeora lampeggia. Il palloncino esplode rilasciando una miriade di coriandoli colorati. Sto cadendo e per di più a una velocità pazzesca. Fa la comparsa un inquietante buco nero, ho paura di cascare in qualche luogo tenebroso e buio. 

E invece... non solo atterro morbidamente ma sorprendentemente mi ritrovo in un mondo fantastico dove vivono fate e altre creature, tra cui alcuni draghetti verdi, rossi e blu che svolazzano intorno. Senza pensarci due volte cavalco un unicorno viola chiaro, finché avverto il desiderio di scendere dal bellissimo cavallo, in quanto desideroso di salire su un'alta quercia. Mi arrampico agilmente e dalla cima dell'albero osservo quattro giganti che giocano spensierati tra le rocce e i prati. Il panorama è singolarmente suggestivo, i colori corrono e si mescolano insieme, come acquarelli lasciati cadere da un bambino.

Da quest’altezza, proprio sotto di me, impossibile non notare un mare cristallino da far abbagliare gli occhi. Mi lancio senza remore, un tuffo davvero piacevole. Sott'acqua scovo una moltitudine di noci di cocco grandi come palloni da calcio e ne raccolgo una. Riemergo, e mi incammino per la spiaggia dalla sabbia dorata in direzione di un gazebo con panche e tavolo. Ai lati di un palo portante in legno della graziosissima struttura trovo una mini canna di bambù appuntita. La ritengo utile come punteruolo per effettuare un forellino al frutto che tengo in mano. Comincio a succhiare attraverso la cannuccia improvvisata. Il liquido all'interno della noce è STRAbuono, tra l'altro atipicamente frizzante.

Successivamente… puff! Suona la sveglia sul mio Android, sveglia da sempre impostata faustamente sulle dolci note di Andantino di Wolfgang Amadeus Mozart.

Mi alzo emozionato, trasognato per quanto sognato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nasce Milena in love

9 Ottobre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #federica cabras, #case editrici

 

 

 

 

Aria di novità in Officina Milena: la casa editrice lancia un nuovo marchio dedicato agli amanti del romance. Alla nuova collana lavoreranno Federica Cabras (referente), Grazia Caputo, Ada Legnante e Valeria Cardarano.

Quale sarà l’ingrediente principale dei libri targati Milena in love? Be’, l’amore, naturalmente. Ma cos’è l’amoreL’amore è un attimo di trambusto e poi è silenzio. L’amore è tutto e niente. L’amore è nascosto in una risata rivolta al cielo e in una lacrima che scivola a terra senza fare rumore. L’amore è una caduta e un volo. 

Certo, questo è il nostro punto di vista. Ma cos’è per voi l’amore?

Scrittori, fatevi avanti. Mandateci le vostre storie strappalacrime. Fateci immergere in un mondo dove le emozioni esplodono, dove i tasselli tornano al proprio posto, dove la vita brilla. 

Il lieto fine è preferibile; se non presente, è necessario che l’opera veicoli un messaggio positivo. 

I generi richiesti sono vari: romantico, chick lit, erotico, young adult, fantasy romance, storico

Le modalità - tassative – di invio alla mail milenainlove.romance@gmail.com sono le seguenti: 

- Biografia dell’autore

- Sinossi dettagliata dell’opera comprensiva di finale

- Opera completa in word

I tempi di lettura non saranno inferiori ai quattro mesi. E ora, fatevi sotto: vi aspettiamo!

 

 

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Hot Shot part Deux

8 Ottobre 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

Gli Stati Uniti sono sull'orlo di una crisi politica e militare da quando un baldanzoso e coatto dittatore (esteriormente e palesemente ispirato a Saddam Hussein), di una nazione del Medio Oriente, con l'ausilio dei suoi militi, prende in ostaggio un gruppo di coraggiosi marines che aveva l'ordine di ucciderlo. Il presidente americano ordina di mandare una seconda squadra di addestrati ed esperti soldati, ma anche loro cadono nelle mani del nemico e finiscono per essere imprigionati assieme agli altri. Dopo tre missioni fallite, i funzionari della Casa Bianca ideano l'unica soluzione: Topper Harley (Charlie Sheen), considerato Il Migliore di quelli rimasti. 

Denton Walters, (un eccellente Richard Crenna), il suo ex colonello, e Michelle Rodham Huddleston, (una Brenda Bakke in parte, forse troppo!) un avvenente agente della Cia, gli fanno visita al fine di convincerlo a ritornare a servire il paese. Tuttavia, il giovane tenente, in seguito agli eventi di Hot Shots, in cui gli viene inferta una dolorosa delusione amorosa causata da Ramada, (interpretata da una insolita Valeria Golino), lascia il mondo dell'azione e dismette la divisa, decidendo di isolarsi in un monastero buddista. Lì aiuta i monaci con numerose (e bizzarre!) attività quotidiane, praticamente vivendo "giorno per giorno" (cit. de Rambo II - La vendetta), e per di più in una autoforzata castità, limitandosi a sfogare la sua aggressività e la sua mascolinità attraverso combattimenti illegali. Non senza una certa riluttanza, Topper, per una serie di circostanze, decide di accettare la missione ad alto rischio. Competenza, follia e un sano essere burlesco, in cooperazione con un manipolo di uomini + una donna, saranno le risorse essenziali per completare con esito positivo l'incarico che gli è stato affidato.

Se nel primo episodio veniva parodiato principalmente Top Gun, questa volta tocca ai film Rambo. Charlie Sheen fa di tutto per assomigliare almeno fisicamente all'originale veterano di guerra del Vietnam. Niente sud-est asiatico, visto che l'azione si sposta altrove, pur mantenendo atipicamente, tra le ambientazioni, le giungle di “rambiana” memoria. Ma non è tutto, dal momento che il parodiare prosegue a oltranza, difatti appaiono scene riconducibili a una moltitudine di film di successo, da Star Wars, Casablanca, Robocop, a Terminator II – Il giorno del giudizio.  Per il resto l'humour si perpetua costantemente, un humour pazzesco che risulta il segno distintivo della commedia hollywoodiana contemporanea.

Hot Shots! - part Deux ha una densità di battute leggermente maggiore rispetto Hot Shots!. Alcune di esse con nonchalance si prendono gioco del Governo e dell'esercito americano, del regime dittatoriale iracheno e relative forze armate. A tutto questo "carnevalare" non sfuggono nemmeno le personalità politiche dei paesi alleati con gli States, per non parlare dei luoghi comuni, peraltro inseriti intelligentemente. Data la natura del prodotto filmico, sarebbe consigliabile visionare il lungometraggio con il doppiaggio in italiano, tutta un'altra cosa rispetto alla versione originale in inglese. Di fatto il riadattamento si avvale, tra la varie cose, di alcune voci dall’inflessione dialettale. Ad esempio i soldati iracheni, compreso il baffuto villain di turno, non di rado si esprimono con cadenza meridionale. 

La violenza... sì, il film è violento e di base guerrafondaio, muore un sacco di gente, però c'è un però, si parla di una violenza da cartoni animati alla Looney Tunes o comics per ragazzi, in cui le persone vengono colpite e i loro corpi assumono movenze strane e senza una goccia di sangue, anzi, in verità c'è una sola goccia di sangue. Da menzionare la gagliarda sequenza hot tra Topper e Huddlestone che, dapprima fanno l'amore in una limousine, per poi concludere nell'abitazione della donna con uno scimmiottare il famoso Basic Instict, senza cascare nell'erotismo vero e proprio e soprattutto nella perversione. La scena mantiene sempre e comunque un sex appeal, fa eccitare e... ridere o sorridere quanto basta.

Conclusione: Hot Shots 2, ne consiglio la visione, magari potrebbe far storcere il naso a chi non nutre simpatia per gli Stelle e Strisce. Tra l’altro, "scherzando e ridendo" c'è del patriottismo e una sottesa propaganda. Per ovvi motivi non è una pellicola che va presa sul serio. Sarebbe strano il contrario. 

Ottimo intrattenimento per un pomeriggio o una serata da passare allegramente tra amici, il film garantisce allo spettatore tanto di cui ridere. E di ridere in questi tempi tediosi e difficili c’è proprio bisogno. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Attilio e Ninetta Bertolucci, "Il nostro desiderio di diventare rondini"

7 Ottobre 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

 

Il nostro desiderio di diventare rondini- Poesie e lettere di Attilio e Ninetta Bertolucci, a cura di Gabriella Palli Baroni (Garzanti Editore, 2020) racconta l’incanto intimista della dimensione sentimentale senza confini, in ogni gentile e tenue sfumatura, attraverso la rappresentazione lirica di luoghi, ambienti e ricordi abituali e la descrizione spontanea di un’elegia degli interni intorno a domestiche e familiari rivisitazioni romantiche. I testi, composti dalle poesie e dalle lettere che hanno congiunto costantemente l’alleanza emotiva dei protagonisti nel miracolo dell’amore e nella solennità della poesia, manifestano la partecipazione appassionata alla bellezza, leggera e sensuale delle dichiarazioni d’amore. La consapevole riconoscenza di un’infinita confidenza di complicità, celebra la lealtà della memoria nell’esperienza sensibile della tenerezza. Le parole, patrimonio dell’anima, concedono la percezione di un tempo ulteriore nell’esistenza, evocano  l’idea di una vita prolungata, nella compiacenza felice di narrarsi il mondo interiore con l’intento comune di divulgare l’eternità. Il libro promuove gelosamente il consenso a custodire la sorgente degli affetti e a proteggere la relazione con la realtà. Le poesie di Attilio Bertolucci dischiudono i periferici collegamenti degli orizzonti e sconfinano nell’armonia medianica della voce interpretativa e dello sguardo narrativo. Il riassunto artistico, dolce e temerario della vita si intreccia al vincolo del possesso biografico accompagnando la fiduciosa empatia del filo di continuità, la somma amplificata di ogni eloquente promessa sostenuta da impronte invisibili nelle emozioni d’amore, nella generosità del desiderio. L’affabilità amorosa che unisce Attilio e Ninetta Bertolucci nelle lettere, congiunge l’elemento distintivo della stabilità, scrivendo e fermando su carta la sintonia emotiva, con un’accordo d’intesa verso un tragitto privato di crescita umana e spirituale, un’unione solida e resistente in cui la conoscenza reciproca del rispetto sostiene sempre la pienezza esistenziale e mantiene la sensibile espressione dell’accoglienza e della presenza benevola della quotidianità. Il libro è un ideale tangibile di donazione alla soave amorevolezza, nella virtù necessaria ad esaltare la dedizione di chi amiamo e a riconoscere la solidarietà. La speranza nutre la grazie reciproca di ogni comunicazione leggendo, nella prospettiva dei sogni e nella gioia di vivere, la tendenza della volontà ad aggiungere forza comprensiva nella storia e a raggiungere il privilegio naturale di condividere il tempo, sostenendolo a vicenda. La disponibilità alla progettualità nell’unione è l’esortazione principale del libro ed  invita ad un impegno verso l’essenziale, dolce e magica percezione del mondo affettivo. Il titolo del libro Il nostro desiderio di diventare rondini,  preso da una lettera scritta da Attilio a Ninetta, è metafora e simbolo dell’amore coniugale, un aspetto segreto della semplicità e della saggezza, strettamente legato alla predilezione per un atteggiamento capace di riconoscere la purezza del corteggiamento. Il rinnovamento dello spirito libero che incrocia l’anima incoraggiando l’impulso al viaggio da compiere insieme abbracciando l’unicità di volersi bene.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Amore a me...

 

Amore a me vicino

di tua crudeltà mi consola,

fuori è notte e cade

una dolce pioggia improvvisa.

 

La famigliare lampada rivela

le intime e care cose,

amore parla e parla di te

sommesso, come acqua fra erbe alte.

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Madrigale

 

Sì: ho colto i garofani alteri

delle tue guance,

e avevano corolle sì rance

con sì bizzarri screzi neri...

 

Ma sotto i tuoi occhi

son cresciute viole,

come di marzo al primo sole,

sulle rive dei fossi.

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La rosa bianca

 

Coglierò per te

l’ultima rosa del giardino,

la rosa bianca che fiorisce

nelle prime nebbie.

Le avide api l’hanno visitata

sino a ieri,

ma è ancora così dolce

che fa tremare.

È un ritratto di te a trent’anni,

un po’ smemorata, come tu sarai allora.

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Questa sera il sole...

 

Questa sera il sole tramonta nei tuoi occhi

l’inverno vi si spegne, lenta brace tranquilla.

Così la gente indugia per le strade che l’ombra

non ha toccato ancora, ma il fumo appena

da umili camini intimamente annuvola.

Tu lascia che ristagni sulle case ed offuschi

i lontani del cielo che scolora.

Finché un’altra pena

porti la notte, vigilia della primavera.

 

L’amore coniugale

 

Ma se la pioggia cade

la camera s’oscura...

L’amore ancora dura

che le gocce più rade

la finestra più chiara

i tuoi occhi più neri

e oggi come ieri

come domani. Amara

sui tetti umidi brilla

la giornata nel sole

che si volge sulle viole

risorte stilla a stilla.

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Non

 

Non mi lasciare solo se io

ti lascio sola

e intorno a te la luce

è quella che fa piangere

dei giorni ordinari,

 

non allontanarti con passo

fiducioso in direzione

dell’estate e non

considerare rassegnata

la fatalità delle averse e del sole,

 

non acquistare viole in prossimità della casa.

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I nostri corpi

 

I nostri corpi, cara, in questo letto

famigliare nell’aria ferma dell’amore

mentre al di là delle finestre chiuse

le stagioni piangendo se ne vanno.

 

Ma il ritorno dei cieli nuvolosi

e fioriti della tarda primavera

ombrerà i muri la luna errando

sperse lucciole sulle nostre salme.

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Valentina Casadei, "Il passo dell'inerzia"

6 Ottobre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Il passo dell’inerzia

Valentina Casadei

 

SaMa Edizioni, 2020

pp 60

8,00

 

Una silloge di piccole poesie che hanno come base la dualità. L’autrice, Valentina Casadei,  è giovane e interloquisce, quasi in ogni poesia, con un tu che è, di volta in volta, l’altro da sé ma anche lei stessa. È un dialogo fitto verso l’interno e l’esterno,  - quasi una sceneggiatura - nella speranza che qualcuno ascolti parole che non sono solo per lei. C’è anche, forse, un interlocutore maschile, c’è, comunque, un bisogno irrefrenabile e irrisolto di comunicazione.

È giovane, la Casadei, - e si farà perché parte da buone basi – ma è anche vecchia, perché a volte ha “solo ventisei anni” e a volte “ha già ventisei anni”, ha già nostalgia “della bambina” che fu. Si sente impreparata, smarrita. Ma anche emozionata, in una insistita ricerca personale, in un viaggio dentro e fuori di sé che già rimembra il passato ma con occhio sempre teso al futuro.

Una delle poesie più belle è quella in prima persona, scevra da ogni confronto con l’esterno e che scava dentro la propria anima. Il primo verso mi ricorda - quasi come contaminazione di mezzi espressivi – quello di una canzone di Noemi: “sono un peso per me stessa, sono un vuoto a perdere.”

 

Sono un disastro sbiadito

un errore dall’alto

un dito puntato

Sono un enorme rimpianto

Sono un fiume nel mare

il fluttuare dell’onda

l’annegare del sordo

Sono un navigante disperso

 

 

La vita non è facile e la Casadei non è pronta, per questo indugia, rimane nell’inerzia. Ma non si è mai veramente fermi, il fango ci trascina comunque e perciò, anche nell’“inerzia” c’è “un passo”, c’è l’ossimoro del titolo.

 

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La vera letteratura non è un placebo

4 Ottobre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

La vera letteratura non è un placeboLa vera letteratura non è un placeboLa vera letteratura non è un placebo

Tre libri diversi dal solito sulla mia scrivania. Non i soliti noir, neppure gialli pronto consumo, oggi vera letteratura, storie di vita che fanno pensare.  

Un giallo atipico di Giuseppe Benassi (Tra le tue sgrinfie, Manni) mi trascina nelle atmosfere più cupe della mia Livorno, alle prese con le avventure dell’avvocato Leopoldo Borrani - di cui in passato ho letto alcune storie - soprattutto mi fa conoscere il disfacimento di un mondo borghese, una vita che va in malora, tra malavita e pitture, menzogne, usurai e quadri d’autore. Scrive bene Benassi, con stile suadente e coinvolgente; tra dialoghi rapidi, concessioni alla gastronomia e divagazioni artistiche, sa dove vuole arrivare e ci conduce per mano il lettore.

Valerio Andreuccetti, invece, affida un’esperienza alle pagine di My Sclerosi & Soundtrack (Youcanprint), confessa le sue vicissitudini alle prese con una malattia degenerativa, esprime tutta la sua voglia di vivere con le parole di Vasco Rossi e di Pino Daniele (quando si rifugia nella sua Ventotene). I versi di che ironia/ questa malattia/ che non mi fa dormire/ che non va più via sono il corollario di una storia che è narrazione di vita vissuta, prepotente bisogno di comunicare che diventa racconto, pagine di letteratura intensa e coinvolgente. Potrei aggiungere solo pochi luoghi comuni come quelli che lo stesso autore (giustamente) critica alla mia breve analisi di un testo scritto molto bene, scorrevole, interessante, persino piacevole, nonostante il tema. Una lettura consigliata a quanti vogliano approfondire il tema della sclerosi multipla, dalla malattia alla terapia, fino alle sedute di analisi e al confronto con il mondo circostante. Avrebbe meritato un editore migliore.

Concludo con Gabriele Galloni, giovane e promettente poeta nato nel 1995, scomparso pochi giorni fa, in circostanze ancora da chiarire, che ho letto nella sua raccolta più matura (L’estate del mondo, Marco Saya Edizioni - un editore di pura poesia che andrebbe portato come esempio). Non riesco a recensire la poesia, genere letterario che amo leggere ma che mi astengo dal commentare, preferisco fare mie certe sensazioni, assaporarle fino in fondo e astenermi da giudizi. Galloni è vero poeta perché trasmette emozioni in forma musicale, amo il suo tono crepuscolare, il verso scarno (come dice Antonio Bux, altro grande poeta), quel suo raccontare l’estate come una speranza, l’anima di ogni persona che sogna a mare aperto. Ricordiamo Galloni con alcuni suoi versi:

 

La spiaggia è sempre vuota come allora.
La domenica un paio di ombrelloni
lontani, una famiglia che passeggia
sul bagnasciuga - madre e padre nudi,
i bambini coperti dal medesimo
telo giallo che scolorisce al sole.

Vuole il cielo che tutte le parole
dette e ascoltate si perdano, adesso.
La famiglia è lontana in un fruscio
scomposto di giornale spaginato
dal vento. Il telo giallo se lo porta
via l’onda, i due bambini lo rincorrono,

ridono all’acqua e ai loro genitori.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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