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Post con #interviste tag

Cinzia Diddi sceglie Michela Triulzi per gli shooting

25 Settembre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #fotografia, #personaggi da conoscere, #interviste

 

 

 

Intrigante, sofisticata e al tempo stesso selvaggia, Michela Triulzi è una ragazza con un’attitudine: saper stare davanti alla macchina fotografica! Ha molto da imparare e sta seguendo un percorso cucito su misura su di lei! Al suo fianco il fotografo Thomas Capasso, ed importanti make-up artists. Queste le parole della stilista delle star che l’ha scelta per i prossimi shooting .

 

Chi è Michela vista dai suoi occhi?

Dopo la maturità Michela decide di andare in Sud America, più precisamente in Argentina, dove vive per qualche mes . È chiaro che il contatto con la natura in Argentina, stato sudamericano molto esteso con laghi glaciali, pianure della Pampa e il tradizionale terreno di pascolo dei famosi bovini da carne, abbia fatto uscire l’aspetto deciso, gitano, selvaggio e affascinante della modella. Ho amato da subito questo suo lato che crea un sublime contrasto con gli abiti lussuosi delle mie collezioni.

 

Cosa caratterizza Michela?

Nonostante stia muovendo i suoi primi passi nel mondo della moda, Michela è diventata in poco tempo una professionista, ciò che la rende speciale è sicuramente la sua totale disponibilità sul set fotografico. Amo le persone che interagiscono saggiamente facendosi guidare!

 

Vedremo ancora Michela Triulzi e Cinzia Diddi?

Direi che il trinomio funziona: ci vedrete insieme al fotografo Thomas Capasso

 

Michela, lei ha la fortuna di lavorare con professionisti del calibro della stilista Cinzia Diddi e del fotografo Thomas Capasso, qual è la sua opinione?

Cinzia Diddi: una stilista di alta moda, elegante, raffinata... fa di ogni sua creazione un'opera d'arte. Indossare abiti di alta fattura come i suoi in un'isola suggestiva come Palma di Maiorca è stato un onore oltre che un immenso piacere... Sono molto felice di lavorare con lei, sono certa che i risultati dei nostri lavori non potranno che essere estremamente soddisfacenti.

Thomas Capasso: Thomas è una persona fantastica... uomo di spessore oltre che grande professionista. Con passione e pazienza mi sta insegnando tutto ciò che c'è da sapere sul mondo della moda e non avrei potuto incontrare un master migliore. I suoi scatti? Parlano da soli. Comunicano emozione... emanano passione... Sono molto felice di imparare da un professionista del suo calibro e di essere parte integrante di quello slancio emotivo che solo le sue foto sono in grado di emanare.

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Nove domande e mezzo a Marta Bandi

9 Giugno 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #poesia

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

 

 
 
 
Gentilissimi amici del blog che, attraverso la cultura, illumina il vostro sorriso, oggi abbiamo il piacere di avere nostra ospite Marta Bandi, una donna che scrive realmente con il cuore in mano. Marta Bandi esprime la sua poesia con parole semplici ma profonde, un'umanità che nel nostro quotidiano c’è ma non si vede, finché non arriva una scrittrice come lei. Attraverso un linguaggio spontaneo e sincero ci aiuta nella comprensione dei fatti della vita.
Marta Bandi non cerca scorciatoie dialettiche e non vuole fare colpo ma, con una sua naturale e umile espressività, ritmata da un'armonia sensibile e delicata, offre al lettore pagine di comprensività e amore per la vita.
 

1) Quando hai iniziato a scrivere?

Da bambina avvertivo il bisogno di prendere carta e penna e ricorrere alla scrittura, racchiusa in una bolla di volontaria solitudine, per scrivere brevi poesie o pagine di diario. In seguito, per svariati motivi, ho messo in stand by questa passione, fino a quando, circa due anni fa, ho partecipato al "Corso di immaginazione scontenta" di Alessandro Mazzà (capitano di #Libereria). Da allora ho ripreso carta e penna e (come scrivo nella poesia che apre il mio libro) ... il fiume sotterraneo è emerso...

 
2)Grazie al tuo yogurt preferito hai vinto un weekend su Marte, il pilota della navicella spaziale è Luigi Pirandello, come su un bus non sarebbe consentito parlare al conducente, ma tu non puoi fare a meno di chiedergli...
 
Gli chiederei: Sig. Pirandello, non pensa che le maschere che indossiamo, spesso, siano l'effetto di incontri sbagliati, sfortunati che ci capitano nella vita?
Penso che, quando ci relazioniamo con una persona empatica, ci liberiamo dalle maschere che indossiamo e siamo noi stessi, cioè facciamo prevalere l'io che in quel momento ha più necessità di esprimersi e quindi più vero.
È difficile capire chi si ha di fronte (un po' come riconoscere un buon vino) e allora le maschere ci aiutano a difenderci.
Speriamo di fare begli incontri su Marte!!
 
 
3)Per la lettura del tuo libro, quale potrebbe essere la colonna sonora più appropriata?
 
Ho pensato a The sound of silence di Paul Simon e Art Garfunkel. È una canzone nata più o meno con me. Il testo parla d'incomunicabilità, un tema che sento mio, ed è nel silenzio che amo stare quando ho bisogno di nutrirmi del suo suono per rigenerarmi.
 
 
4)Sei sindaca di Roma per un mese, che faresti per la cultura?
 
Roma è il più grande museo a cielo aperto e, secondo me, la città più bella del mondo. Mi piacerebbe organizzare pullman giornalieri che portassero, gratuitamente, le persone dalle periferie al centro, per tour, visite guidate ecc... Insomma, un mese di full immersion nell'arte, nella storia e nella bellezza. E poi, dato che ci sto, approfitterò, non capita tutti i giorni di poter essere sindaco di Roma, e pertanto avrei in mente una serie di iniziative: 1)Recupero di vecchi barconi o utilizzo di barconi funzionanti per navigare lungo il Tevere, con a bordo band e musicisti emergenti, a rotazione 2)Allestire mostre di artisti importanti nelle periferie 3)Organizzare visite guidate, in collaborazione con gli istituti superiori (artistici, accademie, ecc.) per coinvolgere gli studenti che avrebbero l'opportunità di fare da Ciceroni agli alunni più piccoli di elementari e medie 4) Occupare i nonni interessati in lezioni/attività/racconti ai bimbi nel doposcuola. I nonni potrebbero arricchire, con la loro esperienza, la didattica scolastica, facendo appunto la compresenza in classe accanto alle insegnanti. Sarebbe interessante anche a livello umano. 5) Favorire, con mediazioni e agevolazioni, una partnership fra librerie e locali pubblici (bar, pizzerie, ristoranti, ecc.) con l'idea di allestire angoli libreria nei locali che aderiscono, gestiti dai librai. 6) Darei carta bianca con un bando ufficiale d’assegnazione a sorteggio a street artist nazionali e internazionali assegnando loro il compito di abbellire tutti i muri abbandonati di Roma… per Roma lo farebbero anche gratis.
 
 
5)Come è nata in te l'ispirazione per Parlami di un fiore?
 
Il fiore rappresenta la bellezza. Parlami di un fiore è una metafora che significa: parlami di bellezza, parlami di qualcosa che mi alleggerisca dai pesi del quotidiano. È la ricerca della tranquillità dell'animo (Seneca).
 
 
6)Nel tuo prossimo libro di che cosa vorresti parlare?
 
Un mio eventuale secondo libro mi piacerebbe fosse una raccolta di racconti brevi, ispirati a situazioni realmente accadute anche autobiografiche. Al momento è un desiderio, chissà.
 
 
7)Te la senti di improvvisare una poesia per i tuoi lettori?
 
Non è facile improvvisare ... avrei bisogno di concentrazione. Scriverò un verso ...
 
Scrivo quando l'anima deborda
Quando il cielo si tinge di rosa
Quando un alito di vento
Spazza via i cristalli di freddo
Sulla pelle
Scrivo
Quando l 'Amore mi chiama Amore.
 

8)Come descriveresti l'atmosfera che si respira in Libereria?

Libereria è tante cose. Oltre a essere un consorzio di autori (come tutti sanno) è incontri, raduni, scambi sinceri di affetti, ascolto, famiglia. L'atmosfera è, da un lato sempre piacevole e accogliente, dall'altro lato stimolante, in continuo fermento.

9)Scrivi per te stessa o scrivi per il lettore?

Il tempo che precede lo scrivere è un tempo di riflessione, di messa a punto di un pensiero, di scavo interiore, e questo lavoro è in evoluzione fino a quando metto il punto finale. Sono momenti nei quali non penso al lettore, penso a scrivere quello che sento, ed essendo io la prima lettrice, voglio esserne convinta. Successivamente il mio auspicio è di arrivare a di trasmettere qualcosa agli altri: un'emozione, un'immagine poetica evocativa, un pensiero condiviso.

1/2) Non ti chiederò perché scrivi, ma bensì che cosa scatena in te la voglia di farlo, al momento che ti accingi a scrivere la prima battuta qual'è il tuo primo pensiero, dove trovi la forza espressiva?

La voglia arriva all'improvviso, non so di preciso cosa la scateni, è un lampo, un'illuminazione, un friccicore (termine romanesco) a volte acuto. Il primo pensiero è di soddisfazione per qualcosa che sta nascendo, sta prendendo forma. La forza espressiva la trovo nell'introspezione ma anche intorno e fuori di me. La natura è una potentissima forza ispiratrice.

 

 
Sono Marta Bandi, nata sulle colline romagnole negli anni 60. Vivo a Roma da tanti anni, sposata con Davide e mamma di Lucrezia e Samuel.
 
 
 
Mi abbraccio
da "Parlami di un fiore".
 
 
Vorrei incontrarmi
un po' di più
per parlare con me stessa
domandarmi
quanta pelle
ho lasciato nei sentieri
quante facce ho abbandonato
trascurato
le scintille
che non ho alimentato
quanti no e quanti sì non ho pronunciato.
Vorrei incontrarmi un po' di più
Per essere la mano
che mi accarezza il viso
le braccia che mi stringono
in un incontro benevolo
e sincero
con me.
 
E così, amici lettori, con questo poetico abbraccio tratto da Parlami di un fiore, offertoci dalla bravissima scrittrice Marta Bandi, nel ringraziarla per la sua arte e per la sua disponibilità, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro a sorpresa. E ricordatevi sempre che l’arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute.
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Nove domande e mezza cineparlando con Giuseppe Scilipoti

4 Giugno 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #giuseppe scilipoti, #interviste, #cinema

 

 

 
 
 
Amici lettori del blog più cultural entusiasmante del web, eccomi ritornato a voi, abbiamo tutti passato un periodo difficile. Non vediamo l’ora che finisca e, allora, oggi, per darvi qualche minuto di piacevole distrazione, vorrei intrattenervi parlando di cinema. Il cinema, questo affascinante mondo della fantasia notoriamente definito come la settima arte, perché in esso possiamo trovare letteratura, recitazione, fotografia, arte figurativa, musica, arredamento, costumi. Inoltre, alla realizzazione di un film contribuiscono tantissime figure professionali artisticamente eccezionali, di conseguenza a volte i titoli di coda sono interminabili. 
A proposito di talenti, per questa occasione abbiamo nostro ospite Giuseppe Scilipoti, un giovane scrittore appassionato e informatissimo cultore di questa arte, al quale abbiamo proposto le nostre fatidiche 9 domande e mezza. E ora silenzio, please: ciak si gira.
 
1)Il tuo regista preferito.
 
 Steven Allan Spielberg! Da notare come abbia citato il suo nome completo con tanto di esclamazione. Questo perché il celebre, versatile, competente e inimitabile regista americano ha creato film indimenticabili che sono entrati nella storia del cinema e nell’immaginario popolare. Uno che gira capolavori come Lo SqualoSchindler'sListJurassik Parkla quadrilogia di Indiana Jones etc., film che tra l'altro non ti stanchi mai di guardare, dimostra e rende perfettamente l'idea di cosa vuol dire fare cinema e, naturalmente, di come competenza faccia  rima con potenza. Cinematografica, ovviamente.
 
2)Dai un Oscar come migliore film a quello che non è stato premiato ma che lo avrebbe meritato.
 
L’attimo fuggente. E francamente non capisco perché a suo tempo non vinse il prestigioso premio. Il film in questione ha contribuito a rivalutare positivamente la mia esistenza, e chissà a quanti spettatori di tutte le età e di tutto il mondo. Da sottolineare come io consideri il lungometraggio un'autentica poesia sullo schermo. Ah, quando dice che la poesia è morta! Fondamentalmente nel 1989 i membri votanti incaricati di scegliere a chi conferire l'Oscar non hanno saputo cogliere il cosiddetto “Carpe diem”. Un vero peccato.
 
3)Il ritorno del drive in sarebbe solo un revival oppure una grande idea?
 
Mah, guarda... Sono sempre stato a favore di idee o iniziative che hanno sapore retrò o vintage ma non di quelle che sanno di anacronistico. I drive in francamente non mi attirano, preferisco i canonici cinema, in primis le multisale. Se avrò modo di rivalutare positivamente il cinema all'aperto, ti farò un entusiastico fischio che manco il più bravo rumorista ci riuscirebbe.
 
4)L’attore e l’attrice che faresti uscire dal sarcofago.
 
Dal sarcofago? A 'sto punto ci sarebbero due attori di teatro risalenti all’Antico Egitto che desidero riesumati. Scherzo, risusciterei Totò e Anna Magnani. Ti immagini un Totò con un odierno Totò, Peppino e la...malafemmina che scrive assieme a Peppino De Filippo la famosa lettera con lo smartphone utilizzando WhatsApp? Sai che gag e siparietti improvvisati si creerebbero? Ad ogni modo scelgo Totò perché, essendo il Principe della risata, in tempi caotici e difficili come quelli che stiamo tediosamente affrontando, sarebbe a dir poco indicato, col vantaggio poi di mettere in risalto con profonda ironia, o comunque con spassosissimo humour, vizie le virtù degli italiani d'oggi, politica compresa. Riguardo Anna Magnani, a parte l'indiscutibile bravura recitativa, e quel suo rappresentare l'emblema della libera donna mediterranea, avendo avuto un carattere impetuoso, penso proprio che un suo eventuale ritorno in vita, tra le varie cose, concerebbe per le feste tutte quelle attricette che risultano un insulto per la recitazione. Ah, prova adesso a immaginare la Magnani invitata a Pomeriggio Cinque di Barbara D'Urso, poco ma sicuro che in una sola puntata la farebbe a pezzi, magari ponendo fine a quella che definisco un'inutile trasmissione stracolma di ipocrisia.
 
5)Perché secondo te i sequel non sono quasi mai all’altezza della prima versione?
 
Allora, questa è una domanda alla quale provo a rispondere tirando le somme. In verità sono capitati certi sequel degni di nota che hanno surclassato e sbancato al botteghino il primo film. Ad esempio nella quadrilogia Indiana Jones sento di poter affermare che il terzo capitolo, ovverosia Indiana Jones e l’ultima crociata, risulta il migliore. Questo vale per il sottoscritto, globalmente per il pubblico e, a quanto pare, pure per la critica. Un esempio di sequel andato male direi L’allenatore del pallone, uno dei film cult anni 80. A tal proposito non capisco come Banfi si sia prestato a questa stronzata cinematografica che peraltro è una parodia deprimente. A ‘sto punto preferivo che l’immaginaria Longobarda finisse in serie B, piuttosto che riaffermarla in Seria A in un film di serie C. (e sonobuono!). Madonna benedetta di Manfredonia! Lino Zaga (il suo primo nome d’arte) non poteva continuare a interpretare Nonno Libero nel telefilm Un medico in famigliaSecondo me, il noto attore pugliese, dopo aver finito di girare il lungometraggio, si è pentito, assieme a Sergio Martino, il regista. I sequel non riusciti tra l’altro creano un doppio danno perché, in un certo senso, intaccano il primo film, visto che poi lo spettatore tende a idealizzare il finale. Se sai che un film finisce in un modo, ti immagini il prosieguo. Penso di rendere l’idea, no? Oltre i sequel, a rovinare la prima versione ci sarebbero le serie TV ispirate ai film. Conosci il telefilm su Robocop datato anni novanta?Assolutamente incolore, insipido e per di più realizzato per un target adolescenziale. In conclusione, realizzare i sequel o i reboot è una grossa responsabilità. Io, se fossi regista e mi chiedessero di girare un seguito di un film di successo, rifiuterei senza problemi. Preferirei rischiare con un prodotto nuovo.
 
6)Come vedi il futuro del cinema?
 
Aspè che prendo la sfera di cristallo, pardon, l'uccello dalle palle di cristallo... (e qui ho storpiato o parodizzato un film di Dario Argento). Allora, se intendi il cinema come luogo pubblico finalizzato alla visione di opere cinematografiche, prevedo che sarà più "indoor", infatti basta prendere in esame Netfix, che sta tallonando sempre di più le sale cinematografiche, risultando poi persino più economico oltre che pratico. Stai comodamente a casa, risparmi anche sul cibo visto che al supermercato 2,50 euro circa risultano sufficienti per comprare un sacchetto bello grande di popcorn e una qualsiasi bevanda. Inoltre, penso che in futuro la dovuta evoluzione tecnologica comporterà schermi sempre più grandi a sfavore dei Grandi Schermi, sebbene, quest’ultimi non verranno “spenti” in toto. Le sale cinematografiche riusciranno in qualche modo ad andare avanti inventando visori 5D, 6D e chissà cos'altro. Se intendevi cinema come Settima Arte o industria cinematografica ti dico solo che le idee legate alla società e alla sempre più marcata globalizzazione irreversibilmente la trasformeranno. Da segnalare che essendo stato raccontato di tutto e di più, penso che la creatività potrebbe far rima con novità, se ad esempio verranno creati generi o ibridi nuovi. Eviterei di puntare troppo sui remake, reboot e soprattutto sui seguiti. A tal proposito ho già risposto nella quinta domanda.
 
7)Come è nata in te la passione per il cinema?
 
La passione è nata grazie a mio padre. Quando ero bambino, quasi ogni sera, in soggiorno io il mio papà guardavamo insieme film di ogni genere. Ho bellissimi ricordi, sai? Quante risate con le commedie e quanta emozionante tensione nei thriller o nei polizieschi. In estate, non andando a scuola, gli horror, a tarda notte non mancavano, sebbene mia madre si incazzasse per quel genere di visioni. Comunque gli action restavano i nostri lungometraggi prediletti, ad esempio i vari TerminatorRobocopIndiana Jonee qualsivoglia. Gli attori che ci facevano gasare erano Jean-Claude Van Damme e Steven Seagal, spesso per scherzare mimavamo tra di noi le loro mosse. Ricordo poi che mio padre non cambiava mai canale durante le sequenze di sesso, sebbene non di rado mi mettessero a disagio. Forse mi riteneva già grandicello, oppure voleva semplicemente erudirmi.  Figurati che mi fece visionare Basic Insticnt integralmente e... senza censure. Eh sì, la sera ci rifugiavamo in quel magico mondo, il soggiorno rappresentava il nostro Cinema, mio padre per qualche ora dimenticava i suoi problemi quotidiani, come ben sai essere genitore e capofamiglia non è mai facile. Capii come il cinema non fosse solo intrattenimento, anzi rappresentsse una forma d’arte che va contemplata e vissuta, oltre a fornire quell’immedesimazione che contribuisce enormemente alle nostra esistenza. Se in aggiunta si ha estrema passione come il sottoscritto, diventa addirittura un elemento F-O-N-D-A-M-E-N-T-A-L-E.
 
8)Una cinematografia internazionale sottovalutata.
 
Umh, vediamo... direi quella della Groenlandia, ha da sempre avuto una freddissima accoglienza. Figurati che due notti fa ho visionato un horror decisamente singolare prodotto in questa enorme isola/iceberg che mi ha fatto gelare il sangue! Ah, ah, ah, ah, ah, aspè, rispondo seriamente alla domanda. Dunque, essendo un cultore della cinematografia internazionale, posso chiaramente affermare che il cinema Made in Taiwan, pur non essendo snobbato, purtroppo, è oscurato da quella cinese o da altre cinematografie asiatiche. Taiwan, a differenza della Cina continentale, non soffre di eccessive censure. Il loro modo di fare cinema è un po’ più libero e dispongono di una creatività pazzesca. Tuttavia, allo stato attuale, non sono riusciti a collocarsi al vertice della piramide. Taiwan, piccola isola dalle grandi caratteristiche. Quando riuscirà finalmente ad essere valorizzata pure come grande cinema?
 
9)Qual è l’aspetto più importante in un film? (Soggetto, interpretazione colonna sonora, ecc.ecc.)
 
L’aspetto? GLI aspetti, visto che per un film è buona cosa e giusta che sia completo e curato in tutti i comparti. Prendiamo in esame Ritorno al futuroGrande Giove, in quel film non manca nulla, può avere incongruenze o i cosiddetti blooper, però tecnicamente e visivamente è realizzato con i controcoglioni. E stiamo parlando di un prodotto filmico degli anni 80. Ad ogni modo, tornando al cuore della domanda, a differenza di altre arti, il cinema funziona solo grazie al lavoro di squadra. Dal cast tecnico a quello artistico, in entrambi i casi DEVONO essere frutto di reali e concrete specializzazioni, affinché si completino a vicenda e si pongano a servizio l’una dell’altra. Non bisogna per forza essere dotati di budget faraonici, l’importante è gestire un prodotto filmico seguendo con  professionalità quello che con umiltà ho appena detto.
 
½ ) Sei un regista per un giorno, che film vorresti dirigere?
 
Il film che desidero dirigere si intitola "La scomparsa di Giuseppe Scilipoti", tratto da uno dei miei tanti racconti pubblicati su Letture da MetropolitanaIl testo, se vogliamo, dispone già di una sua sceneggiatura che filmicamente andrebbe ampliata. In buona sostanza il lungometraggio che ne verrebbe fuori sarebbe un giallo parodistico pieno di battute a raffica, e per di più coglierei l’ottima occasione per mettere in scena il Gruppo degli Investigautori. In passato sia io che altri/altre autori/autrici (te compreso!) ci siamo divertiti a realizzare individualmente componimenti orientati sul ritrovarci narrativamente insieme a risolvere casi fuori di testa, componimenti che magari si potrebbero assemblare al fine di trarne un lungometraggio “corale”. Secondo me è un’idea geniale.
 
Molto bene, carissimi amici del blog con vista sempre in cinemascope, ringraziamo Giuseppe Scilipoti per la sua disponibilità e per averci illuminato la scena con la sua competenza. Amici lettori, torneremo ancora su questi schermi prossimamente con altre belle novità culturali, per non lasciarvi soli in balia dello scoramento, anche grazie all’arte tutto andrà bene.
 
Bio Scilipoti
 
Mi chiamo Giuseppe Scilipoti, trentaseienne della provincia di Messina, appassionato cultore della cinematografia fin dai miei verdissimi anni. Al cinema devo le mie conoscenze, la mia personalità, la mia vita, tutto. In qualità di spettatore, così come lettore di opere narrativa, i miei generi preferiti sono il poliziesco e il thriller, inoltre, avendo un animo sensibile non disdegno i film sentimentali e le commedie romantiche.  Sono un purista dei prodotti filmici stranieri che visiono immancabilmente in lingua originale con sottotitoli annessi. A tal proposito ho una spiccata predilezione per il cinema asiatico, da quello coreano a quello taiwanese. Adoro poi il cinema scandinavo, mi galvanizza quello americano e ammiro quello italiano, precisamente quello di genere anni sessanta, settanta e ottanta. Naturalmente il poliziottesco e il poliziesco fra tutti.
Ho all’attivo diverse recensioni pubblicate in vari siti. Ecco in quali:
 
(col nick di Josh84)
(col nick di Gunny84)
Ed infine uno svariato numero di recensioni pubblicate su YouTube riguardo cortometraggi, mediometraggi e lungometraggi indipendenti girati da filmmakers italiani.
 
 
 
 
 
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LE NOVE DOMANDE PIU’ PAZZE DEL MONDO… MA NON TROPPO: Majlinda Petraj

28 Maggio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #personaggi da conoscere, #poesia

 

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, oggi ho il piacere di presentarvi una scrittrice che fa della dolcezza la sua poesia. La sua forza è nelle parole che mette nero su bianco in ogni componimento, e la positività è nello sguardo con il quale vuole contagiare i suoi lettori. Fa parte della grande famiglia di @libereria, una realtà editoriale in continua  ed entusiasmante crescita. Signore e signori, oggi con noi Majlinda Petraj, ed ecco le domande alle quali si è sottoposta con un grande  sorriso, coinvolgendo tutti noi in un'atmosfera di piacevole serenità.

 

Ti senti dottor Jekyll e mister Hide?

Concordo che, per quanto buoni potremo ritenerci, esiste un po' di mister Hyde in ognuno di noi. Personalmente vorrei si potesse vedere il mio lato buono. Faccio tutto il possibile, pur non soffocando del tutto anche l'altro.

 

Sei una scrittrice onesta oppure un po’ drin drin?

Non capisco cosa sia una scrittrice drin - drin, nemmeno mi ritengo intellettuale. La parola "onestà" invece mi piace perché, quando scrivo, mi denudo delle mie paure, angosce, perplessità e sono pronta al confronto e a essere letta.

 

Perché scrivi?

Scrivo per comunicare con il mondo. Perché lo sento come un bisogno vitale, come mangiare, dormire etc.. È un modo d'essere, io sono Poetessa.

 

Con il tuo libro cosa vuoi dire?

Il mio libro, PIANETA CUORE, già dal titolo vuole comunicare la possibilità di rifugiarsi altrove, in uno spazio nuovo che può contenere tutto ciò che Sei.

 

Sei a colazione con Oriana Fallaci, cosa le chiedi?

“Oriana, quando te la smetti di fumare?" Scherzo, le darei un bacio per il suo libro Lettera a un bambino mai nato.

 

Entri nella stanza di un editore e, dietro la sua schiena, vedi un cartello incorniciato con scritto "Se vuoi essere pagato come dici te, devi scrivere come dico io".

Allora, richiudo la porta perché non potrei scrivere a condizioni, regole o restrizioni. Scrivo come dico Io.

 

Progetti per il futuro?

Nella mia testa ci sono ancora molti libri. Per il momento sto assemblando il mio secondo libro, una raccolta di poesie e brevi inserti di prosa poetica. Nonché alcuni miei disegni.

 

Che ne pensi dei tuoi colleghi scrittori?

Oltre il fatto che li considero fratelli e sorelle a tutti gli effetti, penso che siano straordinari poeti/scrittori, persone e amici.

 

Libereria per te cos'è?

CASA!

 

1/2 ) Sei mai tentata di copiare?

No, assolutamente. E non tanto per dire. Ma ogni cosa che sono vorrei fosse autentica. Mi amo abbastanza per NON farlo. 

 

E con la parola amore, lo stesso amore che Majlinda Petraj riversa nel suo lavoro di scrittrice,  amici lettori vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo appuntamento, sarà ancora una sorpresa, un nuovo artista da incontrare, voi intanto non cambiate canale, casomai girate pagina, la pagina del vostro libro preferito.

 

Majlinda Petraj bio

 

“Mi chiamo Majlinda Petraj", sono di origini albanesi ma vivo in Italia da moltissimi anni. Scrivo da quando ho imparato a scrivere, all'età di 7 anni. Nel mio paese d'origine ho avuto la soddisfazione di essere spesso premiata a livello nazionale. Ho interrotto per un periodo il mio interagire con il mondo poetico ma non lo scrivere. Quello è una costante della mia vita. Ora, faccio parte di Libereria e ne sono fiera. Ho trovato il mio posto. Vorrei dare il meglio. ”

 

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Stefano Simone e Il passaggio segreto per Amazon Prime

15 Maggio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #interviste

 

 

 

 

Abbiamo incontrato il regista Stefano Simone, che seguiamo con interesse fin dai primi corti e dal primo mediometraggio horror Cappuccetto rosso, registrando significativi passi in avanti nella sua produzione. Il suo ultimo film, Il passaggio segreto, sta riscontrando giudizi molto positivi. Ho già parlato del film in alcune recensioni, credo che sia il lavoro più compiuto e maturo di Simone. Un antefatto rapido introduce al mistero, quindi l’incontro al bar tra due amiche d’infanzia, la decisione di ripercorrere un vecchio incubo, di entrare in quel passaggio segreto dove chiunque ci fosse andato da solo non sarebbe più ritornato … Un film senza tempi morti, ben recitato dalle due protagoniste, fotografato con uno stile personale e dotato di un’inquietante colonna sonora.

 

Stefano, ci sono novità distributive sul tuo ultimo film?

Il passaggio segreto è uscito per la prima volta il 16 marzo: in linea col decreto del Consiglio dei Ministri #iorestoacasa, è stato rilasciato gratuitamente in streaming per un mese sulla piattaforma X-Movie; dopo di che, a fine aprile, sono iniziati i primi passaggi televisivi. Aspettando l'uscita su Amazon Prime Video negli USA e in UK, la X-Movie ha deciso di renderlo disponibile per il noleggio al costo di due euro sulla propria piattaforma, in modo da renderlo facilmente reperibile anche sul suolo italiano. Questo è il link diretto:  https://www.x-movie.it/movie/passaggio/

 

Stai preparando qualcosa di nuovo?

Attualmente sto preparando un altro mediometraggio mistery dal titolo L'uomo brutto e che comporrà il secondo capitolo di un'ipotetica trilogia sul mistero iniziata appunto con Il passaggio segreto. Ancora una volta le protagoniste saranno Natalie La Torre e Rosa Fariello che dovranno affrontare un'entità che si aggira nelle zone rurali del paese. Altro non voglio aggiungere. Dovrei girarlo nella prima metà di settembre, coronavirus permettendo...

Attendiamo con curiosità il nuovo lavoro mistery di Stefano Simone e nel frattempo invitiamo i lettori a scoprire la sua produzione indipendente.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

Stefano Simone e Il passaggio segreto per Amazon Prime
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LE NOVE DOMANDE E MEZZA PIU’ PAZZE DEL MONDO…MA NON TROPPO: Laurent Verchen de Vreuschmen

5 Maggio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #poesia

 

 

 
 
 
Amici lettori, nove domande e mezza sono nulla in confronto alla mente di uno scrittore. Uno scrittore non ha una mente ma un universo, una galassia, cosmici buchi colorati profondissimi che conducono a una sola cosa, la vostra gioia, il piacere di farvi leggere e sentire in sintonia con questo affascinante oggetto misterioso che è lo “scrittore”.
Oggi ho con me un giovane, non posso simpaticamente maltrattarlo perché ha la faccia da buono e poi perché la sua scrittura è onesta, pulita, magari astratta, perché la sua fantasia è un vortice di emozioni. Ma attraverso di essa non cerca scorciatoie, escamotage per ammaliarvi, furbizie dialettiche per fare colpo, oh no, lui, come tutti gli altri autori di Libereria hanno scelto la strada più difficile, quella di scrivere con il cuore in mano.
Molto bene, signore e signori, ecco a voi Laurent Vercken de Vreushmen.
 
 1) Non ti chiedo perché scrivi… Quando hai iniziato a farlo?
 
- Scrivo da 25 anni. A 6 anni lessi Favole al telefono di Gianni Rodari e, immaginandomi in qualità di suo nipotino acquisito, iniziai a scrivere filastrocche. Da ragazzo, continuavo ad amare e immaginare; così, leggendo, dalla Storia infinita di Michael Ende alle Avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe, la vita reale non mi appariva particolarmente diversa. Immaginati, poi, altri classici, dopo la lettura iniziai a rendermi conto delle umanità al di là dei testi: autori editori scrupolosi di sé stessi. Mi rendevo conto di somigliare a loro, di immaginare per amarmi, di scrivere per raccontare l’amore di vivere.
 
 
 
  1. ) A scuola eri un secchione? Sì? No? Perché?
-Lo ammetto, secchione un po’, perché no? Ma altre volte preferivo il bar.
 
  1. ) Il tuo libro è consigliato per chi e perché.
Qualcuno di inadeguato è per tutti. Perché tutti, quando leggono, sono sognatori e innamorati.
 
 4) Da dove arriva la tua ispirazione?
 
- Ah ah, e adesso te lo dico così: è inadeguata. Non è stabilita, ma la stabilisco io. Non è adeguata, è adatta e si adatta.
 
 5.) Hai mai avuto il blocco dello scrittore? Come hai risolto? Se invece non ti è mai capitato, quale è il tuo escamotage per non fartelo capitare?
 
- Mi capita di fermarmi per qualche tempo, così riprendo dopo avere pensato meglio.
 
  1. )Al bar stai inzuppando il cornetto nel cappuccino, di fianco a te si siede Eduardo de Filippo, che gli chiedi?
-“Signor De Filippo, molto lieto, lasciate che mi presenti: sono uno scrittore futurista. Semmai abbiate bisogno di un nuovo sceneggiatore, non avreste che da chiedere.”
 
E  lui, volgendo uno sguardo buono e solenne, mi dice: “Guagliò, buongiorno a voi. Siete caro, ma non mi pare una buona idea”.
 
A questo punto, vedo passarci accanto Franco Zeffirelli, così gli dico: “Maestro, salve, mi aiuti lei a convincere il signor De Filippo. Vede, sono sicuro di potere lavorare insieme e mettere in scena grandi opere avveniristiche”.
 
E così Zeffirelli cede il passo alla conversazione, trovandola molto interessante, mette mano all’orologio, aggiusta gli occhiali, il foulard e, dopo un colpo d’occhio gentile a noi due, dice: “Maremma ‘he bellezza: da tanto ‘un si parlava di ‘hose nuove. E purtroppo sempre a dire, sempre a fa’: si favoleggia, si ciancia, si ride… ma qui giovini, la giovinezza è una ‘hosa seria. E si ridesse invece bene pe’ farla film, pe’ farla poesia. Vivere è ‘hosa seria, cari amici, e il suo cuore è un cuore vivo, ‘he vivendo ride.”
 
E, dopo la colazione, tutti e tre, passeggiando tra le ombre e le luci di un viale alberato, che ricorda alquanto Firenze, ma anche Napoli e Roma, discutiamo, ridiamo, raccontiamo, progettiamo insieme, in nugoli di pensieri, i prossimi film futuristici.
 
 7.) Che sei disposto a fare a favore del tuo lettore?
 
- Ancora non lo so, sentiamo le sue domande.
 
 8.) Sei naufragato su di un’isola deserta insieme alla donna più bella del mondo, recita la tua poesia più bella d’amore.
 
- Va bene. Per lei sia: "Testimone degli amori”, Roma, Libereria, 2019.  www.libereria2017.com  
 
  “Testimone degli amori”
 
 Qualsiasi giorno è importante 
 
Per ogni occasione che piove dal cielo delle speranze
 
 Per ogni amato stupore da rubare al gelo delle paure 
 
 E anche se non splendono al sole come brillanti
 
 Sono gli amanti a volersi amare 
 
 Per ogni occasione
 
 Per ogni stupore
 
 Nelle spire delle gioie e dei dolori 
 
 In un giorno come gli altri
 
 Testimone degli amori
 
 
9.) Sei un attore porno, non sei d’accordo con il copione e in una scena a luci rosse cambi le battute a modo tuo… Che diresti alla tua partner di scena?
 
 - Mia cara, sia innamorata la vita per te: La vita innamorata, Roma, Libereria, 2019.  www.libereria2017.com
 
 “La vita innamorata”
 
Alcuni,
 
I giocatori con sé stessi
 
 Coloro che corrono il rischio costante di perdersi,
 
 Ritrovandosi solo scommettendo,
 
 I dolci furfanti dei propri sbagli,
 
 Solo ad alcuni è concesso di illuminarsi in sorrisi appassionati,
 
 Amare senza chiedere,
 
 Tornare impetuosi alla vita innamorata
 
 
 ½)  Hai la possibilità di inventare un virus benevolo e positivo che faresti?
 
  - In un laboratorio dove si produce felicità inventerei il virus del vivere. Libereria ne è un esempio: autori che sono editori. Artisti che hanno smesso di nascondersi e, interpretando a modo loro la realtà, amano vivere.
 
 
 
Laurent Vercken de Vreuschmen nasce a Roma, nel 1988. Dopo le lauree in Filosofia e Scienze Politiche, lavora presso le Nazioni Unite  in qualità di giornalista freelance.
 
Attualmente è libero insegnante di Lingue Romanze. Il suo primo libro è: “Qualcuno di inadeguato”, Roma, Libereria, 2018.
 
E con il virus del “vivere” una parola semplice nella quale è condensato un fantastico mondo di felicità inventato per questa occasione dal nostro autore, un virus che potete già trovare sfogliando tutte le opere Libereria in catalogo, giungendo al termine, amici lettori del blog che guarda con amore al passato, al presente e al futuro, vi ringraziamo e vi salutiamo ma prima vorrei fare un ultima domanda, che  concedo a Laurent per farmi perdonare  le volte che l’ho coinvolto nelle mie interviste nelle quali gli ho affidato compiti di fatica, per chi si è perso qualche puntata con Giacomo Balla, Laurent ha dovuto spingere a mano la 500 invece con Keith Haring l’ho fatto pedalare sul 600 a pulmino delle suore pacifiste, quindi l’ultima domanda è:
 
  -Laurent qual è il tuo sogno nel cassetto?
 
 -Questa è facile caro Walter. Desidero potere partire per lo spazio siderale e, da lì, dalle fauci dell’Universo, osservando da nuove prospettive nuove cose, scrivere nuove poesie e nuovi racconti per tutti. Da altre prospettive del vivere, resistendo alla gravità di ogni cosa.
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LE NOVE DOMANDE E MEZZA PIU’ PAZZE DEL MONDO… MA NON TROPPO: PATRIZIA POLI

2 Maggio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #poli patrizia

 

Amici del blog che fra le nuvole contemporanee lancia raggi di sole culturale, non poteva sfuggire al nostro appuntamento la super blogger toscana, Patrizia Poli, la nostra amica che, dietro un viso dai tratti gentili e timidi, cela una donna capace di esprimere, attraverso la forza delle sue parole, un’energia che ti contagia e  ti avvicina alla lettura.

Ora ho la possibilità di farvela conoscere un po’ più a fondo, queste sono le domande che stiamo per rivolgerle.

 

1) signoradeifiltri.blog sta scalando le vette delle preferenze, qual è la ricetta del successo di pubblico?

Credo che sia la costanza. Il blog è aperto dal 2012. Otto anni in cui non mi sono mai arresa e, con perseveranza, ho pubblicato quotidianamente contributi interessanti. E l’ho fatto solo per il piacere di farlo, senza pensare se qualcuno leggesse oppure no, senza inseguire il successo a tutti i costi o stare per forza sul pezzo. E la gente ha capito e seguito perché gli argomenti sono tanti e vari, spesso di nicchia e insoliti. Poi mi sono avvalsa, negli anni, di collaboratori entusiasti e competenti come te, una bella squadra che ha fatto la differenza.

 

2) Con un fulmine Re Artù ti ha colpito e ora puoi viaggiare nel tempo. In che epoca preferiresti andare e perché?

Amo il Medioevo ma penso che non fosse comunque una bella epoca per vivere. Pestilenze, guerre, caccia alle streghe, tribunale dell’Inquisizione e ogni gesto della vita quotidiana permeato di fede e riportato alla religione. Pare che facesse anche più freddo di adesso. Amo il Medioevo ma solo nei libri e nei film. Forse sarei stata più adatta a vivere nell’Ottocento, anche se pure lì la speranza di vita era bassa e si moriva di tisi a trent’anni. Mi vedo a Haworth, nello Yorkshire, aggirarmi per la brughiera chiamando Heathcliff. Una cosa molto romantica e tempestosa.

Per tornare ad Artù, ho appena finito di scrivere un inedito basato sulla materia di Bretagna. È stato il libro che mi è venuto più facile, forse perché sono quaranta anni che ho in mente questa storia e questi personaggi. È il più romantico dei miei libri e anche quello più dolce. Artù è un grande, è la regalità fatta persona, è l’axis mundi.

 

3) Scegli un artista del trapassato per la tua copertina.

Dante Gabriel Rossetti

 

4)Il tuo mantra per descrivere il tuo stile.

Riscrivere e riscrivere all’infinito.

 

5) Il tuo colore preferito.

Rosa.

 

6) Consiglia uno dei tuoi libri e perché?

L’uomo del sorriso. Quello al quale sono più legata, il libro della vita, scritto con amore e dolore.

 

7) Hai di fronte l’A.D. della tua casa editrice, una a caso, Marchetti… Come la convinceresti ad accettare che, in occasione della presentazione di un tuo libro, ti metta una parrucca tipo Jessica Rabbit? E per quale tuo libro ti presenteresti cosi?

Farei presto a convincerla perché è una ragazza allegra, pazzerella e intelligente. Ma non mi vedo nei panni di Jessica, piuttosto di Rabbit, il marito coniglio. Forse lo farei per presentare Bianca come la neve, la storia di una vampira.

 

8) La Toscana è una fucina di grandi letterati perché?

Perché ha la lingua più bella del mondo, è la culla dell’italiano. No, anzi, è l’italiano.

 

9) La canzone preferita che canti sotto la doccia.

Non canto, parlo da sola.

 

1/2)Devi litigare con qualcuno, userai i versi di Dante Alighieri della Divina commedia, quali?

"Al cul fece trombetta".

 

Molto bene amici della signoradeifiltri, ringraziamo Patrizia Poli per essersi aperta per voi, perché una scrittrice come lei  potete considerarla una vostra amica, una delle migliori.

Ci rivediamo al prossimo scrittore, qui sempre su questo blog,  e sarà comunque un piacere.

 

 

 

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LE NOVE DOMANDE E MEZZA PIU’ PAZZE DEL MONDO… MA NON TROPPO: SANDRA IAI

28 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste

LE NOVE DOMANDE E MEZZA PIU’ PAZZE DEL MONDO… MA NON TROPPO: SANDRA IAI
 

 

 
 
Oggi con noi Sandra Iai
 
E’ lapalissiano, i lettori leggono e gli  scrittori scrivono ma di quest’ultimi, celati dietro le parole e le pagine di un libro, sappiamo relativamente poco. Insomma, lo scrittore chi è? Perché scrive? Che pensa? Che vuole? E’ un creativo svalvolato o un lucido comunicatore? Gli piace ergersi su un piedistallo oppure la sua umiltà lo fa essere grande? E’ una persona normale che, vestita, è una delle tante, oppure gli si legge in faccia che è un viaggiatore intellettuale? E così, da oggi voglio indagare, scrutare, voglio metterli a nudo, a beneficio di coloro che ignorano chi sia questa fantastica persona che, scrivendo di suo pugno, abbraccia il lettore cercando di farlo interessare alla scrittura. Perciò, amici miei, attraverso una serie di nove domande e mezza,  scopriremo il pianeta scrittori.
La prima della serie è Sandra Iai, una scrittrice delicata ma grintosa, sentimentale ma fiera, paladina delle proprie convinzioni, amorevole nei toni ma con la frusta in mano da dominatrice delle situazioni.
Sandra Iai è nata, vive, lavora, ama e scrive a Roma. Figlia e compagna d'arte (Franco Iai e Alessandro Mazzà, è tutto detto in due nomi), "Capitana" fondatrice di Libereria che, a livello nazionale, è una delle più moderne e dinamiche realtà editoriali. 
Fra le sue opere, caro lettore, se puoi, dai un occhiata a queste: E loro si arrendono (Libereria 2018) Secondo Me (Libereria 2020) e i due volumi collettivi Libereria: Grazieeprego, IntrARTEnimento.
 
 E ora beccatevi questa sua poesia tratta da  Secondo Me.
 
“Stagione”
 
Poggia i tuoi piedi
su un tappeto
di foglie secche
nel sottobosco
dei tuoi timori

Nascondili bene
fa che siano ben protetti
dai raggi che si infiltrano
tra le chiome degli alberi

Sanguineranno
urlando tutto il tuo passato
e le ingiustizie del presente
confidando nel futuro

Fa che questo autunno
significhi più
di una semplice stagione

dalle un senso
una voce

Poi apri le ali
e vola
come il pettirosso
quando cerca il suo nido
 
 
 
 
 

1) Sandra, perché scrivi?
 

Scrivo perché vivo e vivo perché scrivo.
Ho bisogno di trasmettere ciò che le mie indisciplinate pupille suggeriscono al mio cervello e di farlo in un modo che inneschi un effetto boomerang, così da poter ricevere nuove energie da esternare.
Spero, in questo modo, di dare un senso più profondo alla mia vita e, perché no, anche a quella di chi si imbatte nelle mie poesie.


 

2) Sei a cena con Dante Alighieri, che gli chiedi?
 

"Ma quanti anni hai? "

 

3) Sei ministro della cultura, che fai? -
 

Ovviamente impongo corsi Libereria in tutte le scuole

 

4) Devi posare nuda per un calendario, il fotografo vip ti dice i metterti sulle parti intime dei libri, che titoli scegli?
 

Seta
Viaggio al centro della Terra
50 sbavature di Gigio
Messaggio per un'aquila che si crede un pollo

5) Marmellata o cioccolata?

 

Nutella

6) Sei l'allenatrice di calcio della nazionale scrittori, chi sono gli 11 che metti in campo?

 

Gli scrittori non sanno giocare a calcio, però se proprio devo:
Alessandro Mazzà
Valentino Picchi
Gianluca Sonnessa
Marco Zanni
Roberto Inzitari
Laurent Vercken
Luigi Costantino
Giovanni Barco
Andrea Cacopardo
Matteo Gentili

William Blake in porta

 7) La storia che non hai mai scritto ma che vorresti scrivere

 

"Storia vera della salvezza del mondo nella poesia"

 7) Che definizione daresti alle tue opere?

 

Racconti poetici di un viaggio interiore

 9) E di Libereria che ci dici?

 

Che dovrebbero eleggermi ministro della cultura e che è l'invenzione più importante del secolo, nata dall'uomo più importante della mia vita e cresciuta sempre di più grazie ai pirati che la curano e la rendono ogni giorno più forte.

 1/2) A che ora è la fine del mondo?

 

Del mondo che abbiamo conosciuto finora intendi?
Che ore sono adesso? 10...9...8...7...6...

 
Molto bene, ringrazio Sandra Iai per la sua disponibilità. Caro lettore, non vedrai questa scrittrice in tv o sulle passerelle del jet set, questa scrittrice è una donna vera senza maschera e puoi trovarla fra gli autori Libereria, basta un click e aprirai il suo mondo, il tuo mondo.
 
Ci rivediamo al prossimo autore e con le nove domande e mezza che lo aspettano potrei essere cattivissimo…
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INTERVISTA IN GIRO PER L'ITALIA CON UN ARTISTA E UNA LETTERATA

11 Ottobre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #interviste, #le interviste pazze di walter fest

INTERVISTA IN GIRO PER L'ITALIA CON UN ARTISTA E UNA LETTERATA

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, siamo in autunno e tutto va bene. Beh, in effetti è la condizione che tutti desidereremmo, e così, per allietarvi la giornata, per voi che ci seguite con passione e trasporto, giustappunto a proposito di trasporto, oggi ho deciso di intervistare due personaggi invece che uno. La prima è Lorena Giardino, il secondo è un famoso artista ma, per non guastarvi la sorpresa, per ora non vi dirò chi è, lo scoprirete fra un po'.
Sono a bordo della mia Fiat 500 direzione Torino, per questa occasione ho cambiato il motore, ho installato un Aermacchi ATR 42, naturalmente ho rinforzato impianto di frenatura e semiassi e fra 10 minuti sarò sotto casa di Lorena.

 

- Ciao Lorena, forza, sali a bordo.
 

- Ciao Walter, grazie per avermi invitata.
 

- Lorena, perdonami se non te l'ho detto prima, oggi avremo con noi anche un altro ospite che devo intervistare: è una vecchia fiamma di Patrizia.
 

- E chi è?
 

- Lo vedrai dopo, mi raccomando, non ti emozionare, è molto famoso.
 

- Accipicchia che sorpresa!
 

- Lo andiamo a prendere alla stazione di Bologna e poi vi porterò a vedere un bel posto.
 

- Ancora una sorpresa?
 

- Beh, sì.


- Non dovrei fidarmi di te, girano delle chiacchiere artistiche sul tuo conto poco rassicuranti, ma farò un eccezione.
 

- E fai bene, i 150.000 lettori del nostro blog non si sono mai lamentati. Senti Lorena, vogliamo parlare del tuo nuovo libro? Mi dispiace che posso offrirti ben poco, il frigo è stato saccheggiato da William Turner, è rimasto solo un doppio panino con la porchetta a testa.
 

- Tranquillo, ho portato uno scatolone di Gianduiotti e un triplo thermos di Bicèrin.
 

- Un po' di dolcezza ci sta bene, Lorena, raccontaci della tua opera.
 

- Il titolo del libro è I discorsi dell'io fragile, sarà pubblicato da Libereria, ed è una raccolta di racconti e poesie introspettive sul tema dell'umana fragilità in tutte le sue sfaccettature. In sintesi, una panoramica a 360° sulla condizione umana, condita di una sana autocritica.
 

- Lorena, una consapevole conferma dei nostri limiti e del fatto che siamo, tutti, nessuno escluso, nonostante le apparenze, deboli e fragili?
 

-  Ebbene sì, a volte, sotto la maschera di invincibilità, ci riveliamo piccole foglie che cadono a terra.
 

- Lorena, ma se poi prendiamo tutte le foglie cadute a terra e, tutte insieme, le facciamo diventare una bella massa colorata, che potrebbe succedere ?
 

- Certo Walter, succede che tutti noi abbiamo un'energia che scaturisce dal colore dell'amore, che comunque è insito nei nostri cuori, insomma, l'unione fa sempre la forza.
 

- Pertanto, Lorena, possiamo dire che il tuo libro è un condensato di ottimismo?
 

- Naturalmente sì, basta guardarsi intorno, ad ogni negatività risponde una positività.
 

- Positiva come la copertina, bella l'immagine del ragazzo che sembra guardare al futuro, protetto da una staccionata posta su un prato verde, idealmente, secondo quanto simboleggiano i migliori valori del nostro "io", protetto da una barriera contro l'egoismo e la brutalità umana. Complimenti per la scelta grafica.
 

- Grazie Walter, per me questo libro è una ripartenza e ho avuto il piacere di non trovarmi da sola, che poi è anche la filosofia della mia opera, cercare sempre di non porsi nella condizione di rimanere in solitudine.
 

- E proprio per questo sei entrata in un bel team.
 

- Sì, di Liberiamo mi ha colpito l'entusiasmo, il voler lavorare in squadra e, come autrice, sentirmi parte di un progetto costruttivo a favore del lettore.
 

- Brava e complimenti, credo che questa storia potrà piacere anche a Caravaggio.
 

- Caravaggio? Proprio lui?
 

- Sì, eccolo là, ci sta aspettando.
 

- Ma quella è una donna!
 

- Eh già, ho dovuto farlo travestire da donna perché, sai come è, ti ricordi le 100.000 lire?
 

- Bei tempi.
 

- Infatti, ora immagina Caravaggio in treno assediato dai fan.
 

- Della pittura?
 

- No, delle vecchie lire. Eccolo che viene verso di noi, ora te lo presento.
 

- Signor Michelangelo, benvenuto, tutto bene il viaggio?
 

- Prima di tutto chiamami solo Caravaggio e poi, mannaggia a te e alla tua idea di vestirmi da donna!
 

- E' stata una precauzione necessaria.
 

- Walter, ma che te possino acciàccà (Caravaggio ha vissuto molto tempo a Roma) mica stamo a tèmtèsciòn àilànd!
 

- Vabbè dai, salta a bordo, al primo autogrill ti faccio vestire da cardinale. Ti presento Lorena Giardino, autrice del libro I discorsi dell'io fragile.
 

- Il piacere è tutto mio bella signora.
 

Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio (29/9/1571 Milano - 18/7/1610 Porto Ercole)
In seguito alla tragica epidemia di peste, giovanissimo, insieme alla famiglia, si allontana da Milano per tornare al paese di origine dei genitori. Per anni sarà un bravo apprendista presso vari artisti. Alla morte di entrambi i genitori, a circa vent'anni, lascia la Lombardia e inizia la sua avventura in giro per l'Italia. Sarà a Roma che il suo straordinario talento si affermerà,  determinante l'incontro con il cardinale Francesco Maria del Monte che, sostenendolo, lo renderà una star del momento e, grazie ai buoni auspici dell'alto prelato, il giovane avrà la possibilità di frequentare il jet set Romano, con relativi amici altolocati, appassionati della sua arte. 

Questi lo protessero nei momenti difficili, causati da comportamenti poco legali. Più volte arrestato e messo in carcere, l'artista sarà costretto a fuggire da Roma dopo l'omicidio di un uomo, in una delle sue solite risse. Condannato a morte per decapitazione, inizierà la sua peregrinazione, aiutato a fuggire. Dopo la latitanza in giro per il Lazio, raccomandato da personaggi importanti, scapperà a Napoli, dove realizzerà opere importantissime, ma la terra sotto i suoi piedi sarà sempre ardente, e così si imbarcherà per Malta con la speranza di diventare cavaliere e ricevere l'immunità.

Quando finalmente sembrava essere arrivato alla meta, per un nuovo alterco venne rinchiuso in carcere, da dove riuscì a evadere e a fuggire in Sicilia. A Siracusa sarà ospitato da Mario Minniti, un buon amico conosciuto a Roma. La permanenza in Sicilia gli farà riprendere fiato e gli darà il coraggio di ritornare a Napoli.

A Roma, intanto, papa Paolo V stava valutando l'annullamento della pena capitale. Caravaggio decise allora di tornarvi per chiudere definitivamente il conto con la giustizia. Imbarcato su una sorta di traghetto diretto a Porto Ercole, sarebbe dovuto scendere a Palo Laziale e, nel feudo della famiglia Orsini, attendere il condono, ma è qui che si compie un giallo: a bordo del traghetto, per una disattenzione, rimasero le opere importantissime dell'artista che avrebbero dovuto essere il lasciapassare per la sua libertà. Allora gli Orsini misero a disposizione di Caravaggio un'imbarcazione per ritornare indietro e recuperare il bagaglio, ma lo stress di una vita vissuta aveva compromesso lo stato di salute dell'artista, che non resse alla fatica di questa ultima vicenda ad alta intensità fisica e emotiva, e morì a un passo dalla felicità, in un alone di mistero, a Porto Ercole, il 18 Luglio del 1610.

Durante tutta la sua vita avventurosa sempre vissuta al limite, Caravaggio realizzerà grandissime opere, uniche e inimitabili, fra le quali "David con la testa di Golia" "Fanciullo con canestro di frutta" "Riposo durante la fuga in Egitto" "Giuditta che taglia la testa a Oloferne" " Conversione di san Paolo" " Crocifissione di san Pietro" "Amor vincit omnia" "Flagellazione di Cristo" "Cena in Emmaus" "La Deposizione".
 

- Signora Lorena, ma sa che il titolo del suo libro quasi mi calzerebbe a pennello?
 

- Per me sarebbe un grande onore.
 

- Vede signora, io, nonostante tutte le leggende sul mio conto, non ero un vero genio sregolato. Certo non ero neanche un angioletto, ma provate voi a perdere il padre con la peste e stare senza famiglia. Sapeste quanti morti ammazzati ho visto a Milano a causa di quell'epidemia ed io ero solo un bambino. Crescendo, il mio caratteraccio fu una reazione a quello che avevo passato. Ero piccolo e fragile ma non lo sapevo, ho vissuto con tutta la mia animosità, obbligato a scongiurare la paura che mi portavo dentro, per fortuna mi ha salvato la pittura. E poi, in fondo, da giovane per molti anni sono stato diligentemente un bravo apprendista senza battere ciglio.
 

- E poi che è successo?
 

- Crescendo non sono riuscito a domare il mio "io" fragile, venivo amato e odiato perché la mia pittura era troppo moderna, non c'era una via di mezzo, da un lato avevo grandi estimatori, da un altro feroci invidiosi del mio talento. E purtroppo tante volte finiva in rissa, ero solo un povero senza famiglia che non sopportava le ingiustizie. A proposito di ingiustizie, non è giusto che patisca la fame, Turner mi ha detto che su questo macinino avrei trovato qualcosa da mettere sotto i denti.
 

- Panino con la porchetta?
 

- Walter sei un grande!
 

- Signor Caravaggio, gradirebbe un bicchierino di Bicèrin?
 

- Signora Lorena, sarebbe meglio mezzo litro ma in presenza di una poetessa come lei non posso rifiutare.
 

- Caravaggio, ci puoi parlare della tua tecnica?
 

- Vedi, caro Walter, dopo aver lavorato per tanti anni al soldo di altri maestri, finalmente mi sono liberato, facendo uscire dal mio io la mia vera anima artistica: non più tele di formato ridotto ma grandi superfici dove l'osservatore poteva entrare con tutte le scarpe nella scena che avevo rappresentato, ogni dramma o immagine di gioia dipinta doveva essere vissuta dallo sguardo di chiunque con un'emozione che poteva essere di terrore, paura o gaia felicità e, dopo anni di gavetta da pittore in subalterno, avevo affinato una tecnica che mi aveva fatto vedere la potenza della luce dinanzi all'oscurità, l'esaltazione del lampo di luce divina sul buio più nero, volete sapere tecnicamente dov'è l'arcano?
 

- Sì.
 

- Cromaticamente un oggetto illuminato posto davanti ad un fondo di tonalità più scura fa sì che i colori dello stesso ne vengano messi maggiormente in risalto esplodendo di vitalità. Nelle mie opere i protagonisti dovevano parlare un linguaggio di luce che, modestamente, in tutto il mondo io solo sapevo accendere.
 

- Anche Turner non scherzava.
 

- Sì, ma lui mica era nato in Italia. A proposito, dove stiamo andando?
 

- A vedere le grotte di Frasassi.
 

- Spettacolari! Bravo Walter, sarà l'apoteosi della luce sulla tenebre sotterranee, la bellezza della natura incontaminata dall'operato dell'uomo!
 

- Signor Caravaggio si era dimenticato dei Gianduiotti.
 

- Lorena, la dolcezza è un arte. Forza Walter, dai tutto gas a questo trabiccolo e portaci nei meandri del sottosuolo a rimirare il miracolo e la bellezza della natura italiana.
 

Amici lettori, scenderemo all'interno delle grotte di Frasassi anche per voi. Se vi mettete un golfino, vi accompagneremo nel mondo della fantasia. Ci rivedremo al prossimo artista, sarà sempre un grande piacere.

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Intervista con l'artista  WILLIAM TURNER

29 Settembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #interviste, #le interviste pazze di walter fest

 

 

 

Gentilissimi amici lettori della signoradeifiltri, oggi vi andrebbe di spassarvela girando in lungo e in largo per il più bel paese del mondo? In nostra compagnia, con la fantasia vi scarrozzerò a bordo di una vecchia Fiat 500 per vivere un'avventura artistico/comica, e vi anticipo che non saremo soli, per ogni viaggio avremo un ospite, un artista importante che intervisterò per voi, allacciatevi le cinture, oggi sarà con noi William Turner.
Ho fatto rifornimento, dato una pulitina ai pannelli solari, sarà un viaggio lungo ma, grazie al nuovo motore, un fantastico Kawasaky 900 raffreddato ad aria, arriveremo in buon orario, la macchinetta del caffè è sempre pronta, il cassettino straripa di cioccolatini e il frigo bar è ben fornito.

 

- Ciao William, benvenuto a bordo.
 

- Ciao Walter, grazie per avermi invitato, ho saputo che hai già scarrozzato altri miei colleghi, dove andiamo di bello?
 

- William, hai qualche preferenza?
 

- Mi piacerebbe vedere la torre di Pisa.
 

- Che ci sia qualcosa di inconscio?
 

- Walter, non lo so, forse.
 

- William, io credo di conoscere il motivo della tua richiesta, ma te lo dirò dopo, ora partiamo... Ti piacciono i cioccolatini?
 

- Perché no?
 

- Serviti, sono nel cassettino.
 

A bordo della nostra 500, amici lettori di tutto quello che c'è non manca nulla, William Turner, con la proverbiale flemma inglese, guarda il panorama che ci scorre di fianco, gustando di buon gusto cioccolato e sorseggiando caffè. Non me lo ha detto, forse avrebbe preferito il tè, ma a bordo di questa 500, ci dispiace per lui, ma si beve solo il nostro oro nero che profuma.
William Turner nasce da una famiglia umile a Londra (1775 - 1851) e, come accade per gran parte degli artisti, scopre sin da piccolo la sua attitudine al disegno e alla pittura, una dote che servirà ad alleviargli i dispiaceri derivanti dalla propria condizione famigliare. Il disegno e l'acquarello, due tecniche facili ed economiche, saranno il suo linguaggio personale e gli indicheranno la strada futura. A 14 anni entra alla Royal Academy of Arts di Londra e da subito mette in mostra un talento straordinario. La permanenza in accademia gli dà la sicurezza nei propri mezzi e inizia a vedere il proprio orizzonte con maggiore coraggio. 
Esce dalle mura, immergendosi nelle verdi campagne londinesi per andare a disegnare dal vero.

Per disegnare dal vero serve occhio, mano ferma, tratto preciso e netto, pazienza e concentrazione, basta un raggio di sole, una nuvola che si sposta o il fischiettio degli uccelli per deviare lo sguardo dal cavalletto, ma il talento di Turner è inossidabile e la sua tenacia forte come una roccia, ogni anno che passa si allontanerà, chilometro dopo chilometro, per aumentare l'esercizio e l'esperienza: Bristol, Galles, Scozia e poi il gran salto, poco più che ventenne, in Francia e Svizzera. 
Il percorso formativo presso la Royal Academy, nonostante qualche critica ricevuta per il suo stile pittorico, naturalmente e normalmente fuori dagli schemi, è stato importante al punto da considerarsi una tappa fondamentale della sua carriera.

L'accademia era la sua casa e lo sarebbe stata fino alla fine, con le sue opere eccezionali avrà successo, fama, prestigio e numerosi estimatori. Un'altra pedina nello scacchiere della grandezza di Turner sarà, nel 1818,  l'incarico di illustrare "The Picturesque Tour of Italy " e pertanto si documenterà viaggiando in Italia da Torino verso Liguria, Lombardia, Veneto, Roma, Napoli. Un'esperienza che gli accese la luce, in modo fisico e metafisico. La luce e il sole italiano gli illuminarono la vista, l'arte e gli artisti italiani gli coltivarono la fantasia, purtroppo l'eccitazione creativa, che lo portò a sperimentare, gli procurò qualche critica. Invidia? Impossibilità a capire una pittura innovativa? Soliti e immancabili bastian contrari? Quando si è al top, anche questo può succedere, ma Turner, consapevole delle proprie convinzioni, continuò a viaggiare, Belgio, Francia, Olanda, ancora Italia, ormai aveva la luce nel cuore e nessuno lo poteva fermare, la luce è il contrario del buio e, fra la fusione di questi elementi, c'è un dinamismo di sfumature di colore che rendono le sue opere emozionanti, lampi di luce che squarciano le tenebre, la natura che mette in risalto incredibili colori, tutto si muove intorno a noi in un tourbillion di toni che fanno della pittura di Turner vera poesia.

La sua ricerca lo aveva portato a viaggiare e, se da un lato era stata benzina per il corpo, da un altro lui si era sfiancato fisicamente. Ormai in là con gli anni, capì che era giunta l'ora di staccare la spina e, per uno come lui che aveva vissuto una vita vera, il declino lo demoralizzò, nel 1846 si trasferì a Chelsea, latte e rum nel bicchiere gli smorzavano i ricordi, cercò di cancellarsi, rivelando ai suoi vicini di casa di chiamarsi Puggy Booth e, dopo essersi ammalato, morì settantaseienne il 19 dicembre 1851. Gli furono tributati solenni funerali e onori alla memoria, l'arte aveva perso un grande artista ma le sue opere contribuirono a dare una nuova lettura alla pittura.
 

- William, ti va di parlare?
 

- Certo, di che parliamo?
 

- Sono molti anni che volevo chiedertelo.
 

- Che cosa?
 

- Ma quella volta che ti sei fatto legare all'albero di una nave per vedere dall'alto gli effetti della tempesta in mare, non ti chiedo il perché lo hai fatto, ma il coraggio per farlo dove lo hai trovato?
 

- Walter, hai presente quando qualcuno crede fermamente nelle proprie convinzioni?
 

- Penso di sì.
 

- Appunto, ero così deciso, mi sentivo talmente in armonia con gli effetti della natura che sapevo di avere la complicità di qualsiasi evento atmosferico senza rischiare nulla, ero in pratica un cronista della natura più ribelle, superiore a qualsiasi forza umana, pertanto un testimone necessario per far sapere a tutta l'umanità che di fronte alla natura siamo impotenti e, di conseguenza, non avevo paura.
 

- E vabbè, però stare lassù era un po' da matti.
 

- Ero in missione per conto di Dio.
 

- Questa battuta la conosco, per caso hai visto i blues brothers?
 

- No, ma prima di salire su quella nave ho bevuto una doppia caraffa di latte e rum.
 

- Capisco... Senti, vorresti spiegare ai nostri lettori perché tutti gli artisti vanno controcorrente, tu eri perfino un accademico.
 

- Walter, i lettori di questo blog sono più scaltri di te, lo sanno pure i bambini che tutte le cose vecchie prima o poi vengono superate, e poi io non potevo farci nulla, il mio modo di dipingere era quello, un po' romantico, un po' fuori dagli schemi, in ogni caso, quando poi la ruota della vecchiaia si è fermata dalle mie parti, ho capito l'antifona e mi sono messo da parte, largo ai giovani.
 

- Fra vecchi e giovani non potrebbe esserci una via di mezzo?
 

- Certo che c'è e, quando verrà scoperta, tutta l'umanità sarà migliore.
 

- William! Hai finito tutti i cioccolatini!
 

- Per dirla tutta, anche la tazzina del caffè è vuota.
 

- Dobbiamo fermarci all'autogrill a fare rifornimento.
 

- Bene, me lo sono meritato un panino con il salame?
 

- Per la tua temerarietà su quella nave senz'altro, vuoi dell'altro?
 

- Come ti ho detto prima, vorrei fare un giro intorno alla torre di Pisa.
 

- Va bene, si può fare, sempre meglio che rischiare le botte come con Picasso...William, perché la torre pendente?
 

- Perché in tutto il mondo ce l'avete solo voi, perché è anche un fenomeno naturale unito all'estro dell'uomo che l'ha creata, perché è una grande opera d'arte, perché sempre da lassù c'è una luce universale, e poi perché, dopo questa scarrozzata con questo tuo macinino, salendo le scale a chiocciola mi sgranchirò le gambe, ti basta?
 

- Modestia a parte, in Italia abbiamo anche un sacco di altra bella roba.
 

- Walter, sono quasi invidioso se penso che porterai in giro nelle tue visite artistiche altri miei colleghi, mi fai un favore?
 

- Se posso.
 

- Se per caso sarà tuo ospite Piet Mondrian, invece del caffè, offrigli del Pernod e poi, per farlo arrabbiare, digli che ero più moderno di lui... Forza, adesso andiamo a Pisa, my ass is broken!
 

Amici lettori della signoradeifiltri, noi andiamo a Pisa, voi, se volete, come sempre seguiteci con la fantasia, in ogni caso ci rivedremo al prossimo tour artistico, avremo un ospite a sorpresa. Goodby.

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