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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

vignette e illustrazioni

Marco Antonio Sergi, "Disgregazioni"

8 Giugno 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #vignette e illustrazioni, #arte

 

 

 

 

Disgregazioni di Marco Antonio Sergi (Quaderni d'arte - Eretica Edizioni, 2021 pp. 104 € 16.00), con i disegni di Simone Capriotti, è un'opera originale che dimostra come il sodalizio artistico e poetico sia in grado di rafforzare tra le pagine i contenuti della dimensione estetica, il significato della forma d'arte. L'unione dei due codici espressivi illustra la corrispondenza esistenziale nel senso di vuoto e di smarrimento, il segno rapido e disorientante dell'assenza, indica il percorso intimista dell'inquietudine. Il poeta indaga oltre l'estremità instabile dell'anima, scruta il mistero interiore nell'inconfessato e profondo dolore, ricerca l'enigma velato degli occhi, nell'inquadratura tormentata dei volti, dipinti accanto ai versi. Comunica con immediata intensità il sentimento degli incubi persistenti, frammentati nella cavità emotiva. I versi mantengono una definita, nitida consacrazione alla autobiografia del vissuto, nell'indistinto crocevia della superficie intima e spaventata, arricchita dalle sensazioni insistenti dei ricordi, dalle sfumature della malinconia. Estendono una realtà aumentata dalla percezione sensoriale dell'oscurità rarefatta dei sentimenti, delle piccole morti quotidiane e delle conseguenze incoraggianti di ogni rinascita. Marco Antonio Sergi disgrega la propria identità attraverso l'esperienza sensibile dell'amore, accompagna la consapevolezza delle proprie variazioni poetiche nella rappresentazione delle illusioni, delle indecifrabili sconfitte. Affronta la propria irrequietezza, conosce il disordine vertiginoso dei pensieri, identifica il disturbo dell'intelletto con l'incoerenza e il disadattamento degli atteggiamenti dell'uomo. Scioglie il riferimento essenziale dell'ostilità con la comprensione della realtà transitoria degli avvenimenti, descrive la sensazione di distacco e di estraneità, riconosce la conflittualità e il deterioramento dell'equilibrio umano. La poesia di Marco Antonio Sergi consuma l'integrità dell'io, scompone l'ipnotica riflessione in reliquia imperturbabile del tempo, risolleva l'intesa complice tra parola e visione. La personificazione dei volti di Simone Capriotti, inseriti tra le poesie, è simbolo incarnato di solitudine, d'isolamento. È emblema di un anonimato oscuro e minaccioso, segnato da smaniosa sofferenza, indizio di una sospensione vitale, riflesso di alterazione. L'autenticità della poesia rivela la marcata discontinuità della maturità, trasformata dal limite sommerso  e inafferrabile dello svolgimento cognitivo degli eventi, la libertà crudele e coraggiosa degli errori. Disgregazioni anestetizza le emozioni, distingue il malessere dallo stupore, risveglia il contatto impressionante del passato, mantiene la sostanza dell'assenza nel presente. La fluida connessione spirituale e carnale dei versi disgiunge l'essenza della dispersione, il peso del cedimento, ma dimostra come la saggia osservazione di ogni fine sia un modo per riacquistare l'inizio e ritrovare se stessi.

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

SCACCO AL RE

 

Tengo il coltello piantato lì sotto

lo so non si addice

ma è così bello guardare il volto di lui

con occhi rapaci, e sua è la pace

ovattata, di chi sta per pagare lo scotto

in un gioco a un solo finale.

 

CALANTE

 

Rimane a lungo nell'aria

la nota sfiatata di sax

rugginosa e pressante

fino alla fine del fiato

il petto contratto.

Risuona il sospiro

quel vecchio cancello

ancora violato.

 

SFUGGENTE

 

Come un'idea

perfetta

senza confini

senza definizione

senza paragone

 

Sei

 

Come ogni idea

nata da me

illusione.

 

 

CUORE NERO

 

Mi sono punto

d'inferno

di un veleno

che non comprendo

mentre mi scioglie

le budella come

morto a scroccasole.

 

Mi sono reso infermo

di nuovo

questo male

odio e amore

lo stringo

mano di vecchio amico

da riscoprire.

 

IL MOSTRO

 

Sotto il letto

non c'è bestia

che tenga testa

 

Sotto il sottotetto

non c'è sgorbio

davvero brutto

 

Sotto il sottobosco

non trovo occhi

maligni di folletto

 

Il terrore tutto

sta nascosto nel finale

di uno scritto

che ora è fuori

che ora è tale e quale

al reale.

 

RAFFICHE

 

Come sotto una raffica

di mitra

veloce, che sferza la carne

 

come in balia di tempeste

di sabbia,

che bucano la tenda di notte,

 

Io sono. Solo sotto questa pioggia

ritrovo

la forza di muovere i passi.

 

 

SPECCHIO SPECCHIO

 

Immersi

e come l'universo

immensi

a fuggir da sé stessi

 

 

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Biondi, Ballucchi, Pinelli, "La dama degli abissi"

12 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Biondi -  Ballucchi - Pinelli
La dama degli abissi - La storia segreta di Elisa Bonaparte
Euro 16,00 – Pag. 48 – Kleinerflug, 2021
www.kleinerflug.com

 

Oggi ho letto uno dei fumetti peggiori che mi siano passati tra le mani (e in vita mia ne ho letti tanti!): La dama degli abissi - La storia segreta di Elisa Bonaparte. Niente di male, sono molte le cose brutte diffuse a piene mani nel mondo delle lettere e delle arti in generale, ma questa è addirittura finanziata dal Comune di Piombino e non se ne comprende il motivo. La dama degli abissi mette in ridicolo una gloria maremmana come la Principessa Elisa, sorella di Napoleone Bonaparte, a Piombino da tutti detta (in senso dispregiativo) la Baciocca, perché aveva sposato un Baciocchi, principe di Lucca. Gli autori del fumetto non si curano di rispettare minimamente la realtà storica, limitandosi a qualche tavola che riproduce piazza Bovio e la Cittadella,  in cambio di una pessima narrazione fantasy che potrebbe avere come protagonista qualsiasi eroina immaginaria. Il disegno è stile manga, ma del peggiore, involuto e grottesco, quasi caricaturale, con alcuni spaccati paesaggistici e molti primi piani di personaggi con gli occhi enormi. Il sonno della ragione genera mostri, infatti in questo fumetto ce ne sono molti, scaturiti da demenziali parti oniriche e dalla fantasia aberrante di autori che non hanno neppure perso tempo a studiare le origini di Elisa. Ci sarebbero state molte leggende da sfruttare in senso fumettistico, come quella di un’Elisa mangiatrice di uomini che dopo aver portato a letto i più bei giovani di Piombino li mandava a morire facendoli precipitare dalle cento scalinate, proprio sotto la sua regale residenza. Il lettore locale si chiede come mai vengano finanziate operazioni simili, perché se sono soldi di un editore sprovveduto il problema è tutto suo, quando i denari sono dei contribuenti magari è lecito farsi delle domande. Roberto Mosi, che ha scritto un bel libro su Elisa, molto documentato, potrebbe sporgere querela, ma anche il fantasma di Ivan Tognarini (storico eminente di Piombino) potrebbe far passare agli autori sogni infausti, così come Nedo Tavera potrebbe presentare un esposto per la dissacrazione del suo grande lavoro da storico. La cultura è finita nelle ultime mani a Piombino, dove si organizzano eventi e presentazioni di libri solo di autori Mondadori ed Einaudi, di tanto in tanto qualche Rizzoli, tutta gente di serie A, nessun locale che farebbe scomparire, neppure quando si parla di cose che dovrebbero essere di interesse nostrano. Concludo dicendo che 16 euro per 48 pagine a colori sono decisamente troppe, se poi il prodotto è fanzinaro, trasandato, disegnato e scritto senza cura, diventano quasi un affronto. Da evitare. Per conoscere la figura di Elisa Bonaparte consiglio la lettura di libri storici sul tema.

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Polonia Suwalki

3 Gennaio 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #sport, #racconto, #vignette e illustrazioni

Polonia Suwalki

 

Amici lettori, eccoci catapultati nel nuovo anno, come sarà questo 2022? Lo ignoro, ma sono ottimista e spero diventi migliore dei precedenti. Pertanto a voi, che ci seguite fedeli e appassionati, facciamo il nostro fervido e sincero augurio di buon anno. Vada come vada, noi cercheremo di impegnarci perché sia buono davvero.

Molto bene, sicuramente ricorderete che tempo fa vi parlai di un progetto artistico riguardante il mondo del football. Ebbene, dovete sapere che a Suwalki, una cittadina della Polonia, in un quartiere imprecisato, c'è una strada chiusa. Sul muro di fondo la porta del calcio è stata dipinta con vernice bianca. I ragazzi hanno scelto questo spazio per giocare perché ai lati ci sono solo alcuni box o botteghe e quindi la palla non può uscire in strada rotolando tra le automobili. Ha nevicato, il terreno potrebbe essere scivoloso ma per questo sarà  più divertente. Il muro è alto e qualcuno ha disegnato delle scritte sulla parete grezza, magari per farlo sembrare un vero stadio. Con la vostra fantasia non vedete i giocatori? Giocatori di calcio? Sì, perché a breve è qui che si svolgerà una partita fra due squadre speciali. Io e Mario il fantasma racconteremo la cronaca dell’incontro. Mario? Un fantasma? Per chi non mi conosce, quando scrivo tutto può succedere…

- Walter, sono pronte le squadre che ti ho procurato, non ti preoccupare, si gioca per divertimento, ma più tardi possiamo avere altro cioccolato?

- Ehi Mario, ma non ti farà male?

- Abbiamo tanto bisogno di ridere, e poi a noi fantasmi il cioccolato aggrada molto.

- Penso di non poter raccontare tutto questo in giro.

- Oh sì, certo che puoi. Allora andiamo?

E così, io e Mario abbiamo portato in Polonia una squadra di fantasmi. Sul campo di calcio improvvisato che ho dipinto, se la vedranno con dei ragazzini del posto.

Ha nevicato ma il campo  fortunatamente è praticabile. Ben schierati da una parte i ragazzini polacchi, con le guance rosse, i calzoni corti e la faccia sfrontata di chi non vuole perdere, di fronte gli avversari, una squadra di fantasmi amici di Mario, alcuni anzianotti, altri un po' meno. Va detto che è davvero una squadra di pivelli alla "viva il parroco" ma vogliono divertirsi e, in fondo, non ci stanno a perdere neanche loro. Ce la metteranno tutta per fare bella figura.

- Ok ragazzi, mettiamo la palla al centro e iniziamo a giocare, al termine cioccolata calda per tutti.

- Ehi Walter, vuoi fare l'arbitro?

- Non ci penso proprio! Mica avete bisogno di un arbitro. E poi voglio godermi la partita!

La partita è iniziata, le due squadre si affrontano come se stessero giocando la finale di coppa del mondo, sonore risate si mescolano agli incitamenti a passare la palla, fiocca anche qualche parolaccia per un passaggio sbagliato o per un duro colpo ricevuto. Tutti corrono  spensierati a perdifiato con l'unico obiettivo di vincere e divertirsi, i ragazzi polacchi sono più forti ma i fantasmi se la cavano con qualche piccolo colpo di magia. Da una parte e dall'altra ci vorrebbe un pallottoliere, i gol non si contano più e la partita rimane in parità. 

Sembra una gara senza fine ma il gioco termina quando un ragazzino calcia la palla così in alto, ma così in alto, da raggiungere il cielo. Come per incanto, quel pallone rimbalza sulla luna che si accende e illumina tutte le stelle più belle. Il cielo pieno di stelle è bellissimo, davanti a questo spettacolo tutti si fermano a bocca aperta con il naso all'insù.

- Ehi Walter, abbiamo finito la partita, ci siamo divertiti un sacco, ora puoi portarci del cioccolato, sbrigati che abbiamo bisogno di dolcezza!

- Certo, sto arrivando... Non vuoi il tè caldo prima?

- No, per favore, solo cioccolato e... anche un sacco di biscotti, sbrigati che abbiamo fame!

Amici lettori, ora c'è un problema, per favore non spifferate l’inghippo: mentre guardavo la partita ho sgargarozzato tutta la cioccolata da solo, qualcuno di voi può aiutarmi?

-Ehi, ragazzi sul campo di calcio, tranquilli, ho ordinato la cioccolata per telefono, via mail, via megafono, via telefax, insomma, tranquilli, sta arrivando.

Cari lettori, che disattenzione! E adesso? Ho molta fantasia ma come posso risolvere la questione? Idea!  Chiamo la Befana, ci penserà lei a portare la cioccolata, va tutto bene quel che finisce bene, lasciamo i ragazzi su quel campo di calcio improvvisato in Polonia e speriamo che la vecchina si sbrighi a portare il cioccolato e non dimentichi i biscotti. Io e Mario andiamo a preparare la prossima partita, vi porteremo in Irlanda del Nord, amici lettori, ancora buon 2022: passarlo insieme a voi sarà sempre un piacere.

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Nassin Honayar: l'artista dalla forza espressiva oltre il destino

2 Dicembre 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #vignette e illustrazioni, #pittura

 

 


 
 
Amici lettori, c’è chi nasce pompiere, chi dottore, chi commesso in un negozio di scarpe, chi autista, chi maestro, chi prete, chi calciatore, ognuno di noi nasce già dotato di una predisposizione verso qualcosa, un talento innato che nessuno ha chiesto ma che ci viene donato dal destino, da qualche altra congiunzione astrale o semplicemente trasmesso dai geni dei nostri antenati.
Nassim è nata artista e vi garantisco che essere artista significa croce e delizia, privilegio e maledizione, essere artista è semplicemente essere se stessi, si è nati artisti e ciò basta, logicamente qualcuno artista lo diventa anche grazie al lavoro e alla forza di volontà ma in ogni caso essere artista a volte significa essere identificati come marziani, oppure come gente da tenere alla larga. Vi sembra strano? Eppure è così, in tutto il mondo può succedere che un artista, nato/nata tale, non possa esprimere il proprio linguaggio, un linguaggio universale, perché, amici lettori, l’arte è un vero messaggio universale che tutti, ad ogni latitudine, possiamo comprendere, ammirare, godere. La vita è bella e l’arte aggiunge colore e armonia alla bellezza del creato.
Nassim tutto questo lo sa, è il suo lavoro, il suo scopo, il suo motivo di essere al mondo. La sua mission è di fare arte nella maniera che straripa dalla sua mente e dal suo cuore, con una forza espressiva che va oltre il destino. Le sue opere sono raffinate, equilibrate, i colori soft oppure strong, ho visto un rosso forte col botto pieno di passione, ho visto disegni di piccolo formato dalla grafia semplice e delicata. Il fumetto è la sua fantasia e l’allegria la sua filosofia.
Nassim Honaryar in questo finale di 2021 ha esposto Morrigan, ospitata dalla Ikigai art gallery in Roma, diretta da Alessia Ferraro. Ventuno opere di arte trascinante, coinvolgente. 
Amici lettori, questa artista sa andare oltre il destino e nessuno la fermerà, chi può fermare la fantasia? Nessuno al mondo e questo Nassim Honaryar lo sa, è la sua forza, è nata per questo.
Amici lettori, ci rivediamo al prossimo evento artistico e sarà sempre un piacere.
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Matsuteia ed E.T.A. Egeskov, "Volevo essere un supereroe"

10 Novembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Matsuteia ed E.T.A. Egeskov
Volevo essere un supereroe della Marvel – vol. 1

Amazon - E book euro 0,99 – Cartaceo 4,99
https://www.amazon.it/dp/B0865BNNV5/

Un agile volumetto che non pretende di essere esaustivo, solo di raccogliere una serie di curiosità sui supereroi degli universi Marvel - che sono davvero tanti (quasi 1000!) tra buoni e cattivi (persino più affascinanti) -, anche perché ci sono già molti saggi specifici che contengono di tutto sulla Casa delle Idee. Sono un fan della Marvel dal 1970, dal giorno in cui fui affascinato in edicola da L’Uomo Ragno contro Lizard, Editoriale Corno, subito dopo essere stato irretito da Mentre la città dorme, protagonista il Devil dal costume giallo e nero di Stan Lee e Wallace Wood. Confesso che leggo Marvel ancora oggi, certo solo i personaggi classici, cose nuove come Venom e Deadpool (che i ragazzi amano) un po’ mi disturbano, riesco ad apprezzare poco persino un grande disegnatore come Todd Mc Farlaine, cresciuto come sono a Ditko e Romita, per me il massimo di modernità restano Kane, Kirby e Buscema. Non solo, mi capita di vivere come un tradimento certe trasposizioni cinematografiche di Spider Man, soprattutto le ultime, mentre ho apprezzato molto il cartone animato di Sara Pichelli con il nuovo Uomo Ragno di colore (Miles Morales). Detto questo veniamo al libro, un piccolo e prezioso manuale che in certi casi dice cose che un appassionato conosce, ma in altri fa compiere vere e proprie scoperte al vecchio lettore. Per esempio mi è servito a capire che il nuovo Nick Fury cinematografico è il figlio di quello che leggevo negli anni Settanta. Poi fa piacere rileggere anche quel che sappiamo, trovarlo sistemato in maniera ordinata, come la storia su Spider Man che l’editore Martin Goodman proprio non voleva pubblicare: Chi vuoi che si appassioni alle vicende di un uomo con i poteri di un ragno? Per fortuna ebbe ragione la testardaggine di Stan Lee. L’Uomo Ragno conta versioni da romanzo grafico strepitose, vera letteratura a fumetti, oltre a una serie regolare che - tra alti e bassi - resiste in edicola dal 1962. Gli autori del libro raccontano lo sbarco Marvel in Italia, al quale ho assistito in prima persona, negli anni Settanta, prima su Linus (grande Oreste Del Buono, quasi mio compaesano!), poi su Sergente Fury (possiedo molti numeri), infine con la mitica Corno. I due autori non dimenticano le vicende moderne con Star Comics e Play Press, per poi parlare di Panini unica depositaria del verbo Marvel. Il libro analizza la continuity - fenomeno che rende diversa e unica la Marvel -, i cross-over, il primo eroe omosessuale, gli autori che hanno fatto la storia, i problemi con il Comics Code per la troppa attualità dei racconti (droga, razzismo, Vietnam …). Una sezione finale è riservata agli attori dei film che hanno impersonato gli eroi Marvel, importante per rendere il tutto più attuale e appetibile per i fan contemporanei. Per quel che mi riguarda resto legato al passato, al profumo di quella carta colorata della Corno, che oggi ritrovo - come una madeleine proustiana - nella collezione da edicola Super Eroi Classic, edita dal Gruppo  Rizzoli in collaborazione con Panini. Per chi ancora non conosce la Marvel questo piccolo libro è una vera e proprio guida virgiliana in un paradiso fantastico che noi ragazzini nati negli anni Sessanta abbiamo vissuto desiderando tutti trasformarci in Super Eroi Marvel! 

 

Per acquistare il libro: https://www.amazon.it/dp/B0865BNNV5/

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Samuel Stern, "Il nuovo incubo"

11 Dicembre 2019 , Scritto da Gino Pitaro Con tag #gino pitaro, #recensione, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

È certamente tra i fumetti l’uscita più importante dell’anno. I motivi per piacere sono molti: Samuel Stern lavora in una libreria, dove restaura testi antichi, è scozzese, e ha per comprimario un prete irlandese molto poco ortodosso. L’epicentro geografico del fumetto è Edimburgo, poi da lì e per i prossimi molti anni - ci si augura - la sua azione si snoderà ovunque. Il suo passato è misterioso come il suo presente. Ha una figlia. Indaga sui casi dell’ignoto, possessioni o infestazioni paranormali che si intersecano nella vita degli individui, che per lui diventano casi da risolvere in quanto demonologo. La caratterizzazione, anche fisiognomica, del personaggio sembra forte, ben studiata, così come le tavole e i dialoghi. Nel corso dei numeri scopriremo di più, anche sulla sua storia.

Domanda di prammatica: cos’ha o cosa può avere di diverso questo personaggio rispetto a Dylan Dog? Fumetto che, assieme ad altro, ha contrassegnato fortemente per più di tre decenni una certa area tematica. È presto per affermarlo, ma Samuel Stern sembra essere più profondo come personaggio, più capace di condurci alle ragioni degli incubi, alle cause e ai rimedi per essi. Gli incubi non sono una pura materializzazione delle paure ma l’espressione di qualcosa che esiste, di reale, traslata anche su piani metaforici. Samuel Stern conosce la letteratura che si occupa di magia, lo sciamanesimo, i testi sacri e molto altro. In tal senso la sua caratterizzazione sembra essere più specifica rispetto ai suoi predecessori, alcuni dei quali godono di ottima salute. È prematuro, ma potrebbe essere anche riduttivo costringere Samuel in un terreno delimitato alle sole infestazioni e possessioni. Ritengo che proprio il fatto che si parli di un personaggio in qualche modo colto, possa aprire nuove prospettive. I cosiddetti ‘spiegoni’, se ben calibrati e misurati, sono importantissimi in un fumetto, come in questo primo numero.

Samuel Stern è il Dylan Dog del nuovo decennio? Ha tutte le carte in regola per affermarsi come tale nell’immaginario, ma è anche una figura che se ne distacca. È altro.

Il personaggio è creato da Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro, con gli ottimi disegni di Luigi Formisano, all’interno di una delle realtà più dinamiche del panorama editoriale dei fumetti, cioè la Bugs Comics di Roma, in continua espansione. Bella la copertina di Maurizio Di Vincenzo.

Lo scozzese rosso è l’eroe e antieroe che si confronta con i propri demoni e combatte contro quelli degli altri. Dove ci condurrà?

 

 

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Shannon Hale e LeUyen Pham, "Amiche vere".

12 Giugno 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensione, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Shannon Hale e LeUyen Pham
Amiche vere
Il Castoro – pag. 230 – euro 15,50

Il Castoro ha una collana di libri per ragazzi che definire eccellente non rende bene l’idea, soprattutto i romanzi a fumetti che provengono dagli States sono un vero fiore all’occhiello. Il mio ultimo libro in ordine di lettura è Amiche vere, scritto dall’autrice di best-seller Shannon Hale, ispirandosi alla propria adolescenza. I disegni - semplici ma efficaci - sono dell’altrettanto valida LeUyen Pham, che vanno a completare una storia scritta per emozionare ragazzine di terza media, ma che può piacere a tutti, anche a uno come me che (quasi sessantenne) l’adolescenza l’ho passata da un pezzo. I ricordi sono le storie che raccontiamo a noi stessi, mai come in questo caso l’affermazione è vera, ché il libro narra la visione dell’autrice attorno ai suoi anni di scuola elementare e media ed è una storia molto personale, parziale ma genuina e fresca, proprio perché vissuta. Certo, l’autrice romanza la storia di un’amicizia, le difficoltà di inserimento, i rapporti familiari, la vocazione da scrittrice, inventa pure (non di sana pianta), come è lecito fare quando si affronta la materia narrativa. In ogni caso niente suona falso, perché anche quando un fatto non è vero resta verosimile e sarebbe potuto accadere. L’autrice si guarda bene dal raccontare fatti personali limitati al suo immaginario di ragazzina, ma scrive una storia che coinvolge e interessa chiunque sia stato adolescente. E ottiene un risultato mica da poco. Chi non ha un’amica del cuore? Chi non ha avuto problemi di inserimento in un gruppo scolastico? Chi non si è mai sentito escluso, confinato, emarginato, persino evitato dagli altri? Shannon Hale strizza l’occhio a tutti gli adolescenti problematici (ma geniali), scrive una storia tutta per loro, che poi è il ricordo delle sue sofferenze scolastiche, dei suoi rapporti complessi con gli amici che con il tempo sono andati migliorando. I disegni rendono giustizia alla bellezza delle parole, alla semplicità dei dialoghi, ai flashback intensi e ispirati, alle parti oniriche evocative e metaforiche. Scoprite il catalogo de Il Castoro. Ne vale la pena. I fumetti sono ancora un media vitale ed espressivo, utile per raccontare storie importanti e per emozionare.

                                                                        (Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi)

 

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Il nostro nuovo logo

9 Giugno 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #vignette e illustrazioni, #redazione, #poli patrizia, #blog collettivo

Immagine rivisitata da Walter Fest

Immagine rivisitata da Walter Fest

 
 
 
Al mondo ogni cosa è in continua evoluzione, un ciclo irrefrenabile di sviluppi e cambiamenti, nulla rimane statico per sempre e, quindi, anche il nostro blog meno che mai. A volte si tratta di svolte totali, radicali, limitate o provvisorie, oppure, come nel nostro caso, della sostituzione di un piccolo logo posto in alto a sinistra della homepage della signoradeifiltri, come avrete notato da qualche giorno. 
Può cambiare una foto ma rimane inalterato il cuore della linea editoriale. Con questo nuovo logo, amici lettori, è come entrare in auto e girare la chiave d'accensione, si apre il quadro sul mondo sconfinato della cultura e si mette in moto quella fantasia che alimenta il nostro bel vivere.
La prima pagina della signoradeifiltri è semplice e bada al sodo, i colori predominanti sono il bianco, il nero e l'arancione, gli stessi della nuova immagine da me utilizzati per mantenere l'equilibrio cromatico. Nello spazio avrete notato due protagonisti: il gatto Strego, un felino che, attraverso lo sguardo, ti ammalia e, saltando oltre l'impossibile, va a cercare la felicità, l'altra protagonista è la nostra infaticabile conduttrice, alla quale simpaticamente ho cambiato il look per confermarvi che Patrizia Poli è "una di noi", una persona aperta e solare, sempre disponibile, insieme alla sua equipe, a regalare, a voi lettori, tantissime pagine quotidiane di piacevole armonia.

 

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Rino

7 Giugno 2019 , Scritto da Costantino Delfo Con tag #costantino delfo, #racconto, #vignette e illustrazioni

Disegno di Costantino Delfo

Disegno di Costantino Delfo

 

Al mattino non c’era anima viva e il fiume scorreva lento.

Al mattino raramente qualcuno entrava nel negozio, e se vi entrava ne usciva dopo un po’ in tutta fretta, quasi a non farsi scorgere, e la strada tornava immobile sotto il tremolio dell’aria torrida. Rino non usciva mai dal suo negozio: si faceva vedere solo al tramonto quando la via si animava, e si piazzava all’angolo dove il fiume faceva una pozza.

Era una bestia enorme, tutta muscoli e quell’angolo di fiume era suo. Gli altri animali bevevano un poco più in là, ma sempre con l’occhio attento.

Bello era bello, Rino, con i capelli neri e ricci che gli scendevano sulle spalle. Gli occhi non si vedevano, perché li teneva sempre socchiusi. Aveva un gran nasone, una bocca sensuale e due metri di fisico prestante, che spesso faceva vedere sotto il gilet indossato aperto sul petto. La pelle degli avambracci si gonfiava ad ogni movimento dei suoi muscoli.

Al tramonto, quando scendeva al fiume, sbirciava con gli occhi socchiusi le gazzelle che gli stavano attorno, ma anche qualche giraffa che passava con passo sinuoso e gli lanciava languidi sguardi.

Al calar della sera iniziava il lavoro vero e Rino non si distraeva più di tanto, continuando a sbuffare fumo dal sigaro che gli pendeva dalle labbra. C’era la fila lungo il marciapiede e Rino intascava i soldi, faceva un cenno alla ragazza più vicina, la quale prendeva a braccetto il cliente e insieme entravano nel negozio. Al bancone si trovava il vecchio, un cinese col codino e il pizzetto, che nonostante l’età avanzata provvedeva alla consegna della chiave. La coppia saliva per la stretta scala, che portava ad un corridoio ai cui lati si aprivano le porte della felicità.

Un’ombra scura si stava avvicinando alla pozza del fiume, era Oran, lo vide avanzare goffamente sulle quattro zampe. Quando il corpo si alzò eretto sulle zampe posteriori, apparve enorme. Rino lo riconobbe, Oran non doveva stare lì: viveva lontano dal fiume, dove la vegetazione era più folta, e aveva sconfinato. Quel tratto di fiume non era il suo territorio. Abbassò il capo e, ne era sicuro, il suo corno avrebbe infilzato l’intruso mentre sbatteva impavido i pugni sul torace. Attaccò e fu una sforbiciata del corno aguzzo a procurare il taglio all’arto del malcapitato, che si rimise sulle quattro zampe e scappò.

Era un nero grande e grosso quello che s’era avvicinato alla ragazza. “Guai in vista” pensò Rino “quello è Oran ed è improbabile che non sappia che questa è la mia zona e nessuno può introdursi qui.” Si avvicinò, scostando la ragazza: «Che fai qui negro? Sei un po’ lontano da casa tua» esordì. «Vaffanculo, bianco di merda» rispose il nero: non era una risposta gradita, ma Rino non si scompose e come per magia fece apparire la lama del serramanico tra le mani. Oran fece un passo avanti e si beccò uno squarcio sul braccio. Gli bastò e scappò via a gambe levate.

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MA È UN UOMO?

5 Marzo 2019 , Scritto da Costantino Delfo Con tag #costantino delfo, #racconto, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Ma è un uomo? Molti se lo chiedevano, vedendola passare. Le sue forme opulente ricordavano un aspetto giunonico. Era una bella bionda, alta, ben fatta, dalle curve esuberanti, una donna matura, sui quarant’anni; il suo viso aveva tratti regolari e delicati con un naso aquilino e i grandi occhi neri, fortemente marcati dal rimmel, denotavano un temperamento focoso. Aveva un passo giovanile che indicava vigore e agilità insieme. Indossava dei jeans scoloriti, sgualciti o anche stracciati, alla moda, ma sempre molto attillati tanto che il suo culo prorompente sembrava voler lacerare il tessuto. Quella esuberante femminilità contrastava però con la sua voce cupa, baritonale e tuttavia attraente per una donna ma di più per un uomo, quale davvero lui era.

Io Gianni lo conoscevo bene, da bambini abitavamo nello stesso palazzo e spesso lui veniva a casa mia e io andavo a casa sua. Stessa scuola, io alla F, lui nella C. Poi, più avanti, si giocava insieme a calcetto e a tennis e vi assicuro che alle docce si vedeva bene che era un uomo. Poi negli anni di Università ci siamo persi e ieri, camminando in fretta a testa bassa, ci sono andato a sbattere. I nostri volti stavano quasi a scrosciarsi e stavo per dire: “mi scusi” ma quegli occhi anche se imbellettati erano a me ben noti e sono rimasto lì a fissarlo/a, imbambolato. “Ciao”, m’ha detto col suo vocione. “Ciao Gianni”, gli ho risposto e stavo per dargli una manata sul braccio, ma mi son trattenuto. Non sta bene dar sventole alle donne. Gli ho sorriso ma lui/lei sempre serio/a mi ha preso a braccetto e m’ha detto: “Vieni, andiamo al bar”. Non capita spesso d’andare per via abbracciato a una bionda come lei/lui che, per giunta, è un tuo amico d’infanzia. Ci siamo seduti in un angolino appartato e ci siamo guardati. Lei/lui aveva la stessa espressione contrita di allora, quando il preside della scuola ci sorprese a ‘giocare’ con Mara. Gianni cominciò così: “Lei odia gli uomini, ama le donne e io l’amo” m’ha detto. L’ho fissato con aria interrogativa. “Ama un’altra” ha continuato e aveva già gli occhi lucidi. Io, sempre zitto, non sapevo che dire. “Mi sono travestito per starle vicino, capisci?” Venne il cameriere: “Desiderano?” “Un whisky”, disse Gianni. “Due”, dissi io.

 

Illustrazione di Costantino Delfo

 

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