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Post con #gordiano lupi tag

Alessandro Del Gaudio, "Rintocchi di clessidra"

12 Novembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Alessandro Del Gaudio
Rintocchi di clessidra

Self Publishing – Euro 10.50
Reperibile su Amazon

Alessandro Del Gaudio lo conosco dai tempi de Il candore dei ciliegi, sarà stato il 2000, lui aveva 26 anni, io 40. Siamo invecchiati entrambi in questo mondo letterario che fagocita sogni e ambizioni, che redige scale di valore inattendibili e che ti fa smarrire la cosa più importante: la voglia di scrivere. Per fortuna Del Gaudio l’ha mantenuta, ma resta un peccato che un romanzo originale come Rintocchi di clessidra esca come autoproduzione, quando le librerie sono ricolme di spazzatura su carta, illeggibile, promossa a piene mani dal sistema mediatico. Discorsi vecchi, che facevo vent’anni fa, che sono costretto a ripetere, visto che la situazione è persino peggiorata dai tempi di Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa).

Rintocchi di clessidra è un romanzo costruito su racconti - per la precisione otto e un epilogo - ma il filo conduttore è la narrazione di raccordo composta da Nivolet, un narratore fantastico che scrive storie da un palazzo al centro dei mondi, racconti che messi su carta subito dopo vengono scordati. Le storie del narratore protagonista sono importanti, scorrono come rintocchi di clessidra, sono le ultime storie da scrivere che dovranno risvegliare Esterel da un sonno eterno. Il dato di partenza è fantastico, così come sono soprannaturali molte ambientazioni, dotate di una doppia chiave interpretativa che passa dal realistico al soprannaturale. In ogni caso il lettore di fantasy troverà pane per i suoi denti, tra torri siderali, spazi interstellari, maghi, giocattoli soprannaturali, penne prese in prestito ad ali di corvi per scrivere storie prive di lieto fine, capitani coraggiosi e ciurme di surreali pirati.

Lo stile di Del Gaudio è maturo e consapevole, ben strutturati i dialoghi, descrizioni come morbide pennellate, suspense narrativa dosata a dovere, costruzione letteraria che risente di letture importanti, da Borges a Calvino. Rintocchi di clessidra è la dimostrazione di come si possa fare letteratura partendo dal genere, senza tradire il rispetto per il lettore che attende una storia avvincente. Rintocchi di clessidra ne contiene nove.

Il tuo nome è un’altra opera interessante di Del Gaudio, edita da Sereture Edizioni di Varese, nel 2015, che ho avuto modo di apprezzare. Qui siamo nel territorio della narrativa sentimentale, con l’originale trovata di alternare un capitolo in prosa a una poesia d’amore. Un romanzo struggente e delicato che racconta una storia d’amore incompreso, un cuore che batte per una donna che di cognome fa follia e che resta solo un fantasma della notte, di un’altra notte in cui poterla sognare.

Provateli entrambi. Non ve ne pentirete.

Per acquistare: Rintocchi di clessidra.

 

 

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Nicolas Guillén, "Obra poetica"

11 Novembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #gordiano lupi, #poesia

 

 

 

 

Obra Poetica 1922-1985

Nicolás Guillén

Traduzione di Gordiano Lupi

Tomo I

Il Foglio Letterario, 2020

pp 494

15,00

 

Il primo ponderoso tomo della traduzione fatta da Gordiano Lupi – e pubblicata con la sua casa editrice Il Foglio - dell’opera poetica di Nicolás Guillen (1902-1989), meticcio figlio di schiavo, poeta cubano comunista, esiliato dal dittatore Batista, combattente della guerra civile spagnola, viaggiatore, presidente dell’unione nazionale degli scrittori di Cuba.

Questo primo tomo raccoglie le opere scritte dal 1922 al 1958 e l’evoluzione è evidente. Le prime liriche – addirittura inedite - sono giovanili, intimiste, ancora ottocentesche, tese a raccontare di un amore perduto, distante e ormai indifferente, e hanno un sapore occidentale. La speranza è tutta in un nuovo amore e si passa attraverso immagini sofferte e cristologiche, condite di solitudine e misantropia. Molto evidente la dualità innocenza/ corruzione, il senso della propria indegnità che si trasforma in una sorta di preghiera laica.

L’approdo successivo è a una lirica impegnata, sociale, dove Guillén canta gli ultimi, i dimenticati, gli sfruttati, i tagliatori di canna da zucchero.

Nel mezzo fra le due, la poesia più bella e sonora, quella “mulatta” di Songoro Cosongo, che si rifà al son cubano, musica e ballo insieme, onomatopeia di tamburi e mimetismo del ritmo sensuale dei neri. Una poesia che è suono, ma anche sangue e carnalità.

Erotismo, dicotomia fra bianco e nero (i due “nonni”, i due “bimbi”), bisogno di riconoscersi in una delle due identità senza averne la possibilità, cori da tragedia greca che oggettivano la narrazione in realismo a volte anche ironico, più spesso drammatico.  Tutto poi evolve nella poesia più tarda, quella contestataria e comunista, dove il poeta denuncia la condizione dei neri cubani e il furto da parte degli Stati uniti delle ricchezze nazionali.  

Infine, l’entusiasmo per la rivoluzione, per Che Guevara, per tutto ciò che appare nuovo, luminoso e giusto. Guillén, per sua fortuna, morirà prima di vedere la triste fine dei suoi ideali.

 

 

 

 

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Matsuteia ed E.T.A. Egeskov, "Volevo essere un supereroe"

10 Novembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Matsuteia ed E.T.A. Egeskov
Volevo essere un supereroe della Marvel – vol. 1

Amazon - E book euro 0,99 – Cartaceo 4,99
https://www.amazon.it/dp/B0865BNNV5/

Un agile volumetto che non pretende di essere esaustivo, solo di raccogliere una serie di curiosità sui supereroi degli universi Marvel - che sono davvero tanti (quasi 1000!) tra buoni e cattivi (persino più affascinanti) -, anche perché ci sono già molti saggi specifici che contengono di tutto sulla Casa delle Idee. Sono un fan della Marvel dal 1970, dal giorno in cui fui affascinato in edicola da L’Uomo Ragno contro Lizard, Editoriale Corno, subito dopo essere stato irretito da Mentre la città dorme, protagonista il Devil dal costume giallo e nero di Stan Lee e Wallace Wood. Confesso che leggo Marvel ancora oggi, certo solo i personaggi classici, cose nuove come Venom e Deadpool (che i ragazzi amano) un po’ mi disturbano, riesco ad apprezzare poco persino un grande disegnatore come Todd Mc Farlaine, cresciuto come sono a Ditko e Romita, per me il massimo di modernità restano Kane, Kirby e Buscema. Non solo, mi capita di vivere come un tradimento certe trasposizioni cinematografiche di Spider Man, soprattutto le ultime, mentre ho apprezzato molto il cartone animato di Sara Pichelli con il nuovo Uomo Ragno di colore (Miles Morales). Detto questo veniamo al libro, un piccolo e prezioso manuale che in certi casi dice cose che un appassionato conosce, ma in altri fa compiere vere e proprie scoperte al vecchio lettore. Per esempio mi è servito a capire che il nuovo Nick Fury cinematografico è il figlio di quello che leggevo negli anni Settanta. Poi fa piacere rileggere anche quel che sappiamo, trovarlo sistemato in maniera ordinata, come la storia su Spider Man che l’editore Martin Goodman proprio non voleva pubblicare: Chi vuoi che si appassioni alle vicende di un uomo con i poteri di un ragno? Per fortuna ebbe ragione la testardaggine di Stan Lee. L’Uomo Ragno conta versioni da romanzo grafico strepitose, vera letteratura a fumetti, oltre a una serie regolare che - tra alti e bassi - resiste in edicola dal 1962. Gli autori del libro raccontano lo sbarco Marvel in Italia, al quale ho assistito in prima persona, negli anni Settanta, prima su Linus (grande Oreste Del Buono, quasi mio compaesano!), poi su Sergente Fury (possiedo molti numeri), infine con la mitica Corno. I due autori non dimenticano le vicende moderne con Star Comics e Play Press, per poi parlare di Panini unica depositaria del verbo Marvel. Il libro analizza la continuity - fenomeno che rende diversa e unica la Marvel -, i cross-over, il primo eroe omosessuale, gli autori che hanno fatto la storia, i problemi con il Comics Code per la troppa attualità dei racconti (droga, razzismo, Vietnam …). Una sezione finale è riservata agli attori dei film che hanno impersonato gli eroi Marvel, importante per rendere il tutto più attuale e appetibile per i fan contemporanei. Per quel che mi riguarda resto legato al passato, al profumo di quella carta colorata della Corno, che oggi ritrovo - come una madeleine proustiana - nella collezione da edicola Super Eroi Classic, edita dal Gruppo  Rizzoli in collaborazione con Panini. Per chi ancora non conosce la Marvel questo piccolo libro è una vera e proprio guida virgiliana in un paradiso fantastico che noi ragazzini nati negli anni Sessanta abbiamo vissuto desiderando tutti trasformarci in Super Eroi Marvel! 

 

Per acquistare il libro: https://www.amazon.it/dp/B0865BNNV5/

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Cristian Vitali - Maurizio Targa, "Undici metri"

26 Ottobre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #sport

 

 

 

 

Cristian Vitali - Maurizio Targa
Undici metri - Storie di rigore
Sensoinverso Edizioni  - Euro 17 – pag. 290

La letteratura calcistica (come il cinema) non ha mai avuto grande fortuna in Italia, nonostante scrittori come Arpino abbiano celebrato i mondiali del 1974 con Azzurro tenebra e registi come Pupi Avati abbiano girato Ultimo minuto. In ogni caso escono libri e film dedicati al calcio, che continuo a leggere e vedere, fedele a un’antica passione che mi tiene avvinto alla palla di cuoio almeno dal 1965, in pratica da quando ho l’età della ragione. Tra le ultime belle cose lette e viste posso citare il libro di racconti Undici metri di Vitali e Targa, il film La partita di Francesco Carnesecchi, ma anche l’ennesima visione de L’allenatore nel pallone di Sergio Martino e de I due maghi del pallone con Franco e Ciccio.

Soffermiamoci su Undici metri - Storie di rigore, che gode della bella prefazione di Darwin Pastorin (altro grande scrittore di calcio) e analizza con lo strumento narrativo il ruolo del penalty nella storia del calcio. Vitali e Targa partono dal primo tiro dagli undici metri per giungere ai giorni nostri, prendono in considerazione il trionfo di Berlino, i tiri mondiali di Baresi, Baggio e Di Biagio, il cucchiaio di Totti, le imprese di Zico, Platini, Falcao e Gullit. Sessanta racconti dove trovano spazio persino due bidoni come Caraballo e Toffoli, con i loro errori macroscopici, accanto alle autoreti del mitico Comunardo Niccolai.

Sessanta racconti di passione calcistica, una vera manna per gli appassionati, perché forse non tutti sanno che il calcio di rigore è nato nel 1890, sette anni prima che nascesse la Juventus, e che prima si giocava senza il penalty, fino a quando un portiere irlandese non propose l’innovazione alla federazione britannica. Un’invenzione che non portò fortuna al povero Mc Crum (questo il cognome del vecchio carneade), morto dimenticato da tutti, tradito dalla moglie, alcolizzato e pieno di debiti. Un’altra curiosità la leggiamo sul miglior rigorista di sempre, un tal Giampiero Testa (nato a Magenta nel 1938), che ha giocato soltanto in serie C ma non sbagliava mai un penalty, perché diceva: “Per tirare bene un calcio di rigore si deve avere la testa libera!”. E visto il cognome che portava ci riusciva. Gli autori narrano la storia di Antonin Panenka, che ha giocato fino a 45 anni nelle serie minori, ma viene ricordato per il rigore decisivo del 1976 contro la Germania, primo penalty a decidere una competizione importante. Si rammenta il cucchiaio di Totti del 2000 contro l’Olanda, ma anche il rigore assurdo di Platini in uno stadio pieno di morti, in Belgio, contro il Liverpool. Benito Lorenzi, invece, non tutti lo conosceranno, era Toscano come me e lo chiamavano Veleno, quando nel 1957 con un rigore al limone (leggete il libro per capire!) fece fuori l’odiato Milan indossando la maglia nerazzurra.

Un libro imperdibile per tutti gli appassionati di calcio.

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La vera letteratura non è un placebo

4 Ottobre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

La vera letteratura non è un placeboLa vera letteratura non è un placeboLa vera letteratura non è un placebo

Tre libri diversi dal solito sulla mia scrivania. Non i soliti noir, neppure gialli pronto consumo, oggi vera letteratura, storie di vita che fanno pensare.  

Un giallo atipico di Giuseppe Benassi (Tra le tue sgrinfie, Manni) mi trascina nelle atmosfere più cupe della mia Livorno, alle prese con le avventure dell’avvocato Leopoldo Borrani - di cui in passato ho letto alcune storie - soprattutto mi fa conoscere il disfacimento di un mondo borghese, una vita che va in malora, tra malavita e pitture, menzogne, usurai e quadri d’autore. Scrive bene Benassi, con stile suadente e coinvolgente; tra dialoghi rapidi, concessioni alla gastronomia e divagazioni artistiche, sa dove vuole arrivare e ci conduce per mano il lettore.

Valerio Andreuccetti, invece, affida un’esperienza alle pagine di My Sclerosi & Soundtrack (Youcanprint), confessa le sue vicissitudini alle prese con una malattia degenerativa, esprime tutta la sua voglia di vivere con le parole di Vasco Rossi e di Pino Daniele (quando si rifugia nella sua Ventotene). I versi di che ironia/ questa malattia/ che non mi fa dormire/ che non va più via sono il corollario di una storia che è narrazione di vita vissuta, prepotente bisogno di comunicare che diventa racconto, pagine di letteratura intensa e coinvolgente. Potrei aggiungere solo pochi luoghi comuni come quelli che lo stesso autore (giustamente) critica alla mia breve analisi di un testo scritto molto bene, scorrevole, interessante, persino piacevole, nonostante il tema. Una lettura consigliata a quanti vogliano approfondire il tema della sclerosi multipla, dalla malattia alla terapia, fino alle sedute di analisi e al confronto con il mondo circostante. Avrebbe meritato un editore migliore.

Concludo con Gabriele Galloni, giovane e promettente poeta nato nel 1995, scomparso pochi giorni fa, in circostanze ancora da chiarire, che ho letto nella sua raccolta più matura (L’estate del mondo, Marco Saya Edizioni - un editore di pura poesia che andrebbe portato come esempio). Non riesco a recensire la poesia, genere letterario che amo leggere ma che mi astengo dal commentare, preferisco fare mie certe sensazioni, assaporarle fino in fondo e astenermi da giudizi. Galloni è vero poeta perché trasmette emozioni in forma musicale, amo il suo tono crepuscolare, il verso scarno (come dice Antonio Bux, altro grande poeta), quel suo raccontare l’estate come una speranza, l’anima di ogni persona che sogna a mare aperto. Ricordiamo Galloni con alcuni suoi versi:

 

La spiaggia è sempre vuota come allora.
La domenica un paio di ombrelloni
lontani, una famiglia che passeggia
sul bagnasciuga - madre e padre nudi,
i bambini coperti dal medesimo
telo giallo che scolorisce al sole.

Vuole il cielo che tutte le parole
dette e ascoltate si perdano, adesso.
La famiglia è lontana in un fruscio
scomposto di giornale spaginato
dal vento. Il telo giallo se lo porta
via l’onda, i due bambini lo rincorrono,

ridono all’acqua e ai loro genitori.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Simone Manservisi, "L'alba dello scudetto"

5 Settembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #sport

 

 

Simone Manservisi
L’alba dello scudetto
Ultrasport – pag. 160 – euro 15

Ho letto quasi tutto quel che Simone Manservisi ha scritto, ma devo dire che quando parla di calcio ha una marcia in più, pare di sentire la voce di certi telecronisti del passato - gente come Carosio e Martellini - che suo padre conoscerà molto bene, capaci di farti vivere una partita anche se non la vedevi. L’alba dello scudetto segue di alcuni anni il bel libro intervista Far West Lazio (ancora disponibile) e approfondisce i temi della Lazio leggendaria, oltre a narrare la biografia calcistica di Pier Paolo Manservisi, attaccante dai piedi buoni di Fiorentina, Napoli, Pisa e Lazio. Simone ha il vantaggio di essere figlio di cotanto padre, quindi ci racconta gli anni Settanta come se li avesse vissuti, per interposta persona, e lo fa parecchio bene. Leggo le pagine del libro e mi rivedo con mio padre nella curva dello Stadio Olimpico, ai tempi in cui una famiglia poteva vedere una partita in curva, tifare Inter contro la Lazio e contro la Roma, senza rischiare niente. Erano i tempi lontani d’un calcio romantico, arbitravano Lo Bello e Gonella, giocavano Mazzola, Rivera e Chinaglia, scrivevano giornalisti come Gianni Brera, parlavano in tv conduttori come Barenson e Valenti. Simone Manservisi approfondisce il mito d’una Lazio battagliera e trasgressiva, guidata da un allenatore paterno come Tommaso Maestrelli, spiega come è stato possibile vincere uno scudetto, indaga sui fatti accaduti come se fosse un film noir, spiega i retroscena e le incomprensioni, narra le scorribande fuori dal rettangolo di gioco. Pier Paolo Manservisi rappresenta l’eccezione in quella Lazio folle e irripetibile, giocatore disciplinato e determinato, soprattutto rispettoso delle regole. Tutti gli altri lo erano molto meno: Chinaglia, Wilson, Re Cecconi, D’Amico … alcuni giocatori dormivano con la pistola sotto il cuscino e destavano i colleghi (per giocare!) a colpi di fucile. Il libro racconta le vicissitudini della Lazio negli anni Settanta e Ottanta, corredato da foto d’epoca, da un intervista al padre e da testimonianze dirette. Si legge come un romanzo, anzi è proprio un romanzo, un bel romanzo calcistico, stile Azzurro tenebra di Arpino o Ultimo minuto di Pupi Avati (che è un film, ma fa lo stesso). Leggetelo, per un salutare tuffo nel passato, per (ri)scoprire un tempo che - ai giovani sembrerà impossibile - è esistito, non fa parte dei racconti dei vecchi, non è una storia uscita dal mondo delle fiabe.

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Daniela Giordano, "Tre vite in una"

11 Agosto 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

 

 

 

Daniela Giordano
Tre vite in una
Enigma Edizioni - Pag. 267 - Euro 16,90

 

Daniela Giordano aveva già pubblicato Io Daniela, con Il Foglio Letterario Edizioni, un testo dedicato alla sua attività nel mondo del cinema. Adesso manda in stampa con la fiorentina Enigma Tre vite in una, dove non racconta soltanto l’avventura del cinema e del concorso Miss Italia (prima vita), ma anche delle investigazioni sui fenomeni psichi e gli UFO (seconda vita), oltre al sogno che consegna istruzioni su come costruire un dispositivo telepatico di comunicazione (terza vita).

Daniela Giordano nasce a Palermo il 7 novembre del 1946. L’evento che fa scattare l’ingresso nel mondo del cinema avviene per caso, una sera di metà agosto, sulla stupenda spiaggia di Mondello, quando vince un concorso fatto in casa, organizzato tra amici e conoscenti, e viene nominata Miss Mondello. La Giordano ha 19 anni e dopo aver ballato con gli amici alla Sirenetta viene incoronata come la ragazza più carina della festa. Il caso vuole che lo zio di Daniela, capo redattore del Giornale di Sicilia, decida di pubblicare un reportage dettagliato dell’evento mondano e - caso ancor più fortuito - che queste foto finiscano nelle mani di chi stava organizzando le selezioni per Miss Italia. Daniela Giordano viene nominata Miss Palermo senza vincere alcuna gara, forse perché la commissione resta estasiata da tanta bellezza, forse perché la procedura selettiva è in ritardo e serve una candidata sicula. Va da sé che la famiglia non approva, ma dopo qualche discussione di rito Daniela - ancora minorenne per la legge del tempo - ottiene il consenso e partecipa al concorso di bellezza più prestigioso d’Italia. “Sarà soltanto un gioco. Tanto non vincerà mica lei …”, dicono i genitori. In realtà Daniela vince il titolo di Miss Sicilia ed è pronta per affrontare la sfida decisiva, tra l’incredulità e la preoccupazione dei familiari. Firma un contratto dove c’è scritto che in caso di vincita di una selezione dovrà partecipare alla successiva e i genitori non sono così convinti di quel che sta accadendo. Viene incolpato lo zio di tutto quel caos imprevisto, perché galeotto fu l’articolo, quindi è incaricata la zia di accompagnare Daniela a Salsomaggiore. Daniela Giordano affascina la giuria per eleganza, sorriso e fattezze mediterranee di ragazza sicula. Non è la classica maggiorata. “Ero magrissima e piccolina rispetto alle altre concorrenti. Rientravo a malapena nelle misure standard richieste dal concorso. Nel 1966 andavano ancora di moda le ragazze formose. Per fortuna quell’anno ci fu un clamoroso cambio di tendenza. Iniziavano ad andare di moda le barbie, alte e magre”, racconta. Viene eletta Miss Italia 1966 ed è obbligata a partecipare al concorso per Miss Europa. Daniela è stanca del gioco, vorrebbe smettere e tornarsene in Sicilia, ma non può abbandonare. Daniela Giordano comincia a occupare le copertine dei rotocalchi e la sua fama si diffonde. È la volta della madre a fare da accompagnatrice a Nizza, per la finale del titolo europeo. Prima della serata conclusiva Daniela compie una tournée negli Stati Uniti e in Canada, questa volta accompagnata dal padre che chiede un permesso speciale alla direzione della banca. In tale occasione viene avvicinata dalla William Morris, importante agenzia cinematografica che la vorrebbe interprete di un film: I barbieri di Sicilia. La famiglia non è contenta neppure di questa possibilità di entrare nel cinema e cerca di osteggiare la scelta, ma Daniela è irremovibile. Per fare il film decide di rinunciare a Miss Europa e soltanto per questo motivo arriva seconda alla selezione, perché la giuria voterebbe per lei quasi all’unanimità. Daniela si raccomanda al patron del concorso di essere esclusa perché vincendo il titolo dovrebbe partecipare alle selezioni per Miss Mondo, perdendo la possibilità di interpretare il suo primo film. Vince Miss Spagna e la nostra Miss Italia arriva seconda, non terza come dicono molti testi e alcuni siti Internet. Il resto dovete scoprirlo da soli leggendo sia Io Daniela (Il Foglio Letterario) che Tre vite in una (Enigma Edizioni). Non posso mica dir vi tutto io …

I titoli dei suoi film:

I due barbieri di Sicilia (1967) di Marcello Ciorciolini 

Play boy (1967) di Enzo Battaglia

Il lungo giorno del massacro (1968) di Alberto Cardone

Joe! Cercati un posto per morire (1968) di Giuliano Carnimeo  

Susanna... ed i suoi dolci vizi alla corte del re (1968) - di Franz Antel (alias François Legrand)

Quante volte... quella notte (1969) di Mario Bava

Captain Coignet (1969) di Jean Claude Bonnardot (TV Francia)

Un esercito di 5 uomini (1969) di Don Taylor e Italo Zingarelli

Vedo nudo (1969) di Dino Risi

Ombre roventi (1970) di Mario Caiano

Bolidi sull’asfalto - A tutta birra! (1970) di Bruno Corbucci

Buon funerale amigos! ... paga Sartana (1970) di Giuliano Carnimeo

La sfida dei Mackenna (1970) di Leon Klimovsky

Un’estate, un inverno (1971) di Mario Caiano (TV - Rai)

Il suo nome era Pot … ma lo chiamavano Allegria (1971) di Lucio Giachin (Dandolo) e Demofilo Fidani (si fanno chiamare Dennis Ford)

I quattro pistoleri di Santa Trinità (1971) di Giorgio Cristallini

Una tomba aperta... una bara vuota (La casa de las muertas vivientes) (1972) di Alfonso Balcazar Granda

Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave (1972) di Sergio Martino

Scansati... a Trinità arriva Eldorado (1972) di Dick Spitfire (Diego Spataro, in realtà regia di Aristide Massaccesi)

Trinità e Sartana figli di... (1972) di Mario Siciliano 

Violenza contro la violenza (1972) di Rolf Olsen e Lee Payant

Che brutta epoque! (1973) di Mario Landi (teatro)

Le avventure del Barone Von der Trenck (1973) di Fritz Umgelter (TV Germania)

La casa della paura (1974) di William L. Rose

La cameriera (1974) di Roberto Bianchi Montero

Malocchio - Eroticofollia (1975) di Mario Siciliano

Roma violenta (1975) di Marino Girolami (Franco Martinelli)

Il vizio ha le calze nere (1975) di Tano Cimarosa

Il fidanzamento (1975) di Giovanni Grimaldi 

L'infermiera di mio padre (1976) di Mario Bianchi

Karamurat, la belva dell'Anatolia (1976) di Herb Al Baurr (Natuk Baytan) e Ernst Hofbauer

L'adolescente (1976) di Alfonso Brescia

La portiera nuda (1976) di Luigi Cozzi

Un toro da monta (1976) di Roberto Mauri

Le impiegate stradali - Batton Story (1976) di Mario Landi

Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (1977) di Luigi Cozzi

Inquisición - Inquisizione (1978) di Paul Naschy (Jacinto Molina)

Il braccio violento della mala (1979) di Sergio Garrone

Le segrete esperienze di Luca e Fanny (1980) di Roberto Girometti e Gérard Loubeau 

Help Me Have No Human Ways (2015) di Chris Milewski

Erba Celeste (2016) di Valentina Gebbia

 

Daniela Giordano, "Tre vite in una"
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Federico Tadolini, "Il cinema horror italiano 1970-1990"

16 Luglio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

 

Federico Tadolini
Il cinema horror italiano 1970 - 1990
Quando gli artigiani si fecero autori

Sensoinverso - pag. 230 - Euro 15

 

Federico Tadolini è un giovane ricercatore cinematografico - laureato alla scuola di cinema di Pisa - che conosciamo per alcuni saggi su Lo squalo, Poltergeist e Winding Refn. Questo lavoro edito nella pregevole collana Italia nascosta di Sensoinverso Edizioni affronta il cinema horror italiano del periodo d’oro 1970 - 1990, senza dimenticare i precursori degli anni Sessanta, autori di grande livello come Mario Bava e Giorgio Ferroni.  Un testo interessante, utile come primo approccio al tema, che contiene una bibliografia di riferimento alla quale si può attingere per approfondimenti, ma che è perfetto per uno spettatore curioso in cerca di rapide informazioni. Tadolini racconta i principali film di molti artigiani del cinema italiano, elencati in ordine alfabetico, soffermandosi sui vari sottogeneri, dal thriller a tinte fosche al cannibalico, passando per splatter e gore, dispensando notizie e valutazioni su opere popolari che hanno reso indimenticabile un periodo storico e che hanno influenzato registi come Quentin Tarantino e Tim Burton. In rapida carrellata scorrono davanti ai miei occhi nostalgici film che hanno segnato un’orrorifica giovinezza, opere indimenticabili come Cannibal Holocaust, Antropophagus, Profondo rosso, L’aldilà, Il profumo della signora in nero, Contamination, Il medaglione insanguinato … Per me che ho scritto decine di saggi sul tema (persino una storia del cinema horror in cinque volumi) si tratta di una sorta di piacevole ripasso, ma per molti lettori potrebbe essere l’occasione per conoscere artigiani - autori come Ruggero Deodato, Luigi Cozzi, Lucio Fulci, Sergio Martino, Dario Argento, Francesco Barilli … Ben vengano libri simili e collane editoriali dedicate ai favolosi anni Settanta (ma anche gli Ottanta e i Novanta non sono da trascurare), un periodo storico intenso da un punto di vista artistico e culturale, che non solo non va dimenticato ma dovrebbe essere preso come esempio per una pronta rinascita.

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Giovanni Dall'Orto -Massimo Basili, "Italia arcobaleno"

26 Giugno 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

Giovanni Dall’Orto – Massimo Basili
Italia arcobaleno

Luoghi, personaggi e itinerari storico - culturali LGBT
Edizioni Sonda - pag. 240 - Euro 19,90

 

La prima guida italiana LGBT, turistica e storica, che vi porta alla scoperta di Firenze, Milano, Roma, Torino e Venezia come non ve le hanno mai raccontate e come forse non sospettavate che fossero. Per esempio scopro dal libro che Cesare Pavese era gay, forse non è una verità apodittica ma un’opinione discutibile, resta il fatto che una lettera di Irene D. di Ivrea, amica dello scrittore, farebbe propendere per tale indicazione. Ergo la casa torinese di via Lamarmora 35 è inserita nell’itinerario, così come troviamo Piazza XVIII Dicembre, dove Edmondo De Amicis scrisse Cuore, perché - pur non essendo gay - ha trattato il tema del cameratismo maschile in caserma. A Roma abbiamo la casa di Arcangelo Corelli, in piazza Barberini 2, grande compositore barocco innamorato del bel violinista Matteo Fornari, pure se il genio sepolto al Pantheon in vita non ammise mai il suo orientamento. Non può mancare la casa di Leopardi, in via dei Condotti 81, dopo le malignità scritte da Ranieri sul conto del poeta di Recanati, che gli autori riportano con precisione certosina, facendoci capire che la famosa Silvia forse era soltanto un amore poetico. Firenze è la città più omosessuale d’Italia per storica tolleranza culturale, quindi non può mancare la Bottega di Donatello in via dei Servi, noto sodomita, che sporcava di fuliggine i suoi garzoni perché non piacessero ad altri. La Casa Buonarroti, in via Ghibellina 70, con i ritratti dell’artista è tappa immancabile, rifugio degli amori omosessuali del grande scultore, primo tra tutti Tommaso de’ Cavalieri. A Milano - città dove la comunità LGBT è florida - non vi perdete il monumento a Carlo Porta (via Larga Verziere), che non era gay ma cantava la sessualità senza finzioni, parlava di prostitute e donne da postribolo, condendo la sua poesia di umorismo graffiante. Infine Venezia - meta di turismo sessuale sin dal Rinascimento - con la Lapide di Mario Stefani (sestiere di Santa Croce), coraggioso poeta omosessuale che scriveva versi sinceri nei primi anni Sessanta e che ha pubblicato Poesie a un ragazzo (1974). Abbiamo dato solo poche indicazioni, il libro racconta in sintesi la storia dei luoghi, citando persone e fatti quotidiani, vicende di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, inserendo il tutto nel contesto di una vera e propria guida turistica che vi porta a conoscere – da un insolito angolo di osservazione – le più importanti città italiane. Giovanni Dall’Orto, autore dei testi, storico e giornalista, si occupa di storia dell’arte in chiave LGBT e la sua competenza è altissima, basta scorrere le documentate pagine di questo testo divulgativo. Per approfondimenti si rimanda a Wikiping.org, oltre a una notevole bibliografia. Massimo Basili, illustratore e giornalista, realizza disegni con stile fumettistico che rendono agevole e pratica la guida, un prodotto editoriale interessante, realizzato con cura. Sonda è un editore che merita tutta la nostra attenzione, con un catalogo ricco e sofisticato, molto vicino alle problematiche sociali.

 

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Stefano Simone e Il passaggio segreto per Amazon Prime

15 Maggio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #interviste

 

 

 

 

Abbiamo incontrato il regista Stefano Simone, che seguiamo con interesse fin dai primi corti e dal primo mediometraggio horror Cappuccetto rosso, registrando significativi passi in avanti nella sua produzione. Il suo ultimo film, Il passaggio segreto, sta riscontrando giudizi molto positivi. Ho già parlato del film in alcune recensioni, credo che sia il lavoro più compiuto e maturo di Simone. Un antefatto rapido introduce al mistero, quindi l’incontro al bar tra due amiche d’infanzia, la decisione di ripercorrere un vecchio incubo, di entrare in quel passaggio segreto dove chiunque ci fosse andato da solo non sarebbe più ritornato … Un film senza tempi morti, ben recitato dalle due protagoniste, fotografato con uno stile personale e dotato di un’inquietante colonna sonora.

 

Stefano, ci sono novità distributive sul tuo ultimo film?

Il passaggio segreto è uscito per la prima volta il 16 marzo: in linea col decreto del Consiglio dei Ministri #iorestoacasa, è stato rilasciato gratuitamente in streaming per un mese sulla piattaforma X-Movie; dopo di che, a fine aprile, sono iniziati i primi passaggi televisivi. Aspettando l'uscita su Amazon Prime Video negli USA e in UK, la X-Movie ha deciso di renderlo disponibile per il noleggio al costo di due euro sulla propria piattaforma, in modo da renderlo facilmente reperibile anche sul suolo italiano. Questo è il link diretto:  https://www.x-movie.it/movie/passaggio/

 

Stai preparando qualcosa di nuovo?

Attualmente sto preparando un altro mediometraggio mistery dal titolo L'uomo brutto e che comporrà il secondo capitolo di un'ipotetica trilogia sul mistero iniziata appunto con Il passaggio segreto. Ancora una volta le protagoniste saranno Natalie La Torre e Rosa Fariello che dovranno affrontare un'entità che si aggira nelle zone rurali del paese. Altro non voglio aggiungere. Dovrei girarlo nella prima metà di settembre, coronavirus permettendo...

Attendiamo con curiosità il nuovo lavoro mistery di Stefano Simone e nel frattempo invitiamo i lettori a scoprire la sua produzione indipendente.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

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