Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

gordiano lupi

Marco Melillo, "Nuova canzone felice"

15 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Marco Melillo
Nuova canzone felice
Marco Saya Edizioni, 2021

 Euro 12 – Pag. - 135

 

Marco Saya è un editore che dimostra tutta la sua passione per la poesia sin dalla cura con cui pubblica i suoi libri, dal prezzo contenuto (12 euro per 135 pagine) e dalla scelta felice degli autori. La collana Sottotraccia diretta da Antonio Bux - autore che apprezzo per averlo pubblicato con Il Foglio Letterario - contiene vere perle che vanno da Gabriele Galloni (L’estate del mondo) allo stesso Antonio Bux (Sativi), passando per Sergio Bertolino (La sete) e Valentina Murrocu (La vita così com’è). E poi sono libri così belli che fanno venire la voglia di collezionarli tutti, con una copertina bianco lucido, una carta anticata di color giallo e un formato accattivante, per restare al solo aspetto esteriore. Parliamo un po’ di Melillo e della sua poesia civile, molto pasoliniana, dalla parte di Malvolio, se vogliamo rievocare una polemica storica tra due giganti della letteratura. La nuova canzone felice del poeta napoletano si divide in quattro sezioni: Mediterraneo, Disperanza, Dalle case d’altri e Invisibile mondo; liriche che parlano di mare e naufragi involontari, di profughi e persone senza una terra in cerca di approdo sicuro, si rivolge al mondo guardandolo dalla parte degli ultimi. Opera prima intensa e piena di contenuti, matura e compiuta, di un autore quarantenne, già vincitore del premio Ortese, pubblicato da Poeti e Poesia diretta da Elio Pecora, finalista del Premio Napoli e del Città di Conza. Una colta prefazione di Enzo Rega introduce l’opera facendo riferimento alla funzione della poesia come incontro con gli altri, cosa che Melillo compie fino in fondo, cercando le parole giuste per esprimere la sua compassione con tutti gli emarginati. Poesia di libertà e di sensazioni, di principi morali e sofferenze, di dolore e rimpianto, ma anche di lotta per un mondo migliore. Vi lascio alcuni testi in lettura, ché la poesia va letta più volte, persino mandata a memoria - come dice uno che stimo di nome Nicola Crocetti - ma spiegata proprio no …

 

Partiamo dall’incipit della prima sezione Mediterraneo:

Per navigare l’incerta lettura del mondo
la mappa è l’agire politico, l’acquisizione
di segni stranieri
dove vive il tu per intero
senza sillabare le forme che veste
la logica, finché il potere è una patria mortale.

Entro in cielo
divoro il libro
fisso sull’asfalto
una canzone.

 

L’orrore

La notte sbaglia la di sopra di loro.

Facile dare la colpa a chi scappa
chi spinge qualcosa di vivo
nel mare inautentico dell’abbondanza.

Facile pure il parlare
purché la vergogna abbia tratto lezione
dalla stessa legge

l’errore

oltraggiando un confine deciso dalle istituzioni
una muta di scogli spacciando parole
.


Tratto dalla Sezione seconda - Disperanza
 

Cos’è poesia? Andare via
star lontani dai corteggiamenti
di chiunque sia, perché il giorno
che venga a cercarti
chi c’era caduto davvero
non sia un giro inutile
tra chi ti scansa di spalle
bifronte coi suoi sentimenti
e chi vive sperduto tra i sensi
del mondo, ammesso
ai suoi pentimenti.

 

(si fa riferimento ad Alvaro Mutis e alla definizione di poesia come moneta inutile che paga i peccati altrui con le false intenzioni di offrire agli uomini la speranza)

 

Dalla Sezione Terza – Case d’altri

 

C’è un silenzio portentoso
accanto alla ginestra,
quando giungi
per la sua finestra
godi
la sua veglia originale
la tempesta di sterilità
che ci circonda, fissa
addirittura il gusto del pensiero
le sue forme,
noi che siamo epura
come docili carogne.

 

Dalla Sezione Quarta – Invisibile mondo
 

Digiuna l’aria il lamento,
ti prendo allora
che senza pensieri
non stringi, ti fai sicura
di traffico ancora alle mani.
È il vivo abbraccio dei morti
raccontano che
non bisogna fermare
questa polveriera di sogni,
di poesia senza bandiera.

 

Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it

 

Mostra altro

Biondi, Ballucchi, Pinelli, "La dama degli abissi"

12 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Biondi -  Ballucchi - Pinelli
La dama degli abissi - La storia segreta di Elisa Bonaparte
Euro 16,00 – Pag. 48 – Kleinerflug, 2021
www.kleinerflug.com

 

Oggi ho letto uno dei fumetti peggiori che mi siano passati tra le mani (e in vita mia ne ho letti tanti!): La dama degli abissi - La storia segreta di Elisa Bonaparte. Niente di male, sono molte le cose brutte diffuse a piene mani nel mondo delle lettere e delle arti in generale, ma questa è addirittura finanziata dal Comune di Piombino e non se ne comprende il motivo. La dama degli abissi mette in ridicolo una gloria maremmana come la Principessa Elisa, sorella di Napoleone Bonaparte, a Piombino da tutti detta (in senso dispregiativo) la Baciocca, perché aveva sposato un Baciocchi, principe di Lucca. Gli autori del fumetto non si curano di rispettare minimamente la realtà storica, limitandosi a qualche tavola che riproduce piazza Bovio e la Cittadella,  in cambio di una pessima narrazione fantasy che potrebbe avere come protagonista qualsiasi eroina immaginaria. Il disegno è stile manga, ma del peggiore, involuto e grottesco, quasi caricaturale, con alcuni spaccati paesaggistici e molti primi piani di personaggi con gli occhi enormi. Il sonno della ragione genera mostri, infatti in questo fumetto ce ne sono molti, scaturiti da demenziali parti oniriche e dalla fantasia aberrante di autori che non hanno neppure perso tempo a studiare le origini di Elisa. Ci sarebbero state molte leggende da sfruttare in senso fumettistico, come quella di un’Elisa mangiatrice di uomini che dopo aver portato a letto i più bei giovani di Piombino li mandava a morire facendoli precipitare dalle cento scalinate, proprio sotto la sua regale residenza. Il lettore locale si chiede come mai vengano finanziate operazioni simili, perché se sono soldi di un editore sprovveduto il problema è tutto suo, quando i denari sono dei contribuenti magari è lecito farsi delle domande. Roberto Mosi, che ha scritto un bel libro su Elisa, molto documentato, potrebbe sporgere querela, ma anche il fantasma di Ivan Tognarini (storico eminente di Piombino) potrebbe far passare agli autori sogni infausti, così come Nedo Tavera potrebbe presentare un esposto per la dissacrazione del suo grande lavoro da storico. La cultura è finita nelle ultime mani a Piombino, dove si organizzano eventi e presentazioni di libri solo di autori Mondadori ed Einaudi, di tanto in tanto qualche Rizzoli, tutta gente di serie A, nessun locale che farebbe scomparire, neppure quando si parla di cose che dovrebbero essere di interesse nostrano. Concludo dicendo che 16 euro per 48 pagine a colori sono decisamente troppe, se poi il prodotto è fanzinaro, trasandato, disegnato e scritto senza cura, diventano quasi un affronto. Da evitare. Per conoscere la figura di Elisa Bonaparte consiglio la lettura di libri storici sul tema.

Mostra altro

Nicola Crocetti, Jovanotti, "Poesie da spiaggia"

11 Maggio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Nicola Crocetti – Jovanotti
Poesie da spiaggia
Crocetti Editore, 2022

Pag. 200 –Euro 15

 

Davvero una strana coppia quella composta da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Nicola Crocetti, sia per età che per campi d’interesse, il primo cantante rock e pop, autore di ispirati testi poetici, il secondo traduttore di poeti greci e gran cultore della poesia in Italia. Ho spesso affermato che se Nicola Crocetti non esistesse bisognerebbe inventarlo, perché è riuscito a portare la poesia in edicola con la sua bella rivista (Poesia, appunto) che leggo dai tempi della scuola, adesso diventata rivista - libro grazie a Feltrinelli. Jovanotti, invece, è riuscito a far entrare la poesia a Sanremo, recitando una stupenda lirica di Mariangela Gualtieri nel salone del teatro Ariston, un piccolo gioiello tra anonime canzoni che di poetico avevano ben poco. L’operazione Poesia da spiaggia è interessante, perché non è tanto volta a commercializzare la poesia quando a far capire che sotto l’ombrellone, accanto al romanzo giallo e al thriller, si possono leggere anche liriche di autori interessanti, che i nostri selezionatori di fiducia consigliano grazie a un agile tascabile. Crocetti non poteva fare a meno di inserire nella sua personale selezione il grande Costantino Kavafis, pure se manca la mia poesia preferita, la lirica dei giorni passati visti come candele spente, ma scorrendo le pagine trovate una composita selezione di autori, che va da Mario Luzi ad Aldo Nove, passando per Rimbaud, Pasolini, Hikmet, Saffo e Dolci. Jovanotti e Crocetti con questo ottimo libro che si fa leggere con passione e partecipazione si augurano di poter avvicinare un buon numero di lettori al genere letterario per eccellenza. Tra i tanti consigli di lettura citiamo una poesia d’amore di Neruda, un testo di Amichai, un buon lavoro di De Luca, persino Sanguineti (la per me ignota Ballata delle donne, una tantum poesia non sperimentale), Mannick, Baudelaire, Athanasulis (il mare t’empirà di sogni. Ti lascio / il mio sorriso amareggiato; fanne scialo, / ma non tradirmi), Wilcock (abbi fiducia nella vita / e non nelle ideologie …), Quasimodo (E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore), Pascoli (m’affaccio alla finestra, e vedo il mare), Ungaretti (ricorderai d’avermi atteso tanto, / e avrai negli occhi un rapido sospiro), Giudici (Inoltre metti in versi che morire / è possibile a tutti più che nascere / e in ogni caso l’essere è più del dire), Anaghnostakis (Bisogna piantare le parole come chiodi / che non le porti via il vento), Andrade (minatore dell’amore, scavo senza tregua / fino a scoprire il filone dell’infinito). Un’antologia variegata, dove ogni lettore può trovare poeti affini alla sua sensibilità, che sviscera il tema del mare e del viaggio, dell’avventura di una vita da impostare nei modi più impensati. Tutti abbiamo i nostri libri del cuore, gli autori di cui da giovani ci siamo innamorati e non li abbiamo più abbandonati; Crocetti e Jovanotti ne presentano una buona selezione, che fa capire l’utilità della poesia in questo nostro mondo, di sicuro maggiore rispetto a un romanzo giallo o al solito noir declinato ormai in tutte le salse.

Mostra altro

Gordiano Lupi, Fabio Strinati, "Dagli Appennini al Tirreno"

9 Maggio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #fabio strinati

 

 

 

 

Dagli Appennini al Tirreno

Gordiano Lupi e Fabio Strinati

Edizioni Il Foglio, 2022

 

Ho sempre pensato che Gordiano Lupi scrivesse già poesia in prosa e qui, in Dagli Appennini al Tirreno silloge che raccoglie insieme liriche sue e di Fabio Strinati – non faccio alcuno sforzo per adeguarmi al cambiamento di registro. Poesia era e poesia rimane.

I paesaggi di Lupi sono sempre gli stessi, quelli del ricordo. Canta “la sua provincia”, Piombino, “nido accogliente per ogni ritorno”, il posto più denso di significati perché vi si è svolto tutto quello che ha poi avuto valore, perché ogni attimo di presente si è trasformato in un passato trasfigurato dal ricordo, divenuto nostalgia feroce. Pazienza se, dove giocava da bambino, ora Lupi siede nella tarda maturità con in mano un giornale. I pratini sterrati sono gli stessi, il vento porta gli stessi suoni e gli stessi colori, e lui è avvolto dalla stessa maledetta nostalgia, il cuore strutto da memorie perdute, da ambizioni fallite e da quella “brama di rifiorire” che prende a una certa età ma non è mai soddisfatta.

Un realismo composto di piccole cose, sempre uguali, ripetute all’infinito, trasformate e poetizzate dal tempo. Una poesia piana e distesa, anche se le parole sono distillate con cura. Incisi che ricordano Caproni (a messa non andava) e enjambement che rendono colloquiale il versificare.

Il coprotagonista di questa raccolta è Fabio Strinati, poeta che avevo già avuto modo di leggere. Il suo mondo non è la Maremma bensì le Marche, il suo mare è l’Adriatico. Lo troviamo immerso in un paesaggio che è, sì, quello appenninico, fatto di selve e masserie, ma è anche interiore, nutrito di sentimenti privati come l’amore verso la Donna con la d maiuscola, uno sfuggente eterno femminino.

Poesia discorsiva quella di Lupi, più comprensibile e per questo più struggente, versi maggiormente ricercati quelli di Strinati, molto maturati rispetto alle prove precedenti, frutto di grande rispetto per la parola e di grande ricerca stilistica ancora in divenire, sospesa fra “arcaismo ed ermetismo”, come giustamente afferma Alberto Figliolia nella prefazione.

Una bella raccolta corredata di fotografie in bianco e nero, testimone della funzione consolatoria che la poesia ancora oggi possiede, dolce carezza per il nostro cuore affannato.

Mostra altro

La santa piccola di Silvia Brunelli

22 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

La santa piccola (2021)
di Silvia Brunelli

 

La santa piccola è la convincente opera prima di Silvia Brunelli, prodotta con l’aiuto della Biennale di Venezia e di altre realtà territoriali come Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità e Accademia di Belle Arti di Napoli. Presentata al Farnese di Roma, selezionata al Tribeca Film Festival, ha dato il via a un tour italiano che la porterà nei cinema di Ragusa, Iglesias, Bologna, Caserta, per approdare a Napoli, quartiere Sanità, luogo naturale dove tutto è cominciato. La pellicola è tratta dal buon romanzo di Vincenzo Restivo (Milena Edizioni, collana di narrativa LGBT), sceneggiato dalla regista in collaborazione con Francesca Scanu, ambientata benissimo in una Napoli solare e vitale, nel quartiere Sanità, dove convivono superstizione e miseria, religiosità diffusa e quotidiane mancanze. Si racconta una storia di amicizia tra due ragazzi, Lino e Mario, che dopo notti di sesso sfrenato e avventure nel rione, sembra sfociare in qualcosa di più intenso, ma soltanto il secondo cerca l’approccio omosessuale, mentre il primo non trova il coraggio per osare e interrompe persino l’amicizia. La regista è bravissima a descrivere la vita quotidiana di un quartiere povero, dove sembra non accadere niente, fino allo sconvolgente evento che irrompe nell’ordinario e modifica il corso degli eventi. Personaggio principale della vicenda la piccola santa, suo malgrado, Annaluce (sorellina di Lino) che fa volare una colomba apparentemente morta e sembra resuscitare la madre intossicata dal gas. Tutto il quartiere grida al miracolo e la povera casa di Perla - madre depressa abbandonata dal marito - si popola subito di fedeli come se fosse un santuario.  Silvia Brunelli dipinge con mano felice un’umanità povera e dolente, con tratti pasoliniani, una macchina a mano convulsa e nervosa che si alterna alla macchina fissa per inquadrature mai banali di volti, vicoli e piazze. Attori giovani e bravi, sia Pellegrino (Lino) che Antonucci (Mario), ben guidati in complesse (ma credibili) sequenze erotiche che a tratti sconfinano nell’hard. Per la prima volta sullo schermo, la giovanissima Sophia Guastaferro non se la cava male, così come Pina Di Gennaro (Perla) è una convincente madre depressa. Fotografia luminosa di una Napoli periferica con suggestivi spaccati marini, curata da Sammy Paravan, colonna sonora a base di suggestioni partenopee di Emiliano Rubbi, mentre la regista cura in parte anche un compassato montaggio, secondo le regole del miglior cinema d’autore.  Questa è una storia che racconta di tenerezza e di crudeltà - spiega la regista - di bisogno di credere che qualcosa di buono e di superiore possa accadere, di speranza che qualcosa ci salverà dalla quotidianità e dalla sua monotonia. A nostro parere l’autrice centra il bersaglio alla perfezione, dimostrando che il buon cinema italiano (come si faceva un tempo) esiste, bisogna solo scoprirlo, senza fermarsi alle pellicole promosse da televisioni e circuiti multisala. 

Titolo originale: La santa piccola. Anno 2021. Paese di Produzione: Italia. Genere: Drammatico. Produzione: Rain Dogs Production, con la collaborazione di Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità, Accademia Belle Arti di Napoli. Durata: 97’. Regia: Silvia Brunelli. Soggetto: Vincenzo Restivo (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Silvia Brunelli, Francesca Scanu. Fotografia: Sammy Paravan. Montaggio: Luna Gualano, Silvia Brunelli. Musiche: Emiliano Rubbi. Distribuzione internazionale: Minerva Pictures Group, TVCO. Distribuzione Italia: Rain Dogs Production, Emera film. Interpreti: Francesco Pellegrino (Lino), Vincenzo Antonucci (Mario), Sophia Guastaferro (Annaluce), Pina Di Gennaro (Perla), Gianfelice Imparato (Don Gennaro), Alessandra Mantice (Assia), Sara Ricci (Marina), Carlo Gertrude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra altro

GIALLO BERICO – Summer Edition

14 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #eventi

 

 

 

 

 

 

SHATTER Edizioni, in collaborazione con l’Associazione Culturale Amour Braque, presenta “GIALLO BERICO – Summer Edition”, versione spin-off della rassegna cinematografica e letteraria dedicata al genere giallo/thriller, la cui prima edizione ha avuto luogo il 18 e 19 febbraio 2022 presso la Sala Maggiore di Ponte di Barbarano (VI).

Dopo il successo riscosso dalla prima edizione, a grande richiesta, “GIALLO BERICO” torna in una versione tutta da scoprire e per l’occasione cambia location e “aspetto”: l’appuntamento con il brivido è fissato infatti per il 18 giugno 2022 presso la Sala Polivalente del Comune di Agugliaro (VI).   

L’evento, a ingresso libero previa prenotazione, vedrà protagonisti della giornata scrittori, reporter, documentaristi, saggisti e giornalisti investigativi che trasformeranno ancora una volta la suggestiva cornice dei colli berici in uno spazio di informazione, approfondimento, cultura e, non per ultimo, intrattenimento.

Al centro della Summer Edition due fatti di sangue che hanno profondamente segnato un solco nella nera italiana: la strage di Erba e l’efferato delitto Pasolini. In occasione del centenario dalla nascita del regista, intellettuale, scrittore e poeta, infatti, GIALLO BERICO rende omaggio a uno dei più grandi esponenti del Novecento, brutalmente assassinato e sul cui omicidio ancora oggi non mancano ombre e misteri.

A ripercorrere, come da titolo del libro inchiesta, L’ultima notte di Pasolini sarà il reporter Paolo Cochi, autore anche dell’omonimo documentario e che per l’occasione verrà proiettato, che ha co-firmato il volume, edito da Runa, assieme all’avvocato Nino Marazzita e il criminologo Francesco Bruno. L’incontro, moderato dalla giornalista Daniela Boresi, sarà preceduto dalla lettura di alcuni passi da “Le Ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini, a cura di Amour Braque.

L’altro fatto di sangue in cartellone è poi la tristemente nota strage di Erba. A far luce su un caso ancora oggi dibattuto e che vede dietro le sbarre, accusati di omicidio plurimo, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sarà il giornalista investigativo Edoardo Montolli, autore della controinchiesta, assieme a Felice Manti, “Il grande abbaglio”, trasposto poi anche in podcast e del quale sarà possibile ascoltare alcuni passaggi. Oggi, che tanti dubbi sono stati sollevati sulla colpevolezza di Olindo e Rosa e che il dibattito sulla coppia si è riaperto, il libro è stato riproposto in versione aggiornata, sulla base delle scoperte fatte dagli autori. A moderare l’incontro sarà il già professore di Diritto penale presso l’Università di Ferrara Guido Casaroli.

Ma come da format originale, anche GIALLO BERICO Summer Edition rende omaggio ai classici della letteratura gialla. E per l’occasione lo fa chiamando in causa un ospite d’eccezione: l’investigatore per eccellenza Sherlock Holmes, protagonista di alcuni dei racconti del giallista Rino Casazza che presenterà le indagini del più noto indagatore alle prese, per i Gialli di Crime, con lo squartatore, Lupin e il mannaro del Lario, per citarne alcuni.

Più ampio spazio poi al cinema giallo e ai cult movies anni Settanta-Ottanta che hanno caratterizzato la scena italiana con la partecipazione di Antonio Tentori, sceneggiatore che ha lavorato al fianco dei più grandi registi di genere di casa nostra quali Dario Argento, Lucio Fulci, Joe D’Amato, Bruno Mattei e che presenterà due volumi, editi da SHATTER Edizioni, da lui scritti: La notte degli assassiniCult movies del thriller italiano anni Settanta, saggio che prende in analisi titoli celebri e meno del giallo made in Italy, e La mano guantata della morte, sceneggiatura quest’ultima co-firmata da Nico Parente. E quale occasione migliore per portare in scena una performance teatrale che rievochi il nostro cinema più glorioso? Ed ecco infatti entrare in azione Alessandro Romano e Veronica Galeazzo, che daranno vita a una messinscena liberamente ispirata dal capolavoro di Dario Argento Quattro mosche di velluto grigio.

Ad inaugurare la sezione 2 PASSI NEL GIALLO sarà invece la scrittrice Paola Totis, autrice del romanzo La compagnia del silenzio (Logikal Edizioni), in un incontro moderato da Fabio Berton e che comprenderà alcune letture a cura di Amour Braque.

Un evento imperdibile per tutti gli amanti del brivido che, a partire dalle 17.30 di sabato 18 giugno, potranno accedere alla Sala Polivalente di Agugliaro.

La direzione artistica di “GIALLO BERICO” è di Nico Parente.

 

 

Per info e prenotazioni: gialloberico@shatteragency.com

www.shatteragency.com

 

 

 

 

 

Mostra altro

Alessandro Del Gaudio, "Lo specchio dell'anima"

6 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #interviste, #fantasy

 

 

 

 

 

Alessandro Del Gaudio
Lo specchio dell’anima
Saga Edizioni, 2021 – Pag. 310 – Euro 19

www.saga-edizioni.cominfo@sagaedizioni.com

 

Alessandro Del Gaudio è un autore che conosco molto bene per aver pubblicato diversi suoi libri interessanti, da saggi come Identità segreta - libro sui supereroi che andrebbe ristampato e aggiornato - e Kyoko mon amour, per finire con una trilogia fantasy (Metallo d’ombra, Lacrime d’ombra e Anello d’ombra) e alcuni romanzi classici (Italoamericana). Lo specchio dell’anima esce per Saga, un editore di narrativa pura, specializzato nel genere fantasy che Del Gaudio ama narrare e per il quale è decisamente portato. Vediamo la trama desunta dallo strillo editoriale. Radian vive a Roccabruna, mentre la sua esistenza gli scivola tra le dita, tra notti insonni e uno strano dado, un dono del suo amico Ferge. Durante una di quelle serate vuote, decide di entrare al Bianconiglio, un locale dove niente è ciò che sembra, nel quale incontra Feef, un personaggio alquanto singolare, molto interessato a quel dado di cui Radian è estremamente geloso. Dopo quell’incontro, niente sarà più lo stesso: Radian perderà un occhio e si ritroverà su Najar, una dimensione in cui vige ancora un sistema feudale. Il Pescatore di Anime gli ha ghermito l’anima e a lui non resta che prepararsi, assieme ai suoi nuovi amici per la battaglia che libererà la dimensione da quel sovrano spietato: lo scontro finale. Un breve estratto: Tu potrai riavere la tua anima, ma per farlo dovrai trovare il Pescatore di Anime e affrontarlo con il tuo dado. Esso ti aiuterà, ti è già servito una volta a sconfiggere un suo maleficio.

Abbiamo avvicinato l’autore per fare qualche domanda.

Da dove nasce l’ispirazione?

In genere i miei libri possono iniziare da un titolo, da un’idea, o da una tipologia di personaggio. Ormai posso dire che nelle mie storie, più che in passato, ci sia il giusto equilibrio tra quel che vedo intorno a me e ciò che leggo, tenuto conto che le mie letture virano dal fantastico al thriller scandinavo, dalla narrativa asiatica alla graphic novel.

Inizio di una nuova saga o romanzo autoconclusivo?

Lo Specchio dell’Anima è, insieme a Aurora d’Inverno, una serie di romanzi autoconclusivi che avrebbe dovuto far parte dello stesso ciclo, pur senza aver punti di contatto tra le storie, se non per pochi elementi. In entrambi i libri, infatti, compaiono personaggi che si conoscono, anche se le loro avventure si svolgono in universi diversi. Questo fa sì che ogni lettore possa decidere di cominciare da uno qualsiasi dei libri per iniziare a leggere, senza correre il rischio di perdersi informazioni importanti dalla lettura degli altri.

Pensi di tornare alla saggistica?

Al momento non credo. La saggistica, un po’ come la poesia, hanno rappresentato delle parentesi nella mia carriera di romanziere o più propriamente di scrittore di narrativa, dato che negli ultimi anni ho scritto anche racconti. Per adesso preferisco proseguire su questa linea.

Progetti per il futuro.

Con la mia nuova casa editrice, la Sága Edizioni, ho in programma tre o quattro libri nuovi, che abbracciano il fantastico a 360 gradi. A novembre esordirò nella fantascienza, con un romanzo ispirato ai mecha giapponesi e al cyberpunk. Poi sarà il turno (per il 2023) di un’antologia di racconti in stile hard boiled con protagonisti degli investigatori alle prese con casi che immancabilmente sconfinano nel mistero e nell’impossibile. E poi darò alle stampe il mio romanzo più corposo, un urban fantasy che molto probabilmente sarà pubblicato in due volumi separati. Ho in lettura presso gli editori anche un thriller fantasy e sono in attesa di responso.

Gordiano Lupi
www.ilfoglioletterario.it

Mostra altro

Gianni Macchia, "Bettino ci aspetta"

20 Marzo 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #eros

 

 

Gianni Macchia
Bettino ci aspetta
Amazon 2021 – pag. 110

 

 

 

Gianni Macchia lo conoscevo come attore, sono stato un suo fan nei film scandalo di Fernando di Leo, lavori innovativi come Brucia ragazzo brucia e Amarsi male, ma non sapevo della sua passione letteraria, mentre apprezzavo la feconda vena di pittore. Sante Rodella mi fa conoscere la dimensione di Macchia narratore introducendo un racconto (romanzo è eccessivo, non ci sono sotto trame) erotico, dedicato ad Alberto Moravia (primo lettore dell’opera) e a Marina, musa ispiratrice della storia. L’erotismo è il filo conduttore dell’esistenza di un attore - scrittore, icona sexy degli anni Settanta, simbolo di trasgressione e ispiratore di un nuovo ruolo per la donna nella società. Questo breve racconto è un gioco letterario lieve ed intenso, ricco di personaggi femminili appena abbozzati ma realistici, donne in preda al vortice dei sensi, disponibili e sfuggenti. Macchia ricorda una madre che non ha conosciuto, una zia protettiva, un padre - padrone, poi si abbandona al racconto, una storia d’amore a tratti torbida e malsana, erotica e tragica, profumata di vita vissuta. Bettino ci aspetta è scritto come una storia vera, ambientata nel 1972, quando l’autore faceva il performer di Body Art a Roma, parte con la conoscenza di Fiamma in una villa, diventa la storia di un’attrazione disperata che conduce nel gorgo della passione. Il libro è ricco di particolari erotici descritti con cura, dalla scena dei cani che possiedono la ragazza, passando per sodomizzazioni violente e rapporti sadomasochisti, in una temperie narrativa che a tratti ricorda Salò di Pasolini. Lo stile di Macchia è secco e rapido, senza fronzoli letterari, interessato al puro racconto e alla descrizione di particolari erotici scabrosi, senza compiacimento ma con crudo realismo. Un libro che farà conoscere al lettore un lato meno noto di un attore ricordato per una scarna filmografia, che oltre ai due film di esordio comprende pellicole come Una ragazza di nome Giulio, Morbosità, Lo stallone, Vacanze per un massacro, che in parte riportano alle atmosfere della narrativa erotica. Il libro contiene in appendice alcuni dipinti di Gianni Macchia, oltre a un elenco competo di tutte le sue partecipazioni cinematografiche e teatrali. 

 

Per leggere il libro: https://www.amazon.it/Bettino-ci-Aspetta-Gianni-Macchia-ebook/dp/B08X7GPD54

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Mostra altro

Sante Rodella, "Il prof. di religione"

19 Marzo 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Sante Rodella
Il prof. di religione
Tracciati 2017

Euro 12 – pag. 180

 

 

Sante Rodella scrive un romanzo autobiografico come Il prof. di religione, forse la sua cosa più compiuta, anche perché parla del mondo della scuola che conosce bene e di tutte le occasioni mancate per rendere l’insegnamento interdisciplinare e non diviso a compartimenti stagno. Una biografia dell’anima, ambientata in una Venezia decadente e nostalgica dove il protagonista si trova a vivere e a insegnare (da laico) una disciplina sottovalutata che (se ben fatta) può aprire mondi impensabili. Un romanzo che ci porta negli anni Ottanta, forse più veri, vissuti in mezzo alle persone, senza Internet e cellulari connessi, con discussioni in prima persona ed echi ancora vivi delle proteste studentesche sessantottine. Il prof. di religione è un libro scritto da un cristiano laico che vuol cercare di condividere la sua fede in Dio attraverso argomenti non banali e un’aperta discussione con gli studenti. La sala professori vista come una stazione ferroviaria, una sala d’aspetto dove transitano professori di varie categorie, vede il giovane protagonista (28 anni, primo incarico) consapevole del fatto che la sua materia è considerata di serie Z, pur se lui vorrebbe darle dignità nuova. Tra le pagine di Rodella vive il cambiamento scolastico nel corso degli anni, non sempre in meglio, il rapporto tra professore e alunni, i rapporti tra colleghi delle varie materie, la volontà di far diventare la scuola un luogo di crescita intellettuale, troppo lasciata all’inventiva estemporanea dei singoli insegnanti. Il personaggio principale soffre un male di vivere inconfessabile che si porta dietro dai tempi dell’università, della leva militare, del corso di teologia, fino all’insegnamento, dove si unisce a colleghi che vivono identiche emozioni. Tutte le difficoltà di entrare in contatto con un mondo di ragazzi sconosciuti, ognuno con la propria personalità, vivono nei ricordi di Rodella, alle prese con il primo incarico, con un mondo che non conosce, dove c’è solo da imparare. Venezia non è solo lo sfondo del romanzo, ne diventa quasi protagonista, descritta con pennellate impressionistiche in tutta la sua decadente bellezza, così come non mancano le discussioni sull’ora di religione da abolire e le prese di posizione dei colleghi marxisti o kantiani. Uno spaccato scolastico, di vita vissuta, un romanzo dall’andamento suadente e malinconico, come una sinfonia d’autunno, tra i banchi di scuola, passando per calle e campielli veneziani. Femminismo, amore per il prossimo, fede, discussioni con Aldo tra marxismo e religiosità cristiana, passando per Dostoevskij e I demoni, dialoghi socratici tra studenti e professore, un libro che trasuda cultura e amore per un mondo che potrebbe essere migliore con un minimo di impegno e di condivisione. Il prof. di religione è un libro che trasuda letture, cita a piene mani eventi storici del passato, scrittori e opere indimenticabili, passando per vite di santi come Martino, un uomo (se non vogliamo credere alla santità) che è un monito per tutti. Un romanzo utile come incentivo per nuove letture, per farsi un’idea sul vecchio e nuovo concordato, sui gay e sulle donne che insegnano religione, sul clero e le aperture mentali, il cinema e la poesia religiosa, per finire con l’ora alternativa alla religione. Il prof. di religione ha una dimensione letteraria indefinibile, tra romanzo autobiografico e saggio filosofico, opera morale e romanzo di formazione, scritto con stile coinvolgente e originale.

 

Per ordinarlo: https://www.amazon.it/prof-religione-Sante-Rodella/dp/8894194728/ref=sr_1_2?hvadid=80676698325534&hvbmt=be&hvdev=c&hvqmt=e&keywords=il+prof+di+religione&qid=1647685639&sr=8-2

 

Gordiano Lupi

Mostra altro

Giorgio Caproni, poeta di Livorno e Genova

5 Gennaio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

È il 1912 quando nasco a Livorno, la meno toscana delle città toscane, accanto al Cisternone e al piccolo zoo del Parterre, figlio di Anna Picchi e di Attilio, ragioniere figlio d’un sarto ch’era stato garibaldino. Son anni di lacrime e miseria, richiamano alle armi mio padre, viviamo in via Palestro con Italia Bagni nata Caproni e il marito Pilade, barbiere massone e gran bestemmiatore, proprio vicino allo Sbolci, scaricatore di porto e bevitore di ponci. Vivo in un quartiere rosso, dove tutti cantano Bandiera rossa e danno la caccia ai topi, mi adatto, imparo a leggere da solo, a quattro anni, grazie al Corriere dei Piccoli, frequento la prima e la seconda elementare al Sacro Cuore, la scuola dei preti. Faccio incetta di santini da Suor Michelina da quanto son bravo, ma non riescono a convincermi nemmeno un po’ dell’esistenza di Dio. Per la terza elementare mi iscrivo alle comunali, al Gigante, con il maestro Melosi, dove al posto di Dio e preghiere mi tocca piangere sul Cuore di De Amicis. Per fortuna finisce la guerra, mio padre torna a casa, al suo posto di ragioniere in una ditta livornese di caffè. Andiamo ad abitare in via De Larderel, dove mi resta impresso quel sapore intenso di gelati frammisto all’odore di pesce che per tutta la vita mi ricorderà Livorno, la città del mercato centrale lungo i fossi e l’acqua nera come asfalto, panchine e monumenti incomprensibili, delimitati da grate di ferro. È il dopoguerra con disordini di piazza, son anni duri, gente che muore per strada, ma c’è mio padre, ci sono le passeggiate con mio fratello Pier Francesco. Andiamo in campagna o ai Pancaldi; a volte ci spingiamo fino a San Biagio, un po’ in treno, un po’ in carrozza, passando dalla stazione di Pisa con quelle vetture di legno di terza classe. A San Biagio andiamo a caccia in padule, ospiti di Pietro, è il mio tempo magico, nonostante tutto, un tempo di cui ricordo istanti interminabili a confezionar cartucce e a mangiar selvaggina. Sogno di fare il macchinista, ché mi affascinano i treni, un trenino elettrico lo terrò sempre con me nello studio, lo userò per far giocare i miei alunni, per far imparare tante cose. Non sono un ragazzo allegro, non sono per niente tranquillo, sto sempre in mezzo ai litigi e alla sassaiole. Soffro in anticipo la fine delle cose, noleggio per un’ora una bicicletta, ne vedo subito il termine, così il piacere svanisce. Sono un lettore onnivoro, infaticabile, a parte il Corriere dei Piccoli, incontro presto sulla mia strada i poeti, Dante per primo, con la sua Commedia illustrata dal Dorè che il babbo compra in edicola, pubblicata a dispense da Nerbini. La leggenda montanina è il primo tentativo di racconto, scritto alle elementari, come testimonianza del mio baco letterario. Nel 1922 nasce mia sorella Marcella e ce ne andiamo per sempre da Livorno, ché la ditta dove lavora mio padre fallisce, passiamo un po’ di tempo a La Spezia, poi ci fermiamo a Genova dove il babbo trova lavoro nell’azienda conserviera Doria, proprio nel palazzo ducale. E da quel giorno Livorno resta soltanto un ricordo, la terra dove son sepolti i nonni, al Cimitero dei Lupi, la terra di mia madre, dei profumi intensi, indimenticabili. La città che sento veramente mia è Genova, là sono uscito dall’infanzia e mi son fatto uomo, là ho studiato, ho amato, ho sofferto. Ogni pietra di Genova è legata alla mia storia di uomo: via San martino, via Michele Novaro, piazza Leopardi, via Bernardo Strozzi, tutti luoghi dove ho vissuto. A Genova termino le elementari, faccio sassaiole con i nuovi coetanei, allevo piccoli rettili, studio violino e composizione, forse per questo scrivo i primi versi. Poi il musicista cade e resta il paroliere, ma non per caso tutto succede a Genova, città musicale per via d’un vento cangiante e disperato, tra gli alberi e il mare. I miei versi nascono in simbiosi con il vento, lui fischia e io scrivo, nel frattempo leggo di tutto, da Schopenhauer a Verne, passando per Machado e Lorca in lingua originale, per finire con la visione appassionata dei film di Francesca Bertini. A diciotto anni abbandono il violino, troppo emotivo per fare concerti, spezzo lo strumento quando mi accorgo di non esser tagliato per quella professione, nonostante molti mi dicano che come violinista potrei avere un avvenire. Scrivo le prime poesie vagamente surrealiste, forse futuriste, surrogato della musica tradita, mentre trovo un impiego presso lo studio dell’avvocato Ambrogio Colli che possiede una grande biblioteca, dove scopro Ungaretti e L’allegria, vero e proprio sillabario poetico. Leggo gli Ossi di seppia di Montale, incontrati su una bancarella, pare che mi attendano per spalancare le porte d’un mondo, per suscitare emozioni profonde, indimenticabili. Leggo Cardarelli, Novaro, Sbarbaro, molti poeti liguri; non perdo un numero de L’Italia letteraria e della rivista Circoli, dove scopro Sbarbaro, che anni dopo conoscerò di persona. Circoli mi rifiuta alcune poesie, m’invita ad avere pazienza, a studiare, così ricomincio da Carducci, il più lontano da me che son pascoliano, pure se certi critici trovano Carducci nei miei versi, ci sta che l’abbia studiato troppo per farmelo piacere. I miei poeti sono quelli delle origini, soprattutto Cavalcanti, autori che usano una lingua spigolosa, da formare. Nel 1933 pubblico le prime cose su Riviere ed Espero, grazie ad Aldo Capasso e Ferdinando Garibaldi, ma non c’è tempo di gustare il successo ché parto militare un anno dopo, di leva a Sanremo, pure se scrivo ancora, pubblico su riviste e preparo l’esame magistrale da privato. Scopro i classici - Cesare, Virgilio, Catullo, Lucrezio - e la filosofia di Sant’Agostino, Nietzsche e Kierkegaard. Prendo il diploma magistrale a 23 anni, da privatista, scrivo un tema su Pascoli che conquista tutti, ma all’orale faccio scena muta, polemizzo con il commissario d’italiano sul pessimismo di Leopardi. Nessuno ha mai amato la vita più di Leopardi! Il pessimismo è solo un luogo comune. Nonostante tutto, mi promuovono. Scrivo poesie, pubblico recensioni su Araldo letterarioTerza paginaL’ora di PalermoIl popolo di Sicilia; mi iscrivo al Magistero di Torino - l’università dei maestri - ma non completo gli studi. In compenso arriva il primo incarico da insegnante, a Rovegno, in Val Trebbia, mentre mi fidanzo con Olga Franzoni, che mi segue da Genova quando decidiamo di sposarci. Olga muore di setticemia nel 1936, poco prima delle nozze. Non scriverò più, mi dico. Non ho accanto la mia musa, il mio amore, il solo sostegno, l’unica certezza, senza di lei la poesia diventa inutile. Nonostante tutto pubblico a Genova Come un’allegoria, un libriccino che piace a Betocchi - con cui intrattengo un rapporto epistolare - al punto di parlarne su Frontespizio. La vita va avanti, Rosa (Rina) Rettagliata, dagli occhi siderei, diventa la mia nuova musa, poco a poco prende il posto di Olga nel mio cuore. Abbozzo l’idea d’un romanzo - La dimissione - sulla mia esperienza in Val Trebbia, su Olga e il nostro amore, ma non va in porto, forse non son tagliato per la misura lunga. Va bene la poesia, in compenso, Ballo a Fontanigorda è il mio secondo librettino genovese, edito come il primo da Emiliano degli Orfini, vince un premio, lo traducono in francese e lo pubblicano a Parigi. Mi mandano a insegnare nelle nebbiose vallate di Pavia, per questo le mie liriche son offuscate da mattine brumose e tramonti velati, sono i panorami che vedo. Nel 1938 mi sposo con Rina, a Loco, dove trascorro le vacanza per tutta la vita, ché resta un luogo simbolico per troppi motivi: la mia carriera d’insegnante, la morte di Olga, le nostre nozze … Vado a vivere a Roma, convinto dall’amico Libero Bigiaretti, una città che mi affascina per le sue vestigia classiche, non per il barocco, ed è qui che conosco Ungaretti. Purtroppo nel 1939 mi richiamano alle armi, mi spediscono al confine francese, proprio mentre nasce mia figlia Silvana; la poesia diventa un estremo rifugio alla tragedia vissuta, in una vita segnata da troppe guerre che sconvolgono infanzia e giovinezza. Finzioni esce nel 1941, stesso anno in cui nasce mio figlio Attilio Mauro e vengo nominato sottotenente. In guerra ho tanta paura: non sono un eroe, ma mi faccio coraggio. Scrivo Cronistoria in questo triste periodo, De Robertis conosce parte della mia opera, vuol leggere altro e ne parla bene, lui è un critico importante, può cambiare il destino della mia letteratura. Sono anni terribili, di povertà e terrore, di un’Italia divisa, di partigiani e tedeschi invasori, di americani liberatori. Partecipo alla guerra di liberazione della Val Trebbia senza sparare nemmeno un colpo, in compenso vengo eletto commissario a Rovegno e riapro la scuola elementare a Loco, dove son l’unico maestro. La campagna della Val Trebbia è per me troppo importante, contiene la mia giovinezza a Rovegno, il primo incarico da insegnante, la guerra partigiana combattuta in prima persona. Strada Statale 45, tra i boschi e il fiume, la mia vallata misteriosa e incontaminata, fatta di dubbi e di attesa, vera metafora della vita, ideale per costruire una poesia che non è mai stata ermetica, poche parole essenziali che partono dal paesaggio per raccontare. Finita la guerra torno a Genova, la trovo distrutta, bombardata, non ci voglio stare, come non vorrei vivere a Roma, mi piacerebbe trasferirmi a Firenze, ma non riesco, non trovo lavoro. Accetto un posto di maestro a Trastevere, mi adatto a Roma, pure se è una scarpa troppo grande per il mio piede, non riesco a sentirla mia fino in fondo, ci passo il resto della vita. Non lego con Roma, mi manca il mio porto, il mio paesaggio industriale, ma a Roma faccio gli incontri più importanti per l’attività letteraria, stringo rapporti vitali. In fondo non lascerei mai Roma, vera città dell’anima che mi piace sospirare, perché in nessun’altra città d’Europa - forse del mondo - si gode la libertà che c’è a Roma. Ed è qui che compio la scelta politica della vita, mi iscrivo al partito socialista, laico e mangiapreti come sono, come mi han fatto diventare le suore livornesi e un quartiere troppo rosso dell’infanzia. Pubblico su molte riviste di sinistra, racconti e recensioni, cronache e prose, inchieste su borgate; scrivo racconti di guerra partigiana ma il romanzo non va in porto, escono brani da qualche parte, piccoli stralci, una specie di finale, ma la storia è in panne, resta un abbozzo. Il romanzo mi tenta ma non ho abbastanza disciplina, preferisco la breve durata, il racconto, la lirica, la prosa di cronaca, la poesia narrativa. Nel 1949 vado a vivere a Monteverde Vecchio, in viale Quattro Venti 31, insegno alla Francesco Crispi, in quel quartiere. Si ammala mia madre, a Livorno, il mio personaggio ne L’ascensore, giovane ragazza che fa ricordare lutti e dolori. Anna Picchi muore nel 1950, a Palermo, ospite della figlia Marcella, e io, affranto dal dolore, scrivo le poesie della mia vita, il libro dell’anima che dedico alla madre bambina, alla madre fidanzata, alla sola donna del passato. Conosco Ferruccio Ulivi, Betocchi e Pasolini, che vive nella vicina via Fonteiana, tutti importanti per la mia letteratura. Traduco molto, persino Proust, nel 1951 esce il mio Tempo ritrovato, un lavoro immenso, su incarico di Natalia Ginzburg che mi fa tradurre anche Apollinaire. Non ho tempo di scrivere poesie, devo guadagnarmi da vivere vergando articolacci per quotidiani, per La Nazione soprattutto, per riviste che me li commissionano, e poi tradurre, ché tradurre è un mestiere faticoso. Scrivo di teoria poetica su La fiera letteraria e su altre riviste, commemoro la morte di Saba, commento Pasolini, di cui amo solo il coraggio, non la poesia. Nel 1956 resto ancor più solo, muore il babbo a Bari, lo seppelliamo a Palermo, accanto alla mamma; la mia Annina ha ritrovato il suo compagno, la cosa un poco mi rincuora. Nel 1959 i tempi son maturi per far uscire Il seme del piangere, dedicato ad Anna Picchi, il mio fiore posto sulla tomba, una lapide troppo lontana per andarla a visitare, un fiore che non appassisce ma conforta, un fiore eterno. Rievoco mia madre giovinetta che percorre una Livorno mitica e malata di spazio, ciana e scamiciata, ma anche gentile. Livorno è la mia infanzia, Annina è la madre, così come Genova è l’età adulta, la mescolanza. Il libro nasce grazie a De Robertis che m’incoraggia, io non son convinto, mi pare un esperimento troppo da Cavalcanti il ritornar sui luoghi del passato e cambiar fattezze ai personaggi. Il libro è fatto di versi livornesi e d’altri versi, persino imitazioni di Prevert, di Apollinaire e Lorca. Pubblico traduzioni come René Chair e I fiori del male di Baudelaire, poi Morte a credito di Celine, impulsivo atto d’amore per lo scrittore. Faccio il giurato in tanti premi letterari, pure troppi; scrivo sulla Nazione di Firenze tante recensioni, da Gadda a Morante, passando per Luzi e Palazzeschi. Nel 1965 mi operano d’ulcera gastrica, perdo il mio posto nel Vangelo di Pasolini, dopo aver fatto le prove, voleva un poeta per quel ruolo, finisce che prende Alfonso Gatto. Peccato. Esce Il congedo del viaggiatore cerimonioso … un congedo da un mondo che non comprendo, forse è destino con il passar del tempo, forse succede a molti. Mi capita a cinquant’anni di scrivere un congedo anticipato, mi par d’essere giunto alla disperazione calma, senza tormento, al punto che conservo del mio dono antico solo la spina pungente della nostalgia. Un’opera postuma in vita, il mio Congedo da un tempo che non amo, da un’Italia che non vorrei vedere. Mi perdo nella nebbia delle cose lontane, nascoste, in una religione che non comprendo, in un Dio che non esiste, che non prega per noi, che non ci rimette i nostri peccati come noi rimettiamo i suoi. Traduco e recensisco ancora, scrivo pochi versi, non vengono, non si possono fare su richiesta, con uno schioccar di dita. Muore anche Sbarbaro, povero amico mio, mi lascia delle lettere, un po’ di scritti inediti, tanta tristezza, ricordi, soprattutto ricordi di momenti vissuti insieme, stagioni indimenticabili che non si possono racchiudere in poche pagine di letteratura. Il terzo libro e altre cose - dedicato a Rina - esce nel 1968, come tentativo di riorganizzare tutte le mie prime opere. Mi trasferisco in via Pio Foà 49, faccio il consulente Rizzoli, lavoro su Proust, suono il pianoforte, l’ocarina e - come per magia! - riprendo in mano il violino: forse c’è una stagione per ogni cosa. Escono in duecento esemplari i Versi fuori commercio, cinque poesie d’una futura raccolta; traduco Flaubert, ci provo con Genét, spinto da Debenedetti, per lui sono un ingegnere della parola, dice che ce la posso fare, io non ci credo, dopo aver sudato con Celine. Mi fanno Commendatore della Repubblica: che onore! E su Genét ha ragione Debenedetti, traduco il teatro, mica viene così male. Le poesie escono su riviste, vincono premi, ma la salute mi fa un po’ penare, dopo operato d’ernia scelgo la pensione, passo l’ultima stagione da maestro in una classe di soli trovatelli che mi danno molto, di quei bambini resto debitore. Nel 1975 doppio Salò di Pasolini, poco prima che lui venga trucidato, pensare che non ho mai visto il film, non so neppure quale personaggio abbia la mia voce. Ricordo Pier Paolo e le parole in rima a me rivolte: Anima armoniosa, perché muta e, perché scura, tersa:/ se c’è qualcuno come te, la vita non è persa. Esce nel 1977 il mio Muro della terra, la raccolta vince il Premio Biella, anticipando di un anno la morte di mio fratello Pier Francesco: quanto inverno, quanta/ neve ho attraversato Piero,/ per venirti a trovare.  Vado a Parigi per la prima volta, al Centre Pompidou, a leggere i miei versi con Mario Luzi, Delfina Provenzali e Vittorio Sereni. Arriva Il franco cacciatore, la nuova raccolta del 1982, impostata sul motto che la vita è azione, pure se per me siamo alla fine del percorso, ormai, resta poco da agire. Arrivano altri riconoscimenti, allori, coppe, medaglie. Basta con tutti questi premi! Me ne avete dati troppi! Sembro l’insegna d’una premiata pasticceria. Nel 1983 muore Vittorio Sereni, un altro amico mi lascia in mezzo al guado, vado avanti da solo, confidando in nuove cose belle, come Garzanti che mi pubblica l’opera completa e tanti inediti. Preferirei non trovarmi di fronte al mio passato ma la correzione delle bozze mi costringe a rivedere spezzoni di ricordi, dolori e lutti, momenti disperati. Nel 1985 perdo pure Betocchi, son sempre più solo, magra consolazione la pubblicazione dei racconti partigiani e della raccolta Il conte di Kevenhüller che convince la critica. Io come sempre scrivo versi, prendo appunti, poi la mia mente li sistema, mette tutto in ordinata successione, forma un libro, compone una raccolta. Muore mia sorella Marcella e io non faccio in tempo a pubblicare Res amissa, lo faranno altri per me, i figli che ho lasciato, il tema è quello della bestia, del male, chissà perché quando s’invecchia si ricomincia a pensare ai demoni infantili, agli incubi atroci delle notti insonni. Nel 1989 mi tocca parlare persino dello sbarco sulla luna, mentre esce l’Elefante Garzanti con le mie poesie complete. Brutto segno quando ti fanno le opere complete. Leggo Dante a Ravenna, prendo il posto di Sciascia a Nuovi Argomenti, poi giunge il mio tempo di morire. È il 1990, ho 79 anni, sono a Roma. In una gelida mattina di gennaio, sul comodino, ritroveranno Dante e la Commedia, lasciata aperta sulle pagine del primo Canto del Purgatorio. Finita la stagione di canzoni e sonetti, di giovinette nude e umane, di sudori, di afrori, di città e paesaggi, di luoghi cittadini, concreti e metafisici. Finita la latteria come luogo d’inverno, la metrica e il tradimento, la toponomastica cittadina nei miei versi. Non più poesia come finzione, raccontando Livorno e Genova - le mie due patrie - non come sono ma come potrebbero essere, filtrate dalla luce del ricordo. Scorrono sul telo nero del passato i Versi livornesi, la cosa più fantastica della mia vita, un’impresa che pochi avrebbero osato: scrivere la vita fanciulla di mia madre, per me sconosciuta, anticipandone una morte che dovrò soffrire. La mia ultima preghiera per mia madre, novello Orfeo in cerca di Euridice, madre fidanzata, madre giovinetta, per le strade d’una Livorno perduta. Resta il ricordo della leggerezza che ho sempre voluto, che scolpisce nel vento due città di mare, le mie Livorno e Genova, come Saba rende eterna Trieste. In una gelida mattina di gennaio vi lascia un piccolo poeta dei suoi luoghi, convinto di vivere solo se sente stridere il concreto, un poeta narratore incapace di scrivere romanzi, solo brevi lampi lirici, un semplificatore della realtà, un uomo libero in un tempo che rende schiavi. (Gordiano Lupi)

 

 

Gordiano Lupi
Il Foglio Letterario
Casa Editrice: www.edizioniilfoglio.com
Rivista: www.ilfoglioletterario.it
Gruppo FB: https://www.facebook.com/groups/65808867039/
Pagina FB: https://www.facebook.com/ilfoglioletterarioedizioni/
Sito personale: www.infol.it/lupi
https://www.instagram.com/edizioni_ilfoglio/
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC1IvPHLbtPLFKNQ2n2BEZKg?view_as=subscriber

 

Mostra altro
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 20 30 > >>