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Post con #poesia tag

Achille Lauro, "16 Marzo"

8 Settembre 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #personaggi da conoscere

Achille Lauro, "16 Marzo"

16 Marzo di Achille Lauro (Rizzoli Editore, 2020) è un'attesa di adorazione pagana, un'aspettativa di ritorno nell'intermezzo romantico che esalta la dichiarazione ostentata dei sentimenti. Una fastosa attrazione su inclinazioni impulsive, una trappola estetica in cui tutti le sensazioni umane sono mescolate, confuse, disorientate e trascinate dall'amore all'odio, nella verità estrema di ogni esperienza di vita spinta al di là da ogni distinzione della bellezza. Un delirio allegorico, un effetto appassionato di sorpresa, di straniamento e di sospensione, è questo lo scenario adatto che l'artista allestisce per il suo immaginario attraverso segni visivi e immagini simboliche. I testi, poeticamente esposti al verso libero, ispirati al carattere istintivo e puro della creazione artistica, racchiudono il disincanto passionale e teatrale della vita, nelle atmosfere fumose e decadenti delle illusioni e dei desideri. La libertà lunatica dell'autore, svincolata da regole convenzionali, guida la ricerca degli affetti, il bisogno vivo e universale dei rapporti reciproci ed esclusivi e  si nutre di tutte le sue ossessioni biografiche, contamina l'irrinunciabile, viziosa, sincera voglia di perdersi in inferni meravigliosi, in esaltazioni ed infatuazioni per la commedia umana, nella vertigine delle percezioni. Lo specchio profondo della miseria e dello sconforto è il riflesso dell'altra parte di sé, l'eterna maschera di chi, equilibrista dell'anima, si affida ad una disillusa ma quanto mai solenne recita, incline alle suggestioni dell'ambizione e della speranza, struggente e malinconicamente sognante. La lente deformante attraverso la quale Achille Lauro guarda alle colpe, agli errori e alle trasgressioni degli uomini intensifica la consapevolezza illimitata degli inganni, del disamore, della resa incondizionata all'idealizzazione della persona amata, che esiste solo come creazione nell'immaginazione, una trasposizione inconsapevole della presenza che stordisce e divora l'innocenza dell'anima. Achille Lauro padroneggia il mondo che attraversa con un'aspirazione inconfessata all'amore, alla disperata relazione con la felicità. Il libro “16 marzo” è uno sregolamento in stile biblico, un'intossicazione da troppa nostalgia, nella sacralità laica di risposte ultime ed indecifrabili. Un'ultima destinazione di un viaggio poetico che accompagna l'avventura di un eterno sopravvissuto, lucidamente abbandonato all'inevitabile spettacolo dei sensi. Le atmosfere surreali dei tormenti e i patimenti rivisitati dell'apocalisse si contendono il primato dell'interpretazione visionaria in cui il supplizio della carne e la leggerezza del cielo sono le espressioni diaboliche ed angeliche della stessa insistenza amorosa. L'artista seduce l'ordine di un culto estetico, è la presenza rarefatta nella composizione visiva ed artistica dell'immateriale, sa flirtare amabilmente con la malìa delle imprevedibilità e le contradditorietà delle invocazioni interiori, defunte preghiere mistiche ed infedeli incise sul fatalismo misterioso dell'equilibrio emotivo. Achille Lauro celebra e dimentica l'amore nell'eleganza del disprezzo, sostiene la sua icona alterando la creatura tra il talento e l'abisso nascosto nelle sue “letterarie” inquietudini e conquista il seguente omaggio poetico:

“L'inverno, noi andremo in un vagone rosa/con azzurri cuscini./Staremo bene. Dentro quei soffici cantucci/Ci son nidi di baci./Chiuderai gli occhi allora, per non vedere, fuori,/Torcersi le ombre oscure,/Arcigne e mostruose, nera plebe serale/Di lupi e di demoni./Ti sentirai sfiorare lievemente la guancia.../Un lieve bacio, simile a un ragno forsennato,/Ti correrà sul collo...Mi dirai: “Cerca qui!” chinando un poco il capo, - Ma ci vorrà del tempo per scovare la bestia/ Che viaggia senza posa....” (Sogno d'inverno - Arthur Rimbaud)  

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

Amore mio,

amore mio che non conosco,

odiami,

perché è meglio il tuo veleno del tuo niente.

Odiami e fammi del male,

fallo prima che inizi io.

Io che morirò per te, ed è così che ti ucciderò.

Il Paradiso è davanti a noi

ma io ti mentirò di nuovo;

come se non fossi tu,

come se questo amore fosse nulla.

Ti mentirò di nuovo

come se di nuovo questo non fosse amore.

Come se non esistesse niente,

come se fossi sicuro che l'amore non muoia mai,

neanche davanti alle menzogne.

O, come se fossi certo che quel poco che ho da dare,

ti basterà.

 

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Siamo in un labirinto di siepe,

un labirinto a matita disegnato da te.

Tu sei la ragazza che si perde nel suo stesso labirinto,

ti pungerai con delle rose,

mangerai la mela del peccato,

farfalle ti aiuteranno a uscirne,

ma non basteranno.

Questa fiaba racconta di te che seguirai un gomitolo,

nessuno sa se esista davvero.......

 

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La testa cade libera da qualunque legame terrestre,

un miscuglio di leggerezza e fervore.

Il taglio geometrico oggi lo trovo troppo simmetrico.

Tu daresti una sforbiciata dritta, sinistra,

fermissima sopra l'orecchio destro.

La tua frangia divide perfettamente la fronte a metà:

una coordinata spaziale indispensabile per me,

la discriminante tra materiale e immateriale.

Mi hai chiesto tu di venire oggi stesso

ma io ancora non so come.

Quanto siamo diventati bravi con la finzione.

Acqua, fuoco,

voglio fare con te questo gioco.

 

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La paura di sbagliare.

Poi i nervi si consumano e diventi cattivo

e ti devi fare di sogni sintetici

ma è la dimensione ascetica della disciplina

ad affascinarmi

più dell'aspetto etico.

Sentire il punto in cui l'anima

è incollata al corpo.

Sentire che cede,

un leggero strappo,

stare lì con la mente in estasi

in quella zona di lacerazione.

Provo spesso questa sensazione:

febbrile, ma profondamente lucido,

fertile,

motivato.......

 

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….Sotto un tessuto di velluto blu notte,

il tuo colore preferito,

l'ineffabile parola,

la perfetta coincidenza di suono e segno.

Il primo verso inarticolato emesso da Dio.

Per me sarai sempre una poesia occasionale,

la storia cominciata dalla fine.....

 

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Faccio strani sogni di notte.

Sogno che il mondo è mio.

Sogno di poter arrivare dove voglio.

E' come se quella notte

fosse l'ultima che mi resta da vivere.

Amami, amore, perché

quella notte tutto sarà possibile.

 

 

 

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Domenica Blanda, "Le mie impronte"

3 Luglio 2020 , Scritto da Gino Pitaro Con tag #gino pitaro, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Domenica Blanda, alias Anna Cavestri (o forse no?), è una poetessa di origini siciliane che sin da bambina abita nella bella Verbania, alle rive del Lago Maggiore.

La poesia dell’autrice è pervasa da alcuni punti cardine, che poi sono le sue sofferenze, quelle dei tempi andati e che affondano in legami familiari antichi e più recenti, che hanno come base la separazione, secondo un concetto ampio ed estensivo. Sofferenze che lacerano, che provocano fratture mai del tutto ricomposte nell’animo. Formano la base del sentire della poetessa. Eventi mai resi noti al lettore, ma che abilmente prendono forma nel qui e ora dell’autrice, senza mai essere esplicitamente enunciati.

 

È bastato mettere un segno.

Un pezzo di vita che muore.

Un sogno infranto, un fiore appassito.

E quello che rimane è

Un piccolo germoglio.

 

L’autrice pur nel suo crogiolarsi nel passato guarda sempre al futuro, in un suo futuro, dinamico, spaziale. Il passato è sia spinta che vincolo per Anna.

 

Com’è bello

Di tanto in tanto,

abbondonare il timone

Lasciarsi andare.

E sorprendersi.

Nel procedere leggeri.

Sentirsi fatti d’aria

Staccarsi da terra.

E fluttuare.

Euforia dell’essere.

Dolcezza dei pensieri.

Lasciarsi portare dal vento.

Alito di vita.

 

C’è questo indugiare in sé stessi, percorrendo spazi, lasciandosi coinvolgere dalle suggestioni che essi evocano: una caratteristica peculiare dell’autrice e che sento anche molto mia. In tal senso l’essenza struggente della natura e della materialità è sempre colta dalla poetessa, in cui lo spazio fisico svolge un ruolo essenziale.

 

In un tappeto d’acqua

guardo i miei giorni che passano,

i miei malanni.

In un tappeto verde

stendo i miei dolori,

alzo gli occhi e vedo

i miei mattini grigi.

In un tappeto di terra

Metto la mia caducità.

In un tappeto di cielo c’è dentro la mia caducità.

In un tappeto di cielo c’è dentro la mia notte

e la mia insofferenza.

È lì la mia inquietudine

Come dentro una gabbia dorata.

 

Esemplificativa lirica del modo di possedere l’ambiente da parte della poetessa e di interagire con esso. Ripeto, è un aspetto che sento molto mio. Poesia lacustre, fatta di fiori, alberi, scorci urbani, come le sue foto, come secondo una poesia molto bella della sua raccolta, di cui riporto alcuni versi: Un pensiero gentile/Che accolga la mia mente/Che coccoli tutti i miei pensieri/e che inviti i desideri/a un dolce riposare. Ma c’è anche l’attesa: Un giorno,/quando l’anima mia si scioglierà/in tenero pianto/e le energie del mondo tutte/nel mio cuore andranno,/allora,/ti incontrerò./Ogni memoria/svanirà/Insieme andremo/In un posto segreto,/con la musica/tra le nuvole,/sonno eterno.

 

L’animo gentile, aperto della poetessa, ci dice che ‘Sto  alla notte/come l’ape al fiore/L’aurora per quanto rosa,/mi porta via il miele.

 

E noi percorriamo le stesse orme dell’autrice, facendole nostre, lungo la battigia del lago, metafora autentica della raccolta.

La silloge è edita nel 2019 da Edizioni Effetto, casa editrice torinese nata nel 2017.

 

Domenica Blanda, nasce a Mezzojuso (PA) nel 1960. All’età di sette anni si trasferisce a Verbania, sul Lago Maggiore, dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi classici consegue la Laurea in Scienze Sociali presso l’Università Bicocca di Milano, e in seguito a Genova (dove vivrà per dieci anni) consegue specializzazione in ambito psichiatrico e diploma triennale di musicoterapia.

Nel 2017 pubblica la raccolta di poesie L’eco e io (Il Viandante).

Nel 2018 riceve il premio come “autore segnalato” sezione silloge inedita al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Giovanni De Scalzo” – Città di Sestri Levante.

Nello stesso anno pubblica poesie inedite nell’Antologia dei poeti (Il Viandante) e partecipa al Concorso “Racconti siciliani”, con la pubblicazione di alcuni racconti selezionati (Historica Edizioni).

Nel 2019 partecipa con poesie inedite al concorso letterario del Festival Etna Book, a Catania e riceve il Premio della Critica.

Link Wikipoesia: https://www.wikipoesia.it/wiki/Domenica_Blanda

 

 

Note biografiche di Gino Pitaro:

Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e di documentarista indipendente.

Nel 2011 il suo esordio con I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), poi per la Ensemble pubblica rispettivamente nel 2013 e 2015 Babelfish, racconti dall'Era dell'Acquario’ e Benzine, vincendo numerosi premi letterari.

La Vita Attesa è il romanzo per Golem Edizioni pubblicato nel 2019

L'autore vive in provincia di Roma.

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Glen Sorestad, "Betulle danzanti"

29 Giugno 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Betulle danzanti - Poesie scelte di Glen Sorestad - traduzione di Angela D'Ambra (Impremix Edizioni, 2020) è un riconoscimento all'esemplarità del mondo naturale, una cartolina d'autore in cui ogni paesaggio dell'anima è una rappresentazione pittorica dipinta sulla carta, un'istantanea immanente della forza generatrice e della realtà sensibile. I versi, mescolati ai colori raffigurati, lusingano la bellezza assoluta della natura, le immagini la raccontano come una passeggiata letteraria intorno ai luoghi amati e vissuti dal poeta in Canada. Il poeta frequenta il misticismo poetico con la prosa simbolica del verso libero, allungato, sa assorbire le sensazioni esterne e coinvolgere l'intimità dell'ispirazione, includendo lo spazio esteso di ogni inclinazione per la partecipazione profonda e solidale alla vita. Leggere Glen Sorestad è immergersi nel romanticismo dell'universo, ad equilibrio e valutazione di tutti gli eventi e delle reazioni emotive dell'uomo e del suo peregrinare. Il poeta riceve accoglienza dagli scenari circostanti, respira la gentilezza di ogni alito di vento, ristabilisce i cambiamenti delle stagioni, nutre il mantenimento dei ricordi. Il vincolo vitale, l'affinità simbiotica con lo spirito comunitario sono i legami enfatizzati nella sua poesia, nell'atmosfera comune e popolare di ogni libera condivisione. Un'efficace interpretazione dello spirito e della materia in relazione ai principi perenni che abitiamo e rispettiamo. Il poeta osserva i dettagli del mondo, nell'identità delle sue esperienze di vita, è profeta alla ricerca di risposte sensibili. L'estatica armonia con l'essenza fenomenica accorda un'autobiografia interiore, diffonde una visione sconfinata di infinite prospettive, una poetica panteistica dell'energia vitale. La capacità estetica dell'autore è la premurosa intuizione dello stupore, l'incantevole fiducia nell'evocare territori suggestivi, attraverso la mediazione illuminata della comprensione. Glen Sorestad è un autore contemplativo, assorto nella “danzante” volontà di vivere e nella disponibilità nobile della percezione emotiva. Il poeta esplora, ascolta e analizza per ospitare e comunicare ogni riflessione sostenendo il personale sollievo rigenerante, destinandolo all'esuberanza dell'umanità. La conservazione cortese dell'elegia, sussurrata ed indulgente, rivela nuovi orizzonti linguistici, esprime la commozione necessaria nella descrizione delicata di ogni piccola cosa, di un pensiero, di un gesto, di un'istante che meritano di comporre il miracolo della poesia. Ne è esatta coincidenza l'omaggio lirico al poeta Walt Whitman che scriveva: “...la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita? Risposta: Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.”

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

 

Aide memoire

 

Il mondo ha inizio e fine nel ricordo:

ciò ch'io ricordo è ciò che sono.

Quel filo d'erba che, ragazzo, io

strappai sì che al soffio mio vibrasse

davvero l'aria sgretolò col suo stridore?

Un mondo ricordato ha in sé verità

e realtà assai più chiare d'echi.

Nelle mani a coppa del ricordo

la verde, fine festuca di ciò che siamo

freme d'un suono così raro.

 

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Notturno

 

1.

La notte non è mai abbastanza scura per qualcuno.

Sempre ci saranno cose da celare.

 

Il freddo parla la sua propria lingua. Ascolta.

L'orecchio più sordo udrà qualcosa.

 

Paura non avere di notte, freddo, buio.

E' di noi stessi che dobbiamo aver paura.

 

2.

Un cuore aperto sentirà sempre il male.

Chiudilo, se devi. Tutti i cuori muoiono.

 

I cuori aperti sanno la gioia del sì.

I cuori chiusi solo la pena del no.

 

Solo un folle tenta di fermare il vento.

Lo stesso folle tenta di fermare il male.

 

La mano aperta è soddisfatta di sé.

La mano chiusa sempre si chiede perché.

 

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Clessidra

 

Le prove sono ovunque. Granelli di sabbia.

I nostri giorni vanno persi in banalità: riunioni,

appuntamenti, liste di commissioni, note su post-it

 

incollati ad ante di credenze perché non ci sfuggano,

fissati da magneti al frigo come comandamenti,

o affissi come strazianti appelli per micetti smarriti,

 

tersi promemoria delle nostre vite divenute

una colonna sonora di arrivi e partenze,

il suono e la voce di calendari e diari.

Ignoriamo l'immagine – la sua metà inferiore,

con la sabbia in aumento. E' il ritmo crescente

dei funerali cui assistiamo che ci fa pausare,

 

che ci fa sentire la misura, l'urgenza,

il rullo premonitore del tamburo.

Colpo dopo colpo, grano dopo grano.

 

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La bellezza è dove la trovi

 

Perché negare che Bellezza

può illuminare un giorno di gennaio

quando il vento fa una sosta

e l'aria è un silenzio,

una coltre d'attesa?

 

Persino quel misero sole,

quella volpe furtiva

che striscia sempre a sud,

fa balzare brillanti sfaccettature di diamante

sulla neve scolpita,

malva d'ombra.

 

Questa cartolina invernale

m'appaga,

non mi soffermi a lungo

ad ammirare l'algido prodigio

dei luccichii della neve, preso

tra contraddizioni -

bellezza o tepore.

 

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Suoni

 

Ecco. Quello è il suono

che m'è mancato – il suono

che m'infiamma i sogni,

che nella notte viene e va:

un tiptap di strascico di vento

in moto fra betulla e pioppo,

che struscia i fianchi

su punte di peccio e pino.

Bentornato, dice.

 

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Betulle danzanti

 

Betulle, sull'isola,

pallide danzatrici invernali,

braccia protese verso l'alto,

a invitare il sole,

eseguono la loro lenta danza,

facendo fluttuare le foglie nuove

con l'arte delle geishe.

 

 

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Paolo Cordaro, "Memorie in versi"

13 Giugno 2020 , Scritto da Gino Pitaro Con tag #gino pitaro, #recensioni, #poesia

Paolo Cordaro, "Memorie in versi"

 

 

 

 

Memorie in Versi (WritersEditor, 2020) è la nuova silloge del poeta tiburtino. Più volte ho detto che, secondo me, Paolo Cordaro è un poeta necessario, che canta un luogo di transizione tra la periferia romana e le adiacenze a essa: una specificità territoriale che a sua volta è portatrice di storia e tradizioni di grande importanza, legata a Tivoli. È un poeta che va a occupare un vuoto preciso, perché l’umanità e le emozioni di cui trattano i suoi versi, collocabili prevalentemente tra gli anni ’70 e ’80, per poi confluire in un presente spesso formale - che ambisce al politicamente corretto, ma soggiogato nella sua labirintica umanità -, ci restituiscono la memoria di un affresco urbano particolare e al contempo universale nell’immaginario italiano.

La pianura delle Acque Albule (Albula peraltro è il nome primigenio del Tevere), reifica una romanità territoriale sganciata dalla Capitale eppure ancora più verace, come per molti versi quella di borgata, che nel suo (nostro) caso però dipende da un territorio prestigioso, quello di Tivoli. Essendo io residente in questi luoghi da diversi anni, sentivo la necessità di recuperare la memoria di un posto così particolare, con le terme, le fonti, che una volta penetravano sottotraccia nel dedalo delle strade, il suo non più forte odore di zolfo, così salutare, che richiama un’idea di veracità, libera, quasi selvaggia tra canneti, anfratti, boschi, laghetti, ninfe e sibille. In questo senso per me il poeta risponde a un dovere di recupero profondo. Se Cordaro non ci fosse bisognerebbe inventarlo, e in fondo la sua poesia si innesta nella progressione sociale dell’area, ormai facente parte di Roma Città Metropolitana, che ha visto cambiamenti, interazioni, la grande immigrazione dall’Est Europa, una forte espansione dell’edilizia residenziale, dovuta anche alla scelta abitativa di impiegati e operai che lavorano nel cuore di Roma. Io stesso che vi abito dal 2004 l’ho vista mutare, e ancora in quegli anni era considerata un limbo, mentre oggi è luogo ambitissimo in cui vivere e da cui muoversi, merito anche dei lavori di potenziamento dei trasporti, a iniziare da quelli della ‘metro regionale o provinciale’ FL2.

La poesia di Cordaro è anche fortemente generazionale, legata a quei contesti di canzoni, di pallone (e di pallonari), muretti, chiacchierate, amori, che si sostanziano in classi di età aperte al mondo ma ancora lontane dal digitale e perfino dall’analogico per molti versi. La sua sensibilità è per determinati aspetti affine alla mia, nell’esplorare e curare nicchie esistenziali fatte di persone, mestieri, e varia umanità che dialogano con i mattoni, il legno, le colle, i cantieri, i calcinacci, le polveri, il cemento, che fanno capolino con i tanti ‘nzi capito’ e poi esibiscono alla vista mani che vogliono dire esperienza, che si guadagnano il rispetto da parte degli altri e resuscitano sentimenti cotti dal sole o conservati dal freddo; un percepire crepuscolare, introspettivo, che si esalta in quelle geometrie di passaggio e transizione rappresentato dalle rotaie, dai caselli, dalle stazioni: luoghi di ‘meditazione’ e che invitano a guardarsi e a pensare per eccellenza, che fanno da amplificatore delle emozioni, perché la borgata è alle spalle, perché dalle stazioni si parte, perché i binari portano lontano e il cuore della Capitale deve ancora essere raggiunto.

Concrezioni urbane, quelle del poeta, che sono ‘Piccole case d’avorio/con gli occhi di smeraldo/tutte uguali/tutte in fila come noi/con i piedi nudi sull’asfalto/a scattare, a rincorrerci/giù per la discesa/giù fino alla “Z”/per accendere il gran falò/e farlo più alto che si può. (da Borgonuovo), ma Nella stagione del sole che/tramonta alla fine della via,/giocavamo a rincorrerci/in controluce, senza tregua,/sul campetto della quarta strada,/al confine dell’asfalto,/tra la casa di Felicetto e/quella di sor Michele,/cauti dallo zoppo con le forbici che/interrompeva i sogni sfregiandoli,/in quello spazio/dove si volava da una porta all’altra,/in barchette di cotone blu/o in scarpini di cartone,/col pallone che andava a vento… (da La Stagione del Sole).

Consiglio vivamente questo libro a tutti, ma soprattutto ai cittadini tiburtini di tutte le generazioni. Cordaro è zolfo che accende i circuiti della mente, innesca scintille che illuminano percorsi esistenziali, mentre a volte è acqua albunea che ci trasporta in luoghi ameni, agrodolce fiume della nostalgia. Il poeta inoltre ormai è un pilastro culturale di iniziative sempre più importanti. 

 

Paolo Cordaro nasce a Bagni di Tivoli (oggi Tivoli Terme) il 30 agosto 1966.

Scrive poesie e racconti da più di venti anni. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: A tua immagine (2002), Gocce di Sole (2006), Aulenti Dintorni (2009), La meta dell’essere (2012), Frammenti d’Essenza (2014) e nel 2016 Il Senso del Cammino, un poemetto composto dal 540 terzine diviso in 14 canti, mentre del 2018 è la volta di Suadenti Sensazioni, una raccolta di poesie d’amore con la prefazione curata da Marcia Theophilo, poeta candidata al Nobel per la letteratura

Le mie poesie sono emozioni in versi, sono la mia libertà di confrontarmi con le brutture del mondo moderno. Metto in versi i miei ricordi di infanzia, le mie prime passioni, ma anche ciò che sono adesso. Vivo le emozioni della poesia come ossigeno. Non potrei mai vivere senza riempire i fogli bianchi delle mie emozioni.

È membro di Giuria del Premio Internazionale di Poesia Orazio, da lui ideato.

 

 

Note biografiche di Gino Pitaro:

Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e di documentarista indipendente.

Nel 2011 il suo esordio con I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), poi per la Ensemble pubblica rispettivamente nel 2013 e 2015 Babelfish, racconti dall'Era dell'Acquario e Benzine, vincendo numerosi premi letterari.

La Vita Attesa è il romanzo per Golem Edizioni pubblicato nel 2019

L'autore vive in provincia di Roma.

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Delia Carta, "Una storia"

12 Giugno 2020 , Scritto da Fabiana Giaccu Con tag #fabiana giaccu, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Una Storia

di Delia Carta

 

p. 43

Albatros, 2019

Prezzo 9,90

 

 

 

Una storia è un racconto poetico di una giovane vita, quella di una donna che, trasferitasi dal centro della Sardegna a Milano per inseguire il suo sogno, affronta l’ingresso nell’età adulta, talvolta con sicurezza e determinazione talvolta nel dubbio e nello smarrimento.

Sono parole che provengono da un’anima profonda che si è messa a nudo, parole di vita che l’autrice ha deciso di guardare in faccia e affrontare.

La lettura di queste poesie è molto scorrevole, dato il linguaggio semplice, ma è inevitabile soffermarsi a leggerle più volte perché riescono a creare un legame con la tua parte più profonda.

Quest’anima delicata ti parla sincera, con la sensibilità di chi ha conosciuto l’amore, quello vero, fatto di vette ma anche di voragini molto profonde ed è stato molto bello fare la sua conoscenza.

Una storia è per chi apprezza il racconto in versi e non si fa spaventare dalla poesia.

 

 

Vola

da “Una Storia”

 

Se questo non è cadere

allora,

non è altro

che volare.

 

Buona Lettura

 

F.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nove domande e mezzo a Marta Bandi

9 Giugno 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #poesia

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

 

 

 
 
 
Gentilissimi amici del blog che, attraverso la cultura, illumina il vostro sorriso, oggi abbiamo il piacere di avere nostra ospite Marta Bandi, una donna che scrive realmente con il cuore in mano. Marta Bandi esprime la sua poesia con parole semplici ma profonde, un'umanità che nel nostro quotidiano c’è ma non si vede, finché non arriva una scrittrice come lei. Attraverso un linguaggio spontaneo e sincero ci aiuta nella comprensione dei fatti della vita.
Marta Bandi non cerca scorciatoie dialettiche e non vuole fare colpo ma, con una sua naturale e umile espressività, ritmata da un'armonia sensibile e delicata, offre al lettore pagine di comprensività e amore per la vita.
 

1) Quando hai iniziato a scrivere?

Da bambina avvertivo il bisogno di prendere carta e penna e ricorrere alla scrittura, racchiusa in una bolla di volontaria solitudine, per scrivere brevi poesie o pagine di diario. In seguito, per svariati motivi, ho messo in stand by questa passione, fino a quando, circa due anni fa, ho partecipato al "Corso di immaginazione scontenta" di Alessandro Mazzà (capitano di #Libereria). Da allora ho ripreso carta e penna e (come scrivo nella poesia che apre il mio libro) ... il fiume sotterraneo è emerso...

 
2)Grazie al tuo yogurt preferito hai vinto un weekend su Marte, il pilota della navicella spaziale è Luigi Pirandello, come su un bus non sarebbe consentito parlare al conducente, ma tu non puoi fare a meno di chiedergli...
 
Gli chiederei: Sig. Pirandello, non pensa che le maschere che indossiamo, spesso, siano l'effetto di incontri sbagliati, sfortunati che ci capitano nella vita?
Penso che, quando ci relazioniamo con una persona empatica, ci liberiamo dalle maschere che indossiamo e siamo noi stessi, cioè facciamo prevalere l'io che in quel momento ha più necessità di esprimersi e quindi più vero.
È difficile capire chi si ha di fronte (un po' come riconoscere un buon vino) e allora le maschere ci aiutano a difenderci.
Speriamo di fare begli incontri su Marte!!
 
 
3)Per la lettura del tuo libro, quale potrebbe essere la colonna sonora più appropriata?
 
Ho pensato a The sound of silence di Paul Simon e Art Garfunkel. È una canzone nata più o meno con me. Il testo parla d'incomunicabilità, un tema che sento mio, ed è nel silenzio che amo stare quando ho bisogno di nutrirmi del suo suono per rigenerarmi.
 
 
4)Sei sindaca di Roma per un mese, che faresti per la cultura?
 
Roma è il più grande museo a cielo aperto e, secondo me, la città più bella del mondo. Mi piacerebbe organizzare pullman giornalieri che portassero, gratuitamente, le persone dalle periferie al centro, per tour, visite guidate ecc... Insomma, un mese di full immersion nell'arte, nella storia e nella bellezza. E poi, dato che ci sto, approfitterò, non capita tutti i giorni di poter essere sindaco di Roma, e pertanto avrei in mente una serie di iniziative: 1)Recupero di vecchi barconi o utilizzo di barconi funzionanti per navigare lungo il Tevere, con a bordo band e musicisti emergenti, a rotazione 2)Allestire mostre di artisti importanti nelle periferie 3)Organizzare visite guidate, in collaborazione con gli istituti superiori (artistici, accademie, ecc.) per coinvolgere gli studenti che avrebbero l'opportunità di fare da Ciceroni agli alunni più piccoli di elementari e medie 4) Occupare i nonni interessati in lezioni/attività/racconti ai bimbi nel doposcuola. I nonni potrebbero arricchire, con la loro esperienza, la didattica scolastica, facendo appunto la compresenza in classe accanto alle insegnanti. Sarebbe interessante anche a livello umano. 5) Favorire, con mediazioni e agevolazioni, una partnership fra librerie e locali pubblici (bar, pizzerie, ristoranti, ecc.) con l'idea di allestire angoli libreria nei locali che aderiscono, gestiti dai librai. 6) Darei carta bianca con un bando ufficiale d’assegnazione a sorteggio a street artist nazionali e internazionali assegnando loro il compito di abbellire tutti i muri abbandonati di Roma… per Roma lo farebbero anche gratis.
 
 
5)Come è nata in te l'ispirazione per Parlami di un fiore?
 
Il fiore rappresenta la bellezza. Parlami di un fiore è una metafora che significa: parlami di bellezza, parlami di qualcosa che mi alleggerisca dai pesi del quotidiano. È la ricerca della tranquillità dell'animo (Seneca).
 
 
6)Nel tuo prossimo libro di che cosa vorresti parlare?
 
Un mio eventuale secondo libro mi piacerebbe fosse una raccolta di racconti brevi, ispirati a situazioni realmente accadute anche autobiografiche. Al momento è un desiderio, chissà.
 
 
7)Te la senti di improvvisare una poesia per i tuoi lettori?
 
Non è facile improvvisare ... avrei bisogno di concentrazione. Scriverò un verso ...
 
Scrivo quando l'anima deborda
Quando il cielo si tinge di rosa
Quando un alito di vento
Spazza via i cristalli di freddo
Sulla pelle
Scrivo
Quando l 'Amore mi chiama Amore.
 

8)Come descriveresti l'atmosfera che si respira in Libereria?

Libereria è tante cose. Oltre a essere un consorzio di autori (come tutti sanno) è incontri, raduni, scambi sinceri di affetti, ascolto, famiglia. L'atmosfera è, da un lato sempre piacevole e accogliente, dall'altro lato stimolante, in continuo fermento.

9)Scrivi per te stessa o scrivi per il lettore?

Il tempo che precede lo scrivere è un tempo di riflessione, di messa a punto di un pensiero, di scavo interiore, e questo lavoro è in evoluzione fino a quando metto il punto finale. Sono momenti nei quali non penso al lettore, penso a scrivere quello che sento, ed essendo io la prima lettrice, voglio esserne convinta. Successivamente il mio auspicio è di arrivare a di trasmettere qualcosa agli altri: un'emozione, un'immagine poetica evocativa, un pensiero condiviso.

1/2) Non ti chiederò perché scrivi, ma bensì che cosa scatena in te la voglia di farlo, al momento che ti accingi a scrivere la prima battuta qual'è il tuo primo pensiero, dove trovi la forza espressiva?

La voglia arriva all'improvviso, non so di preciso cosa la scateni, è un lampo, un'illuminazione, un friccicore (termine romanesco) a volte acuto. Il primo pensiero è di soddisfazione per qualcosa che sta nascendo, sta prendendo forma. La forza espressiva la trovo nell'introspezione ma anche intorno e fuori di me. La natura è una potentissima forza ispiratrice.

 

 
Sono Marta Bandi, nata sulle colline romagnole negli anni 60. Vivo a Roma da tanti anni, sposata con Davide e mamma di Lucrezia e Samuel.
 
 
 
Mi abbraccio
da "Parlami di un fiore".
 
 
Vorrei incontrarmi
un po' di più
per parlare con me stessa
domandarmi
quanta pelle
ho lasciato nei sentieri
quante facce ho abbandonato
trascurato
le scintille
che non ho alimentato
quanti no e quanti sì non ho pronunciato.
Vorrei incontrarmi un po' di più
Per essere la mano
che mi accarezza il viso
le braccia che mi stringono
in un incontro benevolo
e sincero
con me.
 
E così, amici lettori, con questo poetico abbraccio tratto da Parlami di un fiore, offertoci dalla bravissima scrittrice Marta Bandi, nel ringraziarla per la sua arte e per la sua disponibilità, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro a sorpresa. E ricordatevi sempre che l’arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute.
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Teresa Valentina Caiati, "Frange d'interferenza"

6 Giugno 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Frange di interferenza di Teresa Valentina Caiati (Quaderni di Poesia Eretica Edizioni, 2019) è una pregiata cornice di ricerca poetica, una fusione musicale in uno sfondo sensoriale, metafora di desiderio e di nostalgia, associata al senso di vaga ed indefinita malinconia, contenuta nell'indugio compiacente di sentimenti e passioni comuni, resti emotivi corrispondenti alle tracce lasciate e alle relazioni salvate dal deterioramento interiore. I versi accordano la sovrapposizione di rumore e silenzio, l'incrocio invadente di verità e illusione, misurano l'intonazione delle attitudini umane, l'intensità e l'ampiezza del linguaggio nel suono articolato della poesia. La superficie dell'anima è la memoria decifrata dalla traiettoria esistenziale dello spazio e rivela la sua presenza, nella direzione del tempo e scorre arredando i margini del conflitto intimo. La poetessa rende visibile il principio luminoso del suo percorso aggirando gli ostacoli nella propria esperienza quotidiana, celando il profilo netto dell'ombra che delinea il suo cammino. La percezione profonda di essenze reali distinte, l'osservazione cromatica degli accidenti e delle note, rivelano l'interferenza delle emozioni e la fenditura dei confini in chiaro-scuro della sensibilità. Teresa Valentina Caiati assiste il mutevole ed inaspettato coinvolgimento della realtà elevando l'approfondimento periferico degli eventi con la spontanea ed istintiva melodia della sua centrale interpretazione e avvolgendo la singolare e delicata bellezza dei destinatari che cingono la seduzione gotica ed oscura delle vicende, dei luoghi e delle immagini. La poetessa affronta il destino di una solitudine che è al centro di tutto e attraversa l'impenetrabile cupezza, girovaga ed inquieta, di ogni inesprimibile relazione umana contro l'ineluttabile fissità del cuore smarrito e confuso. La curva impercettibile delle parole oscilla nella volontà intelligente e condiziona le scelte, fa da scudo alle sensazioni. Assorta nella quiete dell'assenza, la visibilità del ricordo non si dissolve ma dilata le intuizioni emotive, come se custodisse il segreto della consistenza e della necessità della vita. La testimonianza umanistica della poetessa è un patrimonio potente e fedele allo stupore, sostenuto da quella brezza, misteriosa ma espressiva, che soffia sull'esasperata consuetudine di ogni esulante condizione, pena che non allontana il perpetuo e spontaneo corso del tempo e destina al richiamo solitario la coscienza reduce. La direzione esclusiva ed imperturbabile dei pensieri sosta su una piccola nicchia sospesa, affatturata nel segreto delle discordanze che regolano la tensione esatta di quanto è trascorso o di quanto è lontano.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

Il talento

 

Il talento

è l'aggettivo superlativo

posto dinnanzi ad un nome.

Tutt'intorno fa stragi e razzie

e senza termini di paragone,

governa, assolato e indisturbato,

nell'impero grammaticale dei sogni.

 

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Error Invalid Function

 

Noi altri

abbiamo insenature

e promontori sulla schiena

simili alla gobba di Leopardi

per il peso crescente

cui la natura sottopone.

Incompatibilità di sistema.

 

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La bellezza

 

Riconosco la bellezza

quando l'orizzonte s'allontana

e un pensiero gli va in soccorso.

In un istante

sono lì

dove ancora non sono.

 

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Il destino

 

Ogni volta che mi fermo

contemplo il destino

scorrere, imperterrito,

su quella strada parallela

al mio incedere lento.

 

-----------------------------

 

 

 

Le occasioni

 

Le occasioni

sono loculi sempre aperti

in cui dimora

da lontano

l'ansia esitante

di non avere fine.

 

-----------------------

 

D'un tratto

 

D'un tratto capii

che solo il ritmo genera l'amore,

così presi a pensarti con la stessa frequenza.

 

 

 

 

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LE NOVE DOMANDE PIU’ PAZZE DEL MONDO… MA NON TROPPO: Majlinda Petraj

28 Maggio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #personaggi da conoscere, #poesia

 

 

 

 

 

Amici lettori della signoradeifiltri, oggi ho il piacere di presentarvi una scrittrice che fa della dolcezza la sua poesia. La sua forza è nelle parole che mette nero su bianco in ogni componimento, e la positività è nello sguardo con il quale vuole contagiare i suoi lettori. Fa parte della grande famiglia di @libereria, una realtà editoriale in continua  ed entusiasmante crescita. Signore e signori, oggi con noi Majlinda Petraj, ed ecco le domande alle quali si è sottoposta con un grande  sorriso, coinvolgendo tutti noi in un'atmosfera di piacevole serenità.

 

Ti senti dottor Jekyll e mister Hide?

Concordo che, per quanto buoni potremo ritenerci, esiste un po' di mister Hyde in ognuno di noi. Personalmente vorrei si potesse vedere il mio lato buono. Faccio tutto il possibile, pur non soffocando del tutto anche l'altro.

 

Sei una scrittrice onesta oppure un po’ drin drin?

Non capisco cosa sia una scrittrice drin - drin, nemmeno mi ritengo intellettuale. La parola "onestà" invece mi piace perché, quando scrivo, mi denudo delle mie paure, angosce, perplessità e sono pronta al confronto e a essere letta.

 

Perché scrivi?

Scrivo per comunicare con il mondo. Perché lo sento come un bisogno vitale, come mangiare, dormire etc.. È un modo d'essere, io sono Poetessa.

 

Con il tuo libro cosa vuoi dire?

Il mio libro, PIANETA CUORE, già dal titolo vuole comunicare la possibilità di rifugiarsi altrove, in uno spazio nuovo che può contenere tutto ciò che Sei.

 

Sei a colazione con Oriana Fallaci, cosa le chiedi?

“Oriana, quando te la smetti di fumare?" Scherzo, le darei un bacio per il suo libro Lettera a un bambino mai nato.

 

Entri nella stanza di un editore e, dietro la sua schiena, vedi un cartello incorniciato con scritto "Se vuoi essere pagato come dici te, devi scrivere come dico io".

Allora, richiudo la porta perché non potrei scrivere a condizioni, regole o restrizioni. Scrivo come dico Io.

 

Progetti per il futuro?

Nella mia testa ci sono ancora molti libri. Per il momento sto assemblando il mio secondo libro, una raccolta di poesie e brevi inserti di prosa poetica. Nonché alcuni miei disegni.

 

Che ne pensi dei tuoi colleghi scrittori?

Oltre il fatto che li considero fratelli e sorelle a tutti gli effetti, penso che siano straordinari poeti/scrittori, persone e amici.

 

Libereria per te cos'è?

CASA!

 

1/2 ) Sei mai tentata di copiare?

No, assolutamente. E non tanto per dire. Ma ogni cosa che sono vorrei fosse autentica. Mi amo abbastanza per NON farlo. 

 

E con la parola amore, lo stesso amore che Majlinda Petraj riversa nel suo lavoro di scrittrice,  amici lettori vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo appuntamento, sarà ancora una sorpresa, un nuovo artista da incontrare, voi intanto non cambiate canale, casomai girate pagina, la pagina del vostro libro preferito.

 

Majlinda Petraj bio

 

“Mi chiamo Majlinda Petraj", sono di origini albanesi ma vivo in Italia da moltissimi anni. Scrivo da quando ho imparato a scrivere, all'età di 7 anni. Nel mio paese d'origine ho avuto la soddisfazione di essere spesso premiata a livello nazionale. Ho interrotto per un periodo il mio interagire con il mondo poetico ma non lo scrivere. Quello è una costante della mia vita. Ora, faccio parte di Libereria e ne sono fiera. Ho trovato il mio posto. Vorrei dare il meglio. ”

 

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LE NOVE DOMANDE E MEZZA PIU’ PAZZE DEL MONDO…MA NON TROPPO: Laurent Verchen de Vreuschmen

5 Maggio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #poesia

 

 

 
 
 
Amici lettori, nove domande e mezza sono nulla in confronto alla mente di uno scrittore. Uno scrittore non ha una mente ma un universo, una galassia, cosmici buchi colorati profondissimi che conducono a una sola cosa, la vostra gioia, il piacere di farvi leggere e sentire in sintonia con questo affascinante oggetto misterioso che è lo “scrittore”.
Oggi ho con me un giovane, non posso simpaticamente maltrattarlo perché ha la faccia da buono e poi perché la sua scrittura è onesta, pulita, magari astratta, perché la sua fantasia è un vortice di emozioni. Ma attraverso di essa non cerca scorciatoie, escamotage per ammaliarvi, furbizie dialettiche per fare colpo, oh no, lui, come tutti gli altri autori di Libereria hanno scelto la strada più difficile, quella di scrivere con il cuore in mano.
Molto bene, signore e signori, ecco a voi Laurent Vercken de Vreushmen.
 
 1) Non ti chiedo perché scrivi… Quando hai iniziato a farlo?
 
- Scrivo da 25 anni. A 6 anni lessi Favole al telefono di Gianni Rodari e, immaginandomi in qualità di suo nipotino acquisito, iniziai a scrivere filastrocche. Da ragazzo, continuavo ad amare e immaginare; così, leggendo, dalla Storia infinita di Michael Ende alle Avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe, la vita reale non mi appariva particolarmente diversa. Immaginati, poi, altri classici, dopo la lettura iniziai a rendermi conto delle umanità al di là dei testi: autori editori scrupolosi di sé stessi. Mi rendevo conto di somigliare a loro, di immaginare per amarmi, di scrivere per raccontare l’amore di vivere.
 
 
 
  1. ) A scuola eri un secchione? Sì? No? Perché?
-Lo ammetto, secchione un po’, perché no? Ma altre volte preferivo il bar.
 
  1. ) Il tuo libro è consigliato per chi e perché.
Qualcuno di inadeguato è per tutti. Perché tutti, quando leggono, sono sognatori e innamorati.
 
 4) Da dove arriva la tua ispirazione?
 
- Ah ah, e adesso te lo dico così: è inadeguata. Non è stabilita, ma la stabilisco io. Non è adeguata, è adatta e si adatta.
 
 5.) Hai mai avuto il blocco dello scrittore? Come hai risolto? Se invece non ti è mai capitato, quale è il tuo escamotage per non fartelo capitare?
 
- Mi capita di fermarmi per qualche tempo, così riprendo dopo avere pensato meglio.
 
  1. )Al bar stai inzuppando il cornetto nel cappuccino, di fianco a te si siede Eduardo de Filippo, che gli chiedi?
-“Signor De Filippo, molto lieto, lasciate che mi presenti: sono uno scrittore futurista. Semmai abbiate bisogno di un nuovo sceneggiatore, non avreste che da chiedere.”
 
E  lui, volgendo uno sguardo buono e solenne, mi dice: “Guagliò, buongiorno a voi. Siete caro, ma non mi pare una buona idea”.
 
A questo punto, vedo passarci accanto Franco Zeffirelli, così gli dico: “Maestro, salve, mi aiuti lei a convincere il signor De Filippo. Vede, sono sicuro di potere lavorare insieme e mettere in scena grandi opere avveniristiche”.
 
E così Zeffirelli cede il passo alla conversazione, trovandola molto interessante, mette mano all’orologio, aggiusta gli occhiali, il foulard e, dopo un colpo d’occhio gentile a noi due, dice: “Maremma ‘he bellezza: da tanto ‘un si parlava di ‘hose nuove. E purtroppo sempre a dire, sempre a fa’: si favoleggia, si ciancia, si ride… ma qui giovini, la giovinezza è una ‘hosa seria. E si ridesse invece bene pe’ farla film, pe’ farla poesia. Vivere è ‘hosa seria, cari amici, e il suo cuore è un cuore vivo, ‘he vivendo ride.”
 
E, dopo la colazione, tutti e tre, passeggiando tra le ombre e le luci di un viale alberato, che ricorda alquanto Firenze, ma anche Napoli e Roma, discutiamo, ridiamo, raccontiamo, progettiamo insieme, in nugoli di pensieri, i prossimi film futuristici.
 
 7.) Che sei disposto a fare a favore del tuo lettore?
 
- Ancora non lo so, sentiamo le sue domande.
 
 8.) Sei naufragato su di un’isola deserta insieme alla donna più bella del mondo, recita la tua poesia più bella d’amore.
 
- Va bene. Per lei sia: "Testimone degli amori”, Roma, Libereria, 2019.  www.libereria2017.com  
 
  “Testimone degli amori”
 
 Qualsiasi giorno è importante 
 
Per ogni occasione che piove dal cielo delle speranze
 
 Per ogni amato stupore da rubare al gelo delle paure 
 
 E anche se non splendono al sole come brillanti
 
 Sono gli amanti a volersi amare 
 
 Per ogni occasione
 
 Per ogni stupore
 
 Nelle spire delle gioie e dei dolori 
 
 In un giorno come gli altri
 
 Testimone degli amori
 
 
9.) Sei un attore porno, non sei d’accordo con il copione e in una scena a luci rosse cambi le battute a modo tuo… Che diresti alla tua partner di scena?
 
 - Mia cara, sia innamorata la vita per te: La vita innamorata, Roma, Libereria, 2019.  www.libereria2017.com
 
 “La vita innamorata”
 
Alcuni,
 
I giocatori con sé stessi
 
 Coloro che corrono il rischio costante di perdersi,
 
 Ritrovandosi solo scommettendo,
 
 I dolci furfanti dei propri sbagli,
 
 Solo ad alcuni è concesso di illuminarsi in sorrisi appassionati,
 
 Amare senza chiedere,
 
 Tornare impetuosi alla vita innamorata
 
 
 ½)  Hai la possibilità di inventare un virus benevolo e positivo che faresti?
 
  - In un laboratorio dove si produce felicità inventerei il virus del vivere. Libereria ne è un esempio: autori che sono editori. Artisti che hanno smesso di nascondersi e, interpretando a modo loro la realtà, amano vivere.
 
 
 
Laurent Vercken de Vreuschmen nasce a Roma, nel 1988. Dopo le lauree in Filosofia e Scienze Politiche, lavora presso le Nazioni Unite  in qualità di giornalista freelance.
 
Attualmente è libero insegnante di Lingue Romanze. Il suo primo libro è: “Qualcuno di inadeguato”, Roma, Libereria, 2018.
 
E con il virus del “vivere” una parola semplice nella quale è condensato un fantastico mondo di felicità inventato per questa occasione dal nostro autore, un virus che potete già trovare sfogliando tutte le opere Libereria in catalogo, giungendo al termine, amici lettori del blog che guarda con amore al passato, al presente e al futuro, vi ringraziamo e vi salutiamo ma prima vorrei fare un ultima domanda, che  concedo a Laurent per farmi perdonare  le volte che l’ho coinvolto nelle mie interviste nelle quali gli ho affidato compiti di fatica, per chi si è perso qualche puntata con Giacomo Balla, Laurent ha dovuto spingere a mano la 500 invece con Keith Haring l’ho fatto pedalare sul 600 a pulmino delle suore pacifiste, quindi l’ultima domanda è:
 
  -Laurent qual è il tuo sogno nel cassetto?
 
 -Questa è facile caro Walter. Desidero potere partire per lo spazio siderale e, da lì, dalle fauci dell’Universo, osservando da nuove prospettive nuove cose, scrivere nuove poesie e nuovi racconti per tutti. Da altre prospettive del vivere, resistendo alla gravità di ogni cosa.
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Arte al bar: Piero Manzoni

21 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #le interviste pazze di walter fest, #poesia

Disegno di Walter Fest

Disegno di Walter Fest

Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati ai nostri incontri artistici, oggi voglio fare un cambiamento di programma, il periodo che stiamo vivendo lascia poco spazio alla nostra immaginazione e ha stravolto il nostro quotidiano, le nostre abitudini, tutte le cose che amavamo fare quindi, tratta dal libro Parlami di un fiore, opera della mia amica Marta Bandi pubblicata con @libereria, voglio recitarvi questa poesia il cui titolo è

 

E’ MAGIA

Godere di un incontro

Inaspettato, occasionale

Programmato, anelato

Assaporato, capitato,

Godere di un silenzio

carico di parole

non necessarie

non richieste

in bilico tra gli sguardi.

Godere di due battiti

Che si accordano

Si sintonizzano

Nella magia di un abbraccio

 

Marta Bandi

 

Attraverso la poesia mi piace pensare che presto tutto tornerà come prima, meglio di prima. Per ritornare alle nostre interviste, oggi avremo ospite un artista dal cognome altisonante, Piero Manzoni. L’appuntamento è al solito bar, ho chiesto alla mia amica scrittrice di accompagnarmi per fare un break con il covid19.

 

 Marta, sei contenta di questa occasione?

 

 Anche se non sono abituata mi fa molto piacere. Spero che non tu non mi faccia  spingere la 500 come con Laurent.

 

 No, tranquilla, oggi abbiamo un altro mezzo di locomozione.

 

Ah! Meno male, e qual è?

 

Non lo so, lo deciderà Piero Manzoni, ecco che arriva.

 

Carissimo, grazie di aver accettato di farti intervistare, posso presentarti la mia amica scrittrice?

 

Molto lieto, Piero Manzoni.

 

Piacere, Marta Bandi. Anche lei ha qualcosa a che vedere con la letteratura?

 

Veramente sono solo un artista.

 

Piero, ti ho invitato per intervistarti e per partecipare con te più tardi a un azione artistica che tu hai in serbo per noi e che rimarrà nella storia.

 

Che faremo?

 

Tranquilla Marta sarà un gioco da bambini.

 

Walter, ti prego, non facciamo cose strane!

 

Non avere paura, siamo fra artisti. Molto bene, veniamo alla prima domanda: Piero, secondo te l'arte cos'è?

 

Secondo me l'arte è la ciambella di salvataggio per l'umanità, ed è una delle poche cose che abbia un futuro assicurato. E volete sapere perché?

 

Naturalmente sì.

 

Sapete chi sono i migliori attori del mondo, i più straordinari comici, i migliori pittori, i migliori ballerini, in sintesi, sapete chi sono i migliori artisti del mondo?

 

Piero, pendiamo dalle tue labbra.

 

E' facile... sono i bambini! Solo loro sanno agire liberamente senza nessun condizionamento. I loro disegni, i loro scarabocchi, ogni loro azione è spontanea. Purtroppo, l'artista, nella maggior parte dei casi, ama issarsi su un piedistallo e guardare tutti dall'alto con fare distaccato. E il pubblico, sbagliando, vede gli artisti come miti, come super star da idolatrare. L’opera d’arte non è più un piacere che arricchisce lo spirito ma un oggetto super valutato da collezionare. Invece l'arte è pura condivisone, appunto bisogna imparare dai bambini, oppure, per meglio dire, ognuno di noi, crescendo, dovrebbe mantenere entro di sé la gioia di vivere dei bambini con naturalezza. Finché ci saranno loro, l'arte e l'umanità intera avranno un esempio da seguire e le sorti della nostra esistenza saranno al sicuro. A proposito di bambini, che ne dite di una bella bomba al cioccolato?

 

Che bomba di idea dolce, certo, bombe al cioccolato e un buon caffè per tutti.

 

Ragazzo, aggiungine pure qualcuna alla crema.

 

Pure alla crema? Ma Piero, non ti faranno male?

 

Ma no, non ti sembro un fiore proprio come il libro della tua amica?

 

Piero Manzoni (Soncino, 13 Luglio 1933 – Milano, 6 Febbraio 1963) nasce da una famiglia benestante. Terminati a Milano gli studi classici dai gesuiti, frequenta l’ambiente artistico ed entra in contatto con Lucio Fontana, in quel momento teorico e co-ideatore dello spazialismo, quindi, agli occhi di Piero Manzoni un autentico visionario. Pertanto, sin da giovane attratto dall'arte, poco più che ventenne, dopo un breve approccio alla pittura tradizionale, passa alla sperimentazione, introducendo nella materia pittorica altri elementi di uso quotidiano. Successivamente, come tutti i giovani emergenti aventi quella fiamma interiore - una miscela esplosiva di vitalità artistica e di voglia di cambiare il mondo - sin dalle prime uscite in pubblico manifesta la sua filosofia basata su un inusuale materiale vario, snobbando le tecniche e gli strumenti classici.

Alla fine degli anni ’50 ormai il dado è tratto e Piero Manzoni è un artista senza freni sull'autostrada della creatività, collabora con menti affini al suo linguaggio, fondando una rivista, “Azimuth”, attorno alla quale orbiteranno artisti che faranno la storia dell’arte. Inoltre lavora a più progetti anticonvenzionali, provocatori e impermeabili alle critiche.

Il 1960 è per Piero Manzoni un anno ricco di lavoro e contatti a livello internazionale, un fermento incandescente di idee che alimenteranno il suo mito. Dello stesso anno una delle sue performance più originali, “la consumazione dell’arte dinamica del pubblico divorare l’arte”, nella quale i visitatori saranno invitati a mangiare vere uova sode firmate con l’impronta digitale dell’artista.

Nel 1961 la sua originalità si manifesta firmando i corpi nudi di modelle e di gente comune, facendoli diventare “sculture viventi” e realizzando 90 barattoli di “merda d’artista”.

Il 1962 lo vede protagonista a livello internazionale con opere dal formato di maggiori dimensioni.

Il 6 Febbraio del 1963 l’artista, dopo una breve ma intensissima carriera, in seguito ad un infarto, a soli ventinove anni, scompare definitivamente a Milano, lasciando un gran numero di opere mai eguagliate.

 

Piero, ma lo sai che tu assomigli a Yves Klein? Mi sembra che hai quasi la sua stessa faccia da Pierino la peste.

 

Walter, non ci avevo mai pensato ma è vero, ci assomigliamo e abbiamo lo stesso sguardo ironico, con lui ho condiviso un periodo della mia vita e parlavamo la stessa lingua, ci divertivamo da matti perché l’arte è anche divertente.

 

E provocatoria.

 

Sì, e sai perché?

 

 Già.

 

Perché negli anni ’50 l’arte era troppo sfruttata, gli artisti esageravano, spinti da un vento mistico, celebrativo, iperbolico e il pubblico li osannava come se avessero visto la Madonna. Quindi la mia provocazione verso il pubblico era di dargli quello che voleva. Tutto quello che io toccavo, firmavo e autenticavo diventava arte.

 

E non ne eri contento? Non eri contento del successo? Del fatto che la gente avesse la percezione dell’esistenza dell’arte, anche se in maniera così eccentrica e irrazionale?

 

Senza dubbio volevo far divertire la gente e farla riflettere. L’artista non è un dio, il linguaggio dell’arte è universale e vitale ma non può essere divinizzato. Comunque, posso anche dirti che il vecchio detto “parlatene anche male basta che ne parliate”, con me funzionava, pure se largamente incompreso, avevo la visibilità per dimostrare le mie teorie che poi sarebbero state utili ai posteri.

 

In quegli anni, secondo la tua filosofia, la smitizzazione dell’arte da parte tua poteva andare bene, ma adesso?

 

No, adesso penso che l’arte debba tornare protagonista in tutti i modi possibili, vanno bene anche le banane incerottate. Io continuerei con le mie trovate, ogni artista libero di esprimersi, l’arte sarebbe l’unico baluardo ai nuovi miti presenti e futuri, per non rischiare di soccombere al grande fratello.

 

Marta, che ne pensi?

 

La poesia farebbe comodo?

 

Certo che sì, per esempio puoi vedere anche qui la sua importanza.

 

Piero, dove? Io non la vedo.

 

Eh già, non la vedi perché ce la siamo mangiata.

 

?

 

Le bombe alla crema e al cioccolato… vera poesia, vera arte!!

 

Geniale come le tue uova sode! Abbiamo ancora lo zucchero sulle dita, vogliamo lasciare qualche impronta qui al bar?

 

Forse è meglio di no, arriverebbero le formiche.

 

Marta, hai ragione, sei una donna saggia, paghiamo il conto e andiamo che dobbiamo fare la nostra azione artistica e anche molto poetica. Ragazzi, lasciate che paghi io.

 

Piero, veramente il conto potrebbe essere salato, alla cassa c’è segnata anche la consumazione della colazione con Salvador Dalì.

 

Walter, e che problema c’è? Gli lascio un mio barattolo e ce ne andiamo.

 

Ora che mi ricordo, ne è rimasto uno nel cassettino della 500.

 

Quello regalalo a Mimmo Rotella, così la pianta di andare in giro per Roma a staccare i manifesti.

 

Speriamo che Matteo Gentili me la ripari.

 

Vogliamo dare un barattolo pure a lui?

 

E’ meglio di no, a Foligno lo prenderebbero per matto.

 

Ok, come vuoi tu, forza,  prendi quello scatolone e andiamo sulla piazza.

 

Walter, ci possiamo fidare? Non è che ci fa spogliare per poi autografarci?

 

Marta, quella è roba del passato, sicuramente ora ha in mente qualcos'altro.

 

Ho paura, assomiglia pure a Yves Klein, non voglio fare la modella desnuda e che mi tinga le tette.

 

Ma no, tranquilla, tanto, male che vada, non ci vede nessuno. Dai, dammi una mano a prendere lo scatolone.

 

Molto bene ragazzi, sapete che c’è nello scatolone?

 

Boh?

 

Nello scatolone c’è l’aquilone!

 

Ah! E allora?

 

Questi sono aquiloni d’artista, ora ne prendiamo uno a testa e, spinti dal vostro ponentino, prenderemo il volo. Faremo un giro sui sette colli, vi piace l’idea?

 

E l’azione artistica dov'è?

 

Walter, volteggiare con un aquilone d’artista è poesia, fantasia, felicità, come volare con l’immaginazione, fluttuando nello spazio, sognando di essere un gabbiano. Voliamo nello spazio liberi da condizionamenti, hai visto mai volare i gabbiani felici?

 

Qui a Roma? Ehhhhhh!

 

Ecco, pronti, si parte, andiamo a divertirci.

 

Amici lettori del blog che vi fa volare come un aquilone, io, Piero Manzoni e la scrittrice Marta Bandi vi salutiamo, vi ringraziamo e ci rivediamo al prossimo appuntamento che, vi anticipo, sarà di notte con un artista a sorpresa.

Readers of Signoradeifiltri, welcome back to our artistic encounters, today I want to make a change of program, the period we are experiencing leaves little room for our imagination and has distorted our daily lives, our habits, all the things we loved to do so,  from the book Talk to me about a flower, work of my friend Marta Bandi published with @libereria, I want to recite this poem whose title is:

 

E’ MAGIA

Godere di un incontro

Inaspettato, occasionale

Programmato, anelato

Assaporato, capitato,

Godere di un silenzio

carico di parole

non necessarie

non richieste

in bilico tra gli sguardi.

Godere di due battiti

Che si accordano

Si sintonizzano

Nella magia di un abbraccio

 

Marta Bandi

Through poetry I like to think that soon everything will return as before, better than before. To return to our interviews, today we will host an artist with a high-sounding surname, Piero Manzoni. The appointment is at the usual bar, I asked my friend writer to accompany me for a break with the covid19.

 

 Marta, are you happy with this opportunity?

 

Even if I'm not used to it, it makes me very happy. I hope you don't make me push the 500 like with Laurent.

 

 No, don't worry, today we have another means of locomotion.

 

Ah! Thank goodness, and what is it?

 

I don't know, Piero Manzoni will decide, here he comes.

 

Dearest, thank you for agreeing to be interviewed, can I introduce you to my friend writer?

 

Nice to meet you, I’m Piero Manzoni.

 

Pleased to meet you, Marta Bandi. Does it also have something to do with literature?

 

Actually, I'm just an artist.

 

Piero, I invited you to interview you and to participate in an artistic action that you have in store for us and that will remain in history.

 

What will we do?

 

Steady, Marta, it will be child's play.

 

Walter, please don't do strange things!

 

Don't be afraid, we are among artists. Very well, we come to the first question: Piero, in your opinion what is art?

 

In my opinion, art is the lifeline for humanity, and it is one of the few things that has a secure future. And do you want to know why?

 

Of course, yes.

 

Do you know who the best actors in the world are, the most extraordinary comedians, the best painters, the best dancers, in summary, do you know who the best artists in the world are?

 

Piero, we are waiting.

 

It's easy ... the kids! Only they know how to act freely without any conditioning. Their drawings, their doodles, their every action is spontaneous. Unfortunately, the artist, in most cases, loves to hoist himself on a pedestal and look at everyone from above with detached attitude. And the public, mistakenly, sees artists as myths, as super stars to be idolized. The work of art is no longer a pleasure that enriches the spirit but a highly valued object to collect. Instead, art is pure sharing, it is necessary to learn from children, or, better to say, each of us, growing up, should keep the joy of children naturally within. As long as children are there, art and all humanity will have an example to follow and the fate of our existence will be safe. Speaking of children, how about a nice chocolate bomb?

 

What a sweet idea, of course, chocolate bombs and good coffee for everyone.

 

Boy, add some with cream.

 

Pure cream? But Piero, won't they hurt you?

 

But no, don't I look like a flower just like your friend's book?

 

Piero Manzoni (Soncino, 13 July 1933 - Milan, 6 February 1963) was born into a wealthy family. After finishing his classical studies by the Jesuits in Milan, he attended the artistic environment and came into contact with Lucio Fontana, co-creator of spatialism, therefore, in the eyes of Piero Manzoni, an authentic visionary. Therefore, at little more than twenty, after a brief approach to traditional painting, he moved on to experimentation, introducing other elements of everyday use into the pictorial material. Subsequently, like all emerging young people with that inner flame - an explosive mixture of artistic vitality and desire to change the world - from the first outings in public he manifested his philosophy based on an unusual varied material, snubbing the classic techniques and instruments .

At the end of the 1950s, the die is cast and Piero Manzoni is an artist without brakes on the highway of creativity, collaborating with minds related to his language, founding a magazine, "Azimuth", around which artists who will make history will orbit. He also works on multiple unconventional, provocative and impervious to criticism projects.

1960 is a year full of work and international contacts for Piero Manzoni, an incandescent ferment of ideas that will feed his myth. In the same year one of his most original performances, "the consummation of the dynamic art of the public - devouring art", in the in which visitors will be invited to eat real hard-boiled eggs signed with the artist's fingerprint.

In 1961 his originality is manifested by signing the naked bodies of models and ordinary people, making them become "living sculptures" and making 90 cans of "artist shit".

1962 saw him protagonist on an international level with larger format works.

On February 6, 1963 the artist, after a short but very intense career, due to a heart attack, at only twenty-nine years of age, finally disappeared in Milan, leaving a large number of works never equaled.

 

Piero, but do you know that you look like Yves Klein? It seems to me that you have almost his face as Pierino the plague.

 

Walter, I never thought about it but it's true, we look alike and have the same ironic look, I shared a period of my life with him and we spoke the same language, we had a lot of fun because art is also fun.

 

It is provocative.

 

Yes, and do you know why?

 

Uhm.

 

Because in the 1950s art was too exploited, the artists exaggerated, driven by a mystical, celebratory, hyperbolic wind and the public praised them as if they had seen the Madonna. So my provocation to the public was to give them what they wanted. Everything I touched, signed and authenticated became art.

 

And weren't you happy? Weren't you happy with the success? The fact that people had the perception of the existence of art, even if in such an eccentric and irrational way?

 

Without a doubt, I wanted to entertain people and make them think. The artist is not a god, the language of art is universal and vital but cannot be divinized. However, I can also tell you that the old saying "talk about it even badly but just talk about it",  worked with me, even if widely misunderstood, I had the visibility to prove my theories that would later be useful to posterity.

 

In those years, according to your philosophy, the demystification of art on your part could be fine, but now?

 

No, now I think that art must return the protagonist in all possible ways, even bananas with scotch tape are fine. I would continue with my ideas, every artist free to express himself, art would be the only bulwark to new myths present and future, so as not to risk succumbing to the big brother.

 

Marta, what do you think?

 

Would poetry be convenient?

 

Of course yes, for example you can also see its importance here.

 

Piero, where? I don't see it.

 

Yeah, you don't see it because we ate it.

 

?

 

The cream and chocolate bombs ... real poetry, real art!

 

As brilliant as your hard-boiled eggs! We still have sugar on our fingers, do we want to leave some fingerprints here at the bar?

 

Maybe it's better not, the ants would come.

 

Marta, you are right, you are a wise woman, we pay the bill and we go. We have to do our artistic and also very poetic action. Guys, let me pay.

 

Piero, really the bill could be salty, there is also the breakfast with Salvador Dalì to pay.

 

Walter, what's the problem? I leave him a jar of mine and we leave.

 

Now that I remember, there is one left in the drawer of the 500.

 

Give it to Mimmo Rotella, so he stops going around Rome to remove the posters.

 

We hope that Matteo Gentili will fix it for me.

 

Do we want to give him a jar too?

 

It is better not to, in Foligno they would consider him mad.

 

Ok, as you want, come on, take that box and let's go to the square.

 

Walter, can we trust it? Will he not make us undress and then autograph us?

 

Marta, that is stuff of the past, surely now he has something else in mind.

 

I'm afraid, he also looks like Yves Klein, I don't want to be a naked model and that he dyes my tits.

 

But no, worst case scenario, nobody sees us. Come on, help me get the box.

 

Very well, guys, do you know what's in the box?

 

Boh?

 

There is a kite in the box!

 

Ah! So?

 

These are artist kites, now we take one each and, driven by your ponentino, we will take flight. We will take a ride on the seven hills, do you like the idea?

 

And where is the artistic action?

 

Walter, circling with an artist's kite is poetry, happiness, like flying with the imagination, floating in space, dreaming of being a seagull. We fly in space free from conditioning, have you ever seen happy seagulls flying?

 

Here in Rome? Ehhhhhh!

 

Here, ready, let's go, let's have fun.

 

Readers of the blog that makes you fly like a kite, I, Piero Manzoni and the writer Marta Bandi greet you, thank you and see you at the next appointment which, in advance, will be at night with a surprise artist.

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