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poesia

Intervista con l'artista: Giacomo Balla

18 Aprile 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #le interviste pazze di Walter Fest, #poesia

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest

"Dinamismo di un cane al guinzaglio" di Giacomo Balla e l'omaggio di Walter Fest

 
Amici lettori della signoradeifiltri, bentornati al mio appuntamento con l'arte e con il blog sempre in orbita nella galassia della cultura. Questo deve proprio essere un periodo sfortunato. Devo andare a prendere l’artista che oggi intervisterò ma purtroppo i miei mezzi di locomozione sono ancora in panne, abbiamo dovuto riconsegnare il 600 a pulmino alle suore pacifiste, non potevamo approfittare della loro generosità, quindi oggi non mi rimane che prendere la vecchia 500, che si mette in moto solo se viene spinta e, in questi casi, a chi si chiede aiuto? Ma sì, si chiede aiuto a un amico, aspettate un attimo che lo chiamo.
 
- Pronto Laurent.
 
- Ciao Walter.
 
- Ho un problema, mi devi aiutare.
 
- Che dobbiamo fare?
 
- C’è una 500 da mettere in moto a spinta, non va il motorino d’avviamento.
 
- Aspettami che arrivo.
 
Amici lettori, mi dispiace di questo contrattempo, mi rendo conto che siamo nel 2080, in piena fantascienza, in piena era moderna e super evoluta, ma a noi poveri artisti, se vogliamo spostarci, non rimane che spingere miseramente a mano questa piccola automobilina. Per fortuna sta arrivando un mio amico: il poeta Laurent.
 
- Eccomi, sono arrivato, allora, che facciamo?
 
- Spingiamo, forza, io monto in macchina e tu spingi. Accendo il quadro, metto la seconda al volo, il motore parte, con la destra apro lo sportello e tu, con salto, entri.
 
- Comincio a captare la fregatura: è per questo che mi hai chiamato?
 
- Ma dai, si tratta di un piccolo aiutino, tu sei forzuto. E poi, dopo, ti presento un amico artista, intervistiamo Giacomo Balla.
 
- E’ amico tuo?
 
- Laurent, io con la fantasia tengo un sacco di amici altolocati. Dai, sbrighiamoci che ci sta aspettando.
 
E con uno schioccare di dita, i due artisti di @libereria mettono in moto la 500 e vanno ad incontrare Giacomo Balla.
 
- Laurent, con il famoso artista torinese faremo un ritorno al passato, torneremo indietro nel tempo per parlare del presente che poi è il futuro. Lo so che ti appare un concetto confuso ma, attraverso la fantasia, spiegheremo quello che accadrà fra 60 anni. Eccolo là, in compagnia del suo cane al guinzaglio.
 
- Giacomo, benvenuto a bordo, le presento un mio amico scrittore, Laurent Vercken de Vreushmen.
 
- Molto lieto maestro.
 
- Ragazzo, chiamami semplicemente Giacomo. Insomma, Walter, siamo in era post futurista, perché sei venuto con questa auto preistorica?
 
- Giacomo, è quello che passa il convento della fantasia.
 
- Ah, ho capito! Ecco perché sei andato da Dalì con il pulmino delle suore.
 
- Giacomo, quella è un'altra storia. Ma hai ragione, siamo nel 2080 e la tecnologia è parte della nostra vita, ha facilitato  il nostro quotidiano. Quello che il cinema aveva da sempre anticipato come finzione scenica ora è diventato realtà. Fortunatamente, nel 2080, prima che corressimo il rischio di diventarne schiavi, abbiamo fatto in tempo a fare qualche passo indietro. La virtualità, l'automazione non possono sostituirsi a noi, questo pianeta è nato per essere la casa di ogni forma di esistenza naturale a dimensione umana, la tecnologia deve rimanere solo uno strumento. Giacomo, parliamo del movimento Futurista?
 
- Walter, noi eravamo prima di tutto uomini con una testa, un cuore, due braccia e due mani per forgiare e plasmare la materia. Il mito della velocità era l'applicazione delle nostre teorie, l'arte è sempre stata l'apripista dei nuovi linguaggi, rompere gli schemi del passato era la nostra forza, la nostra illusione. Il Futurismo, come tutte le avanguardie artistiche, disponeva di un tempo limitato per lasciare il posto a nuove tendenze. Vedi come tutto gira? Mai permane una situazione inossidabile di staticità, è l'energia dinamica della nostra esistenza che si muove insieme al globo terrestre, in un vortice infinito, ad una tale velocità  da far sembrare ogni cosa invisibile, nella quasi perdita della cognizione del tempo. C'è solo una cosa che ci ricompatta e ci armonizza con la natura: il colore, un'infinita gamma di sfumature, parte intrinseca del nostro dna. Il colore è il cuore di ogni cosa. Sai che l'Italia è il paese più colorato del mondo? Lo è per conformazione naturale, lo è per la sua storia, naturalmente per la sua arte, non esiste paese al mondo più colorato del nostro.
 
 
 
Giacomo Balla, nel 1895, lasciò Torino per Roma e per sperimentare il nuovo Divisionismo italiano del quale, insieme ad un gruppo di giovani artisti suoi allievi, fu un importante promotore.
Gli inizi del '900 furono anni di grande modernizzazione, nonostante il periodo belligerante, l'arte era attivissima.
Giacomo Balla, un'irrefrenabile personalità mai domata, gettò le basi del movimento Futurista. In quegli anni, attraverso una vivacità creativa eccezionale, realizzò, inoltre, scenografie teatrali, arredamenti, accessori vari di uso quotidiano. Tutto questo  con il nuovo linguaggio futurista, un dinamismo sopratutto e maggiormente "colorato", per affermare un universo a 360° proiettato verso il futuro. Giacomo Balla in questo fu uno dei maggiori protagonisti.
Purtroppo, nel corso di quegli anni, se da un lato il vivere sapeva di modernità e di relativo benessere, da un altro stavano rullando tamburi di guerra. L'artista non poté fare a meno di rimanerne coinvolto. Il potere ha sempre usato l'arte e la stampa come strumenti di comunicazione. Nel 1937 G.B. avvertì la sensazione che la società stesse prendendo un'altra rotta e che l'arte non fosse più un sentimento umano, ma un qualcosa di eccessivamente portato alla presunzione, qualcosa che faceva diventare il colore, l'anima della nostra esistenza, una mera patina di facciata. Decise perciò di estraniarsi dal cambiamento dei propri ideali, portò avanti la questione con coraggiosa onestà intellettiva, subendo, da parte della cultura ufficiale, l'allontanamento come figura di spicco dell'arte Italiana.
Dopo gli anni di guerra, l'opera di Giacomo Balla venne meritatamente rivalutata a livello mondiale. Era stato un vero maestro, artefice di una unicità artistica, lasciando un'impronta fondamentale nel panorama culturale internazionale. Negli  anni a seguire continuò la sua produzione artistica, rimanendo un serio e appassionato artigiano dell'arte, scomparve ottantaseienne il 1 Marzo del 1958.
 

- Giacomo, ora vorrei parlare con te di un'opera, un monocolore importante e rivoluzionario per quei tempi, Dinamismo di un cane al guinzaglio.
 
- Cari ragazzi, avevo dentro di me la consapevolezza di provare una forte attrazione per la  fotografia, che ritenevo una grande novità. Sono stato sempre uno sperimentatore, mi sentivo come un navigatore alla scoperta di nuove terre e non potevo rimanere indifferente
 
- Giacomo, perché il formato dell'opera è quasi quadro, con il cane in primo piano e la figura della donna tagliata all'altezza delle gambe?
 
- E' facile, per una questione di libertà. Volevo liberare il cane dal guinzaglio, strappandolo idealmente alla donna, stretta, oppressa nel suo abito di sapore antico lungo fino alle caviglie, che la teneva prigioniera. Un abito che ne accentuava, ma allo stesso tempo ne celava, le belle forme femminili e naturali, mentre l'animale, con la velocità dei suoi passi, librando il guinzaglio voleva velocizzare le gambe e tutta la personalità di donna verso una modernizzazione dei propri usi e costumi.
Come puoi vedere il protagonista è il cane, che ho raffigurato in una linea obliqua verso l'alto, vedendo un orizzonte lontano. La mia stessa firma è posta in basso a destra, come autore e uomo di questa nuova epoca seguo con la mia autenticazione grafica quella direzione. Io, tramutandomi in un essere invisibile, valicando la barriera temporale, mi proietto, come una serie di fotogrammi di una pellicola in uso alla fotocamera insieme alle immagini impresse sulla cellulosa, verso il futuro.
A proposito di futuro. Eh già, ragazzi miei, nel 2080 siamo andati troppo in là, abbiamo portato troppo avanti l'umanità, smorzando un cuore che batte, un universo di sentimenti, la fantasia che ti rende felice delle cose semplici e genuine, la gioia di esistere, e ci siamo invaghiti del progresso, della scienza superiore alla dimensione umana, portando gli uomini, le donne a diventare automi infelici e questo è stato un grave errore.

- Giacomo nel 2080 siamo diventati automi infelici?
 
- Ebbene sì, fortunatamente ci siamo fermati in tempo, eravamo sull'orlo del baratro, poi il potere dell'arte magicamente ha destato, attraverso tutte le espressioni umanistiche, quella forza che ci ha permesso di separare la tecnologia dalla vera essenza dell'umanità, un'essenza fatta dei cinque sensi primordiali che ci rendono unici e felici. Siamo riusciti a ottenere il meglio dagli strumenti della scienza, rimanendo semplicemente umani. Come questa automobile antica di fuori ma moderna e iper accessoriata di dentro, che si alza in volo, non fa fumo e non inquina, bella da viverla umanamente con il più piacevole e spontaneo dei sorrisi.
 
- Laurent, tu che dici?
 
- Questa disquisizione futurista è stata deliziosa, per rimanere in tema posso deliziarvi con una mia poesia?
 
- Laurent, ti ascolterò con piacere
 
 
- Il titolo è Un piccolo genio di sottofondo.
 
Se ne sta immobile,
passeggiando
Tra i discorsi
Con un nubifragio appeso di traverso
Nel nugolo dei pensieri
E delle battute di controcanto
In risposta alle affermazioni forti
Delle affettuose personalità
Inermi eppure gigantesche,
Esse, le compagnie amiche nemiche,
Si stagliano contro un cielo
Di stonati risvolti
Nella vita di Qualcuno
Così che quando si affermano gli scherzi
In compagnia del piccolo genio di sottofondo
Ogni cosa aggiunge il valore
Ch’egli le toglie via
Con un perturbante e deciso gesto
Di chi dagli albori
Si trova a riscoprirsi
I segni delle represse voglie
A mo’ di scusa chiede
Per rubare carezze
Costantemente trasportate al centro
Rivelatore della mancanza di
Un contrappeso alle vertigini
Di fronte la manifestazione del proprio aspetto
Un triste biglietto da visita
Per resistere alla gravità di ogni cosa.
 
 
- Ehi ragazzo, ma questa è una poesia futurista!
 
- La ringrazio, detto da un artista come lei è un gran complimento, anche nel mio libro Qualcuno di inadeguato, sotto una maschera di drammaticità ho costruito un cuore che pulsa di ottimistico entusiasmo, una dinamica azione per svegliare il torpore di una vita ormai spenta, l’energia che nella mente accende la luce, la mia luce che vuole illuminare il percorso di coloro che hanno perso la speranza.
 
- Laurent, tu sei nato nel periodo sbagliato, se fossi stato dei miei tempi avresti avuto un successo straordinario, ma ti auguro di ottenerlo comunque in questa era moderna, sei giovane e il tempo è dalla tua parte.
 
- Giacomo, ti prometto che proverò.
 
- Ma Walter, Jackson Pollock mi ha detto che su questa automobilina futurista tu hai un bell'assortimento di cioccolatini.
 
- Certo Giacomo, puoi trovarli nel cassettino del frigo bar.
 
- Mi sembra di non vederli, ma cos’è questo? Un barattolo? Perché tieni un barattolo?
 
- Un barattolo?
 
- Ma sì, è proprio un barattolo e sopra c’è scritto “Merda d’artista”.
 
- Ah sì, è l’opera di Piero Manzoni.
 
- E la volete mettere con i cioccolatini che avete dato a Pollock? Sapete ora con questo barattolo che ci faccio?
 
- Ma Giacomo non è stata colpa nostra se Pollock si è pappato tutti i cioccolatini. E poi il barattolo è di Piero Manzoni per la prossima intervista.
 
- Anche se di artista sempre di merda si tratta, ora ve la tiro in testa così imparate per la prossima volta.
 
- Giacomo ti prego non lo fare, quel barattolo vale più di duecentomila euro!
 
-Ma Walter non potevi dargli la banana di Cattelan?
 
-La banana? Laurent ma che ci posso fare se gli artisti sono matti?
 
- E allora andiamoci a prendere un caffè che è meglio.
 
- Giacomo, non possiamo, Salvador Dalì ti ha lasciato da pagare il conto dell’ultima intervista.
 
- Ragazzi, tranquilli, consumiamo e poi il conto lo fate pagare a Piero Manzoni. Con quello che vale questa sua opera si può permettere di pagarci un caffè, perbacco!
 
E così, amici lettori, mentre io, Laurent Vercken de Vreushmen, Giacomo Balla e il suo cane al guinzaglio andiamo a prenderci un caffè, che poi faremo pagare a Piero, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro. Tanto avete capito con chi sarà.

Readers of Signoradeifiltri, welcome back to my appointment with art and with the blog always in orbit in the galaxy of culture. This must be an unfortunate period, because I have to go get the artist I will interview today. Unfortunately my means of locomotion are still broken down, we had to return the 600 bus to the pacifist nuns, we could not take advantage of their generosity, so today I just have to take the old 500, which starts only if it is pushed and, in these cases, who do you ask for help? But yes, you ask for help from a friend, wait a moment for me to call him.

- Hello Laurent.

- Hi Walter.

- I have a problem, you have to help me.

- What should we do?

- There is a 500 to be started, the starter does not go.

- Wait for me, I'm coming.

Dear readers, I am sorry for this setback, I realize that we are in 2080, in full science fiction, in full modern and super evolved era, but to us poor artists, if we want to move, all that remains is to push this small car miserably by hand. Luckily a friend of mine is coming: the poet Laurent.

- Here I am, what do we do?

- We push, come on, I get in the car and you push. I turn on, the engine starts, with the right hand I open the door and you, with a jump, enter.

- I begin to catch the catch: is that why you called me?

- Come on, it's a little help. And then, afterwards, I introduce you to a friend artist, we interview Giacomo Balla.

- Is he your friend?

- Laurent, I have a lot of high-ranking friends with fantasy. Come on, let's hurry up.

And with a snap of your fingers, the two @libereria artists start the 500 and go to meet Giacomo Balla.

- Laurent, with the famous artist from Turin we will make a return to the past, we will go back in time to talk about the present which is then the future. I know that this is a confused concept but, through fantasy, we will explain what will happen in 60 years. Here he is, in the company of his dog on a leash.

- Giacomo, welcome on board, I introduce you to a friend of mine, Laurent Vercken de Vreushmen.

- Hallo!

- Boy, just call me Giacomo. In short, Walter we are in the post futurist era, why did you come with this prehistoric car?

- Giacomo, that's what's available.

- Ah, I understand! That's why you went to Dalì with the nuns' minibus.

- Giacomo, that's another story. But you're right, we are in 2080 and technology is part of our life, it has facilitated our daily lives. What cinema had always anticipated as stage fiction has now become reality. Fortunately, in 2080, before we ran the risk of becoming slaves, we had time to take a few steps back. Virtuality, automation cannot replace us, this planet was born to be the home of every form of natural existence with a human dimension, technology must remain only a tool. Giacomo, are we talking about the Futurist movement?

- Walter, we were first of all men with a head, a heart, two arms and two hands to forge and shape the material. The myth of speed was the application of our theories, art has always been the forerunner of new languages, breaking the patterns of the past was our strength, our illusion. Futurism, like all artistic avant-gardes, had limited time to make way for new trends. See how everything turns? There never remains a situation of stainless static, it is the dynamic energy of our existence that moves together with the terrestrial globe, in an infinite vortex, at such a speed as to make everything seem invisible, in the almost loss of time cognition. There is only one thing that compacts us and harmonizes us with nature: color, an infinite range of shades, an intrinsic part of our DNA. Color is the heart of everything. Do you know that Italy is the most colorful country in the world? It is by its natural conformation, it is by its history, naturally by its art, there is no country in the world more colorful than ours.
 

Giacomo Balla, in 1895, left Turin for Rome and to experience the new Italian Divisionism of which, together with a group of young artists, his students, was an important promoter.
The early 1900s were years of great modernization, despite the belligerent period, art was very active.
Giacomo Balla, an unstoppable personality never tamed, laid the foundations of the Futurist movement. In those years, through an exceptional creative liveliness, he also created theatrical sets, furnishings, various accessories for daily use. All this with the new Futurist language, a dynamism above all, and more "colorful", to affirm a 360 ° universe projected towards the future. Giacomo Balla in this was one of the major protagonists.
Unfortunately, during those years, if on the one hand living tasted of modernity and relative well-being, on the other hand war drums were rolling. The artist could not help but get involved. Power has always used art and printing as communication tools. In 1937 G.B. felt the feeling that society was taking another route and that art was no longer a human feeling, but something excessively led to presumption, something that made color, the soul of our existence, a mere patina facade. He therefore decided to estrange himself from the change of his ideals, he pursued the matter with courageous intellectual honesty, undergoing, on the part of the official culture, the removal as a leading figure of Italian art.
After the war years, Giacomo Balla's work was deservedly re-evaluated worldwide. He had been a true master, creator of an artistic uniqueness, leaving a fundamental mark on the international cultural scene. In the following years he continued his artistic production, remaining a serious and passionate artisan of the art, he disappeared  at eighty-six on March 1, 1958.


- Giacomo, now I would like to talk to you about a work, an important and revolutionary one-color for those times, "Dynamism of a dog on a leash".

- Dear guys, I had the awareness inside me of feeling a strong attraction for photography, which I thought was great news. I have always been an experimenter, I felt like a navigator discovering new lands and I could not remain indifferent.

- Giacomo, why the format of the work is almost square, with the dog in the foreground and the figure of the woman cut at the height of the legs? -

- It's easy, for a matter of freedom. I wanted to free the dog from the leash, ideally snatching it from the woman, tight, oppressed in her ankle-length ancient dress, which held her captive. A dress that accentuated, but at the same time concealed, the beautiful feminine and natural forms, while the animal, with the speed of its steps, hovering the leash wanted to speed up the legs and all the woman's personality towards a modernization of its customs and traditions.
As you can see the protagonist is the dog, which I have depicted in an oblique line upwards, seeing a distant horizon. My own signature is placed in the lower right corner, as author and man of this new epoch I follow with my graphic authentication that direction. I, transforming myself into an invisible being, crossing the time barrier, project myself, like a series of frames of a film in use to the camera together with the images imprinted on the cellulose, towards the future.
About the future. Oh yes, my boys, in 2080 we went too far, we carried humanity too far, dampening a beating heart, a universe of feelings, the fantasy that makes you happy with simple and genuine things, the joy of existing, and we fell in love with progress, with science superior to the human dimension, leading men and women to become unhappy automata and this was a serious mistake.

- Giacomo in 2080 did we become unhappy automata?

- Well yes, luckily we stopped in time, we were on the edge of the abyss, then the power of art magically aroused, through all humanistic expressions, that power that allowed us to separate technology from the true essence of humanity, an essence made of the five primordial senses that make us unique and happy. We managed to get the best out of the tools of science by simply remaining human. Like this car ancient outside but modern and hyper-equipped inside, which rises in flight, does not smoke and does not pollute, beautiful to live it humanly with the most pleasant and spontaneous of smiles.

- Laurent, what do you say?

- This futuristic discussion was delightful, to stay on topic can I delight you with a poem of mine?

- Laurent, I will listen to you with pleasure

 

The title is A little background genius.

 
Se ne sta immobile,
passeggiando Tra i discorsi
Con un nubifragio appeso di traverso
Nel nugolo dei pensieri
E delle battute di controcanto
In risposta alle affermazioni forti
Delle affettuose personalità
Inermi eppure gigantesche,
Esse, le compagnie amiche nemiche,
Si stagliano contro un cielo
Di stonati risvolti
Nella vita di Qualcuno
Così che quando si affermano gli scherzi
In compagnia del piccolo genio di sottofondo
Ogni cosa aggiunge il valore
Ch’egli le toglie via
Con un perturbante e deciso gesto
Di chi dagli albori
Si trova a riscoprirsi
I segni delle represse voglie
A mo’ di scusa chiede
Per rubare carezze
Costantemente trasportate al centro
Rivelatore della mancanza di
Un contrappeso alle vertigini
Di fronte la manifestazione del proprio aspetto
Un triste biglietto da visita
Per resistere alla gravità di ogni cosa.

 

- Hey boy, but this is a futurist poem!

 

- Thank you, said by an artist like you is a great compliment, even in my book Someone inadequate, under a mask of drama I built a heart that pulsates with optimistic enthusiasm, a dynamic action to awaken the torpor of a life now spent, the energy that turns on the light in my mind, my light that wants to illuminate the path of those who have lost hope.

- Laurent, you were born in the wrong period, if you had been in my time you would have had extraordinary success, but I wish you to get it anyway in this modern era, you are young and time is on your side.

 

- Giacomo, I promise you that I will try.

 

- But Walter, Jackson Pollock told me that on this futurist toy car you have a nice assortment of chocolates.

 

- Of course Giacomo, you can find them in the drawer of the mini bar.

 

- I don't seem to see them, but what is this? A jar? Why do you keep a jar?

 

- A jar?

 

- Yes, it is really a jar and above it is written "Artist shit"

 

- Ah, yes it is the work of Piero Manzoni.

 

- And you want to confront it with the chocolates you gave Pollock? Do you now know what I can do with this jar?

 

- But Giacomo it wasn't my fault if Pollock got all the chocolates. And then the jar is by Piero Manzoni for the next interview.

 

- Even if it is artist shit, now I throw it in your head so  you learn for the next time.

 

- Giacomo, please don't, that jar is worth more than two hundred thousand euros!

 

-But Walter couldn't they have given him Cattelan's banana?

 

- Banana? Laurent, but what can I do if the artists are crazy?

 

- So let's go get some coffee, that's better.

 

- Giacomo, we can't, Salvador Dalì left the bill to pay.

 

- Guys, don't worry, we drink and then you have Piero Manzoni pay the bill. With what his work is worth you can afford to pay us a coffee, wow!

 

And so, friends, while I, Laurent Vercken de Vreushmen, Giacomo Balla and his dog on a leash, go and have a coffee, which we will then charge Piero for, we greet you and look forward to seeing you at the next meeting. I think you understand who we will interview.

 

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"Poesia" di Nicola Crocetti, una rivista unica

16 Aprile 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #riviste, #poesia

 

 

 

 

Se mi chiedono quale sia la rivista più bella che ancora resiste in Italia, la risposta nasce spontanea: Poesia. Sì, perché Poesia è un mensile internazionale di cultura poetica, con testi bilingue, giunta al numero 357, che esce ininterrottamente in edicola da trentatré anni. Lo so che probabilmente non ve ne siete accorti, distratti da Novella 2000 e Gossip 3000, oppure dalla ennesima rivista di cucina che insegna come cuocere i maccheroni o le orecchiette alla puttanesca. In ogni caso è vero, la trovate persino a Piombino (casa mia, è tutto dire), certo non in tutte le edicole, ma nelle migliori, spesso su ordinazione, in ogni caso arriva. Per meglio dire, arrivava, perché Poesia da maggio riprende il cammino invertendo la rotta, decidendo per un ritorno in libreria, cambiando periodicità da mensile a bimestrale, raddoppiando le pagine e diventando una vera e propria rivista - libro. Troverete Poesia nelle librerie Feltrinelli, perché l’editore passerà da Fondazione Poesia Onlus a Feltrinelli, ma la garanzia di continuità verrà dalla direzione editoriale curata dal grande Nicola Crocetti, l’uomo della poesia in Italia, esperto di letteratura greca, traduttore e deus ex machina di un’operazione incredibile così fuori dalle mode, ma proprio per questo indispensabile. Ho tra le mani Poesia 357, numero di marzo, che celebra la fine di un’epoca, l’addio alle edicole e il passaggio in libreria. Il piatto è ricco, per questo mi ci ficco, da amante della poesia e modesto traduttore di ispanici. In apertura leggo un bel servizio su Milo De Angelis (curato da Lorenzo Chiuchiu, Davide Brullo e Cinzia Thomareizis) che ha appena pubblicato Poesia e destino (Crocetti, pp. 172 euro 15), segue Massimo Bacigalupo che presenta Louise Glück (in tedesco e italiano), quindi Nino Muzzi con Jakob Van Hoddis e Nicola Crocetti con la poetessa greca Katerina Anghelaki-Rooke. Nel numero 356 avevamo incontrato Silvio Ramat, uno dei nostri ultimi grandi poeti, che ha appena pubblicato In cuor vostro e altri versi (Crocetti), mentre qui leggiamo (lo confesso, per la prima volta) le francesi Christofle de Beaujeau, Louise Colet e il cubano Nicolás Guillén (il poeta nazionale), tutti in lingua originale, con relative traduzioni. Poesia è un piccolo gioiello, così come è ammirevole la produzione editoriale di un coraggioso editore come Crocetti, del quale ricordiamo alcuni titoli tradotti da Nikos Kazantzakis: Zorba il greco, Rapporto al greco, Francesco, Ascetica o I salvatori di Dio. Leggete Poesia e sostenetela. Ha bisogno di lettori e di nuovi abbonati. (http://www.poesia.eu/)

 

Gordiano lupi
www.infol.it/lupi

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Antonia Pozzi, "Tu sei l'erba e la terra"

8 Aprile 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Tu sei l'erba e la terra

Antonia Pozzi

 

Garzanti Editore, 2020

 

 

Tu sei l'erba e la terra di Antonia Pozzi (Garzanti Editore, 2020) è una dichiarazione indistinta di solitudine sfumata nel disincanto dell'anima, appassionata e struggente, in un'unica e sconfinata poesia d'amore che la poetessa ha rivelato per tutta la sua breve vita. La nostalgia, l'arrendevole passione, la ritualità evocativa delle sue confessioni, sono il terreno propizio custodito nei versi, avvolti da un'apparente quiete di grazia e rassegnazione, assorbiti  nell'essenza crepuscolare e nella dissolvenza espressionista della malinconia. Le parole, commosse e orgogliose, sostengono la perdizione dell'assenza. La poesia di Antonia Pozzi accoglie il sortilegio dell'impulsività  avvicendando il ricordo di una condanna sentimentale, nella sua passione per il suo amato professore, con il suo corteggiamento infelice e tormentato, consumato dal dolore e da un'aspettativa non corrisposta. I testi sono salvifico intervallo nella dilatazione emotiva e richiamano l'autentica e trascinante forza magnetica della natura, conforto originario di serenità e grembo di affinità romantica, oltrepassano le stagioni ostinate delle promesse e della dignità riconosciuta “sulla via dei luoghi amati”, dove l'avvenenza sussurra, sincera e fedele, l'estetismo poetico nello specchio dei movimenti sinuosi delle adorate montagne. La poetessa è testimone della riservata e rigorosa decadenza che addensa l'ostilità delle ombre e scava nelle atmosfere desolate dello spirito. Il mondo, elegantemente violento e superbo, è fatto di desideri e illusioni, si nutre di lacrime e di attese e la poesia visiva di Antonia Pozzi è un'immutabile e rarefatta inquietudine scandita dallo squilibrio degli indugi. Il destino della poetessa non ha via d'uscita se non nell'unico finale possibile e stringe intorno a sé l'esasperata povertà della sostanza di un sogno infranto, di una lacerante lusinga di chi desidera il ritorno alla vita, al vivere in poesia. I versi ascoltano il respiro di una sacrificata sensibilità, affondano nella memoria il rovescio di una pena abbracciata all'esistenza ferita. Le poesie di Antonia Pozzi giunte solo postume tornano a far luce e rumore da “un'esile scia di silenzio”. Presagio rappresentativo è la fatalità improvvisa di chi muore giovane e suicida condividendo nell'intreccio al male di vivere che accomuna altre importanti poetesse, l'impossibilità di colmare il vuoto interiore, premeditato nell'incompatibilità della disperazione di una morte intenzionale.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

 

Lampi

 

Stanotte un sussultante cielo

malato di nuvole nere

acuisce a sprazzi vividi

il mio desiderio insonne

e lo fa duro e lucente

come una lama d'acciaio.

 

S. Margherita, 23 giugno 1929

 

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Sfiducia

 

Tristezza di queste mie mani

troppo pesanti

per non aprire piaghe,

troppo leggére

per lasciare un'impronta -

 

tristezza di questa mia bocca

che dice le stesse

parole tue

- altre cose intendendo -

e questo è il modo

della più disperata

lontananza.

 

16 ottobre 1933

 

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Pensiero

 

Avere due lunghe ali

d'ombra

e piegarle su questo tuo male;

essere ombra, pace

serale

intorno al tuo spento

sorriso.

 

maggio 1934

 

 

 

 

Convegno

 

Nell'aria della stanza

non te

guardo

ma già il ricordo del tuo viso

come mi nascerà

nel vuoto

ed i tuoi occhi

come si fermarono

ora - in lontani istanti -

sul mio volto.

 

29 maggio 1935

 

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Brezza

 

Mi ritrovo

nell'aria che si leva

puntuale al meriggio

e volge foglie e rami

alla montagna.

 

Potessero così

sollevarsi

i miei pensieri un poco ogni giorno:

non credessi mai

spenti gli aneliti

nel mio cuore.

 

8 giugno 1935

 

 

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Michal Rusinek, "Nulla di ordinario su Wislawa Szymborska"

4 Marzo 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #saggi

 

 

 

 

Il libro di Michal Rusinek Nulla di ordinario su Wislawa Szymborska (Adelphi Edizioni) è una memorabile e privilegiata visita alla spontanea e affabile dimora della poesia, luogo devoto dell'ispirazione e placida permanenza dello stupore e dell'immensità, nell'inattesa meraviglia di ogni appuntamento persuasivo con la vita. La vita di Wislawa Szymborska si intrattiene in un gradevole colloquio seguendo lo sguardo unico sui suoi versi, ospiti graditi che infondono viva fiducia e compiuta ammirazione. Michal Rusinek, il suo giovane segretario, insegue testimonianze e fedeltà per più di quindici anni accanto a una fascinazione privata e muove ogni particolare curioso ed inedito, confermando la singolarità degna di memoria che nutre la biografia della poetessa. Le parole, parole di poesia, ripercorrono attraverso l'intensa partecipazione affettiva il contenuto di un'incondizionato amore per il talento, per la capacità intellettuale non comune e rincorrono la vivace tradizione di irresistibili esperienze letterarie, sensibilizzano il desiderio di fermare nel non luogo della scrittura lo “smisurato teatro” dell'esistenza. La luminosa gioia della storia narrata aggira e cattura la sorgente avventurosa dell'animo umano, riconosce lo sguardo felice e carezzevole che si sofferma sugli aneddoti spiritosi e stravaganti legati alla poetessa, sulle sue provvisorie abitudini di traslocare, sulle sue amabili qualità nel cucinare, sulla squisita disponibilità alle cene e alle lotterie, sulla passione per i collage artistici. Le gradite atmosfere della vita quotidiana cedono alla fantasia delle immagini, alla voluta segretezza della complicità, nelle conversazioni e nei comuni interessi, nei suggerimenti letterari e nelle dichiarate risate che hanno caratterizzato il legame distintivo tra Michal Rusinek e Wislawa Szymborska. Leggere Wislawa Szymborska è una scelta e un'opportunità elegante, a mantenere il dubbio”stupefacente” per la grande compiacenza del mondo, per proteggere la propria affinità, assecondare la propria esclusività, adottare in ogni intonazione un modo di essere e di comportarsi. La dilatata imponenza del suo linguaggio, convince il rispettoso gioco delle parole con acuta ed ironica filosofia e respira nella struggente inevitabilità la profondità dell'intero ventre della poesia. L'immutato elogio della poetessa da parte di Michal Rusinek descrive un'eccentrica nostalgia dei luoghi e delle persone che accoglie l'ombra di un passato non perduto ma che esibisce la veloce, inafferrabile ostinazione della volontà a ritirarsi nell'inconfondibile senso dell'umorismo. La poetessa assorbe l'aspetto meditativo con la leggerezza raffinata, è delicatamente distante da tutto e dove “ogni parola ha un peso non c'è più nulla di ordinario e normale”. L'amicizia che ha convinto il segretario a seguirla fino alla fine ha lo stesso bisogno di solitudine che imponeva la poetessa nel momento in cui nascevano le sue poesie, per rendere universale il rituale attrattivo di ogni riservata confidenza. 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

 

 

 

Il giorno dopo – senza di noi

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà a essere utile l’ombrello.

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Nicolás Guillén, il poeta nazionale

21 Febbraio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia

 

 

 

Nicolas Guillén dopo il trionfo della Rivoluzione è sempre stato chiamato il poeta nazionale e non c’è denominazione più giusta e meritata. Infatti la poesia di Guillén interpreta la realtà in maniera critica e da un punto di vista collettivo, senza mai farsi tentare da individualismi o da fughe astratte. Quando Cuba era ancora alla ricerca della sua identità, Guillén denunciava l’ingiustizia sociale, la discriminazione dei neri, la fame, il furto sistematico da parte degli Stati Uniti delle ricchezze nazionali. Possiamo dire che Guillén sia sempre stato il cantore delle necessità degli oppressi e dei poveri. A maggior ragione, dopo il trionfo della Rivoluzione, ha messo al servizio della costruzione di un nuovo stato la sua poesia.

Nicolás Guillén è nato a Camagüey il 10 luglio del 1902, suo padre lottò per l’indipendenza cubana, ma subito si rese conto che la Repubblica sarebbe stata tradita dal nuovo governo e si schierò con i liberali. Fu assassinato durante una rivolta e Nicolás dovette lasciare l’Università (frequentava Giurisprudenza) per impiegarsi come tipografo e dare una mano in casa. Pubblicò le prime poesie sulla rivista «Camagüey Grafico», quindi in «Castalia» dell’Avana e in «Orto» di Manzanillo. Il suo primo libro è del 1922 (non lo pubblicò) e si intitola Cerebro y corazón, mentre l’anno seguente fondò «Lis», una rivista letteraria che ebbe breve vita. Nel 1926 si trova all’Avana, si iscrive al Partito Comunista Cubano ed è proprio nella capitale che si avvicina alla poesia d’avanguardia. Scrive per «El Diario de la Marina» (un foglio reazionario) una serie di articoli contro la discriminazione razziale. Nel 1930 pubblica Motivos de son e Ideales de una raza. Soprattutto il primo è un libro importante, perché adotta il son come base musicale e sceglie un linguaggio di facile comprensione, capace di parlare alle persone e di raccontare la vita quotidiana. Si tratta di poesia che molti hanno giustamente definito mulatta, perché si appoggia ai due elementi predominanti della cultura nera: il ritmo e il colore. Le liriche di Guillén nascono dalla guaracha cubana e sono soprattutto parole scritte per canzoni popolari. Si pensi a un componimento come: «Sóngoro cosongo/ Songo be/ Sóngoro cosongo/ de mamey;/ sóngoro, la negra/ baila bien…». Si tratta di una vera rivoluzione poetica che vede protagonisti soprattutto i neri avaneri, con il loro linguaggio caratteristico e i loro modi di dire.

La poesia di Guillén non si ferma qui. Con il passare del tempo diviene lirica di denuncia sociale e lui stesso è tra i primi intellettuali che aderiscono al Movimento Negrista. Il suo secondo libro è Sóngoro cosongo (1931) e qui affronta ancora il tema del nero, ma lasciando da parte la comicità e la caricatura dei vecchi personaggi per cominciare a sperimentare una poesia descrittiva e realistica. Non è ancora un libro sociale, ma basta a dare valore all’opera la denuncia dello sfruttamento dei neri: «El negro/ junto al cañaveral./ El yanqui/ sobre el cañaveral».

West Indies Ltd. (1934) è invece il primo poema sociale vero e proprio e dimostra un impegno politico sempre maggiore da parte di Guillén, che sarà redattore ed editore delle riviste comuniste «Resumen» e «Mediodia».

Nel 1937 pubblica in Messico una delle sue opere più importanti: Cantos para soldados y sones para turistas. La cosa triste è che questa poesia, scritta da un comunista per un paese che avrebbe dovuto ribellarsi all’oppressione di un feroce dittatore, si adatta bene ancora oggi alla situazione vissuta dai cubani. Protagonista del poemetto è José Ramón Cantaliso che mostra al turista la miseria, la fame e tutte le ingiustizie nascoste dietro una apparente allegria. Tutto questo senza perdere l’umorismo tipico della sua poesia e senza lasciare il ritmo del son che accompagna i versi. Ai soldati Guillén ricorda qual è la loro estrazione sociale e dice che sono soltanto lo strumento di un potere ingiusto, quindi devono imparare a rivolgere i fucili contro la tirannia. Sempre in Messico pubblica España: poema en cuatro angustias y una esperanza, ispirato alla lotta del popolo spagnolo contro il fascismo. Guillén viaggia molto: prima va in Spagna ed entra in contatto con la parte comunista della ribellione, successivamente è in Argentina dove pubblica El son entero (1947). In questo libro è presente tutta la sensibilità e la musicalità afrocubana: poche poesie sociali, alcune folcloristiche, altre intimiste, persino romantiche. Viaggia ancora nei paesi socialisti e nel 1953 è a Santiago del Cile per il Congresso della Cultura Latinoamericana. Il dittatore Fulgenzio Batista, in un impeto di repressione anticomunista,  gli impedisce di fare rientro a Cuba.

Nel 1955 l’Unione Sovietica gli conferisce il Premio Lenin per la Pace. Le poesie di questo periodo sono raccolte nel libro La paloma de vuelo popular (1958), pubblicato a Buenos Aires. Sono le liriche di un rivoluzionario ante litteram vagabondo del mondo e accomunano la sorte di tutti gli oppressi uniti nel solo destino possibile: la ribellione per essere finalmente liberi. In questo libro Guillén profetizza il trionfo rivoluzionario. Libro politico per eccellenza è anche Elegías (1958) che raccoglie: Elegía a Jesús Menéndez, Elegía a Jacques Roumain e soprattutto la Elegía cubana che esalta la Rivoluzione: «Brilla Maceo en su cenit seguro./ Alto Martí su azul estrella enciende».

Nel 1959 la Rivoluzione Cubana giunge a compimento e Guillén si unisce corpo e anima alla causa dell’uomo nuovo. Sarà Presidente della Unione degli Scrittori e Artisti di Cuba (uneac) fino al 1961. Pubblica ancora: Prosa de prisa (un libro di cronache giornalistiche del 1964), Poemas de amor e Tengo. Tengo riveste grande importanza, si tratta di un libro scritto sotto l’influenza della vittoria rivoluzionaria. Tutto quello che prima veniva denunciato (repressione, razzismo, miseria, sottomissione agli statunitensi) è scomparso e l’uomo socialista ha la forza necessaria per superare antiche disuguaglianze e ingiustizie: «Tengo, vamos a ver,/ tengo lo que tenía que tener». Il passato serve da esempio per far brillare i meriti di una rivoluzione voluta dal popolo oppresso. Tengo è caratterizzato da un ottimismo e da una fiducia nel futuro senza precedenti.

 

Buenos días, Fidel!

Buenos días, bandera; buenos días, escudo.

Palma, enterrada flecha, buenos días.

Buenos días, mis manos, mi cuchara, mi sopa,

mi taller y mi casa y mi sueño…

 

Tutto è allegria e limpidezza; tutto è nuovo e bello. Si esaltano i simboli nazionali (bandiera, scudo, palma), ma anche le cose che appartengono alla vita quotidiana (il cucchiaio, la zuppa nel piatto, la casa, il canto…). Guillén canta un paese che risorge dall’oblio della dominazione e che vuole essere artefice del suo futuro.

 

Obrero en armas, buenos días.

Buenos días, fusil.

Buenos días, tractor.

Azúcar, buenos días.

 

Tengo raccoglie anche l’epopea cubana dalla Sierra Maestra fino al trionfo, le successive minacce americane e la vittoria di Playa Girón. Leggiamo in italiano la parte finale di Tengo.

 

Ho, vediamo bene,

che adesso ho imparato a leggere,

a contare,

ho che adesso ho imparato a scrivere

e a pensare

e a ridere.

Ho che adesso so 

dove lavorare

e guadagnare

quello che devo mangiare,

ho, vediamo bene,

ho tutto quello che devo avere.

 

Nel 1967 esce El gran zoo, in cui Guillén immagina una galleria di animali paragonati a una serie di esempi negativi che si annidano nella società capitalista (usurai, gangster, magnaccia, generali…).

Nel maggio del 1972 pubblica El diario que a diario (versi e prosa) e riassume tutta la storia di Cuba fino al trionfo della Rivoluzione, facendo ricorso a tutta la sua verve satirica. A giugno invece esce l’ultimo libro: La rueda dentada, che dimostra la sensibilità artistica di Guillén, sia quando canta il Vietnam, la morte di Gagarin, Martin Luter King, sia quando chiama alla ribellione contro i padroni culturali stranieri o, ancora, quando canta gli uccelli dei campi cubani e l’amore per la donna.

Nell’opera di Guillén non vanno dimenticate le poesie dedicate a Che Guevara: Che Comandante, Guitarra en duelo mayor e Lectura de domingo. Che Guevara è visto come il simbolo immortale della lotta e la sua figura è un esempio eccezionale per tutti – «Che comandante,/ amigo…» e poi conclude: «Partiremos contigo» –, persino per i soldati boliviani che lo massacrarono: «Él fue tu mejor amigo, / Soldadito boliviano;/ Él fue tu amigo de a pobre/ del Oriente al altiplano…». Il vero cammino, quello diritto, lo ha indicato il Che e tutti dobbiamo seguirlo.

Guillén muore nel 1989, al massimo della fama, appena in tempo per veder cominciare il “periodo speciale”, ma non abbastanza per rendersi conto di quel che sarebbe accaduto dopo. Meglio per lui, in ogni caso. Non ha visto la fine che ha fatto quel comunismo in cui aveva così fervidamente creduto.

Cerebro y corazón (1922) non è mai stato tradotto in italiano. Molti saggisti cubani definiscono questa opera acerba e immatura, una palestra per esercitare e sviluppare il futuro talento. A nostro parere contiene piccole perle di poesia che non vanno trascurate, soprattutto se consideriamo che sono opera di un adolescente.

 

Gordiano Lupi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sotto la cenere

27 Gennaio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia

 

Ti ho lavato

dove tu lavavi me

ti ho lavato

dove ora io lavo i bambini

che non ti piacciono

che non capisci.

Ti ho imboccato

con la bava

e la lingua,

di traverso.

Farfugliare esasperato

Rabbioso

occhi come lampi d’impotenza

anche tu diventi figlia

anche tu ritorni figlia

il mio niente si fa  paura

il primo fremito di un dolore ritrovato

che c’era

che c’è

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Frank Iodice, "Nel coro dei cani sporchi"

16 Gennaio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Frank Iodice

Nel coro dei cani sporchi

Eretica Edizioni –pag. 70 – Euro 13

 

Frank Iodice è un autore di cui vado orgoglioso, uscito dalla fucina inesauribile del Foglio Letterario, capace di spaziare dal romanzo storico (Matroneum) alla narrativa pura (Un perfetto idiota), che di recente è uscito con I disinnamorati  e con questa raccolta di poesie di pregevole fattura. Lascio alle sue parole il commento: “La poesia può liberarci dalle moderne forme di schiavitù? Lo spero. Anche se è difficile riconoscerla, capire quando arriva. Héctor Murena diceva che la poesia arriva quando restiamo nell’inesauribile compagnia della solitudine. Per fare poesia occorre vivere, occorrono sangue e lacrime. Scrivere poesie vuol dire far rivivere nel tuo stomaco ciò che io stesso ho vissuto nel mio, più forte e più lentamente. Cantarti l’infinita bellezza del mondo, ma anche la desolante nullità dell’uomo. Io ci ho provato ma non credo di esserci ancora riuscito. E in fondo ne sono felice”. Ricordo che oltre diecimila copie del suo Breve dialogo sulla felicità sono state distribuite gratuitamente nelle scuole italiane, francesi e statunitensi. Il suo sito è www.frankiodice.it.

Inutile recensire e commentare la poesia. Meglio leggerla. Ecco due suggestive liriche tratte da un’opera intensa che spazia da tematiche amorose fino al ricordo nostalgico della terra natia, nel solco della tradizione poetica novecentesca.

 

XXXVI

 

Restiamo su questa spiaggia

bambina mia

perché la musica che senti non è vera

ogni sera nei tunnel del metrò, a Parigi

contro i grigi muri di piastrelle rotte

suonano veri musicisti

 

ma questi, questi perfetti esseri umani

che si scattano foto da soli

e i soli e le lune che li hanno cresciuti

senza madri e senza padri

quadri bagnati di latte e pianti

quanti crederanno a ciò che vedo mentre ti parlo

e ti tengo per mano

ora che lontano dalla nebbia che ci confonde

ora che soltanto l’amore ti ha resa infinita

e sei arrossita per lo sforzo di guardare la luce

mi canta una vocina piccola in fondo alla pancia:

 

la lancia dei pirati laggiù, nel mare

le pere con lo zucchero nel bicchiere

le vere passeggiate lungo le selve

le vecchie feroci di notte e le botte del vicino

cattivo, quando fuggivo con il pallone

il burrone, il confine tra il vero e il finto

che ho spinto sempre più in là

 

ci sarà tutto per te

amore mio

finché avremo una penna per raccontarlo

mentre parlo e te lo dico

e il fico

così morbido che si scioglie nelle mani

fatto di strani puntini che non puoi contare

neanche con la scienza che tutto ha deciso

persino il pianto ed il sorriso

non c’è umanità fuori da questo fico

 

te lo dico, mentre lo beviamo in silenzio

come assenzio ghiacciato del secolo scorso

il morso della lumaca che accarezza e non fa male

quale sarà la tua sorpresa quando il mondo

resterà fermo per un secondo?

la gente si amerà ancora, guarderà il mare

senza sembrare stupidi idealisti

e quel fico che apristi, da bambina

con il tuo papà

chissà che sapore avrà

 

XXI

 

Napoli

che negli anni di esodo

mi resti dentro come il nome, inciso nella vista

 

l’orizzonte che odora di pesce, che cresce

e mi fa sentire così lontano

l’aeroplano, la nave che sbuffa, sotto nuvole di migranti

i canti, che nella lingua vivono ancora

l’aurora, la poesia, la mia strada franata

la giornata vissuta nel tuo ricordo, tra le tue strade

e cade quello che avevo nella mia testa

questa voglia di vivere ancora, di andare

il mare, la mia casa, lontana

la vita insana e dissoluta, la solitudine finita

prima del vento, e in un momento

è poco quello che io sento

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Complimenti di buon anno

31 Dicembre 2019 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #unasettimanamagica, #poesia

 

 

 

Humour nero ed umor nero

son due cose differenti;

lo sa bene il criminale:

l’assassino ancora attivo,

l’assassino dunque in corso

che mi dice quanto segue:

«Complimenti di buon anno

a tutti i miei peccati:

è molto più poetico

uccidere a Natale!».

 

Pietro Pancamo

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Eros e Thanatos

16 Novembre 2019 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca, #poesia

 

 

 
 
 
Alla Mamma, come, un po', a chiunque (lo spero), non piace:"la morte".
     Vuole congiungere l'articolo determinativo:"la" col sostantivo:"morte".
     Vuole, poi, togliere la:"t" al sostantivo:"morte".
     Vuole, infine, insinuare (ma senza fare nascere sospetti in chicchessìa), come in un'apertura stretta, lentamente, ma inesorabilmente, efficacemente, tra la:"l" e la:"a", il suo inconfondibile, caratteristico: "Apostrofo Rosa": "L'Amore", un apostrofo, ma che non apostrofa qualcuno ed una rosa con tanti petali e nessuna spina, nemmeno una che faccia indurre in tentazione di staccarla!
 
          Luca Lapi
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METTI UNA SERA ALL'ARCILIUTO FRA PAROLE, COLORI E VINI

15 Ottobre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #musica, #eventi, #poesia

 

 

 

 

Amici lettori del blog più swing del web, eccomi di nuovo con voi per presentarvi un evento romano rivolto a tutti gli appassionati di arte, un appuntamento artistico accompagnato da "parole, colori e vini". E' questo il titolo dell'evento che si svolgerà in Roma, giovedì 17 Ottobre 2019, presso l'Arciliuto di P.zza Di Montecchio, 5.
Nel centro di Roma, all'interno di un prestigioso e storico palazzo, l'arte pittorica di Alessia Fedeli, il live music di Paolo Rainaldi, la poesia dialettale di Diego Mascoma si fonderanno con l'aroma di vini selezionati dalla cantina Gaffino, a cura del sommelier Daniele Graziano, leader di Dgexperience, grazie ad un sospiro di Malvasia, un Tubbo da sogno Merlot, un buon bastardo di Cabernet Sauvignon, tutti insieme accenderanno una bella serata da ottobrata romana.
Sono a bordo della mia 500 stracarica delle opere di Alessia Fedeli e ci stiamo recando all'Arciliuto per l'installazione delle opere. Non potete vedere l'artista perché è completamente ricoperta dalle sue opere, siamo in ritardo per l'inaugurazione, accendo il motore taroccato da Harley electra glide 1200, metto nel lettore cd Eric Clapton e partiamo a razzo.

 

- Alessia, com'è la sensazione di essere immersa nel colore?
 

- E' quello che ho sempre sognato!.. Ma attento alle buche, non vorrei bucare i miei dripping!
 

- Hai il dripping nel cuore, come ti sei avvicinata a questa tecnica?
 

- Dire grazie a Pollock è scontato, diciamo che dipingere sgocciolando il colore a quel modo mi fa sentire me stessa.
 

- Tutta colorata e frizzante?
 

- Sì, in fondo questa rappresentazione simbolica è come tutto quello che ci circonda, la vita è in bianco e nero, è bella solo in foto e al cinema, senza colore che vita sarebbe?
 

- La tua materia è densa e di spessore, vedendo le tue opere viene voglia di toccarle.
 

- Vabbè, toccarle magari no, ma con la fantasia i visitatori possono pure farlo, perché no? Proprio come noi adesso.
 

- Non male come idea, tutti i giorni vestirsi di colori, io mi prendo un Van Gogh e tu?
 

- Io Matisse.
 

- Alessia, ottima scelta, volevo chiederti, ma a questa mostra che andiamo a montare che succederà?
 

- Per rimanere in tema, una baraonda di colore i miei, poi una simpatica caciarata di poesie e storie in dialetto romanesco di Diego Mascoma, una figata di musica di Paolo Rainaldi, fra degustazioni sfiziose di stuzzichini e vini di qualità proposti da Daniele Graziano, insomma, il moderno che si fonderà con l'antico e la tradizione.
 

- Sono preoccupato.
 

- Walter, perché?
 

- Sono tutte cose che ai robot non piaceranno.
 

- E i robot che c'entrano? Mica sono invitati.
 

- Saranno il futuro.
 

- Ma noi rimaniamo umani.
 

- Hai ragione, ai robot un sospiro di Malavasia farà girare i circuiti stampati, a noi farà parlare d'amore per la vita, così come tutti i dialetti d'Italia e le bellezze artistiche del nostro paese.
 

- Walter, ma quando arriviamo?
 

- Alessia, apri gli occhi, siamo già dentro l'Arciliuto, l'atmosfera è piacevole, tutto è pronto, le tue opere, la poesia dialettale, la musica, il buon vino, tutto profuma di arte ci dispiace per i robot ma loro non lo possono capire, noi sì.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, l'arte in ogni sua espressività è un qualcosa che fa bene al nostro animo, tutti noi vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo incontro, vi porterò in Liguria e saremo in compagnia di un famoso artista olandese, per ora i robot possono attendere.

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