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rita bompadre

Antonio Bianchetti, "Non so se ho scritto troppo sull'amore"

3 Maggio 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #recensioni, #rita bompadre, #poesia

 

 

 

Non so se ho scritto troppo sull'amore - un altro passaggio dai giardini di ponente - di Antonio Bianchetti (Quaderno dell'Àcàrya n° 55, 2021 pp. 160 € 14.00) è una raccolta poetica che celebra la grande capacità d'amare e irradia l'intensità di una luce infinita e di una visione del mondo in cui la bellezza, la corrispondenza spirituale, l'estensione delle emozioni sono l'incarnazione della prospettiva umana del bene. Antonio Bianchetti condivide la sintonia emotiva e l'inesauribile essenza della poesia, indica la connessione del cuore, oltrepassa le distanze terrene, orienta la sostanza e la radice dell'incisività universale dei sentimenti. Il poeta spiega l'efficacia espressiva della malinconia, concentra nelle pagine l'esposizione esistenziale della nostalgia, traccia l'incessante ritmo della corrente del tempo. La struttura elegiaca dei testi si compone della direzione esclusiva dei punti cardinali, conduce l'elemento simbolico del cammino in una traiettoria sensibile per riportare alla memoria gli scenari di un viaggio interiore, per orientare il passaggio delle contraddizioni impulsive della vita, per osservare e determinare la passionale frequenza della sfera affettiva. La poesia di Antonio Bianchetti declina la validità generatrice della viva dedizione alla ragione del cuore, rinnova la componente metafisica e spirituale della quotidiana intimità, evidenzia la sintonia e la complicità mentale nei confronti dell'incondizionata meraviglia dell'anima, la definizione della magica confidenza della sensualità, il principio decifrabile dell'innamoramento. Il legame indivisibile con l'universo carezzevole dell'amore avvicina alla necessità fortunata dell'eredità romantica, allo sconfinato, imponderabile segreto dell'eternità, traduce il contenuto corporeo delle avversità, affronta gli ostacoli impenetrabili delle incomprensioni e le difficoltà dei silenzi arrendevoli. L'assenza subita identifica l'inevitabile inquietudine e la profondità del disorientamento, ma regala anche lo strumento indispensabile per riconoscere la propria consapevolezza e difendere la propria esperienza nella previsione straordinaria di una sfida individuale, nel sostegno compiuto di un distacco e di una successiva, nuova vicinanza. Antonio Bianchetti non ha scritto troppo sull'amore, ha comunicato il suo inno alla vita, accolto la fragilità pulsante del ricordo, concesso la continuità della presenza amata nello spazio inesauribile della speranza. Non ha mai allontanato l'affermazione del futuro, ha percorso il destino presente per non dimenticare l'elogio della fiducia nella rinascita, la provenienza delle stagioni dell'esistenza, scandite dal dinamismo dell'equilibrio introspettivo dei desideri. Il libro è impreziosito dalle suggestive fotografie del mosaico con la rosa dei venti impresso sul lago di Como, a simbolo dell'intuizione delle coordinate spazio temporali, nel saggio significato della guida e nella protezione della forza di volontà. Nella chiave di lettura del percorso il poeta incontra l'incanto dell'arte elegiaca, percorre la spontaneità, la dolcezza e la gratitudine dell’ascolto, in linea con la gentilezza e la generosità concesse a ogni destinazione della passione. 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

BALCONE VISTA MARE

 

Questo orizzonte ci sorprende

fin dove lo sguardo

incontra il respiro

della vastità

e su quello che si avrà

il panorama vissuto

ci rinnova gli auguri

fin dove possiamo vedere

oltre il confine

di un giorno

al di là

dei nostri giorni futuri

 

IL SERVITORE MUTO

 

Ho posato gli occhi

sopra la fine del giorno

che ricomponi piano

insieme al vestito

accarezzato

dolcemente con la mano

insieme alla premura

di fare un po' di ordine

dentro a queste ore buie

 

Poi ci fermiamo a guardare

come se questo panorama

fosse ancora

un orizzonte da indossare

come se la notte

non volesse mai arrivare

messa da parte

insieme agli ultimi indumenti

 

Lasciata sola nell'eternità

di questi pochi gesti

insieme ai colori

dei nostri movimenti

 

 

EPITAFFIO

 

Parlavamo sempre dell'eternità

ma ora il nostro cielo

ha misure troppo piccole

per ascoltarti

troppo grandi

per cercare di abbracciarti

 

LA VITA È UN'IPOTESI BELLISSIMA

 

Non è la sera

che respira d'ombra

una solitudine diversa

ma luce che non tramonta

dentro

negli angoli di un mondo

dove cercarti è sogno

aria

e altro ancora

E sono tanti i nomi

che daremo al buio

se il nostro sole

non si fosse fermato

per essere nel cuore

un altro mattino da ricostruire

 

La vita è un'ipotesi bellissima

 

tutto il resto

è amore che ci sfugge

e sorge ancora

dentro

 

UNA FORZA MAI ARRESA

 

Qualcuno mi darà da bere

e l'alba mi giudicherà

se il viaggio ricompone

giorno e notte

in questo errare

dentro una certezza

 

La dolcezza sarà

come il bacio del crepuscolo

diviso

nella moltitudine di questa attesa

per ogni aurora che vedrà

un altro andare

 

Insieme ai venti sceglierò i semi

di una forza mai arresa

verso l'aria di levante

per dire al sole

che germoglierò

come ad ogni primavera

 

per dire al tempo

che ritornerò

prima della mia sera

 

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Paolo Parrini, "Prima della voce"

5 Aprile 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

L'opera Prima della voce di Paolo Parrini (Samuele Editore - Collana Callisto, 2021 pp. 70 € 12.00) parla al cuore della vibrazione poetica, modula i segni espressivi dello stupore interiore, trasmette l'essenza iniziale delle parole considerando la materia comune della memoria con l'appropriata elezione d'immagini e tradizioni universali. Il poeta concede al linguaggio una diffusione rituale, iniziatica, attribuisce al miracolo incantevole della poesia la traduzione biografica in riflessioni indispensabili, contratte tra l'intuizione di una sensazione provvisoria e la sensibilità permanente, custodisce la rispondenza sonora della vita nell'oscillazione di una devozione pagana con la natura correlativa degli eventi. Prolunga il senso sottile e delicato della relazione estetica con l'unità dell'esperienza sensibile, osserva il presentimento acuto della visione del mondo e dei suoi struggenti accordi, traccia il rilievo emerso delle emozioni, distingue la cavità difensiva dell'ispirazione come il salvifico territorio delle occasioni e della verità. Il percorso elegiaco incrocia la scheggia indicativa nell'intreccio dei ricordi, l'intensità dello sguardo quotidiano sulla consistenza saggia della realtà. Prima della voce rintraccia la grammatica e la ricostruzione dei significati affettivi, recupera il dialogo spirituale trasferendo nella rappresentazione delle fotografie artistiche, contenute nel libro, la contemplazione della bellezza, riscatta la percezione delle impressioni che il disincanto ha estinto intorno alla nostra esistenza. Paolo Parrini riacquista la possibilità di vivere i legami con la naturale capacità di ascoltare e capire le proprie passioni, accoglie la cura dei sentimenti, concentra il raccoglimento religioso delle attese nei labirinti dei propri desideri, salvaguarda il sincero legame con le proprie promesse, affermando l'estensione di un'esecuzione lirica obiettiva, l'elevazione di un'epifania meravigliata, in comunione con un equilibrio riportato in  luce oltre la discordanza oscura del vivere. Risana l'intermittente dimensione del tempo e la direzione di appartenenza ai propri versi, ricompone le incertezze nell'esercizio stilistico di conquista dell'amore e di perizia dell'inquietudine, abita il luogo esteso dell'anima, ospita intenzioni e metafore della quiete. Il ritmo dei testi celebra la visione dinamica della pagina, come spazio e corpo degli elementi letterari, il carattere sacro e sensuale di una conversazione insistentemente scampata alla dimenticanza. La poesia di Paolo Parrini riconduce sulla soglia di un avvenimento, traduce il realizzarsi scrupoloso della successione del rumore e della sospensione, nel calpestio dei passi della vita,  definisce una voce segreta e ritrovata, estende la cortina della fragilità nell'infinito riflesso dell'estremità esistenziale, percorre le venature, la condensazione e  l'evaporazione dell'assenza. Fonda la sua dottrina nel respiro del miracolo sacro e familiare della tenerezza, nell'impalpabile sensualità, annoda il tessuto evocativo dei luoghi inattesi, escludendo il debito della parola alla deviazione del silenzio: “La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare.” Octavio Paz

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Il lento schiudersi

della notte nel mattino

il sonno stemperato

in un caffè forte.

La resurrezione di ogni giorno.

Fuori stanotte è caduta la neve.

 

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Si scompone la sera.

Ritmico il suono del tergicristallo

intacca il tempo perso

ad aspettare il giorno.

Alla mia sera aggiungi la tua.

Non siamo fatti di certezze.

 

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Poi nasce un fiore all'improvviso

là dove tacciono le fronde

ha il nome di una voce ormai passata

persa tra le dune e il temporale.

Stanotte ha raffrescato sopra i tetti

sui vetri già colmi dell'inverno

piccole dita intrise di calore

hanno scolpito i segni del tuo tempo.

Domani risvegliati avremo un altro sole.

 

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Attraversi la strada a capo chino

svanisci dentro il fiato caldo

e il sorriso che hai lasciato.

Nella nebbia s'appoggia

il rumore del mattino.

 

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Altre stanze gridano.

In questo giardino muto

anche le piante assorbono dolore.

Aspettare la luce della sera

il tacere delle voci.

Un calmo lago le dita.

 

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Amare una sedia, una mano,

il vuoto dentro un temporale.

Come se fossi nato solo per

questo darmi e avere,

una bilancia, un saliscendi.

Poi una fontana e lo scroscio,

il perdono. Non so

come altro dire amore.

 

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Farsi raggio o crepa,

sottile, annidarsi nei concavi

spazi, addormentare la memoria.

Quello che non abbiamo

sono i suoni iniziali dei nomi

che un tempo ebbero un volto.

                          Sia benedetto

questo spazio fatto altrove.

 

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Il cammino si conclude qui

dove era cominciato.

I giorni sono sentinelle stanche

riconosci gli odori e il silenzio.

Forse solo un poco più fondo

questo muoversi piano delle cose

l'emozione sale a cercare il fiore incolto.

Sei partito per tornare a casa

ora è tempo di raccoglimento.

 

 

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Alfredo Alessio Conti, "Sulla soglia dell'infinito"

3 Marzo 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Sulla soglia dell'infinito di Alfredo Alessio Conti (Biblioteca dei Leoni, 2021 pp.96 € 12.00) è una raccolta poetica che contiene la necessità del pensiero umano d'indicare l'essenza dell'infinito, indaga l'inquietudine originaria della vita attraverso le intonazioni elegiache delle parole, trasmesse con il segnale espressivo dell'autonomia sensibile, nell'esplorazione della natura divina e istintiva della compassione. Il sentimento intimo del poeta emerge dalla dimensione spirituale dell'invisibile, dall'ispirazione mistica delle emozioni, trae il suo carattere individuale affermando il suo anelito verso una realtà più autentica, riconosciuta nella comunione solenne con l'assoluto. L'umana esistenza orienta il suo dissidio interiore oltrepassando la materia tangibile del senso della vita, includendo il privilegio del significato speculativo e dell'intuizione, il principio dinamico trascendente del fondamento sovrumano dell'anima. La poesia di Alfredo Alessio Conti custodisce la rivelazione dell'amore, nella sua sfera discorde tra felicità e sofferenza, nelle sue infinite declinazioni esistenziali tra l'armonia e la distensione, la grazia della luminosità e l'inganno dell'oscurità, unisce la sensazione indistinta della contemplazione alla speranza di una redenzione emotiva, sostiene il riscatto ultraterreno, comprende la realizzazione dell'attesa, sospendendo la profetica previsione della nostalgia sfuggente e del desiderio indefinito. Il codice del vissuto quotidiano riflette, nei versi, il tragitto intrapreso dall'uomo, in relazione ai segreti, ai simboli della solitudine, alla metafora dell'intervallo presente, all'incertezza sull'avvento del futuro, procede lungo il cammino dei sogni e il silenzio del destino. Lo stile essenziale, puro, accogliente, permette di apprezzare il contenuto profondo e sconfinato, di sentire il significato immenso della ricerca dell'uomo, di ascoltare l'oscillazione delle riflessioni. L'arricchimento lirico delle immagini propone la densità interpretativa del linguaggio, la relazione con la suggestione dello spazio straordinariamente dilatato della poesia, misura la smarrita astrazione della voragine intimista, guida l'orientamento sacro delle stagioni, consegna il solco delle illusioni al principio devozionale della fiducia. Alfredo Alessio Conti riconosce i limiti dell'esperienza percettiva, prende coscienza delle possibilità di una verità altra, comunica la prospettiva universale del tempo oltre l'apparenza del fenomeno filosofico, trattiene il suo indugio “sulla soglia dell'infinito”, sulla sostanza del conoscibile, sulla volontà inconscia dell'indulgenza, in limine sul confine esistenziale di ogni visione intuitiva dentro il grembo lirico del mondo, avviando l'intenso contrasto tra la lacerazione e la tenerezza, nella tormentata occasione della consapevolezza.

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Svanire

 

Rivedo

assorto

nel sonno eterno

il riflesso sfocato

della mia Anima

svanire nel nulla.

 

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Vorrei vivere in un faro

 

Vorrei vivere

in un faro

illuminare le notti

tempestose e buie

segnalare

il pericolo

che ci attende

all'attracco

della vita.

 

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Sono alla ricerca di nuove parole

 

Sono alla ricerca

di nuove parole

di nuovi significati

al vivere il presente

per il futuro c'è tempo

anche se ormai

adesso

l'ho oltrepassato.

 

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Sono un ramo

 

Sono un ramo

curvo sull'acqua

che si abbevera

e rinfresca

sognando

di rizzarsi in piedi

per accogliere nidi

di cardellini

e sentire il loro canto

per l'ultima volta.

 

 

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Battito di ciglia

 

La nostra vita

è intrisa

d'infiniti punti di domanda

della cui risposta

ultima

sarà solo

un battito

di ciglia.

 

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Sulla soglia

 

Ho camminato

a lungo

in questa vita

a volte frettolosamente

a volte piano piano

a volte come gamberi

sulla riva del mare

a volte pieno d'entusiasmo

a volte solitario

ed ora

sulla soglia dell'infinito

non mi resta

che percorrere

l'ultimo tratto.

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Alessio Martini, "Salvare i naufraghi"

8 Febbraio 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni

 

 

 

 

Salvare i naufraghi di Alessio Martini (Nulladie Edizioni, 2021 pp. 145 € 15.00) è un libro che svolge la sua azione narrativa nell'epoca storica del 1943. L'approccio narrativo a situazioni ed eventi, datati nel contesto di sequenze realistiche e descrizioni militari, domina il supporto espositivo nel documentare la metafora inquietante della condizione umana. Il tema della salvezza, l'orizzonte vitale e spirituale dell'uomo, basato sulla contraddizione vitale della perdizione e della pericolosa supremazia, sono i profondi contenuti al centro dell'indagine psicologica e relazionale dell'autore. La storia narrata da Alessio Martini incrocia il destino di Ettore Piola, il comandante di un treno armato della Regia Marina e una misteriosa ragazza russa, Svetlana, nella manovra surreale e sospesa della sorte che fa arrestare il treno in una sperduta stazione. Come in una simbolica ritirata nel tempo l'autore rende la tangibilità all'ombra sfuggente e indefinibile dell'atmosfera minacciosa, prolunga la sensazione dell'estraneità, intuendo, nell'artificio della desolata ed eroica vicenda, l'allegoria dei sentimenti contrastanti. L'intreccio descrittivo della trama evidenza la precarietà superstite della missione di salvataggio, trasmette il significato inevitabile della speranza e dell'angoscia, scorge l'avvistamento dell'ignoto, accompagna il cammino morale delle motivazioni ideologiche alla deriva di una destinazione rassegnata. Il tentativo di assicurare un'offensiva cattura i protagonisti del libro nell'attesa strategica di un ardimentoso realismo, nella percezione inesorabile e immobile di un'oppressione, nel presentimento di un'autorità sconosciuta, nello smarrimento inaspettato. Alessio Martini ricostruisce circostanze legate all'indagine storicizzata del passato, interpreta l'identità della mistificazione, concede l'irresistibile attrazione verso la fatalità che ha compromesso la natura di tutti i personaggi. Lo scenario paludoso affronta la materia romanzesca con uno stile lucido ed esasperato, l'orientamento dell'autorità e la sua conseguente irruenza, trascina nella suggestione espressiva ogni simbologia dell'affondamento nell'abisso esistenziale. Il libro rielabora attraverso il carattere vivo e coinvolgente della scrittura il territorio emotivo delle disfatte e l'ambiguità distruttiva del potere. “Salvare i naufraghi” è una preghiera rivendicata con la risolutezza fiduciosa delle relazioni, un rifugio dell'illusione delle emozioni, un'intensità descrittiva distorta dalla voragine insidiosa degli incidenti, un disorientamento della razionalità e dell'imperturbabile risolutezza dei principi militari. Il contesto del racconto, ancorato alla sospensione delle vicissitudini spiega la distensione dell'attesa, l'inquietudine per il presagio delle circostanze, che rivelate solo alla fine del romanzo, demoliscono la generosità morale in conflitto tra sincerità e falsità, ma vigilano il rifugio dal naufragio dell'anima.

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Cipriano Gentilino, "Parabole"

10 Gennaio 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Parabole di Cipriano Gentilino (Nulladie Edizioni, 2021) è un libro intenso, consegnato al lettore in nome della sincera e sensibile relazione con l'osservazione esistenziale della vita, esposto alla sostanza interiore e riflessiva della poesia, congiunto al significato dell'esperienza emotiva, concepito nel doloroso senso di esclusione affettiva, nel malessere dell'uomo, nello svolgimento logorato e inadeguato degli episodi dell'inquietudine, nell'elemento individuale del tormento e  delle difficoltà quotidiane. I versi compongono un contenuto evocativo, complicato e tortuoso, distendono profondità simboliche e dimensioni espressive, trasformando la condizione delicata e fragile del mondo descritto, dichiaratamente estromesso e abbandonato, in inesauribile resistenza sensibile e opponendo alla desolazione della solitudine il conforto spirituale della poesia. Parabole vuole illuminare la nuda verità della realtà emarginata ed esporre attraverso l'elaborazione elegiaca di una dottrina etica e devota alla religiosità nell'anima, il valore riabilitativo delle parole, avvicinando la tenacia persuasiva delle immagini al dono dell'ispirazione umana, alla profezia pagana del messaggio emblematico nell'attenzione premurosa e responsabile dello strumento versatile della consistenza, schietta e assoluta, dell'inchiostro. La poesia rivela il suono incomunicabile del silenzio, spiega il conflitto con il percorso psicoanalitico delle similitudini, interpreta l'oscurità del cuore, commenta la supplica universale con la lusinga della speranza, contrastando la prigione della disperazione. Cipriano Gentilino è testimone dei disturbi eccentrici del tempo e riesce a cogliere l'aspettativa della quiete, a sostenere le dinamiche erranti delle sofferenze, a dipingere l'incantesimo lacerato dei sentimenti, avvolto nel respiro di un sorriso. Affida al riflesso dei versi la desolazione, l'amore e la follia di ogni vissuto, spezza le ferite di ogni istintiva e inconscia illusione, solleva l'ombra celata della coscienza, eleva l'esistenza all'incoraggiamento del ritorno, eludendo l'isolamento della segregazione, il profilo discriminatorio degli orizzonti lirici tra il bene e il male. Il poeta associa uno stile struggente e malinconico con la trasparenza delle destinazioni della natura, consacra l'irrequietezza nella lucidità dell'espressione, giunge alla soglia libera e disincantata dell'ebbrezza inebriante di ogni perdizione, attraversa la cifra estetica dell'intima inclinazione umana, donandole l'essenza della cura. Cipriano Gentilino conosce il casto e devoto pudore del limite, oltrepassa il carattere speculativo dell'abisso, esplora la luminosità e lo spettro segreto della mente, accoglie il mistero incisivo e contemplativo della tristezza, alimenta l'incanto delle sensazioni indefinibili e la percezione innocente dell'attesa, nel margine sfuggente e irrazionale dei desideri, confessando l'entità faticosa e consapevole del rimpianto, la vaghezza impulsiva e drammatica nel simulacro della presenza vitale, nell'affinità suggestiva delle parole.

 

 

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Marea

 

Maschere sottopelle,

riflesse allo specchio

rammentato col resto

di fiabe,

sottobanco bisbigliano

ticchettii di ore attese

per un amore

a cielo calante.

 

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Sortilegio

 

Dal sortilegio

dell'esserci mancati

negli interstizi pietosi

ci riaccoglie perturbato

il nostro respiro

mentre il ciliegio

si è imbiancato

nel silenzio di neve,

e la luna endemica

aspetta il solito turno.

 

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Riflesso

 

Questa sera sei luna

seduta a gambe strette

poesia,

illusione poliedrica

sulle labbra storte,

testardo silenzio

sul riflesso artrosico

della mia pelle.

 

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Affannata la nebbia

 

Affannata la nebbia

si posa sugli scricchiolii

delle foglie lasciatesi

cadere

a segnare una fine,

pudica s'adagia

sul silenzio

delle palpebre

a nasconderci la nostra.

 

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A vento quieto

 

A vento quieto

ci rivedremo,

i vivi e i morti,

labirinti

di arianne a

cercare un filo.

 

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Oltre il canneto

 

Oltre il canneto

la vigna tagliava

il mare in righe

dalla riva al cielo

non ricordo nuvole

né maestrale

solo la tua voce

che accarezza

antica

me che sogno.

 

 

 

 

 

 

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Antonio Corona, "Controfobie"

1 Dicembre 2021 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Controfobie di Antonio Corona (Quaderni di poesia Eretica Edizioni, 2021) è una raccolta poetica intensa e manifesta con incisiva e profonda emotività la consapevolezza degli affetti e della compassione, mutando la trascrizione e la distorsione della fobia nella comprensiva e generosa espressione dell'empatia. L'autore interpreta, nell'esperienza della pura solidarietà, l'attitudine della ragione umana d'intuire la capacità emblematica della realtà, relaziona l'approccio altruistico nella coerente osservazione del rispetto e dell'indulgenza nei riguardi di una universale disponibilità all'apertura mentale, affrontando il conflitto persistente dell'irrazionale limitazione della negazione e delle contrarietà. La materia dei versi convince la spiegazione a ogni spontanea condivisione, accoglie l'impulso motivazionale dell'universo interiore, riconosce il disorientamento degli squilibri e condanna l'inafferrabile oscurità dell'ignoranza. Antonio Corona mantiene la disinvoltura dell'indipendenza sentimentale in relazione ai principi ispiratori della libertà, percorre il sentiero compromesso dalla ferita del disagio, dal tormento dell'irresolutezza, dall'apprensione per un'intolleranza che addensa le incrinature dell'anima. Il poeta congiunge la sintonia con il lettore con l'esecuzione di un proposito di colloquio intimo, consolida il tragitto istintivo tra fiducia e affidabilità, esplora le incertezze delle frontiere intellettive, permette di distinguere la discrezione con la quale guarda al mondo attraverso il proprio vissuto e accoglie la potenzialità della diversità, accennata, e non giudicata, da un'angolatura percettiva. Le distinte prospettive delle parole seguono l'originale itinerario delle sezioni poetiche, suggerite con i colori rivelativi, Nero Fardello, Indaco Bastardo, Rosa Fragilità, Rosso Passione e Verde Speranza, per definire ogni rappresentativo stato d'animo, il segno compiuto di ogni  carico morale, l'insolenza dell'offesa, la tenerezza dello smarrimento, il desiderio resistente dell'amore, la dichiarazione profonda di ogni aspettativa. Leggere Controfobie accomuna la fermezza coraggiosa e dolorosa all'intonazione della complessità, consente di condannare i provocatori contrasti delle convenzioni e dei pregiudizi sociali e di escludere dall'impostazione esistenziale il conflitto dell'incomunicabilità. Antonio Corona rivendica le occasioni perdute e le promesse ritrovate, indugia sulla consistenza del proprio sentire, scindendo la scelta di mostrare la propria identità dal timore di non essere riconosciuta, rivela un'umanità conquistata con maturità poetica, senza biasimo, predilige la capacità d'identificare il dono di agire secondo i propri sogni, divulgando la voce più autentica nell'urgenza necessaria della scrittura poetica.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Subire

 

Un vuoto a pressione

che esplode nel petto,

un gesto tagliente

che affonda nel ventre,

una frase sbagliata

che uccide da dentro.

 

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Amare nell'ombra

 

Un bacio mai dato

è un'emozione mancata

ma un bacio nascosto

è come un cuore spezzato.

 

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Pioggia d'estate

 

La senti cadere ferita smarrita

come lacrime gioiose irrompe

in cerca della terra secca zollata

che accoglie i segni dei palmi

di chi carponi cammina trafitta

in cerca di quel sole che corrompe

chi d'amore mancato perisce.

 

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Sulla fune

 

Su una fune

sospesa nel vuoto

la vita danza sulle punte

di un amor congiunto

fra anima e corpo

tra sensi e tatto

di chi ascolta e poi agisce

senza cogliere nel segno.

Mi fermo

nel fulcro della ragione

sapendo che seguirla

mi porterà altrove.

Mi muovo

in equilibrio sul cuore,

se cado volo

se arrivo cammino.

Amare è l'unica certezza.

Parole di convivenza

 

Parole cucite all'orizzonte

perse tra due mondi

uniti sulla linea del niente

congiunte solo in un miraggio

ma in realtà sempre distanti.

 

Parole vuote nell'aria

affogate nel mare

in due mondi bruciati

dal silenzio del confronto.

 

Vorrei parole unite da una lampo

riportate all'orizzonte

riflesse sul mare

proiettate lunghe sulla terra

paciere di tolleranze

ed amorevole convivenza.

 

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A piedi uniti

 

In quel punto esatto

dove a piedi uniti

premo sulla sabbia bagnata

leggermente sprofondano

pensieri, azioni ed intenti.

Guardo quell'ombra formarsi intorno

e permango in attesa

di un'onda, dell'onda

della forza che m'inonda.

Affonda e ritorna

la spuma circonda

come nebbia spettrale

l'assenza e l'essenza

la gioia e il tormento.

Mi getto mi bagno respiro

vivo. Acqua sabbia sale

un pane bagnato

indissoluto

sotto i miei piedi.

Coraggioso attendo,

il vento.

 

 

 

 

 

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Mauro De Candia, "Sundara"

4 Novembre 2021 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Il libro Sundara di Mauro De Candia (Ensemble, 2021 pp. 80 € 12.00) è un'originale, incisiva, contemplativa visione del mondo, concepita nella manifestazione profonda di liberazione dalle convenzioni culturali e sociali, una osservazione poetica oscillante tra l'intento satirico di una mitologia contemporanea  e l'inconsolabile perplessità nei confronti delle sovrapposizioni esistenziali. Il poeta risana l'equilibrio e la suggestione concedendo al titolo della raccolta l'inno evocativo dell'incanto e della grazia, all'entusiasmo vitale delle poesie il sarcasmo e la fiducia emozionale nei confronti del genere umano, conducendo ogni impressione in un universo metafisico, ammaliato da influenze espressive surreali e oniriche. La libera ed ermetica combinazione stilistica dei versi interpreta il carattere autentico e moderno della riflessione, l'imprevedibilità dell'anima e la sfrenata fantasmagoria dell'immaginazione, delinea il codice significativo con l'enigmatica impenetrabilità delle parole, con l'oscurità schematica della dimensione interiore. Mauro De Candia accoglie le indicazioni di una discontinuità ritmica e attraverso una definizione articolata della logica nella ricerca specialistica di temi filosofici risolve la risorsa speculativa nelle dinamiche rappresentative dell'uomo disponendo l'esigenza di spiegare la propria centralità contenutistica in un percorso identitario. Una poesia sensoriale che concede a ogni  intonazione ipnotica del verso la metamorfosi del discorso, la possibilità terrena dell'orientamento ispiratore. L'elemento poetico dello stupore è il filo conduttore di ogni intuitiva illuminazione e favorisce una nuova prospettiva della scrittura. L'orientamento rapido, autentico, insolito ed eccentrico dei testi dirige la perspicacia di un sillogismo necessario per affermare la verità identificativa e l'immedesimazione della realtà attraverso la meditazione con l'emblema dell'irrealtà. Sundara è un vocabolo proveniente dalla lingua sanscrita e il libro di Mauro De Candia associa al significato animato dell'essenza comunicativa l'intonazione del segnale spirituale e mentale dell'archetipo salvifico della bellezza, congiunge all'accordo poetico il prodigio e la meraviglia taumaturgica, diffonde nel verso autonomo e svincolato l'obiettivo di una eloquenza innovativa, aggiornando il carattere filologico della terminologia e il processo neologico della nuova esigenza letteraria, approfondita nella moderna apertura e nella competenza dell'effetto stilistico. L'estrazione leggendaria della rappresentazione dell'intensità del bene e dell'ostilità del male trascende l'affermazione sublime della poesia. La poesia concentra l'ammirata osservazione su se stessa, unisce la sostanza al profilo lirico, rigenera l'entità della  ricostruzione nell'estensione figurativa del potenziamento semantico, manifesta la combinazione creativa dell'iperbole rafforzando il senso vivo e intelligente del pensiero, nella ricerca rigorosa e compiuta del fondamento esistenziale, nella maturità elegiaca dell'identità.  

 

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CANTOFABULA  (PARTE PRIMA)

 

Un giorno si rinchiuse, in Transilvania,

il Sole che annegava nel bromuro

narrato in un Jules Verne, in un Urania.

 

S'innamorò del buio, un corpo oscuro,

cantando storie, ergendosi più in alto,

sferzando i raggi intrepidi sul muro,

 

e illuminò così tutto il basalto,

e illuminò così l'intera valle,

e un'ombra pose un daimon in risalto,

 

e un canto pose il buio alla sue spalle:

spalle di favola, dorso di terra,

ali di indifferenza han le farfalle.

 

L'indifferenza genera la guerra,

ma io son differente, puoi scoprire

ciò che racconto, l'odio dissotterra

 

e lo tagliuzza, e poi lo fa morire.

Sei son le corde, cinque le vocali,

quattro sono le dita da accudire.

 

Tre sono i versi in bocca agli animali,

due son le mani: aspetta di capire.

 

 

CANTOFABULA (PARTE SECONDA)

 

Un mendicante ursaro era disteso,

toccato fu dal Sole che arpeggiava:

un dito gli mancava, era indifeso

 

quel giorno in cui una banda lo predava,

quando si avvicinò uno scannapane

e con la lama in mano lo sfregiava.

 

E accanto al mendicante era il suo cane.

Triunică (era il suo nome), che abbaiò

e in quel “tre” aleggiava un senso immane:

 

tre voci, tre volteggi in un rondò

compiva la sua lingua; rabbia, pianto

e infine anche la gioia lo guidò.

 

Il suo padrone diede vita a un canto,

una ghironda prese tra le mani

e con le corde il cielo mosse al vanto:

 

 

“Io canto quelle storie degli umani

che mai nessuno ha visto né sentito,

storie che ricordiamo noi zigani,

 

nei secoli il silenzio hanno subito:

io non potrei lasciarle mai morire”.

Il Sole lo ascoltava incuriosito

e vide tra le nubi comparire

le vite già vissute, e immortali

le colse tra i suoi raggi, vide uscire

 

da quella gola donne con le ali,

uomini colorati e poi cavalli,

e in sé raccolse tutti gli animali

 

mentre trascorse un secolo, e poi due,

ma il mendicante e il cane sono lì,

non sono mai invecchiati,

e neanche morti:

contaminando

non si muore

mai.

 

 

 

UN MERCATO

 

Al mercato di Z.

Una signora in carrozzina.

Un cane sul grembo della signora in carrozzina.

Un collare sul collo del cane sul grembo della signora in

carrozzina.

Un collare sulla vita della signora in carrozzina.

Accanto strepita di pece

una giovane coppia-chimera.

Un solo collare è sui colli stretti della coppia:

rimbalzano come anguille le adirate spine dorsali

imprigionate tra i banconi e i marciapiedi,

come la loro vita,

che è più in carrozzina di quella della signora.

Sorride la signora,

la sua mano alata è libera

e accarezza il cane.

 

 

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Simone Corvasce, "Algoritmi di scacchi e passi d'angeli"

4 Ottobre 2021 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Algoritmi di scacchi e passi d'angeli di Simone Corvasce (Nulladie Edizioni, 2021) è un libro interessante e un efficace strumento intellettivo, prodotto con sincera padronanza nell'inquadratura progressiva del tempo, delimitato dallo spazio emozionale del poeta. L'autore mette in risalto, attraverso uno stile solido e profondo, il principio sconfinato di simboli e immagini incarnati nelle sue poesie, riveste la transitorietà del genere umano di resistenza benevola, realizza il disegno elegiaco dell'ispirazione, disponendo l'accordo delle reazioni dell'inconscio esistenziale nello spirito della misura primitiva e dimostrativa della riflessione interiore. I testi insegnano il proposito sapiente della comunicazione con il fondamento dinamico dei quesiti filosofici e delle meditazioni religiose, manifestano la rivelazione spontanea dell'intelletto, esprimono nella direzione immaginativa del pensiero la vocazione creativa, l'avvicendamento analogico ed emblematico delle parole accostate alla forma di un divenire spirituale, rintracciando nell'osservazione delle esperienze l'adesione alle nascoste significazioni delle atmosfere archetipali. Simone Corvasce presenta una poesia lirica, classicista, procede lungo i sentieri tortuosi dell'uomo per identificare il segno della soggettività interpretativa, la sostanza primaria dei contenuti colti, l'intuizione dell'appiglio poetico come assoluta e visibile realtà esegetica. Coglie i frammenti di una esistenza frantumata dal disorientamento delle incertezze e dalla mancanza di una linearità permanente, riceve l'influenza della vulnerabilità e della consapevolezza delle reminiscenze biografiche, la consistenza quotidiana della solitudine, le risposte all'abbandono desolato, la paura suscettibile, il senso angoscioso del nulla. Algoritmi di scacchi e passi d'angeli ha il nobile carattere dell'essenzialità dialettica, restituisce alla compassione degli incontri la metafora delle sensazioni immediate, il corrispettivo ontologico della condizione drammatica dell'uomo, la rivelazione dolorosa della vita, il riflesso degli instabili volti dell'anima. Il poeta è messaggero del valore culturale, sostiene la funzione speculativa nella difesa della misericordia umana, replicando alla precarietà dei comportamenti l'intensa forza morale. La ricercata dilatazione dei fantasmi introspettivi attenua l'estensione della sottile malinconia, corregge l'equilibrio del tempo presente, compensa la condensazione della passione rinnovata oltre l'oblio dell'impulso affettivo. La sensazione inconfondibilmente tragica e tradizionale del destino concretizza, nell'orientamento sincero dei versi l'inquietudine moderna, nelle oscurità enigmatiche delle condanne la rassegnata lucidità, coniugando andamenti tormentati di contemporanea sofferenza. L'entità della realtà poetica trae ispirazione dall'esortazione della coscienza e dalle questioni funzionali della saggezza, dal significato sensibile e romantico della congiunzione inscindibile con la natura e l'armonia della conoscenza umana. Simone Corvasce dipinge una spiegazione della finitezza, delineando l'esposizione delle possibilità, la dottrina e la ragione della sensibilità, attraverso il rammarico e la continua analisi della consapevolezza, per oltrepassare la peregrinazione affannosa e disperata dei sentimenti.

 

 

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Dialettica Trascendentale

 

Per sfuggire ai diluvi la colomba

s'è inoltrata più in alto d'ogni cielo.

Ho temuto per lei, ma ecco che torna:

non reca il ramoscello

d'un'altra metafisica.

 

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Non è la vita a concedere meno

di quello che promette. Anzi concede

molto più del dovuto. Per tortura.

 

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Un orologio rotto segna l'ora

giusta due volte al giorno.

Gli altri, al contrario, sbagliano

di secondi, o minuti, ogni momento.

 

Siamo sicuri di cosa vogliamo?

 

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Un pensiero scambiato a mezzanotte.

 

Un attimo che vale l'universo.

 

La tenerezza d'esser soli in due.

 

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Letteratura

 

Il treno, all'alba, ripete stazioni

di ieri: all'infinito, necessarie.

 

Ero me stesso. Adesso?

 

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                                              Ed essa inquieta chiede la tempesta,

                                                   come nelle tempeste fosse pace!

 

                                      M. Lermontov, La vela, trad. T. Landolfi, Adelphi

 

 

La tempesta è passata. Quale cuore

paventa un mare placido?, e la brezza

che accarezza i capelli non sarà

dolce da sciogliere un pianto sincero?

Ecco che a me è preclusa questa gioia

vana, il riso d'un uomo sollevato:

dammi tempesta, e un senso, anche se duole!

 

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Un turbine, un delirio,

fuoco che gonfia il petto

e che vorrebbe esplodere...

Perciò è giusto destino

vivere a patto d'essere schiacciati,

oppressi da chilometri di cielo,

forse troppo lontano.

 

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Congedo

 

Mi domando da tempo

se questa mia inquietudine,

se questa mia poesia

gioverà mai a qualcuno.

Bramo una verità

che non ho. E quel che posso

cantare è solo il dubbio.

Io non sono la luce.

Neanche posso indicarla.

Posso solo gridare nel deserto:

“Preparate la via

a colui che verrà

additando le stelle”.

 

 

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Paolo Parrini, "Dentro tutte le cose c'è amore"

6 Settembre 2021 , Scritto da rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Il nuovo libro di Paolo Parrini Dentro tutte le cose c'è amore” (Puntoacapo Editrice, 2021) racchiude la materia della memoria, tanto cara all'autore, il continuo stato di provvisorietà e di tumulto interiore alimentato dal senso d'inafferrabile malinconia offuscata tra le righe e nell'ombra dei versi. I testi orientano e governano i luoghi e gli odori collegati ai ricordi, i correlativi oggettivi della natura, l'aspetto somatico dei sentimenti, ispirando l'universale miracolo dell'amore, la declinazione poetica di ogni più viva felicità lungo il cammino delle relazioni umane, nell'intimità degli incontri, nell'essenza delle invocazioni, nell'obbedienza nobile all'ascolto di parole coniugate alla saggezza. Il poeta difende il limite degli scenari spontanei, impressi nelle sue poesie, contempla la devozione alle emozioni mediando l'arte elegiaca con la generosa comprensione degli accadimenti della realtà, decantando la fiducia in un sorriso, ritrovando gli accordi inespressi dell'immaginario sognato e desiderato. L'alchimia degli elementi esistenziali rende unica e indissolubile ogni corrispondenza altruista, trasforma il significato spirituale del tempo, intreccia il mantenimento benevolo nei legami, dilatando il confine di ogni spazio esiliato, la considerazione della coscienza, l'infinita osservazione della reciprocità. La poesia di Paolo Parrini, innamorata dell'attesa, realizza sapientemente la sostanza di ogni piccola, grande previsione empatica, districando la cifra del dolore nella premessa del sentire, modellando l'architettura intimista di ogni distacco nel risveglio della quotidianità, nella gioia di “un filo d'erba” nel paesaggio, rispettato come elemento di riflessione e di consolazione. La perseveranza e la fedeltà al proprio cuore scolpiscono la materia dell'autore, imprimono il suo punto di vista, ricavano l'umanissimo significato delle preghiere pagane rivolte alla vita, confermano l'alleanza con le dinamiche sensibili, mutando la desolazione di ogni sofferenza in risveglio caritatevole. Il poeta è testimone dell'influenza rigeneratrice della propria anima, preserva l'integrità delle espressioni nello stile evoluto in equilibrio con l'esigenza di un indirizzo purificatore, nella vocazione di una identificazione e di un confronto ricambiato con il lettore, dedicando alla purezza di ogni risorsa percettiva l'attraversamento di ogni avversità mediante l'amore. L'amore quindi come esortazione alla cura e all'evoluzione di sé, dono di attenzione profonda al proprio esistere, dialogo nelle azioni e dolcezza nei gesti, voce e silenzio. L'altruismo poetico di Paolo Parrini rafforza l'entusiasmo e la gratitudine, salvaguarda lo svolgersi coraggioso delle separazioni, ripara le offese, accresce la limpidezza della linfa vitale, genera l'identità delle proprie intuizioni. “Dentro tutte le cose c'è amore” è un benefico sortilegio d'amore, avvolge l'universo biografico in un'aura protettiva, disegna la prospettiva struggente della commozione, adattata nella resilienza dei conflitti, adegua la dimensione intima di ogni piccola morte alla rinascita di ogni inclinazione nostalgica, superando il vuoto delle solitudini, nel vero significato della speranza, nelle parole di Pablo Neruda: "Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno.”

 

 

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Non so se fu una corda

o tutte le morti che avevi già vissuto.

Forse morire è cosa leggera

quando si spegne il sole

in un sorriso stanco.

Ma certo resta dentro

un brivido tremendo,

un foglio di giornale portato via dal vento.

 

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La goccia

Scivolo dal cielo alla terra,

nata in un'immensa nube,

brividi nella caduta,

su questa terra dolorosa

e fragile muore il mio tempo breve.

 

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Frammenti siamo

d'uno stesso dolore,

la felicità ci appare a tratti.

Lampeggia.

Come un faro nel buio.

 

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In questa mattina

che si lamenta il cielo

e la pioggia ferisce il viso,

c'è un'armonia che splende

in quelle vecchie mani.

L'amore inciso

sulla polvere degli anni.

 

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Pietre su pietre

si sommano i giorni,

si sfrangiano ruote

sulla strada in salita.

Dov'era la notte

il buio si squarcia

in atomi di stelle.

 

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Su una piazza sconosciuta

hai scolpito cicatrici nuove

ora ti guardi indietro

per scoprire nei volti

un sorriso solo tuo.

 

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È quando il respiro si fa fondo

che il mondo tace e s'attarda

ad ascoltare da finestre

il limitare scosceso di parole

smesse, smania e alba.

E mi addolcisco anch'io.

 

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In una stanza a raccontare

l'amore che non torna,

tra i fumi della nebbia

e il rosso del vino

d'un dolore da curare.

 

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Sopra la mia strada

sei il sasso che rimbalza,

la provincia allegra, il ritorno

dal bosco alla sera. Altri

saranno i carnevali del tuo cuore

che il cielo chiude, in una morsa stretta.

 

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Leonardo Manetti, "Il poeta contadino"

6 Luglio 2021 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Il poeta contadino di Leonardo Manetti (Nulla die Edizioni, 2021) è un’opera poetica impressionista, delinea il tenero equilibrio delle pennellate di un paesaggio interiore, nel quadro delle stagioni vitali, segna il valore dell’ospitalità congedando una familiarità di sentimenti e un lirismo puro, autentico. I versi fendono il terreno della vita, proiettano la radice delle passioni, colgono la distesa interiore del tempo, conservano l’integra natura della sincerità riempiendo di bellezza e di spontaneità il calice dello spirito e del suo territorio. Il poeta ricerca il dettaglio evocativo della sua terra, descrive la schiettezza delle emozioni coltivando gli aromi tenaci delle parole e i sapori immutabili delle sensazioni. Leonardo Manetti pone il suo sguardo sulla vivacità e sul calore di ogni gesto quotidiano, osservando la continua partecipazione comunicativa dell’uomo con la forza generatrice, delineando una vera e propria geografia del cuore, distribuendo ogni risorsa nostalgica nella strada dell’armonia, nell’intima unione degli scenari magici dell’esistenza contadina. La tradizione del poeta contadino rivive nella testimonianza dell’autobiografia, distilla la fedeltà dell’amore, rende omaggio alla confidenza dell’ambiente in cui è nata, coniuga il connubio fra la forza espressiva della vocazione, la creatività e il lavoro dell’uomo. La vitalità dei testi incarna l’energia dell’immaginazione, rivela l’origine della necessità umana alla comprensione, relaziona il codice della riflessione alla delicatezza dei pensieri. Leonardo Manetti ascolta il carattere conviviale dei desideri, la semplicità dei sogni e la ricchezza della speranza, osserva i filari del silenzio, respira il vento, guarda con attenzione e dedizione al mondo intorno a lui oltre ogni orizzonte d’infinito. La poesia è un inno alla spontaneità, una voce modulata sull’ispirazione suggestiva della realtà, esalta il temperamento esclusivo della sfera affettiva, sorprendendo l’istinto estetico di ogni miracolo umano. Il poeta coglie con coraggio la facoltà celebrativa dei luoghi, idealizza la percezione dei quieti colori della natura, esorta l’umanità a interrogarsi sul senso provvisorio dell’esistenza, ad abbracciare l’essenza dei valori espansivi e genuini degli uomini, diffondendo il germoglio delle parole e le promesse ampie e ininterrotte, in direzione di un vento propizio di libertà. Coltiva gli elementi nutritivi del sogno, invita a sostenere una memoria integra, istintiva, a valutare la circostanza favorevole della serenità e della innocenza esistenziale. “Il poeta contadino” è un viaggio nelle radici, compiuto per fendere i crinali della Toscana, nell’entroterra dell’anima, nella vicinanza congiunta al dono dell’emotività attraverso i dialoghi con i ricordi, amplifica il panorama lirico della sensibilità, riflettendo negli occhi degli altri il limpido conforto a un’elegia che suggerisce l’ebbrezza di felicità, adagiata sul fondo di una lunga giornata riflessa nell’arcobaleno.

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

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Fermarsi

 

Sento il mio respiro,

leggero è il mio corpo,

imparo a decifrarlo,

a distinguerne i suoni incantanti.

 

Un fiore mi saluta,

dondola nel vento,

lieve il suo fruscio

accarezza la mia pelle.

 

Un albero mi guarda

sembra dirmi qualcosa,

protegge il mio sorriso

mentre racconta la sua storia.

 

Ogni cosa è così bella,

basta avere la pazienza

di fermarsi e osservare,

di fermarsi e ascoltare.

 

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La poesia è

 

Poesia è l’odore dell’erba tagliata.

Poesia è la farfalla che si posa su un fiore.

Poesia è il sorriso di una persona cara.

Poesia è lo sguardo tra due innamorati.

 

Poesia è fare la maglia accanto a un camino acceso.

Poesia è sentire il risveglio della natura.

Poesia è vedere lo scorrere delle stagioni.

Poesia è cogliere la bellezza di ogni istante.

 

Poesia è leggere le tue parole.

Poesia è osservare le montagne con i tuoi occhi.

Poesia è pensarti qui mentre sei lontana.

Poesia è ascoltare il battito del mio cuore per te.

 

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Semino parole

 

Domande prive di risposte,

frasi piene di interrogativi,

affermazioni senza punti esclamativi,

solo con puntini di sospensione.

 

Coltivo campi di parole

seminando lettere d’amore,

forse di cento semi

almeno uno diventerà pianta!

 

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Debolezze

 

Non sfogo quanto mi deprime,

modesto nelle mie possibilità,

schivo nel parlare,

punisco le mie fragilità.

Pieno di forza e potenza,

misero di perdoni e accettazioni,

cerco me stesso

amandomi nelle deficienze.

 

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Ti cerco

 

Cerco mongolfiere

per volare

e averti vicino

tra le stelle.

 

La luce espande

la tua vita,

e io ti guardo

nell’infinito.

 

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Dissesti

 

L’acqua che scorre

ha la memoria nelle sue gocce,

è come se fosse un ponte

tra l’uomo e la natura,

e il fiume avanza inesorabile

in un letto senza casa.

 

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Ti sogno, Primavera

 

Tu sei una spiga di grano

che sorge all’alba.

Tu sei un fiore di ciliegio

che cade al tramonto.

Sogno il tuo frutto maturo

tutto il giorno,

vedo acerba la tua frutta.

nel buio della notte.

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