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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Premio letterario Demetra 2021

30 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi

 

 

 

 

Premio letterario Demetra 2021
 

Debutta il primo premio italiano

dedicato alla letteratura ambientale indipendente

promosso da Comieco ed Elba Book Festival

 

 

Possono l’ambiente e, in generale, le tematiche legate alla sostenibilità essere al centro di storie, saggi e racconti? La risposta è sì, tanto che la letteratura cosiddetta “ambientale”, particolarmente sviluppata all’estero, sta trovando sempre più spazio anche nel nostro Paese.

 Proprio per promuovere la saggistica “green” italiana, che mette al centro delle storie l’ambiente, è nato il Premio Demetra (nome ispirato alla “dea della natura” nella mitologia greca), organizzato da Comieco, il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, ed Elba Book Festival, rassegna dell’editoria indipendente giunta quest’anno alla VII edizione, con il sostegno di ESA Ambiente, Unicoop Tirreno e il patrocinio del Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

 La coscienza ambientale che guida i nostri comportamenti e i piccoli gesti che possono fare la differenza sono ormai parte della quotidianità ed anche il mondo della letteratura ne trae ispirazione con un filone specifico, ricco di diramazioni e tematiche: dalla letteratura d’inchiesta a quella scientifica, dalla divulgazione mirata a bambini e ragazzi alla saggistica che pone l’ambiente al centro degli intrecci. Ed è questa tipologia di “storie” che il premio Demetra è dedicato.

Potranno partecipare, infatti, le pubblicazioni a tema ambientale di carattere saggistico e di inchiesta edite in lingua originale italiana da editori indipendenti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 15 maggio 2021, che saranno poi valutate da una giuria composta da: Ermete Realacci - Presidente Fondazione Symbola, Sabrina Giannini – Giornalista e scrittrice, Ilaria Catastini - Editore, Duccio Bianchi - Responsabile scientifico, Giorgio Rizzoni – Elba Book.

Le opere dovranno essere iscritte al concorso entro e non oltre il 31 maggio 2021 e i vincitori saranno premiati nell’ambito dell’Elba Book Festival a luglio 2021. Il primo classificato si aggiudicherà un premio in denaro pari a 4.000 euro, mentre il secondo classificato riceverà un premio di 2.000 euro.

Il bando del concorso e la domanda di partecipazione sono disponibili su www.comieco.org e www.elbabookfestival.com

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Ritorno a Lisbona

19 Aprile 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Un giorno l'incantesimo del Mozambico è stato spezzato, siamo ritornati a Lisbona. Non ci sono parole per descrivere la sensazione di perdita che mi colpì. Da un giorno all'altro tutta una vita, tutta un'allegria, tutta una bellezza colorita, sparita!

Già conoscevo Lisbona, avendo qui passato periodi di ferie. Felicissimi periodi, perché qui c'era tutta la famiglia, nonni, zii, zie, cugini. Finite le ferie, c'era la sicurezza del ritorno.

Adesso, ci dovevo restare. Ho sentito di colpo che la mia vita era finita! La mia vita non poteva essere più allegra perché qui i palazzi erano alti, enormi, e io ero abituata alle case con un giardino intorno, e alla libertà nel respirare che ci si provava. Per di più, le strade  erano strette. Bastava questo alla sensazione di asfissia. Alla perdita di libertà nel respirare. Alla mancanza di libertà.

Non potevo più andare in bici per strade sterrate, non abitavo nemmeno in una strada sterrata. Non avevo le mie amiche, i miei amici, alla distanza di una passeggiata. Infatti, non avevo più amici! Un mondo sconosciuto aleggiava davanti a me.

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Valérie Perrin, "Cambiare l'acqua ai fiori"

17 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

 

Cambiare l’acqua ai fiori

Valérie Perrin

 

Edizioni E/O

pp 473

 18,00

 

C’è chi ha odiato questo libro e chi lo ha amato. Appartengo alla seconda categoria. L'ho preso in mano con l'intenzione di darci solo un primo sguardo, ma appena aperto mi ha subito catturato con quell’aura così francese – Valérie Perrin è la donna di Claude Lelouch - con quella delicatezza da pizzo Valenciennes. Poi, però, sono sprofondata nel gorgo del suo mistero e nei continui cambiamenti di prospettiva e significato, negli intrecci intrigati e mescolati a bella posta. Un romanzo che, nonostante ti costringa a una lettura attiva e partecipata, si fa leggere un capitolo dopo l'altro, a precipizio, senza potersene staccare.

Violette fa la guardiana di cimitero, è senza età, elegante, la sua casa profuma di rosa, di tè, di candele, sotto i cappottini severi spuntano vestiti rosa confetto, nel suo camposanto vivono una colonia di gatti e qualche cane che va a trovare il padrone defunto.

Non è sempre stata una donna curata e colta, ha un passato di abbandono, analfabetismo, sciatteria. Ma ha sempre dato tanto amore a tutti, si è sempre fatta da parte per gli altri, si è sempre presa cura di qualcuno. Cresciuta in una casa famiglia, ha poi concesso anima e corpo a un marito approfittatore e anaffettivo ma bello come un dio. Un marito di cui tutte s’innamorano. Un marito che la tradisce ogni notte con chi è a tiro. Con lui ha una figlia che perisce in un incidente, capitato non si sa come in una colonia estiva. Violette muore dentro insieme alla figlia per poi rinascere.

Come dicevo, la prospettiva di questo romanzo appassionante si ribalta in continuazione, lo sviluppo contempla continui salti temporali, avanti e indietro, che, tuttavia, fanno progredire sempre la trama. Ciò che ci sembrava in un modo all’inizio si trasforma in altro a suon di colpi di scena. Il marito, Philippe Toussaint, che nel cognome sembra già presagire il mestiere della moglie, acquista interiorità, diventa il personaggio principale, oltre ogni sotto-trama. Capiamo le sue motivazioni, la sua improvvisa sparizione, le sue rinunce.

Protagonista è la morte, onnipresente come deve essere in un cimitero. Non è né esorcizzata né sublimata, ma vissuta, considerata un fatto comune e ineluttabile, analizzata nella sua quotidianità e nel suo significato universale, filosofico. Violette assiste a tutte le inumazioni, annota i discorsi di commiato, la forma delle lapidi, il legno della bara. Si occupa dei fiori, pulisce le tombe, riceve nella sua casa i parenti inconsolabili, raccoglie le loro confessioni, è testimone dei loro amori passati. Le storie d’amore raccontate in questo libro sono tante, un amore profondo, duraturo, che oltrepassa la morte.  

La Perrin ha la mano leggera anche quando sta raccontando di maltrattamenti, di suicidi, di sesso senza amore, ma l’angoscia ci attanaglia comunque, pian piano, inesorabile, fatta di chiaroscuri, di particolari impalpabili, e un velo di malinconia copre ogni cosa, dolce e profumato come la cipria di Violette, come le sue rose.

 

There are those who hated this book and those who loved it. I belong to the second category. I picked it up with the intention of just giving it a first glance, but as soon as I opened it, I was immediately captured by that French aura - Valérie Perrin is Claude Lelouch's woman - by that delicacy of Valenciennes lace. Then, however, I plunged into the maelstrom of her mystery and into the constant changes of perspective and meaning, into the intrigued and deliberately mixed plots. A novel that, despite forcing you to an active and participatory reading, lets you read one chapter after another, precipitously, without being able to detach.

Violette is a cemetery guardian, she is ageless, elegant, her house smells of rose, tea, candles, candy pink dresses appear under her severe coats, a colony of cats and a few dogs live in her cemetery.

She has not always been a well-groomed and cultured woman, she has a past of abandonment, illiteracy, sloppiness. But she has always given so much love to everyone, she has always stood aside for others, she has always taken care of someone. Raised in a foster home, she then gave body and soul to a profiteering and anaffective but beautiful as a god husband. A husband that everyone falls in love with. A husband who cheats on her every night with those in range. She has a daughter with him, who perishes in an accident, which happens, no one knows how, in a summer colony. Violette dies inside along with her daughter and is then reborn.

As I said, the perspective of this exciting novel is constantly reversed, the development contemplates continuous time leaps, back and forth, which, however, always make the plot progress. What seemed to us in one way at first is transformed into other with twists and turns. The husband, Philippe Toussaint, who in the surname already seems to presage his wife's job, acquires interiority, becomes the main character, beyond any subplot. We understand his motivations, his sudden disappearance, his renunciation.

The protagonist is death, as omnipresent as it must be in a cemetery. It is neither exorcised nor sublimated, but lived, considered a common and ineluctable fact, analyzed in its everyday life and in universal, philosophical meaning. Violette attends all the burials, she notes the farewell speeches, the shape of the tombstones, the wood of the coffin. She takes care of the flowers, cleans the graves, receives inconsolable relatives in her house, collects their confessions, witnesses their past loves. The love stories told in this book are many, a deep, lasting love that goes beyond death.

Perrin has a light hand even when she is talking about mistreatment, suicides, sex without love, but the anguish still grips us, slowly, inexorably, made of chiaroscuro, impalpable details, and a veil of melancholy covers everything, sweet and fragrant like Violette's face powder, like her roses.

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Valentina Mattia, "Complici senza destino"

16 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

Complici senza destino

Valentina Mattia

 

Golem Edizioni

pp 236

16,00

 

Una prova straordinaria Complici senza destino di Valentina Mattia, un bellissimo romanzo, scritto magistralmente, che ho letto tutto d’un fiato. Non è la solita storia italiana di precariato, di giovani senza meta né futuro, piuttosto qualcosa che affonda le sue radici nell’attualità per travalicarla, un realismo che diventa iperrealismo, uno strano chiasmo dove le situazioni normali acquistano, in un preoccupante accumulo di particolari, la connotazione dell’incubo, mentre, al contrario, alcuni terrori si rivelano infondati.

Nunziatina è siciliana. Conosce in chat il tunisino Amhir, non lontano da lei in linea d’aria ma distante per cultura e background. S’incontrano, lui viene a vivere in Italia, s’innamorano. L’unione fra di loro è contrastata dalle rispettive famiglie, ma è facile, perché basata sull’impulso del cuore e sulla semplicità con cui i sensi si attraggono e riconoscono. Lei fa l’infermiera, lui raccoglie uva. Si sposano in chiesa, nonostante lui sia musulmano. Il loro forte erotismo e la dilagante fertilità li portano ad avere tre figlie in pochi anni.

Amhir – bello, misterioso, romantico – nasconde però un segreto, fa parte di una cellula terroristica dormiente. Prima o poi dovrà compiere l’attentato finale, dovrà farsi saltare in aria per la causa.

Il matrimonio si sgretola ma, a mio avviso, non è il tragico impegno di Amhir il motivo del fallimento coniugale. Anzi, mi sembra che il terrorismo qui sia solo il simbolo letterario delle sconfitte di fronte alle quali la vita ci pone.

Come sarebbero andate le cose fra Nunziatina e suo marito se lui non fosse stato votato alla causa? (Ma lo è poi davvero?) Probabilmente nella stessa maniera, perché è la vita che ci logora, che trasforma i sogni in quotidianità, il romanticismo in abitudine, abbrutimento e noia, che scava nelle differenze ampliandole invece di avvicinare. La vita presenta il conto, sotto forma di tre figlie piccole da accudire, di una malattia da combattere, di donne più giovani e avvenenti che prendono il tuo posto nel cuore di chi ami.

Se c’è un difetto in questo romanzo è nella parte finale ambientata in Tunisia, che risulta forse un po’ troppo da dépliant, a contrasto con il realismo della parte italiana. Ma può darsi che questo serva ancora una volta a invertire il giudizio, a mettere in una luce serena e piacevole il luogo da cui il male si origina – il mondo di Amhir - a contrasto con quello dove il male viene compiuto, l’occidente.

Un libro che affronta il tema dei matrimoni misti e del terrorismo ma, soprattutto, un romanzo di anime, d’incomunicabilità, di segreti, di non detto, di razionalità che non collima con l’istinto; un’opera di facile lettura ma che ti sprofonda in un gorgo d’angoscia insieme ai protagonisti, con un senso crescente di soffocamento e ineluttabilità.

L’amore non basta quando si è diversi per estrazione, cultura, religione. Alla fine la sorte  riacciuffa, Amhir va incontro al suo destino, Nunziatina rientra nel suo solco, nel binario fatto di gesti concreti e tutto sommato piacevoli: le figlie, il lavoro, un nuovo/vecchio amore.

Forse solo Giusi, la minore delle figlie, avrebbe potuto - o potrà – colmare il divario, far coincidere gli opposti, il suo essere donna occidentale con il retaggio dei parenti islamici, i cannoli siciliani con i corni di gazzella. Forse, ma, intuiamo, questa è solo una possibilità.      

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Giorgio Diddi : Donazione di mascherine e fondatore della Dimedical

15 Aprile 2021 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #il mondo intorno a noi, #personaggi da conoscere

 

 

 

Giorgio Diddi è figlio d’arte, imprenditore pratese, da sempre nel tessile. Rappresenta la terza generazione, il padre imprenditore, il nonno imprenditore.

Durante questa lunga pandemia la città di Prato ha chiesto alla sua azienda, punto di riferimento sul territorio, di produrre presidi di protezione per fare fronte all’emergenza coronavirus.

Diddi non si è tirato indietro e non solo ha prodotto 350.000 mascherine, convertendo un reparto per la produzione “a mano” delle stesse, ma ha anche acquistato macchinari per la produzione di mascherine certificate chirurgiche automatizzando la filiera produttiva e fondando la Dimedical.

 

Quanto è stato importante per lei dare un contributo così profondi alla sua città?

Direi che è stato fondamentale.

Poi come sono solito dire aiutando gli altri ci si aiuta.

Producendo mascherine ho potuto creare lavoro per i miei dipendenti assicurando loro gli stipendi.

 

Lei ha donato molto, come l’ha fatta sentire?

Credo nella beneficenza e nell’aiuto reciproco.

 

Quanto ha risentito il suo settore di questo momento di crisi?

Molto, si parla nel distretto tessile anche di una riduzione dei fatturati del 70%.

 

Come crede di combattere questa profonda crisi mondiale?

Come direbbe mio nipote Dante: usando i “Superpoteri”.

 
 
 
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Stella

14 Aprile 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

È già passato un mese dall'incidente. Da allora, tutto solo, ogni sera per intere mezz'ore,  malinconicamente mi affaccio sul balconcino, quello che era il nostro rifugio. Anzi, lo è anche adesso, mia amata Stella. 

Stella, mai nome più appropriato.

Oggi, più del solito rimango a contemplare l'infinita estensione, miriadi di asterischi luminosi (come li chiamavi tu) son sparpagliati sulla tela corvina posta in alto. Ah, se fossi un pittore, dipingerei un quadro per poi titolarlo Firmamento d'amore. 

Piango e sorrido, un'alternanza di emozioni.

Stella, Stellina, la notte… MI è vicina.

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Connessione schifosa

13 Aprile 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Mamma mia, che schifo di connessione!

La linea è veramente lenta. Ho provato inutilmente ad accendere e spegnere il router più volte nonché a smanettare con le configurazioni.

Uffa! Necessito di una spedita navigazione in Internet, visto che tra circa un'ora inizierà la videoconferenza con i miei collaboratori e con i dirigenti dell'azienda per cui lavoro.

Diamine, ogni due mesi pago puntualmente la non proprio economica bolletta, la Solar System deve garantirmi il collegamento veloce 24 ore su 24.

Non mi rimane altro che contattare il supporto tecnico. Fortuna che i tempi di attesa del Numero Marrone sono brevissimi.
«Salve, cosa posso fare per lei?» mi chiede un operatore dalla voce metallica.
Nervosamente gli spiego la mia problematica.
«Capisco, le passo Andromeda, un consulente apposito inerente al problema segnalato.»

La chiamata viene quindi trasferita, ripetendo quanto già reclamato.

«Moltissimi utenti stanno riscontrando la stessa anomalia» mi espone Andromeda. «Ecco, la sua connessione proviene da Saturno, appena può vada su Impostazioni e clicchi su Marte, il server più vicino.»

Termino la chiamata, prodigandomi ad attuare l’indicazione appena ricevuta.

Oh, finalmente! Ora sì che internet è velocissimo, speriamo piuttosto che non ci siano costi aggiuntivi.

Pazzesco, il bello è che la Solar System progetta di creare su Plutone dei server. Se topperanno, la compagnia dovrà “spaziare” altrove.

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'Il Grande Lebowski', cult-movie dei fratelli Coen diventa un drink, in una rivisitazione del White Russian da parte della bartender Laura Schirru

12 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #ricette, #cinema

Foto drink di Antonio Lobrano   Foto bartender di Giuseppe SecchiFoto drink di Antonio Lobrano   Foto bartender di Giuseppe Secchi

Foto drink di Antonio Lobrano Foto bartender di Giuseppe Secchi

 
 
Un drink di semplice realizzazione, ma di grande resa, il 'Ci pensa Drugo', twist sul classico White Russian, cocktail preferito del personaggio-cult del film 'Il Grande Lebowski' dei Fratelli Coen, diretto da Joel nel 1998. Con questa rivisitazione-omaggio, Laura Schirruhead bartender del The Duke Cocktail Lounge Bar de La Maddalena realizza un cocktail amabile, ma dal carattere robusto, proprio come il Drugo interpretato da Jeff Bridges. Il drink si prepara con 5 cl di Polugar N.1 Rye&Wheat2 cl di liquore al cioccolato e con un top di yogurt al caffè per colmare. Versare la Polugar N.1 Rye&Wheat in un bicchiere Old Fashioned colmo di ghiaccio, aggiungere il liquore al cioccolato e colmare, versando lentamente lo yogurt al caffè. Il drink si chiude con dei chicchi di caffè come decorazione.

 

La Polugar N.1 Rye & Wheat, prodotta da una miscela di segale e grano, ha sentori intensi di pane appena sfornato, note di grano e segale e di pepe nero, caratterizzata da un sapore deciso che dona robustezza ai sapori dolci e contrastanti del cioccolato e dello yogurt al caffè. Prodotta in Polonia dalla distilleria Rodionov & Sons, in una foresta e lontano da altri stabilimenti industriali, strade e città, Polugar non assomiglia alla vodka moderna: è una bevanda alcolica più antica, prodotta nell’era in cui tutti i distillati di cereali venivano realizzati usando alambicchi di rame.

Un cocktail, il White Russian e il suo twist di Laura Schirru, cucito addosso a Drugo, che conduce una vita pigra, piacevole e disimpegnata, condita da qualche partita di bowling con gli amici e bagnata proprio dal drink che lo accompagna sempre, nel suo approccio calmo e rilassato alla vita, anche nei momenti drammatici e senza via di uscita. Uno stile che è diventato di culto e che ha reso il White Russian e tutti i suoi epigoni un vero e proprio accompagnamento alla vita quotidiana.

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Kraus Folner, "Holidays"

11 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

Holidays

Kraus Folner

 

Castelvecchi Editore, 2020

pp 117

14,50

 

Un romanzo per appassionati di viaggi e di cucina stellata più che un vero e proprio thriller. Si genera fin dall’inizio un interesse spasmodico e inquietante per cose che non si conoscono ma intrigano, un senso di aspettativa, una tensione quasi sessuale che non sempre si scioglie. Il ritmo serrato e frammentato della narrazione ricorda la sceneggiatura di una serie televisiva.

È agosto, la squadra del comandante Riccardo Caputo – già protagonista di altri libri di Folner - è sparsa ai quattro angoli della terra per una meritata vacanza. C’è chi attraversa gli Stati Uniti in un viaggio a tema cinematografico, chi si addentra nella giungla africana alla ricerca di gorilla e chi, come Caputo stesso, visita la Cina. Nazione enorme, crogiolo di etnie e minoranze, centro allarmante del potere centrale, dove ogni dissenso è perseguitato, dove tutti sono controllati da telecamere in ogni momento della loro vita. Questo mastodonte burocratico e dittatoriale sta tramando qualcosa per liberarsi dell’opposizione e di tutte le minoranze religiose. Forse, lascia intendere l’autore, noi adesso ne stiamo pagando le conseguenze.

Due donne vengono uccise, la sorella di uno dei protagonisti scompare, una dominante mascherata viene strangolata mentre fa sesso in diretta con un oscuro impiegato cinese. La squadra deve indagare, ricomporsi.

L’autore mescola alla trama ciò che conosce: la tecnologia informatica, i grandi viaggi, la buona cucina, e queste sembrano essere le tematiche che davvero lo interessano.

Tutti i personaggi sono credibili e hanno qualche debolezza che li rende umani, spesso legata alla droga o al sesso. Il cinese Kao è un masochista che si bea di un rapporto di sottomissione, Isabela ha bollenti fantasie erotiche con la guida nera che accompagna lei e il marito nella giungla, Paola è sgradevolmente borghese ed egoista, lo stesso Riccardo, pur amando la moglie, non disdegnerebbe un pomeriggio di sesso esotico se ne avesse l’occasione.

La gente che vive a Montecarlo, a Dubai, a New York o nella stessa Cina è spesso depravata e viziata, agguerrita come i coccodrilli che tentano di rovesciare la barca di Thomas. I governi distorcono le scoperte scientifiche, le manipolano e volgono a favore della sopraffazione e del controllo globale.

Solo nell’abbraccio impossibile con il gorilla, nell’incontro con la natura primigenia, l’essere umano ritroverebbe una bontà ancora incorrotta.

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Lorenzo Beccati, "Il pescatore di Lenin"

10 Aprile 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #storia, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

Il pescatore di Lenin

Lorenzo Beccati

 

Oligo Editore, 2021

pp 236

16,90

 

Un romanzo molto bello, scritto benissimo, Il pescatore di Lenin, di Lorenzo Beccati, scrittore, doppiatore e autore televisivo Mediased.

Per una volta non partirò dalla trama ma dallo stile, elegante e letterario quanto dovrebbe essere quello di tutti i libri pubblicati, anche se purtroppo, ormai, questa è invece una rarità. Un linguaggio semplice ma raffinato, condito da poetiche e inusuali similitudini, per cui il muro della facciata era così bianco che veniva voglia, per dargli un po’ di colore, di “pizzicarlo”, come fanno le donne vanitose o innamorate sulle gote per levarsi il pallore, o le parole si smorzarono e strisciarono via come serpi, o, ancora, gli occhi accesi come lampare.

La storia, romanzata e di fantasia, si basa sull’assunto che Vladimir Il’ic Ul’janov, ovvero Lenin, sia stato per breve tempo a Capri, prima della rivoluzione russa. A Capri, infatti, nel 1909 c’è una scuola politica, vi vengono addestrati quelli che formeranno la futura dirigenza del partito, ma ora si mescolano con indolenza ai turisti e non disdegnano la vita comoda come i ricchi. Lenin si trova a Capri con un obiettivo preciso e segreto, che verrà svelato solo nel finale e che non posso rivelare. La trama si basa sull’espediente del manoscritto ritrovato – il libro nel libro – e narra dell’amicizia fra Lenin e Antò ‘o Muto, un pescatore dell’isola.

Lenin non è ancora quello che tutti conosciamo, l’uomo spietato, determinato e feroce della Rivoluzione d’ottobre, ma una personalità tutto sommato galante e rispettosa. Accade spesso che certe figure storiche, se prese singolarmente e fuori contesto, dimostrino lati teneri e umani che, sebbene sorprendenti, coesistono con l’immagine pubblica. L’amico Antò incarna, invece, il proletario ingenuo, il buon selvaggio, l’umile che il credo marxista voleva vendicare e liberare. La borghesia dell’isola è, al contrario, cattiva, prepotente e viziosa, con quell’arroganza che solo i soldi e l’abitudine a sottomettere e comandare danno.

I due si legano di amicizia spontanea e profonda.  L’uno diventa il paladino dell’altro. Antò fa da guida a Lenin in una Capri romantica, da dagherrotipo dei primi del novecento, che diventa protagonista, con il suo mare, i suoi barbagli di sole sull’acqua, i suoi Faraglioni, le sue ville e la profumata macchia mediterranea. Antò è una figura tragica e cristologica nella sua ingenuità infantile, nel suo “puro” e quasi incolpevole desiderio di catarsi, nel suo credere che la rivoluzione sia la panacea per tutti i mali e le ingiustizie del mondo. Ed è, per il bolscevico e uomo di partito Lenin, una sorta di coscienza che lo mette di fronte a quello che dovrebbe essere lo spirito più autentico dei suoi ideali. Uno spirito senza compromessi, votato solo alla causa. Ma, nella pratica politica, il compromesso esiste e, come afferma Lenin, “il nemico va conosciuto per poterlo combattere”.

Alla fine il cerchio si chiude, i tasselli s’incastrano. In bocca rimane un sapore antico e buono, salato come il mare della grotta Azzurra o, forse, come le lacrime di un emigrante.

 

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