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Quello che tutti odiano

1 Luglio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

 

Ciò che siamo torna sempre a galla e, dopo un’overdose di fantasie, rieccomi alle tinte unite.

Poche cose prima dell’orgia saldi.

 

Il tris di maglie basic: nero, grigio e verde militare.

La maglia beige con gli smerli alle maniche.

Il completo canotta più t-shirt a rete, finto (o vero?) spiegazzato.

Il costume bianco, che addosso a me fa tanto Moby Dick, balena spiaggiata, specialmente da quando mi è stato proibito di prendere il sole. E le cose proibite, si sa, sono quelle che più ci desideriamo.

 

Dal viaggio sono tornata abbastanza rigenerata, anche se stanca, e ora sono alle prese con l’estate nella mia città, in attesa dei due mesi che più amo, Luglio e Agosto, mesi in cui, complici le alte temperature, io, - differenza di chi patisce il caldo – mi sento viva e ho voglia di uscire la sera, di andare al mare e di girare in città.

Mi piace quello che tutti aborrono, le strade assolate nel pomeriggio, l’asfalto che ribolle sotto i sandali, l’aria calda e pesante, gli odori amplificati dagli angoli pisciosi, dai cassonetti che traboccano. È l’estate di quando ero bambina, quando mia nonna mi portava fuori il pomeriggio. Giravamo per le strade deserte, mentre tutti erano al mare, ci fermavamo in Via Grande, sotto le finestre dell’ufficio, dove lavorava mia madre, ed io la chiamavo per un saluto. Giravamo per i pratini spelacchiati della Questura, sedevamo sul muretto di mattoncini vicino ai quattro Mori, che ora il sindaco ha abbattuto strappandomi un pezzo di cuore e di ricordi, finivamo nella chiesa della Madonna. “L’aria è mezzo vitto”, diceva mia nonna, e mi trascinava fuori. Allora mettevo il muso, avrei preferito restarmene a leggere in terrazza, ora la ringrazio perché è a causa sua, di quelle uscite pomeridiane nella calura estiva, se io adesso amo la mia città come la amo, e ce l’ho dentro, nel sangue. La città di Virzì, di Mascagni, di Modigliani.  

 

 

What we are always comes back and, after an overdose of fantasies, I am back to the united colors.

Few things before the orgy of discounted sales.

 

The tris of basic t-shirts: black, gray and green military.

The beige one with scallops on the sleeves.

The full tank top plus a network t-shirt, fake (or true?) wrinkled.

The white costume, which on me resembles Moby Dick, especially since when I was forbidden to sunbathe. And forbidden things, we know, are what we want most.

 

From my trip I came back fairly regenerated, even if tired, and now I'm waiting for the two months I love most, July and August, months in which, due to high temperatures, I feel alive and want to go out in the evening,  go to the sea and stroll downtown.

I like what everyone else hates, the sunny streets in the afternoon, the scorching asphalt under my sandals, the hot and heavy air, the smells in the dirty corners, the overflowing dumps.

When I was a kid, my grandmother used to take me out in the afternoon. We went down the deserted streets, while everyone was at the sea, we stopped at Via Grande, under the windows of the office where my mother worked, and I called her for a greeting. We walked near the Questura, we sat on the brick wall next to the Quattro Mori, which the mayor has now destroyed togheter with a piece of  my heart and memories, we ended up in the church of Our Lady. "The air is half a meal," my grandma said, and dragged me out. Then I pouted, since I would have preferred reading on the terrace, now I thank her. It is because of those afternoon in the summer heat, if I now love my town as I love it, and I have it in my blood. The city of Virzì, of Mascagni, of Modigliani.

Quello che tutti odiano
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Il piacere prima del piacere

17 Maggio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

 

E siamo quasi di partenza. Forse non sarà il viaggio della vita, ché di viaggi belli ne ho fatti tanti, ma è senz’altro un itinerario vagheggiato da sempre. Mi auguro di non rimanere delusa. Partirò, se tutto va bene, a breve, spero di non portarmi appresso il peso dei pensieri, di sgombrare la mente da tutto e riempirla solo di emozioni positive.

Una valigia è qualcosa che si fa con amore, è il sabato del villaggio, è il piacere prima del piacere. Una valigia comincia dalla valigia ed io l’ho comprata nuova. La volevo più piccola, più maneggevole, salvo poi accorgermi, una volta a casa, che l’ho presa più grande di quella che avevo.

Vediamo cosa ci metto dentro di recente.

 

La camicia di jeans, un classico intramontabile, e quella mimetica, utili per vestirsi a cipolla come sarà necessario, portabili anche aperte come giacche leggere.

La felpa verde militare, per meglio mimetizzarsi.

Il kw imbottito nello stesso colore, antipioggia e antivento.

 

Nessun indizio ancora su dove io sia diretta? Ecco il libro che mi porterò dietro per rileggerlo. È sulle orme di questo autore, della sua prima maniera, la più autentica e impressionante, che compio questo pellegrinaggio. Adoro i viaggi a tema.

 

E ora un paio di pezzi acquistati di recente che non porterò con me perché inutili.

 

La camicetta con i fiorellini. Non amo il giallo ma questa si distingueva proprio per l’abbinamento piccoli fiori su grazioso sfondo giallino.

La maglia con intarsi argento. Costituisce una riprova che i colori significano molto e sono capaci di trasformare e far risaltare qualsiasi forma. La t-shirt era disponibile in nero e oro, e in rosa e oro, ma sortiva un effetto di sovraccarica vistosità. L’accostamento bianco e argento, invece, è raffinato.

 

A bientot… ormai ci sentiremo al mio ritorno.

 

 

And we're almost there. Perhaps it will not be the journey of life, because of all the beautiful travels I have done already, but it is certainly a most desired itinerary. I hope not to be disappointed. I will leave, if all is well, in the short term, I hope not to bring the weight of thoughts with me, to clear my mind and fill it only with positive emotions.

A suitcase is something you do with love, it's the village's Saturday, it's pleasure before pleasure. A suitcase starts from the suitcase and I bought it new. I wanted it smaller, more manageable, except that, once at home, I noticed that I took it bigger than the one I had.

Let's see what I put in it.

 

The jeans shirt, a timeless classic, and the camouflage one, useful to dress in layers, as it will be necessary over there, also wearable as light jackets.

The military green sweater for better camouflage.

The padded kw in the same color, for rainy and windy weather.

 

No clue yet about where I am heading? Here's the book I'll take to read it all over again. It is in the footsteps of this author - his first, the most authentic and impressive - that I make this pilgrimage. I love themed travel.

 

And now a couple of recently purchased pieces I will not bring with me because they are useless:

 

The blouse with florets. I do not love the yellow but this one was distinguished by the combination of small flowers on pretty yellow background.

The t-shirt with silver inlays. It is a proof that colors mean a lot and are capable of transforming and highlighting any form. The t-shirt was available in black and gold, and in pink and gold, but it had an overloaded visibility effect. The white and silver approach, however, is refined.

See you soon ... we will speak again when I’m back.

Il piacere prima del piacere
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Mai dire mai

21 Aprile 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

 

 

Ho trascorso una strana Pasqua, a riprova che “mai dire mai”, che si può sempre tornare sui propri passi, che sarebbe stupido e cattivo non farlo, che bisogna perdonarsi e perdonare, che non si sa mai cosa c’è dietro l’angolo.

Aprile è esploso ma poi è tornato il freddo, però le giornate sono comunque lunghe e luminose. Il mio cane corre nei prati e si bagna in ogni pozza, in ogni ruscello, in ogni cala marina. Il sole è un amante che penetra, proibito e clandestino, questa mia pelle che non potrebbe riceverlo, mi dà un piacere sensuale.

Fra le cose che vi presento oggi ce ne sono alcune che serviranno per il mio viaggio in avvicinamento. Lascio a voi indovinare oggetti e meta. È un itinerario immaginato da tempo, spero che non succeda niente che mi impedisca di partire, ho paura di parlarne per scaramanzia, ma sarà lontano, molto lontano.

 

Vediamo cosa abbiamo.

 

La camicetta fantasia, ormai un classico nel mio guardaroba. Non mi stanco di dire che non si stira, che copre i difetti ed è pratica ed elegante in ogni occasione. Speriamo che non passi di moda tanto presto. L’ho comprata insieme con un’amica e costituirà un bel ricordo.

Tre magliette, una color vino rosé, una sabbia e una verde militare, che a me servono un po’ per tutto, per stare in casa, come underwear o anche da sole.

La canotta bianca col logo, idem come sopra. Ormai sono un po’ restia a portarla da sola perché la carne flaccida deborda, ma non se può fare a meno quando è troppo caldo. Sotto una camicia aperta, o con uno di quei cardigan che vanno adesso, poi, fa un figurone.

Borsa e zaino in ecopelle lasciano intravedere quello che sarà il mio look in questo viaggio alla ricerca delle origini, in quello stile coloniale che mi piace tanto. Fanno pendant con il borsone che vi avevo già mostrato.

Scarpe da trekking e cappellino (e il cappellino l’ho trovato!) completano l’insieme e saranno indispensabili laggiù.

A risentirci

 

 

 

I have passed a strange Easter, proving that "never say never", that you can always go back on your steps, that it would be stupid and bad not to do it, that you have to forgive and forgive yourself, that you never know what is behind the corner.

April has exploded, but the cold is back, nevertheless the days are long and bright. My dog ​​runs in meadows, and baths in every pond, every brook, every marine cove. The sun is a lover who penetrates, forbidden and clandestine, this skin that should not receive it, and gives me a sensual pleasure.

Among the things that I present today there are some that will be useful for my approaching journey. I leave you guessing objects and target. It's a long-awaited itinerary, I hope nothing happens to stop me from leaving, I'm afraid to talk about it, but it will be far, far away.

Let's see what we have.

 

 

The fancy blouse, now a classic in my wardrobe. I'm not tired of saying that it does not stretch, covers all defects and is practical and elegant at every occasion. I hope it does not get old fashioned so soon. I bought it with a friend and it will be a good memory.

Three t-shirts, a rosewood one, a sand one and a military green one, which are useful to stay home, to be worn as underwear, or even in open air .

The white shirt with logo, idem as above. By now, I'm a bit reluctant to wear it alone because the flabby flesh goes off, but one cannot help it when it's too hot. Under an open shirt, or with one of those cardigans, it makes a figurine.

Eco-leather bag and backpack let you glimpse what's going to be my look in this future journey to the origins. It’s the colonial style that I enjoy so much. They make pendant with the bag I had already shown to you.

Trekking shoes and hat (and the cap I found!) complete the outfit and will be indispensable over there.

 

See you soon

Mai dire mai
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Jeans e antidepressivi

25 Marzo 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

Non so voi ma io mi sento più a mio agio in pantaloni, a meno che non faccia troppo caldo, allora preferisco gonne ed abiti. E, fra i pantaloni, i jeans restano i prediletti. Quelli che vanno adesso, poi, skinny ma elasticizzati, sono anche molto comodi. In questi giorni se ne trovano davvero di stilosi. Io suggerisco di comprarne un paio a stagione, ma anche di più, non sono mai troppi nell’armadio e in valigia, l’importante è che si differenzino gli uni dagli altri almeno di un particolare.

La versione che ho acquistato va tantissimo questa primavera; sono decorati con strass e perline, strappati ma chiusi da intarsi di pizzo bianco, come se sotto portassimo una calza, non sia mai che debba vedersi la ciccia brutta e vizza. Troppa pelle scoperta è volgare a ogni età, alla mia, poi, è anche stomachevole. Ci abbino la nuova maglia celeste ed ecco pronta una nuova mise che sa di primavera.

Cosa abbiamo poi?

La maglia/camicia grigia, larga, soluzione facile in ogni occasione.

La camicia nera, idem come sopra.

La camicia bordò, scollata sul retro, in una specie di crêpe. Ravvivarla con una collana (un vezzo diceva mia nonna) e portarla con un tacco, la rende adatta persino per una cerimonia.

La primavera è arrivata e mi sta rinascendo una nuova voglia di fare, di uscire, di viaggiare che credevo perduta. Forse è la cura per l’emicrania che contiene antidepressivi. L’emicrania non se ne va ma l’umore è migliorato.

 

 

I do not know about you, but I feel more comfortable in pants, unless it gets too hot, then I prefer skirts and dresses. And, among the pants, jeans remain the favorites.

Those which are up to date now, skinny but stretch, are also very comfortable. These days, you may find some very stylish. I suggest you buy a pair each season, but even more, there are never too many in the closet and in your suitcase, the important thing is that they differ from each other at least in one thing.

The version I bought is a lot fashionable this spring; it is decorated with beads, torn but closed by white lace inlays, as if, under, you were wearing a stocking. One should never see the ugly and withered flesh underneath. Too much exposed skin is vulgar at all ages, at mine is sickening.

We can match the jeans with the new light blue jersey and there you have a new outfit that smells of spring.

What we have then?

The gray shirt, an easy solution for every occasion.

The black shirt, ditto.

The burgundy shirt, low-cut at the back, in a kind of crêpe. Enlivened by a necklace (a “vezzo” my grandmother used to say), and worn with high heels, makes it a suitable outfit even for a ceremony.

Spring is here and I feel a new life inside, a desire to do things, to go out, to travel. Maybe it's the cure for migraine containing antidepressants. The headache does not go away, but the mood is improved.

Jeans e antidepressivi
Jeans e antidepressivi
Jeans e antidepressivi
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Shopping in Rodeo Drive

5 Marzo 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

 

Certo fa piacere a tutti entrare in un bel negozio di fiducia, sfoderare una carta di credito e comprare quello che piace senza badare a spese. E vabbè, non sarà proprio come essere Giulia Roberts che fa shopping in Rodeo Drive, ma volete mettere la soddisfazione di uscire con una busta piena di roba avendo speso praticamente niente, acquistando oggetti scontati dell’81%? Una libidine.

Basta armarsi di pazienza, non aver bisogno di nulla e frugare in quell’angolino della bottega dove sono relegati i saldi in questi ultimissimi giorni di febbraio. Ci si può divertire facendo pace coi sensi di colpa che ogni giorno ti fanno chiedere perché compri, quale vuoto devi riempire, che senso devi dare al poco tempo che ti rimane, e via con le pippe mentali.

Vero è che più passano gli anni e più bisognerebbe “aggiungere vita ai giorni e non giorni alla vita”, come diceva la compianta Rita Levi Montalcini. Magari aprendo tutti i sensi e provando a vedere, a sentire, ad ascoltare davvero quello che ci circonda, scoprendo come Marcovaldo la natura nascosta nelle pieghe della città, le sfumature del mare, il verde che si rinnova, il profumo inebriante della mimosa in fiore, il canto degli uccelli.  “Quando ascolto il canto dell’usignolo e di tanti altri uccelli canori”, scrivevo il 6 maggio 1970, “sento dentro di me tanta felicità”.

Già, bambini ed animali, uniche creature spontanee capaci di farti sentire dentro la vita senza sovrastrutture. Che poi, a proposito di spontaneità, tutti lì a dire che bisogna essere se stessi ma quando lo siamo è sicuro che non piacciamo.

Un modo per stare “dentro” è vivere il proprio cane. Nel senso di essere in sintonia con lui, capire come si muove, cosa cerca, che aspirazioni ha, perché annusa e perché corre, persino perché tira al guinzaglio; senza umanizzarlo, bensì "canificandoci" quel tanto da comprendere che l’unico scopo della vita è vivere. Proprio come spiega Marchesini, il padre della zooantropologia, e come dice Yeshua’ di Nazareth a Maria Maddalena nel mio “L’Uomo del sorriso”.

Perché io penso che la vita sia lo scopo della vita, anche su quei sette pianetini nuovi  di zecca che girano attorno a una nana fredda. Un giorno il nostro sole si spegnerà ma la vita andrà avanti comunque, magari nel freddo, magari nel buio, magari da un’altra parte. E l’uomo è solo un animale, essere cognitivo e senziente in mezzo ad altri esseri cognitivi e senzienti. E le specie non contano come non conta l’individuo, le specie sono destinate ad estinguersi, conta la vita, che è più forte della morte, che è la ragione della morte.

Questa è la mia privatissima e personale religione e questi sono i miei nuovi acquisti.

 

Stivaletti e borsa in tinta, con scritta per sentirmi davvero Pretty Woman.

Camicia nera, sempre utile.

Maglietta grigia, idem come sopra.

Maglia blu e rossa, simpatica, speriamo che i quadri non allarghino.

Maglioncino beige, preso in vista di un prossimo viaggio di cui ancora non vi parlo per scaramanzia.

Borsone in ecopelle, acquistato per lo stesso motivo, che fa tanto Karen Blixen ne La mia Africa  

Au revoir

Shopping in Rodeo Drive
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signoradeifiltri.blog ha compiuto quattro anni

18 Febbraio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda, #blog collettivo, #redazione

 

 

Uso questo spazio moda che, incredibilmente, è uno dei più condivisi, per parlare un po’ di noi, del blog. A Novembre signoradeifiltri.blog ha compiuto quattro anni. Mi sembra di averlo aperto ieri, invitando alcuni amici a partecipare. Quattro anni sono volati mentre la redazione mutava. A volte, lo confesso, mi sono trovata da sola a scrivere, altre volte eravamo così tanti che non riuscivo a star dietro alla scaletta.

Attualmente mi ritrovo con tredici redattori e trenta amici esterni che hanno collaborato in questi anni e che a volte ancora ci inviano pezzi. Qualcuno è andato per la sua strada, due colleghi preziosi non ci sono più ma brillano nei nostri cuori. Trentottomila visitatori unici, sessantamila visualizzazioni di pagina. Per qualcuno saranno numeri irrisori ma per noi sono tutto, ne basterebbe anche uno solo e già ci farebbe contenti. E poi condivisioni su Facebook, Twitter, Pinterest e Linkedin.

Si può fare di più e meglio ma va già bene così. Siamo un blog collettivo, a più voci, dove ogni redattore scrive quello che vuole sull'argomento che preferisce, senza obblighi né tempi da rispettare; può inserire di tutto, dalle foto, ai video, alle riflessioni personali, al diario, alle poesie, ai racconti, ai resoconti di viaggio, alle recensioni di libri e film. Preferiamo tener fuori la politica per ovvi motivi. Una via di mezzo fra una rivista, un sito di critica letteraria e un blog personale. È una collaborazione volontaria e non retribuita. Unici requisiti sono la serietà e il saper scrivere in italiano corretto.

Siamo una specie di rivista dagli argomenti più svariati, persino le ricette di cucina. Prova ne sia che le rubriche più seguite sono state negli anni quelle sui piccoli paesi dell’Italia, la storia dalla fondazione di Roma al Medioevo, le ricette di cucina e questi miei ingenui post sulla moda. Certo i libri restano sempre al centro della nostra attenzione ma in modo originale. Non ci interessa essere sul pezzo dell'ultimissimo titolo uscito ma parliamo di qualsiasi cosa, anche di un vecchio best seller o di un classico. Non badiamo a chi stampa il libro, non abbiamo preconcetti o pregiudizi editoriali. Per noi vale il testo, quindi recensiamo di tutto, anche gli Eap, anche gli autopubblicati e persino i manoscritti inediti. In questo siamo molto controcorrente e un punto di riferimento per tutti i piccoli e sconosciuti che non hanno mai voce. Diciamo sempre la verità (che poi è soggettiva) a tutti, pubblicando anche recensioni negative.

Ecco, di libri già parlavo l’11 aprile del 1970, senza sapere che il mio futuro secondo marito quel giorno stava compiendo diciannove anni. “Ho molti giocattoli”, scrivevo, “fra questi non ce n’è uno che mi piaccia di più (ah… bei tempi quando anche i bambini usavano lo scomparso congiuntivo); gioco un po’ con tutti ma poi mi viene a noia e li metto da parte. L’unica cosa, ma non è un giocattolo, è il libro, quello lo leggo e lo rileggo mille volte. Libri ne ho molti, fiabe e racconti vari e mi piacciono bene illustrati. Per questo quando mi devono fare un regalo invece dei giocattoli preferisco dei libri.”

E ora veniamo a noi. Le giornate si allungano, la luce s’intensifica, il freddo si addolcisce. L’armadio è pieno di abiti con ancora il cartellino attaccato, ché qui, fra influenza e acciacchi vari, non è che si esca poi tanto. Vediamo, dunque, cosa ho comprato di nuovo in questi ultimi scampoli di saldi. Quattro oggetti che possono comporre un’unica azzeccata mise.

 

I jeans strappati ed elasticizzati… non ditemi che sono troppo vecchia per portarli ché tanto non vi do retta.

 

La t shirt grigia a maniche lunghe.

 

Il cardigan/ poncho

 

La collana di pietre colorate.

 

Un modo di vestire molto easy, comodo, in anticipo sulla primavera. Baci a tutte e tutti!

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I giorni della merla

30 Gennaio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

Per me la domenica è sempre uguale”, scrivevo il 16 febbraio 1970. “Ieri come sempre sono restata in casa con i miei genitori. La mattina ho giocato mentre la mia mamma faceva le faccende e il mio babbo non so. Il pomeriggio ho giocato e poi alle cinque abbiamo guardato la televisione fino a tardi poi abbiamo mangiato e dopo si è riguardato la televisione. Così succederà tutto l’inverno ma a primavera noi andremo a fare qualche gita a fine settimana.”

Quello che facciamo da bambini, sia esso frutto di una nostra libera scelta oppure delle imposizioni familiari, plasma ciò che diventeremo e ci piacerà fare da grandi. Mi pare che le mie domeniche non siano poi tanto diverse da quelle del lontano 1970. Certo, ora esco di più, ma lo faccio per dovere, verso il marito, verso il cane e verso me stessa, ché una boccata d’aria e un po’ di movimento fanno bene. Se fossi io a decidere, però, starei tutto il giorno in casa, dopo aver pulito e messo in ordine, essermi fatta una doccia e aver indossato un tutone comodone e calzettoni di ciniglia. Ma un marito irrequieto e un mezzo border collie mal si sposano con le mie aspirazioni segrete e con la mia pigrizia innata.

E la televisione, così come i libri, è sempre stata un must nella mia vita. Non ho nessuna remora a dirlo, non temo il giudizio degli intellettuali per i quali esisti solo se leggi Tolstoj prima di dormire e se conosci a memoria tutte le poesie di Majakovskij. Io, invece, amo le fiction in costume stile Elisa di Rivombrosa e la Dama Velata e non me ne vergogno certo.

Le giornate stanno impercettibilmente allungando e anche nei fatidici giorni della merla già intravedo una luce di primavera, meno radente e obliqua, e sento profumo di erba tagliata e di salmastro nell’aria. Ogni attimo della nostra breve vita, ogni novità, ogni conquista sembrano così recenti, così nuovi di zecca e significativi da divenire immutabili, invece tutto cambia, basta guardare le foto di qualche anno fa, basta voltarsi indietro per rendersene conto. E la vita diventa una strada buia che va verso il nulla.

Che cosa c’è di nuovo nel guardaroba per accompagnare questo inverno che gocciola via giorno dopo giorno, interminabile e veloce come la vita stessa?

 

La camicetta fantasia, con un tocco di tutti i colori che ho già nell’armadio e quindi facile da abbinare.

Il lupetto di lurex nero, uguale a quello che ho indossato per Natale ma comprato in saldo.

Il cappellino stile turbante da vecchia signora, impreziosito da un microscopico filo luccicante.

Il piumino in oro pallido, con la cerniera illuminata da brillantini.

Il trench, intramontabile, chic, e adatto alla primavera che speriamo arrivi presto.

I giorni della merla
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L’Epifania tutte le feste se l’è portate via

12 Gennaio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

L’Epifania tutte le feste se l’è portate via e ci ritroviamo alle prese con la meravigliosa vita normale, senza feste e balli, parenti e amici, inviti e regali forzati. Ci ritroviamo con la casa che, priva di albero, sembra più spoglia ma più grande, e con un'esistenza che appare, allo stesso tempo, più vuota e più libera.

Con questo clima non ho voglia di fare granché, vado in letargo, sto bene in casa, esco solo se costretta - paventando locali affollati fra influenze e meningiti - reputando fastidioso rimanere all’aperto col vento di grecale che, come diciamo noi, “pela”. Ne approfitto per scrivere e fare ricerche per un nuovo romanzo, e non trovo nulla di male nel mettermi sul divano, con i gatti sulle ginocchia, avvolta nel plaid, a guardare trasmissioni che parlano di delitti, di attori e del prossimo Sanremo.

Dimenticate tutto quello che ho detto sul freddo che non c’è e la lana che non serve. Gennaio ha portato il generale inverno e si gela. Servono i maglioni che avevamo comprato l’anno passato senza usarli, servono i guanti, i cappelli e le sciarpe, accessori glamour capaci di trasformare qualsiasi triste giaccone in un look particolare.

E sono arrivati i saldi. La cosa migliore è uscire senza aver bisogno di niente, zittendo i sensi di colpa ad ogni acquisto. Inevitabile chiedersi per chi o per cosa si comparano tanti oggetti e la risposta è solo perché ci piace farlo.

Ho sentito che i must have di quest’inverno sono dei jeans, un cappello maschile, un cappotto, una borsa con la tracolla, un maglione. Bene, a parte il maglione, non ho seguito i diktat e ho comprato altri oggetti.

 

Ecco il cardigan rosa, benedetto chi lo ha voluto così lungo e coprente, speriamo che non passi mai di moda.

Ecco la maglietta con qualche accenno di leopardo, da portare sotto i maglioni, in casa e fuori.

Ecco il maglione di lana che sembra un poncho senza esserlo, per quel vago look Che Guevara che tanto NON mi si addice.

Ecco la tuta rosa blu, per stare sul divano o portare fuori il cane, da sola o in compagnia di qualche amico cinofilo.

Ecco i tronchetti, immancabili, che non slanciano ma sono talmente di moda da non poterne fare a meno, neri e con un po’ di tacco.

 

L’Epifania tutte le feste se l’è portate via
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Nero fuori e dentro

27 Dicembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

Vesti la giubba e la faccia infarina”. Eh, sì, a volte i vestiti sono davvero giubbe da pagliaccio che bisogna indossare per poi infarinarsi la faccia con un sorriso mentre dentro non c’è un solo pensiero pensabile.

Natale è passato e scivoliamo verso il giorno più triste dell’anno: San Silvestro, in cui ci si rende conto di essere soli al mondo e che nessun volto e nessuna voce riuscrebbero comunque a colmare il vuoto e scacciare la malinconia.

Sopra a tutto questo malumore che cosa possiamo indossare per apparire, almeno da fuori, quello che non siamo e non saremo mai dentro?

 

 

Il giaccone grigio, sportivo, col cappuccio.

La maglia profilata di pizzo.

Il lupetto argento col collo morbido.

La maglia pelosa bianca, anche questa, come il lupetto, molto più lunga dietro che davanti.

La maglia di pizzo stile ottocento in tinta con lo stato d'animo.

Le sneakers  rialzate da terra, con i brillantini.

Le scarpe viola per fare sport che siamo troppo pigri e depressi per praticare.

Nero fuori e dentro
Nero fuori e dentro
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In dirittura d'arrivo sul Natale

21 Novembre 2016 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda, #unasettimanamagica, #postaunpresepe

In dirittura d'arrivo sul Natale

Siamo ormai in dirittura d’arrivo di questo Novembre che, come tutti gli altri mesi, sta volando. Ricordate quanto erano lunghi i mesi un po’ di anni fa? Soprattutto quelli anonimi, grigi e bui, come Novembre, Gennaio o Febbraio. Ora non più, ora volano, anche quando sono noiosi, quando non accade niente e le giornate si scorciano. Il tempo altalena tra freddo e vento caldo, davvero non si sa in che modo vestirsi, le zanzare pungono, la pioggia si trasforma in alluvione, la brezza in tromba d’aria, le scossette in terremoti che triturano interi paesi e distruggono il nostro patrimonio millenario, come se, davvero, “mille e non più mille”.

Certe temperature umide e sciroccose stridono con le luci di Natale che s’incominciano a intravedere nei centri commerciali, cattedrali omologate di un consumo globalizzato. Ma tant’è, le feste si avvicinano e, se non ci sono problemi gravi, val la pena celebrarle con tutti i crismi, magari cercando di ritrovarle – più che in un surplus di acquisti, cene, lustrini e parenti serpenti - nelle piccole cose sgualcite che profumano di ricordi.

Ad esempio quel bel tappeto di muschio su cui cammino in campagna potrà servire da base per il presepe che mi ostino a fare in questo Natale sempre più rarefatto, stilizzato, islamizzato fino a scomparire, come se ci vergognassimo delle nostre origini, delle tradizioni, di ciò che siamo. Quando, invece, niente scatena ricordi più belli dell’odore di borraccina secca, cavata da una vecchia scatola da scarpe terrosa. C’erano le mani di mia nonna e della mia prozia in quella scatola, a tirar fuori le solite lucine dell’anno prima, magari con qualche pisellino bruciato.

E poi, finalmente, anch’io nel 1969, decisi che volevo un presepe tutto mio:

“Quest’anno farò il presepe”, scrivevo il 13 dicembre, “e sto preparando le casine di cartone da mettere sui monti. Ho comprato delle statuine che rappresentano: la lavandaia, la nonna che fila, lo zampognaro, un uomo inginocchiato, il lattaio ed un giovane pastore che ha una pecorella sulle spalle. Comprerò altri personaggi. Ho anche delle pecore e degli agnelli e molti altri animali. Gesù Bambino, La Madonna e San Giuseppe non li ho dovuti comprare perché sono alla piccola capannuccia che ho sempre avuto e che ho sempre messo sotto l’albero di Natale.”

Mi accorgo che gli abiti e la moda stanno diventando un pretesto per parlare d’altro, di ricordi e di un mondo che non c’è più. La nostalgia alla mia età è una brutta bestia.

Vabbè, bando ai rimpianti e pensiamo a come vestirci, con un occhio alla temperatura ballerina e uno alle prossime, invitabili, occasioni sociali. Gli acquisti non sono molti perché ci sarà da spendere per le feste e fra poco arrivano i saldi.

Continua la serie delle camicette fantasia, cui si aggiunge quella in pizzo immacolato, materiale che sembra andare per la maggiore.

Ecco la maglia pelosa e bianca, con un fiocco sulla schiena. Chissà a cosa devo tutto questo improvviso candore?

Ecco un paio di cintoline pitonate, che possono sempre servire, nonostante, ormai, sia la pancia a tener su i pantaloni e non viceversa.

In dirittura d'arrivo sul Natale
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