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saggi

ALCYONE 2000 Quaderni di poesia e di studi letterari, vol. 16, 2022

24 Gennaio 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #riviste, #riviste letterarie, #saggi

 

 

 

ALCYONE 2000

Quaderni di poesia e di studi letterari, vol. 16, 2022

 

 

Mi si consenta di iniziare questo lavoro con la citazione di un professore incontrato nella Scuola Media Superiore, il quale ripeteva spesso questo avvertimento: «Un libro s’inizia a leggere dall’indice». Col trascorrere degli anni capii sempre di più la verità di tale sua affermazione, che da giovane mi era apparsa banale. Se la applichiamo alla Rivista pubblicata dalla Casa Editrice Miano, Alcyone 2000, veniamo a scoprire immediatamente gli argomenti trattati: essa ha sì la denominazione di rivista o di quaderni ma, date le sue dimensioni (135 pagine), può essere benissimo paragonata ad un libro. Non è certo la quantità a stabilire il suo valore culturale, ma se si scorre il ricco indice posto non casualmente come incipit, si ha la cognizione esatta dei contenuti qualitativi: Guido Miano. L’uomo, lo scrittore, il poeta, l’editore (è la parte speciale dedicata al fondatore della Casa Editrice, recentemente scomparso); Contributi letterari (poesia religiosa-esistenziale e poesia di impegno etico e civile); Testimonianze (giornalismo e David Maria Turoldo, del quale si parlerà più avanti); Pittura e scultura (il parallelismo delle arti, con esemplificazioni in questa recensione sugli scrittori-pittori Filippo Pirro e Fabio Recchia); Sillogi poetiche (delle quali commenteremo Gabriele Centorame e Maria Luisa Mazzarini); Itinerari di letteratura comparata: saggi critici (confronti tra autori contemporanei e autori italiani e/o stranieri vissuti fra Otto-Novecento); Itinerari di letteratura contemporanea (alcuni autori della Casa Editrice).

 

* * *

 

Dal suddetto quadro generale si evince che i volumi di Alcyone 2000 sono caratterizzati principalmente dall’ospitare contributi di critica letteraria a largo raggio, divenuti quindi la specializzazione di quello che può considerarsi un vero e proprio progetto editoriale-culturale. L’utilità di tale orientamento è innegabile, in quanto la critica letteraria permette al lettore di avvicinarsi ad ogni autore con chiavi di lettura che svelano il suo mondo interiore, i significati delle opere e di entrare in possesso di dati informativi preziosi per la comprensione approfondita del contesto storico-sociale in cui è avvenuta la genesi creativa. In particolare richiamerei l’attenzione sui saggi di letteratura comparata, una branca della critica letteraria poco sviluppata nella cultura italiana, ma assai interessante e valida, poiché si basa su confronti, accostamenti, similitudini, assonanze estetiche e contenutistiche fra autori e scuole di pensiero appartenenti ad epoche e correnti per taluni aspetti affini e per altri distanti. Invita anche alla visitazione di voci straniere che hanno influito sullo sviluppo della letteratura nazionale: esemplificando, in questo numero della rivista, vi sono, tra gli altri, rimandi a Paul Claudel per la poesia di ispirazione mariana; a Emily Dickinson (teorie creazionistiche); a Jacques Prévert (poesia amorosa); a Edgar Lee Masters per le tematiche della marginalità sociale ed esistenziale… Inoltre tali quaderni sono arricchiti da inserti a colori di notevole pregio editoriale dedicati a pittori e scultori, realizzando così quel parallelismo delle arti da più parti auspicato, che produce una comunicazione e uno scambio fra artisti delle varie discipline e fruitori delle loro opere: si viene così a scoprire l’eclettismo di un personaggio come Filippo Pirro – poeta, scrittore, pittore, scultore, grafico – o la sensibilità pittorica e poetica di Fabio Recchia, tra paesaggi delicati ritratti sulla tela e rime di alta spiritualità.

La figura di Guido Miano è ricordata in primo luogo dal figlio Michele: Lettera a mio padre Guido. È un testo di carattere autobiografico che ripercorre le tappe fondamentali non solo dello sviluppo della Casa Editrice, ma che esprime anche alcuni momenti salienti del rapporto padre-figlio, talora con toni di gratitudine, talaltra con accenti affettuosi e commossi per le cose non dette e i silenzi degli ultimi tempi. Michele rammenta la fondazione della Casa Editrice in Sicilia nel 1955, poi traferitasi a Milano. Nella metropoli lombarda il giovane Michele segue il padre Guido nel suo lavoro: conosce redattori e giornalisti; collabora nel rileggere i testi degli autori; s’immerge nel mondo delle tipografie che lo affascinano per gli odori acri e il rumore delle rotative; talvolta lo accompagna nelle visite a scrittori ed artisti per mantenere vivo il rapporto umano tra persone innamorate dell’arte, concependo il lavoro come una missione, citando Marc Chagall (“Il mio lavoro è preghiera”); ed ancora le frequentazioni degli ambienti universitari, delle biblioteche, dei centri culturali, per finire con il Centro Sperimentale di Giornalismo, diretto per 40 anni dal padre nei locali milanesi della Casa Editrice. È stato lui, Guido, a fargli scoprire la lettura, iniziata con i libri d’avventure di Salgari e Verne. Il fascino esercitato su di lui dal padre e dalla sua professione è stato così determinante che a 7 anni scrisse una letterina in cui sognava di fare, da grande, lo stesso mestiere: questo scritto è stato ritrovato dal fratello Carmelo in un vecchio baule, come succede nelle più belle favole: il testo si chiude con la promessa di continuare l’opera paterna, con la speranza di esserne all’altezza.

Il successivo contributo è firmato dalla Famiglia Miano e riguarda La storia della Casa Editrice. Un’avventura iniziata nel 1951 in Sicilia col periodico “Davide, rivista sociale di lettere e arti” ad opera di Alessandro e Guido Miano. Una pubblicazione interdisciplinare di ispirazione cristiana in dialogo con la cultura laica. Nel 1955 nasce la Casa Editrice Guido Miano con sede provvisoria a Catania e poi definitiva a Milano. L’attività è subito intensa e cresce con gli anni: oltre ai testi poetici dei singoli autori, nascono collane antologiche, come Scrittori italiani del Secondo Dopoguerra, in più edizioni. Vedono poi la luce opere dedicate alla pittura e alla scultura tra cui: Lexicon dell’Arte italiana; Documenti di Architettura e Arte; Arte nella Svizzera Romanda. Già nel 1957 prende l’avvio il Corso Biennale di Orientamento Professionale di Giornalismo, unico nel suo genere a Milano, che ha visto la frequentazione di centinaia e centinaia di studenti seguiti da docenti specializzati. Testi fondamentali stampati in tale ambito sono stati tre libri di Giorgio Mottana: Il giornalismo e la sua tecnica, Il mestiere del giornalista, Professione giornalista. In seguito appaiono anche libri di narrativa, musica e saggistica. A partire dagli anni  ‘90 ecco il Dizionario Autori Italiani Contemporanei e la Storia della Letteratura Italiana. Dal Secondo Novecento ai giorni d’oggi. Gli anni Duemila si caratterizzano per le collane poetiche dedicate alla letteratura comparata, tra cui Analisi poetica sovranazionale del terzo millennio e Poesia Elegiaca dei Maestri Italiani dal ‘900 ad oggi. L’avventura continua – recita il testo - “con il passaggio di consegne alla  moglie Elena e i figli Michele, Carmelo e Laura da sempre presenti nella Direzione della Casa Editrice”. Riguardo a Guido Miano scrittore sono da segnalare le prefazioni e i saggi redatti per i suoi autori e – in tarda età – un libro di narrativa: Sulle tracce di Nausicaa. Lettere di consenso estetico rivolte a poeti italiani contemporanei (1999) e una silloge poetica: Lamento dell’emigrante (2017), la cui prefazione a cura di Franco Lanza è pubblicata su questo numero di Alcyone 2000. Fra le tantissime conoscenze, amicizie e collaborazioni citate a ricordo dei rapporti professionali ed umani intessuti da Guido Miano nella sua lunga mission per la divulgazione della cultura, ricorderei la reciproca stima con Mario Luzi (sulla rivista si può leggere la lirica Cosmografia improvvisa dedicatagli dal poeta toscano) e con Padre David Maria Turoldo, del quale la redazione di Alcyone 2000  ha scelto di pubblicare, come testimonianza della sua antica vicinanza, il brano Mia madre, già apparso sulla rivista Davide, n° 1-2 del lontano aprile-maggio 1957. 

 

* * *

 

Per concludere questa recensione del n°16 di Alcyone 2000, mi pare interessante soffermarmi, seppur brevemente, su un paio di autori le cui liriche sono pubblicate nella sezione dedicata alle Sillogi poetiche, esemplificando così attraverso tali lacerti alcune espressioni di poesia contemporanea. Gabriele Centorame (Il sentimento della natura) filtra le voci del cosmo attraverso mediazioni metafisiche, surreali, memoriali nonché paesaggi metaforici rimandanti al destino umano, all’amore, alle dimensioni dell’infinito. Se nel nostro vivere i fiori appassiscono e muoiono, l’aridità e il dolore s’insinuano nelle anime, il male di vivere e la solitudine ci colgono nella consunzione del tempo… le forti rimembranze affettive, le suggestioni dei sogni, le radici identitarie, il calore dell’eterno e la cognizione dell’amore ci indicano vie d’uscita alle chiusure del presente. Maria Luisa Mazzarini (Di luce le mie parole d’acqua) pone alla base del suo canto la luce della Trascendenza, a cui apre il suo essere nel profondo desiderio di conoscere se stessa: una ricerca spirituale tesa agli ideali più elevati dell’anima, dell’amore, dell’abbraccio con la Terra e il Cielo. E si scopre peccatrice che ha dubitato, che non ha amato abbastanza, serva indegna ed inutile, ma pronta a superare ogni rimpianto per “ricostruire ogni volta, con più Amore”. 

Ognuno può trovare dunque, scorrendo le pagine della rivista, numerosi spunti, stimoli, approfondimenti, suggestioni, analisi di tipo culturale: ovvero quel cibo per la mente oggi quanto mai necessario in una società che tende sempre di più a preferire l’uomo consumatore invece che l’uomo libero pensatore.

Enzo Concardi

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°16; Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 136, isbn 978-88-31497-94-7, mianoposta@gmail.com.

 

   

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Enzo Concardi, "La mente e i luoghi"

18 Gennaio 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #saggi, #luoghi da conoscere, #enzo concardi

 

 

 

Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Claudio Smiraglia esauriente centrata e ricca di acribia.

La mente e i luoghi sottotitolato Montagne, viaggi, avventure, come scrive lo stesso Concardi nell’introduzione, è una pubblicazione sotto forma prevalentemente di articoli, di riflessione, brevi saggi di ricerca e qualche volta anche di narrazione di eventi.

Si suddivide in quattro parti: Messaggi in bottiglia (1), Dimensioni altre (2), Arpe fatate (III), Per le vie del mondo (IV), tutte suggestioni che rispecchiano una visione lirica e conoscitiva allo stesso tempo, frutto di decenni di frequentazioni montane e altre, effettuate per passione alla ricerca d’incontri, amicizie, momenti di vita intensi e significativi, finestre di solidarietà umana. Il bilancio è altamente positivo in termini di arricchimento generale dello spessore esistenziale e della gamma emotiva.

La ricerca esistenzialistica del senso della vita nelle sue varie circostanze associata al cronotopo, nel tendersi verso istanti perfetti che accadono senza sforzo e non si cercano, attimi spesso sottesi alla contemplazione estatica della natura che attraverso gli occhi entra nell’anima. Il primo frammento della prima sezione è intitolato “Natale da vivere, Natale da consumare” e nel leggerlo viene in mente il saggio di Benedetto Croce Perché non possiamo non dirci cristiani quando il Nostro afferma che la festa del Natale è entrata nel patrimonio storico di tutti i credenti e non credenti, cristiani e laici e potremmo aggiungere nelle coscienze di quasi tutti i popoli del pianeta terra e, del resto, ha scritto giustamente un teologo che con Gesù non si finisce mai a partire dai crocifissi d’oro al collo di ragazze e questo vale anche per gli agnostici e gli atei.

È anche una scrittura di denuncia a livello politico-sociale quella di Enzo perché è detto che in un Convegno del Club Alpino Italiano sono state denunciate tutte le distorsioni del sistema economico all’attacco del bene-montagna ai fini esclusivi di lucro senza la benché minima salvaguardia ambientale.

Invece scrive Enzo che la montagna autentica, quella dei montanari, delle vette, della civiltà alpina dei ghiacciai e delle bufere, delle rocce e dei rifugi, dei boschi e del vento delle cose antiche e del silenzio e dei valori umani, della saggezza e del coraggio, della memoria e della speranza delle suggestioni e delle emozioni… chi la ricerca ancora?    

Quindi è la montagna con il suo indiscutibile fascino la protagonista del libro perfettamente orchestrato architettonicamente composito e articolato e bello è il connubio che si viene a creare tra l’insieme dei frammenti e le affascinanti fotografie riprodotte (scattate quasi tutte dall’autore, tranne Valle Spluga che è di Domenico Lorusso).

E le montagne dette con urgenza non sono solo le Alpi e gli Appennini ma per esempio le Calanques che sono montagne calcaree biancheggianti che si gettano a precipizio nel mare con pareti altissime o formano baie o insenature dai fondali limpidissimi.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia perché anche nella nostra contemporaneità tecnologica come si apprende dalle cronache continuano ad accadere incidenti mortali in montagna nella quale perdono la vita gli scalatori a conferma che la natura stessa è superiore all’uomo che è egli stesso natura ma che non è superiore a se stesso.

Raffaele Piazza  

 

 

Enzo Concardi, La mente e i luoghi. Montagne, viaggi e avventure, pref. Claudio Smiraglia, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 240, isbn 978-88-31497-81-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Floriano Romboli, "Il fascino e la forza della letteratura"

13 Gennaio 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

 

IL FASCINO E LA FORZA

DELLA LETTERATURA

 

VOL. 2:  FOGAZZARO – DANTE

DE SANCTIS – MALAPARTE

D’ANNUNZIO – DE ROBERTO

SANMINIATELLI

 

 

Non c’è tema, argomento, problema, dimensione, aspetto dell’umano vivere che la letteratura non abbia trattato in ogni epoca, cultura, civiltà, territorio del nostro pianeta, ovviamente dopo l’avvento della scrittura, che ha gradualmente sostituito la trasmissione orale del sapere, delle conoscenze, delle creazioni spirituali dell’uomo. Tale affermazione non va interpretata in senso apologetico, poiché mi pare inequivocabile che essa provenga da dati di fatto, cioè dai contenuti dei testi di ogni genere. Questa riflessione mi è sorta spontanea nell’accingermi a scrivere la premessa al secondo volume di Floriano Romboli, ovvero Il fascino e la forza della letteratura, continuazione cronologica e progettuale del primo tomo, entrambi quindi dedicati ai saggi di critica letteraria dello studioso e scrittore di Pontedera. A taluni potrà sembrare scontato e banale quanto si va dicendo ma, purtroppo, oggi non è così: il termine letteratura viene spesso citato, anche da esponenti di pubbliche istituzioni, in senso dispregiativo, come se fosse il prodotto di un mondo a sé stante, coltivatore di utopie e di sogni, inutile allo sviluppo della società e della civiltà, mentre è vero il contrario. Il fascino e la forza della letteratura dipendono proprio dal fatto che essa è stata ed è presente nella storia umana denunciando il negativo, testimoniando i valori fondamentali dell’uomo e proponendo modelli antropologici e spirituali progressivi. Ciò perché, nella gran parte dei casi, lo scrittore cerca la verità, mentre il politico mira al potere: sono due prospettive divaricanti.

 Lo si evince chiaramente se si leggono con attenzione, interesse, passione i lavori di Floriano Romboli, che hanno la capacità di coinvolgere il lettore in un cammino alla scoperta della bellezza della cultura letteraria, dal momento che egli non si limita a quella che potrebbe essere un’asettica esposizione ‘tecnica’ ed ‘accademica’, poiché riesce a far vivere e brillare di luce propria ogni autore ed ogni opera, di cui ricostruisce l’humus psicologico, familiare, sociale, storico e dunque epocale, riportando anche eventi esistenziali, travagli e aneddoti per una loro più approfondita comprensione. Inoltre stupisce favorevolmente la ricchezza delle fonti citate e comparate, in modo da non far apparire solo la sua versione, dando così la possibilità al lettore di confronti dialettici fecondi: iniziò con tale metodo l’avventura della critica letteraria italiana agli albori dell’Umanesimo con Francesco Petrarca, considerato a ragione un capostipite nel campo, sostenuta dalla ricerca dell’interpretazione autentica dei testi. In definitiva i saggi qui pubblicati risultano sommamente stimolanti da ogni punto di vista, ed io riterrei principalmente dai versanti gnoseologici e noetici, ovvero suscitatori di sapere e pensiero.

Saggi che riguardano: Fogazzaro, Dante, De Sanctis, Malaparte, D’Annunzio, De Roberto, Sanminiatelli – come sintetizzato in esergo quasi come sottotitolo – ma che in realtà si occupano direttamente o indirettamente di altri autori chiamati in causa dal critico per allargare le visioni in materia, come vedremo di seguito. Se vogliamo storicizzare il periodo e i periodi in cui essi sono contestualizzati, potremmo suggerire a grandi linee la collocazione dei confini tra Otto e Novecento, tra Risorgimento e Grande Guerra, con sconfinamenti all’indietro nel caso di Dante (in verità si tratta delle riflessioni di pontefici contemporanei) e in avanti con Sanminiatelli. Gli alvei culturali principali sono allora quelli del Positivismo (soprattutto per la prospettiva evoluzionistica) e del Decadentismo, nella sua accezione più ampia, che può comprendere lo spiritualismo fogazzariano; il frammentismo; l’aggressività futurista e le componenti irrazionalistiche; il sensismo, il panismo e la dottrina del superuomo mutuata dal D’Annunzio dalla cultura tedesca (Nietzsche). Ma saremo più precisi ora nel presentare al lettore i singoli saggi.

Il primo di questi è inedito e porta come titolo: Fogazzaro e i suoi due “Piccoli mondi”. Si tratta naturalmente dell’analisi di alcuni aspetti dei due romanzi storico-psicologici dello scrittore vicentino: Piccolo mondo antico (1895 - ambientato essenzialmente in Valsolda nell’epoca risorgimentale) e Piccolo mondo moderno (1901 - prosecuzione cronologica del primo nell’Italia post-unitaria e nella terra natale del Fogazzaro). L’esiguità dello spazio ci costringe ad essere stringati, e questo vale anche per gli altri saggi. La prima notazione interessante di Romboli riguarda il legame stretto esistente - nella narrazione delle vicende dei coniugi Maironi e degli altri personaggi – tra le varie forme del paesaggio, le tonalità delle cromaticità e gli stati d’animo dei protagonisti: qui rientrano le descrizioni paesistiche dell’amata Valsolda, brani – come una lettera di Luisa a Franco esule a Torino – dove gli elementi naturali assumono valenze spirituali e proiezioni trascendenti. Un’altra cifra dominante le dinamiche del romanzo sono attinenti al contrasto buio-luce, all’antitesi tra l’oscurità di taluni risvolti interiori e le illuminazioni che subentrano negli slanci ideali verso il futuro, per cui esiste sempre un travaglio intimo nel quale si dibattono le anime e le coscienze messe a nudo dall’autore. Simili dualismi o bipolarizzazioni sono presenti anche nelle dimensioni politiche e sociali, nel motivo patriottico-indipendistico-risorgimentale (Franco: «Servir l’Italia, morir per lei!»), che tuttavia lasciano sullo sfondo la presenza del popolo, verso il quale il Fogazzaro ha sempre avuto un atteggiamento paternalistico.

 Fondamentale – secondo Romboli – nel rapporto matrimoniale tra Franco e Luisa è la diversa sostanza della fede religiosa, che li fa agire in contrasto anche davanti alla tragedia familiare della morte della figlia: lui ha ereditato i valori tradizionali dall’ambiente nativo ed a quelli è saldamente ancorato; lei ha ricevuto dal padre non-credente i valori della ragione, della giustizia e sviluppa riflessioni problematiche che la porteranno anche a ribellarsi a Dio a causa del dolore per la perdita della piccola Maria. In tutto ciò si svela un’altra conferma della tesi del critico: il conflitto come legge che regola la vita interna delle anime e le relazioni tra le stesse. Condivisibile anche la sua osservazione sull’accostamento operato da Giorgio Bàrberi Squarotti con I Promessi Sposi manzoniani, considerato fuorviante: le tematiche fogazzariane sono forse più rintracciabili talvolta – seppur con le dovute cautele - nel Tommaseo (Sebenico 1802 – Firenze 1874) di Fede e bellezza (1842), ritenuto dalla critica anticipatore della sensibilità decadentistica (sensismo e moralismo; sensualità e religiosità; terra e cielo). Problematiche che riscontriamo maggiormente sviluppate dal Fogazzaro in Malombra (1881) e in Piccolo mondo moderno, dove il protagonista Piero Maironi fatica a trattenere la sua sessualità repressa quando incontra l’affascinante Jeanne Dessalle. Il secondo piccolo mondo nasce come prosecuzione storica del primo, ma si svolge sotto il segno della crisi per il tramonto degli ideali risorgimentali ed è immerso nella nostalgia del mondo antico, dei suoi valori, delle sue figure autorevoli, delle sue atmosfere. Infatti il nuovo mondo politico post-unitario della provincia veneta mostra una precoce decadenza e un immiserimento ideale a favore di anguste dimensioni localistiche. L’acribìa di Romboli ci fa conoscere anche una comparazione interessante con Hippolyte Taine (Vouziers, 1828 – Parigi, 1893) tratta da Les origines de la France contemporaines (1876-1893). Né l’amore, né la politica saranno comunque i mondi definitivi del protagonista: dopo la morte della moglie Elisa si realizza la metamorfosi verso la vita religiosa, nella «chiamata impellente a vivere e a operare nella Chiesa di Dio». Una sorta di vittoria finale della fede per una ritrovata pace interiore, fuori dalle delusioni del mondo.

Gli altri saggi del libro sono già stati pubblicati: L’opera di Dante nelle riflessioni storico-culturali ed etico-religiose di alcuni papi contemporanei in “Soglie. Rivista quadrimestrale di poesia e critica letteraria”, anno XXI, n° 2-3, agosto-dicembre 2019, Badia San Savino - Cascina (PI). Questo più breve lavoro inizia con le considerazioni di Benedetto XV (1854-1922) sulla genialità di Dante e sulla sua certa appartenenza alla Chiesa, essendo la Divina Commedia un’opera scritta per la glorificazione di Dio (Enciclica In praeclara summorum, 1921). Dopo aver elogiato le sue prese di posizione contro la Grande Guerra, definita «l’inutile strage», Romboli sottolinea l’importanza della ‘riabilitazione’ dell’opera De Monarchia, attuata anche da Leone XIII (1810-1903), il papa dell’enciclica sociale Rerum novarum. Sulla stessa linea si colloca Paolo VI (1897-1978), fine intellettuale, che istituisce una cattedra di studi danteschi, ammira lo spessore teologico di Dante e ne riafferma la ‘cattolicità’ (lettera apostolica Altissimi cantus, 1965). Così anche papa Francesco (2021). Ed in chiusura l’autore sottolinea la singolare comunanza di vedute su Dante fra il magistero religioso e la critica moderna, in particolare con la citazione di Giovanni Getto (1913-2002) in relazione al Paradiso.

Anche il terzo saggio - La prospettiva evoluzionistica e l’avvenire dell’uomo. Alcune note sulla letteratura italiana al passaggio dall’Otto al Novecento - appare sulla rivista precedente, ma dell’anno XIV, n°1, aprile 2012). Argomento affascinante che viene sviluppato dall’autore in modo esteso e con dovizia di riferimenti culturali, di cui segnaliamo i più significativi. L’analisi del pensiero del Taine apre lo studio, annotando alcuni dei suoi preferiti bersagli storico-filosofici: il razionalismo, l’astrattismo ideologico, il giacobinismo, per arrivare a dimostrare la permanenza nell’uomo degli istinti bestiali e distruttivi. Qui Romboli si allaccia alla nota teoria darwinania de L’origine della specie (1859) e de L’origine dell’uomo (1871) sulla selezione naturale ma, con il De Sanctis (1817-1883), si astiene dall’entrare negli aspetti scientifici, sottolineando che essa va considerata come una nuova visione del mondo, poiché Darwin (1809-1882) è un vero e proprio maître à penser (espressione del De Sanctis). Seguono poi altri contributi favorevoli a Darwin: Arturo Graf (1848-1913) che dichiara superato il Linneo; Roberto Ardigò (1828-1920), la duplicità della natura umana; Ernst Haeckel (1834-1919) con la sua “legge biogenetica fondamentale”. Il contrasto bestia-uomo viene indi ricercato nel D’Annunzio (1863-1938) a partire da Maia (1903) e nei suoi eterni conflitti tra Eros, Morale, Uomo e Superuomo. In Pascoli (1855-1912) che auspica il superamento della parte ferina ed aggressiva verso una continua ascesa antropologica e morale. Così anche nel Fogazzaro (1841-1911) che tenta una conciliazione fra darwinismo e fede cristiana, come più tardi Teilhard de Chardin (1881/1955), in modo più articolato e complesso: L’avvenire dell’uomo (1946), Il fenomeno umano (1955); il Fogazzaro soprattutto di Malombra (1881 – conflitto brutalità-umanità) che in conclusione dichiara che non discendiamo dal bruto, ma da esso ascendiamo.

La Grande Guerra nelle pagine di scrittori italiani del primo Novecento: Federico De Roberto, Curzio Malaparte, Gabriele D’Annunzio (pubblicato nei “Quaderni dell’Associazione di Cultura Classica”, Delegazione di Pontedera, novembre 2018): ecco il successivo prezioso lavoro di questo volume. Le testimonianze sulla Grande Guerra riguardano soprattutto diari, frammenti, lettere, pochi romanzi (Monelli, Alvaro). La disumanità del conflitto emerge da chi l’ha vissuto, come il soldato Gualtiero del Guerra (1889-1951); dai ripensamenti di diversi intellettuali interventisti (Serra, Lussu); dal nazionalista-patriottico Federico De Roberto (1861-1927) nel racconto La paura: guerra di trincea sotto il tiro dei cecchini austriaci, la follia dei suicidi; dalle contraddizioni di Curzio Malaparte (1898-1957) che vede Caporetto come lotta di classe e rivoluzione. Fa eccezione il protagonismo dannunziano: il Vate esalta l’eroismo, ama le violente invettive, perde un occhio dopo un incidente aereo… ma ha pietà per i soldati morti e l’autore conclude che l’arte sua (Il notturno) è superiore all’ideologia.

Si passa poi al penultimo saggio: A proposito di Francesco De Sanctis (pubblicato in “Rassegna Lucchese. Periodico di cultura”, n°17-18, autunno 1983 - inverno 1984, edizioni: Maria Pacini Fazzi). L’inscindibilità tra critica letteraria e impegno civile nell’opera e nella vita desanctisiane è la tesi difesa da Romboli, che mette in guardia dalle appropriazioni ideologiche (Gamsci, Croce, Gentile), afferma l’unità fra etica ed estetica, non simpatizza con Asor Rosa nei suoi giudizi liquidatori.

Trattando Il tema della natura nella narrativa di Bino Sanminiatelli (pubblicato in “La rassegna della letteratura italiana”, serie IX, n°2, luglio-dicembre 1998, edizioni Le Lettere) Romboli chiude con un motivo lirico-bucolico il suo libro, sebbene ci dica che il Sanminiatelli (1896-1984) non sia solo un autore che esprime un grande amore per la libertà e la genuinità della natura, per il mondo animale, per il tratteggio paesistico (ammirato da Emilio Cecchi,) in quanto la sua riflessione si espande ad un naturismo filosofico che contempla il rapporto uomo-universo, s’addentra nel mistero del cosmo, attua un processo alla civiltà, denuncia la contraddizione città-campagna, lascia spazio alla satira di costume, alla meditazione sulla morte e sul significato della vita.

Enzo Concardi

 

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L’AUTORE

Floriano Romboli (Pontedera, 1949) ha compiuto i suoi studi presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ed è stato per tanti anni insegnante di materie letterarie e latino nei licei. Si è interessato alla cultura rinascimentale, studiando soprattutto l’epica del Tasso; è poi passato ad occuparsi della letteratura italiana ed europea fra Otto e Novecento, nonché di narrativa e poesia contemporanee. È stato docente di letteratura italiana presso la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS) dell’Università di Pisa. Tra le sue numerose pubblicazioni: Un’ipotesi per D’Annunzio. Note sui romanzi (1986); Le ragioni della natura. Un profilo critico di Bino Sanminiatelli (1991); La letteratura come valore. Scritti su Carducci, D’Annunzio, Fogazzaro (1998); Fogazzaro (2000); Natura e civiltà (2005); L’azzardo e l’amore. La ricerca poetica di Nazario Pardini (2018). Ha curato l’edizione dei Racconti di Fogazzaro (1992) e di opere di Bino Sanminiatelli, di Eugenio Niccolini, di Dino Carlesi, nonché del diario dell’ufficiale pontederese Gualtiero Del Guerra alla prima guerra mondiale. Collabora a riviste specialistiche e a periodici di cultura generale e politica. Ha prefato i volumi di Nazario Pardini: Le voci della sera (1995), Le simulazioni dell’azzurro (2002), Scampoli serali di un venditore di arazzi (2012), I dintorni della vita. Conversazione con Thanatos (2019); ha scritto la postfazione della raccolta Alla volta di Lèucade (1999) prefata da Vittorio Vettori. Nel 2020 ha conseguito il premio “Una penna a Pontedera”, 32a edizione per l’anno 2019.

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Floriano Romboli, Il fascino e la forza della letteratura, vol.2, pref. di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 148, isbn 978-88-31497-93-0, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Alessandro Ceccherini, "Il mostro"

11 Gennaio 2023 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

Il mostro

Alessandro Ceccherini

Nottetempo, 2022

 

 

Ho appena terminato questo libro. Cinquecento pagine di una ricostruzione degli eventi del Mostro e che cercano di fare collimare tutte le insensatezze, imprecisioni, investigazioni a membro di loppide, prove artefatte e forse anche depistaggi. Mission Impossible insomma. Ceccherini, a cui riconosco una approfondita ricerca storia, politica e sociale degli ultimi 50 anni, prima di tutto commette un errore imperdonabile che fa crollare tutta la sua impalcatura: pone la prima mutilazione pubica sulla Cambi nell'82, quando questa avvenne l'anno prima sulla De Nuccio. Se contiamo che al centro degli omicidi vi è un medico cocainomane e sessuomane che nella storia viene coinvolto a partire dal caso di Calenzano, i conti non tornano. Come poi si giustifichino le prime 3 coppie di delitti apparentemente senza connessione è un'acrobazia degna del Movimento Cassina: ovvero il primo un delitto passionale (messo in carcere un ritardato, verosimilmente innocente), il secondo una roba rituale massonica, così, de botto senza senso (cit), dal terzo in poi una strategia della tensione 2.0 in cui al quarto appunto coinvolgono il suddetto chirurgo sociopatico drogato, perché chi non metterebbe un piano per destabilizzare una nazione intera nelle mani di uno psicolabile lussurioso e con amicizie potenti senza tema che lo divulghi all'urbe e all'orbe? Tra le pieghe scorgiamo quel mentecatto del Pacciani che si insinua trascinando quell'altro Torsolo del Vanni che piano piano vengono utilizzati come capri espiatori. In mezzo ci passano tutti: Licio Gelli, Rodolfo Fiesoli, la Massoneria, la Magistratura, i Servizi Segreti, i Carabinieri, la CIA, lo scandalo del Forteto, la morte di Rino Gaetano e qualche spicciolo che sto sicuramente dimenticando. Un guazzabuglio in cui si perdono con grande facilità il filo e le connessioni e che diventa poco credibile perché, pallottoliere alla mano, si parla di 16 persone uccise rimaste senza giustizia per un complotto che ha coinvolto a occhio un centinaio di persone senza che nessuna mai abbia parlato per salvarsi. Nemmeno quella faina del Lotti, che addirittura finisce per autoaccusarsi nella sua oligofrenia certificata. Possibile? Tutto lo è teoricamente, ma se stiamo messi così male a omertà, depistaggi, forze dell'ordine e magistratura incapaci, beh, allora ci meritiamo tutto. In due parole: mi è parso una inutile complicazione di una storia criminale più facilmente giustificabile con l'operato del classico assassino seriale, mai trovato perché ai tempi mentalità e tecniche investigative erano inadeguate. Ma il Rasoio di Occam gli fa proprio così schifo?

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Eckhart Tolle, "Il potere di adesso"

20 Dicembre 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #saggi

 

 

 

 

Il potere di adesso

Eckhart Tolle

2013

 

Eckart Tolle, in realtà Ulrich Leonard, ma si è ribattezzato così in onore di Meister Eckart, il mistico. Affetto da una grave forma di depressione giovanile, Tolle racconta che, a 29 anni, in preda all'ennesimo crollo psicologico accompagnato da svariati pensieri suicidi, una mattina si sveglia e sperimenta la beatitudine. Ovvero, pur essendo disoccupato, senza fissa dimora, soldi nemmeno a parlarne, per 6 mesi vive come un vagabondo provando una gioia pura nei confronti della Vita. Egli riconduce tale stato al crollo della cosiddetta mente egoica, quello strumento potente e affilatissimo che ci aiuta ad essere precisi ed efficienti ma che se non tenuto a bada ci procura innumerevoli sofferenze per rimuginio interiore, e nutrimento del cosiddetto "corpo di dolore". Quest'ultimo è semplicemente lo stato di sofferenza che viene alimentato di continuo dai nostri pensieri, dalla nostra immaginazione, dalle nostre supposizioni che nulla hanno a che vedere con la realtà, a noi celata dal velo di Maya. Il potere di adesso è il riconoscimento del qui e ora, dell'osservazione della nostra mente come testimoni esterni, constatando come ci rovina la vita e "abbassarne il volume", affinché il cuore e l'anima possano permetterci di agire nel mondo provando la pace interiore, che, a differenza della felicità, non dipende da fattori esterni. Tanti gli argomenti affrontati nel libro quali le relazioni di coppia, l'emotività femminile legata ai cicli ormonali, il lasciare andare e affidarsi alla vita, tanto che più che un libro da leggere, è un vero e proprio manuale da tenere sul comodino per consultazione. Molto divulgativo e esemplificativo, non lo suggerirei tuttavia come primissimo approccio alla spiritualità.

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ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI RIGUARDO WANDA LOMBARDI A cura di Enzo Concardi

25 Novembre 2022 , Scritto da Maria Rizzi Con tag #maria rizzi, #recensioni, #poesia, #saggi

 

 

 

 

ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI

RIGUARDO WANDA LOMBARDI

A cura di Enzo Concardi

 

Recensione di Maria Rizzi

 

 

L’analisi ragionata dei testi critici riguardo la Poetessa Wanda Lombardi, di Morcone, in provincia di Benevento, condotta dall’ottimo Enzo Concardi, seguendo i commenti di autorevoli colleghi come Giuseppe Manitta, Monica Rubino, Carlo Onorato, Rossella Cerniglia, Marcella Mellea, Fabio Amato, Nazario Pardini ed altri, equivale a una navigazione attraverso il lirismo dell’artista, nella quale è messa in rilievo la sua tendenza a evocare il neoclassicismo nella forma e nei contenuti. Quasi tutti i critici citati riscontrano tratti in comune con Leopardi, Pascoli, non solo per il ricorso al metro classico, ma per l’ossimorica visione dell’esistenza, spesso tendente al nichilismo. Altro tratto evidenziato dagli esegeti è il rapporto con il divino, la tensione alla verticalità presente nei versi della Nostra e l’empatia con madre natura.

Tra tutti solo il professor Nazario Pardini accosta la poetica della Lombardi a quelle di Umberto Saba e Vittorio Sereni. E leggendo le liriche della Nostra lo stesso Concardi conviene circa le corrispondenze con Saba «per lo stile spezzato, frammentato» e con Sereni per il «malum vitae, il tormento, la percezione della labilità dell’esistere». Molte altre disamine vengono prese in esame dal relatore, ma la mia scelta, dopo aver navigato tra tanti illustri esperti di ermeneutica, cade sulla lettura dell’antologia essenziale delle poesie di Wanda Lombardi.

Il saggio critico, a mio umile avviso, è di per sé esaustivo; in appendice al libro è riportata una antologia essenziale di poesie scelte da varie raccolte e che coprono un periodo di vent’anni, dal 2001 al 2021. Le prime, tratte dalla silloge Sensazioni del 2001, ci consentono di annegare nel mare intimistico della Poetessa, che dimostra, una volta di più, che il mondo esterno non è che un riflesso del nostro universo interiore. I ricordi degli amori sono il tessuto della nostra identità. La Lombardi dedica al padre versi di velluto, che echeggiano i grandi della letteratura. «… Ma tra i molti visi, / come in un dipinto incastonati, / emerge il tuo, padre, / a sbiadire e sovrastare gli altri...» (Ricordi). La fede, elemento cardine del lirismo della Poetessa, è presente in questi primi versi come fonte di gioia di vivere e come unico presupposto per la pace. Nel leggere Ritrovare la pace, ho pensato alla meravigliosa asserzione di Khalil Gibran: «Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola». Dalla silloge Nel silenzio (del 2002) sono tratte liriche sul mondo dell’adolescenza, così simile a una malattia esantematica per i giovani e per i loro genitori. L’autrice affresca con versi meno classici, incisivi, colloquiali e infinitamente teneri l’universo dell’epoca in cui si conquista a morsi l’esperienza. «…I tuoi problemi, / che problemi non sono, / crisi profonde ti creano, / irritabilità, depressione…» (Cuore di adolescente). Il rapporto con i miracoli poetici del creato è evidente in alcuni testi dal tono selvaggio come carezza… mi si perdoni l’ossimoro, che stanno a dimostrare come la natura può divenire il medium nella relazione tra il conduttore e la persona, agevolando i momenti di relazione empatica che consentono la crescita nell’intersoggettività. In effetti la Lombardi allude a tale connessione, mette in risalto che quando lo stato climatico risuona in noi è proprio perché si è sferzati dallo stesso vento, guidati dalla stessa «invisibile mano».

Nella poesia Soffio divino, tratta dalla raccolta Luce nella sera del 2011, natura, esistenza e fede divengono un tutt’uno, dimostrando che l’essenza divina che si manifesta nella natura non è altro che la natura stessa che si palesa, si mostra e si impone all’uomo come un ente divino. Nell’antologia essenziale troviamo anche liriche di impegno civile, che spingono a pensare alle assonanze riscontrate dal professor Pardini tra la Nostra e Umberto Saba. A livello stilistico si notano la riduzione del lessico, la semplificazione della sintassi, la frammentazione del ritmo. «Corpi innocenti pestati, vinti / da chi fa della violenza / ideale di vita, / degli abusi mezzo per emergere…» (Tempi assurdi, da Gocce di rugiada, 2017).

Il timbro, caratteristica pregnante della poetica di Wanda Lombardi, diviene il colore vividissimo delle liriche più recenti. Spesso sottovalutiamo il valore di questa antica categoria poetica, rimasta ignota all’estetica classica, ma è proprio grazie a essa che il ritmo può mutare di continuo, anche all’interno della stessa lirica. Con il trascorrere del tempo l’Autrice esprime in modo sempre più incisivo la sua sete di interiorità e la capacità di possedere un linguaggio che è specchio dello spirito. Lei ha l’attitudine a parlare di Dio e a persuadere che la fede è molto umana e molto umanizzante, crea un clima nel quale ci si sente sollecitati a dare il meglio di se stessi. E illumina ancora sul concetto che l’incanto della natura, il mistero affascinante che la avvolge sono forse l’unica chiave di cui disponiamo per cercare di aprire la porta che ci separa dalla verità. «Commuoversi / dinanzi a una distesa marina / che brilla come diamante / o a vette maestose / che parlano col cielo / è dolce momento per il cuore. / Svegliarsi / tra concerti d’uccelli, / sorridere al sorriso di un bimbo / o dinanzi a un foglio bianco / inseguendo un nuovo sogno, / è sollievo per l’anima / che si inchina / alla Tua grandezza, Signore» (Piccole, grandi cose, da Gocce di rugiada, 2017).

Gli affetti, la malinconica nostalgia dei giorni trascorsi con loro, ricorrono nella poetica di quest’Arista e la sottoscritta non può che ammirarla e condividere i suoi slanci. Mantenersi, ovvero tenersi per mano, da napoletana, è il mio verbo preferito. Può bastare per la vita intera sapere di aver provato quell’amore senza tempo. Rinunciarvi rappresenta una follia. La mitologia dell’infanzia è radice di ogni nostro comportamento, e i genitori, i fratelli, quando sembrano morti sono solo svenuti. Possono riprendere a vivere nel miracolo della memoria e, come insegna la Lombardi, in quella “poesia che sa salvare il mondo”. «…Ma ancora oggi, nel tuo cinquantesimo, / piango pensando a te, alla tua storia / e intatta rivedo la tua eleganza, / il corpo tuo perfetto che invidiavo quasi. / Quante cose vorrei dirti, / quanto rivederti / per respirare con te aria d’amore!...» (Mamma, da Volo nell’arte, 2021). In famiglia si impara la grammatica dell’amore, il linguaggio attraverso il quale Dio comunica con noi. Se è vero che nel mare dell’esistenza siamo tutti naufraghi di una carezza, sento di poter affermare che le liriche di questa Poetessa dalle origini non lontane dalle mie, sono state l’isola, il ponte nel silenzio, il porto di sicurezza. Le anime si sono mescolate, la carezza l’ho avvertita e desidero restituirla.

Maria Rizzi

 

 

Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 84, isbn 978-88-31497-48-0, mianoposta@gmail.com.

 

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ANALISI RAGIONATA DEI SAGGI CRITICI RIGUARDO WANDA LOMBARDI A cura di Enzo Concardi

8 Novembre 2022 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #saggi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, 2022

 

 

Questa pubblicazione si prefigge lo scopo di presentare il materiale costituito dalla produzione della critica letteraria sulle opere poetiche di Wanda Lombardi, in relazione alle tendenze principali contemporanee, alle sue metodiche e analisi filologiche, agli aspetti comparativi testuali, alle interpretazioni dei vari apporti provenienti da diverse impostazioni culturali. Mi pare importante precisare che, quando un autore – in questo caso autrice – si preoccupa di porre ordine in tutto quello che è stato scritto su di lei, avverte il bisogno di lasciare un messaggio ai suoi lettori ed estimatori: è come se volesse dire che la sua poesia è vita vivente e che l’attenzione riservatale dagli specialisti del campo contribuisce a incrementare il suo valore, perché approfondita, spiegata, sviscerata, dipanata, chiarita nella sua complessità e ricchezza stilistica e contenutistica. In altre parole Wanda Lombardi affida al confronto critico un sigillo importante di autenticità sulla propria opera e tale aspetto della sua personalità umana e artistica torna a suo onore.

Se analizziamo i contributi critici scritti sotto diverse forme – prefazioni, recensioni, saggi, articoli – sui libri di Wanda Lombardi, possiamo notare come essi nel loro sviluppo rispondano a quella tendenza contemporanea che definirei critica multifattoriale, ovvero che tiene conto dei vari apporti del settore avvenuti dal Novecento ad oggi, in epoca post-crociana. Ciò non significa per nulla un passo verso il relativismo culturale o un tentativo di facile sincretismo, ma, al contrario, ci si è resi conto da più parti che è opera intelligente non chiudersi in steccati ideologici, e che le diverse scuole di pensiero spesso non sono alternative, ma piuttosto complementari tra loro, ottenendo così risultati più completi, interpretazioni più autentiche, perché attinte da più approcci: da quelli idealistici a quelli estetici, storici, sociali e altro. Se la critica odierna non può ancora prescindere, e forse mai lo potrà, dalle grandi lezioni del passato – che rispondono soprattutto ai nomi di Francesco De Sanctis e Benedetto Croce – ha tuttavia sviluppato altre acquisizioni che, consapevolmente o meno, tutti noi applichiamo. (…).

I saggi critici su Wanda Lombardi – compresi quelli da me scritti e che dovrò autocitare – analizzano la sua opera sia con la lettura delle strutture interne dei testi, sia con una visuale diacronica, ovvero che ne osservano lo sviluppo attraverso il tempo. Oggi il critico si muove sempre di più in una direzione gnoseologica, cercando di non essere semplicemente un ‘recensore’ che emette giudizi solo estetici, ma uno studioso-specialista che agisce anche con metodi scientifici cognitivi, senza ricadere nell’errore del dogmatismo. (…).

Enzo Concardi

(dall’introduzione al libro)

 

 

 

L’AUTRICE

Wanda Lombardi è nata e vive a Morcone (BN). Laureata in Pedagogia, ha insegnato Materie Letterarie nelle scuole secondarie. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Sensazioni (2001), Nel silenzio (2002), Luce nella sera (2011), Oltre il tempo (2015), Voci dell’anima (2016), Gocce di rugiada (2017), Opera Omnia (2018), Attimi lievi (2018), Il senso della vita (2019), Nel vento dell’esistere (2020), Volo nell’arte (2021); i libri di narrativa: Proverbi e modi di dire morconesi (2008), Racconti fiabeschi, letture per la scuola (2011); i romanzi: L’eco del passato (2012), Sulla scia del destino (2016) e i testi teatrali: La fortuna dietro l’angolo (2013), Una volta… c’era (2014) e Ce la faremo (2016).

 

 

Enzo Concardi (a cura di), Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 84, isbn 978-88-31497-48-0, mianoposta@gmail.com.

 

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ALCYONE 2000, quaderni di poesia e di studi letterari

31 Ottobre 2022 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia, #saggi, #riviste, #riviste letterarie

 

 

 

 

ALCYONE 2000

Quaderni di poesia e di studi letterari, vol. 15, 2022

 

La composita pubblicazione che prendiamo in considerazione in questa sede costituisce un volume che per sua natura (anche per la presenza di contributi pittorici e scultorei riprodotti a colori) potrebbe essere considerato un ipertesto, per la commistione e l’interazione che si vengono a realizzare tra i suddetti contributi e i saggi di critica letteraria, le recensioni e le sillogi poetiche che racchiude.

La collana di quaderni di poesia e studi letterari “Alcyone 2000”, pubblicata da Guido Miano Editore, i cui volumi sono impaginati come una rivista, emerge nel panorama letterario italiano odierno per l’aspetto culturale come una delle più prestigiose pubblicazioni per l’importanza dei nomi dei critici letterari, dei poeti, nonché dei pittori e degli scultori che hanno firmato le parti letterarie e figurative, tutte connotate dal comune denominatore dell’incontrovertibile alta qualità, della bellezza e dell’intelligenza.

Nel tempo della pandemia che tutti stiamo vivendo, fenomeno tragico che ha provocato tra l’altro un aumento numerico dei poeti a causa delle chiusure e del dolore, nel mare magnum di una società postmoderna, globalizzata e consumistica, che vede la caduta dei valori e il prevalere della mentalità dell’avere su quella dell’essere, come già stigmatizzato dal filosofo e psicologo Erich Fromm negli anni ottanta del secolo scorso, ben vengano questi quaderni quasi come espressione del pensiero divergente anche perché cartacei non destinati solo a un limitato numero di cultori.

 

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A livello esemplificativo, analizzando il volume 15 di “Alcyone 2000”, ci si sofferma su tre dei saggi che ritroviamo nella sezione dei “Contributi letterari”: quello di Ivo Lovetti intitolato Jean Guitton l’“eternità” in un istante, quello di Marco Zelioli, La “incontemporaneità” di Eugenio Corti scrittore cattolico più noto all’estero e quello di Ferdinando Banchini, Lugi Fallacara e il Francescanesimo.

Come scrive Lovetti, riguardo a Jean Guitton, il primo dei suddetti scritti L’infinito in fondo al cuore. Dialoghi su Dio e sulla fede, 1999, costruito come un libro intervista da Francesca Pini, giornalista del “Corriere della sera”, si può considerare il sorprendente, esauriente, per certi versi inatteso testamento spirituale del grande pensatore cristiano che ha attraversato quasi nella sua interezza il nostro secolo fino a diventarne un autorevole testimone e interprete. L’immagine che ne scaturisce è quella di un uomo eternamente giovane, sognatore che affermava che la vita gli sembrava fatta di sogni, alcuni dei quali sono notturni altri diurni, dotato di una grande libertà e originalità di pensiero, ma nello stesso tempo rispettoso dell’ortodossia cattolica, innamorato della vita nel dichiarare che va bene aspettare la felicità dopo la morte ma è ancora meglio godere adesso della felicità senza preoccuparsi di tutto quello che accadrà dopo la morte. Quando afferma il concetto di “eternità” in un istante Guitton pare rievocare l’assunto di Heidegger sull’attimo come feritoia atemporale dove il tempo si ferma e non è né passato né futuro ed è forse per sempre. In ogni caso attimo, istante e momento come categorie temporali non sono strettamente sinonimi e tra i tre termini esistono sottili differenze la cui spiegazione esauriente dal punto di vista filosofico sarebbe stato felice di darcela lo stesso Guitton se la sua interlocutrice nell’intervista gliela avesse chiesta. Guitton ha scritto anche il saggio Dio e la scienza nel quale come prova dell’esistenza di Dio il Nostro sostiene che la materia che costituisce le galassie, i pianeti e ogni cosa presente nell’universo è aggregata in maniera così precisa e perfetta che solo una mente ordinatrice teleologicamente poteva costituirla in questo modo con quella che viene chiamata Creazione.

Nel saggio La “incontemporaneità” di Eugenio Corti scrittore cattolico più noto all’estero che in patria di Marco Zelioli il critico scrive che tra i “casi letterari” del XX secolo senza dubbio uno dei più eclatanti è quello dello scrittore e saggista Eugenio Corti, di cui il 2021 è stato il centenario della nascita. Per quanto incredibile possa risultare a chiunque ne scorra il curriculum culturale, Eugenio Corti più che in Italia è noto all’estero, soprattutto in Francia (le sue opere sono state tradotte in francese, inglese, lituano, polacco, portoghese, romeno, russo, spagnolo ed anche giapponese). Esordì con I più non ritornano, 1947 insieme romanzo e cronaca della rovinosa ritirata dei soldati italiani dalla Russia nel 1942-1943. Il capolavoro di Eugenio Corti è senza dubbio Il cavallo rosso, 1983. Prodotto in oltre trenta edizioni e venduto in quasi quattrocentomila copie, è un romanzo di così ampio respiro da ricordare quelli dei Grandi della letteratura russa tra Ottocento e Novecento da Tolstoj a Dostoevskij a Solzeniciyn. Non per nulla, e soprattutto grazie a quest’opera, dopo aver ricevuto nel 2000 il “Premio internazionale al merito della cultura cattolica”, lo scrittore fu preposto per il Premio Nobel 2011 da un comitato spontaneo, sostenuto dalla Provincia di Monza e Brianza e dalla Regione Lombardia; una figura che il critico ha fatto bene a riattualizzare dopo la sua parziale rimozione dopo la sua morte e anche prima.

Nel saggio dedicato a Luigi Fallacara Ferdinando Banchini riporta le parole dello stesso Fallacara che affermava che il suo incontro con S. Francesco fu anche la scoperta del senso metafisico di ogni vera poesia, nell'apertura dell’amore per tutte le creature. L’incontro tra il Nostro e il santo avvenne ad Assisi dove visse tra il 1920 e il 1925. Ivi nel 1921 entrò nel terz’ordine e tradusse le confessioni di Angela da Foligno, mistica francescana del Duecento e soprattutto portò a compimento quella “storia di una crisi religiosa” che è il suo primo importante, duraturo libro di poesia Illuminazioni drammaticamente esemplato sul graduale iter mistico della grande seguace di San Francesco. Il libro successivo I firmamenti terrestri del 1929 presenta, in cinque lunghe poesie in ottave, episodi della vita di Francesco, commossa esaltazione di chi sentì contro il suo cuore, il cuore di Cristo che ricolma il mondo, di chi si fece «carne d’amore, carne di dolore / flutto approdato ai piedi del Signore». Nel ‘55 curò un’edizione delle Laude di Jacopone da Todi, altro grande francescano, diversissimo da Angela ma di lei non meno ardente.

 

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Passiamo ora ad un’altra sezione del vol. 15 di “Alcyone 2000”; il brano intitolato Itinerari di letteratura comparata: cieli ed epoche diversi uniti dalla poesia fa da introduzione ad una serie di saggi appunto di Letteratura Comparata, campo poco praticato nel panorama letterario nazionale contemporaneo. I raffronti, i confronti, i paragoni, le comparazioni tra autori di epoche e lingue diverse, non sono solo utili per allargare il nostro sguardo oltre quel provincialismo che spesso limita in modo angusto il nostro orizzonte culturale, ma addirittura bisogna che siano inevitabili e necessari se si vogliono comprendere gli influssi reciproci tra le varie correnti letterarie e capire a fondo quel sentire comune, quella comune sensibilità poetica e ideale che attraversa in modo osmotico gli autori europei, nell’esprimere un patrimonio di valori sul quale si fonda la vera civiltà umana: legandoli insieme sentiremo una voce unica a difesa e per i principi fondamentali sul quale si basano il nostro sistema di vita e la nostra cultura occidentale. Le comparazioni come linee di codice in un sistema di insiemi sottesi a un principio comune che vede nella parola scritta il suo fondamento comune a prescindere dai luoghi, dalle civiltà, dai costumi e dalle religioni di ogni singolo poeta, romanziere o saggista.

 

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Alcyone 2000” comprende anche una sezione dedicata a sillogi di poeti contemporanei; si analizzano a titolo esemplificativo due raccolte: quella di Guido Miano e quella di Renata Cagliari. In I colori dell’isola di Guido Miano predomina la linearità dell’incanto, lo stupore e la capacità della meraviglia per la bellezza inserita nel cronotopo sotto i cerchi limpidi del cielo. Come scrive Enzo Concardi queste liriche sono una dichiarazione d’amore per la natia terra siciliana: le radici, l’identità, la cultura, l’infanzia, il sogno e il successivo abbandono, il dolore, la lontananza, la memoria, la disillusione. Poetica tout-court neolirica e del sogno ad occhi aperti dalla quale trasuda uno sconfinato amore per la natura incarnato negli idilliaci paesaggi della natale isola percepita in una policromia di sensazioni che dai sensi raggiungono l’anima e il cuore del poeta. Una notevole ricerca e raffinatezza del lessico connota il poiein di Miano. La magia della parola diviene il precipitato di una cosciente sospensione che si lega a visionarietà e la natura stessa si fa a tratti numinosa e neoromantica più che neoclassica. In alcuni componimenti il poeta si fa interprete della metafora vegetale e l’infanzia pare collimare con il verde tenero delle piante stesso. Da notare che il poeta nomina con il nome preciso le specie vegetali (l’ulivo saraceno e il gelsomino bianco d’Arabia) come Seamus Heaney, premio Nobel irlandese. L’esattezza di una parola sapientemente dosata è esaltata nei componimenti sempre ben controllati e magistralmente risolti. È affrontato il tema del dolore in un componimento struggente in cui una cerva ferita è alla ricerca del suo piccolo e stabilmente si raggiunge una musicalità nei versi nei quali è presente un ritmo sincopato. Anche un’aurea di favola è presente quando il poeta mette in scena la sirenetta con la coda di delfino, creatura mitica e forse simbolo di bellezza, sirenetta che nuota nel mare che circonda la sua amatissima Sicilia. Si emerge con piacere dalla lettura di questi testi originali e carichi spesso di un arcano fascino.

Nella silloge Attimi di luce di Renata Cagliari nei versi colloquiali e affabulanti ritroviamo il senso e il tema dell’epica del quotidiano e della fiducia nell’amicizia nei passaggi in una poesia in cui l’io-poetante oppresso dal peso della vita va a casa dell’amica Flavia dove la vita stessa ritrova colore, forza e sorriso. Addirittura la casa diviene Paradiso come un rifugio incantato e in essa anche gli oggetti sembrano stagliarsi benevoli e quasi apotropaici, e si fanno correlativi della gioia e della sicurezza. La poetica espressa è neolirica e come scrive Michele Miano si tratta di una poesia intimista, dove la parola si carica d’immagini salvifiche. La luce entra nelle cose e nell’anima come dal titolo della silloge nel permearla e negli attimi il tempo pare fermarsi in un sicuro ottimismo che si manifesta in una vena ludica e giocosa così rara perché si percepisce che la felicità può esistere sia nel giorno che nella notte e che anche se è un fiore raro esiste anche l’amicizia della quale anche il Cristo ha parlato nei vangeli. Una vena sorgiva quella della poetessa di matrice neolirica che provoca emozione e stupore nel lettore e pare anche di intravedere in essa una connotazione vagamente minimalistica. Il senso del bene che viene detto con urgenza è presente, il bene che sconfigge il male e non è buonismo.  C’è anche un aspetto religioso in questa poetica e una poesia è dedicata al Natale e alle sue magiche atmosfere e un’altra a Marco del quale è detto che nella sua vita si è risollevato tante volte dalle tribolazioni e che ora con il suo serafico sorriso aiuta il prossimo a trovare pace e armonia ed è detto qui Dio che pare emanarsi dal sorriso dello stesso protagonista.

 

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Ci sarebbe da dire molto sulla collana di quaderni “Alcyone 2000” di Guido Miano Editore che richiederebbe un saggio per un’analisi di tutte le sue parti e non lo spazio di una recensione; la presente collana di studi letterari si configura come espressione di una raffinata cultura all’insegna della bellezza come esercizio di conoscenza.

Raffaele Piazza

 

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°15; Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 108, isbn 978-88-31497-83-1, mianoposta@gmail.com.

 

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Aldo Dalla Vecchia, "Diabolik dietro la maschera"

22 Settembre 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #recensioni, #persoanggi da conoscere, #saggi

 

 

 

 

Diabolik dietro la maschera

Indagine sul Re del Terrore

Aldo Dalla Vecchia

Graphe.it, 2022

pp 102

9,00

 

 

 

Il mio unico ricordo di Diabolik coincide con le scenette che Johnny Dorelli recitava in Johnny sera, uno spettacolo del 1966, dove impersonava Dorellik, parodia, appunto, del fantomatico Diabolik. Ah, i mitici varietà della tv in bianco e nero, dove risaltava la faccia pallida e fintamente sardonica di Dorelli avvolto nella calzamaglia!

Al fumetto Diabolik, Aldo Dalla Vecchia dedica la sua ultima fatica, un saggio intitolato Diabolik dietro la maschera. Diabolik è un personaggio nato nel 1962 dalla fantasia delle sorelle Giussani, per la casa editrice Astorina. Si rifà a illustri predecessori del calibro di Fantomas, Rocambole e Arsenio Lupin.

Precursore e capostipite del fumetto nero italiano, Diabolik è stato un fenomeno trasversale che ha resistito dal 1962 fino ai giorni nostri. Ha come protagonisti un ladro capace di spettacolari trasformazioni, la sua amata compagna di nome Eva Kant – bella, algida e sensuale – e la controparte che gli dà la caccia, il nemico storico, l’ispettore Ginko, affiancato da Altea.

Avvenente, con un fisico scolpito e gli occhi gelidi, spietato ma innamorato e geloso della sua Eva – con la quale costituisce una coppia convivente non sposata, scandalosa per gli anni in cui il fumetto fu concepito – Diabolik è maestro del travestimento, grazie alle maschere con cui riproduce i lineamenti di chiunque. Ha una sua morale ma non è un personaggio positivo e in questo sta il suo fascino perverso.

Sebbene l’argomento sia trattato in modo didascalico e rigoroso, trabocca la passione di Dalla Vecchia per questo fumetto tutto chiaroscuri, patinato, forbito nel linguaggio e sottilmente sensuale senza mai essere volgare. Capitolo dopo capitolo vengono studiate le origini dell’opera, la storia delle sorelle che lo idearono, il personaggio di Diabolik, quello del suo avversario e delle due donne. Si analizzano poi le imitazioni e le parodie – mitica quella di Paperinik –, i tentativi di riproduzione cinematografica, dal trash di culto di Mario Bava alla versione vincente del 2021, il merchandising.

Un saggio ricco di dettagli, aneddoti, curiosità per cultori del fumetto elegante.

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Patrizia Poli, "Axis Mundi"

8 Aprile 2022 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #poli patrizia, #recensioni, #miti e leggende, #saggi, #fantasy

 

 

 

 

Il  mito assume aspetti diversi nel tempo a seconda delle culture, dei narratori, del pubblico a cui si rivolge, dell’epoca in cui viene narrato, MA il suo significato profondo, il suo messaggio, resta inalterato perché a quello deve l’eternità, il suo non essere stato dimenticato insieme a tante altre storie. Rimangono le storie più importante per il loro significato profondo e per il modo come sono scritte.

Qual è il significato del mito di Artù e dei suoi cavalieri più famosi, le cui storie si sono aggregate solo in seguito? Tristano e Isotta incarnano l’amore fatale, che travolge le istituzioni, in particolare quella del matrimonio  su cui poggia la costruzione del potere nel medioevo e nei secoli successivi (“Tristano e Isotta è il grande mito lasciato in eredità dal Medioevo all’età moderna" in Romanzi medievali, pag XL); Lancillotto e Ginevra, al contrario, la fedeltà alle istituzioni, aldilà dei propri sentimenti, bisogni e desideri; Parsifal la difficoltà di diventare adulti, Galaad l’innocenza e la perfezione delle anime giovani. 

Le versioni della stessa storia sono infinite: le une riprendono le altre, aggiungono particolari o episodi,  oppure li abbandonano, esaltano comportamenti, li condannano o li negano ecc. Patrizia Poli ha dato una nuova trasformazione e lettura di questi racconti immortali.

Questo è un libro sul potere. Artù è un  re che ha un grande potere ma non lo usa, cioè lo usa per il bene del suo popolo ed è questo che fa di lui un sovrano. Come dice San Francesco, è dando che si riceve, perdonando che si è perdonati e morendo che si resuscita alla vita eterna e in effetti re Artù vive in eterno perché muore da re. Artù è caratterizzato dall'onestà e dalla gentilezza, il che non gli impedisce di essere un guerriero (armatura opera di sangue), ma lui non ama la guerra, è costretto a farla per difendere il regno o i deboli però è un re di pace, un giovane “di cuore”, “da amare”, come lo vede Ginevra  quando si incontrano. Artù perdona le miserie degli altri e le vive in prima persona. Conosce la gioia, il dolore, la paura, l’odio, l’amore, la tristezza, la sconfitta. Insomma è un uomo vero, un uomo normale. Non è un eroe puro come Lancillotto o un eroe amante come Tristano. Loro sono creature “mitiche”, Artù è una persona. Forse anche Morgana lo è, ma lei è anche “magica”, “primitiva”, legata alla grande dea, Artù è umano e basta. E in questo essere umano e restare umano sta la sua grandezza e dalla sua regale grandezza viene il bene del suo popolo e dell’intera natura. La grandezza di Artù sta nel non  usare il suo potere, il potere è solo servizio per il bene del suo popolo, per il bene della comunità, si direbbe oggi. Non esercita potere sulle persone (moglie, amici…) non utilizza mai le loro debolezze e le loro fragilità, non condanna i loro errori nonostante la sofferenza che gli procurano. Lui è tradito nel suo essere marito, fratello, padre, nella fiducia per la moglie, nell’affetto per la sorella, nel legame col figlio. Eppure lui capisce e perdona, senza mai rinnegare la delusione, la gelosia, la frustrazione, il dolore e anche l’orrore che queste persone a lui così profondamente legate gli procurano. Nel vivere con dignità e consapevolezza la sua fragilità sta la sua grandezza di uomo e il suo potere di monarca. Non usando il potere come comunemente si intende, lui lo esercita nel senso più alto. Potere vuol dire che si “può”, cioè si può fare il bene come il male, si può stare sopra o accanto, si può schiacciare o sostenere. Il potere è una vox media, dipende da come si usa e da come si intende, come la fortuna. In Artù, al momento della sua morte, c’è anche il tema della solitudine per l’allontanamento dalle persone care.

Forse la storia più “commovente” è quella di Parsifal, perché è  una storia di iniziazione, quindi attualissima: un ragazzo orfano di padre, con  una madre possessiva  - iperprotettiva diremmo oggi - che lo tiene al riparo - e quindi lontano – dal mondo, che a un certo punto si cimenta con la realtà. Non si può sfuggire al destino di diventare adulti, sembra dire la storia, forse sarebbe bello restare nel mondo ovattato e senza nubi dell’infanzia, protetti dai genitori e dalla famiglia. Ma sarebbe anche senza senso, noioso, alla fine. E comunque non si può: come Siddartha e come il ragazzo delle papere di Boccaccio, la natura, il mondo, la vita esercitano un richiamo irresistibile. Parsifal significa” che si apre un varco” e questo varco  verso la vita reale lui se lo apre con tutte le sue forze. 

La figura di Merlino è molto diversa in "Axis Mundi". Religione e magia si incontrano.

Questa è una nuova, affascinante, moderna lettura di un mito antichissimo che sta alla base della nostra cultura, del nostro immaginario e della nostra anima. Sta a voi scoprire chi sono Artù, Ginevra, Tristano ecc raccontati da Patrizia, quali miti ci narrano, quale veste nuova ha dato l’autrice, se e che cosa continua a toccarci nel profondo. Oppure, semplicemente, potete godervi una storia raccontata come al solito con audacia, maestria e con una nuova, piacevole “morbidezza”. Il piacere del racconto è ciò che ha permesso a quelle di Beroldo, Chretienne ecc, fra le varie e innumerevoli versioni, di arrivare fino a noi. È il piacere del racconto, il MODO come è raccontato, a salvare quella versione di una storia immortale di per sé. Perciò: buona lettura.

 

 

 

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