Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Post con #unasettimanamagica tag

Complimenti di buon anno

31 Dicembre 2019 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #unasettimanamagica, #poesia

 

 

 

Humour nero ed umor nero

son due cose differenti;

lo sa bene il criminale:

l’assassino ancora attivo,

l’assassino dunque in corso

che mi dice quanto segue:

«Complimenti di buon anno

a tutti i miei peccati:

è molto più poetico

uccidere a Natale!».

 

Pietro Pancamo

Mostra altro

Il pupazzo di neve

26 Dicembre 2019 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

 

 

Quest'anno il mio pupazzo di neve ha un suo perché.

Amo l'inverno e di conseguenza la neve. Beh, sarebbe stato strano il contrario.
Vivo da solo, non ho una moglie e nemmeno dei figli, però non di rado aiuto i bambini del vicinato a creare gli snowman, tra l'altro, dicono che li so fare troppo toghi. Non sono mai "cresciuto", lo ammetto.
Ad ogni modo, lo snowman che ho davanti è piuttosto singolare: gli occhi rossi per via dei due pomodori di Pachino, il sorriso ricavato da alcune olive greche, mentre tramite una carota ne ho tratto il naso che sembra quello incurvato di una brutta stregaccia. Per il vestiario ho utilizzato una sciarpa logora trovata sul marciapiede, i bottoni mediante dei sassi neri di pietra lavica e in testa gli ho messo un cilindro vecchio stile, appartenuto a uno zio che di mestiere faceva "l'imbonitore" tra sedute spiritiche e medianità.
Gomiukko (così l'ho chiamato con un immaginario nome simil finlandese) è venuto proprio bene, oltretutto le mani le ho modellate molto realisticamente tant'è che quella destra sorregge adeguatamente una scopa.
Solo che, per invidia o chissà per quale strano motivo mi è stato detto che la mia creazione da un senso di angoscia e che ha uno sguardo cattivo e maligno. Che è per gli occhi rossi?
Jonathan, il mio vicino di casa addirittura asserisce che Gomiukko sarebbe stato più indicato per Halloween. Che stronzata!
E poi, a novembre, non c'è stata nessuna nevicata.
Il suo pupazzo di neve, invece, mi dispiace ammetterlo, gli è venuto  proprio una ciofeca e quindi vale il mio detto:
--- La neve del vicino è sempre più bianca. ---
Intanto, Jonathan mi evita, anche gli altri vicini e soprattutto i bambini che stanno alla larga dal sottoscritto. Tutti dicono che Gomiukko fa paura. Forse hanno ragione.
A tal proposito, oggi ho realizzato che effettivamente il pupazzo di neve ha qualcosa di strano, per di più la sua espressione è a dir poco mefistofelica. Da diversi giorni si avvicina sempre di più alla porta d'ingresso.
Proprio adesso appare a pochi metri dall'uscio di casa mia, e, in una delle due mani, al posto della scopa, impugna un grosso coltello da cucina. Tremo e non mica per il freddo.
La paura si è trasformata in terrore e ciò che ha contribuito a farla aumentare sarebbe che oggi è Ferragosto. E Gomiukko è ancora lì, anzi, qui!

Mostra altro

Natale in Italia: Roma

25 Dicembre 2019 , Scritto da Dario De Santis Con tag #dario de santis, #racconto, #luoghi da conoscere, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Domenica 25 dicembre 1966.

La voce di Mina mi sveglia, è Natale, ieri sera ho solamente aperto i regali a casa dei miei nonni a Trastevere, poi siamo tornati a casa nostra, a via Ostiense.

I regali sono rimasti lì, tanto oggi torneremo per pranzo.

Mentre “Sono come tu mi vuoi”, la sigla di “Gran varietà”, prosegue, anticipando il presentatore Johnny Dorelli, mi alzo! Non vedo l’ora di tornare lì. Mia madre è occupata a far fare colazione al “biondo”, mio fratello Danilo che ha un anno e mezzo.

Il babbo è il primo ad essere pronto, mentre Paolo Panelli sta angosciando la sua spalla con “Menelao Strarompi”, mi diverte ascoltarlo, “aaaaanvedi chi c’è….”

11.30: sta passando mio zio Renato a prenderci con la sua “600”, scendiamo nell’aria frizzantina del mattino, si parte!

Lungotevere con vista a sinistra della basilica di San Paolo, mentre attraversiamo ponte Marconi mi giro per vedere la facciata d’oro che splende al sole, il traffico è scarso, arriviamo subito alla stazione Trastevere e saliamo tutta viale Trastevere… aria di casa… tutti i miei ricordi sono qui.

La confusione si sente dalla strada appena entriamo su via della Luce, il cuginetto piccolo nato da quattro mesi ulula la sua felicità, mentre sono tutti impegnati per il pranzo. Nonna ha iniziato stanotte a cucinare il ragù, anche se la “stracciatella” di pollo arriverà per prima a tavola, la tovaglia a pallini rossi che ha seguito la mia infanzia già è stata messa, il “servizio buono” la sta seguendo, fervono i preparativi, ne approfitto per andare a giocare, anche se non ho molti giocattoli nuovi, per la mia famiglia la vera festa, con i regali veri, sarà il 6 gennaio, quando arriverà la befana.

Mi chiamano, s’inizia col brodino, gli ovetti della gallina, rimasti dentro, mi aspettano e mi spettano, ancora gli altri cuccioli di casa sono piccoli, per 7 anni sono rimasto l’unico nipote, con i suoi diritti, per altri due o tre anni resisterò… forse.

Tante persone, tanti parenti ed amici di famiglia… tante persone scomparse negli anni… tanti ricordi struggenti di un Natale lontano… troppo lontano.

Mostra altro

Nessun dogma

24 Dicembre 2019 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #unasettimanamagica, #postaunpresepe

 

 

Nessun dogma, ma solo verità “emporicamente” dimostrabili in questo Natale di regali e mercatini.

Tu pure, o Gesù Bambino, nella tua fredda stalla sei ora lì a testimoniare che il mondo degli uomini, come risaputo, è sempre (e quindi tutto) una benedetta mangiatoia.

 

Pietro Pancamo

 

Mostra altro

Natale in giro per l'Italia: Venezia.

23 Dicembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #franca poli, #poli patrizia, #unasettimanamagica

 

 

 
 
 
A bordo del Maggiolino tutto matto eravamo in quattro, io e Mario er benzinaro, giovedì eravamo passati a prendere prima Patrizia Poli a Livorno e poi la sua amica e omonima Franca a Bologna, la nostra destinazione era Natale a Venezia, tre giorni improvvisati di festa natalizia. Il primo turno me lo ero preso io perché ero il più esperto alla guida di questa automobilina, che, poi, in realtà, il tempo di arrivo nella città lagunare era di soli pochi minuti perché sotto il cofano posteriore io e Mario avevamo montato il motore di un missile russo preso in prestito al museo dei missili. Avevamo corrotto il custode con una damigiana di vokda al fragolino, con la promessa che, quando l’avrebbe terminata, gli avremmo riportato il propulsore. Sto sgranocchiando una stecca di cioccolata mentre i nostri tre amici dormono, ora mi tolgo le scarpe, l’odor di gorgonzola li sveglierà, stiamo per arrivare nella città dei dogi.
 
- Ehi, ma questa puzza è di gasolio?
 
- No, Mario, veramente mi sono levato le scarpe, forza, svegliatevi che siamo arrivati a Venezia!
 
Patrizia Poli indossa un completo a righe stile art nouveau, Franca Poli pantaloni rossi, t-shirt rossa, scarpe rosse, voleva anche tingersi i capelli di rosso ma Patrizia glielo ha impedito dicendole che stava male. Mario ha un cappellino da Paperino in testa, indosso maglia gialla, pantaloni gialli, scarpe gialle, io invece non ve lo posso dire.
 
- Walter, abbiamo dimenticato gli stivaloni per l’acqua alta!
 
 - Patrizia, tranquilla, questa macchina ha le ruote che si super gonfiano, hai presente i big foot americani?
 
- Veramente no.
 
- Non preoccuparti.
 
- Con te siamo sempre tutti preoccupati, ci hai obbligati a venire a passare il Natale a Venezia, ci hai strappati ai nostri cari per venire con questa pazza auto! Io che considero sacro il Natale!
 
- Patrizia, ma a tuo marito abbiamo lasciato un robot in tutto simile a te.
 
- E i miei gatti?!
 
- A loro ho lasciato la televisione accesa, pappa a volontà e da bere champagne!
 
- Ma sei matto?
 
- Solo un poco…  Franca, a proposito, hai portato i tortellèn?
 
-Si, abbondanti.
 
- Franca è bravissima in cucina. La ricetta dei tortellini la trovi qui.
 
- Patrizia, ho seguito la ricetta di master chef.
 
-Ma tu odi la tv!
 
- Ho fatto un eccezione per questo Natale a Venezia
 
- Già lo so che faremo impazzire i lettori della signoradeifiltri!
 
- Patrizia, stai tranquilla… ci stanno seguendo in streaming.
 
- Mario, ma tu non dici nulla?
 
- E che ce posso fa? Ha fatto il pieno di fantasia!
 
- Ma, almeno, dove stiamo andando?
 
- A vedere Venezia e a documentare dal vivo il fenomeno dell’acqua alta, prendete queste tessere da giornalista.
 
- Ma sono false?
 
- No, me le ha date Topolino.
 
- Ah! Ho capito… e con queste tessere che ci dovremmo fare?
 
- Faremo un reportage per i nostri lettori.
 
- Adesso mi piaci un po’ di più.
 
- Bene, fermiamoci, pranziamo con i tortellini di Franca, le fettine panate di Mario e poi andiamo a lavorare.
 
- Ma è Natale!
 
- Patrizia, vedi il lato positivo.
 
- Non ti avessi mai conosciuto.
 
- Me lo ha detto anche qualcun altro, ma adesso andiamo, ci aspetta il Natale a Venezia, prendete queste carte di credito, serviranno per comprare regali, mi raccomando, non svuotate il plafon e al casinò comportatevi bene. Franca Poli, sei contenta di essere venuta con noi?
 
- Veramente stavo meglio a Bologna, dovevo finire di scrivere un giallo e poi passare un Natale a giocare a carte.
 
- Franca Poli per una volta passerai un Natale diverso.
 
- Lo sospetto.
 
- Vabbé, ora voglio essere serio... Ma voi a Venezia come risolvereste il problema dell’acqua acqua alta?
 
- Con delle super pompe!
 
- Bravo Mario.
 
- Io con quella pubblicità di tanti anni fa.
 
- Il deumidificatore?
 
- E se funziona?
 
- Brava, Patrizia, perché no?
 
- Io dico di mandare l’acqua in Africa attraverso un tunnel.
 
- Franca, mi sembra una buona idea, sei perspicace, ecco perché sei una brava scrittrice.
 
- E tu, artista mezza cartuccia?
 
- Non lo so, però se il rischio è che Venezia venga prima o poi sommersa dall’acqua, chiamerei tutti gli scienziati del mondo e di sicuro risolverebbero il problema.
 
- Hai ragione, possibile che non ci abbiano pensato?
 
- A volte nessuno pensa alle cose più facili.
 
- E adesso che facciamo?
 
- Andiamo a passare il Natale a Venezia, facciamo un sacco di foto, prendiamo appunti e poi…
 
- E poi vi riporto a casa, allacciate le cinture di sicurezza della fantasia, Buon Natale a tutti… E che il buon Dio salvi Venezia!  
 
 
 


 

 

Mostra altro

PREGHIERA DI NATALE

22 Dicembre 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica, #postaunpresepe

 

 

 
Alzo le braccia, mi arrendo, lo ammetto, anche se non sarà una gravissima colpa, vi confesso che… non vado mai in chiesa e, quando accade il contrario, succede a causa di cerimonie tristi oppure felici, quindi, in queste occasioni, varcando la porta con in fondo l’altare, il mio sguardo rimane, prima di tutto, attratto dai finti marmi delle colonne, dagli affreschi alle pareti e dalle vetrate legate a piombo, per il resto mi interesso poco alla liturgia. Ma non mi fraintendete, ho comunque il massimo rispetto per la fede e per i fedeli, rimane il fatto che in chiesa, però, non vado mai, non prego e forse neanche ricordo le preghiere.
Vi state chiedendo tutto questo che centra? Il fatto è che ci avviciniamo a Natale e la notte del 24 molti si recheranno in chiesa, io probabilmente non reggerò la mezzanotte e andrò a dormire ma, se con la fantasia quella notte sognassi di entrare in chiesa, mi inginocchierei, e a capo chino, a mani giunte, chiudendo gli occhi è così che pregherei.
 
 
Padre nostro che sei nei cieli, lo devi ammette pure te che qua è 'n gran casino, c’è chi la vo cotta, chi la vo cruda, chi fa er dritto e er prepotente, chi è buciardo e 'nfàme, chi è debbole e 'mpàurito, chi spenne e spanne e chi de fame se mòre. Te cjai raggione, a noi su sta tera hai lassato 'a libertà de fa come ce pare e, proprio pe questo, semo tutti tanto stronzi che stamo a rovinà er mejo pianeta della galassia co l’umanità 'ntera. Cjò paura che semo talmente 'ncasinati che te stamo a fa rode er c… Vabbè se semo capiti e, dopotutto, è giusto che se meriteremmo er castigo tuo, 'nzomma, Padreterno, io che nun prego mai, oggi vojo ditte sta preghiera, te che stai lassù, pe favore mettece na pezza, nun devi fa tutto 'nzieme, magara fallo 'npo’ alla vorta, giorno pe giorno manna quarche angelo dar cielo a mette a posto sta baracca, forze allora se faremo tutti 'n esame de coscienza e ce meriteremo veramente sto paradiso 'n tera, ecco questa è la preghiera mia de Natale pe te, accontentate che è veramente sincera, ma adesso, dato che grazzie a te, m’hai fatto regalo de la fantasia, vojo approfittà e chiedete l’urtima raccomandazzione, a Camerino c’è na Marchiciana, na brava madre de famja che se la passa male, poveraccia nun è la sola, dopo che la tera ha tremato de brutto, da quelle parti a tutta la gente la vita jé cambiata, nun è stata corpa loro e mo stanno a strigne la cinta e i denti, 'a testa je sbomballa e cjanno er core afflitto, ecco Padreterno mio, te prego ascortame, a chi è stato terremotato, daje armeno na speranza che la vita loro presto aritornerà come prima, questa è la preghiera mia de Natale e Bon Natàle anche a te… che faccio (co la fantasia) te la porto na fetta de pandoro o preferisci er panettone?
 
Mostra altro

Il piccolo aereo rosso

21 Dicembre 2019 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Mancano pochi giorni a Natale e, una volta giunti al parcheggio del centro commerciale, dopo l’acquisto dei regali, io, mia moglie Francesca e il nostro piccolo Calogero di sette anni, siamo pronti per ritornare a casa.

Accendo la radio e, proprio adesso, trasmettono Happy Christmas dei Pooh, le cui note per il sottoscritto, a distanza di molti anni, non perdono neanche minimamente la loro magia.

L'allegria e l'atmosfera natalizia ci hanno letteralmente contagiato, tra l'altro ieri pomeriggio all'agenzia dei viaggi abbiamo prenotato per una settimana bianca in Austria, e non vediamo l'ora di partire.

Dio benedica i last minute!

Ad ogni modo, essendo vicinissimi all'aeroporto di Fiumicino, il ritorno a Roma si sta rivelando piuttosto difficoltoso, infatti stiamo procedendo a passo di lumaca ma pazienza, d'altro canto è comprensibile, essendo in pieno periodo pre -natalizio.

«Mamma, papà, che cos'è quello?» osserva Calogero additando con enfasi.

«Dove?» gli chiediamo all'unisono.

«Nel cielo, precisamente lì, guardate! È Babbo Nataleeeeeeeeeeee!»

Mi cimento ad alzare lo sguardo e, al contempo, restare concentrato alla guida. L'ho visto.

Francesca si mette a sorridere.

«Tu dici che è lui?» le domando sorridendo anch'io complice e con espressione da finto tonto.

«Frittellina, guarda che per la Vigilia mancano tre giorni!» espone divertita mia moglie a Calogero.

«Vi dico che è lui, è lui, è lui...» urla eccitato, «ne sono sicuro, si vede che si è modernizzato e sta semplicemente facendo un volo di prova!» 

«Beh, sicuramente c'ha ragione, dai!» dico rivolgendomi a Francesca e strizzandole un occhio. 

Io e mia moglie, per non tradire l'infantile fantasia del nostro piccolino, non possiamo mica dirgli la verità. Non sarebbe giusto.

In realtà si tratta di un piccolo aereo della Bartolini. 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra altro

Gifts

20 Dicembre 2019 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

Cinzia guardò sospirando dalla finestra le magnifiche luci di Natale sulla casa della dirimpettaia dall'altra parte della strada. Verdi, rosse, blu, gialle... sfavillando contribuivano a ravvivare ulteriormente l'atmosfera natalizia del quartiere. 

La donna annuì pensando - e un brivido scosse il suo esile corpo - per poi bere un sorso di tè. Lasciò che il calore si depositasse nello stomaco e, infine, con la tazza fumante in mano, si sedette sulla sedia a dondolo dinnanzi al caminetto scoppiettante.

Alla sua destra, sotto l'albero addobbato, tra panettoni e colorati pacchetti di ogni genere, c'era una piccola scatoletta avvolta in una raffinata carta rossa e con un elegante nastro bianco.

Erano passati esattamente cinque anni dalla morte di Natale, il fidanzato. Quel pacchettino era per lei.

Ogni anno Cinzia collocava la scatoletta impacchettata sotto l'abete con la decisione che per nessuno motivo al mondo l'avrebbe mai aperta e, tastando l'anulare, gli occhi immancabilmente le si inumidivano.

Quel tragico 25 Dicembre 2013  l’uomo della sua vita avrebbe festeggiato l'onomastico e, sfortunatamente, la ragazza non aveva potuto fargli un regalo altrettanto prezioso: l'annuncio di una gravidanza, il frutto del loro amore che mesi dopo venne chiamato Natale.

Natale, lo stesso nome dell’insostituibile amato.

 

 

 

 

Mostra altro

Natale in giro per l'Italia: Livorno

19 Dicembre 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #unasettimanamagica, #postaunpresepe

 

 

 

 

Mi viene da pensare a cos’era il Natale negli anni sessanta. Non quello di tutti, il mio.

Vivevo in una famiglia nucleare: padre, madre, io. Mio fratello non era ancora stato progettato. Una città di provincia della Toscana, un appartamento in un quartiere popolare, arredato in modo funzionale e moderno, ché noi eravamo una famiglia al passo coi tempi. Mia madre lavorava, guidava la Bianchina e faceva la spesa alla Smec, il primo supermercato che abbia messo piede in centro. Vivevamo il boom economico con speranza, fieri del progresso che avrebbe portato solo civiltà, orgogliosi del frigorifero, del tostapane, del frullatore, dell’acqua gassata con le presine dell’Idrolitina, del vino in bottiglia sulla tavola.

A quei tempi, l’albero non si faceva a novembre, non si faceva l’otto dicembre, non si faceva neanche il quindici, si faceva il ventidue o ventitré dicembre. E sapete perché? Perché allora il tempo era ancora il tempo. Un mese era un mese, lungo, infinito. Tutto si concentrava nella settimana di Natale, la settimana più magica dell’anno.

Non c’erano le sciroccate e le zanzare, andavamo a scuola col berretto di lana e le ginocchia intirizzite. L’albero era vero, perdeva gli aghi per terra, profumava di bosco la casa. E l’odore del pino si mescolava al cherosene della stufa che, dal corridoio, doveva riscaldare tutto l’appartamento. Le palle erano di vetro, ne compravamo una ogni anno, nuova e preziosa, le luci non erano led cinesi ma pupazzi di neve, casine, fantastici trenini che s’illuminavano da dentro. Non mancavano mai, appesi ai rami, figurine di cioccolata e un sacchetto di monete da mangiare.

Ho dei flash, di me e mamma che addobbiamo l’albero in salotto, è giovedì sera, la televisione è accesa su Rischiatutto. Mamma ha portato delle scatole piene di fili argentati e, per la prima volta, abbiamo decorato insieme tutta la casa, attaccandoli alle porte, agli specchi. Dal lampadario penzola una composizione di nastri e palle che ha fatto lei, con le sue mani, come le ha spiegato una collega di ufficio.

Al piano di sotto abitavano mia nonna (vedova) e la mia prozia (zitella). Loro andavano a messa e preparavano il presepe, in un angolo della sala. Un cimelio di famiglia, lo aveva costruito il bisnonno Fortunato nell’ottocento, ricavandolo da un caldano, mettendo da parte stagnola, sughero, pezzi di legno. Era bellissimo, aveva tutto: il pozzo, la fontana, la mangiatoia, la lanterna, persino la chiesa con le campane che suonavano la nascita del bambino che poi l’avrebbe fondata. Ricordo l’odore di muschio secco, la folla dei pastori stretti uno di fianco all’altro, dipinti a mano, qualcuno un po’ sbreccato, scolorito. Ricordo le stelle di latta, il filo argentato con le lucine. Capitava che la zia ricomprasse un filo nuovo, a volte, cambiasse lo scotch, ma la roba era quella, conservata in una scatola da scarpe terrosa; roba povera, a pensarci, ma io la trovavo meravigliosa.

E quando nonna m’insegnava a cantare Tu scendi dalle stelle, mi sembrava di essere lì anch’io, mentre Gesù nasceva nella grotta “al freddo e al gelo”, il bue e l’asinello lo riscaldavano col loro fiato e la cometa splendeva in cielo. Credevo a tutto, era tutto vero, il Bambino Divino, Babbo Natale che attraversava la notte per lasciare i regali sotto l’albero.

A scuola si festeggiavano solo gli ultimi giorni, proprio a ridosso delle vacanze, allestendo piccoli presepi e alberelli addobbati con qualcosa portato da casa. Ricordo un anno che la maestra regalò a tutti una palla dorata e luccicante da appendere all’albero, la aprivi e dentro c’era un piccolo pensiero per ognuno di noi, a me toccò un anellino rosa. E scrivevamo letterine di Natale, non tanto per chiedere regali, quanto per domandare perdono ai nostri genitori delle marachelle, per promettere di essere più buoni, per dire “babbo, mamma, vi voglio bene”, parole che il pudore dell’epoca non ci permetteva di esprimere in giorni meno speciali.

La via principale della città era rallegrata dalla “luminara” ma io, anche oggi che sono vecchia, trovo più affascinanti gli addobbi dei negozi di quartiere, quelli poveri - le lucine che si rincorrono sulla porta della tabaccheria, le palle colorate poggiate sui ripiani polverosi della mesticheria - li preferisco ai grandi apparati dei centri commerciali. Amo il Natale della gente normale: il foglio di carta roccia, il rotolo di cielo stellato, il pungitopo e la borraccina raccolti in campagna.

Da noi, in Toscana, la vigilia non si festeggiava, era un giorno qualsiasi, i negozi chiudevano tardi la sera, non come adesso che alle quattordici è già tutto morto e la gente va a prepararsi per il cenone, quasi fosse l’ultimo dell’anno. Era un giorno di attesa, di trepidazione, di festa vissuta dentro. Si mangiava normale, poco per non appesantirci in vista del venticinque, si apparecchiava in cucina come sempre. In tv non mancava mai qualcosa di bello, un cartone incantato, un film fiabesco; andavo a letto col cuore in gola, con un po’ di paura, chiedendomi cosa sarebbe successo se, per caso, avessi scorto Babbo Natale. “Perché”, mi spiegavano i miei genitori, “quelli che vedi in giro, non sono veri Babbo Natale, sono solo travestimenti per far festa, Lui, l’originale, è misterioso e lontano, non lo si può vedere e passa solo se siamo stati buoni.” Il regalo, insomma, te lo dovevi meritare, non lo trovavi scontato all’Ipercoop. L’uomo barbuto vestito di rosso non faceva “ohohoh” all’americana, non viveva al polo nord con una renna di nome Blizzard, ma era, piuttosto, un’entità un po’ inquietante.

La mattina di Natale, anzi di “Ceppo”, come dicevano i vecchi, si faceva colazione col caffellatte e, ancora in pigiama, si aprivano i regali. C’era tanta roba da farmi sgranare gli occhi. Bambole, “ciottolini”, libri, matite. C’era un cesto rosso con un biglietto scritto di pugno da Babbo Natale in persona: “Perché tu sia più ordinata”, c’era un mangiadischi che, bastava schiacciarlo col dito, e potevi sentire le fiabe sonore, c’era il quarantacinque giri di Un cuore matto - ero follemente innamorata di Little Tony - e anche la Pappa col pomodoro con Rita Pavone nei panni di Gianburrasca.

A pranzo venivano su anche nonna e zia, mangiavamo i tortellini in brodo, il cappone lesso con le radici di Genova, il panettone di Milano che costava un mucchio di soldi - non come ora che ne trovi tre al prezzo di due - il panforte, i ricciarelli, i cavallucci, il torrone. Ma anche frutta secca, datteri della Tunisia con la ballerina in bilico sulle punte, zibibbo, fichi secchi aperti a panino e farciti di noci e noccioline.

Di pomeriggio nonna e zia tornavano giù, a casa loro, a riposarsi, mentre noi guardavamo i programmi televisivi, film, cartoni animati, commedie di teatro e, intanto, io giocavo con tutto quel ben di Dio che Babbo Natale mi aveva portato; si vede che, nonostante i dubbi, i timori e i sensi colpa, alla fine ero stata davvero buona. E, naturalmente, divoravo i libri nuovi. A santo Stefano, quando era invitata l’altra nonna, quella paterna, li avevo già finiti.

Non c’è nulla di speciale in questi miei ricordi, nessun messaggio, niente che caratterizzi una generazione. Posso solo dire che i bambini si nutrono di pensiero magico e chi glielo sottrae compie un crimine, li priva della fantasia, del desiderio, delle cose che noi adulti rimpiangeremo tutta la vita e non avremo mai più, per quanti sforzi facciamo.

Mostra altro

A.A.A.cercasi…

18 Dicembre 2019 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

A.A.A. cercasi personale dai sani principi natalizi e con esperienza nel settore per contratto a tempo indeterminato. I candidati devono dimostrare un'ottima conoscenza della geografia mondiale ed è richiesta la patente di categoria R per la guida delle renne. Inoltre, gli aspiranti operatori devono essere in grado di pilotare i droni in dotazione durante la consegna dei doni, che avviene su e giù verticalmente per i camini oppure dalle finestre delle abitazioni.

La ditta Christmas Express non si assume alcuna responsabilità in caso di danno di persone o cose, materiale individuale compreso la completa uniforme rossa con gli stivali impermeabili. In caso di danneggiamento, i costi di riparazione verranno addebitati, tranne in evidenti casi di malfunzionamento o difetti di fabbrica.

 

Il personale dovrà operare No Stop nelle ore notturne in data 25 dicembre di ogni anno. 

In caso di individuazione di uno o più bambini, oppure di un adulto o più adulti, animali a parte, la ditta Christmas Express negherà qualsiasi collegamento con la vostra identità e la vostra natalizia missione.

Diritto alle ferie: 364 giorni lavorativi. 

I candidati di età superiore ai 300 anni saranno scartati.

 

Scaricare e compilare il modulo collocato in fondo alla pagina, a destra, ed allegarlo assieme al proprio CV alla seguente email:

SantaClaus@penguin.Pnd  

 

 

 

*Pnd è un acronimo immaginario che sta per Polo Nord 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra altro
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 > >>