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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

racconto

L'archeologo

4 Gennaio 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Che scoperta sensazionale! 

E pensare che per giorni interi abbiamo inutilmente scavato in tantissimi punti del deserto di Nubia, mentre in realtà, per accedere a questa fantomatica struttura architettonica, bisogna entrare in una grotta ben nascosta situata in una zona limitrofa di Khartum. 

Quando farò ritorno negli Stati Uniti dimostrerò al rettore dell'Archaeological Institute of America di Boston, e ad altre esimie personalità, che il tempio di Mubri IV non è una leggenda, ponendo così fine alle loro irritanti canzonature.

Non posso che definire questo sito archeologico il più importante della mia carriera, sebbene dentro di me porterò dolorosi segni di mestizia, per via dei miei colleghi che non ce l'hanno fatta, vittime delle trappole, geniali e diaboliche, accuratamente predisposte dagli antichi nubiani. Sono l'unico sopravvissuto, sperando poi che i letali marchingegni siano finiti. 

Accendo la torcia fissata sul caschetto e guardo attorno, trasecolato, la grande area appena rinvenuta. Le decine e decine di colonne sorreggono archi piuttosto imponenti, per non parlare delle statue raffiguranti guardie armate di lance che risultano di indicibile bellezza. Oltretutto il tempio è caratterizzato da una luce soffusa arancione, la quale sembra avere origine dalle decorative pareti misteriosamente fluorescenti, che mettono in risalto un sarcofago in quarzite posto al centro.

Mi avvicino lentamente, molto emozionato, finalmente posso analizzare quella che ritengo la tomba con il corpo imbalsamato del faraone. Bontà divina, il sepolcro è vuoto e per di più con il coperchio sul pavimento. E la mummia? Vi è di certo una spiegazione. 

All'improvviso avverto un gemito rabbioso, al punto di rimanere paralizzato dal terrore. La sento vicinissima, il fiato fetido di una figura sinistra e minacciosa mi riempie i polmoni e nel contempo una mano fasciata e bisunta mi si posa su una spalla.

Ah, ecco dove era finita!

 

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Il cono

3 Gennaio 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Avete presente i coni stradali solitamente di colore arancione dalle strisce bianche? Ebbene, anni fa, in un tardo pomeriggio, mentre stavo passeggiando, vidi uno di quei birilli sopra il marciapiede, precisamente di fronte a una graziosa abitazione dalla porta rosa confetto. Sogghignando, lo raccolsi per portarlo via dal momento che sapevo come sfruttarlo. A tal proposito, essendo stato invitato in un pub per un compleanno, decisi di adattarlo a mo' di cappellino da festa al fine di apparire originale.

Appena tornai a casa, utilizzai un trapano per ottenere due forellini, uno a destra e uno a sinistra per poi legare un elastico alle due estremità. Lo provai e notai divertito che calzava a pennello. 

Quella sera non feci scalpore, semmai furore. Mattia, il festeggiato si congratulò entusiasticamente per l'idea e persino gli altri invitati fecero lo stesso, al punto di trovarmi al centro dell'attenzione nonché al centro della pista da ballo. Irene, la fidanzata di Federico, un caro amico mio, al contrario mostrò un certo disappunto nei miei confronti. 

«Non capisco come fai con quella minchiata di plastica in testa ad avere così tanta considerazione» osservò stizzita. 

Mi limitai a voltarmi per farle una linguaccia e, con estremo compiacimento, mi scatenai ballando, scherzando e ridendo con tutti.

A ogni modo, a quel cinesino bicolore rimasi "legato", tant'è vero che lo indossai in una mezza dozzina di occasioni. Purtroppo, nell'ultimo party, avvenne un episodio vomitevole nel vero senso della parola. In buona sostanza, ebbi la sciagurata idea di appoggiare il cono sopra una sedia, finché a un tizio grosso, grasso e coglione, dopo aver ingurgitato svariati pezzi di rosticceria siciliana e tracannato birra a go go, venne da vomitare. Come è facile immaginare, il cicciobomba in questione, per limitare il più possibile la figura di merda, afferrò la prima cosa utile che gli capitò tra le mani per passare dal conato al cono e rimetterci dentro. Bleargh!

Uscii dalla festa schifato, abbandonando quello stravagante e improvvisato copricapo festivo. Per consolarmi andai a prendermi un altro cono, gelato però, in un chioschetto vicino la spiaggia di Calderà.

 

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Patate

2 Gennaio 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

C'è chi piange per le cipolle e c'è chi piange per le patate. Suvvia, chi mai potrebbe versare delle lacrime per quest'ultime? Eppure quel qualcuno esiste: il sottoscritto!

La gente non capisce un tubero, spesso mi deride col fare dello spirito di patata. Pazienza, purtroppo non viviamo in un mondo perfetto.

Fatta questa premessa, ritengo doveroso prendere in esame il patataio che con l'Ape Piaggio si piazza ogni giorno sotto casa mia per reclamizzare le poverette. Immancabilmente rimango sconcertato nel vederle prigioniere in sacchi di juta con tanto di cartello in siculo. Ecco cosa c'è scritto: «Cu mancia patati un mori mai! (Chi mangia patate non muore mai!)»

Sì, può darsi, ma a che prezzo? Per dieci euro al sacco?

A ogni modo, il solo vedere le bucce delle patate mi fa ribrezzo, dal momento che pelarle lo considero un atto spietato. Altrettanto crudele gettare le sventurate, ad esempio, nel freddo di una teglia o di una padella, in attesa di essere arrostite o fritte.
Mi piacerebbe immaginare quelle patate che, nonostante siano consapevoli dell'imminente fine, la prendono con umoristica filosofia, con frasi del tipo "Cotta una patata, se ne pianta un'altra". "Le patate piccole fanno una frittata buona."

Adesso vorrei rendervi partecipi di ciò che ho sognato circa un mese fa. Mi trovavo in cucina, quando all'improvviso una decina di patate già spellate, in fila indiana, hanno preso la briga di lanciarsi in una pentola piena d'acqua. Oltretutto, durante il loro affondamento, si udiva una funesta sinfonia associabile alle famosissime e drammatiche sequenze del film Titanic, con l'aggiunta di un riadattamento di My Heart Will Go On cantato da Céline Dion. Eccovi uno stralcio del brano appena menzionato che sono riuscito a memorizzare:

«Love was when I loved Patatin
One Potato time I hold to
In my life well always fry oil»

Sapete che vi dico? A 'sto punto, le meschine meglio bollirle in acqua calda con l'intera buccia cosicché si possa conservare la loro dignità. Una volta lessate, visto che ormai il danno è fatto, le patate possono essere sbucciate e schiacciate al fine di ottenere pure il purè.

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Magic

25 Dicembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

La luna pendeva alta in un suggestivo cielo blu scuro, ove la luce cinerea ricreava un impulso di energia fatata che si increspava nell'aria.

Improvvisamente un fulgido raggio lunare illuminò un'insegna metallica in forma di calderone collocata sul muro di una locanda gestita da Grimilde, una ex strega della magia bianca che da tempo per ragioni "oscure" si era convertita alla magia nera.

Molti di coloro che praticavano le arti magiche, indipendentemente da dove si trovavano, avvertirono un invitante influsso, per poi a piccoli o grandi gruppi dirigersi davanti l'entrata della struttura ristorativa, in quanto all'interno si sarebbe svolta un'assemblea importante. 

Le streghe si avviarono al luogo dell'incontro con le immancabili scope volteggianti e, una volta atterrate, si dislocarono in diversi punti, tra cui Amelia, una piccola streghetta in verde età dalla nomea di anticonformista che da sola preferì venire a piedi con una curiosissima ramazza a tracolla. I maghi, invece, arrivarono attraverso delle nuvole di polvere scintillante, mentre stregoni, incantatori, alchimisti, druidi etc. giunsero a destinazione nei modi più disparati: tappeti volanti, fiamme rosse, fiamme azzurre, fiamme grigie, teletrasporti e qualsivoglia.

In seguito la frotta, tramite un passaggio nascosto della locanda, si radunò in una gigantesca sala sotterranea avente una moltitudine di candele accese, in attesa che il Consiglio Magico si decidesse ad annunciare il motivo della convocazione.

Circa un'ora dopo il Mago dei Maghi si rivolse al folto gruppo battendo per quattro volte in terra con il bastone riccamente decorato. 

«Stiamo attraversando un periodo difficile, la magia ai giorni nostri si sta indebolendo sempre di più, pertanto dobbiamo trovare una soluzione per rivitalizzarla» espose con un'espressione costernata. 

Un mormorio echeggiò, finché Amelia si fece avanti, assai motivata a dire ciò che pensava senza peli… sulla scopa.

«Innanzitutto, già in partenza non è stato rispettato uno dei fondamentali Canoni Magici» cominciò a criticare. «È normale che siamo messi male!»

«Toh, eccola lì!» esclamò Furlì con una smorfia di derisione, un mago dai lunghi capelli bianchi e dalla tonaca marrone. 

«Basta prendere in esame questa riunione» continuò Amelia, senza cagarlo di striscio. «Dovremmo stare in cerchio, invece di essere piazzati a cazzo di pipistrello.»

Gli astanti rimasero in silenzio, le considerazioni della giovane peperina non erano assolutamente da controbattere.

«Direi di unire la magia con la tecnologia! Vi saluto!» concluse, agitando la mano. 

E, con l’ausilio della sua nuova scopa dal motore a razzo, azionò il turbo e alzando il dito medio schizzò via lasciando i presenti con un palmo di naso.

La vivace e schietta streghetta, di quel raduno, semplicemente ne aveva le ampolle piene.

 

 

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Gli aiutanti di Babbo Natale

24 Dicembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Tutti sanno che gli elfi, i folletti e gli gnomi sono creature delle foreste, delle montagne e dei boschi, ma nessuno sa del loro impiego al Polo Nord, grazie a uno stratagemma del signor Natale, il soprastante di Santa Claus Town.

Come avvengono le furbissime operazioni di reclutamento? Semplice: a causa della massiccia deforestazione e dell'inarrestabile urbanizzazione, tali figure non hanno un posto dove andare, pertanto l'unico modo per garantirsi un tetto sopra la testa, nonché di portare la cioccolata in tavola, è quello di lavorare duramente. 

Le numerose mansioni lavorative prevedono ad esempio la fabbricazione dei giocattoli, gli impacchettamenti, e la gestione della corrispondenza. Ecco, riguardo la posta, al contrario di quanto si possa credere, le letterine indirizzate non vengono affidate al diretto interessato. Quest’ultimo, al massimo, si occupa del “bestiame” e di accendere i tantissimi camini disseminati nel casermone costruito in blocchi di cemento di neve.

Da segnalare che l’omone grosso in rosso con la barba bianca riesce benissimo a tenere gli operatori in riga o, per dirla in altri termini, con due piedi in un natalizio stivale, inoltre non ha affatto bisogno di guardie oppure di telecamere per sorvegliare il personale in caso di evasioni.

A tal proposito, avventurarsi all'esterno del gigantesco igloo risulta una pessima idea in quanto gelarsi ed essere presi in consegna da quelli della Findus è sicuro come le renne che stanno in cielo. 

 

 

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La cintura di Babbo Natale

23 Dicembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Il caro Babbo Natale non indossa la cintura soltanto per stringersi i pantaloni, difatti la ritengo persino tecnologica, simile a quella di Batman. In fin dei conti, come può un individuo del genere entrare in ogni casa, calarsi dai camini, decifrare codici di sicurezza, aprire serrature, papparsi latte e biscotti, lasciare pacchi e pacchettini e infine svignarsela senza farsi notare? 

Immagino poi che la sua toghissima cintura sia facilmente slacciabile, quindi pratica e funzionale anche per altre… esigenze.

Pensateci. Il suddetto viaggia intorno al mondo e, nell'introdursi nelle abitazioni, non credo che si scomodi a cercare il bagno per una copiosa pisciata. Perché copiosa? Eh, con tutte le bottiglie che si scola! Di Coca Cola, intendo. A tal proposito, la mattina di Natale, nell'eventualità di trovare una pozza giallognola sotto l'albero, non bisogna dare la colpa al nonno o al cane. Ebbene sì, al tizio grosso in rosso quando scappa scappa, pertanto sarebbe ingiusto biasimarlo, del resto stiamo parlando di un signore decisamente anziano e pieno di reumatismi che annualmente si prende la briga di partire dal Polo Nord per portare regali a tutti, belli e brutti.

Traggo le mie conclusioni rimaneggiando un noto proverbio: «A renna donata non si piscia in bocca»

 

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La porta rosa

1 Dicembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

La logora ma intrigante porta di un rosa antico attira la mia attenzione ogniqualvolta passo da questa abitazione. Immancabilmente, per circa un minuto, rimango a fissarla e a sfiorarla.

Nelle grigie e piovose giornate d'inverno, durante il mio passaggio, mi sembra di essere dentro un film surreale in bianco e nero nel quale viene dato "colore" a un oggetto chiave.

Dietro la rosea soglia immagino poi che ci abiti una bella fata con un bastoncino di zucchero filato capace di donare un po' di letizia ad anime tristi.

Proprio adesso sento una dolcissima musica provenire dall'interno della casa le cui note fluttuano nell'aria lasciando all'esterno un profumo che sa di carezze di menta piperita e baci di fragole. 

 

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Il biscotto della fortuna

5 Novembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Pino il falegname va in un ristorante giapponese, desideroso di mangiare nipponerie. Tutti i tavoli risultano occupati o prenotati, tranne un kotatsu, un tavolino in legno sopra il quale è posto un futon.

«Dice il faggio: persona “levigata”, persona rispettata. Benvenuto» lo saluta Ginkgo, il proprietario, accogliendolo gentilmente in tenuta medievale japanese che, trattandosi di un uomo basso per non dire bassissimo, agli occhi del cliente lo fa sembrare un bonsai più che un samurai.

Pino, da testone di legno che è, ignora la sapiente frase e ordina un vassoio di sushi. L'ordinazione non tarda a venire; tuttavia si dimostra contrariato.

«Per mille chiodini del cazzo! Ehi nanerottolo giallo, le bacchette non sono di legno ma di plastica!» impreca l'artigiano.

«Perdoni, portare quelle che volere lei» si scusa Ginkgo con un inchino, piegando il torso e la testa come gesto di rispetto verso il cliente legnoso, cioè lagnoso.

Il gestore del locale, risentito da tale scortesia e non potendo tradire la tipica e rinomata educazione giapponese a parole verbali, decide di rifarsi a parole scritte proprio al momento del dessert.

A fine pranzo, il bifolco chiede dell’anmitsu preparato con agar agar e fagioli azuki. Gli viene servito accompagnato da un Biscotto della Fortuna, nel quale è nascosta una Fortuna, ovvero un pezzetto di carta che, come vuole la tradizione del Sol Levante, riporta un motto oppure una frase profetica.

«‘Sto coso è duro come il mogano!» si lamenta stizzito il maleducato falegname nel mordere il Biscotto, tant'è vero che si scheggia un dente. In qualche modo, però, riesce a spezzare il dolcetto e a tirare fuori il bigliettino per leggere cosa c'è scritto. 

--- Un giorno qualcuno ti segherà le gambe. Paga il conto e... "circolare"! ---

 

 

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Il principe ranocchio

4 Novembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Padre, perché non avete bussato? Vi devo delle spiegazioni. No, vi prego, non arrivate a facili conclusioni e non ritenetemi una principessa dai facili costumi. Questo ragazzo si trova qui per un motivo. 

In buona sostanza, ieri pomeriggio, mentre giocavo sull'erba, ahimè, calciando un po' troppo forte la mia adorata palla d'oro, l'avevo fatta finire nello stagno. Se solo sapeste quanto mi sentivo disperata!

Poi, all'improvviso, una figura dalle fattezze ranesche, alta nemmeno un metro, si era materializzata dall'acquitrino, dicendomi le testuali e seguenti parole: «Sono il principe Giovanni Rana. Una perfida strega mi ha lanciato un terribile incantesimo e per spezzarlo esiste una sola possibilità. Ti restituirò la sfera a patto che mi porti nella reggia e mi lasci passare la notte nel tuo letto, accanto a te.»

Padre, essendo l'unico modo per riavere la palla, ho accettato. Stamattina, al risveglio mi ha chiesto un bacio. All'inizio non volevo, però, lasciandomi intenerire, glielo ho dato. Oh, istantaneamente la batrace qui presente si è trasformata in un uomo, proprio alcuni secondi prima della vostra irruzione. Non stupitevi che sia nudo, dopotutto poco prima era un ranocchio. Invece, nel mio caso, lo sapete benissimo che preferisco dormire senza vestiti. 

Padre, non vi incazzate, è andata così, dovete credermi. Cosa? Quel servo accanto a voi è un impostore! Addirittura afferma che io e il principe abbiamo fatto sesso? Non è assolutamente vero

Ah, ci ha spiato dal buco della serratura... ehi, pezzo di cretino, piantala di sghignazzare, esci da sotto le lenzuola. Giovanni, forse non hai capito: da adesso ti trovi in una posizione scomoda, sicuramente non quella della rana.

 

Nota dell'autore: Riadattamento scilipotiano di una celebre fiaba dei fratelli Grimm.

In Il principe ranocchio, la narrazione verte unicamente sulla prospettiva della principessa.

 

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La pazza

3 Novembre 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Agata fissò attentamente la stramba figura femminile che le si parò davanti, chiedendosi da dove fosse sbucata. Magra da far paura, lo sguardo spento, la carnagione pallida e i biondi capelli crespi. 

«Sicuramente sei scappata da un manicomio!» esclamò Agata sogghignando e indietreggiando nervosamente di diversi metri.

La squilibrata fece lo stesso, come a volersi prendere gioco di lei.

«Brutta psicopatica, chi ti ha lasciato entrare?» continuò Agata, mostrando i primi segni di ostilità. «Pazzesco, una pazza in casa mia. Cose da pazzi!» 

La mentecatta assunse un'aria inquietante, per di più muovendo le labbra senza parlare.

«Qual è il tuo problema?» sbraitò Agata gesticolando per rendersi minacciosa. 

L'alienata non si lasciò impressionare, oltre a ciò con sincronismo perfetto riusciva a imitare le gestualità della ragazza. 

«Puttana schifosa, non ti permetto di scimmiottare! Ti spacco la faccia!»

Agata decise di passare all'azione avventandosi verso la matta per colpirla con un cazzotto, quest'ultima fece lo stesso alzando un pugno, tant'è che finirono per scagliarselo a vicenda. In quel preciso istante, lo specchio da bagno si spezzò.

Della pazza non rimase altro che una miriade di pezzi frantumati.

 

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