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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Post con #racconto tag

I gialli di mastro Leonardo e la sua banda: il mistero dell'acqua sparita ma non del tutto

22 Agosto 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, l’estate ancora impazza e il distanziamento sociale ne risente ma noi, con le nostre pagine, problemi non abbiamo e anche oggi con un giallo artistico vi deliziamo. Riusciranno il nostro amato commissario e il suo fido assistente a trovare il bandolo della matassa di questi misteri che imperversano in città?
 
 
 
Il mistero dell’acqua sparita ma non del tutto
 
 
 
- Ivan Graziani, che provi quando suoni la chitarra?
 
- Mastro Leonardo, che posso dirti che già non sai?
 
- Hai ragione, mi piace sentirlo dire da te.
 
- Sono sensazioni che non si possono spiegare o descrivere, ecco perché solo gli artisti fanno conoscere tutte le cose belle del mondo.
 
- Ivan, devo inventare un nuovo aggeggio per una nuova missione, mi occorre essere ispirato, vorresti cantare per me?
 
- Posso farlo in romanesco?
 
- Dio bonino, se becco Walter Fest lo còrco de botte... ma che mi fai dire anche te? Ma sì, cantala come ti pare.
 
- Jimi, dammi un sol... Se la chitarra mia piagne dorcemente, stasera nun è aria de vedè la gente e li giochi de strada che cjò chiusi dentro ar petto me vojò aricordà. Io penso a quer barcone arovesciato ar sole in un giorno de pieno Agosto co le biciclette n'riva ar mare, Agnese me parlava su la sabbia n'focata e io nun so perché nun me la so scordata. Agnese dorce Agnese io nun so perché te ne sei annata...
 
- Ma non mi pare che faccia così.
 
- Mastro Leonardo, è la passione che ci guida.
 
Ivan Graziani continuò cantare tutti i suoi pezzi, poi arrivarono Ray Charles al piano, Aretha, Janis e Gabriella Ferri vocalist, Micheal che non cantò ma ballò, Claudio Villa che rideva e Aurelio Fierro che prendeva il caffè; insomma, una strepitosa jam session.
 
- Bene, banda di smidollati, ecco il nuovo progetto, attenetevi a questi disegni e non fate come al vostro solito, di testa vostra. Via, via, andate via che la gente ha bisogno di noi. Il clima è cambiato, non è più una leggenda sotto la metropolitana,
 
(Lettore toscano esigente e pignolino: "sotto la metropolitana?" Perché no sotto un tram?)
 
per fortuna a volte la natura si auto normalizza e allora succede che piove quando è giusto che debba piovere, anche se, quasi per dispetto, la natura ci scarica sulla testa una quantità esagerata di acqua.
 
 
 
INTANTO ALLA CENTRALE DI POLIZIA
 
 
 
- Commissario, non nota che piove da diversi giorni ma le strade non sono allagate?
 
- Ma sì, sarà grazie a quel cavolo di sottomarino giallo.
 
- Boh? Però ha presente la biondona mia vicina di casa?
 
- La biondona super bonazza?
 
- Sì
 
- E allora?
 
- La topolona si fa 24 docce al giorno, eppure la pressione dell'acqua nel condominio non cala. E poi non ha notato che tutte le fontane artistiche sono state riaperte e che le fontanelle pubbliche hanno i rubinetti aperti?
 
- Beh, la fontana di piazza "17 giugno 2001" in effetti è un bel vedere!
 
- Commissario, ma tutta quest'acqua da dove viene? E con tutta questa pioggia le strade non sono più allagate.
 
- Pacchiarotti, che ti sei fumato? Sei perspicace, dobbiamo indagare, che ci sia un colabrodo sotto la crosta terrestre?
 
- Telefoniamo agli alieni?
 
(Alieno: "sxmzthdlosufnabf!" 
Traduzione: "Mo noi lasciateci in pace, ci dovete sempre chiamare in causa per tutti i vostri guai.) 
 
- Nooo! Ma che sei matto? Quelli in cambio di informazioni vogliono come minimo la ricetta della pasta al forno e quella della peperonata! Forza, andiamo in perlustrazione, mi raccomando, con discrezione, non allarmiamo la gente con queste buone notizie.
 
 
 
INVECE AI PIANI ALTI
 
 
 
- Quella banda di sbidonati mentali,
 
(Lettore toscano: "Sbidonati. sì, come no, magari anche sbarattolati, sbicchierati, sbottigliati?)
 
svalvolati e, difetto maggiore, musicisti, però, lo devo ammettere, anche questa volta ha fatto un buon lavoro e il vostro Leonardo da Vinci, modestamente, ha avuto una buona idea. Tutta l'acqua piovana, e Dio solo sa quanta ne manda giù a secchiate, recuperata, riciclata e, con un semplice sistema idraulico, distribuita alla comunità. Dio bonino che ci vuole? Jimi, spiegami una cosa, ma tutti quei cartelloni pubblicitari sulle cime dei palazzi che cosa ci fanno?
 
- Mastro Leonardo, mi permetta, non è stato Jimi Hendrix ma Prince.
 
-Ah! E' così? E allora, riccetto neretto, spiegami un po’ com'è questa storia, tutto questo colore confusionario e astruso sui palazzi, eh?
 
- Mastro Leonardo, ma lei non è aggiornato, questo si chiama marketing, me lo ha suggerito un mio amico pubblicitario per coprire gli impianti di pescaggio e riciclo dell'acqua piovana sui tetti delle case.
 
- Capisco, ma non vi sembra troppo questo marketing?
 
- Tranquillo Mastro, ormai la gente non alza più gli occhi al cielo perché ha sempre lo sguardo rivolto in basso, al telefonino e ai social.
 
- E allora la pubblicità a che serve?
 
- È facile, serve a cambiare ogni tanto canale... mastro Leonardo, ce lo siamo meritato un premio?
 
- Ditemi.
 
- Vorremmo andare a suonare sul tetto di un palazzo.
 
- Ma lo hanno già fatto i Beatles!
 
- Appunto, andiamo con George e John.
 
- Siete proprio musicisti della fava... andate via, andate via, andate pure a suonare le vostre canzonette... Che però, bischeri che non siete altro, almeno fate emozionare e rendete felice la gente! Ma sì, andate a svolgere la missione per la quale siete nati. Che sarebbe la vita senza musica, senza arte, senza un sorriso, senza passione? Ecco, appunto, vado a lavorare... ah, se non ci fossi io! (ndr lo ha detto mastro Leonardo da Vinci non Walter Fest)
 
 
 
E il commissario Trabalza e il suo assistente Pacchiarotti? Naturalmente anche loro, come tutto il resto della popolazione quotidianamente sempre con lo sguardo in basso, non scoprirono il nuovo progetto di mastro Leonardo, risalirono sulla loro auto, si arresero e andarono a rilassarsi in una spa a luci rosse...
 
 
Signori e signori, anche per oggi è venuto il momento di salutarci ma, dal vostro blog che noia non ha, presto ritorneremo con un nuovo episodio, il giallo continua...
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I gialli di mastro Leonardo e la sua banda: il mistero autunnale del sottomarino giallo

14 Agosto 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, che ora sicuramente state al mare sotto l’ombrellone o in montagna a passeggiare fra boschi e vallate, questa è una storia di fantasia ambientata in una stagione che verrà, perciò con la vostra immaginazione indossate un abbigliamento più pesantino, prendete un ombrellino e seguiteci in quest’altro giallo da risolvere.
 
 
 
Il mistero Autunnale del sottomarino giallo
 
 
 
Autunno, autunno che bella stagione, è tempo di castagne, di vendemmia, di cambio negli interni degli armadi... cambio di stagione? Dipende dal mutamento climatico. Comunque l'autunno è bello anche perché le foglie degli alberi diventano giallo ocra misto a marrone, con  un po’ di rosso e arancio e verde marcio, rendono allegri i viali, soprattutto quando cadono. Alzate dal vento giocherellone, cominciano a volteggiare vorticose e sbarazzine. Però c'è un problema, che le foglie sono tante e incasinano le strade già di per sé incasinate, fra traffico e gente incivile. Tutte queste foglie sparse tappano i tombini e le vie di scarico dell'acqua piovana, creando allagamenti a non finire.
Però, ultimamente è successo un fatto strano: le strade, incredibile ma vero, sono completamente pulite, senza l'ombra di una foglia e, da voce di popolo, la pulizia straordinaria è iniziata da quando è comparso un misterioso sottomarino giallo a quattro ruote.
Subito si è sparsa la voce e la gente, incredula di tanta pulizia, presa dai propri fatti quotidiani, neanche si è chiesta chi fosse l'artefice di questa operazione.
Insomma, questo misterioso mezzo da lavoro è un sottomarino giallo a quattro ruote, inusuale, dotato di un potente aspirapolvere che risucchia in un battibaleno tutte le foglie, facendo brillare strade e marciapiedi.
Ma non è finita qui perché, inoltre, questo sottomarino giallo durante il tragitto emette suoni... Ma che sbadato sono, emette della vera musica di tutti i generi, dal pop, al rock, dal jazz, dalla tarantella, al liscio, al folk, perfino stornelli e classiche romanze. Di conseguenza la popolazione, oltre a essere felice per la pulizia, è entusiasta e allegra per queste armonie che riaccendono gli animi spenti, intristiti dai tempi moderni, tecnologicamente così avanzati ma anche così freddi e noiosi.
 
 
 
- Commissario Trabalza.
 
- Buongiorno sindaco, che piacere sentirla.
 
- Senta, commissario, da voci popolari sui social sembra che stia circolando un originale sottomarino giallo canterino che pulisce le strade, ma voi ne sapete qualcosa?
 
- Sindaco, veramente no, forse è competenza della polizia urbana.
 
- Commissario, me lo lasci dire, ma lei è proprio un ebete, ma certo che ho già chiesto al capo della polizia municipale e chiaramente non ne sa nulla.
 
Il commissario Trabalza sta per chiedere se il sindaco ha già domandato al capo della nettezza urbana ma si ferma in tempo.
 
- Commissario, ho già interpellato e tutti sono all'oscuro di tutto. Trabalza, le affido il compito di indagare. Mi raccomando, sembra che la popolazione, quando vede passare il sottomarino, diventi felice e si metta a ballare e a cantare. Sa, commissario, non vorrei che troppa felicità intaccasse il morale della cittadinanza e facesse commettere qualche azione esagitata.
 
- Sindaco, conti pure su di me.
 
- Bene, aspetto sue notizie.
 
Click. Clack.
 
- Pacchiarottiiii... imbranato, vieni qua! Forza, apriamo questo nuovo caso.
 
- Va bene, capo, da dove cominciamo?
 
- Facciamo un giro per le strade pulite e cerchiamo testimoni.
 
Il commissario e il suo assistente girano tutta la giornata senza cavare un ragno dal buco e, a fine turno, decidono di andare a cenare in pizzeria, quella sull'ultimo viale perlustrato.
 
- Cameriere, ci porti due belle pizze fagioli e gorgonzola, ma prima mi dica una cosa, chi è che pulisce le strade così bene?
 
- Alle otto meno un quarto, un giorno sì e uno no, passa sempre di qua un sottomarino giallo. Aspira tutte le foglie che cadono dagli alberi e se ne va. 
 
- Sì, capisco, ma è mai riuscito a vedere il conducente?
 
- Veramente no, ma deve essere un tipo a cui piace la musica perché, quando passa, dal finestrino di quel coso esce della musica, e chi gli cammina vicino diventa immediatamente più allegro.
 
- Tutti diventano più allegri, eh!
 
- Commissario, e  se fosse una trovata pubblicitaria?
 
- Pacchiarotti, non dire minchiate. Forza, da bere che prendiamo?
 
- Il solito.
 
- Cameriere, allora insieme alle pizze ci porti una bottiglia da due litri di Maraschino.
 
E così, nel dopo cena, sotto l'effetto dei fagioli, i due, a causa del gas esplosivo faciolesco,
 
(lettore toscano puntiglioso e purista: "faciolesco"? Con la c? Cosa sono i "facioli"? Li mangia Bud Spencer nella padella con con il "larco"?)
 
dovettero ritornare in auto con i finestrini abbassati. A entrambi prese un colpo quando si videro sorpassati da un sottomarino giallo che cantava le canzoni di Ivan Graziani e di altri mostri della musica internazionale, quindi, con il lampeggiante lampante che sembrava il faro di Mergellina, si tuffarono velocissimi all'inseguimento del misterioso mezzo pulitore. Ma, quando si accorsero che alla guida non c'era nessuno...
 
(lettore toscano puntiglioso etc etc: "lampeggiante lampante"? Come direbbe Albertone: "Walter Fest, ma chi sei? Pussa via!)
 
- Pacchiarotti, tu hai visto quello che ho visto io?
 
- Commissario, alla guida non c'era nessuno!
 
- Mica potevamo arrestare un fantasma?
 
- Non esistono i fantasmi, che minchiata dici!
 
- E adesso che facciamo?
 
- Se lo diciamo in centrale, ci prendono per matti.
 
- Lasciamo perdere, andiamo al bar di Walter Fest, magari ci offre un cordiale. Lì sono abituati con i racconti di fantasia.
 
 
 
INTANTO AI PIANI ALTI 
 
- Lo sapevo che non dovevo fidarmi di voi, musicisti della strombazzata, ho inventato un veicolo per aspirare le foglie degli alberi. Un veicolo senza motore, alimentato da pannelli solari super efficienti, che trita le foglie e le trasforma in concime, un'invenzione che più utile e ingegnosa non v’è. Vi ho affidato una missione e voi me lo avete carrozzato come un trocadeiro musicante, come un sottomarino giallo! Vi pensavate di essere i Beatles?
 
(Lettore toscano, direi piuttosto fiorentino etc: "Trocadeiro musicante?" O icchellè?)
 
- Mastro Leonardo, abbiamo solo aggiunto un tocco in più e poi, veda il lato positivo, con l'idea della musica a bordo abbiamo reso allegra un sacco di gente. Non vede i volti della gente così sempre corrucciati? Però, bella la sua idea ecologica!
 
- Modestia a parte, sono Leonardo da Vinci... Solo per curiosità, chi lo guidava questo sottomarino giallo?
 
- Abbiamo fatto tutti a turno.
 
- Pure Carosone?
 
- Certo, in compagnia del principe Antonio de Curtis, è stato un tour di grandi successi!
 
- Cose da pazzi, avete coinvolto anche il principe della risata... Uno di questi giorni sciolgo la banda e vi mando tutti a cantare la ninna nanna ai vecchietti delle case di cura!
 
 
 
E anche questa volta, amici del blog sempre aperto ai raggi di sole culturali, ci dispiace per lui, il commissario Trabalza non ha risolto il caso. Ci rivediamo al prossimo episodio, il giallo continua....
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 I gialli di mastro Leonardo e la sua banda: il mistero di Ronaldo fuori campo

13 Agosto 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
Buon ferragosto, prima di tutto buon ferragosto a tutti i nostri affezionati lettori, e il miglior modo di accompagnarvi nel corso di questo periodo vacanziero è condividere con voi un po’ di fantasia e di ironia, miscelati con del giallo. Oggi per voi un nuovo mistero in città: la banda di mastro Leonardo è l’incubo del sindaco e del commissario Trabalza. Voi da che parte state?
 
 
Il mistero di Ronaldo fuori campo
 
Ore 15, l'arbitro sta per fischiare l'inizio dell'incontro di calcio fra Juve e Napoli. L'allenatore dei bianconeri guarda concentrato i suoi ragazzi schierati in campo, ma c'è qualcosa che non lo convince. Si gira verso il suo vice, lo scambio di sguardi fra i due è un grande punto interrogativo. Invece tutto lo stadio al completo, preso dalla transagonistica giugulare, pare non avvertire nulla. 
 
(Lettore: "La transagonistica giugulare? Bo? Sarà la vena sportiva?) 
 
- Ma casso dov'è Ronaldo? 
 
- Sarà andato a pissiare.
 
- È impossibile, vai di corsa a cercarlo negli spogliatoi!
 
Intanto la partita è iniziata 10 contro 11 ma nessuno se ne accorge, solo fra i bianconeri qualcuno a centrocampo non sa a chi passare il pallone in attacco. Gli schemi sono saltati e si sta per realizzare un terribile dramma sportivo. Sono momenti concitati, l'allenatore richiede l'intervento del quarto uomo per avvisare l'arbitro che ci deve essere qualcosa che non quadra e che deve fermare l'incontro per questo imprevisto.
 
-Mister, mi scusi, ma non possiamo fermare la gara, faccia entrare dalla panchina un altro giocatore.
 
- È una roba da matti... forza Ciocchetti, non fare il ciocco, preparati!
 
Senza scaldarsi entra in campo, in sostituzione dell’assente, Ciocchetti con il numero 23 dietro le spalle. Lascia alla svelta la borraccia con la gazosa, infila i parastinchi di alluminio griffato, ed entra al posto del giocatore misteriosamente volatilizzatosi. Intanto, in tribuna stampa anche i giornalisti si rendono conto dell'accaduto, cominciano a fioccare illazioni e le più disparate supposizioni, mentre impazzano nell'etere i contatti con le redazioni dei giornali sportivi e non.
La partita riprende, in un lampo, rapido come Maradona nelle sue azioni di attacco, arriva il commissario Trabalza per risolvere il caso.
Il  commissario convoca senza fronzoli, di fronte a barolo e cioccolatini, l'allenatore, la fidanzata e qualche amico del giocatore per ascoltare le versioni e iniziare le indagini.
 
- Mister, ha qualche sospetto? Qualche comportamento o frequentazione particolare da parte del suo giocatore in questo ultimo periodo?-
 
- Veramente no, era tutto gioco e chiesa.
 
- Sì, lo confermo, non frequentavamo la jet society, né la Torino bene, tutte le sere davanti alla tv a vedere i Simpson, rigorosamente senza ridere per non sforzarsi.
 
- Commissario, con noi neanche una partita a briscola!
 
- Ronaldo ha imparato a giocare a briscola?
 
- Tutta colpa di Ivo il massaggiatore!
 
- Vabbè, ci toccherà interrogare anche questo Ivo il massaggiatore... potete andare, via via, andate via, vi terremo aggiornati, ma nel frattempo poche chiacchiere con la stampa, mi raccomando.
 
- Sergente Pacchiarotti, tu che ne pensi?
 
- Commissà... per me l'hanno rapito gli alieni!
 
- E chi te lo avrebbe detto, Dario, insieme al suo amichetto Asimov?
 
- Commissà... ma secondo lei agli alieni non piacciano Barolo e cioccolata?
 
- E vabbè e allora?
 
- Gli alieni vogliono tutto il meglio dei terrestri per clonarci, perché a loro manca quello che abbiamo noi, vogliono assimilarsi a noi per prenderci le nostre qualità!
 
- Quindi, Pacchiarotti, tu sei destinato a stare qua insieme a noi e a tua suocera?
 
- Perdincibacco, non ci avevo pensato ma, commissario, io e la suocera che ci entriamo con gli alieni?
 
- Era una battuta! Pacchiarottiii, era una battuta!
 
 
Ma a questo punto anche nei piani alti l'agitazione è alle stelle.
 
- Banda di mentecatti, ma quel bel tipo è quello che penso io?
 
- Mastro Leonardo, è solo un prestito momentaneo per la partitella settimanale.
 
- Ivan Graziani, ti ricordo che questa operazione non ti è stata autorizzata.
 
- Mastro Leonardo, ma è solo per una partita, eravamo stanchi di giocare e prendere batoste nelle partite a calcio con gli artisti che poi, lo ammetta, sono anche suoi amici.
 
- Beh, ehm ehm... non tutti... in mezzo a loro c'è qualcuno che copia.
 
- Guardi, mastro Leonardo, che in partita Botticelli ogni volta ce ne fa quattro, Michelangelo e Caravaggio in difesa menano come fabbri, Bernini in porta para perché con le mani sa fare tutto, Pollock entra sempre in campo con il whisky nascosto nei pantaloncini, e l'arbitro Dante Alighieri, altro amico suo, pensa sempre all'amore e vede il gioco come gli pare e, per finire, Boccioni cjà rotto i co... e poi c'è uno che scatena sempre la rissa, la butta sempre in caciara, possiamo fare senza problema il nome... Picasso che rompe sempre il...
 
- Ohhh... e basta! Ho capito! A parte il fatto che Dante non è mio amico ma un compagno di avventura, ora che intenzioni avete?
 
- Abbiamo preso in prestito Ronaldo solo per una partita.
 
- Non sarebbe giusto.
 
- Neanche che lei favorisca gli artisti!
 
- Chi, io? E poi gli artisti sono fuoriclasse.
 
- Ah, e allora noi chi siamo?
 
- Ivan, ma voi siete musicisti! (Notare la flessione vocale sminutiva)
 
(Lettore: "Sminutiva?" Vorrà dire diminutiva, peggiorativa? Ma?)
 
- E allora ci teniamo Ronaldo!
 
- Ma questo non è legale!
 
- Mastro Leonardo, con la fantasia, lei ce lo insegna, possiamo fare tutto!
 
- Va bene, fatela sta benedetta partita, e camuffatelo da Elvis Presley, vestitelo rock e  poi riportatelo dove lo avete preso... Ivan Graziani, una curiosità, ma tu sei mezzo abruzzese e mezzo sardo... perché dici le parolacce in romanesco?
 
- È tutta colpa di Walter Fest!
 
- Capisco... uno di questi giorni gli modifico la penna!
 
- Mastro Leonardo, è impossibile, tiene troppa fantasia!
 
- Eh! Ma se lo acchiappo!
 
 
Naturalmente la partita fra musicisti e artisti si è conclusa 10 a 0 e i poverini non si sono accorti del finto Elvis che gli ha fatto ballare la samba, ma, seppure sconfitti, al termine hanno offerto da bere a tutti. Frank Zappa ha preparato una gustosa spaghettata e tutto è finito in baldoria. Che volete farci, anche questa è arte.
Mentre si gigionava allegramente, sul terreno di gioco fra Juve e Napoli era terminato il primo tempo e le squadre stavano scendendo negli spogliatoi.
 
- Ronaldoooo! Ma dov'eri finito?
 
- Mister, non lo so... perché, che cosa è successo?
 
- Ma che hai fatto ai capelli? E poi perché tieni i calzoncini e la maglietta di lamé?
 
- Non mi dona?
 
- Ehm ehm... signor Ronaldo, permetta che mi presenti, sono il commissario Trabalza, io e lei a fine partita dobbiamo parlare.
 
Chiaramente il fenomeno non parlò, riprese la partita e il commissario anche questa volta non risolse il caso, se non fosse riuscito a beccare la banda stava decisamente pensando di cambiare lavoro, sarebbe andato a fare il venditore di padelle!
 
Amici della signoradeiflitri, ancora buon ferragosto, ci rivediamo al prossimo episodio, il giallo continua.
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I gialli di mastro Leonardo e la sua banda: il mistero degli amici

6 Agosto 2020 , Scritto da WaLter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
 
Amici lettori, siamo in agosto e tutto va bene, o, almeno, lo speriamo, perché dai giornali e dalle tv arrivano troppe brutte notizie, ma il nostro blog, quando apre le sue pagine alla fantasia, fa di tutto per trovare sprazzi e spruzzi di ottimismo. Oggi abbiamo un mistero futuristico da risolvere, per fortuna la banda di mastro Leonardo è sempre operativa.
 
Il mistero degli amici
 
Il commissario Trabalza stava impazzendo perché da un po' di tempo era subissato di denunce di furti e strani comportamenti ambientali da parte degli amici. 
Chi erano gli amici? Erano stati chiamati così i robot di ultima generazione e di pubblica utilità. Negli uffici postali dietro gli sportelli c'erano gli amici, alle casse dei supermercati c'erano gli amici, agli incroci delle strade a dirigere il traffico c'erano gli amici. Volevate un informazione turistica? Subito pronti gli amici. E per il tuca tuca? Sempre loro, gli amici in tutte le salse. Nessun problema anche per le esigenze intime, con grande e solerte cortesia gli amici erano a vostra disposizione. Insomma, ormai questi robot erano diventati nostri abituali compagni nel tran tran quotidiano.
Naturalmente erano del tutto simili agli umani, anzi, possiamo dire, sia gli amici uomini che le amiche donne erano molto carini, composti e ben educati. Potevamo avere amici vigili, amiche postine e anche addetti alle informazioni un po' amico e un po' amica. Insomma, credo ci siamo capiti che per ogni esigenza c’era un amico, all'occorrenza senza nessuna limitazione sessuale, che altro volere di più?
Però sta di fatto che ultimamente la polizia non sapeva più che pesci pigliare di fronte a un escalation di eventi misteriosi riguardanti la scomparsa, con relativa "introvabilità improvvisa", dei nostri migliori amici. Bisogna aggiungere che anche la stessa cittadinanza era perplessa, ormai ben abituata e affezionata a questi moderni amici e alla loro efficace praticità. Ma la loro assenza  fu per breve tempo perché poi, senza nessuna spiegazione teorica, gli amici  tornarono a riprendere le proprie occupazioni.
Dopo il ritorno, questi neo robot, scomparsi e ricomparsi per una ignota motivazione, avevano assunto comportamenti assai bislacchi.
Per questo la città andò in confusione, il rovescio della medaglia però fu che  i cambiamenti comportamentali degli amici erano basati sul sorriso, su un atteggiamento felice e  altamente socievole, a tal punto che la gente ne venne contagiata e la vita in città migliorò nettamente, non più fredda e statica ma calda, gioiosa e festosa, in fondo la vita che tutti gli umani avevano sempre desiderato.
 
- Commissario, un altro casino, un amico addetto alla pulizia delle strade mentre ramazza balla e canta.
 
- I topi di laboratorio che hanno detto?
 
- Anche i tecnici vagano nel caos perché, come vanno a toccare il sistema operativo dei robot, è come se ne venissero contagiati e iniziano a ballare e cantare anche loro... Commissario... li ho perfino visti ridere!
 
- Sergente Pacchiarotti, ma che fai???
 
- Commissariooo... non prendetevela con meee... io li ho solo guardati senza toccarli e poi ho visto una luce!
 
- Qui stiamo diventando tutti pazzi!
 
- Commissario faccia qualcosaaa!
 
- Dove ti hanno messo la spina?
 
- Non lo so... provi a chiudere il telefonino!
 
- Fatto!
 
- Oooohhh... finalmente sono normale
 
- Infatti hai la solita faccia triste come un pitone!
 
 
INTANTO NEI PIANI ALTI.
 
- Siete stati attenti a non farvi beccare dai droni?
 
- Mastro Leonardo, tutto ok, sotto copertura  della cupola di Michelangelo abbiamo disorientato i droni e poi abbiamo compiuto un'operazione, smagnetizzando e modificando tutti gli amici con il profumo della crostata di fragole della nonna di John Lennon.
- Abbiamo anche utilizzato un po' di barzellette di nonna Pina e nonno Lino.
- Anche i cazzotti alla Bud Spencer non sono stati male.
- Oliato le giunture con nettare di Peter Pan.
- Bene ragazzi, questi droni che hanno sostituito le telecamere ormai sono dovunque. Erano un pericolo per la nostra insospettabilità. Ivan, tu e i ragazzi avete fatto un ottimo lavoro, perbacco, in città ci voleva un po' di allegria, ora, mi raccomando, completate la missione, andate a dare una revisionatina agli amici di servizio nelle case di cura. Sembra che questi robot siano un po "peripatetici" con gli anziani, li tengono in completo isolamento facendogli ascoltare solo musica lirica e film anni '30 in bianco e nero.-
 
- "Peripatetici?" Ma lo sai cosa vuol dire? Vabbè, Mastro Leonardo posso portare con me Lucio?
 
- Battisti? Sì ma non fate guidare la "Ventosa" a Ray Charles che è spericolato e corre troppo da quando gli abbiamo dato la patente, sfreccia e fa a gara con quelli del mondo del cinema e della televisione.
 
E così, Ivan Graziani, insieme a Lucio Battisti, Ray Charles e Jimi Hendrix, sono partiti a bordo della "Ventosa", l'automobile rivoluzionaria ideata da Mastro Leonardo, una Citroen Pallas, la famosissima "Ferro da stiro", modificata con una grande elica che, con il vortice delle pale, alimenta una batteria del motore elettrico e, con gli sportelli aperti ad ali di uccello, fa spiccare il volo.
Insomma, l'imbattibile e irraggiungibile auto di servizio della banda, nel giro di un'oretta, mise in moto l'insurrezione in tutte le case di cura per anziani. Ivan Graziani, con le spalle coperte dal resto della banda, a suon di musica modificò il circuito video h24 per la visione curativa di almeno una settimana a ciclo continuo del film The Blues Brothers e, da quel momento, gli anziani riacquistarono la fede e il sorriso.
È proprio vero che chi trova un amico (vero) trova un tesoro e ci dispiace  per il commissario Trabalza, ma non riuscirà mai a risolvere questo caso.
 
Il giallo continua...
 
Cari lettori, nel caso anche voi siate andati in confusione, non preoccupatevi: quello che vi sembra fantasia un giorno sarà realtà.
Vi ringraziamo e vi aspettiamo alle prossime puntate, in città ci sono altri misteri da risolvere ma non abbiate paura, noi abbiamo gli artisti.
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I gialli di mastro Leonardo e la sua banda: per qualche rock dollaro in più

30 Luglio 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
 
 
Amici lettori del blog che non vi lascia mai soli e che non conosce distanziamento culturale, eccoci ritornati a voi con una serie di gialli per l’Estate, protagonista sarà una banda dai nomi importanti e altisonanti che scorrazzerà in soccorso della città per delle imprese rapidissime e creative. Un commissario e il suo stretto collaboratore cercheranno invano di scoprire gli autori dei misfatti a fin di bene. Buona lettura, la vacanza con noi sarà più bella.
 
Per qualche rock dollaro in più
 
Era un po di tempo che in città c’era qualcosa che non tornava, la polizia era in fibrillazione, fortunatamente la stampa e ogni altro organo di informazione erano stati lasciati all'oscuro di tutto e gli unici testimoni, i tecnici del poligrafico dove venivano stampate le banconote, erano stati corrotti con tre mesi e mezzo di ferie pagate doppio. E di tutta questa storia nessuno sapeva niente, mentre la centrale di pubblica sicurezza era stata messa a ferro e fuoco dal sindaco che pressava per avere spiegazioni.
Volete sapere perché tutto sto can can? Perché era stato rubato il cliché per stampare le banconote verdi da 100 euroni, e non c'era la minima traccia degli eredi dei soliti ignoti. Nell'ambiente losco nessuno sapeva niente e anche loro si chiedevano chi potesse essere stato così audace da tentare questo colpo. Insomma, zero totale per tutte le indagini, con la problematica che, se si fosse saputo in giro, lo scandalo sarebbe diventato internazionale. In verità di quel taglio di moneta frusciante ormai se ne vedeva poca, voi capirete, a causa della crisi secolare c'erano in giro solo le quisquilie. In ogni caso rimaneva un gran mistero, avvalorato dall'assoluta mancanza di impronte digitali, o meglio, gli unici segni del furto compiuto dai ladri ignoti erano dello zucchero sparso sul pavimento, della cioccolata cremosa a terra e, in tutta l'area, un fortissimo profumo di bomba. Ma che state pensando? Non la bomba che scoppia ma quella che si mangia, e, se uno più uno fa?... Boh? Ma che c'entra? Insomma, tutto faceva pensare a una banda delle bombe al cioccolato, perdincibacco se almeno ne avessero lasciata qualcuna!
 
INTANTO AL PIANO DI SOPRA
 
- Bravi ragazzi, fatemi vedere...  ma, prima di tutto, avete portato quello che vi avevo chiesto?-
 
- Dove le hai messe? Le avevi tu!-
 
- Mi dispiace! Non ho resistito!-
 
- Cretinooo!!! Le bombe al cioccolato erano per mastro Leonardo! 
 
- Ero stanco di mangiare hot dog, mostarda, plum cake e bere latte! 
 
- Jimi, se me lo dicevi ti facevo affogare nella cioccolata! 
 
- Non fa niente ragazzi, date qua la matrice che dobbiamo sbrigarci a modificarla, l'arte è una cosa seria e voglio delle banconote speciali! Hendrix, per punizione stamperemo sulle banconote il tuo muso nero con i capelli biondi e gli occhiali alla Elton John! 
 
- Ma lo avevamo promesso a B.B. King!
 
-No, lui è troppo ciccione, glielo avevo detto di smetterla di mangiare troppa carbonara alla mensa del paradiso, perché insieme alla sua Lucille avrebbe preso troppo spazio sulla banconota. Al limite, dopo Jimi Hendrix, possiamo stampare una serie con James Brown e con Fred Mercury, adesso fatemi lavorare, queste banconote devono essere messe in circolazione per Natale, la gente ne ha bisogno... Ivan Graziani e Rino Gaetano tenetevi pronti con i sacchi per il trasporto. 
 
- Mastro Leonardo, vuole venire con noi anche Claudio Villa! 
 
- E anche Carosone!
 
- Lucio Dalla ha detto che senza di lui non si muove un casso .
 
- Ma sì, portatevi pure loro, sono bravi ragazzi.
 
E così la polizia non seppe mai chi fosse stato a falsificare le banconote con le facce di Jimi Hendrix e James Brown, ne smerciarono così tante che la gente non smise più di ridere ed essere felice e... Risalì pure il pil, ma erano così belle, e la gente che misteriosamente riceva gratuitamente i rock dollari così felice, che mastro Leonardo decise di anticipare la distribuzione delle banconote prima delle vacanze estive, divenne un successo da hit parade!
 
ALLA CENTRALE DI POLIZIA
 
- Sergente Pacchiarotti in servizio non si mangia il gelato.
 
- Commissario Trabalza, l’ho acquistato con una banconota caduta dal cielo e insieme ad essa c’era un post it che diceva “con questa banconota firmata Jimi Hendrix puoi comprare un gelato e la felicità”.
 
- Ancora una banconota falsa con l’immagine di un cantante? Dobbiamo arrestare gli autori al più presto, speriamo che il sindaco non lo venga a sapere altrimenti ti faccio trasferire a Castel Gianfranco!
 
Logicamente, il sindaco, grazie agli spifferi dietro le quinte, lo venne a sapere e, preoccupato per la figuraccia, stava per telefonare a Trabalza, ma poi pensò ai benefici della popolarità, in vista delle prossime elezioni sarebbe stata una bella operazione di marketing!
 
Posò la cornetta e ripensò al misfatto, se sulla banconota avessero stampato anche la sua faccia l’audience avrebbe potuto prendere il volo, senza sapere che per apparire doveva essere una cantante per giunta scomparsa.
 
Il giallo continua……
 
Amici lettori, la prossima volta vi presenterò gli altri della banda. Se volete potete pure andare a fare il bagno, vi aspettiamo alla prossima puntata. La signora dei filtri non va in vacanza e ricordatevi che l’arte è per tutti e non nuoce gravemente alla salute.

 

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Billy Roche, "I racconti di rainwater pond"

21 Luglio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

I racconti di rainwaterpond

Billy Roche

Traduzione di Beatrice Masi

 

Battaglia edizioni, 2019

pp 303

17,00

 

Peccato per alcuni errori di editing, perché è stata davvero un’ottima idea, quella di Battaglia Edizioni, di tradurre dall’inglese - per la collana “franchi traduttori” – I racconti di Rainwater pond di Billy Roche.

Una serie di novelle ambientate in Irlanda - ma dallo stile narrativo vagamente americano - legate da fili invisibili che le collegano a formare un romanzo corale, l’affresco di una cittadina, Wexford, fra trattorie di paese, stazioni, alberghi, pompe di benzina, negozi di merceria, bar.

Le storie si svolgono tutte attorno allo stagno di Rainwater, sorta di laguna a ridosso del mare, invaso di acqua piovana semi-salata in una cava dismessa, oscuro e apparentemente senza fondo, simbolo di tutto ciò che non si vede ma esiste, nascosto e abissale come certi tormenti senza rimedio.

Attorno a questa pozza si dispiegano le vite degli abitanti di Wexford, operai, artigiani, musicisti, giocatori di hurling, gente che lavora di giorno e si fa una birra al pub la sera. Gente banale che, però, coltiva, nascosti nel cuore, amori lunghi una vita, eterni, tempestosi e romantici, passioni travolgenti e immortali. I personaggi di queste amare e struggenti storie sono quasi sempre donne, viste attraverso la lente deformante di chi di loro è innamorato da sempre, ma anche uomini stanchi, demotivati, che cercano il riscatto di una vita e lo trovano, a volte, in un piccolo insignificante gesto controcorrente, come nel racconto Il giorno libero, che mi ha ricordato La carriola di Pirandello.

Sembra che gli abitanti di Wexford passino la vita ad amarsi l’un l’altro non ricambiati. Queste donne, belle e apparentemente destinate a qualcosa di grande, non capiscono la felicità a cui rinunciano non contraccambiando l’amore ossessivo di uomini sensibili e generosi, barattandolo piuttosto con l’indifferenza di mariti grossolani, coriacei, disillusi, fedifraghi. E così sfioriscono senza perdere, agli occhi di chi le ha amate tutta la vita, la bellezza, il fascino misterioso e insondabile. Personaggi infelici, che hanno lasciato da parte i sogni, che sono diventati mogli, madri e poi nonne, con un nocciolo di dolore e nostalgia a straziar loro il cuore mentre in silenzio qualcuno da lontano le covava con gli occhi, le spiava, provando il desiderio di consolarle o di vendicarsi di loro.

Racconti struggenti e poetici, belli come antiche ballate, costruiti attorno ad amori incompiuti, dove c’è sempre qualcuno che arriva da fuori a portarti via chi hai amato tutta la vita inutilmente.

Una boccata di buona letteratura, una tantum.

 

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Il guardiano del faro

8 Giugno 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

Elia, il guardiano, adorava i profumi e i suoni del mare, in particolar modo i cavalloni che si schiantavano sugli scogli attorno alla struttura. Ogni qualvolta c'era una tempesta, dalla postazione più alta del faro contemplava la distesa in burrasca sotto di lui. Chi l'avrebbe mai detto che da quell'uomo avrei ereditato tali estatiche sensazioni?

Ricordo come fosse ieri. Il risveglio, l'alba di quella mattina coi raggi del sole che entravano dalla suggestiva finestra che dava sul Golfo di Genova.

Il letto che mi aveva ospitato era duro come la banchina di un porto. Non mi meravigliai che il vecchio camminasse con la schiena ricurva. Mi inoltrai, scalzo, in direzione della cucina, noncurante del pavimento mal ridotto e di alcune schegge di legno che andarono a conficcarsi nella pianta dei piedi. Elia stava lì, appoggiato a un sgangherato e rumoroso frigorifero a fumarsi la pipa con espressione malinconica.

«Sei sicuro?» mi domandò. Annuii, senza particolari remore, d'altro canto non sapevo dove andare.

Dopo una frugale colazione andammo in spiaggia per ammirare le magnifiche onde che si infrangevano delicatamente sulle rocce che circondavano la torre. Mi soffermai pure su Elia, a cominciare dalle mani nodose per l'età, il viso visibilmente stanco e la brezza che gli soffiava sui pochi capelli bianchi. Le sue guance erano rugose e provate da chissà quanti venti affrontati.

«Sarai tu e quella luce. Entrerete in simbiosi e fungerete da guida ai naviganti» mi disse quell’uomo canuto indicando con l'indice verso l'alto senza degnarmi di uno sguardo. Sospettai che quella specie di eremitaggio gli avesse fatto dimenticare come guardare una persona negli occhi.

Successivamente mi spiegò le mansioni da svolgere per poi effettuare una serie di esempi pratici. Imparai in fretta, grazie ad una dote innata per la manualità risalente ai tempi dell'orfanotrofio e, qualora ci fossero stati problemi di natura tecnica, mi sarei avvalso di un manuale o, nei casi peggiori, avrei potuto utilizzare il telefono per chiedere assistenza a chi dovere. Riguardo la paga e gli approvvigionamenti, in quel periodo, venivano garantiti mensilmente dalla marina mercantile.

L'ormai ex guardiano mi consegnò le chiavi e ci salutammo senza che gli chiedessi dove fosse diretto. Dalla porta d'ingresso lo vidi percorrere lentamente una stradina sterrata portando con sé una logora valigia. Rimasi da solo, i gabbiani che garrivano mentre volavano liberi sembravano darmi il loro benvenuto. Rientrai.

In cucina accesi il fornellino a gas, desideroso di una cioccolata calda, fin dal primo momento pronosticai che non mi sarei mai liberato di quel freddo perenne. Indipendentemente dagli abiti che indossavo o dalle varie stufe accese, il gelo si sarebbe insinuato nelle mie ossa, oltremodo. Non mi sbagliai. In quel primo giorno di lavoro feci il secondo "trekking" sulla torre, le scale di ferro arrugginito risalivano a spirale lungo pareti. Chissà quanta fatica per Elia arrampicarsi tutte le volte necessarie!

Una volta raggiunta la cima, mi cimentai scrupolosamente nel pulire i pannelli in vetro, lucidare l'obiettivo, sistemare gli stoppini e riempire d'olio una moltitudine di lampade assieme ad altre incombenze che diventarono consueta routine.

Anni dopo, in un tetro pomeriggio di novembre prossimo alla tempesta, notai una figura femminile proveniente dalla stessa callaia con la quale il mio predecessore aveva lasciato il faro. La donna si fece strada attraverso la sabbia proprio sotto di me, visto che mi trovavo nella parte bassa della struttura. Oltrepassò una piccola barca e, quando raggiunse il bordo della scogliera, si fermò a osservare il golfo. Il suo lungo vestito azzurro fluttuava come quello di un angelo. Puntai i riflettori su di lei, accademicamente parlando.

Dapprima trovai strano che, con l’imminente scatenarsi della tormenta, quella donna avesse deciso di dirigersi proprio lì, finché realizzai quali fossero le sue reali intenzioni. Corsi e la raggiunsi, la invitai a ritornare indietro. Inizialmente rimase muta poi parlammo un po', la sua voce sofferta mi colpii profondamente, tant’è che non rammento cosa ci dicemmo.

A un certo punto sciolse il nastro che le legava la coda. I suoi lunghi, ondulati capelli castani caddero a cascata e furono rapidamente sferzati dal minaccioso vento piovigginoso. Era bella, decisamente bella, i lineamenti delicati enfatizzavano il chiarore della sua carnagione.

Si mise a piangere, con gli occhi chiusi.

«Mi manca mio marito!» esclamò portandosi la mano alla bocca per soffocare un singulto. Infine si girò di spalle chiaramente intenzionata ad attuare l’insano gesto. Il suo amato doveva essere un marinaio o un pescatore. E lei lo stava per raggiungere, il mare le avrebbe fatto da ponte per il cielo.

La vidi gettarsi. Non potei fare nulla.

Io, Tancredi Diotallevi, ho il costante ricordo di quella apollinea donna che mi pesa sul cuore. Sono passati circa trent'anni anni, costellati da episodi belli e meno belli. Stamattina scopro che presto sarò sollevato dal mio incarico ma non per raggiunti limiti d'età. In buona sostanza la tecnologia cartografica e altri strumenti di navigazione installati nei mezzi marittimi non giustificano più l'operato del sottoscritto e, naturalmente, l’utilizzo dell’emettitore di segnali luminosi della struttura.

Dovrei essere malinconico, deluso… invece no, da quanto ho appreso dalla raccomandata che mi è stata fatta pervenire dal postino, il faro avrà un nuovo contratto di locazione. A tal proposito il Comune di Genova prevede di trasformarlo in un museo e di consentire al pubblico visite panoramiche. Mi è stato chiesto di rimanere in qualità di guida.

Accolgo con entusiasmo la proposta e per di più sarò lieto di condividere le mie storie ai visitatori.

Tutte tranne una.

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Globalizzazione

6 Maggio 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

«Ti ricordo che domani abbiamo compito in classe, quindi spegni quell’affare.»

Michele, non rispose, si limitò ad annuire con impercettibili cenni del capo.

«Francamente non ci tengo a beccarmi un due in matematica per colpa tua» protestò Marcello, sempre più spazientito.

«Non ti scaldare, abbiamo un mucchio di tempo per studiare» lo tranquillizzò Michele, dandogli un minimo di attenzione.

Marcello lo fissò con aria interrogativa, si chiedeva cosa stesse cercando su Internet, difatti, dall'angolo in cui stava seduto, non riuscendo a scrutare bene il PC e non avendo voglia di alzarsi dalla sedia da scrivania, glielo domandò.

«Sembri molto preso. Che diavolo stai combinando?»

«“Diavolo”? Non sarebbe un'idea da scartare!» esclamò il suo compagno di scuola e, tramite iTunes, fece doppio clic su un'icona per riprodurre il brano La danza delle streghe di Gabry Ponte, per cantarla forsennatamente e per di più storpiando il ritornello.

«Danzano le streghe, danzano le streghe, di Michele Fonte, Michele Fonte Michele Fonte…»

«Sei proprio divertente. Però non hai risposto alla mia domanda».

«Siamo quasi ad Halloween, al Green Lantern ci sarà una festa a tema e non so come vestirmi. Magari da vampiro? Oppure da lupo mannaro?»

«Ah, quella sorta di carnevale in versione dark? A mio parere qui in Italia l’ho sempre vista come un qualcosa di artificioso» gli fece notare Marcello grattandosi il mento, perplesso.

«Compare, sveglia, non esistono solo carretti e pupi siciliani, la Festa di Sant’Agata di Catania o qualsivoglia. E sappi che al Green Lantern ci andremo insieme!»

«Manco morto!» tuonò l’altro con un cenno di no con il dito.

«Vedi? In qualche modo stai entrando nello spirito della ricorrenza. L’hai detto proprio adesso: manco morto!»

Marcello rise forzatamente, non gli andava di prestarsi ad una gazzarra halloweeniana.

«Mi prometti che non ti offendi?» gli chiese Michele.

«So già cosa vuoi dirmi, ovvero che sono mostro già così e che non c’è bisogno né di costume e né di trucco».

«No, non è questo!»

«E allora cosa?»

«Credo di essere sempre stato sincero con te, no?»

«Esatto. So che lo sei e su questo non ci piove!»

«A scuola ti ritengono retrogrado e non hanno mica tutti i torti. Hai mai sentito parlare di globalizzazione?»

«Sì, so cos'è! E allora?»

«Come ben sai è un fenomeno dal processo inarrestabile, inoltre non è affatto male condividere le culture, gli usi e i costumi di altri paesi e… soprattutto le feste!»

«Ma che cavolo dici?»

«Marcè, è inutile negarlo, sei rimasto indietro. Ti consiglio di metterti a pari passo con la società, quindi aggiornati ed evolviti». 

Dinanzi a queste parole, Marcello restò colpito tant’è che annuì all’amico con complicità.

«Ok, adesso andiamo a ripassare» gli disse Michele, dandogli una sonora pacca sulle spalle.

«Mi permetti di usare il tuo computer? Prepara libri, penne e quaderni, siediti tranquillo, che io intanto…»

«Che devi cercare?»

«Beh, visto che devo adattarmi alla globalizzazione, innanzitutto desidero dare un’occhiata al calendario delle feste giapponesi e sapere la data esatta del Capodanno cinese».

«Feste giapponesi? Capodanno cinese?»

«Le cose o si fanno fino in fondo o non si fanno proprio» gli rispose il neo globalizzato, digitando frettolosamente sulla tastiera. «E adesso scusami, vado pure su E-Bay, per acquistare un dragone di cartapesta e dopo su YouTube per imparare la Danza del Drago» concluse.

Michele lo guardò, sorridendo.

«Temo che la globalizzazione l’abbia presa un po’ troppo seriamente» pensò, ironico.

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'assassinio di una patatina

15 Aprile 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Premessa: chi non conosce l’ammiccante spot su una nota marca di patatine interpretato dal grande Rocco Siffredi?

Da questo breve intervento pubblicitario, mi è venuta l'ispirazione per scrivere una sorta di giallino pieno di parole “patatinose” trascritte in corsivo.

Buona lettura e buon divertimento.

 

 

 

All'esterno del Patata Meccanica, uno dei discopub di Chips City più frequentati dai cipster, una patatina stava riversa a terra in un mare di ketchup. Due giovani patatini, Crik e Crok, furono i primi a trovare il cadavere e di conseguenza ad avvertire la polizia.

Gli agenti, a sirene spiegate, arrivarono sulla scena del crimine dove un nugolo di curiosi aveva già invaso la zona. Il commissario Crocco Siffreni, incaricato delle indagini, una volta sceso dalla vettura di servizio, si mise fin da subito a lavoro esaminando la vittima con estrema attenzione.

«Che peccato, era così giovane e così novella!» constatò con amarezza.

La scientifica, da una ricostruzione sommaria, stabilì che l’uccisione di Pata Snella (il suo nome completo in base ai documenti recuperati dentro la borsa) era stata causata da numerosi fendenti.

Siffreni, interrogò Fonzies, il buttafuori del locale, un tipo alto, dal giubbotto in pelle e dallo stile di capelli anni cinquanta.

«Ehi, io non so niente!» dichiarò l’addetto alla sicurezza con espressione disinvolta, braccia conserte e spalle appoggiate al muro.

Il commissario successivamente interpellò Potato, l'inserviente ispanico che, tra le varie mansioni, aveva l'incarico di gettare i rifiuti in un cassonetto collocato vicino al luogo dell’omicidio.

«No Señor! No vi nada!» sosteneva anche lui.

Altri patatini furono interrogati, affermando di non aver notato nulla di sospetto, compresa la magrissima Stiki e la rotondetta Ring, le due stewart del discopub.

Le telecamere guaste resero l'indagine ancora più complicata, come se la gravosa vicenda fosse stata a vantaggio dell'assassino, che era riuscito così a colpire nel momento giusto, tuttavia il commissario non si perse d'animo e andò ad investigare assieme ai colleghi all'interno del Patata Meccanica semivuoto.

C'erano tre avventori seduti ai tavoli, quattro cameriere, la cassiera, il barista ed infine Yonkers, l’irrequieto proprietario. Furono tutti ascoltati.

Yonkers si dimostrò abbastanza nervoso e giustificò il suo comportamento dicendo che i clienti, approfittando dell'omicidio avvenuto, incuriositi erano scappati fuori senza pagare il conto.

Il fiuto investigativo di Siffreni era entrato in azione tanto da farlo insospettire, e, al contempo, tra la caterva dei curiosi si sentì come seguito da una misteriosa figura femminile che ritrovò appena uscito da locale.

«Scusami, per caso hai visto qualcosa?» le chiese il commissario, credendo di essere sulla strada giusta.

«Forse!» si limitò a rispondere la patatina che aveva dinanzi. E si presentò col nome di Dixi San Carlo.

«Che intendi con quel “forse”?»

«Che forse posso aiutarti. Dipende da te!»

«Ho capito l'antifona!» esclamò l’investigatore e tirò fuori il portafoglio estraendo una banconota da cento Pai.

«Non voglio essere pagata, o perlomeno non col denaro!»

«E allora in che modo poss...» e non gli fece finire la frase che la tuberina lo bloccò mettendogli un dito in bocca.

Lui cominciò a sgranocchiarlo con gusto, per continuare ancora con Più Gusto.

«Sei uno gnocco da paura, sai? Se ti aiuto, ti andrebbe di passare la notte con me?» propose Dixi con fare seducente.

L'investigatore assunse un'espressione compiaciuta.

«Immagino che c’è l’hai dorato» aggiunse l’attraente patatina.

«Va bene. Dai, friggi tutto!»

Dixi gli raccontò che, mentre se ne stava seduta ad un tavolino, si era accorta che il proprietario, sotto la maglietta, dal bancone del bar aveva nascosto furtivamente uno di quei coltelli usati per tagliare gli agrumi, per poi con atteggiamento guardingo allontanarsi piano piano in direzione dell’uscita.

«Porca Patata! Non mi aveva convinto fin dall'inizio quello lì» pensò il commissario, realizzando per l’ennesima volta di quanto fosse affidabile il suo sesto senso.

Rientrò dentro il locale per parlare nuovamente con il probabile colpevole e tentare un bluff per inchiodarlo.

«Un testimone asserisce con certezza che dopo averti seguito, ha assistito all'uccisione della signorina Snella. Sei fritto!» disse il funzionario di polizia mettendolo alle strette.

Il gestore del discopub ingiallì a quelle parole.

«Non ho fatto nien-te!» balbettò scuotendo la testa.

«Le prove sono a dir poco schiaccianti, inoltre l’utensile non è di tipo comune, se hai provveduto a farlo sparire lo cercheremo in maniera accurata mentre, se hai provato a ripulirlo, ci penserà la scientifica. Ti assicuro che le tracce rimangono sempre!»

Il sospettato si mise a tremare per poi scoppiare in lacrime accasciandosi sopra il bancone come un sacco di patate.

«Pata, mi ricattava da circa un anno, se non le davo tremila Pai al mese, avrebbe spifferato a mia moglie che la riempivo di pop-corn con alcune clienti.»

Il commissario annuì, ammanettò Yonkers e, prima di portarlo alla centrale, si fece dire dove aveva nascosto l'arma del delitto. Quest’ultimo indicò una friggitrice piena di olio.

Siffreni mantenne la promessa fatta alla San Carlo, infatti, dopo aver stilato il rapporto riguardo l'indagine lampo, si avviò verso la casa dell'appariscente patatina, dal momento che gli aveva fornito l'indirizzo.

«Ops, sei così Gustosa che in pochi minuti ti ho già riempita di maionese, mi sa che ho fatto una frittata

«Tranquillo, tanto prendo la Puff pillola!» lo rassicurò lei.

«Io di patate ne ho viste tante, gustose, fragranti. Non ce la faccio a stare senza. Ma nessuna è come te. Fidati di uno che le ha provate tutte, tu sei la migliore» ammise il poliziotto con tono intrigante.

«Mi fido Croccantino, e allora non trattarmi mai come una semplice Amica» concluse la patatina.

E ritornarono a patatare, con la radio accesa e con sottofondo la canzone "Evviva la patata, evviva chi l'ha creata!" di Wacko’s Santini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Volcano

12 Aprile 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Il Vulcano, che sgradito regalo natalizio ci fece a noi poveri acitorriani. 

Quel magma, quel maledetto magma che senza pietà si mise a sfrigolare e a bollire come se fosse acqua caldissima derivante da un mefistofelico bollitore, tramutandosi in una implacabile ed impressionate lava rossa tanto da associarla a quella dell'Inferno dantesco.

Ho scolpito nell'anima ogni singolo fotogramma di quel drammatico giorno, a cominciare da quel fumo che via via si innalzava sempre più in alto sulla mia città collocata alle pendici dell'Otna. La quiete prima della tempesta, anzi, prima dello sfacelo, fondamentalmente una seconda Pompei.

All'improvviso, sentii i miei occhi bruciare in maniera pazzesca finché un’angosciante oscurità color ardesia imprigionò il sottoscritto assieme agli altri cittadini di Aci Torre in un misto di stupore e tensione fino ad arrivare alla temutissima eruzione seguita dal terremoto. Ci fu un parapiglia inaudito e una cacofonia di urla strazianti accompagnata dai pianti lancinanti dei bambini. La gente per ovvi motivi si prodigò a correre a destra e a manca, chi addirittura nel fuggi fuggi generale venne travolto dalle automobili.

L'Otna, senza troppi complimenti sparò una silurata lavica ad un'altezza incredibile, in una sorta di orgasmo, tant'è che gli zampilli e le colate apparivano come sperma rosso ed incandescente, mirati a distruggere tutto e tutti. Gli spruzzi sottili di lava scottante scivolarono via dal Vulcano alla massima velocità. Erano inarrestabili.  

La paura mi paralizzò totalmente e restai a guardare quel magnifico e al contempo orrendo spettacolo. Non durò molto, dal momento che una voce interiore mi esortava a sbloccarmi e di conseguenza ad agire. In fondo ero ancora molto giovane ed avevo una vita davanti.

Le ceneri e i gas riempirono gravosamente l'aria, mi tappai la bocca con la mano e, durante la fuga, posso assicurarlo, il cuore mi pompava a mille, peraltro assai motivato a non arrendermi, infatti avrei sputato sangue e cenere pur di non lasciarmi sopraffare da quel gigante impietoso.

Irreversibilmente fiumi di roccia fusa si addentrarono sull'inerme città sottostante sciogliendo nel loro percorso qualsiasi cosa ovvero scuole, parchi, case, supermercati, monumenti ed altre infrastrutture. Numerose bombe vulcaniche vennero catapultate dalla montagna sempre più instabile ed eccitata, procurando una moltitudine di esplosioni.

In fase conclusiva la gigantesca fontana di lava guadagnò “terreno” sia in lunghezza che in larghezza, insomma metri quadrati completamente coperti. Lo sleale e spietato Vulcano vinse con estrema facilità.
La terra si spaccò ed inciampando caddi al suolo come un sacco di patate per poi strisciare e dimenarmi.

«Sto morendo?» mi chiesi sul punto di svenire.
Da quel preciso istante, credo di aver pianto e pregato, non ricordo bene, ed infine il buio. Una volta che riaprii gli occhi, con grande sorpresa mi ritrovai al Policlinico con i medici e gli infermieri piuttosto affaccendati.   Gli angeli col camice bianco, (così li soprannominai) con i dovuti strumenti mi monitoravano costantemente temperatura, battito cardiaco e pressione sanguigna.

Mi spiegarono che ero riuscito a sopravvivere al disastro, in quanto una pattuglia della polizia municipale, composta da un uomo e una donna, in extremis, mi avevano caricato di fretta e furia nella loro auto di servizio in direzione per Bessina. Mi commuovo nel pensare che, nonostante la gravità della situazione, i due agenti non esitarono neanche un secondo a mettermi in salvo anziché tirare avanti, se non fosse stato per loro a quest’ora non sarei qui a scrivere questo racconto. Con entrambi sarò eternamente in debito.

Ora vivo a Copenaghen, a migliaia di chilometri di distanza dalla mia regione perennemente a rischio di fenomeni tellurici. Sono felicemente sposato con Anne e ho due figli, Erik e Susanne.

Qui non c’è nulla da temere.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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