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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

racconto

La festa vuota

7 Giugno 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Alla vigilia del matrimonio, colei che doveva vestirsi di bianco, dopo una lunga notte insonne, fece una scelta. 

Il giorno successivo, nella sala ricevimenti Torre Rubino, le raffinatissime tovaglie sembravano dei fantasmi stesi. Sopra di esse, file di tovaglioli avvolti come coni senza gelato, i quali si affiancavano ai costosi piatti con relative posate e ai bicchieri finemente lavorati. Gli èpergne con i fiori rappresentavano un'inutile natura morta. A far tediosa compagnia ai centrotavola decorativi, le candele di cristallo destinate a rimanere spente, candele che nell'eventualità fossero state accese, avrebbero arso apparendo come luci fatate.

Lungo la parete, gli strumenti del DJ aspettavano invano di suonare dei dischi per far ballare gli sposi e gli invitati. Invece, sulla pista da ballo roteavano pigramente svariate particelle di polvere.

Avrebbero dovuto esserci tanta gente, musica, discorsi, pianti di gioia, brindisi e risate, non una festa vuota dal penoso silenzio.

La funerea atmosfera di quel locale si addiceva all'interno di una bella casa di campagna, l'oramai ex nido d'amore. In una delle stanze un uomo si trascinava sul pavimento. Alla sua sinistra, una bottiglia rovesciata di brandy dava origine a una pozzanghera, un distillato di alcol e lacrime.

 

 

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La pizza surgelata

6 Giugno 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Entro nel supermercato sotto casa con l'intento di comprare una pizza surgelata.

Argh! Troppo tardi!

Mi accorgo che nel reparto surgelati è rimasta soltanto una pizza con pomodoro, salame e peperoni chiamata Mexican Red Baron.

Manfred von Richthofen era un asso dell'aviazione tedesca, dunque mi chiedo: perché, nella confezione, il pilota in questione è disegnato con dei baffoni fuori ordinanza e con il sombrero al posto del famoso berretto da aviatore?

Mannaggia, mi devo accontentare del "Mex Crucco", tant'e vero che lo lancio giù in picchiata nel carrello della spesa.

Mein Gott, la scatola si è ammaccata, mi sa che Il Barone ha fatto kaputt.

Mantenendo inalterato il mio humour, giungo alla seguente conclusione: Manfred von Richthofen aveva un triplano rosso, giusto? Il sottoscritto, invece, una pizza tutta rossa! Manfred von Richthofen poteva volare, no? Io al massimo posso sorvolare... perché ho fame!

 

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Trudy

5 Giugno 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Finita la cena, mentre ne stavo sdraiato sul letto, giocando e chiacchierando con Trudy, il mio orsacchiotto, sentimmo suonare insistentemente il campanello di casa.

Mia madre andò ad aprire la porta d'ingresso e si trovò davanti un uomo altissimo con la mimetica dell'esercito.

«Sono il colonnello Tordi» esordì l'ufficiale con un'espressione di circostanza. «Posso entrare un attimo?»

Ci venne comunicato che papà era rimasto ucciso in un conflitto a fuoco avvenuto a Kabul, in Afghanistan. L'urlo straziante che esplose in soggiorno fu terribile. 

Proprio quella sera, Trudy, smise di parlarmi.

 

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Cose buone che succedono a Roma

23 Maggio 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 
 

 

 
 
 
Amici lettori del blog sfavillante di luce ed energia culturale, ecco a voi la cronaca di un episodio accaduto a Roma. Ormai cambia tutto, cambia il clima, cambiano gli usi e i costumi, le mode e le tendenze, le attrazioni e le abitudini, insomma la vita è bella perché è varia (cit. Mario er benzinaro) e noi la prendiamo così com'è e voi?
 
COSE CHE SUCCEDONO A ROMA
 
Ho visto un gabbiano mangiare la pizza. La pizza era rossa e il gabbiano era pazzo per la pizza. Gli piaceva così tanto che, senza paura, se la pappava in mezzo alla strada da solo, perché era pazzo per la pizza, che era rossa con il pomodor, e che cazz, così bon che nessuno lo doveva disturbar. Che bella scena, lui che la gustava manco fosse uno scimpanzé, oppure come  il mio amico Armando che tutti sanno che è esagerato e va pazzo per la pizza rossa, solo che Armando come il gabbiano le ali non ha. Sentite questa novità: il pennuto bianco dalle grandi ali, una volta acchiappata la pappa, si alza in volo con la pizza, come un pazzo si libra sopra i palazzi e poi si butta in picchiata con un giro della morte a pelo strada. Io lo so perché con la bicicletta anch'io l'ho seguito in cielo per dirgli: "Gabbiano, ma nella pizza rossa hai trovato il peperoncino?". Ma lui mica mi ha sentito, ha continuato a volare, e dei cassonetti pieni di leccornie non gliene è fregato un casso, e che cazz, come un razzo si è ficcato dentro al bar, ha fregato un bicchierino di limoncello ed è uscito dalla finestra del retro. Mario er benzinaro, seduto al tavolino, l'ha visto ma non ha detto niente al barista che neanche se ne è accorto. Voi pensate che sia finita? Macché, dalla finestra, ancora con la pizza rossa in mezzo al becco, è riuscito a farsi un goccio di limoncello, con un ruttino di filato ha sfiorato il fioraio, con le zampe ha grattato come un flash una rosa rossa. Minchia, ma chi è 'sto gabbiano "extraordinario"?
Io avevo messo il turbo alla bicicletta e lo seguivo curioso di vedere questa storia come andava a finire e, infatti, il gabbiano, ormai pazzo della pizza rossa digerita con il limoncello, la rosa sgraffignata la lanciò alla cassiera delle giostre che, felice, fece fare tanti giri gratis ai ragazzini, i quali risero come matti quando videro il gabbiano fare la popò sulla testa di Raimondo il bidello che, infuriato, montò su un cavallo alato, rincorse il gabbiano per dirgliene quattro. "Raimondo, vuoi un goccio di limoncello così facciamo pace?" il pennuto apostrofò il bidello. L'ometto ridendo accettò l'omaggio del gabbiano e tutti insieme, me compreso, in bicicletta andammo allo stadio a vedere la partita.

 

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Terrestri? Puah!

18 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Il capitano Xaxooxoxo, dopo essere uscito dal nascondiglio, (un bidone vuoto della spazzatura) si mise a correre a perdifiato in direzione dell'astronave ben mimetizzata tra la vegetazione di un bosco nei pressi di una cittadina dove l'ufficiale aveva il compito di effettuare una breve ricognizione.

«Apri i portelli, presto!» urlò a Roxooroxoxo, il suo pilota. Quest’ultimo rimase attonito alcuni secondi, per poi azionare due leve di forma cubica. 

«Chiudi i portelli, decolla e allontaniamoci il più possibile» ordinò ansimando il suo superiore appena rientrato nel veicolo stellare. 

Una volta che furono oltre l'atmosfera terrestre, il responsabile di volo spaziale chiese spiegazioni.

«Perché sei così agitato?»

«Noi zoxooxoxoniani, abbiamo delle fattezze simili a quelle degli umani, purtroppo…»

«Purtroppo... cosa?»

«Sono da considerarsi una razza violenta e selvaggia, per di più risultano decisamente strani» continuò a raccontare il capitano Xaxooxoxo con aria sconvolta e accasciandosi in un sedile vicino ai comandi. «Attivando il traduttore simultaneo modello Gnywywyxoxo ho sentito una madre pronunciare al proprio figlio parole del tipo "Mi fai ribollire il sangue!" - “Quando tuo padre tornerà a casa ti spellerà vivo!" - "Mi sta scoppiando la testa!" -"Per colpa tua mi sono mangiata il fegato!" e quant'altro.»

«Qual è stata la reazione del figlio?»

«Le ha risposto dicendole che si era rotto l'apparato genitale e di come la prendeva sempre nell'ano, a differenza della faccia di escrementi del fratello.»

«Che schifo, si prestano a delle cose a dir poco blasfeme» commentò rabbrividendo Roxooroxoxo. «È meglio lasciar perdere, sicuramente troveremo altri posti da poter colonizzare.»

 

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La valigia

17 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Mi trovavo a Fiumicino per prendere un aereo diretto a Varsavia, in attesa di attraversare i controlli di sicurezza. 

Mentre procedevo a singhiozzo verso gli appositi varchi, una ragazza, chiaramente annoiata da quel profluvio di persone, attaccò bottone con il sottoscritto. Scoprii che la bella biondina era di origine svizzera e che doveva prendere un volo per Ginevra.

Durante il piacevole discorrere le raccontai in breve della mia relazione a distanza e che stavo andando in Polonia dalla fidanzata. 

In prossimità dei body scanner, la ginevrina si focalizzò sulla mia Samsonite piena zeppa di adesivi di svariati luoghi, reputandomi un provetto ed esperto viaggiatore.

«Una valigia da avventuriero, proprio» osservò.

«Ah, guarda c'è di tutto» le dissi, indicando con il dito indice. «Hotel Hilton di New York, Hotel Mediterraneo di Atene, Bangkok, Malaysia, Jakarta, Cheng Resort di Hong Kong, Pretoria, Bogotà, Tibet, Hammamet Resort di Tunisi, Costa Rica, Paraguay... eh, avoglia!»

«Ti manca il Panama.»

«È vero, spero un giorno di visitarlo.»

«Intendevo dire il cappello in testa.»

Entrambi sorridemmo. 

«Praticamente hai girato ovunque!» esclamò la svizzerotta soffermandosi ancora sul bagaglio alla Turisti per caso.

«L'unica nota stonata è questa: l'etichetta dell'albergo Trinacria di Palermo» ammisi storcendo il naso ma con aria divertita. 

«Perché, scusa?»

«Perché è l'unico posto in cui sono stato veramente.»

La "suisse" scoppiò a ridere.

«Sei troppo simpatico! La tua amata con te si divertirà... un mondo, giusto per restare in tema.»

Porco mondo, non proprio. L'incontro con Agnieszka, come le precedenti volte, fu costellato dai litigi per via del suo carattere lunatico per non dire di merda. 

Alcune settimane dopo, quando rientrai in Italia per ritornare a casa, mia madre notò subito il mio scazzo. Nonostante la sua espressione interrogativa dipinta sul volto, non mi chiese nulla in merito però sicuramente immaginava che la "polska" mi aveva fracassato i maroni. Da precisare, poi, che avevo comprato vari souvenir, quindi il bagaglio risultava più pesante rispetto alla partenza.

«Cavolo! Cosa c'hai messo dentro? Sassi?» mi domandò la mamma soppesando la Samsonite prima di aprirla.

«No, la mia rabbia!» abbaiai.

Ad ogni modo, tutti quei "caccamarini" colorati li applicava Elisa, la mia sorellina. Spesso le venivano regalati da una sua compagna di classe il cui padre gestiva un'avviata agenzia di viaggi. A tal proposito, si stupì che non “aggiornassi” la valigia con dei posti polacchi, malgrado la Polonia l'avessi visitata in lungo e largo.

Sì, in in effetti gli appiccichini polacchesi andavano messi, ma soprattutto l’adesivo più importante, che avrei potuto benissimo realizzare con l'aiuto di una stamperia al fine di attaccarlo in onore di quella bisbetica fidanzata di allora: Suka! (Stronza, trad. in polacco)

 

 

 

 

 

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Il barattolone di vetro

16 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

«È sigillato con la magia, soltanto io posso aprire il barattolone di "Polvere di Fata"» ci diceva sempre la nonna, indicando un contenitore di vetro con chiusura a gancio, collocato sopra una mensola vicino la finestra. 

Io, mia sorella, e i nostri due cuginetti, spesso restavamo a fissarlo come se fosse un oggetto incantato e di cui temevamo un sacrilegio, qualora l'avessimo toccato.

Ad ogni modo, notammo che la nonna utilizzava quella sostanza di colore bianco per svariati motivi. Ad esempio, ne cospargeva un po' dentro una casseruola piena di ceci, sostenendo enfaticamente che ci avrebbe reso forti e vitali. Una trovata originale per farci mangiare, non c'è che dire!

Mi ricordo che una volta, in cortile, mi sbucciai il ginocchio mentre giocavo a pallone. Mi misi a frignare, finché sopraggiunse la nonna. Sorridendomi amorevolmente, mi disinfettò la ferita e la ricoprì con due o tre pizzichi di fantomatica "Polvere di Fata", constatando con mio grande stupore che non sanguinava più. 

«Lo so, è miracolosa!» mi disse, accarezzandomi la testa ed invitandomi a non fare altre monellerie. 

Alcuni mesi dopo, la nonna morì e per sua espressa volontà venne cremata. 

Noi, quelli dell'Orto Botanico (così ci soprannominavamo in riferimento ad un famoso libro intitolato I ragazzi della Via Pal) eravamo talmente addolorati da tentare un'azione disperata. In pratica, dall'urna travasammo le ceneri della nonnina nel barattolone in questione, sperando che la polverina l'avrebbe potuta riportare in vita.

I nostri genitori e nostri parenti ci beccarono a operazione conclusa e ce le suonarono di santa ragione. Scoprimmo poi che in realtà la "Polvere di Fata” risultava bicarbonato.

 

 

 

Nota dell'autore: il racconto è parzialmente autobiografico.

 

 

 

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Polonia Suwalki

3 Gennaio 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #sport, #racconto, #vignette e illustrazioni

Polonia Suwalki

 

Amici lettori, eccoci catapultati nel nuovo anno, come sarà questo 2022? Lo ignoro, ma sono ottimista e spero diventi migliore dei precedenti. Pertanto a voi, che ci seguite fedeli e appassionati, facciamo il nostro fervido e sincero augurio di buon anno. Vada come vada, noi cercheremo di impegnarci perché sia buono davvero.

Molto bene, sicuramente ricorderete che tempo fa vi parlai di un progetto artistico riguardante il mondo del football. Ebbene, dovete sapere che a Suwalki, una cittadina della Polonia, in un quartiere imprecisato, c'è una strada chiusa. Sul muro di fondo la porta del calcio è stata dipinta con vernice bianca. I ragazzi hanno scelto questo spazio per giocare perché ai lati ci sono solo alcuni box o botteghe e quindi la palla non può uscire in strada rotolando tra le automobili. Ha nevicato, il terreno potrebbe essere scivoloso ma per questo sarà  più divertente. Il muro è alto e qualcuno ha disegnato delle scritte sulla parete grezza, magari per farlo sembrare un vero stadio. Con la vostra fantasia non vedete i giocatori? Giocatori di calcio? Sì, perché a breve è qui che si svolgerà una partita fra due squadre speciali. Io e Mario il fantasma racconteremo la cronaca dell’incontro. Mario? Un fantasma? Per chi non mi conosce, quando scrivo tutto può succedere…

- Walter, sono pronte le squadre che ti ho procurato, non ti preoccupare, si gioca per divertimento, ma più tardi possiamo avere altro cioccolato?

- Ehi Mario, ma non ti farà male?

- Abbiamo tanto bisogno di ridere, e poi a noi fantasmi il cioccolato aggrada molto.

- Penso di non poter raccontare tutto questo in giro.

- Oh sì, certo che puoi. Allora andiamo?

E così, io e Mario abbiamo portato in Polonia una squadra di fantasmi. Sul campo di calcio improvvisato che ho dipinto, se la vedranno con dei ragazzini del posto.

Ha nevicato ma il campo  fortunatamente è praticabile. Ben schierati da una parte i ragazzini polacchi, con le guance rosse, i calzoni corti e la faccia sfrontata di chi non vuole perdere, di fronte gli avversari, una squadra di fantasmi amici di Mario, alcuni anzianotti, altri un po' meno. Va detto che è davvero una squadra di pivelli alla "viva il parroco" ma vogliono divertirsi e, in fondo, non ci stanno a perdere neanche loro. Ce la metteranno tutta per fare bella figura.

- Ok ragazzi, mettiamo la palla al centro e iniziamo a giocare, al termine cioccolata calda per tutti.

- Ehi Walter, vuoi fare l'arbitro?

- Non ci penso proprio! Mica avete bisogno di un arbitro. E poi voglio godermi la partita!

La partita è iniziata, le due squadre si affrontano come se stessero giocando la finale di coppa del mondo, sonore risate si mescolano agli incitamenti a passare la palla, fiocca anche qualche parolaccia per un passaggio sbagliato o per un duro colpo ricevuto. Tutti corrono  spensierati a perdifiato con l'unico obiettivo di vincere e divertirsi, i ragazzi polacchi sono più forti ma i fantasmi se la cavano con qualche piccolo colpo di magia. Da una parte e dall'altra ci vorrebbe un pallottoliere, i gol non si contano più e la partita rimane in parità. 

Sembra una gara senza fine ma il gioco termina quando un ragazzino calcia la palla così in alto, ma così in alto, da raggiungere il cielo. Come per incanto, quel pallone rimbalza sulla luna che si accende e illumina tutte le stelle più belle. Il cielo pieno di stelle è bellissimo, davanti a questo spettacolo tutti si fermano a bocca aperta con il naso all'insù.

- Ehi Walter, abbiamo finito la partita, ci siamo divertiti un sacco, ora puoi portarci del cioccolato, sbrigati che abbiamo bisogno di dolcezza!

- Certo, sto arrivando... Non vuoi il tè caldo prima?

- No, per favore, solo cioccolato e... anche un sacco di biscotti, sbrigati che abbiamo fame!

Amici lettori, ora c'è un problema, per favore non spifferate l’inghippo: mentre guardavo la partita ho sgargarozzato tutta la cioccolata da solo, qualcuno di voi può aiutarmi?

-Ehi, ragazzi sul campo di calcio, tranquilli, ho ordinato la cioccolata per telefono, via mail, via megafono, via telefax, insomma, tranquilli, sta arrivando.

Cari lettori, che disattenzione! E adesso? Ho molta fantasia ma come posso risolvere la questione? Idea!  Chiamo la Befana, ci penserà lei a portare la cioccolata, va tutto bene quel che finisce bene, lasciamo i ragazzi su quel campo di calcio improvvisato in Polonia e speriamo che la vecchina si sbrighi a portare il cioccolato e non dimentichi i biscotti. Io e Mario andiamo a preparare la prossima partita, vi porteremo in Irlanda del Nord, amici lettori, ancora buon 2022: passarlo insieme a voi sarà sempre un piacere.

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Inciucio cinese a Natale

22 Dicembre 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 
 
 
Amici lettori, siamo quasi a Natale e sto vivendo un momento particolare della mia vita. Nella jungla di idee, progetti, sogni straripanti dal cassetto - sogni che non li sogni manco se ti bevi una bottiglia intera di Maraschino - insomma, cari amici lettori, mi occorre un approccio, un'occasione, un appiglio. Devo guadagnare un po’ di soldi per andare alla settimana bianca natalizia con la mia fidanzata settantacinquenne Amanda Lur, vestirmi da babbo Natale per il circolo dei vecchietti arsenico e tutto merletti, e poi portare tutti nudi a fare il bagno nelle acque del laghetto termale. Ma sono in panne. Per fortuna in soccorso arriva a lei, la mia amica Bibbi.
 
- Tranquillo, vado io a trovare quello che ti serve quando porto a spasso il mio pappagalletto Pippetto.
 
In un quartiere di Roma Est sembra che ci siano molti negozi cineseggianti, magazzini di articoli vari solitamente a buon prezzo. Bibbi va spesso a passeggio con il pappagalletto sulla spalla proprio da quelle parti e io ho bisogno di un certo numero di cover per i telefonini. Intendo dire, volete una cover personalizzata? La volete a colori? La volete pittata in modo che, quando tenete fra le mani il vostro cellulare, lo squillo o la navigazione in rete siano gioiosamente e cromaticamente intonati? A Natale volete fare un vero regalo originale? Bene, ci penso io, solo io posso darvi il colore che avete sempre desiderato ma che non avete mai trovato. Ma per tutto ciò necessita trovare le cover dei modelli di telefono in circolazione a un costo contenuto, per impiastrarli con i miei colori. A quanto pare  Bibbi mi aiuterà nella ricerca.
Al civico 48 c'è un magazzino la cui facciata è a a forma di pollo in frac addobbato con tutte le palline di Natale rosse e gialle e lo si può pure immaginare a forma di pagoda. Comunque, la mia complice ha deciso di andare mercoledì. Inizialmente mi sono gasato dall'idea della risoluzione dei miei problemi ma poi sono stato per rinunciare, pensando a Bibbi da sola in un grande magazzino con gente sconosciuta. Magari potrebbe passare qualche brutta storia. State dicendo che non sarà sola poiché il pappagalletto starà appollaiato sulla sua spalla? Avete visto troppi film, eh!
Ma lei, che è del segno del Leone e non ha paura manco di farsi fare un iniezione dalla vicina 93enne alla quale trema la mano, mi ha detto di star tranquillo, che lei era una che alla bisogna mena cazzotti e calci alle parti basse e quindi non devo preoccuparmi.
 
MERCOLEDI POMERIGGIO
 
Jeans attillati, camicetta a fiori, capelli vaporosi e profumo da sturbo, lei di solito esce così.  Vi garantisco che il suo profumo - non lei ho mai chiesto di che marca sia - è veramente eccitante. Molto bene, ecco quello che è successo.
 
- Buona sera, avete delle cover per i telefonini?
 
- Celto, plego, entli pule, signolina-  fa il cinese dai capelli rossi sfumati, vestito di rosso come babbo natale alla cassa del negozio.
 
- Ne dovrei acquistare una certa quantità, mi farà un po’ di sconto?
 
- Celtamente, ma solo pel pagamenti in contanti e dai 50 pezzi in su, venga che le faccio vedele l'assoltimento.
 
Il magazzino è enorme, le scaffalature colme di prodotti di tutti i tipi; dall'Oriente arriva la merce più disparata. Dovete cambiare tinta per i capelli? Ecco per voi il super casco, ve lo mettete in testa et voilà, quando ve lo togliete la vostra acconciatura ha cambiato colore. Vi capita di addormentarvi davanti alla televisione? Stop al timer, adesso c'è il dispositivo high tech: quando state per addormentarvi, solleticandovi  il naso, vi sveglierà per farvi continuare a vedere il programma tv. Odori in cucina? Vedete questa scatola?Non si sa che cosa ci  sia dentro ma basta tenerla aperta e assorbirà tutti gli odori in men che non si dica. Non solo, funziona anche come acchiappa puzzette. Insomma, qui c'è tutto di tutto e le cover di cui parlavamo prima sono da quella parte in fondo al magazzino.
 
- Bello questo pappagaletto, se lo vuole vendele io complale pel fale blodo.
 
Bibbi lo fulmina con lo sguardo.
 
- Schelzavo, io plefelisco i blidini a sei zampe. Allora ecco quello che celcavi, che modelli vuoi?
 
-Vorrei dieci di ognuno, quanto me li metti?
 
- Tre euli, le selve fattula?
 
Bibbi si sente accarezzare il lato B ma si sposta e fa finta di niente.
 
- Il prezzo mi interessa, adesso non ho i dati per la fattura, ritorno domani.
 
- Va bene, vuole che glieli metto da palte?
 
Ancora una strusciatina, questa volta sul davanzale.
 
Bibbi sta per partire di testa, si ferma solo perché la sua attenzione viene attirata da un qualcosa che non si aspetta. Dietro una paravento di fianco allo scaffale vede due gambe di uomo nude a terra.
 
- Arrivederci e grazie, torno un'altra volta, non si disturbi esco da sola. Posso dare uno sguardo al resto del magazzino?
 
- Celtamente, mi chiami se ha bisogno.
 
La ragazza prende il suo cellulare e chiama Raffaele, il suo amico poliziotto.
 
- Raffaè... sto qui al magazzino cinese, ho visto uno mezzo nudo steso a terra, che devo fa'?
 
- Aspetta, stai calma, guarda se per caso è uno che si è sentito male, siamo vicini alle feste, forse ha bevuto.
 
- Vabbè, ma è nudo, quando uno si sente male o è ubriaco sta spogliato senza mutande?
 
- Bibbi, non fare gesti inappropriati, prima di chiamare la volante accertati di quello che è successo.
 
- Raffaè, io ti dico che quello è morto ammazzato, vabbè, mo vedo e poi ti richiamo.
 
Ma non è convinta, visto che è del segno del leone, così fa quello che ha visto in un film: chiama il cinese, gli va dietro le spalle con una banana facendo finta che sia una pistola: -Mani in alto, brutto provolone, vieni con me e dimmi quello lì chi lo ha ammazzato!
 
- Signolina, la plego, non mi faccia del male!
 
- Sta’ zitto, sporcaccione!
 
Vanno dietro il tendone e Bibbi vede una scena che in vita sua non ha mai visto.
 
- E questi chi sono?
 
- Inciuci.
 
- Inciuci? Ma stanno tutti con il coso dritto... E poi sono nudi, mezzi uomini, e per l'altra metà che minchia sono?
 
- Questo è un lepalto nuovo, questi sono bamboli gonfiabili elettronici.
 
- Vuoi dire bamboloni, ammazza che misure!
 
- Sì, supeldotati.
 
- E per l'altra metà che sono?
 
- Malziani.
 
- Marziani?
 
- Sì, inciuci malziani. Sono l'ultima moda, fla un po’ li tlovelete in tutti i sexy shop.
 
- Mezzi marziani e mezzi uomini gonfiabili elettronici e superdotati... me cojoni!
 
- Signolina, se vuole, uno glielo legalo, basta che mi toglie la pilstola dalla schiena.
 
- Ti piacciono le banane muso giallo? Ma sì, dammene uno che lo porto a mia cugina Ingrid.
 
Il bambolone che sta a terra è scivolato dallo scaffale, il cinese lo prende e lo mostra a Bibbi. -Vuole che lo sgonfio?
 
- Oh, tienimelo lontano che fa impressione quell'affare. Ma sì, incartalo tutto intero con la carta igienica, mi piacciono le mummie!
 
Questo è quello che succede mercoledì prima di Natale... Vi state chiedendo che fine abbiano fatto le cover dei telefonini? Nel bailamme, logicamente Bibbi se ne è dimenticata, e così il bambolone gonfiabile, invece che portarlo alla cugina, lo ha regalato a me. Adesso, se qualcuno di voi volesse un bambolone mezzo marziano, mezzo uomo con la misura del coso esagerata e  tutto colorato d'autore - eh già, perché poi l'ho tutto pittato per bene - insomma, non deve fare altro che chiedere. Astenersi perditempo, approfittatene perché fra un po’ andranno a ruba... così come spero per le mie cover, altrimenti il Natale e la mia settimana bianca sfumeranno come in un fumetto di Paperino.
Buon Natale a tutti amici del blog che per voi fa (quasi) di tutto.
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E guardo lo spazio da un oblò

26 Novembre 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

 

Viaggiamo da circa dieci mesi in quella che definisco l'Eterna Notte Nera. 

Stiamo attraversando lo spazio intergalattico alla ricerca di nuovi pianeti da esplorare a bordo dell'Entertreck NW-01, una nave stellare composta da un equipaggio di 2700 persone, tra civili e militari dello Space Army.

Io, in qualità di tenente a due "stelle", mi occupo dell'armeria e della gestione delle due torrette laser collocate vicino gli alettoni di destra.

Credo fermamente nel mio lavoro e mi ritengo fiero della divisa che indosso, tuttavia ammetto di avere una tremenda nostalgia della Terra, perlopiù a livello atmosferico e ambientale.

Mi manca sentire il vento sulla faccia, mi manca la brezza marina e l'odore di salsedine ma soprattutto mi mancano i temporali poiché trovavo tonificante il petricore e le gocce d'acqua a contatto sulla mia pelle. 

Sì, amo da morire la pioggia. Qui al massimo è possibile imbattersi in una "pioggia" di meteore e, pur non negando che sia un bellissimo spettacolo, preferisco comunque ben altra precipitazione, tra cui quella generata dalla cipolla scrosciante piazzata lassù.

«Michael, quanto ci stai mettendo? Mi serve l'InterDoccia!»

È Billy, il mio compagno di alloggio oltre che parigrado, appena rientrato dal poligono di tiro.

«Un attimo!» esclamo irritato e girandomi di scatto imposto le manopole su Off.

Una volta fuori dal box doccia, mi asciugo, mi vesto ed esco dalla camerata per avviarmi nel corridoio in direzione del distributore di bevande per pigliarmi qualcosa di energetico. Nell'attesa che dal vano erogatore esca un bicchiere di tè caldo alle erbe rosse di Marte, sospiro malinconicamente e appoggio la fronte su uno dei finestrini dalla caratteristica forma circolare. 

E guardo lo spazio da un oblò.

 

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