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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

racconto

Il pattinaggio

25 Gennaio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

 

 

 

C'era una scuola di pattinaggio nella mia città in Mozambico, dove mia madre mi aveva iscritta.

All'inizio avevo quattro anni, ma di questo periodo non ricordo tanto. Quello che ricordo bene è successo due anni dopo, quando ne avevo sei. Pattinavo in coppia. Eravamo lungamente applauditi, tanto festeggiati. Non per il fatto di essere bravi (quanto bravi potevamo essere noi?), ma perché eravamo buffi. E inaspettati.

Ricordo una volta in che Rui, il mio partner, aveva sbagliato mossa. Indignata, l'ho tirato dalla parte giusta, con irritazione e determinazione. A sua volta, lui ha tirato me, che ho rispostato lui… e questo è andato avanti così per un interminabile mezzo minuto. Mezzo minuto mentre pattini, è tanto! Gli spettatori, colti alla sprovvista, scoppiarono a ridere e a applaudire, una vera raffica di applausi che non smetteva mai. Mezzo minuto dopo ricominciammo a pattinare insieme alla musica, come se niente fosse.

Da questo evento non si può certo ricavare resilienza o qualche altra caratteristica positiva. L'immagine che si raccoglie è quella di una immensa testardaggine. Non essendo una caratteristica così bella, è stato un elemento molto utile in tutto quello che dopo mi è successo.

 

 

                                                                     

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La felicità

20 Gennaio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #racconto, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

In Mozambico avevo un bel gruppetto intorno a me, e questo era una barriera agli scherzi degli altri. Però, anche questa barriera ti sottoponeva al ridicolo. Pur condividendo tanti segreti e barzellette, le amiche si tormentavano ogni tanto, mi tormentavano, a dire il vero anch'io lo facevo con loro. Ma non era tanto importante, eravamo amiche. Abitavamo vicinissimo le une alle altre, e siccome c'erano pochissime auto in giro, lo spazio era nostro per giocare e correre, per gareggiare in bicicletta. Di notte, era frequente andare a dormire a casa di una o dell'altra, tutte noi lo facevamo, in un miscuglio felice e spensierato.

Ricordo una cosa un po' cattiva che facevamo, tutte noi, come un esercito ben addestrato: toglievamo piccoli gocci di whiskey dai bicchieri degli ospiti di casa, e li conservavamo in una bottiglia. Quando toccava a una di noi andare a dormire da qualche amica, c'era sempre un piccolo sorso di whiskey accuratamente conservato. Quando tutti in casa dormivano, era la nostra ora assieme a quel liquido, la cui attrazione piuttosto amara era principalmente l'essere vietato.

Certo che questo evento ansiosamente aspettato non era un granché: ci ubriacavamo nella nostra piccola stanza, avevamo conversazioni stupide, e, alla fine, non andavamo da nessuna parte. Per di più, il giorno seguente avevamo un dolore nella testa insopportabile. Ma tutto questo è vivere, tutto questo è apprendimento, tutto questo è felicità. Insomma, tutto questo è amicizia.

Si non ci fosse l'amicizia, avresti vissuto quei momenti felici?  

 

 

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Affascinante

15 Gennaio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto, #luoghi da conoscere

 

 

                                         

 

In Mozambico quasi sempre c'è il sole. Tutti i giorni mi sveglio presto per incominciare la giornata, ma la luce è più veloce di me, arriva, splendente, alle cinque del mattino. Ogni giorno è già là che mi guarda, sembrando molto allegra. Anch'io mi sento allegra. La giornata intera è davanti a me per passeggiare, studiare, giocare, imparare.

Esco. Ma all'improvviso tutto cambia e comincia a piovere. All'inizio non tanto forte, poi ogni secondo di più, e di più, e di più, fino a che la strada sterrata è allagata, ed io, che non ho trovato un rifugio sicuro, sono ugualmente bagnata. Mi fa ridere. Sembra impossibile che ci sia tant'acqua, quando, un secondo prima, c'era il sole.

Così com'è cominciata, pochi istanti dopo, ecco che la pioggia rallenta. Ogni secondo cade meno forte, e meno, e meno, fino a che smette. E il sole arriva di nuovo. La vita esplode, la gente esce, la gente gioca, la gente passeggia, la gente impara. Io non esco, stavo già fuori, e per questo sono bagnata.


Così è il giorno in Mozambico, un fascino a volte anche eccessivo.

 

 

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Snake

10 Gennaio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Chi non conosce il famoso Snake? Per i non avvezzi è doveroso illustrare in breve in cosa consista questo rompicapo elettronico che, a partire dagli anni ottanta, ha praticamente spopolato negli Home Computer, successivamente convertito su Game Boy e persino su cellulare.

In sostanza si personifica un serpente, guidandolo in vari schemi, all'inizio facili per poi passare a quelli più difficili, per non dire subdolamente progettati. Difatti l'abilità del giocatore fa la differenza, ragion per cui la progressione di gioco risulta al limite dello snervante.

Il rettile è in continuo movimento, non è possibile fermarlo. Inoltre, durante il percorso è necessario divorare una moltitudine di topini, col risultato di allungare il suddetto fino al raggiungimento della lunghezza massima. Allo stesso tempo bisogna evitare, non solo di sbattere nella cornice del livello oppure in eventuali ostacoli, ma anche il mordersi la stessa coda o il corpo.

L'obiettivo è semplicemente quello di sopravvivere il più a lungo possibile per innalzare lo score, (punteggio). Si ha a disposizione una serie di vite che, una volta esaurite, Game Over.

Con Snake II, sul Nokia ci smanettavo un sacco, specie nel quarto anno delle superiori, tanto da rammentare un aneddoto umoristico.

Una mattina, mentre Aquilino, il professore di elettronica, spiegava uno dei suoi machiavellici teoremi, dopo il centesimo sbadiglio, presi il cellulare, disattivai i suoni e mi misi a giocare a Snake. Essendo seduto da solo in fondo all’aula, ero convintissimo che non sarei stato sgamato dall'insegnante, peraltro assai severo e rompicoglioni.

Imboscai il cellulare tra le gambe ed abbassai la testa per trastullarmi… col serpente.

Giocai in maniera frenetica, per di più tirai fuori la lingua come se mi stessi prodigando a chissà quale atto impuro. Ad un certo punto mi accorsi che qualcuno dalla lavagna mi fissava costernato.

«Che cavolo sta facendo quello lì?» osservò Aquilino a bassa voce.

Lo ignorai, in quanto ero estremamente concentrato col giochino in questione.

«Ehi, amico, cosa stai combinando?» mi chiese il docente con tono inviperito.

«Qua... mi si è allungato il coso!» gli risposi sobbalzando, con un nervoso sorrisetto. 
«Il coso?»

«Sì, il serpente, va’!»

«Come il serpente? » gridò il docente. «Zozzone, non ce la fai a tenere a bada gli ormoni?»

Abbandonai immediatamente la partita, ci mancò poco che l’insegnante mi lanciasse addosso il cancellino.

«Stavo spiegando Teorema di Thevenin mica il Teorema della Sgnacchera!» aggiunge Aquilino.

«Prof, intendevo dire il serpente di qui che cerca le tope!» farfugliai imbarazzato ed alzai il cellulare per farglielo vedere.

La classe scoppiò in una fragorosa risata, del resto l’intera situazione era diventata un doppio senso. E fu così che il cellulare mi venne sequestrato fino alla fine della lezione, per non parlare della cattiva nota sul registro. 

Ci restai male, molto male. Porca paletta, per poco non battevo il mio record!

 

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L'amicizia vera

7 Gennaio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

 

 

 

 

Quando sei piccola, gli scherzi degli altri sono insopportabili. Ogni scontro, pur minimo, ti fa sentire molto male, diversa dalle compagne (o così ti pare). Ti senti giudicata e condannata, e il peggio è che ti guardi con gli stessi occhi che ti criticano, non sei capace di ridere come se niente fosse, e la superiorità dell'allontanamento è l'ultima cosa che ti passa per la mente.

Però, c'è qualcosa che ti aiuta in questi momenti terribili in cui hai una così sviluppata sensibilità: l'amicizia.

Più di ogni altra cosa, se hai almeno un amico, guarderai lo scherno da più lontano. E soffrirai meno. A volte capirai che quello è solo uno scherzo. Brutto. Ma non sei una vittima, sei superiore perché hai un amico che lo guarda con te, scuote la testa, e ride. Aver un amico è poter dire qualunque cosa ti passi per la testa. Sarai compreso. Sarai accettato. Mai giudicato, perché quella persona ti vuole bene.

Per me avere un amico è bello. È prezioso. Può anche essere affascinante. Ma è, soprattutto, accogliente. Avere un amico è sentirsi in casa. 

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#mannaggialaprostata: Se avete coraggio dite la verità

3 Gennaio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #luoghi da conoscere

 

 

 
 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, sono ben felice di aprire il 2021 nuovamente insieme a voi, con la storia a puntate che in futuro potrebbe essere un best seller marziano.
Allora, siete pronti ad affrontare il nuovo anno? Forza, saltate sui sedili di questa nostra macchina della fantasia, per 365 giorni vi scorrazzerò e vi entusiasmerò con la mia cultura astratta e demenziale e oggi… MANNAGGIA LA PROSTATA, SE AVETE CORAGGIO DITE LA VERITA’.
 
 
La notte, quella notte stava per concludersi, Tony, dopo l’amore infuocato, si era intrattenuto con Eleanor, cliente del mercoledì e, per sbollire i bollenti spiriti  (sbolliamo i bollenti spiriti addolcendo dolci),  le aveva offerto chiacchierando giù per su del tiramisù (o tiramigiù?) al maraschino.
 
- Bella, dobbiamo lasciarci, devo assolutamente andare a dormire.
 
- E se invece facessimo un extra?
 
- Sei pazza? Domani mattina ho appuntamento con Mario, se faccio tardi, si incazza.
 
- Non sapevo che lavorassi anche con gli uomini.
 
- Ma che hai capito? Mario è un mio vecchio amico, ogni settimana andiamo a spasso per Roma alla ricerca di posti culturalmente interessanti da vedere, devo essere vispo e sveglio, senza uno sbadiglio.
 
- Fiuuu, meno male! Allora che facciamo?
 
- E’ facile, ci lasciamo e andiamo a nanna.
 
- Quando ci rivediamo?
 
- Ti metto in lista per la prossima settimana, con sottofondo i Santana, ma adesso smamma, che mi devo mettere il pigiama.
 
E così, Tony Mal, con indosso il pigiama di Paperino, si infilò ridendo da solo sotto le lenzuola. L'indomani mattina lo aspettava Mario er benzinaro, per una nuova visita a sorpresa. Naturalmente avrebbe tardato ma, fortunatamente (io ci aggiungerei altri tre o quattro avverbi tutti rigorasaMENTE col suffisso MENTE), Mario, a bordo della 500, avrebbe già preparato un caffè bollente da risvegliare anche i frati della chiesa di via Veneto, ve li ricordate?
 
- Tony, sbrigati che dove andiamo forse troviamo la fila.
 
- Perdonami, ieri sera abbiamo finito in bellezza con il tiramisù al maraschino. Dove andiamo?
 
- Andiamo a vedere la  "bocca della verità”
 
Di fronte a Lungo Tevere, di fianco al Circo Massimo, e di spalle all'isola Tiberina, c’è la chiesa di Santa Maria in Cosmedin. 
Entrando, subito all'ingresso (e dove volete entrare se non dall'ingresso?) troverete sulla parete la “bocca della verità”, un enorme mascherone marmoreo di quasi due metri di diametro. Risale al periodo dell’antica Roma e, con molta probabilità, si tratta di un tombino nel quale, attraverso le aperture degli occhi, del naso e della bocca, di quella che è stata l’immagine di un dio delle acque, tutti i liquidi venivano diretti alla cloaca massima.
La scultura si è prestata nei secoli a molte leggende. La principale, quella che da sempre ne ha decretato la popolarità, narra che, chiunque vi infili la mano, in caso di innocenza la avrà salva, in caso di colpa gli verrà morsa dalla divinità.
Ai giorni nostri è stata co-protagonista nella famosissima scena da Oscar con gli attori Audrey Hepburn e Gregory Peck, nel film Vacanze romane. Da quel momento, simbolicamente, tutti gli sposi si giurano amore eterno infilando le mani nella bocca di questo dio delle acque.
 
- Tony, prendi il caffè così ti svegli, hai mai pensato di cambiare lavoro?
 
- Di questi tempi è l’unica possibilità, non ti ricordi tutti i lavori precedenti finiti male? Anzi,  posso dirti che sono anche preoccupato.
 
-Di ché?
 
- Mi preoccupano i robot, ogni giorno che passa sembra che alla gente piacciano sempre di più, ormai li trovi dappertutto e, sessualmente parlando, stanno diventando molto fashion.
 
- E di che ti preoccupi?
 
- Di cosa? Di rimanere senza lavoro un'altra volta. Questi robot stanno rivoluzionando le abitudini sessuali, ormai li trovi disponibili per tutti i gusti, c’è perfino un florido mercato dell’usato. Mario, che ne dici? Tornerò disoccupato?
 
- Tony, dobbiamo adattarci a tutti i cambiamenti. Comunque, salta chi zompa (Bo? Lo diranno dalle sue parti?), tranquillo, vedrai che tutta questa modernità non potrà cancellare la nostra intima essenza umana: l’amore, la passione, il calore dei rapporti umani, sono sentimenti eterni che nessuno ci può togliere.
 
- Mario, a proposito, cos'è quel bozzo che tieni lì? Come hai fatto a diventare super dotato?
 
- Hai paura che ti faccia concorrenza, eh?! Ma no, dopo ti spiego, è solo uno sbomballamento, (sbomballamento non si trova in nessun dizionario, perciò niente esegesi della parola, mi dispiace per voi, chiedete a lui cosa voleva dire).  Dai, siamo arrivati, vedi che di fuori c’è già la fila?
 
- Mi sorge un sospetto.
 
Tony Mal e Mario parcheggiano la 500 sulla piazza, e si mettono in fila fra i turisti. Al loro turno si pongono davanti al mascherone della bocca della verità e chiedono a una giapponese di scattare loro qualche foto. Si fanno le foto con le facce buffe e tutti ridono. Unico dettaglio, Mario si mette sempre di fianco.
 
- Ehi, Mario, mi hai portato qui perché ti scappa e per caso vuoi farla dentro la bocca del monumento?
 
-  Ma che sei pazzo?
 
- Da te mi aspetto tutto.
 
- No, tranquillo, per quello che pensi tu mi sono organizzato.
 
- Non ci posso credere, andiamo via, mi stai facendo paura.
 
 
E una volta in auto...
 
- Mario mi dici cosa è quella sporgenza?
 
- Tony. ho inventato un cosa straordinaria, il salva pisello!
 
- E in che consiste?
 
- Ho preso una bella bottiglietta del succo di frutta, ho legato due elastici a una cinta, me lo sono infilato lì e me lo sono legato sotto la pancia. Dopo aver evacuato (beh, evacuato si riferisce ad altra sostanza ben più consistente dell'urina, forse voleva dire pisciato), devo solo svuotarlo e così ho risolto il problema. Certo alla mia età chi notasse la protuberanza dei pantaloni lo troverebbe un po’ strano, ma devo dirti che, con la vita fantascientifica di oggi, nessuno fa caso a me.
 
- Beh, sì, almeno in questo modo non hai fatto la figuraccia di quella volta sul bus, quando ti sei letteralmente pisciato addosso.
 
-E che non me lo ricordo? E’ stata proprio una brutta sensazione, stavo seduto sull'autobus e me la sentivo colare sulle gambe fino a dentro le scarpe. Per fortuna siamo scesi alla prima fermata. Ma che ci potevo fare? Mica è stata colpa mia, e poi io sono vecchio!
 
- A parte il fatto che essere anziani è normale e non è discriminatorio, devi solo deciderti a farti visitare da un urologo.
 
- Ma con le mie invenzioni ho risolto il problema.
 
- Sei proprio un personaggio comico! Dove andiamo domani?
 
- Ci penso questa notte.
 
- Se ti fai visitare da un urologo, invece di stare sveglio di notte, ti faccio lavorare con me.
 
- Così glielo facciamo vedere noi ai robot chi siamo!
 
- Vuoi che ti accompagno?
 
- Dove?
 
- Dal dottore.
 
- Dai, scendi, ne riparliamo un'altra volta. Di queste cose bisogna parlare con calma filosofica e democratica.
 
- Ciao Mario.
 
- Ciao Tony.
 
I due si accomiatano con uno sguardo di sfida, chi vincerà?
 
E così, amici lettori del blog che scalda i vostri animi anche se siamo in inverno, tutti noi vi auguriamo un fantastico 2021 e ci rivediamo alle prossime puntate. Non cambiate canale, da noi si balla con la musica culturale più glamour della galassia.
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L'amicizia

31 Dicembre 2020 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

 

 

                                                                    

 

Un giorno giocavo e scherzavo con la mia migliore amica. In un gruppetto che frequentavo quando ero bambina in Mozambico, eravamo otto ragazzine. Ma quella che mi stava più a cuore era un'altra Paula, ancora più piccola, ancora più allegra. Eravamo proprio amiche, andavamo d'accordo alla grande. Un giorno litigavamo per qualcosa senz'alcuna importanza: a me piaceva recarmi alla gelateria un po' troppo lontana per andarci a piedi, ma lei non aveva la sua bici.

Ho insistito perché andasse a casa a prenderla (la casa era vicina), ma lei non ha voluto. Quando mi sono girata, lei ha preso la mia bici ed io, la ragazza dell'idea, sono rimasta a terra, mentre lei è partita per la gelateria.

Parte, mangia tranquillamente il gelato e torna, senza portarmi un gelato. La rabbia ribolle dentro di me, avanzo lungo la strada. Quando lei ritorna, mi passa accanto ridendo. In quell'istante tutta la rabbia mi fa allungare la mano e tirare il manubrio.  Lei cadde a terra.

Quello che successe dopo non lo ricordo così bene (devo essere stata duramente punita da mia madre). L'unica cosa che mi è rimasta in mente è la sua faccia gonfia, che rideva insieme a me, quando sono andata a farle visita il giorno dopo.

L'amicizia è anche fatta di queste piccole schermaglie, di tutti questi scontri che sono veramente sbuffi di fumo che si dissolvono nel nulla.

 

 

Paula Martins

 

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Resilienza

30 Dicembre 2020 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

                                                       

 

È molto presto ancora, poco dopo le sei e mezza. Tutti si preparano, c'è un gran movimento. Io, come al solito, sono in ritardo. Ascolto mia madre che mi chiama dal basso, mentre sento mia sorella che scende le scale. La casa resta silenziosa. Saranno già tutti seduti in auto che mi aspettano, ne sono certa, anche mio padre. Lui non l'ho sentito, sarà sceso prima ancora del mio risveglio.

Con me in casa, cercando di mettermi fretta, si trova Bina. Anche la mia scuola elementare comincia alle sette, anch'io sarei dovuta essere pronta.

Fai presto! – sento mio padre gridare giù dalle scale. Immagino la sua sagoma, una figura furiosa già con le chiavi in mano – guarda che questa volta ti lascio a casa. Sono stufo dei tuoi ritardi!

Faccio spallucce. È più importante quella coda di cavallo che lo specchio mi mostra storta. Non esco da casa così! Mio padre, che aspetti.

Quando sono ancora a casa, mentre scendo le scale, cinque minuti dopo, spinta da Bina, sento l'auto che si avvia.

Piccola, tutta rabbia, cammino in direzione della scuola che non è così lontana. Bina mi accompagna, rimproverandomi. Non ci faccio caso, neppure la sento. La mia dignità è a pezzi, non ho intenzioni di parlare più con mio padre.

Il giorno seguente mio padre mi aspetta, di nuovo chiavi in mano. Lo supero senza girare la testa, molto dignitosa. Non impressiono nessuno con la mia dignità piena di sé, sento mia sorella ridere di me. Non vado in auto tutta la settimana.

 

 

Paula Martins

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La pozzanghera

29 Dicembre 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

Da bambino cascai in una pozzanghera. Finii in un mondo uguale ma diverso, difatti, tutto mi appariva decisamente strano. Camminai per le strade della mia città notando che le insegne dei negozi erano scritte al contrario. Ad esempio, il tabellone del negozio di frutta e verdura dell'anziano signor Alosi divenne isolA.

Persone, automobili e animali si muovevano come in un nastro riavvolto. Incredibilmente riuscivano a procedere con destrezza, senza difficoltà e senza incidenti. Ascoltando le conversazioni della gente constai che addirittura formulavano le parole in modalità mirror speakers. Mi angosciai, tant'è vero che stavo quasi per piangere.

"olocciP, èhcrep ignaip?" mi domandò un passante, un attempato signore ben vestito.

“Pciccc prech… oh, ma che cavolo dice?” pensai. Mi venne naturale sorridere, pur singhiozzando.

“azroF e oiggaroc ehe opod elirpa eneiv oiggam!” disse l'uomo accarezzandomi il mento e si allontanò.

Realizzai che dovevo assecondare quella strana situazione e, al contempo, trovare una soluzione.

Mi inoltrai verso un campetto di calcio. C'erano dei bambini che giocavano a palla. Era buffo vedere l'atipica traiettoria del Super Santos.

Chiesi di unirmi al gruppo. Uno di loro rispose con un cenno affermativo del capo. Giocai malissimo, non riuscivo a fare nemmeno un passaggio corretto, dal momento che la partitella avveniva in modo anormale. I bambini mi urlarono contro e mi trascinarono fuori dal rettangolo di gioco, in quanto ritenuto indesiderato. Il più grande fra tutti, credo si chiamasse orteiP, mi diede una vigorosa spinta facendomi piombare su una pozzanghera.

"Disgraziato, ti sei sporcato tutto!" esclamò mia nonna arrabbiata, afferrandomi un braccio, per tirarmi su.

Mi guardai intorno, prendendo atto che tutto era ritornato a posto.

Ringraziai, abbracciando la mia nonnina, soffermandomi con enfasi su quella pozza d’acqua dimensionale.

“Bah, non sei mica finito in mare!” ironizzò mia nonna, mentre mi ripuliva i pantaloni con dei fazzolettini.

“Se sapessi…”

“Giuseppe, ti avevo avvertito di non camminare all'indietro. Ma guarda come ti sei combinato, sei tutto sporco!”

Ah, quando una giornata gira storta, anzi al contrario!

 

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Come si può essere felice nonostante un incidente: la mia storia

28 Dicembre 2020 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto, #luoghi da conoscere

 

           

                                            

 

 

Mi chiamo Paula e sono portoghese. Direi che la mia vita è cominciata in Mozambico perché ci sono arrivata da Lisbona alla piccolissima età di due anni, troppo presto per aver persino una scintilla di idea della città.

La vita in Mozambico era molto libera, spensierata, affascinante. Lì ho vissuto tantissimi momenti d'oro mentre giocavo, scherzavo, andavo alla spiaggia, mi tuffavo nell'acqua di una limpidezza impressionante. C'è qualcosa di magico nei paesi caldi, che sembra attraversare la tua pelle e che ti fa stare bene. Ti senti grande, ti senti potente. Sei "invincibilmente" felice.

Adesso so che questi sentimenti derivano dall'ambiente in cui sono cresciuta. Una volta non lo sapevo, pensavo che fosse normale essere felice nella famiglia, ma, evidentemente, non è così. Quel sentire di essere vivo e che il giorno è delizioso, potrebbe aver qualcosa a che fare con il clima, ma quello star bene ogni giorno, no. Questo è la famiglia. È la tua madre incantevole, notevolmente abile, il tuo padre un po'austero, addolcito dall'amore delle sue figlie, la tua sorella amorevole che ti dà tanta attenzione. Nonché Bina, che ti ama tanto, quella signora il cui gusto per l'avventura ha portato in Africa con i tuoi.

Ma non tutto è andato liscio, c'è stato il buono e c'è stato il cattivo. Ma la vita non è più forte di me.

 

Paula Martins

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