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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

giuseppe scilipoti

La festa vuota

7 Giugno 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Alla vigilia del matrimonio, colei che doveva vestirsi di bianco, dopo una lunga notte insonne, fece una scelta. 

Il giorno successivo, nella sala ricevimenti Torre Rubino, le raffinatissime tovaglie sembravano dei fantasmi stesi. Sopra di esse, file di tovaglioli avvolti come coni senza gelato, i quali si affiancavano ai costosi piatti con relative posate e ai bicchieri finemente lavorati. Gli èpergne con i fiori rappresentavano un'inutile natura morta. A far tediosa compagnia ai centrotavola decorativi, le candele di cristallo destinate a rimanere spente, candele che nell'eventualità fossero state accese, avrebbero arso apparendo come luci fatate.

Lungo la parete, gli strumenti del DJ aspettavano invano di suonare dei dischi per far ballare gli sposi e gli invitati. Invece, sulla pista da ballo roteavano pigramente svariate particelle di polvere.

Avrebbero dovuto esserci tanta gente, musica, discorsi, pianti di gioia, brindisi e risate, non una festa vuota dal penoso silenzio.

La funerea atmosfera di quel locale si addiceva all'interno di una bella casa di campagna, l'oramai ex nido d'amore. In una delle stanze un uomo si trascinava sul pavimento. Alla sua sinistra, una bottiglia rovesciata di brandy dava origine a una pozzanghera, un distillato di alcol e lacrime.

 

 

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La pizza surgelata

6 Giugno 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Entro nel supermercato sotto casa con l'intento di comprare una pizza surgelata.

Argh! Troppo tardi!

Mi accorgo che nel reparto surgelati è rimasta soltanto una pizza con pomodoro, salame e peperoni chiamata Mexican Red Baron.

Manfred von Richthofen era un asso dell'aviazione tedesca, dunque mi chiedo: perché, nella confezione, il pilota in questione è disegnato con dei baffoni fuori ordinanza e con il sombrero al posto del famoso berretto da aviatore?

Mannaggia, mi devo accontentare del "Mex Crucco", tant'e vero che lo lancio giù in picchiata nel carrello della spesa.

Mein Gott, la scatola si è ammaccata, mi sa che Il Barone ha fatto kaputt.

Mantenendo inalterato il mio humour, giungo alla seguente conclusione: Manfred von Richthofen aveva un triplano rosso, giusto? Il sottoscritto, invece, una pizza tutta rossa! Manfred von Richthofen poteva volare, no? Io al massimo posso sorvolare... perché ho fame!

 

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Trudy

5 Giugno 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Finita la cena, mentre ne stavo sdraiato sul letto, giocando e chiacchierando con Trudy, il mio orsacchiotto, sentimmo suonare insistentemente il campanello di casa.

Mia madre andò ad aprire la porta d'ingresso e si trovò davanti un uomo altissimo con la mimetica dell'esercito.

«Sono il colonnello Tordi» esordì l'ufficiale con un'espressione di circostanza. «Posso entrare un attimo?»

Ci venne comunicato che papà era rimasto ucciso in un conflitto a fuoco avvenuto a Kabul, in Afghanistan. L'urlo straziante che esplose in soggiorno fu terribile. 

Proprio quella sera, Trudy, smise di parlarmi.

 

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Terrestri? Puah!

18 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Il capitano Xaxooxoxo, dopo essere uscito dal nascondiglio, (un bidone vuoto della spazzatura) si mise a correre a perdifiato in direzione dell'astronave ben mimetizzata tra la vegetazione di un bosco nei pressi di una cittadina dove l'ufficiale aveva il compito di effettuare una breve ricognizione.

«Apri i portelli, presto!» urlò a Roxooroxoxo, il suo pilota. Quest’ultimo rimase attonito alcuni secondi, per poi azionare due leve di forma cubica. 

«Chiudi i portelli, decolla e allontaniamoci il più possibile» ordinò ansimando il suo superiore appena rientrato nel veicolo stellare. 

Una volta che furono oltre l'atmosfera terrestre, il responsabile di volo spaziale chiese spiegazioni.

«Perché sei così agitato?»

«Noi zoxooxoxoniani, abbiamo delle fattezze simili a quelle degli umani, purtroppo…»

«Purtroppo... cosa?»

«Sono da considerarsi una razza violenta e selvaggia, per di più risultano decisamente strani» continuò a raccontare il capitano Xaxooxoxo con aria sconvolta e accasciandosi in un sedile vicino ai comandi. «Attivando il traduttore simultaneo modello Gnywywyxoxo ho sentito una madre pronunciare al proprio figlio parole del tipo "Mi fai ribollire il sangue!" - “Quando tuo padre tornerà a casa ti spellerà vivo!" - "Mi sta scoppiando la testa!" -"Per colpa tua mi sono mangiata il fegato!" e quant'altro.»

«Qual è stata la reazione del figlio?»

«Le ha risposto dicendole che si era rotto l'apparato genitale e di come la prendeva sempre nell'ano, a differenza della faccia di escrementi del fratello.»

«Che schifo, si prestano a delle cose a dir poco blasfeme» commentò rabbrividendo Roxooroxoxo. «È meglio lasciar perdere, sicuramente troveremo altri posti da poter colonizzare.»

 

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La valigia

17 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Mi trovavo a Fiumicino per prendere un aereo diretto a Varsavia, in attesa di attraversare i controlli di sicurezza. 

Mentre procedevo a singhiozzo verso gli appositi varchi, una ragazza, chiaramente annoiata da quel profluvio di persone, attaccò bottone con il sottoscritto. Scoprii che la bella biondina era di origine svizzera e che doveva prendere un volo per Ginevra.

Durante il piacevole discorrere le raccontai in breve della mia relazione a distanza e che stavo andando in Polonia dalla fidanzata. 

In prossimità dei body scanner, la ginevrina si focalizzò sulla mia Samsonite piena zeppa di adesivi di svariati luoghi, reputandomi un provetto ed esperto viaggiatore.

«Una valigia da avventuriero, proprio» osservò.

«Ah, guarda c'è di tutto» le dissi, indicando con il dito indice. «Hotel Hilton di New York, Hotel Mediterraneo di Atene, Bangkok, Malaysia, Jakarta, Cheng Resort di Hong Kong, Pretoria, Bogotà, Tibet, Hammamet Resort di Tunisi, Costa Rica, Paraguay... eh, avoglia!»

«Ti manca il Panama.»

«È vero, spero un giorno di visitarlo.»

«Intendevo dire il cappello in testa.»

Entrambi sorridemmo. 

«Praticamente hai girato ovunque!» esclamò la svizzerotta soffermandosi ancora sul bagaglio alla Turisti per caso.

«L'unica nota stonata è questa: l'etichetta dell'albergo Trinacria di Palermo» ammisi storcendo il naso ma con aria divertita. 

«Perché, scusa?»

«Perché è l'unico posto in cui sono stato veramente.»

La "suisse" scoppiò a ridere.

«Sei troppo simpatico! La tua amata con te si divertirà... un mondo, giusto per restare in tema.»

Porco mondo, non proprio. L'incontro con Agnieszka, come le precedenti volte, fu costellato dai litigi per via del suo carattere lunatico per non dire di merda. 

Alcune settimane dopo, quando rientrai in Italia per ritornare a casa, mia madre notò subito il mio scazzo. Nonostante la sua espressione interrogativa dipinta sul volto, non mi chiese nulla in merito però sicuramente immaginava che la "polska" mi aveva fracassato i maroni. Da precisare, poi, che avevo comprato vari souvenir, quindi il bagaglio risultava più pesante rispetto alla partenza.

«Cavolo! Cosa c'hai messo dentro? Sassi?» mi domandò la mamma soppesando la Samsonite prima di aprirla.

«No, la mia rabbia!» abbaiai.

Ad ogni modo, tutti quei "caccamarini" colorati li applicava Elisa, la mia sorellina. Spesso le venivano regalati da una sua compagna di classe il cui padre gestiva un'avviata agenzia di viaggi. A tal proposito, si stupì che non “aggiornassi” la valigia con dei posti polacchi, malgrado la Polonia l'avessi visitata in lungo e largo.

Sì, in in effetti gli appiccichini polacchesi andavano messi, ma soprattutto l’adesivo più importante, che avrei potuto benissimo realizzare con l'aiuto di una stamperia al fine di attaccarlo in onore di quella bisbetica fidanzata di allora: Suka! (Stronza, trad. in polacco)

 

 

 

 

 

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Il barattolone di vetro

16 Marzo 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

«È sigillato con la magia, soltanto io posso aprire il barattolone di "Polvere di Fata"» ci diceva sempre la nonna, indicando un contenitore di vetro con chiusura a gancio, collocato sopra una mensola vicino la finestra. 

Io, mia sorella, e i nostri due cuginetti, spesso restavamo a fissarlo come se fosse un oggetto incantato e di cui temevamo un sacrilegio, qualora l'avessimo toccato.

Ad ogni modo, notammo che la nonna utilizzava quella sostanza di colore bianco per svariati motivi. Ad esempio, ne cospargeva un po' dentro una casseruola piena di ceci, sostenendo enfaticamente che ci avrebbe reso forti e vitali. Una trovata originale per farci mangiare, non c'è che dire!

Mi ricordo che una volta, in cortile, mi sbucciai il ginocchio mentre giocavo a pallone. Mi misi a frignare, finché sopraggiunse la nonna. Sorridendomi amorevolmente, mi disinfettò la ferita e la ricoprì con due o tre pizzichi di fantomatica "Polvere di Fata", constatando con mio grande stupore che non sanguinava più. 

«Lo so, è miracolosa!» mi disse, accarezzandomi la testa ed invitandomi a non fare altre monellerie. 

Alcuni mesi dopo, la nonna morì e per sua espressa volontà venne cremata. 

Noi, quelli dell'Orto Botanico (così ci soprannominavamo in riferimento ad un famoso libro intitolato I ragazzi della Via Pal) eravamo talmente addolorati da tentare un'azione disperata. In pratica, dall'urna travasammo le ceneri della nonnina nel barattolone in questione, sperando che la polverina l'avrebbe potuta riportare in vita.

I nostri genitori e nostri parenti ci beccarono a operazione conclusa e ce le suonarono di santa ragione. Scoprimmo poi che in realtà la "Polvere di Fata” risultava bicarbonato.

 

 

 

Nota dell'autore: il racconto è parzialmente autobiografico.

 

 

 

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E guardo lo spazio da un oblò

26 Novembre 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

 

Viaggiamo da circa dieci mesi in quella che definisco l'Eterna Notte Nera. 

Stiamo attraversando lo spazio intergalattico alla ricerca di nuovi pianeti da esplorare a bordo dell'Entertreck NW-01, una nave stellare composta da un equipaggio di 2700 persone, tra civili e militari dello Space Army.

Io, in qualità di tenente a due "stelle", mi occupo dell'armeria e della gestione delle due torrette laser collocate vicino gli alettoni di destra.

Credo fermamente nel mio lavoro e mi ritengo fiero della divisa che indosso, tuttavia ammetto di avere una tremenda nostalgia della Terra, perlopiù a livello atmosferico e ambientale.

Mi manca sentire il vento sulla faccia, mi manca la brezza marina e l'odore di salsedine ma soprattutto mi mancano i temporali poiché trovavo tonificante il petricore e le gocce d'acqua a contatto sulla mia pelle. 

Sì, amo da morire la pioggia. Qui al massimo è possibile imbattersi in una "pioggia" di meteore e, pur non negando che sia un bellissimo spettacolo, preferisco comunque ben altra precipitazione, tra cui quella generata dalla cipolla scrosciante piazzata lassù.

«Michael, quanto ci stai mettendo? Mi serve l'InterDoccia!»

È Billy, il mio compagno di alloggio oltre che parigrado, appena rientrato dal poligono di tiro.

«Un attimo!» esclamo irritato e girandomi di scatto imposto le manopole su Off.

Una volta fuori dal box doccia, mi asciugo, mi vesto ed esco dalla camerata per avviarmi nel corridoio in direzione del distributore di bevande per pigliarmi qualcosa di energetico. Nell'attesa che dal vano erogatore esca un bicchiere di tè caldo alle erbe rosse di Marte, sospiro malinconicamente e appoggio la fronte su uno dei finestrini dalla caratteristica forma circolare. 

E guardo lo spazio da un oblò.

 

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Ma quali fantastici...

25 Novembre 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

Federico, amico mio, non credo che i Fantastici Quattro siano così fantastici nella vita reale. Sei sicuro di volerli incontrare?

Alla Donna Invisibile, nonostante sia puntuale agli appuntamenti, risulta impossibile comparire davanti a un fan, a causa del fatto che l'invisibilità le gioca brutti scherzi, a differenza di quando affronta pericolose avventure. Ahimè, come puoi ben vedere non è possibile vederla. E mai la vedrai! 

Mr. Fantastic, il quale sembra il gemello bello di Tira & Molla, data la sua conformazione, si dice che abbia capacità kamasutriche e una particolare iperattività, unita a un filo, pardon a un elastico, di squilibrio, ragion per cui rischieresti di trovarti... in una brutta posizione. Oltre a ciò, lo reputo un conversatore eccessivo in quanto tende a tirare troppo per le lunghe. A tal proposito, tu mal sopporti le lungaggini e la gente che se la tira, quindi finiresti per annoiarti. 

Poi ci sarebbe La Cosa, quella sorta di massa rocciosa forte come una roccia e dalla testa dura, per non dire granitica. Stai attento perché oltre a essere un capoccione, con o senza peccato, avrà sempre la costante opportunità di scagliarti la prima pietra, tra l’altro sospetti fondati indicano che è un massone. Non dirlo in giro, mi raccomando.

Infine, passiamo a Torcia Umana, l'idolo delle donne delle quali non infiamma i cuori ma li brucia proprio. Se ci tieni tanto a conoscerlo, ti sfido a stringergli la mano. Inoltre, presta attenzione, dato che si scalda facilmente dinanzi a certi scottanti argomenti. Semmai dovesse succedere, meglio non buttare benzina sul fuoco. 

Morale della Marvel?

Di Quattro non ne fai Uno.

 

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Turista nella nebbia

24 Novembre 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Tanti anni fa, mentre mi trovavo nei pressi di un paesino dell'Essex, una contea dell'Inghilterra orientale, una volta sceso dall'autobus e attraversata la strada, non ci volle molto perché mi addentrassi in una densa nebbia, perdendo così l'orientamento. 

La coltre bianca mi aveva letteralmente avviluppato, procurandomi un'inquietudine incredibile, tra l'altro indossavo uno zaino abbastanza pesante, che mi affaticava la schiena. Ipotizzai che riuscire a scovare una locanda o un albergo non sarebbe stato facile. 

Improvvisamente, mi apparve gradualmente un uomo avente un abbigliamento che richiamava l'epoca vittoriana. Dio, quanto era pallido! Inoltre, il suo mantello ondeggiava continuamente, contribuendo a renderlo una sorta di figura spettrale. Inspirai profondamente e cercai di non perdere la calma. 

Approfittando della mia buona padronanza della lingua inglese, gli domandai timidamente un posto dove alloggiare. Lo strano individuo, per tutta risposta, si girò di scatto e, premendo il dito sulle labbra, mi fece cenno di seguirlo, accompagnandomi in un albergo chiamato Essex, Lex and Fog. Mi voltai per ringraziarlo ma il vittoriano era già sparito.

Alla albergatrice, dopo aver fornito i documenti e pagato per una stanza, ancora frastornato le raccontai dell'accaduto.

«Quel burlone del signor Barker. È sempre il solito!» disse ridendo la signora.

«Cosa?» esclamai stupito. 

«Vede, ogni qualvolta che a Wood Town si manifesta una nebbia di tale portata, il simpaticone, coi turisti finge di essere un fantasma.»

Ah, la cara e vecchia Inghilterra col suo umorismo inglese. Sorry, in questo caso... goliardia inglese!

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Jean, il pittore

29 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Jean è un pittore parigino, dall'inseparabile basco blu e coi baffetti all'insù. È un artista di quelli veri, una persona colta e sensibile.

Spesso mi fermo a parlare con lui. Oggi sta pitturando una magnifica composizione floreale, la tavolozza piena di colori rende meno grigia la nuvolosa giornata.

«Soltanto i pennelli riescono ad asciugare le mie lacrime» dice sottovoce con un'espressione che denota mestizia. 

Conosco il passato di quest'uomo, l'amore non lo "dipinge" mai con tonalità “accese.”  
«Mon cher, tu realizzi su carta e io su tela. Il bianco è il colore perfetto per esprimerci.»

Annuisco, l’azzeccato parallelismo mi lascia senza parole.

«Se unissimo penne e pennelli?» propone garbatamente.

«Facciamolo!» esclamo.

Sì, scrittura e pittura per provare a colorare tutto quel nero causato dalla malinconia

 

 

 

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