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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

giuseppe scilipoti

Jean, il pittore

29 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Jean è un pittore parigino, dall'inseparabile basco blu e coi baffetti all'insù. È un artista di quelli veri, una persona colta e sensibile.

Spesso mi fermo a parlare con lui. Oggi sta pitturando una magnifica composizione floreale, la tavolozza piena di colori rende meno grigia la nuvolosa giornata.

«Soltanto i pennelli riescono ad asciugare le mie lacrime» dice sottovoce con un'espressione che denota mestizia. 

Conosco il passato di quest'uomo, l'amore non lo "dipinge" mai con tonalità “accese.”  
«Mon cher, tu realizzi su carta e io su tela. Il bianco è il colore perfetto per esprimerci.»

Annuisco, l’azzeccato parallelismo mi lascia senza parole.

«Se unissimo penne e pennelli?» propone garbatamente.

«Facciamolo!» esclamo.

Sì, scrittura e pittura per provare a colorare tutto quel nero causato dalla malinconia

 

 

 

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Il granchio reale

28 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

In un affollato ristorante ai carruggi di Genova, io e Francesca, la mia fidanzata, ci sediamo nell'unico tavolo libero, desiderosi di mangiare pesce. Nell'attesa che ci portino i menù, guardo pigramente la vasca dei Granchi Reali di fronte a noi. Noto che l'unico crostaceo rimasto, attraverso le chele, sta freneticamente componendo più volte --- Aiutami - Aiutami - Aiutami Aiutami... --- in codice Morse, un codice che conosco bene in quanto l'ho imparato nell'Esercito.

Strabuzzo gli occhi, incredulo. Ciononostante, con un cenno d’intesa, gli faccio capire che ho captato i suoi “SOS”.

--- Se riesci a portarmi fuori di qui, ti rivelerò dove trovare un forziere sommerso, pieno di oro e di gioielli --- detta ancora quell'essere marino.
                                        

Chiamo un cameriere per cercare di ordinare quel Granchio Reale, non per farmelo cuocere ma per averlo vivo, in modo da potermelo portare a casa, anche a costo di passare per pazzo con la mia fidanzata. Male che vada spiritosamente le dirò: ho preso un granchio!

Cribbio, proprio adesso uno dei camerieri afferra velocemente il crostaceo e lo porta in cucina.

«Porca puttana!» esclamo con tono stizzito, battendo nervosamente il piede sotto la sedia.

«Che c'è amore?» mi chiede Francesca con aria perplessa.

«Niente tesoro!»

Il "niente tesoro!" senza virgola è tutto dire.

 

 

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Nonno sprint

5 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Mio nonno materno. Che personaggio!

Separato da tempo immemore, incallito donnaiolo e grande girovago, con i suoi ottant'anni passati, sprizza “arzillosità” da tutti i pori.

Un dongiovanni, quindi? Eh sì, tant'è vero che in famiglia l'abbiamo da sempre soprannominato Don Giovan"Nuccio", derivante dal diminutivo di Nuccio.

In proposito si lancia con nonchalance all'avventura, nel prendere treni o autobus per raggiungere le sue conquiste, spesso rimorchiate tramite quelle cosiddette rubriche Cuori Solitari, oppure semplicemente per farsi delle belle e spensierate gite.

Bene, arrivati a questo punto è necessario tornare indietro di quasi trent'anni, ovvero a quando il nonno era più giovane e, per i suoi spostamenti, utilizzava un unico e insostituibile mezzo: uno sgangherato ma stranamente funzionale Piaggio Si con il quale aveva girato un po' tutta la Sicilia orientale e occidentale. A quei tempi, io e la mia famiglia abitavamo a Trabia, in provincia di Palermo, lo “sprintoso” ci veniva a trovare due volte l’anno per rimanere ospite da noi per circa una settimana. Talvolta spuntava in maniera inaspettata, vale a dire a sorpresa.

Più ci penso e più mi stupisco per via di quel Si, un mezzo non proprio comodissimo per viaggiare. In breve, provo a descrivere il tragitto. E che tragitto!

Partenza all'alba, dal messinese al palermitano, giungendo in tarda serata, attraversando strade, stradine, paesi, paesini, campagne etc., sfidando persino avverse condizioni meteo, sebbene per ovvi motivi il girandolone scegliesse prevalentemente l’estate o le giornate soleggiate.

Io e mia sorella, se sapevamo del suo arrivo, ci piazzavamo sul balcone ad aspettarlo. Non ci portava mai dei regali, al massimo un vassoio di piparelle.

L'ingresso a casa nostra da parte di nonno Nuccio lo consideravo di tipo trionfale, un mix tra il folle e l’eroe, tra l’altro con gli immancabili risvoltini (per non sporcarsi i pantaloni, o almeno così si giustificava) e con addosso un cascaccio color marrone senza visiera che con la fantasia identificavo da aviatore. 

Una sera, quasi al termine della cena, avvenne un simpatico episodio degno di nota. In sostanza a Don Giovan"Nuccio" domandai da cosa traesse origine quel suo spirito da avventuriero, e il perché prediligesse l’utilizzo di quel catorcio.

«Vedi caro nipote» mi spiegò, «da ragazzino amavo leggere i giornaletti e… sognavo di girare il mondo. Ed eccomi qua!» 

«E qual è il tuo preferito?» gli chiesi nuovamente con slancio, poiché a sette anni ero un avido lettore di fumetti.

«Tex Willer!» esclamò e con le dita fece finta di sistemarsi un immaginario cappello da cowboy.

«Ah ecco, ora tutto si spiega!» intervenne mio padre con sottesa ironia.

Guardammo papà con aria divertita, pronosticavamo che avrebbe aggiunto una postilla umoristica.

«Praticamente tutti e due in sella. Tex, col cavallo andando per dune e per monti, mentre lui... col Si!»

Scoppiamo a ridere.

«E se piove? Come fai?» domandò mia sorella rivolgendosi al nonno.

«Non si pone il problema perché l'Uomo del Vento... non teme la pioggia.»

 

 

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The Legionary

4 Giugno 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Alcuni mesi fa venni operato di settoturbinoplastica, un'operazione finalizzata al riallineamento del setto nasale, alla correzione dei turbinati e l’asporto di svariati polipi, un trattamento chirurgico necessario per una corretta respirazione. L’intervento andò a buon fine, un intervento gestito da un chirurgo di veterana esperienza e da un’equipe ineccepibile; tuttavia, l’anestesia totale mi aveva totalmente sfibrato, al punto che i sanitari ebbero complicazioni a risvegliarmi. Nei due giorni successivi, un forte mal di testa non mi diede tregua per non parlare della costante spossatezza. 

Dormii moltissimo, malgrado qualche difficoltà, in quanto le cavità nasali risultavano ostruite dalle medicazioni. Gli infermieri e gli O.S.S. si presero cura di me in maniera attenta, per di più mostrando cortesia ed empatia. Per la prima volta capii cosa si prova ad essere l’assistito, visto che da circa tre anni esercito in qualità di Operatore Socio Sanitario in una Comunità Alloggio, fornendo assistenza sociale e sanitaria agli anziani.

Durante i giorni di degenza, a causa delle restrizioni legate alla pandemia Covid-19, le visite di parenti e amici non erano consentite, dovendomi quindi accontentare delle chiamate sul cellulare o dei messaggi ricevuti su WhatsApp e su Messenger, messaggi pieni di affetto, di solidarietà e di sostegno da parte della mia amata fidanzata, della mia famiglia, dei miei colleghi di lavoro e di Enrico, il mio migliore amico.

A Enrico, oltre le dovute risposte o le considerazioni inerenti all'intervento, in forma esclusiva inviai un selfie nel quale giacevo sul letto, tenendo il pollice rivolto verso l'alto. Chiaramente si notava l’espressione stravolta, il naso gonfio come quello di un orco e gli occhi da comatoso. Nell'autoscatto allegai la seguente frase: --- Non sono allettante, tutt'al più allettato. ---

Il mio amico, tramite WhatsApp, riempì il display del mio dispositivo di faccine sghignazzanti per poi scrivermi che in realtà si dispiaceva nel vedermi in quello stato, tra l'altro esternando ammirazione, poiché ero riuscito ad affrontare l'operazione con uno spirito battagliero, conservando al contempo il mio solito humour

La mattina dopo, Enrico mi comunicò che mi aveva dedicato un brevissimo racconto intitolato The Legionary e che desiderava inoltrarmi il file su cellulare nel primo pomeriggio. Appena mi fece pervenire il documento elettronico, lo lessi con estrema attenzione, trovandomi in quel momento (ed anche adesso) impossibilitato nel descrivere le sensazioni ricavate.

A Enrico mostrai stupore, gratitudine e stima. Mi rispose che mi considerava un legionario, uno di quelli tosti, prendendo come riferimento persino i miei tediosi e sofferti trascorsi. Confesso che tale pensiero mi  commosse. Successivamente gli mandai un audio con voce roca, date le mie deboli condizioni.

--- Compare, e pensare che mi sono sempre sentito un Cavaliere, non intendo un Cavaliere della Tavola Rotonda ma bensì un Cavaliere della Tavola da Pranzo. --- 

 

Cari lettori, desidero importare The Legionary su signoradeifiltri.blog, avendo avuto il permesso di Enrico, grande autore e grande amico.

 

The Legionary

 

Stava disteso a terra dolorante, ricoperto dal fango e dalla pesante armatura di battaglia. Lo scontro era stata duro, l'alluvione aveva sconvolto i piani operativi, causando moltissime perdite tra gli assedianti. Le torri si erano incagliate nella palude, lasciando i suoi compagni in balia delle frecce. Ma egli era ancora vivo, tra i commilitoni fu uno dei pochi a non farsi scoraggiare. Nonostante le difficoltà partecipò all'assedio con fierezza, Varanga andava presa a tutti i costi. E fu proprio grazie a lui, che l'ariete riuscì ad abbattere le robuste porte della fortezza. Col cammino spianato, ciò che restava dell'orda romana penetrò nella piazzaforte, catturandola e issando la grande aquila al cielo. Era fatta, pensò esausto Flavio Giuseppe. E sorridendo, chiuse per un attimo gli occhi, la sua dedizione aveva portato alla vittoria. Molte altre battaglie lo avrebbero atteso, in un futuro lontano. Ma per il legionario, adesso era il momento di riposare.

 

 

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Miriam

24 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

 

 

 

C'era una volta una bellissima principessa di nome Miriam che viveva in un bel castello nel Regno di Borgo Bio.

Suo padre, il re, per questioni politiche, e soprattutto nel timore di una guerra impossibile da vincere, diede la giovane in sposa a Nicholas, un re vedovo, particolarmente spietato, del Regno di Fallacia. Il sanguinario regale, guerrafondaio fino all'osso, assieme al suo fortissimo esercito, espugnò i principali regni del Casso, eliminando senza pietà svariati monarchi e intere guarnigioni di soldati, per non parlare della moltitudine di coraggiosi avventurieri che cercavano di liberare la principessa.
Passarono alcuni anni, finché una notte, Miriam, a tradimento, uccise lo sposo, mutilandolo con un sol colpo tramite una taglientissima ascia. Con freddezza infilò la testa dell'uomo (con corona annessa) in un sacchetto di iuta e lo strinse con dello spago.

La diabolica ragazza, prima della fuga, fece esplodere il castello, incendiando la stanza coi barili strapieni di polvere da sparo. Non sopravvisse nessuno.
Miriam tornò a Borgo Bio e servì al padre in un piatto d'argento (nel vero senso della parola!) il capo mozzato di Nicholas.
«Il nostro piano ha funzionato! Il Regno di Fallacia è in mano nostra!» esclamò la figlia con un sorriso mefistofelico.

«Ottimo lavoro! Oltretutto anche gli altri regni risultano indeboliti, dal momento che il caro satanasso si è occupato di decimare i relativi contingenti nonché importanti figure militari, nobiliari e reali» osservò con perfidia il re. «Praticamente il Casso ha soltanto un sovrano, cioè io.»
E vissero felici e crudeli.

 

 

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Il drago spazientito

23 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

 

 

 

 

«Si vede che stai tremando, fellone che non sei altro!» gridò con aria spavalda il cavaliere corazzato, brandendo una lucentissima ascia bipenne contro la squamosa bestia di colore verde che torreggiava sopra di lui. «Tu non sai con chi hai a che fare! Sono William Knight di Tower Rock, il miglior cacciatore di Meduse, di Arpie, di Idre e… di draghi. Sono un guerriero, sono un genio, sono astuto proprio come un drago, tant'è vero che nella mia dimora dispongo di un invidiabile trofeo, ovvero la testa di un tuo simile» seguitò a dire, sempre più spaccone.

La fumante creatura sbuffò spazientita, innalzando i piccoli occhi rossi al cielo e, dopo aver ticchettato gli artigli sul terreno per decine e decine di minuti, decise di passare all'azione.  

«Sono Dragan dettò Dragà!» tuonò il drago, degnandosi finalmente di focalizzarsi su quel tizio inutilmente blindato e inconcludente come combattente. L’alato rettile, una volta ondeggiata la coda e dispiegate le ali come fossero due ventagli, senza troppi complimenti sputò un’enorme fiammata, facendo diventare il cavaliere tutto ferro incandescente, fumo e arrosto, per poi ingoiarlo per intero. Infine, si avviò verso l'antro di una caverna, collocata in un'inaccessibile montagna, per una pennichella. «Ah, dimenticavo: divoratore di smargiassi e di fanfaroni!» aggiunse, non prima di emettere un sonoro rutto.

 

 

 

 

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Incontrarsi, perdersi e ritrovarsi

2 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Quel pomeriggio lo ricordo perfettamente. Un timido approccio, per poi proseguire in un umile ma deciso insistere sino a divampare insieme nella passione.

Purtroppo da circa un mese la frustrazione ha preso il sopravvento, tramutando la nostra relazione in un qualcosa di stantio e compromettendo la magia del rapporto. Giorni fa, valutai di lasciarti, del resto non sono tipo che si cimenta a guadare le paludi. Mi esprimo così, come ben sai le metafore risultano il mio forte. Eppure eccomi qui, idealizzo che possiamo rivitalizzare l’unione, ridarle nuova linfa, ecco. Vedi, abbiamo passato momenti belli e momenti brutti, ragion per cui non si può mica spezzare così un legame.

Ad esempio, ritengo sia necessario cambiare gli schemi al fine di realizzare i nostri progetti, soprattutto per uno in particolare. Sai benissimo quale!

Mia amata scrittura, attraverso te riempirò le pagine bianche che verranno. Non abbandonerò il mio romanzo, anzi, il nostro romanzo.

Depenniamo insieme il blocco dello scrittore!

 

 

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L'ultimo elfo

1 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Un elfo di nome Ohtar, in seguito a un lunghissimo letargo, uscì dal suo rifugio, precisamente dall’incavo di un grandissimo albero. Si sentì improvvisamente invecchiato sia dentro che fuori e non ci volle molto per capire il perché di quella sgradevole condizione.
Vagò barcollando per quel restava del bosco e avvertì come la linfa del luogo risultasse estremamente debole, linfa peraltro necessaria per la sua esistenza. Dopo una breve discesa, si ritrovò all'ingresso di una grande città, accorgendosi con orrore dell’inaspettato cambiamento: strade asfaltate, case, palazzi, automobili etc. avevano modificato pesantemente l’idilliaca area.
Lasciò alle spalle la vegetazione e si sedette su una panchina di fronte a un bar frequentato prevalentemente da motociclisti.
«Ehi, vecchio, non hai un bell'aspetto!» disse in tono maleducato un ragazzo poco più che ventenne, stranamente vestito e dalla cresta colorata di rosso.
«Lo so!» esclamò sussurrando Ohtar per poi gradualmente dissolversi fino a diventare un cumulo di polvere.

 

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Stella

14 Aprile 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

È già passato un mese dall'incidente. Da allora, tutto solo, ogni sera per intere mezz'ore,  malinconicamente mi affaccio sul balconcino, quello che era il nostro rifugio. Anzi, lo è anche adesso, mia amata Stella. 

Stella, mai nome più appropriato.

Oggi, più del solito rimango a contemplare l'infinita estensione, miriadi di asterischi luminosi (come li chiamavi tu) son sparpagliati sulla tela corvina posta in alto. Ah, se fossi un pittore, dipingerei un quadro per poi titolarlo Firmamento d'amore. 

Piango e sorrido, un'alternanza di emozioni.

Stella, Stellina, la notte… MI è vicina.

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Connessione schifosa

13 Aprile 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Mamma mia, che schifo di connessione!

La linea è veramente lenta. Ho provato inutilmente ad accendere e spegnere il router più volte nonché a smanettare con le configurazioni.

Uffa! Necessito di una spedita navigazione in Internet, visto che tra circa un'ora inizierà la videoconferenza con i miei collaboratori e con i dirigenti dell'azienda per cui lavoro.

Diamine, ogni due mesi pago puntualmente la non proprio economica bolletta, la Solar System deve garantirmi il collegamento veloce 24 ore su 24.

Non mi rimane altro che contattare il supporto tecnico. Fortuna che i tempi di attesa del Numero Marrone sono brevissimi.
«Salve, cosa posso fare per lei?» mi chiede un operatore dalla voce metallica.
Nervosamente gli spiego la mia problematica.
«Capisco, le passo Andromeda, un consulente apposito inerente al problema segnalato.»

La chiamata viene quindi trasferita, ripetendo quanto già reclamato.

«Moltissimi utenti stanno riscontrando la stessa anomalia» mi espone Andromeda. «Ecco, la sua connessione proviene da Saturno, appena può vada su Impostazioni e clicchi su Marte, il server più vicino.»

Termino la chiamata, prodigandomi ad attuare l’indicazione appena ricevuta.

Oh, finalmente! Ora sì che internet è velocissimo, speriamo piuttosto che non ci siano costi aggiuntivi.

Pazzesco, il bello è che la Solar System progetta di creare su Plutone dei server. Se topperanno, la compagnia dovrà “spaziare” altrove.

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