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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Marco Lugli, "Sette domande per Dio"

13 Agosto 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Elia Galati è il proprietario e gestore di un B&B composto da 4 camere, che amministra in autonomia, in compagnia del suo gatto Teo, della sua compagna di colore Ada, fervente cattolica e del suo amico Aronne, uno studente di filosofia fuori corso. Un brav’uomo, senza particolari talenti, tranne il suo buon carattere e la sua indole generosa. Infatti, ogni giorno, il suo amico e la sua fidanzata si ritrovano agli orari dei pasti per scroccargli pranzo e cena, per poi sparire nei momenti in cui avrebbe più bisogno di loro. La sua vita muterà irrimediabilmente quando Dio lo sceglierà per vestire i panni dell’“Illuminato”: il prescelto per porgli sette domande dopo un’attenta selezione di quesiti globali. Un cielo verde segna la “rivelazione” di Dio nel mondo, sconvolgendo tutte le confessioni religiose, che di malavoglia riconosceranno quel “Dio” come il proprio. E sarà così che anche la vita di Elia muterà, ritrovandosi avvolto da un fascio di luce e una lunga barba, perseguitato dai giornalisti e da nuovi particolari clienti ospiti nel suo Bed and Breakfast. Agenti del Mossad in incognito, arabi giunti a loro volta, per controllare sia gli ebrei che lui, dapprima ostili, poi si uniscono tra loro, mossi dal desiderio e dall’amore, mostrando che si è tutti uguali di fronte alle pulsioni del cuore. Una struttura ricettiva che si trasforma da terreno di scontro e divisioni a incontro etnico e interreligioso. «Mentre io e Aronne discutevamo, attorno al porco si sono radunati David, Asma, Ada e Saad. Li vedevo chiacchierare e sorridere come se la millenaria storia di conflitti non fosse mai esistita. Defilato e in apparenza disinteressato agli avvenimenti, Tana aveva finito di mangiare e si era seduto sopra al tavolo in posizione del loto, inspirava ed espirava con forza contraendo ed espandendo l’addome, nel tentativo di spingere a forza verso l’intestino le proteine animali a cui il suo stomaco non era più abituato. Tra le sue gambe intrecciate Teo sonnecchiava cullato dalla ritmica oscillazione. Rah’el era invece rannicchiata in un angolo assieme alle sue valige con il volto scuro e un’espressione insofferente. Non sarei riuscito a darle una stanza prima del pomeriggio». Un libro umoristico, ma con una morale profonda, che allieta, mentre impartisce i primi fondamenti della filosofia, riflettendo sull’origine dell’esistenza.

 

 

SCHEDA TECNICA

 

Genere: Narrativa satirica
Pagine: 301 pagine formato cartaceo
Prezzo: € 14,00
Codice ISBN: 979-8830223560
Data di uscita: 19/05/2022

 

LINK DI VENDITA ON-LINE:

 

https://amzn.to/3Mo1D6D

 

CONTATTI:

https://www.instagram.com/marcoluglimk/

https://www.facebook.com/marcolugliscrittore

 

 

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Piero Meli, "Amoreamaro"

12 Agosto 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

I sentimenti: una rarità dell’epoca contemporanea. Lo racconta Piero Meli in Amore amaro, racconti tratti da storie (quasi) vere: una vera e propria antologia delle relazioni in chiave contemporanea. In un’epoca i cui ritmi sociali sono scanditi dai social network anche l’amore ne è affetto, tanto da venirne influenzato: relazioni che durano quanto la durata di una story su instagram e altre, che si nutrono degli equivoci alimentati dal web 2.0. Una sorta d'incapacità di andare in profondità nel relazionarsi, che viene ben interpretata dai racconti de “il tizio dell’alba”, capace di immortalare gli attimi più intensi e unici con una sola parola. «“Devo andare. Mi aspettano. Gianni si starà chiedendo dove io sia finita”.

Non andartene, non questa volta, non di nuovo”, avrei voluto dirle, ma sono rimasto zitto. Qualcuno ha detto che gli amori più intensi sono quelli che ereggiamo su determinati istanti, attimi che idealizziamo, che eleviamo ad una dimensione superiore. Sono trascorsi anni, ma la sua pelle mi fa ancora lo stesso effetto, mi elettrizza e potrei non smettere mai di accarezzarla. E so bene che Aurora non si stancherebbe mai di accogliere la mia mano sul suo corpo. Anche se lo scorrere inesorabile del tempo stropiccia i cuori, invecchia i visi e sfiorisce gli animi, le emozioni restano le stesse. Basta un attimo per dirsi addio ed un istante per ritrovarsi. Un lampo in una giornata di pioggia. Mi ha chiesto il numero, ma non lo ricordo mai a memoria... voleva darmi il suo, ma non avevo lo smartphone con me... Lo avevo lasciato in ufficio».

Uno stile che riecheggia il poeta e scrittore Charles Bukowski, la sua intensità nel dare voce ai sentimenti negati e inespressi, con un realismo “pure et dure” che tocca le corde del cuore del lettore: allo stesso modo Meli è il cantore dei giovani contemporanei, di cui interpreta alla perfezione il modo di amare e la paura di lasciarsi andare. Il tutto corredato da aforismi – autoprodotti - di grande sapienza e sintesi, che precedono ogni racconto. «Se durante la cena non guarda mai lo smartphone, allora, e solo allora, è vero amore».

 

 

SCHEDA TECNICA:

 

Titolo: “AmoreAmaro: racconti tratti da storie (quasi) vere”

di Piero Meli

Casa Editrice: Secop edizioni.

Collana: correlazioni universali.

Categoria: narrativa.

Prezzo: 10 E

Codice ISBN: 979-12-80554-20-8

LINK DI VENDITA ONLINE:

https://www.secopedizioni.it/prodotto/amoreamaro/

https://www.amazon.it/Amoreamaro-Racconti-tratti-storie-quasi/dp/B0B2HND741/ref=sr_1_2?qid=1655791986&refinements=p_27%3APiero+Meli&s=books&sr=1-2

https://www.mondadoristore.it/Amoreamaro-Racconti-tratti-Piero-Meli/eai979128055420/

https://www.ibs.it/amoreamaro-racconti-tratti-da-storie-libro-piero-meli/e/9791280554208

https://www.lafeltrinelli.it/amoreamaro-racconti-tratti-da-storie-libro-piero-meli/e/9791280554208

CONTATTI:

https://www.facebook.com/piero.meli.5

https://www.instagram.com/pieromeli/?hl=it

https://www.iltiziodellalba.com

 

 

 

 

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Arte Cosmodromica

10 Agosto 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte

 

 

 
 
 
Amici lettori del blog che è buono come un gelato alla fragola e limone, sono tornato a parlarvi di arte. Tempo fa vi avevo proposto una mia nuova forma espressiva artistica. Lo ammetto: in quella occasione avevo un po’ gigioneggiato. Che vita sarebbe senza Topo Gigio? Una vita spenta, senza un sorriso, senza allegria. Così vi presentai l’arte cosmodromica in una versione, diciamo, comica e astratta.
Pertanto ora eccomi qua a parlarvi di arte in maniera più seria, più convinta, più chiara ma non leziosa. Vorrei arrivare alle vostre menti e ai vostri cuori, quindi vi presento la “Cosmodromic art”, in inglese suona meglio non trovate? Però non affaticatevi a cercarla su libri o cataloghi, macchè, neanche su uichipedia c'è. Insomma, non la troverete da nessuna parte perché non esiste e ora vi spiego di che si tratta ma prima voglio presentarmi. 
Per chi non mi conosce e apre questo fantastico blog per la prima volta, sono Walter Festuccia, in arte Walter Fest, le mie modalità espressive  sono due, la pittura e la scrittura. Dipingo astratto e scrivo il più delle volte demenzial pazzo, realizzo pure belle foto ma questa è un'altra storia. 
Ritorniamo alla Cosmodromic art, in sintesi l'arte cosmodromica è arte che non ha nessun significato. Voglio farvi un esempio, prendete una qualsiasi opera di arte moderna, a prima vista non la capirete ma sia l'artista che l'ha realizzata, sia i critici, gli storici e tutti quelli che hanno le mani in pasta nel mondo della cultura ne sanno dare una spiegazione. Io, invece, ho saltato tutto il sistema, praticamente le opere che realizzo a mano, e che definisco cosmodromiche, non hanno nulla da far capire, l'osservatore le guarderà senza scervellarsi di  alcunché.
Al momento della realizzazione, in maniera quasi ipnotica, e guidato da onde sonore sul ritmo di una musica invisibile, sono consapevole che non voglio assolutamente rappresentare o dire qualcosa che abbia un senso, una logica, una spiegazione, un messaggio, un significato, no, nulla di tutto ciò. Io prendo colori, matite, pennelli, materiale di riciclo, rappresentando cose a caso. In un astrattismo informale, senza nessuna aspettativa, esprimo un linguaggio che non necessita di conoscenza.
Inoltre, ecco uno dei punti cardine, la musica, musica, musica, musica. Avete presente un brano musicale strumentale? Non sentite le parole, eppure il sound vi fa vibrare, vi fa sognare oppure battere i piedi a tempo, trasportandovi in un'altra dimensione. Un brano musicale strumentale, pur senza parole, vi prende il corpo e l’anima tutta. Bene, l’arte cosmodromica è così, non significa nulla però, come la musica, vi farà sentire bene e la capirete anche senza aver sentito una parola.
Ogni mia opera cosmodromica non ha titolo, ha solo una numerazione che ne contraddistingue l'anno di esecuzione. Chi è di fronte ad un'opera cosmodromica deve solo lasciarsi attrarre dalle forme, dai colori e provare piacere nel vederle. Ma c'è un ma, detto così sembra assurdo, eppure l'arte cosmodromica ha una logica, rappresentata in un'immagine che deve essere assolutamente equilibrata e armoniosa, equilibrio fra le forme, armonia nell'intonazione dei colori, vibrazione cromatica, energia che scaturisce. E' tutto quello che rende un'opera cosmodromica bella e interessante, ma sopratutto è arte per tutti, per cui non necessita di nessun background personale, è un'azione rivoluzionaria per la quale chiunque, anche senza aver dimestichezza con l'arte, può osservare un'opera cosmodromica e provare piacere e belle sensazioni emozionali. Ripeto: senza doversi chiedere il significato di una certa opera. No, in un'opera cosmodromica non vi è nessun significato, bisogna guardarla e godere, lascerò a voi spettatori il gusto dell'interpretazione, ognuno di voi potrà leggere un'opera cosmodromica a seconda della propria fantasia e personalità, stop, facile no?
Ci rivediamo sempre in questo blog a parlare di arte e sarà sempre un piacere farlo insieme a voi.
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Ma 'ste scarpe le vuoi o non le vuoi?

5 Agosto 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
Amici lettori del blog che è sempre con voi senza lasciarvi mai, siamo in piena estate, calda, bollente, per alcuni intrigante. Ecco a voi e per voi una storia breve da leggere sotto l’ombrellone. Mi raccomando: se vi scappa da ridere fatelo chiassosamente altrimenti che gusto c’è?
 
MA 'STE SCARPE LE VUOI O NON LE VUOI?
 
Mica è colpa mia se l’amore è cieco. 
C'è gente per la quale la scarpa è un cult, altri per i quali è snob, freak, kitsch, sub, york, bon ton, tom tom, insomma c'è gente che tiene le scarpiere piene a dismisura e, quando arrivano i saldi, pensa di essere in paradiso. Io no, io sono out, sono din, don, dan, sono extra strong e ho solo un paio di scarpe, sempre le stesse, che porto a totale sfinimento per tutte le stagioni. Non mi travisate, sappiate che le tratto con la massima cura, quando sono sporche le metto nella lavastoviglie, quando devo lucidarle mi faccio dare da Orazio il meccanico un quartino di olio bruciato. Uelà, scarpe lucide da urlo che tutti si girano a guardarle. 
Badate bene, la mia non è tirchieria, lo faccio per l'ecologia, sono contro lo spreco e contro la smargiasseria. Causa nobile ma con un rovescio della medaglia perché le donne m'ignorano e quindi sono un single consolidato, solo una volta sono andato alla grande e ho cuccato ininterrottamente ed è stato quando ho grattato le scarpe a James Brown. 
Ero a un suo concerto a Kansas City, quatto quatto entrai in camerino, gli fregai le scarpe e, in cambio, gli scarpini da football gli lasciai. Non vidi la sua faccia, ma la mia di sicuro era quella stampata con sotto scritto "wanted" appiccicata su tutti i muri della contea.
Sta di fatto che con le scarpe di James Brown ai piedi tutte le donne erano mie ma non solo, con quella finezza ai piedi attirai gli appetiti sessuali anche degli uomini. Ebbene sì, anche con loro mi sono intrattenuto.
Un giorno, quei 100 kg di amore prepotente di Jessica la cicciona cuoca che veniva dalle isole Samoa - dopo una notte tutto sesso e rock and roll, terminata la quinta ciulata ero ciancicato sotto le lenzuola, avevo gli occhi da triglia ubriaca - approfittò, scappò e le mie belle scarpe si rubbò. 
Morale della favola, ora eccomi da Tazio lo scarparo, nell'interstizio all'angolo con via Ganimede, a cercare una buona occasione.
 
- Tazio, vorrei un paio di scarpe astratte.
 
- Se ti accontenti ci sarebbero queste di pitone.
 
- Quanto costano?
 
- Poco, solo un milione.
 
- Di dollari?
 
- No, di sterline.
 
- Ma limortaccitua, sei un vero ladro.
 
- Dai, ti faccio uno sconto, te le ripongo nella vaschetta?
 
- Accetti un assegno spider?
 
- Ce devo pensa'.
 
Nel frattempo chi ti passa fuori del negozio?
 
- Oh! Ma quella è Miranda!
 
- Ma che è n'aranciata?
 
- Tazio, non cazzarare, quella è una bomba, metti lì le scarpe che la vado a rimorchiare.
 
-M a n'do vai se stai co' 'na scarpa e 'na ciavatta?
 
- Tazio, l'amore è cieco.
 
-E le scarpe? Insomma, le vuoi o non le vuoi?
 
-Mi bacio la Miranda e torno.
 
Amici lettori, con questa breve storia, un po’ bislacca ma leggera e comprensiva di qualche velato spunto di riflessione, noi tutti del blog più forte che ci sia auguriamo buone vacanze e buon ferragosto a tutti... nel frattempo qualcuno vuole essere baciato da Miranda?
 
 
 
 
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Il concetto d'infinito

3 Agosto 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Walter, durante la lezione, alzò la mano e chiese al nostro eccentrico professore di matematica se poteva fornire una definizione globale e semplificata del concetto di infinito.

La risposta che ricevette fu la seguente: «Il concetto di infinito è inteso come ciò che non è compiuto, o come ciò che non ha limite.»

Il mio compagno di banco, essendo duro di comprendonio, mise a dura prova l’“infinita” pazienza dell'insegnante con una sequela di domande.

Il docente improvvisamente scoppiò in una risata isterica, poi prese un gessetto bianco per tracciare una linea continua sul pavimento della classe. Sotto lo sguardo sbigottito del bidello, l'ente geometrico proseguì imperterrito nel corridoio, arrivando persino all'esterno della scuola. Assai stupiti, dalla finestra guardammo il professore allontanarsi.

Da quel giorno non lo vedemmo più.

 

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La mascherina

2 Agosto 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

--- Nessuna mascherina, nessun ingresso, nessuna uscita ---

Così recitava l'insegna al neon sopra l'hotel. A rendere la situazione maggiormente tediosa, un agile drone volante di nome Nikita dalla robotica voce ammonitrice che ripeteva agli ospiti le stesse identiche parole nell'eventualità in cui fossero stati privi del dispositivo di protezione.

A volte, per prevenzione, quell'apparecchiaccio volante attivava un congegno di sicurezza che isolava i trasgressori in specifici ambienti, fino a quando non avessero indossato le stramaledette mascherine. In caso di assenza delle suddette, bisognava attendere qualcuno del personale per poterne ricevere almeno una.

Una sera, in seguito a una rilassante sauna, mi trovavo sdraiato in posizione prona su una panca, con un asciugamano avvolto intorno alla vita. All'improvviso, un tizio grassoccio, arrivando di soppiatto, mi sgraffignò sia la mascherina - che tenevo momentaneamente abbassata sotto al mento - sia il marsupio appeso allo schienale di una sedia, contenente la carta d'identità, i soldi e le carte di credito. Seminudo, mi cimentai a rincorrere il ladro, certissimo di acciuffarlo in quanto non era esattamente una scheggia. Purtroppo ebbe la meglio!

Il furfante, oltrepassando l'uscita a pochi metri dal sottoscritto, provocò la chiusura immediata della porta metallica. 

In quel preciso istante, alle mie spalle, udii la solita e odiosa tiritera di Nikita: «Nessuna mascherina, nessun ingresso, nessuna uscita.»

 

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Medusa

1 Agosto 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Chi non conosce Medusa, una delle tre Gorgoni che ha il potere di trasformare in pietra chiunque incroci il suo sguardo? La suddetta, nonostante sia quella che è, qui in Grecia ha diritto all'assistenza sanitaria. A tal proposito, secondo il nuovo ordinamento emanato dall'Olimpo, i diritti valgono per tutti, compresi i criminali della peggior specie, le figure leggendarie e i mostri della mitologia. 
Ma perché Medusa fra i tantissimi oculisti di Atene ha scelto proprio me? Sono rimasto "paralizzato" per non dire "pietrificato" appena ho letto il suo nome sulla ricetta che mi ha fatto pervenire la segretaria. 

Sento un sibilo di serpenti, la donna-mostro sta quasi per entrare nel mio studio, nel frattempo sulla scrivania piazzo lestamente un paio di occhiali da sole e una iconografia nella quale è raffigurata la protettrice dea Atena.

Una cosa è certa: terrò gli occhi ben aperti!

 

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