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racconto

Cena di Natale

21 Dicembre 2020 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

Cena di Natale

 

Il camino ardeva in cucina scoppiettando. I bambini correvano e giocavano a nascondino nelle fredde stanze dell’ampia casa per tenere a freno i gorgoglii dello stomaco, a mala pena riscaldato il mattino con pizzette con le acciughe salate e frittelle di cavolfiore. Il digiuno doveva essere rispettato anche dai più piccoli, in compenso la cena di Natale sarebbe stata più gradita e più apprezzata. Cena di magro, anche quella. Baccalà in bianco, condito con olive, pezzetti di peperoni sottaceto, prezzemolo, aglio e abbondante olio. Una vera e propria prelibatezza il baccalà fritto in abbondante olio bollente, croccante fuori e morbidissimo e gustosissimo dentro. Ancora peperoni imbottiti di mollica di pane, prezzemolo, acciughe o in alternativa con mollica di pane imbevuta di mosto per chi non adorava le alici. Gli spaghetti col sugo di vongole, pezzi di anguilla al forno o arrostita chiudevano la prima parte della cena. Le seconde mense era tutto un brulicare sulla tavola di castagne secche e morbide, noci, mandorle, confettini colorati, torroni e torroncini morbidi, duri fino a spaccare i denti, croccante e mandorle pralinate: una vera cuccagna per i piccoli, anche per riempire lo stomaco spesso riluttante verso le pietanze dei grandi.

Stranamente il cielo era di un intenso azzurro che si confondeva col biancore dei monti lontani. Nei prati qualche rada macchia bianca di neve recente. Faceva freddo, ma il sole pungeva gli occhi, già segno di primavera.

I piccoli decisero di andare alla chiesa, la piccola chiesa del paese. In fondo il gran presepe. Poggiati alla balaustra due freddolosi pastori nelle ampie giacche di bianchi velli, ansimanti alle cornamuse. Suono dolce che tenne estasiati i bambini per qualche minuto. Poi via a sistemare i pastorelli in bilico su monti di sughero e muschio. Alla luce rossastra delle candeline, nella capanna di cartone sorrideva il biondo Bambino e all’entrata gli zampognari con le labbra attaccate alle cornamuse mute. Nel cielo blu di carta velina il tremolare delle stelline di latta d’argento.

L’ora cominciò a farsi tarda. Una nebbia sottile incominciò ad avvolgere la massa nera degli alberi accanto alla sagoma grigia della chiesa senza lume. Tenebre sempre più nere coprivano le case del paesello e dalle finestre lontane vibravano lumicini come stelle in una notte cupa. Si intuivano voci dolci, tenui, accorate, di uomini e donne protesi nel mistero.

Toni non arrivava. Nessuno sapeva il motivo di tanto ritardo. Aveva fatto sapere tramite cartolina postale dagli Abruzzi che sarebbe arrivato, neve permettendo, nel primo pomeriggio della vigilia di Natale.

Con la voce tremante di pianto represso la nonna radunò i piccoli intorno a sé e avvio la recitazione di antiche giaculatorie per propiziare l’arrivo del caro figlio. Il più piccolo dei nipotini, come un convolvolo su vecchio muro coperto di muschio oscuro, affondò il minuscolo viso tra le pieghe disfatte sul grembo della vecchia come a cercare il molle tepore di un seno. Col viso quasi esangue, i capelli bianchi fuori dal fazzolettone che le copriva il capo la donna si chinò a pronunciare nel soffio lievissimo d’un bacio la parola più dolce: figlio mio! Il piccolo subito si aggrappò con la manina sottile al suo dito, la guardò in volto, vide che non era quello della mamma sua e subito ritrasse la manina, mentre già il caldo umidore delle lacrime aveva bagnato il ricamo di venuzze azzurre sul piccolo pugno. Gli occhi del piccolo divennero allora per il pianto come lembi di cielo gonfi di pioggia scrosciante e come un fiordaliso sferzato dal vento si dilegua lieve nell’azzurro del cielo, così il bimbo riparò di corsa dalla mamma.

Sospiri frammezzati a singhiozzi, tristezza sui volti, parole accorate era tutto quello che preludiava a una serata tristissima. Il capo ricciuto dei bimbi più piccoli già ciondolava dal sonno, inutilmente le mamme tentavano di tenerli desti con il gioco della tombola o con la promessa dell’arrivo a notte fonda del buon vecchietto che in cambio di castagne e fichi secchi avrebbe lasciato qualche dono.

Con quanta ansia tutti a casa avevano atteso la sera e quanto a lungo lo sguardo di Toni aveva errato in cielo per la lunga distanza.

Solo il fremito delle stelle gli aveva tenuto compagnia e il desiderio rimasto nel cuore di giungere in tempo per celebrare il Natale, dischiusosi ormai alla speranza. Mancavano solo pochi chilometri e si sarebbe tuffato tra i suoi con la passione di un amante troppo a lungo tenuto lontano dalla donna amata. Tutto quello che la vita gli aveva dato sotto forma di dolore l’avrebbe tuffato nella nebbia opaca della malinconia e del ricordo. Ormai dal suo cuore zampillava gioia pura come una vena limpida dalla nascosta roccia. E nella sua voce rotta tra i sassi e affogata tra l’erba, vi era il riso della gioia anche se nel fondo muto dell’animo i lineamenti scomposti del volto dei compagni caduti grondavano il pianto di un sogno ormai morto.

L’ombra cupa del fogliame sembrava tremolare di voci conosciute. Il silenzio pauroso ed infinito del lungo viaggio era diventato dolce poesia, ora che la sua casa appariva piccina in lontananza, nel cielo ovattato di nebbia, al tremulo canto di rari uccelli notturni. Man mano, passo dopo passo, sempre più grande la casa allo sguardo e sempre più gonfio il cuore di gioia. Non gli mancò la voglia di scherzare. Girava carponi intorno alla casa, lo seguiva pian piano stupito, da un salto all’altro, dalla finestra il viso di un bimbetto il quale corse ad avvisare che era arrivato il vecchietto dei doni. Tutti accorsero al portone: urla, grida di gioia, lacrime, abbracci. Toni era finalmente arrivato. Il vecchietto sarebbe arrivato più tardi con i doni. Intanto ebbe inizio la cena.

Adriana Pedicini

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Dossier 2090

18 Dicembre 2020 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

10 ottobre 3062

Egregio professor Cefa(lù) Pesca(tori?),

come da accordi telepatici le invio –debitamente corredati di alcune mie note esplicative in corsivo– i documenti preparatori e di consultazione sui quali intendo basare la mia tesina.

Dal momento che il mio Matter Teleportation Fax mi dà noie ultimamente, la prego di confermarmi l’avvenuta ricezione del presente messaggio.

Grazie e a presto risentirci,

Peter Pan(camo)

 

Elenco dei documenti allegati:

- N. 1 brani tratti da un giornale inglese.

- Lo slogan principale della campagna promozionale 2089-90.

- Una delle mail arrivate in Vaticano dal febbraio del 2090 in poi.

- Una delle risposte da parte del Vaticano.

- N. 1 stralci da un’intervista audio.

***

Traduzione e trascrizione parziali di un articolo uscito sul quotidiano di Liverpool «Daily Bread» il 27 gennaio 2090.

“La cosiddetta “Sacra sindrome” è il morbo psichico che ha contagiato i Paesi cattolici e consiste nel desiderio “sfegatato” di comprarsi uno o più di quei Gesù artificiali, e concepiti in laboratorio, che i biochimici vaticani hanno di recente prodotto in serie, cioè per clonazione, a partire dai vari segmenti di DNA, contenuti nel sangue rappreso che macchia da millenni la Sindone di Torino.

Sin da quando il Pontefice Prospero Rockefeller II li ha lanciati sul mercato il 25 dicembre scorso, questi Messia, figli della scienza, sono andati letteralmente a ruba. Merito della campagna pubblicitaria ideata dalla Curia romana, ma anche del prezzo, naturalmente: gli Unti del Signore “made in humanity” costano infatti trenta euro cadauno (denaro più denaro meno). Insomma una cifra per nulla esorbitante ed anzi assai conveniente (tanto che ormai quasi tutti i cattolici hanno in casa il loro bravo PC o Personal Christ!)”.

 

Lo slogan principale della vasta e capillare campagna promozionale che, scatenando ad arte la “Sacra sindrome”, fruttò alla Chiesa, tra la fine del 2089 e l’inizio del ’90, uno strabiliante successo di vendite:

“Personal Christ

e di miracoli

ne avrai un poltergeist!”

 

Da una delle numerose mail che, dal febbraio del 2090, cominciarono ad affluire in Vaticano.

“Sua Santità,

con questa mia sono ad esigere la restituzione, con effetto immediato, dei trenta euro da me investiti nell’acquisto della App. non analogica o digitale, ma biochimica, denominata “Personal Christ”. Essa si è infatti rivelata. Già, si è rivelata guasta e mal funzionante: prova ne sia che, invece di farmi risparmiare sulla spesa moltiplicando i pani e i pesci, o meglio ancora le banconote presenti nel mio portafogli, perde tempo ad annunciarmi il Vangelo.

Essendo la situazione insostenibile sul serio, rimango in attesa di sue nuove al riguardo.

 

In fede (cattolica),

Giuda Iscarioti

Via della Tamerice, 1

070430 Israeltown, Roma - Italy”.

 

Da una delle mail che il segretario del Papa, avendo ricevuto ordine di respingere in toto le richieste di risarcimento, non mancava d’inviare a coloro, ed erano sempre di più, che si lamentavano del proprio Personal Christ.

“Gentilissimo Iscarioti,

lei non sarà mai rimborsato. Il motivo? Semplicissimo: per Gesù no, ma per denaro noi preti faremmo qualunque cosa (persino immolarci per il prossimo, ad esempio, o magari opporci finalmente all’Islam fondamentalista). Dunque il denaro, e solo il denaro, ci rende davvero cristiani e degni di chiamarci uomini di Dio. Ecco perché la sua richiesta di risarcimento non verrà esaudita. Ed ecco perché, altresì, essa non può fare a meno (tanto per riprendere il suo “simpatico” giochino di parole) di rivelarsi, e soprattutto tradirsi, per ciò che realmente è: un’orrida e sacrilega bestemmia, dinanzi alla quale il mio cuore (e, ne son certo, anche quello di Sua Santità) si riempie d’una rabbia immensa e legittima, che mi spinge a risponderle, caro Iscarioti: «Anathema sit!» o, tradotto, «C’at vègna on cancher!».

In fede (cattolica),

Padre Emiliano Romagnoli”.

 

Trascrizione parziale di un audio-file, contenente un’intervista rilasciata a marzo del 2090 da un non meglio identificato parroco di Ostia Lido che, sotto lo pseudonimo di Don Melisso P., aveva pubblicato proprio allora un instant e-book di successo intitolato Cento dosi di coca prima di veder morto Gesù.

Don Melisso: Anch’io mi son trovato a rigettare, seccamente e senz’appello, non ricordo più quante istanze di rimborso o indennizzo. Tuttavia confesso che quasi la capisco questa gente inviperita, che protesta un giorno dopo l’altro, a voce o per iscritto, con tale e tanta indignazione. Infatti –come lei sa bene, Eccellenza– agli ecclesiastici d’ogni ordine e grado, il Papa ha regalato, dimostrandosi assai magnanimo, un Gesù gratuito: un Gesù omaggio! Io il mio l’ho prevosto (pardon... preposto) a farmi da sagrestano, perpetua e chierichetto. Ma non sono granché contento; a servire Messa e tener pulito se la cava persino abbastanza, se vogliamo; però quando gli chiedo di far comparire –non so... da uno dei miei cappelli– la colomba della pace o lo Spirito Santo, lui proprio non ci riesce.

Padre Claudio Cardinale (l’intervistatore; era un eminente prelato-giornalista e dirigeva il prestigioso mensile «CEI Today»): Oh martirio e dannazione, anche lei!... Ebbene, continuare a nasconderlo è inutile, oramai: dal DNA –come del resto è addirittura ovvio, se ci si pensa– è stato possibile sintetizzare, del Cristo, solo la componente umana.

Don Melisso: Ah, ecco perché i PC sono così negati per i miracoli!

Padre Claudio Cardinale (meditabondo e con un sospiro): Già, i miracoli... i mancati miracoli –che Dio, nella sua bontà, perdoni le asfissianti e petulanti pretese di risarcimento–  sono una delusione niente male per i fedeli. E anche per lei, a quanto capisco. (Dopo un attimo di silenzio e con sospetto; forse guardando storto Don Melisso) Mi dica –e glielo domando soprattutto a nome degli alti porporati che costituiscono il pubblico di «CT»[1]–, adesso che le ho svelato l’arcano, cioè la questioncella del DNA, la scandalizza molto che noi vertici vaticani abbiamo cercato di truffare il mondo per soldi?

Don Melisso: Nemmeno un po’, Eccellenza. Il denaro è la scorciatoia, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di esso[2].

Padre Claudio Cardinale: Questo sì che è Vangelo: autentico Vangelo per le mie orecchie!

Don Melisso: Ma non per quelle del mio PC, purtroppo: si figuri che, quando mi sfianco a spacciar droga ai parrocchiani per arrotondare le questue e l’otto per mille, invece di darmi una mano –una benedettissima mano, che il Signore lo strafulmini!–, insiste a blaterare parabole, ammonimenti e discorsi vari della montagna.

«Insomma, sei cieco? Hai gli impasti d’argilla sugli occhi?» – mi capita di urlargli, nei momenti di esasperazione – «Non lo vedi che abitiamo al mare?».

Padre Claudio Cardinale: Giusta osservazione. E lui?

Don Melisso: Beh, cito testualmente dall’e-book: «Lo vedo! Acciderba se lo vedo!», mi ha risposto una mattina, ringhiando di rabbia. Solo che era quello vero, non il mio PC. Sì, una mattina il Gesù vero m’è apparso dinanzi dal nulla (o forse da un cappello, finalmente!) e mentre io ancora lo fissavo a bocca aperta, frastornato com’ero dal tono furente con cui m’aveva appena apostrofato, lui si è girato di scatto ed è corso via a precipizio. Dal telegiornale ho poi saputo che era andato sul Calvario a crocifiggersi di nuovo. «Stavolta, però, in segno di suicidio!», sembra che abbia gridato a squarciagola, in preda all’accesso d’ira che lo ha colto, un istante prima di morire[3]”.

 

 

Pietro Pancamo (pipancam@tin.it; pietro.pancamo@alice.it)-

 


[1] Abbreviazione di «CEI Today».

[2] Probabile rielaborazione del versetto biblico “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14, 6).

[3] Di morire per sempre.

Soltanto la collera può ispirare un cupio dissolvi, tale da convincere Gesù stesso a ricusare la propria natura divina ed eterna. Questa almeno è la teoria che m’impegno, sin d’ora, a sviluppare nella tesina.

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Albert & Andy

17 Dicembre 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

Albert & Andy

 

C'era una volta uno scienziato di nome Albert, che passava intere nottate in laboratorio, in compagnia di Andy, il suo fidato e intelligente robot che non aveva il dono della parola, tuttavia si faceva capire. Talvolta, all'automa venivano innestati altri componenti con amorevole cura, al fine di ricevere dei potenziamenti.

I due avevano stabilito un forte legame, tant'è vero che il robot ricambiava con affetto, offrendo prestazioni efficienti, ad esempio mostrando o risolvendo complessi calcoli matematici, contribuendo quindi alle ricerche di nuovi pianeti e di civiltà extraterrestri.  
Un giorno Andy prese un bruttissimo virus che gli procurò svariati malfunzionamenti, con un conseguente stand by, dal quale si riattivava solamente per alcuni minuti per emettere dei ronzii con l'altoparlante di emergenza. Per quanto provasse, l'inventore non riusciva a "guarire" il prezioso compagno e, ben presto, fu preda di una cupa mestizia. 

Lo scienziato provò di tutto: estrasse ogni singolo componente, provando a rimontarlo con modalità diverse, sostituì i cavi, eliminò la polvere che si annidava nelle ventoline, rimaneggiò la scheda hardware… ma fu tutto inutile. Albert si disperava dolorosamente al capezzale del robotico amico, adagiato sopra un'apparecchiatura, per di più imprecando contro astronomi famosi e aggirandosi per l'intero laboratorio con i pugni in aria.

In vista delle imminenti festività natalizie, mentre un po' tutti gioivano, riscaldati dall'atmosfera briosa e  festosa, lo scienziato era caduto nella depressione. Si affidò allora alle poche preghiere acquisite da bambino durante un obbligato catechismo e le due ore di religione a scuola. E pregò, pregò incessantemente. Sì, lui che fino a poco prima non credeva in niente tranne che negli alieni e… nelle stelle. E proprio una di esse gli apparve, sfrecciando la notte del 25 dicembre, nel momento in cui si trovava sul terrazzo dell'osservatorio.

– La cometa di Halley! No, la Stella Cometa! – esclamò, correggendosi subito.

Improvvisamente l'uomo udì un’emozionante “bzzzzz!” e, non fece in tempo a girarsi, che una mano metallica gli si posò sulla nuca per accarezzargliela. Era Andy completamente ristabilito.

– La grandezza dell’Universo è pari a un granello di sabbia in confronto alla grandezza di Dio – disse Albert piangendo e abbracciando teneramente l'automa. 

 

Morale della favola: bisogna avere fede nelle proprie capacità e soprattutto Fede in Dio nostro. Affidiamoci per primo al Cielo e poi allo spazio.

 

 

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A Christmas Diary

12 Dicembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

A Christmas Diary

 

Per gli amici che ci seguono dall'estero, e che ringraziamo e salutiamo, un raccontino in inglese, basato sui miei natali di qualche anno fa.

 

December 19. Brrr, cold. I get dressed.

Warm and comfortable underpants. (Read: that is capable of curbing any sexual initiative)

Triple padded bra, able to emerge from countless layers of clothing.

Long-sleeved doggie-style wool sweater.

Turtleneck sweater worked in giant ribs with knitting needles from size 12.

Thickest tights.

Peruvian hat lined with ecological rabbit.

 

I look at my hands.

Nail curvature is from acute lung failure and there are unmistakable vertical streaks from excess bleach. I think of the Night of Perversion nail polish that I bought for the evening of the 31st. Will the golden specks creep into the furrows? The skin looks like the Gobi desert in a particularly dry season. I don't have time to put the cream on, I opt for gloves.

 

I look at myself in the mirror.

I see a flaccid being, with a mortuary pallor, bundled up in a shapeless sweater. Will I be able to transform myself into a fascinating creature in time for the party?

I go out to buy the gift for my mother-in-law. (Better get rid of bad thoughts quickly.)

In the window I see a perfume that costs € 40. I think about when she pointed out to me that her son deserved more. I'm looking for something less.

I examine a € 30 scarf. Um ... I remember the time she  announced that her son's ex-wife cooked better than me.

I propose a panettone plate for € 20, with Santa Claus fluttering in the starry sky, surrounded by snow crystals.

I phone him for confirmation. He objects that the purchase seems out of place, since this year we don't celebrate Christmas at his mother's. (I clearly catch the note of disappointment in his voice.) What's the use, he says, of a panettone dish for my mother now? Giving it to her would be tantamount to reminding her of her loss of centrality and power within the family and throwing her into a state of depression from which she would emerge only in April with the organization of her son's birthday.

And it seemed just a dessert dish to me.

At this point I remember that cologne, given to me by Aunt Severina three years ago, and thrown into the bottom of the sock drawer. I decide to recycle it to the mother-in-law and with the € 20 I buy three sheep for the crib and a sheet of rock paper.

December 20. I fill out the guest list.

 

Therefore. I

He

His daughter (Although in June she told me that the new bikini marked my hips. Grrr)

His mother

My mother

My brother

Aunt 'Melia

Uncle 'Milcare

My friend Alice. (The husband ran away in the Philippines with the maid.)

 

While I'm putting a question mark next to my stepdaughter's name, in the secret hope that she won't come, my mother-in-law calls. She says she would have thought of inviting us this year. I reply that he has been doing it for ten years. She says that she has already prepared the dough for the croutons. I reply that I already have the capon in the freezer. (It looks like the last scene of a weatern film.)

As soon as I hang up, Aunt 'Melia calls. She says she would like it if we all went to her countryside cottage  this year. Read: farmhouse sunk into thin air, wood stove broken csince 1950 and never repaired, fireplace without draft, internal temperature - 15. I'll answer, thank you, um, maybe next year.

Lastly, my brother shows up. He is sickened by all this consumerism, he says, and Christmas is just a sinister commercial operation. He is thinking of a spiritual retreat in a hermitage, with the friars cooking organic food and singing the midnight mass. For New Year's Eve, however, he is planning a trek in the Himalayas. He would really need a tent, he adds.

December 21. Aunt 'Melia calls back. She announces that her cataracts have suddenly fallen out and that Uncle 'Milcare has high blood pressure. Recommends a low-sodium menu. I think of the huge Prague ham I just bought, when my husband's ex calls. She insists that, really, this year she just can't do without her little girl. (Who is 22 years old.) I enthusiastically agree but my husband a little less.

The doorbell rings. With an acid smile, my neighbor gives me an invisible thorny plant with an asphyxiated appearance, dotted with fake ruscus’ berry and smothered by a layer of golden spray. I thank. I detach the mistletoe from the previous year from the door, refresh it under the tap, and slam it in her hands with best wishes.

December 22. My friend Alice calls. She keeps me on the phone for two hours to tell me that her husband doubts, hesitates and maybe he will come back repented to celebrate Christmas with her. I sympathize and meanwhile I think of the box of rose-shaped handkerchiefs that I bought her. I decide to replace it with a leopard-print lace thong.

Together with the thong for Alice, I choose a fire red outfit for my stepdaughter. I am tempted to ask for three more sizes, to give her the impression that I too see her  as fat. In a specialized shop, I buy a canadese (in the sense of tent) for my brother. They explain to me that this is the original used by Messner during the ascent of K2.

I mount it in the living room to see if anything is missing and find a box of condoms inside. As I check the tie rods, it occurs to me that I have not yet bought anything for Aunt 'Melia, then I remember that she can't see and I leave it alone.

Very pleased, I buy for my man a tie studded with raccoons disguised as Santa Claus, each with a comic that comes out of his mouth and screams MERRY CHRISTMAS !! Really very, very, very original.

December 23. I take down the tent to make room for the Christmas tree. I can't get it back into the special case, so I make a ball and wrap it as it is, with pickets and everything. The result is the bulkiest gift I've ever seen. When I have finished wrapping, I discover I have forgotten to remove the condoms.

I place the Christmas tree. Two and a half meters of pure polyethylene. I try to hang up three branches that broke off the previous year. They don't stick anymore and then I hide the void against the wall. I spray branch by branch with a mountain pine aroma spray. Now the tree tastes of anchovy paste and the cat appears very interested.

I weave 15 sets of flashing lights, hoping that maybe one turns on. Nothing lights up and I spend the rest of the afternoon looking for electrocuted lights. I attach all the balls (I put the broken ones behind, hanging the Burano glass bird on the highest branch, away from the cat. Standing on the ladder, I try to insert the tip. It is 55 centimeters long and has the shape of a disturbing angel with outstretched wings. It doesn't stand straight. I borrow a knitting needle from the neighbor. she hands it to me with the air of wanting to pass me through. I anchor the tip with iron and half a meter of silver wire.

December 24th. Supermarket.

I buy.

2 salami, one coarse-grained one fine-grained.

6 hg of bacon.

10 sausages

½ kg of soppressata

(Prague ham is already there)

 

I think I'll finally get rid of the hypercholesterolemic mother-in-law, then I regret it and, at the last minute, I also buy a seafood salad tray for her.

 

And also.

Caviar substitute for salmon allergic brother.

Smoked salmon for uncle 'Milcare allergic to caviar.

Frankfurters for my mother who is allergic to both.

Tortellini for broth. Nobody eats them but they are tradition.

(The capon has already been in the freezer since last year Christmas.)

Lentils. (My mom says they bring money.)

 

25th December.

 

12 noon. At the end they all came. My brother has overcome the mystical crisis already at the aperitif. My husband's ex left for the Caribbean on a charter and phoned us at midnight on the 24th, asking us from the airport if we could keep the baby.

The little girl in question is in my room, in front of my mirror, with her ear glued to my cell phone for an hour, striding out in my outfit, which unfortunately makes her look like Megan Gale's beautiful sister. She gave me a pair of red culottes that read, "Come on, old lady."

With a purple nose and shining eyes, my friend Alice drowns her sorrows in a glass of martini. Her husband decided at the last minute to see the dawn of the new year in Manila.

 

1.30 pm. I bring the capon to the table. The tip chooses this moment to plunge and pierce it exactly in the center. The cat climbs the tree and slaughters the glass bird of Burano.

 

3.30 pm. Aunt Melia has already broken, in sequence, 3 Bohemian goblets, 1 salad bowl and 2 rock crystal jugs. Now she is conscientiously sucking the nougat, while she screams in the ear of uncle 'Milcare, who is singing at the top of his voice silent night.

At the head of the table, my husband proposes a toast with a dazed air. He has five identical ties around his neck, accompanied by raccoons screaming MERRY CHRISTMAS !!

In the air there is a strange smell of anchovy paste, dates with mascarpone and burned-out lights. The cat has stolen the bones of the capon and munches them under the table. Amelia sobs with her nose buried in the sparkling wine. My mother and my mother-in-law, at the bottom of the table, squabble over possession of the only nutcracker.

I do not know.

It will be the emotion. It may be the Christmas spirit, but I feel like I'm going to cry.

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La partita di calcio di Natale

11 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

La partita di calcio di Natale

 

Amici lettori del blog che a Natale non vi lascia soli, tempo fa vi avevo parlato di un libro fotografico, il cui autore,  Neville Gabie, era andato in giro per il mondo a fotografare le porte sui campi da calcio improvvisati. Vi ricordate che avevo dipinto una serie di quelle porte da calcio?  Per me, e sono sicuro che la pensi così anche l’autore del libro fotografico, queste porte da calcio sono una finestra sul mondo, e giocare al calcio è un bel modo per essere felici.

Molto bene, oggi vorrei  portarvi in Paraguay, si disputerà una partita e i giocatori saranno molto speciali. Per questa partita natalizia saranno schierati in campo, da una parte una squadra di ragazzini paraguayani, dall’altra, eccezionalmente solo per questa occasione - perché a breve avranno molto lavoro da svolgere - avremo Babbo Natale e i suoi elfi.

- Ehi, Walter, posso giocare anche io?

- Mario, tu sei un fantasma! (Per chi non sapesse chi è, Mario è il fantasma di un benzinaio, al quale piace leggere i libri e suonare il sassofono, l’ho conosciuto per una coincidenza in una casa dimenticata e da allora siamo diventati amici).

- Ma anche io voglio essere felice!

- Hai ragione, ma questa partita è fra ragazzini e la squadra di Babbo Natale.

- E allora io che faccio?

- Non posso farti fare l’arbitro perché sei invisibile, però posso farti stare con me e commentare in diretta la partita per i nostri amici lettori, ti piace l’idea?

- Cosa ci guadagno?

- Biscotti e cioccolata calda alla fine della partita.

- Se in serata aggiungi una cena al miglior ristorante del luogo ci sto.

- Ma sei pazzo? E chi paga, Babbo Natale?

- Non avere paura, al momento del conto rendo invisibile anche te e ce ne andiamo.

- Non ci posso credere! In quale film lo hai visto fare?

- Non fare troppe domande, allora che facciamo?

- Ok, prendi il microfono e cominciamo!

- Signore e signori di questa nostra splendida platea denominata signoradeifiltri, benvenuti all’incontro di calcio fra la rappresentativa dei ragazzini paraguayani e il team magico di Babbo Natale. Le due squadre sono schierate e, novità fra gli elfi, Babbo Natale giocherà in porta. Walter, sai perché?

- No.

- Perché ha un po’ di pancia e porta gli occhiali.

- Eh già, succede sempre così.

- La partita inizia, gli elfi da subito sono indisciplinati, sono piccoli di statura e non rispettano la tattica di gioco, Babbo Natale è molto arrabbiato e, infatti, i ragazzini ne approfittano e in pochi minuti segnano tre goal. Questa partita si preannuncia come una goleada.

- Mario, hai ragione, gli elfi dovrebbero giocare di più in difesa, i ragazzini corrono come saette, ma c’è di bello che sembra che a tutti non importi. Io vedo molta felicità in campo. Mario, non pare anche a te?

- Sì, tutti ridono e non si preoccupano del risultato, infatti ora la squadra di Babbo Natale è sotto di ben 6 a 0 e pare che i ragazzini non si accontentino, continuano ad attaccare e superano i poveri elfi come birilli. Sembra che non ci sia partita, ora le reti sono 10 a 0.

- Povero Babbo Natale!

- Ma no, Walter, lui è troppo buono! Ecco, ora i goal sono 15 a 0!

- Mario, il gioco del calcio è un divertimento e poi, per chi perde, c’è sempre una rivincita.

- Walter, penso che la squadra degli elfi dovrebbe cambiare qualcosa in campo, ora i goal a loro sfavore sono 20 a 0!

Ma cosa vedo? Ma quella non è la Befana?

- Sì, ha posato la scopa a bordo campo e sta entrando al posto di un elfo stanco.

- Infatti, nonostante sia una vecchietta, corre come una saetta, prende la palla, la passa a un elfo dal nome impronunciabile, chiede lo scambio, salta gli avversari con un pallonetto, con un tunnel sotto le gambe, ora scatta sulla fascia, arriva a fondo campo, crossa a centro area, un elfo colpisce di testa e restituisce la palla alla befana che, con un perfetto colpo al volo, realizza un bellissimo goal. Tutti festeggiano, ora il risultato è di 20 a 1. Ma, Walter, che fanno?

- Mario, sembra che tutti i giocatori in campo si stiano abbracciando e ridano felici! E’ un immagine molto bella, vedo che ora lasciano il campo e vanno a mangiare biscotti e dolcetti, ci sono anche molti regali da scartare, offerti da Babbo Natale. Ma questa è una bellissima e magnifica scena di sport!

Signore e signori, la partita fra ragazzini paraguyani e la squadra di Babbo Natale è terminata 20 a 1, vi salutiamo e vi diamo appuntamento alla prossima partita.

- Walter, che ne dici di andare?

- Dove?

- A cena, io avrei fame!

- Ma veramente al ristorante puoi rendermi invisibile?

- L’ho già fatto anche altre volte!

- Posso invitare qualche altro amico?

- Perché no?

Amici lettori della signoradeifiltri, se non avete paura di un pazzo fantasma, che ne dite di seguirci? Ceneremo nel miglior ristorante del luogo, per il conto non abbiate paura, lo pagherà la fantasia. Allora che fate, venite con noi?

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Quella notte di dicembre faceva un gran freddo

10 Dicembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica, #adventscalender

Quella notte di dicembre faceva un gran freddo

 

Quella notte di dicembre  faceva un gran freddo, la città era tutta addobbata per le feste. Eravamo alla vigilia di Natale e io, leggendo il giornale seduto al bar, bevevo il mio drink bollente al latte. Lo ammetto: sono un artista sfigato e con le donne non sono di certo fortunato, quella notte ero solo e avevo la testa dentro le ultime notizie del quotidiano. Mi ero preso una notte di relax, nel bar suonavano e tutto il giorno avevo dipinto e disegnato molto, ora volevo solo ascoltare un po’ di buon jazz e rilassarmi.

All’improvviso una bellissima donna mi guarda e mi chiede: - E’ tuo il taxi parcheggiato qui di fuori?

- No, non sono un tassista ma un artista, mi dispiace.

- Sei un artista?

- Sì, ma non sono famoso e neanche quotato. Se cerchi un taxi penso che a quest'ora potrebbe essere difficile trovarlo.

- Tu non potresti aiutarmi?

- Come?

- Mi daresti un passaggio con la tua auto?

- Dove sei diretta?

- Devo arrivare in centro.

- Ok.

- Cosa stai bevendo?

- Un drink al latte.

- Latte? Ma non sei troppo grande per bere latte?

- Veramente mi piace anche con la menta.

- Vuoi farmelo assaggiare?

Immediatamente, con un gesto al barista le offrii un latte caldo con la menta, lei lo bevve lentamente e, con un sorriso, lasciò l’impronta del suo rossetto scarlatto sul bicchiere. Non ve lo avevo detto, ma questa bellissima donna aveva anche uno strepitoso profumo da farti sognare. E già per me sembrava proprio un sogno parlare con lei. Il jazzista con il sax in mano, vestito da Babbo Natale, mi strizzò l’occhio; il suo ok era senza dubbio  incoraggiante, come a dire “che aspetti?”

- Scusami, non mi sono neanche presentata, mi chiamo Pamela.

- Io Walter, è un piacere conoscerti.

Io e Pamela parlammo per più di un'ora, era veramente una donna affascinante, portava, in tema natalizio, uno stretto vestito rosso, con una scollatura sul seno così eccitante, e le scarpe nere evidenziavano una caviglia fina e sensuale. Le parlai della mia arte e dei miei sogni nel cassetto. Lei era una top model, stava tornando da un noioso party e mi parlò del suo lavoro.

Ero un artista sfigato ma in quel momento la fortuna stava girando dalla mia parte e la conversazione era molto piacevole, il jazz di sottofondo ci avvolgeva  in un'atmosfera raffinata, soft  e natalizia. Non è a Natale che si ricevono i regali?

- Walter, avrei fame, che ne dici di cenare insieme?

- Purtroppo sono un artista povero, forse potrei offrirti solo un panino da Mc Donald oppure, se ti accontenti, potrei cucinarti un piatto di spaghetti, e dopo accompagnarti a casa.

- Va bene, amo gli spaghetti.

Salimmo in casa mia, avevo quadri e disegni da tutte le parti, i tubetti di colore erano sul divano e i pennelli, insieme a pastelli e matite colorate, sparsi dappertutto. Sono un artista molto confusionario e speravo che Pamela non ci facesse molto caso.

Mentre lei si faceva una doccia calda, io preparai gli spaghetti, per sbaglio misi molto peperoncino, ma in compenso avevo in frigo del buon vino rosso. Apparecchiai la tavola mettendo una tovaglia che era una tela con un dipinto astratto, anche se poco natalizia non era male come effetto. I piatti erano pronti e la pasta fumante, mi piace la musica e scelsi di sottofondo Stan Getz.

Lei uscì dalla doccia con il mio accappatoio indosso e iniziammo a mangiare. Faceva molto freddo quella notte di dicembre, ma l’ambiente si scaldò bene, forse avevo messo troppo peperoncino nella pasta e bevemmo tutto il vino rosso. 

Il tempo scorreva piacevolmente lento, a un certo momento lei si alzò e fece scivolare in terra l’accappatoio. Pamela aveva due gambe lunghissime, un seno perfetto, due fianchi che sembravano dipinti da Modigliani e i capelli biondi sciolti sulle spalle nude, come la Venere di Botticelli.

- Vuoi fare l’amore con me?

Non mi diede il tempo di rispondere, mi prese la mano e mi portò a letto, quella fredda notte di dicembre facemmo l’amore e fu bellissimo, forse il merito è stato del peperoncino, la sua bocca era piccante e molto eccitante, il suo corpo fremeva di passione e io stavo vivendo un sogno. E come in un sogno ci addormentammo esausti dopo un'infinita notte di sesso. 

Al mattino un raggio di sole mi svegliò, mi guardai intorno ma non vedevo Pamela, sopra le mie opere sparse a terra, solo le sue scarpe nere e ancora nell’aria il suo profumo. Mi alzai e, vicino alla tazzina di caffè fumante, trovai un biglietto dove c’era scritto…“Walter, mi dispiace, dormivi come un angioletto e non ho voluto svegliarti, purtroppo dovevo lasciarti. Ho chiamato un taxi. Fare l’amore con te è stato bellissimo ma ora non ci rivedremo più, non cercarmi, ricorderò per sempre questa notte d’amore”.

Avevo passato la più bella notte di sesso della mia vita con una bellissima donna, la più bella che abbia mai visto, e fare l’amore con lei era stato fantastico. Di lei mi rimase questo indimenticabile ricordo, il sapore dei suoi baci piccanti sulle mie labbra e un paio di scarpe nere.

Ora non mi resta che mettermi i miei occhiali rossi e sorridere alla fortuna, scenderò e andrò a mangiare del panettone al cioccolato insieme a Babbo Natale il jazzista, e poi penserò ancora a lei, alla mia più bella notte di sesso con una bellissima donna, la più bella di sempre, in quella fredda notte della vigilia di Natale.

Però ho solo un dubbio… perché  mi ha lasciato le sue scarpe nere?

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Chi è stato? Boh, sarà stato Pasquino

6 Novembre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #luoghi da conoscere, #racconto

 

 

 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, eccomi ritornato a raccontarvi le vicende di due amici a spasso per Roma. Oggi, cari miei, dopo sguardi illuminanti dal buco della serratura e corse nella cripta, che potrà succedere?
 
- Pronto, Tony, sei sveglio?
 
- Mario, sei tu?
 
- No sono l’anima de...
 
- Eh no! Nella cripta nun ce vo!
 
- Ah! Allora sei sveglio! Hai paura di fare una brutta fine? La cripta dei Cappuccini ti è servita da lezione, eh!
 
- Ma chi? Io? Paura della morte?  Nooooo!
 
- Forza, sbrigati che oggi ti porto in un posto tranquillo!
 
- Sììì, lo sai tranquillo che fine ha fatto?
 
- Dai, non perdere tempo, vestiti e scendi che il caffè in macchina è pronto!
 
- Arrivo… Mi posso mettere la camicia gialla?
 
- Sì, certo, ma solo se poi ti metti anche i pantaloni rossi.
 
- Certamente, aspettami che scendo.
 
La Fiat 500 di Mario è un automobile vintage ma efficiente, dotata di molti comfort: macchinetta del caffè, frigo bar, tettino apribile con pannelli solari, portaoggetti sempre colmo di leccornie varie, motore taroccato e altre innovative innovazioni (ecco, avrebbe potuto dire "inattese, inconsuete, insolite, inaudite, inopinate", no, lui che fa? dice innovative innovazioni) che vi diremo nel corso delle puntate.
 
- Tony, stai bene in giallorosso, mi piaci, ieri sera com'è andata?
 
- Abbastanza bene, lei si lanciava su di me, io l’abbracciavo, la stringevo, la baciavo e…
 
- Mi sembra che ti è andata bene.
 
- Mario pesava solo 90 kg…
 
- A suon di musica che vuoi che sia... 
 
- Ma lo sai che sottofondo musicale ho messo?
 
- Una musica dolce, tenera, lenta e armoniosa, chick to chick ? (Sì, come no, pollo a pollo.
 
-Macchè! Ho avuto la brillante idea di scopare con i Creedence Clearwater revival!
 
- Forte! 90 kg di ritmo rock strepitoso!
 
- Mi sento a pezzi, Mario, guida te, dove andiamo?
 
- Andiamo da Pasquino, ma prima andiamo a piazza Navona.
 
- Pasquino il pasticciere? Ah bene, così mi prendo due maritozzi con la panna!
 
- Tony, ma allora sei duro di comprendonio, il pasticciere è Pasquale, ora andiamo da  Pasquino.
 
- Non lo conosco, comunque va bene… E il maritozzo con la panna?
 
- Prenditi il caffè, con la tua sonnacchiosa ingenuità mi farai morire.
 
- Ahhhh… Allora lo vedi che pure te hai paura di fare la fine dei Cappuccini!
 
- Guarda, caro mio, che ho inventato una cosa che mi allungherà la vita!
 
- Una pozione magica?
 
 -No meglio, ma te la faccio vedere dopo.
 
I due raggiungono piazza Navona, parcheggiano la 500, prima di andare da Pasquino fanno un giro. Piazza Navona è un monumento voluto da  Papa Innocenzo X, e può considerarsi la più bella piazza barocca di Roma. Venne realizzata sulla base dello stadio di Domiziano, monumento architettonico dell’antica Roma e, dopo secoli e secoli di semi abbandono, nel XV secolo venne utilizzata per la sua ampiezza come mercato, come luogo per feste popolari e processioni religiose. Nel 1630, grazie a Papa Gregorio XIII, fu  iniziato un decisivo miglioramento architettonico e, negli anni a seguire, di questa rivoluzione urbanistica furono protagonisti due grandi artisti: Bernini e Borromini.
 
- Tony, vieni, prima che andiamo da Pasquino facciamo un salto in piazza Navona.
 
I due camminano sulle orme della domiziana antica Roma, le mura e i marmi intorno a quella che prima fu un'arena di imprese sportive, poi miseramente pascolo di gregge, per poi ergersi immagine magnifica dell’arte barocca. Ora offre la propria secolare bellezza ai nostri due compagni di avventura alla ricerca della Roma meno visitata.
Tony e Mario non potevano astenersi dal fare due passi in un luogo così bello, ma sta per succedere l’imponderabile, i due si siedono al bordo della fontana dei quattro fiumi del Bernini, di fronte alla chiesa di Sant’Agnese del Borromini.
 
- Mario, ma sarà vera?
 
- Cosa?
 
- La storia della reciproca insopportabilità fra Bernini e Borromini?
 
 -Penso di si, bisogna dire che entrambi avevano una personalità assai differente, due geni, ma ognuno con un proprio e spiccato carattere. A Roma hanno lavorato a stretto contatto, in un periodo d’oro dell’arte sfidandosi e perculandosi.
 
- Addirittura?
 
- A quell’epoca per il popolo era uno spasso, un vero gossip. Che ti credi, anche nei tempi antichi l’essere umano è stato sempre attratto da pettegolezzi, scherzi e lazzi, e l’arte, anche se elevata, mica ne era esente.
 
- Mario, sai che ti dico? Che se la gente mormorava era pure un bene, perché, così facendo, pur criticando,  si avvicinava all’arte.
 
- Hai ragione, era un motivo per parlare degli artisti e delle loro opere, la gente, anche se ignorante, spettegolando ammirava l’arte che più di ora era veramente per tutti.
 
- Perché, adesso non lo è?
 
- Ma certo che no, basta che ti guardi intorno.
 
- A proposito, Mario, perché ridi?
 
- Rido di sollievo.
 
- Ah! E perché? Che cosa ti ha sollievato? ("Sollievato"? Bo? Sarà un misto di liberazione e sollevamento? )
Perché tieni la mano vicino all’acqua?
 
- Tony, parla a voce bassa: è la mia invenzione.
 
- Non vedo nulla, che cosa hai inventato?
Ho risolto i problemi, mi sono messo sul coso un profilattico con un tubino che dai pantaloni sale lungo la camicia, percorre la manica ed esce dal polsino.
 
- E poi?
 
- Faccio la pipì.
 
- Sei matto? Qui, nella fontana dei quattro fiumi del Bernini?
 
- Beh? Quattro fiumi, no? Tanto poi l’acqua dai fiumi sbocca al mare.
 
- Non ci posso credere,  e adesso? L’hai fatta tutta?
 
-Credo di sì, l’acqua non sembra abbia cambiato colore vero?
 
- Io penso che dovresti farti vedere prima da un urologo e poi da uno psichiatra.
 
- Ma no, sto in perfetta forma, guarda un po’?
 
Mario si mette platealmente a fare approssimativi gesti atletici per dimostrare la sua prestanza.
 
- Mario, ma che fai?
 
- Ti dimostro che sto bene!
 
- Ma la tua patologia non c'entra nulla con la muscolatura e, soprattutto, con la testa matta e dura che hai!
 
- Per ora l’urologo può attendere. Pasquino no, forza andiamo.
 
 Con nonchalance Mario e Tony lasciano piazza Navona, dirigendosi qualche strada più in là.
 
Per Pasquino si intende il frammento di statua di probabile stile ellenico che si trova a ridosso delle mura di palazzo Braschi nell’omonima piazza. In origine la piazza era stata chiamata piazza di Parione, per poi, appunto, variare in piazza di Pasquino, in onore della leggenda che, circa nel XVI secolo, voleva un misterioso scrittore anonimo appendere sulla statua versi e sonetti di satira a doppio senso, con i quali derideva e beffeggiava i potenti politici e religiosi, facendo diventare questa a tutti gli effetti una statua parlante. La leggenda diventò così popolare che rimase anche nei secoli successivi - fino ai giorni nostri -, l’abitudine di continuare l’opera del mitico scrittore notturno.
 
-Tutto qua? Io pensavo altro.
 
- Tony, questa statua è semplice ma leggendaria. Lo sai quanta gente ha rischiato la ghigliottina?
 
- La pena di morte?
 
- Eh già, mica si scherzava nel ‘600, per chi offendeva e metteva in ridicolo il potere erano dolori, partiva la capoccia che era una bellezza. Ma di fronte al malcostume e all’ingiusto strapotere il popolo doveva comunque reagire, e lo faceva con la fantasia all’ultima spiaggia, attraverso la comicità e la satira.  Così i messaggi attaccati sulla statua di Pasquino coglievano più nel segno rispetto a gesti estremi di violenta ribellione.
 
- Come Pulcinella, scherzando e ridendo diceva la verità.
 
- Bravo Tony, e in un noto film degli anni ’7, Nell’anno del Signore, in una battuta Pasquino-  interpretato da un super Nino Manfredi - dice più o meno così: "ferisce più 'na punta de 'na penna che 'na lama de 'na spada”. Però c’è stato pure un problema.
 
- Quale?
 
- Che qualche volta in molti, dietro l’anonimato, hanno approfittato per gettare discredito fra opposte fazioni, creando confusione e, per dirla alla romana, “bùttàlla 'ncàcìàra” .
 
- Insomma, secondo te Pasquino è sempre valido?
 
- Tony, questi sono tempi moderni, basta andare in televisione. Qualche volta alzi la voce, qualche volta fingi, qualche volta fai scattare la rissa in video e poi, dietro le quinte, tutti insieme sotto braccio allo stesso ristorante. Pure Pasquino, se campasse ancora, magari avrebbe scelto la tv per dirne quattro.
In ogni caso non dimentichiamo i social dove tutti parlano, giudicano e pontificano a caso. Ho paura che questa statua rimanga solo storia, ma proprio per questo anche leggenda. E chissà che un giorno qualcosa cambi.
 
- Mario, la lasciamo una pasquinata?
 
- Fallo te, io ne dovrei dire troppe.
 
Tony prende carta e penna e scrive una breve frase.
 
- Fa 'n po’ vedè che hai scritto?
 
Tony ha scritto di suo pugno, in bella calligrafia: “Mario quando vai dall’urologo?”
 
- Tony, ma che sei matto? E poi che c'entro io? 'Sta cosa mica è social!
 
- Sì, ma è una forma di ribellione al tuo rifiuto di andare dal dottore.
 
- Forza, andiamo a prendere un caffè, non volevi un maritozzo con la panna? E poi tu mica hai la faccia da ribelle!
 
E così, amici lettori del blog che naviga a tutta forza sulle onde della cultura, vi lasciamo con questa domanda… Secondo voi, Mario, mannaggia la prostata, quando andrà a farsi visitare dall’urologo?  Forse la risposta non verrà ancora svelata, ma, comunque, sarà sempre un piacere portarvi con noi in giro per Roma nascosta. Arrivederci, sempre qui sulla signoradeifiltri, alla prossima puntata.
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Frutta martorana e Ossa di Morto

30 Ottobre 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #ricette

 

 

 

 

 

Durante il periodo di Ognissanti e la Festa dei Morti nelle pasticcerie e nei bar risulta onnipresente la frutta martorana, dolci tradizionali che simboleggiano, nonché ricreano, i frutti tipici siciliani: mandarini, limoni, arance, fichi d'India etc, prodotti morbidissimi realizzati con la pasta reale o pasta di mandorle. Avendo un alto concentrato di zucchero, se divorati in grandi quantità possono causare la carie ai denti.

Da menzionare le Ossa dei Morti, caratteristici biscotti Made in Sicily, di dura consistenza, preparati con zucchero, farina, albume e chiodi di garofano. Data la croccantezza, danneggiarsi qualche dente non é affatto difficile. In proposito é “morto” probabile che annualmente i dentisti tra Ottobre e Novembre faciano affari d'oro, quindi occhio e… bocca! 
Ad ogni modo sia la frutta martorana e sia le Ossa dei Morti solitamente vengono combinati insieme e venduti in vassoi o in cestini con l'aggiunta di caramelle e cioccolatini, al fine di arricchirli, rendendoli di fatto più gradevoli all'occhio e naturalmente al palato. Associare tali prodotti ad Halloween è da ritenersi una bestemmia, in quanto con la festività americana non c'azzeccano nulla, sebbene le Ossa dei Morti potrebbero far pensare il contrario. 
Avevo otto anni e non avevo ancora assaggiato entrambe le tipologie di dolci. Idem per mia sorella Cettina, tant'è che tutti e due sbavavamo alla vista, con quell'incollare le nostre facce alle vetrine delle pasticcerie ,immaginando di quanto potessero essere buoni. Un pomeriggio i nostri genitori ci promisero di acquistarne un misto, a patto di pazientare una settimana in attesa del 2 di Novembre, il giorno della Commemorazione dei defunti, e con la raccomandazione di mangiarli con parsimonia sia per prestare attenzione ai i denti e sia perché molto calorici. 
Per la Festa dei Morti andammo a pranzare dai nonni paterni. Fu nonno Peppino ad andare in mattinata al bar sotto casa per comprare i dolci desiderati, sostenendo che, data la confusione, il proprietario a fine giornata con i guadagni forse si sarebbe potuto permettere l'acquisto di una villetta al mare con piscina. A tavola, io e mia sorella fondamentalmente eravamo impazienti di "sconfezionare" il vassoio che stava in bella mostra sopra il frigorifero. 
Dopo un gozzoviglio di pasta al forno, carne e bibite gassate, arrivammo alla frutta, ma non ancora a quella frutta zuccherata tanto ambita. Mi scoglionai e presi l'iniziativa di prendere il vassoio e di aprirlo proprio mentre la mia famiglia era distratta a parlare o a sbucciare i vari frutti posizionati, per non dire ammassati nella fruttiera. I miei familiari si accorsero di ciò che avevo fatto e per ovvi motivi si irritarono. Indifferente, afferrai un pugno di frutta martorana in una mano e un pugno di Ossa di Morto in un'altra. 
«Sei uno zulu!» mi rimproverò mia madre. 
«Prendine ancora, mi raccomando» ironizzò, seccato mio padre. «Stai sicuro che poi ti potrai fare la dentiera come a tuo nonno!»
I nonni sorridevano, presumibilmente non volevano unirsi alle polemiche. Sorprendentemente mia sorella rimase a guardare, sembrava aspettare il permesso dei grandi. 
Assaggiai avidamente un Ossa di Morto e un dolcetto qualsiasi di frutta martorana, precisamente una pera. Restai deluso. Il primo troppo croccante, valutandolo niente di che, il secondo troppo dolce, sdegnoso e senza un retrogusto di frutta come avevo erroneamente immaginato. Con nonchalance rimisi al suo posto l’ormai inutile bottino che tenevo tra le mani, ovvero nella rettangolare guantiera di cartone. 
Mia sorella cominciò a lagnarsi fastidiosamente dal momento che era decisamente schifiltosa. 
«Ah, non li voglio più! Sto scimunito li ha toccati con quelle sue manacce zozze e li ha buttati lì con gli altri!» 
Litigammo. Siccome la schizzinosa Cettina si trovava seduta di fronte a me, non potendola percuotere facilmente le lanciai un Ossa di Morto sulla fronte, un biscotto duro come pochi. 
Mia sorella con l'intento di scendere dalla sedia per reagire allo sgarro, maldestramente fece cascare una bottiglia di coca cola senza tappo sopra il vassoio aperto; tuttavia lo strato trasparente che di norma viene inserito dai pasticceri o dai baristi nella parte superiore della confezione aveva salvaguardato quasi interamente il contenuto. 
Il risultato fu il seguente: mio nonno strafottendosene della ricorrenza si lasciò andare a una serie di bestemmie, mia nonna, sospirando, provvide ad asciugare dove necessario e a gettare nella pattumiera la sottile striscia protettiva, mia madre, invece, mi guardò con espressione inviperita, mentre mio padre mi aveva semplicemente "martorato" emh, martoriato a dovere con degli schiaffoni. 
E la rompi di Cettina?
«Così ti impari!» esclamò compiaciuta, sgranocchiando candidamente un agrume martorana. 

 

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Premiazione trofeo Rill

29 Ottobre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #racconto, #fantasy, #fantascienza

 

 

 
 
 
 
Venerdì 30 ottobre, dalle 15 alle 16, avrà luogo la premiazione del XXVI Trofeo RiLL per il Miglior Racconto Fantastico, concorso letterario organizzato dall’associazione RiLL - Riflessi di Luce Lunare.
La cerimonia si svolgerà via web, nell’ambito di Lucca Changes, l’edizione 2020 del festival internazionale Lucca Comics & Games. Per assistere alla premiazione, basterà collegarsi al sito LuccaChanges.com e da lì scegliere la corrispondente finestra di diretta streaming.
 
Il Trofeo RiLL è uno dei più importanti premi letterari italiani per racconti fantastici: possono partecipare al concorso racconti fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni storia sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”. Da alcuni anni, i testi partecipanti sono oltre 300 a edizione, e nel 2020 si è registrata la partecipazione record di 430 racconti, provenienti dall’Italia e dall’estero.
Il Trofeo RiLL è patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games, che da sempre ospita la cerimonia finale del concorso.
 
Durante la premiazione sarà presentata l’antologia OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni: la diciottesima uscita della collana “Mondi Incantati”, che pubblica i migliori racconti del Trofeo RiLL e di SFIDA 2020 (altro concorso bandito da RiLL). Da quest’anno, “Mondi Incantati” è edito da Acheron Books.
"OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni" include anche la sezione RiLL World Tour, che dal 2013 raccoglie i racconti fantastici vincitori dei concorsi letterari esteri con cui il Trofeo RiLL è gemellato: il premio Visiones (Spagna); la NOVA Short-Story Competition (Sud Africa); la Horror Short-Story Competition (Australia).
 
"OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni" è un libro di tredici racconti.
Aprono il volume i cinque racconti premiati del XXVI Trofeo RiLL, scelti dalla giuria del concorso, formata da scrittori, giornalisti, accademici, esperti e autori di giochi:
 
Vincitore del XXVI Trofeo RiLL: Oggetti Smarriti, di Valentino Poppi (Bologna)
Un racconto di ambientazione contemporanea, che, partendo da un episodio assolutamente banale (la perdita di un portachiavi) costruisce una trama fantastica e sorprendente, sviluppata con mano sicura dall’autore, che alterna con grande scioltezza spunti di riflessione e passaggi più ironici.
 
Secondo Classificato: Horimono, di Arthur B. Radley (Ravenna)
Un racconto dall’ambientazione che ricorda “Blade Runner” o “Parasite”. In un’atmosfera fuori dal tempo e dallo spazio, una storia sull’apparente impossibilità di essere normale, ma che trova compimento nell’amore e nell’accettazione di se stessi, grazie all’antica arte del tatuaggio Irezumi.
 
Terzo Classificato: Chiari di luna e male parole, di Laura Silvestri (Aprilia, Latina)
Una storia costruita intorno a una filastrocca, utilizzata nella narrazione in modo assolutamente non prevedibile. Ha un bel senso italico dell’immaginario, con un’azzeccata ambientazione ciociara, che viene ben sfruttata grazie al linguaggio pseudo-dialettale, “alla Nino Manfredi”, sciolto e credibile.
 
Quarto Classificato: La polvere sotto il tappeto, di Saverio Catellani (Carpi, Modena)
Un racconto duro e coraggioso, che lascia ai lettori l’onere di esprimere giudizi morali. Spiazza e scuote, a tratti è disturbante. Un racconto che non può lasciare indifferenti.
 
Quinto Classificato: Nibani, di Gianluca Vici Torrigiani (Gorgonzola, Milano)
Un racconto di fantascienza con un’inconsueta ambientazione africana. La narrazione valorizza al massimo il contrasto tra gli elementi totemici e i riti primitivi tipici delle tribù e quelli cyberpunk/ futuristici, che vengono svelati progressivamente, suscitando un “effetto sorpresa” nel lettore.
 
 
Sempre durante la premiazione, sarà assegnato il premio speciale Lucca Comics & Games per SFIDA 2020, il concorso che dal 2006 RiLL riserva agli autori/ autrici giunti una o più volte in finale al Trofeo RiLL. Il concorso prende il nome dalla SFIDA che RiLL lancia ai partecipanti: scrivere un racconto fantastico che rispetti uno (o più) vincoli, che cambiano ogni anno.
Per il 2020, RiLL ha voluto omaggiare un autore importante del Fantastico italiano: Gianni Rodari, di cui ricorre il centenario della nascita. La SFIDA consisteva nello scrivere un racconto che ruotasse intorno a una “parola magica” (es. una password, una formula, un lasciapassare…) e che contenesse una filastrocca (inventata dall’autore, oppure di Gianni Rodari o di chiunque altro; oppure della tradizione popolare, italiana e no…).
I quattro racconti vincitori di SFIDA 2020, scelti da RiLL, sono pubblicati nell’antologia "OGGETTI SMARRITI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni". Uno di essi riceverà il premio speciale Lucca Comics & Games.
Si tratta di:
- “Chi c’è dietro di te?”, di Laura Silvestri (Aprilia, Latina), una storia che, seguendo il protagonista dall’infanzia all’età adulta, affronta il tema delle scelte che si fanno nel corso della vita;
- “Cose strabilianti”, di Michela Lazzaroni (Brugherio, Monza-Brianza), un racconto sulla potenza della Fantasia, che emerge dall’incontro/ scontro fra un’insegnante e un’intelligenza artificiale;
- “Il Senzamente”, di Maurizio Ferrero (Vercelli), che narra le inquietudini di un bambino in modo credibile e vivido, oltre che con un’ambientazione originale;
- “Vitasassipallaruote”, di Marco Cesari (Botticino, Brescia), un racconto di ambientazione post apocalittica, sul tema del ricordo e del valore del passato.
 
 
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Per maggiori informazioni:
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A spasso con il morto.

22 Ottobre 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #arte

 

 

 
 
 
Amici lettori, eccomi ritornato al nostro blog, che in autunno dipinge le foglie dei colori più culturali del web. Sono ritornato a voi con una storia a puntate Mannaggia alla prostata, nella quale due personaggi, uno giovane e un altro un po’ meno, vi accompagneranno nella bellezza dell’arte, parlando di quotidianità, in compagnia di una problematica prettamente maschile che attanaglia uno dei due. Sarà un viaggio ironico, demenziale e futuristico, insomma, non mancherà nulla per farvi sognare, ridere e anche riflettere.
Nella prima parte vi ho fatto vedere dal buco della serratura la cupola più famosa del mondo, seguiteci e, nell'ultimissima parte, prima della conclusione dell’anno, scopriremo un lieto fine.
 
A SPASSO CON IL MORTO
 
Dopo l’occhiata dal buco della serratura, Tony e Mario fanno ritorno a casa.
 
- Tony, l'arte e la cultura in genere sono proprio una bella cosa.
 
- Mario, la penso come te, ora più che mai e, sai che ti dico?
 
- Cosa?
 
- Che mi sto divertendo molto, ci sono così tante bellezze in circolazione che è una sorpresa continua.
 
- Bisogna anche aggiungere che la bellezza ci fa bene.
 
- Certo che tu la sai lunga, eh!
 
- Ti ho mai raccontato della scrivania che tenevo nel chiosco della mia stazione di servizio?
 
- No.
 
- Ecco, vedi, con il tempo, grazie ai miei clienti, avevo accumulato un sacco di libri.
 
- Un benzinaio "librario"? (Vorrà dire libraio, libresco?)
 
- Una mezza specie.
 
- E la scrivania?
 
- Ecco, ora ti dico di che si tratta. Praticamente, con i miei clienti avevo instaurato una sorta di scambio. Quando loro venivano da me per il rifornimento di carburante, mi davano dei libri e io ne davo qualcuno a loro. Per la verità erano loro che mi riempivano, probabilmente perché non sapevano che farne, in ogni caso, io con tutti i volumi ricevuti ho fatto una scrivania composta appunto di libri.
 
- Vuoi dire un mobile cartaceo anziché di legno?
 
- Sì, hai indovinato, un vero oggetto di design alternativo e anche rivoluzionario. Sopra al cubo di libri un piano in vetro di appoggio, e poi ogni volta sfilavo un libro per leggerlo o per scambiarlo con gli automobilisti, a volte quando non andavano di corsa ci scappava qualche commento o riflessione.
 
- Eri un personaggio caratteristico.
 
- Mhh! Direi più che altro un uomo da marciapiede, sai quanto freddo e quante insolazioni ho preso?
 
- E’ la dura legge della strada che però ti ha dato qualche soddisfazione.
 
- Sì, perché con i miei clienti avevo un buon rapporto, non mi sono arricchito ma ho vissuto felicemente. E tu invece? Questa sera lavori?
 
- Sì, devo incontrarmi con un'amica, Patrizia.
 
- Che colonna sonora hai scelto?
 
- Sono indeciso fra B.B. King o la febbre del sabato sera.
 
- Dai retta a me, è meglio B.B. King, ti stancheresti di meno. Domani andiamo a spasso con il morto, anzi parecchi morti.
 
- Mi devo vestire di nero?
 
- Ahahahah… Dai, che tieni nell'armadio un vestito da prete.
 
- Come fai a saperlo?
 
- Che nel tuo armadio hai un assortimento molto assortito? (E come deve essere un assortimento se non assortito?)
 
- Che ci posso fare? E’ tutta roba da scena!
 
- Ma a che ti serve, se poi ti spogli?
 
- Ma che vuoi capirne tu? A proposito, il sottopancia come va?
 
- Se non bevo, abbastanza bene.
 
- Prima o poi devi risolverla 'sta questione, eh!
 
- Tranquillo, ci penserò. Ok, siamo arrivati, ci vediamo domani mattina, solita ora.
 
-Sì, andremo in chiesa a spasso con il morto, almeno risparmiamo un caffè e una brioche.
 
- Se è per questo, mica è un morto solo, saranno un centinaio, forse pure di più, quindi al bar lo sconto è assicurato.
- Ciao Mario, ci vediamo domani, ma tu qualche preghiera te la ricordi?
- Quando saremo là ci proverò, ma non ne sono sicuro, piuttosto speriamo che ci sia un bagno.
- Speriamo sia funzionante.
E con questo dilemma, amici lettori della signoradeifiltri, vi salutiamo e vi aspettiamo alla prossima puntata, con la fantasia ci recheremo in un posto mistico. Anche quella sarà arte.
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