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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

poesia

Poesie di Valentina Casadei

1 Marzo 2019 , Scritto da Valentina Casadei Con tag #valentina casadei, #poesia

 

 

 

 

Ti dedichi,

con cura,

al peso delle piume

Detieni i diritti dei cieli

linea diretta alle stelle,

che unisci

come puntini senzadio,

sparsi a manciate goffe

da mani di contadini

che trovano casa ai semi

 

Sono un disastro sbiadito

Un errore dall’alto

Un dito puntato

Sono un enorme rimpianto

Sono un fiume nel mare

il fluttuare dell’onda

l’annegare del sordo

Sono un navigante disperso

 

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Poesie di Valentina Casadei

27 Febbraio 2019 , Scritto da Valentina Casadei Con tag #valentina casadei, #poesia

 

 

 

 

 

Abbiamo visto arrivare la notte

con lo scoppio di tutti i tuoi ordigni

che frantumavano il rantolo dei ricordi

e seguivano le mappe dello splendore

Abbiamo visto arrivare la notte

nella disperazione dell’abbandono

in quell’eremo dove dimora

la mia pietà verso la tua dottrina

Abbiamo visto arrivare la notte

ad occhi aperti, nel buio

nella beatitudine dei tuoi respiri

pieni di senso e di colore chiaro

 

 

 

Il mattino per le stelle

la fame per le fauci

il passo dell’inerzia

Sei pioggia su giacca

sei quella parola che non dico

Misconosci le regole del vuoto

e l’eternità ti aspetta fra i respiri

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Stabat Mater

25 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia, #musica, #luomodelsorriso

 

 

 

 

Lo Stabat mater, letteralmente “stava la madre”, è una preghiera in latino del XIII secolo, attribuita a Jacopone da Todi. Il ritmo è già quello del latino medievale e ne sono state fatte alcune versioni liturgiche e anche una in italiano dell’ottocento.

 

Addolorata, in pianto

la Madre sta presso la Croce

da cui pende il Figlio.

 

Immersa in angoscia mortale

geme nell’intimo del cuore

trafitto da spada.

 

Quanto grande è il dolore

della benedetta fra le donne,

Madre dell'Unigenito!

 

Piange la Madre pietosa

contemplando le piaghe

del divino suo Figlio.

 

Chi può trattenersi dal pianto

davanti alla Madre di Cristo

in tanto tormento?

 

Chi può non provare dolore

davanti alla Madre

che porta la morte del Figlio?

 

Per i peccati del popolo suo

ella vede Gesù nei tormenti

del duro supplizio.

 

Per noi ella vede morire

il dolce suo Figlio,

solo, nell'ultima ora.

 

O Madre, sorgente di amore,

fa' ch'io viva il tuo martirio,

fa' ch’io pianga le tue lacrime.

 

Fa' che arda il mio cuore

nell’amare il Cristo-Dio,

per essergli gradito.

 

Ti prego, Madre santa:

siano impresse nel mio cuore

le piaghe del tuo Figlio.

 

Uniscimi al tuo dolore

per il Figlio tuo divino

che per me ha voluto patire.

 

Con te lascia ch'io pianga

il Cristo crocifisso

finché avrò vita.

 

Restarti sempre vicino

piangendo sotto la croce:

questo desidero.

 

O Vergine santa tra le vergini,

non respingere la mia preghiera,

e accogli il mio pianto di figlio.

 

Fammi portare la morte di Cristo,

partecipare ai suoi patimenti,

adorare le sue piaghe sante.

 

Ferisci il mio cuore con le sue ferite,

stringimi alla sua croce,

inèbriami del suo sangue.

 

Nel suo ritorno glorioso

rimani, o Madre, al mio fianco,

salvami dall’eterno abbandono.

 

O Cristo, nell'ora del mio passaggio

fa' che, per mano a tua Madre,

io giunga alla mèta gloriosa.

 

Quando la morte dissolve il mio corpo

aprimi, Signore, le porte del cielo,

accoglimi nel tuo regno di gloria.

 

Amen.

 

Lo Stabat Mater è anche una melodia gregoriana. Fu abrogata dal Concilio di Trento e poi reintrodotta nella liturgia nel 1727 da papa Benedetto XIII.

Ha ispirato oltre quattrocento compositori. Le versioni più famose sono quelle di Scarlatti, Vivaldi, Verdi, Rossini, Haydn, Salieri, Boccherini ma, soprattutto, di Pergolesi.

 

Colgo l'occasione per ricordavi il mio personale Stabat, nel capitolo 18 de L'uomo del sorriso.

 

 

The Stabat mater, literally "stood the mother", is a Latin prayer of the thirteenth century, attributed to Jacopone da Todi. The rhythm is already that of medieval Latin and some liturgical versions have been made and also one in Italian of the nineteenth century.

Stabat Mater is also a Gregorian melody. It was repealed by the Council of Trent and then reintroduced into the liturgy in 1727 by Pope Benedict XIII.

It has inspired over four hundred composers. The most famous versions are those of Scarlatti, Vivaldi, Verdi, Rossini, Haydn, Salieri, Boccherini but, above all, of Pergolesi.

I take this opportunity to remind you of my personal Stabat, in chapter 18 of The Man of the Smile.

 

 

«Jeshu… Jeshu…»

Chiamava suo figlio appeso sulla croce, Maria di Nazareth, col dolce nome dell’infanzia. «Jeshu…» Poterlo strappare da lassù, stringerlo ancora fra le braccia come quando era bambino, riscaldarlo, asciugargli le lacrime di sangue che gli rigavano il volto. La sua mente di madre vacillava, aveva un macigno da sollevare a ogni respiro doloroso quanto i respiri del figlio. Temeva di vederlo morire e, insieme, lo desiderava come non aveva mai desiderato altro in tutta la sua vita.

Si era levato vento, la pelle di suo figlio, tormentato dalla febbre, s’increspava di brividi. Yeshua’ fece uno sforzo per sollevarsi, per respirare, ma il movimento gli strappò un lamento.

“Muori, figlio mio, ti prego, non lottare”.

I singhiozzi l’avevano squassata fino a sfinirla, ora non aveva più lacrime, solo un orrore fondo e nero che la invadeva da capo a piedi. Ogni pezzo di lei era lassù, insieme al figlio sulla croce; soffriva con lui, agonizzava con lui.

Yeshua’ emise un gemito, la testa gli ciondolò sul petto, perse conoscenza e questo fu un conforto per la madre. Mentre pregava Dio che facesse morire in fretta il suo ragazzo, si abbandonò ai ricordi, consapevole che, da quel momento in poi, sarebbero stati l’unica cosa che avrebbe avuto di lui.  

Il vento del deserto era lo stesso quando Yeshua’ era nato, come se un cerchio si stesse chiudendo. Ricordava le pareti pietrose della grotta, il pavimento macchiato di sangue, Yosef che, con le ginocchia, premeva sul suo ventre per aiutarla a spingere. Ricordava l’odore di stalla, il fiato caldo del bue, la mangiatoia nella quale aveva adagiato il bambino, maledicendo l’ostessa che non li aveva accolti. Ricordava il calore delle braccia di Yosef, ansimante e sudato, che stringevano lei e il piccolo appena nato. «Ora siamo una famiglia, Maria» le aveva detto. «Sei stata brava».

Più di ogni altra cosa, ricordava il primo istante in cui aveva stretto a sé il bambino. Il corpicino si era adattato subito all’incavo delle sue braccia, Yeshua’ si era acciambellato contro di lei come fosse ancora nel suo grembo, le piccole labbra avevano cercato il capezzolo. Lei aveva tastato con le mani ogni parte del piccolo corpo, aveva posato la guancia sul ventre per sentirne il calore, aveva annusato l’odore per imprimerselo dentro, riconoscendolo poi per sempre, sentendo che quella era la perfezione, che lei era venuta al mondo per dare la vita a lui. Dopo, niente era più stato come in quell’istante. Solo distacco, lontananza, freddezza.

Oggi, ai piedi della croce, l’amore che provava per suo figlio era così grande che non bastava un cuore solo a contenerlo. E il suo cuore di madre ora stava esplodendo, pompava sangue all’unisono col cuore del figlio, accompagnandolo, respiro dopo respiro, fino all’ultimo soffio di vita. (Da L'uomo del sorriso di Patrizia Poli pagina 222)

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Valentina Casadei, "Tormento fragile"

23 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #poesia, #valentina casadei

 

 

 

 

Tormento fragile

Valentina Casadei

Bertoni Editore, 2018

pp 79

12,50

 

Tormento Fragile, di Valentina Casadei, è una silloge di belle poesie, scritte da una venticinquenne che ha dimestichezza non solo con le parole ma anche con le emozioni, affrontate con la saggezza di una persona molto più anziana. L’amore, la nostalgia, il ricordo, la paura del tempo che passa e della morte, il ripiegamento su se stessi, hanno anche qui lo scopo che tutta, o quasi tutta, la poesia dovrebbe avere, cioè arginare e incanalare l’emotività, rendendola sopportabile. Insomma, condividere diventa uguale a dominare e controllare.

Si tratta per lo più di dialoghi al femminile, con un interlocutore che varia di volta in volta, un tu che diventa noi ma anche io, per guardarsi dentro senza sconti. E questo parlare all’altro da sé indica il bisogno estremo di contatto, di apertura, ovvero il contrario del “ripiegarsi come una salamandra”, ed è ciò che aiuta a considerare la paura “solo una parola.”

Il linguaggio della Casadei è ermetico ma lo è in modo semplice e scorrevole. Proprio nelle frasi più comuni e prosastiche si annida la suggestione: “Incontriamoci da qualche parte /stasera”, “e hai regalato ai vivi /la cura che diamo ai morti”,

Liriche brevissime, brevi o più lunghe, senza un titolo che le definisca o contenga. C’è parecchia solitudine, “mi ripiego/come una salamandra magra”, dovuta anche all’atteggiamento ostile di alcuni, e c’è paura della morte, contrastata da un provvidenziale elan vital che si spera non venga mai a mancare: “spero che non finisca mai / questa mia vitale spinta”.

La conclusione è che esistere è fine a se stesso, ma ciò non deve spaventare, piuttosto farci apprezzare certi “orizzonti” che gli amanti “non si stancano di rimpiangere”.

Ci vuole coraggio per affrontare l’esistenza così com’è, con tutti i chiaroscuri, comprendendola senza edulcorarla ma nemmeno respingerla perché, in questa dimensione così materiale e terrestre, si può comunque ravvisare lo spirito che anima e pervade tutto, unito ad  un amore carnale/ filiale/ amicale che consola: “Sei una parola di petali, dolce.”

Concludo riportando una poesia, particolarmente bella:

 

Ti prendo come poesia.

I tuoi versi sono capelli

Uniti in strofe di trecce.

Ed ecco che l’allitterazione dei  tuoi sospiri

Sfida il vento.

Ma tu, poesia da foglio di carta,

ti involi con lui.

Paladina dell’alba.

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Ora viene Natale

18 Dicembre 2018 , Scritto da Nando Con tag #nando, #poesia, #unasettimanamagica, #postaunpresepe

 

 

 

 

 

Ora viene Natale e tutti quanti andiamo per strada a comprare i regali

fermiamoci un momento a ragionare

siamo sicuri che Natale è fatto per comprare?

 

Io per esempio ho nostalgia di quando ero piccolo e con zia Sofia

facevamo l'albero e pure il Presepe

coi pastori avanti e i Re Magi dietro

 

la sera della vigilia cantavamo

tu scendi dalle stelle e piano piano

il Santo Bambinello mettevamo

 

scusate se vi parlo dei tempi antichi

ora c'è il progresso l'abbondanza

ma abbiamo perso la buona creanza

 

prima di tutto veniva l'educazione

se eri maleducato, uno schiaffone e

“ora stai zitto e fai il buono”

 

ora basta a scrivere e parlare il dialetto

mi sono stancato di pensare

forse perché sono stanco

forse perché sono vecchio

 

AUGURI A TUTTI E BUONA NOTTE AL SECCHIO

 

 

Mo ve' Natal e tutt quant iam pe strad a cumpra' i regal.

Fermamc nu mument a raggiuna'

sem sucur che Natal è fatto pe cumpra'?

I Per esempio teng nostalgia di quand ero piccolo e ch zia Sofia,

facevam l'albero e pur lu Presepe

ch li pastur annanz e li Re Magi arret.

 

La sera della vigiglia cantavam

Tu scendi dalle stell e pian pian,

lu Sant Banbnell mettavam.

 

Scusat se vi parl di li temp antic,

mo ch ci sta' lu prugress e l' abbundannz

però avem pers lu cor e la crianz.

Prim di tutt veniva leducazion

e se er scusumat nu schiaffaton, e

"mo zitt e mosc e pensa a fa lu bon "

Mo abbast a scriv e a parla' in dialett

mi so stufat di pensa',

fors perché so stracc

forse perché so vecchio

 

 

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Il Gran Sasso

12 Dicembre 2018 , Scritto da Nando Con tag #nando, #poesia, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Una volta dalla mia terra sono scappato

ora ci riandrei a piedi

con le ginocchia acciaccate

per farmi una mangiata

con gli amici quelli veri

che ti chiedono come stai

non chi sei diventato

magari con un tressette dentro

a un'osteria

schioccando le carte sul tavolino

tutto accompagnato da un po' di vino

Napoli a spade mi piacerebbe strillare ma

è un sogno non succederà

ho girato tutta l'Italia e son contento

ma la mancanza del Gran Sasso sempre la sento

ora un pensiero fisso mi accompagna

di finire il mio tempo sotto la montagna

 

 

Na vodd da la terra mi, so scappat,

Mo ci 'ariess pur a pet

ch li giunucchi scunucchiat,

pe fammm na magnat

ch li amici mi, ma chill ver,

ch ta' duman com sti

no chi i diventat.

Magar ch nu tresset dentr

a na cantin

schiucchien la cart su lu tavulin,

tutt  accumpagnat da nu po di ' vin.

Napoli a Spad, mi piacess strilla' ma

è nu sogn, non succederà.

So girat tutta l'Italia e so cuntent,

ma la mancanz de lu Gran Sasso sempre la sent.

Mo nu pensier fiss m'accumagn di fini' lu temp mi sott a la muntagn.

 

(Nando)

 

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Il bambino e il selfie

3 Dicembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca, #poesia

 

 

 

“Narciso si sporgeva sull'acqua per meglio contemplarsi...” inventando l'idea dell'autoritratto.

Autoritratti di grandi pittori, seguirono autoritratti in fotografia, sono tecniche vecchie quanto il mondo. L'uomo ha necessità da sempre di mettere a nudo la propria personalità attraverso questa forma di “auto presentazione”.

Il selfie moderno, figlio della tecnologia, è la deriva di questa pratica. Uno sguardo attento rivela molto di una persona attraverso una semplice immagine di se stessa da dare in pasto ai social. Un selfie dice tanto di noi anche se spesso non ne siamo consapevoli, per esempio questo bambino dotato di una fantasia meravigliosa, a mio avviso, rivela grandi potenzialità per il suo futuro. A lui dedico questo breve e faceto componimento (che fa il verso a Gianni Rodari e me ne scuso)

 

Poesiola che viene e che va

del piccino che soldi non ha

Il bimbo al mare scorda la rabbia

e fa le foto con la sabbia,

la bimba ai monti fa foto alle cime

e sicuro non si deprime

E chi cellulare non ne ha?

Solo, solo foto non fa:

si siede sul marciapiede,

e il passante distratto non lo vede,

ma il piccolo inventa i suoi scatti più carini

in compagnia dei fratellini.

Lui sa volare con la fantasia

e scatta la foto più dolce che ci sia

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Ho voglia di mare

21 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #poesia

 

 

 

 

Ho voglia di mare

delle sua onda continua spezzata e respinta dal rigido scoglio

della sabbia bagnata che scompare e riappare fra i flutti

il rumore rabbioso di  un moto perpetuo di vita e di morte.

È un abbandono latente, un ritorno, una carezza continua

che inquieta  pensando al futuro incerto e caduco.

Ho voglia di mare

sono pronta coi  pugni contro la vita che continua a sfidarmi

farò fronte all'inverno col ricordo del sole negli occhi

nella lotta si arrendono i deboli, chi è forte trionfa

Ti aspetto un giorno, ovunque sarà, come l'onda

in un solo attimo prende e regala l' eternità.

 

 

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Le suggestioni di Franca: Dino Campana

7 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #le suggestioni di franca, #poesia

 

 

 

 

Siamo compassati o frettolosi, impassibili o distratti, nulla ci ferma, nulla ci dà quel leggero turbamento da farci fremere. Che fine ha fatto l'emozione? L'emozione non è un codice genetico, non passa di padre in figlio come il colore degli occhi, non si insegna, è di pancia come l'amore. Credo però si possa trasmettere come d'inverno l'influenza, basta uno starnuto e li contagi tutti. Per esempio quando ti chiamano di notte per leggerti una poesia e tu, silenzio, solo il battito del cuore, conta di più il tremolio della voce che non le parole, e gli occhi ti si fanno lucidi, o come quando davanti a un quadro ti fermi impalata, mille sensazioni ti attraversano, ti scuotono  e non riesci a dire altro che “bello”.

Ricordo quella volta in cui, da ragazza, sotto le due torri, era il primo anniversario della strage alla stazione di Bologna, andai a sentire Carmelo Bene che leggeva l'Inferno di Dante, fu un interprete favoloso che stravolgeva, reinterpretava e l'essenza cruciale dell'opera ti colpiva tagliente come un coltello e, calda come la lava di un vulcano, inondava l'anima. “Il folle Ulisse” franava dal palco, entrava nella mia piccola mente rapita, la forgiava, mi ricostruiva, e mi estasiavano Paolo e Francesca in amore, mi uccideva a morsi lo strazio del conte Ugolino. Andai a cercarlo ancora in qualche piazza dove dava spettacolo sperando nella stessa emozione e me ne regalò altre, me ne regalò ogni volta di più: “Nessuno è più generoso di chi distrugge se stesso”.

C'è nostalgia e nostalgia, non sempre è negativa, io ho nostalgia di quelle vibrazioni che mi scuotevano il cuore. O ero soltanto più giovane e felice? Può darsi, ma stasera, un calice di vino, la luce soffusa e un vinile di Bene che recita i versi di Dino Campana e vorrei farvi ascoltare la mia emozione, è contagiosa:

 

La morte magra e seria ha nella voce

Un’armonia che pure io gusto tutta

Ma il mondo grasso l’ha scomunicata

E la disprezza

I ricchi son potenti al giorno d’oggi

Fanno le leggi e decretan la fame

Ai poveretti che cercan nel mondo

Un ideale

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Il laboratorio creativo della Casa della Poesia di Como

31 Ottobre 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #fotografia, #musica, #vignette e illustrazioni, #poesia

 

 

 

 

 

La Casa della Poesia di Como è lieta di presentare il nuovo progetto delle Api dell’Invisibile: un ciclo di otto incontri pensati dai giovani e per i giovani, con lo scopo di condividere le proprie forme d’arte, di creare sul posto e di fare dell’arte uno strumento in grado di agire attivamente nel mondo.

 

Non lezioni frontali, ma riunioni di giovani e per i giovani: un vero e proprio laboratorio creativo. Gli incontri, distribuiti con cadenza mensile, a partire da sabato 17 novembre, sono pensati per ragazze e ragazzi tra i 15 e 30 anni, che abbiano la passione della scrittura poetica o in prosa, del disegno, della pittura, della musica o della fotografia.

 

Tanti i temi e tante le ispirazioni; portate la vostra penna, i vostri pennelli e i vostri strumenti, ma soprattutto portate la vostra testa: facciamo arte insieme!

 

Vi aspettiamo in tanti (tantissimi!) all’inaugurazione di questo nostro progetto, il 10 novembre 2018, alle ore 17, al Chiostrino Artificio (Piazzolo Terragni 4, 22100 Como) in sintonia con la mostra Di fronda in fronda dell’artista Gunza, le cui produzioni artistiche saranno affiancate da haiku e poesie.


 

17 NOVEMBRE 2018, sabato ore 17.00-19.00

Io oltre lo specchio

15 DICEMBRE 2018, sabato ore 17.00-19.00

Stanze di vita quotidiana

19 GENNAIO 2019, sabato ore 17.00-19.00

Cospiratori e poeti: poesia che fa politica

16 FEBBRAIO 2019, sabato ore 17.00-19.00

“Ti amo ma non te lo so dire” cit. Anonimo

16 MARZO 2019, sabato ore 17.00-19.00

Siamo tutti barbari: io e l’altro

 

20 APRILE 2019, sabato ore 17.00-19.00

Workshop Poetry Slam

11 MAGGIO 2019, ora e luogo da definirsi

Da Leopardi al Giappone: 3 versi per l’infinito.

Workshop di Haiku sulle rive del lago.

15 GIUGNO 2019, sabato ore 17.00-19.00

Sono solo canzonette - Psogos ed Eminem: rap e poesia.

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Contribuisci con la tua creatività, crea insieme a noi!
Location: Chiostrino Artificio, Piazzolo Terragni 4, 22100 Como

 

 

La partecipazione è libera, a tutti i giovani tra i 15 e i 30 anni che si interessano di arte, scrittura creativa in prosa o poetica, musica, disegno, dipinto e anche a tutti gli adulti che vogliono vedere i giovani in azione.

 

Un progetto dell’Associazione “La Casa della Poesia di Como“ e Le Api dell’Invisibile.

Responsabili del progetto: Martina Toppi e Carlotta Sinigaglia

 

Maggiori informazioni: 

lacasadellapoesiadicomo@gmail.com

martinatoppi43@gmail.com

segreteria.luminanda@gmail.com

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