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fantascienza

Grumpama

22 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Grumpama regnava sulla galassia.

Grumpama era diviso in due. Era un organismo con due facce, o con una faccia divisa in due, ma un unico cervello. Aveva un vestito a strisce rosse e blu, cosparso di hamburger d'oro. Era il presidente di Hamburgerlandia, a capo della Federazione dei Super Stati – dominatrice dell'Impero. La faccia destra era Grump, la faccia sinistra era Bombama. La faccia destra era cattiva, la faccia sinistra era buona. La faccia destra era conservatrice e tradizionalista, chiusa, proiettava uno sguardo arcigno. La faccia sinistra era progressista, liberale, aperta, indossava un sorriso accogliente. Si rivolgevano a due tipi di target diversi del mercato elettorale. Che venisse votato uno, o venisse votato l'altro, veniva sempre eletto lo stesso organismo, rappresentato da una faccia differente. Per quanto i nomi cambiassero, i finanziatori complessivamente coincidevano – e così i loro scopi.

Tra il buono e il cattivo, la principale divergenza era l'utilizzo del vocabolario, dell'arte oratoria, della grammatica. L'apparenza della decenza contro un crudo analfabetismo dal capello posticcio. Il secondo veniva accusato di razzismo, ma il primo aveva deportato duecento milioni di immigrati. Il secondo veniva considerato pericoloso, ma il primo aveva bombardato sette pianeti. Nel mettere in rilievo o nel sottocomunicare, i media interplanetari contribuivano a creare i loro personaggi.

Il buono e il cattivo. Il multiculturalista e il nazionalista.

Bushinton. Clintush. Bushama. Grumpama. Non faceva differenza.

Le politiche imperiali andavano avanti.

A sorpresa, era stato eletto Grump. La sua campagna, tra le altre cose, s'era basata sulla promessa di riduzione dello sforzo di conquista e distruzione, un tempo tema dei Democratici, sul risparmio a favore delle classi basse e della nazione, nonché sul descalare la tensione con la NovoVodka, un orso che aveva rialzato il muso dopo un lungo letargo, riconquistando la facoltà di ringhiare.

Aveva ringhiato, e stava ringhiando, contro l'avido approcciarsi del SuperHamburger e dei suoi SuperAmici, con il pretesto di abbattere un dittatore, su un pianeta nel sistema di Sirio, dove l'orso, a Tortosa, possedeva una base astronavale. Le fameliche mire erano state pressoché neutralizzate, con crescente accigliamento hamburgerstrisciato.

In precedenza, lo stato di Kievania aveva visto il proprio malcontento popolare sfruttato dalle forze della Lega per destituire il capo di governo filovodko, a cui era stato sostituito un pupazzo più consono alle politiche filoterrestri. Vittoria Nulla, assistente segretaria di stato superhamburgheriana, distribuiva biscottoni ai ribelli, inducendoli in tentazione, in ossequio all'ormai noto motto : “come to the Dark Side, we have cookies”. La penisola Taurica volle distaccarsi dalla Kievania e tornare verso la NovoVodka, a cui era etnicamente e culturalmente più affine. La NovoVodka difese la sua scelta. La Lega dei SuperStati stava sperimentando con fastidio diversi bastoni infilati tra le sue ruote dallo stesso dispettoso orso. Ma reagì. E con una serie di sanzioni fatali la spinse oltre i bordi della terra, inducendola a traslocare su Marte, insieme ad una quantità di altre nazioni poco gradite.

Ecco uno dei motivi per cui l'atteggiamento conciliante di Grump verso il rinnovato nemico sembrava scandaloso. Fu presto definito un tentativo di tradimento. La situazione non tardò ad estremizzarsi: ora la NovoVodka era accusata di ingerire nel processo democratico superhamburgheriano per favorire il candidato biondo posticcio, a sua volta imputato dai Paladini Democratici, insieme al suo entourage, di colludere e ricambiare segretamente.

La sua avversaria elettorale era Millie Tary Klingon. Una sorta di sociopatica afflitta da sporadici quanto inquietanti spasmi rivelatori che affioravano come una maschera contorta sul volto esasperato da espressioni eccessive, ghignanti, inquietanti. Durante un'intervista aveva riso istericamente parlando di un dittatore sodomizzato a morte con una spada laser dopo l'intervento imperiale – ferventemente favorito da lei, nel ruolo di Segretaria di Stato, presso la presidenza galattica di Bombama. Lì, proprio come in Uruk, la popolazione viveva meglio prima di essere salvata: persino un dittatore era preferibile alle liberazioni alla Terrestre, fondate su raggi al fosforo bianco, distruzione e caos. Nondimeno era considerata una Buona Democratica, perché rispettava i diritti di gay, donne, e minoranze - a parte, ovviamente, quelli dei gay, delle donne e delle minoranze che bombardava in altri pianeti.

Erano tutti certi venisse eletta. Rimasero di stucco quando non accadde. Crebbe il panico quando fu eletto il Cattivo Grump, che sembrava non voler andare più in guerra, ma che non rispettava i diritti di gay, donne e minoranze – a parte, ovviamente, di quelli che non avrebbe bombardato.

Si diffuse un'isteria tragicomica, un incendio su cui soffiavano i media, in maggioranza appartenenti all'area liberale. Il fascismo era arrivato. Si parlava di un aumento abnorme di casi di bullismo e violenza sui diversi. Ora i verdognoli sarebbero stati fucilati per le strade da poliziotti militarizzati. Ma, a ben pensarci, stava già accadendo da anni persino sotto Bombama, che, com'era noto ai più, era il primo presidente verdognolo. Il caso più menzionato riguardava una ragazza plutoniana che, in un campus, aveva subito l'assalto al proprio coprichele religioso, che le era stato strappato via, tra minacce e insulti. Qualche settimana dopo era indagata per falso e procurato allarme. Non era mai accaduto.

La cosa veramente tragica si verificò nei mesi seguenti: Grump – come previsto da molti – cominciò a rimangiarsi le promesse di cambiamento in politica estera. La tensione con la NovoVodka riprese. Ora spingeva per un'ulteriore militarizzazione, minacciava la NeoPersia, la Seul del Nord e chiunque gli capitasse a tiro, nei corridoi, nei bagni e per strada. Chiunque a parte la ASS, l'Agenzia Spionistica SuperHamburgheriana, principale fabbricatrice di pretesti per entrare in guerra – contro cui si era scagliato fino a dieci minuti prima di essere eletto. Una volta eletto andò da loro e disse: «Nessuno vi sosterrà quanto me. Vi sosterrò così tanto che finirete per implorarmi di smetterla di sostenervi».

Del resto, era solo l'altra faccia di Grumpama.

L'Impero continuava ancora.

 

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Miss Inoculo

20 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

Deia si chiuse in camerino e sedette davanti allo specchio. Si tolse il diadema e lo ripose, mentre il clamore e i lustrini cominciavano a sfumare dietro di lei, come nuvole sfilacciate nella sera. Guardò il proprio riflesso. Sfilò la fascia di Miss Inoculo e la gettò sul sofà. Vide la scritta CSK afflosciarsi, ondularsi, distorcersi – fino a rendere irriconoscibile l'acronimo. Le labbra le si incresparono lievemente, ma non si trasformarono in un sorriso. Il tempo passava, e lei non era soddisfatta. Era caduta dal cielo. Arrivata dai mari di Nettuno, passata attraverso le frontiere di Marte: con i suoi genitori si era imbarcata in una navicella clandestina irta di altri profughi della galassia, diretti verso il centro dell'Impero, la Terra, dove speravano in un'esistenza migliore, dove gli era stata promessa. Queste bagnarole dello spazio, però, non erano molto affidabili. E di certo non lo erano gli astroscafisti. Furono abbandonati nei cieli terrestri, su quella carcassa metallica levitante. Che prese fuoco. I passeggeri cominciarono a lanciarsi. Alcuni erano ormai in fiamme. Molti si schiantarono da altezze immani nell'oceano e affondarono. Molti non sapevano nuotare. Per altri l'acqua salata era corrosiva e letale. Per esempio per i Lumaconi di Fobos. La sua era una famiglia semi-ittica. Lei si salvò. Sua madre si gettò con lei in braccio, proteggendola con il corpo dall'immane tonfo. Ma poi sparì, priva di sensi. Suo padre bruciò in cielo, dopo averle portate fuori dalla stiva.

Lei fu presa in consegna da un orfanotrofio per extraterrestrocomunitari.

Pensò ai piccoli amici che aveva lasciato su Nettuno. Pensò a quelli morti durante la grande epidemia.

Ora, in quanto Miss Inoculo, avrebbe dovuto collaborare all'opera di diffusione, informazione e sensibilizzazione, per convincere i recalcitranti che ancora criticavano la legge di profilassi di massa obbligatoria, decisa dal centro dell'Impero. Proprio in quel momento, si udì echeggiare attraverso i corridoi, l'inno mondiale dell'Impero stesso, il Tema di Guerre Astrali – segno che le trasmissioni della rete globale per quella notte stavano finendo. Lei presto sarebbe partita per un tour nelle basi militari imperiali sparse per il globo e la galassia tutta. Erano state costruite dopo la sconfitta di Dark Vader, Adolf per gli amici, nella Seconda Guerra Intragalattica. Era stato Nuke Skywalker a fermarlo, insieme al suo drappello di audaci, il pilota del Millennium Bacon, lo scimmione, la principessa, il robot, il leone e lo spaventapasseri. Le loro imprese erano state poi celebrate in una serie di film di grande successo, solo fantasiosamente basate sui fatti. La sua figura adorata ovunque. Fu da allora che l'Impero del Male Assoluto di Adolf Vader fu pian piano sostituito da un nuovo Impero, quello del Bene.

Ma molti sostenevano che era diventato come il precedente. Ch'era stato compenetrato dal Lato Non Particolarmente Illuminato. E ora era ovunque.

 

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XXV Trofeo RiLL, il miglior racconto fantastico

19 Marzo 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi, #racconto, #fantasy, #fantascienza, #gordiano lupi


 

 

 

 

Le iscrizioni al XXV Trofeo RiLL per il miglior racconto fantastico resteranno aperte sino al prossimo 15 aprile: visto l’alto numero di richieste ricevute, la scadenza originaria del concorso è stata prorogata.
C’è ancora tempo, quindi, per partecipare al concorso letterario organizzato dall’associazione RiLL Riflessi di Luce Lunare e che quest’anno giunge al prestigioso traguardo della venticinquesima edizione.
Il Trofeo RiLL è patrocinato dal festival internazionale Lucca Comics & Games.
Possono partecipare al concorso storie fantasy, horror, di fantascienza e, in generale, ogni racconto sia (per trama e/o personaggi) “al di là del reale”.
Ogni autore/autrice può inviare una o più opere, purché inedite, originali ed in lingua Italiana.
Da oltre un decennio i racconti partecipanti al Trofeo RiLL sono oltre 250 a edizione, scritti da autori residenti in Italia e all’estero (Australia, Brasile, Cina, Giappone, Svizzera, USA, oltre che paesi membri dell’Unione Europea). Nel 2018 i racconti ricevuti sono stati 348.
I migliori racconti del XXV Trofeo RiLL saranno pubblicati (senza alcun costo per i rispettivi autori) nella prossima antologia del concorso (collana Mondi Incantati).
Inoltre, il racconto primo classificato sarà tradotto e pubblicato, sempre gratuitamente:
- in Irlanda, sulla rivista di letteratura fantastica Albedo One;
- in Spagna, su Visiones, l’antologia dell’AEFCFT (Asociación Española de Fantasía, Ciencia Ficción y Terror);
- in Sud Africa, su PROBE, il magazine dell’associazione SFFSA (Science Fiction and Fantasy South Africa).
All’autore del racconto vincitore andrà, infine, un premio di 250 euro.
La selezione dei racconti finalisti sarà curata da RiLL. Ciascun racconto partecipante sarà valutato in forma anonima (cioè senza che i lettori-selezionatori conoscano il nome dell’autore), considerando in particolare l’originalità della storia e la qualità della scrittura.
La giuria del Trofeo RiLL sceglierà poi, fra i racconti finalisti, quelli da premiare e pubblicare nell’antologia “Mondi Incantati” del 2019.
Sono giurati del Trofeo RiLL, fra gli altri, gli scrittori Donato Altomare, Pierdomenico Baccalario, Mariangela Cerrino, Giulio Leoni, Gordiano Lupi, Massimo Pietroselli, Vanni Santoni, Sergio Valzania; il sociologo Luca Giuliano (Università “La Sapienza”, Roma); la poetessa Alessandra Racca; i giornalisti ed autori di giochi Andrea Angiolino, Renato Genovese e Beniamino Sidoti.
Ogni partecipante al XXV Trofeo RiLL riceverà in omaggio una copia dell’antologia “ANA NEL CAMPO DEI MORTI e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar, 2018; collana Mondi Incantati), che prende il nome dal racconto vincitore del XXIV Trofeo RiLL, scritto dal vercellese Maurizio Ferrero.
Il volume contiene tredici storie: i migliori racconti del XXIV Trofeo RiLL e di SFIDA (altro concorso bandito da RiLL nel 2018) e i racconti vincitori di quattro premi letterari per storie fantastiche organizzati all’estero (in Inghilterra, Irlanda, Spagna e Sud Africa) e con cui il Trofeo RiLL è gemellato.
Tutte le antologie “Mondi Incantati” sono disponibili su Amazon e Delos Store, oltre che presso RiLL.
Nel Kindle Store di Amazon sono inoltre disponibili gli e-book della collana “Aspettando Mondi Incantati”, sempre curata da RiLL e dedicata ai racconti finalisti del Trofeo RiLL.
La cerimonia di premiazione del XXV Trofeo RiLL si svolgerà nel novembre 2019, nell’ambito del festival internazionale Lucca Comics & Games.
Per maggiori informazioni sul XXV Trofeo RiLL si rimanda al bando di concorso (in attach) e al sito di RiLL, che ospita ampie sezioni sul Trofeo RiLL e la collana Mondi Incantati.

Per contattare lo staff di RiLL:

www.rill.it
trofeo@rill.it

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Naufragi Galattici

18 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Svoltò in vicolo Solo e confluì nella piazza, al centro della quale sorgeva una statua di Nuke Skywalker in posizione indomita, con la spada laser sguainata verso il cielo. Poggiava su un piedestallo a forma di fungo atomico. Alcuni giovani, ai margini, stavano tentando di dar fuoco a un cumulo di immigrati venusiani, marziani e nettuniani, mentre il poliziotto di ronda vigilava, pronto ad intervenire in caso di problemi. «Ragazzi, attenti a non scottarvi» lì ammonì severamente. Appena si girò, uno dei nettuniani, incastrato nell'intrico dei corpi, spacciò della Eccitatina allungandola con la proboscide ad un passante, un attimo prima di avvampare.

Le politiche sull'immigrazione dell'esecutivo di sinistra erano recentemente cambiate, con contentezza e confusione delle destre, le quali segretamente si chiedevano cosa dovevano fare ora che gli veniva scippato il cavallo di battaglia xenofobo – e proprio da coloro che usualmente essi criticavano per l'inclinazione alla tolleranza e all'accoglienza. Che fine aveva fatto il gioco delle parti? Era un po' come se a teatro Arlecchino avesse iniziato ad interpretare anche Pulcinella, pronunciando le sue battute oltre alle proprie. Il governo aveva infatti deciso che l'ingente flusso di profughi aveva raggiunto una quota annuale non più sostenibile, e le frontiere erano state chiuse, disinteressatamente consigliato dalla Confederazione Generale degli Sfruttatori (Confsfruttatori), che aveva stabilito che un milione e mezzo all'anno per dieci anni era un numero soddisfacente, oltre che caldeggiabile. Accordi eran quindi stati raggiunti con il governo mercuriano, e la questione era stata sistemata con la chiara vittoria dei diritti alieni: non sarebbero più piovuti corpi variopinti e variformi dalle nuvole, abbandonati dagli spazioscafisti su navicelle pericolanti, dotate di poco carburante, privi di bevande e cibo. E la Guardia Celeste Nazionale, e le Organizzazioni Non Governative di Salvataggio Spaziale – nel frattempo messe sotto processo - non avrebbero quindi dovuto salvarli. Ora, finalmente, una volta catturati presso le rampe di decollo attorno a cui si accalcavano, potevano morire di stenti e torture nelle gabbie radioattive mercuriane, in cui si desquamavano inesorabilmente fino a consumarsi. Almeno finché non ci sarebbe stato bisogno di altra potenziale manodopera da accumulare per rendere il mercato del lavoro ulteriormente flessibile: a cui conseguiva l'abbassamento dei salari, ma l'aumento della competitività sul mercato galattico – per il bene del pianeta tutto. Salariati esclusi, ovviamente.

Ciò offriva un ulteriore vantaggio: le classi subalterne se la sarebbero ulteriormente presa con gli extraterrestri invece che con chi sfruttava entrambi. La facilità con cui si poteva manovrare la torpida mente delle masse era stupefacente.

Entrò in un bar, e ordinò una bottiglia di ossigeno all'arancia. Un'orchestrina jazz di Saturno suonava utilizzando i propri nasi a trombetta come strumento a fiato. In un angolo, un tizio in gilet con uno scimmione litigava con degli alieni su un debito non pagato. Sovrastata dal brusio e dalle narici musicali, una tv ologrammatica trasmetteva le notizie, tra cui uno spezzone dell'incoronazione di Miss Inoculo. Una ragazza bionda a forma di pesce dalla cintola in giù. Quel volto cominciava ad essergli familiare. Dicevano che era stata pescata sulla costa di Manhattan, prima che New York divenisse una grande prigione intorno al 1997. Poteva mutare la propria metà inferiore da ittica a bipodale a piacimento, e stava intrattenendo la platea con qualche dimostrazione. Gli sembrava si annidasse della malinconia in quel sorriso. O stava solo proiettando la propria.

Ciò lo fece pensare a suo padre, Pyotr, e a com'era sparito. A come la propria generazione, e lui stesso in particolare, non fossero semplicemente all'altezza delle precedenti. A com'era inetto e inutile. A come Pyotr avrebbe chirurgicamente sezionato e dimostrato la realtà, come sapeva fare. A come gli avrebbe chiarito la questione extra-immigratoria. Ma un giorno, dopo pranzo, aveva annunciato una passeggiata digestiva, si era quindi teletrasportato in Canguronia via modem: il contratto flat per le chiamate internazionali lo rendeva conveniente. Aveva cominciato a salire il picco di Hanging Rock e all'improvviso, come i testimoni affermarono, svanì.

Uscì dal bar. Il viluppo di immigrati stava bruciacchiando pigramente. I ragazzi non avevano portato a termine l'operazione con efficacia, distratti sul loro browser oculare da un nuovo video su quanto fossero sporchi gli alieni, tanto da dimenticarsi di quelli davanti a loro. Altri erano corsi al negozio Fapple, dove era appena uscito un nuovo modello di DumbPhone, con una connessione diretta a tutte le nuove foto intime rubate alle celebrità. Prese svogliatamente un secchio, lo riempì alla fontana e lo buttò sugli alieni, slegandoli, per quanto con una vaga quanto inconsapevole aria di accondiscendente superiorità. Loro si sparpagliarono ovunque correndo, gettandosi nei cespugli o entrando nei tombini, come animaletti alti due metri – inseguiti dal poliziotto, che cambiava direzione ogni due o tre falcate, come se volesse prenderli tutti contemporaneamente.

Poi se ne tornò a casa.

A casa trovò la tazza rotta nel secchiaio. Si era sfregata così forte, con quello spazzolino, da incrinarsi e spezzarsi. La solita obsolescenza programmata, che del resto era gli era stato insegnato di apprezzare: occorreva comprare costantemente altra merce, per solidarietà al mercato. “Adotta anche tu un prodotto!” esclamava una delle pubblicità progresso governative. Ne ricordava un'altra ancora che cinguettava: “Il consumismo è cultura!”.

Il progresso aveva il suo prezzo, e bisognava pagarlo.

 

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Il Prezzo del Progresso è Giusto

16 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

Finalmente si rialzò. Si apprestò alla colazione. Versò il tè nella tazza autoriscaldante e lo mescolò con il cucchiaino laser. Le posate laser avevano un manico tradizionale dotato di pulsantini che ne variavano l'estremità a seconda della necessità, facendo apparire una forchetta, o un coltello o un cucchiaio. Alcuni modelli avanzati erano in grado di proiettare anche uno stuzzicadenti o uno spazzolino. Erano molto pratici, ma occorreva stare attenti a non lasciarli troppo a contatto con labbra, gengive o lingua, o si rischiava di danneggiarle. Inoltre, c'erano stati casi di malfunzionamento che, già in fase di sfregamento, avevano mutato il laser da spazzolino in coltello, causando conseguenze non particolarmente gradevoli. Ma era il prezzo che si doveva pagare per il progresso. La casa produttrice si chiamava Spoonwalker.

Con un battito di ciglia accese il notiziario tridimensionale oculare. A Washington stavano incoronando Miss Inoculo. Un nastro le si tendeva tra la spalla destra il fianco sinistro, in cui apparivano le lettere CSK, mentre il diadema postole sul capo vantava diverse piccole siringhe puntate verso l'alto.

Finì il tè e depose la tazza nel secchiaio. Il rubinetto spillò acqua e la tazza cominciò a lavarsi da sola, estraendo uno spazzolino e strofinandoselo. Uscì di casa, e salì su un marciapiede mobile, dotato di tre corsie di velocità, dove, benché spostandosi, stazionavano altri cittadini indaffarati a farsi portare da qualche parte, o impegnati in una salutare passeggiata in cui non facevano un passo.

Molti si raccoglievano presso dei lampioni, di cui osservavano il fascio di luce discendente, assorti. Attraverso il fascio ricevevano informazioni, assumevano visioni, si inoculavano sensazioni. Le assorbivano. Erano, del resto, alcune delle poche fonti di luce. Ve n'era solo di artificiale.

Da anni, ormai, il cielo era uno straccio infuligginito e scuro, che gravava su di loro, strizzandosi a volte di gocce nere.

Scese presso il centro.

 

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Spirali di Ameba - il letto sabbiamobile.

14 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Si trovava a letto. Avvolto come in un bozzolo. Si sentiva indolenzito, sfinito, inerme. Inerme come un verme. Ogni tanto accadeva. Come un insetto nella tela del ragno, in attesa di essere mangiato. In attesa che il ragno venisse a mangiarlo. Potenziali obiettivi nell'alzarsi erano nebulosi, indecisi. L'obiettivo più potente era rimanere sotto le coperte, possibilmente perdere coscienza, scienza e conoscenza. E in effetti alla prova dei fatti non resistette, e, dopo un poco convinto deambulare tra alcune stanze indifferenti, si rifugiò con un gemito nella sua tana di stoffa. Non aveva alcuna particolare voglia di vivere. Forse nemmeno di morire. Ma dormire, dormire ancora sarebbe stato un ben lieto e ben accolto sollievo. Sognare cose sconclusionate e bislacche. Qualcosa senza discernibile senso, che riconfigurasse l'ordine delle cose in modo più interessante, e meno triste. Riformulasse le regole, fino ad annullarle. O annullasse le regole fino a riformularle.

Non c'era tristezza nel nonsenso. Farsi inghiottire.

A volte si faceva inghiottire dal letto. Alle elementari, quando sentiva che non era in grado d'andare a scuola, si faceva cadere pian piano nello spazio tra il giaciglio e il muro, sul pavimento nascosto. Quando chi era ancora in casa apriva la porta, e dava un'occhiata, per sincerarsi che fosse effettivamente uscito a fare il suo dovere, trovava un materasso vuoto, con coperte tirate verso lo spazio tra il letto e la parete. Ma nessuna traccia di lui. Era un tale sollievo sottrarsi al mondo. Era una tale angoscia sapere che durante la giornata sarebbe emerso l'inganno.

Il chino capo afflitto dalla colpa, le penombra dell'autoesilio nella stanza.

Un'ulteriore tecnica era quella di mimetizzarsi nelle pieghe delle coperte, fondersi con le forme dell'apparenza di un letto disfatto. A volte l'aveva anche attuato per scherzo, nel matrimoniale, spaventando la madre. Se rimaneva a casa, attorno alle 9:30 si sintonizzava sul canale 10, dove vi era una ricezione approssimativa della tv Hamburgheriana fruita dalle basi militari burgerstrisciate dei dintorni, per vedere il cartone di La tana del drago, e ascoltarne il fruscio crepitante in luogo dell'audio mancante, sulle immagini declinate in variazioni di grigio.

Gli era capitato una volta di prendersi in ritardo, correre verso la scuola, cadere per terra, sporcandosi i pantaloni, facendo cadere le chiavi – e nel rintracciarle, rientrare in casa e cambiarsi – aveva deciso che ormai s'era fatto troppo tardi. Accadde una seconda volta, e non sapeva nemmeno  se si trattasse di qualcosa di genuino, o di organizzato, da lui stesso, a sua insaputa.

 

Alcuni animaletti uscirono da un buco nel  muro e vennero ad annusarlo.

Quando alzò il capo, corsero via.

 

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La conchiglia del sole

12 Marzo 2019 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #racconto, #fantascienza

 

 

 

 

Si ricordò dell'abbonamento. Si rese conto che aveva azionato la richiesta alla centrale fornitrice del servizio, il quale avrebbe potuto attivarsi da un momento all'altro. Guardò con ansia il prato, oltre la staccionata, preoccupato che qualcuno potesse rimanerne fuori – quando d'improvviso accadde, senza che avesse modo di verificare con accuratezza: la sua casa, il prato attorno ad essa, la staccionata, con lui su di essa, si chiusero in una sorta di campana di vetro e schizzarono vertiginosamente verso l'alto, sottraendogli per un momento il respiro, premendolo verso il suolo. Poi tutto si stabilizzò nuovamente, lasciandolo con un lieve ansimare.

Guardò l'orizzonte.

Stelle luccicanti, pianeti. Profondità abissali.

Roba del genere, insomma.

La casa stava galleggiando nello spazio, dentro ad una cupola trasparente da cui si poteva ammirare il cosmo, da dentro al quale lo si navigava.

Sua madre uscì di casa sorpresa:

«Cos'è successo?»

«Mi spiace, l'ho fatto partire. Non me n'ero accorto»

«Santo cielo, io dovrei andare a fare la spesa!” protestò contrariata – ma poi andò a prendere una sedia o una sdraio e si mise a prendere il sole. Cagnolo scodinzolò fuori dalla sua cuccia tutto contento. Gli piaceva lo spazio. Era probabilmente un lontano discendente di Laika - pensava lui – mentre l'erba verdeggiava, contrastando con il sobrio mantello di velluto spaziale bucherellato di stelle.

Laika suona alla balalajka un pezzo sulla perestrojka, mormorò mentalmente a sé stesso.

Sua nonna uscì di casa e stese un plaid. Stava organizzando un pic nic.

Non si può negare fosse un buon modo per staccarsi da tutto. C'era una tranquillità sovrannaturale.

 

La terra, il suo trambusto, il suo clamore, erano quietati, tacitati, silenziati.

Sibilavano lontani, diventati quasi immaginari – deprivati di consistenza urtante.

Ma laggiù la gente si stava certamente ancora dimenando e stava indubbiamente ancora urlando.

 

Stavano inoculando chiunque, per qualsiasi cosa. C'era chi protestava che gli Inoculi potevano aver effetti collaterali, dare reazioni avverse, non esser stati ben sperimentati. Nessun problema. Le grandi case farmaceutiche, commissionate dallo stato e da esso finanziate, avevan subito trovato la soluzione: un Inoculo contro gli Inoculi. Un Inoculo per prevenire reazioni da Inoculo.

Tutto sistemato. O forse no.

Una percentuale della popolazione ancora non era soddisfatta. Voleva vedere i dati, le carte, le sperimentazioni, i documenti. Gli eran stati forniti. Non eran sufficienti. Chi assicurava loro che non fossero stati alterati? Si era quindi mosso l'esimio professor Tronfio Pomposi, accompagnato dal luminare Boria Tracotanza (detto Tornaconto) – i quali, con grande tatto e capacità comunicativa, avevan fatto sapere al pubblico che il pubblico era composto da idioti ignoranti, mentalmente mentecatti, scientificamente subnormali, nonché etologicamente ovini, suini e bovini – e dovean quindi semplicemente tacere e dare retta a loro, alla comunità di esperti, ai Prestigiosi, ai Magnifici.

Da quel momento in poi, chiunque osasse insinuare un qualche dubbio, foss'anche solo sulle modalità di somministrazione, chiunque avesse ardito sollevare un solo sopracciglio alla parola “inoculazione”, sarebbe stato dichiarato Nemico della Salute Pubblica Numero Uno, e infilato in una poco agognata gogna.

Non voleva nemmeno tentare di immaginare cosa sarebbe successo a chi avesse sollevato DUE sopracciglia. Rifletteva sulla fortuna di chi era dotato di monociglio, ne sarebbe certo stato avvantaggiato – ammesso contassero queste obiezioni tecnicistiche.

Alcuni dottori eran stati radiati, e ad alcune radio era stato dato un dottorato, si eran laureate in medicina e ora, forti della  nuova qualifica, non facevano che ripetere, ribadire, insistere un costante: “inoculatevi, inoculatevi, inoculatevi”.

Gli Illuminati e Convinti consideravano i reticenti con massimo sprezzo. Li additavano come criminali, assassini ed oscurantisti - lebbrosi eredi culturali del Medio Evo.

Dicevano che eran stati troppo ben abituati, viziati, dall'efficacia degli Inoculi, che aveva risparmiato loro di assistere a morti atroci – e ora, con la loro riluttanza, mettevano in pericolo queste conquiste esponendo i bambini a contagi, focolai, epidemie. Quegli altri ribattevano che dati i cospicui interessi pecuniari inerenti gli Inoculi e la comprovate corruzioni farmaceutiche adiacenti, non era possibile sapere con sicurezza, giacché i dati e gli studi potevan esser stati modificati ad hoc – e i danni sottomenzionati. Susy Testapiatta e Aldo Faccianatiche bruciavano lauree di medicina in strada. Il dibattito degenerò in scontri armati, raggi laser, sciabolate elettriche e parolacce sui social network. Lamiere contorte fumanti.

 

Si staccò da questi pensieri, ansiogeni e tristi. S'immerse nuovamente nello spazio profondo, perdendosi in una nebulosa.

 

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Fabio Carta, "Ambrose"

5 Gennaio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #fantascienza

 

 

 

 

 

Ambrose

Fabio Carta

Alter Ego, 2017

 

Una lettura difficile, questo Ambrose di Fabio Carta, a tratti sembra prenderti ma poi sei ingolfato da un’overdose d’indigesta fantatecnica e dalla visionarietà del testo, che, forse, ne è anche il pregio maggiore, per chi ama i romanzi onirici e con poca trama. (Io no).

In un futuro panatomico, dove la guerra islamica è degenerata ormai in perpetuo conflitto, gli esseri umani hanno colonizzato lo spazio e abbandonato qualsiasi velleità di vita carnale a favore di quella virtuale. Kaarl, detto CA, è uno spazionoide, cioè un colono nato fuori della terra, un soldato fleshy, di carne, che presta il suo corpo atrofizzato a un’esotuta, sorta di robot guerriero, telecomandato dalle star band, cioè gruppetti di militi bulli che si prendono tutto il merito lasciando a lui il lavoro sporco. CA si muove attraverso lande bruciate dalle radiazioni di continue esplosioni nucleari, il suo corpo malato è nella tuta mentre il suo avatar vive nella realtà virtuale.

CA interagisce con due personalità, Combo, suo aiutante/scudiero, diretta emanazione di un cervello elettronico, e Ambrose, intelligenza artificiale scaturita non si sa da dove, forse dalla sua mente allucinata, o dal cancro che divora il suo corpo, oppure dalla connessione di tutte le menti umane attraverso la rete. Ambrose s’incarna in una disgustosa rosa gigantesca, dalle labbra che colano laghi di miele. Ambrose è Dio, il diavolo, l’alter ego del protagonista.

Più che di vera e propria fantascienza, qui si tratta di letteratura visionaria, qui ci sono richiami e atmosfere da terra desolata, qui siamo fra Eliot, Blake e Milton - con frequenti, però, cadute di stile, vedi l’incontro con la prostituta - fra Andersen (I Fiori della piccola Ida), i manga giapponesi e Kubrick. C’è molta filosofia, ci sono riflessioni sull’evoluzione della realtà virtuale, su Dio, sul destino del genere umano, sulla morte, fine ultimo, ma anche principio, di tutto.

Lo stile è davvero elegante e colto, ma spesso vittima di cambi di tono improvvisi. A tratti è anche molto poetico, cosa che non guasta e contribuisce a dare consistenza onirica all’insieme.

 

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La fantascemenza

12 Agosto 2017 , Scritto da Umberto Bieco Con tag #umberto bieco, #le prese per il deretano di umberto bieco, #fantascienza

 

 

 

 

Jules Verne: avrebbero potuto esporre in un museo il suo cadavere senza averlo imbalsamato, giacché, dato il suo stile di scrittura, è perfettamente chiaro che era già impagliato in vita: si sarà quindi conservato splendidamente. E' una cosa che si è chiarita nel tentativo di rileggere 20.000 Piaghe Sotto i Mari, uno o due anni fa, e trovando uno stile rigido, stridente come gesso sulla lavagna, la stessa lavagna su cui sembra scrivere didatticamente le sue osservazioni e misurazioni scientifiche che costellano ansiogenamente il libro, rendendolo una pesante lezione scolastica, piena di pedanterie a base di leghe, nodi, latitudini, longitudini e quant'altro. Viene salvato solo dalle invenzioni romanzesche, dall'intuizione sottomarina, il sogno di poter vivere autarchicamente sotto le onde, al di fuori della giurisdizione delle leggi umane, nascosto e imprendibile, il fascino oscuro del Capitano Nemo e un paio di gite nelle foreste di alghe: ma a ciò si accede solamente con dura fatica e il puntello dell'ostinazione a rompere il ghiaccio che incrosta le parole. E quindi, addio 20.000 Beghe Sotto i Mari: state bene lì dove state. E lì rimarrete.
In definitiva, ho un ricordo migliore di Viaggio al Centro della Terra, ma forse proprio perché è - e rimarrà - solo un ricordo, non sfregiato da un tentativo di verifica pratica. Qualche teoria strampalata di un secolo, un secolo e mezzo fa ipotizzava che la terra fosse cava. Verne, quindi, la riempie di preistoria preservata, un mondo nel mondo, rimasto ad un grado di sviluppo mesozoico, con tanto di lucertoloni giganti e vegetazione esoticamente ancestrale, cresciuta non si sa come. Ciò porta ad Arthur Conan Doyle e al suo mondo perduto, di mezzo secolo dopo, che insieme al precedente, costituisce l'archetipo delle storie di preistoria-che-arriva-nell'età-moderna (o così ho letto).
La differenza tra Conan Doyle e Jules Verne, è che il primo è coinvolgente e a tratti persino divertente, e forte di un razionalismo che non sfocia però nel linguaggio arido di Verne, per quanto rimanga piuttosto asciutto - oltre a ciò affiora persino un po' di calore umano, qua e là. Ma seguendo la coda dei dinosauri arriviamo in Russia, presso casa Bulgakov che - se famoso per il postumo Il Maestro e Margherita - è anche autore di una parodia fantascientifica a base di dinosauri distruttivi fatti rinascere attraverso una cova artificiale che porterà subbuglio e salmonella in Russia: Le Uova Fatali.

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THE WAR – IL PIANETA DELLE SCIMMIE

21 Luglio 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #cinema, #fantascienza

 

 

 

Regia di Matt Reeves

Premetto che sono alquanto allergica alle trilogie soprattutto se me le diluiscono in 6 anni perché tendo a dimenticare gli episodi precedenti. A costo di attirarmi pomodori marci e altre amenità, inoltre, ritengo il film del '68 con Charlton Heston tutto fuorché un capolavoro, più nel dettaglio la trovo una bellissima idea distopica messa giù in maniera imbarazzante (un esempio su tutti: prendi una navicella, atterri su un altro pianeta e trovi scimmie che parlano inglese perfettamente come te e non ti viene un dubbio? No, dico, passi il confine col Messico e non capisci nulla più quando la gente apre bocca ma su un altro pianeta parlano la lingua di Shakespeare, cioè, un astronauta qualche domandina dovrebbe porsela, ma vabbè, diciamo che occorre sospensione dell'incredulità). Veniamo però al terzo e ultimo capitolo della saga che ho visto recentemente. Non ci metterei la mano sul fuoco per i vaghi ricordi che ho degli altri due ma direi che qui l'approfondimento psicologico ha avuto la meglio sull'intreccio. La guerra più che tra due popoli è tra due capi: Cesare e il Colonnello. I due però superano la visione manichea di buono e cattivo offrendo personaggi spigolosi, pieni di contraddizioni, difetti, personaggi confusi, che cedono troppo all'emotività (Cesare) o alla razionalità (Colonnello). Ognuno di loro ha la sua personale idea di come salvare il proprio popolo e vincere la guerra e, ovviamente, entrambe si riveleranno assai difettose. Ho apprezzato l'introduzione nella sceneggiatura di uno snodo che finalmente risolve una domanda lasciata in sospeso dal primo film con Heston (che cronologicamente segue) ovvero: perché i primati parlano ma gli umani no?!?!! Grazie a questa idea si spiega l'anomalia del film del '68. Apprezzabile anche l'idea di introdurre Nova, una bambina che fa da ponte tra le due specie ma che purtroppo resta lettera morta non essendo questa figura presente nel fim originale. Mi lascia perplessa l'omaggio evidentissimo all'altro Colonnello di coppoliana memoria, Kurtz, tanto che, se mai avessimo dubbi sulla citazione, ci viene suggerito con il gioco di parole "ape - pocalypse now" scritto in un tunnel. Sarà pure che nei decenni ormai è diventato un archetipo ma mi sembra che venga citato un po’ troppo negli ultimi tempi e non sempre a proposito.

Sottotracce: evidente quella ecologica, palesemente enunciata da Harrelson, della Natura che si rivolta all'uomo che cerca di dominarla. Meno evidente quella politica (sempre che non me la sia sognata) del "non vi combattiamo per odio ma perché siete più numerosi e intelligenti e se vi lasciamo ci sopraffate". In ogni caso la fine è nota per cui se davvero quest’ultima è presente è il regista non la vede bene per gli americani e l'Occidente in genere.

In complesso fantascienza buona con spunti etici ma sono altri quelli che mi fanno impazzire.

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