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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

pittura

Intervista con l'artista Luigi Montanarini

4 Giugno 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #le interviste pazze di walter fest


 

 

Carissimi e fedelissimi lettori della signorasenzafiltri, bentornati al nostro mondo dell'arte, oggi incontrerò per voi l'artista toscano Luigi Montanarini, il nostro appuntamento è su Lungotevere e parleremo di arte facendo un giro sulla mia bici cubo, dite che non sapete che sia? Vi aggiorno subito, si tratta di una bicicletta a 4 ruote, a pedalata elettrificata da un motore dinamitoso a energia solare, derivata dai pannelli solari posti sul tetto della scocca in gomma piuma appunto a forma di cubo, ammetto che è un po' spigolosa, ma, in compenso, se cadremo rimbalzeremo e se ci urtassero non ci faremmo neanche un graffio, inoltre abbiamo a bordo tutti i comfort, musica, video, frigo bar e l'immancabile moka per il caffè... Eccomi arrivato.
 

- Maestro, benvenuto fra di noi.
 

- Ma figurati, grazie a te e alla signorasenzafiltri per avermi invitato.
 

- Maestro le va di pedalare?
 

- Veramente, avrei preferito la 500, comunque facciamo che vada bene lo stesso. Senti, Walter, bypassiamo il cerimoniale, chiamami semplicemente Luigi, dove andiamo?
 

- Vogliamo andare dove ci porta il cuore?
 

- E' fin troppo facile.
 

- Cappella Sistina?
 

- Mi hai letto nel pensiero.
 

Signore e signori, in questo momento io e Luigi Montanarini, pedalando con la nostra bici cubo, ci recheremo a parlare di arte all'interno della Cappella Sistina, sono sicuro che anche voi, amici lettori, ci seguirete... In un battibaleno di fantasia siamo arrivati, parcheggiamo ed entriamo.
 

- Luigi, se non avessi fatto l'artista che avresti fatto?
 

- Il presentatore televisivo.
 

- Ma ai tuoi tempi la televisione ancora non era nata.
 

- Sì, hai ragione, ma avrei potuto inventarla, anche Georges Melies non era mai andato sulla luna, eppure con il cinema è stato il primo a portare la gente sul pianeta degli innamorati.
 

IL LINGUAGGIO DELL'ANIMA E' SCONOSCIUTO FINCHE' NON DIVIENE PITTURA. (Luigi Montanarini)
 

- Neanche ai tempi di Michelangelo c'era la televisione o il cinema, eppure guarda che po' po' di film ha girato il nostro artista.
 

- Luigi, chissà quanti miliardi di linee avrà disegnato Michelangelo Buonarroti come preparazione per la realizzazione di questo capolavoro?
 

- Sicuramente un universo, un infinito universo di segni, e ogni tratto, ogni linea disegnata, era in quel momento lo scorrere della sua anima e, passando dal disegno alla stesura della pittura ad affresco, sulle pareti stava raffigurando il filmato della nostra esistenza, terrena e al di là della conoscenza.
 

- Luigi, che cos'era per te il disegno?
 

- Walter, era semplicemente il filo diretto con me stesso. Con la punta della matita poggiata sulla carta era come attaccare un filo elettrico per ricevere energia dalla mia mente e dal mio cuore e, attraverso di esso, disegnare era un tutt'uno fra la realizzazione grafica e la mia anima. Invece, quando disegnavo utilizzando il pennello intriso di tinta, era come camminare a piedi nudi su un morbido prato di mille colori, disegnare e dipingere era allo stesso tempo modalità comunicativa e passaporto per uno stato di armonia.
 

- Luigi, che ne pensi di internet e della tecnologia in generale?
 

- E' normalmente necessaria, ci sono aspetti interessanti ma...


- Ma?
 

- Ma credo che a Luigi Montanarini piaccia di più tutto quello che è poetico, tutto quello che è legato alla dimensione strettamente umana, per secoli e secoli abbiamo visto la bellezza e l'importanza dell'arte, possiamo anche inoltrarci nei meandri del nostro futuro ma non dovremmo mai perdere di vista chi siamo realmente.
 

- Eh, già, chi siamo?
 

- Una infinita emozione guidata dalla passione, dall'intelletto e dal cuore, l'arte è l'unico linguaggio universale, ora per esempio ci troviamo all'interno di un capolavoro realizzato dal talento e dall'ingegno dell'uomo, in futuro converrà non farsi prevaricare dalla tecnologia.
 

- Quindi vedi ancora roseo il futuro dell'arte?
 

- Se riusciamo a mantenerci appassionati, rimanendo seriamente attaccati alle nostre radici, e a divertirci come bambini, l'arte sarà immortale, anche se andassimo su Marte, con noi porteremmo le nostre opere realizzate tradizionalmente a mano.
 

- Qual era il tuo mantra da insegnante?
 

- Lavora, lavora, lavora, ma fallo ridendo nel tuo animo; con i miei studenti e assistenti sono stato un insegnante serio, metodico, preciso ma quando c'era da ridere e scherzare ero come uno di loro.
 

- Vogliamo parlare di quest'opera che ho portato con me?
 

- Sì, certamente, si tratta di un 50X30 realizzato a tempera su cartoncino. E' dell'84, lo realizzai per il mio amico attore Giorgio Cerioni, lui, scherzando, mi diceva sempre che avevo la faccia da americano e che negli USA mi avrebbero fatto diventare una star dell'arte e così gli realizzai quest'opera estemporanea un po' matta, un astratto allegramente dinamico e musicale, la musica è importante in ogni espressione artistica, serve a dettare il ritmo in ogni forma. Come puoi ben vedere, ho utilizzato solo 5 colori, il giallo, il blu, il rosso, il marrone, il nero, più il bianco del fondo per abbracciare la materia, pochi colori presi a caso, che poi tanto casuali non erano perché la scelta dipendeva dal mio cuore. Le prime spennellate svolazzanti di marrone per la base, dovevo riscaldare la carta, eh! Poi con due rapidi gesti il giallo e il blu, a seguire il dripping con il rosso in omaggio a Pollock, infine il nero come a chiudere il sipario dell'opera, mi ero divertito a realizzare questa piccola opera per il mio amico, avevo 78 anni e mi sentivo ancora un ragazzo... Appunto, ragazzo, adesso che ne dici di andarci a prendere un caffè?


- Sì, Luigi, ce lo siamo meritato... Amici lettori della signorasenzafiltri, io e l'artista Luigi Montanarini con la fantasia usciamo dall'intervista, voi, se volete, rimanete ad ammirare la Cappella Sistina, vi lasciamo in compagnia di un tesoro dell'arte. Ringraziandovi vi aspettiamo al prossimo incontro artistico.

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"Così come si è" di Cecilia Bossi

20 Maggio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura


 

 

Bentornati amici lettori del blog che non vi lascia mai a piedi, wow! La signora senza filtri è felice di fare compagnia a tutti voi che, presi dal tran tran, rischiate di perdere di vista la constatazione che l'arte, in tutte le sue espressioni e manifestazioni, è necessaria per la nostra esistenza. E così oggi Walter Fest avrà il piacere di descrivervi l'opera di una brava artista romana, sto andando a prendere Cecilia Bossi, in sella a una Harley Davidson Electra Glide di colore celestiale, con tonalità rosse, arancio, giallo cadmio e blu oltremare, sulle cromature può rispecchiarsi tutto un mondo, yes, mi è stata messa a disposizione dal mio amico Bombacè, un motociclista romanaccio, simpaticamente rude, dal baffo ad arte, anch'egli fine conoscitore della pittura e della scultura. Eccomi qua a tagliare il vento con in testa il casco a scodella e gli occhialoni da motociclista anni '50, gagliardamente in sella alla motocicletta più bella del mondo... ho appena caricato a bordo Cecilia Bossi, che ha infilato il casco rosa sopra la pettinatura color viola acerbo, impavida ride come una matta e le scappa pure di cantare a squarciagola canzoni stonate. Il tragitto è breve, arriviamo a meta tra una curva, una frenata e una sgommata, adesso però è meglio che mettiamo i piedi a terra, io e Cecilia Bossi, l'artista che impasta i colori con gioia e passione, un grande esempio di semplicità e creatività esplosiva, il suo sguardo è concentrato, la risata contagiosa, non è più una giovincella, eppure ha lo scatto artistico da centrometrista, lo giuro, il giudizio non è di parte ma potrebbe, per rimanere in tema sportivo, dare una pista a tanti pischelli rampanti. E per parlare con lei della sua opera indovinate un po' dove l'ho portata? Siamo per voi sulla terrazza del Gianicolo di Roma, la vista è poetica, i tetti di Roma ci regalano più di un sorriso, dalla città eterna non svettano grattaceli moderni ma senza dubbio possiamo sfiorare con le mani la storia millenaria, ora abbiamo poggiato la sua opera su una panchina vicino al teatrino delle marionette, un'opera intitolata Così come si è.
Cecilia l'ha realizzata nel 2015, nel formato 100X100, su una tela vecchia, stampata e riciclata, utilizzando per la lavorazione una tecnica mista. La nostra amica artista, come una donna saggia e pratica, sa dare valore alle cose, non spreca nulla, ogni oggetto può essere materia e trasformato in arte da lei donna libera nella testa e nella sua azione artigianale. 
Cosa c'è di più bello della libertà? Ecco, io in quest'opera vedo Cecilia che, godendo della propria libertà espressiva, dialoga con la materia, impasta con amore la tinta che dà corpo alla tela e rende vivo il colore; anche dopo qualche voluta e naturale imperfezione nelle casuali colature, tutto parla di libertà. Dalla spennellata di nero in primo piano sfugge il rosso a semicerchio che si fonde con un'atmosfera ocra, avana, grigio velato; alcune parti di cartone, tornate ad arte a nuova vita, sembrano fermare il movimento, ma solo in apparenza, perché Cecilia, come a concludere l'opera soddisfatta, lascia colare a caso le ultime gocce di tinta dal barattolo, quasi in trasparenza affiorano cenni di verde che equilibrano la massa cromatica. Il verde dei prati, delle foreste, colore riposante per gli occhi e per la mente. L'opera informale di Cecilia Bossi è così grande e così musicale da lasciarti pensare una parola in lingua Inglese: "Freedom". E ora, di fronte al dinamismo delle tinte e della passione, al termine del lavoro eseguito, immagino Cecilia sedersi su una sedia impagliata, mi sembra di vederla di fronte al tramonto da favola a chiacchierare, a ridere, a fumare, a parlare, inarcando con energia le spalle esili ma forti. Il quadro è finito, l'artista riprende fiato, il cuore è gonfio di amore, la stanchezza l'artista non la sente, il suo corpo si è fuso con la sua opera, durante la sua realizzazione il tempo trascorso non è esistito, né vi era età, né passato, né futuro, l'artista era tutta se stessa con la propria anima.
Io e Cecilia, invece, adesso ci accorgiamo di non essere soli, alcuni bambini si avvicinano a noi e guardano l'opera, sono gli unici che lo fanno, dobbiamo essere precisi, ci sono delle persone adulte intorno che non ci hanno degnato di uno sguardo, troppo impegnati con tablet e smartphone, solo questo gruppetto di ragazzini si è fermato, rinunciando per un momento a Pulcinella e Balanzone per vederci ed ascoltarci .

 

- Chi lo ha fatto?
 

Ce lo chiede un bambino con gli occhiali che tiene un gelato in mano.
 

 - L'ho fatto io, ti piace?
 

- A me sembra il pomodoro che è cascato sul tavolo l'altro giorno a mia madre e poi i coriandoli di carnevale e poi anche un gatto con un occhio rosso che salta sul divano di nonna.
 

- Cecilia, perché ci hai messo pure il gatto?
 

- Mi hai dato proprio una bella idea, la prossima volta ne metterò due di gatti.
 

- Signora, lo scambierebbe con il mio gelato?
 

- Walter, tu che ne dici?
 

- Non voglio dire che un gelato sia migliore della tua opera, però mi sembra che sia un'offerta che non puoi rifiutare.
 

- Accetto ma, dato che il quadro è più grande del tuo gelato, voglio pure una caramella.
 

- Ma, Cecilia! Toglieresti pure le caramelle al bambino?
 

Lui la guarda e sta cercando nelle tasche.
 

- Ma no, dai, tieni il gelato e le caramelle, ti regalo il quadro, basta che ti comporti bene a scuola.
 

Il gruppetto di bambini se la squaglia, adesso sta arrivando il momento più divertente, quello con il quale Pulcinella sta per dare un sacco di mazzate al diavolo che lo vuole portare nella tomba.
 

- Cecilia, vogliamo andare a prenderci un gelato?
 

- Direi di sì, andiamo, ma la moto la guido io.
 

Amici della signora senza filtri, prima che prendiamo pure noi le mazzate da Pulcinella, Walter Fest e Cecilia Bossi vi salutano e vi danno appuntamento al prossimo artista, vroooommmm!

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Lucca Art fair

18 Maggio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #arte, #pittura


 

Lucca Art Fair, la fiera d'arte moderna e contemporanea giunta quest'anno alla sua terza edizione, torna al Polo Fiere di Lucca dal 18 al 20 maggio, confermandosi come autorevole punto di riferimento per il mercato dell'arte nazionale e, in particolare, del Centro Italia.

Saranno quarantotto in tutto gli attori del contemporaneo chiamati a rendere Lucca Art Fair uno stimolante e indispensabile strumento di aggiornamento e dibattito per collezionisti, addetti ai lavori e appassionati del settore.
Paolo Batoni, direttore della fiera, ha confermato la visione curatoriale delle passate edizioni, dando tuttavia nuovo impulso all'evento con momenti inediti di potenziamento della ricerca e della sperimentazione culturale.
«Oggi le fiere – spiega Batoni – sono un momento indispensabile di incontri, trattative, aggiornamento, un luogo di scambio economico e culturale, dove c'è fermento, voglia di fare e dove si restituiscono esperienze. Una piazza dove i tanti attori coinvolti danno vita a qualcosa che trova sviluppo nel tempo. Su queste basi ho voluto interpretare anche questa nuova edizione di Lucca Art Fair».
Sono cinque, in tutto, le sezioni che animeranno Lucca Art Fair 2018.
Una Main Section accoglierà trentadue gallerie storicizzate (di cui due straniere) che proporranno una visione sull'arte moderna e contemporanea.
La zona T.A.Z. - acronimo di Temporary Art Zone - racchiuderà cinque gallerie italiane a indirizzo più sperimentale.
La sezione Letture Critiche, quest'anno a cura di Francesca Baboni, metterà per la prima volta in dialogo gli artisti di quattro diverse gallerie: Matteo Lucca e Lucia Nanni (Magazzeno art gallery), Fausto Gilberti e Nico Mingozzi (galleria D406 Fedeli alla linea), Andrea Mariconti e Alfio Giurato (Federico Rui arte contemporanea) e Aleksandar Dimitrijevic e Goran Dragas (galleria Prototip). «Il progetto di letture critiche per questa edizione di Lucca Art Fair – racconta Baboni - è coerente e caratterizzato da un fil rouge che unisce assieme gli artisti. Caratteristica sostanziale difatti della loro poetica, alcuni emergenti altri già pienamente affermati, è sicuramente il saper raccontare le luci e le ombre che stanno dietro alla prosaica quotidianità, esplorando i territori oscuri della mente e di una memoria passata».
Come di consueto una sezione sarà dedicata all'Editoria mentre tra le novità compare il progetto Art Tracker a cura dal professionista under 35 Gabriele Tosi, che vedrà coinvolti con lavori site specific i quattro artisti vincitori dell'omonimo premio assegnato nell'ottava e precedente edizione del Premio Combat: Martina BrugnaraChiara CampanileMarco Groppi e Simone Monsi.
La configurazione della fiera per questa edizione si amplierà inoltre con il nuovo format Vissi D'Arte in programma il 19 e 20 maggio che, attraverso una serie di dialoghi con artisti, curatori, manager e collezionisti, delineerà una visione multipla e incrociata sul sistema dell'arte, costruita sulla base di diverse esperienze e visioni.
Tra le proposte collaterali sabato e domenica si svolgeranno le visite guidate gratuite (prenotazione obbligatoria scrivendo a info@luccaartfair.it) tra gli stand degli espositori, volte ad avvicinare il grande pubblico al collezionismo d'arte.
Per tutto l'arco dei tre giorni di fiera, infine, si svolgerà una performance che vedrà confrontarsi sulla pratica del disegno quindici artisti transgenerazionali legati all'Accademia di Belle Arti di Firenze. Il progetto è curato da Andrea Lucchesi.
Per il programma dettagliato consultare il sito www.luccaartfair.it


Dove
Lucca, Polo Fiere, via della Chiesa XXXII, trav I, 237

Quando
Preview su invito venerdì 18 maggio, alle ore 13

Venerdì 18 maggio, dalle ore 15 alle ore 20
Sabato 19 maggio, dalle ore 11 alle ore 20
Domenica 20 maggio, dalle ore 11 alle ore 20
 

 

Contatti
 
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Walter Fest, "Fiori"

12 Maggio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #walter fest, #pittura

 

 

 

 

Fiori

Walter Fest

Libro animato

 

Se quello che ho fra le mani fosse un libro, scriverei una recensione. Ma quello che ho fra le mani non è un libro, è qualcosa di più e qualcosa di meno, è un pezzo unico. L’autore, Walter Fest, lo definisce “libro animato”, io lo considero un dono prezioso ricevuto da un amico. Di questo libro esiste un solo esemplare, ché Walter ne produce uno alla volta; è scritto, illustrato, dipinto e rilegato a mano, è un insieme di creatività agglomerata nello stesso manufatto. Libro come oggetto, dunque, come opera artistica non solo fatta di parole scritte.

Il contenuto è solo uno dei tanti aspetti, ed è costituito da dieci brevi racconti che hanno come argomento i fiori: di campo, di città, di Natale etc. In realtà sono pretesti per parlare di amore per la vita, di solidarietà, di bisogni, di natura, di bellezza. I personaggi sono gente comune, figure popolari che s’incontrano per strada, su una panchina, al mercato.  La lingua in cui si esprimono è il romanesco, e in questo l’autore dà il meglio di sé, rispetto ai testi in lingua nazionale.

Il libro è “animato” perché, come dice l’autore stesso, c’è dentro l’anima di chi l’ha scritto e perché presuppone un’interazione col lettore, che ha a disposizione spazi lasciati in bianco apposta per lui, dove annotare le proprie riflessioni e impressioni.

Un piacere tattile, visivo, che nasce dai colori della copertina, dai disegni, dai collage, dal fruscio della carta, dall’inchiostro della penna, dai segnalibri allegati. Insomma, più che una raccolta di racconti  sui fiori, una vera e propria esperienza sensoriale a tutto tondo.

 

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"Tramonto" di EMANUELE GABELLINI

28 Aprile 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #le recensioni pazze di walter fest

 

 

Bentornati amici del blog che illumina la vita, oggi saremo in compagnia dell'artista Emanuele Gabellini, un giovane grafico, un valido illustratore.

Ancora un esempio attraverso il quale Emanuele dimostra che con un disegno a mano libera si possa realizzare della buona arte, una buona arte che non ripaga il nostro amico artista poiché sta tentando in tutti i modi di vendere le sue opere senza purtroppo riuscirci, le ha provate tutte, ha tentato la telefono vendita imitando attori famosi, ha cercato di spacciarsi per cugino di quarto grado di Van Gogh, ha fallito anche come nipote acquisito del prozio del portiere di casa Mondrian, ha provato ad abbinare ad una sua opera della cioccolata scaduta ma buona, perfino mettendosi agli angoli delle strade, fingendosi cieco, tenendo in braccio da un lato le sue opere dall'altro un finto cane di peluche, ha rimediato pochi spiccioli e nulla più e così per sbarcare il lunario e dare un senso alla sua arte, adesso Emanuele lavora al mercato di via 17 giugno 2001, ove alla sua bancarella vende frutta già pelata, verdure scatolate in pasticca, prosciutti, salami e formaggi finti, stock assortiti di calzini bucati ottimi per la Primavera/Estate, quindi amici della signora senza filtri, oggi eccomi qua nel tentativo di aiutare a vendere le opere del nostro amico artista Emanuele Gabellini.

Per attirare l'attenzione dei visitatori del mercato ci siamo vestiti, io tutto di giallo, Emanuele tutto di rosso, e ora incrociamo le dita, apriremo un'asta estemporanea dove tenteremo di vendere le sue opere.

-Venghino, signori e signore, venghino da questa parte, oggi abbiamo robba bella e colorata, questa è arte originale di un grande artista, arte giusta per tutti i gusti a tutti i costi, avvicinatevi con fiducia, non vendiamo le solite padelle ma arte bella.

Vi presento l'artista Emanuele Gabellini e la prima opera che andrò a mostrarvi sarà Tramonto realizzata su carta con ecoline e pennino nel formato 18X24. Con quest'opera Emanuele ha scelto la via più difficile, ma sì, rappresentando un tramonto con i suoi colori rosso, giallo, arancio a sfumare nel nero della sera avrebbe fatto la cosa più normale e, ad effetto, avrebbe attirato maggiormente l'attenzione e invece lui no, lui è un vero artista e ha scelto l'idea più originale, un sole con i suoi raggi tiepidi sotto un cielo verde ma di un verde nettamente verde, e in primo piano la collina con le case abbarbicate fra stretti vicoli, sopra la collina tre grandi alberi spogli.

Il tramonto autunnale su un enorme prato: tutto è di colore beige, avana, fra chiaro, scuro; questa è poesia, non è facile ruffianeria fatta ad arte ma sentimento espresso con talento, e il verde luce del cielo ti illumina la mente...

La gente intorno è rimasta estasiata dal racconto ma, nonostante tutto, si allontana dal banco, accipicchia ma sembra che l'arte sia passata di moda, tutti preferiscono oggettistica virtuale e di facciata, tutta finta esteriorità usa e getta, perbacco, siamo demoralizzati ma succede l'imponderabile, tutti vanno via meno che uno, un tizio indistinto che rimane a guardare le opere di Emanuele Gabellini. A un certo punto ci fa dei gesti eloquenti, come a voler vedere più da vicino le opere, è una figura che mi sembra di conoscere ma non ricordo dove abbia già visto questo personaggio, insomma, sta di fatto che mostra interesse per acquistare tutte le opere, noi logicamente gliele porgiamo, il tizio non chiede sconti, non la tira per le lunghe, ci porge un sacchetto, agguanta le opere del Gabellini e va via. Noi logicamente prendiamo al volo il malloppo, non è mica il caso di fare gli schizzinosi.

Vedete? Bisogna essere ottimisti, c'è ancora qualcuno che apprezza le arti, la cultura, quel qualcosa che arricchisce le menti e colora la vita. Chissà chi sarà stato il misterioso mecenate?

- Eta Beta!.. Ecco dove lo avevo visto!... Era Eta Beta!

- Hai ragione, proprio lui, abbiamo venduto le opere ad un fumetto!

- Ho il terribile sospetto di sapere con che cosa ci avrà pagato!

Svuotammo il sacchetto e trovammo un mucchio di palline di naftalina.

- Naftalina?... Palline di naftalina!!!

E vabbé, sempre meglio di un assegno cabriolet e poi, dai, vediamo il lato positivo della storia, magari regalerà le tue opere a Topolino! Emanuele hai altre opere da vendere?

- Sì

- Dai riproviamo domani, magari saremo più fortunati.

Signore e signori della signora senza filtri, il blog per menti aperte, dal mercato di Via 17 Giugno 2001 è tutto, io e Emanuele Gabellini vi salutiamo, vi ringraziamo e vi aspettiamo al prossimo artista... A qualcuno serve della naftalina?

 

Emanuele Gabellini nasce nel 1972 a Roma, dove vive e lavora.

Ha frequentato il prestigioso ma disastrato Istituto d’Arte “Silvio D’Amico” ,conseguendo il diploma di Maestro d’Arte e successivamente di Grafico Pubblicitario.

Ex bassista dei Santarita Sakkascia, artista poliedrico, espone le sue opere di pittura, collage, foto e video in tutta Italia dal 1997. È stato l’ideatore dell’inno musicale del “Partito del Tubo”, del web-magazine Fantasma e de Il Giornale del Giorno Dopo

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Incontro con l'artista G.M. ZAGO e il progetto "Zago and your friends"

16 Aprile 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #interviste, #arte, #eventi, #le interviste pazze di walterfest, #pittura

 

 

 

 

 

Amici lettori di signoradeifiltri.blog oggi abbiamo il piacere di avere nostro ospite un artista che viene dal Nord, da Verona, dalla città di Romeo e Giulietta è qui con noi G. M. Zago!!
Ve lo dico in confidenza, lui non lo sa ma lo porterò in una spa, un centro benessere particolarmente artistico, mi raccomando non glielo spifferate!
Eccolo arrivare ma non è solo, è seguito da un cane.

 

- Zago hai portato il cane?
 

- Beh, sì, non si fida di te e non voleva lasciarmi solo.
 

- Ah!... Come si chiama?
 

- Homer, aspetta te lo presento... Homer dì qualcosa al Walter.
 

- Uelà, artista da strapazzo, mi raccomando ti mordo le parti basse se non scrivi bene del mio Zago, eh!
 

- G.M., ma Homer è un cane che parla?!
 

- Che vuoi che ti dica, a forza di stare con me, ha cominciato a parlare, pensa che per breve periodo ha pure iniziato a fumare il mio sigaro, ma ci siamo tolti il vizio insieme, per fortuna, è un grande amico, sai.
 

- Capisco, ma gli hai pure insegnato a dipingere?
 

- No, preferisce dormire, però mi fa da manager, tratta lui con i galleristi, invece, con i critici, ci parla solo al telefono perché non li sopporta.
 

- Forse è meglio che entriamo.
 

Apriamo la porta stile Mondrian, l'ambiente è già caldo e profumato, in sottofondo musica Jazz. Sicuramente troveremo qualcosa da mangiare e da bere.
 

-  Zago ti piace questo posto?
 

- Sì, non male
 

- E tu, Homer, che ne dici?
 

- Bello, ma prima possiamo mangiare qualcosa?
 

- Più tardi, prima facciamo il bagno in piscina.
 

- Andate voi che a me l'acqua non piace molto, vado a mangiare qualcosa e poi a fare una partita a flipper.
 

- Homer, mi raccomando, non mettere troppo ketchup sulle patatine
 

- Zago, possiamo stare tranquilli con Homer?
 

- Walter, nessun problema, Homer è un cane che ha un discreto appetito ma non parla con gli sconosciuti.
 

- Ah, molto bene, allora, dai, tuffiamoci nella piscina con l'acqua color grigio perla.
 

Per chi non lo sapesse in questa spa l'acqua delle varie piscine è multicolore.
 

-  Zago, devi toglierti tutto.
 

- Tutto?
 

- Sì, ma tanto non ci vede nessuno.
 

- Ma è tutta roba presa in offerta da Beninox!
 

- Poche storie, Zago, in fondo sono solo parole senza mutande.
 

- Ah, beh, allora, dai, tuffiamoci.
 

Siamo in acqua color grigio perla e stiamo per iniziare a parlare di Zago and your friends.
 

-  Zago, come è iniziata questa avventura?
 

- Era il Marzo del 2010, ero seduto in poltrona a vedere la tv, quando, dal tubo catodico, una di quelle belle signorine "buonasera" mi guarda fisso e mi fa: «Zago, tu devi fare un lavoro a 4 mani con 100 artisti, sarà una mostra per beneficenza, pensaci bene perché non te lo chiederò un’altra volta, mi piacciono le cose che fai ma, se non accetti, grazie e ti saluto».

Tac, la tv si spense da sola e rimasi al buio, ma vidi lo stesso una luce e, così folgorato dall'abbaglio creativo, il giorno dopo parlai con il mio amico Gianluca Cantalupi, responsabile di Emergency UK, presi l'agendina e trovai i 100 artisti per iniziare il lavoro, era un impresa titanica per il numero di opere che ci eravamo prefissati, credetemi serviva anche una bella quantità di materiale da riciclo, le opere dovevano essere impastate di monnezza artistica, ma per fortuna i cassonetti di Verona abbondavano di merce.
 

- E poi che successe?
 

- Fu un grande lavoro faticoso ma entusiasmante che, terminato, partì per l'Inghilterra, da Novembre 2011 al 2013. La mostra era unica al mondo nel suo genere, un evento storico, un lavoro eccezionale che venne esposto in più gallerie, riscuotendo un bel successo; le opere, nel formato 100X70, tutte bellissime, vennero vendute e la nostra arte a favore di Emergency contribuì ad aiutare chi è stato meno fortunato di noi, vorrei aggiungere che Zago and your friends è importante anche per altri motivi, non era mai successo che 100 artisti disparati lavorassero a 4 mani con un solo artista, nessuna rivalità, nessun egoismo, nessuna pre-tattica o preconcetto, c'era da dipingere spinti dall'entusiasmo, e dalla convinzione di fare per bene del bene attraverso l'arte, ne venne fuori una serie di opere estremamente emozionanti!
 

- Poi siamo andati a Roma.
 

- Eh, già, Zago and your friends non poteva rimanere un'esperienza sulla quale il titolo di coda era "The end". Non mi ricordo come, dove, quando, ma, come per magia, io e altri amici abbiamo deciso di ripetere questa iniziativa, vestita di quella passione che guida un artista, la nuova avventura si è svolta Roma nel Marzo del 2017 in una modalità diversa rispetto a Londra 2011. Per una questione di rapidità temporale, gli artisti presenti 50, con relative 50 opere realizzate a 4 mani con me. Queste opere dopo Roma proseguiranno verso future esposizioni per una continua mostra itinerante alla quale si aggiungeranno, via, via, altri artisti con altre opere, invece altre 50 opere, che furono realizzate individualmente dagli stessi 50 artisti, sono state finalizzate a favore di una associazione di volontari che dedicano corpo e anima alla cura e all'assistenza di cani sfortunati, "Una zampa per Birillo". Ci siamo ritrovati Venerdì 3 Marzo 2017 alla galleria TAG di via di S. Passera, 25 per una serata speciale!
 

- È stato un grande evento, un grande allestimento, un grande successo di pubblico e, come dicevo, Zago and your friends continua la sua marcia verso le prossime esposizioni, al momento stiamo lavorando per Verona, sarà il nostro terzo atto, appunto nella città Scaligera, ma il nostro sogno nel cassetto rimane Matera 2019, faremo il possibile di farci un salto.
 

Ma ecco di ritorno Homer.
 

-  Ragazzi, dobbiamo andare via alla svelta!
 

- E perché?
 

- Di là ho mangiato tutto il ben di Dio che ho trovato, un tizio se ne è accorto e mi ha detto: «Ma bravo, e adesso chi paga?». Me lo sono guardato e gli ho detto: «Tranquillo, pagheranno Walter e Zago». Il tizio è svenuto ed è caduto come un sacco di patate, io direi che prima che si risvegli è meglio che ce la battiamo!
 

- Zago, dico che Homer ha ragione, forza filiamo via come il vento!
 

- Ma siamo nudi!
 

- Sì, e senza soldi, dai, sgommiamo...

Amici di signoradeifiltri.blog, vi salutiamo; io, Zago ed Homer vi ringraziamo e vi aspettiamo prossimamente a Verona con tutti gli artisti e le grandi opere di Zago and your friends.
Per chi volesse saperne di più e ammirare foto e video delle precedenti mostre, può visitare la pagina Facebook "Zago and your friends" oppure contattare direttamente l'artista G.M. Zago.

 

Incontro con l'artista G.M. ZAGO e il progetto "Zago and your friends"
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L’Eden ritrovato, mostra personale di Carla Castaldo

23 Marzo 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #pittura, #eventi

 

 

 

 

PALAZZO VENEZIA, via Benedetto Croce n. 19 Napoli, nella suggestiva Sala delle Carrozze

L’Eden ritrovato, mostra personale di Carla Castaldo

Inaugurazione: venerdì 23 marzo 2018 ore 17.30

Intervengono: Esther Basile (filosofa- Istituto Italiano per gli Studi Filosofici) e Lucia Stefanelli Cervelli (scrittrice e saggista); videoriprese di Maria Rosaria Rubulotta (medico radiologo)

 

 

Orari di visita: tutti i giorni 10.00-13.30 e 15.30-19.00

 

Da venerdì 23 a mercoledì 28 marzo 2018 torna a Napoli Carla Castaldo che affida alle sue opere il proprio messaggio di pace, uguaglianza e condivisione, convinta del ruolo che può avere l’arte come linguaggio universale.

L’artista, che ha esposto nelle più importanti città italiane – da Venezia a Bologna, Spoleto, Roma, Milano, Palermo, Mantova, Torino, Firenze, Santa Maria Capua Vetere –, e nelle principali città di tutto il mondo – da New York a Dubai, Baden Baden, Londra, Berlino, Bruges, Parigi, Montecarlo – si è imposta all’attenzione di critici di tutta Europa, ricevendo nel 2017 tre premi internazionali: il Premio alla Carriera (Vittorio Sgarbi, direttore artistico), la Menzione Speciale della Critica (Paolo Levi, direttore artistico) e il Premio Internazionale Paolo Levi.

La mostra, dal titolo L’Eden ritrovato, riunisce un corpus di opere molto diverse per tecniche e materiali: si passa, cioè, dai dipinti a terzo fuoco su piastre di porcellana (antica tecnica di difficile esecuzione e quasi del tutto sconosciuta) ai bassorilievi in terracotta foggiata a mano, dai dipinti su legno con foglia d’oro ai bassorilievi e ai gioielli in lamina d’ottone lavorata a mano, dall’oggettistica in porcellana e in terracotta smaltata ai foulard in seta riproducenti alcune sue opere.

Carla Castaldo, definita dai critici “artista del trascendente”, conduce per mano lo spettatore in mondi senza tempo, fantastici e surreali, dove i colori luccicanti unitamente all’oro e al platino creano “immagini stranamente vivide e attraenti in un rapido susseguirsi”.

Come scrive Paolo Levi, nella monografia Le fantasmagorie simboliche di Carla Castaldo, “l’artista esprime una religiosità primigenia, per la quale ogni giorno rappresenta il Primo della Creazione e ogni lavoro, una preghiera. L’Immanenza di ogni contesto ispirativo diviene quindi, grazie al tocco magico che appartiene alle sue mani, l’espressione della Trascendenza.

Sono i suoi lavori… microcosmi, frammenti del suo universo interiore. Sono meditazioni su un tempo fuori dalla storia umana, ma dentro quello dell’anima di un’artista devota all’Alto. Ogni ricerca di Carla Castaldo non ne identifica il Volto né il Nome Benedetto, ma procede nella ri-Conoscenza…

La robustezza segnica, la stesura del colore, l’ispirazione lirica delle sue opere, ci rivelano un’artista sensibile e attenta, che nel panorama artistico italiano risulta essere un autentico talento, dallo stile altamente riconoscibile e originale”.

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CARLA CASTALDO PRESENTA LA SUA MONOGRAFIA A NAPOLI

6 Gennaio 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #arte, #pittura, #interviste

 

 

 

 

Dell’artista Carla Castaldo - nell'ambito della sua  personale (18 dic. - 14 genn. 2018) a Napoli, presso la MAPILS-EVENTS, Palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio n. 14, il giorno 6 gennaio alle ore 11,30 - viene presentata la monografia curata da Jolanda Capriglione, docente di Estetica presso l'Università Vanvitelli della Campania, e con prefazione di Paolo Levi.

 Verranno, inoltre presentati i foulard in seta che  l’artista ha realizzato riproducendo tre  sue  opere.

Conosciamo meglio questa artista che sta ottenendo grandi riconoscimenti

 

 

Come definirebbe Carla Castaldo?

 

Trovo difficoltà nel definirmi. Jolanda Capriglione, curatrice della mia monografia in corso di realizzazione, dice di me: “Chi si limitasse ad ascoltare o leggere le parole, pur preziose, di Carla e poi guardasse le sue opere sarebbe davvero disorientato. Proverebbe lo straniamento proprio di chi si trova all’improvviso in un mondo altro, in modo inatteso, imprevisto perché le parole avevano portato la nostra immaginazione altrove rispetto a ciò che il nostro sguardo si trova di fronte… Carla è davvero tutto questo passione e ragione…

 

A quali maestri si ispira o quali altri pittori ammira?

 

Non m’ispiro ad alcun maestro. Le mie opere nascono da forti sollecitazioni (un accadimento, una musica, un’immagine, un profumo…) che colpiscono i miei sensi, inducendo in me un “misterioso richiamo” che parte dal profondo dell’anima e mi spinge ad esternare, attraverso segni e colori, le mie emozioni. E le emozioni, per loro natura, sono libere da ogni vincolo.

I pittori che ammiro sono tanti. Ma gli artisti, con i quali si stabilisce un intenso contatto, sono quelli che mi lasciano intravedere i propri demoni.

 

Qual è per lei il significato di un’immagine dipinta (se deve comunicare, se deve insegnare, se deve solo ristorare lo sguardo con la sua bellezza…)

 

Penso che l’opera d’arte esprima esclusivamente lo stato d’animo dell’artista in un determinato momento della sua vita. Il significato lo attribuisce il fruitore in funzione della sua sensibilità, della sua cultura, delle sue esperienze.

 

Quale tecnica usa?

 

I miei dipinti sono eseguiti su base di porcellana con l’antica tecnica della “decorazione a terzo fuoco” che ho completamente rielaborato.

Realizzo, inoltre, bassorilievi e oggetti in terracotta foggiata a mano e bassorilievi e monili in lamina di ottone.

 

Dove e in quali ore dipinge?

Prevalentemente dipingo di giorno, perché la luce naturale mi consente di cogliere la vera essenza dei colori. In funzione delle opere che realizzo lavoro in laboratorio o in officina. Appena che posso mi rintano in casa, in un ambiente che guarda il mare, per me fonte inesauribile di arricchimento…

 

Quali sono i suoi soggetti preferiti?

Amo parlare della bellezza, ma non di quella fisica. Perciò, attraverso la meditazione, cerco di proiettarmi verso mondi misteriosi oltre i confini spazio-temporali.

 

Dà più importanza alla forma o al contenuto?

 

Per me la forma è una conseguenza del contenuto. Nelle mie opere ogni linea e ogni stesura cromatica sono il risultato di una traduzione dal mondo immateriale a quello materiale.

 

Com’è cambiata la sua pittura dagli inizi ad oggi?

 

Tutta la mia produzione è strettamente collegata al mio percorso spirituale. Il conseguimento del primo e del secondo livello Reiki e il successivo approfondimento della cultura andina, unitamente alla meditazione, mi hanno aiutato e mi aiutano nel cammino che ho scelto di seguire, alla ricerca delle Radici. Io dico che è un percorso verso la Luce. Ho iniziato dipingendo con la “tecnica del terzo fuoco” piccoli oggetti poi, come ho detto precedentemente, la mia produzione si è ampliata e diversificata assumendo nel tempo colori sempre più intensi. Mi piace pensare che ho fatto qualche passo in avanti verso il centro del Tutto….

 

Curiosità come: ha mai dipinto un quadro per una persona famosa, vorrebbe avere un committente famoso, magari per un ritratto?

 

Sì, mi piacerebbe realizzare un ritratto ad una persona famosa. Sicuramente non rappresenterei la sua fisicità, ma ciò che il suo involucro contiene. Sarebbe, quindi, interessante confrontare la sua immagine ufficiale con quella che io riuscirei a vedere….

 

Qualche aneddoto...

La vendita di una mia opera non si svolge in tempi rapidi, perché cerco di entrare nell’animo dell’acquirente e di comprenderne i pensieri. Sicuramente non darei un mio oggetto ad una persona ricca e volgare. Vivo il momento del distacco con commozione, che riesco a trasmettere anche all’altro: gli affido una mia creatura, un pezzetto della mia anima… e lui coglie il mio messaggio e, spesso mi chiede: “posso accarezzarlo ?... ”

 

E se le parlo di gioielli?

 

I gioielli che realizzo sono esclusivamente collane in lamina di ottone lavorata a mano, a volte arricchite da elementi in terracotta smaltata. Sono tutte pezzi unici che, indossati, conferiscono subito un tocco magico, perché non rappresentano solo una funzione ornamentale, ma portano con sé un mio messaggio ben preciso. La base del collo, come sappiamo, è una zona del corpo altamente simbolica: è qui che esiste il punto di raccordo tra corpo e anima, tra il mondo visibile della materia e quello sottile dello spirito e dei sentimenti. Poiché con le mie opere trasmetto Amore che attingo nei miei viaggi, la persona che indossa una mia collana stabilisce un collegamento diretto col mio mondo.

 

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“Oltre i confini”, le opere di Carla Castaldo in mostra a ​Palazzo Serra di Cassano

28 Dicembre 2017 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #arte, #pittura, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

 

Proseguono con successo gli eventi organizzati da Stella Orazio, ideatrice e curatrice di Maplis Events, nello spazio dell’associazione Mapils, a Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio 14, Napoli. Lunedì 18 dicembre, alle 18, è stato presentato l’evento artistico “Oltre i confini”, con le creazioni di Carla Castaldo.
Le opere di Carla Castaldo sono il risultato di un’estatica contemplazione. Oltre ogni possibile confine, fuori dal corpo, fuori dalla realtà visiva. Da qui il titolo di questo evento artistico, non una mostra dove al fruitore viene presentata un'opera, ma un evento simulativo che trasporta chi ne usufruisce nella visione stessa.

L'artista produce messaggi di luce, pura energia che esce fuori dai 7 chakra, per dare vita a immagini surreali, popolate da minuziosi particolari, dove la natura si fonde con i tanti simboli rappresentati, in una girandola di colori caldi e avvolgenti. Messaggi misteriosi, che racchiudono codici per attraversare veri e propri varchi verso l'ignoto. Il lavoro artistico di Carla Castaldo, simile a un portale per compiere un viaggio, conduce chi lo guarda in mondi senza tempo.

 

“Oltre i confini”, le opere di Carla Castaldo in mostra a ​Palazzo Serra di Cassano
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Il Cristo di Giotto

12 Settembre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #pittura, #personaggi da conoscere

A sinistra il crocifisso di Cimabue, in Santa Croce, a destra quello di Giotto, in Santa Maria NovellaA sinistra il crocifisso di Cimabue, in Santa Croce, a destra quello di Giotto, in Santa Maria Novella

A sinistra il crocifisso di Cimabue, in Santa Croce, a destra quello di Giotto, in Santa Maria Novella

The city people, in the end, were tired of struggles. It happened then that a merchant - or a banker or a nobleman - richer and more powerful than the others, allied himself with the small people, after promising better conditions of life, and became master of the city. In this way the Municipalities were transformed into Lordships. Citizens no longer chose their leaders.

It is not easy to be free, the citizens of the Municipalities tried to do it from 1200 to 1400 AD, but their attempts resulted in a failure. However, during these turbulent centuries, some great Italians stood out for their spirit and their works.

One of these was Giotto di Bondone (1267-1337). Even today the walls of some churches in Florence, Assisi and Padua are covered with paintings that tell the life of St. Francis and Jesus. They are all paintings by Giotto or, at least, it is thought that they are or that he contributed considerably. The restoration of the crucifix of the Opificio delle Pietre dure in 2001 seems to have dispelled all doubts.

If the cycle of San Francesco is uncertain, it is certainly the splendid Scrovegni chapel in Padua.

Who does not remember the Giotto brand drawing albums sold in the 60s? Giotto is portrayed on the cover, while drawing a sheep on a stone, observed by Cimabue who, according to legend, thus became his master. It also seems that the Tuscan painter knew how to draw an O without compass, and that he painted a fly so realistic that Cimabue tried to chase it away.

Legends aside, Giotto modernizes painting, abandons the still images and golds of Byzantine art, recovering contact with reality and nature. The figures are no longer flat but become concrete, surpassing those of Cimabue. This leaves behind the "Greek" conventions, followed until a few years earlier by Cimabue and all the other painters. Dante Alighieri writes:

 

Credette Cimabue ne la pittura

tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,

sì che la fama di colui è scura. (Purgatorio Canto XI)

 

 

Giotto's Christ is no longer a Byzantine icon but a crucified man, with blood flowing from his side. Giotto, in fact, abandoned the iconography of the Jesus arched to the left, with the halo still similar to that of the Pantocrator, to paint it with the figure sinking downwards and the head forward, with the arms no longer parallel to the ground but flexed by weight and suffering. We move from a merely spiritual and mystical image to a more concrete one, from centuries drenched in faith and a search for transcendence - from the upward push given by Gothic architecture - to a period in which man, his figure and its carnality, will be central. There is even a hint of light that, over time, will take us to Caravaggio.

This is how we move slowly but surely from the Middle Ages to the Renaissance.

 

 

 

 

Il popolo delle città, alla fine, fu stanco di lotte. Accadde allora che un mercante - o un banchiere o un nobile - più ricco e potente degli altri, si alleasse col popolo minuto, dopo aver promesso migliori condizioni di vita, e diventasse padrone della città. In questo modo i Comuni si trasformarono in Signorie. Non erano più i cittadini a scegliere i loro capi.

Non è facile essere liberi, i cittadini dei Comuni cercarono di farlo dal 1200 al 1400 d.c., ma i loro tentativi si risolsero in un fallimento. Tuttavia, durante questi secoli pieni di fermento, alcuni grandi italiani si distinsero per il loro spirito e le loro opere.

Uno di questi fu Giotto di Bondone (1267-1337). Ancora oggi le mura di alcune chiese di Firenze, Assisi e Padova sono coperte di pitture che raccontano la vita di San Francesco e Gesù. Sono tutte pitture di Giotto o, almeno, si pensa che lo siano o che egli vi abbia contribuito notevolmente. Il restauro del crocifisso dell’Opificio delle Pietre dure nel 2001 pare aver fugato tutti i dubbi.

Se il ciclo di San Francesco è d’incerta attribuzione, sicuramente sua è la splendida cappella degli Scrovegni a Padova.

Chi non ricorda gli album da disegno di marca Giotto venduti negli anni 60? Vi è ritratto in copertina, appunto, Giotto che disegna una pecora su un sasso, osservato alle spalle da Cimabue che, dice la leggenda, in questo modo ne divenne maestro. Pare anche che il pittore toscano sapesse disegnare un O senza compasso, e che abbia dipinto una mosca talmente realistica che Cimabue cercò di scacciarla.

Leggende a parte, Giotto modernizza la pittura, abbandona le immagini fisse e gli ori dell’arte bizantina, recuperando il contatto con la realtà e la natura. Le figure non sono più piatte ma diventano concrete, superando quelle di Cimabue. Si abbandonano così le convenzioni "alla greca", seguite fino a pochi anni prima da Cimabue e tutti gli altri pittori. Scrive Dante Alighieri:

 

Credette Cimabue ne la pittura

tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,

sì che la fama di colui è scura. (Purgatorio Canto XI)

 

Il Cristo di Giotto non è più un’icona bizantina ma un uomo crocifisso, col sangue che sgorga dal costato. Giotto, infatti, abbandonò l'iconografia del Gesù inarcato a sinistra, con l’aureola ancora simile a quella del pantocratore, per dipingerlo con la figura che sprofonda verso il basso e piega il dorso e la testa in avanti, con le braccia non più parallele al terreno ma flesse dal peso e dalla sofferenza. Si passa da un’immagine solo spirituale e mistica a una più concreta, da secoli intrisi di fede e di ricerca di trascendenza - dalla spinta verso l’alto data dall’architettura gotica - a un periodo in cui l’uomo, la sua figura e la sua carnalità saranno centrali. C’è persino un accenno di luce pastosa che, attraverso il tempo, ci porterà fino a Caravaggio.

È così che si passa, lentamente ma inesorabilmente, dal Medioevo al Rinascimento.

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