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pittura

CORI E L’ANTICO BORGO. II CONCORSO DI ESTEMPORANEA DI  PITTURA DEDICATO AL MAESTRO FRANCESCO PORCARI

22 Ottobre 2018 , Scritto da Marco Castaldi Con tag #marco castaldi, #concorsi, #pittura, #eventi, #arte, #unasettimanamagica

 

 

 

 

 

In occasione delle festività natalizie e nell'ambito delle iniziative della II edizione del “Natale Insieme”, l’Associazione culturale Event Art, con il patrocinio del Comune di Cori, della Proloco Cori, e di Cori e Giulianello in Rete, organizza il II Concorso di Estemporanea di Pittura, “Cori e l’antico borgo”, avente come soggetto Cori, che avrà luogo il 15 e il 16 Dicembre in Via Madonna del Soccorso, dalle ore 10 alle ore 23.

Al concorso possono partecipare i pittori maggiorenni, professionisti e dilettanti, muniti dei mezzi necessari. Collocati in qualsiasi area libera del paese, i concorrenti potranno realizzare una sola opera, con qualunque tecnica pittorica, entro le dimensioni 40x40 cm - 100x100 cm, da consegnare entro le 17 di sabato presso l’Art Cafè. I dipinti saranno esposti al pubblico e verranno valutati entro le 16:30 della domenica.

Una giuria di esperti decreterà i primi 3 classificati che riceveranno, rispettivamente, 600€, 300€ e 200€. I giudici popolari attribuiranno il premio di 100€ ad un quarto vincitoreContestualmente si svolgerà una esposizione artistica aperta agli artisti di qualsiasi disciplina, compresi i concorsisti. Ciascuno disporrà di uno spazio espositivo di 2 metri su suolo pubblico gratuito con assegnazione in base all’ordine di arrivo.

L’iscrizione è obbligatoria, subordinata al versamento di una quota di partecipazione, alla compilazione della scheda di adesione, da perfezionare entro il 15 Novembre, come previsto dal regolamento, disponibile insieme al modulo di domanda sul sito istituzionale del Comune di Cori, oppure su pagina Facebook Event Art – Associazione culturaleContattievent.art@leqamail.it event.art@libero.it – 3400661677, 3387220977, 3801224703.

L’iniziativa è dedicata al Maestro Francesco Porcari (ritratto da Alessio Pistilli), venuto a mancare il 18 Novembre 2017. Uomo di spessore, rara umiltà, gentilezza e sensibilità. Artista di rilievo, capace di uno sguardo penetrante e disincantato sulla realtà contemporanea fatta di apparenza, inutile consumismo, “inganni tecnologici”, una chimera per i giovani, costretti in un mondo virtuale, in un'indifferenza portatrice di profonda solitudine.

 

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Arte al bar: LUIGI MONTANARINI Composizione "Sterlizie"

4 Ottobre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #arte al bar

"Sterlizia" di Luigi Montanarini e l'omaggio di Walter Fest "Sterlizia" di Luigi Montanarini e l'omaggio di Walter Fest

"Sterlizia" di Luigi Montanarini e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Oggi al bar è calma piatta, amici della signoradeifiltri, sono cose che ogni tanto capitano anche da noi, quelle giornate silenziose, tranquille, insonorizzate.

Gianni, da dietro il bancone, le capisce al volo e, per tenerci svegli, accende il juke box della casa. La musica la sceglie lui, ci possiamo fidare, non sbaglia mai e questa mattina abbiamo in esclusiva per noi tutto Ray Charles.
 

- Gianni, non male questa roba!
 

- Conosco i miei polli.
 

- Bravo, casca proprio a fagiolo, oggi volevo parlarvi dell'opera di un artista italiano, Luigi Montanarini, e mi serviva un interlocutore o una interlocutrice frizzante.
 

- La vuoi pure briosa? (Michele il tappezziere.)
 

- (Giovanna la milanese)... Oh! Artista da strapazzo, scrittore mezza cartuccia che non sei altro, io ti ho dato la dritta ma per il resto non pensare a me che di arte non ci capisco un casso, se vuoi parlare con qualcuno, prova con la sartina, eccola là.

 
- La sartina?

 

- Ma sì, la Francesca, la ragazzina, la giovane stilista, ma sei proprio di coccio, questa estate mi ha disegnato ed elaborato quel paio di shorts che tutti voi sporcaccioni mi guardavate le chiappe!
 

- Ehhhh!!! (Tutti in coro.)


- Beh, me li aveva fatti a mano la Francesca, è in gamba la ragazzina, mica come voi lazzaroni!!...
 

- Francesca, se ti offriamo la colazione, rimani a parlare di arte con noi?
 

- Certamente, chi paga?
 

- Dai, tranquilla, offre la ditta, ma dopo me lo cuci un bottoncino, ino, ino, tu che con ago e filo in mano hai le mani d'oro?
 

- Sì, Gianni, con piacere.
 

Luigi Montanarini (1906-1998), artista fiorentino ma romano per volere del fato, sin da giovane l'arte del disegno è nel suo cuore, nel suo animo, nel suo sguardo rapace e curioso di scrutare la realtà e di rappresentarla attraverso le linee e le pennellate.

E sin da giovane vuole anche trasformare il mondo in colorata poesia. Gli Uffizi sono casa sua, ne detiene le chiavi d'accesso, conosce il linguaggio e la parola d'ordine per entrare, passione e amore per l'arte. Poco più che ventenne visita Parigi in quel periodo storico baricentro dell'arte europea; al ritorno s'iscrive all'accademia di belle arti, che per lui è come andare al fronte, una battaglia artistica dietro l'altra con la realtà da disegnare. 

Lui, con gli strumenti in mano, vuole raffigurare le cose della vita come sue modelle schiave del suo talento. E' talmente appassionato che studia e disegna l'anatomia, intanto la matita scorre amorevolmente come la poesia di Omero, e lascia indelebili segni nella sua anima, che è un tutt'uno con le sue mani. Se avesse potuto scegliere, avrebbe scelto di essere partorito già con la matita in mano.

Ormai maturo si trasferisce a Roma, altra città dove da sempre si respira arte e che in quel momento sta per diventare la fucina, l'officina, la fabbrica degli artisti italiani, e Luigi Montanarini ne sarà fra i protagonisti.

Dopo la guerra, l'arte ha il potere di reagire al dramma, nessuno restituirà l'umanità persa ma l'arte può lenire il dolore e colorare il passato, a Roma nasceranno movimenti nuovi che faranno la storia dell'arte e, dalle ceneri, gli artisti sfonderanno nuovi orizzonti.

Dopo gli eventi bellici per oltre 50 anni Montanarini ha lavorato incessantemente per l'arte, era il suo modus vivendi, il suo contribuire alla ricostruzione della cultura, è stato un insegnante, un leader carismatico e, per l'esperienza maturata, un'autorità artistica importante e rappresentativa.
 

- Sai, Francesca, che questo artista lo possiamo paragonare a tua nonna che ti ha insegnato l'arte del cucito? Gli anziani hanno il compito e la responsabilità di insegnare ai più giovani le arti, soprattutto in questo periodo storico ultra moderno nel quale si rischia di perdere di vista ciò che è artigianale.

Luigi Montanarini era un artista nato agli inizi del '900 e, nel corso della sua esistenza, aveva accumulato un grande bagaglio di esperienza che mise sempre al servizio dei più giovani, proprio come te. Se lui ora fosse qui, ti direbbe di inseguire con entusiasmo le tue ispirazioni, di lavorare sodo per guadagnartele e di non arrenderti mai perché prima o poi avrai anche tu la tua opportunità, solo lavorando, sacrificandoti se necessario, raggiungerai l'obiettivo delle tue realizzazioni.
 

- Magari, ci spero proprio, fare la stilista è quello che amo di più.
 

- Sei fortunata, perché predisposta per natura e, grazie a tua nonna, hai ricevuto per discendenza il suo talento. A proposito di natura, vogliamo parlare dell'opera del nostro artista?
 

- Sì, non vedo l'ora.
 

- E' un'opera del 1948, un olio su tela nel formato 80x60, un astratto informale il cui titolo è "Sterlizie", una pianta molto colorata originaria dell'Africa meridionale.

Nella composizione l'artista ha creato una forma geometrica armonica, i toni di colore ricordano il cielo, il mare, la vegetazione, il calore della terra di provenienza. Le pennellate sono veloci, istintive, non c'è casualità perché nell'azione pittorica prevale la passione dell'artista, che rende dinamica l'immagine scomponendla in astrazione moderna. 

L'artista, nel corso del suo lavoro, ha sperimentato la sintesi delle forme e, in questo caso, attraverso la sua pittura quasi grezza, primitiva, ha voluto anche rappresentare il lato naturalistico e selvaggio del continente africano. Nell'opera dai colori equilibrati staccano in alto i due fiori dai petali rosso acceso che, vibrando, illuminano la scena, emozionando l'osservatore.
 

- Questa composizione sarebbe un bel texture per un abito lungo estivo.
 

- Brava, Francesca, vedi come l'arte può essere messa in relazione con la moda?
 

- Vorrei sognare.
 

- Certo che puoi, sognare ad occhi aperti significa pensare, immaginare, studiare nuove forme, tutto ti porterà, sperimentando, alla ricerca dell'originalità che poi è lo stimolo, la molla della creatività. Devi sognare, ragazzina, e a te fortunatamente non costa fatica.
 

- Ohhhh... mi si è fatto tardi... devo lasciarvi... Gianni, il bottone te lo cucio più tardi...
 

-Tranquilla, tengo la camicia più aperta così metto in mostra il mio fascino!
 

Dal fondo della sala qualcuno fa... pprrrrrrr!!
 

Non fateci caso, amici lettori del blog che è serio ma a volte ci piace giocare, il nostro bar è un covo artistico anche di burloni, lasciamo che Francesca, la giovane stilista, vada al lavoro, le auguriamo che realizzi presto i suoi sogni, noi rimaniamo ancora un po' in compagnia dei colori di Luigi Montanarini, prenderemo un bel caffè e vi aspetteremo per il prossimo appuntamento. Siete mai stati a Miami? Sarà ancora un gran piacere parlare di arte insieme a voi. 

 

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Arte al bar: SALVADOR DALI' "La persistenza della memoria"

28 Settembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #arte al bar

"La persistenza della memoria" di Salvador Dalì e l'omaggio di Walter Fest"La persistenza della memoria" di Salvador Dalì e l'omaggio di Walter Fest

"La persistenza della memoria" di Salvador Dalì e l'omaggio di Walter Fest

 

 

 

Bentornati amici lettori, bentornato autunno, scusatemi se, affermando che il tempo passa in fretta come un lampo, dirò una cosa banale, l'estate sembra così lontana, oppure così vicina, e Natale, con le sue festività belle, non pare così distante, forse dipenderà dalle nostre sensazioni ma, mentre ci interroghiamo, et voilà, eccoci arrivati come una folata di vento nella stagione della caduta delle foglie. E se, invece, quella sensazione dentro di noi che ci fa sentire così vicini o, al contrario, lontani i ricordi fosse questione di memoria?

Pertanto qui al bar oggi parleremo di qualcosa in relazione con il tempo che scorre e lascia nella nostra mente come un hard disk, il più potente del mondo, il nostro cervello, un'infinità di dati. Vi presenterò Salvador Dalì. 

Ritengo, sperando di sbagliarmi, che i giovani lo conoscano molto poco, le nuove leve per lo più seguono le mode del momento e possono ricordare vagamente la sua arte, chissà, se sapessero che Salvador Dalì è stato l'ideatore del logo della Chupa Chups, che direbbero? Non ve lo aspettavate, eh?!

Molto bene, ecco arrivare la mia amica Dalia, accompagnata da Umberto, il tranviere in pensione.
 

- Salve, ragazzi, (in due hanno circa 150 anni ma, essendo ancora giovani nell'animo, possiamo chiamarli senza problema "ragazzi")... Umberto, tu con il tempo avevi un bel rapporto.
 

- Sì, la puntualità.
 

- E tu, Dalia?
 

- Anch'io, ora sembra che vada di moda arrivare tardi.
 

- Il mio tram arrivava sempre puntuale al capolinea.
 

- Umberto, bei tempi vero? 
 

-Sì, certo, il tram faceva un tal rumore di ferraglia però era bello e non inquinava, profumava di legno e umanità, spero, prima di morire, di vedere circolare per le nostre strade un tram a energia solare e, perchè no, anche il fiume navigabile!
 

- Gianni, nel caffè che gli hai messo?
 

- Ho fiducia nei giovani, sapranno inventare per la collettività mezzi di locomozione moderni, senza curarsi del business ma solo della pubblica utilità.
 

Umberto, sotto i suoi splendidi baffoni, parla con passione e con la saggezza di chi ne ha viste e passate tante. Dalia lo guarda con gli occhi, come dire, interessati, che fra i due ci sia teneramente della complicità? Lo scopriremo la prossima volta? Chissà? In effetti, il vero amore non ha età.

Salvador Dalì, (1904 - 1989), spagnolo, bizzarro, stravagante, eccentrico, egocentrico, star surreale del movimento dei surrealisti, personalità fortemente al confine fra realtà e follia, talmente bravo da passare dalla pittura alla scultura alla scrittura alla fotografia alla tecnica cinematografica, in una parola sola, un genio dell'arte.

- Dalia e Umberto, l'opera che abbiamo ora davanti è La persistenza della memoria, ma proviamo a dimenticarci del titolo, immaginiamo di non saperlo, non voglio farmi condizionare e facilitare la descrizione, proviamo a guardarlo usando la nostra fantasia. L'opera è di piccolo formato, un olio su tela 24 x 33, solo pochi centimetri più grande di un normale foglio A4, eppure sembra molto più grande, le forme dipinte vanno in fuga verso un orizzonte lontano e sconfinato che fa allargare il campo visivo allontanandolo fino al nulla. All'orizzonte solo silenzio, non si muove una foglia, in un quadro così piccolo l'artista ha simboleggiato l'enormità dell'esistenza, una velatura d'azzurro attira lo sguardo ma viene sovrastata dal marrone intenso della terra e dagli arancio misto all'ocra di tutto il resto inquadrato, c'è un tourbillon di forme ma tutto sembra essersi fermato. Dal basso dell'opera dà il via il primo degli orologi, chiuso a pendolo color rosso pomodoro, è fermo, ricoperto dalla danza delle formiche come una schematica confusione che permane nei nostri pensieri, sul tic-tac del tempo che passa da un orologio chiuso a pendolo all'altro con sopra la mosca che è meglio lasciarla in pace, ferma sulle lancette del quadrante stondato nella forma, fuso e deformato sul bordo della struttura geometrica, wow!... Che pathos!... Tutto è fermo, tutto è in straordinariamente in movimento, ecco che dall'albero celeste, tinto di luce riflessa, si sporge l'unico forte ramo a sostegno del terzo orologio squagliato come una musicassetta lasciata in macchina negli anni '70 sotto i raggi del sole di agosto, totalmente arreso e proteso verso una scogliera a picco fra mare e cielo, e io che la guardo come in un sogno dalla cima come Icaro vorrei librarmi in volo, tornando indietro nel tempo per rivedermi quando, bambino, correvo con una bicicletta senza freni. Sotto l'albero, sulla nuda terra, rimane l'ultimo orologio sciolto sopra una forma incompleta, di colore bianco, somigliante a una fronte umana, un occhio, un naso appena percettibile, nella la materia tutto sfumato come un labile pensiero. Abbiamo dentro la nostra testa un orologio che scandisce il tempo, segna il passare dei ricordi nella mente che spazia senza limiti, superando la barriera dei giorni, degli anni, per noi con la nostra mente, che, nel sonno, giocherella nel sogno fra visioni al di fuori della nostra volontà. Davanti a quest'opera potrei sognare di andare dritto verso l'orizzonte di Dalì e salire su una nave, oppure di andare dietro la scogliera per correre con la mia bicicletta, chiudo gli occhi provo ad immaginare.....

BOING!!... Un rumore sordo, assomigliante a legno su legno, qualcosa mi rotola vicino spezzando l'incantesimo.

- Uè, pirla, per favore ridammi la pallina!

 

Azz! E' Giovanna la milanese che gioca a biliardo!
 

- Forza, che aspetti! (Sibilando con autorità.)
 

- Veramente, stavo parlando di Salvador Dalì
 

-Salvador Dalì... ah, e chi è?
 

- Dai, dopo te lo spiego
 

Le porgo la pallina che, con un colpo maldestro, Giovanna aveva fatto saltare fuori del biliardo.
 

- Giovanna, vedi, potresti considerare Dalì un sognatore del passato
 

- Un sognatore del passato?... Ma va' a dà via i ciap, parlate invece di Luigi Montanarini, un artista mio vicino di casa, me piaseno un sacco i suoi colori.
 

- Non la possiamo contraddire, può diventare pericolosa, se si innervosisce preparerà per tutti una torta da 16 kg.
 

- Ehi, Giovannona, senti che ti dice Umberto... andiamo insieme alla Dalia al club dei classici a sentire un po' di musica classica?
 

- Posso portare il sigaro spento?
 

- Certamente, basta che non ti addormenti.
 

- Umberto, stai manzo, ronfo solo davanti alle partite della Juve.
 

Amici lettori del blog che piace ad ogni latitudine, vi lasciamo, mentre i nostri "ragazzi", Dalia mano nella mano di Umberto e sottobraccio a Giovanna la milanese, vanno a sentire Mozart. Vi salutiamo, ringraziandovi torneremo a breve per un prossimo incontro sempre qui al bar da Gianni.

Il disegno è la sincerità nell'arte. Non ci sono possibilità di imbrogliare. O è bello o è brutto.” 
 

SALVADOR DALI'

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Arte al bar: HOKUSAI KATSUSHIKA "La grande onda di Kanagawa"

22 Settembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #arte al bar, #pittura

"La grande onda di Kanagawa" e l'omaggio di Walter Fest  "La grande onda di Kanagawa" e l'omaggio di Walter Fest

"La grande onda di Kanagawa" e l'omaggio di Walter Fest

 

Amici lettori, di questi tempi quanti di voi non vorrebbero iniziare a preoccuparsi di acquistare libri scolastici nuovi o usati per il ritorno a scuola dopo la pausa estiva?Succederà per molti ma non per tutti, e così vogliamo rivolgere un bell'augurio di buon ritorno a scuola per tutti gli studenti.

Io e il vostro blog antistress siamo qui, seduti al nostro caldo bar del mio amico Gianni. Vedo intorno a me gli ultimi bagliori della stagione e, per rimanere in tema, oggi vi parlerò di un grande artista giapponese e della sua opera, sicuramente la più famosa, La grande onda di Kanagawa.
E' un'opera che dovrebbero conoscere tutti, o forse no? Proviamo a chiedere a qualcuno.

 

- Aristide, la conosci la grande onda di Hokusai Katsushika?
 

- Sì, l'ho saputo, Mario l'ha portata in officina l'altro ieri per cambiare le candele.
 

Credo che Aristide abbia equivocato. Mi guardo intorno, ora provo con Michele il tappezziere.
 

- Michele, conosci la grande onda?
 

- Macché, neanche so nuotare!
 

Dal fondo della sala... - Prova a chiedere al fisioterapista..
 

Alessandro, il fisioterapista, sta leggendo il Corriere con la tazzina del caffè in mano, ha captato che lo sto per interpellare, posa il giornale e, con sguardo furbastro, mi guarda. 

- Certo che la conosco, mi piace pure, ne tengo una copia incorniciata in bagno.
 

- In bagno? Perché? La dovevi appendere all'ingresso (Sara la postina.)
 

- Ma ci sono pochi colori (interviene Paolo l'elettricista.)
 

- Scusatemi, ma il giapponese, quando l'ha vista, non si è messo paura? (Saverio il gommista).
 

A questo punto La grande onda di Kanagawa interessa a tutti e Gianni dal juke box lancia la compilation dei Santana.
Qui al bar, alla fine tutti esprimono un'opinione prima di recarsi alle proprie faccende quotidiane, rimane con me solo Roberta la scrittrice, che viene dal mare di Ischia.

 

- Secondo me, in quest'opera c'è molta poesia.
 

- Roberta, ma sai che hai ragione?

Hokusai Katsushika è stato un grande artista giapponese (1760-1849), pittore e incisore che ha fatto delle sue rappresentazioni grafiche pura poesia a colori. Era anche un grande compositore di Haiku, uno stile poetico racchiuso in pochi versi, forse proprio per questa ragione la sua arte era così bella nella sua semplice razionalità.
Nel periodo storico del nostro artista l'incisione e la stampa erano tecniche molto diffuse che facilitavano la riproduzione in serie. L'arte giapponese, proprio per questo, insieme alla sua essenzialità decorativa, influenzò in particolar modo i pittori parigini di fine '800, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh, Monet, Degas, Renoir, Pissarro, Klimt. Grazie all'arte aumentarono gli scambi commerciali fra Europa e Giappone che, a sua volta, importò l'uso della fotografia, la conoscenza di nuove materie pittoriche e diversi metodi di stampa.
Possiamo considerare Hokusai Katsushika un artista/artigiano, perché la sua produzione artistica era per metà inventiva. Per l'altra, attraverso il costante utilizzo di strumenti tecnici, e grazie alla manualità richiesta nella realizzazione delle stampe, la sua opera era paragonabile al lavoro svolto da un classico artigiano. Hokusai, mente e cuore da artista eclettico, tirò fuori una quantità di grandi opere artistiche fino all'ultimo dei suoi giorni.

«Anche se fantasma me ne andrò per diletto sui prati d'estate» (Haiku scritto sul letto di morte da Hokusai, 1849)

 

- Roberta, hai ragione, perché tu hai il dono di natura del saper scrivere con la poesia nel cuore e nella mente il profumo e i colori del mare, perciò sai comprendere bene la musicalità delle immagini.

In questa scena sono protagonisti il mare, i marinai in barca e il vulcano sullo sfondo, quindi l'essere umano, coinvolto in un confronto di odio/amore con la potenza di più fenomeni naturali, l'eterna miscellanea acqua-aria-terra-fuoco che genera una poesia fatta di dramma e speranza.

L'opera è di piccole dimension, circa 26X38, ma l'effetto visivo è di grande impatto, il monte Fuji in lontananza, visto in prospettiva con l'onda in primo piano, sembra far aumentare il formato dell'opera. L'onda esprime una tale energia, dalla quale sembriamo venire travolti insieme ai pescatori nelle barche, stesi supini per non farsi sbalzare fuori dall'imbarcazione.

L'opera è composta di pochi colori, il bianco della schiuma gassosa, il blu, il celeste del mare, il marrone delle barche, un avana spento del cielo fra la nebbia alzata dalla tempesta. Colori semplici ma estremamente puliti, il tratto delle linee è così elegante che non fa avvertire un senso di paura ma bensì il piacere della visione delle forme, con una chiara indicazione al rispetto che va tenuto verso la forza e l'impeto della natura. Una danza naturale sulle note dell'acqua, curvata nella sua potenza, vaporizzata in minuscole particelle per poi fondersi e ricominciare il moto: l'uomo non potrà mai vincerlo ma solo saperci convivere.
 

- Roberta, guarda l'oscillazione irrefrenabile delle onde che dondolano le imbarcazioni, osserva le bolle d'aria e gli schizzi d'acqua che si muovono in alto e in basso e poi dimmi se non ti viene voglia di ballare, di seguire con le braccia e con le gambe il moto delle onde che si alzano e si abbassano. Idealmente prova a sentire il fragore dell'acqua, immaginando il rollio ritmato del suono della batteria. Hokusai Katsushika ha reso questa immagine dinamica come una melodia musicale un po' rock, un po' blues.
 

- Sì, mi sto muovendo a passo di musica, è molto... non mi viene la parola.
 

- Roberta, non servono parole, facciamoci cullare dalla fantasia, questa è poesia, la musica è poesia e la rappresentazione pittorica ha il potere di fermare negli occhi ogni immagine.
 

La grande onda di Kanagawa è una xilografia, quindi, da un disegno originale, l'immagine veniva riportata su una base in legno, mediante incisione e, dalla stessa, venivano realizzate numerose copie colorate con più passaggi di inchiostro su carta fatta a mano. Varie copie sono esposte in molti musei di tutto il mondo.
Io e Roberta, la brava scrittrice che viene dal mare di Ischia, stiamo continuando a ballare sul sound della grande onda di Kanagawa, nel bar non c'è nessuno, solo noi e Gianni il barista, che sta fumando la sua sigaretta seduto fuori, mentre ci guarda e sorride sornione. Non ci prende per matti, ormai ha capito il senso e la ragione dell'arte, quella di farti sognare e godere di mille emozioni.
Amici lettori della signoradeifiltri, se volete, provate a ballare anche voi pensando alla musica del mare, vi lasciamo con questa immagine negli occhi e vi aspettiamo al prossimo appuntamento, sempre qui al solito bar. E' stato un piacere parlare di arte con voi.

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Arte al bar: BANKSY "La Madonna con la pistola" di piazza Gerolomini

13 Settembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #arte al bar

"La Madonna con la pistola" di Bansky e l'omaggio di Walter Fest "La Madonna con la pistola" di Bansky e l'omaggio di Walter Fest

"La Madonna con la pistola" di Bansky e l'omaggio di Walter Fest

 

Eccoci, amici della signoradeifiltri, uno dei miglior blog cultural pop, per un nuovo appuntamento artistico di strada. 

Proprio per questo mio modo estemporaneo di parlare di arte on the road, oggi descriveremo l'opera di un artista velato da un alone di mistero, attraverso il quale si è reso celebre come elemento di spicco della street art. 

Vi descriverò la Madonna con la pistola, opera di Bansky, a quanto pare l'unica realizzata in Italia, precisamente a Napoli.
Banksy è un artista dai mille volti perché in realtà non ne ha neanche uno, voglio dire che esiste ma non si vede, eppure appare su muri e luoghi di tutto il mondo, messaggia ad arte e, come un fulmine, spunta fuori come un tweet, come un wuozap, come un msg, lasciando segni e segnali artistici, ma anche spunti di riflessione. Forse la sua forza è proprio quella di non apparire, magari è questo il vero senso dell'arte, quello di non apparire ma di far gioire e riflettere.
Ma oggi tutti sono allo stadio, qualcuno alla sagra della ciliegia, altri a spasso con il cane, Bice e Alice come al solito, a rapporto con i gatti, gli studenti sul muretto e perciò, amici lettori, essendo rimasto solo, parlerò di Banksy con il mio amico barista Gianni, anche perché sia io che lui abbiamo già avuto la fortuna di un incontro del terzo tipo con l'artista.

 

- Gianni, vogliamo raccontare ai nostri lettori come è andata con Banksy l'ultima volta che lo abbiamo incontrato?
 

- Certo, è stata un'occasione unica, talmente unica che nessuno ci crederà.
 

- Vabbè, proviamoci, ho con me la registrazione audio di quell'incontro.
 

- Sentiamola... lo vuoi un caffè al marron glace?
 

- Mmh... non ci sarebbe uno spuntino al panetton?
 

- Ho capito, ti porto tutte e due, dai, inizia che arrivo.
 

Questa è la registrazione audio della diretta effettuata il giorno 16 insieme all'artista Banksy che ci ha fornito il resoconto della realizzazione di questa Madonna con la pistola.


ON AIR
 

- Signore e signori, sto aspettando Banksy, dovrebbe arrivare a momenti, nel nostro ultimo contatto telefonico ci siamo accordati che, per riconoscerci, faremo entrambi come "parola d'ordine" il gesto delle corna e, quando gli ho chiesto perché proprio quello, mi ha risposto che lo aveva imparato a Napoli.

Quì al bar siamo tutti in febbrile attesa, passiamo ai raggi X gli avventori, tutti si muovono ma nessuno alza il braccio per il fatidico gesto. Eccolo, forse è lui, entra un capellone dinoccolato, no prende un gelato. Forse ora è lui, barba, aria da intellettuale, sguardo vanesio, flop, chiede una bomba alla crema con un cappuccino. Questa volta ci siamo, alto, magro, calzoni strappati sporchi di vernice, si siede, accavalla le gambe aprendo un giornale sportivo, disdetta, chiede un panino con la mortadella... è da un'ora che siamo qua, sta tardando all'appuntamento, manco fosse uno di noi. Ma ecco che un signore molto distinto sulla cinquantina, profumato alla francese, giacca e cravatta, scarpe lucide a specchio, ci fissa negli occhi, ci fa le corna e, con estrema sicurezza, si avvicina. Signore e signori Bansky è qui da noi in persona!

- Benvenuto fra di noi, sig. Banksy.

 

- Grazie a voi per avermi invitato.
 

Lo ammetto, è stato un vero colpo di fortuna, mi sono fatto raccomandare da Totonno Squagliarella, un amico napoletano di Gianni il barista.
 

- Signor Banksy, le dispiace se parliamo in romanesco?
 

- Of course, boy, perché no?
 

- Mòrto bene.
 

- Ah, me dispiace, quanno è successo?
 

- Ma cchè!?
 

- E' morto Bene
 

-Ma noo, Banksy, hai capito male, mòrto bene nel senzo dialettale, molto bene, và tutto bene!!!
 

- Vabbè.
 

- Signor Banksy, se potemo dà der "tu"?
 

- Manco me lo devi chiede, ma sbrigamose che devo pjà er treno pè Forcella (noto quartiere di Napoli).
 

- Senti n'pò, ma nun te sei stufato de rimanè nell'anonimato? Nun vai mai sulli giornali, né te vedemo mai n'tv, nun strilli mai ai talk show!
 

- Ma che stai a dìì, me sto a divertì come n'matto, semo io e l'amici mia, giramo er monno, vivemo ner mistero, nisuno ce rompe li...(bip)... semo libberi, capisci er significato, totalmente libberi!
 

- Banksy, ma nun cori er rischio che nisuno te capisce?
 

- Ma che te posso dìì, l'arte è na cosa che dà piacere, poi ognuno la pò capì come je pare.
 

- Banksy, ce racconti come t'è venuta l'idea de diventà n'writer?
 

- Ve la dico n'confidenza, me riccomanno accqua n'bocca!
 

- Tranquillo, saremo come li pesci rossi.
 

- Rossi?
 

- Sarebbe mejo pure n'pò gialli ma lassamo perde.
 

- Vabbè, stateme a sentì come è annata la faccenda, tutto è nato perché m'ero stancato de dipinge, nisuno me pagava, la critica me snobbava, er gallerista nun me telefonava e così pè nun cascà nella malinconia scelsi de cambià vita, ho lassato tele e pennelli e n'cominciato a girà er monno alla ricerca de na bona ispirazione, finché n'ber giorno ho ricevuto l'illuminazione. Me trovavo a spasso pe li vicoli de Napoli quanno, attirato da n'aroma forte, so entrato dentro a na pasticceria. Na bella mora dietro ar banco me fece magnà no babà, poi n'artro e n'artro ancora, 16 alla fine ne mannai giù, poi sempre la bella me disse: "La vulite assaggià nu poco e' pastiera?" Nun l'avessi mai fatto, me ne diede n'chilo e mezzo e pe finì n'bellezza Armando me fece pure tre caffè!!! Escì dar locale che stavo n'estasi, camminai, camminai felice e soddisfatto, e così, n'preda alla felicità, chiesi n'prestito a n'regazzino la bomboletta cò la quale stava a vernicià la bicicletta, pe nun sporcà dar fornaro me feci dà n'cartone, che ad arte ritagliai pè usallo come stencil, ero felice davanti a n'muro bianco de fianco a l'edicola cò la Madonna e er bambinello n'braccio. Su quer muro grezzo arifeci la Madonna a modo mio e fu così che lassai er pennello pe sta nova forma d'arte illuminata dalli lampioni delle strade.

- Banksy, daje, parlace ancora de st'opera fatta sur muro napoletano.

Stateme a sentì, l'arte è na cosa semplice, basta n'muro, n'segno, na sfumatura e poi lassà n'messaggio, l'arte è pe tutti, nisuno escluso, deve esse come l'aria che respiri, l'arte è nella vita stessa e nun ne poi fa a meno, si la levi rimane er nulla, certo devi esse rispettoso, un muro voto lo devi rende bello, nun poi esse 'gnorante e vòrgare. La vedi stà Madonna? E' stato n'segno de dorcezza ar popolo che tutti i giorni passa pe le strade, questa è la filosofia mia, insieme a peace&love ce vole pure la dolcezza, tutto er monno dovrebbe esse dòrce come nu babà. 

Finita l'opera sur muro de Napoli, nisuno se ne accorse, solo na vecchiarella me calò da na finestra n'cestino cò na cordicella e me disse: "Signurè, la vulite na sigaretta?" 
"Veramente preferirei un pò di dolcezza" risposi, allora la vecchiarella calò dei biscotti fatti a mano e mezzo fiasco de vino rosso e da allora diventai n'writer, giro de qua, de là, quanno vedo n'muro voto me pja l'ispirazione e l'arte trova casa n'mezzo alla strada.

 

- Signor Banksy, "Peace & love" va bene, ma allora perché la pistola sopra la testa della Madonna?
 

- Ma allora sei de coccio! La pistola l'ho messa lì proprio n'direzzione de la Madonna, quella vera e venerata dai napoletani, giusto ad indicare la direzzione della fede, cioè er birbante la finisce de esse violento e riprende la giusta via, tutti abbiamo una mamma anche i birbaccioni e chi cjà mamma nun trema nun lo sapevi?
 

- Banksy, mi sembra che er discorzo nun fà una piega. 
 

- Appunto, l'arte e l'amore vincono sulla violenza e sull'ignoranza.
 

E' a questo punto che Banksy interruppe la sua conversazione. Bice e Alice amanti dei gatti, che erano rimaste in ascolto ma noi non ce ne eravamo accorti, esclamarono in coro ..."Sì, però se non se la pianta di disegnare i topi, uno di questi giorni gli sguinzagliamo tutti i nostri gatti ,eh!"
 

Banksy rise come un matto, s'infilò sulle spalle un mantello nero di lamè che non si sa da dove era uscito fuori e, con un "puff", entrò in una nuvoletta bianca che sembrava dipinta a mano, sparendo come un sogno dalla nostra vista, fine della registrazione.
 

- Gianni, che ne dici?
 

- Dico che non te ne sei accorto e hai spinto sul registratore "Reset".
 

- E adesso?
 

- Ti dovrei dire quello che ha risposto la sora Lella a Carlo Verdone, hai cancellato le prove dell'incontro con Banksy e adesso te la pìì n'der cu...
 

- Vabbè, però teniamo sempre la fantasia!!
 

- La fantasia? Boh? Se lo dici tu!
 

- Sai la prossima volta con la fantasia dove ce ne andiamo?
 

- Dove andiamo?
 

- In Giappone....
 

- Ma in Giappone come faremo senza caffè, berremo solo il sakè?
 

- Tranquillo, portati una scorta di fantasia e vedrai che non rimarrai senza il tuo caffè.
 

Amici lettori della signoradeifiltri, preparatevi ad allacciare le cinture di sicurezza della vostra fantasia, la prossima volta andremo ad incontrare una famosissima opera di un grande artista Giapponese. Io e Gianni il barista vi ringraziamo, vi salutiamo e vi aspettiamo per la prossima puntata dell'arte al bar.

«L'opera di Banksy in fondo a Park Street affascina molto mio figlio di cinque anni e ci passiamo davanti quando andiamo a scuola e al ritorno. Ha tante domande, soprattutto che iniziano con la parola 'perché...?' [...] La mia opinione è che l'arte di strada ha la capacità di suscitare una reazione in tutti noi, indipendentemente dall'età.»
 

Paul Goghi

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Arte al bar: GIOTTO "Approvazione della regola"

6 Settembre 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #arte al bar

"Approvazione della regola " di Giotto e l'omaggio di Walter Fest"Approvazione della regola " di Giotto e l'omaggio di Walter Fest

"Approvazione della regola " di Giotto e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Oggi, amici lettori della signoradeifiltri, faremo un salto indietro nel tempo, bentornati alle nostre pagine artistiche. 

Qui al bar la situazione è tranquilla e radiosa, grazie ai cambiamenti climatici l'estate sarà ancora lunga, chissà che un giorno potremo andare a Natale al mare. Scherzi a parte, oggi vi porterò nel 1300, pertanto, per andare così indietro nel tempo, ho deciso di farmi accompagnare da Katia, una giovanissima cassiera del supermercato: pettinatura alla moda, trucco e tatuaggi, bigiotteria varia indossata un po' dappertutto, avrete capito dove. Molto bene, non ci resta che iniziare.
 

- Katia, lo sai chi era Giotto?
 

- No, però a scuola avevo l'astuccio con le sue matite e i pennarelli.
 

- Uelà, tontolona, possibile che non sai chi è Giotto? (E' Giovanna la Milanese dal fondo della sala.)


- Un nuovo rapper?
 

- Walter, lasciamola a cappuccino senza zucchero e cornetti integrali per una settimana!


- Giovanna, dobbiamo essere buoni, non è colpa loro se sono nati in un'altra epoca.
 

- Sarà, ma a me questi giovani sembrano tutti un po' fuori di testa.
 

- Forse per le nuove generazioni l'arte può sembrare qualcosa di antico, qualcosa di difficile da capire, come per noi è difficile capire loro, Katia. Giotto era un artista che ai suoi inizi era molto più giovane di te, il Medioevo è stato un periodo storico alquanto controverso e la vita di tutti i giorni di quell'epoca non era vicina per nulla ad un modo di vivere ragionevole per come possiamo intenderlo noi.

Della vita di Giotto, nato a Colle di Vespignano intorno al 1267, non sappiamo molto ma la scintilla che ha innescato la sua arte è stato l'incontro con Cimabue, il maestro che, nella sua bottega, insegnò il mestiere dell'artista al giovanissimo allievo. Alcune leggende, diremmo metropolitane, narrano che Cimabue si stupì della bravura del ragazzino quando, su un sasso, disegnò le pecore al pascolo, oppure quando il maestro cercò di scacciare una mosca da sopra una tela dipinta da Giotto.
 

- Però, era bella la vita a quell'epoca, niente scuola, aria buona, cibo genuino...


- Katia, eravamo sempre nel medioevo, il mezzo di locomozione era il carretto e il cavallo, non c'era l'illuminazione elettrica, né il telefonino, i talk show, le automobili, il w.c., e mi fermo qui perché la vita di allora non era propriamente bella e comoda, però l'arte era tenuta molto in considerazione, possiamo dire che era la televisione di quei tempi.

Giotto in breve superò il maestro e il suo talento fece rapidamente il giro d'Italia. Come in moderno passaparola, la sua figura assumeva un'importanza enorme e la sua presenza veniva richiesta da più parti, troviamo le sue magnifiche opere nella basilica superiore e inferiore di Assisi, a Roma ai tempi di Papa Bonifacio VIII, a Firenze, a Rimini, a Padova, a Napoli, Bologna, Milano.


- Anche senza l'aeroplano ha girato molto l'artista, eh!


- Sì, Katia, e questo suo spostarsi di città in città è stato fondamentale per la storia dell'arte nazionale perché, con il suo stile innovativo, ha influenzato ed è stato di esempio per tutta l'arte e gli artisti dell'epoca. 

Ora, nell'ammirarla, sembra arte semplice, facile, quasi ingenua, invece Giotto era un artista modernissimo che, grazie al suo lavoro, rinnovò tutti i concetti utilizzati fino a quel momento. Di fatto anticipando il Rinascimento, stravolse la costruzione di un'opera introducendo l'uso della prospettiva. L'immagine non era più piatta ma aveva un effetto tridimensionale, la sua scena non era più solo simbolica ma diventava realistica. In età avanzata, grazie all'enorme esperienza artistica accumulata, divenne anche architetto e la sua opera maggiormente conosciuta è il famoso campanile di Giotto, torre campanaria della cattedrale di S.Maria del fiore a Firenze.

Nel detto anno (1334) (...), si cominciò a fondare il campanile nuovo (...) di costa a la faccia della chiesa in su la piazza di Santo Giovanni (...) e proveditore della detta opera (...) fue fatto per lo Comune maestro Giotto nostro cittadino, il più sovrano maestro stato in dipintura che si trovasse al suo tempo (...)
(Giovanni Villani, Cronica)

- Ma, Walter, in quel periodo non avevano altri divertimenti?
 

- Katia, in un certo senso non sapevano che fosse il tempo libero, però, in ogni caso, si divertivano anche loro in tanti modi. Esistevano varie classi sociali ma il divertimento per tutti era assicurato, furono perfino gli antenati inventori del gioco del calcio, e poi giullari e saltimbanchi animavano le piazze, beh, io magari sarei stato proprio un grande giullare non trovi?

 

- Il principe dei giullari!
 

- Grazie del complimento Gianni. Senti, che ne dici di mettere un po' di musica? Dai, accendi il nostro jukebox.
 

- Ce l'hai l'ultima dei Ramones? 
 

- Dalia, ma allora siamo proprio rimasti al Medioevo! Forza, adesso è meglio che andiamo a descrivere l'opera Approvazione della regola.

Questo lavoro fa parte del ciclo di affreschi realizzati da Giotto ad Assisi nella Basilica superiore. Di formato 230X270, rappresenta S. Francesco con i suoi confratelli nell'atto di ricevere l'autorizzazione al nuovo credo dell'ordine monastico.

I protagonisti sono in primo piano e il pathos è tutto nel momento dell'atto di ricevere di mano in mano il documento, atteso pazientemente dai Francescani, fuori del palazzo Laterano, per circa 90 lunghissimi giorni. A tal memoria, nel 1927 venne eretta una statua bronzea del Santo Francescano con le braccia aperte rivolte verso la facciata della Basilica di S.Giovanni in Laterano a Roma. 
Ma ritorniamo a Giotto, nell'opera pittorica tutti i frati sono ansiosamente statici nel momento cruciale, eppure l'artista ha reso la scena dinamica, con tutte le forme in una danza cromatica. 

Il movimento parte da una linea curva immaginaria, sono curve le volte a botte, la cui prospettiva ispira il senso di profondità, sono una serie di curve le pieghe del tessuto damascato, disposto sulle pareti di fondo dell'architettura che fa da cornice all'evento, è curvo il gruppo di frati inginocchiato a mani giunte in segno di ringraziamento e devozione al Papa Innocenzo III. Altre linee curve, le loro umili teste calve e spoglie, in contrasto con le forme curve ad ogiva dei copricapi del Papa e dei suoi astanti. 

Il marrone sbiadito delle povere tonache dei frati è di un tono scolorito dalle intemperie, dal freddo, dalla pioggia, nell'estenuante attesa per essere accolti dal Papa, arresosi solo in seguito a una visione notturna. Ora eccoli inginocchiati sulla pavimentazione dorata, con lo sguardo speranzoso, di fronte alla ricchezza rosso porpora dei pregiati abiti religiosi, con alla testa la massima autorità del Papa.

Giotto, con una velatura celestiale finale in un alone di spiritualità, rende l'opera emozionante per lo storico momento, le tinte dell'affresco non sono accese, la scena è solenne ma tutto è in armonia, la scelta di professare la fede in povertà non si sarebbe ben intonata con colori accesi e sfarzosi.
 

- Katia, sei rimasta scioccata?
 

- Veramente, vedere quest'opera mi dà un senso di serenità, i colori mi sembrano eleganti, forse mi sbaglio, dovrei dire celebrativi, in effetti la scena rappresenta un momento storico, nel complesso vederla mi fa sentire in pace. Ecco, se fossi stata lì, avrei alla fine applaudito. Certo che questi frati erano un po' cocciuti, eh!


- Era la forza della fede, e la genialità di Giotto è stata averla rappresentata come in una scena teatrale. Adesso che ne pensi dell'arte antica?
 

- Esiste l'arte vintage?
 

- Boh? Mi sembra di no.
 

- Ecco, mi piacerebbe pensare all'arte come un qualcosa vintage: pensa se un supermercato fosse arredato così.
 

- Katia, vedrai che un giorno accadrà, e le divise delle cassiere saranno come le dame del'300, potrebbe essere un bel vedere, no?
 

- Uelà, pure io mi voglio vestire come una dama!!
 

- Giovanna, ti andrebbe bene come la Gioconda di Leonardo?
 

- Sì, ma al collo vorrei un foulard rosso!
 

Carissimi lettori della signoradeifiltri, con l'immagine di Giovanna la milanese vestita come la Gioconda, ma con un foulard rosso al collo, vi ringraziamo, vi salutiamo e vi aspettiamo al prossimo artista, forse a sorpresa potremmo andare a Napoli.

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Arte al bar: VAN GOGH La camera di Vincent ad Arles

14 Agosto 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura

La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh e l'omaggio di Walter FestLa camera di Vincent ad Arles di Van Gogh e l'omaggio di Walter Fest

La camera di Vincent ad Arles di Van Gogh e l'omaggio di Walter Fest


 


 

Non potevamo non parlarvi, amici della signoradeifiltri, di un artista importantissimo, un artista che, solo nominandolo, ti fa immaginare la bellezza dei colori e della natura. Chi di voi, vedendo un campo di girasoli, non penserebbe al grande pittore olandese?
Affezionatissimi lettori, oggi per voi Vincent van Gogh, e l'opera che andremo a descrivere sarà
 La camera di Vincent ad Arles.

Sono in compagnia di Monica la parrucchiera, oggi non lavora e - grazie ad un triplo caffè accompagnato da un bel cornettone alla fragola, vaniglia, pistacchio con panna - l'ho obbligata a sedersi con me di fronte a questo capolavoro. La nostra amica preferisce la tv, il cinema, la dance, ha un caratterino tutto sale e pepe, un vocione che fa a gara con Giovanna. Fortunatamente non ha molto tempo, altrimenti sarebbe la sua ideale compagna di gioco al biliardo. Lo ammetto, l'ho costretta a questo supplizio artistico perché sono sicuro che dopo cambierà opinione sull'arte. 

Descriveremo La camera di Vincent ad Arles di van Gogh immaginando di poterla vedere con la fantasia come se ne fossimo all'interno, per magia possiamo provare a toccarla  con le mani. I colori sono perfettamente intonati, l'atmosfera che si respira nella stanza è calda e rassicurante, il letto giallo appare, per la prospettiva, come su un piano inclinato. Stacca il rosso del lenzuolo, materia intensa fra le coperte e i cuscini gialli, il letto è attaccato di fianco al muro, le pareti della stanza sono celesti, così come le porte e il soffitto. Quadri pendenti, asciugamani verdi, tutto è ordinatamente disposto. Dalla finestra, dai montanti verde scuro, filtra la luce gialla sfumata di verde chiaro, la pennellata è netta e decisa, irradia di luce il tavolino di legno giallo e le sue cose.

Van Gogh ha usato il blu, il giallo che, miscelati insieme, diventano verde, poi il rosso che, insieme al giallo, diventa arancio, il bianco che, impastato lieve con il blu, diventa celeste, forse per sbaglio ha fatto un po' più scura una cornice del quadro vicina alla finestra, ma sì, per sbaglio, perché no? Invece il pavimento è di un marrone molto chiaro, tecnica arguta per aumentare la profondità proprio lì dove c'è l'altra sedia gialla di paglia.
 

- Dai, Monica sediamoci.


- Walter, poi che facciamo?


- Io avrei un idea per il letto.


- Mi dispiace, non si può.


- Ma con la fantasia si può tutto.
 

- Vuoi che ti faccio uno shampo con l'acqua gelata?
 

- Dai, che scherzavo, caso mai ci facciamo un pisolino, sai che questa stanza ti dà una sensazione di tranquillità, di pace interiore fatta di cose semplici, l'utilizzo di questi colori è riposante.
 

- Ma sai che hai ragione? Io adesso non mi alzo più da questa sedia!
 

- Monica, la sua stanza è dipinta con un senso di pace, forse è quella che cercava van Gogh, la rappresentazione di un desiderio inconscio, il pittore era un genio ma con una personalità sensibilissima, probabilmente, se fosse stato caratterialmente diverso, non avrebbe mai realizzato i suoi capolavori. Questa è un'opera dipinta nel 1888, nel formato 70x90 circa, di quest'opera realizzò tre versioni. La camera si trovava nella casa di Arles, dove Vincent van Gogh soggiornò, condividendola per un un breve periodo con Gauguin.
 

-  Mi piace quest'aria luminosa e serena, la nostra vita dovrebbe essere sempre cosi, tranquilla e colorata.
 

- Sì, amica mia, questa sensazione di quiete tutti noi sappiamo che esiste ed è quello che desideriamo di più, eppure i libri di storia sono pieni di guerre, morti ammazzati, gente affamata e impaurita; in tv e sui giornali troppe tristi notizie quotidiane, ma sarebbe bello vivere in santa pace, alzarsi la mattina da un letto arancione come questo, andare a lavorare, studiare, gioire, qualche volta anche piangere per poi sognare. Van Gogh, come tutti noi, era in cerca di questi momenti di pace, si potrebbe dire. Vabbè, ma se stiamo sempre in pace poi ci annoieremo, penseremo che la vita senza drammi sia finta, noi che ci sentiamo come gladiatori nell'arena, vivere o morire. Monica che ne pensi?
 

- Walter, la quotidianità è quasi follia. Io voglio vivere serena, voglio mangiare un gelato in santa pace, voglio correre, ridere, ballare. Posso incazzarmi se buco una ruota e faccio tardi al lavoro, qualcuno svelto mi frega il parcheggio, quando piove la città si allaga, gli automobilisti senza pietà ti fanno il bagno, ho perso un mazzo di chiavi, il moroso mi ha mollato, nel sampietrino un tacco 15 ho infilato, ma così è la vita, questo posso sopportarlo, invece, della guerra, della violenza, non ne posso più, mettete dei fiori nei vostri cannoni e non ne parliamo più. 
 

- Eh, già, peccato che il nostro tempo sia scaduto, Monica, non vorrei uscire dall'opera ma dobbiamo andare e chiudere questo articolo della signoradeifiltri. Allora, ti è piaciuta questa chiacchierata artistica?
 

- Sì, non è male l'arte, mi piace, direi che è molto riposante, forse ci rivediamo il prossimo giorno libero.
 

- E, durante la settimana, non ti interesserebbe un altro incontro con un'altra artista?
 

- Devo lavorare ma avvertimi prima, però ho un idea, vieni tu da me nel mio negozio, chi sarà l'artista?
 

- Marina... Marina Abramovic.
 

- La moglie del calciatore?
 

- No.
 

- Ah, peccato, va bene, fa lo stesso, tanto saremo tutte donne, se vuoi porta con te pure Dalia.
 

Signore e signori lettori del blog che valica le barriere della fantasia, salutiamo Monica la parrucchiera, Van Gogh e la sua stanza da letto, e vi diamo appuntamento per la prossima occasione, probabilmente in trasferta, per parlare dell'artista Marina Abramovic.

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Arte al bar: PICASSO Guernica

31 Luglio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #arte al bar

Guernica di Picasso e l'omaggio di Walter FestGuernica di Picasso e l'omaggio di Walter Fest

Guernica di Picasso e l'omaggio di Walter Fest

 

 

Nuovamente benvenuti alla signoradeifiltri, amici lettori del blog più cultural fan che ci sia, e devo ammettere di essere un po' pazzo con questo caldo a parlarvi di arte. Eh già, state sognando le vacanze al mare, ai monti... uelà, mica vorreste scartare le città d'arte eh?! E quindi, per rimanere in tema, oggi eccomi qui seduto al mio solito tavolino al bar più artistico del mondo. 

Ho con me la foto di "Guernica" e parleremo di Picasso. Non sono solo, c'è con me Dalia la torinese, una signora semplice ma scrittrice, timida ma di cultura, una bella persona con un incredibile bagaglio culturale e dovrò stare attento a come mi esprimo, rischio che mi faccia pagare il conto al bar per tutta la comitiva; per fortuna oggi siamo solo io, lei, Gianni il barista e Giovanna la milanese che, come al solito, gioca al biliardo fumando il suo sigaro spento.
 

- Dalia, buongiorno.
 

- Buongiorno a te, giovane da strapazzo!
 

- Cominciamo bene, chi ti ha fatto arrabbiare?
 

- Siamo alle solite, la gente che vedi guidare la macchina con una mano sola mentre con l'altra parla al telefonino.
 

- Hai ragione, questa società sta diventando sempre più disconnessa.
 

- Più che altro.....
 

- Dai, non prendiamocela, siamo sicuri che la cultura può fare molto per migliorare la quotidianità, per esempio molti conoscono Picasso per le sue opere astratte ma non sanno che è stato un bambino prodigio. Aveva nel dna le caratteristiche del genio, superiore per talento anche al padre, anch'esso un bravo artista, poi, crescendo, ha sviluppato le sue doti artistiche parallelamente a una personalità, come dire, accesa. Ma sì, insomma, un bel caratterino, un grande artista, un infaticabile lavoratore dell'arte ma anche un personaggio facilmente infiammabile!
 

- Eh sì, quando ci vuole, ci vuole, questo mondo non è per galantuomini e a volte servono le maniere forti...


- Se Picasso non fosse stato un artista, penso sarebbe diventato un poliziotto, uno di quelli che fanno rispettare la legge con le buone o con le cattive, sempre pronto a difendere le giuste cause.
 

- Walter, questo mondo ha da sempre bisogno di cultura, di poesia, di arti che aprano la finestra su un bell'orizzonte di colori splendenti.
 

- Ma nel 1937, dopo il bombardamento della cittadina Spagnola di Guernica, Picasso mise da parte i suoi soliti colori, si sentì di essere una furia creativa molto incazzata,(amici lettori scusateci ma doveva essere la realtà), e, quando venne il momento di realizzare l'opera per l'Esposizione Mondiale di Parigi, in essa riversò tutta la sua rabbia per rappresentare un episodio tragico. Era il suo linguaggio per descrivere la crudeltà e l'inutilità della guerra, la tela è di grandi dimensioni 350x780 circa, non ci sono i celesti, i rossi, i verdi, gli arancioni, né viola o bluette, nessun colore a rappresentare la vita, tutto è nelle tonalità del bianco e nero, come in un film degli anni '30 e, come la pellicola di un film, passano i fotogrammi con le immagini drammatiche.

Sì, Picasso ha dipinto un film con i fermo immagine, non c'è profondità, le immagini passano davanti agli occhi lasciando orrore e disappunto nell'osservatore. Come la pellicola di un film che scorre sullo schermo della vita, tutti sono in primo piano, quasi a far entrare lo spettatore all'interno dell'opera e vivere il dramma insieme ai protagonisti del quadro. Il fondo è di uno spento nero, il resto in primo piano dai toni chiari, come a mettere in risalto la tragedia. Sulla base, sdraiato, il soldato dalla spada spezzata, contorto, aggrovigliato con le altre forme dilaniate, astratte ma, allo stesso tempo, realistiche. La scena di guerra in un capovolgimento di equilibri, mura abbattute e annerite dal fumo, il grigio offusca i colori, al centro il cavallo imbizzarrito sembra dare tristemente il ciak alla scena, i volti terrorizzati di gente sconvolta, una mamma con in braccio il figlio, il toro impaurito che sembra impossibile non vederlo pronto alla carica, oh sì, Pablo Picasso, lui sì doveva proprio essere molto infuriato, non c'è traccia di rosso sangue, non sono i particolari che vuole rappresentare, ma solo la sua furia creativa attraverso forme astratte, e poi la lampada in alto al centro sopravvissuta al bombardamento a illuminare la scena, tutti devono vedere il dramma, e la mancanza di colore mette la parola fine alla vita.
 

- Walter, è vero che una copia di quest'opera è stata esposta in un palazzo pubblico internazionale ma è rimasta coperta da un drappo blu in una determinata occasione perché in antitesi con una argomentazione a tema bellico che sarebbe andata breve in discussione?
 

- Sembra proprio di sì.
 

 - Allora l'arte può anche far paura?
 

- Dalia, era proprio quello che desiderava comunicare Picasso a quei sordi che non volevano udire, ma, nonostante tutto, all'interno dell'opera, ha inserito un segno di speranza: in basso, al centro, vicino a uno zoccolo del cavallo, dei fiori che, nella loro astrazione, possono simboleggiare la vita che dopo il dramma continuerà. L'arte ha il compito di essere una portavoce dell'ottimismo.
 

- Senti, che ne dici di andare a fare un giro in bicicletta?
 

- Ma, Dalia, ti sei impressionata?
 

- Mi sembra che da allora non è cambiato nulla, continuano guerre e drammi umani, eppure voglio vedere la cosa dal lato migliore, ecco perché ti chiedo di andarcene a fare una pedalata e, se arrivi ultimo, paghi la pizza.


- Ma Daliaaa!!!... Amici lettori della signoradeifiltri, è meglio che vada, qui si mette male, io e la mia amica torinese vi salutiamo e ci vediamo al prossimo artista, se volete venire pure voi a fare un giro in bicicletta, sbrigatevi, che Dalia non la batte nessuno.
 

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La bottega dell'arte di Walter Fest

29 Luglio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #arte, #la bottega dell'arte

 

 

Image source: http://sagitta55.blogspot.it

 

 

 

Probabilmente i più giovani non conoscono a fondo il termine "bottega". Sapranno vagamente cosa sia un laboratorio ma la "bottega" è un altra cosa. Non ce ne stupiamo perché, con il passare del tempo, la tecnologia più moderna allontana la nostra società dal modus operandi delle passate generazioni.

La bottega era il regno degli artigiani, luogo dove uomini e donne lavoravano esclusivamente con le proprie mani, luogo dove si respirava un atmosfera di lavoro appassionato e svolto con amore. La professione non era solo un'espressività di talento, ma anche una vera missione e, al termine di ogni qualsiasi ciclo produttivo, il risultato era sempre un capolavoro prodotto da un essere umano senza l'ausilio di un computer o di uno strumento intelligente.

E sarete d'accordo con me, concedetemi la parafrasi, le fettuccine e gli gnocchi fatti a mano da nonna hanno un altro sapore rispetto a quelli fabbricati in serie.

Pertanto, oggi ho il piacere di aprire la serranda virtuale di questa bottega all'interno della signoradeifiltri, nella quale incontrerò costantemente degli artisti, dei bravi artigiani, per parlare delle loro opere a beneficio dei lettori di questo splendido blog, nella speranza di coinvolgervi fra i colori e le armonie dell'arte.

Per tutti gli artisti che vogliano entrare in questa oasi potete contattarmi.

Mail to: w.festuccia@libero.it

Inviatemi le foto delle vostre opere, che avreste piacere venissero mostrate e discusse, io e la redazione della signoradeifiltri vi aspettiamo.

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Arte al bar: GIORGIO DE CHIRICO  le muse inquietanti

26 Luglio 2018 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #pittura, #le interviste pazze di walter fest, #arte al bar

Le muse inquietanti di De Chirico e l'omaggio di Walter Fest Le muse inquietanti di De Chirico e l'omaggio di Walter Fest

Le muse inquietanti di De Chirico e l'omaggio di Walter Fest


 

Sono qui seduto al bar. Intorno a me gente che entra e che esce, distratta nei propri pensieri. Mi piace trovarmi in un classico bar e parlare di arte, anche per pochi minuti, con gente comune, gente che sicuramente ha tanti di quei problemi quotidiani che l'arte, seppur possa piacergli, non ha tempo né occasione di apprezzarla in toto. Io mi sono preso l'impegno di aprire questo dialogo, convinto che l'arte debba essere disponibile e alla portata di tutti, non solo per chi ne studia, o per gli addetti ai lavori, oppure per una ristretta ed esclusiva parte di appassionati, l'arte è intorno a noi normalmente, solo che non ce ne accorgiamo, e magari si ritiene un museo, o una struttura simile, roba da vecchi. Il luogo comune fra la gente è che l'arte è bella ma non se ne capiscono a fondo i significati, e ora noi della signoradeifiltri vi daremo una mano ad aprire gli occhi su questo fantastico mondo, per fare questo sarò costantemente in compagnia di personaggi vari e variopinti, che vi presenterò di volta in volta e che mi accompagneranno in questa avventura

Oggi sono in compagnia di Paolo, un impiegato di un'agenzia di assicurazioni, parleremo delle "Muse inquietanti" un'opera realizzata da De Chirico fra il 1917 e il 1918, un olio su tela nel formato 97X67.
1888, 10 Luglio, nascita di Giorgio De Chirico, da allora sembra essere passata un'eternità, 1888 solo a pronunciarlo ha il sapore di antico, l'Italia si era riunificata solo pochi anni prima a colpi di palle di cannone, sciabola e moschetto, eppure, successivamente, dopo un periodo storico relativamente breve, il mondo si sarebbe trasformato modernizzandosi, la guerra, il primo conflitto moderno, avrebbe spinto l'industrializzazione e tutto non sarebbe più stato le stesso.

 

- Ciao, Paolo, buongiorno.
 

- Buongiorno a te e a tutti i lettori di signoradeifiltri.
 

- Paolo, prima che tu vada in ufficio, vorrei parlare con te di un artista e farti andare al lavoro con un po' di colore negli occhi.
 

- Walter, buona idea.
 

-L'atmosfera di quell'opera assomiglia un po' a queste prime ore del mattino non trovi?
 

- Però non dirmi che i due manichini siamo io e te, eh?! E la donna seduta in primo piano senza testa? Non può parlare, non può vedere, non ha le mani, e ha le braccia legate, quest'opera è un capolavoro ma non fa per noi, è veramente inquietanteeee! Walter, pensi che i giovani non conoscano bene Giorgio De Chirico?
 

- E' normale, i giovani sono troppo presi dalla tecnologia, se solo si entusiasmassero di più per l'arte, scoprirebbero che De Chirico era un artista troppo moderno, anche se nato nell'800, appunto, nato a cavallo fra il passato e il futuro. La vedi quella prospettiva, quel piano che sembra inclinato verso l'orizzonte?
 

- Sì.
 

- Bene, è il passaggio dall'era classicheggiante al moderno materialismo, ma sulla destra c'è una lunga ombra che oscura l'architettura e anche te, il manichino in secondo piano con le braccia alzate.
 

- Ma non voglio essere io!


- E, invece, sei proprio tu, e quello in primo piano sono io, non ho la bocca per parlare e gli occhi per vedere, sono senza braccia, fermo, inanimato, leggermente piegato sull'onda d'urto dell'ombra che sta per attanagliarci, inesorabile raggiungerà il rosso castello Estense di Ferrara, forse risparmierà le ciminiere delle fabbriche troppo lontane, che, però, presto saranno ricoperte dal cielo di un verde plumbeo.
 

Il manichino seduto in primo piano è una musa dai fianchi larghi, simboleggia una donna con un buco sotto il petto, troppa rabbia nello stomaco per vedere i propri figli andare alla guerra, i due manichini senza volto, senza parola, senza un movimento. Povera umanità, l'intelletto è prigioniero della nuova era moderna prevaricatrice sull'ideale e sull'animo classico, plasmato sull'essere umano che adesso è vittima del progresso e della barbarie.

Nel 1917 la guerra è mondiale, l'ombra di essa offusca le menti, puoi vederlo nel colore spento dell'opera, acceso solo dal grande talento dell'artista, non si può fermare il sogno, la fantasia, tutto quello che vorrebbe dire ma gli viene impedito, riesce a manifestarsi attraverso la tecnica e il simbolismo delle forme, non c'è negatività che possa impedire all'artista di dipingere una scatola in basso ai piedi del manichino, in spicchi bianco, verde, nero, rosso e giallo, tinte vive, forti, senza ombre, senza sfumature, tinte per indicare che non tutto è finito. L'artista spiega a modo suo che la speranza è ancora in piedi, l'ombra lambisce ma non può coprire l'animo di uomini e donne venuti al mondo per vivere in libertà e in armonia.

 

- Paolo, mi è venuta un idea.
 

- Quale?
 

- Togliti giacca e cravatta e saltiamo dentro l'opera, la piazza è in salita ma è grande, io mi rimetto la testa sulle spalle, tu infilati i pantaloncini, prendi un pallone e andiamo a giocare, qualcuno di voi lettori può anche andare in bicicletta, correre a piedi fino al castello, passeggiare portando a spasso il cane, leggere il giornale. Sotto i portici magari troverete un caffè dove chiacchierare, queste sono cose normali, la vita non è fatta per fare la guerra.

- Sono pronto.

 

- Bene, chi perde paga la pizza ai lettori
 

- Ma sei pazzo? Sono più di 1000!
 

- Scherzavo, a questo potrebbero pensarci i nostri sponsor.
 

- E, con la donna seduta in fondo alla sala che ci è stata a sentire finora facciamo? 
 

- Parla piano, non svegliarla, è Giovanna la Milanese, non vedi alla sua destra la stecca da biliardo?
Se sa che andiamo a giocare a pallone, ci dirà che siamo due stupidi sognatori, a te rimprovererà di fare tardi in ufficio, dai, andiamo sulla piazza di De Chirico, glielo diciamo dopo come è andata.

Forza lettori, che aspettate? Fate un salto, qua la mano, magari là in fondo troveremo pure Giorgio De Chirico per salutarlo... per la pizza scherzavo, eh!
Ci vediamo al prossimo artista, non vi faccio nomi per non guastarvi la sorpresa, noi, intanto, su questa piazza abbiamo altre cose da fare, amici lettori di signoradeifiltri, Walter Fest vi abbraccia con il ciaooo più grande del mondo!!!


 

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