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Polonia Suwalki

3 Gennaio 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #sport, #racconto, #vignette e illustrazioni

Polonia Suwalki

 

Amici lettori, eccoci catapultati nel nuovo anno, come sarà questo 2022? Lo ignoro, ma sono ottimista e spero diventi migliore dei precedenti. Pertanto a voi, che ci seguite fedeli e appassionati, facciamo il nostro fervido e sincero augurio di buon anno. Vada come vada, noi cercheremo di impegnarci perché sia buono davvero.

Molto bene, sicuramente ricorderete che tempo fa vi parlai di un progetto artistico riguardante il mondo del football. Ebbene, dovete sapere che a Suwalki, una cittadina della Polonia, in un quartiere imprecisato, c'è una strada chiusa. Sul muro di fondo la porta del calcio è stata dipinta con vernice bianca. I ragazzi hanno scelto questo spazio per giocare perché ai lati ci sono solo alcuni box o botteghe e quindi la palla non può uscire in strada rotolando tra le automobili. Ha nevicato, il terreno potrebbe essere scivoloso ma per questo sarà  più divertente. Il muro è alto e qualcuno ha disegnato delle scritte sulla parete grezza, magari per farlo sembrare un vero stadio. Con la vostra fantasia non vedete i giocatori? Giocatori di calcio? Sì, perché a breve è qui che si svolgerà una partita fra due squadre speciali. Io e Mario il fantasma racconteremo la cronaca dell’incontro. Mario? Un fantasma? Per chi non mi conosce, quando scrivo tutto può succedere…

- Walter, sono pronte le squadre che ti ho procurato, non ti preoccupare, si gioca per divertimento, ma più tardi possiamo avere altro cioccolato?

- Ehi Mario, ma non ti farà male?

- Abbiamo tanto bisogno di ridere, e poi a noi fantasmi il cioccolato aggrada molto.

- Penso di non poter raccontare tutto questo in giro.

- Oh sì, certo che puoi. Allora andiamo?

E così, io e Mario abbiamo portato in Polonia una squadra di fantasmi. Sul campo di calcio improvvisato che ho dipinto, se la vedranno con dei ragazzini del posto.

Ha nevicato ma il campo  fortunatamente è praticabile. Ben schierati da una parte i ragazzini polacchi, con le guance rosse, i calzoni corti e la faccia sfrontata di chi non vuole perdere, di fronte gli avversari, una squadra di fantasmi amici di Mario, alcuni anzianotti, altri un po' meno. Va detto che è davvero una squadra di pivelli alla "viva il parroco" ma vogliono divertirsi e, in fondo, non ci stanno a perdere neanche loro. Ce la metteranno tutta per fare bella figura.

- Ok ragazzi, mettiamo la palla al centro e iniziamo a giocare, al termine cioccolata calda per tutti.

- Ehi Walter, vuoi fare l'arbitro?

- Non ci penso proprio! Mica avete bisogno di un arbitro. E poi voglio godermi la partita!

La partita è iniziata, le due squadre si affrontano come se stessero giocando la finale di coppa del mondo, sonore risate si mescolano agli incitamenti a passare la palla, fiocca anche qualche parolaccia per un passaggio sbagliato o per un duro colpo ricevuto. Tutti corrono  spensierati a perdifiato con l'unico obiettivo di vincere e divertirsi, i ragazzi polacchi sono più forti ma i fantasmi se la cavano con qualche piccolo colpo di magia. Da una parte e dall'altra ci vorrebbe un pallottoliere, i gol non si contano più e la partita rimane in parità. 

Sembra una gara senza fine ma il gioco termina quando un ragazzino calcia la palla così in alto, ma così in alto, da raggiungere il cielo. Come per incanto, quel pallone rimbalza sulla luna che si accende e illumina tutte le stelle più belle. Il cielo pieno di stelle è bellissimo, davanti a questo spettacolo tutti si fermano a bocca aperta con il naso all'insù.

- Ehi Walter, abbiamo finito la partita, ci siamo divertiti un sacco, ora puoi portarci del cioccolato, sbrigati che abbiamo bisogno di dolcezza!

- Certo, sto arrivando... Non vuoi il tè caldo prima?

- No, per favore, solo cioccolato e... anche un sacco di biscotti, sbrigati che abbiamo fame!

Amici lettori, ora c'è un problema, per favore non spifferate l’inghippo: mentre guardavo la partita ho sgargarozzato tutta la cioccolata da solo, qualcuno di voi può aiutarmi?

-Ehi, ragazzi sul campo di calcio, tranquilli, ho ordinato la cioccolata per telefono, via mail, via megafono, via telefax, insomma, tranquilli, sta arrivando.

Cari lettori, che disattenzione! E adesso? Ho molta fantasia ma come posso risolvere la questione? Idea!  Chiamo la Befana, ci penserà lei a portare la cioccolata, va tutto bene quel che finisce bene, lasciamo i ragazzi su quel campo di calcio improvvisato in Polonia e speriamo che la vecchina si sbrighi a portare il cioccolato e non dimentichi i biscotti. Io e Mario andiamo a preparare la prossima partita, vi porteremo in Irlanda del Nord, amici lettori, ancora buon 2022: passarlo insieme a voi sarà sempre un piacere.

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Climbing Iran

12 Dicembre 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #il mondo introno a noi, #cinema, #sport

 

 

 

 

Una serata all'insegna della montagna e di una storia al femminile potente e positiva, in occasione della Giornata internazionale della Montagna. Sarà proiettato, mercoledì 15 dicembre 2021 alle ore 20:30, presso il Cinema delle Provincie di Roma (viale delle Provincie, 41 – tel. 0644236021) il documentario 'Climbing Iran', diretto da Francesca Borghetti, al suo esordio alla regia, che presenterà il film al pubblico. All'incontro parteciperanno anche Parisa Nazari, dell'Associazione culturale italo-iraniana Alefba, un rappresentante del CAI – Club Alpino Italiano di Roma e la montatrice Aline Hervé. Il film è la storia di Nasim Eshqiclimber professionista iraniana, classe 1982, una delle poche donne del Paese mediorientale ad essersi appassionata all’arrampicata outdoor.

Il film, distribuito in sala da Mescalito Film, attualmente in cartellone in tutta Italia nell'ambito della rassegna 'La montagna al cinema', è stato presentato in anteprima mondiale ad Alice nella Città 2020 e ha partecipato a numerosi festival italiani e internazionali, conquistando vari premi, tra cui il Premio del Pubblico al Trento Film Festival 2021, il Premio Libero Bizzarri Italiadoc 2021 e il Premio Best Emerging Filmaker al What If - Women in Film Festival di Zurigo. Il documentario è in questi giorni proiettato in Nepal, in concorso al Kathmandu International Mountain Film Festival. Prodotto da Filippo Macelloni per NANOF srl e co-prodotto da Giordano Cossu per la francese Hirya Lab, 'Climbing Iran' si avvale della fotografia di Davood Ashrafi, Corrado Measso e Federico Santini.

'Climbing Iran' - qui il trailer www.youtube.com/watch?v=C4rE7VTRtNQ – racconta della climber iraniana Nasim Eshqi, mani forti e unghie dipinte con smalto rosa shocking. Dopo essere stata una giovane campionessa di diversi sport - dal karate al kickboxing - ha seguito il richiamo della natura andando oltre le barriere imposte alle donne iraniane, costruendo la propria strada sulle montagne persiane, dove ha aperto una cinquantina di nuove vie. L'unica a raggiungere difficoltà elevate, pioniera in un Paese dove le donne arrampicano per lo più al chiuso, durante orari stabiliti e solo tra donne. Il film è il ritratto di una donna straordinaria, determinata a superare le barriere che si oppongono alla sua passione, siano esse fisiche, sociali, psicologiche, geografiche o ideologiche. Impegnata a "cambiare le cose a poco a poco", porta altre giovani donne sulle pareti di roccia, poco fuori Teheran, insegnando loro come arrampicarsi e diventare indipendenti. Nasim ha un sogno che può diventare realtà: aprire una 'nuova via' sulle Alpi anche quando raggiungere l’Europa stessa è una vera e propria impresa...

"La gravità – sostiene Nasim nel documentario - non mi chiede il passaporto. Ti tira giù allo stesso modo, non importa se sei ricco o povero, nero o bianco, iraniano o italiano, uomo o donna". “Ho letto per la prima volta di Nasim su una rivista italiana – ricorda la regista Francesca BorghettiLe immagini di lei che scala la montagna senza velo hanno avuto un forte impatto su di me, quasi una folgorazione. Scalare una montagna impone la sfida di superare i propri limiti personali. È, in un certo senso, un atto altamente simbolico. Fare questo film - sottolinea Borghetti - è diventata la mia montagna da scalare, e Nasim mi ha aiutato a trovare la determinazione per farlo, a portare avanti un progetto che sembrava enormemente difficile e che mi ha messo in gioco completamente”.


LA REGISTA - FRANCESCA BORGHETTI
Con un background in Antropologia Culturale, Francesca Borghetti lavora nel campo del documentario dal 2000, diploma Eurodoc 2010. Ha sviluppato, scritto, prodotto e diretto molteplici documentari all'interno di DocLab e Fabulafilm, Rai Storia, Rai 5 e Babel Tv. Portavoce di Doc/it - Associazione Documentaristi Italiani dal 2015 al 2017, Borghetti ha collaborato alla trasmissione RAI, Petrolio, come delegata per l'acquisizione di documentari nazionali e internazionali. Attualmente collabora in qualità di esperta a RAI Documentari, diretta da Duilio Giammaria. Climbing Iran è il suo primo film documentario come regista. Francesca ha parlato della realizzazione di questo film nel TedX Women Navigli 2021.

LA PRODUZIONE - NANOF
NANOF è una società di produzione indipendente con sede a Roma, Italia, fondata dai registi Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella. Dal 2001 produce documentari, film narrativi, cross media, installazioni video e progetti televisivi, sviluppando una fitta rete di collaboratori a livello internazionale, operando sia in Italia che in coproduzione con partner stranieri. Tra i lungometraggi documentari: "The Disappearance of My Mother" (presentato al Sundance 2019), "Storie di Altromare" (Sky Arte, 2018), "Children in Time" (Rai, 2016), "Il Mundial dimenticato" (2012). www.nanof.it

Durata: 53'
Distribuzione: Mescalito Film

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Luis Vinicio, "Il leone di Belo Horizonte"

19 Ottobre 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #personaggi da conoscere, #recensioni, #sport

 

 

 

 

Luis Vinicio
Il leone di Belo Horizonte

a cura di Paquito Catanzaro
Homo Scrivens – Euro 15 – Pag. 193

 

Per la prima volta Luis Vinicio De Menezes, il Leone di Belo Horizonte, dove è nato il 28 febbraio del 1932, si racconta, e lo fa a Napoli, città di elezione, dove è approdato dopo una lunga carriera calcistica, prima da centravanti goleador e poi da allenatore pioniere del gioco totale. Vinicio debutta nel Botafogo, dove tutti lo chiamano Vinicius, segna un gol contro l’Olaria, gioca insieme a Garrincha (del tutto analfabeta, ma lui gli insegna a scrivere) e Dino Da Costa, tridente offensivo che tremare il mondo fa. Il primo contatto con l’Italia è del 1955, quando ha solo 23 anni, nel Napoli di Amadei e Pesaola, con i partenopei è subito amore, il nomignolo di o’ lione viene proprio dalla curva più sfegatata dei tifosi azzurri, nella città del golfo resta cinque anni e segna caterve di gol (circa settanta), anche ad avversari importanti e storici come la Juventus. A 28 anni la sua carriera pare finita, perché passa al Bologna dove trova davanti a sé il più giovane Harald Nielsen, che gioca quasi sempre, mentre o’ lione ruggisce in panchina. Vinicio torna in Brasile, ma l’Italia chiama ancora, è Lanerossi Vicenza, dove torna il bomber di sempre e trascina la provincia veneta ai primi posti della serie A, incantando il pubblico per tre stagioni. Nel 1966 vedo Vinicio giocare persino nella mia Inter, quella di Helenio Herrera, ché sono un bambino, va bene che fa solo otto gare (e segna un gol), ma ha ben 34 anni e davanti a sé una squadra di campioni. Finisce la carriera a Vicenza, dove segna le ultime reti e tocca quota 150, portando ancora una volta i berici in alto, alla fine segnando più gol di tutti gli attaccanti biancorossi della storia, persino di Paolo Rossi. Cominciano gli anni da allenatore, in C con l’Internapoli (squadra che non esiste più), poi Brindisi, Ternana, ancora Brindisi, finalmente Napoli, poi Lazio, Avellino, Pisa, Udinese, ancora Avellino, per terminare in C2 con lo Juve Stabia, che ha 60 anni.

Paquito Catanzaro raccoglie la vita e i ricordi di Vinicio in un libro scritto in prima persona, ricco di immagini d’epoca e di contributi originali, presi dalla viva voce di Agostinelli, Brancato, Bruscolotti, Burgnich, Carnevale, Carratelli. Coppola, De Maggio, Improta, La Palma, Pinto, Rivieccio, Saranataro e Wilson. O’ lione si racconta a cuore aperto, l’infanzia, il Brasile, l’amore per Napoli, la Lazio e l’Avellino, le parentesi di provincia, l’Inter di HH, il Vicenza … La vita di un uomo e di un grande calciatore, bomber straordinario, pioniere del calcio all’olandese, innamorato del gioco più bello del mondo. Per me resta l’eroe del mio Pisa nerazzurro, ma anche l’attaccante di riserva dell’Inter più grande della storia.

 

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L'altra metà di centrocampo, un progetto dedicato al football verso Qatar 2022

19 Settembre 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #sport

 

 

 

 
 
Esterno gelateria, estate romana, pomeriggio luminoso, Mario e Walter prima seduti poi in piedi a mangiare un gelato misto.
 
- Wa', sei pronto?
 
- Per che cosa?
 
- Per il 27 settembre.
 
- Credo di no, ho paura.
 
- Perché?
 
- E' la mia ultima opportunità: l'anno che verrà ha una data unica.
 
- Qatar Dicembre 2022? Beh, ti capisco, ma se non ora quando?
 
- Eh già, se non ora quando? Proprio per questo mi sento di avere paura, tu sai che parto da zero, non ho soldi e santi in Paradiso, sono vecchio e con le toppe, e poi voglio fare le cose in grande. Minchia, me lo merito un po' di successo!
 
- E allora che facciamo? Siamo in ballo e dobbiamo ballare!
 
 
Iatevenne illusioni sparse
 
Lassateme perde piantatevela de divertivve alle spalle mie
 
Lassateme perde nun è aria so stanco de sognà a vòto
 
Uè vabbè che tengo 'na fantasia infinita che mai me lassa solo
 
So bollente de passiene de fermento e de còre grande questo lo capisco
 
Io so tutto e te illusione sparsa tutto sai de me
 
Oramai de tempo n'è passato troppo
 
Nun lo vedi che arranco, sbuffo, sbarello, e senza fiato casco?
 
E allora è proprio adesso viè er bello, do retta ar destino e famo diventà 'n'illusione 'na bella sòddisfàziòne!
 
 
-E  poiché a me la musica piace assai, Mario, mi libero di freni e lacciuoli, tutta a barra dritta verso la gloria! 
 
- Wa', mi sa che hai visto troppi film. 
 
- Mario, perché non mi dici qualcosa di costruttivo? 
 
- Bene, comincia col dire ai nostri amici lettori di che minchia stiamo parlando. 
 
- Tarattatà, va bene, signore e signori, il 27 Settembre 2021 ufficialmente parte un sogno, un sogno sportivo.
 
- Cominciamo bene. 
 
- Sognare è troppo da illusionista?
 
- Volevi dire da illuso e, aggiungo io, pure povero?
 
- Lo sai che io scrivo strano, ma lasciami andare avanti.
 
- Prego.
 
- Allora, cari amici, tarattatà, il mio è un sogno: realizzare una mostra pittorica e un libro/catalogo... In questo momento suona “wooden ships”, la sentite la chitarra, tarattatà? Bene, la mostra e il libro parlano di una porta da calcio, una porta che, invece, è una finestra aperta su un orizzonte di fantasia e d'immaginazione. Calciare una palla e tirare verso quella porta è come sentirsi un astronauta, librarsi in aria su un'altra dimensione, eppure si tratta solo di un pallone, un pallone per renderti felice, e io proverò a farvi vedere l'altra metà di centrocampo, tarattatà.
 
- Bravo, pensavo peggio, in fondo, anche se c'era altro da dire, non hai sbagliato una parola.
 
- E vabbè, Mario, il progetto sta per partire, vogliamo prendere un altro gelato? Io vorrei cioccolato, vaniglia, cocomero e menta.
 
- Hai i gusti orribili, è passata la paura?
 
- Te lo dirò dopo il 27. Puoi fare qualcosa per me?
 
- Cosa?
 
- Spargi la voce.
 
- Che c'è un matto in circolazione? (amici lettori, Walter Fest non vi ha detto quello che vuole fare, io credo che veramente stia sognando, mi raccomando, non svegliatelo).
 
- Allora i matti sono due perché tu stai con me.
 
- Eh già, ma io sono un fantasma, hai visto la luna piena? Ihihihih!
 
- Marioooo, dai, scherzavo, non te ne andare, non mi lasciare solo, ritorna dalla galassia ectoplasmatica. Tu sei un fantasma speciale, come farò senza di te?... E adesso il gelato chi lo paga? Vado a fare una colletta, ci rivediamo il 27 settembre, amici lettori del blog più stellare che ci sia, qualcuno di voi vuole seguirmi?
 Patrizia Poli, vorrai seguirmi? 
 
 
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Paquito Catanzaro, "L'aritmetica del noi"

18 Settembre 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #sport

 

 

 

 

Paquito Catanzaro
L’aritmetica del noi
Homo Scrivens – Pag. 185 – Euro 15

www.homoscrivens.it

 

Paquito Catanzaro è uno scrittore che leggo volentieri, leggero ma non superficiale, affronta i grandi temi esistenziali con il sorriso sulle labbra conferendo ai suoi personaggi il tono scanzonato della commedia all’italiana. In questo romanzo ci porta nel mondo del calcio femminile, settore in sviluppo anche a Napoli dove esiste una squadra piuttosto seguita che annovera tra le sue fila piccole campionesse. Il personaggio di fantasia di Catanzaro si chiama Marta, è il centravanti cannoniere della Napoli Women (una via di mezzo tra Goldoni e Popadinova), in lotta con la Juventus per la conquista del tricolore, combattuta tra l’amore per il suo uomo (oltre a un figlio che proprio non vuole) e la passione per il calcio, in un momento cruciale della sua carriera. Il protagonista maschile è il giornalista Hugo Sanchez Bottino, che per colpa della passione del padre si trova a dover portare il nome del più grande attaccante messicano degli anni Ottanta anche se non ama il calcio. Il cronista si districa tra eventi culturali che vedono partecipazioni ridotte, scrive articoli sulle pagine letterarie dell’Eco di Napoli, segue scrittrici alle prime armi. Non vado oltre con la trama, ricca di colpi di scena, incentrata su una storia d’amore complessa e sui possibili scenari che si aprono dopo una lite furibonda, portata avanti con dialoghi intensi e credibili come se fosse una sceneggiatura cinematografica. Le parti calcistiche della storia sono scritte con competenza, così come le sequenze ambientate nel mondo della letteratura - due passioni dell’autore - e l’uso della prima persona aiuta a immedesimarsi nella voce narrante, percorrendo insieme al protagonista le sue vicissitudini. Tra i personaggi di contorno incontriamo Luis Vinicio, ‘o lione dell’area di rigore, grande centravanti dell’Inter di Herrera e ottimo allenatore degli anni Ottanta, che Catanzaro conosce bene per aver scritto la sua autobiografia. Un romanzo che si legge con rapidità, scritto con stile fluido e scorrevole, fuori dalle mode, originale e vero, ambientato in una realtà contemporanea mai artefatta. Homo Scrivens è un buon editore partenopeo che pubblica solo dieci libri all’anno di narrativa, scelti con cura e passione. Paquito Catanzaro - giornalista culturale come il suo personaggio, noto per il blog Il lettore medio - è uno degli autori di punta; di lui consigliamo Due di picche (2020) e Otto e un quarto (2019), oltre al calcisticamente irrinunciabile Il Leone di Belo Horizonte (2021). Cominciate da L’aritmetica del noi, intanto. Non ve ne pentirete.

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28 Giugno 2041 intervista marziana a Francesco Totti

27 Giugno 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #sport, #personaggi da conoscere

 

 

 
 
 
Amici lettori, siamo in piena trance agonistica, siamo ai quarti di finale e le prossime fasi diventano infuocate, o dentro o fuori dai campionati europei di calcio, fino alla partita finale di Londra. E così, sempre sotto l’influsso positivo del Il ventre di Maradona della bravissima Emanuela Audisio, ho deciso di intervistare per voi uno sportivo inserito nel suo libro, uno che con un "cucchiaio" è diventato un cult del rigore, uno che ha vinto molte battaglie ma perso qualche guerra. Uno che con la pandemia in corso ha sofferto non poco, si è ammalato lui stesso seriamente e ha perso l'amato padre.  Per omaggiarlo e cercare di strappargli un sorriso, abbiamo organizzato con la fantasia una pazza intervista ambientata nel futuro.
 
Siamo al 28 giugno 2041, mi trovo presso il centro sportivo dell’Acquacetosa per incontrare in esclusiva il Raffaello del calcio Italiano, Francesco Totti! Eccolo là, ci sta aspettando al centro del campo mentre sta dirigendo l’allenamento della Nazionale over ’60.
 
 - Ciao, Francesco.
 
- Ciao, Walter.
 
Francesco Totti mi accoglie con il suo proverbiale sorriso, nonostante l’età ha ancora un fisicaccio asciutto e in buona forma, il baffo da nonno e la chioma argentata fluente lo rendono ancora più simpatico e attraente.
Al momento è l’allenatore della Nazionale Italiana over ’60, che da qualche anno è entrata nell'organigramma della federazione sportiva gioco calcio, e parteciperà ai prossimi campionati mondiali di categoria. Sono una squadra di atleti che a fine carriera ancora non hanno appeso gli scarpini al chiodo e continuano a regalare emozioni. Possiamo dire che in questi ultimi anni c’è stata un'inversione di tendenza: quello che prima poteva sembrare vecchio adesso è un normale e apprezzato bagaglio di esperienza di vita sportiva al servizio dei più giovani. Adesso “vecchio” è bello, importante e utile alla collettività.
 
 Francesco, i nostri lettori vogliono sapere di te, dei tuoi anni successivi all'addio alla maglia giallorossa.
 
- Sinceramente, “Il giorno dopo” stavo bene, avevo già visto tanti amici e colleghi prima di me, le storie si ripetono e sapevo che anch'io avrei avuto lo stesso destino, così ho staccato la spina e sono andato in vacanza. Il problema è stato al ritorno perché ho dovuto assumere sei segretarie con il compito di vagliare tutte le offerte che mi arrivavano e che puntualmente rifiutavo, inoltre stavano per iniziare i ritiri per la preparazione atletica delle squadre, sapevo che non sarei stato più convocato. Naturalmente ero indeciso e combattuto, ricevevo consigli e suggerimenti da tutte le parti. Le mie segretarie si occupavano anche di questo: stilare la lista dei consigli, ringraziare, dopodiché, educatamente, cestinare. Stavo entrando in confusione quando un giorno...
 
- Cosa successe?-
-
Mi vennero a trovare due persone sorridenti, vestite in nero, occhiali neri.
- Ah, e chi erano?
- Sto per concederti uno scoop, mo te lo dico. Si presentarono dicendomi che lavoravano per conto di un'agenzia spaziale e avevano una proposta per me. Li feci entrare perché ero curioso e a vederli mi facevano ridere. Gli offersi caffè e la crostata de nonna, oh! Se la so sgargarozzata tutta in trenta secondi! Insomma, mi dissero che avevano saputo che ero libero e mi chiesero se volevo giocare con i marziani.
 
- Con il Real Madrid?-
 
- No, no, mi fece segno con il dito indicando il cielo sopra di noi.
 
- I marziani, quelli veri? Gli alieni, gli ufo, gli extraterrestri?
 
- Sì proprio loro.
 
- E allora che gli hai risposto?-
 
-Il contratto sarebbe stato per pochi mesi luce, avevano bisogno della mia esperienza. Ero dubbioso ma  Hillary firmò per me perché non mi sopportava più dentro casa. Ero intrattabile e mangiavo troppo gelato e pasta al sugo, ma sospetto che in verità fosse per la presenza delle sei segretarie. Comunque, preparai la borsa e partii per il mio primo raduno extragalattico.
 
- E durante la tua assenza con i media come hai fatto?
 
- E’ stato facile, avevo il clone di Totti, lo avevano creato i due marziani.
 
- Ma scusa, allora non potevano crearne un altro da portare nello spazio?-
 
- È quello che ho detto pure io. Mi risposero che non riuscivano a insegnargli a fare il “cucchiaio”.-
 
- Giusto.
 
- Daje, sbrighiamoci a finire questa intervista, vedi che i miei ragazzi senza di me battono la fiacca? Daje, Giggi non fare il mollicone che arrivo, eh!
 
- Hai ragione, quindi una volta arrivato nella galassia che ruolo hai avuto?
 
- Ero il capitano dei marziani, il mister era un altro che veramente aveva un viso conosciuto, non ti so dire se fosse il vero o il clone di Mourinho. Mi sorge un dubbio: adesso la squadra giallorossa chi la allenerà, quello vero oppure un clone? Comunque mi dissero che lo avevano assunto perché aveva la faccia da attore, era fotogenico e voleva prendersi una rivincita, vincere anche nella fantascienza. Insomma, in quel periodo ho insegnato calcio agli extraterrestri, mamma mia erano dei veri pipponi, però avevano un importante lato positivo.
 
- Quale?-
 
- Giocavano per divertirsi, magari facevano un sacco di errori però col pallone provavano una grande gioia, la stessa che dimostravano anche gli spettatori sugli spalti. Oh, c’era sempre il tutto esaurito! E si divertivano i come matti: era quel sentimento che molte volte in tante occasioni mancava a noi sulla terra.
 
- Allora è stata una bella esperienza?-
 
- Certamente, abbiamo vinto il campionato, ero l’idolo del firmamento, in tutta la galassia il calcio rimbombava di entusiasmo e di guerre stellari fra alieni non si parlava più. Al termine del contratto volevano che rimanessi ancora, mi offrirono un sacco di benefits. Ma un'altra cosa che non riuscivano ad imparare era, come puoi immaginare, il saper cucinare. E poi il mare, mica ce lo hanno il mare lassù. Hai mai visto il mare sugli altri pianeti? Per non parlare di tutto il resto che manca. Però, devo ammettere, che sti marziani avevano capito più di noi il segreto per vivere bene: semplicemente giocare divertendosi e prendere la vita con filosofia! E così ritornai sulla terra, mi regalarono, su mia richiesta, il clone di me stesso che ho usato un sacco di volte per andare in televisione. Ora eccomi qua ad allenare sti vecchietti terribili. Ma lo sai che vengono all'allenamento con la motocicletta?
 
- Che c’è di strano?-
 
- Accidenti a loro, non me la prestano mai, perché Hillary non vuole che vada in motocicletta. Sai com'è, dice che sono troppo spericolato come Vasco. Adesso ti devo salutare, la mia squadra mi aspetta.
 
- Ma prima di andare puoi dirci chi vincerà questi campionati Europei?
 
- Sarà una bella lotta, può anche uscire fuori una outsider ma, Walter, sai mantenere un segreto?
 
- Certamente.
 
- Lo vinciamo noi perché abbiamo un marziano in squadra.
 
- Ma quello gioca con il Portogallo.
 
- Non lui, uno vero, il marziano goleador dello spazio, non posso dirti come si chiama, l’ho fatto arrivare in incognito e sotto mentite spoglie vestirà i panni di uno di noi e ci farà vincere tutte le partite.
 
- Ma non sarebbe corretto.
 
- Walter, ricordati, con la fantasia possiamo fare tutto e sognare. Ma non spargere la voce, c’è troppa gente che ha bisogno di ridere e poi sai che casino se tutto il mondo comincia a ridere insieme allo stesso momento?
 
Salutiamo Francesco Totti, tutto il paese gli sarà grato per il suo marziano cannoniere.
 Amici lettori, ci rivediamo al prossimo articolo calcistico sulle note di Lightnin' Slim - Winter Time Blues
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George Best

12 Giugno 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #sport, #personaggi da conoscere

 

 

 
 
 
Finalmente sono iniziati i campionati Europei di calcio, che avrebbero dovuto svolgersi lo scorso anno.  Per le note, arcinote, vicende potremo viverli nel corso di questa pazza e stressante estate 2021. Io penso, amici lettori, che anche per chi non segue, o non ha simpatia per una palla rotolante, sia una bella cosa. A proposito di bellezza, aggiungo che poi a seguire avremo le Olimpiadi e io voglio, vorrei, quasi pretenderei vedere entrambi questi eventi sportivi come un fraterno abbraccio planetario per tornare a una normalità di vita.
Lo so che George Best non è lo sportivo più sportivo che ci sia mai stato, l’ho "extra spallonato" da Il ventre di Maradona e in occasione di questi campionati europei appena iniziati, spero non vi dispiacerà se brevemente parlerò di lui.
George Best, pallone d'oro nel 1968, protagonista del calcio europeo e mondiale, tutto il resto è gioia e pazzia di uno dei tanti che ha bruciato la propria vita. Emanuela Audisio l'ha definito “un brasiliano travestito da irlandese”. Minchia! Con questa definizione ha detto tutto, potrei fermarmi qui, sì, lo faccio, non aggiungo altro, vi risparmio quello che ha fatto fuori dal campo, vi risparmio le sue magie con la palla fra i piedi, se volete, sognatele.
Mi dispiace per il lettori, soprattutto quelli più giovani che non sanno chi fosse, compratevi il libro di Emanuela, vale la pena leggere e piangere per questo campione, un pazzo, ma pur sempre un campione con un cuore e un'anima gentile al quale il destino non ha perdonato gli eccessi, un irlandese che sembrava un brasiliano. I campionati di calcio sono appena iniziati e lui, anche solo come un divertente commentatore televisivo, non avrebbe stonato.
E per rimanere in tema pezzo musicale consigliato durante la lettura, “Don’t You Worry ‘Bout  A Thing” Incognito “.
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Ohhhh, Valentino Rossi in my mind

8 Giugno 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #sport, #personaggi da conoscere

 

 

 
 
 
 
Omaggio a Emanuela Audisio e al suo libro Il ventre di Maradona
 
 
 
 
 
Oggi inizio, con Valentino Rossi, la descrizione dei corpi prestati allo sport, menzionati da questa brava autrice nella sua opera. Forse non ce la farò a elencare tutti gli atleti da lei inseriti nel volume, ma ci proverò, magari le prossime volte li metterò in coppia o in trio. E, inoltre, sapete che voglio pure provare a fare? Voglio accompagnare ogni personaggio con un brano musicale. Perché lo faccio? Perché con la musica si legge meglio, spero di interpretare bene i vostri gusti, per questo centauro vi va bene (You make me feel like) a natural woman di Aretha Franklin?
 
 
 
Valentino Rossi
 
Il ragazzo è nato in una terra lungomare, dove “il motore” è il pane quotidiano e va mangiato divertendosi. Il ragazzino lo sa bene, a 300 all'ora lui ride, scherza, gioca seriamente, chiude e apre il gas con furbizia e intelligenza. In sella a una moto, sua amica eterna, recita un atto di fede, diventa un tutt'uno con il sacro. Lui, che non ha un fisicaccio, dentro di sé è spirito divino, è il divino che lo ha fatto nascere un campione di pilota. Pare che non beva birra ma aranciata, ami avere tanta gente intorno ma da solo, a motori spenti, come un bambino, sorrida in silenzio. A scuola per obbligo, in pista per natura, con grande piacere. Eh già, che c'è di meglio da fare nella vita se non quello che ti piace di più? E poi? Dopo la corsa si ritorna a Tavullia, mica a Broadway. II suo paese è la sua intima, amata e inestimabile esistenza, il profumo delle sue parti non lo scambierebbe per nulla al mondo. Valentino corre ancora e non invecchia mai ma a me, il giorno che per limiti di età sulla linea di partenza non più si presenterà, mi piace immaginarlo a sgommare e derapare per le stradine di Tavullia con l'Apecar, altro che correre in F1. Sòcc’mel, la vita è bella anche per questo.
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Emanuela Audisio, "Il ventre di Maradona"

28 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport

 

 

 
 
 
Ricordate che giorni fa avevo accennnato a uno scatolone pieno di libri lasciatomi da mio figlio? Bene, eccomi qua a parlarvi di una nuova scoperta, il libro uscito dal mazzo per l’appunto è molto bello, bello da vedere e bello, molto bello, da leggere.
Che c'entra il bello nella lettura di un libro? Ma sì, cari miei, è bello leggere un libro che riesce ad emozionarvi, regalandovi una bella sensazione. Vedete nella nostra vita quanta importanza abbia il “bello” a proposito di lettura?  Ora, con questa mia recensione al limite del demenziale, vorrei descrivervi i capitoli inseriti in questa pubblicazione, dedicati a numerosi personaggi dello sport. Infatti, questo libro parla di sport e di atleti protagonisti in varie discipline sportive. Unico intruso un attore, James Dean, ficcato dentro per caso, oppure no? Un giorno se incontrerò la Audisio, glielo chiederò.
Quest’opera  magicamente scritta da Emanuela Audisio, pubblicata da Mondadori nel 2006, è intitolata Il ventre di Maradona. In copertina abbiamo solo la maglia a righe  bianco celesti della nazionale argentina in primo piano, sotto quella maglia appare inconfondibilmente Diego Armando Maradona.
La prima cosa che ho pensato è stata che il libro parlasse proprio di lui, ma, in realtà, come chiaramente riportato nel sottotitolo, tutto ruota intorno a “storie di campioni, compreso el pibe de oro, che hanno prestato il corpo allo sport” .
I campioni prestano il proprio corpo allo sport? Idealmente forse sì, ma fatemi andare avanti: Emanuela, perdonami se ti chiamo confidenzialmente per nome senza che ci conosciamo, ma se Maradona aveva la mano di Dio tu, cazzarola, mica scherzi con la penna e, leggendo, mi è sembrato di essere tuo amico da tempo. Ho visto che di libri non ne hai scritti molti ma questo "Ventre di Maradona" mi ha fleshato, mi ha illuminato, mi ha fatto spalancare gli occhi e i polmoni, i polmoni? Eh già, per leggerti servono polmoni e cuore.
Questo libro è tutto da leggere, indossando una divisa da gioco o una tuta da pilota o un abbigliamento da alpinista o da subacqueo. Hai scritto le pagine di questo libro con uno slang diretto e penetrante, una carica esplosiva guidata dalla passione, entrando stupendamente nelle storie di questi campioni, per dare la possibilità al lettore di vivere live ogni minuto delle loro esistenze, a volte anche in tragedia. Cazzo! La tua scrittura è stata così formidabile da farmi sentire presente in tutte le situazioni da te descritte, ma non solo, mi hai fatto scoprire, rincorrendo le tue parole a tutto gas, le vicende di alcuni sportivi che non conoscevo, storie tristi e difficili, alcune inimmaginabili e penose, altre esaltanti e mitiche. Ecco perché questi sportivi hanno prestato il loro corpo allo sport ottenendone gloria e miseria, successo e fallimento, fisici da atleta ma nella intima essenza così umani.
La serie degli sportivi descritti da Emanuela Audisio inizia con Ayrton Senna e continua con un lungo elenco, sono circa 38 gli atleti rappresentati, qualcuno è molto noto e recente, altri meno conosciuti e appartenenti al passato. Ve ne cito alcuni lasciando a voi la curiosità di andarveli a leggere. Fidatevi di me, vale veramente la pena. Ecco a voi George Best ne “i fegati di Best”, Jimmy Connors ne “l’anca del tennis”, David Beckham ne “ il culo di Beckham”, Tiberio Mitri ne “la bile nei guantoni”, Paavo Nurmi ne “la fatica ossuta”, Teophilo Alfonso Brown ne “le braccia di Panama”, Heidi Krieger ne “il colosso della Ddr”, Renato Cesarini ne “la punta del piede", Ottavio Bottecchia ne “i polmoni della grande guerra”.
Mi fermo qui, mica posso dirveli tutti, mica posso anticipare la sorpresa che vi travolgerà leggendo questo fantastico libro. Stop, ho detto tutto, e comunque, in omaggio all'autrice, mi riprometto di scrivere successivamente per voi un approfondimento dedicato ad alcuni di loro, ad alcuni che mi hanno preso il cuore, cosa che succede leggendo un buon libro.
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Gennaro Ivan Gattuso, "Se uno nasce quadrato non muore tondo"

22 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport, #personaggi da conoscere

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E così anch'io voglio letteralmente dire la mia, questa settimana voglio parlare di libri ma, onestamente, ammetto che tutto è nato per caso. 
Tempo fa era successo che mio figlio, dopo aver traslocato, mi lasciasse uno scatolone pieno di libri, dicendomi “tienili che poi ritorno a prenderli”, cosa che poi non è avvenuta, lo scatolone sta ancora lì. Per un po’ lo ignorai ma poi, vinto dalla curiosità, aprii lo scatolone e, uno a uno, li sfogliai. Ma bravo mio figlio che aveva avuto buon gusto - anzi, approfitto per fare i complimenti a una sua insegnante che obbligava noi genitori a comprare un libro al mese e ai giovinastri a leggerli, cosicché mio figlio ha preso il vizio di leggere. 
Insomma, adesso eccomi qua a raccontarvi di questo libro: Se uno nasce quadrato non muore tondo, pubblicato da Rizzoli nel 2007.
In copertina di colore rosso, mezzo profilo di Rino Gattuso, un famoso ex calciatore ora apprezzato allenatore. E subito parte la critica alla copertina: minchia signor Gattuso, in foto almeno poteva ridere! Va bene che lei (dopo posso darti del “tu”?) era famoso per la grinta, ma almeno un sorriso in copertina al lettore potevi farlo no? Comunque sei perdonato perché sono convinto che il libro non lo ha scritto un ghostwriter ma tu in persona. L’opera parla di calcio e ti va reso merito di averci raccontato la tua storia con una spontaneità e con una naturalezza veramente bella e genuina.
Questo libro non parla solo di episodi legati alla tua carriera ma anche di valori, come la famiglia, le radici, l’amicizia, la lealtà, il sacrificio, l’amore per le cose semplici. A proposito di cose semplici, voi sapete che i calciatori sono famosi per le auto di lusso, beh! In tutto il libro Rino Gattuso non si atteggia o si pavoneggia mai, l’unico mezzo di trasporto che menziona è un ciclomotore da quattro soldi.
E poi ci hai fatto conoscere Schiavonea, frazione di Corigliano Calabro. 
Con quanto amore e passione ci parla dei suoi luoghi di nascita. Volevate scoop, vip, intime curiosità, gossip e veline? Macché, in questo libro grande è la passione, grande è la voglia di vivere come un mediano, uno che si è fatto il mazzo per la squadra, arrivando al top lavorando sodo.
Grazie Rino per averci dato uno spaccato della tua vita, che poi è la vita di tanti italiani che sognano di farcela a conquistare la coppa più bella del mondo, quella della vita.
Amici lettori, questo è un bel libro e vale la pena leggerlo. Ci rivediamo alla prossima recensione, io leggo poco ma quando lo faccio mi piace farlo bene (ho parafrasato Pelè e in questo contesto suona bene).
 
 
 
 

 

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