Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)
Post recenti

La seconda edizione del call per racconti brevi: Leggere i Venti

25 Gennaio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #concorsi

 

 

 

 

Dopo il successo dello scorso anno, il Premio Italo Calvino indice la seconda edizione del call per racconti brevi, in collaborazione con Book Pride e la Domenica del Sole 24 Ore. Tema di quest’anno è “Leggere i Venti“.

La prima scrematura avverrà sulla base degli incipit. Ai 20 selezionati verrà richiesto di inviare il racconto intero e il Direttivo del Premio sceglierà 10 finalisti. Tra questi saranno poi decretati due vincitori. Il primo a cura di una giuria tecnica composta dai critici della Domenica del Sole 24 Ore (Teresa Franco, Gianluigi Simonetti e Lorenzo Tomasin) e da Lara Ricci, responsabile delle pagine di letteratura e poesia dell’inserto. Tale racconto verrà pubblicato, oltre che sul sito del giornale, sulla Domenica in data 19 aprile. Il secondo vincitore sarà votato dagli abbonati e verrà anch’esso pubblicato sul sito del giornale. La premiazione avrà luogo sabato 18 aprile al Book Pride di Milano.

Il bando è aperto dal 19 febbraio al 3 marzo 2020Si può partecipare con un racconto inedito (mai comparso né in forma cartacea né online) della lunghezza massima di 12000 battute (spazi inclusi, titolo escluso) sul tema “Leggere i Venti”. L’unico requisito è che l’autore non abbia mai pubblicato una raccolta autonoma di racconti. Ognuno può partecipare con un solo racconto. Ai 20 selezionati dal Direttivo del Premio offriremo la scheda di lettura e ai 10 finalisti un colloquio individuale in occasione del Book Pride di Milano, da svolgersi nella giornata di sabato 18 aprile in orario da concordare. La presenza dell’autore al Book Pride è perciò essenziale.

Tutte le istruzioni si trovano sul nostro sito all’indirizzo www.premiocalvino.it/call-racconti.

Mostra altro

La baronessa di Carini

23 Gennaio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #come eravamo, #televisione

 

Quella mano insanguinata sul muro resterà nella storia della televisione. E gli occhi come fanali azzurri di Ugo Pagliai, che avevamo già amato ne Il segno del comando.

Uno sceneggiato del 1975, L’amaro caso della baronessa di Carini, per la regia di Daniele D’Anza, che è stato una pietra miliare della fiction televisiva. La trama è ispirata a una ballata popolare siciliana, che narra di un delitto realmente avvenuto nel '500 a Carini: la baronessa di Carini, donna Laura Lanza, moglie di don Vincenzo La Grua – Talamanca, fu uccisa dal padre don Cesare Lanza, ma la storia si svolge nell’ottocento, tre secoli dopo il fattaccio. Coprotagonista, insieme a Pagliai, la bella Janet Agren.

Mistero, presagi di morte, eros e thanatos fusi insieme, ecco tutti gli ingredienti per un polpettone romantico che aveva molto del feuilleton e che ebbe grande successo all’epoca.

Memorabile la sigla d’inizio, la struggente ballata sceneggiata da Gigi Proietti e Romolo Grano: la sfortunata baronessa si accascia sul suo amante, lasciando una striscia di sangue sul muro con la mano. Avevo quattordici anni, ero romantica e innamorata dell’amore, proprio come adesso mi piacevano le grandi storie in costume d’avventura e sentimento. Ricordo che mi divertivo a impersonare la baronessa, strisciando teatralmente la mano sul muro del pianerottolo di casa e fingendo di stramazzare. Per fortuna nessun vicino ha mai aperto  la porta in quel momento.

Mostra altro

Federica Cabras, "Imprevisti di Natale"

21 Gennaio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #federica cabras, #recensioni, #unasettimanmagica, #racconto

 

 

 

 

Imprevisti di Natale

Federica Cabras

 

Literary Romance, 2019

 

 

Imprevisti di Natale è una novella natalizia di Federica Cabras che potete leggere singolarmente nella versione on line, oppure in cartaceo, come parte della raccolta Strenne di Natale.

Nives Neri è già un ossimoro a partire dal nome. La sua parte dolce, luminosa e romantica è stata soffocata negli anni da quella smagata, cinica e solitaria. Non riesce a stabilire un vero contatto con gli altri, a parte l’amico di sempre, Pietro. Ma, un giorno, la sorella le chiede di tenere la figlioletta Bianca fino a Natale. Bianca ha quasi nove anni, è brillante, simpatica e le apre tutto un mondo.

Nives odia il Natale, non sa più neppure lei da quanto, e non s’innamora dal giorno in cui è stata rifiutata da un bel ragazzo di cui ormai ricorda solo gli occhi. Ma Natale è Natale e i bambini sono bambini, si sa. I bambini sono come gli animali, ti fanno vedere il mondo con i loro occhi senza malizia, di più, ti fanno capire il senso della vita: una pura immersione nell’esistere, senza complicazioni, senza sovrastrutture, senza finalità. I bambini ti rendono fisica, tattile, impregnata di realtà e, allo stesso tempo, capace di slanci fantastici. Va da sé che Nives comincerà a sentire la magia delle feste e anche per lei avverrà il tanto sospirato miracolo natalizio.

Federica Cabras scrive questa novella con allegria, divertimento e scioltezza. È brava a far fluire dialoghi scoppiettanti, atmosfere leggere e piumose. Ma non lesina commozione e sentimento, in giusta dose. Scrive un racconto che sembra un film di Natale americano, con tutti gli elementi del caso: la protagonista single incallita e disincantata, l’amore improvviso inaspettato, il miracolo di Natale che si compie immancabilmente.

Una lettura di genere, soffice e godibile, capace di restituirti un momento di pace nel trambusto non sempre felice del vivere quotidiano.

Mostra altro

"Caccia Grossa", regia di Lello di Palma

20 Gennaio 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #cinema

 

 

 

 

Avendo interesse per i film ambientati in Sardegna, (beh, essendo isolano, visto che digito dalla Sicilia, precisamente dalla provincia di Messina), da settimane mi sono messo a "procacciarli" su Youtube nel cercare di visionarne il più possibile.

Caccia grossa, ambientato nella bucolica Sardegna con i suoi panorami ancestrali e fuori dal tempo, ha catturato fin dai primi minuti il mio interesse, complice pure il fatto che è stato realizzato negli anni ottanta, il decennio prediletto dal sottoscritto sia nella letteratura, sia nella musica che, ovviamente, nella cinematografia.

La pellicola, girata squisitamente in 16 mm, mi permetto di associarla a Il Cinghialetto un film concepito dalla RAI, che visionai qualche anno fa e che più avanti rivedrò con tanto di disamina.

Ad ogni modo, Caccia grossa, per essere un prodotto indipendente, è stato realizzato con cura. Lo reputo un prodotto da cinema a tutti gli effetti e, nonostante all'epoca abbia goduto di buona diffusione, (principalmente "interna", cioè di tipo regionale) non ha avuto la possibilità di essere proiettato a livello nazionale nelle sale italiane. E affermo ciò in base a quanto ho appreso sul web.

Ed è grazie a Youtube e al regista Raffale di Palma che c'è la possibilità di rendere il film fruibile a tutti, tuttavia, allo stato attuale, manca quello sharing che merita. Ma tornerò su questo nella fase conclusiva della review.

Come dicevo, l'aspetto indipendente dell'opera non è da ritenersi amatoriale o "casereccio", in quanto gli attori recitano con un mix di professionalità e naturalità, rendendo il lungometraggio genuinamente realistico.

Infatti, il regista riesce a trovare un compromesso idoneo: una regia asciutta, attenta, che rispetta il regionalismo/idioma del posto, che si allinea a qualunque personaggio (specie in alcuni, in termini positivi piuttosto marcati) e che quindi non stona mai. Nei dialoghi, a seconda di chi parla, il linguaggio utilizzato cambia (chi è più colto e chi invece è poco istruito, senza però perdere quella identità che contraddistingue ciascuno) ma senza stravolgerne il registro e ciò non è da ritenersi banale in un racconto cinematografico di tale portata.

Non mancano termini o momenti "duri" nelle sequenze, così come è presente quel taglio documentaristico che non stona affatto. Ad esempio, quando il padre spiega al figlio, assai costernato dall'uccisione del cinghiale,  che l'uomo nasce cacciatore nonché carnivoro, fino ad arrivare alle fasi di "scotennamento."

Giusto per sottolineare ancora, tale elemento non lo considero un intralcio, in quanto aiuta a incorniciare la storia e a sganciare informazioni utili ma non invadenti.

Sempre a proposito della sceneggiatura, o comunque delle linee di dialoghi peraltro mai arzigogolate o "fuori luogo", da notare come viene affrontato l'argomento "omosessualità", ovvero quando il marito di Giovanna viene accusato da quest'ultima di essere fedifrago, e per di più con un altro uomo, oppure l'argomento "sessualità", in cui una espressiva Lia Careddu si confida con una comare per via che il suo uomo non è abbastanza uomo, poiché da tempo poco propenso ai doveri coniugali.

Insomma, i personaggi sono particolarmente e realisticamente vividi. Nonostante non vengano raccontati con particolare dettaglio, restano concreti, trasmettono e mettono in risalto a loro volta la stessa atmosfera della storia.

Anche l'aspetto inerente alle superstizioni, precisamente il malocchio, non fa che rendere il film ancora più in parte.

Lo svolgimento lo si segue assai volentieri, dispone anche di qualche leggera venatura scanzonata ed umoristica e non mancano quei “colpi” di scena che vengono costantemente raccontati con l'umiltà di sbalordire lo spettatore. Per non parlare del finale che ho trovato originale. Tuttavia il lungometraggio finisce sul più bello, quindi lascia allo spettatore immaginare il ritorno dall’ultima e desiderata battuta di caccia da parte del personaggio cardine di Caccia grossa.

In ultimo lodo la musica, sia quella "esterna", ovvero la colonna sonora, e sia quella interna, “orchestrata” dai personaggi, che si adatta perfettamente e folkloristicamente a rispecchiare le sfaccettature del film tipicamente anni ottanta, anzi, meravigliosamente anni ottanta.

In conclusione, un film che ha come cornice la caccia, e NON basato esclusivamente sulla caccia, inoltre non casca nell'errore di rappresentare uomini perennemente con fucili in spalla ed evita anche aspetti surreali e soprattutto grotteschi, assai comuni in diversi film made in Sardinia.

Il regista e gli attori hanno colpito nel "segno", ragion per cui non posso che ritenere la pellicola una delle più rappresentative del cinema sardo anni ottanta (e non solo).

L'unica nota negativa? Meriterebbe maggiore diffusione, e quindi un maggiore pubblico, in quanto il film lascia "impronte" importanti e rappresenta, tra le varie cose, una sorta di istruttiva testimonianza.

Assolutamente da recuperare e visionare.

Mostra altro

Tre drink ispirati a Fellini

19 Gennaio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #ricette, #cinema

 

 

In occasione del Centenario della Nascita di Federico Fellini ecco tre drink di tre famosi bartender (tra cui una donna), ispirati a tre suoi film. 

 

 

 

 

 

 

DRINK: AMARCORD
(ispirato al film “
Amarcord”, di Federico Fellini, 1973)

 

BARLADY: Roberta Martino, co-fondatrice del collettivo ShakHer

INGREDIENTI:
15 ml Amaro Formidabile
15 ml Hine Cognac VSOP
30 ml rum Pappagalli Remember Trinidad
15 ml Dry Curacao Pierre Ferrand
3 drop Amargo Chuncho
Peel di arancia


Bicchiere: Napoleon

PREPARAZIONE:
Versare gli ingredienti in un mixing glass precedentemente raffreddato e miscelare con cura fino a quando il drink non sarà correttamente diluito. Una volta versato all'interno del bicchiere, cospargere con gli oli essenziali dell'arancio.

ISPIRAZIONE:
Amarcord (in romagnolo “io mi ricordo") è la rievocazione in chiave nostalgica dei drink di vecchio stile e struttura alcolica con i quali i miei Maestri mi facevano misurare quando ho iniziato questo lavoro. Morbido ed elegante, ma di grande carattere, diventa così un cocktail universale che, come i protagonisti del film di Federico Fellini, va oltre la dimensione temporale "per diventare – come scrisse Mario Del Vecchio - immortale come la poesia".

 

 

 

DRINK: 8 e mezzo
(ispirato al film “
8 e 1/2”, di Federico Fellini, 1963)

BARMAN: Alessandro di Fabrizio, bartender de La Nuova Lavanderia, di Pescara

 

INGREDIENTI:

50 ml VII Hills Italian Dry Gin
1 dash Assenzio Versinthe
20 ml cordiale di camomilla e cardamomo
20 ml succo di limone
10 ml succo di mandarino
1 dash genziana
Fill up tonica al melograno

 

Bicchiere: Collins
Garnish: crusta di rosa e melograno disidratato

 

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti, eccetto la tonica, in uno shaker e agitare. Filtrare in un bicchiere Collins pieno di ghiaccio e colmare con la tonica al melograno. Decorare con crusta di rosa e melograno disidratato.

ISPIRAZIONE:
Ispirato al capolavoro di Federico Fellini, 8 e 1/2 è un susseguirsi di flashback e parti oniriche, incubi che sembrano strade senza uscita, sogni megalomani, voglia di purezza e di fuga. Un omaggio alla romanità, che VII Hills Italian Dry Gin porta con fierezza fra le sue botaniche.

 

 

 

DRINK: MARCELLO, COME HERE!

(ispirato al film "La Dolce Vita”, di Federico Fellini, 1960)

BARTENDER: Carmelo Buda, proprietario e bartender di Oliva.co Cocktail Society di Catania

 

INGREDIENTI:

40 ml VII Hills Italian Dry Gin
35 ml cordiale di mandarino chiarificato
25 ml soluzione citrica di Verdello
1 barspoon di Chartreau

Bicchiere: Old Fashioned
Garnish: bucce di mandarino essiccate

PREPARAZIONE:
Versare gli ingredienti in uno shaker, quindi shakerare per 20 secondi e versare all'interno di un bicchiere Old Fashioned, precedentemente decorato con un rimmel di bucce al mandarino essiccate, aggiungere un cubo di ghiaccio e servire.

ISPIRAZIONE:
Drink ispirato al film del Maestro Fellini, considerato uno dei capolavori del cinema italiano, vincitore della Palma d'Oro al 13° Festival di Cannes e del Premio Oscar per i costumi. Dedicato a una Roma degli anni Sessanta tutta da vivere, dove regna l'armonia e il piacere di godersi i caldi pomeriggi primaverili, seduti nei caffè con le persone che si amano. Il barman si ispira al film, ammaliato da tanta bellezza e passione in una pellicola in Bianco e Nero, qualcosa che ci ha reso unici nel mondo per la sua semplicità, oltre le mode, oltre il tempo. Il Drink si ispira nello specifico a Sylvia (Anita Ekberg) con un twist di uno dei cocktail più eleganti conosciuti, il White Lady, servito on the rocks. Qui la freschezza degli agrumi rispecchia la compianta attrice svedese, dal sapore magico e intrigante. Il VII Hills Italian Dry Gin con il suo tocco di ginepro rappresenta in pieno Marcello, il personaggio interpretato da Marcello Mastroianni, carismatico e affascinante, che riesce a sedurre e a conquistare la giovane Sylvia. L'uso dello Chartreau con le sue erbe nasce immaginando una passeggiata sulle rive del Tevere in Vespa, immersi in una Roma senza tempo. Ah eccolo, Marcello, Come Here!

 

 

 

Mostra altro

Ha-Shoter Azulai (1967) Regia di Ephraim Kishon

18 Gennaio 2020 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #cinema, #recensioni

 

 

 

 

La mia prima incursione nel cinema israeliano non poteva che essere delle migliori, in quanto ho avuto la possibilità di visionare uno dei film più rappresentativi della storia del cinema ebraico, o comunque made in Israel.  

Il lungometraggio Ha-Shoter Azulai è conosciuto globalmente e semplicemente come "Il poliziotto". Secondo alcune info reperite su internet, in italiano viene titolato col bruttissimo e squallido "Basso moro scalcagnato e... con i piedi piatti", giusto per rendere ancora più ridicolo Abraham Azulai, il personaggio interpretato da Shaike Ophir, una delle icone della cinematografia israeliana. A mio avviso bastava tradurre con "L'agente Azulai", sicuramente meno... "degradante".

Ad ogni modo, per i temi trattati, lo spettatore capisce cos'ha di speciale questo film. Tra le varie cose ci si focalizza sul sotteso senso filosofico. I personaggi, specie il protagonista, fanno parte effettivamente di una scalcagnata commedia umana, composta da piccole e grandi tragedie, che si dimena e sguscia via come un’anguilla. 

Direi che la pellicola è abbastanza ricca di elementi di satira, e s'incentra sulle disavventure di Abraham Azulai, un pacifico poliziotto di mezza età che opera a Giaffa, spesso in qualità di pattugliatore o ronda notturna, un uomo che si dimostra "tontolone" in più occasioni, che prova a bilanciare il suo senso del dovere con la sua gentilezza. Un poliziotto buono, quindi? Semmai un poliziotto troppo o eccessivamente buono, considerato da più di vent'anni lo zimbello della polizia. Il lato sentimentale, senza eccedere, viene messo in mostra, specie quando il protagonista si accorge di provare attrazione per una giovanissima prostituta che aveva cercato di far fuggire da una retata.

Il futuro dell’agente diventa via via più preoccupante, in quanto l’eventuale mancato rinnovo del contratto, nonostante una buona pensione, significherebbe non poter più svolgere il mestiere che, pur senza gratificazioni, ama da morire. Benché riesca ad avere qualche riscatto professionale legato al "risolvere" due casi, tra cui uno orchestrato da alcuni “amici” criminali, con tanto di promozione al grado di sergente, nel finale agrodolce e quasi commovente, è costretto ad appendere la divisa al chiodo, con un fermo immagine che vale la visione del film.

Giusto per sottolineare, la conclusione è una svolta amara e l'espressione straziante della soddisfazione/afflizione di Azulai nell'ultima scena rappresenta l'essenza principale di questo film, ovverosia  quando nel cortile le reclute salutano il superiore, proprio lui appena congedato, con la mano a paletta rivolta al copricapo.

Shaike Ophir è davvero bravo nel ruolo, con il suo sorriso infantile, la sua scarsa arguzia nel contrastare i criminali, combinati con un sacco di chiacchiere non di rado argute, poiché il protagonista è un profondo conoscitore della Bibbia, per non parlare del suo genuino francese, con cui fa inaspettatamente bella figura con una delegazione di gendarmi transalpini.

Fondamentalmente tali elementi fanno sì che il film si regga sulle spalle. Anche gli altri attori/attrici sono validi, per carità, ma la trama si impernia principalmente sul protagonista. 

Da segnalare come l'eterno conflitto politico-ideologico di natura israelo-palestinese venga trattato con originalità. Per certi versi c’è un assottigliamento, basti pensare il confronto tra Abraham Azulai e l’arabo israeliano Amar.

C’è da dire che realizzare un film in cui si vogliono trattare varie tematiche, per ovvi motivi risulta un’impresa ardua, difatti il rischio di banalizzazione è alto. Secondo il mio sentire, Ha-Shoter Azulai provoca un effetto strano: si sorride davanti al dramma e si piange davanti alla commedia. 

La colonna sonora poi è straordinaria, per non dire perfetta, tant’è che il brano è assai malinconico, incasella le scene iniziali sganciando quel senso di solitudine. Per chi lo desidera, nel web è possibile reperire il lyrics tradotto dall'ebraico all'inglese. Le note parlano di un uomo che smonta dall’ennesimo servizio notturno e, durante l'albeggiare, si perde in mille riflessioni, in mille amarezze e in mille rimpianti, dove, tra l'altro, si evince l'impossibilità di cambiare il mondo e il proprio passato.

Non aggiungo altro se non "Gut Shabbes" (buon sabato) a tutti nel consigliare questa pietra miliare del cinema israeliano.

 

Mostra altro

La giornata mondiale dell'ansia sociale

17 Gennaio 2020 , Scritto da John Anxious Con tag #john anxious, #psicologia, #eventi

 

 

 

 

Cari lettori di signoradeifiltri.blog, il 1 febbraio si terrà la giornata mondiale dell'ansia sociale (o fobia sociale). Colpisce quindici milioni di americani e il 7% della popolazione. Chi ne è affetto teme il giudizio altrui, stesso motivo per cui scrivo con uno pseudonimo. Ogni sociofobico è diverso. C'è chi non riesce a mangiare in pubblico, chi ha paura di essere visto.  Da Wikipedia: "La fobia sociale, detta anche socio fobia, o disturbo di ansia sociale, è la paura intensa e pervasiva di trovarsi in una particolare situazione sociale, o di eseguire un tipo di prestazione, che non sia, a chi ne è affetto, familiare, e da cui possa derivare la possibilità di subire un giudizio altrui".

Dell'iniziativa hanno parlato in una trasmissione televisiva su Rock tv.

Preferisco rimanere anonimo, in quanto non si può essere macchiati agli occhi dell'opinione pubblica con l'etichetta di "sociofobico" o "socialmente ansioso". Confido nella vostra comprensione e attenzione al sociale. Vi ringrazio veramente vivamente (non si tratta di un errore di scrittura).

 

Mostra altro

Frank Iodice, "Nel coro dei cani sporchi"

16 Gennaio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Frank Iodice

Nel coro dei cani sporchi

Eretica Edizioni –pag. 70 – Euro 13

 

Frank Iodice è un autore di cui vado orgoglioso, uscito dalla fucina inesauribile del Foglio Letterario, capace di spaziare dal romanzo storico (Matroneum) alla narrativa pura (Un perfetto idiota), che di recente è uscito con I disinnamorati  e con questa raccolta di poesie di pregevole fattura. Lascio alle sue parole il commento: “La poesia può liberarci dalle moderne forme di schiavitù? Lo spero. Anche se è difficile riconoscerla, capire quando arriva. Héctor Murena diceva che la poesia arriva quando restiamo nell’inesauribile compagnia della solitudine. Per fare poesia occorre vivere, occorrono sangue e lacrime. Scrivere poesie vuol dire far rivivere nel tuo stomaco ciò che io stesso ho vissuto nel mio, più forte e più lentamente. Cantarti l’infinita bellezza del mondo, ma anche la desolante nullità dell’uomo. Io ci ho provato ma non credo di esserci ancora riuscito. E in fondo ne sono felice”. Ricordo che oltre diecimila copie del suo Breve dialogo sulla felicità sono state distribuite gratuitamente nelle scuole italiane, francesi e statunitensi. Il suo sito è www.frankiodice.it.

Inutile recensire e commentare la poesia. Meglio leggerla. Ecco due suggestive liriche tratte da un’opera intensa che spazia da tematiche amorose fino al ricordo nostalgico della terra natia, nel solco della tradizione poetica novecentesca.

 

XXXVI

 

Restiamo su questa spiaggia

bambina mia

perché la musica che senti non è vera

ogni sera nei tunnel del metrò, a Parigi

contro i grigi muri di piastrelle rotte

suonano veri musicisti

 

ma questi, questi perfetti esseri umani

che si scattano foto da soli

e i soli e le lune che li hanno cresciuti

senza madri e senza padri

quadri bagnati di latte e pianti

quanti crederanno a ciò che vedo mentre ti parlo

e ti tengo per mano

ora che lontano dalla nebbia che ci confonde

ora che soltanto l’amore ti ha resa infinita

e sei arrossita per lo sforzo di guardare la luce

mi canta una vocina piccola in fondo alla pancia:

 

la lancia dei pirati laggiù, nel mare

le pere con lo zucchero nel bicchiere

le vere passeggiate lungo le selve

le vecchie feroci di notte e le botte del vicino

cattivo, quando fuggivo con il pallone

il burrone, il confine tra il vero e il finto

che ho spinto sempre più in là

 

ci sarà tutto per te

amore mio

finché avremo una penna per raccontarlo

mentre parlo e te lo dico

e il fico

così morbido che si scioglie nelle mani

fatto di strani puntini che non puoi contare

neanche con la scienza che tutto ha deciso

persino il pianto ed il sorriso

non c’è umanità fuori da questo fico

 

te lo dico, mentre lo beviamo in silenzio

come assenzio ghiacciato del secolo scorso

il morso della lumaca che accarezza e non fa male

quale sarà la tua sorpresa quando il mondo

resterà fermo per un secondo?

la gente si amerà ancora, guarderà il mare

senza sembrare stupidi idealisti

e quel fico che apristi, da bambina

con il tuo papà

chissà che sapore avrà

 

XXI

 

Napoli

che negli anni di esodo

mi resti dentro come il nome, inciso nella vista

 

l’orizzonte che odora di pesce, che cresce

e mi fa sentire così lontano

l’aeroplano, la nave che sbuffa, sotto nuvole di migranti

i canti, che nella lingua vivono ancora

l’aurora, la poesia, la mia strada franata

la giornata vissuta nel tuo ricordo, tra le tue strade

e cade quello che avevo nella mia testa

questa voglia di vivere ancora, di andare

il mare, la mia casa, lontana

la vita insana e dissoluta, la solitudine finita

prima del vento, e in un momento

è poco quello che io sento

Mostra altro

Cestini di parmigiano

15 Gennaio 2020 , Scritto da Nicole Con tag #nicole, #ricette

 

 

 

 

Riecco a voi la vostra Nicole, sempre irriducibilmente single. Oggi vi propongo i cestini di parmigiano per antipasti o secondi.

Prendiamo del parmigiano gattugiato già pronto (o fatto da noi), riscaldiamo per pochi minuti una padellina antiaderente, versiamo due cucchiai di parmigiano e stendiamo per bene. Aspettiamo uno o due minuti, il tempo che si formi una crosticina e togliamo dal fuoco con una forchetta. Adagiamo su un bicchiere capovolto e diamo la forma di un cestino. Lasciamo riposare 10 minuti ed ecco pronti i cestini da guarnire come più piace: salmone, funghi o formaggio. La fantasia parte!

Mostra altro

Inchiostro sprecato

14 Gennaio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

Inchiostro sprecato è un’idea di letteratura punk che ricorda i Millelire di Stampa Alternativa, edita da TPIC EDITIONS Autoproduzioni di Campobasso (tpicrecords.blogspot.com – markoskapunk@hotmail.it). Anima del progetto è Paolo Merenda, autore per Il Foglio Letterario di Frutta fresca per verdure marce, Qualcosa cambia e Prontuario dell’aspirante musicista underground, per tacere de Il magico videogame sotto le mentite spoglie di Paul Snack.

Tascabilini in carta patinata che raccolgono racconti rapidi e trasgressivi, dai titoli improbabili come Okkupazione (scritto proprio da Merenda) e Le barbare d’urso hanno gli occhi. Il secondo racconto è di Vincenzo Trama, altra nostra vecchia conoscenza, prolifico autore di narrativa breve, scritta con uno stile rapido ed essenziale, molto ironico e ricco di citazioni musicali e letterarie. Il progetto di letteratura punk vede tra i titoli pubblicati anche Mario Bianchi con gli spassosi racconti di Bullet Bar, Carlo Cannella con Antologia dei vivi, Mauro Codeluppi con La pantera di New York, Antonio Baciocchi & Aldone Santarelli con Want You. Le pagine variano da 16 a 24, non sono molte ma è tutta roba buona, che merita di essere letta, selezionata con cura tra le migliori penne della scena underground italiana. (Gordiano Lupi)

Mostra altro