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L'orologio

27 Gennaio 2018 , Scritto da Luca Lapi Con tag #luca lapi, #le riflessioni di luca

 
 

 

 
 
 
L'orologio: la mia ossessione, quando ero piccolo.
     Aveva le lancette, a quel tempo: non riuscivo ad imparare a leggerlo.
     Non mi sforzavo.
     Era come una nuova materia, da studiare, insieme alle altre scolastiche e, per questo motivo, non volevo applicarmici.
     Si trattava di numeri e l'aritmetica (fino alla geometria analitica, al Liceo) è stata la mia "bestia nera", sempre.
     Imparai, poi,  e la puntualità divenne l'ossessione conseguente.
     Ero puntuale o in anticipo con amiche e con amici ed esigevo puntualità da ciascuno di loro.
     Li aspettavo, guardando l'orologio.
     Mi preoccupavo dei loro ritardi e m'inquietavo (dentro di me) quando, telefonandomi, mi dicevano di non potere venire.
     Non potevo sapere se mi dicessero una bugia o la verità.
 
          Luca Lapi luca.lapi@alice.it

 

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Southpaw, L’ultima sfida: l’amore, il dolore, la morte in un film strappalacrime

26 Gennaio 2018 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #cinema

 

 

 

 

Southpaw, l'ultima sfida

Antoine Fuqua

2015 

 

Billy Hope è un campione della boxe. Batte tutti, vince sempre. Certo, torna sempre a casa con il viso malconcio, tumefatto, con i begli occhi chiari circondati dal viola del livido; tuttavia, gli piace quella vita.

È cresciuto in un orfanotrofio, ora ha una grande casa con una piscina dall’acqua limpida. E con grandi stanze eleganti. E un giardino enorme.

La prima cosa che salta agli occhi è l’amore che nutre per sua moglie.

Maureen, che lui ha incontrato quando erano poco più che bambini in orfanotrofio, gli è stata vicina sempre, anche quando le acque delle loro vite erano torbide e un po’ tumultuose. Adesso, si gode l’agiatezza con lui. Il loro è un amore forte, travolgente, senza confini. Si nutrono l’uno degli occhi dell’altra. È preoccupata, la vista del viso gonfio e dolorante dell’uomo che ama le spezza il cuore.

Leila, la loro bambina, è un bocciolo d’amore, l’orgoglio dei due genitori.

Billy non si è dimenticato nemmeno dei suoi amici, gli amici che resero la sua permanenza all’Istituto meno dura. È circondato dagli amici di una volta, gli stessi che lo amano e che gli stanno vicini per orgoglio e per affetto.

Un giorno, però, il destino di Billy complotta alle sue spalle, lo butta al tappeto.

Durante un party per beneficenza, Escobar – astro nascente della boxe – lo provoca. Vorrebbe un incontro, non perde occasione per dirglielo. Questa volta, esagera.

La bella Maureen rimane vittima di uno sparo. Il sangue è dappertutto, la donna prova a parlare ma è grave, troppo grave. Chiede all’uomo, stravolta dal dolore e dalla paura, di essere portata a casa. Lui la esorta a tenere gli occhi aperti. La ama, le lacrime che scendono sono solo il preludio di un futuro senza di lei. Di un futuro senza la sua luce. Di un futuro cupo e buio senza l’amore della sua vita.

Poi Maureen – prima che Billy sia pronto a dirle addio – chiude gli occhi. Si abbandona alla morte che, inesorabile, la sta strappando a quella vita finalmente buona, finalmente ricca, finalmente giusta.

E a Billy non rimane altro che rimettere a posto i cocci. Nel giro di poco tempo, devastato dal dolore, si lascia andare alla depressione e inizia un percorso fatto di alcol, di droga, di armi. Perde tutti i suoi averi, compresa la casa. Inoltre, in poco tempo Leila viene portata via dai servizi sociali.

Ora non rimane che riprendere in mano la propria vita. C’è solo un modo: battere Escobar, la causa di tutti i suoi mali.

Un film che si guarda con le lacrime agli occhi. Che fa pensare. Che fa commuovere.

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Lexy Mako, "Eight 89 Nine"

25 Gennaio 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Lexy Mako
Eight 89 Nine

Kasaobake – Pag. 150 - Euro 7,90
www.kasaobake.itinfo@kasaaobake.it

 

La cultura giapponese e manga ha conquistato a tal punto l’immaginario dei nostri giovani che promettenti disegnatori s’inventano serial manga ambientati in Giappone, così ben disegnati - a imitazione degli originali - da sembrare veri fumetti del Sol Levante. Tsuburaya e Toriyama si prendono per mano, guardando Tanizaki e Shinka, in questo fumetto scritto e disegnato da una fantasiosa artista italiana che si firma con il nickname made in japan di Lexy Mako. Il fumetto racconta la storia di un disegno che prende vita grazie a un personaggio chiamato Il Disegnatore, un folle individuo che non vuole conquistare il mondo come i cattivi di una volta, il suo scopo è molto più limitato: diventare famoso disegnando fumetti sempre più coinvolgenti e affascinanti. Per far questo ha bisogno di Eight Nine, futura mascotte del sito internet che pubblicherà i disegni, ma deus ex machina di una storia che si sviluppa secondo la miglior tradizione dei manga e degli anime, tra misteriose apparizioni, fantastiche presenze orrorifiche e un inquietante passato dei personaggi. Non siamo che al primo volume di una serie che si presenta abbastanza complessa e che non mancherà di fornire colpi di scena. Lo stile è classico - per quanto può esserlo un manga - disposizione delle vignette stile Marvel anni Settanta con la tavola divisa in 6 - 7 riquadri, a volte persino 9, con rare splash pages (paginoni giganti, iniziali). Bianco e nero con chiari scuri, figure femminili molto ben tratteggiate, personaggi curati e ben delineati nel carattere. Per quanto posso intendermi di fumetto (soprattutto manga) apprezzo una storia avvincente, ricca di colpi di scena che fa venire voglia di proseguire nella lettura. Editore piccolo, ma specializzato nel genere - www.kasaobake.it - che crede nelle giovani promesse del fumetto italiano. Ordinatelo in fumetteria, o sul sito della casa editrice, dotato di un magazzino telematico molto ben fornito. Ne vale la pena.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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"Lo Zahir" di Paulo Coelho

24 Gennaio 2018 , Scritto da Serena Pisaneschi Con tag #serena pisaneschi, #recensioni

 

 

 

 

 

Lo Zahir

Paulo Coelho

Bompiani, 2015 

 

 

Chi ha letto anche solo un libro di Paulo Coelho conosce lo stile dell'autore: molto spirituale, molto filosofico, molto contemplativo. Io ne ho letti solo alcuni, però l'ultimo che ho avuto tra le mani, ovvero Lo Zahir, è capitato proprio nel momento perfetto. Lo stesso mi è successo con Veronika decide di morire ed ancora di più con L'Alchimista, e giuro che quando accade, quando il libro giusto arriva al momento giusto, è come una magia.

Alcuni sostengono che siano i libri a sceglierci, ed io un po' ci credo. Lo Zahir lo avevo comprato usato ad un mercatino poche settimane prima di decidermi a sfogliarlo, mi ricordo che detti la precedenza di lettura ad un altro libro acquistato quello stesso giorno. Adesso non posso fare a meno di chiedermi se, invertendo l'ordine delle letture, avrei colto il messaggio con la stessa intensità. Perché, secondo me, quello che fa Coelho non è lasciar spazio al lettore, non è buttare là una manciata di idee e lasciare l'interpretazione a piacimento di chi legge. No, lui ti dice esattamente cosa devi imparare da ciò che sta leggendo, mette bene in chiaro il messaggio che vuole trasmettere. La cosa bella dei suoi libri, però, è che questa grande verità ce la regala a piccole dosi solo strada facendo, attraverso la continua presa di coscienza del protagonista. Man mano che la storia prosegue, il lettore si trova a percorrere la stessa strada emotiva e, suo malgrado, si troverà a pensare gli stessi pensieri. Certo, questo capita praticamente con ogni libro, specialmente se scritto in prima persona, ma in più, nelle sue opere, c'è veramente una forte immedesimazione. Non solo per le vicende o la trama, quanto per il fatto che, alla fine, quello che sente il protagonista lo sentiremo anche noi. E lo sentiremo perché abbiamo cominciato dall'inizio, magari scettici e mentalmente predisposti in modo diverso. Poi però pagina dopo pagina, esperienza dopo esperienza, eccoci arrivati alla fine ormai persi dentro a nuovi concetti, punti di vista differenti e, se predisposti, anche con qualche consapevolezza in più.

Io ho finito di leggere Lo Zahir i primi giorni di gennaio, l'avevo cominciato a dicembre, un mese che già di per sé mi stava regalando alcune realtà importanti. Erano solo accennate, braci appena accese, poi ho finto il libro ed è divampato l'incendio. Non voglio svelarvi il messaggio, sia perché vorrei avervi incuriosito abbastanza per leggerlo, sia perché, comunque, il viaggio va fatto partendo dall'inizio per arrivare alla meta giusta. E non vi fate scoraggiare da un protagonista un po' antipatico (perché lo è) o da una certa lentezza (perché un po' ce n'è), alla fine varrà la pena aver sopportato tutti e due. Quello che mi sento di dire di Coelho è che il genere e lo stile possono non piacere, fortunatamente ognuno ha i propri gusti, però magari provate a dargli una possibilità, se non a questo titolo nello specifico, all'autore. Ripeto che io ho letto solo tre dei suoi circa trenta titoli, praticamente appena un misero dieci percento, però tutte e tre sono state letture decisamente rivelatrici, e qui la percentuale decuplica.

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I segreti di Brokeback mountain

23 Gennaio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #cinema

 

 

 

I segreti di Brokeback mountain

Ang Lee

2005

 

Mi è capitato di vedere I segreti di Brokeback mountain, del 2005. Il regista, Ang Lee, è di Taiwan e gli orientali, si sa, trattengono i sentimenti. Ang Lee aveva già dato prova di questa caratteristica in Ragione e sentimento, che mi era piaciuto. Ho trovato I segreti di Brokeback mountain bellissimo e struggente, di quei film che quando vai a letto ci pensi, quando ti svegli ci pensi, e per tutto il giorno successivo alla visione ti resta in mente ogni fotogramma, perché toccano qualcosa dentro di te. Nel caso di questo film ciò avviene senza che capiamo il motivo, senza enfasi né ridondanza. È tutto asciutto, essenziale, scarno e perciò stesso travolgente, è romanticismo allo stato puro.

L’amore dei due cowboy non è bello perché omosessuale ma perché impossibile, e quindi destinato a durare, a rimanere trascendente, a non scontrarsi con l'immanenza, la noia e la meschinità della realtà di tutti i giorni. Vent’anni di sentimento travolgente, consumato solo qualche volta, un legame profondo e sotterraneo che va oltre tutto il resto, che, come il vero amore, non è nemmeno geloso di tutto il resto.

Jack Twist ed Ennis del Mar hanno vite personali, hanno mogli e figli ma non rendono l’altro partecipe di queste loro esistenze. Forse neppure si telefonano. Affidano il loro rapporto a dei biglietti che si spediscono poche volte all’anno per darsi appuntamento a Brokeback Mountain, il luogo magico dove si sono incontrati per motivi di lavoro e dove è nata la loro passione senza scampo e senza futuro. Anche il paesaggio rientra nel discorso del sentimento trattenuto: è sottotono come i gesti, come i dialoghi, come la narrazione stessa, è bello ma non spettacolare, più che altro è vero. Jack ed Ennis si amano in montagna, dove fingono di recarsi a pescare, i loro incontri e il luogo che li favorisce sono isolati, staccati da tutto, ma la cattiveria riesce comunque a spiarli e raggiungerli anche lì, a loro insaputa. La montagna è un luogo dell’anima, dove si mangia attorno al fuoco, ci si bagna nei fiumi gelidi, si fanno cameratesche cose da uomini, ma con tenerezza, con un legame indissolubile di corpo e spirito. La montagna rimane immutata, anche quando fuori il mondo cambia e si modernizza ma non fino al punto di accettare la loro relazione. Quando sono a Brokeback, Jack ed Ennis ringiovaniscono anche nell’aspetto, sono gli stessi di quella prima indimenticabile estate del 1963. Mentre sono insieme ricreano il mondo, sono essi stessi il mondo e non c'è posto per nient'altro.

Jack è estroverso, sognatore, immagina un futuro che lo porterà, però, solo alla morte. Ennis è chiuso nel suo dolore, attaccato all’immagine normale che vuol dare di sé, fino a macerarsi e annullarsi in questo inutile sforzo, perché snaturarsi porta alla reificazione e all’alienazione.

Magistrali l’inizio e la fine, entrambi all’insegna del non detto. Al principio c’è un’intera sequenza girata in silenzio, quella in cui i due uomini si vedono per la prima volta, si squadrano senza darlo a vedere, apparentemente non interessati l’uno all’altro. Nel finale, invece, c’è una frase sola, smozzicata: “Jack, io ti giuro”, mentre gli occhi del protagonista fissano la cartolina che raffigura la montagna dell’amore. Il resto è lasciato allo spettatore. “Io ti giuro che sfiderò il mondo per portare lassù le tue ceneri”, pensiamo, “io ti giuro che ti amerò sempre e non ti dimenticherò mai”, "io ti giuro che sarò all’altezza del tuo amore e di ciò che volevi da me”, di quel sentimento nascosto ma  violentissimo che ha spinto Jack a rubare e conservare per sempre i vestiti dell’altro, di una passione proibita che non si estingue mai, va oltre la famiglia, i figli e persino la morte.

In mezzo c’è una storia raccontata in modo asciutto e lineare, senza annoiare ma senza mai lasciarsi andare a eccessi. I due uomini si comportano normalmente, sembrano solo colleghi o amici, ma dietro al non detto c’è un tumulto feroce, un’onda irresistibile che travolge e sconvolge, che lacera il tessuto della normalità, della “non vita” spacciata per vita, e affiora prepotente durante le scene di passione, soprattutto il bacio nel retro della casa, a cui assiste la moglie di Ennis. Anche le mogli partecipano del non detto, del trattenuto, dell’andare avanti facendo finta che la cosa non esista perché conviene, perché parlare spalancherebbe l’abisso. Lo stesso dicasi della morte di Jack.  Anche qui c’è una bugia sottintesa. È Ennis a capire che l’amico è stato ucciso perché omosessuale, sebbene la cosa non sia mai esplicitata da nessuno.

Un film fatto di parole, gesti e cose che vengono nascoste eppure deflagrano; un amore romantico, appassionato e meraviglioso che mi ha fatto piangere e mi ha lasciato dentro qualcosa di dolce, amaro e tristissimo.

I happened to see Brokeback mountain, from 2005. The director, Ang Lee, is from Taiwan and the Orientals, you know, hold back the feelings. Ang Lee had already demonstrated this characteristic in Sense and Sensibility, which I liked. I found Brokeback mountain beautiful and poignant, one of those films that when you go to bed you think about them, when you wake up you think about them, and for the whole day after the vision every frame remains in your mind, because they touch something inside you. In the case of this film, this happens without reason, without emphasis or redundancy. Everything is dry, essential, lean and therefore overwhelming, it is pure romance.

The love of the two cowboys is not beautiful because it is homosexual but because it is impossible, and therefore destined to last, to remain transcendent, not to clash with the immanence, boredom and meanness of everyday reality. Twenty years of overwhelming feeling, consumed only a few times, a deep and underground bond that goes beyond everything else, which, like true love, is not even jealous of everything else.

Jack Twist and Ennis del Mar have personal lives, have wives and children but do not make the other share in their lives. Maybe they don't even call. They entrust their relationship to tickets that are sent a few times a year to meet at Brokeback Mountain, the magical place where they met for work and where their passion was born with no escape and no future. Even the landscape is part of the discourse of the sentiment: it is subdued as the gestures, like the dialogues, like the narration itself, it is beautiful but not spectacular, more than anything else it is true. Jack and Ennis love each other in the mountains, where they pretend to go fishing, their encounters and the place that favors them are isolated, detached from everything, but malice still manages to spy on them and reach them even there, without their knowledge. The mountain is a place of the soul, where you can eat around the fire, bathe in the icy rivers, do camaraderie for men, but with tenderness, with an indissoluble bond of body and spirit. The mountain remains unchanged, even when outside the world changes and modernizes but not to the point of accepting their relationship. When they are in Brokeback, Jack and Ennis also rejuvenate their appearance, they are the same as in that first unforgettable summer of 1963. While they are together they recreate the world, they are the world themselves and there is no place for anything else.

Jack is an extrovert, dreamer, he imagines a future that will lead him, however, only to death. Ennis is closed in his pain, attached to the normal image he wants to give himself, to the point of macerating and canceling himself out in this useless effort, because distortion leads to reification and alienation.

The beginning and the end are a masterful, both under the banner of the unsaid. At the beginning there is an entire sequence shot in silence, the one in which the two men see each other for the first time, they watch each other without showing it, apparently not interested. In the finale, however, there is only one broken sentence: "Jack, I swear to you", while the protagonist's eyes stare at the postcard that represents the mountain of love. The rest is left to the viewer. "I swear to you that I will challenge the world to bring your ashes up there", we think, "I swear to you that I will always love you and I will never forget you", "I swear to you that I will live up to your love and what you wanted from me ”, of that hidden but violent feeling that pushed Jack to steal and keep forever the other's clothes, a forbidden passion that never extinguishes, goes beyond family, children and even death.

In the middle there is a story told in a dry and linear way, without boring but without ever letting go of excess. The two men behave normally, they seem only colleagues or friends, but behind the unspoken there is a ferocious turmoil, an irresistible wave that overwhelms and upsets, which tears the fabric of normalcy, of "non-life" passed off for life, and overbearingly emerges during the scenes of passion, especially the kiss in the back of the house, witnessed by Ennis' wife. Wives also participate in the unspoken, withheld, by moving forward pretending that the thing doesn't exist because it is convenient, because talking would open up the abyss. The same applies to Jack's death. Here too there is an underlying lie. It is Ennis who understands that the friend was killed because he was homosexual, although it is never explained by anyone.

 

A film made of words, gestures and things that are hidden yet explode; a romantic, passionate and wonderful love that made me cry and left me with something sweet, bitter and very sad.

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Radioblog: letture da metropolitana

22 Gennaio 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture, #eva pratesi, #vignette e illustrazioni

 

 

 

 

Ed eccoci giunti alla prima puntata del 2018 di Radio Blog.

Da adesso in poi nessuno potrà dire: “Non ho tempo per leggere!”

Inauguriamo infatti il nuovo anno parlando di LETTURE DA METROPOLITANA, un sito che raccoglie racconti brevi, la cui lettura non supera i 5 minuti di tempo, dunque adatti ad essere letti da una fermata della metropolitana all’altra e comunque ideali per chi va sempre di fretta e non può cimentarsi in letture troppo lunghe e  impegnative.

Parleremo di questo progetto con Serena Pisaneschi, una delle autrici di questa attuale ed originale iniziativa letteraria, nonché amministratrice del blog “Fate Largo ai sognatori”, da poco on line.

Vi lascio dunque all’ascolto di questa puntata, al termine della quale vi leggerò ovviamente una lettura da metropolitana.

L’illustrazione è come sempre a cura della nostra Eva Pratesi.

Buon ascolto!

 

www.letturedametropolitana.it

www.fatelargoaisognatori.wordpress.com


 

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

Il sito di Eva Pratesi è: www.geographicvovel.com

Musica: www.bensound.com 

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Dolce cara mammina

20 Gennaio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #come eravamo, #televisione

 

 

Esistono parole, rime, frasette che, al solo risentirle, ci aprono un mondo di ricordi e ci struggono il cuore.

Fin qui ho parlato di due poesie famose in ambito scolastico, una di Fusinato e l’altra di Pascoli. Da oggi voglio ricordare i jingle popolari della pubblicità anni sessanta. Non me ne vogliate, penso che non ci sia mai stato, né prima né dopo, un periodo altrettanto pieno di speranza, di fiducia nello sviluppo e nella civiltà. Quasi finita la ricostruzione post bellica, in pieno svolgimento il boom economico, guardavamo al futuro come ad una cornucopia di possibilità. Le cose non potevano – pensavamo noi ingenui - che andare meglio, col progredire della scolarizzazione, della tecnologia, della medicina.

Ne abbiamo ricavato inquinamento, cataclismi, degrado, sporcizia, immigrazione senza controllo, snaturamento della nostra cultura e delle nostre radici, violenza in famiglia, droga, alcol e sballo, baby gangs, tumori. In una parola: fine della speranza e dilagare della paura.

Perciò, consoliamoci coi ricordi, smielati è il caso di dire. E pazienza se oggi corre voce che il miele industriale faccia male, sia finto come tutto il resto, a noi piace ricordarlo così, come nella pubblicità dell’Ambrosoli:

 

Bella, dolce cara mammina,

la più bella mammina  

la la la la 

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DANZERO'  SCUOLA DI DANZA A PRATO: UNA SPLENDIDA REALTA'  

18 Gennaio 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #danza

 

 

 

 

 

 

Siamo un associazione di Prato.

Ci occupiamo di tutte le discipline di ballo per tutte le età. 

Nella nostra sede di oltre 600 mq organizziamo corsi, stage

e manifestazioni culturali di ogni tipo. 

 #danzerò #salsa a prato #kizomba a prato

#bachata a prato #danza del ventre a prato

 #tango a prato #hip hop a prato

#danza a prato #scuola di ballo a prato 

Disponiamo della struttura più grande della città (oltre 600MQ).

I nostri soci possono godere di spazi ampi:

4 sale con specchi e parquet, area relax, area bar, spogliatoi e ambienti climatizzati.

La sala social (160 MQ) è attrezzata con impianto audio e luci per feste e manifestazioni.  

Infatti, oltre alle attività legate alla danza, mettiamo a disposizione gli spazi dedicati  per feste ed attività.

Puoi provare senza impegno, corsi per grandi e piccini di:

Salsa cubana e portoricana, Bachata, Bachata fusion, Balli cubani tradizionali, Kizomba, Hip hop, Danza del ventre, Danza classica e moderna, Tango argentino, Latin hustle, Gestualità femminile, Musical, Storia della danza e della musica (relativa al ballo).

 

Il tutto con l' ausilio di insegnanti specifici per ciascuna disciplina.   

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CINZIA DIDDI ABITI ESCLUSIVI PER EDOARDO ERCOLE

17 Gennaio 2018 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #moda, #televisione

 

 

 

 

 

 

Edoardo Ercole, figura imponente quasi da condottiero militare, con una fortissima volontà di conquista, che lo porta a raggiungere mete ed obiettivi esclusivissimi, un'anima gentile, aristocratica, non conformista, ironica e nobile.

I capi che ho realizzato in esclusiva per lui rispecchiano queste sue peculiarità caratteriali e si ispirano al mood  military/chic.

Sono  moltissimi gli elementi che nel tempo la moda ha preso in prestito dall'ambiente militare.

Eserciti di ogni latitudine ed epoca hanno ispirato fortemente i creatori di moda, sfruttando il proverbiale fascino della divisa.

L'outfit di Edoardo, esclusivo e studiato, mixa il rigore dell'uniforme, alla classe di un look senza tempo, rispecchiandone fedelmente la personalità.

Il risultato finale?

Un uomo che trasuda eleganza e un non so che di misterioso ma allo stesso tempo che ama la praticità e il confort. Tessuti pregiatissimi, colori equilibrati e, qua e là e senza troppo chiasso, qualche decorazione e abbellimento dal guizzo eccentrico: il cappotto in cashmere dalle spalle scese quasi a sembrare un grande mantello da comandante di milizie, la giacca in velluto blu dai preziosi bottoni Gold resa unica e Glam  da ricami in filo d' oro zecchino.

Il pantalone aderente slim  con banda laterale in grosgrain blu e il tocco ironico ...

una catena  in oro e pelle nera ai passanti.

La maglia girocollo con pochette nel taschino, in controtendenza rispetto agli standard, che prevedono la pochette per la giacca, rappresenta l'aspetto non convenzionalista, tratto distintivo della personalità di Edoardo.  

 

Cinzia Diddi                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

 

 

L’abito è stato creato da Cinzia Diddi per Edoardo Ercole, figlio della diva per eccellenza, Serena Grandi, in occasione del suo compleanno.

L’evento si è tenuto nella prestigiosa location del Just Cavalli a Milano, Edoardo, in splendida forma dopo l’intervento di liposcultura in diretta a Domenica Live, ha accolto ospiti ed amici per brindare e spegnere insieme le candeline.

Moltissimi sono stati i volti noti presenti, tra cui la madre Serena Grandi, le amiche Mercedesz Henger e Francesca CiprianiMarco Predolin, la bellissima Ivana Mrazova, il Tronista Alex Migliorini Alessandro D’Amico, l’icona gay Elenoire Ferruzzi e tantissimi altri.

Una serata dal tocco glamour da non perdere assolutamente.

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Siate buoni, o figli

13 Gennaio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #poesia, #come eravamo, #animali

 

 

 

 

Per continuare la serie delle poesie che ci facevano imparare a memoria  - e questa è bella lunga, non so come farei adesso a recitarla a mente – ce n’è una che prediligevo e ancora oggi mi fa salire le lacrime agli occhi: Il rospo di Giovanni Pascoli.

Qui il “fanciullino” non è buono, tutt’altro, qui è semmai l’immagine della malvagità inconsapevole, quasi innocente nella sua implacabilità. A esser buono è il “mostro”, il rospo brutto, e per ciò stesso “cattivo”. Lui è l’unico ad aver l’animo tenero e sensibile, capace di vedere la bellezza della natura. Se ne sta per i fatti suoi, mentre i fanciulli, belli e amati, imperversano sul suo corpo sgraziato. Ad aver pietà di lui non è un uomo, non è una donna, ma un povero asino vecchio e  macilento, vittima a sua volta di percosse e brutalità.

 

 

Era un tramonto dopo il temporale.

C'era a ponente un cumulo di cirri

color di rosa. Presso la rotaia

d'un'erbosa viottola, sull'orlo

d'una pozza, era un rospo. Egli guardava

il cielo intenerito dalla pioggia;

e le foglie degli alberi bagnate

parean tinte di porpora, e le pozze

annugolate come madreperla.

Nel dì che si velava, anche il fringuello

velava il canto, e, dopo il bombar lungo

del giorno nero, pace era nel cielo

e nella terra.

 

Un uomo che passava

vide la schifa bestia; e con un forte

brivido la calcò col suo calcagno...

Venne una donna con un fiore al busto,

ed in un occhio le cacciò l'ombrella...

Quattro ragazzi vennero sereni,

allegri, biondi: ognuno avea sua madre,

a scuola andava ognuno. - Ah! la bestiaccia!

dissero. Il rospo andava saltelloni

per la scabra viottola cercando

la notte e l'ombra. Ed ecco i quattro bimbi

con una brocca a pungerlo, a picchiarlo,

a straziarlo. Sotto i colpi il rospo

schiumava, e i bimbi: - Come è mai cattivo! 

L'occhio strappato ed una zampa cionca,

cincischiato, slogato, insanguinato,

non era morto; e gli voleano i bimbi

gettare un laccio, ma scivolò via

arrancando. Incontrò la carreggiata,

vi si annicchiò fra l'erba verde e il fango.

Ed i fanciulli in estasi e in furore

s'erano certo divertiti un mondo.

Guarda, Piero! Di’, Carlo! Ugo, dà retta!

prendiamo, per finirlo, ora un pietrone.

E, rossi in viso, empivano di strilli

la dolce sera. Intanto uno rinvenne

con una grossa lastra: - Ecco trovato!

A stento la reggea con le due mani

piccole, e s'aiutava coi ginocchi.

 Ecco! - E ristette sopra il rospo, e gli altri

a bocca aperta, senza batter ciglio,

stavano intorno con la gioia in cuore.

E quello alzò la lastra. Uno... due...

 

 

Quando

videro un carro che venia tirato,

là, da un asino vecchio, zoppo, stanco,

con gli ossi fuori e con la pelle rotta.

Il barroccio veniva cigolando

nei solchi delle ruote, trascinato

dalla povera bestia. Essa il barroccio

tirava, e avea due cestoni indosso.

La stalla, dopo un giorno di fatica,

era ancor lungi; il barrocciaio urlava,

e segnava ciascun: - «Arrì »- d'un colpo.

Il solco delle rote era profondo,

pieno di melma, e così stretto e duro

ch'ogni giro di rota era uno strappo.

L'asino s'avanzava, rantolando

tra una nuvola d'urla e di percosse.

La strada era in pendio: tutto il gran carro

pesava sopra il ciuco e lo spingeva.

Ed i fanciulli videro, e, gridando

al lor compagno: - Fermo con la pietra!

dissero: - il carro passerà sul rospo;

c'è più gusto così.

 

Dunque, in attesa,

sgranavano gli allegri occhi i fanciulli.

Ecco, scendendo per la carreggiata,

dove il mostro attendea d'esser infranto,

l'asino vide il rospo: e triste, curvo

sovra un più tristo, stracco, rotto, morto,

sembrò fiutarlo con la testa bassa.

Il forzato, il dannato, il torturato,

oh! fece grazia! Le sue forze spente

raccolse, e irrigidendo aspre le corde

sugli spellati muscoli, ed alzando

il grave basto, e resistendo ai colpi

del barrocciaio, trasse con un secco

scricchiolio, fuori, e deviò la ruota,

lasciando vivo dietro lui quel gramo.

Poi riprese la via sotto il randello.

Allor nel cielo azzurro, dove un astro

già pullulava, intesero i fanciulli

Uno che disse: - Siate buoni, o figli.

 

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