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Radio Blog: Dario Pontuale, "Certi ricordi non tornano"

4 Febbraio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture

 

 

 
"C'è chi nasce in un punto qualsiasi e da quel punto se ne va, chi invece resta ancorato. Esistono solo due possibilità; la terza, chi va e poi torna, non merita considerazione, perché non c'è stata vera partenza o vero ritorno. Io rientro nella seconda specie, dov'è caduto il seme l'albero ha piantato radici".
 
Iniziamo a entrare nella storia di Certi ricordi non tornano di Dario Pontuale - Carta Canta Edizioni con la lettura di questo estratto che vi proponiamo oggi su Radio Blog.
 
Buon ascolto!
 
Lettura di Chiara Pugliese
 
Musica: Bensound
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Pietruccio Montalbetti, "Amazzonia, io mi fermo qui"

3 Febbraio 2019 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #luoghi da conoscere

 

 

 

Amazzonia, io mi fermo qui

Pietruccio Montalbetti

Editrice Zona, 2018

 

 

Il valore di Amazzonia, io mi fermo qui, ovviamente, non è nello stile, pur pulito e scorrevolissimo, ma nel contenuto.

Fra All’inseguimento della pietra verde, Fitzcarraldo e Passaggio a nordovest, in realtà un godibilissimo buon vecchio diario di viaggio in Amazzonia, scritto da Pietruccio Montalbetti, uno dei componenti la band - ma prima si diceva complesso – dei Dik Dik.

Montalbetti ha fatto un meraviglioso percorso in Ecuador, nel fitto della selva amazzonica, alle Galapagos e in Perù. È partito da solo, si è avvalso di compagnie occasionali, ha affrontato disagi e pericoli. Ne esce un ritratto di uomo curioso, innocente ma non sprovveduto, intelligente, sincero e gentile. Alcune scene sembrano un po’ cinematografiche e costruite ma non abbiamo motivo di dubitare della loro veridicità.

L’Amazzonia è un rigoglio di cose che pullulano, strisciano, volano, urlano; cose che pungono, avvelenano, azzannano. E di persone diverse da noi. Con innegabili differenze culturali che ci riesce difficile accettare. Noi occidentali, in particolare io, troviamo atroci le scene di brutali uccisioni di animali, anche se fatte per cibarsi, con buona pace di quelli che considerano non molto migliori le condizioni di vita e morte nei nostri allevamenti lager. Qui, almeno, sono mitigate per contrasto dalla dolcezza del protagonista, incapace di uccidere anche quando è attanagliato dai morsi della fame.

Di bello c’è la natura incontaminata - sebbene sempre più in pericolo - del bacino fluviale amazzonico. Cieli limpidi, alberi svettanti con in cima meravigliosi fiori colorati, pappagalli variopinti, bambini che sguazzano nudi e felici, scimmie di tutte le forme e misure. Ma anche insetti, vedove nere, anaconda, pirana e coccodrilli; anche insidie, agguati, teste mummificate, coltelli, acquazzoni e piogge incessanti; anche punture d’insetti, fame e pericoli.

Di buono c’è la libertà primordiale, il senso della vita come doveva essere all’inizio del tempo, fatta di cose semplici, di pura sopravvivenza, di affiatamento spontaneo e cameratesco fra compagni di viaggio, fra uomini di nazionalità, cultura ed estrazione diverse. C’è quel muoversi nella natura come fanno gli animali, annusando il vento, sviluppando sensi come l’olfatto che noi abbiamo atrofizzati, riscoprendo l’animale che è in noi. (Un po’ quello che l’etologo Marchesini ci invita a fare nel nostro rapporto col cane.)

Sorge prepotente la nostalgia per un mondo che non sarà mai più, che una parte di noi forse inconsciamente rimpiange, anche se, una volta presane coscienza per lo spazio d’un breve viaggio, è lieta di abbandonarlo per tornare con un sospiro di sollievo alla civiltà.

Le condizioni di vita degli indios, con le loro raccapriccianti zaza appese alle travi delle capanne - ovvero le teste rimpicciolite dei nemici uccisi - costituiscono un ecosistema che incuriosisce ma dal quale possiamo solo ritrarci, conservando, però, dentro di noi, il senso di un dubbio e di una possibilità. E se la civiltà e il progresso occidentali non fossero l’unico dei mondi possibili? Se ci fosse anche un’altra modalità, ancestrale, libera dai condizionamenti, dagli orari, dalla fretta, dall’obbligo di lavorare per vivere?

E colpiscono l’ospitalità e la generosità “da parte di gente che non aveva niente e per cui non ero niente”. La gentilezza, il riso, il pianto, il dolore, l’amicizia ci rendono universalmente umani.

Alla fine resta il rispetto per ciò che è diverso e non conosciamo. Resta la pietà per chi soffre. Soprattutto resta, prepotente, la nostalgia per questo eden incantevole e violento, insieme al fascino incontenibile dell’avventura, quello che ci fa sentire tutti, per un momento, un po’ Allan Quatermain e un po’ Indiana Jones.

 

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Radio Blog: Pee Gee Daniel, "Ego e libido"

2 Febbraio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #pee gee daniel

 

 

 

È uscito proprio in questi giorni il nuovo romanzo di Pee Gee Daniel, pubblicato dalle Leucotea Edizioni, che gode del titolo freudiano di Ego e Libido.
Prendetevi due minuti del vostro tempo per sapere di cosa parla e buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese

Musica: Bensound

   

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L'oroscopo di Febbraio

1 Febbraio 2019 , Scritto da Loredana Galiano Con tag #loredana galiano, #astrologia

 

 

 

 

Quattro new entry per il mese di Febbraio, bentornato:

   -) il 4 febbraio Venere entra nel segno del Capricorno;

   -) il 10 Mercurio entra nel segno dei Pesci;

   -) il 14 Marte entra nel segno del Toro.

   -) il 19 febbraio il Sole entra in Aquario.

 

Let me love you: è il mese di San Valentino, dei vecchi e nuovi amori, nascono nuove lunghe storie durature, perché Venere si veste di serietà congiungendosi a Saturno, ma sa diventare anche maliziosa e trasgressiva quando si unisce a Plutone, insomma sotto il vestito NIENTE.

Ma Venere non è solo amore, è creatività, affetti e benessere. Le vostre opere d’arte vedono la firma per un nuovo contratto di lavoro. Potreste essere chiamati per un rapporto di collaborazione per scrivere della vostra creatività, o addirittura decidete di adottare un animale randagio. Esprimete il vostro affetto per un vecchio amico che rientra nella vostra vita.

In questo oroscopo d’amore ogni segno segue il suo andamento, ogni segno si colora di un mantra da scrivere sullo specchio del bagno al mattino!

 

ARIETE: 21/3 – 20/4:    andamento esplosivo!

Azione ed energia sono il vostro pane quotidiano, entusiasmo ed impulsività sono nel vostro dna. Siete guerrieri, uomini e donne sempre in divisa, siete dei capi, dei condottieri, audaci, passionali e istintivi. Allungate la mano, Giove è generoso con voi! L’amore? Capriccioso ma serio, tradizionalista ma fedele. Abbiatene cura!

Il tuo mantra per Valentine’s Day:  sarà mio ad ogni costo!

 

TORO: 21/4 – 20/5:  andamento  morbido

Novità importanti, amore, benessere, energia, ambizione, concretezza, lungimiranza sono ingredienti che caratterizzano questo periodo invernale. Avete tutto a portata di mano, qualunque cosa voi vogliate. Sogni e fantasia vi riempiono le giornate e i vostri sogni sono fatti non solo di certezze materiali, ma anche di intuizione e ispirazione. L’amore? Come piace a voi! Serio, tradizionalista, convenzionale e finché morte non vi separi!

Il tuo mantra per Valentine’s day: andiamoci piano!

 

GEMELLI: 21/5 – 21/6:  andamento effervescente!

Volate basso e scoprite la bellezza di nuove cose, quelle piccole, che credevate insignificanti e invece hanno grandi valore. Occorre prudenza e pazienza nel rapportarvi con gli altri, anche se questi possono essere insopportabili. Cambiate atteggiamento e tutto andrà per il meglio. L’amore? Non è un flirt, non è giocoso, non è superficiale, ora le cose cambiano!

Il tuo mantra per Valentine’s Day: catturati dalla curiosità!

 

CANCRO:  22/6 – 22/7:  andamento romantico

Un concentrato di pianeti si sono messi contro di voi, ma niente paura, il dio Nettuno insieme al folletto Mercurio vi salvano regalando fantasia, socievolezza, simpatia e curiosità. Non serve chiudersi nel guscio, serve aprirsi e cercare soluzioni ai problemi, ispirazioni alla propria creatività. E’ tempo di scrivere creando, è tempo di far sul serio, è tempo di essere più disponibili e meno timidi.

Il tuo mantra per Valentine’s Day: coccole proprio come un tempo

 

LEONE:   23/7 – 23/8:  andamento plateale

State recuperando alla grande: ottimismo, benessere, buon umore, voglia di vivere, generosità. State tornando in voi stessi, a ruggire con orgoglio, a muovere la vostra criniera con dignità e fierezza. Il peggio è alle spalle, ce l’avete fatta, ora potete solo festeggiare, magari tutti i giorni. L’amore? Per voi è prendersi cura tutti i giorni dell’altro, come se fosse fatto a voi.

Il tuo mantra per Valentine’s Day: fate largo a questo Fuoco!

                                                        

VERGINE:  24/8 – 22/9:   andamento circospetto

Sicuramente avrete brindato al nuovo anno, ora è il caso di brindare al nuovo mese, perché una serie di pianeti di transito positivi al vostro Sole non fanno che ricordarvi che la vita va festeggiata ogni giorno, come se fosse il primo, l’unico e l’ultimo giorno. L’amore? Concreto, razionale, lungimirante, spicciolo e ben definito.

Il tuo mantra per Valentine’s Day: aiuto, scappo. Anzi no!

 

BILANCIA: 23/9 – 22/10:  andamento estatico

Una serie di ostilità mettono a dura prova il vostro umore e la vostra serenità familiare e affettiva. In questi casi, quando vi sentite sotto pressione, quando tutto non va come voi vorreste, prendete un editor test oppure, semplicemente un foglio di carta colorata e una penna e scrivete quello che desiderate, come volete stare, cosa vi aspettate. L’amore? Amorevolmente serioso, con compromessi e mediazione.

Il tuo mantra per Valentine’s Day: vi tocca stare allo scherzo!

 

SCORPIONE:  23/10 – 22/11: andamento erotico

Siete più disponibili agli altri, più pazienti e tolleranti, più amorevoli e dolci, non sembrate più voi. Ora dipingete il mondo in rosa, sorridete a tutti, amate tutti senza sospetto. Stabilità, pragmatismo, razionalità sono gli ingredienti giusti per andare avanti seguendo le vostre scelte. Sicuri di voi stessi, andate veloci come un treno, nulla vi spaventa, nemmeno le sfide. Siete pronti per la prossima sfida di Urano prossimamente? Certamente sì. L’amore? Meno trasgressivo e misterioso del solito, riservato e discreto sì, senza fronzoli e senza turbamenti.

Il tuo mantra per Valentine’s Day: al di là del bene e del male.

 

SAGITTARIO: 23/11 – 21/12: andamento fiducioso

Vi sentite come se tutto vi fosse dovuto, sorridete alla vita e la vita vi sorride. Siete ottimismi, ingenui, grandi insegnanti della vita, sempre con lo zaino in spalla per prenotare al volo un aereo e volare in Guatemala. Giove vi dona grandi possibilità di raggiungere i vostri traguardi, anche quelli spirituali e filosofici, l’importante è decollare anche con il vento contrario. L’amore? Mentre si preparano gli ingredienti per un dolce, mentre si parla di grandi avventure!

Il tuo mantra per Valentine’s Day: sorridimi e ti sorriderò!

 

CAPRICORNO: 22/12 – 20/1:  andamento stupito

Piano piano state raggiungendo alte vette non per vedere che tempo fa lassù, ma per ammirare la vostra scalata al successo, che è iniziata da qualche tempo. Quasi che dominiate tutti dall’alto, con l’orgoglio di chi ha molta fiducia in se stesso, di farcela sempre, nonostante tutto. L’amore? Troppo serio, quasi freddo e austero, privo di fronzoli, ma pieno di certezze!

Il tuo mantra per Valentine’s Day: senza alcuna difesa!

 

AQUARIO: 21/1 – 19/2:   andamento contestatario

Con il transito di Giove nella vostra undicesima casa vi sentite più leggeri, più equilibrati, più socievoli. L’Amicizia è il vostro balsamo per la vita, più dell’amore e della famiglia, ritrovate rapporti appannati e nuovi ne nascono, dispensate il vostro sapere a chiunque, anche ad una pigna in terra sotto un albero. Avete la possibilità di rilassarvi e divertirvi, di riposare la mente al contempo stimolandola, senza abbandonarvi ai programmi della tv o davanti a un talk show. L’amore? Quanto basta per impegnarsi senza intaccare la propria libertà e la propria autostima.

Il tuo mantra per Valentine’s day: tutto sommato perché no?

 

PESCI: 20/2 – 20/3: andamento struggente

In fondo non vi sentite così feriti da un Giove dissonante, ma vi suggerisce solamente di pensarci due volte nel fare i prossimi passi, di valutare ogni piccolo dettaglio, di diminuire il vostro entusiasmo e di essere meno creduloni. Forse diminuisce un po’ la fiducia che avete in voi stessi, ma questo vi mette in guardia da eventuali dubbi e incertezze che affollano la vostra mente. L’amore? Per voi è un dolce fatto di zucchero e miele, con la voglia di evadere quando si vuole!

Il tuo mantra per Valentine’s day: a qualunque prezzo!

 

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Radio Blog: Sandra Petrignani

31 Gennaio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #sandra petrignani, #persoanggi da conoscere

 

 

 

Appena ho finito di leggere questo libro, esattamente il giorno dopo o forse due al massimo… ho ricominciato a leggerlo di nuovo! Non è uno scherzo, non ho potuto resistere a quella brutta sensazione di solitudine che ti prende quando finisci un libro che avresti voluto continuare all’infinito e, quel che più mi ha sorpreso, è che la seconda lettura mi è parsa forse ancora più entusiasmante della prima. Di Natalia Ginzburg avevo letto diversi libri, ma non immaginavo che, ancor più dei suoi racconti, sarebbe stata  la SUA personale storia che mi avrebbe definitivamente conquistato, la storia di Natalia Levi prima, poi Natalia Ginzburg.

Già nelle pagine di Lessico famigliare la si inizia a conoscere piuttosto bene e, in fondo, in tutta la sua produzione letteraria la scrittrice parla indirettamente di lei e della sua famiglia. Come lei stessa dice, intervistata da Luigi Silori: “La realtà io in fondo l’ho raccontata sempre, soltanto la mascheravo e la mescolavo ad elementi fantastici”. Ma è con questo libro, La Corsara, che finalmente abbiamo un ritratto accurato e completo di questa grande scrittrice e intellettuale italiana del Novecento.

Oggi a Radio Blog abbiamo il grandissimo piacere di conversare con l’autrice Sandra Petrignani dunque, come al solito, mettetevi comodi e … buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese

Musica: Bensound

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

 

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Fotogrammi: MELVIN SOKOLSKY "Bouquet Seine"

31 Gennaio 2019 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #fotogrammi, #fotografia, #arte, #personaggi da conoscere

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter FestBouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Bouquet Seine di Melvin Sokolsky e l'omaggio di Walter Fest

Dalla serie "Bubble and fly"
 

Amici lettori, blogfan della signoradeifiltri, eccomi ritornato per una nuova serie di illuminazioni artistiche: "FOTOGRAMMI".

Questa volta mi immergerò per voi, insieme a voi, nel grande mare della fotografia, inizierò a scrutare, scovare, occhiare, acchiappare i migliori fotografi del mondo, potrebbero essere noti o meno noti e, di sicuro, l'immagine fotografica e i miei scarabocchi saranno i protagonisti. Di volta in volta analizzerò e descriverò la loro vita e le loro opere, saranno in bianco e nero o a colori?

A sorpresa, per il vostro piacere, apriremo le pagine di questa tecnica artistica ma in tutto questo non sarò solo, sarò accompagnato dal mio amico fedele e titolato assistente Mario il benzinaio. Questa volta sarà un'escursione viaggiante perché io e lui andremo a spasso per il tempo a bordo di una vecchia Fiat 500, gireremo in lungo e in largo. Il nostro mezzo non è un bus ma c'è posto per tutti, siete pronti? In vettura, si parte, e ricordatevi di allacciarvi le cinture della fantasia, vi porterò molto lontano.

Sto aspettando, sulla solita piazza alberata, il mio amico Mario, di solito è puntuale come un barista birmano, eccolo, lo vedo arrivare.
 

- Ciao Mario, forza che i lettori della signoradeifiltri ci aspettano.
 

- Avrebbero ragione, sei mancato per qualche settimana.
 

- Ho avuto un po' da fare.
 

- Certo, avrai visto un sacco di film e mangiato tanta cioccolata.
 

- Non spifferare i nostri gusti segreti, comunque saremo in tema, sai di che parleremo?
 

- Ho visto il titolo della nuova serie "Fotogrammi", con cosa e con chi cominciamo?
 

- Melvin Sokolsky.
 

- Metti in moto la 500 e andiamo a tutto gas!
 

- Ma abbiamo il motore elettrico a energia solare!
 

- Non ti ricordi che con la fantasia possiamo viaggiare a velocità supersonica?
 

- Eh sì, ma cerchiamo di prendercela comoda eh!

 

Melvin Sokolsky (nato a New York il 9 ottobre 1933), fotografo e regista americano. Quando Melvin era un ragazzino, non era per nulla simile agli attuali, pieni di giocattoli e confusi in un consumismo sociale straripante, il piccolo Melvin, a soli dieci anni, era già un piccolo appassionato di fotografia, affascinato dalla fotocamera del padre. Sin da bambino inizia a sognare, può farlo perché libero da condizionamenti e, prestissimo, come un medium riesce leggere nel proprio futuro. Sono queste le questioni affettive che fortunatamente per certi artisti accendono la miccia della creatività che segnerà il loro destino. Quella professione a vent'anni sarà il lasciapassare per la libertà. Da giovani si è perennemente entusiasti e col sorriso sulle labbra, è così che Melvin entrò nell'ambito pubblicitario, esordendo per la rivista americana di moda Harper's Bazaar. Dopo centinaia di migliaia di scatti, nel 1963 l'inventiva dell'artista emerge con la serie "Bubble".

Melvin Sokolsky aveva aperto il diaframma della sua fotocamera per allargare la luce del nuovo modo di interpretare la fotografia di moda e pubblicitaria, uscendo in strada, normalissime strade fra normalissime persone, testimoni della realizzazione di un'opera d'arte fotografica, fra immaginazione e affascinante eleganza.

Nella sua arte non ci sono solo la tecnica, la manualità, il conoscere la luce e tutti gli aspetti legati alla buona ripresa fotografica, nelle sue immagini c'è anche la passione per i pittori del cinquecento. La sua relazione con la pittura si manifesta anche nella serie delle bolle sulla Senna, con un riferimento al surrealismo.

Nelle opere di Melvin Sokolsky è molto importante lo studio grafico, attraverso una serie di disegni e bozzetti preparatori per gli scatti, ma la sua visione artigianale e tradizionale non gli impedisce di apprezzare gli attuali cambiamenti del mondo della fotografia, i progressi tecnologici che rendono più facile per chiunque fare una buona foto. Tutti gli artisti sanno aggiornarsi, riconoscere e confrontarsi con le nuove realtà, l'arte vera è fatta di passione e talento, lavoro e sacrificio, e solo un buon artista riesce a manifestare tutta la propria anima in un colpo di genio. Per Melvin Sokolsky non serve scandire la sua bio, basta lasciare parlare le sue fotografie, vere opere d'arte.
"Non ti ho preso per le mie idee, ti ho preso per le tue idee.” Henry Wolf

 

- Mario, la vedi questa foto?
 

- Che ci fa una modella dentro una sfera trasparente su un fiume?
 

- Sembra molto irreale vero? Mi ha colpito moltissimo il momento che ho scoperto questo fotografo e visto questa serie di opere.
 

- Galleggia e si sposta a pelo d'acqua come se fosse su una barca immaginaria.
 

- Melvin Sokolsky ha avuto una genialata, era il 1963, a quell'epoca per scattare una foto del genere bisognava essere pazzi.
 

- Oppure avere una grande inventiva, come si può ricercare l'originalità senza rischiare un flop?
 

- Io credo che quella serie di scatti, oltre a venire realizzata attraverso una grande e scrupolosa preparazione tecnica, nel fissare quelle sfere con dei cavi che le mantenessero in completa sicurezza, comportava che tutte le location fossero impregnate di una grande energia creativa fra tutto lo staff, e Melvin Sokolsky ne era il regista, con la sicurezza di sapere che stava realizzando una grande opera d'arte.
 

- Mi sarebbe piaciuto essere lì per rimanere meravigliato di fronte a quella lavorazione. Che poi, in fondo, era completamente artigianale, senza effetti speciali.
 

- Sì, Mario, hai detto bene, tutto senza effetti speciali e ausilio di trucchi scenici, le sfere trasparenti sono in plastica e galleggiano realmente sul fiume o nel vuoto, come in altri scatti effettuati a Parigi.
Che ne dici se ci proviamo pure noi con la nostra 500?

 

- A volare?
 

- Come Peter Pan!
 

- Che mondo sarebbe senza la fantasia?
 

- Forza, proviamo, e dove andiamo?
 

- A cercare un altro fotografo.
 

- Prima possiamo andare a prenderci cioccolato caldo?
 

- E' un classico, certo con la dolcezza si vive meglio... Amici lettori della signoradeifiltri, io e Mario andiamo alla ricerca di un nuovo fotografo, non possiamo darvi anticipazioni, sicuramente dopo un cioccolato caldo avremo una bella ispirazione.

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Radio Blog: Carlo Valentini, "Elvira"

30 Gennaio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #poli patrizia, #recensioni, #pittura

 

 

 

"Essere ritratti da Modì, si era soliti dire nell’ambiente, era come “farsi spogliare l’anima”. L’ambiente è quello di Montmatre e Montparnasse, il ritratto in particolare campeggia sulla copertina del libro di Carlo Valentini: Elvira la modella di Modigliani"- Graus Edizioni.

 

Riscopriamo questo libro grazie alla recensione di Patrizia Poli amministratrice di signoradeifiltri.blog.

Buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese

Musica: Incompetech
Per contattarci:radioblog2017@gmail.com

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L'incenso

29 Gennaio 2019 , Scritto da Laura Nuti Con tag #laura nuti, #miti e leggende

 

 

 

 

La figlia di Minia smise di parlare e di nuovo si sentirono canti e grida giungere dalla strada.

-  La tua storia è bellissima, mia cara - disse il padre, commosso dalla triste sorte di Piramo e Tisbe - Ma ora, ti prego, vai a onorare Bacco, insieme alle tue sorelle. Sento che anche la nostra casa sta per essere colpita dalla sventura! –

- Ma no, padre, non temere: qui siamo al sicuro, niente può farci del male! - risposero sorridendo le fanciulle - Rimani ancora con noi, abbiamo tante storie da raccontarti! Ascolta...

E la seconda figlia cominciò a narrare:

«Un giorno il Sole si innamorò di una bella principessa, di nome Leucotoe. Era così innamorato che, per poterla ammirare più a lungo, sorgeva presto e tardava a tramontare, perciò rendeva più lunghe le sere d’inverno.

Di notte i quattro cavalli del Sole si riposano dalle fatiche della giornata e pascolano nelle terre che si trovano agli estremi confini del mondo. Non si nutrono d’erba, ma d’ambrosia, il meraviglioso cibo degli dèi: chi ne mangia diventa immortale, perciò i cavalli del Sole sono sempre forti e giovani.

Mentre Piroente, Eoo, Etone e Flegetonte brucavano tranquilli il loro cibo divino, il Sole decise di incontrare la dolce Leucotoe ...

La fanciulla, figlia di Orcamo, un re dell’Oriente, era timida e schiva. Le sue compagne pensavano già alle nozze e facevano progetti per il futuro: un bravo marito, la casa, i figli ... Leucotoe, invece, sognava l’amore. Passava il giorno lavorando al telaio e, mentre la spola volava fra un filo e l’altro, anche i pensieri della fanciulla prendevano il volo e la sua mente si riempiva di immagini bellissime e vaghe, che le facevano battere il cuore. Non si era mai innamorata, ma sapeva, sentiva, che questo stava per accadere: colui che attendeva da sempre, era vicino...

Da qualche tempo Leucotoe faceva uno strano sogno: la sua stanza, a un tratto, si riempiva di una luce bellissima, che l’avvolgeva tutta. Si sentiva invadere da un calore meraviglioso e sconosciuto: era la perfetta felicità! Poi quel calore improvvisamente svaniva e la stanza diventava sempre più buia, sempre più fredda, sempre più desolata ... Leucotoe si svegliava piangendo, in preda al terrore.

Una notte aveva raccontato il sogno a sua madre Eurinome, che era accorsa per consolarla.

-  Non temere, figlia mia! - aveva detto la donna, abbracciandola - Tutte le fanciulle, quando pensano all’amore, sono piene di gioia, ma provano anche strani timori ... Non aver paura del futuro e confidati con me: anch’io sono stata giovane, posso capirti! Però, ti prego, non parlare di questo a tuo padre: per lui sei sempre una bambina e non vuole che tu pensi all’amore. Ha paura che qualcuno ti inganni. Farebbe qualunque cosa per difenderti, qualunque cosa!

 La fanciulla, rasserenata dalle parole di sua madre, aveva ripreso a tessere e a sognare.

Anche quella sera Leucotoe sedeva al telaio, al lume della luna, circondata da dodici ancelle; e il Sole, intanto, avvolto in un mantello scuro, si avvicinava alla casa della fanciulla ...

- Come posso restare solo con lei? - pensava il dio - Certo re Orcamo avrà ordinato alle ancelle di non lasciarla neppure un attimo ... È terribilmente geloso e orgoglioso! Come fare? Ecco, ho trovato! Prenderò l’aspetto di Eurinome: chi può sospettare di una madre? -

In un attimo si trasformò; quindi entrò nella stanza e si avvicinò a Leucotoe.

Da vicino, la fanciulla era ancora più bella, più dolce, più gentile ... Il Sole, tremante, la baciò, proprio come una madre può fare con la figlia. I capelli di Leucotoe avevano un profumo meraviglioso ...

-  Nessuno dei fiori che faccio nascere ha questa fragranza! - pensò il dio; poi disse, rivolto alle ancelle:

-  Uscite, vi prego! Ho bisogno di parlare con la mia figliola –

Le ancelle ubbidirono e in un attimo lasciarono la stanza. Per il Sole, quell’attimo fu lungo come un secolo! Appena Leucotoe rimase sola, la strana madre le sussurrò:

- Io sono colui che illumina la Terra, fa crescere il grano, crea le stagioni ... Ma tutto questo non vale il profumo dei tuoi capelli. Ti prego, credimi: sono innamorato di te! -

Per lo spavento, la fanciulla lanciò un grido e lasciò cadere la spola ... La paura la rendeva ancora più candida e bella.

Allora il Sole riprese l’aspetto consueto e si mostrò in tutto il suo splendore; subito i timori di Leucotoe svanirono: colui che aspettava era giunto, finalmente!

- Io ti conosco già – disse la fanciulla - Ti ho visto tante volte nei miei sogni, e ti amo da sempre!

Così, per qualche tempo, nessuno, sulla Terra o nel cielo, fu più felice del Sole e della sua Leucotoe ...

E come tutti gli innamorati, essi si curavano solo del loro amore, senza accorgersi di ciò che accadeva intorno.

Anche Clizia, l’amica più cara di Leucotoe, era da tempo innamorata del Sole, ma lui non l’aveva mai degnata di uno sguardo. Quando lei le confidò il suo segreto, Clizia si senti bruciare di dolore e di gelosia. In un momento di rabbia, andò da Orcamo e gli raccontò che la figlia, di notte, si incontrava col Sole.

- È un dio che si innamora facilmente, quello! - disse Clizia al re - E con la stessa facilità abbandona chi ha conquistato; poi si vanta delle sue imprese con gli dèi e con gli uomini! Ho visto piangere tante fanciulle e anch’io sono stata una sua vittima ... Ora tocca a Leucotoe perdere l’onore e subire l’ennesimo inganno! -

A quelle parole, re Orcamo si sconvolse: la sua unica figlia, la luce dei suoi occhi, insultata e ingannata! Era così fragile e innocente: sarebbe morta di dolore ... Tutti avrebbero riso di lei e del suo sciocco padre, che non aveva saputo difenderla!

- Devo salvarla, a ogni costo! - pensò, fuori di sé dal dolore - Devo nasconderla in un luogo dove il Sole non possa mai più raggiungerla!-

La mente del re cadde preda della follia ... Così chiamò le guardie e ordinò che la figlia fosse seppellita in una fossa profonda e poi coperta da un pesante mucchio di terra!

Tutto accadde in un attimo. Re Orcamo, sguainata la spada, trafisse Eurinome, che cercava di difendere la figlia; le ancelle, sbigottite, si nascosero negli angoli più remoti del palazzo; Leucotoe, mentre le guardie la trascinavano verso la fossa, ebbe solo il tempo di ricordare il suo antico sogno ... Ma fu un attimo: poi il freddo e il buio l’avvolsero per sempre.

Quando il Sole venne a sapere ciò che era accaduto, gridò di dolore, come impazzito: dopo la morte di suo figlio Fetonte, non aveva mai provato una pena così grande! Disperato, il dio trapassò con i raggi il mucchio di terra, raggiunse Leucotoe, l’abbracciò, cercò di riscaldare quel corpo gelido, ma invano: non riuscì a fare niente per strapparla alla morte! Allora cosparse di nettare la terra sotto la quale giaceva la fanciulla e disse, fra le lacrime:

- In questo modo riuscirò a portarti in cielo con me! -

Subito il corpo di Leucotoe, imbevuto di nettare, si discioglie in un liquido odoroso, che bagna la terra; poi, a poco a poco, un arbusto, l’incenso, mette radici e cresce, fino a raggiungere la luce del Sole.

Da allora, nelle cerimonie in onore del dio, i sacerdoti gettano nel fuoco rami d’incenso. Quando il calore della fiamma l’avvolge, l’arbusto ricorda gli abbracci appassionati del Sole e dalle sue ceneri si sprigiona ancora il profumo dei capelli di Leucotoe. Poi quella meravigliosa fragranza sale verso l’Olimpo, in cerca del dio innamorato ...»

 

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Radio Blog: Dino Buzzati, "Barnabo delle montagne"

28 Gennaio 2019 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #valentino appoloni, #recensioni

 

"Si tratta di un breve romanzo di Dino Buzzati, pubblicato nel 1933 quando l’autore era ventisettenne [...] ci si muove davanti a scenari di grande suggestione, tra vette, crode, ghiaioni, foreste".

 

Oggi riscopriamo Barnabo delle montagne di DINO BUZZATI - Libri Mondadori e lo facciamo grazie ad una recensione scritta da Valentino Appoloni proprio per noi di signoradeifiltri.blog.

Buon ascolto!

 

A cura di Chiara Pugliese
Musica : Incompetech
Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

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O LUNA, O LUNA TU ME LO DICEVI … di Angelo Malinverni

27 Gennaio 2019 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #storia, #recensioni

 

 

 

 

Angelo Malinverni, torinese, medico, classe 1877, ci ha lasciato un diario di guerra molto particolare che copre la sua esperienza al fronte dal 1915 al 1918 nell’alto Isonzo. Il titolo del libro ricorda l'ardita impresa degli alpini che presero il Monte Nero, guidati dal tenente Picco.

L’opera fu apprezzata da Marinetti che ne lodò l’ottimismo futurista e l’assenza di nostalgie deprimenti. C’è da chiedersi le ragioni del giudizio del celebre letterato; certamente il diario è vivace quanto a scrittura e terminologia, linguisticamente appare originale e fuori dai consueti  schemi espressivi. Malinverni chiama le nuvole “nubecole”,  gli shrapnel diventano “srapanelli”, parla di occhi “impeciati di sonno” e gli esempi di invenzione sono davvero molti.

Ma per il resto l’opera non fa (poco futuristicamente) sconti nel raccontare la sofferenza senza rimedio del combattente.

Non c’è esaltazione per la guerra, ma vivissima solidarietà verso i compagni, con pagine intensissime quando si narra di rapporti di amicizia recisi da qualche arma nemica.

Malinverni si sente pienamente partecipe dei disagi e dei pericoli della trincea; sta in prima linea e ha cultura militare oltre che coraggio, tanto da diventare addirittura aiutante maggiore nel battaglione, pur continuando a fare il medico. Una situazione decisamente particolare. Eccolo disegnare le postazioni nemiche, compilare il resoconto dei fatti d’arme da inviare ai superiori, suggerire un’azione per uscire da un momento di grave impasse o dipingere il paesaggio dato che è anche un pittore.

È un testo che spesso ci fa sorridere; come nel Diario di un imboscato di Attilio Frescura, il libro abbonda di battute, episodi spassosi, ironia.

Non si può comunque non pensare all’elenco dei tanti caduti del battaglione in cui il medico era diventato per i commilitoni una sorta di mascotte e di portafortuna, dato che, in mille azioni cui anch’egli aveva preso parte, l’esito era stato abbastanza felice per il reparto. I molti episodi del 1915 descrivono con efficacia le prime fasi della grande mattanza al fronte e danno l’idea del compito immane dei medici durante le battaglie: “.. passo da un ferito all’altro, al fioco lume d’un moccolo vagolante sostenuto dal cappellano ... Che fare di fronte ai feriti all’addome, votati a morte quasi certa, che bisognerebbe muovere, e qui non si possono tenere?”

Particolarmente intenso è il resoconto di una giornata passata a Gorizia allo scopo di procurarsi le bare per gli ufficiali amici morti, passando a stento tra le maglie della burocrazia e col pensiero sempre ai compagni perduti.

Esemplare, inoltre, quando descrive gli spostamenti notturni in montagna tra strapiombi e dirupi, con il rischio delle valanghe che obbligano a soccorsi temerari per cercare di salvare i soldati travolti.

Il dato di fondo, comunque, è che il tono leggero e a tratti scanzonato non riesce a distogliere dal dramma consumato sui monti del Carso, raccontato in modo indimenticabile.

Chi desidera procurarsi il libro, può scrivere all’Associazione Carsoetrincee (carsoetrincee@gmail.com) che ha curato la riedizione di ottimi diari e memoriali, tutti recensiti in questo blog.

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