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Alberto Simone, "L'arte di volerti bene"

20 Luglio 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni

 

 

 

 

L'arte di volerti bene di Alberto Simone (Tea Edizioni, 2020) è un invito purificatore all'arte della cura, una saggia priorità esistenziale, in cui la necessità e l'urgenza del monito individuale a coltivare il bene, a riconoscere il valore potenziale della nostra anima e l’accettazione delle nostre finitezze umane, meritano la possibilità intensa dell'arricchimento emotivo. L'autore offre il sostegno efficace dell'autostima, analizzando ogni valutazione positiva delle proprie capacità,  dedicando l'attenzione alla preziosa abitudine alla disponibilità umana, a custodire il corpo e la mente, in un equilibrio meraviglioso sulla soglia dell'espressione. Il libro è un dono propizio strategicamente sostenuto nel linguaggio brillante e costruttivo e nel degno senso di amore e di comprensione, facoltà comunicative utili affinché possano crescere e progredire  i nostri aspetti migliori. Attraverso il coraggio percettivo di cambiare le cose, l'autore consegna un favorevole apprendimento, una beata opportunità per imparare a vivere di nuovo, anche attraverso gli errori, ed estrarre l'insegnamento nascosto dietro alle colpe. La serena lezione di Alberto Simone è una compiuta scommessa alla benevolenza, sui luoghi, sulle relazioni, sulle attività e sui pensieri che nutrono la gioia di vivere, la pace e la piacevolezza. Un'energia necessaria per affrontare lo stress della vita quotidiana e un incoraggiamento incondizionato ad apprezzare la possibilità infinita della spontanea dedizione di ogni disposizione d'animo. I testi descrivono l'abilità essenziale della salute emozionale, costituiscono la base per valorizzare il nostro cammino e costruire una vita appagante, prendendoci premura del nostro benessere. Un'occasione adatta per riconoscere il giusto valore del tempo, per privilegiare la sintonia, l'intesa e la complicità con il mondo, identificando pensieri e gesti in un atteggiamento cosciente. Ogni motivazione dell'anima è un ascolto intimo, un miracolo emotivo che sprigiona forza poetica dalla sua materia, raccontando attraverso una lettura privata e strettamente privilegiata la raffinata sensibilità, amplificando con le facoltà sensoriali tutta la sincerità sentimentale dell'autore. Alberto Simone si rivolge sempre al lettore, con le sue infinite evocazioni, antiche corrispondenze di buon senso tra sensazioni sorprendenti e meraviglie ancestrali che si assestano nel riflesso della consapevolezza e hanno sempre vita e luce propria. La realtà abbraccia l'esigenza eloquente del valore morale come un contenuto di profonda ed autentica originalità. Il tema trattato alterna spazi e tempi assoluti, si svolge tra dolore e ironia, precarietà e perfetta lucidità nella fedele, costante ed inalterabile fiducia nell'uomo. Le vicissitudini umane, che toccano ognuno di noi, rintracciano e ritracciano la memoria dell'autore, capace di restituire in dono i sapori, gli odori, i colori della vita. Giochi di specchi, sovrimpressioni, rifrazioni generano disorientamenti inattesi negli ostacoli, ma graditi e felici compiacimenti nelle “resistenze interiori”. Le parole non sono mai in fuga, hanno la complicità dell'ascolto, elemento fondamentale nella comprensione umanissima e carnale. L'ebbrezza di ogni nuova gratificazione convince e persuade il passaggio di ogni piccola rinascita emotiva, meditata per evolvere il desiderio di essere felici.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

La buona notizia è che puoi sottrarti in ogni momento a un'esistenza guidata dal passato o dagli automatismi mentali in cui ti sei ritrovato incastrato. Concediti la possibilità di praticare l'ascolto consapevole: vedrai la mente svuotarsi un po' alla volta di tanti pensieri inutili e tornerai a essere presente con la rinnovata spontaneità di un bambino.”

 

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“La nostra essenza più autentica è la sola che si trasmette e si propaga intorno a noi. Ancora una volta la corrispondenza tra la dimensione interiore e la realtà si rivela determinante se la comprendiamo e cominciamo a vivere rispettando questa verità. Prenditi dunque cura del tuo giardino interiore con la fiducia che questo e null'altro cambierà la realtà intorno a te.”

 

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“Accettare significa smettere di creare separazione tra te e il mondo, e soprattutto cercare di aggiustarlo perché corrisponda alle tue aspettative anche quando non  ce n'è alcun bisogno.”

 

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“Dunque quello che pensi può farti ammalare o può guarire le tue stesse malattie. E siccome sei tu e nessun altro “il pensatore”, osserva bene quello che pensi e decidi la tua terapia.”

 

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“Ed è dalla comprensione di cosa proviamo, di come ci sentiamo, che ricaviamo il principale orientamento e siamo in grado di valutare la convenienza, la bontà e l'utilità delle nostre decisioni. Guardare dentro noi stessi è la strada migliore per creare il mondo che vogliamo.”

 

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“Una mente calma è la condizione preliminare per raggiungere qualsiasi cosa e realizzare qualsiasi obiettivo, ma, più di ogni altra qualità, una mente calma è una mente riparativa, che può curare qualunque distorsione o squilibrio in te e nella realtà che ti circonda. Prenditi cura della tua mente e ti prenderai cura del mondo intero.”

 

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“Essere consapevole del valore energetico di quello che vive dentro e fuori di te ti permetterà di fare le tue scelte, evitando ciò che ti indebolisce a favore di ciò che ti rende più resiliente, una visione che ti aiuterà a orientarti tra le emozioni, i pensieri, le relazioni con quello che ti circonda e presto manifesterà i suoi benefici in ogni aspetto della tua vita.”

 

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“L'arte di volersi bene può nascere da una decisione istantanea, da un'illuminazione o da un lampo improvviso di consapevolezza. Oppure da un percorso che ha già le sue aree di sosta e di progressiva riparazione....”

 

 

 

 

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Cinzia Diddi presenta a Porto Cervo il suo libro.

18 Luglio 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #eventi

 

 

Cinzia Diddi Presenta a Porto Cervo il suo Libro La Stella più bella/ Falco editore.

Il 28 Luglio a Porto Cervo Barbara Castellani presenta la 3 edizione di Fashion Night. Ospiti dell’evento Miriana Trevisan e Antonio Zequila. Ore 20:30 presentazione del Libro a seguire sfilata del Luxury brand Cinzia Diddi.

In La Stella più Bella abiti raffinati, 11 modelle ma anche poesie e frasi di personaggi: si sono uniti infatti al libro, dando il loro amichevole contributo con un pensiero scritto, parole molto belle e di grande sensibilità, personaggi del mondo dello spettacolo, dell’arte, medici, musicisti, giornalisti: Giucas Casella, Luca Ward, Fabrizio Manfredini, Marino Bartoletti, Serena Grandi ed il figlio Edoardo Ercole, Carmen Russo, Lorenzo Flaherty, Josè Dalì, Fabrice Quagliotti, Elisabetta Pellini, Carmen Di Pietro, Serena Baldaccini, Luigi Landi, Philippe Leon, Stefano Brizi, Jean Michel Byron, Mauro Massimiliano Calandra, Ivan Margari, Marko Carbone, Giovanni Errera, Rosaire Riccobono, Eugenio Mori, Gianluca Martino, John Biancale, Antonella D’Adamo, Francesca Lecce, Alessio Arcaleni, i medici Marco Giannini, Concetta Rotondo, Edoardo Raspelli, Alberico Lemme.

Alta moda, bellezza, poesie, pensieri, raccolta di fondi: il ricavato della vendita del libro sarà devoluto in beneficenza. Cinzia Diddi è una nota stilista italiana e scrittrice, conosciuta non solo per il suo marchio di lusso ma anche per aver vestito molti personaggi del mondo dello spettacolo, in film programmi televisivi, red carpet, spettacoli teatrali. Attrice in film e cortometraggi. È stata considerata, dalla cronaca, come la stilista che veste l’anima.

Nasce a Prato, la patria del tessuto. Il Luxury brand Cinzia Diddi è indossato da molte persone del mondo dello spettacolo. Attori importanti, annunciatrici televisive, soubrette, red carpet, spettacoli teatrali hanno tutti il colore, lo stile e la firma della stilista pratese. Molti i personaggi famosi vestiti: Emanuela Aureli, Stefania Orlando, Edoardo Ercole, Veronica Satti, Beppe Convertini, Enzo Paolo Turchi, Francesco Guasti, Gabriella Carlucci, Ilary Blasi, Serena Grandi, Carmen Russo, Carmen Di Pietro, Giucas Casella, Piero Maggiò, Mariagrazia Cucinotta, Annalisa Minetti, Eleonora Daniele, Mila Suarez, Demetra Hampton, Stefano Masciarelli, Alessandro Haber, Elisabetta Pellini, Milena Vukotic, Daniela Giordano, Barbara Kal, Cristofer Lambert, Marino Bartoletti, Corinne Clery, Corrado Solari, Chiara Iezzi, Ray Abruzzo.

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Torna Elba Book Festival

17 Luglio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi

 

 

 

 

Elba Book Festival torna con un’edizione speciale:

martedì 21 luglio serata unica a Rio nell’Elba, con il Premio “Lorenzo Claris Appiani”

e il ricordo di Luis Sepúlveda, insieme a Ilide Carmignani, Loredana Lipperini e Marino Sinibaldi.

 

 

Il senso di ritrovarsi dal vivo. Il 2020 sarà un anno che non dimenticheremo, in cui gli eventi hanno preso pieghe inaspettate e inimmaginabili, il mondo è stato travolto e tutti siamo chiamati a riflettere sulle ripercussioni sociali, culturali, economiche che ci porteremo addosso per lungo tempo. Le manifestazioni culturali sono in gran parte migrate online, ma Elba Book Festival ha scelto di rimanere ancorato alla propria natura fortemente connotata dallo stretto legame con il territorio. Non potendo invitare gli editori e allestire gli stand, gli organizzatori hanno voluto dare un segno tangibile di resilienza, restando fedeli alla vocazione comunitaria di questo evento che da sei anni celebra la lettura come atto di emancipazione e consapevolezza politica e il coraggio delle imprese editoriali indipendenti. La sesta edizione, patrocinata e sostenuta dal Comune di Rio, manterrà fede al Patto per la Lettura sottoscritto con la Regione Toscana, e sarà possibile anche grazie al supporto di aziende premurose e lungimiranti quali Moby, Locman Italia e Ilva.

«Senza l’emergenza e le conseguenti restrizioni – esordisce Andrea Lunghi, presidente dell’Associazione “Elba Book” – la sesta edizione del festival avrebbe organizzato una riflessione circolare sul vuoto: una sensazione intima, profonda, personale, una grande metafora sociale da analizzare, per provare a dare risposte generative. A partire dalle suggestioni paesaggistiche di quest’isola, come le miniere di ferro, un tempo fonte di lavoro e benessere, poi lungamente neglette, oggi ambiente educativo da valorizzare in modo più deciso e convinto. Pensando al futuro dei giovani e alle opportunità a portata di mano che possono rappresentare ricchezza culturale e fonte di nuovi immaginari vitalizzanti. Da sempre lavoriamo sul coinvolgimento attivo dei residenti e dei ragazzi nello specifico. La cultura dovrebbe essere elemento trainante di una parte del settore turistico, generatrice di indotto economico e stimolo per la nascita di micro filiere imprenditoriali. Gli editori indipendenti in questo sono di grande esempio. Mettendo in luce questi temi, intendiamo mostrare quali opportunità il comparto culturale potrebbe offrire se concepito in una prospettiva imprenditoriale e strettamente legata all’isola e alle sue peculiarità». Ritrovarsi fisicamente in uno spazio pubblico e condividerlo tramite la nostra presenza resterà fondamentale per nutrire il confronto e riappropriarsi della realtà in maniera paritaria, specialmente dopo il lockdown.

«Focalizzandoci sull’ideogramma giapponese del vuoto, abbiamo involontariamente anticipato lo svuotamento di persone e di significati che la pandemia avrebbe provocato nei nostri quartieri da lì a poco – afferma il direttore artistico Marco Belli – La paura ci ha condizionato per mesi e ci ha privati dell’empatia, modificando in noi la percezione dell’altro. Ripartiamo dai nostri corpi nelle piazze, non arrendiamoci allo streaming. Ogni cambiamento lo si fa coi corpi. Sarà dura risollevarsi, ma non dobbiamo arrenderci. C’è chi ha quantificato in un trenta percento i piccoli editori che non riusciranno ad arrivare a fine anno in Italia, dove si legge troppo poco. Compriamo i libri in libreria e nelle librerie indipendenti per salvaguardare la bibliodiversità e i suoi alfieri. I temi delle ultime edizioni di Elba Book sono stati “rigenerazione”, “luoghi” e ora “vuoto”. Con maggiore consapevolezza, mi piacerebbe integrarli per riprenderli nel 2021 senza temere o tacere il concetto di fatica: rigenerarsi nel e dal vuoto insieme e attraverso i luoghi, affrontando la fatica». Elba Book, nella persona di Belli, è stato tra i fondatori della Rete PYM al fine di stimolare un’azione coordinata e collettiva orientata alla diffusione e valorizzazione della lettura come strumento di benessere individuale e sociale per mezzo di manifestazioni profondamente radicate ai luoghi d’origine che si scambiano risorse umane.

 

Dare voce alle differenze culturali, celebrare i traduttori. L’edizione 2020 si svolgerà in un’unica serata per la consegna del premio alla traduzione letteraria, dedicato alla figura luminosa del giovane avvocato Lorenzo Claris Appiani. Quest’anno la giuria presieduta dall’Università per Stranieri di Siena, ha scandagliato l’orizzonte della traduzione dal giapponese, consacrando il raffinato e vasto lavoro del professor Gianluca Coci, che presenzierà alla cerimonia, con il romanzo La ragazza del convenience store (e/o), di Murata Sayaka.

Nel cuore di Rio nell’Elba, in piazza Matteotti, alle 18, parteciperanno alla premiazione i membri della giuria, la presidente della Regione Toscana Monica Barni, le autorità locali, il sindaco Marco Corsini e l’assessore alla cultura Raffaela Franceschetti, la famiglia Appiani e la direzione di Elba Book. Non mancherà la madrina del premio Ilide Carmignani, instancabile valorizzatrice di una professione della quale oggi più che mai si comprende il rilievo, per la capacità intrinseca di costruire legami, diffondere culture, dare valore al potere connettivo della parola. A lei, che sostiene il premio da due anni, dobbiamo la presenza speciale sull’isola di Loredana Lipperini e Marino Sinibaldi, rispettivamente conduttrice della nota trasmissione dedicata ai libri e ai lettori “Fahrenheit” e direttore di Radio Rai 3.

A seguire, alle 21.30, sarà trasmessa sui muri del borgo una retrospettiva di Elba Book ai suoi esordi, seguendo le inquadrature e gli scorci di Roberta Bistocchi, giornalista umbra scomparsa di recente, che con il marito Arturo Pellegrini aveva realizzato un reportage sulla costa orientale dell’isola e sulla manifestazione. 

 

 

Omaggio a Luis Sepúlveda e alla sua penna onesta. Alle 22, sarà Ilide Carmignani a condividere un ricordo dell’intellettuale cileno, come sua traduttrice e amica: «Per me è stato un grandissimo privilegio diventare la voce italiana di Luis Sepúlveda, scrittore, giornalista, persona di grandissima umanità e al tempo stesso tenace combattente che ha conosciuto il carcere e l’esilio ma non si è mai stancato di lottare per un mondo migliore». Tra i tanti che quest’anno terribile ci ha portato via, le sue parole risuonano ancora nell’aria: «Io credo che la felicità sia il fine naturale e ultimo della specie umana».

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Federico Tadolini, "Il cinema horror italiano 1970-1990"

16 Luglio 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

 

Federico Tadolini
Il cinema horror italiano 1970 - 1990
Quando gli artigiani si fecero autori

Sensoinverso - pag. 230 - Euro 15

 

Federico Tadolini è un giovane ricercatore cinematografico - laureato alla scuola di cinema di Pisa - che conosciamo per alcuni saggi su Lo squalo, Poltergeist e Winding Refn. Questo lavoro edito nella pregevole collana Italia nascosta di Sensoinverso Edizioni affronta il cinema horror italiano del periodo d’oro 1970 - 1990, senza dimenticare i precursori degli anni Sessanta, autori di grande livello come Mario Bava e Giorgio Ferroni.  Un testo interessante, utile come primo approccio al tema, che contiene una bibliografia di riferimento alla quale si può attingere per approfondimenti, ma che è perfetto per uno spettatore curioso in cerca di rapide informazioni. Tadolini racconta i principali film di molti artigiani del cinema italiano, elencati in ordine alfabetico, soffermandosi sui vari sottogeneri, dal thriller a tinte fosche al cannibalico, passando per splatter e gore, dispensando notizie e valutazioni su opere popolari che hanno reso indimenticabile un periodo storico e che hanno influenzato registi come Quentin Tarantino e Tim Burton. In rapida carrellata scorrono davanti ai miei occhi nostalgici film che hanno segnato un’orrorifica giovinezza, opere indimenticabili come Cannibal Holocaust, Antropophagus, Profondo rosso, L’aldilà, Il profumo della signora in nero, Contamination, Il medaglione insanguinato … Per me che ho scritto decine di saggi sul tema (persino una storia del cinema horror in cinque volumi) si tratta di una sorta di piacevole ripasso, ma per molti lettori potrebbe essere l’occasione per conoscere artigiani - autori come Ruggero Deodato, Luigi Cozzi, Lucio Fulci, Sergio Martino, Dario Argento, Francesco Barilli … Ben vengano libri simili e collane editoriali dedicate ai favolosi anni Settanta (ma anche gli Ottanta e i Novanta non sono da trascurare), un periodo storico intenso da un punto di vista artistico e culturale, che non solo non va dimenticato ma dovrebbe essere preso come esempio per una pronta rinascita.

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Domenica Blanda, "Le mie impronte"

3 Luglio 2020 , Scritto da Gino Pitaro Con tag #gino pitaro, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Domenica Blanda, alias Anna Cavestri (o forse no?), è una poetessa di origini siciliane che sin da bambina abita nella bella Verbania, alle rive del Lago Maggiore.

La poesia dell’autrice è pervasa da alcuni punti cardine, che poi sono le sue sofferenze, quelle dei tempi andati e che affondano in legami familiari antichi e più recenti, che hanno come base la separazione, secondo un concetto ampio ed estensivo. Sofferenze che lacerano, che provocano fratture mai del tutto ricomposte nell’animo. Formano la base del sentire della poetessa. Eventi mai resi noti al lettore, ma che abilmente prendono forma nel qui e ora dell’autrice, senza mai essere esplicitamente enunciati.

 

È bastato mettere un segno.

Un pezzo di vita che muore.

Un sogno infranto, un fiore appassito.

E quello che rimane è

Un piccolo germoglio.

 

L’autrice pur nel suo crogiolarsi nel passato guarda sempre al futuro, in un suo futuro, dinamico, spaziale. Il passato è sia spinta che vincolo per Anna.

 

Com’è bello

Di tanto in tanto,

abbondonare il timone

Lasciarsi andare.

E sorprendersi.

Nel procedere leggeri.

Sentirsi fatti d’aria

Staccarsi da terra.

E fluttuare.

Euforia dell’essere.

Dolcezza dei pensieri.

Lasciarsi portare dal vento.

Alito di vita.

 

C’è questo indugiare in sé stessi, percorrendo spazi, lasciandosi coinvolgere dalle suggestioni che essi evocano: una caratteristica peculiare dell’autrice e che sento anche molto mia. In tal senso l’essenza struggente della natura e della materialità è sempre colta dalla poetessa, in cui lo spazio fisico svolge un ruolo essenziale.

 

In un tappeto d’acqua

guardo i miei giorni che passano,

i miei malanni.

In un tappeto verde

stendo i miei dolori,

alzo gli occhi e vedo

i miei mattini grigi.

In un tappeto di terra

Metto la mia caducità.

In un tappeto di cielo c’è dentro la mia caducità.

In un tappeto di cielo c’è dentro la mia notte

e la mia insofferenza.

È lì la mia inquietudine

Come dentro una gabbia dorata.

 

Esemplificativa lirica del modo di possedere l’ambiente da parte della poetessa e di interagire con esso. Ripeto, è un aspetto che sento molto mio. Poesia lacustre, fatta di fiori, alberi, scorci urbani, come le sue foto, come secondo una poesia molto bella della sua raccolta, di cui riporto alcuni versi: Un pensiero gentile/Che accolga la mia mente/Che coccoli tutti i miei pensieri/e che inviti i desideri/a un dolce riposare. Ma c’è anche l’attesa: Un giorno,/quando l’anima mia si scioglierà/in tenero pianto/e le energie del mondo tutte/nel mio cuore andranno,/allora,/ti incontrerò./Ogni memoria/svanirà/Insieme andremo/In un posto segreto,/con la musica/tra le nuvole,/sonno eterno.

 

L’animo gentile, aperto della poetessa, ci dice che ‘Sto  alla notte/come l’ape al fiore/L’aurora per quanto rosa,/mi porta via il miele.

 

E noi percorriamo le stesse orme dell’autrice, facendole nostre, lungo la battigia del lago, metafora autentica della raccolta.

La silloge è edita nel 2019 da Edizioni Effetto, casa editrice torinese nata nel 2017.

 

Domenica Blanda, nasce a Mezzojuso (PA) nel 1960. All’età di sette anni si trasferisce a Verbania, sul Lago Maggiore, dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi classici consegue la Laurea in Scienze Sociali presso l’Università Bicocca di Milano, e in seguito a Genova (dove vivrà per dieci anni) consegue specializzazione in ambito psichiatrico e diploma triennale di musicoterapia.

Nel 2017 pubblica la raccolta di poesie L’eco e io (Il Viandante).

Nel 2018 riceve il premio come “autore segnalato” sezione silloge inedita al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Giovanni De Scalzo” – Città di Sestri Levante.

Nello stesso anno pubblica poesie inedite nell’Antologia dei poeti (Il Viandante) e partecipa al Concorso “Racconti siciliani”, con la pubblicazione di alcuni racconti selezionati (Historica Edizioni).

Nel 2019 partecipa con poesie inedite al concorso letterario del Festival Etna Book, a Catania e riceve il Premio della Critica.

Link Wikipoesia: https://www.wikipoesia.it/wiki/Domenica_Blanda

 

 

Note biografiche di Gino Pitaro:

Nel suo percorso svolge varie attività, tra cui quella di redattore e di documentarista indipendente.

Nel 2011 il suo esordio con I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), poi per la Ensemble pubblica rispettivamente nel 2013 e 2015 Babelfish, racconti dall'Era dell'Acquario’ e Benzine, vincendo numerosi premi letterari.

La Vita Attesa è il romanzo per Golem Edizioni pubblicato nel 2019

L'autore vive in provincia di Roma.

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Aldo Dalla Vecchia, "Viva la Franca".

2 Luglio 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #televisione, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

Aldo Dalla Vecchia è davvero instancabile. Dopo averci deliziato con Mina per Neofiti, ritorna con questo nuovo libretto, sempre per i tipi di Graphe.it, dedicato a Franca Valeri e ai suoi splendidi cento anni.

Franca Norsa, in arte Valeri, nasce a Milano nel 1920 e sta per compiere cento anni. Oggi la sua voce nelle interviste è un poco strascicata ma non ha perso il fascino e il piglio è il solito: arguto, intelligente, intellettuale, sobrio.

Aldo Dalla Vecchia compie un excursus in stile saggistico, non ripercorrendo diacronicamente tutta la vita della Valeri ma analizzandola, sempre cronologicamente, attraverso le varie arti nelle quali ha eccelso. Si parte dal teatro, per approdare alla radio, quindi al cinema, alla televisione, alla pubblicità (una forma d’arte anch’essa) per finire alla scrittura.

Quest’ultima è la base delle precedenti. Dietro ogni personaggio teatrale, radiofonico, televisivo o cinematografico c’è, in effetti, la scrittura lucida e tagliente della Valeri, definita “chirurgica”. I suoi personaggi sono raffinati, popolari ma non per tutti. Le sue signorine snob, la signora Cecioni, la sora Cesira e i tormentoni come “Scostumato” sono rimasti nell’immaginario e nel linguaggio comune, ma hanno anche saputo fustigare con arguzia e determinazione i vizi della società dell’epoca. La Valeri fa parte di quel panorama colto e blasé da cabaret meneghino anni settanta, quello a cui apparteneva anche Giorgio Gaber.

La sua è una comicità basata sul reale ma anche assurda, cerebrale, caustica. Ella incarna un modello di donna diversa da tutte le altre, la cui principale realizzazione non è la vita coniugale ma che, in ogni caso, sente la sua relativa indipendenza – spesso minata da madri ingombranti e autoritarie – come malinconica solitudine. Una donna moderna e avanti con i tempi, elegante ma che non ha mai puntato sull’aspetto fisico, piuttosto sul cervello e sull’autoironia pungente e sarcastica.

Franca Valeri è davvero patrimonio della nostra cultura nazionale.

 

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Glen Sorestad, "Betulle danzanti"

29 Giugno 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Betulle danzanti - Poesie scelte di Glen Sorestad - traduzione di Angela D'Ambra (Impremix Edizioni, 2020) è un riconoscimento all'esemplarità del mondo naturale, una cartolina d'autore in cui ogni paesaggio dell'anima è una rappresentazione pittorica dipinta sulla carta, un'istantanea immanente della forza generatrice e della realtà sensibile. I versi, mescolati ai colori raffigurati, lusingano la bellezza assoluta della natura, le immagini la raccontano come una passeggiata letteraria intorno ai luoghi amati e vissuti dal poeta in Canada. Il poeta frequenta il misticismo poetico con la prosa simbolica del verso libero, allungato, sa assorbire le sensazioni esterne e coinvolgere l'intimità dell'ispirazione, includendo lo spazio esteso di ogni inclinazione per la partecipazione profonda e solidale alla vita. Leggere Glen Sorestad è immergersi nel romanticismo dell'universo, ad equilibrio e valutazione di tutti gli eventi e delle reazioni emotive dell'uomo e del suo peregrinare. Il poeta riceve accoglienza dagli scenari circostanti, respira la gentilezza di ogni alito di vento, ristabilisce i cambiamenti delle stagioni, nutre il mantenimento dei ricordi. Il vincolo vitale, l'affinità simbiotica con lo spirito comunitario sono i legami enfatizzati nella sua poesia, nell'atmosfera comune e popolare di ogni libera condivisione. Un'efficace interpretazione dello spirito e della materia in relazione ai principi perenni che abitiamo e rispettiamo. Il poeta osserva i dettagli del mondo, nell'identità delle sue esperienze di vita, è profeta alla ricerca di risposte sensibili. L'estatica armonia con l'essenza fenomenica accorda un'autobiografia interiore, diffonde una visione sconfinata di infinite prospettive, una poetica panteistica dell'energia vitale. La capacità estetica dell'autore è la premurosa intuizione dello stupore, l'incantevole fiducia nell'evocare territori suggestivi, attraverso la mediazione illuminata della comprensione. Glen Sorestad è un autore contemplativo, assorto nella “danzante” volontà di vivere e nella disponibilità nobile della percezione emotiva. Il poeta esplora, ascolta e analizza per ospitare e comunicare ogni riflessione sostenendo il personale sollievo rigenerante, destinandolo all'esuberanza dell'umanità. La conservazione cortese dell'elegia, sussurrata ed indulgente, rivela nuovi orizzonti linguistici, esprime la commozione necessaria nella descrizione delicata di ogni piccola cosa, di un pensiero, di un gesto, di un'istante che meritano di comporre il miracolo della poesia. Ne è esatta coincidenza l'omaggio lirico al poeta Walt Whitman che scriveva: “...la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita? Risposta: Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.”

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

 

Aide memoire

 

Il mondo ha inizio e fine nel ricordo:

ciò ch'io ricordo è ciò che sono.

Quel filo d'erba che, ragazzo, io

strappai sì che al soffio mio vibrasse

davvero l'aria sgretolò col suo stridore?

Un mondo ricordato ha in sé verità

e realtà assai più chiare d'echi.

Nelle mani a coppa del ricordo

la verde, fine festuca di ciò che siamo

freme d'un suono così raro.

 

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Notturno

 

1.

La notte non è mai abbastanza scura per qualcuno.

Sempre ci saranno cose da celare.

 

Il freddo parla la sua propria lingua. Ascolta.

L'orecchio più sordo udrà qualcosa.

 

Paura non avere di notte, freddo, buio.

E' di noi stessi che dobbiamo aver paura.

 

2.

Un cuore aperto sentirà sempre il male.

Chiudilo, se devi. Tutti i cuori muoiono.

 

I cuori aperti sanno la gioia del sì.

I cuori chiusi solo la pena del no.

 

Solo un folle tenta di fermare il vento.

Lo stesso folle tenta di fermare il male.

 

La mano aperta è soddisfatta di sé.

La mano chiusa sempre si chiede perché.

 

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Clessidra

 

Le prove sono ovunque. Granelli di sabbia.

I nostri giorni vanno persi in banalità: riunioni,

appuntamenti, liste di commissioni, note su post-it

 

incollati ad ante di credenze perché non ci sfuggano,

fissati da magneti al frigo come comandamenti,

o affissi come strazianti appelli per micetti smarriti,

 

tersi promemoria delle nostre vite divenute

una colonna sonora di arrivi e partenze,

il suono e la voce di calendari e diari.

Ignoriamo l'immagine – la sua metà inferiore,

con la sabbia in aumento. E' il ritmo crescente

dei funerali cui assistiamo che ci fa pausare,

 

che ci fa sentire la misura, l'urgenza,

il rullo premonitore del tamburo.

Colpo dopo colpo, grano dopo grano.

 

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La bellezza è dove la trovi

 

Perché negare che Bellezza

può illuminare un giorno di gennaio

quando il vento fa una sosta

e l'aria è un silenzio,

una coltre d'attesa?

 

Persino quel misero sole,

quella volpe furtiva

che striscia sempre a sud,

fa balzare brillanti sfaccettature di diamante

sulla neve scolpita,

malva d'ombra.

 

Questa cartolina invernale

m'appaga,

non mi soffermi a lungo

ad ammirare l'algido prodigio

dei luccichii della neve, preso

tra contraddizioni -

bellezza o tepore.

 

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Suoni

 

Ecco. Quello è il suono

che m'è mancato – il suono

che m'infiamma i sogni,

che nella notte viene e va:

un tiptap di strascico di vento

in moto fra betulla e pioppo,

che struscia i fianchi

su punte di peccio e pino.

Bentornato, dice.

 

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Betulle danzanti

 

Betulle, sull'isola,

pallide danzatrici invernali,

braccia protese verso l'alto,

a invitare il sole,

eseguono la loro lenta danza,

facendo fluttuare le foglie nuove

con l'arte delle geishe.

 

 

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Giovanni Dall'Orto -Massimo Basili, "Italia arcobaleno"

26 Giugno 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

Giovanni Dall’Orto – Massimo Basili
Italia arcobaleno

Luoghi, personaggi e itinerari storico - culturali LGBT
Edizioni Sonda - pag. 240 - Euro 19,90

 

La prima guida italiana LGBT, turistica e storica, che vi porta alla scoperta di Firenze, Milano, Roma, Torino e Venezia come non ve le hanno mai raccontate e come forse non sospettavate che fossero. Per esempio scopro dal libro che Cesare Pavese era gay, forse non è una verità apodittica ma un’opinione discutibile, resta il fatto che una lettera di Irene D. di Ivrea, amica dello scrittore, farebbe propendere per tale indicazione. Ergo la casa torinese di via Lamarmora 35 è inserita nell’itinerario, così come troviamo Piazza XVIII Dicembre, dove Edmondo De Amicis scrisse Cuore, perché - pur non essendo gay - ha trattato il tema del cameratismo maschile in caserma. A Roma abbiamo la casa di Arcangelo Corelli, in piazza Barberini 2, grande compositore barocco innamorato del bel violinista Matteo Fornari, pure se il genio sepolto al Pantheon in vita non ammise mai il suo orientamento. Non può mancare la casa di Leopardi, in via dei Condotti 81, dopo le malignità scritte da Ranieri sul conto del poeta di Recanati, che gli autori riportano con precisione certosina, facendoci capire che la famosa Silvia forse era soltanto un amore poetico. Firenze è la città più omosessuale d’Italia per storica tolleranza culturale, quindi non può mancare la Bottega di Donatello in via dei Servi, noto sodomita, che sporcava di fuliggine i suoi garzoni perché non piacessero ad altri. La Casa Buonarroti, in via Ghibellina 70, con i ritratti dell’artista è tappa immancabile, rifugio degli amori omosessuali del grande scultore, primo tra tutti Tommaso de’ Cavalieri. A Milano - città dove la comunità LGBT è florida - non vi perdete il monumento a Carlo Porta (via Larga Verziere), che non era gay ma cantava la sessualità senza finzioni, parlava di prostitute e donne da postribolo, condendo la sua poesia di umorismo graffiante. Infine Venezia - meta di turismo sessuale sin dal Rinascimento - con la Lapide di Mario Stefani (sestiere di Santa Croce), coraggioso poeta omosessuale che scriveva versi sinceri nei primi anni Sessanta e che ha pubblicato Poesie a un ragazzo (1974). Abbiamo dato solo poche indicazioni, il libro racconta in sintesi la storia dei luoghi, citando persone e fatti quotidiani, vicende di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, inserendo il tutto nel contesto di una vera e propria guida turistica che vi porta a conoscere – da un insolito angolo di osservazione – le più importanti città italiane. Giovanni Dall’Orto, autore dei testi, storico e giornalista, si occupa di storia dell’arte in chiave LGBT e la sua competenza è altissima, basta scorrere le documentate pagine di questo testo divulgativo. Per approfondimenti si rimanda a Wikiping.org, oltre a una notevole bibliografia. Massimo Basili, illustratore e giornalista, realizza disegni con stile fumettistico che rendono agevole e pratica la guida, un prodotto editoriale interessante, realizzato con cura. Sonda è un editore che merita tutta la nostra attenzione, con un catalogo ricco e sofisticato, molto vicino alle problematiche sociali.

 

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Mirko Tondi, "Era l'11 settembre"

19 Giugno 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

 

Era l’11 settembre

Mirko Tondi

 

Toutcourt Edizioni, 2020

pp 175

12,00

 

Un romanzo non romanzo, il meno d’azione di Tondi ma forse il più interessante. Qui l’autore abbandona ogni velleità di scrittura di genere, seppur mixata, autoironica e rivisitata, per scrivere semplicemente di ciò che conosce, ovvero, le ambizioni letterarie frustrate, le difficoltà esistenziali e il cosiddetto blocco dello scrittore. Il protagonista è un ghostwriter, un uomo giovane con moglie e figlia, che vive una sorta di angoscia dovuta al suo bisogno di scrivere e all’impossibilità di farlo. Ciò si traduce in scontentezza e isolamento.

Non sempre siamo in grado di sapere cosa faremo da grandi, spesso si resta nel limbo di un’ambizione e di un talento che, tuttavia, non si concretizzano in reali produzioni di valore. Insomma, si scrive bene e volentieri ma non si è ancora generata “l’opera del secolo”. E, intanto, il tempo passa, gli amici si sposano e fanno carriera, mentre noi rimaniamo sempre appesi a una speranza che avvizzisce.

Ma un giorno il protagonista incontra Nando Barrella, un anziano vedovo che ha perso l'unico figlio in un banale incidente stradale proprio l’11 settembre, il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle. Barrella chiede al giovane di scrivere per lui la storia della morte prematura del figlio ma, soprattutto, dei troppi non detti, dei silenzi e degli errori che hanno accompagnato il rapporto di Barrella con il ragazzo – della cui fine il padre si sente colpevole – e con la moglie, alla quale ha tarpato ali e aspirazioni musicali.

La morte del figlio, proprio in un giorno tanto particolare per l’umanità, porta il protagonista a concentrarsi sull’attentato e sulle varie teorie complottiste, al punto da trascorrere nottate al computer perso in sterili ricerche, invece di progredire col romanzo che – a prescindere dal suo lavoro di ghostwriter ed editor - sta tentando di scrivere.

Sarà l’incontro con Barrella - il dolore muto e dignitoso del vecchio, la solitudine che in qualche modo il protagonista sente affine, l’amore per la musica - ad accendere la scintilla che rimuoverà il blocco. Il giovane autore adotterà uno pseudonimo dietro il quale si sentirà finalmente libero di far fluire la sua creatività. (Il tema del nome e della sua importanza era già stato toccato da Tondi in Nessun cactus da queste parti).

Barrella e lo scrittore sono due personalità in declino. L’anziano invecchia nella sua sofferenza amara e senza sfoghi, lo scrittore annega nel fallimento e nell’incompiutezza. Attorno a loro una società che digrada, un crepuscolo degli dei costellato di attentati, terrorismo, incapacità dell’uomo di convivere con i suoi simili, sovrabbondanza di parole pronunciate da giornali, televisione, web. E tutto questo rumore, questo brusio di fondo, diventa silenzio che solo la musica può riempire nuovamente di significato.   

La trama è semplice ma infarcita di citazioni colte. Un romanzo che parla di se stesso, del percorso creativo ma, soprattutto, di altre opere letterarie, cinematografiche e musicali. Un romanzo scritto bene, da chi con la letteratura convive per mestiere e per passione.

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Tulipani di seta nera

15 Giugno 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #cinema, #moda

 

 

 

 

Siamo giunti alla XIII edizione del Festival Internazionale Film Corto a Tema - Roma - dal 18 al 22 Giugno 2020.

Il Festival Internazionale Film Corto “Tulipani di Seta Nera”, ha come obiettivo, come si legge sul sito stesso del festival, quello di promuovere il lavoro di giovani autori che, con le proprie opere, descrivono, tramite le immagini, “non il semplice racconto di una diversità, ma l’essenza della diversità, sapendola soprattutto valorizzare”.

 

Intervista alla Stilista Cinzia Diddi.

 

Lei farà parte della giuria di Varietà nella XIII Edizione del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera?

Si, sono felicissima, amo il cinema, ne seguo e ne ho seguito come stilista molti set. Questa sarà una bella avventura, per adesso sono già usciti alcuni articoli relativi alla mia partecipazione insieme ad altri giurati, alla conferenza stampa. Oltre a questo non posso aggiungere molto altro. Seguiteci, dal 18 al 22 giugno.

 

Quanto è legata al cinema?

Molto, al cinema devo molto. Se vuoi rimanere in questo settore devi essere professionale. Non ci si può improvvisare. Il mio ruolo è quello di lavorare in stretta collaborazione con sceneggiatrice e scenografa per la cura dei dettagli degli abiti che dovranno essere contestualizzati e non sovrastare né il personaggio né l’ambientazione.

 

Quanto è importante un abito?

È fondamentale. Spesso rivela aspetti e dettagli del personaggio più di quanto lo facciano le parole.

 

Quali sono i progetti per il futuro? E Quale l’ultimo a cui ha lavorato?

Sto seguendo film con attori internazionali. Uno degli ultimi progetti cui ho partecipato, e nel quale, oltre a seguire la protagonista Milena Vukotic come consulenza d' immagine e con i miei abiti, ho partecipato con una piccolissima parte dove ho interpretato me stessa. Il film è Selfiemania di Elisabetta Pellini, con una splendida Milena Vukotic ed un esilarante Andrea Roncato, direttore alla fotografia Blasi Giurato.

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