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Piero Meli, "Amoreamaro"

12 Agosto 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

I sentimenti: una rarità dell’epoca contemporanea. Lo racconta Piero Meli in Amore amaro, racconti tratti da storie (quasi) vere: una vera e propria antologia delle relazioni in chiave contemporanea. In un’epoca i cui ritmi sociali sono scanditi dai social network anche l’amore ne è affetto, tanto da venirne influenzato: relazioni che durano quanto la durata di una story su instagram e altre, che si nutrono degli equivoci alimentati dal web 2.0. Una sorta d'incapacità di andare in profondità nel relazionarsi, che viene ben interpretata dai racconti de “il tizio dell’alba”, capace di immortalare gli attimi più intensi e unici con una sola parola. «“Devo andare. Mi aspettano. Gianni si starà chiedendo dove io sia finita”.

Non andartene, non questa volta, non di nuovo”, avrei voluto dirle, ma sono rimasto zitto. Qualcuno ha detto che gli amori più intensi sono quelli che ereggiamo su determinati istanti, attimi che idealizziamo, che eleviamo ad una dimensione superiore. Sono trascorsi anni, ma la sua pelle mi fa ancora lo stesso effetto, mi elettrizza e potrei non smettere mai di accarezzarla. E so bene che Aurora non si stancherebbe mai di accogliere la mia mano sul suo corpo. Anche se lo scorrere inesorabile del tempo stropiccia i cuori, invecchia i visi e sfiorisce gli animi, le emozioni restano le stesse. Basta un attimo per dirsi addio ed un istante per ritrovarsi. Un lampo in una giornata di pioggia. Mi ha chiesto il numero, ma non lo ricordo mai a memoria... voleva darmi il suo, ma non avevo lo smartphone con me... Lo avevo lasciato in ufficio».

Uno stile che riecheggia il poeta e scrittore Charles Bukowski, la sua intensità nel dare voce ai sentimenti negati e inespressi, con un realismo “pure et dure” che tocca le corde del cuore del lettore: allo stesso modo Meli è il cantore dei giovani contemporanei, di cui interpreta alla perfezione il modo di amare e la paura di lasciarsi andare. Il tutto corredato da aforismi – autoprodotti - di grande sapienza e sintesi, che precedono ogni racconto. «Se durante la cena non guarda mai lo smartphone, allora, e solo allora, è vero amore».

 

 

SCHEDA TECNICA:

 

Titolo: “AmoreAmaro: racconti tratti da storie (quasi) vere”

di Piero Meli

Casa Editrice: Secop edizioni.

Collana: correlazioni universali.

Categoria: narrativa.

Prezzo: 10 E

Codice ISBN: 979-12-80554-20-8

LINK DI VENDITA ONLINE:

https://www.secopedizioni.it/prodotto/amoreamaro/

https://www.amazon.it/Amoreamaro-Racconti-tratti-storie-quasi/dp/B0B2HND741/ref=sr_1_2?qid=1655791986&refinements=p_27%3APiero+Meli&s=books&sr=1-2

https://www.mondadoristore.it/Amoreamaro-Racconti-tratti-Piero-Meli/eai979128055420/

https://www.ibs.it/amoreamaro-racconti-tratti-da-storie-libro-piero-meli/e/9791280554208

https://www.lafeltrinelli.it/amoreamaro-racconti-tratti-da-storie-libro-piero-meli/e/9791280554208

CONTATTI:

https://www.facebook.com/piero.meli.5

https://www.instagram.com/pieromeli/?hl=it

https://www.iltiziodellalba.com

 

 

 

 

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Arte Cosmodromica

10 Agosto 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte

 

 

 
 
 
Amici lettori del blog che è buono come un gelato alla fragola e limone, sono tornato a parlarvi di arte. Tempo fa vi avevo proposto una mia nuova forma espressiva artistica. Lo ammetto: in quella occasione avevo un po’ gigioneggiato. Che vita sarebbe senza Topo Gigio? Una vita spenta, senza un sorriso, senza allegria. Così vi presentai l’arte cosmodromica in una versione, diciamo, comica e astratta.
Pertanto ora eccomi qua a parlarvi di arte in maniera più seria, più convinta, più chiara ma non leziosa. Vorrei arrivare alle vostre menti e ai vostri cuori, quindi vi presento la “Cosmodromic art”, in inglese suona meglio non trovate? Però non affaticatevi a cercarla su libri o cataloghi, macchè, neanche su uichipedia c'è. Insomma, non la troverete da nessuna parte perché non esiste e ora vi spiego di che si tratta ma prima voglio presentarmi. 
Per chi non mi conosce e apre questo fantastico blog per la prima volta, sono Walter Festuccia, in arte Walter Fest, le mie modalità espressive  sono due, la pittura e la scrittura. Dipingo astratto e scrivo il più delle volte demenzial pazzo, realizzo pure belle foto ma questa è un'altra storia. 
Ritorniamo alla Cosmodromic art, in sintesi l'arte cosmodromica è arte che non ha nessun significato. Voglio farvi un esempio, prendete una qualsiasi opera di arte moderna, a prima vista non la capirete ma sia l'artista che l'ha realizzata, sia i critici, gli storici e tutti quelli che hanno le mani in pasta nel mondo della cultura ne sanno dare una spiegazione. Io, invece, ho saltato tutto il sistema, praticamente le opere che realizzo a mano, e che definisco cosmodromiche, non hanno nulla da far capire, l'osservatore le guarderà senza scervellarsi di  alcunché.
Al momento della realizzazione, in maniera quasi ipnotica, e guidato da onde sonore sul ritmo di una musica invisibile, sono consapevole che non voglio assolutamente rappresentare o dire qualcosa che abbia un senso, una logica, una spiegazione, un messaggio, un significato, no, nulla di tutto ciò. Io prendo colori, matite, pennelli, materiale di riciclo, rappresentando cose a caso. In un astrattismo informale, senza nessuna aspettativa, esprimo un linguaggio che non necessita di conoscenza.
Inoltre, ecco uno dei punti cardine, la musica, musica, musica, musica. Avete presente un brano musicale strumentale? Non sentite le parole, eppure il sound vi fa vibrare, vi fa sognare oppure battere i piedi a tempo, trasportandovi in un'altra dimensione. Un brano musicale strumentale, pur senza parole, vi prende il corpo e l’anima tutta. Bene, l’arte cosmodromica è così, non significa nulla però, come la musica, vi farà sentire bene e la capirete anche senza aver sentito una parola.
Ogni mia opera cosmodromica non ha titolo, ha solo una numerazione che ne contraddistingue l'anno di esecuzione. Chi è di fronte ad un'opera cosmodromica deve solo lasciarsi attrarre dalle forme, dai colori e provare piacere nel vederle. Ma c'è un ma, detto così sembra assurdo, eppure l'arte cosmodromica ha una logica, rappresentata in un'immagine che deve essere assolutamente equilibrata e armoniosa, equilibrio fra le forme, armonia nell'intonazione dei colori, vibrazione cromatica, energia che scaturisce. E' tutto quello che rende un'opera cosmodromica bella e interessante, ma sopratutto è arte per tutti, per cui non necessita di nessun background personale, è un'azione rivoluzionaria per la quale chiunque, anche senza aver dimestichezza con l'arte, può osservare un'opera cosmodromica e provare piacere e belle sensazioni emozionali. Ripeto: senza doversi chiedere il significato di una certa opera. No, in un'opera cosmodromica non vi è nessun significato, bisogna guardarla e godere, lascerò a voi spettatori il gusto dell'interpretazione, ognuno di voi potrà leggere un'opera cosmodromica a seconda della propria fantasia e personalità, stop, facile no?
Ci rivediamo sempre in questo blog a parlare di arte e sarà sempre un piacere farlo insieme a voi.
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Ma 'ste scarpe le vuoi o non le vuoi?

5 Agosto 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
Amici lettori del blog che è sempre con voi senza lasciarvi mai, siamo in piena estate, calda, bollente, per alcuni intrigante. Ecco a voi e per voi una storia breve da leggere sotto l’ombrellone. Mi raccomando: se vi scappa da ridere fatelo chiassosamente altrimenti che gusto c’è?
 
MA 'STE SCARPE LE VUOI O NON LE VUOI?
 
Mica è colpa mia se l’amore è cieco. 
C'è gente per la quale la scarpa è un cult, altri per i quali è snob, freak, kitsch, sub, york, bon ton, tom tom, insomma c'è gente che tiene le scarpiere piene a dismisura e, quando arrivano i saldi, pensa di essere in paradiso. Io no, io sono out, sono din, don, dan, sono extra strong e ho solo un paio di scarpe, sempre le stesse, che porto a totale sfinimento per tutte le stagioni. Non mi travisate, sappiate che le tratto con la massima cura, quando sono sporche le metto nella lavastoviglie, quando devo lucidarle mi faccio dare da Orazio il meccanico un quartino di olio bruciato. Uelà, scarpe lucide da urlo che tutti si girano a guardarle. 
Badate bene, la mia non è tirchieria, lo faccio per l'ecologia, sono contro lo spreco e contro la smargiasseria. Causa nobile ma con un rovescio della medaglia perché le donne m'ignorano e quindi sono un single consolidato, solo una volta sono andato alla grande e ho cuccato ininterrottamente ed è stato quando ho grattato le scarpe a James Brown. 
Ero a un suo concerto a Kansas City, quatto quatto entrai in camerino, gli fregai le scarpe e, in cambio, gli scarpini da football gli lasciai. Non vidi la sua faccia, ma la mia di sicuro era quella stampata con sotto scritto "wanted" appiccicata su tutti i muri della contea.
Sta di fatto che con le scarpe di James Brown ai piedi tutte le donne erano mie ma non solo, con quella finezza ai piedi attirai gli appetiti sessuali anche degli uomini. Ebbene sì, anche con loro mi sono intrattenuto.
Un giorno, quei 100 kg di amore prepotente di Jessica la cicciona cuoca che veniva dalle isole Samoa - dopo una notte tutto sesso e rock and roll, terminata la quinta ciulata ero ciancicato sotto le lenzuola, avevo gli occhi da triglia ubriaca - approfittò, scappò e le mie belle scarpe si rubbò. 
Morale della favola, ora eccomi da Tazio lo scarparo, nell'interstizio all'angolo con via Ganimede, a cercare una buona occasione.
 
- Tazio, vorrei un paio di scarpe astratte.
 
- Se ti accontenti ci sarebbero queste di pitone.
 
- Quanto costano?
 
- Poco, solo un milione.
 
- Di dollari?
 
- No, di sterline.
 
- Ma limortaccitua, sei un vero ladro.
 
- Dai, ti faccio uno sconto, te le ripongo nella vaschetta?
 
- Accetti un assegno spider?
 
- Ce devo pensa'.
 
Nel frattempo chi ti passa fuori del negozio?
 
- Oh! Ma quella è Miranda!
 
- Ma che è n'aranciata?
 
- Tazio, non cazzarare, quella è una bomba, metti lì le scarpe che la vado a rimorchiare.
 
-M a n'do vai se stai co' 'na scarpa e 'na ciavatta?
 
- Tazio, l'amore è cieco.
 
-E le scarpe? Insomma, le vuoi o non le vuoi?
 
-Mi bacio la Miranda e torno.
 
Amici lettori, con questa breve storia, un po’ bislacca ma leggera e comprensiva di qualche velato spunto di riflessione, noi tutti del blog più forte che ci sia auguriamo buone vacanze e buon ferragosto a tutti... nel frattempo qualcuno vuole essere baciato da Miranda?
 
 
 
 
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Il concetto d'infinito

3 Agosto 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Walter, durante la lezione, alzò la mano e chiese al nostro eccentrico professore di matematica se poteva fornire una definizione globale e semplificata del concetto di infinito.

La risposta che ricevette fu la seguente: «Il concetto di infinito è inteso come ciò che non è compiuto, o come ciò che non ha limite.»

Il mio compagno di banco, essendo duro di comprendonio, mise a dura prova l’“infinita” pazienza dell'insegnante con una sequela di domande.

Il docente improvvisamente scoppiò in una risata isterica, poi prese un gessetto bianco per tracciare una linea continua sul pavimento della classe. Sotto lo sguardo sbigottito del bidello, l'ente geometrico proseguì imperterrito nel corridoio, arrivando persino all'esterno della scuola. Assai stupiti, dalla finestra guardammo il professore allontanarsi.

Da quel giorno non lo vedemmo più.

 

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La mascherina

2 Agosto 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

--- Nessuna mascherina, nessun ingresso, nessuna uscita ---

Così recitava l'insegna al neon sopra l'hotel. A rendere la situazione maggiormente tediosa, un agile drone volante di nome Nikita dalla robotica voce ammonitrice che ripeteva agli ospiti le stesse identiche parole nell'eventualità in cui fossero stati privi del dispositivo di protezione.

A volte, per prevenzione, quell'apparecchiaccio volante attivava un congegno di sicurezza che isolava i trasgressori in specifici ambienti, fino a quando non avessero indossato le stramaledette mascherine. In caso di assenza delle suddette, bisognava attendere qualcuno del personale per poterne ricevere almeno una.

Una sera, in seguito a una rilassante sauna, mi trovavo sdraiato in posizione prona su una panca, con un asciugamano avvolto intorno alla vita. All'improvviso, un tizio grassoccio, arrivando di soppiatto, mi sgraffignò sia la mascherina - che tenevo momentaneamente abbassata sotto al mento - sia il marsupio appeso allo schienale di una sedia, contenente la carta d'identità, i soldi e le carte di credito. Seminudo, mi cimentai a rincorrere il ladro, certissimo di acciuffarlo in quanto non era esattamente una scheggia. Purtroppo ebbe la meglio!

Il furfante, oltrepassando l'uscita a pochi metri dal sottoscritto, provocò la chiusura immediata della porta metallica. 

In quel preciso istante, alle mie spalle, udii la solita e odiosa tiritera di Nikita: «Nessuna mascherina, nessun ingresso, nessuna uscita.»

 

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Medusa

1 Agosto 2022 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

 

 

 

Chi non conosce Medusa, una delle tre Gorgoni che ha il potere di trasformare in pietra chiunque incroci il suo sguardo? La suddetta, nonostante sia quella che è, qui in Grecia ha diritto all'assistenza sanitaria. A tal proposito, secondo il nuovo ordinamento emanato dall'Olimpo, i diritti valgono per tutti, compresi i criminali della peggior specie, le figure leggendarie e i mostri della mitologia. 
Ma perché Medusa fra i tantissimi oculisti di Atene ha scelto proprio me? Sono rimasto "paralizzato" per non dire "pietrificato" appena ho letto il suo nome sulla ricetta che mi ha fatto pervenire la segretaria. 

Sento un sibilo di serpenti, la donna-mostro sta quasi per entrare nel mio studio, nel frattempo sulla scrivania piazzo lestamente un paio di occhiali da sole e una iconografia nella quale è raffigurata la protettrice dea Atena.

Una cosa è certa: terrò gli occhi ben aperti!

 

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Giorgio Diddi, beneficienza a favore di Kepos

31 Luglio 2022 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #eventi, #arte

 

 

 

 

Kepos Onlus, Gruppo Diddi e la casa d'aste Farsettiarte: tre mondi apparentemente distanti che si incontrano per realizzare insieme un evento benefico, l'Asta in favore di Kepos Onlus. L'appuntamento è  stato il 13 luglio alle 19.30 al Gruppo Diddi, in via E. Strobino 50/52.

Grande successo: 14.000 euro raccolti!

45 opere realizzate dai ragazzi della Kepos Onlus e battute all'asta alla presenza del sindaco di Prato Matteo Biffoni, dalla prestigiosa e nota casa d'aste pratese Farsettiarte.

Il ricavato permetterà ai ragazzi di Kepos di tornare al mare insieme, dopo due anni di pandemia: un soggiorno importante per loro! Inoltre la somma di denaro raccolta andrà a sostenere il progetto "Evoluzione Kepos. Nuovi spazi per la disabilità, e non solo" che, cercando di rispondere all'esigenza di supportare altri ragazzi con disabilità, mira ad ampliare il nuovo centro Kepos, ora in fase di realizzazione.  

L'idea dell'asta nasce da un gruppo di imprenditori, Giorgio Diddi, Matteo Pierozzi e Matteo Pocchi, amici da anni, insieme a Flavio Hu, rappresentante dell'Associazione Giovani Imprenditori Cinesi in Europa che, unendo le proprie risorse e professionalità, hanno deciso di creare valore in un momento critico per la società tutta e in particolare per quella industriale, commerciale e produttiva.

Fotografo dell’evento Stefano Nannucci.

 

 

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Antonino Genovese, "Delitti e maestrale"

24 Luglio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Antonino Genovese
Delitti e maestrale

Fratelli Frilli Editori, 2022

 Euro 13,90 – Pag. 240

 

Confesso che la narrativa di genere mi ha stancato. Prima di Delitti e maestrale non leggevo un giallo da qualche anno. Non ho mai letto fantasy, thriller, action, spionaggio. Non frequento l’horror, genere che ho amato, da almeno dieci anni. Per avvicinarmi a un poliziesco devo trovare altro, non mi basta l’indagine, il mistero, la suspense. Se devo seguire una storia fine a se stessa preferisco il cinema o una serie televisiva, piuttosto che la forma romanzo. Scegliere il racconto (breve o lungo che sia) necessita altro, serve la letteratura, come in questa commedia umana a base di maschere pirandelliane. Nino Genovese è un autore che conosco bene per aver seguito la sua evoluzione sin dai primi passi con Il Foglio Letterario, dalla poesia alla narrativa pura, alle prime (riuscite) opere per ragazzi. Adesso pare aver trovato la sua strada con il giallo, inventando un credibile personaggio seriale come il maresciallo Mariangelo che si muove nella sua Barcellona Pozzo di Gotto, tra problemi di vita quotidiana e un matrimonio finito male. Il suo compito è scoprire delitti e risolvere casi giudiziari, mentre la città è percossa da un caldo vento di scirocco o dal freddo maestrale che arriva dal mare, s’insinua tra la gente, scuote gli animi più torbidi. Delitti e maestrale segue Scirocco e zagara, ma anche il racconto La morte viaggia in cartolina, pubblicato da Il Giallo Mondadori, tutte opere che non si limitano a raccontare un mistero, ma che si caratterizzano per un’accurata ambientazione siciliana, sia paesaggistica che culturale. Vediamo i vigneti di Barcellona, le spiagge di Cicerata, le Eolie come scenario di fondo, assaggiamo i cannoli ripieni di ricotta, il vino bianco del sud profumato d’infinito, ci lasciamo affascinare da poche (ma azzeccate) espressioni dialettali che ricordano il grande Camilleri. Tutto questo ricorda un Maestro, che abbiamo già nominato, ma Genovese è padrone della tecnica mistery che affina romanzo dopo romanzo, sa ammaliare il lettore che lo segue alla scoperta dei colpevoli di una morte violenta, tra parenti poco affidabili, pericolosi strozzini e magagne amministrative sulla raccolta dei rifiuti. Il segreto di un buon giallo sta nella costruzione dei personaggi, che devono essere così ben scritti da convincere il lettore della loro veridicità. Non meno importante la location dove si svolge l’azione, a mio parere meglio se provinciale e conosciuta da chi scrive, come in questo caso, visto che Barcellona è il luogo natale di Genovese. Vorrei poter dire che l’autore siculo ha imparato qualcosa dai miei insegnamenti, ma so che i veri maestri sono altri e sono un seguace della teoria di Franco Franchi (A me mi ha scoperto soltanto la levatrice!), pur restando un convinto assertore dei romanzi ambientati nel luogo di nascita dello scrittore, piccoli o grandi che siano. Barcellona Pozzo di Gotto vive e freme sotto i colpi di penna di Genovese, così come i suoi personaggi si muovono per strade conosciute, frequentano spiagge e locali ben rintracciabili nella geografia cittadina. Delitti e maestrale gode di un impianto molto classico, suggestive descrizioni dei luoghi si avvicendano a dialoghi rapidi e ficcanti. Un giallo da leggere, non solo al mare. Frilli è una garanzia di qualità editoriale, con il suo formato e le copertine riconoscibili, la buona distribuzione, anche in formato e-book, la cura delle edizioni e la condivisibile idea sulla riconoscibilità dei luoghi. Di Frilli ho apprezzato anche Giallo in Versilia di Paolo Giannotti, un’indagine di Pompilio Nardini, giornalista televisivo in crisi che si aggira tra le Apuane e il mare per cercare di risolvere il mistero della morte di un amico che sbarca il lunario come fotoreporter. Il romanzo localizzato in provincia può essere apprezzato da una vasta comunità locale e può servire anche da volano per un turismo culturale.

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Salvatore Cafiero e Lisa Di Giovanni, "Phoenix"

9 Luglio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #musica

 

 

 

Salvatore Cafiero e Lisa Di Giovanni
Phoenix
L’Erudita – Euro 15 – Pag. 90

www.lerudita.it

 

La potenza della musica. Un percorso di crescita. Il filo dei ricordi. Un incipit di copertina che attira subito e fa venir voglia di leggere un libro che insegna come attraversare il tunnel più oscuro e scorgere la luce, nel caso in questione grazie alla musica. Gli autori sono Salvatore Cafiero - musicista, cantautore, produttore - e Lisa Di Giovanni - psicologa, editor, scrittrice - due anime che si compenetrano e si completano per dare vita a una storia interessante, che poi è il racconto esistenziale di Salvatore. Lisa Di Giovanni convince Salvatore a scrivere la propria vita, a narrare alle nuove generazioni una diversità che proviene da una malattia, un senso di impotenza e di fragilità che ne segna la fanciullezza e l’adolescenza. La musica salva la vita a Salvatore (scusate il bisticcio), che si chiudeva in uno stanzino e suona la chitarra, vivendo grazie alle note che sprigiona lo strumento. Un ragazzo celiaco ma anche un musicista, che ripercorre gli itinerari di un se stesso bambino con tutti i conflitti interiori, durante il lokdown causa Covid e tira fuori un testo utile per tutti, un romanzo verità, confessione matura e sincera di problematiche interiori. Una storia che si basa sul potere immenso della musica, che vuol dimostrare tutti i suoi benefici terapeutici nella cura di malattie psicologiche e del disagio esistenziale. Ventitre capitoli compongono un mix di emozioni e ricordi, in un numero di segmenti speciale come il numero che li indica, pieno di ingredienti magici per spiegare diversità e bellezza. Capitoli brevi e intensi, a tratti poetici, arricchiti da descrizioni evocative, come nel capitolo dedicato al mare e in quello sull’aliante, per raccontare le vicissitudini di una crisalide incompleta, per giungere alla conclusione che ogni essere umano è unico e irripetibile. Salvatore ce l’ha fatta grazie alla musica, altri riusciranno nella vita grazie allo sport, al cinema, al teatro, alla letteratura. La sola cosa importante è cercare di vivere realizzando i propri sogni per portare a compimento il progetto di partenza, toccando ogni corda dell’anima. Da leggere.

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni, "Amarcord Piombino"

7 Luglio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #luoghi da conoscere, #fotografia

 

 

 

 

Amarcord Piombino

Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni

Edizioni Il Foglio, 2022

pp 238

15,00

 

 

Non dovrei trovare così attraente un libro che parla di una città non mia, che racconta dettagli poco importanti di una provincia lontana nel tempo. Ma se a scrivere di Piombino è il suo bardo, Gordiano Lupi, mi lascio di nuovo catturare. Chi è nato e vissuto per sempre nella stessa città conosce – come la conosce la sottoscritta – la sensazione che ogni angolo, ogni via, ogni fondaco, ogni panchina conservino memoria di fatti accaduti, di gente amata che ci ha lasciato, di prospettive che non si sono avverate, di ambizioni frustrate.

La Piombino di cui parla Lupi c’era e non c’è più, si è trasformata in qualcosa che, comunque, si fa voler bene lo stesso, che diventerà ricordo dolceamaro per le generazioni future. Una città di spiagge e acciaio, di tamerici salmastre e fuliggine, di gabbiani e archeologia industriale. Una città amata con nostalgia e strazio, con la potenza magica del tempo che tutto trasforma, che è selettivo, che rinnovella e ricrea, che contempla il bello e il brutto, il cielo pulito e la spazzatura sotto il marciapiede, le ideologie vissute solo come patetico ricordo. Se a trovare un tappo di bottiglia è un bambino che ci giocherà e che porterà quei momenti incisi nel cuore, persino la fugace visione di tale modesto oggetto crea un continuo, inafferrabile anelito insoddisfatto.

Vivere sarà soltanto questo desiderio inappagato di ritorno verso quel che non può tornare.” (pag 213)

Sono le eterne, ricorrenti tematiche di Lupi – che qui vengono supportate anche dalle tangibili, seppur evanescenti, fotografie di Riccardo Marchionni. Da Alla ricerca della Piombino perduta, attraverso Calcio e Acciaio, fino a questo Amarcord Piombino, è tutto un susseguirsi sempre più straziato e disilluso di velleitaria, sfinita e un po’ blasé nostalgia. Da un libro all’altro c’è come un arrendersi, un cedere il passo estenuati al nuovo che avanza, un capire che, se le cose stanno come stanno, in fondo è perché noi lo abbiamo voluto.

Conosco bene la mancanza d’un irraggiungibile romantico ideale, la bellezza trascendente di ciò che non sarà mai più, forse perché, in fondo, non è nemmeno stato davvero. Conosco il trasformare qualsiasi momento in gemma struggente purché lontano nel tempo. Cosa rimane a noi sessantenni se non ripercorrere il passato, sentire l’affievolirsi delle pulsioni, il venir meno del talento e dell’elan vital? Possiamo solo vivere ogni angolo delle nostre città, dei nostri mari, delle nostre periferie industriali accarezzandole con lo sguardo, ritrovandoci ciò che è stato e creando allo stesso tempo nuove future rappresentazioni per il tempo che sarà, se mai ci sarà concesso.

Struggente poesia, come sempre nei testi di Lupi, che ti trascina privo di meta da una pagina all’altra, affatato e dilaniato da una malinconia senza confini, una malinconia da bestia stanca che ormai si lecca le ferite.   

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