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Emanuela Audisio, "Il ventre di Maradona"

28 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport

 

 

 
 
 
Ricordate che giorni fa avevo accennnato a uno scatolone pieno di libri lasciatomi da mio figlio? Bene, eccomi qua a parlarvi di una nuova scoperta, il libro uscito dal mazzo per l’appunto è molto bello, bello da vedere e bello, molto bello, da leggere.
Che c'entra il bello nella lettura di un libro? Ma sì, cari miei, è bello leggere un libro che riesce ad emozionarvi, regalandovi una bella sensazione. Vedete nella nostra vita quanta importanza abbia il “bello” a proposito di lettura?  Ora, con questa mia recensione al limite del demenziale, vorrei descrivervi i capitoli inseriti in questa pubblicazione, dedicati a numerosi personaggi dello sport. Infatti, questo libro parla di sport e di atleti protagonisti in varie discipline sportive. Unico intruso un attore, James Dean, ficcato dentro per caso, oppure no? Un giorno se incontrerò la Audisio, glielo chiederò.
Quest’opera  magicamente scritta da Emanuela Audisio, pubblicata da Mondadori nel 2006, è intitolata Il ventre di Maradona. In copertina abbiamo solo la maglia a righe  bianco celesti della nazionale argentina in primo piano, sotto quella maglia appare inconfondibilmente Diego Armando Maradona.
La prima cosa che ho pensato è stata che il libro parlasse proprio di lui, ma, in realtà, come chiaramente riportato nel sottotitolo, tutto ruota intorno a “storie di campioni, compreso el pibe de oro, che hanno prestato il corpo allo sport” .
I campioni prestano il proprio corpo allo sport? Idealmente forse sì, ma fatemi andare avanti: Emanuela, perdonami se ti chiamo confidenzialmente per nome senza che ci conosciamo, ma se Maradona aveva la mano di Dio tu, cazzarola, mica scherzi con la penna e, leggendo, mi è sembrato di essere tuo amico da tempo. Ho visto che di libri non ne hai scritti molti ma questo "Ventre di Maradona" mi ha fleshato, mi ha illuminato, mi ha fatto spalancare gli occhi e i polmoni, i polmoni? Eh già, per leggerti servono polmoni e cuore.
Questo libro è tutto da leggere, indossando una divisa da gioco o una tuta da pilota o un abbigliamento da alpinista o da subacqueo. Hai scritto le pagine di questo libro con uno slang diretto e penetrante, una carica esplosiva guidata dalla passione, entrando stupendamente nelle storie di questi campioni, per dare la possibilità al lettore di vivere live ogni minuto delle loro esistenze, a volte anche in tragedia. Cazzo! La tua scrittura è stata così formidabile da farmi sentire presente in tutte le situazioni da te descritte, ma non solo, mi hai fatto scoprire, rincorrendo le tue parole a tutto gas, le vicende di alcuni sportivi che non conoscevo, storie tristi e difficili, alcune inimmaginabili e penose, altre esaltanti e mitiche. Ecco perché questi sportivi hanno prestato il loro corpo allo sport ottenendone gloria e miseria, successo e fallimento, fisici da atleta ma nella intima essenza così umani.
La serie degli sportivi descritti da Emanuela Audisio inizia con Ayrton Senna e continua con un lungo elenco, sono circa 38 gli atleti rappresentati, qualcuno è molto noto e recente, altri meno conosciuti e appartenenti al passato. Ve ne cito alcuni lasciando a voi la curiosità di andarveli a leggere. Fidatevi di me, vale veramente la pena. Ecco a voi George Best ne “i fegati di Best”, Jimmy Connors ne “l’anca del tennis”, David Beckham ne “ il culo di Beckham”, Tiberio Mitri ne “la bile nei guantoni”, Paavo Nurmi ne “la fatica ossuta”, Teophilo Alfonso Brown ne “le braccia di Panama”, Heidi Krieger ne “il colosso della Ddr”, Renato Cesarini ne “la punta del piede", Ottavio Bottecchia ne “i polmoni della grande guerra”.
Mi fermo qui, mica posso dirveli tutti, mica posso anticipare la sorpresa che vi travolgerà leggendo questo fantastico libro. Stop, ho detto tutto, e comunque, in omaggio all'autrice, mi riprometto di scrivere successivamente per voi un approfondimento dedicato ad alcuni di loro, ad alcuni che mi hanno preso il cuore, cosa che succede leggendo un buon libro.
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La spiaggia portoghese

27 Maggio 2021 , Scritto da Paula Martins Con tag #paula martins, #racconto

 

 

 

 

Tutto il resto della famiglia (zii, cugini,etc) abitava in Portogallo. I miei, mia sorella e Bina, sono venuti un mese più tardi. Perciò, sono stata la prima ad arrivarci dall'Africa. La famiglia portoghese è stata molto accogliente. Tutti volevano invitarmi a casa loro per le ferie - era il mese di Agosto. Ha vinto uno degli zii, quello che all'epoca passava le vacanze su una spiaggia nel nord del paese.

Ci sono arrivata alla fine del pomeriggio. Così, quel giorno, niente spiaggia. Ci andammo il giorno seguente. Essendo venuta ad Agosto, l'inverno mozambicano (se non c'è tanto freddo, perlomeno è l´epoca della pioggia), erano mesi che non andavo in spiaggia. Quindi, lo volevo davvero. Quando ci arrivo, la prima cosa che vedo è un uomo pieno di goccioline che scorrono sulla pelle, con un enorme sorriso. - L´acqua è fantastica! – diceva, a tutti quanti volessero ascoltarlo.

Non ci penso due volte. Corro verso l'acqua, mi tuffo immediatamente.

La sensazione non so come descriverla. La differenza tra 30º dell'acqua in Mozambico e i 17º del nord del Portogallo, la senti quando neppure puoi respirare!

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Gordiano Lupi, "Cattive storie di provincia"

26 Maggio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #gordiano lupi

 

 

 

 

 

Cattive storie di provincia

Gordiano Lupi

Acar Edizioni, 2009

pp 175

15,00

 

Ho letto tutti i libri di Gordiano Lupi e amo le sue tematiche riconoscibilissime: la straziante nostalgia del tempo che fu, il senso di fallimento, le ambizioni mancate, l’inconcludenza e il languore che generano un ristagno tutto sommato anche gradevole. E mi piace pure la sua scrittura asciutta ma elegante, semplice ma poetica. Mancava questo testo, Cattive storie di provincia, non recente, del 2009.

Una serie di amari fatti di cronaca legati dalla territorialità e dal rincorrersi delle solite questioni: l’amore lancinante per la propria città, il malumore, la ricerca del tempo perduto, il senso costante di privazione, rovina, mancato appagamento. Personaggi grigi, depressi, irrisolti, gente che avrebbe voluto studiare e non ha potuto, oppure che ha studiato ma non è arrivata ad avere un buon lavoro, gente sempre alla ricerca di qualcosa che, se avesse ottenuto, forse non gli sarebbe bastata. Gente che, alla fine, da tanta normalità, dalla patina di grigiore, di abitudine, di quotidianità emerge con un gesto inconsulto, con in mano un coltello affilato o un tubo del gas. Di questo trattano i primi racconti della raccolta, che sono anche quelli che preferisco. Man mano che si procede, tuttavia, i fatti di cronaca si tingono sempre più di fantastico, per poi sfociare in un orrore fondo e nero, come nella storia dei due fratelli incestuosi e cannibali o, nell’altra, agghiacciante, dove vengono girati film pedopornografici.

Alla fine l’orrore coagula in azioni orribili, al limite dello splatter. Trovo, però, che il sottile horror del grigiore quotidiano, narrato nei primi racconti e poi ripreso in testi come Calcio e Acciaio, sia forse ancora più inquietante, perché così vero e comune. Chi di noi non sente quella pungente malinconia, quell’insoddisfazione che non sa come colmare, quel bisogno di tornare indietro e cambiare le cose, quel senso d’impotenza, ineluttabilità e pigrizia? Questo, secondo me, è il vero orrore, sebbene, effettivamente, i giornali in questi anni abbiano riportato fatti orripilanti di cui la provincia, quieta e sorniona, è stata protagonista. Perché in fondo alla routine può esserci “un giorno di ordinaria follia”, come nel racconto che chiude la raccolta, dove il vento di scirocco scatena la furia omicida del protagonista, il quale diventa la nemesi di tutti noi, di quelli che sopportano a testa bassa i fastidi della vita e le angherie dei propri simili.

E, comunque, come sempre in Lupi, il sentimento preponderante è il radicamento nel territorio, il fil rouge dei i racconti, l’amore sviscerato per Piombino, di cui si accetta tutto il bene e tutto il male così com’è.

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Per conoscere Guerrilla Metropolitana

25 Maggio 2021 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #interviste

 

 

 

 

Guerrilla Metropolitana è l’acronimo dietro al quale si nasconde un filmmaker indipendente italiano che vive a Londra e ha deciso di usare il genere horror per fare anche un discorso politico e sociale. Nasce musicista, passa poi al cinema indipendente. Influenzato da Neorealismo, Espressionismo, Surrealismo, Erotica, Pop Art e cinema Underground, gira i suoi lavori in puro stile guerrilla (senza permessi, con mezzi modesti e facili da trasportare). I suoi lavori sono fortemente sperimentali e puramente visual (senza nessun dialogo), usa il genere horror come mezzo per raccontare storie di disfunzionalità sociale. Oltre a essere regista e autore delle storie, è spesso attore di supporto, autore di alcune delle musiche, montatore (assieme al suo amico Peter Frank che è lì addetto al montaggio, spesso anche lui attore di supporto). Caratteristiche tipiche del suo cinema indipendente è il mischiare foto e inquadrature della stessa sequenza, la scelta di località urbane e il fatto che in tutti i lavori non ci siano personaggi eroi, ma solo antieroi. Non usa mai la computer grafica e sceglie argomenti che variano dall’ipocrisia del potere, alla follia dei serial killer, fino ad arrivare a temi politici in chiave horror.

Il suo canale YouTube ci porta nei meandri di un orrore senza redenzione.

Vediamo un corto intitolato BITS: https://youtu.be/caWsp8DRuN8.

Seguitelo! Ne vedrete delle belle. Noi, intanto, lo abbiamo intervistato.

 

Quali sono i tuoi registi di riferimento?

I miei registi di riferimento sono veramente tanti e ognuno di loro mi ha dato qualcosa anche se la maggioranza provengono dalla vecchia scuola italiana del cinema di genere (Deodato, Fulci, Lenzi, D'Amato, Martino, Scavolini, Bianchi, etc).

A quali progetti stai lavorando?

Ho scritto circa una trentina di storie horror diverse e ho intenzione di trasformarle tutte in corti e medi metraggi horror e alcuni persino in veri e propri mini film della lunghezza di circa 50/60 minuti (questi saranno quelli con forti venature politiche). I miei due prossimi lavori saranno due brevi cortometraggi horror assolutamente bizzarri e folli su due temi diversi e successivamente verso settembre, al massimo inizio ottobre, farò uscire sui miei canali di YouTube e Vimeo il mio primo mini film horror social-politico, dove il tema sarà la terrificante faccia della classe dirigente ai danni della sottoclasse (attraverso un storia da me scritta e dove io stesso interpreterò i due rispettivi ruoli come attore, in aggiunta a quello di regista, autore e compositore di musiche). In tutti i miei lavori ci sarà un mio carissimo amico, anche lui italiano residente a Londra, di nome Pietro (pseudonimo Peter Frank) e che è l'addetto al montaggio. Lui mi darà una mano a riordinare con il suo fondamentale lavoro tutta la mia follia creativa e visiva, inoltre sarà un regolare attore di supporto in molti dei miei futuri lavori (in questo mio primissimo cortometraggio BITS interpreta il ruolo del primo residente vittima di lei, nonché "uomo nero" sul poster stesso del mio film).   

Usi il genere horror per sconvolgere o per comunicare altro?

Ho intenzione di sviluppare un mio cinema indipendente del tutto personale, puramente visivo (senza alcuna forma di dialogo tradizionale) e fortemente influenzato dall'Espressionismo, Surrealismo, Pop Art ... fino ad arrivare all'erotico, underground ... ma partendo sempre da uno spunto sociale (in alcuni casi come alcuni miei futuri lavori, persino politico). Quindi un horror sperimentale che va contro corrente al contemporaneo mainstream commerciale e zuppo solo di sensazionalismi. Un horror che non ha paura di entrare nella psiche umana e non ha paura di esplorare disfunzionalità esistenziali in un contesto sociale folle come quello di oggi. 

Progetti futuri

Dopo questi lavori ce ne saranno tanti altri con cadenza più o meno bimestrale  e nel frattempo in aggiunta a questa trentina, continuerò a scrivere altre storie horror, da poter poi trasformare in futuri lavori. 

E gli attuali riscontri?

Il mio canale YouTube di Guerrilla Metropolitana in meno di due settimane ha già avuto quasi 2,000 visualizzazioni provenienti da tutto il mondo (in particolare da UK e in America), più quasi una settantina di sottoscrizioni. Si sta rivelando un successo ben maggiore di quello che mi aspettassi grazie a questo mio lavoro BITS. Alcuni festival horror inglesi hanno mostrato interesse per il mio lavoro chiedendomi dei prossimi. Ho mandato la link di questo mio cortometraggio a recensionisti e vari distributori internazionali. Sulla rete, in particolare Facebook,  ho già visto sia in America che Europa molti stanno pubblicando la link di BITS sulle loro bacheche.      

 

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

 

 

 

 

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Miriam

24 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

 

 

 

C'era una volta una bellissima principessa di nome Miriam che viveva in un bel castello nel Regno di Borgo Bio.

Suo padre, il re, per questioni politiche, e soprattutto nel timore di una guerra impossibile da vincere, diede la giovane in sposa a Nicholas, un re vedovo, particolarmente spietato, del Regno di Fallacia. Il sanguinario regale, guerrafondaio fino all'osso, assieme al suo fortissimo esercito, espugnò i principali regni del Casso, eliminando senza pietà svariati monarchi e intere guarnigioni di soldati, per non parlare della moltitudine di coraggiosi avventurieri che cercavano di liberare la principessa.
Passarono alcuni anni, finché una notte, Miriam, a tradimento, uccise lo sposo, mutilandolo con un sol colpo tramite una taglientissima ascia. Con freddezza infilò la testa dell'uomo (con corona annessa) in un sacchetto di iuta e lo strinse con dello spago.

La diabolica ragazza, prima della fuga, fece esplodere il castello, incendiando la stanza coi barili strapieni di polvere da sparo. Non sopravvisse nessuno.
Miriam tornò a Borgo Bio e servì al padre in un piatto d'argento (nel vero senso della parola!) il capo mozzato di Nicholas.
«Il nostro piano ha funzionato! Il Regno di Fallacia è in mano nostra!» esclamò la figlia con un sorriso mefistofelico.

«Ottimo lavoro! Oltretutto anche gli altri regni risultano indeboliti, dal momento che il caro satanasso si è occupato di decimare i relativi contingenti nonché importanti figure militari, nobiliari e reali» osservò con perfidia il re. «Praticamente il Casso ha soltanto un sovrano, cioè io.»
E vissero felici e crudeli.

 

 

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Il drago spazientito

23 Maggio 2021 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantasy

 

 

 

 

 

«Si vede che stai tremando, fellone che non sei altro!» gridò con aria spavalda il cavaliere corazzato, brandendo una lucentissima ascia bipenne contro la squamosa bestia di colore verde che torreggiava sopra di lui. «Tu non sai con chi hai a che fare! Sono William Knight di Tower Rock, il miglior cacciatore di Meduse, di Arpie, di Idre e… di draghi. Sono un guerriero, sono un genio, sono astuto proprio come un drago, tant'è vero che nella mia dimora dispongo di un invidiabile trofeo, ovvero la testa di un tuo simile» seguitò a dire, sempre più spaccone.

La fumante creatura sbuffò spazientita, innalzando i piccoli occhi rossi al cielo e, dopo aver ticchettato gli artigli sul terreno per decine e decine di minuti, decise di passare all'azione.  

«Sono Dragan dettò Dragà!» tuonò il drago, degnandosi finalmente di focalizzarsi su quel tizio inutilmente blindato e inconcludente come combattente. L’alato rettile, una volta ondeggiata la coda e dispiegate le ali come fossero due ventagli, senza troppi complimenti sputò un’enorme fiammata, facendo diventare il cavaliere tutto ferro incandescente, fumo e arrosto, per poi ingoiarlo per intero. Infine, si avviò verso l'antro di una caverna, collocata in un'inaccessibile montagna, per una pennichella. «Ah, dimenticavo: divoratore di smargiassi e di fanfaroni!» aggiunse, non prima di emettere un sonoro rutto.

 

 

 

 

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Gennaro Ivan Gattuso, "Se uno nasce quadrato non muore tondo"

22 Maggio 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #recensioni, #sport, #personaggi da conoscere

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 
 
 
 
 
 
E così anch'io voglio letteralmente dire la mia, questa settimana voglio parlare di libri ma, onestamente, ammetto che tutto è nato per caso. 
Tempo fa era successo che mio figlio, dopo aver traslocato, mi lasciasse uno scatolone pieno di libri, dicendomi “tienili che poi ritorno a prenderli”, cosa che poi non è avvenuta, lo scatolone sta ancora lì. Per un po’ lo ignorai ma poi, vinto dalla curiosità, aprii lo scatolone e, uno a uno, li sfogliai. Ma bravo mio figlio che aveva avuto buon gusto - anzi, approfitto per fare i complimenti a una sua insegnante che obbligava noi genitori a comprare un libro al mese e ai giovinastri a leggerli, cosicché mio figlio ha preso il vizio di leggere. 
Insomma, adesso eccomi qua a raccontarvi di questo libro: Se uno nasce quadrato non muore tondo, pubblicato da Rizzoli nel 2007.
In copertina di colore rosso, mezzo profilo di Rino Gattuso, un famoso ex calciatore ora apprezzato allenatore. E subito parte la critica alla copertina: minchia signor Gattuso, in foto almeno poteva ridere! Va bene che lei (dopo posso darti del “tu”?) era famoso per la grinta, ma almeno un sorriso in copertina al lettore potevi farlo no? Comunque sei perdonato perché sono convinto che il libro non lo ha scritto un ghostwriter ma tu in persona. L’opera parla di calcio e ti va reso merito di averci raccontato la tua storia con una spontaneità e con una naturalezza veramente bella e genuina.
Questo libro non parla solo di episodi legati alla tua carriera ma anche di valori, come la famiglia, le radici, l’amicizia, la lealtà, il sacrificio, l’amore per le cose semplici. A proposito di cose semplici, voi sapete che i calciatori sono famosi per le auto di lusso, beh! In tutto il libro Rino Gattuso non si atteggia o si pavoneggia mai, l’unico mezzo di trasporto che menziona è un ciclomotore da quattro soldi.
E poi ci hai fatto conoscere Schiavonea, frazione di Corigliano Calabro. 
Con quanto amore e passione ci parla dei suoi luoghi di nascita. Volevate scoop, vip, intime curiosità, gossip e veline? Macché, in questo libro grande è la passione, grande è la voglia di vivere come un mediano, uno che si è fatto il mazzo per la squadra, arrivando al top lavorando sodo.
Grazie Rino per averci dato uno spaccato della tua vita, che poi è la vita di tanti italiani che sognano di farcela a conquistare la coppa più bella del mondo, quella della vita.
Amici lettori, questo è un bel libro e vale la pena leggerlo. Ci rivediamo alla prossima recensione, io leggo poco ma quando lo faccio mi piace farlo bene (ho parafrasato Pelè e in questo contesto suona bene).
 
 
 
 

 

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BORGHETTO DEL LIBRO: FESTA DELL’EDITORIA DI QUALITÀ

14 Maggio 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #case editrici

 

 

 

 

Borghetto del Libro vuole essere la festa del libro all’insegna della Qualità e dedicata all’editoria indipendentedove alcune tra le case editrici più virtuose del panorama italiano – mosse da ragioni valoriali non strettamente commerciali – potranno trovare spazio e modo di entrare in sinergia, esporre il proprio catalogo e far conoscere le novità librarie più interessanti.

Ventisei case editrici, selezionate anche in modo da presentare un’offerta variegata, che spazia dalla saggistica alla letteratura, per arrivare sino al pubblico dei più piccoli: Aras Edizioni, Atlantide, Babalibri, BeccoGiallo, Black Coffee, Camelozampa, Casasirio, Cliquot, Effequ, Fandango Libri, Gallucci, Il Compleanno Delle Balene, Italo Svevo, Kellermann, L’Orma, Miraggi, Neo, Nottetempo, Nutrimenti, Pessime idee, Prehistorica, Quodlibet, Safarà, Sur, 21 Lettere, Voland. Tre giorni (4, 5, 6 giugno 2021) nella splendida cornice naturale di Borghetto sul Mincio (VR), all’aria aperta e nel pieno rispetto delle attuali normative anti Covid, a due passi da Valeggio – comune da sempre attento alla difesa e alla promozione della cultura –, dove incontrare autori, assistere a reading, presentazioni di libri, dibattiti sulle tematiche di settore.

Tra gli ospiti: Simonetta Bitasi, Éric Bulliard, Francesca Capossele, Nicola Feninno, Orazio Labbate, Giorgio Manacorda, Matteo Marchesini, Peppe Millanta, Paolo Pascucci, Francesco Permunian, Camilla Peruch, Ezio Sinigaglia, Anja Trevisan, Germana Urbani, Paolo Zardi.

Il tema della prima edizione di Borghetto del Libro è “Connessioni”, un’esortazione a immaginare nuove forme di contatto, relazione, interdipendenza. A memoria d’uomo del resto, non si ricorda – se non nelle carceri o in guerra – quella necessaria distanza tra le persone che oggi sembra diventata condizione essenziale per la sopravvivenza. Quali prospettive allora?

Connettersi significa raggiungersi, coincidere, riflettersi, resuscitare antiche alleanze superando le distanze imposte, creando il giusto clima per la migliore narrazione tra esseri umani sospesi tra l’ansia d’eterno e la coscienza di una nuova libertà culturale. L’obiettivo di questa prima edizione 2021, in un anno tanto incerto, è quello di riportare l’attenzione attorno al mondo del Libro e ai suoi grandi pensatori, perché possano farci riflettere e mostrarci la via, nonché verso il lettore, figura spesso trascurata e preziosa depositaria di pensieri.

 Borghetto del Libro si terrà dunque sulle dolci rive del Mincio, a Borghetto  di recente inserito nel prestigioso novero dei “Borghi più belli d’Italia” e premiato con la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano –, sotto la direzione artistica di Angelo Di Liberto (scrittore e critico) e Gianmaria Finardi (Prehistorica Editore).

L’evento è organizzato dall’Amministrazione Comunale – Assessorato alla Cultura e dall’Associazione Percorsi, in collaborazione con: Associazione Pro Loco, Biblioteca Comunale, Associazione Valeggiamo. La manifestazione nasce su proposta della casa editrice Prehistorica Editore.  Per informazioni: https://www.borghettodelibro.it

PRO LOCO VALEGGIO SUL MINCIO 045/7951880 SEGRETERIA ORGANIZZATIVA info@percorsivaleggio.it/ info@valeggio.com

 

 

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IL COLONNELLO CHABERT

13 Maggio 2021 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni, #storia

 

 

 

 

Il colonnello Chabert è un breve romanzo di Balzac del 1832. Si narra la vicenda di un ufficiale che combatte a Eylau sotto il comando di Napoleone; nella mischia, dopo la celebre carica di Murat contro i Russi, viene ferito e travolto dagli squadroni di cavalleria francese che rientravano dopo l’attacco risolutore.

Per l’esercito e per lo stato è morto da eroe, come tanti altri caduti in quella battaglia sanguinosissima.

In realtà è ferito seriamente ma vivo; quando dopo alcuni anni, nel 1817, riesce a tornare a Parigi, il suo mondo non esiste più. Sia in politica che nella vita privata, la realtà è profondamente cambiata. L’amato Napoleone è in esilio, è tornata la dinastia dei Borboni che perseguita i bonapartisti,  la moglie si è legittimamente risposata in quanto si credeva vedova. La donna ha avuto una buona eredità che Napoleone aveva fatto incrementare in omaggio al suo compianto colonnello. L’arrivo dell’ufficiale non è una buona notizia per lei: quanto ha creato in quegli anni rischia di vacillare e allora è opportuno che l’atto di morte del marito non venga invalidato. Lui è costretto a farsi rappresentare da un avvocato che cerca di dipanare la matassa di una situazione grottesca; avrebbe tutti i motivi per far valere le sue ragioni, ma viene fatto sentire come un oggetto ingombrante e una fonte di disagio. Il manifesto della freddezza umana raggiunge il suo culmine nella gretta figura della consorte e come sempre Balzac sa dipingere bene i peggiori vizi dell’animo umano. Infatti al colonnello si chiede una sola cosa; di non esistere, di rinunciare alla sua identità, di tornare nel suo passato con la sua frusta divisa, le datate decorazioni, il suo retaggio di ricordi napoleonici lontani e inutili ora che si vive in piena Restaurazione.

Per non compromettere la serenità altrui, si accontenterà allora di essere un vivo che cammina ancora ma che deve recitare la parte del defunto, vivendo senza mezzi; in fondo per tutti sarebbe stato meglio che lui fosse rimasto a terra sul campo di battaglia, coperto di una gloria che a nessuno interessa, utile solo per aver generato una buona pensione a favore della “vedova”.

Vengono in mente personaggi spregevoli come quelli costruiti dal nostro Verga. Ma è con un altro siciliano che l’avvicinamento è più pertinente, ossia con Pirandello, autore del fu-Mattia Pascal e dell’Enrico IV. Se per alcuni protagonisti delle sue opere, la perdita della propria identità e della propria riconoscibilità nel mondo era, per certi versi, un rifugio dal contatto doloroso con la realtà, nel caso di Balzac il quadro è meno grottesco e ben più tragico. Il colonnello galleggia tra vita e morte; viene rifiutato e fatto scivolare ai margini, costretto dagli altri ad adattarsi a un vivere minimo, vivo per se stesso ma morto per la società.

Rimane però nel breve romanzo, una figura positiva; l’avvocato dello sfortunato protagonista agisce non solo da avvocato, ma anche da amico. Prova disgusto per la corruzione morale di Parigi, ripromettendosi di lasciare la città dove potere, arrivismo e grettezza creano un’aria malsana e ipocrita. Un personaggio come lui impedisce che la vicenda scivoli su un piano di totale pessimismo. 

 

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Neocristianesimo

11 Maggio 2021 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #racconto

 

 

 

I

 

 

Nel sogno m’appare una croce quasi celtica: al posto del classico cerchio, ecco infatti, all’intersezione dei bracci, la riproduzione stilizzata (“stenografa”, dunque?) di un pallone da calcio; per cui sempre un cerchio (ricolmo, però, di parecchi esagoni bianchi e neri).

Non vi sarebbe alcunché di strano nella visione; solo che la croce è svettante e incombe minacciosa su di me. Che significa? Mi sono macchiato? Qual è la mia colpa? Parlami, El Marada!

 

II

Un sentimento d’inquietudine m’oscura il petto; frattanto il mattino è fosco, come se tutto il mare si stesse sciogliendo in vapore acqueo. Ma quando raggiungo la chiesetta sul promontorio, a te intitolata, il mio cuore per un attimo si rischiara. Entro e m’inginocchio dinanzi all’altare, per salmodiarti la santa preghiera: «Com’è detto nei taccuini sinottici dell’eterna terna o trinità arbitrale, quando tu – che in genere crossi il perdono nella mente dei fedeli e mistiche rivelazioni, sagge come un VAR –, protendesti coraggioso la Mano de Dios, per deviare il Covid da qualunque proposito omicida, il Messia resuscitò nel terzo tempo e ti annunciò cordiale: «Oggi sarai con me nel Regno dei Gol, ove entrerai fulmineamente, come un destro nella porta. Sì, tu sarai il Destro del Signore!». E fu allora che assurgesti alla traversa col sacro nome di El Marada».

Il parroco mi ha visto e sentito. Per questo adesso mi sorride luminoso e s’avvicina.

«Se qualcosa ti tormenta, spingendoti a cercare la verità» –sussurra paterno– «recati in pellegrinaggio, figliolo mio».

E mi porge un volantino. È la pubblicità del nuovo albergo extralusso, appena inaugurato in Vaticano, e recita così: «Per il Giubileo, vieni a Roma, o credente fervoroso: “Il Resort… o” ti accoglierà».

 

Pietro Pancamo

(pietro.pancamo@alice.it; pipancam@tin.it)

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