Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)
Post recenti

"La mummia 2017" e "A star is Born".

21 Settembre 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #cinema

"La mummia 2017" e "A star is Born"."La mummia 2017" e "A star is Born".

Mi è capitato di seguire due film:  La mummia 2017 di Alex Kurtzman e A Star is Born di Bradley Cooper. Entrambi, non solo remake, ma addirittura ultimi di una lunga catena di rifacimenti dello stesso soggetto.

Parto dal La mummia. Durante la visione credo di essermi resa conto, forse, di averlo già visto. Anche tenendo conto della mia età e della memoria labile, se mi è rimasto solo qualche “glimpse”, cioè qualche vago e sfuggente frammento, significa che non deve essermi piaciuto poi tanto neppure la prima volta. Diciamo che è un film che avrebbe tutte le caratteristiche per essere un’ottima pellicola: Tom Cruise nei panni del protagonista, una trama tutto sommato coerente, ottimi effetti speciali. Eppure… eppure non lascia niente, non scatena nessun tipo di coinvolgimento emotivo, nessuna paura, nessun divertimento. Tom Cruise fa il verso a se stesso, bello e agile ma con l’espressività di un manichino. Russel Crowe, che impersona l’antagonista,  - addirittura il dottor Jekyll redivivo - pur con la suadente voce di Luca Ward, è imbolsito e privo di qualunque fascino residuo. La protagonista femminile, Annabelle Wallis, è del tutto insignificante. Forse l’unica figura degna di nota è la principessa egiziana mummificata.

La prima parte gioca col mix divertimento/azione, nella tradizione di film mitici come All’inseguimento della pietra verde o Indiana Jones. La seconda parte vira sul gotico insulso in stile The librarian. Non ha nulla del divertimento, della vivacità e dell’ironia della versione di Stephen Sommers del 1999.

Insomma, una lunga scia di remake, dopo l’originale del 1932, di cui questo è il meno spassoso e avvincente. Pare che, infatti, abbia ricevuto una candidatura come peggior film, e Cruise come peggior attore. Il finale chiaramente aperto lascia supporre un sequel che non c’è mai stato visti gli incassi del botteghino, dopo tutti soldi spesi per gli effetti speciali e per girare le scene in assenza di gravità

Per quanto riguarda A star is born, remake del musical del 1937, per l’esordio alla regia di Bradley Cooper, che è anche il protagonista, il discorso è diverso. Sebbene si capisca che la storia è un pretesto per far brillare Lady Gaga, devo dire che la trama, pur semplice – un cantante alcolizzato scopre una giovane di talento, la sposa riamato ma non riesce a reggere il peso del successo di lei - coinvolge, e la cantante come attrice è bravissima, intensa, senza forzature né isterismi.

La Germanotta parte bruttina, “plain” dicono gli inglesi, cioè un misto fra poco attraente, insignificante e scialba, e finisce bellissima. Pare che abbia cantato l’ultima canzone  dopo aver saputo della morte di una cara amica e il risultato è, in effetti, commovente. Bradlay Cooper è credibile nei panni del marito alcolizzato e fragile.

La morale della storia credo sia l’abbastanza banale “bisogna essere se stessi per convincere” e “non basta il talento se non hai qualcosa di tuo da dire.”

Alla fine, senza eccedere, una lacrimetta l’ho spremuta.

Mostra altro

Achille Lauro, "16 Marzo"

8 Settembre 2020 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia, #personaggi da conoscere

Achille Lauro, "16 Marzo"

16 Marzo di Achille Lauro (Rizzoli Editore, 2020) è un'attesa di adorazione pagana, un'aspettativa di ritorno nell'intermezzo romantico che esalta la dichiarazione ostentata dei sentimenti. Una fastosa attrazione su inclinazioni impulsive, una trappola estetica in cui tutti le sensazioni umane sono mescolate, confuse, disorientate e trascinate dall'amore all'odio, nella verità estrema di ogni esperienza di vita spinta al di là da ogni distinzione della bellezza. Un delirio allegorico, un effetto appassionato di sorpresa, di straniamento e di sospensione, è questo lo scenario adatto che l'artista allestisce per il suo immaginario attraverso segni visivi e immagini simboliche. I testi, poeticamente esposti al verso libero, ispirati al carattere istintivo e puro della creazione artistica, racchiudono il disincanto passionale e teatrale della vita, nelle atmosfere fumose e decadenti delle illusioni e dei desideri. La libertà lunatica dell'autore, svincolata da regole convenzionali, guida la ricerca degli affetti, il bisogno vivo e universale dei rapporti reciproci ed esclusivi e  si nutre di tutte le sue ossessioni biografiche, contamina l'irrinunciabile, viziosa, sincera voglia di perdersi in inferni meravigliosi, in esaltazioni ed infatuazioni per la commedia umana, nella vertigine delle percezioni. Lo specchio profondo della miseria e dello sconforto è il riflesso dell'altra parte di sé, l'eterna maschera di chi, equilibrista dell'anima, si affida ad una disillusa ma quanto mai solenne recita, incline alle suggestioni dell'ambizione e della speranza, struggente e malinconicamente sognante. La lente deformante attraverso la quale Achille Lauro guarda alle colpe, agli errori e alle trasgressioni degli uomini intensifica la consapevolezza illimitata degli inganni, del disamore, della resa incondizionata all'idealizzazione della persona amata, che esiste solo come creazione nell'immaginazione, una trasposizione inconsapevole della presenza che stordisce e divora l'innocenza dell'anima. Achille Lauro padroneggia il mondo che attraversa con un'aspirazione inconfessata all'amore, alla disperata relazione con la felicità. Il libro “16 marzo” è uno sregolamento in stile biblico, un'intossicazione da troppa nostalgia, nella sacralità laica di risposte ultime ed indecifrabili. Un'ultima destinazione di un viaggio poetico che accompagna l'avventura di un eterno sopravvissuto, lucidamente abbandonato all'inevitabile spettacolo dei sensi. Le atmosfere surreali dei tormenti e i patimenti rivisitati dell'apocalisse si contendono il primato dell'interpretazione visionaria in cui il supplizio della carne e la leggerezza del cielo sono le espressioni diaboliche ed angeliche della stessa insistenza amorosa. L'artista seduce l'ordine di un culto estetico, è la presenza rarefatta nella composizione visiva ed artistica dell'immateriale, sa flirtare amabilmente con la malìa delle imprevedibilità e le contradditorietà delle invocazioni interiori, defunte preghiere mistiche ed infedeli incise sul fatalismo misterioso dell'equilibrio emotivo. Achille Lauro celebra e dimentica l'amore nell'eleganza del disprezzo, sostiene la sua icona alterando la creatura tra il talento e l'abisso nascosto nelle sue “letterarie” inquietudini e conquista il seguente omaggio poetico:

“L'inverno, noi andremo in un vagone rosa/con azzurri cuscini./Staremo bene. Dentro quei soffici cantucci/Ci son nidi di baci./Chiuderai gli occhi allora, per non vedere, fuori,/Torcersi le ombre oscure,/Arcigne e mostruose, nera plebe serale/Di lupi e di demoni./Ti sentirai sfiorare lievemente la guancia.../Un lieve bacio, simile a un ragno forsennato,/Ti correrà sul collo...Mi dirai: “Cerca qui!” chinando un poco il capo, - Ma ci vorrà del tempo per scovare la bestia/ Che viaggia senza posa....” (Sogno d'inverno - Arthur Rimbaud)  

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

Amore mio,

amore mio che non conosco,

odiami,

perché è meglio il tuo veleno del tuo niente.

Odiami e fammi del male,

fallo prima che inizi io.

Io che morirò per te, ed è così che ti ucciderò.

Il Paradiso è davanti a noi

ma io ti mentirò di nuovo;

come se non fossi tu,

come se questo amore fosse nulla.

Ti mentirò di nuovo

come se di nuovo questo non fosse amore.

Come se non esistesse niente,

come se fossi sicuro che l'amore non muoia mai,

neanche davanti alle menzogne.

O, come se fossi certo che quel poco che ho da dare,

ti basterà.

 

-----------------------------------------

 

 

 

Siamo in un labirinto di siepe,

un labirinto a matita disegnato da te.

Tu sei la ragazza che si perde nel suo stesso labirinto,

ti pungerai con delle rose,

mangerai la mela del peccato,

farfalle ti aiuteranno a uscirne,

ma non basteranno.

Questa fiaba racconta di te che seguirai un gomitolo,

nessuno sa se esista davvero.......

 

-------------------------------------------

 

 

La testa cade libera da qualunque legame terrestre,

un miscuglio di leggerezza e fervore.

Il taglio geometrico oggi lo trovo troppo simmetrico.

Tu daresti una sforbiciata dritta, sinistra,

fermissima sopra l'orecchio destro.

La tua frangia divide perfettamente la fronte a metà:

una coordinata spaziale indispensabile per me,

la discriminante tra materiale e immateriale.

Mi hai chiesto tu di venire oggi stesso

ma io ancora non so come.

Quanto siamo diventati bravi con la finzione.

Acqua, fuoco,

voglio fare con te questo gioco.

 

-------------------------------------------

 

 

 

La paura di sbagliare.

Poi i nervi si consumano e diventi cattivo

e ti devi fare di sogni sintetici

ma è la dimensione ascetica della disciplina

ad affascinarmi

più dell'aspetto etico.

Sentire il punto in cui l'anima

è incollata al corpo.

Sentire che cede,

un leggero strappo,

stare lì con la mente in estasi

in quella zona di lacerazione.

Provo spesso questa sensazione:

febbrile, ma profondamente lucido,

fertile,

motivato.......

 

----------------------------------

 

 

 

….Sotto un tessuto di velluto blu notte,

il tuo colore preferito,

l'ineffabile parola,

la perfetta coincidenza di suono e segno.

Il primo verso inarticolato emesso da Dio.

Per me sarai sempre una poesia occasionale,

la storia cominciata dalla fine.....

 

----------------------------------------

 

 

 

Faccio strani sogni di notte.

Sogno che il mondo è mio.

Sogno di poter arrivare dove voglio.

E' come se quella notte

fosse l'ultima che mi resta da vivere.

Amami, amore, perché

quella notte tutto sarà possibile.

 

 

 

Mostra altro

Federica Cabras, "I segreti di una culla vuota"

7 Settembre 2020 , Scritto da Fabiana Giaccu Con tag #fabiana giaccu, #federica cabras, #recensioni

 

 

 

 

I segreti di una culla vuota

Federica Cabras

 

Officina Milena,

pp. 240

Prezzo attuale 15,00

 

Ninna nanna mamma tienimi con te, nel tuo letto caldo, solo per un po'. Una ninna nanna io ti canterò e se ti addormenti mi addormenterò.”

 

Sono persuasa che conosciate tutti il resto di questa canzone. Personalmente me la cantava sempre la mia mamma e ancora oggi le sue parole risuonano nella mia mente.

Ma cosa accade quando una mamma non può più cantare questa ninna nanna al suo piccolino, morto in circostanze misteriose?

Teresa non è mai riuscita ad accettare la morte del suo piccolo Giorgio e non si darà pace fino a quando non troverà i colpevoli.

É proprio da questa ossessiva ricerca che la sua vita si intreccerà a quella di Beatrice Angelica Farris, 31 anni, protagonista di questo romanzo.

Bea lavora come editor per una casa editrice, ama il suo lavoro, ha una grande casa che divide con Lorenzo, avvocato in carriera e marito perfetto che la riempie di amore e attenzioni. Purtroppo quest’ultimo muore precocemente in un tragico incidente stradale.

I segreti di una culla vuota, della giovane scrittrice Federica Cabras, è un mix, a mio parere ben riuscito, tra il romanzo noir e quello drammatico. Ha un ritmo incalzante, è scorrevole, di facile e piacevole lettura ma, allo stesso tempo, si tratta di un libro molto profondo proprio per la delicatezza dei temi trattati.

Primo fra tutti il lutto, un sentimento che molti conosceranno personalmente e altri no, ma che la Cabras tratta in maniera così approfondita che il lettore non può fare a meno di farsi trasportare, fino ad immedesimarsi e toccare con mano il dolore dei personaggi, in particolare quello della giovane vedova Beatrice.

Sarà un cammino lungo e tortuoso quello che la vedrà impegnata a non impazzire di dolore e a ricostruirsi una vita, ma per poterlo fare dovrà risolvere alcune importanti questioni. Ad aiutarla ci sarà il suo amico e giornalista Samuele che riuscirà ad illuminarle la via in più occasioni.

Questo romanzo ti avvolge, ti assorbe e non ti fa mai sentire a tuo agio, infine ti insegna che non puoi mai sapere che cosa la vita ha in serbo per te ma soprattutto che non devi mai dare nulla per scontato, a partire dal suo finale.

 

Buona Lettura

 

F.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra altro

La terza Edizione di Paillettes sorridenti

6 Settembre 2020 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #cinzia diddi, #moda, #eventi

 

 

 

 

Abbiamo appreso dai social che sarà presente ad una sfilata sui generis?

Si tratta di un evento di beneficenza che dopo due edizioni a Grado, quest’anno è stato organizzato a Roma il 26 settembre.

 

Di cosa si tratta più nel dettaglio?

Paillettes sorridenti è una Serata di Gala che a cui prenderanno parte Imprenditori, Professionisti, Politici, Giornalisti e Campioni dello Sport, oltre ad alcuni rappresentanti del mondo dello spettacolo che sfileranno, saranno Modelli e Modelle per una sera.

 

Chi vestirà il suo Luxury brand?

Non voglio dare troppi dettagli, posso solo dire che mi sono prestata a questo gioco e sfilerò con un’amica, la splendida Carmen Di Pietro, ospite d’onore dell’evento, che ho coinvolto poiché il suo cuore è puro e ama i progetti di solidarietà.

 

Quindi è un progetto di solidarietà?

La sfilata ha un fine nobile e benefico. Raccogliere fondi per l’Ospedale Spallanzani di Roma, diretto dalla Dr.ssa Marta Branca, e l’Associazione Aihelpiu, che si occupa di fragilità nel senso più ampio del termine e collabora con il Carcere di Bollate e San Vittore.

 

Come sarà organizzata la serata?

L’evento è presentato da Tiziana Noia con Michele Cupito’. Per la regia di Paola Rizzotti. Momenti di cultura, un’asta di beneficenza, ma soprattutto un Edoardo Raspelli, mio caro amico, Modello d’eccezione per paillettes sorridenti. Un Edoardo Raspelli come non lo avete mai visto. Sfilerà con la splendida Francesca Bonaccorso, Miss senza trucco.

 

Sig.ra Diddi, la sua azienda è un punto di riferimento sul Territorio e sta portando avanti molti progetti solidali, dove trova le energie?

Quando si tratta di fare del bene sono sempre in prima fila e non sento neppure la stanchezza. Il mio Libro La stella più bella, Falco editore, ha raccolto fondi per la protezione civile a favore di tre ospedali toscani. Il prossimo libro in uscita a Dicembre con Aletti editore porterà avanti un altro progetto di solidarietà. Fare del bene riempie il cuore e contrasta l’egoismo.

 

Complimenti per tutto quello che fa, può essere soddisfatta?

Diciamo che mi sento bene , mio padre ha sempre fatto beneficenza, continuare mi fa sentire simile a Lui. Ho bisogno che lui sia orgoglioso di sua figlia, soprattutto adesso che non c’è più.

 

Mostra altro

Simone Manservisi, "L'alba dello scudetto"

5 Settembre 2020 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #sport

 

 

Simone Manservisi
L’alba dello scudetto
Ultrasport – pag. 160 – euro 15

Ho letto quasi tutto quel che Simone Manservisi ha scritto, ma devo dire che quando parla di calcio ha una marcia in più, pare di sentire la voce di certi telecronisti del passato - gente come Carosio e Martellini - che suo padre conoscerà molto bene, capaci di farti vivere una partita anche se non la vedevi. L’alba dello scudetto segue di alcuni anni il bel libro intervista Far West Lazio (ancora disponibile) e approfondisce i temi della Lazio leggendaria, oltre a narrare la biografia calcistica di Pier Paolo Manservisi, attaccante dai piedi buoni di Fiorentina, Napoli, Pisa e Lazio. Simone ha il vantaggio di essere figlio di cotanto padre, quindi ci racconta gli anni Settanta come se li avesse vissuti, per interposta persona, e lo fa parecchio bene. Leggo le pagine del libro e mi rivedo con mio padre nella curva dello Stadio Olimpico, ai tempi in cui una famiglia poteva vedere una partita in curva, tifare Inter contro la Lazio e contro la Roma, senza rischiare niente. Erano i tempi lontani d’un calcio romantico, arbitravano Lo Bello e Gonella, giocavano Mazzola, Rivera e Chinaglia, scrivevano giornalisti come Gianni Brera, parlavano in tv conduttori come Barenson e Valenti. Simone Manservisi approfondisce il mito d’una Lazio battagliera e trasgressiva, guidata da un allenatore paterno come Tommaso Maestrelli, spiega come è stato possibile vincere uno scudetto, indaga sui fatti accaduti come se fosse un film noir, spiega i retroscena e le incomprensioni, narra le scorribande fuori dal rettangolo di gioco. Pier Paolo Manservisi rappresenta l’eccezione in quella Lazio folle e irripetibile, giocatore disciplinato e determinato, soprattutto rispettoso delle regole. Tutti gli altri lo erano molto meno: Chinaglia, Wilson, Re Cecconi, D’Amico … alcuni giocatori dormivano con la pistola sotto il cuscino e destavano i colleghi (per giocare!) a colpi di fucile. Il libro racconta le vicissitudini della Lazio negli anni Settanta e Ottanta, corredato da foto d’epoca, da un intervista al padre e da testimonianze dirette. Si legge come un romanzo, anzi è proprio un romanzo, un bel romanzo calcistico, stile Azzurro tenebra di Arpino o Ultimo minuto di Pupi Avati (che è un film, ma fa lo stesso). Leggetelo, per un salutare tuffo nel passato, per (ri)scoprire un tempo che - ai giovani sembrerà impossibile - è esistito, non fa parte dei racconti dei vecchi, non è una storia uscita dal mondo delle fiabe.

Mostra altro

Fabio Volo, "Un posto nel mondo"

31 Agosto 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

Un posto nel mondo

Fabio Volo

 

Mondadori, 2006

 

Non avevo mai letto nulla del “famigerato” e “vituperato” Fabio Volo. Alcuni sostenevano che “tocca il cuore del lettore”, altri ne parlavano come della peste bubbonica della letteratura. Non sono d’accordo né con l’elegia né con la demonizzazione. Devo dire, però, che almeno questo singolo romanzo ha ribaltato tutte le mie aspettative.

Pensavo di trovarmi di fronte a una mal scritta storiella d’amore alla Federico Moccia, che mi avrebbe, in ogni caso, inevitabilmente coinvolta e intrigata. Invece, la pecca principale del testo non è il linguaggio che, tralasciando alcune ripetizioni, è scorrevole, personale, né migliore né peggiore di tanti altri; ciò che non ho gradito è stato proprio il contenuto, sebbene il testo si faccia leggere velocemente.

Storia vagamente alla Paulo Coelho – autore che aborro per i temi trattati – d’improvvisa e raffazzonata conversione interiore. “Percorso” lo chiamerebbe qualcuno, con un termine abusato e detestabile.

Michele tira tardi a bere in piazza con l’amico Federico che, ad un certo punto, si annoia e gli suggerisce di dare un senso a giorni sempre uguali che un senso, come direbbe Vasco, non hanno. Federico parte per Capo Verde. Torna cambiato e innamorato di Sophie, mentre, nel frattempo, Michele si è invaghito e poi stufato di Francesca. Federico riparte di nuovo, definitivamente, nel senso che muore in un incidente. Allora Michele va in pezzi, comincia a sentire, oltre al dolore per la scomparsa dell’amico fraterno, che qualcosa nella sua vita davvero non va, che il suo lavoro è monotono e privo di slanci, che non ha niente da offrire alla ragazza e per questo la lascia. Si trasferisce a Capo Verde anche lui, conosce la fidanzata di Federico che aspetta una figlia, ha un incontro che fa da deus ex machina con una sciamana locale, e torna in Italia un uomo nuovo.

Io a queste conversioni improvvise, alla vita che si accende senza l’aiuto degli antidepressivi ma con la famosa mindfulness, - cioè l’assaporare il qui ed ora, che è poi il centro stesso della meditazione - non credo e mi infastidiscono pure. Non credo neppure agli amori che risorgono dalle ceneri. Se una persona non ti interessa più non è – come sostiene l’autore - perché non hai ancora trovato te stesso, ma è perché ti ha scocciato e basta. Il rapporto d’amore fra Michele e Francesca sa di minestra riscaldata e trovo infantile, peterpanesca, la scelta finale dei due di mettere al mondo una figlia senza convivere, pur amandosi e sentendosi una famiglia unita.

Comunque, il centro positivo del romanzo è senz’altro la necessità di portare in superficie i nostri bisogni più autentici, qualunque essi siano, anche i più elementari.

Il libro manca totalmente di ambientazione, forse non indispensabile in una storia di formazione spirituale, ma la cosa lascia i protagonisti sospesi in un limbo dove mare, ufficio, città, auto sono solo nominati ma mai resi palpabili o visibili.

Ho trovato assolutamente non indispensabili e fini a se stesse certe descrizioni di gesti volgari, come il modo in cui il protagonista è solito tagliarsi le unghie dei piedi o masturbarsi negli asciugamani degli alberghi. Particolari, frutto di un morboso bisogno di dire tutta la verità, che non aggiungono un tocco di realismo né di crudezza alla narrazione, ma rappresentano solo tremende cadute di stile. Uno stile, a tratti,  più da post di Facebook che da romanzo, infarcito di frasi costruite a tavolino per essere sottolineate e copiate in un diario.

Mostra altro

BERLINO ULTIMO ATTO di Heinz Rein (1906 – 1991)

30 Agosto 2020 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni, #storia

 

 

 

 

Il romanzo di Heinz racconta le ultime settimane di Berlino come capitale del Reich nazista, nell’aprile del 1945; i sovietici premono sulla città e si respira un clima da finis mundi. I cittadini vivono sotto i bombardamenti, fanno lunghe code per prendere un po’ di cibo, si muovono schiacciati tra gli assedianti e gli scherani del regime hitleriano, sempre pronti a trovare e punire oppositori veri o presunti.

La narrazione si incentra sul ruolo di alcuni cittadini che, pur nell’angoscia di quei giorni, aspirano a costruire un domani migliore; sono naturalmente degli oppositori del nazismo e appartengono alle forze politiche che in passato si sono infruttuosamente opposte a Hitler. A queste persone che tentano di sollecitare la popolazione a reagire, si aggiunge il soldato disertore Lassehn che rappresenta un giovane stanco della guerra e della propaganda, ma ingenuo e privo di formazione politica tanto da dover essere guidato dagli altri personaggi ben più maturi di lui. Si dovrà puntare su individui come lui per l’avvenire della Germania, sembra questo uno dei messaggi del libro, dato che il giovane ha la fermezza di contestare il regime per aver fatto credere a tutti che nazismo e nazione tedesca siano la medesima cosa.

È un romanzo appassionante e che sa emozionare, con meticolose descrizioni della città martoriata, ma l’opera ha non pochi limiti. Alcuni evitabili, legati alla traduzione che usa termini fuori posto e fuori tempo come sfangare, financo, zompo. Non ho apprezzato le lunghissime  filippiche messe in bocca ai personaggi molto critici verso il popolo che si è accodato al dittatore. Sono passi molto pesanti e ripetitivi, da opera scopertamente didascalica, figli di una insistita superiorità verso la massa pavida dei cittadini. Evidentemente lo stampo etico-politico dell'opera pubblicata nel 1947 giustificava questo; però a tratti sembra un romanzo ottocentesco con frequenti descrizioni di ambienti e persone, con finestre in cui si giudica con durezza la moralità o la mancanza di moralità delle masse, spezzando il ritmo narrativo.

L’arrivo dei russi è visto come il sospirato arrivo dei liberatori; c’è solo un debole accenno nel finale alle numerose violenze da loro compiute sulle donne dopo la vittoria. Perciò è un libro sicuramente da leggere, ma usando lo scudo della pazienza.

Mostra altro

Rebecca Kauffman, "La casa dei Gunner"

29 Agosto 2020 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

La casa dei Gunner

Rebecca Kauffman

Big Sur, 2020 

 

Credo che alla fine i libri ci dicano davvero qualcosa quando vanno a toccare qualche oscura corda interiore. Non che gli altri non ci dicano nulla, semplicemente a volte toccano corde mute, a volte corde che ancora non abbiamo, magari con un effetto ritardato di anni rispetto al momento in cui li leggiamo. Questo libro, che in un altro momento non mi avrebbe detto nulla, letto in questo periodo, ha posato il suo sguardo dentro di me. Dico che non mi avrebbe colpito granché perché non amo particolarmente queste storie corali stile Grande Freddo di amici che si ritrovano dopo anni per occasioni ferali e si vomitano addosso segreti e bugie. Questo caso però fa eccezione perché le confidenze scambiate dal gruppo dei Gunner hanno tutte a che fare con la morte di Sally, amica suicida, il cui funerale è motivo del rimpatrio, la quale 15 anni prima aveva abbandonato il gruppo di amici senza una spiegazione. E ognuno dei sopravvissuti ritiene di essere a conoscenza, addirittura essere il responsabile, del motivo per cui Sally troncò i rapporti con tutti. Le rispettive confessioni inevitabilmente ribaltano il punto di vista di ognuno, nel momento in cui ci si rende conto che la propria visione della realtà era falsata dal mancato confronto con gli altri, dato che ognuno taceva per pudore. E Sally, silenziosa e lontana, conosceva i segreti di tutti loro. Perché a pensarci è proprio cosi che va: la nostra percezione di un fatto è sempre pesantemente affetta dal nostro bagaglio di esperienze, dalle nostre convinzioni e dai nostri schemi. E parlarne con gli altri ci può aiutare a cambiare le nostre convinzioni, a volte a ribaltarle, e paradossalmente questo ci fa sentire stupidi, fragili, inadeguati. Perché ci troviamo ad amare persone che fino a poco prima avevamo disprezzato o a capire che il nostro sentirci responsabili per le azioni di un'altra persona e metterci al centro del mondo era una ridicola forma di egocentrismo. Ognuno dei protagonisti scende cautamente da un piedistallo di azioni miserabili che però lo aveva fatto sentire importante e responsabile di una certa catena di eventi, perché sempre meglio stare sotto i riflettori da cattivo che in disparte da buono o sfigato, no? Quante masturbazioni mentali, quante inutili sceneggiature di film inesistenti ci raccontiamo pur di sentirci vivi! Per evitare di guardare in faccia una realtà dolorosa, a volte insipida, o che più semplicemente non ha noi come protagonista. Quando potremmo accettare la vita, anche quando ci pone di fronte a destini spaventosi, decidendo che tutto può essere affrontato, proprio come fa Mikey, schivo, timido e consapevole di ciò che lo attende. Un'accettazione che può passare anche da confessioni imbarazzanti, perché il punto è che a renderci liberi è sempre la consapevolezza. Un libro che mi sento di consigliare a chi ha bisogno di stravolgere il proprio punto di vista sulle cose. Stando attenti: si può scoprire che la felicità è già fuori dalla porta e non era per nulla come la immaginavamo. Ma va bene così.

Mostra altro

I gialli di mastro Leonardo e la sua banda: il mistero dell'acqua sparita ma non del tutto

22 Agosto 2020 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto

 

 

 
 
 
Amici lettori della signoradeifiltri, l’estate ancora impazza e il distanziamento sociale ne risente ma noi, con le nostre pagine, problemi non abbiamo e anche oggi con un giallo artistico vi deliziamo. Riusciranno il nostro amato commissario e il suo fido assistente a trovare il bandolo della matassa di questi misteri che imperversano in città?
 
 
 
Il mistero dell’acqua sparita ma non del tutto
 
 
 
- Ivan Graziani, che provi quando suoni la chitarra?
 
- Mastro Leonardo, che posso dirti che già non sai?
 
- Hai ragione, mi piace sentirlo dire da te.
 
- Sono sensazioni che non si possono spiegare o descrivere, ecco perché solo gli artisti fanno conoscere tutte le cose belle del mondo.
 
- Ivan, devo inventare un nuovo aggeggio per una nuova missione, mi occorre essere ispirato, vorresti cantare per me?
 
- Posso farlo in romanesco?
 
- Dio bonino, se becco Walter Fest lo còrco de botte... ma che mi fai dire anche te? Ma sì, cantala come ti pare.
 
- Jimi, dammi un sol... Se la chitarra mia piagne dorcemente, stasera nun è aria de vedè la gente e li giochi de strada che cjò chiusi dentro ar petto me vojò aricordà. Io penso a quer barcone arovesciato ar sole in un giorno de pieno Agosto co le biciclette n'riva ar mare, Agnese me parlava su la sabbia n'focata e io nun so perché nun me la so scordata. Agnese dorce Agnese io nun so perché te ne sei annata...
 
- Ma non mi pare che faccia così.
 
- Mastro Leonardo, è la passione che ci guida.
 
Ivan Graziani continuò cantare tutti i suoi pezzi, poi arrivarono Ray Charles al piano, Aretha, Janis e Gabriella Ferri vocalist, Micheal che non cantò ma ballò, Claudio Villa che rideva e Aurelio Fierro che prendeva il caffè; insomma, una strepitosa jam session.
 
- Bene, banda di smidollati, ecco il nuovo progetto, attenetevi a questi disegni e non fate come al vostro solito, di testa vostra. Via, via, andate via che la gente ha bisogno di noi. Il clima è cambiato, non è più una leggenda sotto la metropolitana,
 
(Lettore toscano esigente e pignolino: "sotto la metropolitana?" Perché no sotto un tram?)
 
per fortuna a volte la natura si auto normalizza e allora succede che piove quando è giusto che debba piovere, anche se, quasi per dispetto, la natura ci scarica sulla testa una quantità esagerata di acqua.
 
 
 
INTANTO ALLA CENTRALE DI POLIZIA
 
 
 
- Commissario, non nota che piove da diversi giorni ma le strade non sono allagate?
 
- Ma sì, sarà grazie a quel cavolo di sottomarino giallo.
 
- Boh? Però ha presente la biondona mia vicina di casa?
 
- La biondona super bonazza?
 
- Sì
 
- E allora?
 
- La topolona si fa 24 docce al giorno, eppure la pressione dell'acqua nel condominio non cala. E poi non ha notato che tutte le fontane artistiche sono state riaperte e che le fontanelle pubbliche hanno i rubinetti aperti?
 
- Beh, la fontana di piazza "17 giugno 2001" in effetti è un bel vedere!
 
- Commissario, ma tutta quest'acqua da dove viene? E con tutta questa pioggia le strade non sono più allagate.
 
- Pacchiarotti, che ti sei fumato? Sei perspicace, dobbiamo indagare, che ci sia un colabrodo sotto la crosta terrestre?
 
- Telefoniamo agli alieni?
 
(Alieno: "sxmzthdlosufnabf!" 
Traduzione: "Mo noi lasciateci in pace, ci dovete sempre chiamare in causa per tutti i vostri guai.) 
 
- Nooo! Ma che sei matto? Quelli in cambio di informazioni vogliono come minimo la ricetta della pasta al forno e quella della peperonata! Forza, andiamo in perlustrazione, mi raccomando, con discrezione, non allarmiamo la gente con queste buone notizie.
 
 
 
INVECE AI PIANI ALTI
 
 
 
- Quella banda di sbidonati mentali,
 
(Lettore toscano: "Sbidonati. sì, come no, magari anche sbarattolati, sbicchierati, sbottigliati?)
 
svalvolati e, difetto maggiore, musicisti, però, lo devo ammettere, anche questa volta ha fatto un buon lavoro e il vostro Leonardo da Vinci, modestamente, ha avuto una buona idea. Tutta l'acqua piovana, e Dio solo sa quanta ne manda giù a secchiate, recuperata, riciclata e, con un semplice sistema idraulico, distribuita alla comunità. Dio bonino che ci vuole? Jimi, spiegami una cosa, ma tutti quei cartelloni pubblicitari sulle cime dei palazzi che cosa ci fanno?
 
- Mastro Leonardo, mi permetta, non è stato Jimi Hendrix ma Prince.
 
-Ah! E' così? E allora, riccetto neretto, spiegami un po’ com'è questa storia, tutto questo colore confusionario e astruso sui palazzi, eh?
 
- Mastro Leonardo, ma lei non è aggiornato, questo si chiama marketing, me lo ha suggerito un mio amico pubblicitario per coprire gli impianti di pescaggio e riciclo dell'acqua piovana sui tetti delle case.
 
- Capisco, ma non vi sembra troppo questo marketing?
 
- Tranquillo Mastro, ormai la gente non alza più gli occhi al cielo perché ha sempre lo sguardo rivolto in basso, al telefonino e ai social.
 
- E allora la pubblicità a che serve?
 
- È facile, serve a cambiare ogni tanto canale... mastro Leonardo, ce lo siamo meritato un premio?
 
- Ditemi.
 
- Vorremmo andare a suonare sul tetto di un palazzo.
 
- Ma lo hanno già fatto i Beatles!
 
- Appunto, andiamo con George e John.
 
- Siete proprio musicisti della fava... andate via, andate via, andate pure a suonare le vostre canzonette... Che però, bischeri che non siete altro, almeno fate emozionare e rendete felice la gente! Ma sì, andate a svolgere la missione per la quale siete nati. Che sarebbe la vita senza musica, senza arte, senza un sorriso, senza passione? Ecco, appunto, vado a lavorare... ah, se non ci fossi io! (ndr lo ha detto mastro Leonardo da Vinci non Walter Fest)
 
 
 
E il commissario Trabalza e il suo assistente Pacchiarotti? Naturalmente anche loro, come tutto il resto della popolazione quotidianamente sempre con lo sguardo in basso, non scoprirono il nuovo progetto di mastro Leonardo, risalirono sulla loro auto, si arresero e andarono a rilassarsi in una spa a luci rosse...
 
 
Signori e signori, anche per oggi è venuto il momento di salutarci ma, dal vostro blog che noia non ha, presto ritorneremo con un nuovo episodio, il giallo continua...
Mostra altro

Stephenie Meyer, "Midnight Sun"

19 Agosto 2020 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

Midnight Sun

Stephenie Meyer

 

Atombooks, 2020

pp 756

 

 

Dovevo comprarlo per forza. Ho letto tutta la serie di Twilight e ho visto tutti i film, dal primo all’ultimo. Questo nuovo capitolo della saga dei vampiri vegetariani non potevo perdermelo. Non è un sequel, non è un prequel, Midnight Sun, è qualcosa di inaspettato e sicuramente inusuale. È il primo libro della serie, Twilight appunto, riscritto da cima a fondo con un cambio di prospettiva.

Tutte le vicende del libro, l’archetipica storia de La bella e la bestia, l’incontro alla scuola superiore di Forks, fra Bella Swan ed Edward Cullen, la scoperta che lui non è un ragazzo qualsiasi ma un vampiro, l’entrata di Bella nella famiglia Cullen, la caccia da parte del sanguinario segugio James e il salvataggio, non sono più viste dalla parte di lei ma di lui. Non c’è più il punto di vista di una ragazza goffa ma intelligente, ruvida ma sensibile, bensì quello di Edward, l’adolescente centenario, il vampiro ribelle che non si accontenta di essere un mostro e sceglie di vivere fra gli umani.

Il romanzo ha due difetti. Il primo è che la capacità di leggere nel pensiero di Edward, e quella di prevedere il futuro di sua sorella Alice, combinate insieme, in certi momenti rendono faticosa la lettura. Anche l’azione finale è un po’ troppo meticolosa e accentuata, come se il romanzo fosse diviso in due parti distinte, la prima romantica e la seconda di pura azione. L’altro difetto è che, forse, mi sarei aspettata un'operazione un po’ più alla Anne Rice, con maggiore spazio dato alla vita precedente di Edward, al suo lungo secolo da vampiro. Ma Stephanie Meyer non è Anne Rice. Lei punta sul qui ed ora, sullo sviluppo di un sentimento impossibile, sull’attrazione negata e contrastata, sul senso di colpa e sulla paura del rifiuto.

Edward ha già rinunciato al suo passato da killer, lo ha fatto grazie a Carlisle, il personaggio della saga che amo di più in assoluto, le cui caratteristiche principali sono l’empatia, la dolcezza e l’umanità. Il secondo mutamento lo farà grazie all’incontro con Bella, un’anima generosa e sensibile, una persona buona e disinteressata, capace di sacrificio e dedizione. Sono i due poli Carlisle e Bella a trasformare il vampiro Edward da mostro in essere umano, in grado di compiere scelte etiche.

Forse la parte del romanzo che preferisco è la vita di Edward con la famiglia, i suoi pensieri e gesti nei rari momenti in cui non è con Bella. Qualcuno ha persino fatto notare che la storia si fa più interessante quando Bella esce di scena e ci libera della sua presenza ingombrante, quando possiamo penetrare l’oscurità e il tormento di un essere immortale che aspira alla redenzione e lo fa per la propria anima, ma soprattutto per amore. Un amore che – per quanto quello di Bella ci fosse sembrato grande – è qui enorme: quando un vampiro ama è per l’eternità, quando un vampiro ama, cristallizza per sempre il celeste momento dell'inizio dell'innamoramento.

Benché questo ultimo romanzo non possa comunque competere col primo, rimane il fascino dell’amore strano e impossibile, rimane l’attrazione di una materia conosciuta e amata. In sostanza, un libro per fan della serie, che non aggiunge nulla di nuovo ma è comunque un gradevole approfondimento, uno sviluppo di motivi e sentimenti che ci riporta piacevolmente indietro, alla magia del 2008.    

 

Mostra altro