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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

luoghi da conoscere

Il Gran Sasso

12 Dicembre 2018 , Scritto da Nando Con tag #nando, #poesia, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Una volta dalla mia terra sono scappato

ora ci riandrei a piedi

con le ginocchia acciaccate

per farmi una mangiata

con gli amici quelli veri

che ti chiedono come stai

non chi sei diventato

magari con un tressette dentro

a un'osteria

schioccando le carte sul tavolino

tutto accompagnato da un po' di vino

Napoli a spade mi piacerebbe strillare ma

è un sogno non succederà

ho girato tutta l'Italia e son contento

ma la mancanza del Gran Sasso sempre la sento

ora un pensiero fisso mi accompagna

di finire il mio tempo sotto la montagna

 

 

Na vodd da la terra mi, so scappat,

Mo ci 'ariess pur a pet

ch li giunucchi scunucchiat,

pe fammm na magnat

ch li amici mi, ma chill ver,

ch ta' duman com sti

no chi i diventat.

Magar ch nu tresset dentr

a na cantin

schiucchien la cart su lu tavulin,

tutt  accumpagnat da nu po di ' vin.

Napoli a Spad, mi piacess strilla' ma

è nu sogn, non succederà.

So girat tutta l'Italia e so cuntent,

ma la mancanz de lu Gran Sasso sempre la sent.

Mo nu pensier fiss m'accumagn di fini' lu temp mi sott a la muntagn.

 

(Nando)

 

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Malinconia bella

15 Novembre 2018 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #le suggestioni di franca, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Torno qui fra i miei monti, i miei boschi. Non c'è stagione più adatta per chi ama questi luoghi. Nell'aria respiro l'odore della terra umida, delle foglie bagnate, dei funghi, del vino nuovo e delle caldarroste che cuociono lente sul fuoco. E quei colori che tingono la collina, dal giallo al rosso, passando per l'arancione, tutto è uno spettacolo, mentre un raggio di sole dirada la nebbia e un alito di vento mi porta il rumore lieve delle foglie secche che cadono a terra. Mi stringo le braccia avvolte dal golfino di lana che sa ancora di naftalina, guardo avanti oltre la montagna, anche la mia malinconia è bella, si colora di felicità e profuma di autunno. Tempo di castagne e di vino nuovo dicevo, un rito irrinunciabile per me. Vi voglio raccontare di una passione per il vino. Un percorso di profondità, di bellezza e perfino di storia. Di un difficile cammino fatto di pazienza, di dedizione e apprendimento. Alla fine sulle labbra rimane l'ombra di un racconto profumato.

Vi voglio raccontare di serate in allegria, di amici, di risate e di canzoni. Di vendemmie sotto il sole settembrino e di sorrisi complici tra i tralci. Di odori e di bella compagnia, ricordi di un rosso tramonto o di un bianco inverno e il vin brulé in un bicchiere bollente. Di una famiglia unita intorno al grande tavolo delle feste, della sicurezza e della protezione avvertita sulla pelle, delle gioie brindate, dei dolori annegati e della facilità di aprirsi quando stappo la mia bottiglia: il sentimento a volte si annusa.

Vi voglio raccontare della semplicità dei gesti, del riscaldarsi dei cuori, della libertà dei pensieri e delle azioni. Chi ama il vino si inebria, non si perde, lo vive e lo sposa. Buonanotte amici, una buonanotte intinta di colori e di sapori.

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Verso sud

17 Aprile 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto, #luoghi da conoscere

                                                                                 

 

 

 

Sono in viaggio da diverse ore e adesso che sono quasi vicino alla meta, mi trovo intrappolato sulla scorrimento veloce che conduce a Matera. E’ più di un’ora che siamo fermi, una fila ininterrotta di macchine sotto il sole, un vero inferno. In lontananza si vede solo una colonna di fumo denso che il vento porta a invadere la sede stradale, oltre la cortina non si riesce a vedere nulla. Sono esausto, il sole del sud, specie in agosto, picchia forte e restare in macchina sta diventando un incubo. Sulla mia destra, un centinaio di metri più avanti, vedo un cartello che indica una deviazione per una località che non dovrebbe trovarsi lontano da Matera, decido di tentare la sorte e uscire, forse percorrendo le vie poderali potrò raggiungere la città prima di sera. La macchina scotta e la benzina è diminuita in maniera notevole, devo tentare a tutti i costi. Finalmente sono su una stradina campestre, polverosa e stretta che s’insinua fra i campi, come un serpente sdraiato al sole. Ai lati ci sono coltivazioni di grano frammentate da rossi papaveri, all’orizzonte  profili tremolanti di montagne nel riverbero della luce e del caldo. Proseguo ingoiando polvere e maledicendo il mio capo che mi ha mandato in queste lande deserte per un servizio di costume. Matera e il suo hinterland negli ultimi tempi stanno sempre di più attirando l’attenzione dei media e di un turismo di élite. La terra di Lucania dimenticata da tutti si sta prendendo la sua rivincita.

A un tratto vedo un gruppo di alberi, raggruppati intorno a delle rocce, un asino legato ad un ramo se ne sta tranquillo al fresco. Quella visione di frescura sembra invitarmi, decido di fermarmi e parcheggio sotto un grosso albero fronzuto. Dopo tante ore, seduto in macchina e con quel calore, questa sosta è un toccasana. Con mia gran sorpresa, girando lo sguardo intorno, scopro che dietro un masso, leggermente più in basso, nascosto alla vista, c’è una specie di getto d’acqua, sembra una sorgente, il rigagnolo che si forma s’incanala nell’erba alta formando una specie di piccolo laghetto. Mai visione fu più stupefacente, subito mi rimbocco le maniche della camicia e cerco di scendere al livello dell’acqua. L’impresa si presenta più difficile del previsto, il luogo è scivoloso e le rocce appuntite, il leggero gorgoglio mi sprona a far presto, non resisto al richiamo e dopo alcuni scivoloni raggiungo il piccolo getto che  fuoriesce dal terreno, immergo le mani e un brivido percorre il corpo accaldato, l’acqua è fredda, pura, bevo con le mani a coppa e mi bagno la testa, che sollievo! Una sensazione di godimento mai provato. Bagno il fazzoletto e lo metto al collo per godere del fresco, il più a lungo possibile. Dopo queste operazioni, finalmente, scelgo un posto all’ombra e comincio a pensare al da farsi. Guardo l’asino un po’ più su, dove ho parcheggiato la macchina, mi guarda annoiato, con fare svogliato mastica lentamente un ciuffo d’erba. Apparterrà a qualcuno che non deve essere lontano, così decido di tornare alla macchina. Risalgo a malincuore il leggero dislivello e ad aspettarmi trovo una ragazzetta dai capelli neri, un viso grassottello con due occhi lucidi che guardano con interesse la mia macchina.

Appena mi vede si allontana rifugiandosi dietro l’asino che reagisce in malo modo per il disturbo, mentre io cerco di rassicurarla. 

  • Ciao, non aver paura, non ti nascondere, mi sono fermato per rinfrescarmi un po', come vedi la macchina è aperta, se vuoi puoi anche sederti dentro, vieni pure avanti, non aver timore.

 Lei mi guarda titubante, ma non osa muoversi, fissa un punto alle mie spalle, mi volto e vedo avanzare verso di me una donna vestita di nero, a prima vista non sembra anziana, nonostante la sua pelle. Ora che è abbastanza vicina e la posso vedere bene, è cotta dal sole, piena di rughe, i suoi occhi sono appesantiti, hanno una stanchezza che traspare da ogni sua occhiata. Viene avanti dondolando il corpo sugli zoccoli di legno che affondano nella terra, il suo corpo è in sovrappeso, rotonda ma energica, ha i capelli raccolti dietro con una specie di ciambella, fa un cenno col capo alla figlia che subito corre a rifugiarsi fra le sue braccia, mi guarda con uno sguardo fra il cattivo e il minaccioso, ma scorgo più paura che altro.

 

  • Buongiorno signora, mi scusi se ho procurato fastidio o paura alla bambina, non era mia intenzione, mi sono fermato solo per rinfrescarmi, ero troppo stanco e sudato, sulla strada principale non si cammina, c’è una fila infinita, vorrei approfittare della sua presenza per chiederle se può indicarmi la strada per Matera, devo essere lì prima di sera.

 

Il suo sguardo non è cambiato di una virgola, non so se ha capito quello che ho detto, non sembra abbia voglia di rispondermi, si limita a osservarmi e a stringere la bambina, non so che altro dire. Dimentico che la gente del sud è sempre riottosa a esprimersi in presenza di estranei. Scoraggiato, mi dirigo verso la macchina per rimettermi in marcia,  prima di partire vorrei solo prendere una bottiglia d’acqua per il resto del viaggio, la sete è tanta e non so quanto tempo impiegherò per raggiungere la città. Sto cercando qualcosa nel bagagliaio della macchina, quando mi sento interpellare.

  • Signò, la via pe Matera è questa, va sempre diretto e arrivi, ci vorrà meno di un’ora.

Lo stupore ferma i miei movimenti. La voce ha la caratteristica inflessione dialettale del meridione, ma è ferma e sembra non aver nessun timore, mi giro verso di lei e noto che i suoi occhi sono più aperti, meno diffidenti, brillano per l’emozione, per lei è quasi un evento straordinario, la giovane liberata dalla sue braccia si avvicina timorosa e sfiora la macchina con le mani, sembra affascinata, non deve aver visto molte macchine come la mia nella sua breve vita. Ringrazio sorridendo.

  • Grazie per l’informazione signora, correvo il rischio di perdermi fra questi sentieri di campagna, sulla statale è tutto fermo e non so che cosa sia successo.
  • È successo – mi risponde lei mostrando un leggero sorriso che le scopre dei denti bianchi e robusti, che ‘Nduccio, mio marito, dopo raccolto il grano ha dato fuoco al campo, per bruciare le stoppie, prima il vento era favorevole poi ha cambiato e ha portato il fumo sulla strada,  quelli si sono messi paura e si sono fermati perché non si vedeva niente. Voi se dovete andare a Matera, per questa strada ci mettete la metà del tempo, la strada nuova fa nu giro troppo lungo. Lungo la strada ci sta la casa mia, potete fermarvi, vi offrirò un bicchiere di vino, io devo venire co lu ciuccio, voi andate avanti, ci sta mio padre e mio marito, Nunzia la piccerella vorrebbe fare un giro sulla macchina vostra, può accompagnarvi e dirvi dove fermarvi, se non vi da fastidio.
  • Certo che no – rispondo – mi fa piacere e poi un bicchiere di vino non si rifiuta, se risparmio tempo, sarò felice di farmi accompagnare da lei.

Faccio salire la ragazzina. Avrà almeno tredici anni, un’adolescente di campagna attratta da una vettura strana nella sua vita. Il suo imbarazzo è palese, ma la curiosità e la sensazione di gioia nei suoi occhi è tale che dimentica le paure e si siede al mio fianco, con un brivido di piacere. Saluta con la mano la madre e parto, lentamente seguendo il sentiero. Dallo specchietto retrovisore vedo la donna sciogliere l’asino e salire in groppa, si mettono in cammino quasi nello stesso istante in cui io mi allontano dalla zona d’ombra e mi tuffo ancora una volta sotto il sole. Durante il tragitto, la ragazza è silenziosa sfiora con le dita tutto il cruscotto, la pelle dei sedili, non li tocca, si limita sfiorare con la punta delle dita, le sue mani non sono proprio pulite, ma lei capisce, dimostra una sensibilità inaspettata. Ora si è messa rannicchiata, con le gambe sollevate e le ginocchia, quasi all’altezza del mento, le gambe sono robuste, il vestitino a fiori, che a stento contiene l’esuberanza giovanile, si è alzato e si vedono le mutandine di cotone, non c’è malizia in lei, innocente come deve esserlo alla sua età, sono io, uomo di città che riesco a formulare pensieri inopportuni,  mi concentro sulla guida senza guardarla. Poco dopo, lei mi fa segno di fermare vicino a un casolare, appena fermata la macchina, dalla casa escono due uomini, un anziano e un giovane, attirati dal rumore del motore. La ragazza esce dalla vettura e corre verso i due. Comincia a parlare velocemente, non capisco molto di quello che dice, ma il senso è che racconta l’accaduto, gesticola e ammicca dalla mia parte più volte fino a, quando l’uomo anziano si avvicina e mi tende la mano.

  • Grazie signore di aver portato in giro mia figlia, è molto felice, mi ha raccontato del vostro problema, ma come immagino vi abbia già detto mia moglie, in meno di un’ora sarete a Matera. Ora, se volete onorare la mia casa, con la vostra presenza, vi offriremo uno spuntino. Mia moglie sta arrivando e penserà lei a preparare, io vado a prendere il vino in cantina, mio figlio andrà a prendere delle altre cose, voglio scusarmi per aver procurato disagio a tanti automobilisti, ma le stoppie si devono bruciare. La terra ha i suoi tempi e vanno rispettati. Mi spiace, ma il vento è girato all’improvviso e ha invaso la strada, non ho potuto farci niente.
  • Ecco, sta arrivando mia moglie Antonia, vi lascio con lei, scusate se mi allontano.

Se ne va tirandosi su i calzoni tenuti stretti in vita con una cintura sdrucita, porta dei grossi scarponi sporchi di terra, forse di una misura più grande del dovuto. La donna arriva e senza parlare m'indica una sedia sulla quale sedere, poi ci ripensa e ordina alla figlia di accompagnarmi alla pompa dell’acqua per farmi rinfrescare e lavare le mani. Seguo la ragazza nell’aia antistante alla casa, evitando alcune galline e oche che passeggiano libere, aiutato dalla fanciulla mi dedico a qualche pulizia veloce. Torniamo in casa e troviamo il pesante tavolo di legno coperto da una tovaglia pulita apparecchiata per sei persone.  

Dalla porta entra con un'anfora di terracotta il marito, che annuncia l’arrivo del vino, e subito dietro il figlio maggiore che porta con sé due cesti di frutta fresca appena colta.

Madre e figlia, intanto, portano in tavola vassoi pieni di salumi, pezzi di formaggio, una ciotola di olive condite con olio e peperoncino. La vista del cibo mi ricorda che non mangio dalla mattina presto, il mio solito caffè con cornetto riscaldato, mentre aspetto il padrone di casa che riempie i bicchieri, penso a tutte le false notizie, ai luoghi comuni che molti di noi giornalisti, prevenuti, diamo in pasto alla stampa. Il tanto vituperato sud con le sue contraddizioni, il perenne malessere, il capro espiatorio di tutti i mali che infestano la nostra nazione, ancora una volta, invece, sta dando dimostrazione di  grande civiltà. Il fatto è che, ormai, fa comodo a tutti  poter accollare ad altri i propri problemi, di gran lunga più importanti e seri. L’ospitalità che ricevo in questo momento da una sconosciuta famiglia lucana dimostra che il cuore non conosce confini, io per loro sono un perfetto estraneo eppure mi accolgono come uno di casa, senza chiedere nulla, non si pongono domande né ostentano diffidenza, si offrono in tutta la loro spontaneità. Deve essere stato il mio gesto nei confronti della ragazza, facendole toccare la macchina e portandola a fare un giro. Non lo so e poco m’importa, quello che conta è che sono in casa di persone gentili. Dalla porta aperta posso vedere a vista d’occhio un panorama di terre, in parte coltivate, in parte brulle, quasi deserte. La desertificazione della Basilicata è uno dei temi che dovrei affrontare nel mio servizio, ma al momento non ci penso, mi godo  il contatto con queste persone che con la loro schietta amicizia mi stanno ospitando. Mi stanno offrendo, la loro casa, il loro cibo, tutta la loro umanità.  Durante il pasto, complice il vino, crollano le difese, racconto di me e del perché mi trovo da quelle parti, loro accennano alla vita che conducono senza fare drammi, non si lamentano. Sanno bene che lamentarsi non serve a nulla, si limitano a condurre una vita semplice, sono coscienti che altrove si vive meglio di dove stanno loro, ma quella è la loro terra, ci sono nati, cresciuti e sperano di morire fra quelle pietre antiche. Nel chiacchiericcio sereno che si è instaurato, mi danno informazioni utili al mio lavoro. Li osservo e negli sguardi spuntano, fra una risata e l’altra, fra una ruga e un capello bianco, tracce di felicità.  Rimangono i calli alle mani e la pelle bruciata dal sole, ma è il prezzo da pagare, la ragazza la immagino, fra pochi anni, già sposata, la sua infanzia e la giovinezza racchiuse in una sola esperienza, quella legata al lavoro, alla sopravvivenza in questa terra del sud che ha splendidi tesori, che conserva gelosamente gli antichi valori che danno un significato alla vita.

 

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Piombino: stadio Magona

13 Aprile 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #luoghi da conoscere, #sport

 

 

 

Per quanto ci sarai noi ci saremo, ricordando tempi perduti e folle in festa. Sono stati i nostri tempi il tuo splendore, siamo cresciuti al suon d’una leggenda, barbaglio trepido che riscalda i cuori, tra un rigore calciato in mezzo ai pali e una rincorsa sulla fascia laterale. 

Lo stadio più non sei che apriva cancelli verdeggianti a chi usciva in fretta da siviere, sei solo l’ombra di quando le tue gare cominciavano un quarto d’ora dopo perché arrivassero in tempo gli operai; sei solo la parvenza d’un passato, di altiforni e cadenti cokerie che non abbiamo mai dimenticato. 

Tribuna scomparsa, sedili arrugginiti, speranze di corse da bambini, per quella curva resina e ricordi, sole d’un tempo, occhiali verde scuro, un flebile rimpianto di sorriso. E la tua cadente impalcatura, tra gradoni stretti e bassi a tramontana, confonde l’eco di troppe grida andate, sogni che stemperano flebili sconfitte nel balenare piovoso del presente. 

Una sirena che adesso più non suona, non riprende il suo incedere possente tra quei palazzi color rosso mattone, siepi di pitosforo e cipressi. Il passato è solo tempo andato, non lo ritrovi nel gusto delle cose, il suo sapore è sempre un poco amaro, son solo sogni, son solo i tuoi rimpianti

Una palla gonfia quella rete, un urlo immenso dentro mille cuori, accade che d’un tratto lo ricordi quel vento caldo sollevarsi in cielo. Ma tanto lo sai che non ritorna, è un vento andato, è un vento ormai perduto.

 

Su concessione di Gordiano Lupi

Prima pubblicazione Valdicornia news

 

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Marcial Gala, "Verde limone"

7 Aprile 2018 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

Marcial Gala
Verde Limone

Nuova Editrice Berti, 2018

- Pag. 170 – Euro 17
www.nuovaeditriceberti.it

 

La Nuova Casa Editrice Berti, dopo Gli amanti del secondo piano, torna a occuparsi di Cuba con un testo interessante di uno scrittore come Marcial Gala, membro UNEAC e vincitore di premi in patria, noto per la Trilogia di Cienfuegos. Inedito in Italia, sino a oggi, esce sul territorio nazionale, tradotto (tutto sommato bene) da Pier Luigi “Pedro” Mori, con il suo testo più semplice: Verde Limone (Sentada en su Verde Limón, 2004). Niente di sconvolgente, badate bene, la letteratura cubana contemporanea pare voler affogare in un’orgia di sesso, droga e rum tutti i problemi derivanti dalla caduta delle ideologie, dalla fine del comunismo e dal periodo speciale. Marcial Gala si pone sulla falsariga di Pedro Juan Gutiérrez, solo che ambienta le sue storie a Cienfuegos, in una città di provincia, la Perla del Sur, come la chiamano i cubani. Protagonisti di Verde Limone sono Harris Sanzo, saxofonista geniale e ubriacone, la giovanissima Kirena e il pittore Ricardo. Tema di fondo una storia d’amore e morte, come spesso capita, un rapporto per noi quasi impossibile ma che a Cuba può accadere, tra un musicista di 55 anni e una diciottenne, che si consuma per le strade di una terra povera e disperata. Marcial Gala vive tra L’Avana e Buenos Aires, ma siccome a Cuba di tanto in tanto vuol tornare, si guarda bene dal dare giudizi politici, anche perché non è compito di un letterato; in ogni caso non compone un quadro tranquillizzante, in sintonia con quel che vorrebbe il regime, ma sottolinea cose che non sarebbe opportuno dire a voce alta, come l’abuso di droga e alcol per dimenticare i problemi quotidiani. La vita di Harris procede sempre uguale tra musica e sesso, avventure con turiste e fughe, tradimenti e droga, senza badare al solo amore della sua vita che poco a poco lascia morire, trascinando nella sua vita decadente tutte le ingenue speranze di una ragazzina. Verde Limone è un romanzo che non lascia speranze al lettore, non vuol essere una storia consolatoria, pervasa com’è da fantasmi e ricordi, da sogni e illusioni che cadono in fretta. Scritto con stile piano e diretto, senza tanti fronzoli letterari, di tanto in tanto affiora l’animo poetico di Marcial Gala che si abbandona a dialoghi evocativi con i fantasmi della sua mente. L’autore alterna la prima persona alla terza, coinvolge e affascina, cattura il lettore in vicende sensuali e in panorami degradati, lo obbliga a leggere in rapida successione le pagine che lo separano dalla parola fine. Attendiamo l’autore al varco delle prossime opere, nella speranza che questa nostra Italia di non lettori trovi il tempo per accorgersi che è uscito un nuovo narratore cubano. Da traduttore fallito - un tempo pieno di speranze - di Guillermo Cabrera Infante (La ninfa incostante per Sur - Minimum Fax) resto scettico, ma non è mai detta l’ultima parola …

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Radioblog: "Riglione" di Massimiliano Bacchiet

29 Marzo 2018 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #interviste, #vignette e illustrazioni, #eva pratesi, #luoghi da conoscere, #audioletture, #storia

 

 

Quando Massimiliano Bacchiet al Pisa Book Festival 2017 mi ha parlato del suo libro, mi ha detto che ha voluto dedicare la sua prima pubblicazione “alla su Riglione” prima frazione e oggi quartiere di Pisa, raccontandocene curiosità, aneddoti, vicissitudini politiche e sociali.

In questa lettura ascolterete un singolare episodio che racconta del primo sciopero del quale si sono rese protagoniste due donne dai nomi tutt’altro che rivoluzionari Santina e Assunta.

Buon ascolto!

 

Riglione. Questa centrale e laboriosa borgata. Vita sociale e politica 1861-1948 di Massimiliano Bacchiet - BFS Edizioni.

 

Per contattarci: radioblog2017@gmail.com

Illustrazioni a cura di Eva Pratesi: www.geographicnovel.com

Musica: Sinfonia n.1 in Re maggiore “Titan” di Gustav Mahler da www.liberliber.it 

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La spada nella roccia

9 Marzo 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #miti e leggende, #storia, #personaggi da conoscere, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

La vera spada nella roccia non è in Bretagna ma in Toscana, presso la Rotonda di Montesiepi, vicina a una fantastica basilica cistercense di cui rimangono le rovine a cielo aperto. Spettacolo suggestivo sia la chiesa, col suo tetto di stelle e il suo pavimento di prato, sia la spada conficcata nella roccia, a mo’ di croce da adorare, presso Chiusdino.

Galgano Guidotti da Chiusdino (1148-1181), dopo una vita scapestrata, si fece prima cavaliere, a seguito di una visione di San Michele, e poi eremita. Fu lui a conficcare la spada nel terreno in segno di rinuncia. Del suo mito si appropriarono i cistercensi che eressero la basilica adiacente al luogo in cui riposa la spada. La figura di Galgano è collegata a quella di un altro eremita, Guglielmo, padre, fra l’altro, di Eleonora d’Aquitania, che pare fosse un trovatore esperto di materia arturiana. Accanto alla spada è stata rinvenuta agli inizi del secolo una scatola contenente ossa, con sopra scritto “ossa di San Galgano”.

Galgano viveva nei boschi, usava il mantello come saio, si nutriva di erbe selvatiche. La sua figura ha molti punti di contatto sia con San Francesco sia con re Artù. Il nome Galgano ricorda sir Gawain e la sua mitica e mistica cerca del Graal.

La spada, almeno fino al 1924, era semplicemente conficcata nella roccia. Poteva dunque essere facilmente estratta. Don Ciompi, il parroco dell’epoca, decise tuttavia di bloccarne la lama versando nel piombo fuso nella fessura. Negli anni settanta e novanta alcuni balordi danneggiarono la preziosa arma credendosi novelli re Artù, per cui adesso è protetta da una teca di plexiglass.

Gli atti del processo di beatificazione di Galgano risalgono al 1185, cinque anni prima che Chrétien de Troyes scrivesse il suo Perceval, dando origine ai miti della cosiddetta "materia di Bretagna". In ogni caso,  la spada di San Galgano non è l’unica arma medioevale conficcata nella roccia in Europa. Ne esiste una molto simile anche a Rocamadour, nel Perigord, altro posto da fiaba, meraviglioso paesino arroccato, dove si sale tramite ascensore nella roccia.

Le analisi chimiche dicono che la spada di Montesiepi è tutta di ferro purissimo e risale effettivamente al dodicesimo secolo. Il resto rimane sospeso fra storia e leggenda.

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BUON 2018 DALLA STILISTA PRATESE CINZIA DIDDI

3 Gennaio 2018 , Scritto da Cinzia Diddi Con tag #moda, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

 

Da sempre mi occupo di stile, di moda, di estetica.

E il mio lavoro rispecchia esattamente la mia personalità, è coerente con la mia anima.

Io amo il bello in ogni sua manifestazione, amo perseguire l'affermazione del bello come valore unico e assoluto, in una 'esasperata' ricerca di perfezionismo degli aspetti formali.

Da anni vesto le persone con lo scopo di valorizzarle, mi piace farle distaccare dal mondo reale, da una realtà a volte un po’ pesante e catapultarle in un mondo incantato dove sono le uniche e indiscusse protagoniste, al centro della scena.

Ecco, per me, vestire le persone vuol dire far guadagnare loro la scena, farle salire su un palco virtuale per celebrarle.

Le persone vanno CELEBRATE e vestirle è il mio personale e singolare modo di farlo.

La parola chiave è proprio CELEBRARE .

Questi sono i principi che i miei genitori mi hanno insegnato, che si possono riassumere in un breve slogan: VIVERE SENZA MAI SMINUIRE IL PROSSIMO

Questo è quello che faccio quando lavoro, il  mio modo per creare valore è appunto nobilitare lo scopo.

Al Grande Fratello ho vestito Carmen Russo, Carmen di Pietro  e Serena Grandi. Ho accettato questa sfida anche per la mia Città, l'ho considerato come un impegno esorcizzante, un  modo scaramantico  per farla balzare agli onori della cronaca.

Ho voluto Celebrare Prato la patria del tessile, ormai da troppo tempo nell'ombra per questa interminabile crisi.

Questa meravigliosa Città, dove sono nata, fonda le sue radici sull'arte e la natura ma deve il suo sviluppo economico al settore tessile, sulla cui storia si fonda gran parte dell'economia della provincia. Ho portato Prato al Grande fratello vip, non potevo permettere che  continuasse a rimanere in un angolo.

Abbiamo i tessuti più belli del mondo.

Il grande fratello è stato una grande avventura, tante le emozioni che si sono intrecciat, ma è stata un'esperienza da cui esco arricchita professionalmente e con un grande bagaglio emotivo.

Voglio ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me, la cui collaborazione ha permesso la realizzazione di tutto questo.

 

                                                                                              Buon 2018 mia splendida Prato

 

                                                                                                                                                                    CINZIA DIDDI

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“Oltre i confini”, le opere di Carla Castaldo in mostra a ​Palazzo Serra di Cassano

28 Dicembre 2017 , Scritto da Daniela Lombardi Con tag #arte, #pittura, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

 

Proseguono con successo gli eventi organizzati da Stella Orazio, ideatrice e curatrice di Maplis Events, nello spazio dell’associazione Mapils, a Palazzo Serra di Cassano, in via Monte di Dio 14, Napoli. Lunedì 18 dicembre, alle 18, è stato presentato l’evento artistico “Oltre i confini”, con le creazioni di Carla Castaldo.
Le opere di Carla Castaldo sono il risultato di un’estatica contemplazione. Oltre ogni possibile confine, fuori dal corpo, fuori dalla realtà visiva. Da qui il titolo di questo evento artistico, non una mostra dove al fruitore viene presentata un'opera, ma un evento simulativo che trasporta chi ne usufruisce nella visione stessa.

L'artista produce messaggi di luce, pura energia che esce fuori dai 7 chakra, per dare vita a immagini surreali, popolate da minuziosi particolari, dove la natura si fonde con i tanti simboli rappresentati, in una girandola di colori caldi e avvolgenti. Messaggi misteriosi, che racchiudono codici per attraversare veri e propri varchi verso l'ignoto. Il lavoro artistico di Carla Castaldo, simile a un portale per compiere un viaggio, conduce chi lo guarda in mondi senza tempo.

 

“Oltre i confini”, le opere di Carla Castaldo in mostra a ​Palazzo Serra di Cassano
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Radioblog: "Calcio e acciaio" di Gordiano Lupi

11 Dicembre 2017 , Scritto da Chiara Pugliese Con tag #chiara pugliese, #radioblog, #audioletture, #gordiano lupi, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

Le bocche di leone farcite di burro, panna e alchermes, il pane cotto a legna, i semi di zucca del cinema Sempione e un bambino ormai cresciuto immerso tra i ricordi della sua infanzia che oggi non hanno più lo stesso sapore. Lo scenario è Piombino che, a dispetto del titolo, non si può dimenticare.

Iniziate anche voi con questo piccolo estratto ad assaggiare la storia di Calcio e acciaio. Dimenticare Piombino di Gordiano Lupi - ACAR edizioni.

 

Per contattarci : radioblog2017@gmail.com - www.geographicnovel.com

Musica: www.bensound.com

 

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