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Lombriconi in forma di rosa

27 Aprile 2019 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #luoghi da conoscere

 

 

 

 

 

Si apre come un’aurora Piombino, dietro le spirali del Cornia, gonfio di alberi splendidi come fiori, biancheggiante città che attende il futuro, forma incerta come una nebulosa, nella nebbia d’un indistinto presente. Come in un film di Pasolini, solo che le Borgate più non ci sono, restano i Lombriconi, antichi palazzi color giallo mattone, con le persiane verdi scolorite da tempo, salmastro e incuria, da neocapitalismo incolto che non è più tale. Resta il ricordo del Rio Salivoli, il canale del Vallone, dove ragazzini tiravano calci a un pallone, futuri giocatori con maglie gialloverdi o nerazzurre. Come in un film di Pasolini, Mamma Roma o La Ricotta, non saprei, passano silenti da questa campagna cittadina, le antiche strade che corrono verso il mare. Pini marittimi svettanti, pitosfori, invecchiati lecci, insolite acacie, oleandri, palme ammalate dalle chiome incappucciate, che circondano questo litorale, una disperata vitalità da non poter comunicare, che non è la morte peggiore, quel che nega la speranza in fondo è solo non essere compreso.   

I sogni del mattino a primavera, cantano monotone le tortore, s’odono grilli e passeracci, mentre quel sole antico splende su panni tesi ad asciugare, tra  palazzoni sul mare, edificati a misura d’operaio; un autobus corre verso il niente, incontro a una giornata sempre uguale, fresca, assolata, tiepida a tratti, il mare leviga la costa rocciosa, immutabile, sgretolando una terra che profuma di sudore e pianto. Una disperata vitalità è quel che resta, nel niente che circonda il mio presente, un telefono che suona, sempre, irriverente, momento eternamente uguale, che consente l’attesa informe d’un istante, irripetibile, che non ti raggiunge. E i panni tesi da un terrazzo all’altro, orrore borghese di triste povertà, sono forse l’unico motivo per comporre poesia dal niente, tentativo di affacciarsi al mare, dalle case popolari di quel golfo, che vissero tempi di perduto acciaio, verso stagioni nuove, turismo senza fumo, dimenticando le troppe ciminiere, i palazzi anneriti, ormai distanti.

Popolo dei Lombriconi, che fai vivere un canyon naturale del Rio Salivoli, in odore di mare. Popolo vituperato da scrittori di successo con i tuoi panni tesi alle finestre, dovrai accontentarti del mio canto che profuma di ricordi, merende anni settanta, giovani calciatori tra primule e glicini in fiore, mentre un televisore in bianco e nero, alle cinque d’ogni pomeriggio, diffonde una musica perduta. Popolo che sottende una curva di dolore tra palazzi uguali alle storie passate, sogni e pini, lecci e acacie, rumore d’acqua sorgiva, mentre le tortore intonano un lugubre canto. Questo non è luogo da noir, cari scrittori, qui scorre poesia in forma di rosa, diventa tempo perduto, sui ciottoli smussati del Rio Salivoli, si perde e si confonde, rapida e silente, in una storia antica che diventa mare.

 

 

 

Il titolo è una voluta citazione di Poesia in forma di rosa di Pier Paolo Pasolini

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