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“L’Entanglement dantesco nel V Canto dell’Inferno”, saggio di Martina Costa

1 Gennaio 2026 , Scritto da Emanuele Marcuccio

Questo repost proviene da Pro Letteratura e Cultura.

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Aldo Dalla Vecchia, "Come ti cucino la tivù"

30 Dicembre 2025 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #televisione, #ricette

 

 

 

 

Come ti cucino la tivù

Aldo Dalla Vecchia

                                                                                 Qubì Editore

                                                                                 pp 70

                                                                                 18,00

 

 

Peccato che Natale sia già passato, perché l’ultima chicca di Aldo Dalla Vecchia, Come ti cucino la tivù, è ideale come strenna. Un volumetto cartonato, patinato, a detta dello stesso autore “giocoso e leggero”, corredato da bellissime foto e ottima grafica, per un testo che unisce cucina e tv.

Nella prima parte, Aldo Dalla Vecchia, rinomato autore televisivo, fornisce un excursus su settant’anni di programmi del piccolo schermo che ruotano intorno alla preparazione dei cibi; nella seconda, presenta alcune ricette firmate da suoi amici, tutti personaggi conosciuti del jet set televisivo, accomunati dalla familiarità e convivialità con lo scrittore. Tra i nomi compaiono Duccio Forzano, Annamaria Bernardini De Pace, Tessa Gelisio ed Enza Sampò, solo per citarne alcuni.

La storia culinaria televisiva spazia dagli albori didascalici e pedagogici, dove Mario Soldati viaggiava per l’Italia mostrandone le peculiarità gastronomiche, agli influencer dell’epoca odierna, nella quale la televisione non è più fatta di uno, due, tre canali generalisti, non è più neanche composta dalle reti commerciali della seconda era, ma è un intersecarsi di web, social, pay tv, canali satellitari e piattaforme di streaming, in un moltiplicarsi – ma allo stesso tempo a mio avviso ridursi – di offerta.

Le ricette sono semplici e saporite, da gustare durante una cena fra amici – magari un gruppo di ascolto de L’isola dei famosi o di Sanremo – realizzate dallo chef Fabrizio Damiano Casali, fotografate e accompagnate dalla biografia di chi le condivide e da un consiglio di degustazione che le abbina, appunto, a un programma televisivo.  

Il volume si conclude con una zuccherosa poesia della contessa Pinina Garavaglia.

Come sempre nel caso di Dalla Vecchia, i suoi libri sono un connubio fra informazione puntuale e leggerezza privata, fra documentazione storica e nostalgia dolceamara, ma sempre mantenendo un tocco glamour, frizzante, eppure classico e senza tempo. Li ho letti tutti, uno dopo l’altro, sfogliandoli ogni volta con interesse e tenerezza, sapendo che mi avrebbero insegnato qualcosa ma, soprattutto, si sarebbero fatti strada là dove sono custoditi i miei ricordi più preziosi.   

 

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Christian Testa, "Nel respiro del tempo"

20 Dicembre 2025 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #poesia, #recensioni

 

 

 

 

Nel respiro del tempo

Christian Testa

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Nel panorama poetico contemporaneo, Christian Testa si distingue per una voce autentica, capace di scavare con delicatezza e profondità nei recessi dell’interiorità umana. Dopo il volume Pensieri poetici nel tempo, edito da questa Casa editrice e già prefato dal sottoscritto, Testa torna con un nuovo volume che ne conferma la maturità espressiva e la coerenza tematica con Nel respiro del tempo.

Nel fluire incessante della vita, tra attimi di luce e ombre di pensiero, Christian Testa ci invita a sostare, a respirare, a sentire. Nel respiro del tempo è un viaggio poetico che attraversa l’esistenza con sguardo sincero e voce limpida, raccogliendo emozioni, riflessioni e immagini che si fanno versi.

Dopo Pensieri poetici nel tempo, Testa prosegue il suo cammino lirico con una raccolta che abbraccia la quotidianità e l’infinito, il concreto e il trascendente. Le sue poesie sono brevi, ma dense; semplici, ma mai superficiali. Ogni componimento è una scheggia di vissuto, un frammento di verità, un respiro che si posa sul foglio.

Nelle liriche Fiore, Grande albero e Antico carro, la natura diventa interlocutrice silenziosa, custode di bellezza e memoria. In Amore, Amicizia e Miei cari, l’autore esplora i legami affettivi con delicatezza e nostalgia, cercando nel sentimento una via per restare umani. In Tempo, Passato e Obiettivo, si avverte l’urgenza di comprendere il senso del vivere, il peso delle attese, la corsa contro l’inevitabile. In Santa Maria, Salita in cielo e Fine, la spiritualità si fa preghiera e riflessione, un dialogo aperto con il mistero e la fede. In Pancetta, Gattina e Dancing in the night, emerge l’ironia, il gioco, la leggerezza che bilancia il tono più meditativo della raccolta. In Nazione, Legge e Soldi, la poesia si fa civile, interrogando il presente e le sue contraddizioni con sguardo critico ma mai cinico. Testa scrive con una voce che non cerca artifici, ma autenticità. La sua metrica è libera, il linguaggio diretto, ma capace di evocare immagini vivide e universali. Ogni poesia è un respiro: a volte affannoso, a volte sereno, ma sempre vero. Nel respiro del tempo è un libro che si legge con il cuore aperto. È un invito a rallentare, a osservare, a ricordare. È un dono che Christian Testa fa al lettore, con la generosità di chi ha vissuto e ha scelto di condividere pensieri ancora umani in un tempo sempre più frenetico e disumanizzato.

In queste pagine, il lettore troverà versi che non cercano di compiacere, ma di rivelare. Ogni componimento è una tessera di un mosaico emotivo, dove il dolore, la speranza, la memoria e il desiderio si intrecciano in un dialogo silenzioso con il tempo e con l’essere.

La poesia di Testa è intimista ma mai chiusa in sé stessa. Pur partendo da esperienze personali, riesce a toccare corde universali, offrendo al lettore uno specchio in cui riconoscersi. Il suo linguaggio è limpido, ma non banale; la sua metrica è libera, ma sempre sorretta da un ritmo interiore che guida la lettura come un respiro profondo.

Christian Testa conferma la sua vocazione poetica: quella di dare voce all’indicibile, di trasformare il vissuto in arte, di cercare nella parola un rifugio e una rivelazione. È un viaggio che non pretende di offrire risposte, ma che invita a sostare, a sentire, a riflettere.

Chi ha apprezzato Pensieri poetici nel tempo troverà in questo nuovo volume una continuità tematica e stilistica, ma anche una crescita, una maggiore consapevolezza del potere evocativo della poesia. E chi si avvicina per la prima volta all’opera di Testa scoprirà un autore capace di parlare al cuore con sincerità e profondità. Ogni poesia è un respiro: a volte affannoso, a volte sereno, ma sempre vero. Nel respiro del tempo è un libro che si legge lentamente, come si ascolta una melodia che ci somiglia. È un invito a fermarsi, a guardare, a sentire. È un dono sincero, che ci ricorda che ogni giorno può essere poesia. In un tempo segnato da inquietudini, disillusioni e fragilità, la poesia di Christian Testa si propone come un balsamo per l’anima. Non pretende di risolvere i mali del mondo, ma li guarda in faccia, li nomina, li attraversa. E nel farlo, offre al lettore uno spazio di riflessione, di conforto, di resistenza.

La poesia, in queste pagine, diventa atto di cura. Cura del ricordo, della bellezza, della verità. È uno strumento umile ma potente, capace di restituire senso dove il senso sembra smarrito. È voce che si alza contro il rumore, gesto che si oppone all’indifferenza, parola che consola quando tutto tace.

Nel respiro del tempo non è solo una raccolta di versi: è un invito a credere che, nonostante tutto, l’umanità possa ancora salvarsi attraverso la tenerezza, la memoria, la spiritualità e l’ironia. È la testimonianza che la poesia, quando nasce dal cuore e parla al cuore, può essere un rifugio, una guida, una luce. In questo respiro condiviso, forse, possiamo ritrovare noi stessi. E per dirla alla Umberto Saba, che credeva nella vita perché credeva nella poesia, «d’ogni male mi guarisce un bel verso».

Michele Miano

 

Christian Testa, Nel respiro del tempo, pref. Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-78-3, mianoposta@gmail.com.

 

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L’AUTORE

Christian Testa è nato a Pavia nel 1975 e vive a Villanterio; ha iniziato ad occuparsi di poesia nel 2014. Ha conseguito più di cento riconoscimenti letterari in concorsi di livelli nazionale e internazionale. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie in lingua italiana e in dialetto pavese. È inoltre autore di testi di canzoni per il liscio e per la musica leggera.

 

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Don Giovanni Mangiapane, "Omaggio a papa Francesco"

19 Dicembre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Omaggio a Papa Francesco

Don Giovanni Mangiapane

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Questa pubblicazione di Don Giovanni Mangiapane - come si deduce dalla specificazione apposta sotto il titolo Omaggio a Papa Francesco - è scritta in lingua siciliana e tradotta in italiano: è noto che le traduzioni da altra lingua, soprattutto per la poesia, sono destinate a perdere in parte l’efficacia lirica e fonetica del testo originale. Nel caso del nostro autore siamo di fronte ad una scelta metrica rispettata per tutte le composizioni: strofe costituite da quartine con rima prevalente ab-cd. Anche quando l’abilità del traduttore riesce a conservare la rima in italiano, essa difficilmente mantiene i ritmi suggestivi e tipici del siciliano, in particolare con le desinenze caratteristiche in u precedute da una consonante. Se il lettore prova a confrontare la prima strofa della prima poesia del libro - «Vergini Maria, matri di Cristu/ e di cu abbrazza lu crucifissu./ Tu ca veni in aiutu a lu bisognu,/ anchi si nun ti chiama “iu ci sugnu”…» - con la sua traduzione - «Vergine Maria, Madre di Cristo/ e di chi abbraccia il Crocifisso./ Tu che vieni in aiuto a chi ha bisogno,/ anche se non ti chiama “di te ho bisogno”…», s’accorgerà della differenza insita nelle due versioni: ergo consigliamo al lettore stesso, anche se non avvezzo al siciliano, di procedere ad una lettura attenta della lingua isolana per apprezzarne le peculiarità contenute.

Fatte queste precisazioni formali ed estetiche circa il lessico del nostro autore, occorre addentrarci a prendere in considerazione il genere poetico dello stesso e il tipo di messaggio che gli sta a cuore. Il titolo non lascia dubbi: si tratta allo stesso tempo di poesia religiosa e didascalica, poiché Mangiapane dedica le sue liriche a Papa Francesco al fine di proporlo alla società e all’umanità intera come modello di testimone evangelico al quale accomuna le sue doti umane, che possono rendere credibile la presenza della Chiesa anche per chi non crede. Le sue quartine visitano in particolare il breve tempo di Bergoglio vissuto nella sofferenza a causa delle sue condizioni di salute prima, durante e dopo il ricovero ospedaliero, fino al termine della sua parabola terrena. Il sacerdote siciliano pone in primo piano anche l’ansia, la preoccupazione e l’attesa circa il decorrere della malattia, da parte dei fedeli, segno del rispetto, dell’attaccamento e dell’amore da loro sempre manifestato verso un Pontefice vicino alla gente, ai poveri, predicatore di pace e giustizia.

Uno spazio importante è lasciato anche alle poesie che invocano a Cristo e alla Vergine Maria l’intercessione per la salute di Francesco: in tali casi i testi si trasformano in preghiera – nella fattispecie preghiera di richiesta – con una spiccata accentuazione della dimensione verticale della fede. 

L’analisi critica testuale più ravvicinata ci consentirà ora di scoprire anche altri aspetti dell’Omaggio a Papa Francesco. Vi troviamo, come già detto, l’invocazione alla Vergine Maria: «Considera la Chiesa: ha paura;/ la vita del Papa è appesa ad un filo./…/ A chi ti onora con amore speciale,/ donagli vera grazia eccezionale…» (24 febbraio 2025). Nella lirica successiva il poeta si rivolge a Cristo con un linguaggio diretto, ricordando l’opera che il Papa sta compiendo sulla Terra: «…Tu gli affidasti la Chiesa tua santa,/ la guida forte a Lui, tutta quanta./ Gira il mondo portando il tuo nome,/ dona coraggio a tutti e come!// Non abbandonarlo ora nella prova,/ la sua malattia per noi è grande scuola…» (Preghiera, 26 febbraio 2025).

Passano i giorni dell’assenza di Francesco dalla finestra di Piazza San Pietro e la gente che solitamente lo vedeva apparire sorridente vestito di bianco, ne sente la mancanza: «…Gode di ogni gioia del mondo,/ prega per chi soffre tutto intorno./ Oggi per il Papa il mondo prega,/ la malattia di affacciarsi gli nega…» (27 febbraio 2025). Le suppliche al Signore per la sua guarigione sono incessanti, il sacerdote-poeta confida nell’intervento divino: «…Servo dei servi Lui firma,/ lo Spirito e la Grazia conferma./ Bisogno abbiamo della sua presenza,/ della Parola che dona Speranza…» (2 marzo 2025).

 Ed ancora sottolinea un’altra scelta di questo Papa, per la prima volta nella storia della Chiesa porta il nome del poverello di Assisi: «Padre Santo che ti chiami Francesco,/ il primo della storia, tutto fresco:/ Gesuita hai scelto il cantore,/ hai scritto “Laudato sii mio Signore”…» (4 marzo 2025). Così non può dimenticare che il messaggio francescano è un invito alla pace, quella vera: «Francesco diventa poverello,/ ma ha un cuore troppo bello;/ somiglia tutto al Signore,/ diventa quello che è: “Amore”.// La Pace parte sempre dal cuore,/ per la Pace vera Lui ci muore…» (La pace, 12 marzo 2025). In modo inaspettato Bergoglio viene dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma e torna in Vaticano: si riaccendono negli animi le speranze che possa restare ancora con i suoi fedeli, esultano i cuori: «Regalo grande ci ha fatto il Signore,/ a santa Marta è tornato il Pastore./ Papa Francesco ritorna a casa,/ Quaranta giorni Gemelli travasa…» (23 marzo 2025).

Ma, in modo altrettanto repentino, la sue condizioni peggiorano, fino all’ultima ora di presenza in questo mondo, dopo giorni di sofferenza: «…Stamattina è come una mazzata:/ la vita del Papa è trasferita./ Pensaci Tu ora che l’hai vicino,/ non ti dimenticare del mondo nel lino» (Morte di Papa Francesco, 21 aprile 2025). Tanti altri pensieri hanno albergato nella mente e nel cuore di Don Giovanni Mangiapane in quei giorni di trepidazione, timori, attese, speranze e poi la cruda realtà della perdita di un forte e coraggioso testimone di Cristo e del Vangelo, e la sua ispirazione volle ancora offrirgli le parole per celebrarlo: «…Si vide subito che prese la via,/ con il nome Francesco e Laudato sia./ Poi abbracciò forte ogni sociale,/ poveri, carceri, periferia, normale./…/ Uomo della Pace è chiamato,/ come uomo dei ponti evocato./ Lavorò sino all’ultima ora,/ dolori smorzati sono allora» (Sepoltura di Papa Francesco, 26 aprile 2025).

Con la morte e la sepoltura di Papa Francesco non si conclude il libro di Don Giovanni Mangiapane; egli segue gli avvenimenti successivi, come il Conclave e l’elezione del successore: «Oggi comincia il Conclave,/ la sola parola fa tremare./ Chiusi, isolati dal mondo,/ eppure lo hanno tutto intorno…» (Extra omnes, 7 maggio 2025).

La fumata bianca è giunta abbastanza presto e, come spesso è capitato in passato, la sorpresa è stata generale: «“Habemus Papam” Leone il nome,/ dall’America viene come drone./ Però impastato tutto di Europa,/ Agostino e lo spirito di Proba…». Un nuovo Papa che piace al nostro autore che così conclude la poesia a lui dedicata: «…Oggi siede sulla Sedia di Pietro,/ di Cristo ha misura e metro./ Per il mondo intero pieno di pene,/ a Cristo si professa: Ti voglio bene» (Papa Leone XIV, 9 maggio 2025).

In questa prefazione, parlando del linguaggio di Mangiapane, ho sempre usato il termine lingua siciliana e non il vocabolo dialetto siciliano. Ciò per una ragione ben precisa: egli ritiene il primo come un’entità viva, presente ed anche proiettata nel futuro, mentre il secondo è sinonimo di complesso linguistico morto, in via di estinzione. Esistono progetti culturali promossi dalla Regione Sicilia, dei quali l’autore fa parte, che si prefiggono l’obiettivo di attuare pienamente la Legge Regionale 9/11, di rilevante importanza per i siciliani, in quanto sostiene la promozione, la valorizzazione e l’insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole. Omaggio a Papa Francesco, per la lingua adottata, rientra nei canoni auspicati dalla succitata legge, così come altre pubblicazioni di poesia, tra cui Versi siciliani, sempre ad argomento religioso, utilizzato nel Liceo Classico Internazionale “Umberto I” di Palermo. In uno dei documenti della L.R. 9/11 si dice: «In una società sempre più liquida e globale, la valorizzazione delle identità locali è una risposta efficace al progressivo indebolimento dei punti di riferimento e delle radici storiche e culturali».

 Il recupero della “sicilianità” è dunque nell’agenda letteraria della cultura isolana: ad majora!

Enzo Concardi

 

Don Giovanni Mangiapane, Omaggio a Papa Francesco, testi in lingua siciliana con traduzione italiana a fronte; prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 52, isbn 979-12-81351-76-9, mianoposta@gmail.com.

 

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L’AUTORE

Don Giovanni Mangiapane (Cammarata, AG, 1944), sacerdote in pensione, è stato parroco della diocesi di Agrigento per cinquantaquattro anni, dal 1970 al 2023. Ha inoltre ricoperto l’incarico di Direttore Ufficio Beni Culturali in Diocesi dal 2002 al 2009. Ama scrivere poesie in lingua siciliana che poi diffonde in internet tramite i social. Ha pubblicato tre raccolte di liriche: Lu Verbu si firmà e cuntà (2022) contenente testi trasposti in musica; Versi Siciliani (2024), opera online in due volumi promossa dall’Assessorato Regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale della Regione Sicilia con lo scopo di valorizzare l’insegnamento della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole; la terza pubblicazione s’intitola Poesie del Santo Rosario e della Via Crucis (2024).

 

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"Diario poetico di Alessandro Pellegrini"

14 Dicembre 2025 , Scritto da Fulvia Donatella Narciso Con tag #fulvia donatella narciso, #recensioni, #poesia, #enzo concardi

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Alessandro Pellegrini è un autore poetico, la cui opera è intrisa di risvolti romantici, a partire da due esseri che si congiungono sia materialmente, sia spiritualmente, per espandersi ad un amore “creaturecentrico” ed omnicomprensivo.

Gli spunti creativi sono i più disparati, in un crescendo di sensazioni avvolgenti e, talvolta, commoventi, come ad esempio l’amore per la Puglia, la sua terra natale.

Le sue poesie possono servire da suggerimenti per fare incamminare la società verso i veri valori ed ideali comuni, per  «viaggiare insieme al poeta dallo zenit fino al nadir» (come descritto da Enzo Concardi, curatore dell’opera poetica stessa), dal soggettivo all’oggettivo con un nobile sentimento di supporto e conforto agli indifesi, agli esclusi ed agli svantaggiati.

Segnaliamo di seguito, tra gli altri, alcuni versi di spicco nell’opera poetica del Pellegrini:

in L’amore è la fonte della vita: «Nelle tue vene scorre una melodia nascosta», «Tu, che vedi il mondo con occhi/ che sfidano la realtà...».

in Tu, conchiglia bianca e curva: «Conchiglia, mio amuleto magico,/ scrigno di sabbia e vento/ tu che racconti storie di terre sconosciute,/ di profondità azzurre ed infinite...», «fa che il mio cuore si unisca/ nel sussurro di acque limpide, salate, eterne».

in A Leonardo: «Leonardo.... a undici anni, nel nostro sud caro/ sei già un uomo», «... nel tuo animo, così raro e chiaro/ brilla la purezza di chi è davvero».

in A Rossana: «I suoi occhi brillano di una luce gentile/ riflettono il mondo con un’ombra sottile».

in Il cardoncello di Ruvo: "Tra massaie, contadine e cuochi è tesoro./ Simbolo di una terra baciata dal sole,/ di ulivi secolari e muretti a secco,/ dove il cielo di specchia nei campi dorati,/ e il vento racconta leggende lontane...».

in Pace nel cuore: «Che la pace sia la nostra voce,/ un canto che attraversa il cielo, una promessa di giorni sereni,/ in cui l’umanità cammina insieme…».

in Cinquant’anni: «con il cuore che segue il destino curioso», «Un cammino che m’insegna,/ che la bellezza sta nel viaggio,/ e non nella meta».

 

Il Diario poetico termina con una recensione, ancora a cura di Enzo Concardi, sull’opera narrativa di Alessandro Pellegrini, dove viene messo in risalto il valore dell’amore nella famiglia e nella società: «prima di cimentarsi nel genere poetico, Pellegrini ha pubblicato quattro opere di narrativa, classificabili come romanzi, tra il 2021 e il 2024…. Il tema centrale… è l’amore, che l’autore analizza da ogni punto di vista, sia sul versante autobiografico che da quello sociale…».

Per concludere, auguriamo al caro e bravo poeta Alessandro Pellegrini un crescente riscontro e successo di critica.

Fulvia Donatella Narciso

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Alessandro Pellegrini, "Diario poetico"

7 Dicembre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #recensioni, #poesia, #saggi, #raffaele piazza, #enzo concardi

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, nato a Terlizzi (Bari) nel 1975, infermiere, costituisce un unicum in quanto si presenta come un originale connubio tra poesia e critica nel loro interagire tra loro.

Esso è l’espressione felice di un’intelligente coscienza letteraria, sottesa alla forte ed efficace vena creativa che emerge con testi poetici di grande bellezza e originalità e contemporaneamente del lavoro esegetico di Concardi che consiste nella composita curatela del volume.

Alle poesie, in questo lavoro, si affiancano infatti per ognuna di loro i commenti critici di Enzo Concardi che qui è presente come curatore e non in veste di prefatore come per consuetudine quasi sempre avviene per le sillogi poetiche.

I componimenti sono preceduti da un Prologo e da uno scritto intitolato Diario poetico.

È doveroso mettere in luce che, come s’intende dal suddetto scritto per comprendere il senso del lavoro, che si tratta di un’opera giocata su due binari paralleli che finiscono per intersecarsi e interagire con i close-readings su ogni singola poesia.

Bisogna aggiungere che ogni composizione presenta la data e il luogo in cui è stata scritta per la qual cosa si può parlare di una vera e propria agenda poetica, attraverso la quale s’individuano le coordinate del percorso esistenziale e della sensibilità di artista e uomo di Alessandro. 

Coglie nel segno nel prologo quella che si potrebbe definire una dichiarazione vera e propria di poetica all’insegna dell’autocoscienza dell’autore, dichiarazione che è espressione di fede incontrovertibile, da parte di Pellegrini stesso, nel valore salvifico della poesia.

Come dichiara il poeta, a conferma di quanto affermava Goethe e cioè che la poesia stessa è sempre d’occasione, la poesia è nata in lui in un momento di buio, quando un’incomprensione sembrava spezzare un legame, lasciando spazio al silenzio e all’incertezza e da quel giorno qualcosa in lui si è acceso come un’intuizione meravigliosa di pascaliana memoria.   

Cifra distintiva del poiein poetico del Nostro in questo volume tripartito nelle sezioni Prologo, Diario poetico e La narrativa è una vena neo–lirica che tende ad una realizzazione affabulante.

Essa si esprime attraverso bellezza e chiarezza e la natura pare essere molto importante, centrale, con le sue epifanie nel discorso complessivo dell’Autore che tocca anche il tema religioso ma anche politico e sociale nella bella lirica dedicata a Papa Francesco.

E anche la tematica amorosa ed erotica che è centrale è affrontata da Alessandro Pellegrini con un fortissimo trasporto verso l’amata che mette alla prova l’intelligenza della capacità d’amare che non è abitudine ma un relazionarsi sempre nuovo verso le situazioni della vita che è quella di coppia.

A volte prevale uno stupore creaturale per esempio nella poesia A Leonardo dedicata ad un ragazzino undicenne che viene felicemente paragonato ad un bellissimo fiore sbocciato e qui ovviamente s’inserisce con presunta vaghezza il tema della metamorfosi. Leggiamo nella suddetta poesia: «…A undici anni, nel nostro sud caro,/ sei già un uomo, di sguardo sincero,/ ma nel tuo animo, così raro e chiaro,/ brilla la purezza di chi è davvero…». Si tratta di versi profondi intrisi di umanità e creaturalità.

In Pace del cuore leggiamo: «Sussurra il vento sulle vette alte,/ mentre il sole si tuffa nel mare./ Ogni fiore nel campo/ si piega al ritmo calmo del nostro respirare./ Non c’è guerra che scavi l’anima,/ né fiamma che bruci la speranza,/ solo il silenzio di chi sa ascoltare/ e la dolcezza di una mano che avanza./ La pace nasce in uno sguardo gentile,/ in un abbraccio che non chiede nulla…» Si tratta di versi permeati da ottimismo di tipo neo – lirico nei quali l’io-poetante è proiettato in un contesto naturalistico di grande e vaga leggiadria.

Raffaele Piazza 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.

         

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Wanda Lombardi, "Tempi inquieti e altre poesie"

30 Novembre 2025 , Scritto da Marcella Mellea Con tag #marcella mellea, #recensioni, #poesia

 

 

Wanda Lombardi

 Tempi inquieti e altre poesie

 Guido Miano Editore, Milano 2024

 

Ancora una volta mi immergo nella poetica di Wanda Lombardi, fatta di versi ricchi di spunti di riflessione e di delicate vibrazioni emotive, capaci di far immedesimare il lettore negli stati d’animo di una donna che, come l’oro, si è raffinata nel crogiolo della vita. Per citare il profeta Isaia: «Io ti ho raffinato, ma non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione». È proprio nell’afflizione e nel dolore – che hanno più volte attraversato la sua esperienza personale – che l’autrice ha affinato sensibilità e abilità poetica, dando voce a versi intensi e toccanti: «…ho camminato con immane dolore / che stretto ho serrato nel cuore / dinanzi a muri di ferro, / ho attraversato sentieri / cosparsi di spine…» (Nell’andare). Eppure, nonostante tutto, W.  Lombardi non cede mai allo sconforto; lascia sempre aperta la porta della speranza, come testimoniano le parole: «Malgrado gli alti e bassi, / meravigliosa è la vita / ché anche i momenti bui / forza ridanno, la volontà nutrono / e trasformarsi possono / in coralli luminosi…» (La collana della vita). L’autrice compone versi di grande bellezza e musicalità anche quando affronta temi attuali, come l’avvento dell’intelligenza artificiale.

 La silloge, articolata in due sezioni – le poesie inedite ,“Tempi inquieti” e le poesie edite “Perché nulla vada perduto” – apre un ventaglio di riflessioni su tematiche esistenziali a lei particolarmente care.

Il titolo della prima parte “Tempi inquieti”  invita a soffermarsi sulle fragilità e le tensioni del nostro presente: la velocità della comunicazione, i pregiudizi, l’incertezza delle relazioni, le contraddizioni globali. L’autrice osserva con lucidità: «…Oggi tutto è velocizzato: notizie a raffica / subito da altre soppiantate, insulti, / guerre, violenze, disastri ambientali / e sui volti sgomento immane…» (Sguardo sul mondo). E ancora, in una visione ampia e complessa del mondo contemporaneo: «…Rapidi cambiamenti epocali / con diritti raggiunti, imprese spaziali, / progressi nei paesi musulmani, / robot, intelligenza artificiale, / e accanto guerre, genocidi, povertà, / dignità calpestata.» (Contrasti).

Tra le liriche più belle spicca Silenzio amico, un inno al silenzio che cura, protegge e rigenera, prezioso per i poeti perché favorisce la meditazione. Richiama alla mente l’espressione di W. Wordsworth, “la beatitudine della solitudine”, quella condizione feconda da cui scaturisce la poesia autentica: «…Silenzio della solitudine / mi protegge dal mondo, / una barriera crea più forte del cemento, / e subito mi sento come un chicco di grano / che vita sprigiona…»

La poesia d’apertura, La musica della vita, sembra diventare il leitmotiv dell’intera raccolta: una meditazione sul fluire dell’esistenza, vista come una musica complessa, dove ogni esperienza – gioiosa, neutra o dolorosa – è una nota necessaria alla composizione dell’armonia complessiva. Il linguaggio è poetico, delicato, evocativo. Non c’è giudizio, solo accoglienza: tutto irrora “il cuore di magia e accettazione”, suggerendo che la pienezza non nasce dall’eliminare ciò che è difficile, ma dal riconoscerlo come parte integrante del ritmo unico di ciascuno.  Quello di W. Lombardi è un invito a riconoscere e superare le difficoltà – quelle che talvolta tolgono forza e respiro – e a percepire il “cammino di vita / sempre diverso e variegato” come un percorso unico e irripetibile, la nostra personale melodia.

Le poesie edite esprimono una profonda fede nell’eterno, che permette all’essere umano di attraversare ogni ostacolo, e manifestano un grande amore per la natura, fonte inesauribile di consolazione e nutrimento spirituale.

Con i suoi componimenti, l’autrice invita alla consapevolezza, alla gratitudine e alla gentilezza verso se stessi e verso gli altri, ricordando che siamo parte di un unicum, di un grande mistero e di una grande sinfonia. Ognuno, pur nella solitudine e nella sofferenza, ha bisogno di restare in connessione con la grande famiglia umana: «…È bene perciò mai fermarsi nella vita, / con avvedutezza gli altri accettare, / e con il dialogo e la sincerità / il cammino insieme affrontare.» (Rialzarsi per continuare).

 

Marcella Mellea

 

Wanda Lombardi, Tempi inquieti e altre poesie, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 60, isbn 979-12-81351-38-7, mianoposta@gmail.com.

 

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Pietro Manzella, "Dell'amore e della speranza"

29 Novembre 2025 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Pietro Manzella

 Dell’amore e della speranza

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Una cinquantina di poesie scelte tra le varie pubblicazioni che, dal 1999 al 2023, hanno caratterizzato l’opera poetica dell’avvocato Pietro Manzella, un altro eccellente esempio di professionista che si è votato alla poesia (e anche al teatro, essendo autore della commedia in un atto Frittelle di aria fritta, 2007). Ecco cosa propone ai lettori, nella collana Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio, la Guido Miano Editore con questa raccolta intitolata Dell’amore e della speranza - antologia poetica.

Poesie grondanti di nostalgia, quasi fossero ferite da spinose frecce scagliate dal tempo contro il cuore dell’uomo, che rimangono “come perle incastonate/ in segrete valve/ dell’essere-malessere” (da Sessantaduesimo meridiano). Questo senso di diffusa nostalgia è presente soprattutto nel terzo ed ultimo capitolo dell’antologia, Essere e malessere in Pietro Manzella e in Walt Whitman (con prefazione di Enzo Concardi, che nota il comune sostrato del pensiero di Blaise Pascal, che evidenzia il “paradosso della condizione umana, sospesa fra miserie e grandezze, fra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, per cui l’uomo è ‘un mostro incomprensibile’, creatura contradditoria ora sospinta verso l’infinito, ora schiacciata dal male”). Eppure anche questa parte è formata da poesie cariche di amore: non, però, come quelle dei primi due capitoli del volume, Il fuoco dell’amore in Pietro Manzella e in William Butler Yeats (con prefazione di Gabriella Veschi, che mette in evidenza la comune “concezione dell’amore come forza trainante, unica ragione di vita”) e “Tempus fugit et memoriae” nella poesia di Pietro Manzella e di Emily Dickinson (con prefazione di Floriano Romboli, che sottolinea come, per entrambi gli scrittori, “serbare nella memoria gli attimi del tempo fugace equivale alle volte ad addolcirne le caratteristiche”).

Anche la speranza c’è: più nascosta (è significativo che in tutto il libro la parola ricorra tre sole volte: nel titolo e in due delle tre prefazioni, mai nei testi poetici); ma è soffusa in tutta la raccolta, quasi che l’Autore voglia sottolineare che si tratta di una virtù, sì, presente, ma da cercare bene nelle pieghe della vita – o, per dirla col poeta, fin dentro “i cristalli dei sensi” (ultimo verso di Sciolina d’amore). 

Prevale l’amore, delle cui infinite sfumature si può trovare un esempio in Splash, carica di quella particolare leggerezza e nitidezza che caratterizza molte delle poesie raccolte nel volume. È una breve poesia, ma suddivisa in tre parti: due versi di apertura (“Un viso bello come un tempo/ occhi luminosi ed attenti”), poi un titolo (“L’INCONTRO”) per i cinque versi seguenti (“Ho scavato nel passato/ Correvo/ col ricordo/ lungo i sentieri/ della fanciullezza”), un altro titolo (“SPLASH!”) ed i sette versi che chiudono: “Una stretta di mano/ qualche ruga in più/ che stuzzica i sensi/ Un caldo abbraccio/ Il tempo/ aveva fatto solo/ il suo corso”. Una perfetta sintesi di delicatezza, passione, riflessione. Si noti la punteggiatura: non c’è il punto alla fine di ogni pensiero sviluppato in uno o più versi, quando si passa ad un altro pensiero; il punto c’è solo alla fine. Questa è una caratteristica di tutte le poesie.

Dalla lettura delle poesie commentate dai tre prefatori si evince il valore dei versi del Manzella: versi brevi, a volte frenetici, spezzati qua e là andando a capo a centro pagina o con un margine differente da quello della riga prima; versi sempre carichi di immagini tanto veloci quanto nitide, capaci di imprimere nella pagina le sensazioni sentite dall’Autore e di riversarle quasi in un solo attimo nel lettore, che ne rimane colpito, forse a volte un po’ sconcertato, comunque interessato. Una lettura piacevolmente intensa.

Marco Zelioli

 

Pietro Manzella, Dell’amore e della speranza, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 84, isbn 979-12-81351-71-4, mianoposta@gmail.com.

 

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L’amore fonte e significato della vita. Un “diario lirico” di Alessandro Pellegrini

27 Novembre 2025 , Scritto da Floriano Romboli Con tag #floriano romboli, #recensioni

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Leggendo l’interessante “agenda poetica” di Alessandro Pellegrini pubblicata di recente dall’Editore Guido Miano, confesso di essere rimasto favorevolmente colpito, oltre che dai contenuti del volume di cui brevemente tratterò, dall’insolita e felice tipologia di commento critico scelta dal curatore Enzo Concardi.

Questi ha preferito alla consueta nota prefatoria in capo alla silloge una serie ragionata di rilievi interpretativi posti via via in calce a ogni componimento, nell’àmbito di un’attenzione esegetica puntuale e analiticamente circostanziata. Il quadro complessivo è nondimeno chiaro ed esauriente nella sottolineatura della centralità del motivo dell’amore quale sentimento primario pervadente i varî, occasionali spunti inventivi, le molteplici, quotidiane situazioni etico-psicologiche - ogni testo reca, quasi come un contrassegno, la data precisa -, le differenti condizioni sentimentali: «…La tua ribellione comunica un messaggio:/ “Amiamoci, aiutiamoci perché l’unione/ è la strada della felicità”» (Mediterraneo).

Concardi avverte che l’amore può assumere i tratti della virtù vitalizzante e sublimante («…In un attimo stretti in/ un abbraccio ci ritrovammo./ La cura dei miei malintesi./ Mi dicesti ricominciamo./ I nostri occhi illuminati,/ insane frenesie, cupi pensieri/ allontanati dai tuoi sguardi/ intensi e pieni di complicità./ L’amore parve subito virtù,/ liberò forza, energia, speranza…», Il valore di un abbraccio, corsivi miei, come sempre in seguito), e altresì rivelare aspetti di abbandono sensuale, animarsi di vibrazioni erotico-voluttuarie: «…Proverò ad immaginarti/ tra le lenzuola bianche/ dove le tue labbra bruciano/ e le tue mani emanano segnali di calore/ che si trasforma in un brivido di piacere…» (E allora sogna); e può ancora significare amicizia («Emozioni condivise, fili intrecciati d’affetto./ Non sei fuggita, ma con noi sempre al fianco./ Amica inossidabile, sincera e fedele…», Isa: poesia di un’Amicizia), attingere i valori della carità universale, farsi cura degli svantaggiati, degli indigenti, degli ultimi, sulla falsariga della predicazione profetica e salvifica di papa Francesco: «…voce che rompe le pieghe del tempo,/ che grida nei deserti di chi ha perso il pane./ Tu parli per chi tace,/ per chi lavora e cade,/ per chi non ha nome,/ né patria né casa…» (A papa Francesco).

In ogni caso l’amore è fattore di unione («In ogni risata e lacrima, la connessione è l’essenza», Isa: poesia, op.cit.), a fronte di una realtà sovente divisa e quindi incline alla rappresentazione formale incardinata nella figura dell’antitesi: “disordine/armonia”; “istante/eternità” ; “freddo/caldo” ; “passato/presente” ; e soprattutto “buio/luce”: «…Nel labirinto della mente/ la tua presenza è quella che illumina le ombre,/ come stella brillante/ il nostro legame costante…» (Sinfonia di pensieri).

La poesia dell’autore pugliese nasce costantemente da relazioni interpersonali concrete e autentiche, pur sperimentando richiami simbolici (la terra, il mare, il treno), mentre il suo linguaggio, generalmente essenziale e perspicuo, non ignora stilizzazioni efficaci e ricerca ritmica, spesso poste in risalto dal ricorso all’anafora o alla rima: «…Ogni gesto è una carezza leggera,/ ogni pensiero una gemma sincera./ Ogni istante un’esplosione di gioia…» (A Rosanna); «…Il tuo abbraccio scalda ogni cuore,/ la tua gioia è balsamo per l’anima,/ grazie ai tuoi genitori di valore,/ sei il frutto di un grande amore./ E nel tuo sguardo più vero,/ mi accogli come fossi di famiglia, davvero…» (A Leonardo).

Floriano Romboli

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Alcyone 2000, volume 19

23 Novembre 2025 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie, #saggi

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, volume 19

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Per la collana Percorsi letterari del Duemila, è uscito a Milano nello scorso mese di ottobre, il volume 19 di Alcyone 2000”, quaderni di poesia e di studi letterari: si tratta del periodico della Casa Editrice Miano che, in questa edizione, supera le 100 pagine, e quindi si pone anche dal punto di vista quantitativo per i temi trattati – oltre che da quello qualitativo – ad un livello di studi e ricerche culturali piuttosto sostanzioso. Nella rubrica “contributi letterari” appaiono, tra gli altri, saggi di indubbio interesse storico, come quello di Floriano Romboli sull’opera di Dante nelle riflessioni di alcuni papi contemporanei; o come quello di Enzo Concardi sulle suggestioni di Italo Calvino, tra razionalità e fantasia, impegno civile e sogno letterario; o come, ancora, quello di Angela Ragozzino dal titolo Capua festeggia il decennale del Placito Capuano, sul quale ci soffermeremo più avanti, così come sarà per Pietro Rosetta, purtroppo recentemente scomparso, con la sua prima silloge, Poesie nascoste nella dispensa.

Fra le “testimonianze” troviamo numerosi commenti critici sull’ultima raccolta poetica di Michele Miano: So che ti prenderai cura di me, intimo soliloquio con il padre dal denso contenuto memoriale ed emozionale-affettivo. Nella rubrica che “Alcyone 2000” dedica sempre ai suoi poeti, abbiamo scelto di commentare la silloge di Francesca Tirico, come rappresentante dell’ampia schiera a cui la Casa Editrice Miano dà spazio. Non mancano infine i soliti “Itinerari di letteratura comparata”, una rarità nel panorama letterario contemporaneo, che uniscono cieli ed epoche diversi, ricercando assonanze ed affinità tra autori italiani e stranieri, tra cui, in questo numero, Emily Dickinson, Fernando Pessoa, Edgar Allan Poe.

 Pietro Rosetta è stato un personaggio di primo piano nel mondo scientifico. Così lo ricorda il Corriere della Sera del 6/11/2025, nelle pagine del Corriere Salute: Il mondo della medicina oculistica perde un luminare di fama internazionale. È morto Pietro Rosetta, 61 anni, medico chirurgo, responsabile dell’Unità operativa di Oculistica di Humanitas San Pio X, specializzato in Oftalmologia presso la Clinica Oculistica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, dove ha contribuito a sviluppare la chirurgia dei trapianti corneali fino al 1996 e membro di numerose società scientifiche nazionali e internazionali… Rosetta era anche uno degli autori del forum di Corriere dedicato all’oculistica”. È un vanto quindi per la Casa Editrice Miano l’aver pubblicato l’unico libro di poesie di cotanto ingegno, Poesie nascoste nella dispensa, raccolta che è stata segnalata dalla critica con giudizi lusinghieri, riguardanti soprattutto la sua vena politematica, la visione della realtà dicotomica ovvero delle antitesi (lotta tra Eros e Thanatos), la ricerca esistenziale sul significato della vita, un romanticismo con echi leopardiani su amore e morte, l’idea della vita come viaggio, la presenza di una poesia amorosa a luci ed ombre, l’incombenza delle suggestive dimensioni memoriali.

 Angela Ragozzino, prendendo le mosse dalla decima edizione commemorativa del Placito Capuano – avvenuta a Capua nello scorso mese di maggio con l’organizzazione del Touring Club Italiano – ci narra tutta la vicenda sorta intorno a tale documento: in sintesi, si tratta di un atto giudiziario del 960 d.C. considerato il primo testo ufficiale in volgare (campano) della nostra letteratura. La sua importanza risiede nel fatto che, in una disputa di confine fra il Monastero di Montecassino e un privato, avviene la trascrizione delle testimonianze direttamente nell’idioma locale, separato dal latino, la lingua giuridica ufficiale. La Ragozzino ricorda anche che vi è stato il coinvolgimento nell’evento di tutte le scuole di ogni ordine e grado e che è stato istituito il “Premio Placito Capuano”, assegnato a quelle personalità della cultura che hanno contribuito con il loro lavoro alla diffusone della lettura, tra cui Dacia Maraini, Matteo Garrone, Roberto Vecchioni, Sigfrido Ranucci.

 Francesca Tirico, con i suoi Sogni infiniti ci accompagna in un viaggio verso le dimensioni di un quadrifoglio esistenziale e spirituale, composto dai nomi dell’amore, del dono, della felicità, dell’anima. Il dolore esiste ma non invalida il nostro destino, che è quello di vivere per ciò che conta e di morire con la speranza della rinascita. La poetessa penetra le pieghe dell’interiorità attraverso una sensibilità all’unisono con le verità dell’infinito, supera lo scacco esistenziale mediante un èlan vital forte e tenace.

 

Enzo Concardi

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°19; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 108, isbn 979-12-81351-70-7, mianoposta@gmail.com.

 

 

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