"L'Odissea" di Nolan, due parole.
20 Luglio 2026 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #cinema, #classici
/image%2F0394939%2F20260720%2Fob_94add4_images-1.jpg)
Ovvia giù, due parole bisogna pur dirle sull’Odissea di Nolan.
Le due parole sono: Bello e Però.
Bello.
Bello, non si può dire altro. Al termine la sala ha applaudito e io con loro, tutto sommato appagata. Un film di quelli che prima si chiamavano colossal, fatto bene, girato bene, recitato bene. Molta azione, molti effetti speciali, l’Odissea è stata fra i primi fantasy della letteratura: mostri, maelstrom, sirene, ciclopi.
Anche pathos, se vuoi. Argo che scodinzola prima di morire, la serva che riconosce la cicatrice del padrone, il porcaro cieco che si accorge del ritorno del re, un po’ di nodo alla gola te lo fanno venire.
E le citazioni letterarie. Ulisse che parte verso l’occidente come Frodo che salpa per i Porti Grigi. “The face that launched a thousand ships” di Marlowe. Ti fanno capire che “la morte della civiltà”, di cui si parla a proposito di Troia, è anche la morte dei nostri valori, di una cultura stratificata che, se non significa più nulla per la gente, allora sta davvero scomparendo.
Però.
Non lo so, mi viene un po’ in mente il mio stesso processo creativo quando a volte si è inceppato, quando mi sono ritrovata a “fare il compito” in un romanzo storico. Ora devo scrivere la scena di Polifemo perché mi serve per il prosieguo della trama e sforzarmi di darle un’interpretazione personale. Ora devo introdurre Calipso per spiegare come Ulisse ha perso altri sette anni.
Scene bellissime, come il Cavallo di Troia e la battaglia con i Proci, si alternano a scene “compito” come Circe che trasforma gli uomini in maiali perché, a suo dire, lo sono già. Sembra quasi che certi incontri con le creature mitologiche fossero inevitabili ma non interessassero veramente il regista perché il cuore del film è un altro, più personale, più umano.
Idee woke ce ne sono, è vero, ma non danno troppo fastidio, fanno parte di quella rilettura moderna di ogni remake che si rispetti.
Come chiave macroscopica c’è il senso di colpa. L’uomo ingegnoso che vede le conseguenze del suo ingegno. L’intelligenza che non va di pari passo col bene, non sempre. I popoli del mare che hanno dimenticato la legge di Zeus, sono loro, gli Achei. E questo è chiaro fin dall’inizio, e ripetuto scena dopo scena, forse con troppa insistenza.
Mi è mancato un quid, piccolo, infinitesimale e che non so descrivere a parole, qualcosa che mi facesse dire “questo splendido film (perché lo è) era proprio necessario, non se ne poteva fare a meno, e da oggi in poi penserò all’Odissea come non ci avevo mai pensato prima”.
Categorie
- 1160 recensioni
- 736 poli patrizia
- 570 poesia
- 549 racconto
- 380 gordiano lupi
- 235 luoghi da conoscere
- 210 cinema
- 207 personaggi da conoscere
- 196 saggi
- 169 franca poli
- 161 walter fest
- 157 giuseppe scilipoti
- 157 storia
- 126 unasettimanamagica
- 114 arte
- 112 pittura
- 108 valentino appoloni
- 100 eventi
- 98 adriana pedicini
- 94 interviste
- 92 fantascienza
- 91 vignette e illustrazioni
- 89 televisione
- 87 altea
- 87 chiara pugliese
- 86 enzo concardi
- 85 moda
- 85 radioblog
- 79 fotografia
- 77 marcello de santis
- 71 musica
- 67 fabio marcaccini
- 66 ida verrei
- 66 raffaele piazza
- 66 umberto bieco
- 63 rita bompadre
- 61 liliana comandè
- 58 come eravamo
- 52 Impronte d'Arte
- 50 concorsi
- 48 fantasy
- 48 lorenzo barbieri
- 48 miti e leggende
- 46 cinzia diddi
- 46 federica cabras
- 41 il mondo intorno a noi
- 40 psicologia
- 35 floriano romboli
- 34 cultura
- 33 laura nuti
/image%2F0394939%2F20190531%2Fob_6113d1_61425960-10216728261030327-19684367693.jpg)