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rita bompadre

Alfredo Alessio Conti, "Grammatica degenerativa in disconnessioni mentali"

8 Aprile 2026 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Grammatica degenerativa in disconnessioni mentali di Alfredo Alessio Conti (Independently published, 2025 pp.66 € 8.50) espone le convenzioni espressive dell'attualità, analizza lo studio consapevole delle parole e della loro influenza, illustra l'informazione cognitiva di un modo di scrivere, ancorato ai dettami della contemporaneità. Alfredo Alessio Conti trasmette al lettore una disorientante e significativa alienazione digitale, alimenta un'alterazione delle percezioni che, nei testi, traduce il modello deformante della realtà e delle emozioni, compone un potente stravolgimento della poesia dell'aspetto esistenziale in cui verità e inganno si confondono e intensificano le previsioni illusorie, nel contrasto interiore tra una pulsione sensibile e il suo disadattamento. L'autore osserva il cambiamento inesorabile della personalità umana, condizionato dall'impiego irresistibile, ossessivo e maniacale delle connessioni digitali, descrive l'utilizzo eccessivo di un vocabolario affrancato alle regole di una evoluzione linguistica alla deriva, spiega l'esperienza immersiva di un'interazione sociale nel rapido e frammentato contesto delle proprietà virtuali. Il libro mostra, anche visivamente, attraverso l'uso del carattere maiuscolo in alcuni versi, la sperimentazione artistica di ogni parola, collegata a un'estetica interpretativa dal forte impatto psicologico e analitico. Raccoglie il contenuto magnetico e iperbolico delle sensazioni artificiali, la scissione della coscienza, la dispersione dell'identità, laddove la mente e i pensieri sono sopraffatti da una dipendenza destabilizzante, i comportamenti umani elaborano una persistente contraddizione interferendo con le relazioni e la vita quotidiana. Alfredo Alessio Conti accoglie la sua poesia come la corrispondenza di un'indagine introspettiva alimentata dallo sbilanciamento affettivo e dalla sovraesposizione mediatica, la cronaca lucida e spietata di una riduzione comunicativa, di una sorveglianza di incomunicabilità e di superficialità che nutre il vuoto tra l'invadenza preoccupante e disarmante degli effimeri rapporti interpersonali e la simulazione del sentire. Consuma la destrezza sapiente dei versi per circoscrivere il disegno costrittivo dell'uomo, nella morsa che attanaglia le sue esitazioni, nella condizione di estraneità e di distacco da una frattura empatica tra ciò che si è e ciò che si vive senza la sensazione di una tangibile partecipazione al circuito del cuore. La poesia di Alfredo Alessio Conti rivela la vulnerabilità dell'uomo, spettatore di se stesso nel suggestivo palcoscenico della vita, vincolato nelle trame di un processo degenerativo, inadeguato alle deterioranti contrazioni di una lingua che trattiene la sua decadenza nel codice incisivo di una struttura disumanizzante, imposta da una sintassi opprimente e spersonalizzante. La costruzione poetica dell'autore si fa integrazione di un discorso che fortifica la densità eloquente dei segni e dei simboli, compone un valore terapeutico dinamico di comprensione, riconosce le interazioni disturbanti e minacciose tra individuo e società, l'assenza perturbante della congiunzione dialettica in un dialogo artificiale, la dimensione patologica del dire, la maglia intricata dei confronti in un sistema senza stabilità. Il libro rappresenta il groviglio enigmatico degli agguati mentali, una risposta esplicita alla crisi esistenziale, il disorientamento e lo smarrimento della solitudine, la vertigine dell'isolamento, nel passaggio destrutturato dove la capacità di perdersi diventa indispensabile per ritrovare se stessi e la propria valenza trasformativa.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

UN NULLA

 

Ho scritto centinaia

 

di PAROLE

 

in Internet.

 

Ho ricevuto migliaia di

 

MI PIACE

 

sulle mie pagine.

 

Di tutto questo

 

UN NULLA

 

mi è rimasto.

 

-------------------------

 

IPHONE

 

Scorro con le dita

sul mio

 

IPHONE

 

alla ricerca

 

del mio

 

PASSATO.

 

Non trovo NULLA

 

che mi

 

RICORDI veramente

 

CHI SONO.

 

---------------------------

 

 

MAGAZZINO BYTE

 

Oggi sono

 

quel che non sono.

 

ATTACCATO

 

ad una FLEBO DI CAVI

 

connessi alla rete

 

IMMAGAZINO byte

 

per sopravvivere

 

alla mia INCOSCIENZA.

 

-----------------------------

 

 

SPAZIO CYBER

 

Nel cyberspazio

 

mi rappresento

 

con la mia identità digitale

 

nell'AVATERRA

 

annuncerò

 

la mia FINE CORSA.

 

----------------------------

 

 

ORMAI PER DIRTI

 

Ormai per dirti ti amo

non mi resta che inviare

 

un messaggio whatsapp

 

una pagina Facebook

 

un video Tik Tok

 

un Twitt, un Instagram

 

non ho più parole

 

sulla bocca.

 

 

 

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Antonello Di Grazia, "Declinazioni umane"

4 Marzo 2026 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Declinazioni umane di Antonello Di Grazia (Eretica Edizioni, 2025 pp. 80 € 15.00) insegna a prendersi cura del proprio mondo interiore, oltrepassando la cortina feroce e annichilente di un universo che ha, nello scenario spaventoso di una attualità irruente e aggressiva, il suo culmine di desolazione e di malvagità. L'autore esplora i caratteri psicologici incoerenti e tormentati dell'uomo, alla ricerca di un conforto sul quale annullare la propria solitudine e sorreggere la sconcertante distruzione della realtà. Le tre sezioni del libro interpretano il senso dell'avversione e del disprezzo, la sensazione del sentimento drammatico, occupano lo spazio disincantato del dolore, accendono l'attenzione sulla rovina ardente delle guerre quotidiane ammesse all'oscura e alienante disumanizzazione. Antonello Di Grazia dichiara il declino della società attraverso la privazione silenziosa e sospettosa del pensiero, rivela l'abisso imperturbabile della paura, in bilico sull'orlo di un precipizio che assorbe il distacco istintivo dalla vita, analizza, nella voragine tragica, la fenditura negativa, creata da sentimenti irrazionali, ai margini del territorio vulnerabile e friabile dei comportamenti umani. Declinazioni umane registra un catalogo privato del deterioramento sensibile in cui lo sviluppo cognitivo dell'anima è deformato dalla crisi della comunicazione, raccoglie lo studio analitico sulla natura umana e la sua inesorabile ricerca dei significati, esplora il rapporto dell'individuo con le prospettive impietose e dure delle interazioni sociali. Decifra l'esperienza esistenziale della sofferenza, l'impazienza autolesionista, la percezione della lucidità introspettiva, influenzata dal giudizio della malinconia, dall'estinzione dell'umanità nella sua rispettabilità e onestà morale. Antonello Di Grazia sostiene il processo evolutivo dell'identificazione empatica, personale e soggettiva, tra la primitiva vocazione dei fattori innati nel comportamento umano e le condizioni degradate della società, indica la trasformazione fatale legata al contesto antropico dell'appartenenza, misura le dimensioni mentali del tempo e delle attese. Comprende la debolezza nella sua sensazione di dipendenza, come fattore di perturbazione, conosce il potenziale razionale e passionale delle intelligenze emotive, la motivazione delle corrispondenze, orientate nel presentimento di una condivisione in sintonia con le epifanie del cuore. Descrive, in un'atmosfera cupa e annientante, la visione complessa e soffocante della miseria, l'opprimente impressione di una strana alchimia etica in cui l'attrazione e la repulsione si fondono in un oracolo perverso di perdizione, distruzione e sconfitta. La poesia di Antonello Di Grazia mette in evidenza i contrasti terreni nel crepuscolo delle tensioni irrequiete, invoca, nell'incertezza e nel disorientamento, il ricorso al divino. Nello scenario devastante e lacerante di un itinerario oscuro e disperato emerge l'orizzonte di un cammino intimo, sereno e benefico, un osservatorio d'amore, un passaggio simbolico e sicuro dove trovare l'accoglienza, la protezione e l'incoraggiamento ad assistere la cura degli affetti, indirizzare l'identità personale nella rielaborazione dei ricordi e della loro continuità confortante. Antonello Di Grazia sorveglia la provvisorietà della gratitudine, difendendo il devoto e inattaccabile sollievo della poesia, sconfina l'indistinta e magistrale capacità di afferrare la transitorietà e vivere il presente.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

DOPO CENA

 

Devastanti bufere al tramonto

pieno inverno

macerie di morti

in un fioco lume, indistinto.

 

Cerco negli abissi profondi

mari languidi

il tuo riso diverso.

 

Inesausto silenzio,

greve discesa,

buia Siberia.

 

CAPODANNO

 

Nel giro silenzioso

d'uno sgomento di festa

nostalgia dei tuoi occhi

fugaci, intesa d'un meriggio

lontano.

E lieve si presenta

il sentiero percorso

e gravida l'insipienza

di questa certa abitudine

di urla dimenticanze giorni sottili

inverni

che non sfioravano la schiena.

 

SENZA SOFFI DI VENTO

 

Senza soffi di vento

l'emiciclo di stelle inestese

nello spazio nel tempo

smemora.

E resto a contemplare

la distesa operosa

di un mare che soffoca

le grida

di assordanti cicale.

Questa notte non ha

un prima né conduce

a domani: vaghiamo

svuotati e felici.

 

 

 

A MEZZOGIORNO

 

Gli anni avviluppati

in una scorza faticosa battono

ad ore inconsuete

chiedendo il conto.

Ma resta soltanto il tornare

lieve

dal mare al tramonto,

e svanire,

abisso di fuga

e celato candore,

in sghembi sentieri e vicoli ciechi.

 

MOTO DI ROTAZIONE

 

Nei giorni sparsi di brina

ancorati a doveri inesausti

di un'umanità tumultuosa

sembrava la terra girare

in spente chiose.

 

Non più sogni,

separazione di anima

e corpo, destavano

viali di stelle avvenire:

il tempo gravitava intorno

a giudizi poco globali.

 

 

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Leonardo Manetti, "Le ore eterne dell'Attesa"

3 Febbraio 2026 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Le ore eterne dell’Attesa di Leonardo Manetti (Edizioni WE - Italia, 2025 pp. €114 15.00), scandiscono il tempo delle aspettative, occupano un luogo privilegiato dove scoprire l'amore e accogliere la solitudine della sospensione, interpretano il cammino introspettivo e la percezione di una struggente speranza per ascoltare e ricongiungere il ritorno degli affetti più cari. Leonardo Manetti, omaggia, con la sua opera, la dedizione dell'aspettare, la persuasione di rivelare, attraverso la spontaneità dei sentimenti, la tensione romantica di ogni mancanza, il desiderio sincero di trasformare il destino e il senso della vita nel sogno d'amore. Nutre le stagioni delle emozioni, indica la previsione di un percorso interiore in cui si custodisce un legame e si sceglie, nell'evoluzione amorosa, la profondità identitaria del cuore, definisce l'elaborazione di un impegno che gratifica il vincolo affettivo, affranca le tormentate contraddizioni dell'essere, rinnova l'eternità della presenza e l'empatia dell'anima. La poesia di Leonardo Manetti decanta una ricerca lenta e ispirata attraverso l'uso sapiente e pastoso delle parole, rafforza la connessione vellutata delle sensazioni, accompagna la delicatezza dei versi per poi rivelarne il suo significato più suadente e intimo. Il libro esamina l'esperienza coinvolgente della crescita e della maturità artistica e personale dell'autore, analizza la convincente e commovente riflessione sull'inafferrabilità della vita, riempie la distanza e il vuoto delle assenze con la qualità contemplativa del silenzio e della fedeltà. Leonardo Manetti fa sua la cadenza spirituale e carnale, invocando l'intenzione nobilitata in cui la passione e l'innamoramento rispecchiano l'espansione di una intrigante continuità, l'attrazione sfuggente per i ricordi e per ogni profetica restituzione della nostalgia. Comprende l'evocativa capacità di riconoscere, nell'esistenza umana, il tortuoso intreccio di luci e ombre, di debolezza e di forza, di fragilità e di resistenza nell'affrontare il dolore e viverne la sua fugacità. Consegna la testimonianza di una finalità privata intorno alla possibilità di ricomporre uno spirito frantumato e disgregato dalla paura e dalle esitazioni. Le ore eterne dell'Attesa concentra il peso e l'abisso delle occasioni scomponendo gli intervalli temporali tra la confidenza malinconica del passato, l'instabilità inquieta del presente e l'apertura fiduciosa del futuro. Consuma l'orizzonte di una realtà che misura la dimensione ideale e proiettiva dell'amore, la lucidità del vissuto, lo stato intuitivo di coscienza e l'oscillazione illuminante dell'immaginario. Leonardo Manetti sa indugiare sulla provvisorietà del quotidiano, guardare e considerare le vibrazioni dei pensieri che riprendono la forma accesa e viva della dedizione esclusiva, ascoltare l'impulso della perseveranza, come ricompensa alla felicità. Il libro ne è una conferma miracolosa su come la sorprendente meraviglia del sentire può migliorare la costanza e la cura del bene, le condizioni di affinamento e di conservazione esprimono la meticolosa e genuina pienezza relazionale. Leonardo Manetti osserva i cambiamenti umani, ammette il dubbio imperturbabile dell'indifferenza, si scontra con la condanna della mancanza, attende i giorni migliori. Risveglia il coraggio e l'energia nella rivelazione di una sensibilità che manifesta il riscatto, incendia e rinsalda l'essenza poetica, offre quiete alla solitudine, la forza redentiva e il fondamento della salvezza.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

BRUCIA

 

Cerco per casa qualcosa che ho perso,

o meglio, qualcosa di mai scovato.

Ribalto cassetti, svuoto gli armadi.

Dove si sarà cacciato?

Lo sento, nel petto così ardentemente.

Non ho più dubbi, esiste ed è vivo,

brucia l'amore, ma di fiamma sbagliata;

Non di passione, solo di ira.

 

SGUARDI LONTANI

 

Teneri occhi che mi osservano,

dolce è lo sguardo incrociato,

parole senza suono

ci uniscono all'ascolto.

Un attimo di fiaba

e poi subito il reale,

poche semplici note

di una scala senza chiave.

 

IL GIOCO DELL'OCA

 

Prima uno, poi due.

Domani sono le dita

i dadi di chi rimane.

Pensavi al giallo,

invece è rosso

e ottieni un nero.

Numeri impazziti

si rincorrono sulla linea

e cambiano colore.

Tre è divertimento,

cinque era riflessione

sette sarà amore.

Si parte dal via,

ci si perde tra le caselle,

arriviamo insieme.

 

 

CONFUSIONE

 

Fuori c'è il ghiaccio

delle nostre vite,

noi siamo in una bolla

di acqua calda.

 

Torna presto primavera,

voglio vederti

di nuovo germogliare,

spegnendo l'illusione.

 

NELL'ARIA

 

Stringo forte

in un abbraccio

l'aria intorno a me,

e mi accorgo

che è materia viva.

 

Il suo viso è definito,

il suo corpo è familiare

il suo respiro è caldo

come l'amore

che nutro per lei.

 

IN QUESTA NOTTE

 

E ora che la notte è giunta,

cerco i tuoi occhi nelle stelle

mentre il dolore che sale

lungo le crepe della mia pelle

mi chiede di te.

Dicono che questi sono i momenti

in cui i poeti scrivono i versi più belli,

ma passo le notti con un foglio bianco

e il dolore accanto a me.

 

 

 

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Davide Cava, "I colori del mio spettro"

9 Gennaio 2026 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni

 

 

 

 

Il libro "I colori del mio spettro di Davide Cava (Controluna, 2025 pp.119 € 16.00) scompone la percezione sensibile dei versi attraverso una sequenza visibile dei sentimenti, indaga l'instabilità e l'imprevedibilità delle vicende umane, condensa il contenuto cromatico nella simbologia di cinque variazioni di colori, rosso carminio, nero avorio, mattone, turchese, bianco che indicano il carattere identificativo di ogni espressione esistenziale e la prospettiva di ogni riflesso emotivo. Il colore come metafora rappresentativa dell'anima dipinge la pagina di vibrazioni interiori e influenza l'essenza fisica e spirituale del linguaggio, ravvivando la destinazione poetica dell'uomo e l'efficacia complice della sua relazione con il mondo. Davide Cava insegue la volontà dei desideri, avvolgendo nel rosso carminio la componente passionale e vitale della vita, la tonalità seducente dell'arte di amare, descrive nella spinta impetuosa il temperamento comunicativo delle suggestioni romantiche, espone la sfumatura della sensualità e l'intensità degli incontri, la presenza vitale e profonda dell'anima, associata all'accesa e impulsiva frequenza interiore, al vincolo sensibile delle parole. Dipinge nel nero avorio l'ancestrale frattura esistenziale tra l'enigmatica solennità della luce e la misteriosa energia dell'ombra, suggerisce la complessità delle sensazioni, vissute attraverso il richiamo simbolico dell'oscurità e il saggio percorso della conoscenza, evoca, nella dimensione pulsante dei versi, la combinazione estetica ed etica della tenacia sentimentale, nella coesistenza creativa delle congiunture opposte tra resistenza e fugacità. La poesia di Davide Cava accoglie la stabilità e la richiesta di calore umano, nella nostalgia densa di un colore mattone che profuma d'autunno e di malinconia, ferma il pensiero nella contemplazione delle possibilità, nella caducità delle illusioni, nell'evoluzione del rimpianto, adattando il cambiamento in una prospettiva ispirata alla costruzione della consapevolezza e della protezione. Il poeta rafforza la visione con il mondo spirituale, materializzando nel color turchese il senso devoto della poesia, come amuleto sacro e terapeutico lungo il cammino introspettivo, trasmette il potere rigenerante della libertà, oltre la condanna della disperazione e la scontrosità delle relazioni, il distacco immaginifico della realtà. Concentra la sapiente capacità di guardare oltre, di intrecciare l'andamento elegiaco nella sottile e impercettibile scintilla dei versi, di animare la sorgente luminosa della poesia e di avvicinare il lettore, sotto la guida tutelare dell'entità artistica, all'iniziatico e magico percorso delle parole, nel loro incantesimo esoterico,  nella qualità divina della meditazione. Davide Cava conclude la sua opera sigillando con il bianco l'espressione della rinascita, la cerimonia di un passaggio necessario in cui il corpo nuovo si veste di nuova empatia e di compassione, abbraccia la dimensione sovrumana, oltre il confine dell'esperienza e della condizione oggettiva, rinnova il significato simbolico del sublime fondamento poetico, archetipo di interpretazione e di integrazione con il mondo. Il libro I colori del mio spettro illustra la variazione confidenziale delle osservazioni terrene, nelle sfumature sarcastiche e beffarde degli inganni e dei sorrisi, accompagna il viaggio di un vissuto  dichiarato tra suggestive testimonianze individuali e ragionamenti universali, affonda il coinvolgimento delle sensazioni nell'intuizione propizia ed efficace dell'autenticità lirica.

 

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In verità fu già dall'incontro

degli spazi vuoti tra le dita

ch'io entrai in te, e mai più,

in alcun altro modo

che contempli la carne;

fu piuttosto il giuoco

di due anime opache

che a vicenda soffiano

sull'altrui fuoco.

 

Edere che al precipizio

per un poco si fondono,

fondute di suoni,

sordomute mani

logorroiche a lor modo.

 

--------------------------

 

Mi son trovato solo

tra gli olezzi di zolfo

e neppure un chicco

di rugiada m'è rimasto

tra palpebre e pupille.

 

Ora so

che alla fine dei respiri

non v'è nessun trofeo;

quanto banale, ritrito

e tragicomico sarebbe

se già la vita stessa

in qualche modo fosse il premio?

 

--------------------------

 

“Com'è andata, alla fine?”

 

Alla fine è andata

abbastanza bene,

come ogni volta

che non muoio.

 

-------------------------

 

Rassomigli innocente

a un demone del mio ieri.

Avrei voluto amarti

litri di lacrime fa.

 

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Il poeta manipola parole

che nessuno ha ancora udito

in quell'ordine preciso,

e che nessun si è reso conto

d'averne il gran bisogno.

 

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Meditazione

 

Sarebbe dolce morire

in questa trasparenza

con l'ego genuflesso

le mani vibranti

il diaframma aperto

senza punteggiatura

sarebbe dolce cadere

adesso

oppure ascendere

al prossimo oceano.

 

 

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Valeria Girardi, "Ombre di carta"

1 Ottobre 2025 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Ombre di carta di Valeria Girardi (Amazon KDP, 2023 pp. 98 € 10.40) omaggia il personale processo di crescita e maturità personale attraverso l'esplorazione della poesia, la consapevolezza di un itinerario meditativo che tocca i passaggi di una resilienza emotiva, confronta la relazione dei pensieri e delle emozioni con le esperienze della vita. La natura poetica di Valeria Girardi incrocia il percorso evolutivo dell'indagine sulla propria essenza, pone interrogativi e riconosce una vocazione intimista, una proiezione elegiaca dell'entità invisibile che governa i sentimenti, appaga la ricerca del significato e della prospettiva esistenziale nella necessità di restituire al lettore la propria autentica testimonianza. Valeria Girardi identifica la coscienza dei propri versi con il tessuto luminoso e oscuro dei sentimenti, sovrapponendo la superficie dei dettagli, le zone d'ombra e le estensioni della luce, ritagliando il margine dell'autobiografia in un profilo riflesso delle atmosfere perdutamente vissute. Ombre di carta avvolge, in uno stile espressivo riconoscibile e confidenziale, la pagina intrisa di suggestioni liriche, ripercorre il vincolo misterioso e seducente con l'altro, condensa la parabola emozionale in una selezione sensibile di incontri e di riflessioni dove il confronto con l'umanità rivela il proposito positivo di affrancare il guscio protettivo dell'anima e di estendere l'equilibrio delle sensazioni conquistando l'infinito del dire poetico. La scrittura di Valeria Girardi coglie i coinvolgimenti interiori, alterna gli ostacoli della sofferenza alla libertà della felicità, incide sulla carta la memoria viva delle attese e i solchi profondi delle assenze, lungo il rituale delle stagioni degli inganni e delle illusioni, contrasta gli argini di ogni eclissi sentimentale, dispersa in frammenti di inevitabile disincanto. Valeria Girardi esamina la frattura malinconica della depressione concentrando sul proprio incedere personale l'elaborazione del proprio mutamento psicologico, indagando la propria identità, analizzando le esitazioni e le incomprensioni che circondano il suo trovarsi nel mondo, indugiando nel modo di esistere in affinità con la cura dell'ascolto, la ricchezza dello spirito, la qualità incoraggiante della riconquista e della rinascita. La poesia di Valeria Girardi si fa mezzo rassicurante per manifestare apertamente il lascito distintivo e spiazzante del tormento, per ricongiungere le discordanti emozioni collegate al contesto umano, per scoprire uno spontaneo sentiero verso la guarigione e l'efficacia creativa.  L'autrice impiega l'uso nobile della poesia per identificare il suo percorso e dare voce ai ricordi, per assimilare il disagio degli stati d'animo e individuare una corrispondenza del sentire tra un codice metaforico e simbolico e un linguaggio educativo sentimentale. Valeria Girardi plasma il caos interno, orienta le ispirazioni per motivare la responsabilità cognitiva degli impulsi, dà senso al dolore emotivo trasformandolo in un'attenzione tangibile e afferrabile a tutto ciò che accomuna la sensibilità all'introspezione. Attende la purificazione poetica come una rivelazione che permette di inoltrare la catarsi delle parole verso la speranza, disorienta lo spazio bianco dalle imperfezioni delle sospensioni, recupera il presagio del tempo attuale, immerso nella sua contraddittorietà, nell'irresolutezza dei rapporti umani, traduce la limitazione dell'essere nella forma più suggestiva per comprendere e interagire con il mondo.

 

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Primo bacio

 

Creami nel tuo oblio

Un posto riparato

Dal freddo del male.

 

Con l'amore ogni giorno

 

Tradita dalle circostanze

mi addentro nel deserto della vita

con la carcassa dell'amore sulle spalle.

Divorata fuori dagli avvoltoi del tempo,

scavata dentro dalle mie lacrime.

 

In fede, vacilla

 

Seppur dal cielo solo grigio cade

spinge negli occhi luce argentata

mesti pensieri a farsi scintille

di una parola, una nuova speranza.

 

Si può credere ancora?

 

Peregrinaggio urbano

 

Riprendi la vita da un vetro imbrattato,

con la mano poggiata tenendoti il viso,

gli occhi si muovono a ritmo deciso

seguono quello che accade al di fuori.

 

Gli sprazzi di luce si alternano ai tunnel,

e ancora alle case strappate alle strade,

mentre il grigio cemento vorace trasmuta

il verde sbiadito dell'uomo moderno.

 

Stanchi e pensosi quei viaggi sul treno,

che trovano spazio in un finestrino,

da cui guardi il mondo mentre vivi nel tuo.

 

Stringo una rosa

 

E stringo tra le mani una rosa,

ne stringo più forte le spine.

Le ferite del tempo e quelle del cuore

hanno qualcosa in comune tra loro:

la sanabilità.

E ciò che rimane è una cicatrice bianca,

che risplende nel buio dei pensieri più caldi.

 

 

 

Vuoto a vivere

 

Bianche onde di cotone

Sorreggono la barca

Del mio corpo vuoto.

 

Grazie

 

L'albero è cresciuto:

tra le sue fronde

un raggio di sole.

 

 

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Rosaria di Donato, "Scrigno"

2 Settembre 2025 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Rosaria Di Donato

Scrigno

Self Publishing, 2025

 

Scrigno di Rosaria Di Donato (Self-Publishing, 2025 pp. 117) contiene tutta la preziosa e sicura protezione degli affetti più cari, racchiude come un forziere prestigioso la ricchezza dei ricordi e custodisce una liturgia sentimentale per la destinazione delle difese familiari, in nome di un antica e suggestiva eredità emotiva. La poesia di Rosaria Di Donato sorveglia il dono dell'ispirazione attraverso una riflessione intima e privata sulle immagini, i sogni e i pensieri del passato, salvaguarda l'evocazione naturale di un patrimonio in cui la gioia la nostalgia e la commozione intrecciano il significato indissolubile del tempo, difende la testimonianza sensibile di un vissuto illuminato dall'autentica sensazione dell'identità poetica. Rosaria Di Donato preserva la memoria delle proprie esperienze dal territorio della dimenticanza, accorda il profumo e le sfumature dei paesaggi espressivi della natura con le intonazioni eloquenti e incisive dell'anima, conserva la corrispondenza simbolica del proprio universo interiore nelle intuizioni delle visioni, rincorrendo ogni insegnamento del cuore, la devozione sacra dell'infanzia, l'incanto secolare della speranza. Recupera la polvere del tempo, inabissata nella penombra di una solitudine sfuggente e imperscrutabile, traduce il mistero e la forza delle impressioni ai confini di un'entità in bilico tra consolazione e dolore, mescola frazioni di reminiscenze imbevuti di struggente malinconia, concentra la benedizione tangibile delle parole per mitigare la soglia della desolazione, per configurare sapientemente l'orizzonte delle promesse e delle attese fiduciose, per inseguire i segni e le tracce di una magia segreta nella previsione di un itinerario interpretativo delle rivelazioni umane. Scrigno include il cammino originario della poesia intorno alla premurosa e gentile affermazione alla condivisione, come fedeltà alla conoscenza e ai richiami del mondo, svela la commemorativa presenza della radice letteraria nella natura comunicativa di ogni riuscita integrazione linguistica nella scrittura che ritrae e disegna la vita, dall'affascinante immediatezza degli haiku all'efficacia ammaliante dei testi in spagnolo e in dialetto romanesco. Rosaria Di Donato insegue con risoluta resistenza l'urgenza della trasmissione empatica, destinando alla poesia il compito di rendersi portavoce di un congiungimento tra la pace e la bellezza oltre la dissolvenza, recapita all'indirizzo del limpido lirismo dei versi, in uno stile originale ed esegetico, la collezione privata delle fotografie corredate a cornice amorevole del libro, consegna la tenera e passionale qualità di rintracciare l'appuntamento con se stessa, con la romantica ricerca delle proprie radici. Risolleva la saggezza delle stagioni della vita con il sostegno comprensivo e il conforto incondizionato dei propri avi, guida l'attenzione impegnativa di una poesia che si fa anche stimolo di azione civile per una consapevolezza sociale ed etica. Sprigiona l'intensa e costante dolcezza nei versi, recuperando, nell'armonia di una risonanza confidenziale e nell'uso di un linguaggio lineare e spontaneo, il contenuto di una sperimentazione introspettiva, dove l'inquietudine e la meraviglia sono lo specchio della stessa esistenza, vista con gli occhi di chi sa oltrepassare il confine degli itinerari spirituali. La delizia essenziale dell'atmosfera familiare porta con sé la riconoscenza della serenità, retaggio culturale e morale inestimabile, da custodire come una scrigno.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

lascito

 

il quartiere

misurato

con il tuo passo

padre

ora mi è più caro

ogni angolo vivo

nel suono – profumo

di gemme in boccio

 

il tempo intriso

d'attese lo sguardo

che dai muri sorride

nuovo stupore

nei giorni infonde

rinnovata primavera.

 

autoritratto

 

sono nata in un angolo di cielo

dove il vento rincorre nuvole

e spazza via la tristezza

 

come rondini

 

come rondini tornare

in un paese noto

librarsi in volo su campagne

la distesa del mare

 

sfida per gli occhi

il confine vicino

un cornicione

 

 

la rotta

 

chiedere al vento

dov'è la soglia

che conduce altrove

e disegnare

con lo sguardo al cielo

la rotta per i sogni

irrealizzati

 

 

scrivere

 

scrivo perché non respiro

perché non trovo spazio

intorno a me

per i miei sogni

invece nella pagina

si aprono visioni

e la mia anima

vive

 

 

scrigno

 

le notti insonni

uno scrigno dischiudo

di lucciole e parole

 

sembrano piccole stelle

e suoni comparsi

all'improvviso dal buio

 

volano ballano

s'attorcigliano

 

come a voler comporre

una canzone in libertà

 

è la poesia

che uscita dallo scrigno

s'innamora dei sogni

 

culla le anime inquiete

 

 

 

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Gabriele Giuliani, "Quartine"

9 Maggio 2025 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

“L'Uno diventa Due, /i Due diventano Tre, /e per mezzo del Terzo/il Quarto compie l'Unità” (Maria Profetissa) Questa intestazione appartiene a Quartine di Gabriele Giuliani (RPLibri, 2024 pp. 160 € 16.00) ed esprime nel contenuto il pensiero alchemico che contraddistingue l'intero orientamento del libro. La poesia di Gabriele Giuliani scompone l'interpretazione esoterica e simbolica dei segreti dell'esistenza umana. La seducente intonazione dei versi insegue il desiderio del poeta di abitare i sentimenti e di trasformare la percezione compiuta dello spirito, collega l'ascendente enigmatico delle parole all'antica sapienza di esaminare il significato filosofico del numero, inteso come principio di tutte le cose, di identificare ogni entità del reale in una relazione riconducibile alla natura del numero e alla sua stessa sostanza. Gabriele Giuliani analizza la propria visione del mondo attraverso l'iniziatica descrizione di ogni impressione vitale, il vincolo ancestrale e perfido tra anima e corpo, illustra il requisito della conoscenza come strumento speculativo di ricerca interiore, contempla il mutamento occulto delle emozioni, sperimenta l'oscillazione contrastante dell'equilibrio e l'inquietudine incalzante nella psiche umana, elabora l'identificazione del caos, dirige l'armonia cosmica, riconoscendo la purificazione dello spirito nel divenire, disgiunge l'essenza primordiale in un paradigma riflessivo di comunicazione e di comprensione con l'universo. Quartine suggerisce la suggestione del numero quattro, ricco di affascinanti definizioni nel mondo della numerologia per la sua consistenza perfetta, l'elemento rappresentativo, punto di riferimento determinante. Gabriele Giuliani circonda di un'aura impalpabile e ipnotica il rinnovamento della consapevolezza, addensando di luci e di ombre il proprio cammino di estensione emotiva, emana le introspettive tematiche della sua opera poetica con l'espediente complesso e intellettuale delle metafore, il carattere geometrico della decifrazione, le proprietà ascetiche e misteriose dei rimandi letterari, la radice impenetrabile e indecifrabile dell'indagine poetica, il sostegno attendibile della ciclicità del tempo, svelato all'incarnazione catartica degli avvenimenti. Il libro concede al lettore una lettura analitica stimolante, foriera di autentiche esortazioni per sostenere la superficie fertile della vita, accompagnare le inclinazioni dell'inconscio, gli interrogativi esistenziali, l'insinuazione istintiva e la certezza razionale, la spontaneità della bellezza. La scrittura di Gabriele Giuliani rivela il disorientamento fatale del destino, impresso nella necessità inalterabile di ogni legge di natura, traduce l'efficacia esclusiva della coscienza, l'indicazione prospettica dell'universo e della materia. Attribuisce all'esperienza del sentire la prima, persuasiva indicazione assimilabile all'evocazione animista, illumina le intuizioni dell'anima, segue l'incantesimo del poeta che percorre un prodigioso cammino elegiaco, offre fascinose e visionarie corrispondenze nel mezzo espressivo, nel criterio esplicativo, piegato alle esigenze del trascendentale, parafrasando i passaggi cognitivi come l'ispirazione, lo stupore, il presagio e la sensibilità. Gabriele Giuliani dona l'accordo ai suoi versi con la saggia versione dell'archè, componente originaria della realtà, infiamma la dicotomia tra essere e apparenza, oltre la sensazione della decadenza, nella vocazione linguistica dell'origine artistica.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

Discorso estivo

 

Evapora il vecchio apparecchio,

si lasciano andare le parole disidratate

e nel mondo senza senso:

la rubiconda tipografia d'un discorso alla carne.

 

 

Pioggia

 

Come le ali d'una tortora

lo scricchiolio del tetto

racconta la prima goccia

che ha disegnato la linea dei monti.

 

 

Stelle nel vigneto

 

Le nuvole affamate

divorano ottantotto grappoli di cielo

e sulla gelida terra

s'accende un firmamento

 

 

D'estate non si muore

 

Le notti spiaggiate, madide di stelle, svelano il senso.

Con le nuvole che costruiscono castelli di sale

e la schiuma-fiore-di-mirto che rinasce col sole

una voce canta l'inizio che discende dall'acqua.

 

 

Il consiglio di Antonia Pozzi

 

Socchiudi l'arco delle palpebre,

lascia andare lo sguardo verso

bianche sponde, la luce d'un mare mosso

in un verde ipnotico di fronde.

 

 

Refrain

 

Comunione e condivisione:

rapsodica visione ombra d'illusione,

sogno d'espressione d'una vita

assimilare alla sillabazione.

 

 

Ombre teatrali

 

Assetate dalla luce d'una nuova scena

non sanno mai

che lo spettacolo allestito

è finito con l'arrivo del sipario.

 

Doplero

 

Nel buio della stanza accendo una sigaretta

per vedere fiocamente

per giocare con la mente

e capire se ricordo tutte le tue linee.

 

 

Raccoglitore

 

No, non sono fogli. Sono giorni e giorni.

Giorni che fanno anni e anni.

Anni che fanno una vita.

Vita vissuta dentro e fuori, sui fogli.

 

 

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Gianni Marcantoni, "Sedime"

4 Aprile 2025 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Sedime di Gianni Marcantoni (Fara Editore, 2024 pp. 104 € 12.00) occupa la superficie dell'espressione emotiva su cui posa la fondazione poetica. L'autore deposita la traiettoria del tempo lungo i richiami della memoria, proietta le pieghe del sentire, impasta l'esistenza intorno all'archetipo dell'esperienza umana, affidata sul fondo della sospesa e irrequieta sensibilità. Lascia sedimentare, attraverso l'ineluttabile resilienza dei versi, l'elaborazione esistenziale, decanta lo scampolo delle occasioni, osserva la custodia delle esitazioni e delle incertezze, trattiene la consapevolezza di tutto ciò che non è afferrabile e accessibile lasciando registrare la profondità della trasformazione interiore nella direzione della conoscenza. La poesia di Gianni Marcantoni abbraccia l'autenticità della relazione con il mondo, rivela la percezione soggettiva e ne diffonde l'essenza universale, sperimenta i cambiamenti e le dinamiche di responsabilità morale, interagisce con la complessa corrispondenza dei sentimenti, spiega l'approccio lucido e realista verso l'atteggiamento sfuggente ed effimero, inclinato nell'obliqua interpretazione di ogni approssimazione della coscienza. Sprigiona il cammino evolutivo verso la difesa introspettiva dell'inconscio, esplora il vissuto e l'aspetto analitico del sé attraverso le sfide del quotidiano, la natura degli eventi, sottolineando l'unicità della forza trainante delle parole, utilizzate per derivare l'influenza dei ricordi e della struggente familiarità. Gianni Marcantoni affonda le proprie radici elegiache nella nobile capacità di far convivere la poesia con il profilo delle proprie vicissitudini, dipinge il ritratto delle assenze donando l'intensità descrittiva e interpretativa alle immagini evocative, attraversa l'inquietudine e gli interrogativi della disperazione modulando l'ampio respiro di un'anima in conflitto con l'inconsistenza e la vacuità e in affinità con la spontanea validità dei pensieri e della trasmissione di un messaggio eloquente e dialogante con l'altro. Sedime condensa l'impronta della fatalità del destino, consuma l'ispirazione del desiderio vago e inespresso, addensa il grumo del vertiginoso vincolo dell'imprevisto alla necessità di oltrepassare la paura e lo sconforto, assicurare la volontà di indagare l'imponderabile, intrecciare il nostro destino al modo di percepire l'intuizione delle possibilità. Il libro arricchisce il significato sincero e incisivo delle metafore che percorrono la simbologia intensa e incontaminata dell'incontro spirituale con la forza suggestiva della natura, con la celebrazione dei luoghi, con la lusinga malinconica del passato e la dura incognita del presente, coinvolge la sintonia delicata tra il poeta e il lettore, offre numerosi spunti di riflessione intorno alla commovente e preziosa ricerca di noi stessi, alla fragilità delle stagioni, all'accorata frammentazione del silenzio, all'imperturbabile condanna della mancanza. Gianni Marcantoni riesce a comunicare la compassione e l'ostilità del divenire, aggiunge alla cognizione della propria identità la sensazione di una prospettiva infranta tra l'accettazione della perdizione e della salvezza, in cui le illusioni scardinano l'equilibrio, attirano l'estraneità, rivelano le incrinature e le ferite, deformando l'inevitabilità del dolore, alterando la provvisorietà. Accetta il cambiamento con la maturità coraggiosa della scrittura e della sua confessione.

 

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PONTEGGI

 

All'ultimo tanta amarezza rimane,

disillusione per cui tutto

sembra disgregarsi fra le numerose

evocazioni del passato,

sempre più vivide e pesanti.

Nello scolare del tempo

ognuno diventa residuo di sé stesso

sopra uno strato prosciugato.

 

Mi mancate, avrei dovuto

fare molto di più per voi,

ho provato con tutto me stesso,

ma crescono i tagli:

sono terreni acidi e lapidi,

sempre più fraterni ponteggi.

 

 

MATTINO

 

C'era il mattino chiaro,

il mattino in noi,

 

simile a una lama rinforzata

legata a uno straccio

fluiva scombinato un sudore dai fianchi.

 

Animata è la goccia

e libero il tuo braccio, il campo-contatto

che infrangi

 

tu subito sommergi.

 

 

SEI

 

Nel sesto cuore,

della sesta grinza,

sei note sono state trovate,

 

affinché in un'altra soglia,

e per noi,

rilucesse

l'altrui corpo.

 

 

 

SOSTA

 

Dunque avresti trovato un'altra vita,

la possibilità ulteriore che non ho avuto io.

L'uomo viene sempre trascinato

fin dove dovrà sostare – in definitiva.

 

Le sabbie e le acque sono mutate in oro

custodito in una teca;

ultimo lascito di saliva,

ultima conformazione sancita.

 

Sei solo un cuore di vaga interezza

che si

fa strada e ronza

paziente, sottacendo la pozza,

nell'insistente afrore.

 

 

INTERVENTO

 

Da un intervento

a mani e bocca

partirono

due occhiate di rossore

in un pacato mese luminoso

senza fioriere.

 

In avviata successione

di saluti

cominciammo l'incisione

da quel

che ogni cosa riduce,

un tacere, uno

spartire in dispersione.

 

 

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Lorena Quarta, "La simmetria dell'orchidea"

4 Marzo 2025 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

La simmetria dell'orchidea di Lorena Quarta (Eretica Edizioni, 2024 pp. 146 € 15.00) custodisce, nella rispondenza e nell'equilibrio interiore, l'osservazione di un pensiero poetico che ha, nella distribuzione capillare della sua suggestiva ispirazione, la proporzione autentica e intensa delle parole. Lorena Quarta adotta la particolare similitudine della simmetria per rivestire i suoi versi di un equilibrio armonico, uniforme, dettato dal contesto emotivo, nei contenuti ricchi di significati e simbolismi indistinti, misura lo stupore nello scenario di una forza ordinatrice, sullo sfondo di un'altra efficace coniugazione dell'anima, in analogia con il dispiegamento intenso e commosso di un linguaggio elegiaco, condensa, nelle affermazioni cadenzate dell'esistenza, la circolarità di un itinerario ermeneutico. La simmetria dell'orchidea include le dimensioni vitali dell'uomo, il riscontro dei suoi stati d'animo, l'analisi di una disposizione d'identità, nello sguardo consapevole e inesorabile di un'umanità turbata e timorosa, tratteggia la linea inarrestabile del tempo come rappresentazione dell'orientamento introspettivo, coglie la soglia dell'esitazione nelle incertezze quotidiane, donando al lettore sensazioni di suadente coinvolgimento, in analogia con la percezione diretta e spontanea dell'incompiutezza e della caducità della sorte. Lorena Quarta sorveglia il chiaroscuro dei suoi contenuti, intreccia il dettaglio di ogni riflesso del senso intuitivo e riflessivo dei personali presentimenti, comunica, con l'efficacia alchemica di uno stile incarnato nella propria efficacia esplicativa, il tracciato di ogni percorso sensibile, indica i luoghi accessibili della memoria come dimore metaforiche delle proprie rimozioni, accoglie la natura come la manifestazione di luce e ombra, il passaggio di illuminazione, l'indirizzo di un impulso fragile e forte al tempo stesso, nella costante grazia dell'io poetico e del lirismo epigrammatico. L'inevitabile confessione della vulnerabile condizione umana, svela l'attenzione intimista alla precisa cognizione dell'inquietudine, l'imperfetta e indecifrabile conseguenza di ogni interrogativo inconscio assorbe i testi poetici e fa da sfondo all'avvertimento del caos, al recupero dei ricordi lungo l'invisibile asse della partecipazione affettiva. La poesia di Lorena Quarta evidenzia la presenza  incisiva delle conferme coraggiose della volontà, rinnova le spiegazioni dei comportamenti in relazione con l'irrequietezza delle situazioni, richiama e conserva il valore fermo dell'esperienza, segue l'ascolto della natura e delle sue trasformazioni, mantiene incontaminata la resistenza dello stare al mondo, in un intonato parallelismo tra desideri e illusioni, tra certezze e perplessità, dove la comprensione dell'arrendevolezza è il segno realistico della provvisorietà. Il libro è anche un devoto omaggio alla lingua italiana, alla sua tradizione latina, alle componenti eloquenti e interpretative della linguistica, ricca di allegorie, arguzie stilistiche, decifra la compostezza dei componimenti con il compimento dell'ars oratoria. La scrittura di Lorena Quarta contempla l'accordo dei segmenti affascinanti del talento nella maturità di esprimersi, affida l'esercizio del discorso al rigoroso dilemma tra ragione  e sentimento, l'interferenza della realtà e il conflitto dell'immaginazione, riscopre il tributo nella preghiera laica dedicata all'irresolutezza del buio, nell'intesa di un'esigenza, solenne e profetica, di condividere la luce delle storie.

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

SCRUPOLI

 

Venti di coscienza

che spirano sempre

in direzione contraria

ai tuoi desideri.

 

SOGNI

 

Fintanto

che i castelli

sono in aria

nessuno

può udire

il loro crollo.

 

SUPER PARTES

 

Siamo bravi

a sputare sentenze,

meno bravi

a digerire giudizi.

 

TEMPUS FUGIT

 

Tempo tiranno, tempo al tempo,

e intanto i momenti si sprecano,

messi uno accanto all'altro,

pile di istanti e di rimpianti,

uccisi da errori di percorso

senza possibilità di correzione.

Fugge il tempo ma lo rincorro,

un ultimo attimo da assaporare,

gioco con l'orologio una guerra

impari con la speranza che il mio

treno non sia ancora partito.

 

IMPRIMATUR

 

Impresso a fuoco nella

materna memoria tutto

prende la forma di

roccia sedimentaria

immanente e imponente,

massi accumulati

a strati nel tempo che

tenaci resistono all'

usura di un'intenzionale e

ragionata rimozione.

 

NOIA

 

Non si contano ormai più le

ore sempre uguali a se stesse e l'

inerzia nel non cambiare le cose

aleggia come un fortunoso alibi.

 

 

DESTINO

 

Domandami del futuro

e aspetta la mia risposta,

scoprirai che non sono io a

tenere le fila dell'esistenza.

Il mondo è governato dal caso ma

nel caos di mille avvenimenti

ogni coincidenza la chiami destino.

 

 

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Luca Andrea Marino, "Ferite emozionali"

4 Febbraio 2025 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Ferite emozionali

Luca Andrea Marino

Eretica Edizioni, 2024 

 

Ferite emozionali di Luca Andrea Marino (Eretica Edizioni, 2024 pp. 60 € 15.00) è un libro intensamente dominato da sensazioni e percezioni, promuove e sostiene la personale e accogliente corrispondenza con il mondo, l'attraente e appassionante conoscenza degli altri, lungo il cammino labirintico e disincantato della vita, nello spontaneo e persistente percorso di ogni inaspettato incantesimo nelle relazioni affettive. Luca Andrea Marino assegna al suo sentimento l'incisione inesorabile, applica la condanna del cuore nell'inevitabile dileguamento romantico, affronta le dolorose conseguenze dovute all'annientamento della mancanza d'affetto, gestisce le dinamiche psicologiche nell'esperimento sensitivo dell'esperienza e della direzione delle comprensioni, indica una linea di pensiero poetico, accosta lo sconcerto del vuoto esistenziale alla dispersione dell'impulso sensibile, tra commozione e distacco. I testi di Luca Andrea Marino si scontrano con la consapevolezza amara e toccante della realtà quotidiana, nelle occasioni di crescita interiore, nella rivelazione evocativa dei rimpianti, nella qualità disarmante e inafferrabile dei desideri, nella costante e risoluta necessità di colmare l'inconsistenza. Urtano nell'attrito delle tensioni affettive e nei contraccolpi del destino, ricadono sotto la risonanza della dimenticanza e dell'indifferenza emotiva, richiamano la memoria invisibile del dolore, diffondono l'eco profonda e significativa delle difficoltà, ricordano l'intensità della sofferenza, l'oscura complessità di accerchiare la fine di un legame e di inabissare l'impalpabile epilogo come un naufrago in cerca di salvataggio, nella sconfinata conquista della salvezza e dell'adesione alla vita. Le ferite emozionali che lacerano il vissuto di Luca Andrea Marino attraversano il luogo dell'anima, condensano l'urgenza di superare l'estraneità delle assenze, provocano l'esigenza di manifestare l'acuto presagio in intuizione sensoriale in cui l'osservazione di alcuni segni premonitori rivela profeticamente l'interruzione della coscienza, toccano l'incrostatura delle offese, stuzzicano i contrasti dello spirito indurito, rimarginano, nel coagulo, il tragitto di rinascita e di evoluzione. Il graffio del trauma (e non a caso nel termine greco la parola trauma coincide con ferita) irrompe l'immediatezza dell'impatto sconvolgente, segna l'isolamento spirituale dell'uomo, consente di recuperare la guarigione attraverso il superamento degli abbandoni e dei tradimenti, distinguere la vertigine della solitudine e affrontare l'avvolgimento delle illusioni, accostando l'ascolto con se stessi e con la propria resilienza, fortificando la fiducia e l'autostima, confrontando il coraggio contro le ostilità. La poesia di Luca Andrea Marino cristallizza l'essenza temporale dell'ispirazione soggettiva, scioglie e plasma il flusso di un'espressione universale, modella la reazione cicatrizzante dei ricordi. Luca Andrea Marino fa suo il compito nobile della poesia, di indagare le proprie inquietudini e accogliere la possibilità di nutrire la propria risorsa incisiva nella redenzione delle parole, nella forza di ridurre la sospensione di ogni pagina e lenire la superficie della saggezza, nell'inseguire l'impronta intima della corrispondenza per mezzo degli strumenti celebrativi degli scenari, dei suoni e dei colori che animano il suggestivo carattere dell'umanità.

 

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Dove ti porterai oggi

con le tue scarpe nuove

che fanno male alla strada

quando intralcia gli sguardi altrui?

 

E le tue timide mani

di cui ti affanni di dimenticarti

che splendono dentro,

lasciano cadere un fragile sorriso.

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Bisognoso di una febbre

che mi avvinghi a sé

e solleticandomi con dolore

vigili sul tepore della domenica

stridendo la sofferenza.

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Il paese non è qui

ma una tua civiltà

si è fatta strada senza scuse.

 

Ore come queste mi acclamano

ma senza fidarmi mostro il sospetto

per quello che è già trascorso.

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Non è oblio

se non si sa distinguerlo mentre osservo

il fondo del bicchiere

in cerca di una calma versata

che mi ristori

dalla voglia di punirmi.

 

Dalla tua piovono risate

a vanificare il tentativo

di crescere e maturare nella ragione

trasfigurandoti nell'offesa

con abile puntualità.

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Alla tua pace

invochi con libero scambio

la propria cura con la sorte.

 

Che lo sforzo non ti mortifichi

senza renderti sobria

dei tuoi anni.

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Con una guerra

si snodano queste note

tenute dal filo spinato

e che vibrano senza fischiare

riverberi attorno al fuoco.

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Assaporo il tuo verso

mentre mi reclami,

volgendoti a ricordarmi

quanta audacia serve la sorte

per esprimersi nelle sue forme.

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Cerco la traduzione di chi

a mio parere,

possa svelarmi come vivere

prima ancora di sapere e di trascrivermi

lasciandomi scegliere il rimedio.

 

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