rita bompadre
Alfredo Alessio Conti, "Grammatica degenerativa in disconnessioni mentali"
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Grammatica degenerativa in disconnessioni mentali di Alfredo Alessio Conti (Independently published, 2025 pp.66 € 8.50) espone le convenzioni espressive dell'attualità, analizza lo studio consapevole delle parole e della loro influenza, illustra l'informazione cognitiva di un modo di scrivere, ancorato ai dettami della contemporaneità. Alfredo Alessio Conti trasmette al lettore una disorientante e significativa alienazione digitale, alimenta un'alterazione delle percezioni che, nei testi, traduce il modello deformante della realtà e delle emozioni, compone un potente stravolgimento della poesia dell'aspetto esistenziale in cui verità e inganno si confondono e intensificano le previsioni illusorie, nel contrasto interiore tra una pulsione sensibile e il suo disadattamento. L'autore osserva il cambiamento inesorabile della personalità umana, condizionato dall'impiego irresistibile, ossessivo e maniacale delle connessioni digitali, descrive l'utilizzo eccessivo di un vocabolario affrancato alle regole di una evoluzione linguistica alla deriva, spiega l'esperienza immersiva di un'interazione sociale nel rapido e frammentato contesto delle proprietà virtuali. Il libro mostra, anche visivamente, attraverso l'uso del carattere maiuscolo in alcuni versi, la sperimentazione artistica di ogni parola, collegata a un'estetica interpretativa dal forte impatto psicologico e analitico. Raccoglie il contenuto magnetico e iperbolico delle sensazioni artificiali, la scissione della coscienza, la dispersione dell'identità, laddove la mente e i pensieri sono sopraffatti da una dipendenza destabilizzante, i comportamenti umani elaborano una persistente contraddizione interferendo con le relazioni e la vita quotidiana. Alfredo Alessio Conti accoglie la sua poesia come la corrispondenza di un'indagine introspettiva alimentata dallo sbilanciamento affettivo e dalla sovraesposizione mediatica, la cronaca lucida e spietata di una riduzione comunicativa, di una sorveglianza di incomunicabilità e di superficialità che nutre il vuoto tra l'invadenza preoccupante e disarmante degli effimeri rapporti interpersonali e la simulazione del sentire. Consuma la destrezza sapiente dei versi per circoscrivere il disegno costrittivo dell'uomo, nella morsa che attanaglia le sue esitazioni, nella condizione di estraneità e di distacco da una frattura empatica tra ciò che si è e ciò che si vive senza la sensazione di una tangibile partecipazione al circuito del cuore. La poesia di Alfredo Alessio Conti rivela la vulnerabilità dell'uomo, spettatore di se stesso nel suggestivo palcoscenico della vita, vincolato nelle trame di un processo degenerativo, inadeguato alle deterioranti contrazioni di una lingua che trattiene la sua decadenza nel codice incisivo di una struttura disumanizzante, imposta da una sintassi opprimente e spersonalizzante. La costruzione poetica dell'autore si fa integrazione di un discorso che fortifica la densità eloquente dei segni e dei simboli, compone un valore terapeutico dinamico di comprensione, riconosce le interazioni disturbanti e minacciose tra individuo e società, l'assenza perturbante della congiunzione dialettica in un dialogo artificiale, la dimensione patologica del dire, la maglia intricata dei confronti in un sistema senza stabilità. Il libro rappresenta il groviglio enigmatico degli agguati mentali, una risposta esplicita alla crisi esistenziale, il disorientamento e lo smarrimento della solitudine, la vertigine dell'isolamento, nel passaggio destrutturato dove la capacità di perdersi diventa indispensabile per ritrovare se stessi e la propria valenza trasformativa.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
UN NULLA
Ho scritto centinaia
di PAROLE
in Internet.
Ho ricevuto migliaia di
MI PIACE
sulle mie pagine.
Di tutto questo
UN NULLA
mi è rimasto.
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IPHONE
Scorro con le dita
sul mio
IPHONE
alla ricerca
del mio
PASSATO.
Non trovo NULLA
che mi
RICORDI veramente
CHI SONO.
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MAGAZZINO BYTE
Oggi sono
quel che non sono.
ATTACCATO
ad una FLEBO DI CAVI
connessi alla rete
IMMAGAZINO byte
per sopravvivere
alla mia INCOSCIENZA.
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SPAZIO CYBER
Nel cyberspazio
mi rappresento
con la mia identità digitale
nell'AVATERRA
annuncerò
la mia FINE CORSA.
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ORMAI PER DIRTI
Ormai per dirti ti amo
non mi resta che inviare
un messaggio whatsapp
una pagina Facebook
un video Tik Tok
un Twitt, un Instagram
non ho più parole
sulla bocca.
Antonello Di Grazia, "Declinazioni umane"
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Declinazioni umane di Antonello Di Grazia (Eretica Edizioni, 2025 pp. 80 € 15.00) insegna a prendersi cura del proprio mondo interiore, oltrepassando la cortina feroce e annichilente di un universo che ha, nello scenario spaventoso di una attualità irruente e aggressiva, il suo culmine di desolazione e di malvagità. L'autore esplora i caratteri psicologici incoerenti e tormentati dell'uomo, alla ricerca di un conforto sul quale annullare la propria solitudine e sorreggere la sconcertante distruzione della realtà. Le tre sezioni del libro interpretano il senso dell'avversione e del disprezzo, la sensazione del sentimento drammatico, occupano lo spazio disincantato del dolore, accendono l'attenzione sulla rovina ardente delle guerre quotidiane ammesse all'oscura e alienante disumanizzazione. Antonello Di Grazia dichiara il declino della società attraverso la privazione silenziosa e sospettosa del pensiero, rivela l'abisso imperturbabile della paura, in bilico sull'orlo di un precipizio che assorbe il distacco istintivo dalla vita, analizza, nella voragine tragica, la fenditura negativa, creata da sentimenti irrazionali, ai margini del territorio vulnerabile e friabile dei comportamenti umani. Declinazioni umane registra un catalogo privato del deterioramento sensibile in cui lo sviluppo cognitivo dell'anima è deformato dalla crisi della comunicazione, raccoglie lo studio analitico sulla natura umana e la sua inesorabile ricerca dei significati, esplora il rapporto dell'individuo con le prospettive impietose e dure delle interazioni sociali. Decifra l'esperienza esistenziale della sofferenza, l'impazienza autolesionista, la percezione della lucidità introspettiva, influenzata dal giudizio della malinconia, dall'estinzione dell'umanità nella sua rispettabilità e onestà morale. Antonello Di Grazia sostiene il processo evolutivo dell'identificazione empatica, personale e soggettiva, tra la primitiva vocazione dei fattori innati nel comportamento umano e le condizioni degradate della società, indica la trasformazione fatale legata al contesto antropico dell'appartenenza, misura le dimensioni mentali del tempo e delle attese. Comprende la debolezza nella sua sensazione di dipendenza, come fattore di perturbazione, conosce il potenziale razionale e passionale delle intelligenze emotive, la motivazione delle corrispondenze, orientate nel presentimento di una condivisione in sintonia con le epifanie del cuore. Descrive, in un'atmosfera cupa e annientante, la visione complessa e soffocante della miseria, l'opprimente impressione di una strana alchimia etica in cui l'attrazione e la repulsione si fondono in un oracolo perverso di perdizione, distruzione e sconfitta. La poesia di Antonello Di Grazia mette in evidenza i contrasti terreni nel crepuscolo delle tensioni irrequiete, invoca, nell'incertezza e nel disorientamento, il ricorso al divino. Nello scenario devastante e lacerante di un itinerario oscuro e disperato emerge l'orizzonte di un cammino intimo, sereno e benefico, un osservatorio d'amore, un passaggio simbolico e sicuro dove trovare l'accoglienza, la protezione e l'incoraggiamento ad assistere la cura degli affetti, indirizzare l'identità personale nella rielaborazione dei ricordi e della loro continuità confortante. Antonello Di Grazia sorveglia la provvisorietà della gratitudine, difendendo il devoto e inattaccabile sollievo della poesia, sconfina l'indistinta e magistrale capacità di afferrare la transitorietà e vivere il presente.
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DOPO CENA
Devastanti bufere al tramonto
pieno inverno
macerie di morti
in un fioco lume, indistinto.
Cerco negli abissi profondi
mari languidi
il tuo riso diverso.
Inesausto silenzio,
greve discesa,
buia Siberia.
CAPODANNO
Nel giro silenzioso
d'uno sgomento di festa
nostalgia dei tuoi occhi
fugaci, intesa d'un meriggio
lontano.
E lieve si presenta
il sentiero percorso
e gravida l'insipienza
di questa certa abitudine
di urla dimenticanze giorni sottili
inverni
che non sfioravano la schiena.
SENZA SOFFI DI VENTO
Senza soffi di vento
l'emiciclo di stelle inestese
nello spazio nel tempo
smemora.
E resto a contemplare
la distesa operosa
di un mare che soffoca
le grida
di assordanti cicale.
Questa notte non ha
un prima né conduce
a domani: vaghiamo
svuotati e felici.
A MEZZOGIORNO
Gli anni avviluppati
in una scorza faticosa battono
ad ore inconsuete
chiedendo il conto.
Ma resta soltanto il tornare
lieve
dal mare al tramonto,
e svanire,
abisso di fuga
e celato candore,
in sghembi sentieri e vicoli ciechi.
MOTO DI ROTAZIONE
Nei giorni sparsi di brina
ancorati a doveri inesausti
di un'umanità tumultuosa
sembrava la terra girare
in spente chiose.
Non più sogni,
separazione di anima
e corpo, destavano
viali di stelle avvenire:
il tempo gravitava intorno
a giudizi poco globali.
Leonardo Manetti, "Le ore eterne dell'Attesa"
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Le ore eterne dell’Attesa di Leonardo Manetti (Edizioni WE - Italia, 2025 pp. €114 15.00), scandiscono il tempo delle aspettative, occupano un luogo privilegiato dove scoprire l'amore e accogliere la solitudine della sospensione, interpretano il cammino introspettivo e la percezione di una struggente speranza per ascoltare e ricongiungere il ritorno degli affetti più cari. Leonardo Manetti, omaggia, con la sua opera, la dedizione dell'aspettare, la persuasione di rivelare, attraverso la spontaneità dei sentimenti, la tensione romantica di ogni mancanza, il desiderio sincero di trasformare il destino e il senso della vita nel sogno d'amore. Nutre le stagioni delle emozioni, indica la previsione di un percorso interiore in cui si custodisce un legame e si sceglie, nell'evoluzione amorosa, la profondità identitaria del cuore, definisce l'elaborazione di un impegno che gratifica il vincolo affettivo, affranca le tormentate contraddizioni dell'essere, rinnova l'eternità della presenza e l'empatia dell'anima. La poesia di Leonardo Manetti decanta una ricerca lenta e ispirata attraverso l'uso sapiente e pastoso delle parole, rafforza la connessione vellutata delle sensazioni, accompagna la delicatezza dei versi per poi rivelarne il suo significato più suadente e intimo. Il libro esamina l'esperienza coinvolgente della crescita e della maturità artistica e personale dell'autore, analizza la convincente e commovente riflessione sull'inafferrabilità della vita, riempie la distanza e il vuoto delle assenze con la qualità contemplativa del silenzio e della fedeltà. Leonardo Manetti fa sua la cadenza spirituale e carnale, invocando l'intenzione nobilitata in cui la passione e l'innamoramento rispecchiano l'espansione di una intrigante continuità, l'attrazione sfuggente per i ricordi e per ogni profetica restituzione della nostalgia. Comprende l'evocativa capacità di riconoscere, nell'esistenza umana, il tortuoso intreccio di luci e ombre, di debolezza e di forza, di fragilità e di resistenza nell'affrontare il dolore e viverne la sua fugacità. Consegna la testimonianza di una finalità privata intorno alla possibilità di ricomporre uno spirito frantumato e disgregato dalla paura e dalle esitazioni. Le ore eterne dell'Attesa concentra il peso e l'abisso delle occasioni scomponendo gli intervalli temporali tra la confidenza malinconica del passato, l'instabilità inquieta del presente e l'apertura fiduciosa del futuro. Consuma l'orizzonte di una realtà che misura la dimensione ideale e proiettiva dell'amore, la lucidità del vissuto, lo stato intuitivo di coscienza e l'oscillazione illuminante dell'immaginario. Leonardo Manetti sa indugiare sulla provvisorietà del quotidiano, guardare e considerare le vibrazioni dei pensieri che riprendono la forma accesa e viva della dedizione esclusiva, ascoltare l'impulso della perseveranza, come ricompensa alla felicità. Il libro ne è una conferma miracolosa su come la sorprendente meraviglia del sentire può migliorare la costanza e la cura del bene, le condizioni di affinamento e di conservazione esprimono la meticolosa e genuina pienezza relazionale. Leonardo Manetti osserva i cambiamenti umani, ammette il dubbio imperturbabile dell'indifferenza, si scontra con la condanna della mancanza, attende i giorni migliori. Risveglia il coraggio e l'energia nella rivelazione di una sensibilità che manifesta il riscatto, incendia e rinsalda l'essenza poetica, offre quiete alla solitudine, la forza redentiva e il fondamento della salvezza.
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BRUCIA
Cerco per casa qualcosa che ho perso,
o meglio, qualcosa di mai scovato.
Ribalto cassetti, svuoto gli armadi.
Dove si sarà cacciato?
Lo sento, nel petto così ardentemente.
Non ho più dubbi, esiste ed è vivo,
brucia l'amore, ma di fiamma sbagliata;
Non di passione, solo di ira.
SGUARDI LONTANI
Teneri occhi che mi osservano,
dolce è lo sguardo incrociato,
parole senza suono
ci uniscono all'ascolto.
Un attimo di fiaba
e poi subito il reale,
poche semplici note
di una scala senza chiave.
IL GIOCO DELL'OCA
Prima uno, poi due.
Domani sono le dita
i dadi di chi rimane.
Pensavi al giallo,
invece è rosso
e ottieni un nero.
Numeri impazziti
si rincorrono sulla linea
e cambiano colore.
Tre è divertimento,
cinque era riflessione
sette sarà amore.
Si parte dal via,
ci si perde tra le caselle,
arriviamo insieme.
CONFUSIONE
Fuori c'è il ghiaccio
delle nostre vite,
noi siamo in una bolla
di acqua calda.
Torna presto primavera,
voglio vederti
di nuovo germogliare,
spegnendo l'illusione.
NELL'ARIA
Stringo forte
in un abbraccio
l'aria intorno a me,
e mi accorgo
che è materia viva.
Il suo viso è definito,
il suo corpo è familiare
il suo respiro è caldo
come l'amore
che nutro per lei.
IN QUESTA NOTTE
E ora che la notte è giunta,
cerco i tuoi occhi nelle stelle
mentre il dolore che sale
lungo le crepe della mia pelle
mi chiede di te.
Dicono che questi sono i momenti
in cui i poeti scrivono i versi più belli,
ma passo le notti con un foglio bianco
e il dolore accanto a me.
Davide Cava, "I colori del mio spettro"
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Il libro "I colori del mio spettro di Davide Cava (Controluna, 2025 pp.119 € 16.00) scompone la percezione sensibile dei versi attraverso una sequenza visibile dei sentimenti, indaga l'instabilità e l'imprevedibilità delle vicende umane, condensa il contenuto cromatico nella simbologia di cinque variazioni di colori, rosso carminio, nero avorio, mattone, turchese, bianco che indicano il carattere identificativo di ogni espressione esistenziale e la prospettiva di ogni riflesso emotivo. Il colore come metafora rappresentativa dell'anima dipinge la pagina di vibrazioni interiori e influenza l'essenza fisica e spirituale del linguaggio, ravvivando la destinazione poetica dell'uomo e l'efficacia complice della sua relazione con il mondo. Davide Cava insegue la volontà dei desideri, avvolgendo nel rosso carminio la componente passionale e vitale della vita, la tonalità seducente dell'arte di amare, descrive nella spinta impetuosa il temperamento comunicativo delle suggestioni romantiche, espone la sfumatura della sensualità e l'intensità degli incontri, la presenza vitale e profonda dell'anima, associata all'accesa e impulsiva frequenza interiore, al vincolo sensibile delle parole. Dipinge nel nero avorio l'ancestrale frattura esistenziale tra l'enigmatica solennità della luce e la misteriosa energia dell'ombra, suggerisce la complessità delle sensazioni, vissute attraverso il richiamo simbolico dell'oscurità e il saggio percorso della conoscenza, evoca, nella dimensione pulsante dei versi, la combinazione estetica ed etica della tenacia sentimentale, nella coesistenza creativa delle congiunture opposte tra resistenza e fugacità. La poesia di Davide Cava accoglie la stabilità e la richiesta di calore umano, nella nostalgia densa di un colore mattone che profuma d'autunno e di malinconia, ferma il pensiero nella contemplazione delle possibilità, nella caducità delle illusioni, nell'evoluzione del rimpianto, adattando il cambiamento in una prospettiva ispirata alla costruzione della consapevolezza e della protezione. Il poeta rafforza la visione con il mondo spirituale, materializzando nel color turchese il senso devoto della poesia, come amuleto sacro e terapeutico lungo il cammino introspettivo, trasmette il potere rigenerante della libertà, oltre la condanna della disperazione e la scontrosità delle relazioni, il distacco immaginifico della realtà. Concentra la sapiente capacità di guardare oltre, di intrecciare l'andamento elegiaco nella sottile e impercettibile scintilla dei versi, di animare la sorgente luminosa della poesia e di avvicinare il lettore, sotto la guida tutelare dell'entità artistica, all'iniziatico e magico percorso delle parole, nel loro incantesimo esoterico, nella qualità divina della meditazione. Davide Cava conclude la sua opera sigillando con il bianco l'espressione della rinascita, la cerimonia di un passaggio necessario in cui il corpo nuovo si veste di nuova empatia e di compassione, abbraccia la dimensione sovrumana, oltre il confine dell'esperienza e della condizione oggettiva, rinnova il significato simbolico del sublime fondamento poetico, archetipo di interpretazione e di integrazione con il mondo. Il libro I colori del mio spettro illustra la variazione confidenziale delle osservazioni terrene, nelle sfumature sarcastiche e beffarde degli inganni e dei sorrisi, accompagna il viaggio di un vissuto dichiarato tra suggestive testimonianze individuali e ragionamenti universali, affonda il coinvolgimento delle sensazioni nell'intuizione propizia ed efficace dell'autenticità lirica.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
In verità fu già dall'incontro
degli spazi vuoti tra le dita
ch'io entrai in te, e mai più,
in alcun altro modo
che contempli la carne;
fu piuttosto il giuoco
di due anime opache
che a vicenda soffiano
sull'altrui fuoco.
Edere che al precipizio
per un poco si fondono,
fondute di suoni,
sordomute mani
logorroiche a lor modo.
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Mi son trovato solo
tra gli olezzi di zolfo
e neppure un chicco
di rugiada m'è rimasto
tra palpebre e pupille.
Ora so
che alla fine dei respiri
non v'è nessun trofeo;
quanto banale, ritrito
e tragicomico sarebbe
se già la vita stessa
in qualche modo fosse il premio?
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“Com'è andata, alla fine?”
Alla fine è andata
abbastanza bene,
come ogni volta
che non muoio.
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Rassomigli innocente
a un demone del mio ieri.
Avrei voluto amarti
litri di lacrime fa.
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Il poeta manipola parole
che nessuno ha ancora udito
in quell'ordine preciso,
e che nessun si è reso conto
d'averne il gran bisogno.
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Meditazione
Sarebbe dolce morire
in questa trasparenza
con l'ego genuflesso
le mani vibranti
il diaframma aperto
senza punteggiatura
sarebbe dolce cadere
adesso
oppure ascendere
al prossimo oceano.
Valeria Girardi, "Ombre di carta"
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Ombre di carta di Valeria Girardi (Amazon KDP, 2023 pp. 98 € 10.40) omaggia il personale processo di crescita e maturità personale attraverso l'esplorazione della poesia, la consapevolezza di un itinerario meditativo che tocca i passaggi di una resilienza emotiva, confronta la relazione dei pensieri e delle emozioni con le esperienze della vita. La natura poetica di Valeria Girardi incrocia il percorso evolutivo dell'indagine sulla propria essenza, pone interrogativi e riconosce una vocazione intimista, una proiezione elegiaca dell'entità invisibile che governa i sentimenti, appaga la ricerca del significato e della prospettiva esistenziale nella necessità di restituire al lettore la propria autentica testimonianza. Valeria Girardi identifica la coscienza dei propri versi con il tessuto luminoso e oscuro dei sentimenti, sovrapponendo la superficie dei dettagli, le zone d'ombra e le estensioni della luce, ritagliando il margine dell'autobiografia in un profilo riflesso delle atmosfere perdutamente vissute. Ombre di carta avvolge, in uno stile espressivo riconoscibile e confidenziale, la pagina intrisa di suggestioni liriche, ripercorre il vincolo misterioso e seducente con l'altro, condensa la parabola emozionale in una selezione sensibile di incontri e di riflessioni dove il confronto con l'umanità rivela il proposito positivo di affrancare il guscio protettivo dell'anima e di estendere l'equilibrio delle sensazioni conquistando l'infinito del dire poetico. La scrittura di Valeria Girardi coglie i coinvolgimenti interiori, alterna gli ostacoli della sofferenza alla libertà della felicità, incide sulla carta la memoria viva delle attese e i solchi profondi delle assenze, lungo il rituale delle stagioni degli inganni e delle illusioni, contrasta gli argini di ogni eclissi sentimentale, dispersa in frammenti di inevitabile disincanto. Valeria Girardi esamina la frattura malinconica della depressione concentrando sul proprio incedere personale l'elaborazione del proprio mutamento psicologico, indagando la propria identità, analizzando le esitazioni e le incomprensioni che circondano il suo trovarsi nel mondo, indugiando nel modo di esistere in affinità con la cura dell'ascolto, la ricchezza dello spirito, la qualità incoraggiante della riconquista e della rinascita. La poesia di Valeria Girardi si fa mezzo rassicurante per manifestare apertamente il lascito distintivo e spiazzante del tormento, per ricongiungere le discordanti emozioni collegate al contesto umano, per scoprire uno spontaneo sentiero verso la guarigione e l'efficacia creativa. L'autrice impiega l'uso nobile della poesia per identificare il suo percorso e dare voce ai ricordi, per assimilare il disagio degli stati d'animo e individuare una corrispondenza del sentire tra un codice metaforico e simbolico e un linguaggio educativo sentimentale. Valeria Girardi plasma il caos interno, orienta le ispirazioni per motivare la responsabilità cognitiva degli impulsi, dà senso al dolore emotivo trasformandolo in un'attenzione tangibile e afferrabile a tutto ciò che accomuna la sensibilità all'introspezione. Attende la purificazione poetica come una rivelazione che permette di inoltrare la catarsi delle parole verso la speranza, disorienta lo spazio bianco dalle imperfezioni delle sospensioni, recupera il presagio del tempo attuale, immerso nella sua contraddittorietà, nell'irresolutezza dei rapporti umani, traduce la limitazione dell'essere nella forma più suggestiva per comprendere e interagire con il mondo.
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Primo bacio
Creami nel tuo oblio
Un posto riparato
Dal freddo del male.
Con l'amore ogni giorno
Tradita dalle circostanze
mi addentro nel deserto della vita
con la carcassa dell'amore sulle spalle.
Divorata fuori dagli avvoltoi del tempo,
scavata dentro dalle mie lacrime.
In fede, vacilla
Seppur dal cielo solo grigio cade
spinge negli occhi luce argentata
mesti pensieri a farsi scintille
di una parola, una nuova speranza.
Si può credere ancora?
Peregrinaggio urbano
Riprendi la vita da un vetro imbrattato,
con la mano poggiata tenendoti il viso,
gli occhi si muovono a ritmo deciso
seguono quello che accade al di fuori.
Gli sprazzi di luce si alternano ai tunnel,
e ancora alle case strappate alle strade,
mentre il grigio cemento vorace trasmuta
il verde sbiadito dell'uomo moderno.
Stanchi e pensosi quei viaggi sul treno,
che trovano spazio in un finestrino,
da cui guardi il mondo mentre vivi nel tuo.
Stringo una rosa
E stringo tra le mani una rosa,
ne stringo più forte le spine.
Le ferite del tempo e quelle del cuore
hanno qualcosa in comune tra loro:
la sanabilità.
E ciò che rimane è una cicatrice bianca,
che risplende nel buio dei pensieri più caldi.
Vuoto a vivere
Bianche onde di cotone
Sorreggono la barca
Del mio corpo vuoto.
Grazie
L'albero è cresciuto:
tra le sue fronde
un raggio di sole.
Rosaria di Donato, "Scrigno"
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Rosaria Di Donato
Scrigno
Self Publishing, 2025
Scrigno di Rosaria Di Donato (Self-Publishing, 2025 pp. 117) contiene tutta la preziosa e sicura protezione degli affetti più cari, racchiude come un forziere prestigioso la ricchezza dei ricordi e custodisce una liturgia sentimentale per la destinazione delle difese familiari, in nome di un antica e suggestiva eredità emotiva. La poesia di Rosaria Di Donato sorveglia il dono dell'ispirazione attraverso una riflessione intima e privata sulle immagini, i sogni e i pensieri del passato, salvaguarda l'evocazione naturale di un patrimonio in cui la gioia la nostalgia e la commozione intrecciano il significato indissolubile del tempo, difende la testimonianza sensibile di un vissuto illuminato dall'autentica sensazione dell'identità poetica. Rosaria Di Donato preserva la memoria delle proprie esperienze dal territorio della dimenticanza, accorda il profumo e le sfumature dei paesaggi espressivi della natura con le intonazioni eloquenti e incisive dell'anima, conserva la corrispondenza simbolica del proprio universo interiore nelle intuizioni delle visioni, rincorrendo ogni insegnamento del cuore, la devozione sacra dell'infanzia, l'incanto secolare della speranza. Recupera la polvere del tempo, inabissata nella penombra di una solitudine sfuggente e imperscrutabile, traduce il mistero e la forza delle impressioni ai confini di un'entità in bilico tra consolazione e dolore, mescola frazioni di reminiscenze imbevuti di struggente malinconia, concentra la benedizione tangibile delle parole per mitigare la soglia della desolazione, per configurare sapientemente l'orizzonte delle promesse e delle attese fiduciose, per inseguire i segni e le tracce di una magia segreta nella previsione di un itinerario interpretativo delle rivelazioni umane. Scrigno include il cammino originario della poesia intorno alla premurosa e gentile affermazione alla condivisione, come fedeltà alla conoscenza e ai richiami del mondo, svela la commemorativa presenza della radice letteraria nella natura comunicativa di ogni riuscita integrazione linguistica nella scrittura che ritrae e disegna la vita, dall'affascinante immediatezza degli haiku all'efficacia ammaliante dei testi in spagnolo e in dialetto romanesco. Rosaria Di Donato insegue con risoluta resistenza l'urgenza della trasmissione empatica, destinando alla poesia il compito di rendersi portavoce di un congiungimento tra la pace e la bellezza oltre la dissolvenza, recapita all'indirizzo del limpido lirismo dei versi, in uno stile originale ed esegetico, la collezione privata delle fotografie corredate a cornice amorevole del libro, consegna la tenera e passionale qualità di rintracciare l'appuntamento con se stessa, con la romantica ricerca delle proprie radici. Risolleva la saggezza delle stagioni della vita con il sostegno comprensivo e il conforto incondizionato dei propri avi, guida l'attenzione impegnativa di una poesia che si fa anche stimolo di azione civile per una consapevolezza sociale ed etica. Sprigiona l'intensa e costante dolcezza nei versi, recuperando, nell'armonia di una risonanza confidenziale e nell'uso di un linguaggio lineare e spontaneo, il contenuto di una sperimentazione introspettiva, dove l'inquietudine e la meraviglia sono lo specchio della stessa esistenza, vista con gli occhi di chi sa oltrepassare il confine degli itinerari spirituali. La delizia essenziale dell'atmosfera familiare porta con sé la riconoscenza della serenità, retaggio culturale e morale inestimabile, da custodire come una scrigno.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
lascito
il quartiere
misurato
con il tuo passo
padre
ora mi è più caro
ogni angolo vivo
nel suono – profumo
di gemme in boccio
il tempo intriso
d'attese lo sguardo
che dai muri sorride
nuovo stupore
nei giorni infonde
rinnovata primavera.
autoritratto
sono nata in un angolo di cielo
dove il vento rincorre nuvole
e spazza via la tristezza
come rondini
come rondini tornare
in un paese noto
librarsi in volo su campagne
la distesa del mare
sfida per gli occhi
il confine vicino
un cornicione
la rotta
chiedere al vento
dov'è la soglia
che conduce altrove
e disegnare
con lo sguardo al cielo
la rotta per i sogni
irrealizzati
scrivere
scrivo perché non respiro
perché non trovo spazio
intorno a me
per i miei sogni
invece nella pagina
si aprono visioni
e la mia anima
vive
scrigno
le notti insonni
uno scrigno dischiudo
di lucciole e parole
sembrano piccole stelle
e suoni comparsi
all'improvviso dal buio
volano ballano
s'attorcigliano
come a voler comporre
una canzone in libertà
è la poesia
che uscita dallo scrigno
s'innamora dei sogni
culla le anime inquiete
Gabriele Giuliani, "Quartine"
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“L'Uno diventa Due, /i Due diventano Tre, /e per mezzo del Terzo/il Quarto compie l'Unità” (Maria Profetissa) Questa intestazione appartiene a Quartine di Gabriele Giuliani (RPLibri, 2024 pp. 160 € 16.00) ed esprime nel contenuto il pensiero alchemico che contraddistingue l'intero orientamento del libro. La poesia di Gabriele Giuliani scompone l'interpretazione esoterica e simbolica dei segreti dell'esistenza umana. La seducente intonazione dei versi insegue il desiderio del poeta di abitare i sentimenti e di trasformare la percezione compiuta dello spirito, collega l'ascendente enigmatico delle parole all'antica sapienza di esaminare il significato filosofico del numero, inteso come principio di tutte le cose, di identificare ogni entità del reale in una relazione riconducibile alla natura del numero e alla sua stessa sostanza. Gabriele Giuliani analizza la propria visione del mondo attraverso l'iniziatica descrizione di ogni impressione vitale, il vincolo ancestrale e perfido tra anima e corpo, illustra il requisito della conoscenza come strumento speculativo di ricerca interiore, contempla il mutamento occulto delle emozioni, sperimenta l'oscillazione contrastante dell'equilibrio e l'inquietudine incalzante nella psiche umana, elabora l'identificazione del caos, dirige l'armonia cosmica, riconoscendo la purificazione dello spirito nel divenire, disgiunge l'essenza primordiale in un paradigma riflessivo di comunicazione e di comprensione con l'universo. Quartine suggerisce la suggestione del numero quattro, ricco di affascinanti definizioni nel mondo della numerologia per la sua consistenza perfetta, l'elemento rappresentativo, punto di riferimento determinante. Gabriele Giuliani circonda di un'aura impalpabile e ipnotica il rinnovamento della consapevolezza, addensando di luci e di ombre il proprio cammino di estensione emotiva, emana le introspettive tematiche della sua opera poetica con l'espediente complesso e intellettuale delle metafore, il carattere geometrico della decifrazione, le proprietà ascetiche e misteriose dei rimandi letterari, la radice impenetrabile e indecifrabile dell'indagine poetica, il sostegno attendibile della ciclicità del tempo, svelato all'incarnazione catartica degli avvenimenti. Il libro concede al lettore una lettura analitica stimolante, foriera di autentiche esortazioni per sostenere la superficie fertile della vita, accompagnare le inclinazioni dell'inconscio, gli interrogativi esistenziali, l'insinuazione istintiva e la certezza razionale, la spontaneità della bellezza. La scrittura di Gabriele Giuliani rivela il disorientamento fatale del destino, impresso nella necessità inalterabile di ogni legge di natura, traduce l'efficacia esclusiva della coscienza, l'indicazione prospettica dell'universo e della materia. Attribuisce all'esperienza del sentire la prima, persuasiva indicazione assimilabile all'evocazione animista, illumina le intuizioni dell'anima, segue l'incantesimo del poeta che percorre un prodigioso cammino elegiaco, offre fascinose e visionarie corrispondenze nel mezzo espressivo, nel criterio esplicativo, piegato alle esigenze del trascendentale, parafrasando i passaggi cognitivi come l'ispirazione, lo stupore, il presagio e la sensibilità. Gabriele Giuliani dona l'accordo ai suoi versi con la saggia versione dell'archè, componente originaria della realtà, infiamma la dicotomia tra essere e apparenza, oltre la sensazione della decadenza, nella vocazione linguistica dell'origine artistica.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Discorso estivo
Evapora il vecchio apparecchio,
si lasciano andare le parole disidratate
e nel mondo senza senso:
la rubiconda tipografia d'un discorso alla carne.
Pioggia
Come le ali d'una tortora
lo scricchiolio del tetto
racconta la prima goccia
che ha disegnato la linea dei monti.
Stelle nel vigneto
Le nuvole affamate
divorano ottantotto grappoli di cielo
e sulla gelida terra
s'accende un firmamento
D'estate non si muore
Le notti spiaggiate, madide di stelle, svelano il senso.
Con le nuvole che costruiscono castelli di sale
e la schiuma-fiore-di-mirto che rinasce col sole
una voce canta l'inizio che discende dall'acqua.
Il consiglio di Antonia Pozzi
Socchiudi l'arco delle palpebre,
lascia andare lo sguardo verso
bianche sponde, la luce d'un mare mosso
in un verde ipnotico di fronde.
Refrain
Comunione e condivisione:
rapsodica visione ombra d'illusione,
sogno d'espressione d'una vita
assimilare alla sillabazione.
Ombre teatrali
Assetate dalla luce d'una nuova scena
non sanno mai
che lo spettacolo allestito
è finito con l'arrivo del sipario.
Doplero
Nel buio della stanza accendo una sigaretta
per vedere fiocamente
per giocare con la mente
e capire se ricordo tutte le tue linee.
Raccoglitore
No, non sono fogli. Sono giorni e giorni.
Giorni che fanno anni e anni.
Anni che fanno una vita.
Vita vissuta dentro e fuori, sui fogli.
Gianni Marcantoni, "Sedime"
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Sedime di Gianni Marcantoni (Fara Editore, 2024 pp. 104 € 12.00) occupa la superficie dell'espressione emotiva su cui posa la fondazione poetica. L'autore deposita la traiettoria del tempo lungo i richiami della memoria, proietta le pieghe del sentire, impasta l'esistenza intorno all'archetipo dell'esperienza umana, affidata sul fondo della sospesa e irrequieta sensibilità. Lascia sedimentare, attraverso l'ineluttabile resilienza dei versi, l'elaborazione esistenziale, decanta lo scampolo delle occasioni, osserva la custodia delle esitazioni e delle incertezze, trattiene la consapevolezza di tutto ciò che non è afferrabile e accessibile lasciando registrare la profondità della trasformazione interiore nella direzione della conoscenza. La poesia di Gianni Marcantoni abbraccia l'autenticità della relazione con il mondo, rivela la percezione soggettiva e ne diffonde l'essenza universale, sperimenta i cambiamenti e le dinamiche di responsabilità morale, interagisce con la complessa corrispondenza dei sentimenti, spiega l'approccio lucido e realista verso l'atteggiamento sfuggente ed effimero, inclinato nell'obliqua interpretazione di ogni approssimazione della coscienza. Sprigiona il cammino evolutivo verso la difesa introspettiva dell'inconscio, esplora il vissuto e l'aspetto analitico del sé attraverso le sfide del quotidiano, la natura degli eventi, sottolineando l'unicità della forza trainante delle parole, utilizzate per derivare l'influenza dei ricordi e della struggente familiarità. Gianni Marcantoni affonda le proprie radici elegiache nella nobile capacità di far convivere la poesia con il profilo delle proprie vicissitudini, dipinge il ritratto delle assenze donando l'intensità descrittiva e interpretativa alle immagini evocative, attraversa l'inquietudine e gli interrogativi della disperazione modulando l'ampio respiro di un'anima in conflitto con l'inconsistenza e la vacuità e in affinità con la spontanea validità dei pensieri e della trasmissione di un messaggio eloquente e dialogante con l'altro. Sedime condensa l'impronta della fatalità del destino, consuma l'ispirazione del desiderio vago e inespresso, addensa il grumo del vertiginoso vincolo dell'imprevisto alla necessità di oltrepassare la paura e lo sconforto, assicurare la volontà di indagare l'imponderabile, intrecciare il nostro destino al modo di percepire l'intuizione delle possibilità. Il libro arricchisce il significato sincero e incisivo delle metafore che percorrono la simbologia intensa e incontaminata dell'incontro spirituale con la forza suggestiva della natura, con la celebrazione dei luoghi, con la lusinga malinconica del passato e la dura incognita del presente, coinvolge la sintonia delicata tra il poeta e il lettore, offre numerosi spunti di riflessione intorno alla commovente e preziosa ricerca di noi stessi, alla fragilità delle stagioni, all'accorata frammentazione del silenzio, all'imperturbabile condanna della mancanza. Gianni Marcantoni riesce a comunicare la compassione e l'ostilità del divenire, aggiunge alla cognizione della propria identità la sensazione di una prospettiva infranta tra l'accettazione della perdizione e della salvezza, in cui le illusioni scardinano l'equilibrio, attirano l'estraneità, rivelano le incrinature e le ferite, deformando l'inevitabilità del dolore, alterando la provvisorietà. Accetta il cambiamento con la maturità coraggiosa della scrittura e della sua confessione.
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PONTEGGI
All'ultimo tanta amarezza rimane,
disillusione per cui tutto
sembra disgregarsi fra le numerose
evocazioni del passato,
sempre più vivide e pesanti.
Nello scolare del tempo
ognuno diventa residuo di sé stesso
sopra uno strato prosciugato.
Mi mancate, avrei dovuto
fare molto di più per voi,
ho provato con tutto me stesso,
ma crescono i tagli:
sono terreni acidi e lapidi,
sempre più fraterni ponteggi.
MATTINO
C'era il mattino chiaro,
il mattino in noi,
simile a una lama rinforzata
legata a uno straccio
fluiva scombinato un sudore dai fianchi.
Animata è la goccia
e libero il tuo braccio, il campo-contatto
che infrangi
tu subito sommergi.
SEI
Nel sesto cuore,
della sesta grinza,
sei note sono state trovate,
affinché in un'altra soglia,
e per noi,
rilucesse
l'altrui corpo.
SOSTA
Dunque avresti trovato un'altra vita,
la possibilità ulteriore che non ho avuto io.
L'uomo viene sempre trascinato
fin dove dovrà sostare – in definitiva.
Le sabbie e le acque sono mutate in oro
custodito in una teca;
ultimo lascito di saliva,
ultima conformazione sancita.
Sei solo un cuore di vaga interezza
che si
fa strada e ronza
paziente, sottacendo la pozza,
nell'insistente afrore.
INTERVENTO
Da un intervento
a mani e bocca
partirono
due occhiate di rossore
in un pacato mese luminoso
senza fioriere.
In avviata successione
di saluti
cominciammo l'incisione
da quel
che ogni cosa riduce,
un tacere, uno
spartire in dispersione.
Lorena Quarta, "La simmetria dell'orchidea"
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La simmetria dell'orchidea di Lorena Quarta (Eretica Edizioni, 2024 pp. 146 € 15.00) custodisce, nella rispondenza e nell'equilibrio interiore, l'osservazione di un pensiero poetico che ha, nella distribuzione capillare della sua suggestiva ispirazione, la proporzione autentica e intensa delle parole. Lorena Quarta adotta la particolare similitudine della simmetria per rivestire i suoi versi di un equilibrio armonico, uniforme, dettato dal contesto emotivo, nei contenuti ricchi di significati e simbolismi indistinti, misura lo stupore nello scenario di una forza ordinatrice, sullo sfondo di un'altra efficace coniugazione dell'anima, in analogia con il dispiegamento intenso e commosso di un linguaggio elegiaco, condensa, nelle affermazioni cadenzate dell'esistenza, la circolarità di un itinerario ermeneutico. La simmetria dell'orchidea include le dimensioni vitali dell'uomo, il riscontro dei suoi stati d'animo, l'analisi di una disposizione d'identità, nello sguardo consapevole e inesorabile di un'umanità turbata e timorosa, tratteggia la linea inarrestabile del tempo come rappresentazione dell'orientamento introspettivo, coglie la soglia dell'esitazione nelle incertezze quotidiane, donando al lettore sensazioni di suadente coinvolgimento, in analogia con la percezione diretta e spontanea dell'incompiutezza e della caducità della sorte. Lorena Quarta sorveglia il chiaroscuro dei suoi contenuti, intreccia il dettaglio di ogni riflesso del senso intuitivo e riflessivo dei personali presentimenti, comunica, con l'efficacia alchemica di uno stile incarnato nella propria efficacia esplicativa, il tracciato di ogni percorso sensibile, indica i luoghi accessibili della memoria come dimore metaforiche delle proprie rimozioni, accoglie la natura come la manifestazione di luce e ombra, il passaggio di illuminazione, l'indirizzo di un impulso fragile e forte al tempo stesso, nella costante grazia dell'io poetico e del lirismo epigrammatico. L'inevitabile confessione della vulnerabile condizione umana, svela l'attenzione intimista alla precisa cognizione dell'inquietudine, l'imperfetta e indecifrabile conseguenza di ogni interrogativo inconscio assorbe i testi poetici e fa da sfondo all'avvertimento del caos, al recupero dei ricordi lungo l'invisibile asse della partecipazione affettiva. La poesia di Lorena Quarta evidenzia la presenza incisiva delle conferme coraggiose della volontà, rinnova le spiegazioni dei comportamenti in relazione con l'irrequietezza delle situazioni, richiama e conserva il valore fermo dell'esperienza, segue l'ascolto della natura e delle sue trasformazioni, mantiene incontaminata la resistenza dello stare al mondo, in un intonato parallelismo tra desideri e illusioni, tra certezze e perplessità, dove la comprensione dell'arrendevolezza è il segno realistico della provvisorietà. Il libro è anche un devoto omaggio alla lingua italiana, alla sua tradizione latina, alle componenti eloquenti e interpretative della linguistica, ricca di allegorie, arguzie stilistiche, decifra la compostezza dei componimenti con il compimento dell'ars oratoria. La scrittura di Lorena Quarta contempla l'accordo dei segmenti affascinanti del talento nella maturità di esprimersi, affida l'esercizio del discorso al rigoroso dilemma tra ragione e sentimento, l'interferenza della realtà e il conflitto dell'immaginazione, riscopre il tributo nella preghiera laica dedicata all'irresolutezza del buio, nell'intesa di un'esigenza, solenne e profetica, di condividere la luce delle storie.
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SCRUPOLI
Venti di coscienza
che spirano sempre
in direzione contraria
ai tuoi desideri.
SOGNI
Fintanto
che i castelli
sono in aria
nessuno
può udire
il loro crollo.
SUPER PARTES
Siamo bravi
a sputare sentenze,
meno bravi
a digerire giudizi.
TEMPUS FUGIT
Tempo tiranno, tempo al tempo,
e intanto i momenti si sprecano,
messi uno accanto all'altro,
pile di istanti e di rimpianti,
uccisi da errori di percorso
senza possibilità di correzione.
Fugge il tempo ma lo rincorro,
un ultimo attimo da assaporare,
gioco con l'orologio una guerra
impari con la speranza che il mio
treno non sia ancora partito.
IMPRIMATUR
Impresso a fuoco nella
materna memoria tutto
prende la forma di
roccia sedimentaria
immanente e imponente,
massi accumulati
a strati nel tempo che
tenaci resistono all'
usura di un'intenzionale e
ragionata rimozione.
NOIA
Non si contano ormai più le
ore sempre uguali a se stesse e l'
inerzia nel non cambiare le cose
aleggia come un fortunoso alibi.
DESTINO
Domandami del futuro
e aspetta la mia risposta,
scoprirai che non sono io a
tenere le fila dell'esistenza.
Il mondo è governato dal caso ma
nel caos di mille avvenimenti
ogni coincidenza la chiami destino.
Luca Andrea Marino, "Ferite emozionali"
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Ferite emozionali
Luca Andrea Marino
Eretica Edizioni, 2024
Ferite emozionali di Luca Andrea Marino (Eretica Edizioni, 2024 pp. 60 € 15.00) è un libro intensamente dominato da sensazioni e percezioni, promuove e sostiene la personale e accogliente corrispondenza con il mondo, l'attraente e appassionante conoscenza degli altri, lungo il cammino labirintico e disincantato della vita, nello spontaneo e persistente percorso di ogni inaspettato incantesimo nelle relazioni affettive. Luca Andrea Marino assegna al suo sentimento l'incisione inesorabile, applica la condanna del cuore nell'inevitabile dileguamento romantico, affronta le dolorose conseguenze dovute all'annientamento della mancanza d'affetto, gestisce le dinamiche psicologiche nell'esperimento sensitivo dell'esperienza e della direzione delle comprensioni, indica una linea di pensiero poetico, accosta lo sconcerto del vuoto esistenziale alla dispersione dell'impulso sensibile, tra commozione e distacco. I testi di Luca Andrea Marino si scontrano con la consapevolezza amara e toccante della realtà quotidiana, nelle occasioni di crescita interiore, nella rivelazione evocativa dei rimpianti, nella qualità disarmante e inafferrabile dei desideri, nella costante e risoluta necessità di colmare l'inconsistenza. Urtano nell'attrito delle tensioni affettive e nei contraccolpi del destino, ricadono sotto la risonanza della dimenticanza e dell'indifferenza emotiva, richiamano la memoria invisibile del dolore, diffondono l'eco profonda e significativa delle difficoltà, ricordano l'intensità della sofferenza, l'oscura complessità di accerchiare la fine di un legame e di inabissare l'impalpabile epilogo come un naufrago in cerca di salvataggio, nella sconfinata conquista della salvezza e dell'adesione alla vita. Le ferite emozionali che lacerano il vissuto di Luca Andrea Marino attraversano il luogo dell'anima, condensano l'urgenza di superare l'estraneità delle assenze, provocano l'esigenza di manifestare l'acuto presagio in intuizione sensoriale in cui l'osservazione di alcuni segni premonitori rivela profeticamente l'interruzione della coscienza, toccano l'incrostatura delle offese, stuzzicano i contrasti dello spirito indurito, rimarginano, nel coagulo, il tragitto di rinascita e di evoluzione. Il graffio del trauma (e non a caso nel termine greco la parola trauma coincide con ferita) irrompe l'immediatezza dell'impatto sconvolgente, segna l'isolamento spirituale dell'uomo, consente di recuperare la guarigione attraverso il superamento degli abbandoni e dei tradimenti, distinguere la vertigine della solitudine e affrontare l'avvolgimento delle illusioni, accostando l'ascolto con se stessi e con la propria resilienza, fortificando la fiducia e l'autostima, confrontando il coraggio contro le ostilità. La poesia di Luca Andrea Marino cristallizza l'essenza temporale dell'ispirazione soggettiva, scioglie e plasma il flusso di un'espressione universale, modella la reazione cicatrizzante dei ricordi. Luca Andrea Marino fa suo il compito nobile della poesia, di indagare le proprie inquietudini e accogliere la possibilità di nutrire la propria risorsa incisiva nella redenzione delle parole, nella forza di ridurre la sospensione di ogni pagina e lenire la superficie della saggezza, nell'inseguire l'impronta intima della corrispondenza per mezzo degli strumenti celebrativi degli scenari, dei suoni e dei colori che animano il suggestivo carattere dell'umanità.
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Dove ti porterai oggi
con le tue scarpe nuove
che fanno male alla strada
quando intralcia gli sguardi altrui?
E le tue timide mani
di cui ti affanni di dimenticarti
che splendono dentro,
lasciano cadere un fragile sorriso.
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Bisognoso di una febbre
che mi avvinghi a sé
e solleticandomi con dolore
vigili sul tepore della domenica
stridendo la sofferenza.
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Il paese non è qui
ma una tua civiltà
si è fatta strada senza scuse.
Ore come queste mi acclamano
ma senza fidarmi mostro il sospetto
per quello che è già trascorso.
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Non è oblio
se non si sa distinguerlo mentre osservo
il fondo del bicchiere
in cerca di una calma versata
che mi ristori
dalla voglia di punirmi.
Dalla tua piovono risate
a vanificare il tentativo
di crescere e maturare nella ragione
trasfigurandoti nell'offesa
con abile puntualità.
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Alla tua pace
invochi con libero scambio
la propria cura con la sorte.
Che lo sforzo non ti mortifichi
senza renderti sobria
dei tuoi anni.
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Con una guerra
si snodano queste note
tenute dal filo spinato
e che vibrano senza fischiare
riverberi attorno al fuoco.
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Assaporo il tuo verso
mentre mi reclami,
volgendoti a ricordarmi
quanta audacia serve la sorte
per esprimersi nelle sue forme.
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Cerco la traduzione di chi
a mio parere,
possa svelarmi come vivere
prima ancora di sapere e di trascrivermi
lasciandomi scegliere il rimedio.
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