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Angela Ragozzino, "Luce che resta - Ti cerco nei giorni"
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Luce che resta – Ti cerco nei giorni
Angela Ragozzino
illustrato con immagini fotografiche e d’arte di Enrico Raimondo, Benedetto Scaravilli, Fabio Recchia, Giovanni Conservo, Gustavo Delugan
Guido Miano Editore, Milano 2026.
È una soglia silenziosa che ogni libro di poesia attraversa prima di diventare dono: è la soglia della memoria. Luce che resta, ti cerco nei giorni nasce esattamente lì, nel punto in cui la parola non è più soltanto espressione, ma diventa gesto di cura, di fedeltà, di presenza. Con questo nuovo volume, Angela Ragozzino prosegue il suo cammino poetico all’interno della collana Parallelismo delle Arti, dopo Il colore dei ricordi (2022), Voci d’anima, d’arte e di natura (2023) e C’è ancora speranza (2025), e lo fa con un’intensità nuova, più raccolta, più verticale, segnata dal lutto e dalla gratitudine, dalla perdita e dalla luce che continua a filtrare.
La poesia di Angela Ragozzino è sempre stata un luogo di ascolto: della natura, dei moti interiori, delle stagioni dell’anima. In questo libro, però, l’ascolto si fa più profondo, più intimo, perché rivolto a due presenze che non ci sono più e che pure continuano a vivere nella trama dei giorni: la madre Rosalba e l’amica Onorina. Il volume è dedicato a loro, e a loro è affidata la luce che resta, quella che non si spegne, quella che accompagna.
La voce e la visione: il Parallelismo delle Arti
Come nella tradizione della collana, la parola poetica dialoga con le opere d’arte: fotografie, sculture, dipinti diventano compagni di viaggio, specchi, risonanze. Il Parallelismo delle Arti non è un semplice accostamento estetico, ma un principio di lettura: la poesia illumina l’immagine, l’immagine approfondisce la poesia. Così il Mamma che non c’è di Gustavo Delugan, con le sue linee essenziali e il rosso che brucia, amplifica la lirica dedicata alla maternità negata; il Mater Panis dello stesso artista trasforma la meditazione sulla vita che nasce e risorge in un simbolo universale; le fotografie di Benedetto Scaravilli, Enrico Raimondo, Marica Raucci ed Elena Caruso accompagnano le stagioni interiori dell’autrice, come finestre aperte sul mondo naturale che tanto la ispira.
La poesia di Angela Ragozzino, già definita da Enzo Concardi come dotata di un “lirismo della natura” che richiama gli idilli leopardiani, trova qui una nuova dimensione: la natura non è più soltanto scenario, ma interlocutrice. È la rondine che torna e non trova il nido; è il mare di papaveri che ondeggia come un ricordo d’infanzia; è la rosa d’inverno che sboccia come promessa; è il raggio di luce che squarcia le nuvole e diventa segno di speranza. La natura accompagna il lutto, lo sostiene, lo trasfigura.
Il tema della perdita: una poesia che custodisce
Molte liriche del volume sono attraversate da un dolore composto, mai gridato, sempre affidato alla delicatezza delle immagini. In Tutto è silenzio, lo sguardo dell’autrice torna ai luoghi della madre: «E lo sguardo va dove sedevi Tu». In L’ultima estate, la malattia e il declino diventano un cammino condiviso, un ultimo tratto di strada percorso insieme. In Buon viaggio… Mamma! la stagione che scivola via coincide con la fine di una vita amata: «Scivola via l’estate… e son giorni di sole, e son giorni di nuvole grigie».
La poesia dedicata a Onorina è un commiato tenero, luminoso, fatto di ricordi estivi, di mare, di sorrisi: un’amicizia che ha reso meno solitarie le estati dell’autrice e che ora continua a vivere nella parola.
La natura come interlocutrice dell’anima
La natura, da sempre presente nella poesia di Angela Ragozzino, assume qui un ruolo nuovo: non è più soltanto scenario, ma interlocutrice. È la rondine che torna e non trova il nido; è il mare di papaveri che ondeggia come un ricordo d’infanzia; è la rosa d’inverno che sboccia come promessa; è il raggio di luce che squarcia le nuvole e diventa segno di speranza.
La natura accompagna il lutto, lo sostiene, lo trasfigura. È un ponte tra ciò che è stato e ciò che continua a essere. È la voce che consola, la presenza che non abbandona.
La luce come destino
Il titolo del volume è la sua chiave interpretativa: la luce che resta è ciò che sopravvive alla perdita, ciò che continua a guidare, ciò che non si spegne. La luce è presenza, è memoria, è fede. È la scintilla che «oggi brilla per me» (La scintilla), è la stella che «brilla solo per me» (Una stella per me), è il raggio che «riscalda il mio cuore» (Un raggio di luce).
In questo senso, la poesia di Angela Ragozzino si colloca nella tradizione di una lirica che non teme la semplicità, che non cerca artifici, che parla con immediatezza e sincerità. Come ha scritto Marcella Mellea, è una poesia «che va diritta al cuore e lo fa vibrare». E come ha osservato Nazario Pardini, è una poesia che custodisce «un legame atavico e un affetto tenace e profondo», soprattutto quando si tratta della figura materna.
Una poesia che diventa testimonianza
Il volume non è soltanto un omaggio affettivo: è anche un documento umano. Raccoglie stagioni, paesaggi, memorie familiari, tradizioni della terra capuana, figure del passato, momenti di vita quotidiana. È un libro che attraversa l’anno, dalla primavera delle rondini all’inverno delle nebbie, e che trasforma il tempo in un percorso spirituale.
La presenza degli artisti – Delugan, Conservo, Tessarolo, Iervolino, Scaravilli, Raimondo, Raucci, Recchia – arricchisce ulteriormente il volume, rendendolo un’opera corale, un dialogo di linguaggi che si incontrano nella stessa tensione verso la luce.
Conclusione
Luce che resta, ti cerco nei giorni è un libro che nasce dal dolore ma non vi si arrende. È un libro che cerca, che ricorda, che ringrazia. È un libro che custodisce la vita attraverso la poesia e l’arte, e che affida alla parola il compito di mantenere viva la presenza di chi non c’è più.
Angela Ragozzino conferma, con questa nuova raccolta, la sua voce limpida, essenziale, profondamente umana. Una voce che sa trasformare la memoria in luce, e la luce in cammino. Un cammino che questo volume, nella sua unità di poesia e arte, consegna ai lettori come testimonianza, come dono, come eredità.
La poesia diventa così un ponte verso il divino: non un divino astratto, lontano, irraggiungibile, ma un divino che si manifesta nella luce che filtra tra le nuvole, nel volo di una rondine, nel mare di papaveri, nel silenzio di una stanza che custodisce un’assenza. È un divino che si fa presenza discreta, che accompagna, che veglia, che consola.
E diventa anche un ponte verso chi non c’è più: verso la madre, verso l’amica, verso tutte le figure che hanno segnato la vita dell’autrice e che ora vivono nella dimensione della memoria e dello spirito. La poesia permette di continuare a parlare con loro, di ascoltarle, di sentirle vicine. Permette di trasformare la mancanza in presenza, il dolore in luce, la fine in continuità. In questo senso, Luce che resta, ti cerco nei giorni non è soltanto un libro: è un luogo. Un luogo in cui la parola diventa casa, rifugio, preghiera. Un luogo in cui la poesia si fa strumento di vita nuova, di comunione, di rinascita. Un luogo in cui la luce non si spegne, ma resta.
Michele Miano
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L’AUTRICE
Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Dopo gli studi classici ha conseguito nel 1983 la laurea in Medicina e Chirurgia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Federico II” di Napoli, con specializzazione in Anestesia e Rianimazione. Dal 1991 ha esercitato la sua attività presso l’Azienda Ospedaliera di Caserta. È impegnata in attività sociali a scopo benefico e culturale; amante della musica classica, delle arti, e delle “cose antiche”, è legata alle origini, alla storia e alle tradizioni della sua terra. Ha pubblicato varie raccolte di poesie.
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Angela Ragozzino, Luce che resta – Ti cerco nei giorni, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 80, isbn 979-12-81351-96-7.
LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1
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LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1
Il termine Lexikon di origine tedesca è connotato da una sottile polisemia nel suo significato e nel suo senso. Le definizioni di questa parola sono simili tra loro: in modo generale il lessema Lexikon può essere inteso come enciclopedia, dizionario enciclopedico, lessico, opera di consultazione che raccoglie e ordina alfabeticamente nozioni, termini o informazioni su varie discipline o argomenti.
Nel caso del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, che è il Lexikon vol.1 di un nuovo progetto editoriale, i contenuti da esso riportati riguardano l’arte italiana contemporanea che si esprime attraverso vari linguaggi: olii, acquerelli, disegni con matita, scatti fotografici, mosaici, acrilici e tecniche miste. Nell’impossibilità di cimentarsi in questa sede nell’analisi critica di tutti gli artisti raccolti attraverso le loro opere nel volume ci si soffermerà su tre figure scelte, a livello esemplificativo, tra le tante che non a caso hanno un valore paradigmatico come esempio delle diverse modalità espressive.
Il primo artista del quale indagare gli intenti e gli esiti dei suoi lavori è Marco Righi nato a Milano nel 1955, che in primis, attraverso la sua professione, rappresenta la figura di uno scienziato eclettico, e che a questa attività affianca quelle di poeta e disegnatore. Il Nostro, del quale sono raffigurati dei disegni a matita su cartoncino e su carta che hanno per oggetto edifici sacri come l’Abbazia Cistercense di Byland e anche altre costruzioni, ha pubblicato anche alcune raccolte di poesia come Scienza, Fede…e Poesia, Guido Miano Editore, 2021. E i due discorsi artistici di Righi, quello letterario e quello figurativo sembrano andare di pari passo, proprio per avere entrambi come cifra distintiva dominante il tema del misticismo che si rivela egregiamente con parole e immagini che accostate virtualmente tra loro potrebbero definirsi un ipertesto, un unico discorso globale e multidisciplinare.
Del tutto figurativa la maniera artistica di Marco Righi che s’invera con un tratto sicuro ed elegante e l’artista ci restituisce non la cartolina delle cose che ci presenta ma la loro rielaborazione attraverso il suo occhio interiore attento. Per questo le strutture architettoniche e a volte anche alberi e vegetazione varia risultano traslate, trasfigurate per la qual cosa il dato sensibile diviene bellezza e armonia filtrato e depurato tramite gli strumenti dell’Autore. Notevolissima è la bravura tecnica di Righi che con mano sicura riesce a trasmetterci una vaga leggiadria nei suoi disegni a matita nei quali il tutto si fa sintesi dei particolari tratteggiati accuratamente e si realizza anche un piacevole effetto di chiaroscuri in ogni opera che ci presenta.
Come scrive Floriano Romboli nella nota introduttiva sulle sue opere il vicentino Giuseppe Guidolin costituisce il caso frequente di chi, attratto in età giovanile dalla fotografia ha corroborato e perfezionato tale interesse attraverso l’esperienza determinante del viaggio. Da notare che il Nostro è anche un bravo poeta e, provenendo da studi scientifici, ha coltivato con intelligenza e passione la stessa scrittura poetica. Per quanto riguarda le sue fotografie, il primo dato che emerge è quello che sono scatti che hanno per oggetto sia architetture di paesi esotici come l’Uzbekistan, la Cina e l’India, Oman, Yemen oltre che l’Italia, sia la foto di una numinosa cascata in Argentina, sia un’immagine de I sette pilastri della saggezza nel deserto in Giordania. Quello che emerge dal lavoro fotografico di Guidolin è innanzitutto l’interesse che si fa strada per chi ha la fortuna di contemplare queste immagini, interesse che porta allo stupore in quanto si tratta di raffigurazioni di cose che spesso sono viste per la prima volta dall’osservatore.
Tali scatti sono imbevuti di mistero provenendo da paesi lontanissimi geograficamente e culturalmente per un occidentale, italiano non abituato a contemplare tali forme e che proprio per questo ne resta ammaliato, affascinato e oltretutto la foto diviene artistica presumibilmente per filtri tecnici usati da Guidolin per cui l’immagine agli occhi dell’osservatore appare più simile ad un dipinto che a una fotografia tout-court.
Giancarlo Gioachino Giandinoto, come scrive Marco Zelioli, dal 2024 ha iniziato il suo cammino nel mondo dell’arte visiva digitale, seguendo un percorso personale di evoluzione in un periodo per lui segnato da profondi cambiamenti per la pandemia da COVID (2020-2021) e per una grave malattia insorta nel 2023.
Nel suo iter l’utilizzo delle moderne piattaforme d’Intelligenza Artificiale Generativa lo ha portato a plasmare opere che esprimono un profondo legame tra emozioni umane, paesaggio naturale e tematiche sociali e la sua forma d’arte particolare fonde elementi onirici e realismo visionario.
Da notare che le opere generate dall’intelligenza artificiale non sono necessariamente astratte: i modelli possono generare qualsiasi stile artistico richiesto. Il loro aspetto dipende esclusivamente dai testi e dai parametri forniti dall’utente oltre che dalle immagini o dai dati utilizzati durante l’addestramento dell’algoritmo. Le immagini generate dall’I.A. possono essere iperrealistiche, impressioniste, surreali o appunto astratte. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando l’arte permettendo di generare dipinti tramite prompt testuali e oggi l’IA funge da partner creativo consentendo agli artisti visivi di creare opere digitali.
Di notevolissima suggestione le opere del Nostro nell’esaminare le quali per il critico è molto forte l’impatto emotivo nell’accostarsi alla materia incandescente anche per il forte e acceso cromatismo e la tensione vibrante dei piani e delle linee. Ogni opera dell’autore riportata nel Lexikon rimanda a qualcosa quasi di indicibile, a qualcosa che trascende ogni quadro dell’autore nella sua mera datità. A questo proposito divengono preziose le didascalie che l’artista stesso ha inserito per ogni sua opera riprodotta che sono precise, circostanziate e acute per arrivare alla sostanza della comprensione che è sottesa ad una genesi che è qualcosa di assolutamente ex novo nel campo della Storia dell’Arte di tutti i tempi. Alcuni dei quadri di Giancarlo Gioachino qui riprodotti hanno come background, come punto di partenza varie canzoni celebri di cantanti come i Queen, Marcella Bella e Lucio Dalla e altri sono ispirati da concetti come la Felicità, attraverso l’elaborazione della canzone di Al Bano e Romina Power e la paura tramite la canzone di Tommaso Paradiso dal titolo rassicurante Non avere paura.
Quindi questo Lexikon s’inserisce autorevolmente nel panorama culturale italiano come il primo tassello, il primo libro di una serie che ha per oggetto la mappatura dell’Arte Italiana Contemporanea attraverso gli artisti più significativi con le loro opere e i commenti di eccellenti critici.
Raffaele Piazza
Lexikon dell’Arte Italiana Contemporanea, vol.1; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 104, isbn 979-12-81351-75-2, mianoposta@gmail.com.
Pasquale Ciboddo, "Oltre il velo del mondo"
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Pasquale Ciboddo
Oltre il velo del Mondo
Guido Miano Editore, Milano 2025
Pasquale Ciboddo è nato a Tempio Pausania (SS) in Gallura, nel 1936; già docente delle scuole elementari, è uno dei poeti sardi più noti n Italia (è conosciuto anche a Cuba) e ha al suo attivo molte pubblicazioni poetiche e anche di narrativa con prefazioni e introduzioni di prestigiosi critici.
La raccolta di poesie Oltre il velo del Mondo presenta un’acuta e sensibile prefazione di Michele Miano. e include delle fotografie scattate dal Nostro che hanno per soggetto persone e opere d’arte. Queste foto, associate alle poesie, rendono ancora più intrigante l’approccio del lettore alla silloge in continuum con quelle precedenti per la bellezza della linearità dell’incanto, per la forma e lo stile dei versi.
Importante è sottolineare il valore programmatico del titolo del libro che è molto chiaro e che sottolinea il desiderio consapevole, l’intenzione del poeta di giungere all’essenza delle cose della vita e del suo senso.
E la vita stessa che è il Mondo per essere compresa deve essere privata dal velo delle apparenze per arrivare tramite la conoscenza alla verità o almeno per giungere oltre il limite in prossimità della verità stessa di tutte le cose.
Rispetto a questo viene in mente il termine coniato da Schopenhauer Velo di Maya che è per il filosofo tedesco l’illusione metafisica che nasconde la vera essenza del Mondo, facendoci percepire la realtà come rappresentazione. Velo che deve essere squarciato per un produttivo esercizio di conoscenza destinato a comprendere meglio i fenomeni.
Tuttavia vi è una radicale differenza tra il poeta sardo e il filosofo nelle loro concezioni dell’esistere perché il primo crede in Dio e tale uscita religiosa nonostante il male e il dolore incontrovertibili gli apre un varco alla speranza nel credere che la felicità sia possibile, mentre il secondo era scettico riguardo all’idea di una divinità personale e la sua posizione filosofica si basava su una visione pessimistica della vita e dell’esistenza nella convinzione che la vita stessa è fondamentalmente sofferenza, come scrisse nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione..
La cifra distintiva della poetica di Ciboddo è quella di una vena neo lirica tout-court una poesia che tocca ogni situazione collettiva o personale come quella in cui scrive che Papa Francesco che un giorno sarà Santo in vita ha lodato un componimento poetico che Pasquale stesso gli ha dedicato.
La raccolta non è scandita e tutte le composizioni sono bene risolte e sono sottese ad un rigoroso controllo formale. Di fronte alla vanità della vita umana il poeta parla di guerre, malattie e odio tra gli uomini in una vita che dà scacco. Ma la vita è anche gioia e speranza come leggiamo in Ci salverà: «Dio ci ha messi alla prova/ ma, alla fine, si ricorderà di noi,/ ci salverà/ e ci riempirà di gioia/ in paradisi lontani/ pieni di splendore/ e della sua Santa Gloria».
In Resta magico leggiamo: «Il cielo resta magico/ di notte./ Incanta e affascina/ trapunto com’è di/ miriadi di stelle/ l’attento osservatore./ Però non si è mai saputo/ se esiste la vita/ simile e diversa/ dalla nostra./ Ogni pianeta/ è a sé./ E nessun mortale/ può svelare/ i misteri/ di Dio creatore».
Quindi nel suo messaggio in bottiglia nel discorso complessivo di Ciboddo emerge la possibilità che diviene certezza che la gioia può essere raggiunta dall’essere umano anche in una dimensione immanente e ciò è possibile proprio perché in quanto esseri creati da Dio siamo infiniti e siamo sulla terra solo di passaggio e perciò possiamo essere lieti di esserci anche in questo transito.
Raffaele Piazza
Pasquale Ciboddo, Oltre il velo del mondo, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 86, isbn 979-12-81351-53-0, mianoposta@gmail.com.
Angela Ragozzino, "C'è ancora speranza"
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Angela Ragozzino
C’è ancora speranza
Guido Miano Editore, Milano 2025
Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Ha pubblicato numerose raccolte di poesie tra le quali Essere nel tempo (2018), Il colore dei ricordi. Poesie e immagini 2022), Voci d’anima, d’arte e di natura (2023).
Se per San Paolo La Fede è la certezza della Speranza e San Giovanni Paolo II ha scritto tra i suoi libri un volume intitolato Varcare la soglia della speranza e se in alcuni componimenti della raccolta sono nominate il Padre, la Fede stessa, la Divina Pietà e gli Angeli, si comprende che alle radici dell’ispirazione della Ragazzino ci sia un sostrato religioso, una matrice cattolica che diviene la base per i sentimenti che animano le sue tematiche tradotte in versi. come l’amore per la natura e l’amore per il padre e per la persona amata.
Del resto la fiducia nella Provvidenza e nella Speranza stessa è un cardine incontrovertibile per la forma mentis di un vero cristiano. Inoltre si deve ricordare che anche Giovanni Paolo II è stato un eccellente poeta come anche il sacerdote David Maria Turoldo e lo stesso Mario Luzi, candidato al Nobel per la poesia, era cattolico.
Il volume C’è ancora speranza, pubblicato da Guido Miano Editore, 2025, presenta un’esauriente e acuta prefazione di Michele Miano centrata e ricca di acribia. In questo libro ci sono anche delle foto spettacolari abbinate alle poesie che accrescono il piacere dell’immersione nelle pagine del testo.
La silloge non è scandita e se la poesia, come diceva Goethe, è sempre d’occasione, non è un caso che la poesia della Ragozzino a volte abbia per argomento la sua professione di medico-rianimatore nel suo interagire con colleghi medici e infermieri dell’ospedale nel quale lavora.
Per avvalorare quanto suddetto si cita la poesia Agli angeli della notte che non a caso è la prima che apre la raccolta ed è dedicata al Personale della Rianimazione della clinica dove la poetessa svolge la sua attività, i cui rappresentanti sono denominati come angeli metaforicamente proprio per il tipo di attività umanitaria che svolgono.
Leggiamo l’incipit di Agli angeli della notte: «A chi lotta per la vita/ Altrui/ A chi piange/ Destino/ A chi prega per un fratello/ che muore/ A chi nella notte veglia/ tra luci ed ombre/ A chi ha Fede e spera/ nella Divina Pietà…».
Per un’analisi compiuta e composita del volume è doveroso soffermarsi anche sulle fotografie in esso contenute alcune delle quali riproducono dipinti e sculture di vari autori per cui, per i rapporti osmotici tra poesia e arte, il lavoro in toto può essere considerato un ipertesto; inoltre alcune delle foto inserite nel volume riproducono paesaggi di grande suggestione e si possono definire tout-court fotografie artistiche e c’è da mettere in rilievo che già in opere precedenti Angela aveva realizzato simili commistioni di linee di codice.
Il testo non è scandito in sezioni e l’ispirazione che anche in questa prova connota il poiein della Ragozzino è tout-court di matrice neo-lirica.
In Profumi d’autunno leggiamo: «Cadono le foglie/ partono le rondini/ per lidi lontani/ S’alza la prima nebbia/ sui campi arati,/ si prepara la vigna alla vendemmia/ I verdi teli distesi sotto gli olivi/ raccolgono i frutti maturi…». Qui nella linearità dell’incanto s’invera il tema della natura nella descrizione mirabile di una campagna idilliaca.
Raffaele Piazza
Angela Ragozzino, C’è ancora speranza, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-63-9.
Angela Ragozzino, "C'è ancora speranza"
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C’è ancora speranza
Angela Ragozzino
con immagini fotografiche e d’arte di Enrico Raimondo, Benedetto Scaravilli, Franca Maschio, Fabio Recchia, Giovanni Conservo, Gustavo Delugan
Guido Miano Editore, Milano 2025.
L’arte e la poesia sono due linguaggi paralleli, due forme espressive che, pur percorrendo strade diverse, si incontrano nel tentativo di dare voce all’indicibile. Entrambe cercano di svelare l’essenza della vita e il mistero che si cela dietro l’apparente semplicità dell’esistenza. Il senso e il mistero della vita è un enigma che l’uomo ha cercato di decifrare attraverso ogni forma d’arte. La poesia distilla emozioni, raccoglie attimi e li trasforma in parole che respirano, mentre l’arte figurativa cattura il visibile per rivelare l’invisibile. Le due arti si sostengono a vicenda: la parola suggerisce forme e colori, l’immagine evoca versi e ritmi. È in questo dialogo ininterrotto che si manifesta il desiderio di comprendere la nostra presenza nel mondo, di lasciare un segno nella trama mutevole del tempo.
La poesia di Angela Ragozzino e le arti figurative di Enrico Raimondo (fotografo), Benedetto Scaravilli (fotografo), Giovanni Conservo (scultore), Fabio Recchia (pittore), Franca Maschio (pittrice), Gustavo Delugan (scultore) si incontrano in C’è ancora speranza per raccontare l’intreccio tra interiorità e mondo esterno, tra emozione e rappresentazione, tra il visibile e l’indicibile. Angela Ragozzino in prima linea come medico rianimatore e poi come sensibile poetessa ci svela alcuni risvolti di questa ricerca. Ci sono alcuni che questa ricerca la vivono ogni giorno non solo attraverso le parole e le immagini, ma nel cuore stesso dell’esistenza umana: i medici, e in particolare i rianimatori, coloro che combattono incessantemente contro il limite ultimo, la fine della vita. Il medico rianimatore non è solo un professionista della cura, ma un custode di speranza, un tramite tra l’essere e il non-essere, tra la fragilità umana e il miracolo della sopravvivenza. Nel suo lavoro si concentra la tensione tra scienza e destino, tra la razionalità e l’imprevedibilità dell’esistenza.
C’è un parallelismo tra il mestiere di medico e quello di scrittore: entrambi osservano la vita nelle sue profondità più crude, ne studiano le oscillazioni, ne accolgono le contraddizioni. Lo scrittore, come il medico, cerca di dare senso al dolore, alla bellezza, alla resilienza umana. Il medico rianimatore affronta il dramma della vita e della morte con la stessa intensità con cui un poeta scrive sull’amore, sulla speranza e a volte sulle sconfitte.
Nel sacrificio di chi dedica la propria vita alla salvezza degli altri c’è un atto profondamente artistico: l’abbandono di sé per il bene dell’altro, l’accettazione del rischio, la consapevolezza che ogni gesto può fare la differenza tra la vita e la morte. E questo Angela Ragozzino lo sa bene.
In Angeli delle Notte, dolcissima lirica dedicata ai colleghi del Reparto di rianimazione, la poetessa ricorda il duro lavoro del personale medico: «…A Voi Angeli della Notte/ che sempre/ la speranza date/a chi più non ne ha/ e un sorriso donate/ a chi sorridere/ più non sa…». Significativa poi la straziante lirica la Stanza chiusa: «…Il silenzio cala/ e imprigiona le ore./ Aspetto che passi/ il tempo/ e mi riporti/ la tua voce/ la tua risata/ il tuo cuore…» che ricorda Nicola Della Vedova direttore del Reparto rianimazione scomparso e alla cui memoria la presente silloge è dedicata. Ma «…La vita continua/ tutto procede/ come avresti voluto,/ come se tu fossi/ con noi… /e lo sei!!!.».
La perdita di un collega non è solo l’assenza di una presenza sul posto di lavoro, ma la mancanza di una relazione vissuta tra conversazioni quotidiane, esperienze condivise e complicità professionale. L’affetto per un collega che non c’è più è una forma di rispetto che si tramuta in memoria, un’eredità che resta nelle abitudini, nei consigli scambiati, negli aneddoti che si continuano a raccontare. È una nostalgia che prende vita ogni volta che un momento lavorativo richiama il suo contributo, ogni volta che un gesto o un’idea sembrano ancora portare la sua firma.
L’incontro tra parola e immagine, vuole rendere omaggio anche a quel senso di infinito che si cela non solo nella natura e nella bellezza, ma anche nel cuore di chi sceglie di donare sé stesso agli altri. Che queste pagine siano un tributo alla meraviglia, alla missione umana, e alla forza di coloro che ogni giorno lottano perché la luce non si spenga, perché ci sia ancora un barlume di speranza nell’Umanità.
Altro tema ricorrente in questo viaggio poetico e figurativo è lo stupore della natura che spesso diventa una fonte inesauribile di ispirazione artistica per Angela Ragozzino. La luce che accarezza un paesaggio, il vento che sfiora le fronde, l’eco di un mare distante, tutti questi elementi parlano agli artisti e ai poeti, che li trasformano in opere capaci di restituire l’emozione primordiale del meravigliarsi. La natura è una tela infinita su cui la vita disegna i suoi mutamenti, e attraverso il filtro dell’arte, ci insegna a guardarla con occhi nuovi, a riscoprire la bellezza nel più piccolo dettaglio. La natura è da sempre una delle muse più potenti per l’arte, capace di suscitare emozioni profonde e stimolare la creatività in modi imprevedibili.
La natura offre forme, colori e ritmi che hanno guidato la mano di pittori, poeti, scultori e musicisti per secoli. Le linee morbide delle nuvole blu, il movimento delle onde, la trama intricata delle foglie, la pioggia, il colore di un tramonto, ogni dettaglio è una lezione di estetica, una fonte di armonia che l’artista assorbe e rielabora. Si leggano i versi della lirica E vado incontro alla notte che si allinea perfettamente all’omonimo scatto fotografico di Benedetto Scaravilli: «Lunga è la via/ al calar della sera./ Scende il sole oltre il monte/ e tutto si tinge di rosso./ …E vado incontro alla notte./ Ripenso al giorno/ appena trascorso/ tra mille ambasce/ ed incertezze…».
Il contatto con la natura risveglia i sensi e genera stati d’animo che si traducono in espressione artistica. La tranquillità di un bosco, la vastità del mare, la forza di un temporale possono evocare malinconia, gioia, introspezione, diventando materia per la creazione artistica. Tramite le meraviglie della natura Angela Ragozzino indaga il senso della vita e la condizione umana. La ciclicità delle stagioni, la caducità di un fiore, l’immensità del cielo notturno sono metafore potenti che portano alla riflessione e alla ricerca del significato dell’esistenza e alla contemplazione del Miracolo delle natura come recita una sua lirica: «…Spunta il sole,/ una tiepida brezza/ l’accompagna./ Solca il cielo azzurro/ punteggiato/ di bianche nuvole/ che gli fan da corteo…» in perfetta simbiosi con Le Nuvole Blu del fotografo Benedetto Scaravilli e il Prato di margherite di Enrico Raimondo.
Come le onde si infrangono sulla riva e poi si ritirano nell’immenso respiro del mare, così la parola poetica e il segno artistico oscillano tra l’intimo e l’universale, tra il finito e l’infinito. La natura si manifesta nelle sue meraviglie - una montagna che sfiora il cielo, una foresta che si perde nell’orizzonte, il riflesso di una notte stellata sul silenzio - e lo scrittore, nel contemplarle, percepisce il proprio essere come parte di quel tutto, come frammento di un infinito che lo avvolge e lo nutre: «…La natura si produce/ in mille doni, colorata/ di note dolci e cangianti…» (Aria di Ferragosto). L’arte figurativa e la poesia diventano quindi strumenti di esplorazione, specchi di un’interiorità che, come la natura, è vasta e insondabile. Il pennello che traccia un cielo senza fine, il verso che evoca il battito eterno delle stagioni: ogni opera è un varco, un tentativo di dialogo con quel senso di grandezza che ci abita e ci sfida. L’infinito, nella sua essenza, non è solo ciò che è irraggiungibile, ma anche ciò che vive dentro di noi, nelle domande che ci poniamo, nelle emozioni che ci sovrastano, nei sogni che non hanno confini. È un viaggio tra le parole e le immagini, una ricerca di quel momento sospeso in cui l’arte riesce a tradurre l’infinito in un attimo di pura comprensione. Che sia un invito a lasciarsi attraversare dalla meraviglia, a osservare il mondo e sentirsi parte di esso, senza barriere, senza tempo.
Questo libro nasce dall’incontro tra parola e immagine, tra intuizione e rappresentazione, tra l’interrogativo sulla vita e la contemplazione del mondo. Un invito a cercare, a osservare, a sentire perché, in fondo, è proprio nello stupore che si cela la risposta più autentica al senso dell’esistenza. Nel dialogo silenzioso tra poesia e arte figurativa si svela un mondo di parallelismi e corrispondenze, in cui ogni forma espressiva risponde all’altra in un delicato gioco di riflessi. Laddove la poesia scolpisce l’invisibile con il potere delle parole, l’arte figurativa lo traduce in segni e colori, tracciando visioni che parlano senza bisogno di voce. C’è ancora speranza nasce dal desiderio di esplorare le sottili connessioni tra queste due arti, indagando come l’una possa nutrirsi dell’altra in un continuo scambio di suggestioni. Le parole diventano pennellate di emozioni, le immagini si trasformano in versi silenziosi; come diceva Orazio nell’Opera Ars poetica «La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca». Nel viaggio che si compie tra queste pagine, l’arte e la poesia non sono separate, ma si intrecciano in un dialogo ininterrotto. L’incontro tra le due discipline crea uno spazio di risonanza, dove il linguaggio poetico suggerisce forme e colori, mentre le immagini evocano ritmi e sentimenti. Un invito a vedere le arti non come mondi distinti, ma come percorsi paralleli che si arricchiscono a vicenda, in un’armonia senza confini.
Altro tema trattato dall’autrice è l’amore, nelle sue molteplici forme, è il filo invisibile che lega le esistenze, un sentimento che si manifesta con sfumature diverse a seconda dei legami che intrecciamo nella vita. L’amore filiale, il sentimento per il padre: l’amore per il padre è una costruzione che si modella nel tempo, tra gesti silenziosi, protezione, insegnamenti e comprensione. È un affetto che può essere fatto di gratitudine, di ricerca, a volte di conflitti che si trasformano in rispetto. La figura paterna porta con sé il peso delle aspettative e la dolcezza di un riferimento che spesso si comprende pienamente solo col tempo. L’amore per il padre è una continua scoperta, una riscoperta nel riflesso dei suoi gesti nei nostri, una voce che continua a esistere dentro di noi, anche quando il tempo lo ha portato altrove. Si leggano i versi della lirica Al Mann dedicata al padre, dirigente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per certi aspetti descrivono un destino simile a quello del presente prefatore quando ricorda la figura paterna: «…Così ti rivedo/ al tavolo da lavoro/ immerso ed attento,/ fra colonne di numeri/ tutti in fila ed ordinati,/ come si usava/ nei vecchi registri/ ed io bimba, al tuo fianco…».
Questi sentimenti hanno un valore profondo: l’amore per il padre è radice e origine, l’affetto per un collega che non c’è più è un omaggio alla sua esistenza nel nostro cammino. Sono legami che sopravvivono al tempo, alimentati dal ricordo e dalla gratitudine. Nelle cronache letterarie si ricordano almeno Lettera al padre dello scrittore Franz Kafka: in questa lunga lettera mai consegnata, Kafka esprime il suo rapporto complesso con il padre, fatto di ammirazione e timore, raccontando le dinamiche familiari che hanno influenzato la sua vita e la sua scrittura. Ma anche Il mestiere di vivere di Cesare Pavese: nei suoi diari, Pavese affronta il tema del padre, in un dialogo interiore fatto di memorie e riflessioni che rivelano la profondità di questo legame.
Angela Ragozzino, in sintesi e come sempre, spalanca le porte della propria interiorità, offrendo al lettore il dono più prezioso: se stessa.
Il che non è poco.
Michele Miano
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L’AUTRICE
Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Dopo gli studi classici ha conseguito nel 1983 la laurea in Medicina e Chirurgia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Federico II” di Napoli, con specializzazione in Anestesia e Rianimazione. Dal 1991 ha esercitato la sua attività presso l’Azienda Ospedaliera di Caserta. È impegnata in attività sociali a scopo benefico e culturale; amante della musica classica, delle arti, e delle Cose Antiche, è legata alle origini, alla storia e alle tradizioni della sua terra. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Momenti d’Amore (2004); È sempre Natale (2021); Il colore dei ricordi. Poesie e immagini (2022), Voci d’anima, d’arte e di natura. Poesie e immagini (2023). L’attività letteraria di Angela Ragozzino è recensita da Enzo Concardi e Mario Santoro rispettivamente nel n°12 di Alcyone 2000 - Quaderni di poesia e di studi letterari, Guido Miano Editore, Milano 2019, e nel quarto volume dell’opera Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, ivi, 2020.
Angela Ragozzino, C’è ancora speranza, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-63-9.
Gordiano Lupi e Francesco Viegi, "La grande bellezza"
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La Grande Bellezza
Gordiano Lupi e Francesco Viegi
Edizioni Il Foglio, 2024
15,00
Un libro di contrasti, questo ultimo testo a firma Gordiano Lupi e Francesco Viegi, fatto dei bei – e romantico-decadenti – testi di Lupi e delle ottime fotografie di Viegi.
Gordiano Lupi lo conosciamo: al di là di qualche incursione nel giallo, nell’invettiva o nel romanzo, è il cantore di Piombino. Parla della sua città com’è adesso e com’era nel ricordo. Memorie personali, forse distorte dall’acuta nostalgia che, col passare degli anni, si fa più amara, venata di sconfitta e di rassegnazione. Piombino non è sfondo ma è sostanza: archeologia industriale, polvere d’acciaio che arrossa il cielo in finti tramonti, agavi spinose e tamerici piegate dal vento, voli di gabbiani che hanno la traiettoria di ciò che non sarà mai più. Come si sa, la memoria rende incantevole anche quello che era quotidiano e finanche doloroso, stemperando e addolcendo. La “sostanza” è in fin dei conti la ricerca di se stessi, di ciò che non abbiamo trovato perché è andato perso, perché c’era già e non lo sapevamo, oppure perché è solo uno scherzo della memoria.
Le foto di Viegi collegano la Piombino che è a quella che sarà, ritraendo fiorenti ragazze in abiti succinti, le quali dovrebbero simboleggiare il futuro, ma anche la “grande bellezza” nascosta nel paesaggio marino e vetero-industriale della città toscana. Le ragazze contrastano con questo vecchio mondo, logoro ma pieno di significato, di persone morte, di voci, gesti e pregnante passato, loro che sono fresche e audaci, proiettate verso il futuro, avvolte da una naturale malizia e da una forse non troppo innocente sensualità.
Questo contrasto fra i ritratti di Viegi e la Piombino di Lupi ha senz’altro una sua ragione di essere ma io, da affezionata lettrice dei libri di Lupi, li preferisco fatti solo delle sue parole, della sua prosa così vicina alla poesia di cui è cultore, preferisco il fico degli ottentotti e i campetti sterrati dove i bimbi calciavano un pallone, i canneti, lo stadio Magona e la spiaggia di Salivoli, ai tacchi a spillo e alle cascate di riccioli mori. Preferisco, insomma, la voce che canta all’occhio che vede, anche quando, oggettivamente, vede la bellezza.
#immaginieparole : "Soffioni" e "Fiordalisi e papaveri"
Soffioni
Impalpabili infiorescenze di sambuco
soavi di luce e di bellezza fragili,
anche a voi la vita sfugge
s’incrina la bianca filigrana
in vite altre, piccoli semi in sboccio
nell’aria a fil di vento
sbirichinando nevicano
negli angoli riposti della via
senza più pensiero del domani.
Non rimarrà di voi che un sogno
inseguito dallo sguardo languido
e scabro lo stelo in terra.
Fiordalisi e papaveri
Torneranno i campi di grano a sussurrare,
a litigare fiordalisi e papaveri
per uno sbocco d’aria
tra le spighe arse dal sole di luglio
e i piedi a spaccare le dita sulle zolle aride
nei campi distesi sotto la bella Dormiente
La fiamma di rosso al tramonto
il campanile avvolge da lontano
le cime con esso gareggiano
già nascoste dalla tenebra lenta.
Insonne la notte al caldo trafitto
da grilli e cicale, gracida il rospo
e la rana nel rigagnolo verde
di acqua e di bianche ninfee.
Un gufo gli occhi spalanca
guardiano del faro notturno
alla luna che in cielo
argentea più delle stelle.
Immagine di Walter Fest, poesie di Adriana Pedicini
#immaginieparole : Tempo inutile
Tempo inutile
Bambole
immobili
sguardo fisso
occhi incollati
fila di mummie
in cripte di cartone rosa
conigli neri di Pinocchio.
Ora su tutto
le luci dell’ikea
alogene
livide
ferme come cuori fermi
come anime serrate
e bocche cucite.
Non è più la foto
non sono gli oggetti
ma uguale il muso di topo sperso
la montatura delle lenti
anche in mezzo a tutta questa carta bianca
in mezzo ai rotoli
ai pacchi
sei tu
come allora
senza speranza
e senza più gioventù.
Ogni fiocco, ogni stella, ogni candela
ti dice quanto tempo è passato
inutile.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Raccogliendo pioggia
Raccogliendo pioggia
La fontana zampilla
il beagle tira il guinzaglio
sotto la panca ghiaccia
di piazzale Michelangelo
dove i coreani fotografano
la cupola di Brunelleschi
e l’urne de forti a Santa Croce
Non c’è altro
solo questo
Ma non vuoi andare
non vuoi lasciare
il pullman che arriva e riparte
l’aria umida
le ginestre
neppure la carta, la lattina, lo sterpo
nero e secco
il sole che continuerà a sgelare, a ripulire.
Quando anche un tremito freddo
ti scalderebbe
e persino il dolore
sarebbe meglio di niente
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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#immaginieparole : Monito
Monito
una dedica
proprio il giorno che ho conosciuto l’amore
le lucciole e il buio
il profumo della notte
i corpi nudi nel bosco
il vapore del vetro
che appannava
Ora solo uno sfogo
un rifugio
un brivido gentile
una stella di ghiaccio
perché siamo quello che siamo
e si sogna
Cerco in me la forza
per non essere chi
alla fine rinuncia
e si porta dietro
il peso
di colpe non sue
Ascolto
leggo
il cuore naviga
vola su un altro pianeta
Tornerò a casa
ferita
umiliata.
soffrendo
crescerò
in silenzio.
Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli
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