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Pasquale Ciboddo, "Oltre il velo del mondo"

5 Ottobre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia, #fotografia, #arte

 

 

 

 

Pasquale Ciboddo

Oltre il velo del Mondo

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

 

Pasquale Ciboddo è nato a Tempio Pausania (SS) in Gallura, nel 1936; già docente delle scuole elementari, è uno dei poeti sardi più noti n Italia (è conosciuto anche a Cuba) e ha al suo attivo molte pubblicazioni poetiche e anche di narrativa con prefazioni e introduzioni di prestigiosi critici.

La raccolta di poesie Oltre il velo del Mondo presenta un’acuta e sensibile prefazione di Michele Miano. e include delle fotografie scattate dal Nostro che hanno per soggetto persone e opere d’arte. Queste foto, associate alle poesie, rendono ancora più intrigante l’approccio del lettore alla silloge in continuum con quelle precedenti per la bellezza della linearità dell’incanto, per la forma e lo stile dei versi.

Importante è sottolineare il valore programmatico del titolo del libro che è molto chiaro e che sottolinea il desiderio consapevole, l’intenzione del poeta di giungere all’essenza delle cose della vita e del suo senso.

E la vita stessa che è il Mondo per essere compresa deve essere privata dal velo delle apparenze per arrivare tramite la conoscenza alla verità o almeno per giungere oltre il limite in prossimità della verità stessa di tutte le cose.

Rispetto a questo viene in mente il termine coniato da Schopenhauer Velo di Maya che è per il filosofo tedesco l’illusione metafisica che nasconde la vera essenza del Mondo, facendoci percepire la realtà come rappresentazione. Velo che deve essere squarciato per un produttivo esercizio di conoscenza destinato a comprendere meglio i fenomeni.

Tuttavia vi è una radicale differenza tra il poeta sardo e il filosofo nelle loro concezioni dell’esistere perché il primo crede in Dio e tale uscita religiosa nonostante il male e il dolore incontrovertibili gli apre un varco alla speranza nel credere che la felicità sia possibile, mentre il secondo era scettico riguardo all’idea di una divinità personale e la sua posizione filosofica si basava su una visione pessimistica della vita e dell’esistenza nella convinzione che la vita stessa è fondamentalmente sofferenza, come scrisse nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione..

La cifra distintiva della poetica di Ciboddo è quella di una vena neo lirica tout-court una poesia che tocca ogni situazione collettiva o personale come quella in cui scrive che Papa Francesco che un giorno sarà Santo in vita ha lodato un componimento poetico che Pasquale stesso gli ha dedicato.

La raccolta non è scandita e tutte le composizioni sono bene risolte e sono sottese ad un rigoroso controllo formale. Di fronte alla vanità della vita umana il poeta parla di guerre, malattie e odio tra gli uomini in una vita che dà scacco. Ma la vita è anche gioia e speranza come leggiamo in Ci salverà: «Dio ci ha messi alla prova/ ma, alla fine, si ricorderà di noi,/ ci salverà/ e ci riempirà di gioia/ in paradisi lontani/ pieni di splendore/ e della sua Santa Gloria».

In Resta magico leggiamo: «Il cielo resta magico/ di notte./ Incanta e affascina/ trapunto com’è di/ miriadi di stelle/ l’attento osservatore./ Però non si è mai saputo/ se esiste la vita/ simile e diversa/ dalla nostra./ Ogni pianeta/ è a sé./ E nessun mortale/ può svelare/ i misteri/ di Dio creatore».

Quindi nel suo messaggio in bottiglia nel discorso complessivo di Ciboddo emerge la possibilità che diviene certezza che la gioia può essere raggiunta dall’essere umano anche in una dimensione immanente e ciò è possibile proprio perché in quanto esseri creati da Dio siamo infiniti e siamo sulla terra solo di passaggio e perciò possiamo essere lieti di esserci anche in questo transito.

Raffaele Piazza  

 

         

Pasquale Ciboddo, Oltre il velo del mondo, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 86, isbn 979-12-81351-53-0, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Angela Ragozzino, "C'è ancora speranza"

16 Luglio 2025 , Scritto da Raffaelel Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia, #fotografia

 

 

 

 

Angela Ragozzino

C’è ancora speranza

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Ha pubblicato numerose raccolte di poesie tra le quali Essere nel tempo (2018), Il colore dei ricordi. Poesie e immagini 2022), Voci d’anima, d’arte e di natura (2023).

Se per San Paolo La Fede è la certezza della Speranza e San Giovanni Paolo II ha scritto tra i suoi libri un volume intitolato Varcare la soglia della speranza e se in alcuni componimenti della raccolta sono nominate il Padre, la Fede stessa, la Divina Pietà e gli Angeli, si comprende che alle radici dell’ispirazione della Ragazzino ci sia un sostrato religioso, una matrice cattolica che diviene la base per i sentimenti che animano le sue tematiche tradotte in versi.  come l’amore per la natura e l’amore per il padre e per la persona amata.

Del resto la fiducia nella Provvidenza e nella Speranza stessa è un cardine incontrovertibile per la forma mentis di un vero cristiano. Inoltre si deve ricordare che anche Giovanni Paolo II è stato un eccellente poeta come anche il sacerdote David Maria Turoldo e lo stesso Mario Luzi, candidato al Nobel per la poesia, era cattolico.

Il volume C’è ancora speranza, pubblicato da Guido Miano Editore, 2025, presenta un’esauriente e acuta prefazione di Michele Miano centrata e ricca di acribia. In questo libro ci sono anche delle foto spettacolari abbinate alle poesie che accrescono il piacere dell’immersione nelle pagine del testo.

La silloge non è scandita e se la poesia, come diceva Goethe, è sempre d’occasione, non è un caso che la poesia della Ragozzino a volte abbia per argomento la sua professione di medico-rianimatore nel suo interagire con colleghi medici e infermieri dell’ospedale nel quale lavora.

Per avvalorare quanto suddetto si cita la poesia Agli angeli della notte che non a caso è la prima che apre la raccolta ed è dedicata al Personale della Rianimazione della clinica dove la poetessa svolge la sua attività, i cui rappresentanti sono denominati come angeli metaforicamente proprio per il tipo di attività umanitaria che svolgono.

Leggiamo l’incipit di Agli angeli della notte: «A chi lotta per la vita/ Altrui/ A chi piange/ Destino/ A chi prega per un fratello/ che muore/ A chi nella notte veglia/ tra luci ed ombre/ A chi ha Fede e spera/ nella Divina Pietà…».

Per un’analisi compiuta e composita del volume è doveroso soffermarsi anche sulle fotografie in esso contenute alcune delle quali riproducono dipinti e sculture di vari autori per cui, per i rapporti osmotici tra poesia e arte, il lavoro in toto può essere considerato un ipertesto; inoltre alcune delle foto inserite nel volume riproducono paesaggi di grande suggestione e si possono definire tout-court fotografie artistiche e c’è da mettere in rilievo che già in opere precedenti Angela aveva realizzato simili commistioni di linee di codice.

Il testo non è scandito in sezioni e l’ispirazione che anche in questa prova connota il poiein della Ragozzino è tout-court di matrice neo-lirica.

In Profumi d’autunno leggiamo: «Cadono le foglie/ partono le rondini/ per lidi lontani/ S’alza la prima nebbia/ sui campi arati,/ si prepara la vigna alla vendemmia/ I verdi teli distesi sotto gli olivi/ raccolgono i frutti maturi…». Qui nella linearità dell’incanto s’invera il tema della natura nella descrizione mirabile di una campagna idilliaca.

Raffaele Piazza   

      

      

Angela Ragozzino, C’è ancora speranza, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-63-9.

 

              

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Angela Ragozzino, "C'è ancora speranza"

23 Giugno 2025 , Scritto da Michele Miano Con tag #michele miano, #recensioni, #poesia, #fotografia, #arte, #pittura

 

 

 

 

C’è ancora speranza

 Angela Ragozzino

con immagini fotografiche e d’arte di Enrico Raimondo, Benedetto Scaravilli, Franca Maschio, Fabio Recchia, Giovanni Conservo, Gustavo Delugan

 Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

L’arte e la poesia sono due linguaggi paralleli, due forme espressive che, pur percorrendo strade diverse, si incontrano nel tentativo di dare voce all’indicibile. Entrambe cercano di svelare l’essenza della vita e il mistero che si cela dietro l’apparente semplicità dell’esistenza. Il senso e il mistero della vita è un enigma che l’uomo ha cercato di decifrare attraverso ogni forma d’arte. La poesia distilla emozioni, raccoglie attimi e li trasforma in parole che respirano, mentre l’arte figurativa cattura il visibile per rivelare l’invisibile. Le due arti si sostengono a vicenda: la parola suggerisce forme e colori, l’immagine evoca versi e ritmi. È in questo dialogo ininterrotto che si manifesta il desiderio di comprendere la nostra presenza nel mondo, di lasciare un segno nella trama mutevole del tempo.

La poesia di Angela Ragozzino e le arti figurative di Enrico Raimondo (fotografo), Benedetto Scaravilli (fotografo), Giovanni Conservo (scultore), Fabio Recchia (pittore), Franca Maschio (pittrice), Gustavo Delugan (scultore) si incontrano in C’è ancora speranza per raccontare l’intreccio tra interiorità e mondo esterno, tra emozione e rappresentazione, tra il visibile e l’indicibile. Angela Ragozzino in prima linea come medico rianimatore e poi come sensibile poetessa ci svela alcuni risvolti di questa ricerca. Ci sono alcuni che questa ricerca la vivono ogni giorno non solo attraverso le parole e le immagini, ma nel cuore stesso dell’esistenza umana: i medici, e in particolare i rianimatori, coloro che combattono incessantemente contro il limite ultimo, la fine della vita. Il medico rianimatore non è solo un professionista della cura, ma un custode di speranza, un tramite tra l’essere e il non-essere, tra la fragilità umana e il miracolo della sopravvivenza. Nel suo lavoro si concentra la tensione tra scienza e destino, tra la razionalità e l’imprevedibilità dell’esistenza.

C’è un parallelismo tra il mestiere di medico e quello di scrittore: entrambi osservano la vita nelle sue profondità più crude, ne studiano le oscillazioni, ne accolgono le contraddizioni. Lo scrittore, come il medico, cerca di dare senso al dolore, alla bellezza, alla resilienza umana. Il medico rianimatore affronta il dramma della vita e della morte con la stessa intensità con cui un poeta scrive sull’amore, sulla speranza e a volte sulle sconfitte.

Nel sacrificio di chi dedica la propria vita alla salvezza degli altri c’è un atto profondamente artistico: l’abbandono di sé per il bene dell’altro, l’accettazione del rischio, la consapevolezza che ogni gesto può fare la differenza tra la vita e la morte. E questo Angela Ragozzino lo sa bene.

In Angeli delle Notte, dolcissima lirica dedicata ai colleghi del Reparto di rianimazione, la poetessa ricorda il duro lavoro del personale medico: «…A Voi Angeli della Notte/ che sempre/ la speranza date/a chi più non ne ha/ e un sorriso donate/ a chi sorridere/ più non sa…». Significativa poi la straziante lirica la Stanza chiusa: «…Il silenzio cala/ e imprigiona le ore./ Aspetto che passi/ il tempo/ e mi riporti/ la tua voce/ la tua risata/ il tuo cuore…» che ricorda Nicola Della Vedova direttore del Reparto rianimazione scomparso e alla cui memoria la presente silloge è dedicata. Ma «…La vita continua/ tutto procede/ come avresti voluto,/ come se tu fossi/ con noi… /e lo sei!!!.».

La perdita di un collega non è solo l’assenza di una presenza sul posto di lavoro, ma la mancanza di una relazione vissuta tra conversazioni quotidiane, esperienze condivise e complicità professionale. L’affetto per un collega che non c’è più è una forma di rispetto che si tramuta in memoria, un’eredità che resta nelle abitudini, nei consigli scambiati, negli aneddoti che si continuano a raccontare. È una nostalgia che prende vita ogni volta che un momento lavorativo richiama il suo contributo, ogni volta che un gesto o un’idea sembrano ancora portare la sua firma.

L’incontro tra parola e immagine, vuole rendere omaggio anche a quel senso di infinito che si cela non solo nella natura e nella bellezza, ma anche nel cuore di chi sceglie di donare sé stesso agli altri. Che queste pagine siano un tributo alla meraviglia, alla missione umana, e alla forza di coloro che ogni giorno lottano perché la luce non si spenga, perché ci sia ancora un barlume di speranza nell’Umanità.

Altro tema ricorrente in questo viaggio poetico e figurativo è lo stupore della natura che spesso diventa una fonte inesauribile di ispirazione artistica per Angela Ragozzino. La luce che accarezza un paesaggio, il vento che sfiora le fronde, l’eco di un mare distante, tutti questi elementi parlano agli artisti e ai poeti, che li trasformano in opere capaci di restituire l’emozione primordiale del meravigliarsi. La natura è una tela infinita su cui la vita disegna i suoi mutamenti, e attraverso il filtro dell’arte, ci insegna a guardarla con occhi nuovi, a riscoprire la bellezza nel più piccolo dettaglio. La natura è da sempre una delle muse più potenti per l’arte, capace di suscitare emozioni profonde e stimolare la creatività in modi imprevedibili.

La natura offre forme, colori e ritmi che hanno guidato la mano di pittori, poeti, scultori e musicisti per secoli. Le linee morbide delle nuvole blu, il movimento delle onde, la trama intricata delle foglie, la pioggia, il colore di un tramonto, ogni dettaglio è una lezione di estetica, una fonte di armonia che l’artista assorbe e rielabora. Si leggano i versi della lirica E vado incontro alla notte che si allinea perfettamente all’omonimo scatto fotografico di Benedetto Scaravilli: «Lunga è la via/ al calar della sera./ Scende il sole oltre il monte/ e tutto si tinge di rosso./ …E vado incontro alla notte./ Ripenso al giorno/ appena trascorso/ tra mille ambasce/ ed incertezze…».

Il contatto con la natura risveglia i sensi e genera stati d’animo che si traducono in espressione artistica. La tranquillità di un bosco, la vastità del mare, la forza di un temporale possono evocare malinconia, gioia, introspezione, diventando materia per la creazione artistica. Tramite le meraviglie della natura Angela Ragozzino indaga il senso della vita e la condizione umana. La ciclicità delle stagioni, la caducità di un fiore, l’immensità del cielo notturno sono metafore potenti che portano alla riflessione e alla ricerca del significato dell’esistenza e alla contemplazione del Miracolo delle natura come recita una sua lirica: «…Spunta il sole,/ una tiepida brezza/ l’accompagna./ Solca il cielo azzurro/ punteggiato/ di bianche nuvole/ che gli fan da corteo…» in perfetta simbiosi con Le Nuvole Blu del fotografo Benedetto Scaravilli e il Prato di margherite di Enrico Raimondo.

Come le onde si infrangono sulla riva e poi si ritirano nell’immenso respiro del mare, così la parola poetica e il segno artistico oscillano tra l’intimo e l’universale, tra il finito e l’infinito. La natura si manifesta nelle sue meraviglie - una montagna che sfiora il cielo, una foresta che si perde nell’orizzonte, il riflesso di una notte stellata sul silenzio - e lo scrittore, nel contemplarle, percepisce il proprio essere come parte di quel tutto, come frammento di un infinito che lo avvolge e lo nutre: «…La natura si produce/ in mille doni, colorata/ di note dolci e cangianti…» (Aria di Ferragosto). L’arte figurativa e la poesia diventano quindi strumenti di esplorazione, specchi di un’interiorità che, come la natura, è vasta e insondabile. Il pennello che traccia un cielo senza fine, il verso che evoca il battito eterno delle stagioni: ogni opera è un varco, un tentativo di dialogo con quel senso di grandezza che ci abita e ci sfida. L’infinito, nella sua essenza, non è solo ciò che è irraggiungibile, ma anche ciò che vive dentro di noi, nelle domande che ci poniamo, nelle emozioni che ci sovrastano, nei sogni che non hanno confini. È un viaggio tra le parole e le immagini, una ricerca di quel momento sospeso in cui l’arte riesce a tradurre l’infinito in un attimo di pura comprensione. Che sia un invito a lasciarsi attraversare dalla meraviglia, a osservare il mondo e sentirsi parte di esso, senza barriere, senza tempo.

Questo libro nasce dall’incontro tra parola e immagine, tra intuizione e rappresentazione, tra l’interrogativo sulla vita e la contemplazione del mondo. Un invito a cercare, a osservare, a sentire perché, in fondo, è proprio nello stupore che si cela la risposta più autentica al senso dell’esistenza. Nel dialogo silenzioso tra poesia e arte figurativa si svela un mondo di parallelismi e corrispondenze, in cui ogni forma espressiva risponde all’altra in un delicato gioco di riflessi. Laddove la poesia scolpisce l’invisibile con il potere delle parole, l’arte figurativa lo traduce in segni e colori, tracciando visioni che parlano senza bisogno di voce. C’è ancora speranza nasce dal desiderio di esplorare le sottili connessioni tra queste due arti, indagando come l’una possa nutrirsi dell’altra in un continuo scambio di suggestioni. Le parole diventano pennellate di emozioni, le immagini si trasformano in versi silenziosi; come diceva Orazio nell’Opera Ars poetica «La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca». Nel viaggio che si compie tra queste pagine, l’arte e la poesia non sono separate, ma si intrecciano in un dialogo ininterrotto. L’incontro tra le due discipline crea uno spazio di risonanza, dove il linguaggio poetico suggerisce forme e colori, mentre le immagini evocano ritmi e sentimenti. Un invito a vedere le arti non come mondi distinti, ma come percorsi paralleli che si arricchiscono a vicenda, in un’armonia senza confini.

Altro tema trattato dall’autrice è l’amore, nelle sue molteplici forme, è il filo invisibile che lega le esistenze, un sentimento che si manifesta con sfumature diverse a seconda dei legami che intrecciamo nella vita. L’amore filiale, il sentimento per il padre: l’amore per il padre è una costruzione che si modella nel tempo, tra gesti silenziosi, protezione, insegnamenti e comprensione. È un affetto che può essere fatto di gratitudine, di ricerca, a volte di conflitti che si trasformano in rispetto. La figura paterna porta con sé il peso delle aspettative e la dolcezza di un riferimento che spesso si comprende pienamente solo col tempo. L’amore per il padre è una continua scoperta, una riscoperta nel riflesso dei suoi gesti nei nostri, una voce che continua a esistere dentro di noi, anche quando il tempo lo ha portato altrove. Si leggano i versi della lirica Al Mann dedicata al padre, dirigente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per certi aspetti descrivono un destino simile a quello del presente prefatore quando ricorda la figura paterna: «…Così ti rivedo/ al tavolo da lavoro/ immerso ed attento,/ fra colonne di numeri/ tutti in fila ed ordinati,/ come si usava/ nei vecchi registri/ ed io bimba, al tuo fianco…».

Questi sentimenti hanno un valore profondo: l’amore per il padre è radice e origine, l’affetto per un collega che non c’è più è un omaggio alla sua esistenza nel nostro cammino. Sono legami che sopravvivono al tempo, alimentati dal ricordo e dalla gratitudine. Nelle cronache letterarie si ricordano almeno Lettera al padre dello scrittore Franz Kafka: in questa lunga lettera mai consegnata, Kafka esprime il suo rapporto complesso con il padre, fatto di ammirazione e timore, raccontando le dinamiche familiari che hanno influenzato la sua vita e la sua scrittura. Ma anche Il mestiere di vivere di Cesare Pavese: nei suoi diari, Pavese affronta il tema del padre, in un dialogo interiore fatto di memorie e riflessioni che rivelano la profondità di questo legame.

Angela Ragozzino, in sintesi e come sempre, spalanca le porte della propria interiorità, offrendo al lettore il dono più prezioso: se stessa.

Il che non è poco.

Michele Miano

 

_______________________

 

L’AUTRICE

Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Dopo gli studi classici ha conseguito nel 1983 la laurea in Medicina e Chirurgia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Federico II” di Napoli, con specializzazione in Anestesia e Rianimazione. Dal 1991 ha esercitato la sua attività presso l’Azienda Ospedaliera di Caserta. È impegnata in attività sociali a scopo benefico e culturale; amante della musica classica, delle arti, e delle Cose Antiche, è legata alle origini, alla storia e alle tradizioni della sua terra. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Momenti d’Amore (2004); È sempre Natale (2021); Il colore dei ricordi. Poesie e immagini (2022), Voci d’anima, d’arte e di natura. Poesie e immagini (2023). L’attività letteraria di Angela Ragozzino è recensita da Enzo Concardi e Mario Santoro rispettivamente nel n°12 di Alcyone 2000 - Quaderni di poesia e di studi letterari, Guido Miano Editore, Milano 2019, e nel quarto volume dell’opera Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, ivi, 2020.

 

Angela Ragozzino, C’è ancora speranza, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-63-9.

 

 

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Gordiano Lupi e Francesco Viegi, "La grande bellezza"

8 Novembre 2024 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #gordiano lupi, #recensioni, #fotografia

 

 

 

 

La Grande Bellezza

Gordiano Lupi e Francesco Viegi

Edizioni Il Foglio, 2024

15,00

 

 

Un libro di contrasti, questo ultimo testo a firma Gordiano Lupi e Francesco Viegi, fatto dei bei – e romantico-decadenti – testi di Lupi e delle ottime fotografie di Viegi.

Gordiano Lupi lo conosciamo: al di là di qualche incursione nel giallo, nell’invettiva o nel romanzo, è il cantore di Piombino. Parla della sua città com’è adesso e com’era nel ricordo. Memorie personali, forse distorte dall’acuta nostalgia che, col passare degli anni, si fa più amara, venata di sconfitta e di rassegnazione. Piombino non è sfondo ma è sostanza: archeologia industriale, polvere d’acciaio che arrossa il cielo in finti tramonti, agavi spinose e tamerici piegate dal vento, voli di gabbiani che hanno la traiettoria di ciò che non sarà mai più. Come si sa, la memoria rende incantevole anche quello che era quotidiano e finanche doloroso, stemperando e addolcendo.  La “sostanza” è in fin dei conti la ricerca di se stessi, di ciò che non abbiamo trovato perché è andato perso, perché c’era già e non lo sapevamo, oppure perché è solo uno scherzo della memoria.

Le foto di Viegi collegano la Piombino che è a quella che sarà, ritraendo fiorenti ragazze in abiti succinti, le quali dovrebbero simboleggiare il futuro, ma anche la “grande bellezza” nascosta nel paesaggio marino e vetero-industriale della città toscana. Le ragazze contrastano con questo vecchio mondo, logoro ma pieno di significato, di persone morte, di voci, gesti e pregnante passato, loro che sono fresche e audaci, proiettate verso il futuro, avvolte da una naturale malizia e da una forse non troppo innocente sensualità.

Questo contrasto fra i ritratti di Viegi e la Piombino di Lupi ha senz’altro una sua ragione di essere ma io, da affezionata lettrice dei libri di Lupi, li preferisco fatti solo delle sue parole, della sua prosa così vicina alla poesia di cui è cultore, preferisco il fico degli ottentotti e i campetti sterrati dove i bimbi calciavano un pallone, i canneti, lo stadio Magona e la spiaggia di Salivoli, ai tacchi a spillo e alle cascate di riccioli mori.  Preferisco, insomma, la voce che canta all’occhio che vede, anche quando, oggettivamente, vede la bellezza.

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#immaginieparole : "Soffioni" e "Fiordalisi e papaveri"

8 Giugno 2023 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #poesia, #walter fest, #arte, #fotografia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

 

 

 

 

Soffioni

 

Impalpabili infiorescenze di sambuco

soavi di luce e di bellezza fragili,

anche a voi la vita sfugge

s’incrina la bianca filigrana

in vite altre, piccoli semi in sboccio

nell’aria a fil di vento

sbirichinando nevicano 

negli angoli riposti della via

senza più pensiero del domani.

Non rimarrà di voi che un sogno

inseguito dallo sguardo languido

e scabro lo stelo in terra.

 

 

 

Fiordalisi e papaveri

 

Torneranno i campi di grano a sussurrare,

a litigare fiordalisi e papaveri

per uno sbocco d’aria

tra le spighe arse dal sole di luglio

e i piedi a spaccare le dita sulle zolle aride

nei campi distesi sotto la bella Dormiente

La fiamma di rosso al tramonto

il campanile avvolge da lontano

le cime con esso gareggiano

già nascoste dalla tenebra lenta.

Insonne la notte al caldo trafitto

da grilli e cicale, gracida il rospo

e la rana nel rigagnolo verde

di acqua e di bianche ninfee.

Un gufo gli occhi spalanca  

guardiano del faro notturno  

alla luna che in cielo

argentea più delle stelle.

 

 

Immagine di Walter Fest, poesie di Adriana Pedicini

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#immaginieparole : Tempo inutile

31 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #fotografia, #poesia, #poli patrizia

#immaginieparole : Tempo inutile

Tempo inutile

 

Bambole

immobili

sguardo fisso

occhi incollati

fila di mummie

in cripte di cartone rosa

conigli neri di Pinocchio.

Ora su tutto

le luci dell’ikea

alogene

livide

ferme come cuori fermi

come anime serrate

 e bocche cucite.

Non è più la foto

non sono gli oggetti

ma uguale il muso di topo sperso

la montatura delle lenti

anche in mezzo a tutta questa carta bianca

in mezzo ai rotoli

ai pacchi

sei tu

come allora

senza speranza

e senza più gioventù.

Ogni fiocco, ogni stella, ogni candela

ti dice quanto tempo è passato

inutile.

 

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Raccogliendo pioggia

30 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #fotografia, #arte, #poesia, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

Raccogliendo pioggia

 

La fontana zampilla

il beagle tira il guinzaglio

sotto la panca ghiaccia

di piazzale Michelangelo

dove i coreani fotografano

 la cupola di Brunelleschi

e l’urne de forti a Santa Croce

Non c’è altro

solo questo

Ma non vuoi andare

non vuoi lasciare

il pullman che arriva e riparte

l’aria umida

le ginestre

neppure la carta, la lattina, lo sterpo

nero e secco

 il sole che continuerà a sgelare, a ripulire.

Quando anche un tremito freddo

ti scalderebbe

e persino il dolore

sarebbe meglio di niente

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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#immaginieparole : Monito

24 Maggio 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #walter fest, #arte, #fotografia, #poesia, #vignette e illustrazioni, #poli patrizia

Immagine di Walter Fest

Immagine di Walter Fest

                              

 

 

Monito

 

Sul frontespizio

una dedica

proprio il giorno che ho conosciuto l’amore

le lucciole e il buio

il profumo della notte

i corpi nudi nel bosco

il vapore del vetro

che appannava

 

 

Ora solo uno sfogo

un rifugio

un brivido gentile

una stella di ghiaccio

perché siamo quello che siamo

e si sogna

 

Cerco in me la forza

per non essere chi

alla fine rinuncia

e si porta dietro

il peso

di colpe non sue

 

Ascolto

leggo

il cuore naviga

vola su un altro pianeta

 

Tornerò a casa

ferita

umiliata.

soffrendo

crescerò

in silenzio.

 

 

Immagine di Walter Fest, poesia di Patrizia Poli

 

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Angela Ragozzino, "Voci d'anima, d'arte e di natura"

13 Maggio 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #fotografia

 

 

 

 

 

VOCI D’ANIMA, D’ARTE E DI NATURA di ANGELA RAGOZZINO

 

 

Voci d’anima, d’arte e di natura”, di Angela Ragozzino; illustrato con immagini fotografiche e d’arte di Enrico Raimondo, Benedetto Scaravilli, Franca Maschio, Fabio Recchia e Giovanni Conservo; prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Parallelismo delle Arti”, Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

Questa pubblicazione della poetessa casertana Angela Ragozzino s’inserisce nella collana Parallelismo delle Arti, ideata e divulgata dalla Casa Editrice milanese Guido Miano: le finalità sono illustrate nelle pagine introduttive, con l’auspicio che il dialogo e la collaborazione tra artisti di ogni disciplina si sviluppi in modo fecondo. Infatti anche quest’opera, come le altre che l’hanno preceduta, è costituita da una parte poetica a libera ispirazione, nella quale l’autrice esprime se stessa e tratta le tematiche a lei più congeniali: vi troviamo un gruppo di liriche che cantano la natura, l’amore, la memoria della giovinezza; che invitano a riflessioni esistenziali ed altre ancora che s’inoltrano nei territori della spiritualità e della religiosità.

Un posto particolare nel cuore di Angela Ragozzino occupa poi quell’altro gruppo di poesie dedicate espressamente a persone care ed amate, di chiara impronta autobiografica e sentimentale. Infine l’estro della poetessa crea versi attraverso le contemplazioni, le interpretazioni, le suggestioni dettatele dalle immagini appartenenti alle arti figurative rappresentate nel libro, nella fattispecie pittura, fotografia e scultura.

Analizzando i testi di Voci d’anima, d’arte e di natura balza subito evidente agli occhi del critico, ma anche del lettore, la predisposizione, direi quasi congenita, dell’autrice a quel particolare aspetto poetico che viene solitamente denominato “lirismo della natura”: con varie tonalità, ambientazioni ed atmosfere gli elementi del pianeta, sia del micro che del macrocosmo, emergono come i protagonisti indiscussi delle sue composizioni. Intorno a tale nucleo - contenente immagini avvolgenti, suggestive, paesistiche, emozionanti, talvolta misteriose e oniriche - si dipanano a loro volta richiami e meditazioni personali, che costituiscono altrettante introspezioni sui vissuti e sui suoi contingenti stati d’animo. Possiamo così, letterariamente, considerare tali impostazioni simili agli idilli leopardiani - a loro volta una variante di quelli greci di genere bucolico - ovvero propositivi di una dialettica fra natura e filosofia, fra oggettività del paesaggio e soggettività psicologica.

Eccoci allora in una notte di luna tra chiarori e ombre, tra brezza e calura estiva: a lei ora i sogni appaiono illusioni ma, nel dolce silenzio notturno, si stempera l’aculeo della solitudine (L’abbraccio della notte). Immagini autunnali - foglie cadenti, nuvole tempestose - s’alternano ai suoi cupi pensieri, al grigiore della realtà: tuttavia attraversare le paludi della vita «…è l’unica via che porta / ad un’altra primavera», anche se in «solitaria / compagnia», ossimoro ad indicare la sua condizione esistenziale (Un’altra primavera). Mentre dopo la bufera la natura rinasce ai raggi del sole, non si placa l’inquietudine del suo animo (Giorni di pioggia). I dualismi, i chiaro-scuri, visitano anche i pensieri della poetessa: insieme al ‘tempus fugit’ - che le crea un senso di vuoto - e motivo principale della lirica Nel silenzio della sera, la sua anima trova pace nella quiete serotina. Accattivanti e delicate le immagini paesaggistiche della poesia Vento di marzo - quattro strofe con quattro anafore del titolo all’inizio di ogni sestina - ed il cuore sobbalza poiché «ancora anelo al caldo scirocco / ed al pesco in fiore». Simile è la lirica …E son tornate le lucciole, con inebrianti squarci di natura, richiamo lacerante della solitudine … ma appaiono «…piccole anime danzanti /…/ presenze evanescenti / bagliori di speranza, / luci nei miei sogni».

L’amore fa capolino in Quanto, ma nella dimensione dell’assenza: nei versi che seguono la penultima anafora di «quando» il peso della lontananza si fa sentire, troppo tempo senza un bacio, una carezza, una scintilla ed allora esplode nel finale il «quanto mi manchi». La nostalgia degli affetti familiari, per un Natale trascorso sola con la mamma, stimola un viaggio nella memoria, nel ricordo del bel tempo passato con zampogne e ciaramelle, il camino acceso, i nonni, il presepe… ma l’albero c’è ancora e questo - dice la poetessa - «… è il mio Natale in Famiglia / e si chiama Speranza» (Natale 2020… In Famiglia). La disanima di questa parte lirica si può certamente concludere con Il vento del nord, quattro strofe, quartine simboliche della resistenza della natura e degli uomini alle avversità: il vento gelido sferza la campagna, abbatte gli alberi, raggela la terra nella morsa dell’inverno; gli uomini lontani, isolati, nascosti, attendono «..che passi la paura / del nemico che uccide…», ma «… già la mimosa è fiorita, / che pieghi i suoi rami / alla furia del vento e forte, / resista!».

Diverse liriche dedicate appaiono nel libro. Una folata di vento è indirizzata A Rosaria; chi è non si sa, né quale sia il suo destino, si parla di ‘triste presagio’, di ‘un addio annunciato’, ma la strofa finale recita: «…La rosa antica fiorisce, / un fiore per Te / che nel vento vai / incontro alla Vita ...». Di ambivalente interpretazione. Il tuo sorriso, dopo una suggestiva scenografia naturale, s’insinua nei meandri della memoria per rivedere un volto negli sciami di stelle in cielo e con esso un sorriso: è «…Il Tuo Sorriso per me»; dedicata: A mio Fratello, onirica e accorata.  Vivido è anche il ricordo di una figura sacerdotale per cui prega, che regala pace nel cuore, che ha donato un ‘rosario’ (La tua voce… Il tuo sorriso…, dedicata A Padre Raimondo). Il Santo Patrono del paese viene portato in processione, sotto archi di luminarie, tra profumo d’incenso: è il Principe degli Angeli con le ali dorate e la spada sguainata (E così ti porto nel cuore scritta per San Michele Arcangelo). La nostalgia per un’amica dell’estate, in riva al mare, si riverbera nella poesia Amica di una vita, piena di sentimenti affettuosi per la piccola e dolce signora… A Onorina. Infine il ricordo riconoscente per Guido Miano, fondatore dell’omonima Casa Editrice, nasce sfogliando il libro Lamento dell’emigrante con la sua dedica e il pensiero rievoca i semi germogliati quaggiù in tanti anni di lavoro e passione dell’uomo di cultura (Un libro per amico).

Passiamo ora in rassegna le immagini con le quali si realizza il “Parallelismo delle Arti”. Iniziamo da quelle del fotografo casertano Benedetto Scaravilli e, dapprima, dobbiamo senz’altro citare lo scatto relativo alla statua di Luigi Vanvitelli, opera del 1879 dello scultore Onofrio Buccini (1825-1896), e l’omonima poesia encomiastica dedicata all’architetto della Reggia di Caserta: si celebra quest’anno nella città campana il 250° anniversario della sua morte. Gli altri abbinamenti con Scaravilli sono: Canne al vento (testo e fotografia), L’icona (foto) con All’icona lassù (testo), Il mare (foto) con Il ruggito del mare (testo).

L’altro fotografo presente è Enrico Raimondo, che vive a Capua: Tramonto d’autunno, Sogno perduto, L’interludio di primavera, Nuvole di ghiaccio, Il sentiero della luna. Entrambi gli artisti, con i loro scatti, evocano atmosfere di grande suggestione.

La pittura è rappresentata da Franca Maschio, vivente a Milano, con l’olio su tela Al ritorno dai campi e da Fabio Recchia - poeta e pittore di Levico Terme - con Notturno, colori spry su tela. Lo scultore di origini siciliane Giovanni Conservo (1935 - 2010) con le due opere Dalla finestra (bronzo) e Abbraccio (legno patinato) s’inserisce come esponente della scultura moderna, asciutta e simbolista. Abbiamo poi un bell’affresco - La Madonna del Carmelo - dipinto all’interno di una piccola cappella a Sant’Angelo in Formis, di autore ignoto, restaurato nel 2016 da Giovanna Grimaldi e fotografato da Angela Ragozzino, la quale, nell’accostare le sue poesie ad ognuna delle immagini presenti nel libro, ha talvolta mantenuto lo stesso titolo e talaltra lo ha leggermente modificato; ha assunto quale base le opere dei vari artisti, spunti dai quali successivamente sviluppare la sua scrittura sempre tra realtà naturalistiche, stati d’animo variamente colorati, evasioni oniriche, memorie e riflessioni sul senso della vita.

Enzo Concardi

 

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L’AUTRICE

Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Dopo gli studi classici ha conseguito nel 1983 la laurea in Medicina e Chirurgia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “Federico II” di Napoli, con specializzazione in Anestesia e Rianimazione. Dal 1991 ha esercitato la sua attività presso l’Azienda Ospedaliera di Caserta. È impegnata in attività sociali a scopo benefico e culturale; amante della musica classica, delle arti, e delle Cose Antiche, è legata alle origini, alla storia e alle tradizioni della sua terra. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Momenti d’Amore (2004); È sempre Natale (2021); Il colore dei ricordi. Poesie e immagini (2022). L’attività letteraria di Angela Ragozzino è recensita da Enzo Concardi e Mario Santoro rispettivamente nel n°12 di Alcyone 2000 - Quaderni di poesia e di studi letterari, Guido Miano Editore, Milano 2019, e nel quarto volume dell’opera Storia della Letteratura Italiana. Dal secondo Novecento ai giorni nostri, ivi, 2020.

 

Angela Ragozzino, Voci d’anima, d’arte e di natura, prefazione di Enzo Concardi; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-02-8.

 

Angela Ragozzino, "Voci d'anima, d'arte e di natura"Angela Ragozzino, "Voci d'anima, d'arte e di natura"
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Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni, "Amarcord Piombino"

7 Luglio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #luoghi da conoscere, #fotografia

 

 

 

 

Amarcord Piombino

Gordiano Lupi e Riccardo Marchionni

Edizioni Il Foglio, 2022

pp 238

15,00

 

 

Non dovrei trovare così attraente un libro che parla di una città non mia, che racconta dettagli poco importanti di una provincia lontana nel tempo. Ma se a scrivere di Piombino è il suo bardo, Gordiano Lupi, mi lascio di nuovo catturare. Chi è nato e vissuto per sempre nella stessa città conosce – come la conosce la sottoscritta – la sensazione che ogni angolo, ogni via, ogni fondaco, ogni panchina conservino memoria di fatti accaduti, di gente amata che ci ha lasciato, di prospettive che non si sono avverate, di ambizioni frustrate.

La Piombino di cui parla Lupi c’era e non c’è più, si è trasformata in qualcosa che, comunque, si fa voler bene lo stesso, che diventerà ricordo dolceamaro per le generazioni future. Una città di spiagge e acciaio, di tamerici salmastre e fuliggine, di gabbiani e archeologia industriale. Una città amata con nostalgia e strazio, con la potenza magica del tempo che tutto trasforma, che è selettivo, che rinnovella e ricrea, che contempla il bello e il brutto, il cielo pulito e la spazzatura sotto il marciapiede, le ideologie vissute solo come patetico ricordo. Se a trovare un tappo di bottiglia è un bambino che ci giocherà e che porterà quei momenti incisi nel cuore, persino la fugace visione di tale modesto oggetto crea un continuo, inafferrabile anelito insoddisfatto.

Vivere sarà soltanto questo desiderio inappagato di ritorno verso quel che non può tornare.” (pag 213)

Sono le eterne, ricorrenti tematiche di Lupi – che qui vengono supportate anche dalle tangibili, seppur evanescenti, fotografie di Riccardo Marchionni. Da Alla ricerca della Piombino perduta, attraverso Calcio e Acciaio, fino a questo Amarcord Piombino, è tutto un susseguirsi sempre più straziato e disilluso di velleitaria, sfinita e un po’ blasé nostalgia. Da un libro all’altro c’è come un arrendersi, un cedere il passo estenuati al nuovo che avanza, un capire che, se le cose stanno come stanno, in fondo è perché noi lo abbiamo voluto.

Conosco bene la mancanza d’un irraggiungibile romantico ideale, la bellezza trascendente di ciò che non sarà mai più, forse perché, in fondo, non è nemmeno stato davvero. Conosco il trasformare qualsiasi momento in gemma struggente purché lontano nel tempo. Cosa rimane a noi sessantenni se non ripercorrere il passato, sentire l’affievolirsi delle pulsioni, il venir meno del talento e dell’elan vital? Possiamo solo vivere ogni angolo delle nostre città, dei nostri mari, delle nostre periferie industriali accarezzandole con lo sguardo, ritrovandoci ciò che è stato e creando allo stesso tempo nuove future rappresentazioni per il tempo che sarà, se mai ci sarà concesso.

Struggente poesia, come sempre nei testi di Lupi, che ti trascina privo di meta da una pagina all’altra, affatato e dilaniato da una malinconia senza confini, una malinconia da bestia stanca che ormai si lecca le ferite.   

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