fotografia
OLTRE LE VISIONI di PAOLA DESIDERI

Eccomi amici lettori della signorasenzafiltri, eccomi a presentarvi una giovane artista romana che a breve esordirà nella sua esposizione personale intitolata "Oltre le visioni". Sto parlando della fotografa Paola Desideri.
La incontrerò e insieme parleremo di arte e di questa sua nuova esperienza.
Non può mancare uno dei miei mezzi di locomozione preferito, finora nessun artista se ne è lamentato, oddio, veramente Picasso a momenti mi stacca una maniglia, e Pollock si è scolata tutta la gazosa, comunque adesso, con la mia 500 colorata per l'occasione di rosso pesce rosso, andrò a prendere Paola Desideri.
- Ciao, Paola.
- Ciao, Walter, che bella questa 500 rossa pesce rosso!
- L'ho fatta per te, l'acqua sarà il nostro argomento protagonista di oggi, giusto? Apri quello sportellino, posso offrirti un gelato?
- Ehi, ma non manca niente qui dentro?
- Hai ragione e dopo scoprirai anche un altra sorpresa.
- Dove andiamo?
- Al laghetto dell'Eur.
- Ah, molto bene.
- Paola, non è casuale il perché andremo a parlare al laghetto ma sopratutto la scelta del giorno dell'inaugurazione della tua mostra. Il 17 giugno è la giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.
-Sì, Walter, è proprio così, il mio impegno e il mio lavoro sono indirizzati da un alto a mettere in risalto la bellezza dell'acqua, da un altro a focalizzare gli aspetti e l'importanza di un bene così prezioso.
- Le tue opere fotografiche sono di mille colori.
- Sì, è il mio modo allegro di raffigurare l'acqua, la gioia di un qualcosa di così bello e importante che non ne possiamo fare a meno.
- Eh, già, fortunatamente le organizzazioni mondiali, con le giornate come quella del 17 giugno, stanno monitorando il pianeta, non è facile frenare la stupidità umana e l'arte è una di quelle espressioni che hanno il dovere di rappresentare, appunto attraverso l'arte, il bello e lo sbagliato di ogni cosa, un linguaggio universale atto a migliorare la nostra vita e quella del pianeta. Il rischio di desertificazione e di siccità è sotto gli occhi di tutti.
- Grazie al tuo talento sei andata "Oltre le visioni".
- Non sono sola, mia compagna di avventura è la fedele macchina fotografica e tutte le persone che collaborano con me a questa idea.
- Gioco di squadra.
- Sì, è necessario, tutto il mondo deve fare squadra per il bene comune e io do il mio contributo fotografando l'acqua, cercando di far vedere quei colori impercettibili, quello che ci sfugge a causa dello stress quotidiano. I miei scatti sono realtà e fantasia da immaginare ad occhi aperti. Purtroppo siamo troppo attaccati con i piedi a terra e perdiamo di vista la necessità di preoccuparci del destino dell'acqua... Walter, ma dove stiamo andando?
- Andiamo con la 500 a fare un giretto sul laghetto.
- Ma non è una barca!
- Lo so, ma la fantasia non ha limiti, e poi, nel prossimo futuro, fiumi, laghi e mari saranno percorribili anche con un automobile, il progresso farà grossi passi avanti.
- Sei ottimista.
- Un po', vedrai che, nonostante tutto, l'umanità, anche grazie ad artisti come te, cambierà rotta salvaguardando la natura e questo pianeta resterà sempre il più bello della galassia... Sei pronta? Chiudi il tettino apribile altrimenti ci bagniamo.
Amici lettori, io e l'artista Paola Desideri vi salutiamo. Le rivolgiamo un bel in bocca al lupo per la sua mostra; siete tutti invitati, non mancate a "Oltre le visioni" ,domenica 17 giugno, giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.
Amici fedelissimi del blog che ama regalarvi cultura e colori, vi aspettiamo alla prossima intervista con nuovi artisti.
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Oltre le Visioni - Paola Desideri
Le visioni come intuizione della realtà attraverso l'occhio dell'artista, un attimo bloccato nello scatto fotografico, una percezione di sogno sublimato...
PREMIO COMBAT PRIZE 2017
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Si è conclusa sabato 15 luglio, nella meravigliosa cornice dorata della Sala degli Specchi del Museo Giovanni Fattori di Livorno, la ottava edizione del PREMIO COMBAT PRIZE 2017 decretando i vincitori di quest'anno.
La giuria composta da Andrea Bruciati, Elio Grazioli, Francesca Baboni, Lorenzo Balbi, Lorenzo Bruni, Stefano Taddei, Walter Guadagnini, ha scelto come vincitore della sezione Pittura Barbara De Vivi con l'opera “Medea” con la seguente motivazione: Per una ricerca che si nutre di una modalità pittorica potente, giocata sulla stratificazione e su reminiscenze oniriche e per una efficace rilettura contemporanea del mito classico. La tela è alimentata da una narrazione pregnante ed efficace, ricca di connessioni concettuali dettagliate che fa presagire interessanti potenzialità.
Menzione speciale della giuria a Francesca Chioato.
Per la sezione Fotografia la giuria ha decretato vincitore Karin Schmuck con l’opera Mothers I per
la capacità di affrontare un genere classico della fotografia, il ritratto familiare, rovesciando le attese del soggetto e dello spettatore, attraverso una peculiare scelta iconografica. Il rapporto tra le due figure è elaborato come incontro totalizzante di corpi, autentica fusione che esclude la riconoscibilità individuale legata alla rappresentazione del volto. Il fondo uniforme rafforza ulteriormente il rimando alla tradizione del genere anche in chiave di citazione pittorica.
Menzione speciale della giuria a Luca Gilli.
Per la sezione Grafica la giuria ha premiato Giorgia lo Faso con l’opera SAMSUNG GALAXY S4
per la capacità di riuscire a far convivere nelle sue immagini due temi distanti come quello del monocromo e quello della scrittura immediata dei messaggi lasciati nello spazio urbano da chi lo attraversa. Questa ricerca le ha permesso di approdare a soluzioni estetiche inedite perché indaga nuovi equilibri nella classica relazione tra fondo e soggetto, approdando ad nuovo campo di studio con cui rilegge la tecnica classica della grafica d'arte alla luce della comunicazione globale e delle piazze virtuali.
Menzione speciale della giuria a Massimiliano Galliani.
La giuria ha decretato vincitore per la sezione Scultura/Installazione Davide Sgambaro con l’opera “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”
per la capacità di indagare in maniera non scontata il medium installativo traslando il proprio corpo in una sorta di performance collettiva perfettamente inserita nello spazio. Immersiva risulta la capacità in cui il suo lavoro riesce a coinvolgere il pubblico, suscitando sensazioni di sorpresa, inquietudine e claustrofobia. Menzione speciale della giuria a Mauro Panichella.
Infine per la sezione Video la giuria ha assegnato il premio a Ana Devora con l’opera Marionetas. Constatando che
nella congiuntura attuale i processi educativi sono al centro di una ridefinizione del tessuto sociale, l’autrice, proponendo un’indagine sulle modalità tipiche di trasmissione di determinati valori, ne evidenzia e coglie l’insieme delle loro potenzialità per il futuro.
Menzione speciale della giuria a Irene Lupi.
Per quanto riguarda i premi speciali, il premio “Fattori Contemporaneo”, che consiste in una personale al Museo Fattori nella programmazione 2018, viene assegnato a Alberto Sinigaglia con la seguente motivazione:
Assodato che il rapporto tra realtà e finzione, tra documento e creazione è fondamentale nella costituzione del linguaggio fotografico, l’interesse dell’autore si concentra sulla ricerca delle fonti. Queste possono essere aggiunte o essere sostituite, attraverso un percorso nel quale il concetto stesso di verità viene posto in discussione. A partire da queste premesse, la realizzazione di un viaggio che è insieme riflessione sulla scienza, sull’immagine e sull’immaginario collettivo e si sviluppa tra fotografia, installazione ed editoria ha convinto la giuria a premiare l’opera.
In ultimo per il nuovo premio ART TRACKER, dove quattro artisti under 35 saranno inseriti nella programmazione eventi di LUCCA ART FAIR per un nuovo progetto curatoriale, i vincitori sono: Martina Brugnara, Chiara Campanile, Marco Groppi, Simone Monsi.
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The eighth edition of the PREMIO COMBAT PRIZE 2017 came to an end on Saturday, July 15, in the spectacular gilded setting of the Sala degli Specchi in the Museo Giovanni Fattori of Livorno, proclaiming the winners.
The jury — Andrea Bruciati, Elio Grazioli, Francesca Baboni, Lorenzo Balbi, Lorenzo Bruni, Stefano Taddei, Walter Guadagnini — has selected as the winner of the Painting section Barbara De Vivi with the work Medea. Motivation: for her explorations nurtured by powerful painting, with layerings and oniric recollections, and for an effective contemporary reinterpretation of classical myths. The canvas thrives upon incisive narration, laden with detailed conceptual connections that foreshadow interesting potential. Jury special mention: Francesca Chioato.
For the Photography section, the winner is Karin Schmuck with the work Mothers I, for her ability to face a classic photography genre—the family portrait—while challenging all expectations of the subject and the spectator, through a unique choice of iconography. The relationship between the two figures is elaborated like a totalizing encounter of bodies, an authentic union that excludes individuality related to portraying faces. The uniform backdrop further emphasizes the reference to this genre tradition even as regards painting.
Jury special mention: Luca Gilli.
For the Graphic Art section the jury awards Giorgia lo Faso for her work SAMSUNG GALAXY S4, for her ability to make two very dissimilar themes— such as the monochrome and instantaneous messages left in the city space by those who cross it— coexist in her images. This investigation has allowed her to formulate unique aesthetic solutions because she investigates new balances in the classic relationship between background and subject, exploring new fields of study with which she reconsiders the classic technique of graphic art in light of global communication and virtual squares.
Jury special mention: Massimiliano Galliani.
For the Sculpture/Installation section the jury awards Davide Sgambaro and Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno, for his ability to investigate, in a refreshing way, installation by turning his own body into a sort of collective performance perfectly part of the space. His work is able to engage the audience, arousing feelings of surprise, restlessness, and claustrophobia. Jury special mention: Mauro Panichella. Finally, the award for the Video section goes to Ana Devora for her work Marionetas. Aware that in today’s world, training and education processes play a key role in redefining society, the artist, offering to investigate the typical means of handing down determined values, highlights these and grasps their overall potential for the future. Jury special mention: Irene Lupi.
As far as special awards are concerned, the “Fattori Contemporaneo” prize, which consists in a solo exhibition at the Museo Fattori during the 2018 events program, is given to Alberto Sinigaglia for the following reason: Convinced that the relationship between reality and make-believe, between documenting and creating is fundamental in composing a language of photography, the artist is focused on investigating sources. These may be added or replaced, through a course where the very notion of truth is challenged. Starting from this premise, embarking on a trip that is both a reflection on science, on images, and on the collective imaginary and which unfolds through photography, installation, and publishing, has convinced the jury to award this work to him. Finally, for the new prize ART TRACKER, where four artists under 35 will be part of the LUCCA ART FAIR events for a new curating project, the winners are: Martina Brugnara, Chiara Campanile, Marco Groppi, Simone Monsi.
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Istantanee
Domenica delle Palme. Che si fa? Il tempo è splendido e, complice il primo giorno di ora legale, sembra che la giornata proprio non debba finire.
In giro, famigliole che spingono passeggini vuoti e stringono rami d’ulivo benedetto. I bambini, rigorosamente a piedi, cinque metri davanti ai genitori, si esibiscono in scatti degni di Mennea, giusto così, per testare la resistenza cardiaca di papà e mamma. I nonni al seguito urlacchiano e ondeggiano, cercando di afferrare quei diavoli, destinati a perpetuare la famiglia, prima che attraversino la strada congestionata dal traffico.
«Fermatevi, il semaforo è rosso!», sbraita scompostamente una signora di una certa età.
Macché, i nipotini si bloccano solo perché, accanto a loro, in attesa che scatti il verde, una bambina regge nella sinistra un cono sul quale svettano tre enormi palline frastagliate di coloratissimo gelato. A ogni secondo che passa, tutto quel ben di Dio sembra assumere un’inclinazione sempre più pericolosa. La nonna invita la nipotina a tenere il cono più dritto e le passa un cucchiaino di plastica. Scatta il verde. Chissà come andrà a finire.
All’incrocio, dieci metri più in là si è fermata un’ambulanza. È arrivata a sirene spiegate. C’è un uomo, seduto per terra, la schiena appoggiata al palo della luce. I soccorritori gli parlano. Lui si rialza infastidito e s’incammina, solo e ciondolante, nella direzione opposta da dove è venuta l’ambulanza. L’uomo gira l’angolo e scompare.
Più avanti, l’ingresso dello spazio espositivo. La curiosità prende il sopravvento e il passo rallenta, come per magia.
«Toh, guarda, c’è la mostra “Robert Capa in Italia, 1943 – 1944”. Settantotto immagini dell’Italia del Sud durante la guerra. Che facciamo? Entriamo a dare un’occhiata?»
Ma sì, che vuoi che sia. Ogni tanto, qualche sprazzo di cultura non fa male. E poi, vuoi mettere, domani in ufficio, raccontare ai colleghi che sei stato alla mostra di un fotografo ungherese che ha cambiato nome - «Perché Robert Capa non è il suo nome vero, e no, e no!», dirai, sicuro di te - e ha girato il mondo in lungo e in largo? E va bene che anche tu, fino a che non incollavi il naso al vetro dell’ingresso non sapevi nemmeno dell’esistenza di quel tizio, però, mica lo devi dire ai tuoi colleghi questo.
E poi, tutto sommato, una mostra fotografica la si può apprezzare anche se sai poco o niente di uno sconosciuto che per passione, e anche per mestiere, ha catturato momenti di quello che ora per noi è soltanto storia. Acqua passata, ti verrebbe da dire. Ma ti trattieni.
Davanti alla biglietteria c’è un po’ di coda. Un ragazzo si lamenta con la ragazza accanto a lui. Il biglietto d’ingresso costa esattamente la metà di quello che avrebbero speso in un locale non lontano da qui: «Risto-fusion cino-eurasiatico-oceanico. Formula “all you can eat”.», ci tiene a sottolineare enfatizzando la pronuncia inglese.
Con pochi Euro in più si sarebbero potuti rimpinzare fino al mal di pancia, altro che. Al termine del pranzo avrebbero persino ricevuto due birre omaggio. E invece no. Gli tocca la mostra.
«Che ci posso fare io se il prof ci ha consigliato di venirla a vedere? E poi così si accumulano più punti per l’esame, no?», gli risponde la sua amica, masticando rumorosamente una gomma americana. Universitari, dunque. «Annàmo bene!», penso io.
Finalmente staccano il biglietto e, dopo una rampa di scale, al primo piano, ecco il pannello che introduce il visitatore alle opere esposte. Una serie di fotografie, scattate dal 1943 al 1944 da Robert Capa, fotografo al seguito dell’esercito anglo-americano sbarcato in Italia. Immagini rigorosamente in bianco e nero. Con il passe-partout bianco che reca, in rilievo, colore sul colore, il nome svolazzante dell’autore. Chiaroscuri che sembrano voler scavalcare la cornice a tutti i costi, per prendere posto sui divanetti al centro della sala e iniziare a conversare con il pubblico.
Ma non si può. Perché nel primo spazio dedicato allo sbarco in Sicilia, una mamma si aggira zigzagando con il suo bimbetto - avrà sì e no un anno - che le trotterella accanto. Poi, di colpo, si blocca davanti a una serie di fotografie e lo prende in braccio, invitando la signora che lo accompagna (un’amica, una zia?) a farsi dare il cinque dal bambino.
«Sapessi come gli piace dare il cinque. Dài il cinque, dài, dài il cinque!» e il bambino, succhiottando il cucciotto si dimena, un po’ confuso. L’amica-zia ora si è messa a cantargli: «Batti batti le manine…»
Di Robert Capa manco l’ombra.
Seconda sala. Una donna si aggira chiedendo ad alta voce alla sua amica: «Dov’è la foto controversa? Dov’è? Non mi dire che non l’hanno esposta?», delusissima e contrariata, si dirige come un treno verso l’uscita.
La foto controversa. Quella del miliziano colto nel momento in cui viene colpito dal fuoco nemico. Scattata nel 1936. Durante la Guerra di Spagna. Da tempo oggetto di diatribe: è un fotomontaggio; il miliziano era in posa; non l’ha scattata Robert Capa…
Ma questa mostra espone le foto dell’Italia dal 1943 al 1944, non della Guerra Civile in Spagna.
Non esageriamo. Mica si vorrà studiare la storia per andare a una mostra che espone qualche foto inchiodata alla parete? Che approccio barboso e vetusto! Certo, ci fosse una “App” scaricabile sull’Iphone, magari un’occhiatina di tanto in tanto, tra una ricetta veloce e un consiglio da parte dell’avatar-personal trainer di bilanciamento corpo-mente… Ma così, così è da parrucconi! Pretendere che si sappia pure collocare immagini statiche in un contesto dinamico di “prima” e “dopo”.
Cerco di passare oltre.
Due giovani donne bloccano la visuale dei ritratti dei prigionieri di guerra tedeschi. Si stanno confidando. O meglio, una, quella con i capelli corti, parla come una mitraglietta dei suoi patimenti sentimentali.
«Sai, su WhatsApp io gli ho scritto come mai non si facesse vivo. Proprio così: “Perché non ti fai più vivo con me?” in modo che lo leggessero tutti.»
L’amica cerca di abbozzare, ma quella con i capelli corti non cede di un millimetro: «Perché sai, io i miei due anni di indipendenza mica me li gioco così, sai? E no, cara mia, ciascuno per la sua strada piuttosto, ma questi giochetti. Con me poi…»
Io inizio a rosicare. Come sempre, d’altronde, in queste occasioni. Rosico, rosico da matti, perché vorrei, in questo preciso istante, essere grande amica di Paolo Virzì o di Carlo Verdone. Poterli chiamare, subito, sui due piedi e dire loro, piena di entusiasmo: «Ho un soggetto meraviglioso per il tuo prossimo film! Ascolta qui…». Invece no.
(«Vedi di non montarti troppo la testa! Chi ti credi di essere?», starete pensando. Avete ragione, ma lasciatemi sognare per qualche secondo, non costa nulla…)
Più in là, una coppia di fidanzati fissa la foto di una camera operatoria in un ospedale da campo. I medici attorno al soldato ferito hanno facce serie, concentrate nell’emergenza. Vestono solo i pantaloni della divisa e i grembiuli operatori. Sotto quei rettangoli bianchi annodati con le fettucce, i torsi nudi e le schiene rivelano una magrezza bellica, da soldati ben nutriti e curati, certo, ma comunque al limite, dati i tempi.
«Che selvaggi! Guarda qui!», dice lei incredula, «Nemmeno i camici si mettevano. Ma come si fa?» e si allontana.
C’era la guerra, verrebbe da dirle. In un ospedale da campo arrivava di tutto. I medici operavano in condizioni d’urgenza proibitive. E non si potevano permettere il lusso di lavare anche le camicie e i camici operatori.
Non paga, la ragazza si avvicina a un’altra foto. Il funerale di alcuni liceali morti combattendo a fianco delle forze di resistenza napoletane. Le bare costruite alla bell’e meglio, inchiodate in modo precario e troppo piccole. I piedi dei giovani morti spuntano dal legno, fasciati. La ragazza scuote la testa. «Ma cos’è ‘sta roba?», chiede disgustata e se ne va.
Al termine del percorso, la sala raccolta e buia con il video delle più belle foto scattate in tutto il mondo da Robert Capa. Lo studente incontrato all’ingresso si accorge, con disappunto, che non c’è un solo posto libero.
«Adesso ci si deve pure mettere in fila per vedere il video!», sbuffa insofferente e inizia a chiacchierare con la ragazza che lo accompagna e un altro giovanotto che li ha raggiunti.
Un poco disturbano con la loro conversazione ad alta voce, ma nessuno dice niente. Così, tra brandelli di conversazione su Twitter, profilo Facebook e pettegolezzi (e meno male che non si sono scattati un selfie!), in sala scivolano chiaroscuri di una catena di storie del mondo.
L’universitario fa capolino di nuovo per capire se il video è al termine e se possono sperare di vederlo (ricordate il prof e i punti validi per l’esame?), proprio nel momento in cui i marines americani sbarcano in Normandia.
«Sono arrivati allo sbarco in Sicilia…», informa i suoi amici, «o in Normandia… insomma, tanto fa lo stesso. C’è il mare e quei cosi, lì, come si chiamano… ma sì dài…»
I suoi amici non capiscono.
«Ma dài, sì, quei cosi… quelle travi di ferro incrociate, quelle che inibiscono lo sbarco, che si usano anche per strada!»
La sua amica ride a crepapelle e ripete la definizione “inibitori di sbarchi”, manco fosse una barzelletta.
Il video scorre. E con lui uomini e donne in bianco e nero, assieme a Robert Capa dietro l’obiettivo.
Lo schermo sbiadisce. Si riaccende la luce. Dal pubblico in sala si alza un ragazzo che raggiunge gli universitari in attesa fuori.
«Ecco,», lo apostrofa il fan dei risto-fusion, «come si chiamano quelle travi di ferro incrociate che inibiscono gli sbarchi?»
Il suo interlocutore si concentra, prende fiato, gonfia il petto e da sotto la barba, con voce baritonale: «Croci di Sant’Andrea!», esclama sicuro con un (neanche tanto) malcelato rimprovero rivolto a quel poveretto che non sapeva come si chiamassero quegli aggeggi. I suoi amici ridacchiano per la brutta figura che ha appena rimediato il ragazzo. Non sapeva che si chiamano “Croci di Sant’Andrea!”… Ma come! Che ignorante!
Li sfioro per guadagnare l’uscita.
«Guardi che si chiamano “cavalli di Frisia”», mi verrebbe da dire loro.
Ma lascio perdere. A che serve? Anzi, niente niente rischio di sentirmi dire di farmi gli affari miei. Meglio preservare la salamoia nella quale siamo immersi, tutti gelosamente per conto nostro, senza spazio per le contaminazioni, senza possibili suggerimenti, senza aiutini, né giustificazioni.
Che poi, domani, al prof glielo si dice che si è stati alla mostra fotografica di Robert Capa (con tanto di esclamazione enfatica: «Eccezionale, prof, me-ra-vi-glio-sa!»), così ne tiene conto per i punti dell’esame.
Almeno quello, perché per il resto, quella mostra… sai che pizza! Molto meglio il risto-fusion cino-eurasiatico-oceanico con formula “all you can eat” e birre omaggio all’uscita.
Persino quello che aveva intenzione, il giorno dopo, di raccontare ai colleghi l’exploit culturale ci sta ripensando. Robert Capa, poveretto, perdere la vita a soli quarantun anni perché ha messo il piede su una mina antiuomo. Che sfiga! Anche se scattava foto non male, il tipo, persino senza Photoshop.
Però, domani ai colleghi in ufficio cosa racconterà? «Sono andato a vedere delle foto in bianco e nero»? Non erano state nemmeno ritoccate. Nemmeno un pochino. Questione di un click a casaccio e vai. Ma così son bravi tutti a fare foto.
…Se qualcuno tra voi avesse i recapiti di Paolo Virzì o Carlo Verdone, me li potrebbe fornire…?
Didascalia:
Sicilia – 1943, fotografia di Robert Capa (1913 – 1954)
San Galgano
La Toscana, ricca di luoghi indimenticabili. Uno di questi è San Galgano in provincia di Siena. La pregevole articolazione delle masse murarie si unisce all’eleganza delle linee architettoniche, che sembrano, per l’assenza del tetto, protendersi verso il cielo. Nel cortile dell’Abbazia c’è la Sala Capitolare, luogo di riunione della comunità. Poche centinaia di metri la distanziano dalla Cappella di Montesiepi, una piccola chiesa dove è custodita la Spada nella Roccia.
Patrizia Puccinelli
Immagini ed emozioni dei lettori: Adriana Pedicini
Foto di Adriana Pedicini
Cara Adriana, innanzitutto grazie per aver mandato le tue immagini. Vediamo subito come le ho percepite e cosa c’è di buono o no.
La Forza delle radici: Sicuramente l’albero è molto grande e tu volevi trasmetterci la sensazione che hai avuto osservandolo, però sei andata un po’ troppo vicina e non capisco bene se sono radici o rami, probabilmente se stavi un pochino più aperta, (più lontana o con meno zoom) riuscivo anch’io a comprendere meglio la maestosità di questo albero; in più il flash in automatico ha cancellato la suggestione che i tuoi occhi hanno così tanto apprezzato, mi spiace, sono sicurissima che era un bellissimo albero ma purtroppo non riesco a trovare quella forza che tu hai cercato di condividere.
Albero secolare: Ecco, questa immagine si che rende l’idea!!!! Bella anche la via di fuga a destra dell’immagine che dà profondità, peccato che la troppa luce a sinistra catturi eccessivamente l’attenzione, però hai allargato il campo e questa sì che dà l’idea della potenza delle radici.
Agosto 2013: Qui hai fotografato in controluce una montagna all’orizzonte, purtroppo la foschia non ti ha aiutato, ma ad Agosto non è che si può chiedere l’aria tersa. Hai preso troppo fogliame alla sinistra che incupisce un po’, ti consiglio, nelle foto di paesaggio, di utilizzare sì, un particolare in primo piano che dà profondità, ma non in modo eccessivo perché altrimenti si prende tutta l’attenzione e non lascia spazio a ciò che volevi mettere in evidenza.
Fiori di campo: Questi fiorellini sono deliziosi, io li adoro! I cespugli fioriti incolti sono difficilissimi da fotografare, perché sono adorabili a vedersi, però, proprio perché sono incolti, sono sporchi di foglie secche e fiori appassiti e l’obbiettivo non è indulgente come i nostri occhi, vede e ripropone tutti i difetti! Penso che l’orizzonte così storto sia dovuto al fatto che volevi prendere più fiori possibili … A volte è meglio prenderne meno, ridurre il campo, ma cercare di trovare la parte più pulita della pianta, rende molto di più.
Arianna sulla catasta di legna: Arianna è una bellissima bambina, ma tu hai messo a fuoco la legna!
Panorama: Classica immagine che riportiamo a casa da una vacanza e vogliamo far capire in che posto meraviglioso siamo stati … Certo, il panorama naturale è molto bello, però non è stato reso il massimo, l’errore più comune che viene fatto nelle foto di panorama è che la macchina fotografica viene tenuta leggermente rivolta verso il basso e di conseguenza il primo piano risulta essere la strada che percorrevamo a discapito della vallata. Bisogna cercare di osservare meglio ciò che viene inquadrato, con un pochino di attenzione in più si hanno subito risultati.
Adriana non ti scoraggiare, tu continua a fotografare e cerca sempre di trasmettere le tue emozioni, qualche volta ci riuscirai non troppo bene, altre molto meglio, cerca di ascoltare il tuo cuore quando guardi dentro al mirino o schermo, sarai ripagata di tutti quei click che non ti hanno soddisfatta.
Immagini ed emozioni dei lettori: Luigina Monferini
Foto di Luigina Monferini – Lago di Massaciuccoli – Torre del Lago - Lucca
Cara Luigina, mi hai mandato le foto fatte con il tuo iPhone, dico subito che fare le foto con i cellulari, anche se di ottima qualità e con “tanti” mega non è la stessa cosa che fare le foto con una macchina fotografica e ti spiego subito perché: le lenti che sono su di un qualsiasi cellulare, anche se di ottima qualità, sono molto piccole per cui “assorbono” la luce. Infatti come le ingrandisci un pochino subito arriva il “rumore” dei pixel mancanti, converrai con me che sia il processore che il sensore di una anche piccola macchina fotografica sarà sempre maggiore di un cellulare. Detto questo, adesso vediamo le foto che mi hai inviato. J
Foto n.001 - Battello sul Lago: credo sia un’alba, i colori sono molto belli ed è ottimo il riflesso, la sensazione è bella, per quanto riguarda l’inquadratura avrei preferito che non ci fosse stata la poppa del secondo battello, ma non si può avere tutto.
Foto n. 002 – 003 – Silhouette: Nella prima c’è un po’ di confusione, troppo nero in basso, la seconda invece, la n. 003, anche se non è proprio una vera silhouette è molto meglio, dà la sensazione di profondità prodotta delle nuvole e dal personaggio un po’ arretrato a confronto del gruppo. L’inquadratura dal basso è buona e gli elementi di contorno non creano “confusione”.
Foto n. 004 – Sole fra le nuvole: l’attimo che hai colto è molto bello, peccato che non eri nel posto adatto… ma comunque hai colto l’istante, i raggi che filtrano sono belli, con il giusto taglio può dare più emozione.
Foto n. 005 – Lago con anatre: il paesaggio è molto bello, i riflessi meno spiccati dell’altra, ma sicuramente una bella immagine. La natura ci regala sempre delle scenografie inimitabili.
Foto n. 006 – Luna specchiata nel lago: L’idea è bellissima, purtroppo è il cellulare che non ha reso ciò che tu volevi regalarci, il riflesso è bello, ma in questo caso necessitava la presenza di un cavalletto e tempi di posa lunghi …..
Foto n. 007 – Fiori di pesco: questa immagine è bella, l’ora in cui l’hai fatta è la mia preferita, tutto si tinge di blu come in un sogno, non sembra nemmeno di essere al Lago di Massaciuccoli. L’inquadratura a mio avviso è perfetta e la luna piena che fa bella mostra si sé è molto bella. Questa immagine a me dà emozione, brava.
Patrizia Puccinelli
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