Aldo Dalla Vecchia, "Come ti cucino la tivù"
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Come ti cucino la tivù
Aldo Dalla Vecchia
Qubì Editore
pp 70
18,00
Peccato che Natale sia già passato, perché l’ultima chicca di Aldo Dalla Vecchia, Come ti cucino la tivù, è ideale come strenna. Un volumetto cartonato, patinato, a detta dello stesso autore “giocoso e leggero”, corredato da bellissime foto e ottima grafica, per un testo che unisce cucina e tv.
Nella prima parte, Aldo Dalla Vecchia, rinomato autore televisivo, fornisce un excursus su settant’anni di programmi del piccolo schermo che ruotano intorno alla preparazione dei cibi; nella seconda, presenta alcune ricette firmate da suoi amici, tutti personaggi conosciuti del jet set televisivo, accomunati dalla familiarità e convivialità con lo scrittore. Tra i nomi compaiono Duccio Forzano, Annamaria Bernardini De Pace, Tessa Gelisio ed Enza Sampò, solo per citarne alcuni.
La storia culinaria televisiva spazia dagli albori didascalici e pedagogici, dove Mario Soldati viaggiava per l’Italia mostrandone le peculiarità gastronomiche, agli influencer dell’epoca odierna, nella quale la televisione non è più fatta di uno, due, tre canali generalisti, non è più neanche composta dalle reti commerciali della seconda era, ma è un intersecarsi di web, social, pay tv, canali satellitari e piattaforme di streaming, in un moltiplicarsi – ma allo stesso tempo a mio avviso ridursi – di offerta.
Le ricette sono semplici e saporite, da gustare durante una cena fra amici – magari un gruppo di ascolto de L’isola dei famosi o di Sanremo – realizzate dallo chef Fabrizio Damiano Casali, fotografate e accompagnate dalla biografia di chi le condivide e da un consiglio di degustazione che le abbina, appunto, a un programma televisivo.
Il volume si conclude con una zuccherosa poesia della contessa Pinina Garavaglia.
Come sempre nel caso di Dalla Vecchia, i suoi libri sono un connubio fra informazione puntuale e leggerezza privata, fra documentazione storica e nostalgia dolceamara, ma sempre mantenendo un tocco glamour, frizzante, eppure classico e senza tempo. Li ho letti tutti, uno dopo l’altro, sfogliandoli ogni volta con interesse e tenerezza, sapendo che mi avrebbero insegnato qualcosa ma, soprattutto, si sarebbero fatti strada là dove sono custoditi i miei ricordi più preziosi.
Christian Testa, "Nel respiro del tempo"
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Nel respiro del tempo
Christian Testa
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Nel panorama poetico contemporaneo, Christian Testa si distingue per una voce autentica, capace di scavare con delicatezza e profondità nei recessi dell’interiorità umana. Dopo il volume Pensieri poetici nel tempo, edito da questa Casa editrice e già prefato dal sottoscritto, Testa torna con un nuovo volume che ne conferma la maturità espressiva e la coerenza tematica con Nel respiro del tempo.
Nel fluire incessante della vita, tra attimi di luce e ombre di pensiero, Christian Testa ci invita a sostare, a respirare, a sentire. Nel respiro del tempo è un viaggio poetico che attraversa l’esistenza con sguardo sincero e voce limpida, raccogliendo emozioni, riflessioni e immagini che si fanno versi.
Dopo Pensieri poetici nel tempo, Testa prosegue il suo cammino lirico con una raccolta che abbraccia la quotidianità e l’infinito, il concreto e il trascendente. Le sue poesie sono brevi, ma dense; semplici, ma mai superficiali. Ogni componimento è una scheggia di vissuto, un frammento di verità, un respiro che si posa sul foglio.
Nelle liriche Fiore, Grande albero e Antico carro, la natura diventa interlocutrice silenziosa, custode di bellezza e memoria. In Amore, Amicizia e Miei cari, l’autore esplora i legami affettivi con delicatezza e nostalgia, cercando nel sentimento una via per restare umani. In Tempo, Passato e Obiettivo, si avverte l’urgenza di comprendere il senso del vivere, il peso delle attese, la corsa contro l’inevitabile. In Santa Maria, Salita in cielo e Fine, la spiritualità si fa preghiera e riflessione, un dialogo aperto con il mistero e la fede. In Pancetta, Gattina e Dancing in the night, emerge l’ironia, il gioco, la leggerezza che bilancia il tono più meditativo della raccolta. In Nazione, Legge e Soldi, la poesia si fa civile, interrogando il presente e le sue contraddizioni con sguardo critico ma mai cinico. Testa scrive con una voce che non cerca artifici, ma autenticità. La sua metrica è libera, il linguaggio diretto, ma capace di evocare immagini vivide e universali. Ogni poesia è un respiro: a volte affannoso, a volte sereno, ma sempre vero. Nel respiro del tempo è un libro che si legge con il cuore aperto. È un invito a rallentare, a osservare, a ricordare. È un dono che Christian Testa fa al lettore, con la generosità di chi ha vissuto e ha scelto di condividere pensieri ancora umani in un tempo sempre più frenetico e disumanizzato.
In queste pagine, il lettore troverà versi che non cercano di compiacere, ma di rivelare. Ogni componimento è una tessera di un mosaico emotivo, dove il dolore, la speranza, la memoria e il desiderio si intrecciano in un dialogo silenzioso con il tempo e con l’essere.
La poesia di Testa è intimista ma mai chiusa in sé stessa. Pur partendo da esperienze personali, riesce a toccare corde universali, offrendo al lettore uno specchio in cui riconoscersi. Il suo linguaggio è limpido, ma non banale; la sua metrica è libera, ma sempre sorretta da un ritmo interiore che guida la lettura come un respiro profondo.
Christian Testa conferma la sua vocazione poetica: quella di dare voce all’indicibile, di trasformare il vissuto in arte, di cercare nella parola un rifugio e una rivelazione. È un viaggio che non pretende di offrire risposte, ma che invita a sostare, a sentire, a riflettere.
Chi ha apprezzato Pensieri poetici nel tempo troverà in questo nuovo volume una continuità tematica e stilistica, ma anche una crescita, una maggiore consapevolezza del potere evocativo della poesia. E chi si avvicina per la prima volta all’opera di Testa scoprirà un autore capace di parlare al cuore con sincerità e profondità. Ogni poesia è un respiro: a volte affannoso, a volte sereno, ma sempre vero. Nel respiro del tempo è un libro che si legge lentamente, come si ascolta una melodia che ci somiglia. È un invito a fermarsi, a guardare, a sentire. È un dono sincero, che ci ricorda che ogni giorno può essere poesia. In un tempo segnato da inquietudini, disillusioni e fragilità, la poesia di Christian Testa si propone come un balsamo per l’anima. Non pretende di risolvere i mali del mondo, ma li guarda in faccia, li nomina, li attraversa. E nel farlo, offre al lettore uno spazio di riflessione, di conforto, di resistenza.
La poesia, in queste pagine, diventa atto di cura. Cura del ricordo, della bellezza, della verità. È uno strumento umile ma potente, capace di restituire senso dove il senso sembra smarrito. È voce che si alza contro il rumore, gesto che si oppone all’indifferenza, parola che consola quando tutto tace.
Nel respiro del tempo non è solo una raccolta di versi: è un invito a credere che, nonostante tutto, l’umanità possa ancora salvarsi attraverso la tenerezza, la memoria, la spiritualità e l’ironia. È la testimonianza che la poesia, quando nasce dal cuore e parla al cuore, può essere un rifugio, una guida, una luce. In questo respiro condiviso, forse, possiamo ritrovare noi stessi. E per dirla alla Umberto Saba, che credeva nella vita perché credeva nella poesia, «d’ogni male mi guarisce un bel verso».
Michele Miano
Christian Testa, Nel respiro del tempo, pref. Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-78-3, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTORE
Christian Testa è nato a Pavia nel 1975 e vive a Villanterio; ha iniziato ad occuparsi di poesia nel 2014. Ha conseguito più di cento riconoscimenti letterari in concorsi di livelli nazionale e internazionale. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie in lingua italiana e in dialetto pavese. È inoltre autore di testi di canzoni per il liscio e per la musica leggera.
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Don Giovanni Mangiapane, "Omaggio a papa Francesco"
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Omaggio a Papa Francesco
Don Giovanni Mangiapane
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Questa pubblicazione di Don Giovanni Mangiapane - come si deduce dalla specificazione apposta sotto il titolo Omaggio a Papa Francesco - è scritta in lingua siciliana e tradotta in italiano: è noto che le traduzioni da altra lingua, soprattutto per la poesia, sono destinate a perdere in parte l’efficacia lirica e fonetica del testo originale. Nel caso del nostro autore siamo di fronte ad una scelta metrica rispettata per tutte le composizioni: strofe costituite da quartine con rima prevalente ab-cd. Anche quando l’abilità del traduttore riesce a conservare la rima in italiano, essa difficilmente mantiene i ritmi suggestivi e tipici del siciliano, in particolare con le desinenze caratteristiche in u precedute da una consonante. Se il lettore prova a confrontare la prima strofa della prima poesia del libro - «Vergini Maria, matri di Cristu/ e di cu abbrazza lu crucifissu./ Tu ca veni in aiutu a lu bisognu,/ anchi si nun ti chiama “iu ci sugnu”…» - con la sua traduzione - «Vergine Maria, Madre di Cristo/ e di chi abbraccia il Crocifisso./ Tu che vieni in aiuto a chi ha bisogno,/ anche se non ti chiama “di te ho bisogno”…», s’accorgerà della differenza insita nelle due versioni: ergo consigliamo al lettore stesso, anche se non avvezzo al siciliano, di procedere ad una lettura attenta della lingua isolana per apprezzarne le peculiarità contenute.
Fatte queste precisazioni formali ed estetiche circa il lessico del nostro autore, occorre addentrarci a prendere in considerazione il genere poetico dello stesso e il tipo di messaggio che gli sta a cuore. Il titolo non lascia dubbi: si tratta allo stesso tempo di poesia religiosa e didascalica, poiché Mangiapane dedica le sue liriche a Papa Francesco al fine di proporlo alla società e all’umanità intera come modello di testimone evangelico al quale accomuna le sue doti umane, che possono rendere credibile la presenza della Chiesa anche per chi non crede. Le sue quartine visitano in particolare il breve tempo di Bergoglio vissuto nella sofferenza a causa delle sue condizioni di salute prima, durante e dopo il ricovero ospedaliero, fino al termine della sua parabola terrena. Il sacerdote siciliano pone in primo piano anche l’ansia, la preoccupazione e l’attesa circa il decorrere della malattia, da parte dei fedeli, segno del rispetto, dell’attaccamento e dell’amore da loro sempre manifestato verso un Pontefice vicino alla gente, ai poveri, predicatore di pace e giustizia.
Uno spazio importante è lasciato anche alle poesie che invocano a Cristo e alla Vergine Maria l’intercessione per la salute di Francesco: in tali casi i testi si trasformano in preghiera – nella fattispecie preghiera di richiesta – con una spiccata accentuazione della dimensione verticale della fede.
L’analisi critica testuale più ravvicinata ci consentirà ora di scoprire anche altri aspetti dell’Omaggio a Papa Francesco. Vi troviamo, come già detto, l’invocazione alla Vergine Maria: «Considera la Chiesa: ha paura;/ la vita del Papa è appesa ad un filo./…/ A chi ti onora con amore speciale,/ donagli vera grazia eccezionale…» (24 febbraio 2025). Nella lirica successiva il poeta si rivolge a Cristo con un linguaggio diretto, ricordando l’opera che il Papa sta compiendo sulla Terra: «…Tu gli affidasti la Chiesa tua santa,/ la guida forte a Lui, tutta quanta./ Gira il mondo portando il tuo nome,/ dona coraggio a tutti e come!// Non abbandonarlo ora nella prova,/ la sua malattia per noi è grande scuola…» (Preghiera, 26 febbraio 2025).
Passano i giorni dell’assenza di Francesco dalla finestra di Piazza San Pietro e la gente che solitamente lo vedeva apparire sorridente vestito di bianco, ne sente la mancanza: «…Gode di ogni gioia del mondo,/ prega per chi soffre tutto intorno./ Oggi per il Papa il mondo prega,/ la malattia di affacciarsi gli nega…» (27 febbraio 2025). Le suppliche al Signore per la sua guarigione sono incessanti, il sacerdote-poeta confida nell’intervento divino: «…Servo dei servi Lui firma,/ lo Spirito e la Grazia conferma./ Bisogno abbiamo della sua presenza,/ della Parola che dona Speranza…» (2 marzo 2025).
Ed ancora sottolinea un’altra scelta di questo Papa, per la prima volta nella storia della Chiesa porta il nome del poverello di Assisi: «Padre Santo che ti chiami Francesco,/ il primo della storia, tutto fresco:/ Gesuita hai scelto il cantore,/ hai scritto “Laudato sii mio Signore”…» (4 marzo 2025). Così non può dimenticare che il messaggio francescano è un invito alla pace, quella vera: «Francesco diventa poverello,/ ma ha un cuore troppo bello;/ somiglia tutto al Signore,/ diventa quello che è: “Amore”.// La Pace parte sempre dal cuore,/ per la Pace vera Lui ci muore…» (La pace, 12 marzo 2025). In modo inaspettato Bergoglio viene dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma e torna in Vaticano: si riaccendono negli animi le speranze che possa restare ancora con i suoi fedeli, esultano i cuori: «Regalo grande ci ha fatto il Signore,/ a santa Marta è tornato il Pastore./ Papa Francesco ritorna a casa,/ Quaranta giorni Gemelli travasa…» (23 marzo 2025).
Ma, in modo altrettanto repentino, la sue condizioni peggiorano, fino all’ultima ora di presenza in questo mondo, dopo giorni di sofferenza: «…Stamattina è come una mazzata:/ la vita del Papa è trasferita./ Pensaci Tu ora che l’hai vicino,/ non ti dimenticare del mondo nel lino» (Morte di Papa Francesco, 21 aprile 2025). Tanti altri pensieri hanno albergato nella mente e nel cuore di Don Giovanni Mangiapane in quei giorni di trepidazione, timori, attese, speranze e poi la cruda realtà della perdita di un forte e coraggioso testimone di Cristo e del Vangelo, e la sua ispirazione volle ancora offrirgli le parole per celebrarlo: «…Si vide subito che prese la via,/ con il nome Francesco e Laudato sia./ Poi abbracciò forte ogni sociale,/ poveri, carceri, periferia, normale./…/ Uomo della Pace è chiamato,/ come uomo dei ponti evocato./ Lavorò sino all’ultima ora,/ dolori smorzati sono allora» (Sepoltura di Papa Francesco, 26 aprile 2025).
Con la morte e la sepoltura di Papa Francesco non si conclude il libro di Don Giovanni Mangiapane; egli segue gli avvenimenti successivi, come il Conclave e l’elezione del successore: «Oggi comincia il Conclave,/ la sola parola fa tremare./ Chiusi, isolati dal mondo,/ eppure lo hanno tutto intorno…» (Extra omnes, 7 maggio 2025).
La fumata bianca è giunta abbastanza presto e, come spesso è capitato in passato, la sorpresa è stata generale: «“Habemus Papam” Leone il nome,/ dall’America viene come drone./ Però impastato tutto di Europa,/ Agostino e lo spirito di Proba…». Un nuovo Papa che piace al nostro autore che così conclude la poesia a lui dedicata: «…Oggi siede sulla Sedia di Pietro,/ di Cristo ha misura e metro./ Per il mondo intero pieno di pene,/ a Cristo si professa: Ti voglio bene» (Papa Leone XIV, 9 maggio 2025).
In questa prefazione, parlando del linguaggio di Mangiapane, ho sempre usato il termine lingua siciliana e non il vocabolo dialetto siciliano. Ciò per una ragione ben precisa: egli ritiene il primo come un’entità viva, presente ed anche proiettata nel futuro, mentre il secondo è sinonimo di complesso linguistico morto, in via di estinzione. Esistono progetti culturali promossi dalla Regione Sicilia, dei quali l’autore fa parte, che si prefiggono l’obiettivo di attuare pienamente la Legge Regionale 9/11, di rilevante importanza per i siciliani, in quanto sostiene la promozione, la valorizzazione e l’insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole. Omaggio a Papa Francesco, per la lingua adottata, rientra nei canoni auspicati dalla succitata legge, così come altre pubblicazioni di poesia, tra cui Versi siciliani, sempre ad argomento religioso, utilizzato nel Liceo Classico Internazionale “Umberto I” di Palermo. In uno dei documenti della L.R. 9/11 si dice: «In una società sempre più liquida e globale, la valorizzazione delle identità locali è una risposta efficace al progressivo indebolimento dei punti di riferimento e delle radici storiche e culturali».
Il recupero della “sicilianità” è dunque nell’agenda letteraria della cultura isolana: ad majora!
Enzo Concardi
Don Giovanni Mangiapane, Omaggio a Papa Francesco, testi in lingua siciliana con traduzione italiana a fronte; prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 52, isbn 979-12-81351-76-9, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTORE
Don Giovanni Mangiapane (Cammarata, AG, 1944), sacerdote in pensione, è stato parroco della diocesi di Agrigento per cinquantaquattro anni, dal 1970 al 2023. Ha inoltre ricoperto l’incarico di Direttore Ufficio Beni Culturali in Diocesi dal 2002 al 2009. Ama scrivere poesie in lingua siciliana che poi diffonde in internet tramite i social. Ha pubblicato tre raccolte di liriche: Lu Verbu si firmà e cuntà (2022) contenente testi trasposti in musica; Versi Siciliani (2024), opera online in due volumi promossa dall’Assessorato Regionale all’Istruzione e alla Formazione Professionale della Regione Sicilia con lo scopo di valorizzare l’insegnamento della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole; la terza pubblicazione s’intitola Poesie del Santo Rosario e della Via Crucis (2024).
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"Diario poetico di Alessandro Pellegrini"
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Diario poetico di Alessandro Pellegrini
a cura di Enzo Concardi
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Alessandro Pellegrini è un autore poetico, la cui opera è intrisa di risvolti romantici, a partire da due esseri che si congiungono sia materialmente, sia spiritualmente, per espandersi ad un amore “creaturecentrico” ed omnicomprensivo.
Gli spunti creativi sono i più disparati, in un crescendo di sensazioni avvolgenti e, talvolta, commoventi, come ad esempio l’amore per la Puglia, la sua terra natale.
Le sue poesie possono servire da suggerimenti per fare incamminare la società verso i veri valori ed ideali comuni, per «viaggiare insieme al poeta dallo zenit fino al nadir» (come descritto da Enzo Concardi, curatore dell’opera poetica stessa), dal soggettivo all’oggettivo con un nobile sentimento di supporto e conforto agli indifesi, agli esclusi ed agli svantaggiati.
Segnaliamo di seguito, tra gli altri, alcuni versi di spicco nell’opera poetica del Pellegrini:
in L’amore è la fonte della vita: «Nelle tue vene scorre una melodia nascosta», «Tu, che vedi il mondo con occhi/ che sfidano la realtà...».
in Tu, conchiglia bianca e curva: «Conchiglia, mio amuleto magico,/ scrigno di sabbia e vento/ tu che racconti storie di terre sconosciute,/ di profondità azzurre ed infinite...», «fa che il mio cuore si unisca/ nel sussurro di acque limpide, salate, eterne».
in A Leonardo: «Leonardo.... a undici anni, nel nostro sud caro/ sei già un uomo», «... nel tuo animo, così raro e chiaro/ brilla la purezza di chi è davvero».
in A Rossana: «I suoi occhi brillano di una luce gentile/ riflettono il mondo con un’ombra sottile».
in Il cardoncello di Ruvo: "Tra massaie, contadine e cuochi è tesoro./ Simbolo di una terra baciata dal sole,/ di ulivi secolari e muretti a secco,/ dove il cielo di specchia nei campi dorati,/ e il vento racconta leggende lontane...».
in Pace nel cuore: «Che la pace sia la nostra voce,/ un canto che attraversa il cielo, una promessa di giorni sereni,/ in cui l’umanità cammina insieme…».
in Cinquant’anni: «con il cuore che segue il destino curioso», «Un cammino che m’insegna,/ che la bellezza sta nel viaggio,/ e non nella meta».
Il Diario poetico termina con una recensione, ancora a cura di Enzo Concardi, sull’opera narrativa di Alessandro Pellegrini, dove viene messo in risalto il valore dell’amore nella famiglia e nella società: «prima di cimentarsi nel genere poetico, Pellegrini ha pubblicato quattro opere di narrativa, classificabili come romanzi, tra il 2021 e il 2024…. Il tema centrale… è l’amore, che l’autore analizza da ogni punto di vista, sia sul versante autobiografico che da quello sociale…».
Per concludere, auguriamo al caro e bravo poeta Alessandro Pellegrini un crescente riscontro e successo di critica.
Fulvia Donatella Narciso
Alessandro Pellegrini, "Diario poetico"
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Diario poetico di Alessandro Pellegrini
a cura di Enzo Concardi
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Diario poetico di Alessandro Pellegrini, nato a Terlizzi (Bari) nel 1975, infermiere, costituisce un unicum in quanto si presenta come un originale connubio tra poesia e critica nel loro interagire tra loro.
Esso è l’espressione felice di un’intelligente coscienza letteraria, sottesa alla forte ed efficace vena creativa che emerge con testi poetici di grande bellezza e originalità e contemporaneamente del lavoro esegetico di Concardi che consiste nella composita curatela del volume.
Alle poesie, in questo lavoro, si affiancano infatti per ognuna di loro i commenti critici di Enzo Concardi che qui è presente come curatore e non in veste di prefatore come per consuetudine quasi sempre avviene per le sillogi poetiche.
I componimenti sono preceduti da un Prologo e da uno scritto intitolato Diario poetico.
È doveroso mettere in luce che, come s’intende dal suddetto scritto per comprendere il senso del lavoro, che si tratta di un’opera giocata su due binari paralleli che finiscono per intersecarsi e interagire con i close-readings su ogni singola poesia.
Bisogna aggiungere che ogni composizione presenta la data e il luogo in cui è stata scritta per la qual cosa si può parlare di una vera e propria agenda poetica, attraverso la quale s’individuano le coordinate del percorso esistenziale e della sensibilità di artista e uomo di Alessandro.
Coglie nel segno nel prologo quella che si potrebbe definire una dichiarazione vera e propria di poetica all’insegna dell’autocoscienza dell’autore, dichiarazione che è espressione di fede incontrovertibile, da parte di Pellegrini stesso, nel valore salvifico della poesia.
Come dichiara il poeta, a conferma di quanto affermava Goethe e cioè che la poesia stessa è sempre d’occasione, la poesia è nata in lui in un momento di buio, quando un’incomprensione sembrava spezzare un legame, lasciando spazio al silenzio e all’incertezza e da quel giorno qualcosa in lui si è acceso come un’intuizione meravigliosa di pascaliana memoria.
Cifra distintiva del poiein poetico del Nostro in questo volume tripartito nelle sezioni Prologo, Diario poetico e La narrativa è una vena neo–lirica che tende ad una realizzazione affabulante.
Essa si esprime attraverso bellezza e chiarezza e la natura pare essere molto importante, centrale, con le sue epifanie nel discorso complessivo dell’Autore che tocca anche il tema religioso ma anche politico e sociale nella bella lirica dedicata a Papa Francesco.
E anche la tematica amorosa ed erotica che è centrale è affrontata da Alessandro Pellegrini con un fortissimo trasporto verso l’amata che mette alla prova l’intelligenza della capacità d’amare che non è abitudine ma un relazionarsi sempre nuovo verso le situazioni della vita che è quella di coppia.
A volte prevale uno stupore creaturale per esempio nella poesia A Leonardo dedicata ad un ragazzino undicenne che viene felicemente paragonato ad un bellissimo fiore sbocciato e qui ovviamente s’inserisce con presunta vaghezza il tema della metamorfosi. Leggiamo nella suddetta poesia: «…A undici anni, nel nostro sud caro,/ sei già un uomo, di sguardo sincero,/ ma nel tuo animo, così raro e chiaro,/ brilla la purezza di chi è davvero…». Si tratta di versi profondi intrisi di umanità e creaturalità.
In Pace del cuore leggiamo: «Sussurra il vento sulle vette alte,/ mentre il sole si tuffa nel mare./ Ogni fiore nel campo/ si piega al ritmo calmo del nostro respirare./ Non c’è guerra che scavi l’anima,/ né fiamma che bruci la speranza,/ solo il silenzio di chi sa ascoltare/ e la dolcezza di una mano che avanza./ La pace nasce in uno sguardo gentile,/ in un abbraccio che non chiede nulla…» Si tratta di versi permeati da ottimismo di tipo neo – lirico nei quali l’io-poetante è proiettato in un contesto naturalistico di grande e vaga leggiadria.
Raffaele Piazza
Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.
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