raffaele piazza
Mariolina Riggi, "La lunga notte dell'anima"
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Mariolina Riggi
La lunga notte dell’anima
Guido Miano Editore, Milano 2026
Mariolina Riggi è nata a San Cataldo (CL) dove attualmente vive. Laureata in materie umanistiche, ha lavorato presso l’amministrazione del suo comune occupandosi dei servizi culturali e della biblioteca con mansione di vicedirettore e poi direttore.
Appassionata di teatro, ha partecipato per circa un ventennio (dalla fine degli anni sessanta fino alla fine degli anni novanta) alle rappresentazioni a tema religioso della Settimana Santa Sancataldese nel ruolo di Maria.
Solo in tarda età ha iniziato a scrivere poesie e a partecipare a concorsi letterari con lusinghieri risultati
La lunga notte dell’anima è una raccolta di poesie non scandita in sezioni che presenta una prefazione di Maria Sedita Migliore, un’introduzione a cura della stessa Autrice e una postfazione di Enzo Concardi.
La notte effettivamente è qualcosa che quotidianamente deve essere attraversato con il sonno e se non si sogna è simile alla morte e molti poeti hanno trattato nel loro lavoro questo argomento.
Ma c’è anche una valenza positiva della notte se è vero che la notte porta consiglio e come ha scritto Mario Luzi “la notte lava la mente”.
Notte è anche tenebra, ombra in contrapposizione alla luce, simbolo di vita e gioia; tuttavia nel Salmo 90 biblico, La protezione divina, che è una vera preghiera, è scritto: “Chi abita al riparo dell’Altissimo/ passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente”.
Quanto suddetto si collega con l’altro Salmo: “getta tutto su Dio e Lui ti sosterrà” e con quello: “Il Signore è alla mia destra e anche il mio corpo riposa al sicuro” a suggello della vittoria di Dio, dell’Essere e della Fede che è per San Paolo certezza della speranza.
La lunga notte dell’anima è la vita stessa, esistenza che si fa sempre più difficile nel suo arco temporale ma che con la Fede stessa può essere felice nonostante il male e il dolore perché come sempre nel ciclo dell’eterno ritorno avviene l’entrata in scena della luce, sia quella del sole, della luna o delle stelle a illuminare il cammino e i desideri degli uomini.
Non a caso scrive la poetessa di avere raccontato la sua notte buia in cui rischiamo di perderci, quando ad un certo punto della nostra vita dobbiamo fare i conti con i nostri fallimenti come in una selva oscura dantesca e fronteggiare le tre bestie: lussuria, superbia e avarizia. Aggiunge la Riggi che le tre bestie si possono vincere con le armi della bellezza risanatrice, cui fanno riferimento l’Etica e l’Estetica e che poi, con un’immagine molto bella si deve avere il coraggio di ricominciare supportati dalle virtù dalla speranza, la fede e l’amore.
Leggiamo la poesia eponima: “Lunga è la notte/ per l’anima che brancola nel buio,/ nella speranza di vedere spuntare l’alba.// Inquieta e trepidante nell’attesa,/ come candela nell’angolo di casa,/ dalla fiammella incerta e tremolante.// Unica luce di questa notte fonda,/ che alza il suo bagliore verso l’alto,/ verso quel cielo,/ quell’infinito intriso di mistero,/ in cerca di risposte confortanti.// E muta la parola nell’attesa/ in questa notte che non ha mai fine,/ spiando l’alba chiara del mattino/ che lentamente avanza su nel cielo,/ a dissolvere le tenebre notturne/ come l’amore dissolve la paura”… E “l’amore vince tutto” come ha scritto Virgilio, considerato poeta precristiano.
Raffaele Piazza
Mariolina Riggi, La lunga notte dell’anima, prefazione di Marisa Sedita Migliore, postfazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.84, isbn 979-12-81351-87-5.
LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA, II edizione
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LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA, II edizione
Guido Miano Editore, Milano 2026
Wanda Lombardi, scrittrice e poetessa è nata e vive a Morcone (Benevento), pittoresca cittadella dell’Alto Sannio. Laureata in Pedagogia ha insegnato materie letterarie nelle scuole secondarie. Ha partecipato a concorsi letterari, nazionali e internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti. Fa parte di Accademie e Associazioni Culturali. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e volumi di narrativa e prosa e di teatro.
Preliminarmente è doveroso, considerata l’essenza del lavoro che prendiamo in considerazione in questa sede, affermare che il ruolo della critica letteraria è centrale e fondante per sugellare l’attività di ogni poeta nel panorama letterario odierno come nei tempi passati.
I giudizi su ogni singolo autore servono per determinarne l’identità e per inquadrarlo nel sistema e a questo proposito vanno incluse nel discorso le antologie nelle quali il poeta stesso è incluso e i premi vinti nei numerosi concorsi del circuito nazionali e internazionali.
Nel caso di Wanda Lombardi è significativa l’attenzione che la critica letteraria le ha riservato, tant’è che il volume oggetto di analisi in questa sede è già alla seconda edizione.
In Wanda Lombardi poesia e vita sono connesse in maniera strettissima e in questo binomio indissolubile l’autrice trova una forza potente per affermarsi nel panorama letterario anche per l’originalità della sua voce poetante.
Il volume è introdotto da una presentazione di Maria Rizzi centrata e ricca di acribia e la stessa Rizzi, rispetto al tema suddetto trattato e cioè quello del desiderio della poetessa di essere ricordata dai posteri, mette in rilievo che le opere della stessa Wanda sono state inserite presso biblioteche locali, nazionali e accademiche, a disposizione degli studenti, realizzando il suo desiderio di lasciare un tesoro non solo morale alle nuove generazioni.
A questo proposito viene in mente la metafora della poesia in bottiglia gettata nell’Oceano per approdare secondo una finalità misteriosa ad un lettore non casuale che ne possa trarre un segno del destino da leggere anche mel nome di colui che ha firmato sul foglietto la poesia stessa.
Riportiamo ora, a titolo esemplificativo, alcune poesie della Nostra tratte dal volume Araba fenice del 2025: «Il ricordo di giovani giorni/ tra tormenti taciuti/ e speranze arrugginite/ ha percorso l’intima fragilità/ del mio essere/ raggomitolato qual riccio/ e ad aculei vecchi congiunto/ per evitarne di nuovi/ più grossi a ferire./ Ho perso il conto degli anni vissuti/ nell’ombra, dei brandelli di sogni/ scappati col vento, e le paure, i silenzi/ strappavano lembi di volontà/ qual fogli macchiati./ Una strada era preclusa,/ lacerata contro le pareti dell’illusione/ e di nero tinteggiavano i muri/ le ore infiacchite/ qual candele consunte a contorcersi…» (Sogni nel vento).
Nella suddetta composizione è detto tout-court il dolore dell’io poetante attraverso immagini icastiche, in modo lucido, ma è un dolore sublimato e controllato nonché salvifico perché il solo fatto di scrivere fa bene e dicendo il peggio possibile con urgenza si può trovare pace come catarsi e non come sfogo.
E non a caso in altre poesie l’autrice si apre alla speranza e questo avviene spesso quando si affida e si rivolge con Fede al Signore Dio. «Dalla tua eterna, sublime dimora/ veglia su di noi, Signore,/ accendi la gioia nei cuori,/ allontana l’odio, la prepotenza,/ i rancori,/ guida l’uomo alla giustizia,/ rinvigorisci la fratellanza,/ a tutti concedi l’umiltà./ Dai pace ai popoli dell’Est… » (Per un futuro migliore).
In Musa, leggiamo: «Attingerò alla tua fonte, Musa,/ per trovare parole di seta/ e ricamare giorni grigi di sole./ Non abbandonarmi al buio destino/ che vide i migliori anni/ nel nulla rotolare/ e il cuore far naufragio/ in porti sconosciuti./ Riempi di luce la mia anima/ affinché io possa d’avorio/ vestire il mio canto/ e a te giungere con ali d’ippogrifo/ la tua voce per un attimo sia mia/ per cantare la bellezza del Creato/ e un senso dare alla malferma vita/ or che persi per sempre sono i sogni»; versi in bilico tra gioia e dolore intensi e sentiti che sottendono proprio il senso del titolo del libro Araba fenice da intendere come la realizzazione di un senso della vita gioioso e fiducioso nonostante le difficoltà perché la fenice è immagine di un uccello-simbolo che nonostante l’annientamento rinasce sempre dalle sue ceneri così come la Lombardi vince il dolore con la scrittura poetica. Quindi la salvezza, la possibilità di essere felici abitando poeticamente la terra, è possibile gettando tutto su Dio e praticando la scrittura poetica che per Borges proviene da quello che i Greci chiamavano Musa e gli ebrei e i cristiani chiamano Spirito Santo e gli psicoanalisti denominano come inconscio.
Per quanto riguarda le tematiche dei dualismi gioia-dolore, luce e ombra, bene e male pare opportuno esaminare la prefazione di Guido Miano al volume di poesie Oltre il tempo, intitolata Le problematiche dell’essere in Wanda Lombardi e in Emile Verhaeren. Come scrive il Nostro la problematica esistenziale presenta numerose sfaccettature degli aspetti positivi come anche negativi. In sintesi nel parallelismo tra la Lombardi e il poeta belga vissuto tra l’Ottocento e il Novecento si coglie in entrambi come elemento salvifico e salutare la luce, come emanazione di Dio, come cosa utile per trovare redenzione, pace e felicità per vincere l’alienazione e il dolore illuminandosi di immenso per dirla con Ungaretti, luce come metafora dell’essere e del bene.
Del resto il tema della luce è centrale anche in un altro poeta non a caso cattolico come Mario Luzi. Complessivamente composita e profonda è la visione del mondo di Wanda Lombardi che si esprime mirabilmente nel suo poiein nella consapevolezza che esso sia sempre un canto salutare.
Raffaele Piazza
AA. VV., La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana, II edizione, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 128, isbn 979-12-81351-91-2, mianoposta@gmail.com.
Maurizio Zanon, "Poesie nascoste e poi ritrovate"
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Maurizio Zanon
Poesie nascoste e poi ritrovate
Guido Miano Editore, Milano 2026
Maurizio Zanon è nato nel 1954 a Venezia dove attualmente risiede.
Nella prefazione a Poesie nascoste e poi ritrovate Enzo Concardi allude alla lunga e feconda testimonianza lirica del Nostro che ha pubblicato numerose raccolte di poesie, un’opera di narrativa e sul quale sono stati scritti numerosi saggi.
La silloge di liriche che prendiamo in considerazione in questa sede non è scandita in sezioni e tutte le sue poesie sono prive del riferimento del titolo e per questo è connotata da una forma che si potrebbe definire di poemetto anche per l’omogeneità dello stile e della forma.
Intrigante il nome stesso del volume che sottende come significato l’infinito enigma della poesia stessa nell’essere nascosta, cioè dal suo provenire nella sua genesi dalle profondità dall’inconscio per risalire fino alla superficie della coscienza; poi la poesia s’invera senza sforzo, nell’atto della scrittura emersa nella mente e trascritta anche per la fruizione da parte del lettore cultore nonché per lo studio e l’analisi del critico letterario.
L’allusione alle poesie nascoste fa anche pensare al fatto che molti poeti esitano prima di uscire allo scoperto con la pubblicazione di un libro e tengono le loro poesie stesse chiuse nel cassetto come per custodire gelosamente un’epifania privata della loro creatività o solipsistico esercizio di conoscenza senza avere il coraggio di farle leggere a qualcuno.
Il ritrovare i suddetti componimenti in un discorso di carattere generale può avvenire anche vari anni dopo la loro stesura e la totalità delle poesie stesse può divenire diario di bordo della vita nell’indagare e ricordare le occasioni che hanno generato ogni singola composizione.
Da notare che l’accezione poesie ritrovate si delinea nella famosa definizione del messaggio in bottiglia nella quale è sintetizzata la funzione della poesia nel suo essere gettata scritta su un foglio nel suo involucro di vetro nell’Oceano appunto poeticamente per arrivare spostata dalle onde su una spiaggia dove poter essere recuperata, aprendo la bottiglia ed estraendo il foglietto supporto cartaceo per il componimento che diventa per chi lo legge un messaggio del destino non casuale, qualcosa quasi di magico.
«Fluttuano assetati i sogni/ occupano gli spazi del desiderio/ s’arrestano a ogni contrarietà dell’anima/ fino a sciogliersi in placidi silenzi». In questa concentrata poesia sono detti con efficacia i sogni stessi che sono secondo Freud espressioni di desideri e si sciolgono in placidi silenzi. E si fermano ad ogni contrarietà dell’anima e c’è da notare che fin dall’antichità l’uomo si è interrogato sul mistero dei sogni stessi e Shakespeare ha asserito che siamo tutti fatti della stoffa dei sogni.
Molto spesso protagonista è la natura espressa in forma elegiaca e rarefatta attraverso atmosfere suggestive nelle quali s’inseriscono multiformi specie animali e vegetali: «Nel mondo che corre/ la poesia va adagio:/ si ferma scruta ascolta./ E raramente viene colta»; «Nella penombra/ il merlo saltella/ e quatto quatto/ in mezzo a fronde d’albero/ il suo nascondiglio trova»; «I fiori donano il cuore/ alle variopinte farfalle/ e intonano/ una sinfonia di colori./ Nell’aria s’alzano delicati/ i profumi di un’insolita primavera»; «L’acqua del mare/ si spegne sulla battigia:/ dentro la sabbia bagnata/ gli ultimi salini respiri».
Un variopinto caleidoscopio d’immagini anima questa raccolta di poesie fatta di composizioni brevi, leggere e icastiche sempre ben risolte che creano emozioni soavi nei fortunati lettori.
Raffaele Piazza
Maurizio Zanon, Poesie nascoste e poi ritrovate, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 60, isbn 978-88-31497-90-5, mianoposta@gmail.com.
Pietro Nigro, "Notazioni estemporanee e varietà" vol. IX
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Pietro Nigro
Notazioni estemporanee e varietà, vol. IX
Guido Miano Editore, Milano 2026
Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939; il suo primo libro di liriche, Il deserto e il cactus, è stato pubblicato da Miano Editore nel 1982 e gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma). Il poeta è stato un caro amico di Guido Miano fondatore dell’omonima Casa Editrice.
Il volume che prendiamo in considerazione in questa sede, nel suo essere composito e articolato, nel trattare argomenti eterogenei, si può considerare un unicum nel panorama italiano e si può sicuramente definire un’opera sui generis.
E si può aggiungere che il lavoro in toto può essere letto come un originale ipertesto perché ogni singola parte, pur essendo diversa da quelle che la seguono, è in continuum con le altre e costituisce l’espressione di una linea di codice che s’interseca e interagisce con le altre.
Intelligente e centrata la prefazione di Michele Miano nel cogliere con acribia le caratteristiche salienti dell’opera. Afferma il prefatore che il lavoro s’inserisce in quella linea della scrittura contemporanea che unisce la concentrazione del pensiero alla leggerezza del frammento.
È un libro che lavora sulla soglia: tra diario e meditazione, tra osservazione e intuizione, tra poesia e micro-saggio. In questo spazio intermedio, Nigro costruisce una voce riconoscibile, capace di trasformare l’immediatezza in forma.
Nella sezione Dialogo tra Pietro Nigro e l’intelligenza artificiale il tema centrale è quello dell’identificazione e della definizione di Akhenaton, faraone dell’antico Egitto famoso per avere introdotto un monoteismo centrato sul culto di Aton, il disco solare al posto del tradizionale politeismo egiziano. Tale monoteismo ha portato a speculazioni tra possibili parallelismi con il monoteismo ebraico. Importante in questo dialogo la domanda rivolta da Nigro all’I.A. relativa all’origine ebraica di Akhenaton in quanto nipote di Giuseppe figlio di Giacobbe.
In questa parte del volume il lettore tra l’altro non può non essere affascinato dal fenomeno dell’I.A. stessa che apre al sapere umano spazi e risultati che fino a poco tempo fa potevano essere visti e considerati meramente come fantascientifici e che invece ora sono diventati rivoluzionaria e avveniristica realtà, sia per il campo della cultura in generale che per quello delle arti.
Attraverso l’eclettica materia delle varie sezioni degli scritti dai quali è costituito il volume proprio nelle notazioni improvvisate nella loro acutezza e lungimiranza viene fuori la visione del mondo di Pietro Nigro, poeta, intellettuale e uomo nel porsi dinanzi al fenomeno della vita stessa. Il primo dato che emerge nel sondare la sensibilità dell’Autore è quello della ferma convinzione del potere salvifico della poesia di fronte alle vicissitudini e agli accadimenti dell’esistenza.
Se connaturato alla vita sotto specie umana è il male di vivere di montaliana memoria, tuttavia anche di fronte al dolore più forte come la perdita della persona amata, si può trovare speranza proprio attraverso la pratica della parola non solo poetica ma anche intellettualistica, nell’interrogarsi sul mistero della vita il cui primo senso è quello della continuazione.
E non a caso viene citato Leopardi non solo per ricordare il suo pessimismo cosmico, ma anche la tensione verso una possibile gioia, una redenzione, un riscatto anche tramite il riconoscimento in vita da parte dei critici del valore di quanto si scrive.
Rispetto a quanto suddetto la lettura globale degli scritti di Nigro e su Nigro può ricordare, può rievocare, può essere intesa e definita, proprio per utilizzare una similitudine con Leopardi come uno Zibaldone postmoderno che nelle sue definizioni tocca anche temi politici e sociologici attraverso disquisizioni tra il bene e il male, la gioia e il dolore, i mass media e le nuove frontiere della tecnologia.
Allora di fronte alle domande fondanti si risponde come nella raccolta di poesie del 2025, Verso il nuovo mondo, valutando la possibilità di un viaggio verso un nuovo mondo per rincontrarsi con chi si è amato. E il poeta interrogandosi proprio sull’infinito non nega la speranza metafisica di un altro mondo, un mondo nuovo dove un giorno rivedere l’amatissima moglie, conscio che la natura pur essendo matrigna non può essere così ingiusta da porre fine al pensiero umano se l’anima è pensiero così si arriva alla salvezza della sicurezza che saremo sempre noi stessi.
Si riporta la poesia del Nostro Quanto t’amo dirti vorrei: «Quanto t’amo dirti vorrei/ con parole dolci come soffi di brezza/ ai crepuscolari ulivi/ in uno sfondo rosato di cielo e di mare./ Quanto t’amo dirti vorrei/ con la voce della mia terra/ arsa di sole,/ dal sapore di lava/ e passioni mai sopite assolate di giallo/ della sabbia del Sud./ Irrefrenabile scorgi nei miei occhi/ ed io nei tuoi/ questo senso di mutuo perderci/ io e te in noi/ nell’attesa di una notte propizia/ in cui si scontrino i nostri due sogni».
In questo componimento il poeta rivolgendosi con urgenza ad un tu, che presumibilmente è l’amata, le rivela icasticamente il suo incondizionato sentimento amoroso sensuale nell’essere rafforzato dal sapore della lava e da passioni mai sopite e mistico quando è detto un virtuale scontro di sogni, che sottende anche un desiderato incontro di anime oltre il tempo e lo spazio.
Raffaele Piazza
Pietro Nigro, Notazioni estemporanee e varietà, vol. IX, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 104, isbn 979-12-81351-89-9, mianoposta@gmail.com.
Don giovanni Mangiapane, "Omaggio a Papa Francesco"
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Don Giovanni Mangiapane
Omaggio a Papa Francesco - Poesie in lingua siciliana con traduzione italiana a fronte
Guido Miano Editore
Milano 2025
Don Giovanni Mangiapane è nato il 24 maggio 1944 a Cammarata (AG) dove attualmente risiede; sacerdote in pensione, è stato parroco della diocesi di Agrigento per cinquantaquattro anni, dal 1970 fino al 2023. Ama scrivere preghiere e poesie a tema religioso in lingua siciliana. Ha pubblicato tre raccolte di poesie tra le quali nel 2024 Poesie del Santo Rosario e della Via Crucis, realizzata per i tipi di Guido Miano Editore di Milano.
La raccolta di poesie Omaggio a Papa Francesco non è scandita in sezioni e scorrendo l’indice del volume dalla prima all’ultima poesia ci accorgiamo del senso diacronico che il Nostro ha dato alla sua opera che si apre con una poesia dedicata alla Vergine Maria.
Alla suddetta composizione seguono in ordine poesie per il Pontefice nel narrare la storia del suo pontificato durato dodici anni soffermandosi soprattutto sul dolore per la malattia e la morte di Francesco provato dai fedeli in preghiera per lui, definito da Mangiapane grande regalo che ci ha fatto il Signore.
Seguono due poesie sulla morte e la sepoltura del Papa una sulla Sede vacante fino a una poesia su Papa Leone che è un altro Papa che piace a Don Giovanni.
Preliminarmente si deve sottolineare come affermato da Enzo Concardi nella prefazione che queste poesie sono scritte in lingua siciliana e non in dialetto siciliano: «Ciò per una ragione ben precisa: egli ritiene il primo come un’entità viva, presente ed anche proiettata nel futuro, mentre il secondo è sinonimo di complesso linguistico morto, in via di estinzione» (Enzo Concardi).
Leggiamo la poesia dedicata alla Madonna che è testimonianza di una forte Fede: «Vergine Maria, Madre di Cristo/ e di chi abbraccia il Crocifisso./ Tu che vieni in aiuto a chi ha bisogno,/ anche se non ti chiama “Io ci sono”.// Considera la Chiesa:/ ha paura,/ vita del Papa ad un filo appesa./ Sostieni il dolore di chi soffre,/ dona più fede a chi preghiere offre.// Il mondo intero ha il fiatone,/ perché non si aspettava ruzzolone./ A chi ti onora con amore speciale,/ donagli una grazia eccezionale.// la Chiesa tutta già canta a Te:/ Ti resta attaccata comunque e “se”./ Ave Maria».
Spontaneo e confidenziale il modo di Don Giovanni Mangiapane nel rivolgersi alla Madonna e in un’altra poesia anche a Gesù.
Molto suggestiva è la poesia senza titolo che inizia con l’incipit «C’è un uomo vestito di bianco,/ s’affaccia alla finestra, ma di fianco/…»; leggendo questi versi non possono essere dimenticate le immagini mediatiche di Papa Francesco entrate nelle nostre case, e Papa Francesco aveva un grande affetto per i poveri e per i migranti per i quali per lui era incontrovertibile il dovere dell’accoglienza nei paesi privilegiati.
Inoltre questo Papa amava profondamente la pace dichiarando che aveva il cuore straziato per le tante morti nelle guerre del suo e nostro tempo e proprio la guerra stessa è stata da lui definita come il controsenso della creazione.
Raffaele Piazza
Don Giovanni Mangiapane, Omaggio a Papa Francesco, testi in lingua siciliana con traduzione italiana a fronte; prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 52, isbn 979-12-81351-76-9, mianoposta@gmail.com.
LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1
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LEXIKON DELL’ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA, vol.1
Il termine Lexikon di origine tedesca è connotato da una sottile polisemia nel suo significato e nel suo senso. Le definizioni di questa parola sono simili tra loro: in modo generale il lessema Lexikon può essere inteso come enciclopedia, dizionario enciclopedico, lessico, opera di consultazione che raccoglie e ordina alfabeticamente nozioni, termini o informazioni su varie discipline o argomenti.
Nel caso del libro che prendiamo in considerazione in questa sede, che è il Lexikon vol.1 di un nuovo progetto editoriale, i contenuti da esso riportati riguardano l’arte italiana contemporanea che si esprime attraverso vari linguaggi: olii, acquerelli, disegni con matita, scatti fotografici, mosaici, acrilici e tecniche miste. Nell’impossibilità di cimentarsi in questa sede nell’analisi critica di tutti gli artisti raccolti attraverso le loro opere nel volume ci si soffermerà su tre figure scelte, a livello esemplificativo, tra le tante che non a caso hanno un valore paradigmatico come esempio delle diverse modalità espressive.
Il primo artista del quale indagare gli intenti e gli esiti dei suoi lavori è Marco Righi nato a Milano nel 1955, che in primis, attraverso la sua professione, rappresenta la figura di uno scienziato eclettico, e che a questa attività affianca quelle di poeta e disegnatore. Il Nostro, del quale sono raffigurati dei disegni a matita su cartoncino e su carta che hanno per oggetto edifici sacri come l’Abbazia Cistercense di Byland e anche altre costruzioni, ha pubblicato anche alcune raccolte di poesia come Scienza, Fede…e Poesia, Guido Miano Editore, 2021. E i due discorsi artistici di Righi, quello letterario e quello figurativo sembrano andare di pari passo, proprio per avere entrambi come cifra distintiva dominante il tema del misticismo che si rivela egregiamente con parole e immagini che accostate virtualmente tra loro potrebbero definirsi un ipertesto, un unico discorso globale e multidisciplinare.
Del tutto figurativa la maniera artistica di Marco Righi che s’invera con un tratto sicuro ed elegante e l’artista ci restituisce non la cartolina delle cose che ci presenta ma la loro rielaborazione attraverso il suo occhio interiore attento. Per questo le strutture architettoniche e a volte anche alberi e vegetazione varia risultano traslate, trasfigurate per la qual cosa il dato sensibile diviene bellezza e armonia filtrato e depurato tramite gli strumenti dell’Autore. Notevolissima è la bravura tecnica di Righi che con mano sicura riesce a trasmetterci una vaga leggiadria nei suoi disegni a matita nei quali il tutto si fa sintesi dei particolari tratteggiati accuratamente e si realizza anche un piacevole effetto di chiaroscuri in ogni opera che ci presenta.
Come scrive Floriano Romboli nella nota introduttiva sulle sue opere il vicentino Giuseppe Guidolin costituisce il caso frequente di chi, attratto in età giovanile dalla fotografia ha corroborato e perfezionato tale interesse attraverso l’esperienza determinante del viaggio. Da notare che il Nostro è anche un bravo poeta e, provenendo da studi scientifici, ha coltivato con intelligenza e passione la stessa scrittura poetica. Per quanto riguarda le sue fotografie, il primo dato che emerge è quello che sono scatti che hanno per oggetto sia architetture di paesi esotici come l’Uzbekistan, la Cina e l’India, Oman, Yemen oltre che l’Italia, sia la foto di una numinosa cascata in Argentina, sia un’immagine de I sette pilastri della saggezza nel deserto in Giordania. Quello che emerge dal lavoro fotografico di Guidolin è innanzitutto l’interesse che si fa strada per chi ha la fortuna di contemplare queste immagini, interesse che porta allo stupore in quanto si tratta di raffigurazioni di cose che spesso sono viste per la prima volta dall’osservatore.
Tali scatti sono imbevuti di mistero provenendo da paesi lontanissimi geograficamente e culturalmente per un occidentale, italiano non abituato a contemplare tali forme e che proprio per questo ne resta ammaliato, affascinato e oltretutto la foto diviene artistica presumibilmente per filtri tecnici usati da Guidolin per cui l’immagine agli occhi dell’osservatore appare più simile ad un dipinto che a una fotografia tout-court.
Giancarlo Gioachino Giandinoto, come scrive Marco Zelioli, dal 2024 ha iniziato il suo cammino nel mondo dell’arte visiva digitale, seguendo un percorso personale di evoluzione in un periodo per lui segnato da profondi cambiamenti per la pandemia da COVID (2020-2021) e per una grave malattia insorta nel 2023.
Nel suo iter l’utilizzo delle moderne piattaforme d’Intelligenza Artificiale Generativa lo ha portato a plasmare opere che esprimono un profondo legame tra emozioni umane, paesaggio naturale e tematiche sociali e la sua forma d’arte particolare fonde elementi onirici e realismo visionario.
Da notare che le opere generate dall’intelligenza artificiale non sono necessariamente astratte: i modelli possono generare qualsiasi stile artistico richiesto. Il loro aspetto dipende esclusivamente dai testi e dai parametri forniti dall’utente oltre che dalle immagini o dai dati utilizzati durante l’addestramento dell’algoritmo. Le immagini generate dall’I.A. possono essere iperrealistiche, impressioniste, surreali o appunto astratte. L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando l’arte permettendo di generare dipinti tramite prompt testuali e oggi l’IA funge da partner creativo consentendo agli artisti visivi di creare opere digitali.
Di notevolissima suggestione le opere del Nostro nell’esaminare le quali per il critico è molto forte l’impatto emotivo nell’accostarsi alla materia incandescente anche per il forte e acceso cromatismo e la tensione vibrante dei piani e delle linee. Ogni opera dell’autore riportata nel Lexikon rimanda a qualcosa quasi di indicibile, a qualcosa che trascende ogni quadro dell’autore nella sua mera datità. A questo proposito divengono preziose le didascalie che l’artista stesso ha inserito per ogni sua opera riprodotta che sono precise, circostanziate e acute per arrivare alla sostanza della comprensione che è sottesa ad una genesi che è qualcosa di assolutamente ex novo nel campo della Storia dell’Arte di tutti i tempi. Alcuni dei quadri di Giancarlo Gioachino qui riprodotti hanno come background, come punto di partenza varie canzoni celebri di cantanti come i Queen, Marcella Bella e Lucio Dalla e altri sono ispirati da concetti come la Felicità, attraverso l’elaborazione della canzone di Al Bano e Romina Power e la paura tramite la canzone di Tommaso Paradiso dal titolo rassicurante Non avere paura.
Quindi questo Lexikon s’inserisce autorevolmente nel panorama culturale italiano come il primo tassello, il primo libro di una serie che ha per oggetto la mappatura dell’Arte Italiana Contemporanea attraverso gli artisti più significativi con le loro opere e i commenti di eccellenti critici.
Raffaele Piazza
Lexikon dell’Arte Italiana Contemporanea, vol.1; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 104, isbn 979-12-81351-75-2, mianoposta@gmail.com.
Nella Pulvirenti, "Nel mio cuore"
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Nella Pulvirenti
Nel mio cuore
Guido Miano Editore, Milano 2026
L’uso della rima cuore fiore amore è una costante nei giardini della poesia e non sorprende che la poetessa Nella Pulvirenti nata a Catania nel 1966 e medico, che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali, abbia intitolato la raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, Nel mio cuore, nominazione che fa intendere la presenza di un sentimento profondo e sentito nell’essenza dell’interiorità dell’autrice che si traduce nei versi.
Se in poesia tutto è presunto per cuore la poeta intende presumibilmente la sua anima, la sua camera della mente nella quale sono segretamente custodite le parole che emergendo, sporgendo da un nulla che si fa essere divengono poesia.
Come afferma il prefatore Floriano Romboli la poesia stessa è consapevolmente, in altre parole, per la Nostra la leggerezza nella vita, il varco che porta alla salvezza per vincere il male di vivere e anche il mal d’aurora, il senso di inadeguatezza e intimo disagio nell’approccio quotidiano con la vita nel nostro liquido e alienato postmoderno occidentale.
Cifra distintiva della poetica della Pulvirenti è quella di un poiein neo lirico tout-court, che esprime uno stato d’animo sempre in bilico tra gioia e dolore e la raccolta non è scandita in sezioni.
In Equilibrio leggiamo: «Fragile equilibrio/ di anime deluse/ vago nella nebbia/ di luci soffuse/ che mi danno torpore/ e che senza calore/ mi ricordano un passato/ oramai violato/ da ricordi di sorrisi/ puniti e divisi/ da ciò che è successo/ in quel giorno funesto/ ancora non dimenticato/ che non fa parte del passato/ ma che dorme tra i meandri/ di un cuore svuotato».
Qui le rime baciate rafforzano l’icasticità del dettato nell’evocazione vaga di un passato che non tornerà mai più soffuso di speranza da individuare nel nome del titolo della lirica che è Equilibrio.
Tutto si realizza in un contesto dove anche i sorrisi sono puniti e divisi da ciò che è successo ma ciò che è successo rimane in sospeso in un limbo nel non detto e ciò genera un’atmosfera di onirismo purgatoriale nel serpeggiare di una forma di pessimismo se anche il cuore è svuotato.
In Empatia, che tende ad un certo ottimismo leggiamo: «Empatia era quella/ che ci legava/ una connessione emotiva ci pervadeva/ un amore profondo/ ci attraversava/ un pensiero empatico/ ci conduceva/ ad un’amicizia unica e sincera».
Quindi una vena anche intellettualistica connota queste poesie dove protagoniste sono le sensazioni che prevalgono sulle descrizioni.
Emblematica rispetto a quanto suddetto è la poesia Morire quando il morire stesso, ovviamente in modo metaforico, c’insegna a vivere e rinascere perché è affermato nella chiusa che rinascere è vivere quando si muore dentro.
E il morire e il rinascere avvengono in un solo attimo quando il tempo si ferma e così viene superato il limite e si esce dal tempo lineare.
Molte volte viene detto il peggio come nel componimento Tutto piange ma questo accade per il lucido proposito di toccare il fondo, il massimo nel dolore e della disperazione, ma con la segreta certezza che tale condizione verrà superata come si evince nei versi di chiusura: «…Siate i nostri sorrisi quando ritorneranno,/ angeli speciali che dal cielo ci guideranno», versi che ci fanno intendere che il riscatto è possibile non solo tramite la poesia ma anche attraverso la religiosità quando sono detti gli angeli.
Quindi tutto il lavoro della Nostra è un consapevole esercizio di conoscenza che diacronicamente partendo dal dolore di una vita che dà scacco nella sua progressione porta alla consolazione e ad una felicità da realizzarsi proprio nell’empatia con coloro che ci amano e noi amiamo e con l’aiuto degli angeli stessi.
Raffaele Piazza
Nella Pulvirenti, Nel mio cuore, prefazione di Floriano Romboli; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 92, isbn 979-12-81351-88-2, mianoposta@gmail.com.
Duccio Castelli, "I racconti di Maleto"
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Duccio Castelli
I racconti di Maleto
Guido Miano Editore, Milano 2026
Duccio Castelli è nato il 31 dicembre 1945 a Milano, dove attualmente risiede; imprenditore in ambito farmaceutico, ha vissuto diversi anni in Cile per lavoro; è poeta scrittore e musicista jazz.
Determinante per Castelli è l’incontro nel 1993 con l’Editore Guido Miano con il quale pubblica le prime raccolte di poesie e il racconto Una ragazza per quattro mesi, con una lettera introduttiva di Italo Calvino; lo stesso Editore lo inserisce in alcuni suoi repertori letterari, tra cui il Dizionario Autori Italiani del 2006 e La Storia della Letteratura Italiana IV volume del 2015.
Come scrive Michele Miano nell’acuta e sensibile prefazione ci sono figure che pur appartenendo al mondo degli affetti quotidiani, finiscono per assumere un valore simbolico più vasto. Maleto, l’ultimo cane di Duccio Castelli, è una di queste presenze, diventando il varco attraverso cui l’autore ci invita ad entrare nella sua memoria.
Il corposo volume è costituito da frammenti di diverse dimensioni che hanno per oggetto i molteplici settori della vita del Nostro e c’è un filo rosso che lega tali parti, s’identifica proprio nella figura del cane Maleto che per Duccio è più di un mero cane ma un essere personificato e quasi umanizzato e una figura di riferimento, il vero amico per antonomasia su cui potere contare nella vita.
Toccante il breve scritto nel quale l’autore racconta di quando gridò al suo cagnetto nero di fermarsi e lui non lo stette a sentire e conscio della pericolosa situazione e accortosi dell’avventarsi su di lui di due grossi cani che volevano fargli la pelle, sfuggì velocissimo per mettersi in salvo e una volta scampato il pericolo, dopo avere girato a destra, aspettò il padrone scodinzolando.
Da notare che, nel suo immaginario relativo a Maleto, Castelli dà addirittura in chiave eidetica al cane la parola e gli fa dire la frase: «se ti ubbidivo mi facevano a brandelli».
Quindi un fortissimo legame di affetto e complicità lega lo scrittore a Maleto, rapporto molto forte eticamente e che può essere compreso ancora meglio da chi ha amato un cane domestico, il cane che proverbialmente è l’amico dell’uomo, soprattutto in un’epoca nella quale si assiste spesso al tristissimo fenomeno dell’abbandono dei cani stessi in autostrade o parchi.
Molti personaggi della sua esistenza sono delineati e rievocati in queste pagine da Castelli con un forte scatto e scarto memoriale non per l’espressione di un dolore nostalgico ma per una forte riattualizzazione felice di bei momenti, un po’ per il recupero di periodi gioiosi magari con amici che non ci sono più nel tentativo riuscito di fare un produttivo inventario della sua vita.
Il Nostro si fa autore di una galleria di amici con i quali nella sua esistenza ha stabilito legami profondi e a volte anche di affari e di lavoro nell’ambito della sua professione di imprenditore farmaceutico.
Per esempio l’autore rivive la sua amicizia con l’inglese Ron affermando che questa persona fortemente gli manca.
«Ron sembrava Goldfinger, ma era simpatico. Inglese di popolare origine, a sessant’anni diceva di sé “sono sulla quarantina” e sorrideva. Era di una generazione più di me. Sempre mi fu amico e paterno, in realtà mai soddisfatto della sua famiglia fiacca, mentre lui era di un’intelligenza vispa e spontanea, si era fatto dal nulla ed era diventato un maestro nel commercio internazionale farmaceutico».
Una visione del mondo e della vita ottimistica trapela da queste pagine, un atteggiamento positivo e disincantato verso la realtà nella sentita consapevolezza, nonostante la lezione della realtà, che si può riporre la fiducia in qualche vero amico e tra gli amici forse il migliore è Maleto, che rielaborato empaticamente e affettivamente non è più solo un cane ma una persona fornita di parole tra detto e non detto da ascoltare con lo strumento del sentimento.
Raffaele Piazza
Duccio Castelli, I racconti di Maleto, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 228, isbn 979-12-81351-79-0, mianoposta@gmail.com.
"Diario poetico di Maurizio Zanon", a cura di Enzo Concardi
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Diario poetico di Maurizio Zanon
a cura di Enzo Concardi
Guido Miano Editore, Milano 2026
Maurizio Zanon è nato nel 1954 a Venezia, dove attualmente vive.
Il binomio diario–poesia si rivela nuovamente vincente come idea di una vita inserita in un felice cronotopo su un pianeta da abitare appunto poeticamente.
E qui il diario diviene il supporto temporale e fisico dove annotare le emozioni, ovviamente controllate, con saggezza in poesie, come se fossero metaforicamente i negativi delle molteplici situazioni della vita, delle sue fotografie del reale da trasmettere ai fortunati lettori in un gioco di specchi.
Si intersecano e si sovrappongono le due linee di codice, quella della scrittura in versi e quella della critica letteraria che si realizza attraverso la curatela di Enzo Concardi, che comprende un prologo, la sezione eponima Diario poetico con le poesie ognuna delle quali associate ad un close-reading e l’epilogo.
Da notare che le poesie si snodano con la forma di agenda poetica con i componimenti ordinati in ordine cronologico a partire dal 1979, anno dell’esordio poetico del Nostro quattordicenne con la poesia Cimitero.
Maurizio Zanon è veneziano e il suo poiein quasi inevitabilmente è pervaso dal fascino della sua magica terra, la sua città, con la sua laguna e i suoi palazzi, le sue inconfondibili atmosfere, introiettate nella mente e nell’anima del Nostro e tradotte in versi.
In preghiera tra i monti (del 2018) leggiamo: «Fai, o Signore, che nel distacco graduale/ da tutto quello che vive intorno a me/ e che mi appartiene/ mi convinca che tutto passa ed è vanità/ mentre resta e vale/ ciò che è eterno». In questo componimento è espressa la visione cattolica e trascendente del poeta, in particolare in consonanza con il veterotestamentario libro del Qoèlet e alla sua notissima massima Tutto è vanità solo vanità. Come scrive a questo proposito Concardi questa è una preghiera in prospettiva escatologica, che riguarda l’essere e non l’avere.
Leggiamo Nebbia: «Tu che nascondi le cose/ nascondimi quelle lontane/ gli amari ricordi e le piaghe/ del tempo deluso e sconfitto». Poesia ben lontana da San Martino di Carducci che esprimeva una visione ottimistica della vita e comunque le due composizioni hanno il comune denominatore della nebbia stessa nominata, protagonista che per tutti e non solo i poeti ha il potere di creare suggestione e atmosfere con tonalità affettive multiformi ed effetti dissolventi.
In Versi alla memoria di Guido Miano, inedito, 21 novembre 2025, leggiamo: «Resiste ancora la tua voce/ in quelle lunghe chiacchierate/ a telefono, sino a tarda sera/ ove si discuteva a come fare letteratura./ Parlare con te era aprirsi/ ad un mondo di idee mai banali/ ma fertili, come la natura a primavera./ Per destino, non ci siamo mai incontrati./ Pur tuttavia, caro Guido/ ci siamo visti/ specchiandoci entrambi sulle nitide acque della Poesia».
Poesia accorata piena di un pathos che però si apre all’ottimismo e non all’autocompiacimento, al dolore nostalgico, ma al contrario alla riattualizzazione della figura dell’Editore amico, scomparso ma presene attraverso il ricordo nell’anima forse ora ancora più vivo.
Raffaele Piazza
Diario poetico di Maurizio Zanon, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 44, isbn 979-12-81351-77-6, mianoposta@gmail.com.
Il teatro di Pietro Nigro.
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Teatro di Pietro Nigro. Tre commedie: “Il padre sagace”, “Il trionfo dell’amore”, “Noi studenti”
Guido Miano Editore, Milano 2026.
Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939, poeta, saggista, apprezzato dalla critica letteraria e con al suo attivo numerosi riconoscimenti, è l’autore delle tre commedie, che prendiamo in considerazione in questa sede,
Il Nostro è stato grande amico dell’Editore Guido Miano, che ha pubblicato il suo primo libro di poesia Il deserto e il cactus nel 1982 che gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma).
Il teatro, definito come la più umana delle arti, in un’epoca come la nostra tecnologizzata, alienata e liquida sempre maggiormente giorno dopo giorno, si rinnova e trova ancora espressioni, manifestazioni, epifanie in nuove opere, altre sceneggiature come quelle di Nigro, a dimostrazione della sua importanza necessaria nel panorama culturale e artistico della nostra contemporaneità.
Tale valore consiste per chi lo pratica e per i suoi fruitori, nel tentativo che spesso incontra risultati concreti, di ritrovare le radici più profonde dell’esserci sotto specie umana in un contatto catartico e immediato tra attori e spettatori tra palcoscenico e platea, quando tutto, contrariamente che nel cinema, avviene dal vivo.
Come sottolinea Enzo Concardi nella sua acuta e centrata premessa le opere teatrali qui presenti possono essere suddivise in due categorie distinte: nella prima ritroviamo Il padre sagace (atto unico in tredici scene) e Il trionfo dell’amore (atto unico in nove scene) che hanno come argomento comune ed esito finale – sebbene con trame diverse – la vittoria dell’amore.
Alla seconda categoria appartiene Noi studenti, definita dallo stesso autore “una commedia drammatica” (definizione intrigante nella sua ambivalenza), sviluppantesi in 3 atti e sei scene che riguarda l’argomento del rapporto tra professori e studenti, che non a caso è stato la traccia per un tema d’italiano in alcuni licei classici.
Leggendo i testi dei suddetti lavori, proprio perché sono fortemente icastici, pur nella loro leggerezza, si ha la sensazione di affondare nella pagina, nell’immergersi per il lettore nelle parole dette con urgenza, precisione e arguzia dai protagonisti che ci trasmettono il fascino di un mondo, un mondo che forse per alcuni aspetti è il nostro universo giornaliero, spazio scenico della vita quotidiana di tutti ovviamente trasfigurato attraverso l’arte.
I temi affrontati nella prima commedia sono quelli dell’amore, dei sentimenti autentici connessi con la prospettiva di un matrimonio per la ragazza Margherita che deve scegliere tra due pretendenti, tra un’unione basata sull’interesse e una fondata sull’amore e la sincerità.
Per quanto riguarda la sua scelta trova le influenze opposte tra loro del padre e della madre, in quanto il primo vorrebbe che la figlia sposasse un giovane buono, sincero e intelligente. mentre la seconda un nobile ricco.
In un contesto intenso e forte, a volte anche giocoso e grottesco e divertente, importante perché si tratta della felicità della protagonista per tutta la sua vita attraverso delle benedette nozze, si gioca la partita che nel lieto fine si realizza con la felicità di Margherita che sposa quello che sinceramente ama.
Non può essere non considerata l’ironia incontrovertibile, una vis comica, che anima l’eclettica scrittura di Nigro la cui cifra distintiva, anche nelle vesti di drammaturgo, ha un’espressività veramente unica.
Così leggiamo il monologo di Don Ferdinando, padre della ragazza che si deve sposare nella scena 4 della commedia Il padre sagace: «Sarà di sicuro un bravo giovane, quello. Mia figlia non è una sbandata e prima di fare un passo ci pensa due volte. Se dice che è bravo, intelligente e buono, lo sarà certamente. Ha molto sale in zucca per sospettare degli imbroglioni e degli adulatori. Se la ricchezza e gli onori non la tentano, non è una ragazza vanitosa. Si accontenta del necessario pur di essere felice. Se fosse una ragazza viziata sposerebbe quell’imbecille per aver campo libero in ogni cosa. Invece Margherita è una ragazza virtuosa che disdegna ciò che può scalfire il suo onore e apprezza i sentimenti più nobili. Tutta suo padre. Tutta suo padre. Oh padre felice di possedere un simile tesoro di figlia!».
Toccanti le parole suddette dalle quali si evince la presenza di bontà e lungimiranza di una figura paterna che desidera veramente la felicità della figlia, convinto giustamente che la ricchezza e gli onori senza che Margherita provi un sentimento per chi li possiede sono controproducenti per la gioia.
È meglio che la figlia sia felice con chi veramente ama sfatando il luogo comune matrimonio-patrimonio, anche se nella vita reale che non è una messinscena né fantasia d’arte ragazze come Margherita, sono rarissime e questo fa parte della lezione della realtà.
Leggendo le tre commedie si ha l’impressione di averle sempre provate le emozioni che provano i personaggi immaginandoli in una recitazione, su uno spazio scenico e scenografico a tu per tu con gli spettatori nel loro incarnarsi negli attori.
Prevale nelle due prime commedie un’atmosfera briosa, giocosa anche se le situazioni descritte appartengono a fatti importanti e fondanti nella vita delle famiglie, mentre nella terza sceneggiatura tra gioie ma anche dolori vengono dette, rappresentate situazioni dell’universo docente-discente, un rapporto importante per i giovani nel sistema scolastico, quando la scuola stessa è un capitolo fondante per le loro esistenze strumento essenziale per andare avanti.
Anche se la vita stessa è tutta una recita (come ironicamente qualcuno afferma) le tre commedie che qui incontriamo nel leggerle con attenzione lanciano il messaggio per il lettore che è quello di vivere con ottimismo l’esistere anche in presenza di ostacoli e dolori che però tramite una metamorfosi attraverso l’intelligenza che è la capacità di risolvere i problemi, possono essere vinti e trasformarsi in gioie se, come asserivano anche i filosofi del pragmatismo americano, la vita è degna di essere vissuta e in prospettiva diacronica il bene vince il male secondo la visione cattolica.
Leggiamo in Noi studenti (Commedia drammatica in tre atti) le parole dello studente Alberto sul tema degli insegnanti nell’atto primo scena prima: «Sì, proprio loro. Credono di essere i nostri padroni. Non fanno che bersagliarci di domande alle quali a mio parere loro stessi difficilmente saprebbero rispondere. Rispondiamo come possiamo in rapporto alle nostre possibilità. Mai soddisfatti. Per loro non valiamo nulla! Eh, e invece loro valevano quando erano studenti! Il mondo è fatto così: quando un uomo che ne ha combinato di tutti i colori arriva alla fine della sua vita per molti diventa un buon uomo. Così molti “dotti” insegnanti: quando sono stati alunni erano i peggiori, ora invece spiattellano menzogne (con ironia): non siamo stati bocciati mai, eravamo sempre promossi con l’esenzione delle tasse, e cose simili. Le loro parole ci divertono al pari delle spacconate di un buffone!».
Trapelano dalle parole di Alberto astio e rabbia derivate dalla tracotanza e dalla presunta presuntuosità degli insegnanti menzogneri che paradossalmente quando erano alunni erano i peggiori.
Detto in altre parole dalla tragedia emerge anche il tema del potere dei docenti stessi che è anche economico, esercitato sugli allievi.
Infatti mentre i docenti sono pagati per la loro funzione non a caso, gli studenti al contrario devono pagare le tasse scolastiche.
Quindi rispetto a quanto suddetto la dialettica tra i due insiemi, fin dal tempo degli antichi, continua a ripetersi anche se comunque non mancano le eccezioni di docenti intelligenti e sensibili nel loro relazionarsi con i loro alunni in maniera paritaria ovviamente nel rimanere diversificati i ruoli delle due parti.
Raffaele Piazza
Pietro Nigro, Teatro. Tre commedie: “Il padre sagace”, “Il trionfo dell’amore”, “Noi studenti”, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 140, isbn 979-12-81351-86-9, mianoposta@gmail.com.
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