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raffaele piazza

Nella Pulvirenti, "Nel mio cuore"

17 Aprile 2026 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Nella Pulvirenti

Nel mio cuore

Guido Miano Editore, Milano 2026

 

L’uso della rima cuore fiore amore è una costante nei giardini della poesia e non sorprende che la poetessa Nella Pulvirenti nata a Catania nel 1966 e medico, che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali e internazionali, abbia intitolato la raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, Nel mio cuore, nominazione che fa intendere la presenza di un sentimento profondo e sentito nell’essenza dell’interiorità dell’autrice che si traduce nei versi.

Se in poesia tutto è presunto per cuore la poeta intende presumibilmente la sua anima, la sua camera della mente nella quale sono segretamente custodite le parole che emergendo, sporgendo da un nulla che si fa essere divengono poesia.

Come afferma il prefatore Floriano Romboli la poesia stessa è consapevolmente, in altre parole, per la Nostra la leggerezza nella vita, il varco che porta alla salvezza per vincere il male di vivere e anche il mal d’aurora, il senso di inadeguatezza e intimo disagio nell’approccio quotidiano con la vita nel nostro liquido e alienato postmoderno occidentale.

Cifra distintiva della poetica della Pulvirenti è quella di un poiein neo lirico tout-court, che esprime uno stato d’animo sempre in bilico tra gioia e dolore e la raccolta non è scandita in sezioni.

In Equilibrio leggiamo: «Fragile equilibrio/ di anime deluse/ vago nella nebbia/ di luci soffuse/ che mi danno torpore/ e che senza calore/ mi ricordano un passato/ oramai violato/ da ricordi di sorrisi/ puniti e divisi/ da ciò che è successo/ in quel giorno funesto/ ancora non dimenticato/ che non fa parte del passato/ ma che dorme tra i meandri/ di un cuore svuotato».

Qui le rime baciate rafforzano l’icasticità del dettato nell’evocazione vaga di un passato che non tornerà mai più soffuso di speranza da individuare nel nome del titolo della lirica che è Equilibrio.

Tutto si realizza in un contesto dove anche i sorrisi sono puniti e divisi da ciò che è successo ma ciò che è successo rimane in sospeso in un limbo nel non detto e ciò genera un’atmosfera di onirismo purgatoriale nel serpeggiare di una forma di pessimismo se anche il cuore è svuotato.

In Empatia, che tende ad un certo ottimismo leggiamo: «Empatia era quella/ che ci legava/ una connessione emotiva ci pervadeva/ un amore profondo/ ci attraversava/ un pensiero empatico/ ci conduceva/ ad un’amicizia unica e sincera».

Quindi una vena anche intellettualistica connota queste poesie dove protagoniste sono le sensazioni che prevalgono sulle descrizioni.

Emblematica rispetto a quanto suddetto è la poesia Morire quando il morire stesso, ovviamente in modo metaforico, c’insegna a vivere e rinascere perché è affermato nella chiusa che rinascere è vivere quando si muore dentro.

E il morire e il rinascere avvengono in un solo attimo quando il tempo si ferma e così viene superato il limite e si esce dal tempo lineare.

Molte volte viene detto il peggio come nel componimento Tutto piange ma questo accade per il lucido proposito di toccare il fondo, il massimo nel dolore e della disperazione, ma con la segreta certezza che tale condizione verrà superata come si evince nei versi di chiusura: «…Siate i nostri sorrisi quando ritorneranno,/ angeli speciali che dal cielo ci guideranno», versi che ci fanno intendere che il riscatto è possibile non solo tramite la poesia ma anche attraverso la religiosità quando sono detti gli angeli.

Quindi tutto il lavoro della Nostra è un consapevole esercizio di conoscenza che diacronicamente partendo dal dolore di una vita che dà scacco nella sua progressione porta alla consolazione e ad una felicità da realizzarsi proprio nell’empatia con coloro che ci amano e noi amiamo e con l’aiuto degli angeli stessi.

Raffaele Piazza

      

  Nella Pulvirenti, Nel mio cuore, prefazione di Floriano Romboli; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 92, isbn 979-12-81351-88-2, mianoposta@gmail.com.

 

           

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Duccio Castelli, "I racconti di Maleto"

9 Aprile 2026 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #racconto

 

 

 

 

Duccio Castelli

I racconti di Maleto

Guido Miano Editore, Milano 2026

 

Duccio Castelli è nato il 31 dicembre 1945 a Milano, dove attualmente risiede; imprenditore in ambito farmaceutico, ha vissuto diversi anni in Cile per lavoro; è poeta scrittore e musicista jazz.

Determinante per Castelli è l’incontro nel 1993 con l’Editore Guido Miano con il quale pubblica le prime raccolte di poesie e il racconto Una ragazza per quattro mesi, con una lettera introduttiva di Italo Calvino; lo stesso Editore lo inserisce in alcuni suoi repertori letterari, tra cui il Dizionario Autori Italiani del 2006 e La Storia della Letteratura Italiana IV volume del 2015.

Come scrive Michele Miano nell’acuta e sensibile prefazione ci sono figure che pur appartenendo al mondo degli affetti quotidiani, finiscono per assumere un valore simbolico più vasto. Maleto, l’ultimo cane di Duccio Castelli, è una di queste presenze, diventando il varco attraverso cui l’autore ci invita ad entrare nella sua memoria.

Il corposo volume è costituito da frammenti di diverse dimensioni che hanno per oggetto i molteplici settori della vita del Nostro e c’è un filo rosso che lega tali parti, s’identifica proprio nella figura del cane Maleto che per Duccio è più di un mero cane ma un essere personificato e quasi umanizzato e una figura di riferimento, il vero amico per antonomasia su cui potere contare nella vita.

Toccante il breve scritto nel quale l’autore racconta di quando gridò al suo cagnetto nero di fermarsi e lui non lo stette a sentire e conscio della pericolosa situazione e accortosi dell’avventarsi su di lui di due grossi cani che volevano fargli la pelle, sfuggì velocissimo per mettersi in salvo e una volta scampato il pericolo, dopo avere girato a destra, aspettò il padrone scodinzolando.

Da notare che, nel suo immaginario relativo a Maleto, Castelli dà addirittura in chiave eidetica al cane la parola e gli fa dire la frase: «se ti ubbidivo mi facevano a brandelli».

Quindi un fortissimo legame di affetto e complicità lega lo scrittore a Maleto, rapporto molto forte eticamente e che può essere compreso ancora meglio da chi ha amato un cane domestico, il cane che proverbialmente è l’amico dell’uomo, soprattutto in un’epoca nella quale si assiste spesso al tristissimo fenomeno dell’abbandono dei cani stessi in autostrade o parchi.

Molti personaggi della sua esistenza sono delineati e rievocati in queste pagine da Castelli con un forte scatto e scarto memoriale non per l’espressione di un dolore nostalgico ma per una forte riattualizzazione felice di bei momenti, un po’ per il recupero di periodi gioiosi magari con amici che non ci sono più nel tentativo riuscito di fare un produttivo inventario della sua vita.

Il Nostro si fa autore di una galleria di amici con i quali nella sua esistenza ha stabilito legami profondi e a volte anche di affari e di lavoro nell’ambito della sua professione di imprenditore farmaceutico.

Per esempio l’autore rivive la sua amicizia con l’inglese Ron affermando che questa persona fortemente gli manca.

«Ron sembrava Goldfinger, ma era simpatico. Inglese di popolare origine, a sessant’anni diceva di sé “sono sulla quarantina” e sorrideva. Era di una generazione più di me. Sempre mi fu amico e paterno, in realtà mai soddisfatto della sua famiglia fiacca, mentre lui era di un’intelligenza vispa e spontanea, si era fatto dal nulla ed era diventato un maestro nel commercio internazionale farmaceutico».

Una visione del mondo e della vita ottimistica trapela da queste pagine, un atteggiamento positivo e disincantato verso la realtà nella sentita consapevolezza, nonostante la lezione della realtà, che si può riporre la fiducia in qualche vero amico e tra gli amici forse il migliore è Maleto, che rielaborato empaticamente e affettivamente non è più solo un cane ma una persona fornita di parole tra detto e non detto da ascoltare con lo strumento del sentimento.

Raffaele Piazza

 

Duccio Castelli, I racconti di Maleto, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 228, isbn 979-12-81351-79-0, mianoposta@gmail.com.

 

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"Diario poetico di Maurizio Zanon", a cura di Enzo Concardi

5 Aprile 2026 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Diario poetico di Maurizio Zanon

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2026

 

Maurizio Zanon è nato nel 1954 a Venezia, dove attualmente vive.

Il binomio diario–poesia si rivela nuovamente vincente come idea di una vita inserita in un felice cronotopo su un pianeta da abitare appunto poeticamente.

E qui il diario diviene il supporto temporale e fisico dove annotare le emozioni, ovviamente controllate, con saggezza in poesie, come se fossero metaforicamente i negativi delle molteplici situazioni della vita, delle sue fotografie del reale da trasmettere ai fortunati lettori in un gioco di specchi.

Si intersecano e si sovrappongono le due linee di codice, quella della scrittura in versi e quella della critica letteraria che si realizza attraverso la curatela di Enzo Concardi, che comprende un prologo, la sezione eponima Diario poetico con le poesie ognuna delle quali associate ad un close-reading e l’epilogo.

Da notare che le poesie si snodano con la forma di agenda poetica con i componimenti ordinati in ordine cronologico a partire dal 1979, anno dell’esordio poetico del Nostro quattordicenne con la poesia Cimitero.

Maurizio Zanon è veneziano e il suo poiein quasi inevitabilmente è pervaso dal fascino della sua magica terra, la sua città, con la sua laguna e i suoi palazzi, le sue inconfondibili atmosfere, introiettate nella mente e nell’anima del Nostro e tradotte in versi.

In preghiera tra i monti (del 2018) leggiamo: «Fai, o Signore, che nel distacco graduale/ da tutto quello che vive intorno a me/ e che mi appartiene/ mi convinca che tutto passa ed è vanità/ mentre resta e vale/ ciò che è eterno». In questo componimento è espressa la visione cattolica e trascendente del poeta, in particolare in consonanza con il veterotestamentario libro del Qoèlet e alla sua notissima massima Tutto è vanità solo vanità. Come scrive a questo proposito Concardi questa è una preghiera in prospettiva escatologica, che riguarda l’essere e non l’avere.

Leggiamo Nebbia: «Tu che nascondi le cose/ nascondimi quelle lontane/ gli amari ricordi e le piaghe/ del tempo deluso e sconfitto». Poesia ben lontana da San Martino di Carducci che esprimeva una visione ottimistica della vita e comunque le due composizioni hanno il comune denominatore della nebbia stessa nominata, protagonista che per tutti e non solo i poeti ha il potere di creare suggestione e atmosfere con tonalità affettive multiformi ed effetti dissolventi.

In Versi alla memoria di Guido Miano, inedito, 21 novembre 2025, leggiamo: «Resiste ancora la tua voce/ in quelle lunghe chiacchierate/ a telefono, sino a tarda sera/ ove si discuteva a come fare letteratura./ Parlare con te era aprirsi/ ad un mondo di idee mai banali/ ma fertili, come la natura a primavera./ Per destino, non ci siamo mai incontrati./ Pur tuttavia, caro Guido/ ci siamo visti/ specchiandoci entrambi sulle nitide acque della Poesia».

Poesia accorata piena di un pathos che però si apre all’ottimismo e non all’autocompiacimento, al dolore nostalgico, ma al contrario alla riattualizzazione della figura dell’Editore amico, scomparso ma presene attraverso il ricordo nell’anima forse ora ancora più vivo.

          Raffaele Piazza

 

Diario poetico di Maurizio Zanon, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 44, isbn 979-12-81351-77-6, mianoposta@gmail.com.

 

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Il teatro di Pietro Nigro.

28 Marzo 2026 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #teatro

 

 

 

 

Teatro di Pietro Nigro. Tre commedie: “Il padre sagace”, “Il trionfo dell’amore”, “Noi studenti”

Guido Miano Editore, Milano 2026.

 

Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939, poeta, saggista, apprezzato dalla critica letteraria e con al suo attivo numerosi riconoscimenti, è l’autore delle tre commedie, che prendiamo in considerazione in questa sede,

Il Nostro è stato grande amico dell’Editore Guido Miano, che ha pubblicato il suo primo libro di poesia Il deserto e il cactus nel 1982 che gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma).

Il teatro, definito come la più umana delle arti, in un’epoca come la nostra tecnologizzata, alienata e liquida sempre maggiormente giorno dopo giorno, si rinnova e trova ancora espressioni, manifestazioni, epifanie in nuove opere, altre sceneggiature come quelle di Nigro, a dimostrazione della sua importanza necessaria nel panorama culturale e artistico della nostra contemporaneità.

Tale valore consiste per chi lo pratica e per i suoi fruitori, nel tentativo che spesso incontra risultati concreti, di ritrovare le radici più profonde dell’esserci sotto specie umana in un contatto catartico e immediato tra attori e spettatori tra palcoscenico e platea, quando tutto, contrariamente che nel cinema, avviene dal vivo.

Come sottolinea Enzo Concardi nella sua acuta e centrata premessa le opere teatrali qui presenti possono essere suddivise in due categorie distinte: nella prima ritroviamo Il padre sagace (atto unico in tredici scene) e Il trionfo dell’amore (atto unico in nove scene) che hanno come argomento comune ed esito finale – sebbene con trame diverse – la vittoria dell’amore.

Alla seconda categoria appartiene Noi studenti, definita dallo stesso autore “una commedia drammatica” (definizione intrigante nella sua ambivalenza), sviluppantesi in 3 atti e sei scene che riguarda l’argomento del rapporto tra professori e studenti, che non a caso è stato la traccia per un tema d’italiano in alcuni licei classici.

Leggendo i testi dei suddetti lavori, proprio perché sono fortemente icastici, pur nella loro leggerezza, si ha la sensazione di affondare nella pagina, nell’immergersi per il lettore nelle parole dette con urgenza, precisione e arguzia dai protagonisti che ci trasmettono il fascino di un mondo, un mondo che forse per alcuni aspetti è il nostro universo giornaliero, spazio scenico della vita quotidiana di tutti ovviamente trasfigurato attraverso l’arte.

I temi affrontati nella prima commedia sono quelli dell’amore, dei sentimenti autentici connessi con la prospettiva di un matrimonio per la ragazza Margherita che deve scegliere tra due pretendenti, tra un’unione basata sull’interesse e una fondata sull’amore e la sincerità.

Per quanto riguarda la sua scelta trova le influenze opposte tra loro del padre e della madre, in quanto il primo vorrebbe che la figlia sposasse un giovane buono, sincero e intelligente. mentre la seconda un nobile ricco.

In un contesto intenso e forte, a volte anche giocoso e grottesco e divertente, importante perché si tratta della felicità della protagonista per tutta la sua vita attraverso delle benedette nozze, si gioca la partita che nel lieto fine si realizza con la felicità di Margherita che sposa quello che sinceramente ama.

Non può essere non considerata l’ironia incontrovertibile, una vis comica, che anima l’eclettica scrittura di Nigro la cui cifra distintiva, anche nelle vesti di drammaturgo, ha un’espressività veramente unica.

Così leggiamo il monologo di Don Ferdinando, padre della ragazza che si deve sposare nella scena 4 della commedia Il padre sagace: «Sarà di sicuro un bravo giovane, quello. Mia figlia non è una sbandata e prima di fare un passo ci pensa due volte. Se dice che è bravo, intelligente e buono, lo sarà certamente. Ha molto sale in zucca per sospettare degli imbroglioni e degli adulatori. Se la ricchezza e gli onori non la tentano, non è una ragazza vanitosa. Si accontenta del necessario pur di essere felice. Se fosse una ragazza viziata sposerebbe quell’imbecille per aver campo libero in ogni cosa. Invece Margherita è una ragazza virtuosa che disdegna ciò che può scalfire il suo onore e apprezza i sentimenti più nobili. Tutta suo padre. Tutta suo padre. Oh padre felice di possedere un simile tesoro di figlia!».

Toccanti le parole suddette dalle quali si evince la presenza di bontà e lungimiranza di una figura paterna che desidera veramente la felicità della figlia, convinto giustamente che la ricchezza e gli onori senza che Margherita provi un sentimento per chi li possiede sono controproducenti per la gioia.

È meglio che la figlia sia felice con chi veramente ama sfatando il luogo comune matrimonio-patrimonio, anche se nella vita reale che non è una messinscena né fantasia d’arte ragazze come Margherita, sono rarissime e questo fa parte della lezione della realtà.

Leggendo le tre commedie si ha l’impressione di averle sempre provate le emozioni che provano i personaggi immaginandoli in una recitazione, su uno spazio scenico e scenografico a tu per tu con gli spettatori nel loro incarnarsi negli attori.

Prevale nelle due prime commedie un’atmosfera briosa, giocosa anche se le situazioni descritte appartengono a fatti importanti e fondanti nella vita delle famiglie, mentre nella terza sceneggiatura tra gioie ma anche dolori vengono dette, rappresentate situazioni dell’universo docente-discente, un rapporto importante per i giovani nel sistema scolastico, quando la scuola stessa è un capitolo fondante per le loro esistenze strumento essenziale per andare avanti.

Anche se la vita stessa è tutta una recita (come ironicamente qualcuno afferma) le tre commedie che qui incontriamo nel leggerle con attenzione lanciano il messaggio per il lettore che è quello di vivere con ottimismo l’esistere anche in presenza di ostacoli e dolori che però tramite una metamorfosi attraverso l’intelligenza che è la capacità di risolvere i problemi, possono essere vinti e trasformarsi in gioie se, come asserivano anche i filosofi del pragmatismo americano, la vita è degna di essere vissuta e in prospettiva diacronica il bene vince il male secondo la visione cattolica.

Leggiamo in Noi studenti (Commedia drammatica in tre atti) le parole dello studente Alberto sul tema degli insegnanti nell’atto primo scena prima: «Sì, proprio loro. Credono di essere i nostri padroni. Non fanno che bersagliarci di domande alle quali a mio parere loro stessi difficilmente saprebbero rispondere. Rispondiamo come possiamo in rapporto alle nostre possibilità. Mai soddisfatti. Per loro non valiamo nulla! Eh, e invece loro valevano quando erano studenti! Il mondo è fatto così: quando un uomo che ne ha combinato di tutti i colori arriva alla fine della sua vita per molti diventa un buon uomo. Così molti “dotti” insegnanti: quando sono stati alunni erano i peggiori, ora invece spiattellano menzogne (con ironia): non siamo stati bocciati mai, eravamo sempre promossi con l’esenzione delle tasse, e cose simili. Le loro parole ci divertono al pari delle spacconate di un buffone!».

Trapelano dalle parole di Alberto astio e rabbia derivate dalla tracotanza e dalla presunta presuntuosità degli insegnanti menzogneri che paradossalmente quando erano alunni erano i peggiori.

Detto in altre parole dalla tragedia emerge anche il tema del potere dei docenti stessi che è anche economico, esercitato sugli allievi.

Infatti mentre i docenti sono pagati per la loro funzione non a caso, gli studenti al contrario devono pagare le tasse scolastiche.

Quindi rispetto a quanto suddetto la dialettica tra i due insiemi, fin dal tempo degli antichi, continua a ripetersi anche se comunque non mancano le eccezioni di docenti intelligenti e sensibili nel loro relazionarsi con i loro alunni in maniera paritaria ovviamente nel rimanere diversificati i ruoli delle due parti.

Raffaele Piazza

 

Pietro Nigro, Teatro. Tre commedie: “Il padre sagace”, “Il trionfo dell’amore”, “Noi studenti”,  prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 140, isbn 979-12-81351-86-9, mianoposta@gmail.com.

        

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Anna Scarpetta, "Chiaroscuri"

14 Marzo 2026 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

ANNA SCARPETTA

Chiaroscuri. Antologia poetica

Guido Miano Editore, Milano 2026.

 

Pubblicata nella collana “Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio” di Guido Miano Editore, l’antologia poetica Chiaroscuri, costituita da una scelta delle poesie di Anna Scarpetta, è suddivisa in tre capitoli, ognuno dei quali è introdotto da una prefazione a firma di un prestigioso critico letterario.

Il testo presenta una premessa dell’Editore illuminante ed esaustiva per comprendere il senso del lavoro composito e approfondito di letteratura comparata che prendiamo in considerazione in questa sede.

È scritto nella premessa che questa collana di libri non ambisce ad esaurire una rassegna della poesia italiana contemporanea, quanto piuttosto a indicare di taluni autori un solco di scrittura nella quale ci sia da individuare una sorta di fratellanza d’arte, nel nostro caso della poesia.

In sintesi le poesie della Nostra preliminarmente sono state raccolte in tre insiemi, ognuno all’insegna di una tematica e poi ognuno dei tre critici, per uno dei singoli settori da analizzare, ha lavorato nel senso di trovare un poeta straniero che avesse un’affinità estetica e stilistica con la scrittura di Anna, sotto il denominatore di uno dei temi comuni; e poi i letterati hanno analizzato le affinità letterarie della Scarpetta con ogni poeta straniero e ovviamente anche le diversità nell’approccio alla materia trattata.

Il capitolo 1: Nei labirinti dell’amore in Anna Scarpetta Jacques Prevert si avvale di una prefazione di Gabriella Veschi.

Il capitolo 2: Le problematiche esistenziali: l’io e il mondo in Anna Scarpetta e in Charles Baudelaire è prefato da Floriano Romboli.

Il capitolo 3: Nei dintorni dell’anima e della coscienza in Anna Scarpetta e in Fernando Pessoa è introdotto da Floriano Romboli.

Nella prima sezione incontriamo il componimento Nel cuore di un amore espressione della cifra distintiva della poetica, del poiein della Scarpetta, che possiamo definire neo lirico tout-court e che presenta ascendenze neoromantiche.

Leggiamo la suddetta poesia che è connotata da un tu alla quale l’Autrice si rivolge e che presumibilmente è la persona amata: «Nel cuore di un amore/ così romantico/ abbiamo chiuso il cerchio/ di noi due, danzando insieme/ musiche sublimi di note/ di autori grandi.// E, la nostra storia,/ ora ci appartiene/ come pioggia benedetta/ che dal cielo scende rumorosa,/ a bagnare la terra e i suoi dintorni.// Viene giù la pioggia, così fitta,/ con una lunga nenia tintinnante,/ nel grigiore di un cielo terso,/ colmo di velata nostalgia.// E, bagna la terra, ogni cosa ovunque,/ la pioggia, che sembra musica intensa,/ proprio come i ricordi vivi/ accesi nella nostra pelle…».

In questo componimento che ha qualcosa di magico nella sua sospensione, si respira un’atmosfera di rêverie che si coniuga alla linearità dell’incanto, quando la pioggia sull’io-poetante e sulla sua amata accade e scende come benedizione e battesimo del loro felice sentimento e viene detto anche il tempo che, quasi personificato, se ne sta guardingo, a spiare le meraviglie intense.

Come mette in rilievo il prefatore nel paragonare lo stile e la forma e ovviamente anche i contenuti dell’esprimersi di Anna Scarpetta e di Prévert, in entrambi gli autori ricorre l’immagine della caduta, emblema della fragilità e della perdita, ma, mentre il fedele e silenzioso amore di Prévert mostra una rassegnata malinconia, che lo induce a sorridere ancora, Scarpetta intravede una rinascita e la luce solare diviene metafora della vita che torna a risplendere con rinnovata speranza in sintonia con il verso celebre di Virgilio «Omnia vincit amor».

Dal capitolo 2 leggiamo il componimento Solitudine antica: «Ho sempre sfuggito/ il tuo respiro nell’aria./ Eppure t’udivo accanto a me/ col volto malato di malinconia/ mia solitudine antica./ Seduta sul trono imperiale/ nel mezzo dell’universo reale/ ora ti vedo/ nel riso del giorno radioso/ coi tuoi mali così pallidi e veri,/ talora pungenti, per attirare pietà./ Ma sì, è così:/ tu attacchi il core del poeta/ per unire la tua voce alla sua/ e sentirti viva e compagna/ lungo la via di un sentiero lontano…».

Una forte sospensione intrisa di malia connota questa poesia nella quale il tu è la solitudine stessa, interlocutore che non risponde e che viene restituita con immagini magistrali e calzanti di grande effetto ed efficacia.

Nella sua essenza la poesia di Anna Scarpetta come emerge da questa antologia è in ogni sua singola epifania un esercizio di conoscenza su ogni aspetto esistenziale della vita stessa che diviene vita in versi.

Raffaele Piazza

        

      

Anna Scarpetta, Chiaroscuri, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 92, isbn 979-12-81351-72-1, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

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Marina Enrichi, "Eros e Logos"

28 Febbraio 2026 , Scritto da Raffaelel Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Marina Enrichi

Eros e Logos

Guido Miano Editore, Milano 2026

 

Attraverso la figura di Marina Enrichi, veneziana di nascita e padovana d’adozione, poetessa dalla raffinata e originale cifra stilistica e formale, si rinnova il binomio scientifico-umanistico della figura del medico-poeta che, come in passato, continua ad avere rappresentanti nel panorama odierno della poesia al tempo del villaggio globale.

Essi praticano appunto la poesia anche per emergere dal disagio e trovare un antidoto all’oceano di dolore vissuto accanto ai pazienti sofferenti o, per esempio, alle donne partorienti come nel caso dell’Enrichi che è ginecologa.

Tra i suddetti poeti, personaggi eclettici nello svolgere due attività che si potenziano e armonizzano, nei loro rapporti reciproci, si ricorda il napoletano Antonio Spagnuolo da cinquanta anni attore nel ruolo che sintetizza l’attività poetica (e anche saggistica e narrativa), e umanità e scienza nel suo approccio professionale e sensibile di medico con il malato e la malattia, che può divenire essa stessa occasione e ispirazione, oggetto per la scrittura di poesie.     

Quanto suddetto avviene spontaneamente in quanto tra i due termini del discorso c’è un rapporto osmotico e sintetico nel delineare l’identità di donna medico e artista dell’Autrice di EROS E LOGOS, l’intensa raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede.

La silloge non è scandita in sezioni e per questo può essere letta come una sequenza omogenea di componimenti poetici in continuum, come uno scrosciare di parole nello scaturire di ogni poesia l’una dall’altra.

Già dal titolo del volume possiamo renderci conto che il percorso della poetessa va dal generale al particolare perché nei suoi intenti, che si traducono in versi poetici, esito di un’intelligente e consapevole coscienza letteraria, si va dai massimi sistemi dei concetti di erotismo e di essere ed esserci, alle descrizioni specifiche del sentimento nelle poesie, precipitato del pensiero che si fa parola.

Le composizioni stesse vibrano di intenso pathos nel vivere la dimensione amorosa con sensualità e trasporto assoluto per l’amato che per estensione diviene amore per il logos e quindi tra le righe implicitamente anche per Dio.

Nella poetica di Marina c’è la presenza costante di un erotismo che ha risvolti anche mistici e la poetessa produce tessuti poetici fortemente icastici, detti con grande urgenza e nello stesso tempo ben controllati e raffinatamente cesellati.

L’amore provato dalla Nostra è anche quello per la bellezza e l’arte e la tensione emotiva e le emozioni che dominano nei testi, qualsiasi siano gli oggetti del desiderio, si manifesta con una realizzazione che ha sempre un fattore x, un comune denominatore nei componimenti fortemente provati, sentiti, vissuti e risolti sempre in maniera sublime che crea una dose d’ipersegno.

Il testo presenta un’acuta ed esauriente prefazione di Enzo Concardi e lo scritto corposo di Gabriella Veschi, che è un vero e proprio saggio critico di letteratura comparata sul poiein della Enrichi intitolato “Spiritualità e passionalità nella poesia di Marina Enrichi Cariolario, a confronto con Salvatore Quasimodo e Roberto Pazzi”.

A volte un atteggiamento ottimista prevale in queste liriche che sembrano pervase da una soave luminosità come in Che tu sia benedetto giorno che sorgi: «Che tu sia benedetto/ giorno che sorgi/ mortale imperfetto.// Che il tuo sole risplenda/ sulle angosce e le gioie/ di un’umanità in fretta.// Che il tuo cielo rischiari/ ombre e buio che incombono// quando cala la sera/ e la luce soccombe.// Che tu sia benedetto/ giorno pieno di vita/ e di sguardi e sorrisi/ e di baci.// Che tu sia benedetto/ per la pausa che doni/ alla corsa infinita». Protagonista di questo componimento pare essere il tempo, non il tempo lineare degli orologi ma un non-tempo che sembra essere scandito dalla luce dello stesso sole e della corsa infinita proprio della durata nel suo eternarsi nell’attimo e nella tensione all’indicibile.

In San Marco leggiamo: «Fiammeggiano campate d’oro/ su volte da cielo nutrite/ da piccole schegge di vetro/ maestria degli antichi artigiani/ che i secoli hanno onorato/ con fede commossa.// Profuma di sacra armonia/ di musica anche in silenzio./ Il cuore è rapito e perduto/ un’estasi nell’assoluto.// La musica scende a fluire/ da cantorie voci sciolte/ per onde di nebbia di mare/ lambiscono i corpi presenti/ e lasciano un’umida traccia d’immenso/ sostanza sonora d’incenso.// San Marco è così/ tangibile e inafferrabile/ mistero solenne e struggente/ abbraccio divino/ invito a far parte/ di schiere celesti.// Palpabile incenso irrorato».

Questa poesia, veramente, fortemente mistica e carica di mistero per ogni suo fortunato lettore, diviene ancora più struggente per coloro che hanno conosciuto, visitato, l’immensa Basilica veneziana, vero capolavoro architettonico, dedicata all’evangelista.

Infatti tali visitatori, memori dell’atmosfera magica e ammaliante di questa icona della cristianità, attraverso le parole rivivono intensificandole le visioni, emozioni e suggestioni provate proprio durante una visita in San Marco che non può lasciare indifferenti per la numinosa bellezza di ogni particolare dell’insieme.

Un componimento centrale della raccolta è quello nel quale l’io-poetante si rivolge quasi con veemenza ad un tu che presumibilmente è l’amato: tale componimento è intitolato Bruciami il respiro: «Bruciami il respiro/ dammi fuoco/ sarò torcia accesa.// Ti ustionerò la pelle nell’abbraccio/ e poi spegnimi/ in un fiume che scorre/ nel delta della foce.// Sarò il tuo unguento/ preparerò le tracce/ ardenti della passione».

In tale poesia la figura femminile, che è l’io poetante, si fa fuoco che diviene una sola cosa con il partner nell’amplesso passionale e la gioia dei sensi diviene accensione e spegnimento che deriva per lei e per l’amato da una profondissima fusione di corpi e anime alla ricerca di un piacere di redenzione che suggelli una nuova dimensione temporale duale, privata ed unica, come anche ogni amore è unico.

 

Raffaele Piazza

     

 

Marina Enrichi, Eros e Logos, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 84, isbn 979-12-81351-82-0, mianoposta@gmail.com.

 

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Wanda Lombardi, "Araba Fenice"

18 Febbraio 2026 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #raffaele piazza, #michele miano, #saggi

 

 

 

Araba Fenice

Wanda Lombardi 

Guido Miano Editore, Milano 2026.

 

 

Capitolo 1 - Il bel tempo che fu

Il passato, e quindi la sua memoria, in Wanda Lombardi non è soltanto un comprensibile sentimento nostalgico verso talune fasi dell’esistenza in cui la vita personale e sociale era migliore di quella presente, ma risulta elemento di stimolo creatore di nuove energie per progettare il futuro. Dunque il laborioso lavoro di introspezione della poetessa che evoca una recherche di tipo proustiano, s’avvicina al significato della famosa frase di Primo Levi: «Non c’è futuro senza memoria». In altre parole non si può vivere senza memoria individuale e collettiva, un requisito indispensabile affinché l’essere umano nella sua essenza possa, in ultima analisi, considerarsi antropologicamente ed ontologicamente, possessore di una coscienza civile.

I testi pubblicati nel capitolo del libro “Il bel tempo che fu” contengono quasi tutti questa esigenza e questo messaggio, alcuni dei quali anche richiamando riferimenti letterari e filosofici attribuibili ad autori significativi, colti in momenti riflessivi sui temi memoriali e temporali. Nella lirica A un ragazzo prematuramente scomparso troviamo una terzina («E tu, al cielo destinato,/ non conoscesti gli inganni,/ le amarezze della vita…») che richiama il tema della morte giovanile come nei seguenti versi di Giovanni Pascoli tratti dalla poesia L’aquilone: «…Sì, dissi sopra te l’orazioni,/ e piansi: eppur, felice te che al vento/ non vedesti cader che gli aquiloni!» (…).

Enzo Concardi

 

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Capitolo 2 - Percorsi dell’anima tra infinito e spiritualità

Wanda Lombardi nelle sue sillogi poetiche conferma, di volta in volta, la sua cifra distintiva neo lirica tout-court e pervasa da trascendenza e fervente religiosità che lo scrivente, occupandosene in sede critica, ha definito realismo mistico. Nitore, luminosità, esattezza e leggerezza, connessa ad icasticità, connotano la poetica dell’Autrice. La poetessa ha fiducia nei sentimenti autentici per Dio e per il prossimo, sentimenti che la portano a vincere il dolore e a varcare la soglia della speranza, speranza che si traduce nei suoi armonici, precisi e luminosi versi.

Centrale nelle poesie scelte per questo capitolo del libro (“Percorsi dell’anima tra infinito e spiritualità”) la lirica Silenzio amico; nel suddetto componimento, che ha un carattere fortemente ottimistico, i temi trattati sono quelli del silenzio e della solitudine come isola benedetta per l’anima di Wanda che è pervasa da un forte senso di fiducia nel suo relazionarsi alla vita; la poetessa a questo proposito inventa la felice metafora dell’uscita da un labirinto che porta ad un’epifania di salvifica luce: «Come un labirinto/ dove dapprima si resta confusi/ e poi piano la strada si trova/ per graditi angoli di luce/ si l’anima mia/ dopo confusioni ed ansie/, dopo il flusso vorticoso d’incombenze/ nella solitudine e nel silenzio/ se stessa ha trovato, la luce…».

In Saper vivere si arriva all’apoteosi, al climax della speranza che diviene viatico per una gioia umana possibile, felicità da trasmettere anche agli altri e che è connessa al credere in Dio: «Non perdere mai la speranza/ e dai anche agli altri speranza,/ la gioia di vivere./ Pur nel dolore che ti strazia,/ lenisci l’altrui dolore,/ non porgere disperazione/ ma offri amore,/ regala un sorriso/ e Dio ti sorriderà…» (…).

Raffaele Piazza

 

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Capitolo 3 - Cognizione del dolore e desiderio di pace

Ci sono esistenze che sembrano nate sotto un cielo inquieto, dove il vento non smette mai di soffiare. L’esistenza di Wanda Lombardi è una di queste: un cammino attraversato da solitudini antiche, da malattie che scavano silenzi, da giorni che si sgretolano come pietre consumate dal tempo. Eppure, proprio in questo paesaggio ferito, la poetessa ha trovato una sorgente segreta, un varco di luce che nessuna ombra è riuscita a spegnere: la poesia. I suoi versi non nascono per ornare il mondo, ma per salvarlo. Sono fili sottili che trattengono l’anima quando tutto sembra franare, sono il respiro che ritorna dopo una lunga apnea. Ogni parola è un passo compiuto sul bordo dell’abisso, un gesto di coraggio che trasforma la sofferenza in canto. Non c’è artificio, non c’è posa: c’è la verità nuda di chi ha guardato il dolore negli occhi e ha scelto di non distogliere lo sguardo.

Wanda osserva il mondo come si osserva una terra che non si riconosce più: un luogo che scivola alla deriva, lontano dai ritmi del cuore. Eppure, invece di tacere, affida alla poesia il compito di custodire ciò che resta vivo: la memoria, la dignità, la capacità di sentire ancora. Nei suoi versi, il dolore non è una prigione, ma una porta che si apre su un altrove più autentico.

Questa raccolta è un attraversamento. È il viaggio di una donna che ha imparato a trasformare le ferite in luce, a fare della fragilità una forza segreta. Chi legge non troverà soltanto il racconto di un destino difficile, ma la sua metamorfosi: il dolore che diventa parola, la parola che diventa catarsi, la catarsi che diventa rinascita.

Entrare nella poesia di Wanda Lombardi significa ascoltare un cuore che continua a battere nonostante tutto. Significa riconoscere, tra le sue immagini, un frammento del nostro stesso cammino, perché quando il dolore si fa poesia, non divide più: unisce. Queste pagine sono un invito. Un ponte sospeso tra ombra e luce. Sta a noi percorrerlo, lasciando che ogni verso ci accompagni, lieve e necessario, verso un luogo più vero. (…).

Michele Miano

 

Wanda Lombardi, Araba Fenice, prefazioni di Enzo Concardi, Raffaele Piazza, Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 104, isbn 979-12-81351-74-5, mianoposta@gmail.com.

 

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L’AUTRICE

 

Wanda Lombardi è nata e vive a Morcone (Benevento), città dell’Alto Sannio. Laureata in Pedagogia, ha insegnato Materie Letterarie nelle scuole secondarie. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: Sensazioni (2001), Nel silenzio (2002), Luce nella sera (2011), Oltre il tempo (2015), Voci dell’anima (2016), Gocce di rugiada (2017), Attimi lievi (2018), Il senso della vita (2019), Nel vento dell’esistere (2020, con traduzione in inglese), Volo nell’Arte (2021), Miti e realtà (2022), Opera Omnia (2023), Tempi inquieti e altre poesie (2024). Il suo iter poetico è stato seguito da vari critici, tra i quali Enzo Concardi, autore nel 2022 dello studio Analisi ragionata dei saggi critici riguardo Wanda Lombardi.

 

 

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Alessandro Pellegrini, "Diario poetico"

7 Dicembre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #recensioni, #poesia, #saggi, #raffaele piazza, #enzo concardi

 

 

 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini

a cura di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2025.

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, nato a Terlizzi (Bari) nel 1975, infermiere, costituisce un unicum in quanto si presenta come un originale connubio tra poesia e critica nel loro interagire tra loro.

Esso è l’espressione felice di un’intelligente coscienza letteraria, sottesa alla forte ed efficace vena creativa che emerge con testi poetici di grande bellezza e originalità e contemporaneamente del lavoro esegetico di Concardi che consiste nella composita curatela del volume.

Alle poesie, in questo lavoro, si affiancano infatti per ognuna di loro i commenti critici di Enzo Concardi che qui è presente come curatore e non in veste di prefatore come per consuetudine quasi sempre avviene per le sillogi poetiche.

I componimenti sono preceduti da un Prologo e da uno scritto intitolato Diario poetico.

È doveroso mettere in luce che, come s’intende dal suddetto scritto per comprendere il senso del lavoro, che si tratta di un’opera giocata su due binari paralleli che finiscono per intersecarsi e interagire con i close-readings su ogni singola poesia.

Bisogna aggiungere che ogni composizione presenta la data e il luogo in cui è stata scritta per la qual cosa si può parlare di una vera e propria agenda poetica, attraverso la quale s’individuano le coordinate del percorso esistenziale e della sensibilità di artista e uomo di Alessandro. 

Coglie nel segno nel prologo quella che si potrebbe definire una dichiarazione vera e propria di poetica all’insegna dell’autocoscienza dell’autore, dichiarazione che è espressione di fede incontrovertibile, da parte di Pellegrini stesso, nel valore salvifico della poesia.

Come dichiara il poeta, a conferma di quanto affermava Goethe e cioè che la poesia stessa è sempre d’occasione, la poesia è nata in lui in un momento di buio, quando un’incomprensione sembrava spezzare un legame, lasciando spazio al silenzio e all’incertezza e da quel giorno qualcosa in lui si è acceso come un’intuizione meravigliosa di pascaliana memoria.   

Cifra distintiva del poiein poetico del Nostro in questo volume tripartito nelle sezioni Prologo, Diario poetico e La narrativa è una vena neo–lirica che tende ad una realizzazione affabulante.

Essa si esprime attraverso bellezza e chiarezza e la natura pare essere molto importante, centrale, con le sue epifanie nel discorso complessivo dell’Autore che tocca anche il tema religioso ma anche politico e sociale nella bella lirica dedicata a Papa Francesco.

E anche la tematica amorosa ed erotica che è centrale è affrontata da Alessandro Pellegrini con un fortissimo trasporto verso l’amata che mette alla prova l’intelligenza della capacità d’amare che non è abitudine ma un relazionarsi sempre nuovo verso le situazioni della vita che è quella di coppia.

A volte prevale uno stupore creaturale per esempio nella poesia A Leonardo dedicata ad un ragazzino undicenne che viene felicemente paragonato ad un bellissimo fiore sbocciato e qui ovviamente s’inserisce con presunta vaghezza il tema della metamorfosi. Leggiamo nella suddetta poesia: «…A undici anni, nel nostro sud caro,/ sei già un uomo, di sguardo sincero,/ ma nel tuo animo, così raro e chiaro,/ brilla la purezza di chi è davvero…». Si tratta di versi profondi intrisi di umanità e creaturalità.

In Pace del cuore leggiamo: «Sussurra il vento sulle vette alte,/ mentre il sole si tuffa nel mare./ Ogni fiore nel campo/ si piega al ritmo calmo del nostro respirare./ Non c’è guerra che scavi l’anima,/ né fiamma che bruci la speranza,/ solo il silenzio di chi sa ascoltare/ e la dolcezza di una mano che avanza./ La pace nasce in uno sguardo gentile,/ in un abbraccio che non chiede nulla…» Si tratta di versi permeati da ottimismo di tipo neo – lirico nei quali l’io-poetante è proiettato in un contesto naturalistico di grande e vaga leggiadria.

Raffaele Piazza 

 

Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.

         

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Marco Zelioli, "Speranze di pace"

21 Ottobre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Marco Zelioli

Speranze di pace

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

Marco Zelioli è nato a Monza nel 1951 e ha insegnato materie letterarie e diretto scuole statali in provincia e in città di Milano. Il Nostro si è occupato d’integrazione scolastica degli alunni con disabilità; ha pubblicato numerose raccolte di poesie.

Speranze di pace presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia. Il testo è scandito in tre sezioni: Guerra e pace, Settimana santa e Via Crucis.

Il titolo della raccolta parla da sé ed è quanto mai attuale in un contesto globale di conflitti nel mondo che con l’uso delle armi nucleari potrebbe portare alla distruzione totale del Pianeta e alla fine della specie umana.

Si deve innanzitutto sottolineare che l’approccio del poeta alla sua materia è sotteso alla sua identità che è quella del cristiano cattolico.

Rispetto alla suddetta affermazione si deve dire che proprio per questo Zelioli non è indifferente all’oceano di dolore e di morte che creano le guerre e quindi il poeta nella sua compassione per le vittime dei conflitti causati da motivi economici sottesi all’irrazionalità del male, assume un atteggiamento decisamente contrario alle guerre di ogni epoca.

Si può definire un pacifista che coerentemente alla sua religiosità si conforma all’atteggiamento della Chiesa cattolica che tramite la voce dei Papi nella Storia, per esempio al tempo delle due guerre mondiali, si è espressa a favore della pace fermamente contraria alla distruzione delle vite innocenti dei civili e a tutte le devastazioni della guerra.

Programmatica la prima poesia della prima sezione del volume intitolata In tempo di guerra sperando la pace: «Ipotizziamo pure la follia/ che s’intervenga a sostenere i “deboli”/ che Putin ha attaccato in Ucraina/ e che arriviamo ad uno scontro armato.// Il mondo che uscirà dalla vittoria/ di una delle parti sarà meglio/ di quel che c’era prima dell’attacco?// E cosa resterà della gran storia/ che Europa e Russia hanno già tracciato?// Onnipotente è solamente Dio…».

A livello stilistico formale si deve sottolineare la chiarezza dei versi di Marco che sono improntati ad una certa narratività e sono sempre connotati da un rigoroso controllo.

E nella chiusa della composizione viene sottolineato che solo Dio è onnipotente e del resto per i credenti come il poeta Dio è anche il creatore di tutto quello che riguarda la realtà fenomenica: dell’uomo stesso, del cielo, del sole, e di ogni altra cosa vivente o non vivente non solo della terra ma anche dell’universo intero, delle galassie e di tutto quello che contengono.

Quanto mai attuale, dunque, questa silloge nei giorni che tutti stiamo vivendo e comunque proprio nelle ultime ore si sono apprese tramite i mass media notizie che, anche se con cautela, possiamo definire come segnali positivi per la pace tra Israele e Palestina come se le speranze che magari fino a qualche settimana fa sembravano utopiche si stanno in qualche modo realizzando in gran parte per la mediazione americana che è stata considerata favorevolmente anche dal Papa.

Così scrive Zelioli nella sezione Settimana santa nel componimento Domenica di Resurrezione: «Come da sempre l’orizzonte umano/ è segnato dal senso dell’attesa/ che dopo la caduta delle tenebre/ venga la luce a rischiarare il mondo,// così nella domenica di Pasqua/ di quell’attesa vede il compimento:/ Gesù ritorna in vita dopo morte…».

Dunque che la speranza di pace si avveri nel mondo, che cessino tutte le guerre e anche se questa prospettiva sembra un’utopia è doveroso ricordare che San Paolo ha scritto che la Fede è la certezza della Speranza e del resto come Gesù ha vinto la morte cosi ci si augura che in un prossimo futuro continuino e s’intensifichino i segnali di pace che già sono cominciati a inverarsi nel tempo presente.

Raffaele Piazza

           

Marco Zelioli, Speranze di pace, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 72, isbn 979-12-81351-62-2, mianoposta@gmail.com.

 

          

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Pasquale Ciboddo, "Oltre il velo del mondo"

5 Ottobre 2025 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #poesia, #fotografia, #arte

 

 

 

 

Pasquale Ciboddo

Oltre il velo del Mondo

Guido Miano Editore, Milano 2025

 

 

Pasquale Ciboddo è nato a Tempio Pausania (SS) in Gallura, nel 1936; già docente delle scuole elementari, è uno dei poeti sardi più noti n Italia (è conosciuto anche a Cuba) e ha al suo attivo molte pubblicazioni poetiche e anche di narrativa con prefazioni e introduzioni di prestigiosi critici.

La raccolta di poesie Oltre il velo del Mondo presenta un’acuta e sensibile prefazione di Michele Miano. e include delle fotografie scattate dal Nostro che hanno per soggetto persone e opere d’arte. Queste foto, associate alle poesie, rendono ancora più intrigante l’approccio del lettore alla silloge in continuum con quelle precedenti per la bellezza della linearità dell’incanto, per la forma e lo stile dei versi.

Importante è sottolineare il valore programmatico del titolo del libro che è molto chiaro e che sottolinea il desiderio consapevole, l’intenzione del poeta di giungere all’essenza delle cose della vita e del suo senso.

E la vita stessa che è il Mondo per essere compresa deve essere privata dal velo delle apparenze per arrivare tramite la conoscenza alla verità o almeno per giungere oltre il limite in prossimità della verità stessa di tutte le cose.

Rispetto a questo viene in mente il termine coniato da Schopenhauer Velo di Maya che è per il filosofo tedesco l’illusione metafisica che nasconde la vera essenza del Mondo, facendoci percepire la realtà come rappresentazione. Velo che deve essere squarciato per un produttivo esercizio di conoscenza destinato a comprendere meglio i fenomeni.

Tuttavia vi è una radicale differenza tra il poeta sardo e il filosofo nelle loro concezioni dell’esistere perché il primo crede in Dio e tale uscita religiosa nonostante il male e il dolore incontrovertibili gli apre un varco alla speranza nel credere che la felicità sia possibile, mentre il secondo era scettico riguardo all’idea di una divinità personale e la sua posizione filosofica si basava su una visione pessimistica della vita e dell’esistenza nella convinzione che la vita stessa è fondamentalmente sofferenza, come scrisse nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione..

La cifra distintiva della poetica di Ciboddo è quella di una vena neo lirica tout-court una poesia che tocca ogni situazione collettiva o personale come quella in cui scrive che Papa Francesco che un giorno sarà Santo in vita ha lodato un componimento poetico che Pasquale stesso gli ha dedicato.

La raccolta non è scandita e tutte le composizioni sono bene risolte e sono sottese ad un rigoroso controllo formale. Di fronte alla vanità della vita umana il poeta parla di guerre, malattie e odio tra gli uomini in una vita che dà scacco. Ma la vita è anche gioia e speranza come leggiamo in Ci salverà: «Dio ci ha messi alla prova/ ma, alla fine, si ricorderà di noi,/ ci salverà/ e ci riempirà di gioia/ in paradisi lontani/ pieni di splendore/ e della sua Santa Gloria».

In Resta magico leggiamo: «Il cielo resta magico/ di notte./ Incanta e affascina/ trapunto com’è di/ miriadi di stelle/ l’attento osservatore./ Però non si è mai saputo/ se esiste la vita/ simile e diversa/ dalla nostra./ Ogni pianeta/ è a sé./ E nessun mortale/ può svelare/ i misteri/ di Dio creatore».

Quindi nel suo messaggio in bottiglia nel discorso complessivo di Ciboddo emerge la possibilità che diviene certezza che la gioia può essere raggiunta dall’essere umano anche in una dimensione immanente e ciò è possibile proprio perché in quanto esseri creati da Dio siamo infiniti e siamo sulla terra solo di passaggio e perciò possiamo essere lieti di esserci anche in questo transito.

Raffaele Piazza  

 

         

Pasquale Ciboddo, Oltre il velo del mondo, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 86, isbn 979-12-81351-53-0, mianoposta@gmail.com.

 

 

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