raffaele piazza
Alessandro Pellegrini, "Diario poetico"
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Diario poetico di Alessandro Pellegrini
a cura di Enzo Concardi
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Diario poetico di Alessandro Pellegrini, nato a Terlizzi (Bari) nel 1975, infermiere, costituisce un unicum in quanto si presenta come un originale connubio tra poesia e critica nel loro interagire tra loro.
Esso è l’espressione felice di un’intelligente coscienza letteraria, sottesa alla forte ed efficace vena creativa che emerge con testi poetici di grande bellezza e originalità e contemporaneamente del lavoro esegetico di Concardi che consiste nella composita curatela del volume.
Alle poesie, in questo lavoro, si affiancano infatti per ognuna di loro i commenti critici di Enzo Concardi che qui è presente come curatore e non in veste di prefatore come per consuetudine quasi sempre avviene per le sillogi poetiche.
I componimenti sono preceduti da un Prologo e da uno scritto intitolato Diario poetico.
È doveroso mettere in luce che, come s’intende dal suddetto scritto per comprendere il senso del lavoro, che si tratta di un’opera giocata su due binari paralleli che finiscono per intersecarsi e interagire con i close-readings su ogni singola poesia.
Bisogna aggiungere che ogni composizione presenta la data e il luogo in cui è stata scritta per la qual cosa si può parlare di una vera e propria agenda poetica, attraverso la quale s’individuano le coordinate del percorso esistenziale e della sensibilità di artista e uomo di Alessandro.
Coglie nel segno nel prologo quella che si potrebbe definire una dichiarazione vera e propria di poetica all’insegna dell’autocoscienza dell’autore, dichiarazione che è espressione di fede incontrovertibile, da parte di Pellegrini stesso, nel valore salvifico della poesia.
Come dichiara il poeta, a conferma di quanto affermava Goethe e cioè che la poesia stessa è sempre d’occasione, la poesia è nata in lui in un momento di buio, quando un’incomprensione sembrava spezzare un legame, lasciando spazio al silenzio e all’incertezza e da quel giorno qualcosa in lui si è acceso come un’intuizione meravigliosa di pascaliana memoria.
Cifra distintiva del poiein poetico del Nostro in questo volume tripartito nelle sezioni Prologo, Diario poetico e La narrativa è una vena neo–lirica che tende ad una realizzazione affabulante.
Essa si esprime attraverso bellezza e chiarezza e la natura pare essere molto importante, centrale, con le sue epifanie nel discorso complessivo dell’Autore che tocca anche il tema religioso ma anche politico e sociale nella bella lirica dedicata a Papa Francesco.
E anche la tematica amorosa ed erotica che è centrale è affrontata da Alessandro Pellegrini con un fortissimo trasporto verso l’amata che mette alla prova l’intelligenza della capacità d’amare che non è abitudine ma un relazionarsi sempre nuovo verso le situazioni della vita che è quella di coppia.
A volte prevale uno stupore creaturale per esempio nella poesia A Leonardo dedicata ad un ragazzino undicenne che viene felicemente paragonato ad un bellissimo fiore sbocciato e qui ovviamente s’inserisce con presunta vaghezza il tema della metamorfosi. Leggiamo nella suddetta poesia: «…A undici anni, nel nostro sud caro,/ sei già un uomo, di sguardo sincero,/ ma nel tuo animo, così raro e chiaro,/ brilla la purezza di chi è davvero…». Si tratta di versi profondi intrisi di umanità e creaturalità.
In Pace del cuore leggiamo: «Sussurra il vento sulle vette alte,/ mentre il sole si tuffa nel mare./ Ogni fiore nel campo/ si piega al ritmo calmo del nostro respirare./ Non c’è guerra che scavi l’anima,/ né fiamma che bruci la speranza,/ solo il silenzio di chi sa ascoltare/ e la dolcezza di una mano che avanza./ La pace nasce in uno sguardo gentile,/ in un abbraccio che non chiede nulla…» Si tratta di versi permeati da ottimismo di tipo neo – lirico nei quali l’io-poetante è proiettato in un contesto naturalistico di grande e vaga leggiadria.
Raffaele Piazza
Diario poetico di Alessandro Pellegrini, a cura di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 44, isbn 979-12-81351-65-3, mianoposta@gmail.com.
Marco Zelioli, "Speranze di pace"
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Marco Zelioli
Speranze di pace
Guido Miano Editore, Milano 2025
Marco Zelioli è nato a Monza nel 1951 e ha insegnato materie letterarie e diretto scuole statali in provincia e in città di Milano. Il Nostro si è occupato d’integrazione scolastica degli alunni con disabilità; ha pubblicato numerose raccolte di poesie.
Speranze di pace presenta una prefazione di Enzo Concardi esauriente e ricca di acribia. Il testo è scandito in tre sezioni: Guerra e pace, Settimana santa e Via Crucis.
Il titolo della raccolta parla da sé ed è quanto mai attuale in un contesto globale di conflitti nel mondo che con l’uso delle armi nucleari potrebbe portare alla distruzione totale del Pianeta e alla fine della specie umana.
Si deve innanzitutto sottolineare che l’approccio del poeta alla sua materia è sotteso alla sua identità che è quella del cristiano cattolico.
Rispetto alla suddetta affermazione si deve dire che proprio per questo Zelioli non è indifferente all’oceano di dolore e di morte che creano le guerre e quindi il poeta nella sua compassione per le vittime dei conflitti causati da motivi economici sottesi all’irrazionalità del male, assume un atteggiamento decisamente contrario alle guerre di ogni epoca.
Si può definire un pacifista che coerentemente alla sua religiosità si conforma all’atteggiamento della Chiesa cattolica che tramite la voce dei Papi nella Storia, per esempio al tempo delle due guerre mondiali, si è espressa a favore della pace fermamente contraria alla distruzione delle vite innocenti dei civili e a tutte le devastazioni della guerra.
Programmatica la prima poesia della prima sezione del volume intitolata In tempo di guerra sperando la pace: «Ipotizziamo pure la follia/ che s’intervenga a sostenere i “deboli”/ che Putin ha attaccato in Ucraina/ e che arriviamo ad uno scontro armato.// Il mondo che uscirà dalla vittoria/ di una delle parti sarà meglio/ di quel che c’era prima dell’attacco?// E cosa resterà della gran storia/ che Europa e Russia hanno già tracciato?// Onnipotente è solamente Dio…».
A livello stilistico formale si deve sottolineare la chiarezza dei versi di Marco che sono improntati ad una certa narratività e sono sempre connotati da un rigoroso controllo.
E nella chiusa della composizione viene sottolineato che solo Dio è onnipotente e del resto per i credenti come il poeta Dio è anche il creatore di tutto quello che riguarda la realtà fenomenica: dell’uomo stesso, del cielo, del sole, e di ogni altra cosa vivente o non vivente non solo della terra ma anche dell’universo intero, delle galassie e di tutto quello che contengono.
Quanto mai attuale, dunque, questa silloge nei giorni che tutti stiamo vivendo e comunque proprio nelle ultime ore si sono apprese tramite i mass media notizie che, anche se con cautela, possiamo definire come segnali positivi per la pace tra Israele e Palestina come se le speranze che magari fino a qualche settimana fa sembravano utopiche si stanno in qualche modo realizzando in gran parte per la mediazione americana che è stata considerata favorevolmente anche dal Papa.
Così scrive Zelioli nella sezione Settimana santa nel componimento Domenica di Resurrezione: «Come da sempre l’orizzonte umano/ è segnato dal senso dell’attesa/ che dopo la caduta delle tenebre/ venga la luce a rischiarare il mondo,// così nella domenica di Pasqua/ di quell’attesa vede il compimento:/ Gesù ritorna in vita dopo morte…».
Dunque che la speranza di pace si avveri nel mondo, che cessino tutte le guerre e anche se questa prospettiva sembra un’utopia è doveroso ricordare che San Paolo ha scritto che la Fede è la certezza della Speranza e del resto come Gesù ha vinto la morte cosi ci si augura che in un prossimo futuro continuino e s’intensifichino i segnali di pace che già sono cominciati a inverarsi nel tempo presente.
Raffaele Piazza
Marco Zelioli, Speranze di pace, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 72, isbn 979-12-81351-62-2, mianoposta@gmail.com.
Pasquale Ciboddo, "Oltre il velo del mondo"
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Pasquale Ciboddo
Oltre il velo del Mondo
Guido Miano Editore, Milano 2025
Pasquale Ciboddo è nato a Tempio Pausania (SS) in Gallura, nel 1936; già docente delle scuole elementari, è uno dei poeti sardi più noti n Italia (è conosciuto anche a Cuba) e ha al suo attivo molte pubblicazioni poetiche e anche di narrativa con prefazioni e introduzioni di prestigiosi critici.
La raccolta di poesie Oltre il velo del Mondo presenta un’acuta e sensibile prefazione di Michele Miano. e include delle fotografie scattate dal Nostro che hanno per soggetto persone e opere d’arte. Queste foto, associate alle poesie, rendono ancora più intrigante l’approccio del lettore alla silloge in continuum con quelle precedenti per la bellezza della linearità dell’incanto, per la forma e lo stile dei versi.
Importante è sottolineare il valore programmatico del titolo del libro che è molto chiaro e che sottolinea il desiderio consapevole, l’intenzione del poeta di giungere all’essenza delle cose della vita e del suo senso.
E la vita stessa che è il Mondo per essere compresa deve essere privata dal velo delle apparenze per arrivare tramite la conoscenza alla verità o almeno per giungere oltre il limite in prossimità della verità stessa di tutte le cose.
Rispetto a questo viene in mente il termine coniato da Schopenhauer Velo di Maya che è per il filosofo tedesco l’illusione metafisica che nasconde la vera essenza del Mondo, facendoci percepire la realtà come rappresentazione. Velo che deve essere squarciato per un produttivo esercizio di conoscenza destinato a comprendere meglio i fenomeni.
Tuttavia vi è una radicale differenza tra il poeta sardo e il filosofo nelle loro concezioni dell’esistere perché il primo crede in Dio e tale uscita religiosa nonostante il male e il dolore incontrovertibili gli apre un varco alla speranza nel credere che la felicità sia possibile, mentre il secondo era scettico riguardo all’idea di una divinità personale e la sua posizione filosofica si basava su una visione pessimistica della vita e dell’esistenza nella convinzione che la vita stessa è fondamentalmente sofferenza, come scrisse nella sua opera Il mondo come volontà e rappresentazione..
La cifra distintiva della poetica di Ciboddo è quella di una vena neo lirica tout-court una poesia che tocca ogni situazione collettiva o personale come quella in cui scrive che Papa Francesco che un giorno sarà Santo in vita ha lodato un componimento poetico che Pasquale stesso gli ha dedicato.
La raccolta non è scandita e tutte le composizioni sono bene risolte e sono sottese ad un rigoroso controllo formale. Di fronte alla vanità della vita umana il poeta parla di guerre, malattie e odio tra gli uomini in una vita che dà scacco. Ma la vita è anche gioia e speranza come leggiamo in Ci salverà: «Dio ci ha messi alla prova/ ma, alla fine, si ricorderà di noi,/ ci salverà/ e ci riempirà di gioia/ in paradisi lontani/ pieni di splendore/ e della sua Santa Gloria».
In Resta magico leggiamo: «Il cielo resta magico/ di notte./ Incanta e affascina/ trapunto com’è di/ miriadi di stelle/ l’attento osservatore./ Però non si è mai saputo/ se esiste la vita/ simile e diversa/ dalla nostra./ Ogni pianeta/ è a sé./ E nessun mortale/ può svelare/ i misteri/ di Dio creatore».
Quindi nel suo messaggio in bottiglia nel discorso complessivo di Ciboddo emerge la possibilità che diviene certezza che la gioia può essere raggiunta dall’essere umano anche in una dimensione immanente e ciò è possibile proprio perché in quanto esseri creati da Dio siamo infiniti e siamo sulla terra solo di passaggio e perciò possiamo essere lieti di esserci anche in questo transito.
Raffaele Piazza
Pasquale Ciboddo, Oltre il velo del mondo, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 86, isbn 979-12-81351-53-0, mianoposta@gmail.com.
Stefania & Giuseppe Berton, "Il tempo dell'Universo e altre piccole storie"
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Stefania & Giuseppe Berton
Il Tempo dell’Universo e altre piccole storie
Guido Miano Editore, Milano 2025.
I coniugi Berton, entrambi medici, affermati nella loro professione, hanno scritto il volume di poesie a quattro mani di cui ci occupiamo in questa sede.
Preliminarmente si deve sottolineare che un lavoro del tipo di quello suddetto è connotato da un fascino particolare perché prodotto non di una sola mente ma da quella che si potrebbe dire una coscienza duale forte perché amplificata dal legame sentimentale che unisce l’autrice all’autore.
Veramente acuta e centrata la prefazione di Michele Miano che coglie con intelligenza i motivi ispiratori e le linee di codice e le tematiche di questa raccolta veramente originale nel panorama della poesia contemporanea.
Il titolo del libro è veramente centrale per cogliere le intenzioni della poetica degli autori che a livello stilistico formale è tout-court neo lirica.
Infatti quelle del tempo e dell’universo sono due categorie fondanti per l’esperienza di ogni essere umano.
Si deve mettere in rilievo che l’Universo stesso non è solo la totalità di ciò che esiste ma anche un sistema ordinato e intellegibile, un cosmo che contrasta il caos che nel terzo millennio trova la sua realizzazione nelle esistenze spesso alienate specchio della liquida e consumistica società.
In questo concetto di cosmo si apre un varco all’ottimismo perché nel cosmo stesso l’uomo può cercare e ritrovare la sua posizione e dare un senso all’esistenza di fronte alla vastità dell’universo stesso.
Il tempo racchiude l’essenza dell’essere sotto specie umana e attraverso l’idea di attimo filosoficamente si può fermare nell’intendere l’attimo stesso come momento, istante di passaggio tra prima e dopo passato e futuro, virtuale feritoia atemporale.
E quanto detto si ritrova nella definizione del cronotopo inteso come fusione del tempo nello spazio e viceversa.
Come scrive il prefatore il testo è strutturato in modo composito e articolato architettonicamente. Da notare che tutti i componimenti sono icastici e leggeri, raffinati, ben cesellati ed elegantemente risolti.
Leggiamo nella composizione di apertura della silloge che ha un carattere programmatico e che è intitolata appunto Il tempo: «Questa sera, l’ultima sera dell’anno,/ ho messo la legna/ nella stufa di montagna,// e miracolosamente la casa si è scaldata/ ed è l’ultima sera dell’anno/ ed il tempo passa e qualche volta vola.// E pensavo come pensiamo il tempo,/ che i fisici misurano, i poeti soffrono/ i religiosi credono infinito…».
Nella suddetta concezione il tempo stesso è solo un’illusione in questa vita sconosciuta ed è doveroso aggiungere che la percezione soggettiva del tempo stesso e del suo trascorrere con il passare della vita diventa sempre più veloce e un bambino o un adolescente percepiscono le durate in modo molto diverso da quello degli adulti.
Del resto nella suddetta poesia è molto efficace il riferimento all’ultima sera dell’anno che è sempre per tutti un tempo di bilanci e inventari della vita quando ci si augura che il nuovo anno sia più felice.
In Il giardino abbandonato: «Mi sono seduto, un momento, mille anni/ in un giardino abbandonato./ Ed ho visto il nostro piccolo tempo,/ appena uno sguardo,/ appena un sorriso,/ appena un pianto,/ appena un amore/ e ci porta via così veloce».
Veramente magica questa poesia nella sua sospensione nella tensione metafisica all’indicibile.
Raffaele Piazza
Stefania e Giuseppe Berton, Il Tempo dell’Universo e altre piccole storie, pref. di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp.92, isbn 979-12-81351-68-4, mianoposta@gmail.com.
Pietro Nigro, "Verso il nuovo mondo... Per rincontrarci"
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Pietro Nigro, Verso il nuovo mondo… Per rincontrarci
Guido Miano Editore, Milano 2025
Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939; il suo primo libro di liriche, Il deserto e il cactus, è stato pubblicato da Miano Editore nel 1982 e gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma).
Verso il nuovo mondo… Per rincontrarci, la raccolta di poesie di Nigro che prendiamo in considerazione in questa sede, anch’essa pubblicata per i tipi di Guido Miano, presenta una prefazione di Michele Miano acuta e ricca di acribia.
Entrando nel merito dell’analisi e del giudizio dei contenuti del volume il primo dato che emerge consiste nel fatto che le composizioni che incontriamo si situano in continuum con quelle delle precedenti opere poetiche del Nostro conservando l’originalità della forma e dello stile inconfondibili.
Si tratta di quello che si potrebbe definire come un corale canzoniere dedicato alla presenza-assenza dell’amata scomparsa prematuramente e proprio lei è il tu al quale l’io-poetante si rivolge.
La silloge non è scandita in sezioni e anche per questo è connotata da una forte compattezza formale e semantica e i componimenti sembrano sgorgare gli uni dagli altri in una virtuale lunga ed ininterrotta sequenza.
Il libro per la sua alta qualità s’inserisce nel solco della grande poesia italiana contemporanea che ha affrontato il doloroso tema della dipartita di una persona cara e questo genere di poesia vede gli esempi più alti nelle poesie di Montale per la fine della moglie Drusilla e nelle poesie di Ungaretti per la morte del figlio nonché nel volume Tema dell’addio recente di Milo De Angelis dedicato alla memoria della moglie Giovanna.
Cifra essenziale della poetica di Pietro è una vena neo lirica tout-court e consapevolmente i versi divengono una riattualizzazione produttiva dei momenti felici passati insieme all’amata e non un gemersi addosso. disperato.
In Ci ritroveremo leggiamo: «Ci ritroveremo in quel luogo un giorno/ in un mondo senza inizio né fine/ io e te/ e gli altri che amammo./ Avremo nuove sembianze/ sprazzi di un infinito fulgore./ Aleggerà un etereo sorriso/ su rigenerate presenze…».
Proprio nella poesia suddetta si esemplifica l’ottimismo di Nigro nel presentare a livello immaginario un incontro vivo con l’amata in un luogo del quale non viene detto nessun riferimento e che quindi potremmo immaginare come catartico per gli amanti e connotato da vaga bellezza, un Eden, e ci sono rimandi a temi religiosi. Quando viene detto l’Eterno che dispiegherà un infinito splendore nel quale vivere insieme il nuovo sogno, immagini tratte dal componimento Il sogno di un poeta infelice.
Le poesie spesso sono generate da un senso appunto di rêverie e un fattore x che ha qualcosa di magico le pervade e la raccolta assume il senso di un testamento spirituale.
In L’approdo leggiamo: «Innaturale silenzio/ mentre percorro l’ultimo sentiero/ che porta all’approdo./ Forse si apriranno/ spazi inattesi/ dove buttare la mia impazienza…». Anche qui domina la speranza e sarebbe riduttivo parlare solo di una rielaborazione del lutto in versi. Invece nel poiein del Nostro domina la forza salvifica stessa della scrittura in genere e nel caso preso in esame di quella in versi e il libro in toto potrebbe essere paragonato a un messaggio in bottiglia destinato all’amata gettato in un oceano lunare della tranquillità con la viva speranza che le arrivi perché lei anima possa leggere le parole che quando era nel mondo lui non le aveva ancora detto.
Raffaele Piazza
Pietro Nigro, Verso il nuovo mondo… per rincontrarci, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 56, isbn 979-12-81351-69-1, mianoposta@gmail.com.
Gilberto Vergoni, "Frammenti d'anima, di senso e spigolature sparse"
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Gilberto Vergoni
Frammenti d’anima, di senso e spigolature sparse
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Gilberto Vergoni è nato a Fano (PU) nel 1955 e vive a Cesena (PC). Di professione neurochirurgo trova nella scrittura il varco salvifico, la leggerezza per emergere dall’oceano di dolore dei suoi pazienti che si riflette su di lui nell’enorme responsabilità che ha di curarli nel migliore dei modi.
Del resto rimane anche nel Terzo Millennio il binomio poeta-medico che, per fare un esempio, tra i tanti è incarnato in Antonio Spagnuolo, il poeta napoletano che continua ad essere attivissimo e sulla cresta dell’onda con la sua attività di poeta, critico letterario e promotore che svolge da più di cinquanta anni a livello non solo nazionale ma internazionale.
Il volume presenta una esauriente e acuta prefazione di Enzo Concardi e non è scandito in sezioni ma è strutturato in un continuum di poesie e prose che come dice il titolo rispecchiano l’anima dell’autore nel ricercare e trovare in vari modi il senso della vita e inoltre sono inseriti segmenti di carattere secondario che si presentano come curiosità, appunto le spigolature.
Un’opera composita dunque ed anche originale e unica che supera per complessità ed articolazione la mera raccolta di poesie.
Sempre in bilico tra gioia e dolore la poetica di Gilberto che fa degli affetti familiari una delle tematiche centrali e le prime due poesie che incontriamo sono dedicate alla figlia e al figlio mentre la terza all’amica Elena.
Tutti i componimenti poetici sono suddivisi in strofe e lo stile e la forma sono affabulanti nel rivolgersi accorato all’interlocutore di turno.
Si potrebbe definire tout-court neo – lirica la cifra distintiva di queste poesie nel senso di un’effusione dell’animo del poeta in modo preciso e con una forte dose di sintagmi che aggregandosi provocano, per i sentimenti forti che esprimono emozioni notevoli nei lettori che spesso riscoprono parti di se stessi nell’identificarsi con i messaggi veicolati dall’io-poetante.
In Figlio leggiamo: «C’è sempre quella foto che amo/ ricordo gli occhi scuri sempre pronti al sorriso/ o quando timoroso ti scioglievi in un abbraccio.// Viandante solitario sulla mia stessa strada,// ho cercato di condividerne il percorso/ sussurrando echi di storie senza fine…».
Nei suddetti versi c’è tutto il pathos di una paternità vissuta quasi come gioco felice quando il poeta afferma che avrebbe voluto condividere il percorso del figlio andando oltre il tempo lineare che va stretto sussurrando echi di storie senza fine.
Realistiche e chiare le prose che sono dei frammenti dai titoli articolati e densi come Quelli che esercitano amore di sapienza fanno una meditazione continua della morte e in questo frammento l’io - narrante è l’autore stesso che si racconta al tempo dell’infanzia e in particolare qui viene detto l’episodio di Gilberto bambino con il suo senso empatico delle cose che tornato a casa dall’asilo trova a casa i genitori e altre persone affrante per la morte dell’amatissima nonna che abitava nella casa con la famiglia del piccolo.
Si riscontra un comune denominatore che è quello di un realismo icastico sia in poesia che in prosa e non manca un richiamo al misticismo per esempio quando vengono nominati gli angeli.
Raffaele Piazza
Gilberto Vergoni, Frammenti d’anima, di senso, e spigolature sparse, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 116, isbn 979-12-81351-67-7, mianoposta@gmail.com.
Don giovanni Mangiapane, "Poesie del Santo Rosario e della via Crucis"
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Don Giovanni Mangiapane
Poesie del Santo Rosario e della Via Crucis
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Giovanni Mangiapane, nato a Cammarata (AG) nel 1944, è stato sacerdote e parroco della diocesi di Agrigento per cinquantaquattro anni, ordinato nel 1970 e parroco fino al 2023.
Ama scrivere in lingua italiana e in vernacolo, anche versi, con piccoli messaggi augurali, concorsi parrocchiali, epitaffi, ricorrenze di vita.
Preliminarmente nell’addentrarci nella poetica del Nostro, si deve sottolineare che nella sua coscienza di letterato e poeta (e questo è un messaggio fondante per la corretta comprensione dell’ordine del discorso che si vuole trasmettere al lettore), il punto di partenza è il fatto che le poesie sono state scritte in lingua siciliana e poi tradotte in italiano dall’autore stesso.
Nel contesto è doveroso mettere in luce che per Mangiapane quella che lui usa ha una vera e propria dignità di lingua e non (e questo sarebbe riduttivo) di dialetto e ovviamente i lettori siciliani saranno felicissimi di poter leggere ogni componimento con il testo a fronte e avranno una marcia in più per addentrarsi nei meandri del senso.
È presente una acuta e centrata prefazione di Marco Zelioli che afferma che si tratta di un’opera poetica e nello stesso tempo un esempio di devozione che ci guida ad una meditazione fresca (come è fresca e genuina la lingua siciliana), ma assolutamente e rigorosamente valida dal punto di vista pastorale.
Le due parti della raccolta si possono considerare un continuum di riflessioni e di stile.
Le caratteristiche formali e stilistiche del poiein di Don Giovanni sono leggerezza e icasticità e nelle strofe l’uso sapiente della rima crea un piacevole ritmo, una musicalità che è veramente affascinante.
I versi della sezione dedicata al Rosario, che seguono lo schema canonico di questa preghiera con i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, nei quali protagonista è Maria Regina sgorgano come purissima acqua di primeva sorgente gli uni dagli altri e incantano il lettore e per chi è credente sono veramente un refrigerio per la mente e l’anima.
Tutto è improntato ad una fortissima chiarezza e trasparenza e i tessuti linguistici sembrano essere stati creati senza sforzo pur avendo una certa quota di complessità che si ritrova in ogni singola strofa.
«Betlemme che tu chiami,/ col sapor del vero pane,/ ti ci porta Re Tiberio,/ con il suo calendario.// Non c’è posto, troppa gente:/ voglion essere presenti/ e una grotta li ripara/ per l’evento della storia…» (Terzo mistero gaudioso: Gesù nasce a Betlemme).
La figura centrale della Madonna emerge felicemente nell’essere nominata con la sua duale identità creaturale e divina nel suo partorire il figlio di Dio del quale come scrisse Petrarca nell’Inno alla Vergine è anche figlia.
Come si diceva nei versi affabulanti si ritrova una notevole freschezza nei dettati e una forte quota di sospensione e magia anima queste mirabili pagine.
Per i cattolici che recitano il Santo Rosario questi versi divengono un segno di meditazione profonda per ogni singolo mistero.
Molto toccanti e profondi anche i versi della Via Crucis dai quali emerge un Gesù in bilico tra trascendenza e immanenza.
«Non è colpa di Pilato/ se Gesù è condannato:/ ci va Lui con il cuore/ a morire con amore…» (Prima stazione: la Condanna) e colpiscono per profondità i versi in rima: «…O gran Vergine Maria,/ la vostra pena è colpa mia» (ibid.).
Una straordinaria trasfigurazione in versi delle vicende evangeliche che diviene esercizio di conoscenza e bellezza nella sua felice armonia.
Raffaele Piazza
Don Giovanni Mangiapane, Poesie del Santo Rosario e della Via Crucis, testi in lingua siciliana con traduzione italiana a fronte; prefazione di Marco Zelioli, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 72, isbn 979-12-81351-52-3, mianoposta@gmail.com.
Ester Franzil, "Abies alba e altre poesie"
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Ester Franzil
Abies alba e altre poesie
Guido Miano Editore, Milano 2025
Ester Franzil è nata nel 1951 a Cadegliano (VA) e vive a Marchirolo (VA): già docente alla scuola primaria è poetessa, studiosa di psicologia, sociologia e pedagogia e ha pubblicato le raccolte di poesie L’ allodola e il sole (1994) e L’incanto della natura (2021).
Il sintagma Abies Alba significa abete bianco come scrive l’autrice della silloge in una nota, un albero, che nell’antico giardino è stato simbolicamente custode generoso dei suoi giochi infantili, altalena, arrampicate, rifugio materno di sospiri del cuore e del resto la tematica della metafora vegetale è stata motivo di ispirazione per molti poeti tra i quali è doveroso ricordare Andrea Zanzotto e il francese Ponge che disquisendo di detto e non detto affermava che sarebbe bello se un albero potesse parlare realmente e comunque aggiunge chi scrive che è una cosa felice anche solo immaginare quanto suddetto poeticamente come se accadesse in un sogno ad occhi aperti.
La raccolta presenta un’acuta prefazione di Floriano Romboli intitolata L’amore per la vita come fonte di speranza e di gioia.
Attraverso la poetica di Ester emerge con forza l’idea che nella vita nonostante tutto esiste ancora la possibilità di stupirsi e questo si evidenzia nella lirica Stupore: «Graniti rosa arrotondati e/ lisciati da distratte carezze del vento/ d’impossibile rosso s’incendiano». Qui come in molti componimenti si nota l’amore per la natura dell’autrice una natura che appare benevola e rassicurante contrariamente a quella matrigna teorizzata da Leopardi nelle Operette morali.
I versi nel poiein della Nostra procedono per accumulo e sembrano sgorgare senza sforzo gli uni dagli altri e costante è una loro complessità che crea sospensione, una vaga bellezza e anche un’aura di magia.
A volte pare che l’io-poetante molto autocentrato provi un forte desiderio di fusione con la natura stessa un anelito a interanimarsi con essa; in Anelito leggiamo: «Si culla il mare/ danza coi raggi sulle onde/ il respiro trattiene/ Vorrei…/ sui flutti dell’oceano riposarmi/ nelle amorose braccia del vento cullarmi».
Bella e originale la poesia dedicata a Pablo Picasso nella quale attraverso il denso tessuto delle parole sembrano materializzarsi gli inconfondibili quadri del pittore unici nella loro sensuale e numinosa bellezza.
Particolarmente suggestivo il componimento Ciclico silenzio molto denso e carico di ipersegno: «Invernale silenzio/ vuoti, seminati campi sognanti/ sospeso cielo di cinguettii muto/ custodito tempo in candido piumone/ assopito d’attesa gravido/ autunnale silenzio/ vibrante tavolozza di/ sfavillanti, moribonde foglie.// Estivo silenzio meridiano/ grondante sonnolente/ estenuate cicale…/ primaverile silenzio/ germogliante il risorto/ divino mistero».
Si tratta tout-court di un’immersione per il lettore in una dimensione incantata dove il dato materiale è sublimato tramite la parola poetica sottesa alle categorie del tempo e del silenzio che pare evocano beltà e nobili sentimenti.
E ancora il silenzio in Prodigioso silenzio poesia dove sorprendentemente la poetessa ci parla con un’associazione di due unità minime inedita e magica di voce del silenzio, che potrebbe essere quella dell’invisibile connesso all’indicibile.
Se in poesia tutto è presunto, attraverso le leggiadre liriche di Ester piene di mistero nella loro composita struttura architettonica sembra di entrare in una dimensione vivissima di costante linearità dell’incanto.
Raffaele Piazza
Ester Franzil, Abies alba e altre poesie, prefazione di Floriano Romboli, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 52, isbn 979-12-81351-66-0, mianoposta@gmail.com.
Angela Ragozzino, "C'è ancora speranza"
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Angela Ragozzino
C’è ancora speranza
Guido Miano Editore, Milano 2025
Angela Ragozzino è nata nel 1956 a Sant’Angelo in Formis, frazione di Capua, in provincia di Caserta, dove attualmente risiede. Ha pubblicato numerose raccolte di poesie tra le quali Essere nel tempo (2018), Il colore dei ricordi. Poesie e immagini 2022), Voci d’anima, d’arte e di natura (2023).
Se per San Paolo La Fede è la certezza della Speranza e San Giovanni Paolo II ha scritto tra i suoi libri un volume intitolato Varcare la soglia della speranza e se in alcuni componimenti della raccolta sono nominate il Padre, la Fede stessa, la Divina Pietà e gli Angeli, si comprende che alle radici dell’ispirazione della Ragazzino ci sia un sostrato religioso, una matrice cattolica che diviene la base per i sentimenti che animano le sue tematiche tradotte in versi. come l’amore per la natura e l’amore per il padre e per la persona amata.
Del resto la fiducia nella Provvidenza e nella Speranza stessa è un cardine incontrovertibile per la forma mentis di un vero cristiano. Inoltre si deve ricordare che anche Giovanni Paolo II è stato un eccellente poeta come anche il sacerdote David Maria Turoldo e lo stesso Mario Luzi, candidato al Nobel per la poesia, era cattolico.
Il volume C’è ancora speranza, pubblicato da Guido Miano Editore, 2025, presenta un’esauriente e acuta prefazione di Michele Miano centrata e ricca di acribia. In questo libro ci sono anche delle foto spettacolari abbinate alle poesie che accrescono il piacere dell’immersione nelle pagine del testo.
La silloge non è scandita e se la poesia, come diceva Goethe, è sempre d’occasione, non è un caso che la poesia della Ragozzino a volte abbia per argomento la sua professione di medico-rianimatore nel suo interagire con colleghi medici e infermieri dell’ospedale nel quale lavora.
Per avvalorare quanto suddetto si cita la poesia Agli angeli della notte che non a caso è la prima che apre la raccolta ed è dedicata al Personale della Rianimazione della clinica dove la poetessa svolge la sua attività, i cui rappresentanti sono denominati come angeli metaforicamente proprio per il tipo di attività umanitaria che svolgono.
Leggiamo l’incipit di Agli angeli della notte: «A chi lotta per la vita/ Altrui/ A chi piange/ Destino/ A chi prega per un fratello/ che muore/ A chi nella notte veglia/ tra luci ed ombre/ A chi ha Fede e spera/ nella Divina Pietà…».
Per un’analisi compiuta e composita del volume è doveroso soffermarsi anche sulle fotografie in esso contenute alcune delle quali riproducono dipinti e sculture di vari autori per cui, per i rapporti osmotici tra poesia e arte, il lavoro in toto può essere considerato un ipertesto; inoltre alcune delle foto inserite nel volume riproducono paesaggi di grande suggestione e si possono definire tout-court fotografie artistiche e c’è da mettere in rilievo che già in opere precedenti Angela aveva realizzato simili commistioni di linee di codice.
Il testo non è scandito in sezioni e l’ispirazione che anche in questa prova connota il poiein della Ragozzino è tout-court di matrice neo-lirica.
In Profumi d’autunno leggiamo: «Cadono le foglie/ partono le rondini/ per lidi lontani/ S’alza la prima nebbia/ sui campi arati,/ si prepara la vigna alla vendemmia/ I verdi teli distesi sotto gli olivi/ raccolgono i frutti maturi…». Qui nella linearità dell’incanto s’invera il tema della natura nella descrizione mirabile di una campagna idilliaca.
Raffaele Piazza
Angela Ragozzino, C’è ancora speranza, prefazione di Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-63-9.
Michele Miano, "So che ti prenderai cura di me"
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Michele Miano
So che ti prenderai cura di me, Poesie e appunti
Guido Miano Editore, Milano 2025
Michele Miano (Milano, 1971) editor e co-editore di Guido Miano Editore. Studi classici e laurea in Giurisprudenza. Consulente legale, insieme alla professione, coltiva la passione per la storia del libro e della stampa. Umanista bibliofilo, da sempre nel mondo dei libri e dell’editoria indipendente con la casa editrice di famiglia è operatore culturale, poeta, critico letterario e d’arte.
Per la sua natura composita il volume del Nostro, che prendiamo in considerazione in questa sede, può essere considerato un ipertesto attraverso le linee di codice che si affiancano intersecano e sovrappongono e che sono poesie, appunti, riflessioni, ricordi e una sorta di soliloquio con il genitore.
Evocativo il titolo del libro So che ti prenderai cura di me, affermazione o per meglio dire invocazione che l’autore pare rivolgere sia ad ogni singolo potenziale lettore, sia alla memoria della figura paterna che è centrale nel discorso complessivo, quasi come un nume tutelare.
Se in tutti i rapporti non solo tra esseri umani è fondamentale e presente una quota incontrovertibile di affettività, se nella vita tutto è un fatto affettivo, questo fattore x, legato intrinsecamente alla condizione umana, acquista ridondanza proprio nel titolo stesso di quest’opera e sta al lettore interlocutore dello scrittore ritrovare il filo rosso che lega le parti del libro che diacronicamente si dipana attraverso la storia di persone che virtualmente potrebbero essere considerate come eroi nel muoversi attentamente per la creazione e poi la gestione di una Casa editrice e se nella vicenda c’è un protagonista è proprio Guido Miano padre di Michele e Carmelo e fondatore della Casa Editrice stessa.
Il libro è impreziosito da alcuni aneddoti e foto di repertorio di alcuni personaggi della cultura che lo stesso letterato ha conosciuto e frequentato in varie occasioni e con cui ha stabilito rapporti di lavoro produttivi e felici.
Il lavoro si apre con due scritti introduttivi, A te che leggi e Lettera a mio padre Guido, nel quale il figlio afferma che con Guido stesso forse senza volerlo già si erano detti tutto e continua il Nostro scrivendo che “le cose non dette” hanno il sopravvento su di noi e hanno il fascino del mistero, di cose rimaste in bilico in sospeso nel limbo di chiaroscuri, di parole mai chiarite, mai decifrate, mai capite in fondo.
In A te che leggi il poeta scrive che la sua opera è una sorta di Zibaldone (così lo avrebbe chiamato scherzosamente mio padre) appunti / riflessioni / poesiole sgangherate dell’età giovanile.
A proposito delle poesie presenti nel volume è doveroso definirle neo-liriche tout-court e riconoscere che in esse una natura interiorizzata è la protagonista; inoltre si deve constatare che è ironica e segno di modestia la suddetta autodefinizione di tali liriche da parte di Michele perché si tratta invece di testi leggiadri e compiuti, intensi e icastici nella loro leggerezza.
In Primavera leggiamo: «Primavera ritorna/ e il dolore mi addenta/ con morsi di gelo./ È il vento che scuote profonde solitudini./ Lieve cielo/ terra che respiro./ Sospeso ad un filo di vento/ scioglimi da questo peso./ Volteggiate rondini/ come bianche colombe…».
A livello stilistico e formale le poesie sono raffinate e ben cesellate e in esse prevale la linearità dell’incanto.
In Vita: «Un alito di vento/ accarezza le foglie./ L’aria tiepida/ avvolge il volo delle farfalle./ Un usignolo geme da lontano/ Scroscia il limpido gorgheggio.»
Una vena sorgiva, trasparente e luminosa nella sua complessità connota i versi di Michele Miano e le suddette caratteristiche si ritrovano anche nelle sue prose contenute in questo libro nei loro vari generi.
Raffaele Piazza
Michele Miano, So che ti prenderai cura di me. Poesie e appunti, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80 , isbn 979-12-81351-64-6 mianoposta@gmail.com.
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