raffaele piazza
Maria Francesca Borgogna, "Stagioni"
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Maria Francesca Borgogna
Stagioni
Guido Miano Editore, Milano 2025
Maria Francesca Borgogna, insegnante di Lettere, è nata a Procida (NA), è narratrice e poetessa ed è presente in numerose antologie poetiche.
La silloge poetica Stagioni presenta un’esauriente acuta e centrata prefazione di Marco Canzanella che esordisce nella sua trattazione con l’affermazione forte che il lettore graziato dal destino che s’imbatte nell’universo poetico di Francesca Borgogna, si trova immediatamente in un aperto arcano intramato di concretissime esperienze, e di baluginanti immagini del passato, che risorgono per essere ascoltate, per imporsi nuovamente alla memoria e all’esperienza dell’autrice, la cui sensibile e dolorosa meditazione è riposta all’urgenza della meditazione, del canto, del mormorare sommesso di materne presenze.
Alla prefazione segue una breve nota critica ricca di acribia a cura di Pasquale Cominale.
La poetica della Nostra può definirsi di matrice tout-court neo lirica e in essa lo scatto e lo scarto memoriale divengono espressione e riflesso della memoria involontaria che porta ad una riattualizzazione di immagini e situazioni del passato che non si fa ansia nostalgica per gemersi addosso, ma produttivo esercizio di conoscenza per proiettarsi felicemente nell’attimo e poi per aprirsi un varco nel futuro.
La raccolta non è scandita e per la sua unitarietà formale, stilistica e contenutistica e per la sua compattezza può essere definita un poemetto.
In ogni singolo componimento i versi sgorgano con leggerezza e icasticità nel loro procedere per accumulo sottesi ad un ottimo controllo stilistico e formale e densità metaforica e sinestesica e la versificazione è connotata da un rigoroso controllo dei versi sorvegliatissimi.
Tutto nel poiein di Maria Francesca pare divenire epifania secondo la linearità dell’incanto e la natura stessa si delinea come emanazione di Dio.
Concordo pienamente con il giudizio laudativo del prefatore di Stagioni: infatti le poesie del volume sono veramente leggiadre e sono connotate da quello che si potrebbe definire in senso positivo un fattore x che consiste nella loro vaga bellezza sottesa ad un’aura di mistero che si situa tra detto e non detto e per queste osservazioni si può considerare la Borgogna come una delle figure più interessanti del panorama poetico italiano contemporaneo.
Si citano i seguenti versi tratti da Volo, componimento nel quale l’io-poetante è molto autocentrato. «Leggera come una foglia/ sul suo crepitio dorato/ sorvolo il fine estate delle mie illusioni.// Saranno sogni piccoli/ e barlumi di inezie ad accompagnarmi/ a reggere il fragile volo di fantasticherie/ come ali di farfalle balenanti…», magia e sospensione si notano in questi sintagmi densissimi di senso e debordanti nell’ipersegno in varie traiettorie oniriche e surreali.
In Di novembre leggiamo: «Il fringuello canta/ la sua canzone d’addio/ all’ultimo migrante in volo.// Questo novembre a cavalcioni/ di un autunno bizzarro/ galoppa tra strapiombi di silenzio/ e luci azzurrine e/ sbuffi grigi di vento.// Fingendo primavere/ ti accoltella con schegge di pioggia.// Ha l’incertezza di questo tempo,/ che non ha più giorni…» il senso nel cronotopo natura-tempo inserito in un contesto nel quale il mese di novembre diviene personificato come un cavaliere che cavalca un autunno bizzarro si risolve e ricompone in un sogno ad occhi aperti descritto e il vero protagonista è il tempo, un tempo ansante che non ha più giorni.
I componimenti sono tutti efficacemente risolti e a volte qualcosa di gnomico o epigrammatico.
Raffaele Piazza
Maria Francesca Borgogna, Stagioni, prefazione di Marco Canzanella, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-55-4, mianoposta@gmail.com.
LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA
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LA POESIA DI WANDA LOMBARDI NELLA CRITICA ITALIANA
Guido Miano Editore, Milano 2025
Wanda Lombardi, scrittrice e poetessa, è nata e vive a Morcone (Benevento), pittoresca cittadella dell’Alto Sannio. Laureata in Pedagogia ha insegnato materie letterarie nelle scuole secondarie. Ha partecipato a concorsi letterari, nazionali e internazionali, ottenendo numerosi riconoscimenti. Fa parte di Accademie e Associazioni Culturali. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e volumi di narrativa e prosa e di teatro.
L’autrice in gioventù ha sofferto per malattie e incomprensioni ma l’ha aiutata sempre la Fede in particolare con la devozione a Padre Pio.
L’opera su Wanda Lombardi, che prendiamo in considerazione in questa sede, è una ricca antologia che comprende molti testi critici usciti in Italia su questa personalità eclettica: prefazioni, saggi e recensioni e include una presentazione di Maria Rizzi acuta e ricca di acribia, che sintetizza efficacemente la poetica e il poiein di questa figura.
Nell’impossibilità, nello spazio di una recensione, di esaminare capillarmente i contributi dei vari autori si evidenzia preliminarmente il concetto generale relativo all’importanza della critica letteraria stessa come veicolo necessario per diffondere la cultura poetica sempre più viva e in controtendenza con l’alienazione e il consumismo della nostra liquida realtà sociologica e politica e espressione salutare e salvifica del pensiero divergente, nonché, ad esso connessa, di una migliore sintonia degli esseri umani con se stessi e con la natura.
Si deve sottolineare che molte pubblicazioni della Lombardi sono state catalogate non a caso nelle biblioteche locali, nazionali e di alcune Università a disposizione degli studenti a conferma della stima e dell’apprezzamento che ha ottenuto nel circuito letterario e sicuramente la Nostra spera di lasciare un tesoro, una donazione, non solo morale alle nuove generazioni
Da notare che della letterata di Morcone, Guido Miano Editore ha pubblicato Tempi inquieti e altre poesie, 2024, Opera Omnia, 2023 e Volo nell’arte, 2021 che può essere considerato un ipertesto perché è costituito da riproduzioni di opere pittoriche e scultoree di vari artisti, ispiratrici di poesie della Lombardi alle quali sono associate.
In un contesto generale come quello poetico contemporaneo della poesia italiana dove prevalgono volumi sottesi a visioni del mondo laiche o materialiste la poetica della Lombardi di stampo religioso e mistico esce dal coro e presenta una vaga affinità con quella di David Maria Turoldo e con quella di altri sacerdoti – poeti.
Nella presentazione la Rizzi nomina il “realismo mistico” che connota la poetica di Wanda che va inteso come un modo per avere conoscenza.
Nel saggio di Guido Miano intitolato Le problematiche dell’essere in Wanda Lombardi e Emile Verhaeren l’Editore, critico e poeta, afferma che come è noto la problematica esistenziale presenta numerose sfaccettature degli aspetti sia positivi come anche negativi. Se esiste una memoria involontaria del dolore, che emerge in alcuni componimenti, dice Guido Miano che risulta naturale nell’animo sensibile il riscatto nel positivo che si rivela con immediatezza in versi trasparenti ed interiormente elaborati sorretti dalla coscienza letteraria e soprattutto dal dono della fede.
Come dice la Bibbia “Getta tutto su Dio e Lui ti sosterrà” (Salmo 55:22).
Raffaele Piazza
AA. VV., La poesia di Wanda Lombardi nella critica italiana, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 104, isbn 979-12-81351-57-8, mianoposta@gmail.com.
Giorgio Bolla, "Navigando sotto il sole"
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Giorgio Bolla
Navigando sotto il sole
Guido Miano Editore, Milano 2025
Giorgio Bolla, poeta e saggista veneto, nato nel 1957, svolge la professione di chirurgo pediatra.
La sua è una poesia probabilmente “filosofica”, sicuramente necessaria (per lui), se è vero che la poesia salva la vita.
Il riferimento al sole nel titolo, nella raccolta che prendiamo in considerazione in questa sede, con la metafora della navigazione, che è quella dell’esistere, quella dell’affrontare la quotidianità che ha anche un risvolto epico, pare essere un segnale d’ottimismo nelle intenzioni di questo medico-poeta, perché il sole stesso per antonomasia è simbolo e portatore di luce e calore come elementi di consolazione e gioia.
Egli come chirurgo pediatrico di “Medici senza frontiere” fa appunto della sua vita stessa una nobile missione e non a caso la sua poesia ha incontrovertibilmente anche un afflato mistico.
La silloge presenta una prefazione di Michele Miano esauriente acuta e ricca di acribia.
È inserita nel testo una breve premessa dell’Autore nella quale il Nostro afferma che nel volume la sezione eponima nasce dalle impressioni vissute come chirurgo pediatra in Monrovia, capitale della Liberia, mentre la parte Progressione poetica è per il poeta l’avvicinamento lirico ad una data per lui importante.
I componimenti di Bolla formalmente sono connotati da una forte verticalità che si realizza attraverso versi scabri e brevissimi spesso costituiti solo da due o tre brevi parole.
L’io-poetante nell’esprimersi pare pervaso dalla sensazione della vita come quella di un sogno ad occhi aperti ed è in sé stesso molto autocentrato anche se a volte c’è un tu al quale si rivolge che presumibilmente potrebbe essere un’entità trascendente e inoltre il lettore si sente immerso leggendo questi versi, attraverso le descrizioni, nella natura e nei paesaggi della Liberia per noi occidentali infinitamente diversa dalle nostre città tecnologiche.
In Dietro la notte: «Dietro la notte/ arriva il vento/ dietro l’albero/ la notte arriva/ dove uomini soli/ scelgono il tempo/ nella loro costruzione/ io guardo il passo/ ma dove sta il tempo/ quando io non so?».
Molte poesie della raccolta sono brevi e molto concentrate come Raggiungi il bordo: «Raggiungi il bordo/ nel giorno più lungo/ raccogli la storia/ e vietane la stoltezza…».
Attraverso le parole di Giorgio, leggendo tra le righe, traspare un forte amore, un affetto inevitabile e spontaneo per i suoi piccoli pazienti dell’ospedale da lui operati con professionalità, come quando la professione di medico chirurgo diviene passione e si crea virtualmente un’osmosi tra i due aspetti, le due facce della stessa medaglia, quella del medico e quella del poeta e del resto anche nell’epoca attuale, come nei tempi passati, questo binomio è un fenomeno frequente.
In Io e Te leggiamo: «Io e Te/ avevamo creduto/ vicino alla certezza,/ di aver vinto la/ Signora./ È la scelta del tempo/ che è stata/ sbagliata/ ed ora, in questo tempo/ navighiamo/ in quel mondo/ parallelo/ che mai potrà far toccare/ la nostra povera/ vittoria».
Da notare che i componimenti della prima scansione appaiono anche tradotti in inglese e questo diviene motivo dell’accrescimento del fascino di questi versi, effusioni dell’anima per il fortunato lettore e che suscitano forti emozioni.
Quello che emerge nella superficie dei versi proviene da uno scavo interiore a dimostrazione del fatto che, come diceva Goethe, la poesia è sempre d’occasione e in questo caso in questi versi si avverte la manifestazione della condizione di un medico nato in Italia che vive in prima persona lo spaesamento in una terra lontana primitiva rispetto all’Europa, dove inevitabilmente più che nell’Occidente la natura domina sull’essere umano, e proprio attraverso la poesia in questo clima Bolla, realizzato nel lavoro e affascinato dalla parola, riesce a ritrovare una felice nuova identità.
Raffaele Piazza
Bolla Giorgio, Navigando sotto il sole, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 70, isbn 979-12-81351-56-1, mianoposta@gmail.com.
Enza Sanna, "Epifanie"
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Enza Sanna
Epifanie
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Poetessa, scrittrice, saggista e critico-letterario Enza Sanna è nata a Genova dove vive e opera.
Come scrive Maria Rizzi con acutezza nella prefazione a Epifanie, la raccolta di poesie di Enza Sanna che prendiamo in considerazione in questa sede, molte delle poesie che costituiscono il volume sono state scritte durante il periodo della pandemia e questo non è un caso.
A questo proposito si deve affermare che studi riconosciuti hanno dimostrato che nei tristissimi giorni della pandemia stessa molte persone che non avevano mai scritto poesie nell’era del verso libero si sono messe a scrivere versi, uomini e donne di tutte le età sono diventati poeti.
Ancora una volta quindi la poesia è divenuta tensione verso la salvezza con l’attaccamento alla vita nei giorni della paura e del dolore affinché la vita stessa non desse scacco e anche in quei giorni non mancava il desiderio di varcare la soglia della speranza, di trovare il montaliano varco per aggrapparsi a qualcosa che non poteva non essere che la scrittura poetica, praticata anche solo per sé stessi.
Epifania significa manifestazione e quindi anche misticamente la Sanna è conscia di essere mediatrice tra la musa, l’inconscio e lo Spirito Santo come diceva Borges, aggiungendovi l’impronta della sua soggettività, della sua anima e da questa mediazione con l’intervento dell’identità unica della persona, nascono i suoi versi sempre icastici e ben controllati.
A questo proposito come scrive la Rizzi la poetessa realizza la prima fuga dal quotidiano nella natura: il suo spirito entra negli alberi, nei prati, nel mare.
Da notare che il testo presenta una postfazione di Enzo Concardi profonda nel delineare la poetica della Sanna.
Nell’incontrovertibile cifra neo lirica la poetica della Sanna, connotata da una vena di riflessione dell’io-poetante sulle cose e i fenomeni, si tende alla linearità dell’incanto con una esemplare chiarezza e cristallinità che è sottesa a un pensiero complesso che comunque tende all’ottimismo come quando in un verso capovolgendo l’assunto, afferma che non c’è spina senza rosa.
Da notare che la silloge non è scandita in sezioni e che spesso leggendo queste poesie si ritrova la sensazione d’immergersi in un sogno ad occhi aperti.
Spesso il discorso si realizza in un inno alla vita come quando la Sanna scrive in Una nuvola d’oro: «Si rinnova intorno primavera/ nel risveglio della prodiga natura:/ a noi non è dato/ se non godere con gli occhi e col cuore/ dei suoi girotondi…»
In Quando la parola è immagine: «Fascinazione profonda per la bellezza/ la forza di trasmettere a chi legge/ la struggente densità dei pensieri/ degli affetti delle memorie/ dei sogni che abitano il cuore». Quella che potrebbe essere definita una poesia sulla poesia.
In Dell’invenzione poetica: «Mi sorprendo spesso a pensare/ la necessità dell’invenzione poetica/ coltivata a lungo nel cuore/ linfa vitale della nostra esistenza/ Perché l’estro poetico non è menzogna/ parola contro ragione e coscienza/ ma secondo ragione/ la cosa doveva essere/ e non è stata...»
Una grande originalità connota il poiein della Sanna in cui tutto è presunto, primevo e sorgivo.
Raffaele Piazza
Enza Sanna, Epifanie, prefazione di Maria Rizzi, postfazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 100, isbn 979-12-81351-48-6, mianoposta@gmail.com.
Gabriella Carrano, "Èros e Thànatos nel mondo greco-romano"
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Gabriella Carrano
Èros e Thànatos nel mondo greco-romano
Antologia di saggi critici.
Guido Miano Editore, Milano 2025.
Gabriella Carrano, autrice del volume che prendiamo in considerazione in questa sede, è nata a Salerno ed ivi residente; è titolare di Lettere greche e latine presso il Liceo Classico Torquato Tasso della sua città. Ha pubblicato monografie afferenti all’Anglistica ma i suoi interessi sono focalizzati soprattutto sul mondo antico.
Con Guido Miano Editore ha pubblicato la raccolta di poesie Mosaici lirici (2023) e un saggio intitolato La scoperta dell’anima nell’apologia platonica (2024) rispettivamente nei volumi 17 e 18 di Alcyone 2000-Quaderni di poesia e di studi letterari.
Come scrive Enzo Concardi nell’acuta premessa sono sei i saggi critici di questa antologia, visitatrice del mondo culturale e ideologico ellenico e latino, sulla tematica complessiva riguardante alcuni aspetti di Eros e Thanatos nel mondo greco-romano.
A livello di categorie Eros e Thanatos in tutte le culture ipostatizzano un discorso complesso e approfondendo l’argomento si può affermare che all’Eros che dovrebbe incarnare l’amore e la vita, come contraltare esiste anche la modalità del Pathos che è dolore specialmente se riferito alla sfera erotica e amorosa.
Il pregio della scrittura saggistica della Carrano è quello di raggiungere la sintesi tra acribia e discorsività, tra complessità e chiarezza, elemento che trasporta il lettore nelle atmosfere della classicità, che sembrano rivivere, riattualizzarsi con la loro visione del mondo diversissima da quella della nostra attualità e che sono portatrici, anche tramite l’arte, di un fascino arcano.
Proprio per la chiarezza e comprensibilità dei concetti profondi espressi in queste pagine viene spontaneo credere che questa pubblicazione possa essere diffusa e letta non solo dagli addetti ai lavori, dai professori e dai cultori dell’antichità, ma anche dagli studenti liceali e universitari per perfezionare i propri strumenti nell’approccio alla cultura e alla letteratura greca e latina in modo empatico e profondo e forse questa idea era già presente nella mente della Carrano prima di scrivere questa acuta e poderosa opera, che non a caso pare avere anche un intento divulgativo.
Eclettica è la serie delle tematiche che la Carrano ci presenta in questo composito lavoro, suddiviso nei seguenti capitoli: 1. Introduzione Le origini della tragedia e del tragico le riflessioni di Mario Untersteiner, 2. Eros e Thanatos nell’epos, il desiderio e il dramma della conoscenza nella trasfigurazione di Ulisse. Il viaggio dell’ulisside tra arethè e entropia planetaria. 3. Patogenesi dell’Eros al femminile nell’universalità del dramma classico Fedra, Medea, Didone tragedie di passione, passioni della storia. 4. Il fiore di Nosside in tessa Locrese balsami alessandrini per una mistica della femminilità. 5. Ovidio e le pratiche abortive Ethos elegiaco e scienza ellenistica in Lucrezio e negli elegiaci. 6. La meditatio mortis tra finis et transitus: i traslati del lessico e dell’interiorità.
Tutto in questo volume diviene un esercizio di conoscenza e le concezioni sull’Eros e Thanatos nell’antichità divengono un viatico e una provenienza per la vita nel terzo Millennio che ha per modello delle società dei vari popoli caratteristiche lontane anni luce per usi e costumi, visioni del mondo e tecnologia da quella degli antichi greci e degli antichi latini.
Nel Novecento Eros e Thanatos come pulsioni sono stati oggetti di studio e di approfondimento anche da parte di Freud e della psicoanalisi come poli antitetici della personalità umana che nel loro fondersi fanno in modo che in un certo senso si delinei ed emerga l’identità della persona.
Emerge che Eros e Thanatos come categorie fondanti si realizzino in due maniere diverse ma che possono essere considerata l’una lo specchio dell’altra e viceversa e queste due modalità sono ovviamente la letteratura e la vita che è anche quella dei lettori delle stesse opere letterarie nei loro vari generi.
Viene spontaneo leggendo i saggi che costituiscono il volume riflettere sulla varietà degli argomenti trattati e cercare di definire quali di essi hanno attinenza con la sfera dell’Eros e quali altri invece con quella di Thanatos.
Per esempio quando viene detto l’omerico Ulisse con la sua sete di conoscenza e sapendo che l’eroe del mito greco è un vincente pare che implicitamente si voglia alludere ad argomenti che hanno a che fare con l’Eros non solo a livello amoroso, ma anche con quello della pienezza dell’essere, della realizzazione materiale e spirituale dell’individuo con il suo diritto alle felicità.
Viceversa quando viene detta la patogenesi dell’eros femminile con gli esempi di Didone e Medea siamo ovviamente in un universo di pulsioni di sofferenza fortissima e di morte per la qualcosa si può affermare che qui si debba parlare di Thanatos e di perdita, connessa ad alienazione e al male di vivere del peggio possibile, del baratro.
Nel momento in cui vengono detti i balsami alessandrini per una mistica della femminilità si rientra nella sfera dell’Eros perché misticismo ed erotismo si toccano mentre nelle riflessioni latine sulla morte ovviamente si entra nel campo di Thanatos anche se pare che la stessa morte venga vista serenamente.
Un’opera profonda quella della Carrano perché ogni lettore riesce a scorgere nelle situazioni da lei utilizzate prese dalla mitologia greca e latina, avvenimenti che riguardano anche l’etica di tutti i tempi; per esempio quando Ovidio si scaglia contro il fenomeno dell’aborto possiamo vedere una similitudine tra l’atteggiamento del poeta latino e quello della Chiesa Cattolica del Terzo Millennio sullo spinosissimo tema dell’aborto stesso.
Sicuramente se consideriamo questo volume in toto ai può affermare che oltre ad essere un’opera letteraria ha una fortissima valenza anche filosofica, psicologica, pedagogica e anche vagamente antropologica.
Una trattazione precisa esauriente e completa di tale opera non si può esaurire in una recensione come in questo caso e richiederebbe a sua volta un saggio corposo e profondo.
Raffaele Piazza
Gabriella Carrano, Èros e Thànatos nel mondo greco-romano, premessa di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 124, isbn 979-12-81351-43-1, mianoposta@gmail.com.
Laura Cecchetto, "Il canto del cucculo"
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Laura Cecchetto
Il canto del cuculo
Guido Miano Editore, Milano 2025
Laura Cecchetto, autrice della raccolta di poesie che prendiamo in considerazione in questa sede, è nata nel 1954 a Torino dove attualmente vive e svolge la professione medica da 45 anni.
La silloge presenta una prefazione di Michele Miano che afferma acutamente che la poesia di Laura canta la magica quotidianità delle cose semplici in quei mezzi toni che hanno segnato il sussurrare malinconico della nostra tradizione crepuscolare, con i delicati colori di una vita che scorre in ognuno di noi, segnata da momenti sereni e da dolori veri.
Si può dire che la poetica della Cecchetto è neo-lirica ed elegiaca tout-court e che questa raccolta non essendo scandita è molto compatta e può quasi definirsi come connotata da una struttura avvicinabile a quella di un poemetto.
Non a caso con avveduta coscienza letteraria la poetessa ha intitolato la silloge il canto del cuculo, volatile che diviene un simbolo perché l’avrebbe potuta chiamare, nominare, anche con il garrire della rondine o il pigolare del pulcino o il canto del gallo, se in poesia è tutto presunto e nello stesso tempo nulla in essa avviene a caso.
Ed è proprio attraverso l’approfondimento del simbolo – cuculo e del suo canto che si giunge alla chiave interpretativa della silloge per indagarne le sue ragioni che divengono affascinanti e avvincenti per il lettore.
Questo uccello è ritenuto messaggero della primavera, viene immortalato nei proverbi, compare nelle canzoni popolari ed è il marchio di fabbrica di un intero ramo dell’industria orologiera e inoltre nella Valnerina, villaggio montano, il canto novello del cuculo era ritenuto saturo d’un misterioso e benefico potere di rinnovamento e guarigione e inoltre il latino cuculus indicava metaforicamente un uomo molto furbo e questo volatile che vive nascosto ha ispirato molte leggende.
Ma che influenza può avere il cuculo sulla poesia di questa silloge di Laura Cecchetto?
Credo che l’atteggiamento della poetessa consista nell’attendere segnali dalla natura come lo spirare del vento e la pioggia che sono sottesi proprio al canto del cuculo beneaugurante per la vittoria della felicità sul dolore e del bene contro il male nel miracolo di una primavera anche interiore.
Emblematica rispetto a quanto suddetto la poesia Spirito del fiume: «Spirito del fiume/ nella notte silente/ sussurri tra le pietre/ mentre passi veloce/ nel tuo letto tra i monti/ e la luna crescente/ sfiora lievemente/ i gorgoglianti spruzzi/ che giocano tra i sassi./ E un misterioso canto/ riempie la buia notte/ e porta con sé una voce/ che giunge da altri tempi./ E chissà mai quale ricordo/ vuole portare tra il vento».
Qui il canto detto con urgenza è presunto ed è quello del cuculo con la sua fortissima carica incantatoria un canto che giunge da altri tempi e porta remoti ricordi tra lo spirare del vento.
È la natura detta secondo la linearità dell’incanto la protagonista di questo volume. In La festa leggiamo: «Nei giorni della festa/ l’aria del mattino/ ha quel che di frizzantino/ e il sole splende con amore/ in quel cielo così azzurro/ e una nuvola passando/ disegna un dolce volto./ Forse un angelo passando/ ci manda il suo saluto/ e tutto in assoluto/ è così dolce e beato./ E fuori dalla porta/ il profumo della torta/ che mamma ha fatto per te».
L’afflato naturalistico che ha qualcosa di cosmico nella suddetta composizione trova come sua antitesi qualcosa di minimalistico come il profumo della torta, una piccola cosa che si connette agli autentici sentimenti familiari perché la poetessa specifica che la torta è stata fatta da una madre per il figlio.
Per una porta invisibile che è un varco salvifico entra in scena la poesia stessa, poesia che è sottesa alla vita stessa, e che rende la vita degna di essere vissuta come dono da apprezzare.
Raffaele Piazza
Laura Cecchetto, Il canto del cuculo, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-59-2, mianoposta@gmail.com.
Albino Baresi, "Ricordi lievi ed oltre"
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Albino Barresi
Ricordi lievi ed oltre. Poesie (1985 – 2024)
Guido Miano Editore, Milano 2025.
La silloge di poesie Ricordi lievi ed oltre (Guido Miano Editore, 2025) di Albino Barresi, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione di Michele Miano acuta e ricca di acribia.
La memoria involontaria di proustiana ascendenza, con tutte le sue implicazioni, è un costante argomento per ogni poeta nel suo poiein perché la riattualizzazione, il senso di una provenienza temporale e anche spaziale è incontrovertibile e lo scopo nel momento in cui si scrive diviene il desiderio di fermare il tempo stesso nell’attimo, istante di passaggio tra passato e futuro se la poesia è sempre metafisica.
In un certo senso nella sua sorgiva ricerca d’infinità il poeta si fa veggente e il discorso si collega al tentativo di abitare poeticamente la terra che si traduce per i poeti lirici nell’esprimersi attraverso versi che bene s’intonano alla ricerca che porta al risultato della linearità dell’incanto.
La raccolta di poesie di Albino Barresi, nato a Villa San Giovanni (R.C.), manifesta a partire dal suo esplicito titolo la tematica del ricordo e l’intento di trattare il tema del tempo è sugellato dalla specificazione dell’autore stesso che ci fa sapere che le poesie della silloge sono state scritte in un periodo che va dal 1985 al 2024.
Se i ricordi del poeta sono lievi bene s’intonano alla manifesta leggerezza dei dettati sempre ben controllati in una poetica che ha per cifra distintiva la matrice neo lirica ed elegiaca.
Il volume è scandito in due sezioni e i componimenti sgorgano in ognuna delle due parti in ordine cronologico.
Le parti in cui si compone sono due: Ricordi lievi ed oltre (1985-2010) e La mia vita… qui (2020-2034).
Particolarmente bella la poesia che apre la raccolta intitolata Sogno nella quale il poeta si rivolge ad un tu che è presumibilmente la persona amata che in questo caso si fa Musa.
La suddetta poesia è suddivisa in quattro strofe ed è presente, nell’accorato rivolgersi del poeta alla figura femminile, qualcosa di unico nel suo genere perché Albino non canta la sua donna attraverso la fisicità, la materialità del corpo, come avviene quasi sempre nel genere della poesia amorosa ma attraverso la tensione verso la sua anima, la sua coscienza, la sua interiorità così che il risultato del poeta diviene un interanimarsi con la persona nel dichiarare di volerle carezzare appunto l’anima e di voler percorrere le sue sfumature interiori.
Sogno: «Sogno/ di accarezzarti l’anima/ lievemente condiscendere/ i suoi contorni/ le sfumature interiori percorrere/ mentre mi fingo/ attraversare altri mondi/ di sensazioni alternative.// Sogno/ di seguire i tuoi occhi/ fintantoché sfioro/ le tue gote fascinose/ e le labbra si schiudono/ in un pallido sorriso/ visione di vissuti interiori/ indicibilmente reali.// … sensazioni scarnificate/ smarrimenti dell’anima/ altre vite immaginate/ dentro il quotidiano/ calpestare la nera terra…».
C’è nella suddetta composizione un’estasi controllata dell’io-poetante, una fortissima carica affettiva e di desiderio verso la persona amata detta con urgenza e una straordinaria originalità che diviene il pregio più prezioso di questa scrittura.
In Come passano gli anni il poeta scrive: «È dell’altro giorno/ vivere in altri luoghi/ in realtà diverse/ convinti dell’umanità di tutti.// È di ieri la delusione/ del ritrovare a tutte le latitudini/ miserie e nobiltà/ accomunate da biechi interessi.// È di oggi/ la certezza che un uomo/ non cambia il suo essere/ con l’incipiente progresso».
Un fare poesia quello di Barresi sotteso ad un andamento dei versi, a un ritmo inconfondibili e ottima è la fusione tra forma e contenuti che provoca nei lettori salutari emozioni.
Raffaele Piazza
Albino Barresi, Ricordi lievi ed oltre, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 64, isbn 979-12-81351-58-5, mianoposta@gmail.com.
Maurizio Zanon, "Il soffio salvifico della poesia"
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Maurizio Zanon
Il soffio salvifico della poesia
Guido Miano Editore, Milano 2025
Maurizio Zanon è nato nel 1954 a Venezia dove attualmente risiede.
Il presente volume è inserito nella collana Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio di Guido Miano Editore.
Il titolo di questo libro coglie nel segno riportando esplicitamente quella che dovrebbe essere la funzione costruttiva della poesia e cioè quella di dovere aprire esteticamente ed eticamente attraverso la parola rarefatta e detta con urgenza un varco salvifico di montaliana memoria.
Si tratta di un confine, una soglia, oltre il quale l’essere umano può ritrovare sé stesso nella leggerezza così necessaria in un mondo sempre più tecnologico e cibernetico.
Del suddetto passare attraverso possono usufruire il poeta stesso e anche il pubblico dei suoi lettori per superare il male di vivere e abitare poeticamente la terra riscoprendo la capacità d’amare e anche quella d’incantarsi.
Con la pratica della poesia, attraverso il suo soffio salvifico, come dice Zanon, per il poeta e il lettore si realizza una sintesi benefica e sinergica della sfera fisica e di quella psichica.
Anche una salutare fusione di conscio, preconscio e inconscio utile pure per sentirsi vicini maggiormente alla natura nel nostro universo quotidiano occidentale postmoderno liquido e alienato, si realizza attraverso l’esercizio di conoscenza che è la poesia stessa.
Nell’entrare nell’analisi specifica dell’opera che prendiamo in considerazione in questa sede il primo dato che viene alla luce, dopo un primo approccio, è quello di una fortissima complessità architettonica del volume che, per la sua struttura intrinseca, costituisce un unicum nel nostro panorama letterario.
Il libro si apre con una premessa dell’Editore che scrive che questa collana di libri ambisce ad indicare di taluni autori un solco di scrittura nella quale sia da individuare una sorta di fratellanza d’arte, nel nostro caso della poesia.
Il volume è scandito in tre sezioni che sono tre capitoli indipendenti tra loro ognuno dei quali presenta una prefazione di un noto critico relativo alle poesie del Nostro presenti, componimenti relativi ad un certo argomento e in ogni scritto critico, secondo quella fratellanza suddetta Zanon viene paragonato ad un poeta o ad una poetessa straniera, affini a lui per sensibilità e tematiche trattate.
Le scansioni sono le seguenti: Cap. 1: “La fatica di vivere” in Maurizio Zanon e Alfred Tennyson (prefazione di Enzo Concardi), Cap. 2: “La felice passione d’amore in Maurizio Zanon e la pena d’amare in Emily Dickinson” (prefazione di Floriano Romboli), Cap.3: “Madre Terra”: un compendio di armonie in Maurizio Zanon e in Emily Dickinson” (prefazione di Gabriella Veschi).
Sarà il fortunato lettore di questa eclettica e affascinante opera a scegliere attraverso l’indice del libro quanto più l’appassiona nell’approfondire il discorso sul poeta Zanon e sulla sua opera, poeta che fatto notevole ha avuto l’onore di essere accostato in sede critica a poeti e poetesse ormai storici nella Storia della poesia come Tennyson e Dickinson.
Scrive Zanon nel componimento Polesine: «La nebbia ti avvolge nella solitudine autunnale/ piano piano al sorgere dell’alba/ il delta del Po recita meravigliosi magici versi.// Ieri le alluvioni oggi la siccità:/ quanta sofferenza, quanto patimento/ terra dolce d’incantevole acquea poesia!».
Raffaele Piazza
Maurizio Zanon, Il soffio salvifico della poesia, prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi; Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 80, isbn 979-12-81351-50-9, mianoposta@gmail.com.
Iano Campisi, "Di fronte alla vita. Racconti e riflessioni"
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Iano Campisi
Di fronte alla vita. Racconti e riflessioni
Guido Miano Editore, Milano 2025
Il corposo e denso volume che prendiamo in considerazione in questa sede è sotteso all’intelligenza eclettica e versatile dell’Autore che, provvisto di una forte, lungimirante e fertile coscienza letteraria, si affaccia dal balcone dell’anima sullo scenario del mistero della vita, producendo un testo totalizzante e unico nel nostro panorama letterario.
Vita e non mero esistere è quella che vuole indagare per comprenderla Campisi e non c’è pagina dell’opera che il fortunato lettore non senta empaticamente nella sua coscienza leggendola come qualcosa di già sperimentato nel suo cammino, nella sua vita stessa, ma che non avrebbe mai saputo dire, nominare e quindi le pagine nel loro essere lette svolgono una funzione maieutica connessa ad un processo d’identificazione con lo scrittore stesso e con il suo pensiero.
Illuminante la prefazione di Floriano Romboli che si è occupato anche della curatela del libro.
L’interessantissima opera è composita a livello architettonico e strutturale ed è scandita nelle seguenti sezioni: quella eponima, Di ricordi e fantasia, Così come sono, Piccole storie e ognuna delle suddette parti è costituita da brevi brani che sono appunto i racconti e le riflessioni, che comunque per la materia trattata hanno un fattore x in comune che li lega, che è la ricerca, l’indagine proprio dell’essenza della vita stessa attraverso la scrittura, sia che ciò avvenga a livello letterario narrativo, sia che si determini tramite la riflessione vagamente filosofica esistenzialistica.
Nell’incipit della sua prefazione, intitolata programmaticamente Uno sguardo partecipe sul mistero dell’esistenza: la sensibilità interrogativa di Iano Campisi Romboli scrive che gli pare che Campisi assegni, in un sapiente disegno costruttivo, ai racconti compresi nella prima sezione, non a caso intitolata Di fronte alla vita, una funzione non semplicemente introduttiva, bensì specificamente e incisivamente tematizzante. compendiosamente propositiva dei motivi principali della propria ricerca intellettuale-narrativa indicativa dei nuclei sostanziali di un discorso culturale e artistico.
Per entrare nel merito della prosa del Nostro si riporta un frammento narrativo intitolato Spiaggia inserito nella prima scansione del libro: «In prossimità del bagnasciuga, luogo in cui il mare non si stanca di parlare, sogno la quiete e il riposo che neanch’io possiedo. Calpesto la sabbia, infinite porzioni di briciole di terra che non smettono mai di muoversi, trascinate ora qui ora là dalle onde. Zona di confine, il bagnasciuga, che partecipa a due mondi contemporaneamente, la terra e il mare. Luogo ambiguo, che si contrappone alla banalità della vita quotidiana…».
Si avverte nel brano suddetto l’eleganza di una scrittura controllata nella quale forte è la connotazione intellettualistica e nella quale prevalgono l’icasticità, la leggerezza e la precisione.
Come mette bene in risalto il curatore, fondamentale nelle intenzioni di Iano la presenza di una natura a volte incantevole nel rasserenare l’uomo e sollevarlo dal mare magnum dell’alienazione e dalla caduta dei valori, altre volte inquietante e che pare essere impazzita.
Un esercizio di conoscenza tout-court quello di Campisi che per essere analizzato in profondità e in ogni sua sfaccettatura richiederebbe un vero e proprio saggio vista la complessità e l’estensione del testo.
Raffaele Piazza
Iano Campisi, Di fronte alla vita. Racconti e riflessioni, prefazione di Floriano Romboli, Guido Miano Editore, Milano 2025, pp. 252, isbn 979-12-81351-54-7, mianoposta@gmail.com.
Pietro Nigro, "Opera Omnia"
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Pietro Nigro
Opera Omnia, volume 2
Guido Miano Editore, 2024
Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939: ha insegnato inglese, è poeta ed è stato caro amico di Guido Miano, fondatore dell’omonima Casa Editrice.
Il volume presenta un’acuta prefazione di Enzo Concardi che fa luce con notevole acribia su tutte le tematiche presenti nel libro che sono articolate e complesse nella loro varietà.
Il corposo libro di Nigro, che prendiamo in considerazione in questa sede, è suddiviso in cinque capitoli caratterizzati da contenuti molto eterogenei tra loro.
Il lavoro in toto risulta molto originale e interessante per i suoi fortunati lettori sia che siano degli studiosi di letteratura, sia che siano solo spinti dalla passione intellettualistica e dall’ansia di erudizione e comprensione nella necessità e nella passione per la cultura in controtendenza all’alienazione della società odierna e alla caduta dei valori.
Il primo capitolo ha per oggetto “Pagine memoriali, d’arte e di letteratura”, il secondo “Narrativa e pensieri”, il terzo “Opere teatrali”, il quarto “Critica letteraria” e il quinto “Numismatica dell’Impero romano”.
Il volume racchiude il meglio della produzione in prosa di Nigro e il lettore non può non notare come dato incontrovertibile e fondante l’ecletticità dei temi nelle materie trattati nei singoli capitoli, che vanno dai ricordi dell’Autore stesso di arte e letteratura, alla narrativa al teatro fino alla numismatica dell’Impero romano, argomento che è veramente raro incontrare.
Tre dei cinque capitoli sono suddivisi a loro volta in sotto-capitoli in modo tale che il lettore leggendo l’indice si può rendere conto di cosa realmente può soddisfare la sua curiosità culturale avendo la possibilità di scegliere tra diverse opzioni per compiere uno stimolante e personale percorso di lettura.
In ambito narrativo il Nostro riesce a creare atmosfere oniriche di sogno ad occhi aperti che posseggono comunque un timbro simbolico e metaforico.
Notevole nella scrittura di Nigro la capacità di svelare la suspence attraverso un punto di partenza che si potrebbe definire parvenza di sogno per arrivare poi alla concretezza di quello che si delinea come un certo realismo.
Come critico letterario riesce scavando con la penna, per usare un’espressione del premio Nobel Heaney, nei versi e nelle prose degli autori analizzati a comprenderne pienamente l’interiorità, la personalità e la sensibilità dimostrata attraverso l’approccio analitico nell’accostarsi alla scrittura che è sempre esercizio di conoscenza.
Per restituire al lettore una comprensione completa ed esauriente di questo importante volume si dovrebbe scrivere un qualcosa che vada ben oltre le dimensioni di una recensione.
In ogni caso per approfondire il discorso su questo testo pare opportuno citare frasi dell’autore prese dai vari capitoli, per rendere anche empaticamente e senza mediazioni per il lettore l’essenza della materia trattata.
Interessante nel primo capitolo la sezione “Pagine autobiografiche” nella quale con un forte scatto e scarto memoriale Nigro scrive: Mio padre nato nel maggio 1912 era stato insegnante di matematica privato del giudice Italo Troja che era nato nel gennaio 1926 e che poi è stato mio insegnante privato di materie letterarie da quando avevo dieci anni fino al conseguimento, a diciotto anni, del diploma magistrale. Circa tredici anni di differenza tra l’età di mio padre e quella del giudice Troja e altrettanti tra la mia età e quella del giudice. Ma io trascorsi quasi nove anni accanto a colui che posso ben definire “il mio maestro” negli anni fondamentali di formazione. Era l’unico che m’incoraggiava negli studi diversamente da tutti i miei insegnanti della scuola pubblica che anzi deprimevano le mie ispirazioni letterarie, che già allora si facevano strada.
Dal capitolo 2 “Narrativa e pensieri” si ci sofferma sull’incipit del racconto Oltre la siepe: Su quelle alture coperte da una fitta foresta nell’aria intiepidita dai primi raggi del sole gli alberi, i rivoli d’acqua, le rocce coperte di muschio sembravano fondere i loro suoni con l’eco misterioso proveniente dalla profondità dell’universo che non colpivano l'udito ma il cuore.
Dal capitolo 3 “Opere teatrali” si riporta il seguente brano: didascalia dalla sceneggiatura dell’Atto unico Il padre sagace: Trama e argomento: Una breve commedia brillante e leggera, scarna e semplice, scritta con dialoghi rapidi in cui i personaggi dimostrano di saper bene ciò che vogliono. Il canovaccio è quello tradizionale della trama amorosa che vede intrecciarsi sentimenti e volontà, in un’epoca e in un contesto culturale in cui i matrimoni erano combinati ancora dalle famiglie dei giovani e delle giovinette.
Il capitolo quarto “Critica letteraria” include Introduzioni, prefazioni, recensioni di varie opere letterarie.
Nel capitolo quinto Numismatica dell’impero romano oltre ai testi sono riportate anche le immagini fotografiche delle monete usate durante l’impero romano nel loro mutare fisionomia con il succedersi dei vari imperatori.
Qui il Nostro si sofferma su una nutrita galleria di imperatori romani attraverso le loro biografie e per ogni imperatore accanto ai cenni storici sono presenti le immagini delle monete usate durante i loro regni.
Un lavoro poderoso quello di Pietro Nigro che può anche essere visto come uno strumento di consultazione per la molteplicità degli argomenti trattati per la qual cosa risulta difficile classificare in un preciso genere questo volume eclettico che non è un saggio su un solo argomento ma un caleidoscopio letterario di grande complessità, non un singolo saggio ma una raccolta di saggi.
Raffaele Piazza
Pietro Nigro, Opera Omnia. Volume 2 - Prose, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2024, pp. 232, isbn 979-12-81351-39-4, mianoposta@gmail.com.
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