rita bompadre
Antonio Corona, "Oltre la neve"
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Oltre la neve di Antonio Corona (La Vita Felice, 2022 pp. 68 € 12.00) contiene l'incisività della scrittura interiore, rivolge una profonda riflessione sulle congiunture inattese e miracolose delle relazioni umane, sottintese nella curva emotiva dell'esistenza. La poesia di Antonio Corona nobilita la sostanza sublime della meraviglia, sussurra la magia delle attese, offre il dono di una sequenza lirica scandita dall'immediatezza di una confidenziale, intima verità e dalle occasioni di felicità inaspettata. Genera la volontà dell'innocenza, dà vita allo svolgimento migrante dello spirito, rapito dall'incoraggiamento della sensibilità. Antonio Corona sostiene l'interezza dei propri pensieri rivolgendo il candore del suo sguardo sull'umanità, elogia, all'interno della seduzione quotidiana, l'interrogativo esistenziale, assegna all'essenza delle incrinature e dei tormenti la sensazione istintiva del vuoto. Ascolta l'invisibile forza evocativa del silenzio, riempie la saggezza del cuore attraverso il profumo di un abbraccio, la gentilezza di una complicità, celebra la permanenza seducente dell'amore. Leggere Oltre la neve significa assistere a un insegnamento di consapevolezza, oltrepassare tra le pagine la limpida ispirazione dei ricordi, apprezzare l'intonazione serena della consistenza, trascendere la bellezza dell'immaginazione. I testi sprigionano oscillazioni sentimentali, suggeriscono la loro efficace intuizione dalla forma interpretativa dell'esperienza vissuta, arricchiscono, nell'ordinamento stilistico di quattro suddivisioni esplicative: Sublimazione, Caduta, Riposo, Ritorno alla terra, il credito del sentire. La memoria emotiva circonda la sincerità dei versi, spinge la personale crescita intellettiva dell'autore verso una compiuta elaborazione della propria maturità artistica, rintraccia l'estensione della comprensione e della vicinanza al senso di appartenenza, ritrova il percorso affettivo dell'anima. Oltre la neve è anche una metafora introspettiva in cui le parole restituiscono il suono ovattato della tenerezza, rendono più vivo il desiderio, raggiungono l'equilibrio e il conforto, alleggeriscono i risentimenti quando il velo del passato non oscura il presente. Il significato simbolico del candido manto che imbianca l'orizzonte ricopre l'atmosfera incantata del sogno e va oltre la destinazione di ogni speranza. Il poeta spiega una rinascita capace di rigenerare la pace con noi stessi, rilassare la natura delle cose, riconciliare l'armonia degli incontri e delle relazioni. Ogni immagine cristallizzata riempie la mente con lo spazio inconscio, scioglie la fragilità, intensifica la fortunata e protetta risorsa dei vincoli romantici. La scrittura delicata e raffinata di Antonio Corona rinnova il percorso sovrumano della commozione, nel legame indissolubile con un linguaggio autentico e parla attraverso l'espressione traslata di un'aderenza mediatrice tra spiritualità e carnalità come nel contatto divino tra cielo e terra, nella dolce lusinga del trascorrere del tempo. Infine mi permetto di dedicare ad Antonio Corona un'ispirata esortazione, nella piacevole suggestione delle parole del poeta Tito Balestra, con l'augurio che ne farà tesoro nel momento opportuno: “Se hai una montagna di neve tienila all'ombra”.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
*
Non sarà manna dal cielo
né verità che ci uccide
ma come letto di fieno
saprà di vita che siede.
*BIANCA ATTESA
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*
Imprigionami in un gesto di libertà
assolvimi con la sentenza di una carezza
fammi arrossire con l'ardore di un sorriso
accompagnami altrove e sentirò la felicità
nei tuoi passi ancora incerti.
Sarò bolla di sapone che permane.
*SARO'
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CHIEDILO ALLA NEVE
Chiedilo alla neve perché ci amiamo:
si scioglierà per divenir sorgente
o muterà in ghiaccio che scalfiremo.
Poi un giorno diverrà vapore
e moriremo lievi.
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*
Cerca dentro i tuoi silenzi
la ricchezza del pensiero,
non è mai leggero il pane
capace di assorbire la zuppa.
*CERCA
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*
In una vecchia firma
un'assenza che non mente.
Nero su bianco permane agli atti
un passaggio di morte obbligata
che ci offende in scala 1:100
come un progetto, studiato a tavolino.
*IN UNA VECCHIA FIRMA
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COS'È LA VITA?
Quando anch'io me lo chiederò
sarà ormai troppo tardi:
scoprirò ch'è vuoto inspiegabile
che riempie ogni spazio rimasto.
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DI COSA È FATTO IL CIELO
Di parole nude è fatto il cielo
d'inchiostro sulla pelle i desideri
e noi – di stelle morenti.
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VARIANTI
Amare l'impossibile
è la vita che danza sulle punte
fino a farle sanguinare.
Amare il possibile
è la morte che siede a colazione
assaporando un croissant.
Luca Masala, "Dappertutto stando fermi"
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Dappertutto stando fermi di Luca Masala (L'Erudita, 2022 pp. 113 € 16.00) è un libro caratterizzato da una combattente espressività e da un'ampia intensità di significato. L'autore inscrive l'intuizione profonda dell'inquietudine attuale, attraversa l'abissale superficie del vuoto spirituale, comprende l'assenza di un principio solido di riferimento, sfida il conflitto ordinario contro l'estraneità emotiva, conosce il disorientamento esistenziale. La poesia di Luca Masala dichiara l'indefinibile disagio nei confronti della frammentata condizione vitale, lacera la crisi d'identità dell'uomo contemporaneo, rilegge la frenetica, contrastante, realistica spinta introspettiva. I testi evidenziano la crisi dei valori, aggiungono il suggestivo incedere dei sentimenti lungo il cammino imprevedibile della vita, confermano la propria autonomia stilistica, continuano a sostenere la spietatezza delle difficoltà e l'accusa dell'incomunicabilità. Il poeta accorda l'impulsiva necessità di orientare un senso poetico alle relazioni umane, alla concezione del mondo, ritrova nel passaggio elegiaco l'interpretazione della memoria e del tempo. Dappertutto stando fermi è un suggerimento felice che arriva a destinazione, oltrepassa l'accelerazione delle umane distrazioni istintive, promuove un percorso lungo il senso contemplativo del ritmo interiore, in viaggio intorno alla consapevolezza. Il libro ospita il luogo immutabile dei ricordi, racchiude la fragilità delle illusioni, scopre i frammenti della quiete. Luca Masala cerca la poesia in ogni ispirazione quotidiana, coglie l'essenza della qualità evocativa delle parole, ascolta la rivelazione del sentiero incontaminato dell'anima. Concentra la luce infinita della meraviglia scolpita nella sensazione dell'appartenenza, disegna la prospettiva indistinta della solitudine con immagini offerte al confronto con la realtà, nel precipizio di una distorsione temporale, nella metafora di una visione catartica. Rivolge lo sguardo all'entità romantica e dolorosa della misura etica della lontananza, tenta di ridurre la dilatazione della distanza e della vacuità. Dappertutto stando fermi raggiunge la sensibilità del cuore, il territorio stabilito della reciprocità affettiva, regola la frequenza viscerale, tocca il termine di una permanenza dentro la dimora significativa del sentire, nel riflesso contraddittorio tra la continuità e la dimenticanza. I versi circondano la cognizione invisibile del disincanto, l'impulso malinconico e amaro del sogno fatalmente perduto. La corrispondenza della natura umana, in ostinata lotta tra equilibrio e stabilità, orienta l'armonia della poesia, indirizza la simmetria costante della staticità sospesa verso una dinamica empatica delle esperienze, filtra il percorso della semplicità. La sostanza autentica di Luca Masala riflette l'autenticità e la purezza dell'arte poetica, compone l'estratto di ogni promessa di speranza, include la capacità profonda e coraggiosa dell'ascolto, l'efficacia confortante e sorprendente del pensiero. Luca Masala dichiara l'affabile sincerità, apre il solco tracciato della scrittura sulla strada della conoscenza, sulla complessità della dimensione percettiva, avvia la protezione della saggezza nelle tendenze innate dell’uomo.
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Arianima
Soffocare e guardare indietro
gli occhi negli occhi
a immaginare altezze
mai toccate
e scivolare
lungo la lama del vento
fiato di cristallo
un unico respiro
fino in fondo
nella parte visibile
dell'anima
Primavera
Alba di vita
piccolo sole che esplode negli occhi
ogni volta che vi guardo, figli miei,
un giorno di musica e luce
da vivere per sempre
mentre la bella giostra del mondo
compie ancora il suo giro
e solo per noi
Commiato
Passano, queste anime
rapide e terse
nello spazio di una vita
curvilinee e perse
illusorie di una meta
sulle immense strade del tempo.
Passano, senza fermarsi
amici e nemici
questi corpi convulsi
ignari del dolore
di non poter restare a lungo
nel miracolo della storia,
a guardarne il bagliore
a viverne il sogno.
Nel breve istante,
io con loro
andrò via
a fianco del rimpianto
solerte come un faro
che, indolente,
illumina da lontano
la metà sconosciuta
del niente
Frammento IV
“...E poi corro.
Per sentire il ritmo dei sogni
per abbracciare la mia solitudine
e tornare a respirare
con l'illusione fugace
che si può vivere per sempre.”
Frammento VIII
“...E nell'ombra
che odora di fresco
il tuo ricordo ritorna
per mescolarsi furtivo
con la notte”.
Frammento LXX
“...Toglierò dai tuoi occhi
i veli spietati del tempo
e tutto ti sarà chiaro.
…
Quel giorno scorgerai
immobile
il mio volto tra le stelle.”
Maria Giovanna Massironi, "Cronache della terra di nessuno"
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Cronache dalla terra di nessuno di Maria Giovanna Massironi (Albaccara - Casa editrice, 2020 pp. 112 € 12.00) è una raccolta poetica intensa che assorbe dalla consapevolezza del dolore la linfa vitale e compassionevole della memoria. La poesia di Maria Giovanna Massironi accoglie testi arrendevoli al disagio emotivo e resistenti al vincolo della speranza. L'autrice genera, attraverso una persistente confessione quotidiana, l'apprensione del proprio stato d'animo, la sofferenza dei giorni e delle notti, scandita dall'irrequietezza dei pensieri, in balìa del segnale della frattura esistenziale. Coglie la lesione dell'anima, una ferita accompagnata dalla malinconica amarezza di ogni sospensione della vertigine e dal profondo tormento per gli incubi e i fantasmi che si aggirano, crudeli e magnetici, nella sua mente. Maria Giovanna Massironi abita la terra di nessuno, il territorio conteso dai timori e dalle incertezze del vivere, il non-luogo della fluidità sensibile, il confine interpretativo della propria identità. Il libro confessa la rapida e spontanea evidenza dello smarrimento emozionale, sintonizza il fruscio segreto dell'umore, il silenzio nascosto dell'inadeguatezza. I testi, solo apparentemente frammentari, elaborati con la lealtà dell'impulso, donano il senso compiuto e graduale di una scrittura senza impedimenti, la libertà sincera di una funzione liberatoria, la capacità creativa di orientare le energie soffocate dall'affanno della perdizione. Cronache dalla terra di nessuno esprime una forma di premonizione istintiva, avvinta alla soglia del mondo interiore e all'esperienza delle sensazioni, collega l'ipotesi indefinita e disorientante delle difficoltà al riscatto di un orizzonte vagheggiato, varca la soglia della malinconia osteggiando l'inquietudine. Maria Giovanna Massironi resta “in limine”, sulla soglia dell'espressione, dona al lettore il suggerimento sentimentale per affidare alla vita sempre una straordinaria opportunità di rivendicare il proprio tempo. L'occasione letteraria di sollevare le proprie riflessioni evidenzia il privilegio di tradurre l'oggettività delle pagine dense di significato, di comprendere l'avvicendarsi degli eventi patiti, di condividere l'importanza del vissuto, la commovente e indecifrabile percezione della grazia. La poesia gratifica ogni ispirazione individuale, estende la consistenza del respiro universale, sfiorando la complicità della resistenza. La provvisorietà di una bruciante esistenza collega l'influenza dei versi, disgiunge la frattura dell'anima, il duro scontro inevitabile con la realtà, coglie la complessità delle vicissitudini, l'enigma delle illusioni. La poetessa, con uno stile originale, convincente e attuale, segue sempre l'eco di una psicologica attenzione al monito della coscienza, nell'individuare la riparazione del torto, nel consolidamento temporale dello spirito.
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Notte dieci. Giorno undici.
La notte appartiene agli ubriachi
e l'alba conserva
il suo splendore di albicocca.
La rivoluzione resterà un sogno
perduto nelle chiacchiere del mattino.
Voce d'argano e ruggine
viene dal mare e vi si perde.
Non il velluto, ma la ruggine
ha invaso ogni cosa.
Ci ha preso cuore e cervello.
Nervi e sangue.
Al richiamo di quella voce
abbiamo inseguito chimere
e mille volte siamo morte.
Nel giorno undici
non c'è posto per noi.
Stiamo come in porto
a tagliare pomodori,
a prua della nostra
piccola casa rosa.
Solo le zanzare sono tornate.
Notte trentuno. Giorno trentadue
Nella notte abbiamo perso un calzino.
Il destro per l'esattezza.
Pensando di fare bene
ci siamo tolti anche il sinistro
e abbiamo sbagliato.
Alle ore 5,28 siamo completamente
svegli con tutta la nostra disperazione
e i piedi gelati.
Sotto le finestre, niente storie
di lupi e di pirati.
Il cielo è azzurro e le strade sono deserte.
Niente ci consola.
Il giorno trentadue inizia
pieno di ansie e preoccupazioni.
Spegniamo la radio.
Ci sono cose che
non si possono più ascoltare.
Notte quarantatré. Giorno quarantaquattro
Il buio non finisce mai.
Attraversiamo la città,
camminando sotto la pioggia.
I tetti sono lucidi
e noi siamo bagnati fino alle ossa
come le nostre carte
e i libri che portiamo a tracolla.
Sono bagnati i quaderni con le copertine
di cartoncino leggero che si slabbrano
e si abbandonano ad un'onda molle e pendula.
Siamo svegli dalle cinque.
Piove e non fa freddo.
Le nostre scarpe non tengono più la pioggia
e l'acqua arriva fino alle caviglie,
gonfia le calze che resteranno umide per ore.
L'ombrello ci avvolge floscio
e ci rende difficile vedere
dove mettiamo i piedi.
La tracolla ci taglia il respiro.
Tosse e fuoco nel petto.
Torniamo a casa
cercando una fuga
tra i buchi del selciato
che sono piccole voragini
di terra e sassi.
Nel giorno quarantaquattro
qualcuno si è preso la sua piccola vendetta.
I nani hanno lasciato il giardino
e con le scarpe infangate
sono entrati in casa
sporcando dappertutto.
Notte cinquantotto. Giorno cinquantanove.
Che parole usare nel giorno più buio?
Tronche? Piane? Sdrucciole? Bisdrucciole?
Piane, con cadenza di adagio.
Rassicuranti e confortevoli parole piane.
Casa. Libro.
No certo caffè oggi.
E neppure gioventù
e meno che meno libertà.
Le parleremo tutte piane.
Sommesse, quasi silenziose.
Piano. Piano. Forte.
Il presente è all'improvviso tronco.
Ricorderò.
Ricorderemo estati perdute.
Le città sul mare. I caffè turchi. I sogni.
I tuoi occhi bellissimi.
Le domeniche a san siro.
Le luci in galleria.
La sabbia umida. Le partire a pallone.
La salita ai bottini. Gli ulivi. I gatti.
Suonare insieme alle vocali.
Per una volta guardare indietro.
Chiara Maggi, "La ragazza dei fiori"
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La ragazza dei fiori di Chiara Maggi (CTL Livorno, 2022 pp. 458 € 21.50) è un fantasioso romanzo di formazione che coinvolge il lettore oltre la consistenza sensibile delle fitte pagine, nel potere miracoloso delle emozioni e converte le passioni e le sofferenze della vita nella descrizione psicologico-intimista delle vicende esistenziali. Chiara Maggi dona profondità narrativa alla sua storia attraverso i sentimenti e un'intensa maturità espositiva. Il suo esordio letterario è una dichiarazione luminosa e positiva del mondo interiore, un filtro tenero e generoso delle atmosfere sentimentali, influenzate dal cammino spirituale della propria vocazione. La ragazza dei fiori è un itinerario dolce e toccante intorno alla percezione dell'incertezza e dell'insicurezza emotiva della protagonista. Chiara è una ragazza bisognosa d'amore, in cerca di un suo personale riconoscimento alla propria appartenenza, che avverte la necessità di superare la debolezza delle difficoltà e nella modulazione del passaggio dall'infanzia all'età adulta intona il confine della sua timidezza, comprende la variazione del dolore come limpido strumento per la saggezza. La trama del libro dispiega l'effetto consapevole e potente del calore della vicinanza, la riflessione umana della protagonista Chiara, tra contrasti impulsivi e conseguenze infelici, occasioni fortuite e incontri inattesi, concentra l'evoluzione fortunata e determinata dell'esperienza, l'intreccio imprevedibile e inaspettato degli avvenimenti descritti. L'importante e indispensabile confronto con gli altri personaggi che interagiscono con la protagonista, lascia intravedere il riflesso dei contenuti relazionali, l'espressione della propria realizzazione. L'autrice affonda nella qualità letteraria della scrittura romanzata, il destino imprevisto del vissuto, la sequenza riflessiva del legame introspettivo. Confessa, con una romantica e delicata voce narrante, il disagio crudele delle assenze subite, la malinconia sfumata delle mancanze, la difficoltà delle carenze affettive. Restituisce, contro il timore dell'abbandono, la coraggiosa resistenza nell'affrontare la realtà, nell'incoraggiare la vitalità della speranza, il sostegno delle aspettative. “La ragazza dei fiori” plasma il desiderio universale della rinascita, insito in ognuno di noi, identifica l'attesa fiduciosa delle proprie aspirazioni, realizza la convinzione fiduciosa della necessità favorevole di ogni cambiamento, accoglie, nella proiezione romanzesca degli ideali, la libertà di scegliere una seconda possibilità per superare lo smarrimento delle esitazioni, sciogliere l'amarezza delle delusioni e sollevare il valore della condivisione. La purezza del cuore di Chiara incanta il significato autentico delle parole, sprigiona l'essenza responsabile della volontà, allontana le fragilità. Chiara Maggi assiste e difende l'equilibrio eterno dell'anima, la corrispondenza del perdono, la comunione con gli altri, la partecipazione alla felicità, la promessa della presenza. Schiude l'infinita simbologia dei fiori con il segreto salvifico dell'altruismo, sprigiona la serenità nella direzione della seguente frase: “L'anima ha il profumo dei fiori”.
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Alfredo Alessio Conti, "Tutto è respiro"
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Tutto è respiro di Alfredo Alessio Conti (Guido Miano Editore, Milano 2022 pp. 64 € 15.00) racchiude la volontà stilistica dell'autore a distendere lungo l'arco di un nuovo canto poetico, la rinascita quotidiana della meraviglia. Il poeta abbraccia l'universalità di tutti gli elementi umani, riunisce nel ritmo dell'esistenza il rinnovamento emotivo, orienta la relazione interna del tempo, la percezione della realtà, l'essenza del soffio vitale, il principio filosofico di tutte le cose, esteso nello spazio e nel suo legame con la scrittura. Alfredo Alessio Conti percorre il cammino comune verso la partecipazione sensibile all'esperienza biografica, rinnova la sperimentazione espressiva della qualità persuasiva del linguaggio, ricerca una nuova capacità della parola, aderisce alla purezza del verso, mette in evidenza il senso ritrovato delle inquietudini, il lirismo protettivo dei sentimenti, l'energia dei significati impulsivi e le suggestioni morali. Il poeta comprende il complesso legame con l'universo, sottrae all'isolamento e all'angoscia dell'uomo la distinzione del miracolo della vita, indica l'intensità del mistero, intuisce la prospettiva esistenziale nel drammatico e meditativo conflitto tra la contingenza e la necessità nel divenire della materia speculativa, riconquista, attraverso l'esclusiva esperienza dell'insegnamento elegiaco, la fiducia della coscienza. La poesia di Alfredo Alessio Conti invoca il desiderio inafferrabile dell'eterno, raccoglie il respiro sconfinato della fede, insegue l'ispirazione sovrumana e magica della verità, esorta la preghiera terrena in direzione del dialogo con l'Assoluto. Alfredo Alessio Conti riprende il sussurro indistinto, lieve e prolungato, dell'anima, spiega la spiritualità nell'inesauribile saggezza della Provvidenza, dilata la crudele nostalgia dei ricordi, salva la destinazione rasserenante dell'immensità del luogo interiore, dipinge la riflessione tra la solitudine e il silenzio del tempo nello scenario cosmico della finitudine. La raccolta poetica Tutto è respiro accoglie l'ultima fermata degli orizzonti, la malinconia dei richiami perduti, la sofferenza del vuoto, ma illumina l'oscurità del tormento con la compiutezza esplicativa dei versi, con il chiarore della speranza. Lo sguardo del poeta oltrepassa il confine delle lacrime, l'esilio delle illusioni, staglia i frammenti dei paesaggi vissuti, amati, condivisi nella profondità complice degli occhi, sostiene il coraggio con cui guarda al mondo, il raggio di sole che si posa di là dalle ferite. Alfredo Alessio Conti dona armonia e amore all'attesa di ogni compimento con l'eleganza simbolica del domani, quando il destino imperscrutabile regola la creazione di ogni istante e non scompare nell'inconsistenza. ”Vi arriva il poeta/e poi torna alla luce con i suoi canti/e li disperde./ Di questa poesia mi resta quel nulla d'inesauribile segreto” (Giuseppe Ungaretti).
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IL TUO DOMANI
Conosci te stesso
e abbi cura di te
raggiungerai l'anima
nella sua profondità
e saprai chi sei
chi dovrai raggiungere
il domani
che verrà.
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COME MACCHIA D'INCHIOSTRO
Solo la luna
che si specchia
nel lago
mi rasserena
in questo passaggio
come macchia d'inchiostro
che si prosciuga
su un foglio bianco.
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LA TELA
Ogni minuto che passa
il creato
tesse la sua tela.
Il tempo trascorre
e della mia tela
la trama
è disfatta.
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LA MIA POESIA
Non inseguo
il ritmo
ma l'Anima
delle parole
mentre scrivo
di me
e dell'umanità.
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C'E' SEMPRE
C'è sempre
un po' d'inchiostro
per scrivere
il desiderio di te
in ogni istante
che della vita
mi resta.
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NEL TUTTO
Sento le stelle
palpitare dentro me
come fuoco d'amore.
Splenderemo nel tutto
ove l'impossibile
è possibile.
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IL VUOTO
Mi sono smarrito
nella notte
una stella
sbuca nella mente
mi ritrovo coriandolo
a tappezzare
il vuoto interiore.
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UN DOMANI
Sarò solo
col vento
in una lacrima
di Dio.
Marco Galvagni, "Sogno d'amore"
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Sogno d'amore di Marco Galvagni (Quaderni di poesia - Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all'infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell'animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell'amore, descrive una eloquente combinazione d'immagini e di sensazioni, coinvolge l'incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l'intonazione della pura adesione all'infatuazione e all'intensità dell'anima, nello stupore e nel calore della complicità. L'occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l'esistenza, coglie l'istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell'illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell'immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l'origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell'attesa, nella ricerca costante dell'universo di senso, nel carattere pulsionale dell'inconscio. L'eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell'orizzonte segreto della volontà amatoria. Sogno d'amore coglie l'intensità vitale nell'ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L'orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l'energia assorta nel balsamo ipnotico dell'immaginazione, sublima l'entusiasmo e la delicatezza dell'ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell'inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d'amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d'amore, traducono la direzione dell'approccio con le tonalità sentimentali dell'essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)
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Il poeta
Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l'onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso
che custodisce i sogni dei gabbiani:
volano nella notte scendendo dalle stelle,
risalgono nell'aurora bruciando il sole.
Ho visto te
Ho visto un cielo di bolle
colorate di giallo grano,
di verde cespuglio,
di rosso papavero.
Ho visto uno spazio
libero per l'amore.
Ho visto te.
Sogno d'amore
Donna proibita
carnosa nelle lame di sole
scaverai, dopo un autunno lussureggiante,
con le sottili note di canto
della tua voce
un bagno di musica nel manto nevoso dei prati.
Sono ora ombre di tomba
i vecchi amori con corteccia di tartaruga,
un altro nido ha il mio paesaggio femminile
trepido di future delizie infuocate,
altre finestre hanno gli spifferi di vento -
agiterà con desiderio d'ardore le lenzuola.
Sarà nostro il paesaggio,
nostre saranno le calze che sovrasteranno i cirri,
non un palmo della mia mano ti sarà distante -
sarò la tua palma prestabilita,
dea che trae origini dai miei sogni,
dal mio sogno d'amore.
Sarai frutto deflorato,
regina che spossata si rigirerà
in un turbine di passione,
in un armonico saliscendi di ogni notte
figlio del mio desiderio d'amarti
facendoti gioire col mio vello.
Nell'aurora
Ti scorgo nuda e brillante -
un aculeo di paura
irrompe sotto il firmamento -
un fremito nel corpo
il tuo di corallo
orda la spuma dell'erba.
Giorni funesti per altre donne
bruciano infuocati,
gioventù s'è infranta,
ora son sorrisi velati
tramati di carezze -
avranno i gemiti del fiore brunito.
L'alba libera gli uccelli,
parole dal cuore di marmo,
rettili dagli occhi d'artigli -
costruisco la catena d'un ponte
invisibile come paglia trepida d'aria.
Sulla nostra pelle vestita d'amore
Potremo respirare
l'odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d'amore.
Perdermi nella musica d'un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: carbone corvino
come le tracce, ornato - come i nembi del cielo -
da un velo d'ebano come il mare dei tuoi occhi.
Volo sognante nella fitta trama dei pensieri
in un'aurora di colori, accarezzato
dalla luce del sole, ascoltando i miei sospiri:
saranno sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d'amore
mentre sarai nuda tra le mie braccia
e avrai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di
desideri.
Nella sabbia persino gli arenicoli danzeranno di gioia,
lascerà una scia di libertà l'impronta dei nostri passi.
Marco Antonio Sergi, "Disgregazioni"
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Disgregazioni di Marco Antonio Sergi (Quaderni d'arte - Eretica Edizioni, 2021 pp. 104 € 16.00), con i disegni di Simone Capriotti, è un'opera originale che dimostra come il sodalizio artistico e poetico sia in grado di rafforzare tra le pagine i contenuti della dimensione estetica, il significato della forma d'arte. L'unione dei due codici espressivi illustra la corrispondenza esistenziale nel senso di vuoto e di smarrimento, il segno rapido e disorientante dell'assenza, indica il percorso intimista dell'inquietudine. Il poeta indaga oltre l'estremità instabile dell'anima, scruta il mistero interiore nell'inconfessato e profondo dolore, ricerca l'enigma velato degli occhi, nell'inquadratura tormentata dei volti, dipinti accanto ai versi. Comunica con immediata intensità il sentimento degli incubi persistenti, frammentati nella cavità emotiva. I versi mantengono una definita, nitida consacrazione alla autobiografia del vissuto, nell'indistinto crocevia della superficie intima e spaventata, arricchita dalle sensazioni insistenti dei ricordi, dalle sfumature della malinconia. Estendono una realtà aumentata dalla percezione sensoriale dell'oscurità rarefatta dei sentimenti, delle piccole morti quotidiane e delle conseguenze incoraggianti di ogni rinascita. Marco Antonio Sergi disgrega la propria identità attraverso l'esperienza sensibile dell'amore, accompagna la consapevolezza delle proprie variazioni poetiche nella rappresentazione delle illusioni, delle indecifrabili sconfitte. Affronta la propria irrequietezza, conosce il disordine vertiginoso dei pensieri, identifica il disturbo dell'intelletto con l'incoerenza e il disadattamento degli atteggiamenti dell'uomo. Scioglie il riferimento essenziale dell'ostilità con la comprensione della realtà transitoria degli avvenimenti, descrive la sensazione di distacco e di estraneità, riconosce la conflittualità e il deterioramento dell'equilibrio umano. La poesia di Marco Antonio Sergi consuma l'integrità dell'io, scompone l'ipnotica riflessione in reliquia imperturbabile del tempo, risolleva l'intesa complice tra parola e visione. La personificazione dei volti di Simone Capriotti, inseriti tra le poesie, è simbolo incarnato di solitudine, d'isolamento. È emblema di un anonimato oscuro e minaccioso, segnato da smaniosa sofferenza, indizio di una sospensione vitale, riflesso di alterazione. L'autenticità della poesia rivela la marcata discontinuità della maturità, trasformata dal limite sommerso e inafferrabile dello svolgimento cognitivo degli eventi, la libertà crudele e coraggiosa degli errori. Disgregazioni anestetizza le emozioni, distingue il malessere dallo stupore, risveglia il contatto impressionante del passato, mantiene la sostanza dell'assenza nel presente. La fluida connessione spirituale e carnale dei versi disgiunge l'essenza della dispersione, il peso del cedimento, ma dimostra come la saggia osservazione di ogni fine sia un modo per riacquistare l'inizio e ritrovare se stessi.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
SCACCO AL RE
Tengo il coltello piantato lì sotto
lo so non si addice
ma è così bello guardare il volto di lui
con occhi rapaci, e sua è la pace
ovattata, di chi sta per pagare lo scotto
in un gioco a un solo finale.
CALANTE
Rimane a lungo nell'aria
la nota sfiatata di sax
rugginosa e pressante
fino alla fine del fiato
il petto contratto.
Risuona il sospiro
quel vecchio cancello
ancora violato.
SFUGGENTE
Come un'idea
perfetta
senza confini
senza definizione
senza paragone
Sei
Come ogni idea
nata da me
illusione.
CUORE NERO
Mi sono punto
d'inferno
di un veleno
che non comprendo
mentre mi scioglie
le budella come
morto a scroccasole.
Mi sono reso infermo
di nuovo
questo male
odio e amore
lo stringo
mano di vecchio amico
da riscoprire.
IL MOSTRO
Sotto il letto
non c'è bestia
che tenga testa
Sotto il sottotetto
non c'è sgorbio
davvero brutto
Sotto il sottobosco
non trovo occhi
maligni di folletto
Il terrore tutto
sta nascosto nel finale
di uno scritto
che ora è fuori
che ora è tale e quale
al reale.
RAFFICHE
Come sotto una raffica
di mitra
veloce, che sferza la carne
come in balia di tempeste
di sabbia,
che bucano la tenda di notte,
Io sono. Solo sotto questa pioggia
ritrovo
la forza di muovere i passi.
SPECCHIO SPECCHIO
Immersi
e come l'universo
immensi
a fuggir da sé stessi
Antonio Bianchetti, "Non so se ho scritto troppo sull'amore"
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Non so se ho scritto troppo sull'amore - un altro passaggio dai giardini di ponente - di Antonio Bianchetti (Quaderno dell'Àcàrya n° 55, 2021 pp. 160 € 14.00) è una raccolta poetica che celebra la grande capacità d'amare e irradia l'intensità di una luce infinita e di una visione del mondo in cui la bellezza, la corrispondenza spirituale, l'estensione delle emozioni sono l'incarnazione della prospettiva umana del bene. Antonio Bianchetti condivide la sintonia emotiva e l'inesauribile essenza della poesia, indica la connessione del cuore, oltrepassa le distanze terrene, orienta la sostanza e la radice dell'incisività universale dei sentimenti. Il poeta spiega l'efficacia espressiva della malinconia, concentra nelle pagine l'esposizione esistenziale della nostalgia, traccia l'incessante ritmo della corrente del tempo. La struttura elegiaca dei testi si compone della direzione esclusiva dei punti cardinali, conduce l'elemento simbolico del cammino in una traiettoria sensibile per riportare alla memoria gli scenari di un viaggio interiore, per orientare il passaggio delle contraddizioni impulsive della vita, per osservare e determinare la passionale frequenza della sfera affettiva. La poesia di Antonio Bianchetti declina la validità generatrice della viva dedizione alla ragione del cuore, rinnova la componente metafisica e spirituale della quotidiana intimità, evidenzia la sintonia e la complicità mentale nei confronti dell'incondizionata meraviglia dell'anima, la definizione della magica confidenza della sensualità, il principio decifrabile dell'innamoramento. Il legame indivisibile con l'universo carezzevole dell'amore avvicina alla necessità fortunata dell'eredità romantica, allo sconfinato, imponderabile segreto dell'eternità, traduce il contenuto corporeo delle avversità, affronta gli ostacoli impenetrabili delle incomprensioni e le difficoltà dei silenzi arrendevoli. L'assenza subita identifica l'inevitabile inquietudine e la profondità del disorientamento, ma regala anche lo strumento indispensabile per riconoscere la propria consapevolezza e difendere la propria esperienza nella previsione straordinaria di una sfida individuale, nel sostegno compiuto di un distacco e di una successiva, nuova vicinanza. Antonio Bianchetti non ha scritto troppo sull'amore, ha comunicato il suo inno alla vita, accolto la fragilità pulsante del ricordo, concesso la continuità della presenza amata nello spazio inesauribile della speranza. Non ha mai allontanato l'affermazione del futuro, ha percorso il destino presente per non dimenticare l'elogio della fiducia nella rinascita, la provenienza delle stagioni dell'esistenza, scandite dal dinamismo dell'equilibrio introspettivo dei desideri. Il libro è impreziosito dalle suggestive fotografie del mosaico con la rosa dei venti impresso sul lago di Como, a simbolo dell'intuizione delle coordinate spazio temporali, nel saggio significato della guida e nella protezione della forza di volontà. Nella chiave di lettura del percorso il poeta incontra l'incanto dell'arte elegiaca, percorre la spontaneità, la dolcezza e la gratitudine dell’ascolto, in linea con la gentilezza e la generosità concesse a ogni destinazione della passione.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
BALCONE VISTA MARE
Questo orizzonte ci sorprende
fin dove lo sguardo
incontra il respiro
della vastità
e su quello che si avrà
il panorama vissuto
ci rinnova gli auguri
fin dove possiamo vedere
oltre il confine
di un giorno
al di là
dei nostri giorni futuri
IL SERVITORE MUTO
Ho posato gli occhi
sopra la fine del giorno
che ricomponi piano
insieme al vestito
accarezzato
dolcemente con la mano
insieme alla premura
di fare un po' di ordine
dentro a queste ore buie
Poi ci fermiamo a guardare
come se questo panorama
fosse ancora
un orizzonte da indossare
come se la notte
non volesse mai arrivare
messa da parte
insieme agli ultimi indumenti
Lasciata sola nell'eternità
di questi pochi gesti
insieme ai colori
dei nostri movimenti
EPITAFFIO
Parlavamo sempre dell'eternità
ma ora il nostro cielo
ha misure troppo piccole
per ascoltarti
troppo grandi
per cercare di abbracciarti
LA VITA È UN'IPOTESI BELLISSIMA
Non è la sera
che respira d'ombra
una solitudine diversa
ma luce che non tramonta
dentro
negli angoli di un mondo
dove cercarti è sogno
aria
e altro ancora
E sono tanti i nomi
che daremo al buio
se il nostro sole
non si fosse fermato
per essere nel cuore
un altro mattino da ricostruire
La vita è un'ipotesi bellissima
tutto il resto
è amore che ci sfugge
e sorge ancora
dentro
UNA FORZA MAI ARRESA
Qualcuno mi darà da bere
e l'alba mi giudicherà
se il viaggio ricompone
giorno e notte
in questo errare
dentro una certezza
La dolcezza sarà
come il bacio del crepuscolo
diviso
nella moltitudine di questa attesa
per ogni aurora che vedrà
un altro andare
Insieme ai venti sceglierò i semi
di una forza mai arresa
verso l'aria di levante
per dire al sole
che germoglierò
come ad ogni primavera
per dire al tempo
che ritornerò
prima della mia sera
Paolo Parrini, "Prima della voce"
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L'opera Prima della voce di Paolo Parrini (Samuele Editore - Collana Callisto, 2021 pp. 70 € 12.00) parla al cuore della vibrazione poetica, modula i segni espressivi dello stupore interiore, trasmette l'essenza iniziale delle parole considerando la materia comune della memoria con l'appropriata elezione d'immagini e tradizioni universali. Il poeta concede al linguaggio una diffusione rituale, iniziatica, attribuisce al miracolo incantevole della poesia la traduzione biografica in riflessioni indispensabili, contratte tra l'intuizione di una sensazione provvisoria e la sensibilità permanente, custodisce la rispondenza sonora della vita nell'oscillazione di una devozione pagana con la natura correlativa degli eventi. Prolunga il senso sottile e delicato della relazione estetica con l'unità dell'esperienza sensibile, osserva il presentimento acuto della visione del mondo e dei suoi struggenti accordi, traccia il rilievo emerso delle emozioni, distingue la cavità difensiva dell'ispirazione come il salvifico territorio delle occasioni e della verità. Il percorso elegiaco incrocia la scheggia indicativa nell'intreccio dei ricordi, l'intensità dello sguardo quotidiano sulla consistenza saggia della realtà. Prima della voce rintraccia la grammatica e la ricostruzione dei significati affettivi, recupera il dialogo spirituale trasferendo nella rappresentazione delle fotografie artistiche, contenute nel libro, la contemplazione della bellezza, riscatta la percezione delle impressioni che il disincanto ha estinto intorno alla nostra esistenza. Paolo Parrini riacquista la possibilità di vivere i legami con la naturale capacità di ascoltare e capire le proprie passioni, accoglie la cura dei sentimenti, concentra il raccoglimento religioso delle attese nei labirinti dei propri desideri, salvaguarda il sincero legame con le proprie promesse, affermando l'estensione di un'esecuzione lirica obiettiva, l'elevazione di un'epifania meravigliata, in comunione con un equilibrio riportato in luce oltre la discordanza oscura del vivere. Risana l'intermittente dimensione del tempo e la direzione di appartenenza ai propri versi, ricompone le incertezze nell'esercizio stilistico di conquista dell'amore e di perizia dell'inquietudine, abita il luogo esteso dell'anima, ospita intenzioni e metafore della quiete. Il ritmo dei testi celebra la visione dinamica della pagina, come spazio e corpo degli elementi letterari, il carattere sacro e sensuale di una conversazione insistentemente scampata alla dimenticanza. La poesia di Paolo Parrini riconduce sulla soglia di un avvenimento, traduce il realizzarsi scrupoloso della successione del rumore e della sospensione, nel calpestio dei passi della vita, definisce una voce segreta e ritrovata, estende la cortina della fragilità nell'infinito riflesso dell'estremità esistenziale, percorre le venature, la condensazione e l'evaporazione dell'assenza. Fonda la sua dottrina nel respiro del miracolo sacro e familiare della tenerezza, nell'impalpabile sensualità, annoda il tessuto evocativo dei luoghi inattesi, escludendo il debito della parola alla deviazione del silenzio: “La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare.” Octavio Paz
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
Il lento schiudersi
della notte nel mattino
il sonno stemperato
in un caffè forte.
La resurrezione di ogni giorno.
Fuori stanotte è caduta la neve.
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Si scompone la sera.
Ritmico il suono del tergicristallo
intacca il tempo perso
ad aspettare il giorno.
Alla mia sera aggiungi la tua.
Non siamo fatti di certezze.
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Poi nasce un fiore all'improvviso
là dove tacciono le fronde
ha il nome di una voce ormai passata
persa tra le dune e il temporale.
Stanotte ha raffrescato sopra i tetti
sui vetri già colmi dell'inverno
piccole dita intrise di calore
hanno scolpito i segni del tuo tempo.
Domani risvegliati avremo un altro sole.
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Attraversi la strada a capo chino
svanisci dentro il fiato caldo
e il sorriso che hai lasciato.
Nella nebbia s'appoggia
il rumore del mattino.
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Altre stanze gridano.
In questo giardino muto
anche le piante assorbono dolore.
Aspettare la luce della sera
il tacere delle voci.
Un calmo lago le dita.
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Amare una sedia, una mano,
il vuoto dentro un temporale.
Come se fossi nato solo per
questo darmi e avere,
una bilancia, un saliscendi.
Poi una fontana e lo scroscio,
il perdono. Non so
come altro dire amore.
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Farsi raggio o crepa,
sottile, annidarsi nei concavi
spazi, addormentare la memoria.
Quello che non abbiamo
sono i suoni iniziali dei nomi
che un tempo ebbero un volto.
Sia benedetto
questo spazio fatto altrove.
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Il cammino si conclude qui
dove era cominciato.
I giorni sono sentinelle stanche
riconosci gli odori e il silenzio.
Forse solo un poco più fondo
questo muoversi piano delle cose
l'emozione sale a cercare il fiore incolto.
Sei partito per tornare a casa
ora è tempo di raccoglimento.
Alfredo Alessio Conti, "Sulla soglia dell'infinito"
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Sulla soglia dell'infinito di Alfredo Alessio Conti (Biblioteca dei Leoni, 2021 pp.96 € 12.00) è una raccolta poetica che contiene la necessità del pensiero umano d'indicare l'essenza dell'infinito, indaga l'inquietudine originaria della vita attraverso le intonazioni elegiache delle parole, trasmesse con il segnale espressivo dell'autonomia sensibile, nell'esplorazione della natura divina e istintiva della compassione. Il sentimento intimo del poeta emerge dalla dimensione spirituale dell'invisibile, dall'ispirazione mistica delle emozioni, trae il suo carattere individuale affermando il suo anelito verso una realtà più autentica, riconosciuta nella comunione solenne con l'assoluto. L'umana esistenza orienta il suo dissidio interiore oltrepassando la materia tangibile del senso della vita, includendo il privilegio del significato speculativo e dell'intuizione, il principio dinamico trascendente del fondamento sovrumano dell'anima. La poesia di Alfredo Alessio Conti custodisce la rivelazione dell'amore, nella sua sfera discorde tra felicità e sofferenza, nelle sue infinite declinazioni esistenziali tra l'armonia e la distensione, la grazia della luminosità e l'inganno dell'oscurità, unisce la sensazione indistinta della contemplazione alla speranza di una redenzione emotiva, sostiene il riscatto ultraterreno, comprende la realizzazione dell'attesa, sospendendo la profetica previsione della nostalgia sfuggente e del desiderio indefinito. Il codice del vissuto quotidiano riflette, nei versi, il tragitto intrapreso dall'uomo, in relazione ai segreti, ai simboli della solitudine, alla metafora dell'intervallo presente, all'incertezza sull'avvento del futuro, procede lungo il cammino dei sogni e il silenzio del destino. Lo stile essenziale, puro, accogliente, permette di apprezzare il contenuto profondo e sconfinato, di sentire il significato immenso della ricerca dell'uomo, di ascoltare l'oscillazione delle riflessioni. L'arricchimento lirico delle immagini propone la densità interpretativa del linguaggio, la relazione con la suggestione dello spazio straordinariamente dilatato della poesia, misura la smarrita astrazione della voragine intimista, guida l'orientamento sacro delle stagioni, consegna il solco delle illusioni al principio devozionale della fiducia. Alfredo Alessio Conti riconosce i limiti dell'esperienza percettiva, prende coscienza delle possibilità di una verità altra, comunica la prospettiva universale del tempo oltre l'apparenza del fenomeno filosofico, trattiene il suo indugio “sulla soglia dell'infinito”, sulla sostanza del conoscibile, sulla volontà inconscia dell'indulgenza, in limine sul confine esistenziale di ogni visione intuitiva dentro il grembo lirico del mondo, avviando l'intenso contrasto tra la lacerazione e la tenerezza, nella tormentata occasione della consapevolezza.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Svanire
Rivedo
assorto
nel sonno eterno
il riflesso sfocato
della mia Anima
svanire nel nulla.
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Vorrei vivere in un faro
Vorrei vivere
in un faro
illuminare le notti
tempestose e buie
segnalare
il pericolo
che ci attende
all'attracco
della vita.
---------------------
Sono alla ricerca di nuove parole
Sono alla ricerca
di nuove parole
di nuovi significati
al vivere il presente
per il futuro c'è tempo
anche se ormai
adesso
l'ho oltrepassato.
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Sono un ramo
Sono un ramo
curvo sull'acqua
che si abbevera
e rinfresca
sognando
di rizzarsi in piedi
per accogliere nidi
di cardellini
e sentire il loro canto
per l'ultima volta.
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Battito di ciglia
La nostra vita
è intrisa
d'infiniti punti di domanda
della cui risposta
ultima
sarà solo
un battito
di ciglia.
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Sulla soglia
Ho camminato
a lungo
in questa vita
a volte frettolosamente
a volte piano piano
a volte come gamberi
sulla riva del mare
a volte pieno d'entusiasmo
a volte solitario
ed ora
sulla soglia dell'infinito
non mi resta
che percorrere
l'ultimo tratto.
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