rita bompadre
Alessio Martini, "Salvare i naufraghi"
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Salvare i naufraghi di Alessio Martini (Nulladie Edizioni, 2021 pp. 145 € 15.00) è un libro che svolge la sua azione narrativa nell'epoca storica del 1943. L'approccio narrativo a situazioni ed eventi, datati nel contesto di sequenze realistiche e descrizioni militari, domina il supporto espositivo nel documentare la metafora inquietante della condizione umana. Il tema della salvezza, l'orizzonte vitale e spirituale dell'uomo, basato sulla contraddizione vitale della perdizione e della pericolosa supremazia, sono i profondi contenuti al centro dell'indagine psicologica e relazionale dell'autore. La storia narrata da Alessio Martini incrocia il destino di Ettore Piola, il comandante di un treno armato della Regia Marina e una misteriosa ragazza russa, Svetlana, nella manovra surreale e sospesa della sorte che fa arrestare il treno in una sperduta stazione. Come in una simbolica ritirata nel tempo l'autore rende la tangibilità all'ombra sfuggente e indefinibile dell'atmosfera minacciosa, prolunga la sensazione dell'estraneità, intuendo, nell'artificio della desolata ed eroica vicenda, l'allegoria dei sentimenti contrastanti. L'intreccio descrittivo della trama evidenza la precarietà superstite della missione di salvataggio, trasmette il significato inevitabile della speranza e dell'angoscia, scorge l'avvistamento dell'ignoto, accompagna il cammino morale delle motivazioni ideologiche alla deriva di una destinazione rassegnata. Il tentativo di assicurare un'offensiva cattura i protagonisti del libro nell'attesa strategica di un ardimentoso realismo, nella percezione inesorabile e immobile di un'oppressione, nel presentimento di un'autorità sconosciuta, nello smarrimento inaspettato. Alessio Martini ricostruisce circostanze legate all'indagine storicizzata del passato, interpreta l'identità della mistificazione, concede l'irresistibile attrazione verso la fatalità che ha compromesso la natura di tutti i personaggi. Lo scenario paludoso affronta la materia romanzesca con uno stile lucido ed esasperato, l'orientamento dell'autorità e la sua conseguente irruenza, trascina nella suggestione espressiva ogni simbologia dell'affondamento nell'abisso esistenziale. Il libro rielabora attraverso il carattere vivo e coinvolgente della scrittura il territorio emotivo delle disfatte e l'ambiguità distruttiva del potere. “Salvare i naufraghi” è una preghiera rivendicata con la risolutezza fiduciosa delle relazioni, un rifugio dell'illusione delle emozioni, un'intensità descrittiva distorta dalla voragine insidiosa degli incidenti, un disorientamento della razionalità e dell'imperturbabile risolutezza dei principi militari. Il contesto del racconto, ancorato alla sospensione delle vicissitudini spiega la distensione dell'attesa, l'inquietudine per il presagio delle circostanze, che rivelate solo alla fine del romanzo, demoliscono la generosità morale in conflitto tra sincerità e falsità, ma vigilano il rifugio dal naufragio dell'anima.
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Cipriano Gentilino, "Parabole"
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Parabole di Cipriano Gentilino (Nulladie Edizioni, 2021) è un libro intenso, consegnato al lettore in nome della sincera e sensibile relazione con l'osservazione esistenziale della vita, esposto alla sostanza interiore e riflessiva della poesia, congiunto al significato dell'esperienza emotiva, concepito nel doloroso senso di esclusione affettiva, nel malessere dell'uomo, nello svolgimento logorato e inadeguato degli episodi dell'inquietudine, nell'elemento individuale del tormento e delle difficoltà quotidiane. I versi compongono un contenuto evocativo, complicato e tortuoso, distendono profondità simboliche e dimensioni espressive, trasformando la condizione delicata e fragile del mondo descritto, dichiaratamente estromesso e abbandonato, in inesauribile resistenza sensibile e opponendo alla desolazione della solitudine il conforto spirituale della poesia. Parabole vuole illuminare la nuda verità della realtà emarginata ed esporre attraverso l'elaborazione elegiaca di una dottrina etica e devota alla religiosità nell'anima, il valore riabilitativo delle parole, avvicinando la tenacia persuasiva delle immagini al dono dell'ispirazione umana, alla profezia pagana del messaggio emblematico nell'attenzione premurosa e responsabile dello strumento versatile della consistenza, schietta e assoluta, dell'inchiostro. La poesia rivela il suono incomunicabile del silenzio, spiega il conflitto con il percorso psicoanalitico delle similitudini, interpreta l'oscurità del cuore, commenta la supplica universale con la lusinga della speranza, contrastando la prigione della disperazione. Cipriano Gentilino è testimone dei disturbi eccentrici del tempo e riesce a cogliere l'aspettativa della quiete, a sostenere le dinamiche erranti delle sofferenze, a dipingere l'incantesimo lacerato dei sentimenti, avvolto nel respiro di un sorriso. Affida al riflesso dei versi la desolazione, l'amore e la follia di ogni vissuto, spezza le ferite di ogni istintiva e inconscia illusione, solleva l'ombra celata della coscienza, eleva l'esistenza all'incoraggiamento del ritorno, eludendo l'isolamento della segregazione, il profilo discriminatorio degli orizzonti lirici tra il bene e il male. Il poeta associa uno stile struggente e malinconico con la trasparenza delle destinazioni della natura, consacra l'irrequietezza nella lucidità dell'espressione, giunge alla soglia libera e disincantata dell'ebbrezza inebriante di ogni perdizione, attraversa la cifra estetica dell'intima inclinazione umana, donandole l'essenza della cura. Cipriano Gentilino conosce il casto e devoto pudore del limite, oltrepassa il carattere speculativo dell'abisso, esplora la luminosità e lo spettro segreto della mente, accoglie il mistero incisivo e contemplativo della tristezza, alimenta l'incanto delle sensazioni indefinibili e la percezione innocente dell'attesa, nel margine sfuggente e irrazionale dei desideri, confessando l'entità faticosa e consapevole del rimpianto, la vaghezza impulsiva e drammatica nel simulacro della presenza vitale, nell'affinità suggestiva delle parole.
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Marea
Maschere sottopelle,
riflesse allo specchio
rammentato col resto
di fiabe,
sottobanco bisbigliano
ticchettii di ore attese
per un amore
a cielo calante.
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Sortilegio
Dal sortilegio
dell'esserci mancati
negli interstizi pietosi
ci riaccoglie perturbato
il nostro respiro
mentre il ciliegio
si è imbiancato
nel silenzio di neve,
e la luna endemica
aspetta il solito turno.
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Riflesso
Questa sera sei luna
seduta a gambe strette
poesia,
illusione poliedrica
sulle labbra storte,
testardo silenzio
sul riflesso artrosico
della mia pelle.
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Affannata la nebbia
Affannata la nebbia
si posa sugli scricchiolii
delle foglie lasciatesi
cadere
a segnare una fine,
pudica s'adagia
sul silenzio
delle palpebre
a nasconderci la nostra.
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A vento quieto
A vento quieto
ci rivedremo,
i vivi e i morti,
labirinti
di arianne a
cercare un filo.
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Oltre il canneto
Oltre il canneto
la vigna tagliava
il mare in righe
dalla riva al cielo
non ricordo nuvole
né maestrale
solo la tua voce
che accarezza
antica
me che sogno.
Antonio Corona, "Controfobie"
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Controfobie di Antonio Corona (Quaderni di poesia Eretica Edizioni, 2021) è una raccolta poetica intensa e manifesta con incisiva e profonda emotività la consapevolezza degli affetti e della compassione, mutando la trascrizione e la distorsione della fobia nella comprensiva e generosa espressione dell'empatia. L'autore interpreta, nell'esperienza della pura solidarietà, l'attitudine della ragione umana d'intuire la capacità emblematica della realtà, relaziona l'approccio altruistico nella coerente osservazione del rispetto e dell'indulgenza nei riguardi di una universale disponibilità all'apertura mentale, affrontando il conflitto persistente dell'irrazionale limitazione della negazione e delle contrarietà. La materia dei versi convince la spiegazione a ogni spontanea condivisione, accoglie l'impulso motivazionale dell'universo interiore, riconosce il disorientamento degli squilibri e condanna l'inafferrabile oscurità dell'ignoranza. Antonio Corona mantiene la disinvoltura dell'indipendenza sentimentale in relazione ai principi ispiratori della libertà, percorre il sentiero compromesso dalla ferita del disagio, dal tormento dell'irresolutezza, dall'apprensione per un'intolleranza che addensa le incrinature dell'anima. Il poeta congiunge la sintonia con il lettore con l'esecuzione di un proposito di colloquio intimo, consolida il tragitto istintivo tra fiducia e affidabilità, esplora le incertezze delle frontiere intellettive, permette di distinguere la discrezione con la quale guarda al mondo attraverso il proprio vissuto e accoglie la potenzialità della diversità, accennata, e non giudicata, da un'angolatura percettiva. Le distinte prospettive delle parole seguono l'originale itinerario delle sezioni poetiche, suggerite con i colori rivelativi, Nero Fardello, Indaco Bastardo, Rosa Fragilità, Rosso Passione e Verde Speranza, per definire ogni rappresentativo stato d'animo, il segno compiuto di ogni carico morale, l'insolenza dell'offesa, la tenerezza dello smarrimento, il desiderio resistente dell'amore, la dichiarazione profonda di ogni aspettativa. Leggere Controfobie accomuna la fermezza coraggiosa e dolorosa all'intonazione della complessità, consente di condannare i provocatori contrasti delle convenzioni e dei pregiudizi sociali e di escludere dall'impostazione esistenziale il conflitto dell'incomunicabilità. Antonio Corona rivendica le occasioni perdute e le promesse ritrovate, indugia sulla consistenza del proprio sentire, scindendo la scelta di mostrare la propria identità dal timore di non essere riconosciuta, rivela un'umanità conquistata con maturità poetica, senza biasimo, predilige la capacità d'identificare il dono di agire secondo i propri sogni, divulgando la voce più autentica nell'urgenza necessaria della scrittura poetica.
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Subire
Un vuoto a pressione
che esplode nel petto,
un gesto tagliente
che affonda nel ventre,
una frase sbagliata
che uccide da dentro.
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Amare nell'ombra
Un bacio mai dato
è un'emozione mancata
ma un bacio nascosto
è come un cuore spezzato.
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Pioggia d'estate
La senti cadere ferita smarrita
come lacrime gioiose irrompe
in cerca della terra secca zollata
che accoglie i segni dei palmi
di chi carponi cammina trafitta
in cerca di quel sole che corrompe
chi d'amore mancato perisce.
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Sulla fune
Su una fune
sospesa nel vuoto
la vita danza sulle punte
di un amor congiunto
fra anima e corpo
tra sensi e tatto
di chi ascolta e poi agisce
senza cogliere nel segno.
Mi fermo
nel fulcro della ragione
sapendo che seguirla
mi porterà altrove.
Mi muovo
in equilibrio sul cuore,
se cado volo
se arrivo cammino.
Amare è l'unica certezza.
Parole di convivenza
Parole cucite all'orizzonte
perse tra due mondi
uniti sulla linea del niente
congiunte solo in un miraggio
ma in realtà sempre distanti.
Parole vuote nell'aria
affogate nel mare
in due mondi bruciati
dal silenzio del confronto.
Vorrei parole unite da una lampo
riportate all'orizzonte
riflesse sul mare
proiettate lunghe sulla terra
paciere di tolleranze
ed amorevole convivenza.
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A piedi uniti
In quel punto esatto
dove a piedi uniti
premo sulla sabbia bagnata
leggermente sprofondano
pensieri, azioni ed intenti.
Guardo quell'ombra formarsi intorno
e permango in attesa
di un'onda, dell'onda
della forza che m'inonda.
Affonda e ritorna
la spuma circonda
come nebbia spettrale
l'assenza e l'essenza
la gioia e il tormento.
Mi getto mi bagno respiro
vivo. Acqua sabbia sale
un pane bagnato
indissoluto
sotto i miei piedi.
Coraggioso attendo,
il vento.
Mauro De Candia, "Sundara"
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Il libro Sundara di Mauro De Candia (Ensemble, 2021 pp. 80 € 12.00) è un'originale, incisiva, contemplativa visione del mondo, concepita nella manifestazione profonda di liberazione dalle convenzioni culturali e sociali, una osservazione poetica oscillante tra l'intento satirico di una mitologia contemporanea e l'inconsolabile perplessità nei confronti delle sovrapposizioni esistenziali. Il poeta risana l'equilibrio e la suggestione concedendo al titolo della raccolta l'inno evocativo dell'incanto e della grazia, all'entusiasmo vitale delle poesie il sarcasmo e la fiducia emozionale nei confronti del genere umano, conducendo ogni impressione in un universo metafisico, ammaliato da influenze espressive surreali e oniriche. La libera ed ermetica combinazione stilistica dei versi interpreta il carattere autentico e moderno della riflessione, l'imprevedibilità dell'anima e la sfrenata fantasmagoria dell'immaginazione, delinea il codice significativo con l'enigmatica impenetrabilità delle parole, con l'oscurità schematica della dimensione interiore. Mauro De Candia accoglie le indicazioni di una discontinuità ritmica e attraverso una definizione articolata della logica nella ricerca specialistica di temi filosofici risolve la risorsa speculativa nelle dinamiche rappresentative dell'uomo disponendo l'esigenza di spiegare la propria centralità contenutistica in un percorso identitario. Una poesia sensoriale che concede a ogni intonazione ipnotica del verso la metamorfosi del discorso, la possibilità terrena dell'orientamento ispiratore. L'elemento poetico dello stupore è il filo conduttore di ogni intuitiva illuminazione e favorisce una nuova prospettiva della scrittura. L'orientamento rapido, autentico, insolito ed eccentrico dei testi dirige la perspicacia di un sillogismo necessario per affermare la verità identificativa e l'immedesimazione della realtà attraverso la meditazione con l'emblema dell'irrealtà. Sundara è un vocabolo proveniente dalla lingua sanscrita e il libro di Mauro De Candia associa al significato animato dell'essenza comunicativa l'intonazione del segnale spirituale e mentale dell'archetipo salvifico della bellezza, congiunge all'accordo poetico il prodigio e la meraviglia taumaturgica, diffonde nel verso autonomo e svincolato l'obiettivo di una eloquenza innovativa, aggiornando il carattere filologico della terminologia e il processo neologico della nuova esigenza letteraria, approfondita nella moderna apertura e nella competenza dell'effetto stilistico. L'estrazione leggendaria della rappresentazione dell'intensità del bene e dell'ostilità del male trascende l'affermazione sublime della poesia. La poesia concentra l'ammirata osservazione su se stessa, unisce la sostanza al profilo lirico, rigenera l'entità della ricostruzione nell'estensione figurativa del potenziamento semantico, manifesta la combinazione creativa dell'iperbole rafforzando il senso vivo e intelligente del pensiero, nella ricerca rigorosa e compiuta del fondamento esistenziale, nella maturità elegiaca dell'identità.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
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CANTOFABULA (PARTE PRIMA)
Un giorno si rinchiuse, in Transilvania,
il Sole che annegava nel bromuro
narrato in un Jules Verne, in un Urania.
S'innamorò del buio, un corpo oscuro,
cantando storie, ergendosi più in alto,
sferzando i raggi intrepidi sul muro,
e illuminò così tutto il basalto,
e illuminò così l'intera valle,
e un'ombra pose un daimon in risalto,
e un canto pose il buio alla sue spalle:
spalle di favola, dorso di terra,
ali di indifferenza han le farfalle.
L'indifferenza genera la guerra,
ma io son differente, puoi scoprire
ciò che racconto, l'odio dissotterra
e lo tagliuzza, e poi lo fa morire.
Sei son le corde, cinque le vocali,
quattro sono le dita da accudire.
Tre sono i versi in bocca agli animali,
due son le mani: aspetta di capire.
CANTOFABULA (PARTE SECONDA)
Un mendicante ursaro era disteso,
toccato fu dal Sole che arpeggiava:
un dito gli mancava, era indifeso
quel giorno in cui una banda lo predava,
quando si avvicinò uno scannapane
e con la lama in mano lo sfregiava.
E accanto al mendicante era il suo cane.
Triunică (era il suo nome), che abbaiò
e in quel “tre” aleggiava un senso immane:
tre voci, tre volteggi in un rondò
compiva la sua lingua; rabbia, pianto
e infine anche la gioia lo guidò.
Il suo padrone diede vita a un canto,
una ghironda prese tra le mani
e con le corde il cielo mosse al vanto:
“Io canto quelle storie degli umani
che mai nessuno ha visto né sentito,
storie che ricordiamo noi zigani,
nei secoli il silenzio hanno subito:
io non potrei lasciarle mai morire”.
Il Sole lo ascoltava incuriosito
e vide tra le nubi comparire
le vite già vissute, e immortali
le colse tra i suoi raggi, vide uscire
da quella gola donne con le ali,
uomini colorati e poi cavalli,
e in sé raccolse tutti gli animali
mentre trascorse un secolo, e poi due,
ma il mendicante e il cane sono lì,
non sono mai invecchiati,
e neanche morti:
contaminando
non si muore
mai.
UN MERCATO
Al mercato di Z.
Una signora in carrozzina.
Un cane sul grembo della signora in carrozzina.
Un collare sul collo del cane sul grembo della signora in
carrozzina.
Un collare sulla vita della signora in carrozzina.
Accanto strepita di pece
una giovane coppia-chimera.
Un solo collare è sui colli stretti della coppia:
rimbalzano come anguille le adirate spine dorsali
imprigionate tra i banconi e i marciapiedi,
come la loro vita,
che è più in carrozzina di quella della signora.
Sorride la signora,
la sua mano alata è libera
e accarezza il cane.
Simone Corvasce, "Algoritmi di scacchi e passi d'angeli"
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Algoritmi di scacchi e passi d'angeli di Simone Corvasce (Nulladie Edizioni, 2021) è un libro interessante e un efficace strumento intellettivo, prodotto con sincera padronanza nell'inquadratura progressiva del tempo, delimitato dallo spazio emozionale del poeta. L'autore mette in risalto, attraverso uno stile solido e profondo, il principio sconfinato di simboli e immagini incarnati nelle sue poesie, riveste la transitorietà del genere umano di resistenza benevola, realizza il disegno elegiaco dell'ispirazione, disponendo l'accordo delle reazioni dell'inconscio esistenziale nello spirito della misura primitiva e dimostrativa della riflessione interiore. I testi insegnano il proposito sapiente della comunicazione con il fondamento dinamico dei quesiti filosofici e delle meditazioni religiose, manifestano la rivelazione spontanea dell'intelletto, esprimono nella direzione immaginativa del pensiero la vocazione creativa, l'avvicendamento analogico ed emblematico delle parole accostate alla forma di un divenire spirituale, rintracciando nell'osservazione delle esperienze l'adesione alle nascoste significazioni delle atmosfere archetipali. Simone Corvasce presenta una poesia lirica, classicista, procede lungo i sentieri tortuosi dell'uomo per identificare il segno della soggettività interpretativa, la sostanza primaria dei contenuti colti, l'intuizione dell'appiglio poetico come assoluta e visibile realtà esegetica. Coglie i frammenti di una esistenza frantumata dal disorientamento delle incertezze e dalla mancanza di una linearità permanente, riceve l'influenza della vulnerabilità e della consapevolezza delle reminiscenze biografiche, la consistenza quotidiana della solitudine, le risposte all'abbandono desolato, la paura suscettibile, il senso angoscioso del nulla. Algoritmi di scacchi e passi d'angeli ha il nobile carattere dell'essenzialità dialettica, restituisce alla compassione degli incontri la metafora delle sensazioni immediate, il corrispettivo ontologico della condizione drammatica dell'uomo, la rivelazione dolorosa della vita, il riflesso degli instabili volti dell'anima. Il poeta è messaggero del valore culturale, sostiene la funzione speculativa nella difesa della misericordia umana, replicando alla precarietà dei comportamenti l'intensa forza morale. La ricercata dilatazione dei fantasmi introspettivi attenua l'estensione della sottile malinconia, corregge l'equilibrio del tempo presente, compensa la condensazione della passione rinnovata oltre l'oblio dell'impulso affettivo. La sensazione inconfondibilmente tragica e tradizionale del destino concretizza, nell'orientamento sincero dei versi l'inquietudine moderna, nelle oscurità enigmatiche delle condanne la rassegnata lucidità, coniugando andamenti tormentati di contemporanea sofferenza. L'entità della realtà poetica trae ispirazione dall'esortazione della coscienza e dalle questioni funzionali della saggezza, dal significato sensibile e romantico della congiunzione inscindibile con la natura e l'armonia della conoscenza umana. Simone Corvasce dipinge una spiegazione della finitezza, delineando l'esposizione delle possibilità, la dottrina e la ragione della sensibilità, attraverso il rammarico e la continua analisi della consapevolezza, per oltrepassare la peregrinazione affannosa e disperata dei sentimenti.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
Dialettica Trascendentale
Per sfuggire ai diluvi la colomba
s'è inoltrata più in alto d'ogni cielo.
Ho temuto per lei, ma ecco che torna:
non reca il ramoscello
d'un'altra metafisica.
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Non è la vita a concedere meno
di quello che promette. Anzi concede
molto più del dovuto. Per tortura.
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Un orologio rotto segna l'ora
giusta due volte al giorno.
Gli altri, al contrario, sbagliano
di secondi, o minuti, ogni momento.
Siamo sicuri di cosa vogliamo?
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Un pensiero scambiato a mezzanotte.
Un attimo che vale l'universo.
La tenerezza d'esser soli in due.
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Letteratura
Il treno, all'alba, ripete stazioni
di ieri: all'infinito, necessarie.
Ero me stesso. Adesso?
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Ed essa inquieta chiede la tempesta,
come nelle tempeste fosse pace!
M. Lermontov, La vela, trad. T. Landolfi, Adelphi
La tempesta è passata. Quale cuore
paventa un mare placido?, e la brezza
che accarezza i capelli non sarà
dolce da sciogliere un pianto sincero?
Ecco che a me è preclusa questa gioia
vana, il riso d'un uomo sollevato:
dammi tempesta, e un senso, anche se duole!
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Un turbine, un delirio,
fuoco che gonfia il petto
e che vorrebbe esplodere...
Perciò è giusto destino
vivere a patto d'essere schiacciati,
oppressi da chilometri di cielo,
forse troppo lontano.
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Congedo
Mi domando da tempo
se questa mia inquietudine,
se questa mia poesia
gioverà mai a qualcuno.
Bramo una verità
che non ho. E quel che posso
cantare è solo il dubbio.
Io non sono la luce.
Neanche posso indicarla.
Posso solo gridare nel deserto:
“Preparate la via
a colui che verrà
additando le stelle”.
Paolo Parrini, "Dentro tutte le cose c'è amore"
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Il nuovo libro di Paolo Parrini “Dentro tutte le cose c'è amore” (Puntoacapo Editrice, 2021) racchiude la materia della memoria, tanto cara all'autore, il continuo stato di provvisorietà e di tumulto interiore alimentato dal senso d'inafferrabile malinconia offuscata tra le righe e nell'ombra dei versi. I testi orientano e governano i luoghi e gli odori collegati ai ricordi, i correlativi oggettivi della natura, l'aspetto somatico dei sentimenti, ispirando l'universale miracolo dell'amore, la declinazione poetica di ogni più viva felicità lungo il cammino delle relazioni umane, nell'intimità degli incontri, nell'essenza delle invocazioni, nell'obbedienza nobile all'ascolto di parole coniugate alla saggezza. Il poeta difende il limite degli scenari spontanei, impressi nelle sue poesie, contempla la devozione alle emozioni mediando l'arte elegiaca con la generosa comprensione degli accadimenti della realtà, decantando la fiducia in un sorriso, ritrovando gli accordi inespressi dell'immaginario sognato e desiderato. L'alchimia degli elementi esistenziali rende unica e indissolubile ogni corrispondenza altruista, trasforma il significato spirituale del tempo, intreccia il mantenimento benevolo nei legami, dilatando il confine di ogni spazio esiliato, la considerazione della coscienza, l'infinita osservazione della reciprocità. La poesia di Paolo Parrini, innamorata dell'attesa, realizza sapientemente la sostanza di ogni piccola, grande previsione empatica, districando la cifra del dolore nella premessa del sentire, modellando l'architettura intimista di ogni distacco nel risveglio della quotidianità, nella gioia di “un filo d'erba” nel paesaggio, rispettato come elemento di riflessione e di consolazione. La perseveranza e la fedeltà al proprio cuore scolpiscono la materia dell'autore, imprimono il suo punto di vista, ricavano l'umanissimo significato delle preghiere pagane rivolte alla vita, confermano l'alleanza con le dinamiche sensibili, mutando la desolazione di ogni sofferenza in risveglio caritatevole. Il poeta è testimone dell'influenza rigeneratrice della propria anima, preserva l'integrità delle espressioni nello stile evoluto in equilibrio con l'esigenza di un indirizzo purificatore, nella vocazione di una identificazione e di un confronto ricambiato con il lettore, dedicando alla purezza di ogni risorsa percettiva l'attraversamento di ogni avversità mediante l'amore. L'amore quindi come esortazione alla cura e all'evoluzione di sé, dono di attenzione profonda al proprio esistere, dialogo nelle azioni e dolcezza nei gesti, voce e silenzio. L'altruismo poetico di Paolo Parrini rafforza l'entusiasmo e la gratitudine, salvaguarda lo svolgersi coraggioso delle separazioni, ripara le offese, accresce la limpidezza della linfa vitale, genera l'identità delle proprie intuizioni. “Dentro tutte le cose c'è amore” è un benefico sortilegio d'amore, avvolge l'universo biografico in un'aura protettiva, disegna la prospettiva struggente della commozione, adattata nella resilienza dei conflitti, adegua la dimensione intima di ogni piccola morte alla rinascita di ogni inclinazione nostalgica, superando il vuoto delle solitudini, nel vero significato della speranza, nelle parole di Pablo Neruda: "Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno.”
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
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Non so se fu una corda
o tutte le morti che avevi già vissuto.
Forse morire è cosa leggera
quando si spegne il sole
in un sorriso stanco.
Ma certo resta dentro
un brivido tremendo,
un foglio di giornale portato via dal vento.
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La goccia
Scivolo dal cielo alla terra,
nata in un'immensa nube,
brividi nella caduta,
su questa terra dolorosa
e fragile muore il mio tempo breve.
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Frammenti siamo
d'uno stesso dolore,
la felicità ci appare a tratti.
Lampeggia.
Come un faro nel buio.
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In questa mattina
che si lamenta il cielo
e la pioggia ferisce il viso,
c'è un'armonia che splende
in quelle vecchie mani.
L'amore inciso
sulla polvere degli anni.
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Pietre su pietre
si sommano i giorni,
si sfrangiano ruote
sulla strada in salita.
Dov'era la notte
il buio si squarcia
in atomi di stelle.
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Su una piazza sconosciuta
hai scolpito cicatrici nuove
ora ti guardi indietro
per scoprire nei volti
un sorriso solo tuo.
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È quando il respiro si fa fondo
che il mondo tace e s'attarda
ad ascoltare da finestre
il limitare scosceso di parole
smesse, smania e alba.
E mi addolcisco anch'io.
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In una stanza a raccontare
l'amore che non torna,
tra i fumi della nebbia
e il rosso del vino
d'un dolore da curare.
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Sopra la mia strada
sei il sasso che rimbalza,
la provincia allegra, il ritorno
dal bosco alla sera. Altri
saranno i carnevali del tuo cuore
che il cielo chiude, in una morsa stretta.
Leonardo Manetti, "Il poeta contadino"
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Il poeta contadino di Leonardo Manetti (Nulla die Edizioni, 2021) è un’opera poetica impressionista, delinea il tenero equilibrio delle pennellate di un paesaggio interiore, nel quadro delle stagioni vitali, segna il valore dell’ospitalità congedando una familiarità di sentimenti e un lirismo puro, autentico. I versi fendono il terreno della vita, proiettano la radice delle passioni, colgono la distesa interiore del tempo, conservano l’integra natura della sincerità riempiendo di bellezza e di spontaneità il calice dello spirito e del suo territorio. Il poeta ricerca il dettaglio evocativo della sua terra, descrive la schiettezza delle emozioni coltivando gli aromi tenaci delle parole e i sapori immutabili delle sensazioni. Leonardo Manetti pone il suo sguardo sulla vivacità e sul calore di ogni gesto quotidiano, osservando la continua partecipazione comunicativa dell’uomo con la forza generatrice, delineando una vera e propria geografia del cuore, distribuendo ogni risorsa nostalgica nella strada dell’armonia, nell’intima unione degli scenari magici dell’esistenza contadina. La tradizione del poeta contadino rivive nella testimonianza dell’autobiografia, distilla la fedeltà dell’amore, rende omaggio alla confidenza dell’ambiente in cui è nata, coniuga il connubio fra la forza espressiva della vocazione, la creatività e il lavoro dell’uomo. La vitalità dei testi incarna l’energia dell’immaginazione, rivela l’origine della necessità umana alla comprensione, relaziona il codice della riflessione alla delicatezza dei pensieri. Leonardo Manetti ascolta il carattere conviviale dei desideri, la semplicità dei sogni e la ricchezza della speranza, osserva i filari del silenzio, respira il vento, guarda con attenzione e dedizione al mondo intorno a lui oltre ogni orizzonte d’infinito. La poesia è un inno alla spontaneità, una voce modulata sull’ispirazione suggestiva della realtà, esalta il temperamento esclusivo della sfera affettiva, sorprendendo l’istinto estetico di ogni miracolo umano. Il poeta coglie con coraggio la facoltà celebrativa dei luoghi, idealizza la percezione dei quieti colori della natura, esorta l’umanità a interrogarsi sul senso provvisorio dell’esistenza, ad abbracciare l’essenza dei valori espansivi e genuini degli uomini, diffondendo il germoglio delle parole e le promesse ampie e ininterrotte, in direzione di un vento propizio di libertà. Coltiva gli elementi nutritivi del sogno, invita a sostenere una memoria integra, istintiva, a valutare la circostanza favorevole della serenità e della innocenza esistenziale. “Il poeta contadino” è un viaggio nelle radici, compiuto per fendere i crinali della Toscana, nell’entroterra dell’anima, nella vicinanza congiunta al dono dell’emotività attraverso i dialoghi con i ricordi, amplifica il panorama lirico della sensibilità, riflettendo negli occhi degli altri il limpido conforto a un’elegia che suggerisce l’ebbrezza di felicità, adagiata sul fondo di una lunga giornata riflessa nell’arcobaleno.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Fermarsi
Sento il mio respiro,
leggero è il mio corpo,
imparo a decifrarlo,
a distinguerne i suoni incantanti.
Un fiore mi saluta,
dondola nel vento,
lieve il suo fruscio
accarezza la mia pelle.
Un albero mi guarda
sembra dirmi qualcosa,
protegge il mio sorriso
mentre racconta la sua storia.
Ogni cosa è così bella,
basta avere la pazienza
di fermarsi e osservare,
di fermarsi e ascoltare.
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La poesia è
Poesia è l’odore dell’erba tagliata.
Poesia è la farfalla che si posa su un fiore.
Poesia è il sorriso di una persona cara.
Poesia è lo sguardo tra due innamorati.
Poesia è fare la maglia accanto a un camino acceso.
Poesia è sentire il risveglio della natura.
Poesia è vedere lo scorrere delle stagioni.
Poesia è cogliere la bellezza di ogni istante.
Poesia è leggere le tue parole.
Poesia è osservare le montagne con i tuoi occhi.
Poesia è pensarti qui mentre sei lontana.
Poesia è ascoltare il battito del mio cuore per te.
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Semino parole
Domande prive di risposte,
frasi piene di interrogativi,
affermazioni senza punti esclamativi,
solo con puntini di sospensione.
Coltivo campi di parole
seminando lettere d’amore,
forse di cento semi
almeno uno diventerà pianta!
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Debolezze
Non sfogo quanto mi deprime,
modesto nelle mie possibilità,
schivo nel parlare,
punisco le mie fragilità.
Pieno di forza e potenza,
misero di perdoni e accettazioni,
cerco me stesso
amandomi nelle deficienze.
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Ti cerco
Cerco mongolfiere
per volare
e averti vicino
tra le stelle.
La luce espande
la tua vita,
e io ti guardo
nell’infinito.
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Dissesti
L’acqua che scorre
ha la memoria nelle sue gocce,
è come se fosse un ponte
tra l’uomo e la natura,
e il fiume avanza inesorabile
in un letto senza casa.
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Ti sogno, Primavera
Tu sei una spiga di grano
che sorge all’alba.
Tu sei un fiore di ciliegio
che cade al tramonto.
Sogno il tuo frutto maturo
tutto il giorno,
vedo acerba la tua frutta.
nel buio della notte.
Marco Galvagni, "Le note dell'anima"
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Le note dell'anima di Marco Galvagni (Transeuropa Edizioni, 2020) riecheggiano in ogni segno virtuoso dei versi tra le annotazioni poetiche sulla vita, interpretano il suono del cuore e affermano con la dedica amorosa in epigrafe, l’insinuante e persistente fiamma della passione. Il poeta si lascia incantare dalla soavità evocativa della memoria, concede alla fantasia la forma visibile delle immagini rappresentative della realtà, per accogliere la premurosa custodia delle riflessioni attraverso la mediazione estetica della bellezza. La determinazione carismatica dell’esistenza descritta da Marco Galvagni, compone la fiducia nell’elemento sensoriale, consegnando alla poesia la misteriosa e provocante corrispondenza della coscienza e muovendo in direzione spontanea le coincidenze significative dell’esperienza. La fluida continuità della sensualità ritrova la sua malia tentatrice tra le pagine, affina l’arte della seduzione inviando segnali colti e raffinati nell’elegia autobiografica, ridesta l’ispirazione, indica il dogma enigmatico del sortilegio emotivo e la ritualità fatale della conquista. Marco Galvagni afferma il significato dell’eloquenza, adula la strategia della percezione, strumento di comprensione, rende l’irrazionale spinta delle illusioni motivo di sofisticata indagine esistenziale e archetipo universale. Il carattere poietico dell’opera mostra l’origine della centralità charmant dell’amabilità, idealizza l’attività nostalgica del pensiero, i simboli in equilibrio sulle stagioni, esplora la fenditura profonda del soffio vitale, rivestendo la dolcezza arcana della speranza oltre l’abisso dei moti spirituali e istintivi. Il profilo del poema traccia la sensazione sincera delle rivelazioni vissute e amplia la geometria della consapevolezza. I testi affidano alla sacralità del senso il legame con il tutto, interrogano la complicità dell’umanismo, confrontano l’intenso entusiasmo dell’immaginazione con il processo inarrestabile della conoscenza, combinando la meditazione e la sapienza indistinta dell’intelletto. “Le note dell’anima” scorrono nelle vene, misurano la cifra del palpito, congiungono le infinite occasioni, magiche e segrete, del tempo, orientano la certezza e la resistenza dei gesti, riconducono la forza pulsionale dell’amore all’energia primordiale delle intuizioni. La composizione dell’anima colloca la personificazione emblematica del linguaggio nell’incarnazione della donna amata ed evocata come illuminata epifania nella tensione tra aspirazione e utopia. Il poeta adotta uno stile che è sede della propria moralità, identificata nella corporeità dei ricordi, nella consistenza erotica delle espressioni, nello sfuggente e impalpabile dominio della contemplazione, nella maturità degli affetti. Nei testi di Marco Galvagni si comprende che la bellezza diffonde il suo passaggio oltre il momento e attraversa, come possibilità, tutti i corpi. Il poeta vive l’unicità del proprio destino, disponendo alla nobilitazione di ogni ardore il vagheggiamento dell’attrazione e unendo alla libertà del sublime l’intensificazione della assolutezza apollinea della poesia.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
IL SEGRETO D’AMORE
Del segreto d’amore
non ancora rivelato
sappi, fata,
che ne indovinerò il mistero
dischiudendo con un chiavistello dorato
l’antico incantesimo.
Libellula volerò oltre il muro di diamante
che separa i nostri occhi,
le bocche, i baci.
Ne varcherò il limite in tre balzi
anche se la tua voce e i tuoi capelli
non hanno parlato
sino ad aprire con foggia reale
tutte le porte del cielo e della mia vita.
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VIENI, VIENI DA ME USIGNOLO
Nel fitto del mio petto
cadendo goccia a goccia sul cuore
il tuo nome come un sigillo
apre ampie conche d’oro.
Come in un sogno bollente estivo
da lontano mi chiami.
Anch’io rispondo a lettere di fuoco
Elisa e sussurro: “vieni, vieni da me
nella tua aura dorata
come un usignolo nel sottobosco
poiché da tempo immemore t’attendo.”
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MARE CRISTALLINO
Mare cristallino in cui perdermi
fra spume agili
in una corolla d’acqua
giungi a me, la multipla.
Nella distesa oceanica dei tuoi occhi,
fiamma di luci iridescenti
suggellata come uno sciame d’api
si cela sempre un castello incantevole
tale a una farfalla aperta alle virtù del vento
da afferrare con trepidi aneliti di baci.
Innamorata in segreto dietro il sorriso
con sibili di parole d’amore
si protende su di me.
Ignaro il suo cuore confida
in quella foglia d’acqua che l’avvolge
sotto le nuvole nocciola delle sue iridi.
Ha denti scintillanti come il fuoco,
la bocca fiamma d’ermellino.
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LA RINASCITA
Il tuo capo stupito, commosso,
visto in primo piano
si può paragonare senza civetteria
alla folgore sferica
d’una perla d’acqua,
ad una corolla blu,
alla potenza degli uragani,
al cielo trapuntato d’astri come un nasturzio luminoso.
Violentemente tenero,
delicato e indifeso
abbandona le zolle ai loro segreti;
questo eremo diseredato
ove prende forma il silenzio delle stelle
che si ferma ad ascoltare e lo persuade.
Qual è la rinascita che ha prevalso
ora e sempre nella mia vita?
Solo i tuoi capelli, ponti solari,
che ancora non hanno parlato
ma dapprima la fiamma dei tuoi occhi
hanno smentito per sempre.
le antiche pozzanghere lunari.
Filomena Gagliardi, "De viris illustribus"
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De viris illustribus di Filomena Gagliardi (Nulla Die Edizioni, 2020) è un potente omaggio alla cultura classica, intesa nell'interpretazione filologica della formazione intellettuale, come patrimonio di conoscenza e di erudizione. I testi diffondono l'esperienza degli antichi e illustri ideali, rivolgono l'origine del mondo alla mitologia dell'eternamente presente, seguono il luogo sacro della comunicazione, rischiarato dalla luce della bellezza. I versi abbracciano l'armonia infinita delle citazioni esemplari e le immagini primitive arricchiscono la grazia poetica e traducono i contenuti efficaci, i motivi d'ispirazione con inesauribile energia letteraria. La mirabile, sapiente, illuminata poesia di Filomena Gagliardi è pura riconoscenza di un'epoca, recupero consapevole di un modello da ritrovare, nella gioia della sensazione del valore morale. La contemplazione degli eventi e la scoperta rivelatrice delle sentenze, tracce lasciate dalla prospettiva storica del passato, incarnano l'influenza naturale della coscienza umana, animata dall'affinità con la profonda concordia di uno stato felice della vita, in accordo con la prosperità dell'immaginazione, con la visione rigeneratrice del mito. La poetessa ripercorre l'uguaglianza dei sentimenti, la necessità spontanea di ricordare l'autenticità del bene, il rapporto tra la vita dell'uomo e le compiute aspirazioni della sua natura. Nell'evoluzione della ragione, l'uomo, nel dominio dei propri impulsi sensibili, è simbolo della virtù. Gli uomini illustri di cui parla Filomena Gagliardi sono interpreti del comune desiderio di rigenerazione e di rinascita interiore, hanno la saggezza e la sapienza dei principi supremi della verità e della fermezza vitale. L'attività dello spirito educa l'intuizione e nella libera ricerca cognitiva riscatta il senso apollineo della riflessione, muove il dubbio, è causa dell'enigma. La liberazione estetica della poesia, genera un linguaggio capace di esprimere la democrazia dei valori condivisi e dare corpo all'universalità del coraggio etico. Il tempo, conosciuto dalla poetessa, è l'espressione della memoria collettiva, la destinazione compiuta con l'esperienza del vissuto, nella volontà di comprendere la spiegazione della storia, il luogo dell'autenticità, abitato dalla dottrina speculativa del comportamento umano. Leggere De viris illustribus è scoprire il fascino inesauribile dell'antichità e la magnificenza dei classici, conoscere la concentrazione e la dilatazione dell'indagine in un mondo leggendario che ispira l'equilibrio sovrasensibile delle nobili imprese orientando l'arte della motivazione e la misura della creatività. L'autrice decifra l'epoca attuale, valuta il destino dell'umanità, sfida il prestigio dell'ars oratoria con la finalità di conoscere gli antichi per capire il presente. La cultura intesa come qualità autonoma, come esperienza delle idee, nell'inciso dei versi, in un lirismo rielaborato dalle figure eroiche e risolute, astute e fedeli metafore trasmesse nella guida di ogni insegnamento, protagoniste del desiderio di gloria e di immortalità.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
Omero II
Poesia
tu stesso
fugace parola
il tuo nome
senza esistenza:
mito
senza parola scritta
logos,
parole colorate
reali
cangianti.
Tu
Omero
“il non vedente”
sei veggente
vate
rivelatore di alate parole.
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Esiodo
Primo poeta reale
primo cimelio
dell'antica Beozia
abitata dai duri contadini.
Artefice poetico
del Cosmo
sostenitore
fervente
della dura legge del lavoro.
Tu,
visitato in sogno dalle Muse,
affidi alla tua parola
la Verità
la Saggezza
la Pace fraterna.
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Aristotele nel cuore
Ascoltandoti
ti ho amato:
parlavi di musica,
di emozioni,
di uomini.
Cosa sei a distanza (Ulisse e dintorni)
Ripercorro il mare epico
narrando gli eventi
gli stessi.
E ci sei,
sempre,
come digressione
nella Narrazione.
Riaffiori
ad ogni passaggio,
ad ogni incrocio
ad ogni snodo
come tempietto perenne.
Lì stai
davanti a me
oltre il tempo
oltre lo spazio
al di là delle strade.
Superandoti
ti inglobo
come capitolo
archiviato
vissuto
non rinnegato
dal libro della mia Vita.
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Uomini illustri
Talora nascono anche oggi
uomini illustri.
Sono persone semplici
che incontriamo per caso
magari in biblioteca.
E ci entrano
nella Vita.
Ci restano accanto
quando siamo peggiori
credono in noi
quando noi smettiamo di farlo.
Ci hanno colpito
fin dall'inizio
con il calore delle loro mani.
Per chi è ferito da sempre
queste persone
Sono uomini illustri:
danno Luce!
In modo discreto
Brillano ovunque.
Paolo Parrini, "Un uomo tra gli uomini"
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Un uomo tra gli uomini di Paolo Parrini (Giuliano Ladolfi Editore, 2020) è una raccolta poetica incisiva, diffusa dalla breve e sintetica unità dei versi all’esteso respiro delle parole, concentrate nella distensione introspettiva, intorno al sentimento del tempo, nella solitudine di ogni solco dell’anima e nella contemplazione delle occasioni, rapide e profonde ispirazioni. Il poeta è spettatore dell’essenza e della realtà, trascrive visivamente la fugacità intima della speranza e la provvisorietà dei momenti esistenziali. L’analisi profonda dei testi ricambia la convincente considerazione delle reazioni sentimentali, traduce l’immediatezza dei contenuti con la suggestione di un linguaggio motivato, conciso e veloce, delega alla limpidezza delle sensazioni la più autentica esecuzione. La poesia pronuncia l’espressione lucida e disincantata della tenerezza, rivela l’immagine impressionista delle emozioni, ricompone il dissolvimento della malinconia, consola la lacerazione del cuore, rimarginando le ferite nei frammenti di una preghiera pagana. L’autore rende elegiaco il riscatto salvando la riflessione sulla misura complessa e umana delle età, insegna alle inquietudini dello spirito la lezione comprensiva dell’uomo condividendone la disponibilità nella sicurezza dei ricordi, trattenendo lo sgomento degli abbandoni, attardando la benevolenza nella piega della nostalgia. I testi svolgono il loro significato nella trasformazione della sensibilità, liberando la verità originaria dall’inafferrabilità della finitezza esistenziale, diventando il luogo effettivo dell’identità e dell’acuta percezione intuitiva. Paolo Parrini è uomo tra gli uomini, perché espone il principio dell’amore alla solidarietà emotiva delle sue poesie, facendo coincidere il carattere indispensabile degli affetti all’esperienza dell’impegno interiore. La condizione ermeneutica della poesia di Paolo Parrini decifra il nudo spazio dell’abisso, la dimensione del vuoto e il suo possibile annullamento, la simmetria delle contraddizioni umane, difendendo la solidità e la permanenza dell’eterno ritorno nella successione infinita delle rivelazioni. Lo smarrimento emotivo disperde la dimenticanza e la rimozione di ogni vincolo elusivo, il paesaggio scenico della memoria consuma il confine della saggezza, l’orizzonte della pietà. La voce poetica dell’autore spezza la malinconia del silenzio e supera lo scioglimento della sofferenza dissolvendo l’ambiguità delle colpe e la trasparenza dell’innocenza. Il poeta, unito al destino degli uomini, ricompone la frattura e risolve il dissidio dell’assenza. La natura sostanziale di ogni tensione influenza la magia evocativa tra infanzia ed età adulta in ogni incanto compiuto sulla traccia delle presenze lontane e irraggiungibili. I versi accolgono il segno dell’attimo, l’intuizione proiettata nel carattere estetico del tempo. Dispiegano una poesia pura, di stati d’animo, concedendo la delicata empatia della compassione e avvertendo la volontà di lenire il dolore altrui con commossa gentilezza.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”
https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Non esiste null’altro che amore,
l’orma dei passi accanto ai tuoi.
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Di quel che bramavo
è rimasta una pozza d’acqua
che il tempo imbruna
che fa scura la sete.
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Questo sole
pare l’ultima frontiera
tu senti scivolare i giorni
e già si fanno d’ombra
i tuoi sorrisi.
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In quest’alba che benedice gli occhi
tu osservi da finestre chiuse,
tu indaghi i tetti.
Le tende oscillano,
bisbigliano dei morti le voci.
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Tutti gli anni che fosti addormentato
presentano il conto.
Sono strappi laceranti,
ogni ferita un grido sospeso.
Tra la terra e il cielo.
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Solca il viso ogni ora
si fa ruga nuova.
Ogni ruga ha il tuo nome,
ha il tuo nome ogni ora.
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Il tuo dolore
è questa notte che non passa.
Il ticchettio dell’orologio
che rimbomba
dentro al petto.
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La voce che cercavi
l’hai smarrita ieri.
La risposta sta dentro le mani
nelle tue pieghe infinite
estrema tenerezza e macchie
comparse improvvise.
A ricordarti il tempo.
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Ci troveremo un giorno
sotto la stessa nube
a dividerci quel che la polvere
non ha saputo sciogliere.
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E quando la porta
chiude fuori il mondo
resto solo.
E vedo il grigio dei tuoi occhi
e mento, pensandoti verde
a correre su un verde campo,
nel vento.
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Solo il mare ti restituisce la pace
delle parole
il respiro lento
dentro una eternità.
Non il verde forte
della foglia che freme
non la neve candida che sfianca.
Solo il mare
e l’azzurro e l’onda.
Ove mi perdo
senza perdermi mai.
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