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Alfred Van Vogt, "La città immortale"

21 Luglio 2026 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni, #fantascienza

 

 

 

 

La città immortale di Alfred Van Vogt, pubblicato per la prima volta nel 1963, è un libro di fantascienza edito da Urania. 

L'incipit è veramente suggestivo: Jim Pendrakeun maturo veterano di guerra, che vive isolato e in maniera semplice, fa un ritrovamento straordinario. Per puro caso trova incastrato nella terra un motore dalla potenza mai vista. Dopo alcuni giorni in cui l'uomo, pieno di curiosità e di ingegno, non ha esitato a studiare il materiale trovato, ecco che arriva la prima scoperta.  

L'apparecchio è in grado di sviluppare un campo di forze incredibile, tanto che il braccio di Pendrake, in parte amputato durante la guerra, riprende a crescere. Inoltre, l'uomo scopre di avere ora una forza inaudita, senz'altro dovuta alla sua vicinanza con il motore.  

Quell'apparecchio conferisce senso alla vita modesta e solitaria del veterano: "Ma ora ecco il motore, sul pavimento della sua stalla, al sicuro da qualsiasi scoperta, fatta eccezione per il suono che si sprigionava dal legno nel suo campo di forza. Ora sembrava strano come avesse funzionato la sua mente. La determinazione a trasportare segretamente il motore nel suo cottage era stata come scegliere la vita invece della morte, come raccogliere velocemente una banconota da cento dollari per terra in una strada deserta, un gesto così automatico da non aver bisogno di logica. Sembrava naturale come la vita stessa". 

Inevitabilmente, uno strumento così potente non può non essere oggetto di interesse da parte di cerchie molto potenti. Qui si respira una qualche atmosfera vagamente western quando l'uomo è avvicinato da elementi poco raccomandabili; diventa lui stesso un investigatore, cercando di capire quali scienziati siano autori di quel motore. Lentamente si scivola tra fantascienza e distopia, quando la trama si fa molto fitta. 

La moglie di Pendrake viene rapita e lui stesso finisce in un'altra dimensione, come brillante dipendente di un'azienda, ma senza ricordare nulla di sé a parte gli ultimissimi anni. Ora è lui oggetto di interesse per via delle sue facoltà divenute prodigiose; lo stesso Presidente degli Stati Uniti vuole ricevere una trasfusione del suo sangue perché così potrà ringiovanire e proseguire la sua carriera politica. Non mancano accenni alla guerra fredda, allo spionaggio e c'è perfino un lungo soggiorno forzato sulla Luna; là esiste una colonia segreta e il protagonista e la moglie sono di fatto prigionieri di un cinico autocrate di origine preistorica, in un contesto sociale unico. Risulta molto intrigante proprio la parte sulla vita nella colonia lunare, dove scienza, tecnocrazia ed elementi barbarici coesistono. 

Pendrake è tirato per la giacchetta da varie forze e cerca, nonostante nella sua testa realtà, incubo e allucinazioni siano difficili da distinguere, di agire in base a principi umani, senza abusare dei suoi eccezionali poteri. 

Se la prima parte mette curiosità, il proseguimento dell'opera è in parte meno brillante; tanti episodi, fatti e personaggi si sovrappongono e la matassa si ingarbuglia e non sempre i dialoghi aiutano a dipanarla. La spiegazione deriva anche dal fatto che il romanzo risulta dall'unione di tre diversi racconti.  

Comunque è un romanzo interessante che fa riflettere sulle pervasive armi tecnologiche e sui rischi del loro impiego a favore di piccole élite. 

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