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ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

9 Novembre 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia, #riviste letterarie

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

Guido Miano Editore

 Milano 2023

 

 

 

Alcyone 2000 appare in copertina come una rivista letteraria: infatti il titolo fa riferimento ad una raccolta di liriche di Gabriele D’Annunzio, e viene identificata dalla stessa Casa Editrice Guido Miano di Milano come un insieme di Quaderni di poesia e di studi letterari che si occupano di Percorsi letterari del Duemila. In realtà i contenuti sono molto più vasti, poiché spaziano anche nelle dimensioni del cosiddetto “parallelismo delle arti”, pubblicando figure ed opere di pittori e scultori, come vedremo nell’analizzare il volume 17 edito nell’ottobre 2023. Nella prima parte – Contributi letterari – ci soffermiamo sul saggio di Giuseppe Zagarrio dal titolo Paesaggio di Quasimodo. La riflessione esegetica del critico è tutta centrata sul rapporto tra il poeta e il paesaggio della notte, notte che egli ama e respinge allo stesso tempo: l’esterno si fa interno e quindi si crea un’identificazione tra l’apparire dei contorni paesistici e l’anima del poeta. Quasimodo è la sua notte stessa, ma ha paura del silenzio e delle ombre che però lo attraggono. Con opportune citazioni Zagarrio ci convince che il suo interrogarsi su chi siamo lo colloca tra i più umani dei poeti “allucinati”.

Segue la parte dedicata alle Testimonianze. Qui mi sembra significativo e importante il lungo lavoro di Marco Zelioli che ci narra dell’Incontro con Ignazio Silone: storia vera in sei tempi. Si tratta di un ricordo studentesco, quando si costituì a Seregno nel 1970 il “gruppo di studio su Silone”, con l’intento di approfondire il pensiero e l’opera dello scrittore abruzzese e d’incontrarlo realmente, interessati com’erano - gli studenti - di conoscerlo anche come persona. L’impresa incredibilmente riuscì e la narrazione si sviluppa attorno a questa memoria, con particolari ed emozioni intense. Zelioli è riuscito anche a recuperare gli originali del carteggio che allora intrattennero con l’autore di Fontamara e che il lettore può vedere pubblicati. Nella sezione Pittura e scultura la rivista presenta diversi artisti, tra cui il celebre scultore e orafo Arnaldo Pomodoro: fotografie regalate alla Casa Editrice Miano nel 1975 di alcune sue opere e un commento di Domenico Porzio che, dalle pagine de Il milanese, ricorda la fama mondiale dell’artista che “ha dato alla scultura italiana un indiscutibile primato”, soprattutto con le sue “sfere di bronzo”, spettacolari strutture attrattive dell’attenzione del visitatore nelle sue mostre. Potremmo anche menzionare la pittrice e poetessa Roberta Fava, alla quale Michele Miano dedica un breve articolo: egli si sofferma in particolare sui ritratti femminili pubblicati, nei quali coglie “un calore sensuale che rimane morbido e voluttuoso, magico e rarefatto”. L’artista, nata in riva al Po, conferisce ai suoi quadri una mescolanza intrigante di luci e colori, con un’alternanza equilibrata fra oggettività e soggettività, realtà ed emozioni.

 La rivista ospita diverse sillogi poetiche con le introduzioni della critica letteraria. Tra queste abbiamo scelto quella di Francesco Terrone - centrata soprattutto sul tema dell’amore - con la prefazione di Marcella Mellea. Il poeta canta l’amore duraturo, quel sentimento che non muore e non è consunto nemmeno dallo scorrere del tempo, che colma il vuoto dei momenti di solitudine, che fa sognare e dona senso alla vita, che è delicata carezza sul volto, che è unione di anime nella reciprocità dei gesti… e tutto questo contrasta in modo stridente con un mondo assurdo “di maschere e burattini” (da Dell’Amore e del Tempo). Ed anche la silloge di Gabriella Veschi Il mare della sera – prefazione di Floriano Romboli – ha attirato la nostra attenzione per l’amore verso la natura che emerge dai testi. Sostantivi e verbi sapientemente accoppiati creano immagini suggestive: il vento soffia e urla; la pioggia scroscia nel suo turbinio; il sole inonda il mare della sera; l’alba è rosata di luce; cieli azzurri salutano il giorno; fiori di lavanda evocano mondi immaginari; oceani iridati di rosa sono oasi per lo spirito … anche se la conclusione è contrastante: “…Tutto mi manca, / rinchiusa nella / mia stanza dorata / senza uscita”.

Vi segnalo infine l’interessante rubrica Itinerari di letteratura comparata, nella quale alcuni nostri autori vengono accostati per talune affinità formali e contenutistiche ad autori stranieri ed italiani noti, come Alda Merini, Walt Whitman, Salvatore Quasimodo, Antonia Pozzi, Emily Dickinson, Luis Cernuda, Giacomo Leopardi, Eugenio Montale … maestri di poesia a cui attingere lezioni di stile e di immagini.

Enzo Concardi

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°17; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 108, isbn 979-12-81351-16-5, mianoposta@gmail.com.

 

 

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Angelo Fortuna, "Di là dall'orizzonte: utopiche trasparenze"

7 Novembre 2023 , Scritto da Enzo Concardi Con tag #enzo concardi, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze”

G. Miano Editore, Milano 2023. 

 

Ci avviciniamo a questo lavoro poetico di Angelo Fortuna per successivi approfondimenti, fino al dettaglio di talune tra le composizioni più significative. Come rilevato anche da Marcella Mellea nella prefazione, il titolo suggerisce già di per sé una traccia culturale e tematica entro la quale si svolge la scrittura del poeta: oltre l’orizzonte non significa altro che, a livello filosofico, il procedere all’interno delle dimensioni metafisiche e ontologiche, superando il materialismo per cercare di scrutare il senso della vita e il destino umano in una visione che accoglie le categorie dell’eterno e dell’infinito. Chi ha mirabilmente colto tale disposizione dello spirito è stato Giacomo Leopardi che, ne L’infinito - per lui concetto filosofico e non religioso - crea il simbolo della “siepe”, «... che da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude». È propriamente il limite che il nostro autore vuole superare. Ma, mentre il poeta recanatese va oltre attraverso il pensiero («Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete / io nel pensier mi fingo…»), Fortuna va al di là esplicitamente e concretamente mediante la visione spirituale e teologica del Cristianesimo.

Più difficile è l’interpretazione delle utopiche trasparenze, anche se propendo per un’esegesi che considera l’utopia un fattore positivo per il progresso dell’umanità e non un sognare senza conseguenze sulla realtà. Positivo in quanto propone delle mete che nel contingente sembrano irrealizzabili, ma che nei tempi lunghi della storia sono divenute conquiste importanti. Tutta questa impostazione a monte della poetica, mi sembra confermata dalla Introduzione che l’autore stesso ha sentito il bisogno di scrivere per affermare il lampo divino insito nella poesia e nel poeta, portando a dimostrazione di ciò diverse citazioni di poeti anche non credenti: “Poesia come atto divino e bagliore del trascendente” è appunto il titolo assegnato alla introduzione medesima. Ed inizia con la citazione di Egar Allan Poe che definisce la poesia «un atto divino», passando poi da Arthur Rimbaud, per il quale «solo l’amore divino conferisce le chiavi della conoscenza» e crea la figura del poeta veggente. Vladimir Majakovskij considera la poesia un viaggio nell’ignoto, mentre Jorges Luis Borges vi riconosce una componente di mistero. Alda Merini trova nel silenzio della notte, tempo d’ispirazione dei poeti, una valenza colloquiale con l’alterità e Pablo Neruda eleva la poesia a simbolo della atemporalità dell’eterno. Alfred de Vigny parla di un’insanabile frattura fra poeta e società, in quanto «il mondo è sordo alla sensibilità dei poeti, perché la poesia è fondata sulla verità, mentre la società, materialista e sorda ai sentimenti, è fondata sulla menzogna». Ed ovviamente anche Fortuna si pone in tale rispettabile compagnia affermando che «… la poesia è sempre una forma di preghiera, di volontà di frequentare gli orizzonti del trascendente».

Coerentemente con tali convinzioni egli mette al servizio della verità religiosa l’arte della parola. Emblematiche e paradigmatiche di ciò sono le liriche Pasqua di Resurrezione e Natale, ieri, oggi, domani, composizioni nelle quali celebra in modo apologetico - tanto da ricordare gli Inni Sacri frutto della conversione del giovane Alessandro Manzoni - alcuni dogmi della fede cristiana. Chiari e fidenti sono i versi che concludono la prima lirica: «…Mentre Gesù e Maria, fianco a fianco, / sui verdi sentieri della salvezza / spalancano orizzonti d’infinito, / la folla si disperde per le vie / ruminando in cuor la buona novella / dei cieli in eterno spalancati. // Lassù fra i silenzi fragorosi / nel cuore della divina Trinità». E così una sestina della seconda lirica ribadisce: «…Ancora oggi il bue e l’asinello / assistono Maria col Bambino / e con Giuseppe padre putativo / nella grotta che odora santità. / Ieri, oggi e sempre Gesù Cristo / unica via veritas et vita…». Il poeta è poi ispirato dai paesaggi della terra siciliana, dove affondano le sue radici: coglie i mutamenti stagionali fra spiagge assolate e soffi di tramontana; il gelo che talvolta visita anche l’isola del sole; le precoci fioriture dei mandorli fra Avola e Noto; le suggestioni dell’isola di Capo Passero che richiamano l’infinito. E poi ancora riflessioni sull’unicità e irripetibilità dell’essere umano, sul valore del pensiero, sulla tragedia della guerra in Ucraina, sulla necessità per l’umanità di cambiare rotta per tornare sulle tracce del vero e costruire una nuova civiltà.

Enzo Concardi

 

 

 

Angelo Fortuna, Di là dall’orizzonte: utopiche trasparenze, prefazione di Marcella Mellea, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 110, isbn 979-12-81351-15-8, mianoposta@gmail.com.

 

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Antonino Genovese, "Il volo della civetta"

6 Novembre 2023 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni

 

 

 

 

Antonino Genovese
Il volo della civetta

Euro 20 – Pag. 330 - Clown Bianco
E-book Euro 8,99


Credo di aver letto tutto di Antonino Genovese, persino le poesie giovanili che scriveva venticinque anni fa, lo apprezzo molto sia come narratore per ragazzi (Il nonno è un pirata) che come giallista capace di ambientare romanzi ricchi di suspense e di vita quotidiana nella sua terra. Il volo della civetta, edito da Clown Bianco - si scoprono sempre editori nuovi, in questo paese di scrittori quel che non manca sono gli editori mordi e fuggi -, aggiunge il tassello del romanzo storico alla trama gialla ed è ancor più matura la sua tecnica narrativa. Genovese affina lo stile, lo rende consapevole, riesce a dare corpo al mistero da dipanare, intrecciando passato e presente, come se fosse un film dal montaggio alternato, sincopato e avvincente. La trama ve la lascio raccontare dallo strillo editoriale, molto esaustivo.

Siamo in Sicilia. Nella piccola parrocchia di San Nicolò, a Venetico, è custodita l’unica copia esistente al mondo del volto di Cristo. È un’opera inestimabile e nessuno ha mai avuto il permesso di fotografarla. Nonostante pochissimi conoscano il suo reale valore, il Volto Santo viene rubato. Sul furto indaga la squadra formata dai carabinieri Michela Giorgi, maresciallo della sezione Tutela del Patrimonio e Giacomo Vella, maresciallo, detto l’Islamico per la sua fede religiosa. Insieme a loro, come consulente, il critico d’arte Francesco Spagnolo, amico d’infanzia dell’Islamico ed ex amante di Michela. Il caso si complica quando il professor Giordano viene trovato morto, con le mani mozzate. Sotto i moncherini, qualcuno ha lasciato delle foto del Volto Santo. Tutto farebbe pensare a un omicidio di stampo mafioso e a un furto su commissione, ma l’Islamico e Giorgi non sono convinti. Quando scompare nel nulla anche un giovane blogger con la passione per l’arte, i pezzi del puzzle da comporre aumentano e la faccenda si intrica. Tra depistaggi, intuizioni e omertà la squadra dell’Islamico arriverà al fondo di una vicenda che sconvolgerà le vite di tutti.

Il volo della civetta è un romanzo che fonde in un solo contesto arte, storia, delitti e passioni. Ottimo l’uso del dialogo tra i personaggi (tutti ben definiti) per far incedere il racconto, buono l’apparato letterario, descrittivo ma non pedante, interessanti le annotazioni storiche, perfetta l’ambientazione sicula. Un libro che non è solo un giallo storico, è anche un atto d’amore per la propria terra, un modo per ricordare il pittore messinese Vincenzo Bellini che dipinse per conto del Papa il volto di Cristo. Premio Gialloluna Neronotte 2022 come miglior romanzo giallo inedito. Genovese non è nuovo ad affermazioni nel mondo del giallo, alcuni suoi racconti sono stati pubblicati da Il Giallo Mondadori e i suoi romanzi Scirocco e Zagara e Delitti e Maestrale sono editi da Fratelli Frilli. Fuori mercato il prezzo di copertina (20 euro!), che comprende e-book, ma non ha molto senso: chi ha comprato il libro cosa se ne fa del supporto digitale? Per avvicinare il pubblico alla lettura sarebbero auspicabili prezzi popolari per generi popolari come il giallo.

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Paolo Pedrazzi, "Optica"

5 Novembre 2023 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Optica di Paolo Pedrazzi (Eretica Edizioni, 2023 pp. 86 € 15.00) è una propagazione dell'iridescenza poetica, una illuminazione colta e fluttuante sull'unità inscindibile della percezione umana. Dissemina il contenuto elegiaco intorno alla visione inconscia di ogni spazio di oscillazione, riflette l'eco dei luoghi occulti del possibile, distende le giunture nella curva dell'inatteso. Paolo Pedrazzi concede alla superficie incrinata delle parole il significato originario della sorgente linguistica, impugna l'abrasione di una realtà opaca con il riscontro della deviazione del mistero umano, con il risultato di una successione dei contrasti. La poesia di Paolo Pedrazzi imprime una intuizione profonda nei confronti della autenticità, distingue il bagliore della materia immaginativa nell'andatura ferita del mutamento, segue il battito dell'inquietudine, obbedisce profeticamente allo stimolo visivo ogni volta che interagisce con la comprensione delle illusioni. I testi si misurano con l'assegnazione spettrale della coscienza, confermano la vibrazione dell'incarnazione emotiva, dissolvono il dispositivo esegetico della capacità introspettiva attraverso l'appropriazione contemplativa delle immagini. Optica racchiude l'espressione spirituale e materiale dell'inconoscibilità, coniuga l'etica della scrittura nelle relazioni metafisiche sul senso dell'esistere, elogia la consapevolezza interpretativa dell'ombra, nella labirintica e sorprendente emanazione del temibile disorientamento, simboleggia l'arcana memoria della riserva divinatoria di chi sprigiona il sigillo oracolare della nostalgia nella deriva mistificatoria dell'infinito. Paolo Pedrazzi dona l'inesorabilità dell'oscuramento alla distorsione della provvisorietà, oltrepassa la sospensione dell'abisso con la selezione filologica dei versi, nell'artificio intellettuale dell'orizzonte ontologico dei vocaboli. Comprende la direzione del paradosso, nell'inevitabile avvertimento, influenzato dal discernimento dell'ombra che elude la ragionevole verità, definisce il passaggio dell'esitazione nella voragine di ogni miracolosa appartenenza, giustifica l'indulgenza nella remissione temporale dell'innocenza, svela l'enigma magmatico della perplessità. I contenuti di Paolo Pedrazzi consacrano il percorso dell'intangibile, richiamano il profilo delle interferenze dell'assenza, consegnano all'indirizzo della finitezza umana, il bagliore del deserto e dei suoi miraggi. Concentrano l'esigenza della ricerca verso la possibilità concreta dell'uomo, diffondono l'accentuazione trascendentale dell'assoluto, l'immanente riflessione sulla solitudine, gli interrogativi fenomenologici sul mondo, riscontrano una filosofica aporia nell'indecifrabile ostacolo alla natura dell'uomo e del suo pensiero, attestano le contraddizioni inesorabili e le provocazioni nella loro spontanea etimologia. Paolo Pedrazzi insegue l'origine di ogni monolitica eloquenza scardinando la frammentarietà della dottrina ermeneutica, glissando l'esitazione esistenziale, scompone il dominio delle illuminazioni con la sacralità catartica dell'ispirazione, sorveglia il principio sinuoso di ogni orizzonte.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

 

IL RITO DEL FIAMMIFERO

 

Si sa che l'Achmatòva, intercettata

ventiquattr'ore al giorno in casa propria,

ovunque spie!  per non farsi carpire

dalla gerarchia i versi più scomodi,

fingeva di parlare in compagnia

del più e del meno; scriveva intanto

fitto sopra un bigliettino. Quindi

lo dava una per una alle sue amiche

perché se lo imparassero a memoria.

Dopodiché bruciava tutto quanto

in un piattino, fine della storia.

Ma sono invero salve al Sacro Fuoco

di questo mondo le sue parole?

 

 

ECLISSI

 

Hai interpolato fra lo sguardo truce

del sole e il tuo un corpo celeste, quello

bagnato dall inchiostro delle meste

parole. Così ti potrai salvare

forse da tutta la luce che investe

inesorabile il bucato, steso

a candeggiare contro le finestre.

 

 

OMBRA PROPRIA

 

La lampada a incandescenza iscrive

la sagoma di un vaso sull assito;

l'oscurità rivela la sua essenza,

ne mostra invero la profondità.

Così l'oceano con la sua pienezza

si riduce a un cattivo infinito

tristemente, se investito di luce.

 

 

OMBRA PORTATA

 

L'ombra della colomba sulla riva

del fiume rese fosca in un preciso

punto la trasparenza delle acque.

Fu sì improvviso che scattò una viva

violenta tensione superficiale;

non ci si accorse invece quanto piacque

il nuovo oscuramento al fondale.

 

 

CREPUSCOLO

 

I profili del ponte all orizzonte

laggiù, dietro il più alto campanile,

sono e non sono; nel pulviscolo

celeste e nel vapore acqueo, misti

in una specie d'opera al rosso,

sta il rischio più grosso: tramontare

senza nessuno che ti stia a guardare.

 

INDICE DI RIFRAZIONE

 

Nel ciglio impigliata, la ciocca

si agita, palpita, ammicca

e la mia mano non la tocca,

se di un raggio di luce spicca

 

sulla fronte il bianco fiore;

di esso non basta la forza

a passarle attraverso, sembra

 

- com'eco che avanza e si smorza -

al suo stesso splendore

e all'universo fare ombra.

 

 

ILLUMINATIONS

 

Le vedo pendere dalle cimase

come spade di Damocle forgiate

nel ghiaccio, schegge di caducità;

digrignano la celeste minaccia

contro il suolo, là dove l'Amaryllis

cela la sua concavità. (La luce

se dio vuole è cosa temporanea).

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Pasquale Ciboddo, "Con la speranza"

4 Novembre 2023 , Scritto da Marco Zelioli Con tag #marco zelioli, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

PASQUALE CIBODDO,

Con la speranza

 Guido Miano Editore, Milano 2023.

 

 

Le poesie di Pasquale Ciboddo (sardo di Tempio Pausania, 1936) sono state oggetto di commenti di autorevoli critici, da Giorgio Bárberi Squarotti ad Elio Andriuoli, da Ninnj Di Stefano Busà ad Enzo Concardi, da Maria Rizzi (prefatrice del volume) a Raffaele Piazza. Aggiungere note significative è arduo, ma l’attrazione dei versi del poeta è tale che vale la pena provare, pur col rischio di ripetere concetti già delineati da altri. Questa raccolta Con la speranza (impreziosita dal materiale fotografico di Salvatore Solinas) si pone in continuità diretta con le due precedenti, pure pubblicate da Guido Miano Editore: Andar via (2021) ed Era segno sicuro (2022). La poesia Scritti in qualche modo rivela tale continuità nel suo finale: «…Scritti piaciuti / a tanta varia gente / e a dotti studiosi».

L’immediatezza della scrittura e la fluidità della lettura dei suoi versi facilitano l’accostarsi del lettore ai temi di Con la speranza, spesso di amara attualità: come, ad esempio, quello della guerraPovera Ucraina / calpestata dai Russi / come un’aia / dove si batte il grano…», Ha il fragore), o del dolore («Se ascoltiamo / il battito del cuore / della nostra madre terra / ci accorgiamo / che è lento e stanco / da sofferenza e dolore…», La guerra), o dei ‘viaggi della speranza’ dei molti migranti («…È la carovana dei fuggiaschi / da patrie native / per guerra, per fame e odio / come il popolo antico / guidato da Mosè. / La storia si ripete / nello scorrere del tempo», Oggi). Fino a commentare: «Solo chi ha sofferto davvero, / nell’ultima guerra / sa vivere sul serio…» (Solo); e ad ammonire che la natura tutta va rispettata: «… Alberi che dovrebbero avere / il nostro rispetto / come parenti stretti / simili ai Santi / dentro la nicchia» (Simili ai Santi).

I versi del Ciboddo, come scrive Maria Rizzi nella Prefazione, sono «specchi dell’umana fragilità filtrata da un’anima di seta, che nel suo percorso narrativo ben delineato assume una sacralità innegabile, quella di un messaggio che abbraccia lo scibile del vissuto e del vivibile». Così nelle poesie di Con la speranza troviamo una sorta di ‘rilettura critica’ delle vicende quotidiane, viste col filtro della memoria, la quale sa mettersi «…in cerca del / tempo perduto / quello del passato, / dove tutto era misurato…» (Bisogna volgersi indietro).

C’è la viva consapevolezza che la Storia è maestra di vita solo per chi la vuol comprendere: altrimenti non resta che constatare amaramente come l’uomo non abbia imparato nulla dalla Storia. Non per difendersi da un progresso illusorio: «…Oggi, con la tecnologia moderna / portata in tasca, / sai tutto, vedi tutto / dentro uno specchietto / dipinto dai furbi / per ricavare denaro / e vivere da nababbi / alle spalle di poveri / innocenti compratori» (Dentro uno specchietto); e neanche per ripararsi da evenienze non nuove, come la pandemia – tema ricorrente in questa raccolta, così come la guerra, col corollario di amari commenti del poeta, come questo, che associa la pandemia all’altro evento infausto della siccità: «A questa pandemia / segue la siccità. / Piove poco e di rado / e a volte, diluvia / e distrugge case e raccolti. / Il vento di scirocco spazza via / paglia e grano / e lascia solo la mondiglia. / Sono segni sicuri / del Signore / stanco di sopportare / i soprusi umani» (Questa pandemia). Tutto ciò fa esclamare Povera umanità (titolo di una lirica), Se non interviene Dio (altro titolo di poesia).

C’è, dunque, una continua tensione tra il passato e il presente: «Per tutti, / come l’ombra della sera, / svanisce la speranza. / La nostra vita / è come l’erba che secca / a fine Primavera, / o come fiore bello / colorato e profumato / che, lentamente, / si accartoccia e muore» (La nostra vita). Però: «…Inutile pertanto rimuginare / il tempo passato / è già scordato…» (Rimuginare). Così l’uomo d’oggi può non solo cercare di comprendere cosa ‘non va’ nel mondo (fino a concludere che «Così vince sempre chi comanda» – ultimo verso di Odio), ma può sperare che cambi in meglio, anche grazie alla fede, che è rigeneratrice di passione e di volontà nell’agone della vita – che è veramente tale solo Con la speranza se l’uomo ripone fiducia in Dio. E forse davvero: «…Lavorare / e in silenzio pregare / senza farsi notare / aiuta a vivere a lungo», come chiude la poesia Lavorare.

Marco Zelioli

 

 

_________________

 

L’AUTORE

Pasquale Ciboddo è nato a Tempio Pausania (SS), in Gallura (Sardegna), nel 1936; già docente delle scuole elementari, è uno dei poeti sardi più noti in Italia (è conosciuto anche a Cuba), e ha al suo attivo numerose pubblicazioni poetiche e di narrativa con prefazioni e introduzioni di prestigiosi critici. Ha conseguito molti premi e riconoscimenti.

________________

 

 

Pasquale Ciboddo, Con la Speranza, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 80, isbn 979-12-81351-14-1, mianoposta@gmail.com.

 

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ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

3 Novembre 2023 , Scritto da Raffaele Piazza Con tag #raffaele piazza, #recensioni, #riviste letterarie

 

 

 

 

ALCYONE 2000 – QUADERNI DI POESIA E DI STUDI LETTERARI, vol.17

Guido Miano Editore, Milano 2023

 

 

La composita, corposa ed eclettica pubblicazione, che prendiamo in considerazione in questa sede, Alcyone 2000 - vol.17, costituisce un volume che per la sua essenza, vista la commistione di saggi di critica letteraria, recensioni, sillogi poetiche, con articoli su pittori e scultori, corredati da belle riproduzioni a colori delle opere, si può considerare un ipertesto, per l’infinito gioco di rimandi tra le varie parti, per la qual cosa il fortunato lettore immergendosi nella lettura affonda nelle pagine incantato da tanta bellezza e intelligenza.

I volumi “Alcyone 2000”, pubblicati da Guido Miano Editore, pur essendo impaginati come una rivista sono dei veri e propri repertori di critica letteraria e poesia e si occupano anche di arte: si distinguono per la qualità dei saggi pubblicati, la cura e la professionalità. Per esempio i nomi dei critici letterari e dei poeti nonché dei pittori e degli scultori che hanno firmato le parti letterarie e figurative sono tutti importanti nel panorama letterario, artistico e culturale non solo italiano. Un simile repertorio, nel mare magnum di una società postmoderna, globalizzata, liquida e consumistica come la nostra, che vede la caduta dei valori e il prevalere della mentalità dell’avere su quella dell’essere, come già stigmatizzato da Erich Fromm negli anni ottanta del secolo scorso, nella sua fruizione può divenire un’ancora di salvezza per ogni suo lettore, antidoto contro l’alienazione tipica nella vita attuale, attraverso una salutare immersione a trecentosessanta gradi nell’arte e nella cultura.

Ben vengano questi quaderni quasi come espressione del pensiero divergente anche perché cartacei, non destinati solo a un limitato numero di cultori, ma a chiunque abbia voglia di fare propri felicemente gli alti contenuti eterogenei del repertorio, che evoca per il lettore atmosfere simili a quelle degli oceani della tranquillità lunari, o la vicinanza con i grandi laghi portatori di pace allo spirito per usare delle metafore.

 

*      *       *

 

Non avendo la possibilità, nello spazio di una recensione, di analizzare tutti gli articoli presenti nel volume, ci si limita ad esaminare - a livello esemplificativo -  per la saggistica l’articolo Paesaggio di Quasimodo di Giuseppe Zagarrio; per l’arte l’articolo sullo scultore e poeta Don Marco Morelli e per la poesia la silloge di Cinzia Magarelli, per me una scoperta, una nuova poetessa di Milano alla sua prima pubblicazione.  

In Paesaggio di Quasimodo il saggista scrive sul tema affascinante del senso della notte per il Premio Nobel siciliano, la sua percezione anche di paura della notte, una notte che partendo dal dato fenomenico delle atmosfere del buio del firmamento, redento dalle stelle e dalla luna, viene interiorizzata dal poeta e ovviamente diviene occasione per i componimenti poetici di Quasimodo stesso che il critico cita: «…Dammi vita nascosta / e se non sai me pure occulta, / notte aereo mare…» (Vita nascosta). «…mobile d’astri e di quiete / ci getta notte nel veloce inganno: / pietre che l’acqua spolpa ad ogni foce…» (Mobile d’astri e di quiete). Scrive Giuseppe Zagarrio che Quasimodo è poeta che ama a questo modo la notte per quella sensazione che da essa viene: di pienezza nell’annullamento e di delirio nell’angoscia. Per il poeta il timore di sperdersi nella notte, fa venire in mente L’infinito leopardiano e in particolare il verso «e il naufragar mi è dolce in questo mare», ma se il recanatese trova dolce la sua fusione con il cosmo, Quasimodo la vive anche con dolore e inquietudine: «…Ti cammino sul cuore / ed è un trovarsi d’astri / in arcipelaghi insonni, / notte, fraterni a me / fossile emerso da uno stanco flutto…» (Dammi il mio giorno). La notte è per Quasimodo ambivalente portatrice di un sogno ad occhi aperti pauroso e soave nello stesso tempo, residenza per l’anima in un misticismo naturalistico vissuto e sentito con tutti gli strumenti umani.

 

*      *       *

 

Per la sezione arte ci soffermiamo sull’articolo di Enzo Concardi riguardante Don Marco Morelli scultore, poeta e filosofo, del quale sono inserite varie riproduzioni di opere in terracotta e in bronzo. Nato nel 1942, il Nostro come scultore autodidatta ha avuto la prima commissione pubblica nel 1973 e ad essa sono seguite decine di commissioni per varie chiese. Dalle forme armoniche e plastiche in altorilievo le sue sculture hanno qualcosa di neoclassico; tra queste spicca una Crocefissione in bronzo, originale perché in essa Cristo, accolto dal Padre, è circondato da vari Santi e Sante che condividono il suo atrocissimo dolore per consolarlo. Come afferma lo stesso Don Morelli nella sua arte ritroviamo una commistione di Fede e filosofia che sottendono una consapevole coscienza artistica che non a caso raggiunge esiti mirabili.

 

*      *       *

 

La poetessa Cinzia Magarelli è presente con la silloge La carezza della vita composta da poesie brevi e concentrate neo liriche tout-court. Scrive nella sua nota Concardi: «…e vita è la dimensione, il luogo esistenziale, l’esperienza emotiva più visitata nel dipanarsi della sua ricerca di una serenità vissuta e forse conquistata…». Un ottimismo intelligente pervade queste liriche nel senso di ammirazione per il Creato e la pratica della poesia stessa fa in modo che la creatura diventi persona.  È forte il tema dell’amicizia in Amica componimento pervaso da gioia: «Aperta era la porta / selvatica amica / dal cuore gitano / rifugio, / minuti rubati / alla vita che era / luce negli occhi / cuore intelligente. / La vita è bella». Nella lirica Per mio marito leggiamo: «Oggi ti vedo / luce nuova / vera promessa / le mani ti ho dato / arrese nelle tue, / coraggioso compagno / ti seguo». Il poiein di questa opera prima della Magarelli brilla per bellezza, originalità, icasticità, leggerezza e luminosità.

       Raffaele Piazza

 

 

Alcyone 2000 – Quaderni di Poesia e di Studi Letterari, n°17; Guido Miano Editore, Milano 2023, pp. 108, isbn 979-12-81351-16-5, mianoposta@gmail.com.

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Loro, robot

2 Novembre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto, #fantascienza

 

Immagine generata con Pic Finder AI

 

Daniel Affleck, uno scienziato americano di fama mondiale considerato il principale punto di riferimento nel campo della robotica, con orgoglio rimase a osservare per svariati minuti i cinquecento robot schierati sull'attenti in quell'hangar segreto della Fortezza delle Scienze. Le macchine antropomorfe in tuta mimetica erano pronte per essere caricate sulle camionette dei Marines, in quanto era prevista una simulazione a Desert Brown, nel Colorado.

All'improvviso, il flusso dei pensieri dello scienziato venne interrotto da Mizuki Kurata, il tecnico e assistente di origine giapponese, appena sopraggiunto alle sue spalle. 

«Queste unità ci permetteranno di vincere qualsiasi guerra, per di più con perdite umane minime, quindi vedi di non scocciarmi» affermò convinto Affleck, riaccendendo una discussione che li aveva visti impegnati la sera precedente e non senza qualche accento polemico. 

«Temo che un giorno i robot potrebbero insorgere ai nostri danni» disse titubante il suo collaboratore. 

«Visto che hai contribuito al Progetto Origin dovresti sapere che la loro affidabilità è garantita.»

«Hai presente l'Antica Roma? Durante la terza guerra servile, nel 71 a.C, gli schiavi via via finirono per ribellarsi tanto da formare un esercito agguerrito» espose il dottor Kurata.

«Le macchine sono impostate per obbedire, ragion per cui non potranno mai prendere decisioni» insistette il luminare.

«Ascolta, gli l'ED-209 risultano programmati proprio per neutralizzare esseri umani. Oltretutto hanno la predisposizione ad evolversi» riattaccò il nipponico braccio destro. 

Il borioso scienziato, con un cenno di mano, respinse infastidito le perplessità del collega, per poi dirigersi verso le porte aperte dell'hangar. Nel frattempo, il terzultimo robot, in prima fila sulla sinistra, girò la testa e lo guardò andarsene.

 

 

Nota dell'autore: il titolo Loro, robot riadatta e rende omaggio a Io, robot, una raccolta di racconti di fantascienza di Isaac Asimov, mentre gli ED-209 si rifanno al film Robocop, invece il Progetto Origin sul videogioco F.E.A.R. - First Encounter Assault Recon ed infine la Fortezza delle Scienze omaggia una serie televisiva anime intitolata Il Grande Mazinger

Dedico questo racconto a un amico scrittore di nome Dario De Santis, un cultore del cinema e della letteratura Sci-Fi.

 

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Bonbon di rose

1 Novembre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti, #racconto

 

Immagine generata con Picfinder AI

 

Bulgaria, estate 2009, ogni tanto rievoco quei cinque giorni. Fu la nostra prima vacanza all'estero, ove alloggiammo in un bellissimo hotel che distava a cento metri dal Mar Nero. 

Amavi pazzamente il mare. Quanto desideravo che tale ardore l'avessi rivolto pure al sottoscritto.

Eri proprio una stronza, capricciosa e lunatica. Oltre a ciò, ti contraddistingueva una peculiare capacità di stroncare, oppure di non valorizzare, le mie esternazioni romantiche. 

E pensare che agli inizi della relazione credevo di aver trovato in te un amore da romanzo rosa, invece ti sei rilevata di tutt'altro "genere." Nel giro di qualche anno, diventasti via via pragmatica, per di più in una moltitudine di occasioni sostenevi che dovevo piantarla con le smancerie da liceale. Ogniqualvolta me lo ripetevi, a rendere ulteriormente l'idea erano i tuoi occhi azzurri freddi, paragonabili al cielo dell'Alaska, a crucciarmi il cuore.

Adesso, i ricordi si spostano sul terzo giorno di permanenza in Bulgaria, esattamente mentre stavamo tranquillamente passeggiando tra le vie di una Sofia soleggiata. Improvvisamente, le tue tipiche oscillazioni d'umore sortirono nuovamente un effetto nocivo su di me. 

«Qui si soffoca! Mi fai sentire ancor di più accaldata!» ti lamentasti, scrollando bruscamente il mio abbraccio. 

Bevvi il calice amaro fino in fondo, uno dei tanti di quei quattro anni insieme. Disgraziatamente di anni se ne aggiunsero altri cinque, con la speranza di far ritornare fantastico il nostro rapporto come quello di una volta. Eh, masochismo puro! 

Entrammo poi in un negozio decisamente suggestivo, rivestito da assi di legno e da tronchi d'albero. Vendevano di tutto: saponi, deodoranti, vini, biscotti, sciroppi, marmellate... articoli principalmente a base di rose. Ti comprai un paio di cose, del resto per te era tutto dovuto.

Appena uscimmo da lì, squillò il tuo telefonino. Era tuo padre che voleva chiederti come procedeva la vacanza. Approfittai di quell'attimo di distrazione per fiondarmi in quel locale "rosato" ad acquistare una carinissima scatola di caramelle a forma di rose che avevo adocchiato in un espositore. Sapendo che adoravi i dolciumi, mi aspettavo di stupirti almeno un po’.

«Perché sei rientrato?» mi domandasti, sorridendo.

«Devi sapere che i bulgari, per esprimere i sentimenti, regalano alle loro donne delle rose persino di questo tipo» improvvisai, dapprima nascondendo quel pacchettino dal fiocco rosso dietro le spalle, per poi eseguire un movimento galante per porgertelo come se fosse un mazzo di rose. 

Sorpresa riuscita? Macché! 

«Dai qua, va'!» esclamasti infastidita e con nonchalance mi strappasti i bonbon dalla mano per ficcarli con sufficienza dentro la tua borsetta. 

Restai di sasso, i miei occhi si inumidirono. Li puntai verso il basso e nel contempo inghiottii nervosamente la saliva, mormorando un “vaffanculo" a bassissima voce. 

«Sei sempre il solito!» reagisti con un tono acido come uno yogurt scaduto da tempo. 

Un proverbio turco dice: «Per amore delle rose, si sopportano le spine» e, credimi, di spine ne stavo sopportando fin troppe. 

Cara Agnieszka, non provo rammarico per quelle quindici lev spese, semmai mi pento di non aver preso la mira per lanciarti quel pacchettino in testa.

 

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Aldo

31 Ottobre 2023 , Scritto da Giuseppe Scilipoti Con tag #giuseppe scilipoti

 

Immagine generata con Pic Finder AI

 

 

 

Lentamente, molto lentamente, stringendosi nel cappotto e tenendo in mano qualcosa, si avvicina a me col capo abbassato e lo sguardo rabbuiato.

Da quando per forza di causa maggiore le nostre strade hanno preso due direzioni diverse, ci incontriamo una volta all'anno per la solita ricorrenza. Confesso di amarlo ancora pazzamente, pur consapevole che si è sposato con un'altra donna dalla quale ha avuto due figli sani e belli.

Sono gelosa? Ebbene sì, però non dovrei perché... no, nemmeno stavolta ce la faccio. Quanto vorrei... sprofondare sotto terra. Ops, che battuta infelice! 

In questo preciso istante, tra lacrime e singhiozzi, Aldo adagia un mazzo di rose rosse sulla mia tomba.

 

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Aldo Dalla Vecchia, "L'occhio magico"

28 Ottobre 2023 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #televisione, #saggi

 

 

 

 

L’occhio magico

Aldo Dalla Vecchia

Graphe.it, 2023

 

Un amore lungo una vita quello fra Aldo Dalla Vecchia – scrittore e autore televisivo – e la tivù, magica scatola nata prima che lui ed io venissimo al mondo, e che adesso non è più solo schermo posato su un mobiletto – magari un vecchio carrello con la lucina sopra “perché altrimenti fa male agli occhi” – ma è declinato in molte versioni: dal tablet, al telefonino, al monitor del pc.

Alla vigilia del settantesimo compleanno di mamma Rai, in questo saggio, sottotitolato “Breve storia della televisione italiana”, l’autore ripercorre i decenni che vanno dagli anni cinquanta ai giorni nostri: la nascita delle trasmissioni, i primi programmi con un’audience oggi impensabile, la funzione di alfabetizzazione oltre all’intrattenimento, il passaggio alla tv colorata e la nascita delle reti alternative alla Rai, la fine del duopolio, il proliferare delle piattaforme e dello streaming. Persino gli anni della pandemia, con gli studi televisivi in lockdown e Sanremo senza pubblico in platea. Fino a oggi la televisione ha sempre trovato, e forse troverà ancora, un modo per sopravvivere.  

Storia di programmi, questa di Dalla Vecchia – ché molti solo a sentirli nominare sbloccano ricordi – ma anche di eventi storici dall’enorme risonanza mediatica, e di vicende interne alla gestione e direzione del mondo televisivo stesso. La tv come specchio della società, capace di testimoniarne, ma anche di anticiparne e orientarne, i cambiamenti.

Si è passati dalle trasmissioni come Lascia o raddoppia, che creavano veri e propri gruppi di ascolto raccolti attorno al focolare tv, alle serate infinite allungate da interminabili pubblicità solo per seguire una puntata di Elisa di Rivombrosa, alla fruizione attuale di una, o persino mezza, puntata alla volta della serie tv preferita, magari seguita sullo schermo di un telefonino.

Si racconta l’essenziale, in questo piacevole testo, addirittura “in pillole”, senza analisi cervellotiche ma con un linguaggio chiaro e agile, capace di attrarre sia boomer, che quei programmi hanno seguiti e amati, sia millennials, abituati alla fruizione veloce e sintetica di ogni contenuto.

Un’operazione culturale, nostalgica – come sempre in Dalla Vecchia – ed educativa verso le giovani generazioni, che conoscono solo gli anni Duemila e non sanno da dove siano sbocciati certi generi e certe pietre miliari in grado di condizionare la produzione successiva, oltre al costume dell’epoca.

Forse, sarà grazie anche a questo saggio, se certi programmi come Techetechetè, non saranno considerati solo come tristi e barbosi necrologi.  

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