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Cipriano Gentilino, "Parabole"

10 Gennaio 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #rita bompadre, #recensioni, #poesia

 

 

 

 

Parabole di Cipriano Gentilino (Nulladie Edizioni, 2021) è un libro intenso, consegnato al lettore in nome della sincera e sensibile relazione con l'osservazione esistenziale della vita, esposto alla sostanza interiore e riflessiva della poesia, congiunto al significato dell'esperienza emotiva, concepito nel doloroso senso di esclusione affettiva, nel malessere dell'uomo, nello svolgimento logorato e inadeguato degli episodi dell'inquietudine, nell'elemento individuale del tormento e  delle difficoltà quotidiane. I versi compongono un contenuto evocativo, complicato e tortuoso, distendono profondità simboliche e dimensioni espressive, trasformando la condizione delicata e fragile del mondo descritto, dichiaratamente estromesso e abbandonato, in inesauribile resistenza sensibile e opponendo alla desolazione della solitudine il conforto spirituale della poesia. Parabole vuole illuminare la nuda verità della realtà emarginata ed esporre attraverso l'elaborazione elegiaca di una dottrina etica e devota alla religiosità nell'anima, il valore riabilitativo delle parole, avvicinando la tenacia persuasiva delle immagini al dono dell'ispirazione umana, alla profezia pagana del messaggio emblematico nell'attenzione premurosa e responsabile dello strumento versatile della consistenza, schietta e assoluta, dell'inchiostro. La poesia rivela il suono incomunicabile del silenzio, spiega il conflitto con il percorso psicoanalitico delle similitudini, interpreta l'oscurità del cuore, commenta la supplica universale con la lusinga della speranza, contrastando la prigione della disperazione. Cipriano Gentilino è testimone dei disturbi eccentrici del tempo e riesce a cogliere l'aspettativa della quiete, a sostenere le dinamiche erranti delle sofferenze, a dipingere l'incantesimo lacerato dei sentimenti, avvolto nel respiro di un sorriso. Affida al riflesso dei versi la desolazione, l'amore e la follia di ogni vissuto, spezza le ferite di ogni istintiva e inconscia illusione, solleva l'ombra celata della coscienza, eleva l'esistenza all'incoraggiamento del ritorno, eludendo l'isolamento della segregazione, il profilo discriminatorio degli orizzonti lirici tra il bene e il male. Il poeta associa uno stile struggente e malinconico con la trasparenza delle destinazioni della natura, consacra l'irrequietezza nella lucidità dell'espressione, giunge alla soglia libera e disincantata dell'ebbrezza inebriante di ogni perdizione, attraversa la cifra estetica dell'intima inclinazione umana, donandole l'essenza della cura. Cipriano Gentilino conosce il casto e devoto pudore del limite, oltrepassa il carattere speculativo dell'abisso, esplora la luminosità e lo spettro segreto della mente, accoglie il mistero incisivo e contemplativo della tristezza, alimenta l'incanto delle sensazioni indefinibili e la percezione innocente dell'attesa, nel margine sfuggente e irrazionale dei desideri, confessando l'entità faticosa e consapevole del rimpianto, la vaghezza impulsiva e drammatica nel simulacro della presenza vitale, nell'affinità suggestiva delle parole.

 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

 

Marea

 

Maschere sottopelle,

riflesse allo specchio

rammentato col resto

di fiabe,

sottobanco bisbigliano

ticchettii di ore attese

per un amore

a cielo calante.

 

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Sortilegio

 

Dal sortilegio

dell'esserci mancati

negli interstizi pietosi

ci riaccoglie perturbato

il nostro respiro

mentre il ciliegio

si è imbiancato

nel silenzio di neve,

e la luna endemica

aspetta il solito turno.

 

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Riflesso

 

Questa sera sei luna

seduta a gambe strette

poesia,

illusione poliedrica

sulle labbra storte,

testardo silenzio

sul riflesso artrosico

della mia pelle.

 

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Affannata la nebbia

 

Affannata la nebbia

si posa sugli scricchiolii

delle foglie lasciatesi

cadere

a segnare una fine,

pudica s'adagia

sul silenzio

delle palpebre

a nasconderci la nostra.

 

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A vento quieto

 

A vento quieto

ci rivedremo,

i vivi e i morti,

labirinti

di arianne a

cercare un filo.

 

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Oltre il canneto

 

Oltre il canneto

la vigna tagliava

il mare in righe

dalla riva al cielo

non ricordo nuvole

né maestrale

solo la tua voce

che accarezza

antica

me che sogno.

 

 

 

 

 

 

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Il capo perfetto

8 Gennaio 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

Blanco non è un capo perfetto, e lo si vede dai primi minuti del film. Ha un atteggiamento paternalistico  con i suoi dipendenti, non disdegna di fare il galletto con qualche bella e giovane stagista, li usa come operai nei giorni festivi, però li aiuta come può nei loro problemi privati perché i loro dolori affliggono anche lui, a suo dire. In realtà è più preoccupato dell'afflizione delle sue tasche causata da lavoratori distratti o preoccupati. Non è cattivo, è un po' vanesio. Se fosse davvero perfido, non si perderebbe negli imprevisti che gli accadono proprio la settimana prima di ricevere l'ennesimo premio prestigioso: un lavoratore licenziato che protesta, una stagista arrapata ed arrivista, una tresca tra dipendenti che sta mandando in tilt il cornuto di turno. Quando le sue strategie da signorotto di provincia falliscono miseramente (e giustamente), passa alle maniere forti, ma da neofita, le farà sfociare nel dramma per sé e per gli altri. Film gustoso, Bardem regala una gamma di espressioni facciali meravigliose a ogni fotogramma, l'umorismo è corrosivo, di buonismo manco l'ombra, nessuno si salva, tantomeno quelli che parrebbero le vittime della situazione. Una descrizione realistica del mondo delle aziende, dove di facciata ci sono regole rigide ma che scavando leggermente mostrano il peggio dei vizi umani, su cui amabilmente si glissa per amore del profitto. Il capo perfetto è come il medico pietoso: fa danno. Come diceva Blanco senior "ogni tanto occorre truccare la bilancia per farla stare in equilibrio", e chi lo nega è ipocrita o nato ieri.

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NKSG ft. ICE ONE - THE LITTLE THINGS - Official Video

7 Gennaio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #musica

 

 

NKSG (NukleoSoulgang) la Crew italiana di producers e musicisti che miscelano un sound elettronico con un crossover di Hip Hop, Soul, Reggae and Dub. NKSG è un progetto iniziato nel 2015 che ha portato i suoi show Live e in DjSet in tutta italia.

 

 

NKSG ft. ICE ONE  THE LITTLE THINGS Official Video

OUT NOW

 

"Il brano tratta il tema della riscoperta delle piccole cose come l'amicizia, l'amore e gli affetti che sono le uniche cose veramente importanti che danno un senso alla vita di ognuno di noi".

 

Il Videoclip racconta l'importanza delle piccole cose immaginando la vita di uno dei tanti Babbo Natale che dal 25 Dicembre in poi, dopo essere stati al centro del mondo dai primi di dicembre fino al 25, passano dal 26 in poi nel dimenticatoio cadendo in depressione, nella solitudine e nella disoccupazione fino all'anno successivo... ma "le piccole cose", come un gesto di affetto o l'incontro con un amico fedele, possono cambiare tutto in qualsiasi momento.

 

Produced by: NKSG & Gaiden Studio

Music production: Angelo Elle & Ice One

Lyrics: Nukleo

 

Directed and edited by Val Monteleone

Written by Val Monteleone & Nukleo

Something About Us

 

NKSG (NukleoSulgulgang) è una crew di produttori e musicisti italiani che mescolano suoni elettronici con un crossover di Hip Hop, Soul, Reggae e Dub. Il progetto NKSG è iniziato nel 2015 e ha portato i suoi spettacoli tra Live e DjSet in tutta Italia. La NKSG ha partecipato a importanti festival tra cui il Sardinian Reggae Festival, One Love Festival, Aq Music Festival, River Vibes Festival e ha all'attivo un album ufficiale in studio "Background", numerosi singoli, un EP, banche suono, remix e video musicali prodotti dall'etichetta Cookmusic. Angelo Elle e Nukleo, producers e artisti portanti del progetto, danno vita sia in studio che Live a produzioni ed esibizioni che mescolano synth con strumenti dal vivo e campioni. Angelo Elle, sound master del progetto, sviluppa le produzioni curando gli arrangiamenti e la creazione di un suond originale che negli anni sta caratterizzando e rendendo riconoscibile le produzioni NKSG. Nukleo, la voce del progetto, cura la produzione dei testi e svolge una continua attività di campionamento e ricerca di samples che vengono poi utilizzati nelle produzioni e suonati dal vivo contribuendo alla caratterizzazione del sound della crew. Le loro produzioni nascono da provini, testi, loop, campioni o versioni che sono state poi perfezionate e sviluppate nel corso degli anni suonandole in studio o attraverso collaborazioni con altri produttori, dj e musicisti. Il loro approccio produttivo è basato su la contemporaneità e la collaborazione continua con altri artisti e producers. Attualmente la NKSG sta lavorando al nuovo album con Ice One, storico produttore, artista e dj del panorama hip-hop italiano. La stampa musicale ha detto del loro primo album: “Background è un grande album consigliato non solo ai fan del reggae, ma anche a coloro che sono stanchi degli stereotipi della musica nera e sono alla ricerca di una nuova voce e di un sound unico. Buoni testi con messaggi positivi e una ottima produzione ”.

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Giorgio Caproni, poeta di Livorno e Genova

5 Gennaio 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #poesia, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

È il 1912 quando nasco a Livorno, la meno toscana delle città toscane, accanto al Cisternone e al piccolo zoo del Parterre, figlio di Anna Picchi e di Attilio, ragioniere figlio d’un sarto ch’era stato garibaldino. Son anni di lacrime e miseria, richiamano alle armi mio padre, viviamo in via Palestro con Italia Bagni nata Caproni e il marito Pilade, barbiere massone e gran bestemmiatore, proprio vicino allo Sbolci, scaricatore di porto e bevitore di ponci. Vivo in un quartiere rosso, dove tutti cantano Bandiera rossa e danno la caccia ai topi, mi adatto, imparo a leggere da solo, a quattro anni, grazie al Corriere dei Piccoli, frequento la prima e la seconda elementare al Sacro Cuore, la scuola dei preti. Faccio incetta di santini da Suor Michelina da quanto son bravo, ma non riescono a convincermi nemmeno un po’ dell’esistenza di Dio. Per la terza elementare mi iscrivo alle comunali, al Gigante, con il maestro Melosi, dove al posto di Dio e preghiere mi tocca piangere sul Cuore di De Amicis. Per fortuna finisce la guerra, mio padre torna a casa, al suo posto di ragioniere in una ditta livornese di caffè. Andiamo ad abitare in via De Larderel, dove mi resta impresso quel sapore intenso di gelati frammisto all’odore di pesce che per tutta la vita mi ricorderà Livorno, la città del mercato centrale lungo i fossi e l’acqua nera come asfalto, panchine e monumenti incomprensibili, delimitati da grate di ferro. È il dopoguerra con disordini di piazza, son anni duri, gente che muore per strada, ma c’è mio padre, ci sono le passeggiate con mio fratello Pier Francesco. Andiamo in campagna o ai Pancaldi; a volte ci spingiamo fino a San Biagio, un po’ in treno, un po’ in carrozza, passando dalla stazione di Pisa con quelle vetture di legno di terza classe. A San Biagio andiamo a caccia in padule, ospiti di Pietro, è il mio tempo magico, nonostante tutto, un tempo di cui ricordo istanti interminabili a confezionar cartucce e a mangiar selvaggina. Sogno di fare il macchinista, ché mi affascinano i treni, un trenino elettrico lo terrò sempre con me nello studio, lo userò per far giocare i miei alunni, per far imparare tante cose. Non sono un ragazzo allegro, non sono per niente tranquillo, sto sempre in mezzo ai litigi e alla sassaiole. Soffro in anticipo la fine delle cose, noleggio per un’ora una bicicletta, ne vedo subito il termine, così il piacere svanisce. Sono un lettore onnivoro, infaticabile, a parte il Corriere dei Piccoli, incontro presto sulla mia strada i poeti, Dante per primo, con la sua Commedia illustrata dal Dorè che il babbo compra in edicola, pubblicata a dispense da Nerbini. La leggenda montanina è il primo tentativo di racconto, scritto alle elementari, come testimonianza del mio baco letterario. Nel 1922 nasce mia sorella Marcella e ce ne andiamo per sempre da Livorno, ché la ditta dove lavora mio padre fallisce, passiamo un po’ di tempo a La Spezia, poi ci fermiamo a Genova dove il babbo trova lavoro nell’azienda conserviera Doria, proprio nel palazzo ducale. E da quel giorno Livorno resta soltanto un ricordo, la terra dove son sepolti i nonni, al Cimitero dei Lupi, la terra di mia madre, dei profumi intensi, indimenticabili. La città che sento veramente mia è Genova, là sono uscito dall’infanzia e mi son fatto uomo, là ho studiato, ho amato, ho sofferto. Ogni pietra di Genova è legata alla mia storia di uomo: via San martino, via Michele Novaro, piazza Leopardi, via Bernardo Strozzi, tutti luoghi dove ho vissuto. A Genova termino le elementari, faccio sassaiole con i nuovi coetanei, allevo piccoli rettili, studio violino e composizione, forse per questo scrivo i primi versi. Poi il musicista cade e resta il paroliere, ma non per caso tutto succede a Genova, città musicale per via d’un vento cangiante e disperato, tra gli alberi e il mare. I miei versi nascono in simbiosi con il vento, lui fischia e io scrivo, nel frattempo leggo di tutto, da Schopenhauer a Verne, passando per Machado e Lorca in lingua originale, per finire con la visione appassionata dei film di Francesca Bertini. A diciotto anni abbandono il violino, troppo emotivo per fare concerti, spezzo lo strumento quando mi accorgo di non esser tagliato per quella professione, nonostante molti mi dicano che come violinista potrei avere un avvenire. Scrivo le prime poesie vagamente surrealiste, forse futuriste, surrogato della musica tradita, mentre trovo un impiego presso lo studio dell’avvocato Ambrogio Colli che possiede una grande biblioteca, dove scopro Ungaretti e L’allegria, vero e proprio sillabario poetico. Leggo gli Ossi di seppia di Montale, incontrati su una bancarella, pare che mi attendano per spalancare le porte d’un mondo, per suscitare emozioni profonde, indimenticabili. Leggo Cardarelli, Novaro, Sbarbaro, molti poeti liguri; non perdo un numero de L’Italia letteraria e della rivista Circoli, dove scopro Sbarbaro, che anni dopo conoscerò di persona. Circoli mi rifiuta alcune poesie, m’invita ad avere pazienza, a studiare, così ricomincio da Carducci, il più lontano da me che son pascoliano, pure se certi critici trovano Carducci nei miei versi, ci sta che l’abbia studiato troppo per farmelo piacere. I miei poeti sono quelli delle origini, soprattutto Cavalcanti, autori che usano una lingua spigolosa, da formare. Nel 1933 pubblico le prime cose su Riviere ed Espero, grazie ad Aldo Capasso e Ferdinando Garibaldi, ma non c’è tempo di gustare il successo ché parto militare un anno dopo, di leva a Sanremo, pure se scrivo ancora, pubblico su riviste e preparo l’esame magistrale da privato. Scopro i classici - Cesare, Virgilio, Catullo, Lucrezio - e la filosofia di Sant’Agostino, Nietzsche e Kierkegaard. Prendo il diploma magistrale a 23 anni, da privatista, scrivo un tema su Pascoli che conquista tutti, ma all’orale faccio scena muta, polemizzo con il commissario d’italiano sul pessimismo di Leopardi. Nessuno ha mai amato la vita più di Leopardi! Il pessimismo è solo un luogo comune. Nonostante tutto, mi promuovono. Scrivo poesie, pubblico recensioni su Araldo letterarioTerza paginaL’ora di PalermoIl popolo di Sicilia; mi iscrivo al Magistero di Torino - l’università dei maestri - ma non completo gli studi. In compenso arriva il primo incarico da insegnante, a Rovegno, in Val Trebbia, mentre mi fidanzo con Olga Franzoni, che mi segue da Genova quando decidiamo di sposarci. Olga muore di setticemia nel 1936, poco prima delle nozze. Non scriverò più, mi dico. Non ho accanto la mia musa, il mio amore, il solo sostegno, l’unica certezza, senza di lei la poesia diventa inutile. Nonostante tutto pubblico a Genova Come un’allegoria, un libriccino che piace a Betocchi - con cui intrattengo un rapporto epistolare - al punto di parlarne su Frontespizio. La vita va avanti, Rosa (Rina) Rettagliata, dagli occhi siderei, diventa la mia nuova musa, poco a poco prende il posto di Olga nel mio cuore. Abbozzo l’idea d’un romanzo - La dimissione - sulla mia esperienza in Val Trebbia, su Olga e il nostro amore, ma non va in porto, forse non son tagliato per la misura lunga. Va bene la poesia, in compenso, Ballo a Fontanigorda è il mio secondo librettino genovese, edito come il primo da Emiliano degli Orfini, vince un premio, lo traducono in francese e lo pubblicano a Parigi. Mi mandano a insegnare nelle nebbiose vallate di Pavia, per questo le mie liriche son offuscate da mattine brumose e tramonti velati, sono i panorami che vedo. Nel 1938 mi sposo con Rina, a Loco, dove trascorro le vacanza per tutta la vita, ché resta un luogo simbolico per troppi motivi: la mia carriera d’insegnante, la morte di Olga, le nostre nozze … Vado a vivere a Roma, convinto dall’amico Libero Bigiaretti, una città che mi affascina per le sue vestigia classiche, non per il barocco, ed è qui che conosco Ungaretti. Purtroppo nel 1939 mi richiamano alle armi, mi spediscono al confine francese, proprio mentre nasce mia figlia Silvana; la poesia diventa un estremo rifugio alla tragedia vissuta, in una vita segnata da troppe guerre che sconvolgono infanzia e giovinezza. Finzioni esce nel 1941, stesso anno in cui nasce mio figlio Attilio Mauro e vengo nominato sottotenente. In guerra ho tanta paura: non sono un eroe, ma mi faccio coraggio. Scrivo Cronistoria in questo triste periodo, De Robertis conosce parte della mia opera, vuol leggere altro e ne parla bene, lui è un critico importante, può cambiare il destino della mia letteratura. Sono anni terribili, di povertà e terrore, di un’Italia divisa, di partigiani e tedeschi invasori, di americani liberatori. Partecipo alla guerra di liberazione della Val Trebbia senza sparare nemmeno un colpo, in compenso vengo eletto commissario a Rovegno e riapro la scuola elementare a Loco, dove son l’unico maestro. La campagna della Val Trebbia è per me troppo importante, contiene la mia giovinezza a Rovegno, il primo incarico da insegnante, la guerra partigiana combattuta in prima persona. Strada Statale 45, tra i boschi e il fiume, la mia vallata misteriosa e incontaminata, fatta di dubbi e di attesa, vera metafora della vita, ideale per costruire una poesia che non è mai stata ermetica, poche parole essenziali che partono dal paesaggio per raccontare. Finita la guerra torno a Genova, la trovo distrutta, bombardata, non ci voglio stare, come non vorrei vivere a Roma, mi piacerebbe trasferirmi a Firenze, ma non riesco, non trovo lavoro. Accetto un posto di maestro a Trastevere, mi adatto a Roma, pure se è una scarpa troppo grande per il mio piede, non riesco a sentirla mia fino in fondo, ci passo il resto della vita. Non lego con Roma, mi manca il mio porto, il mio paesaggio industriale, ma a Roma faccio gli incontri più importanti per l’attività letteraria, stringo rapporti vitali. In fondo non lascerei mai Roma, vera città dell’anima che mi piace sospirare, perché in nessun’altra città d’Europa - forse del mondo - si gode la libertà che c’è a Roma. Ed è qui che compio la scelta politica della vita, mi iscrivo al partito socialista, laico e mangiapreti come sono, come mi han fatto diventare le suore livornesi e un quartiere troppo rosso dell’infanzia. Pubblico su molte riviste di sinistra, racconti e recensioni, cronache e prose, inchieste su borgate; scrivo racconti di guerra partigiana ma il romanzo non va in porto, escono brani da qualche parte, piccoli stralci, una specie di finale, ma la storia è in panne, resta un abbozzo. Il romanzo mi tenta ma non ho abbastanza disciplina, preferisco la breve durata, il racconto, la lirica, la prosa di cronaca, la poesia narrativa. Nel 1949 vado a vivere a Monteverde Vecchio, in viale Quattro Venti 31, insegno alla Francesco Crispi, in quel quartiere. Si ammala mia madre, a Livorno, il mio personaggio ne L’ascensore, giovane ragazza che fa ricordare lutti e dolori. Anna Picchi muore nel 1950, a Palermo, ospite della figlia Marcella, e io, affranto dal dolore, scrivo le poesie della mia vita, il libro dell’anima che dedico alla madre bambina, alla madre fidanzata, alla sola donna del passato. Conosco Ferruccio Ulivi, Betocchi e Pasolini, che vive nella vicina via Fonteiana, tutti importanti per la mia letteratura. Traduco molto, persino Proust, nel 1951 esce il mio Tempo ritrovato, un lavoro immenso, su incarico di Natalia Ginzburg che mi fa tradurre anche Apollinaire. Non ho tempo di scrivere poesie, devo guadagnarmi da vivere vergando articolacci per quotidiani, per La Nazione soprattutto, per riviste che me li commissionano, e poi tradurre, ché tradurre è un mestiere faticoso. Scrivo di teoria poetica su La fiera letteraria e su altre riviste, commemoro la morte di Saba, commento Pasolini, di cui amo solo il coraggio, non la poesia. Nel 1956 resto ancor più solo, muore il babbo a Bari, lo seppelliamo a Palermo, accanto alla mamma; la mia Annina ha ritrovato il suo compagno, la cosa un poco mi rincuora. Nel 1959 i tempi son maturi per far uscire Il seme del piangere, dedicato ad Anna Picchi, il mio fiore posto sulla tomba, una lapide troppo lontana per andarla a visitare, un fiore che non appassisce ma conforta, un fiore eterno. Rievoco mia madre giovinetta che percorre una Livorno mitica e malata di spazio, ciana e scamiciata, ma anche gentile. Livorno è la mia infanzia, Annina è la madre, così come Genova è l’età adulta, la mescolanza. Il libro nasce grazie a De Robertis che m’incoraggia, io non son convinto, mi pare un esperimento troppo da Cavalcanti il ritornar sui luoghi del passato e cambiar fattezze ai personaggi. Il libro è fatto di versi livornesi e d’altri versi, persino imitazioni di Prevert, di Apollinaire e Lorca. Pubblico traduzioni come René Chair e I fiori del male di Baudelaire, poi Morte a credito di Celine, impulsivo atto d’amore per lo scrittore. Faccio il giurato in tanti premi letterari, pure troppi; scrivo sulla Nazione di Firenze tante recensioni, da Gadda a Morante, passando per Luzi e Palazzeschi. Nel 1965 mi operano d’ulcera gastrica, perdo il mio posto nel Vangelo di Pasolini, dopo aver fatto le prove, voleva un poeta per quel ruolo, finisce che prende Alfonso Gatto. Peccato. Esce Il congedo del viaggiatore cerimonioso … un congedo da un mondo che non comprendo, forse è destino con il passar del tempo, forse succede a molti. Mi capita a cinquant’anni di scrivere un congedo anticipato, mi par d’essere giunto alla disperazione calma, senza tormento, al punto che conservo del mio dono antico solo la spina pungente della nostalgia. Un’opera postuma in vita, il mio Congedo da un tempo che non amo, da un’Italia che non vorrei vedere. Mi perdo nella nebbia delle cose lontane, nascoste, in una religione che non comprendo, in un Dio che non esiste, che non prega per noi, che non ci rimette i nostri peccati come noi rimettiamo i suoi. Traduco e recensisco ancora, scrivo pochi versi, non vengono, non si possono fare su richiesta, con uno schioccar di dita. Muore anche Sbarbaro, povero amico mio, mi lascia delle lettere, un po’ di scritti inediti, tanta tristezza, ricordi, soprattutto ricordi di momenti vissuti insieme, stagioni indimenticabili che non si possono racchiudere in poche pagine di letteratura. Il terzo libro e altre cose - dedicato a Rina - esce nel 1968, come tentativo di riorganizzare tutte le mie prime opere. Mi trasferisco in via Pio Foà 49, faccio il consulente Rizzoli, lavoro su Proust, suono il pianoforte, l’ocarina e - come per magia! - riprendo in mano il violino: forse c’è una stagione per ogni cosa. Escono in duecento esemplari i Versi fuori commercio, cinque poesie d’una futura raccolta; traduco Flaubert, ci provo con Genét, spinto da Debenedetti, per lui sono un ingegnere della parola, dice che ce la posso fare, io non ci credo, dopo aver sudato con Celine. Mi fanno Commendatore della Repubblica: che onore! E su Genét ha ragione Debenedetti, traduco il teatro, mica viene così male. Le poesie escono su riviste, vincono premi, ma la salute mi fa un po’ penare, dopo operato d’ernia scelgo la pensione, passo l’ultima stagione da maestro in una classe di soli trovatelli che mi danno molto, di quei bambini resto debitore. Nel 1975 doppio Salò di Pasolini, poco prima che lui venga trucidato, pensare che non ho mai visto il film, non so neppure quale personaggio abbia la mia voce. Ricordo Pier Paolo e le parole in rima a me rivolte: Anima armoniosa, perché muta e, perché scura, tersa:/ se c’è qualcuno come te, la vita non è persa. Esce nel 1977 il mio Muro della terra, la raccolta vince il Premio Biella, anticipando di un anno la morte di mio fratello Pier Francesco: quanto inverno, quanta/ neve ho attraversato Piero,/ per venirti a trovare.  Vado a Parigi per la prima volta, al Centre Pompidou, a leggere i miei versi con Mario Luzi, Delfina Provenzali e Vittorio Sereni. Arriva Il franco cacciatore, la nuova raccolta del 1982, impostata sul motto che la vita è azione, pure se per me siamo alla fine del percorso, ormai, resta poco da agire. Arrivano altri riconoscimenti, allori, coppe, medaglie. Basta con tutti questi premi! Me ne avete dati troppi! Sembro l’insegna d’una premiata pasticceria. Nel 1983 muore Vittorio Sereni, un altro amico mi lascia in mezzo al guado, vado avanti da solo, confidando in nuove cose belle, come Garzanti che mi pubblica l’opera completa e tanti inediti. Preferirei non trovarmi di fronte al mio passato ma la correzione delle bozze mi costringe a rivedere spezzoni di ricordi, dolori e lutti, momenti disperati. Nel 1985 perdo pure Betocchi, son sempre più solo, magra consolazione la pubblicazione dei racconti partigiani e della raccolta Il conte di Kevenhüller che convince la critica. Io come sempre scrivo versi, prendo appunti, poi la mia mente li sistema, mette tutto in ordinata successione, forma un libro, compone una raccolta. Muore mia sorella Marcella e io non faccio in tempo a pubblicare Res amissa, lo faranno altri per me, i figli che ho lasciato, il tema è quello della bestia, del male, chissà perché quando s’invecchia si ricomincia a pensare ai demoni infantili, agli incubi atroci delle notti insonni. Nel 1989 mi tocca parlare persino dello sbarco sulla luna, mentre esce l’Elefante Garzanti con le mie poesie complete. Brutto segno quando ti fanno le opere complete. Leggo Dante a Ravenna, prendo il posto di Sciascia a Nuovi Argomenti, poi giunge il mio tempo di morire. È il 1990, ho 79 anni, sono a Roma. In una gelida mattina di gennaio, sul comodino, ritroveranno Dante e la Commedia, lasciata aperta sulle pagine del primo Canto del Purgatorio. Finita la stagione di canzoni e sonetti, di giovinette nude e umane, di sudori, di afrori, di città e paesaggi, di luoghi cittadini, concreti e metafisici. Finita la latteria come luogo d’inverno, la metrica e il tradimento, la toponomastica cittadina nei miei versi. Non più poesia come finzione, raccontando Livorno e Genova - le mie due patrie - non come sono ma come potrebbero essere, filtrate dalla luce del ricordo. Scorrono sul telo nero del passato i Versi livornesi, la cosa più fantastica della mia vita, un’impresa che pochi avrebbero osato: scrivere la vita fanciulla di mia madre, per me sconosciuta, anticipandone una morte che dovrò soffrire. La mia ultima preghiera per mia madre, novello Orfeo in cerca di Euridice, madre fidanzata, madre giovinetta, per le strade d’una Livorno perduta. Resta il ricordo della leggerezza che ho sempre voluto, che scolpisce nel vento due città di mare, le mie Livorno e Genova, come Saba rende eterna Trieste. In una gelida mattina di gennaio vi lascia un piccolo poeta dei suoi luoghi, convinto di vivere solo se sente stridere il concreto, un poeta narratore incapace di scrivere romanzi, solo brevi lampi lirici, un semplificatore della realtà, un uomo libero in un tempo che rende schiavi. (Gordiano Lupi)

 

 

Gordiano Lupi
Il Foglio Letterario
Casa Editrice: www.edizioniilfoglio.com
Rivista: www.ilfoglioletterario.it
Gruppo FB: https://www.facebook.com/groups/65808867039/
Pagina FB: https://www.facebook.com/ilfoglioletterarioedizioni/
Sito personale: www.infol.it/lupi
https://www.instagram.com/edizioni_ilfoglio/
Youtube: https://www.youtube.com/channel/UC1IvPHLbtPLFKNQ2n2BEZKg?view_as=subscriber

 

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Cristò, "La meravigliosa lampada di Paolo Lunare"

4 Gennaio 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

La meravigliosa lampada di Paolo Lunare

Cristò

Terrarossa Edizioni, 2019

 

 

Paolo, nonostante il suo ominoso cognome, decide di inventare una lampada che produca luce solare, per regalarla alla moglie per il loro quindicesimo anniversario di matrimonio. Dopo tre anni l'opera è compiuta, ma non è ciò che il pover'uomo aveva immaginato: la luce prodotta è fioca, pallida e mostra immagini di un'altra dimensione. Petra, ignara di ciò che suo marito fa ogni notte da tre anni e sospettando addirittura una di lui relazione extraconiugale, nel suo rimuginare ci rivela una storia lunga almeno trenta anni, fatta di omissioni e di bugie nei confronti di Paolo. Ognuno di loro, grazie alla prodigiosa lampada, scopre che la propria vita non è proprio come gliel'avevano raccontata. E quindi? Cambierebbe davvero qualcosa se scoprissimo che qualcosa di fondamentale nella nostra vita è falso? Soprattutto cosa è fondamentale? Come noi ci raccontiamo la nostra vita o come ce la raccontano gli altri? Cristò non ci offre una sua risposta. Ci suggerisce che alla fine sono più importanti i sentimenti, ecco, su quelli sarebbe meglio non mentire. Nel racconto le persone mentono per debolezza, per non fare soffrire gli altri, per non ammettere le proprie paure. Perché sono umani in definitiva. E per questo motivo finiscono per espiare questi momenti di omissione o menzogna con una infinita e alienante coazione a ripetere gesti stereotipati e ormai svuotati di senso, secondo la migliore morale cattolica. Anche qui lo scrittore non ci fornisce la sua opinione ma parrebbe accettare questa etichettatura come ragionevole o corretta. Morire di sofferenze dopo avere vissuto nella sofferenza della bugia, senza nemmeno la possibilità di redenzione. Una vita privata di senso in ogni sua manifestazione quindi. Una vita che non auto-ripara le sue ferite perché, nonostante la storia proceda su un binario di salvezza, l'ultima parola del racconto rovescia di nuovo qualsiasi apparenza evolutiva nei nostri comportamenti. Per quanto possiamo specchiarci in certi sprazzi della luce fisica che la lampada di Paolo ci regala, non credo di avere visto il riflesso di ciò che è la Vita. Non per il senso che le do io almeno.

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Polonia Suwalki

3 Gennaio 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #pittura, #sport, #racconto, #vignette e illustrazioni

Polonia Suwalki

 

Amici lettori, eccoci catapultati nel nuovo anno, come sarà questo 2022? Lo ignoro, ma sono ottimista e spero diventi migliore dei precedenti. Pertanto a voi, che ci seguite fedeli e appassionati, facciamo il nostro fervido e sincero augurio di buon anno. Vada come vada, noi cercheremo di impegnarci perché sia buono davvero.

Molto bene, sicuramente ricorderete che tempo fa vi parlai di un progetto artistico riguardante il mondo del football. Ebbene, dovete sapere che a Suwalki, una cittadina della Polonia, in un quartiere imprecisato, c'è una strada chiusa. Sul muro di fondo la porta del calcio è stata dipinta con vernice bianca. I ragazzi hanno scelto questo spazio per giocare perché ai lati ci sono solo alcuni box o botteghe e quindi la palla non può uscire in strada rotolando tra le automobili. Ha nevicato, il terreno potrebbe essere scivoloso ma per questo sarà  più divertente. Il muro è alto e qualcuno ha disegnato delle scritte sulla parete grezza, magari per farlo sembrare un vero stadio. Con la vostra fantasia non vedete i giocatori? Giocatori di calcio? Sì, perché a breve è qui che si svolgerà una partita fra due squadre speciali. Io e Mario il fantasma racconteremo la cronaca dell’incontro. Mario? Un fantasma? Per chi non mi conosce, quando scrivo tutto può succedere…

- Walter, sono pronte le squadre che ti ho procurato, non ti preoccupare, si gioca per divertimento, ma più tardi possiamo avere altro cioccolato?

- Ehi Mario, ma non ti farà male?

- Abbiamo tanto bisogno di ridere, e poi a noi fantasmi il cioccolato aggrada molto.

- Penso di non poter raccontare tutto questo in giro.

- Oh sì, certo che puoi. Allora andiamo?

E così, io e Mario abbiamo portato in Polonia una squadra di fantasmi. Sul campo di calcio improvvisato che ho dipinto, se la vedranno con dei ragazzini del posto.

Ha nevicato ma il campo  fortunatamente è praticabile. Ben schierati da una parte i ragazzini polacchi, con le guance rosse, i calzoni corti e la faccia sfrontata di chi non vuole perdere, di fronte gli avversari, una squadra di fantasmi amici di Mario, alcuni anzianotti, altri un po' meno. Va detto che è davvero una squadra di pivelli alla "viva il parroco" ma vogliono divertirsi e, in fondo, non ci stanno a perdere neanche loro. Ce la metteranno tutta per fare bella figura.

- Ok ragazzi, mettiamo la palla al centro e iniziamo a giocare, al termine cioccolata calda per tutti.

- Ehi Walter, vuoi fare l'arbitro?

- Non ci penso proprio! Mica avete bisogno di un arbitro. E poi voglio godermi la partita!

La partita è iniziata, le due squadre si affrontano come se stessero giocando la finale di coppa del mondo, sonore risate si mescolano agli incitamenti a passare la palla, fiocca anche qualche parolaccia per un passaggio sbagliato o per un duro colpo ricevuto. Tutti corrono  spensierati a perdifiato con l'unico obiettivo di vincere e divertirsi, i ragazzi polacchi sono più forti ma i fantasmi se la cavano con qualche piccolo colpo di magia. Da una parte e dall'altra ci vorrebbe un pallottoliere, i gol non si contano più e la partita rimane in parità. 

Sembra una gara senza fine ma il gioco termina quando un ragazzino calcia la palla così in alto, ma così in alto, da raggiungere il cielo. Come per incanto, quel pallone rimbalza sulla luna che si accende e illumina tutte le stelle più belle. Il cielo pieno di stelle è bellissimo, davanti a questo spettacolo tutti si fermano a bocca aperta con il naso all'insù.

- Ehi Walter, abbiamo finito la partita, ci siamo divertiti un sacco, ora puoi portarci del cioccolato, sbrigati che abbiamo bisogno di dolcezza!

- Certo, sto arrivando... Non vuoi il tè caldo prima?

- No, per favore, solo cioccolato e... anche un sacco di biscotti, sbrigati che abbiamo fame!

Amici lettori, ora c'è un problema, per favore non spifferate l’inghippo: mentre guardavo la partita ho sgargarozzato tutta la cioccolata da solo, qualcuno di voi può aiutarmi?

-Ehi, ragazzi sul campo di calcio, tranquilli, ho ordinato la cioccolata per telefono, via mail, via megafono, via telefax, insomma, tranquilli, sta arrivando.

Cari lettori, che disattenzione! E adesso? Ho molta fantasia ma come posso risolvere la questione? Idea!  Chiamo la Befana, ci penserà lei a portare la cioccolata, va tutto bene quel che finisce bene, lasciamo i ragazzi su quel campo di calcio improvvisato in Polonia e speriamo che la vecchina si sbrighi a portare il cioccolato e non dimentichi i biscotti. Io e Mario andiamo a preparare la prossima partita, vi porteremo in Irlanda del Nord, amici lettori, ancora buon 2022: passarlo insieme a voi sarà sempre un piacere.

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Buon Natale!

23 Dicembre 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #unasettimanamagica

 

 

 

 

Buon Natale a tutti, belli e brutti, poveri e ricchi. Ché poi i poveri sono ricchi e i ricchi poveri. Buon Natale ai naviganti, ai ballerini, a chiunque ancora sogna. Buon Natale a tutti perché servono come l'aria la gioia, l'amore, la cordialità e la comprensione. Buon Natale a uomini e donne, a uomini uomini e donne donne, a un po’ uomini a un po’ donne, a un po’ donne un po’ uomini, ma va là che importanza ha? Buon Natale a chi non tiene fede, a chi non crede, a chi è sfortunato come Paperino e a chi è fortunato come Gastone. Buon Natale ad Alberto da Mario er benzinaro, a Maria da Michele er tappezziere. Buon Natale a chi impreca, spinge, suda, soffre pedalando tutto il giorno e a chi speranzoso guarda al cielo per pietà. Buon Natale a chi sta’ lassù e a chi soffre quaggiù. Buon Natale a tutta l’anima de li mortac… vostra. Io so' pazzo, lo ammetto, ma pazzo per la vita che è bella. Allora buon Natale a chi ogni giorno disperato si attacca al caxxo. So' paonazzo, nun jela faccio più e allora sempre di più, ostinatamente, con tutto il cuore, Buon Natale a tutti voi, per questa festa che da sempre è piena di colore e non per finta. Sbaglia chi crede che sia falsa, solo uso, consumo e doppia faccia. Buon Natale va al di là della fede religiosa, Buon Natale è fraternità, una spinta a essere migliori, uno schiaffo a essere meno egoisti, una botta al cuore per dire quella parola che non si riesce a dire mai, un calcio al culo per sorridere, ridere, eh, già, che ce vo'? Voglio, vi auguro, insisto, ve lo chiedo come una preghiera, di ridere anche se piangere volete. E allora Buon Natale a chi non ride mai, Buon Natale a chi forza non ha, Buon Natale ora più che mai dopo anni di avversità. Buon Natale, che oltre la collina c’è la felicità.

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Inciucio cinese a Natale

22 Dicembre 2021 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 
 
 
Amici lettori, siamo quasi a Natale e sto vivendo un momento particolare della mia vita. Nella jungla di idee, progetti, sogni straripanti dal cassetto - sogni che non li sogni manco se ti bevi una bottiglia intera di Maraschino - insomma, cari amici lettori, mi occorre un approccio, un'occasione, un appiglio. Devo guadagnare un po’ di soldi per andare alla settimana bianca natalizia con la mia fidanzata settantacinquenne Amanda Lur, vestirmi da babbo Natale per il circolo dei vecchietti arsenico e tutto merletti, e poi portare tutti nudi a fare il bagno nelle acque del laghetto termale. Ma sono in panne. Per fortuna in soccorso arriva a lei, la mia amica Bibbi.
 
- Tranquillo, vado io a trovare quello che ti serve quando porto a spasso il mio pappagalletto Pippetto.
 
In un quartiere di Roma Est sembra che ci siano molti negozi cineseggianti, magazzini di articoli vari solitamente a buon prezzo. Bibbi va spesso a passeggio con il pappagalletto sulla spalla proprio da quelle parti e io ho bisogno di un certo numero di cover per i telefonini. Intendo dire, volete una cover personalizzata? La volete a colori? La volete pittata in modo che, quando tenete fra le mani il vostro cellulare, lo squillo o la navigazione in rete siano gioiosamente e cromaticamente intonati? A Natale volete fare un vero regalo originale? Bene, ci penso io, solo io posso darvi il colore che avete sempre desiderato ma che non avete mai trovato. Ma per tutto ciò necessita trovare le cover dei modelli di telefono in circolazione a un costo contenuto, per impiastrarli con i miei colori. A quanto pare  Bibbi mi aiuterà nella ricerca.
Al civico 48 c'è un magazzino la cui facciata è a a forma di pollo in frac addobbato con tutte le palline di Natale rosse e gialle e lo si può pure immaginare a forma di pagoda. Comunque, la mia complice ha deciso di andare mercoledì. Inizialmente mi sono gasato dall'idea della risoluzione dei miei problemi ma poi sono stato per rinunciare, pensando a Bibbi da sola in un grande magazzino con gente sconosciuta. Magari potrebbe passare qualche brutta storia. State dicendo che non sarà sola poiché il pappagalletto starà appollaiato sulla sua spalla? Avete visto troppi film, eh!
Ma lei, che è del segno del Leone e non ha paura manco di farsi fare un iniezione dalla vicina 93enne alla quale trema la mano, mi ha detto di star tranquillo, che lei era una che alla bisogna mena cazzotti e calci alle parti basse e quindi non devo preoccuparmi.
 
MERCOLEDI POMERIGGIO
 
Jeans attillati, camicetta a fiori, capelli vaporosi e profumo da sturbo, lei di solito esce così.  Vi garantisco che il suo profumo - non lei ho mai chiesto di che marca sia - è veramente eccitante. Molto bene, ecco quello che è successo.
 
- Buona sera, avete delle cover per i telefonini?
 
- Celto, plego, entli pule, signolina-  fa il cinese dai capelli rossi sfumati, vestito di rosso come babbo natale alla cassa del negozio.
 
- Ne dovrei acquistare una certa quantità, mi farà un po’ di sconto?
 
- Celtamente, ma solo pel pagamenti in contanti e dai 50 pezzi in su, venga che le faccio vedele l'assoltimento.
 
Il magazzino è enorme, le scaffalature colme di prodotti di tutti i tipi; dall'Oriente arriva la merce più disparata. Dovete cambiare tinta per i capelli? Ecco per voi il super casco, ve lo mettete in testa et voilà, quando ve lo togliete la vostra acconciatura ha cambiato colore. Vi capita di addormentarvi davanti alla televisione? Stop al timer, adesso c'è il dispositivo high tech: quando state per addormentarvi, solleticandovi  il naso, vi sveglierà per farvi continuare a vedere il programma tv. Odori in cucina? Vedete questa scatola?Non si sa che cosa ci  sia dentro ma basta tenerla aperta e assorbirà tutti gli odori in men che non si dica. Non solo, funziona anche come acchiappa puzzette. Insomma, qui c'è tutto di tutto e le cover di cui parlavamo prima sono da quella parte in fondo al magazzino.
 
- Bello questo pappagaletto, se lo vuole vendele io complale pel fale blodo.
 
Bibbi lo fulmina con lo sguardo.
 
- Schelzavo, io plefelisco i blidini a sei zampe. Allora ecco quello che celcavi, che modelli vuoi?
 
-Vorrei dieci di ognuno, quanto me li metti?
 
- Tre euli, le selve fattula?
 
Bibbi si sente accarezzare il lato B ma si sposta e fa finta di niente.
 
- Il prezzo mi interessa, adesso non ho i dati per la fattura, ritorno domani.
 
- Va bene, vuole che glieli metto da palte?
 
Ancora una strusciatina, questa volta sul davanzale.
 
Bibbi sta per partire di testa, si ferma solo perché la sua attenzione viene attirata da un qualcosa che non si aspetta. Dietro una paravento di fianco allo scaffale vede due gambe di uomo nude a terra.
 
- Arrivederci e grazie, torno un'altra volta, non si disturbi esco da sola. Posso dare uno sguardo al resto del magazzino?
 
- Celtamente, mi chiami se ha bisogno.
 
La ragazza prende il suo cellulare e chiama Raffaele, il suo amico poliziotto.
 
- Raffaè... sto qui al magazzino cinese, ho visto uno mezzo nudo steso a terra, che devo fa'?
 
- Aspetta, stai calma, guarda se per caso è uno che si è sentito male, siamo vicini alle feste, forse ha bevuto.
 
- Vabbè, ma è nudo, quando uno si sente male o è ubriaco sta spogliato senza mutande?
 
- Bibbi, non fare gesti inappropriati, prima di chiamare la volante accertati di quello che è successo.
 
- Raffaè, io ti dico che quello è morto ammazzato, vabbè, mo vedo e poi ti richiamo.
 
Ma non è convinta, visto che è del segno del leone, così fa quello che ha visto in un film: chiama il cinese, gli va dietro le spalle con una banana facendo finta che sia una pistola: -Mani in alto, brutto provolone, vieni con me e dimmi quello lì chi lo ha ammazzato!
 
- Signolina, la plego, non mi faccia del male!
 
- Sta’ zitto, sporcaccione!
 
Vanno dietro il tendone e Bibbi vede una scena che in vita sua non ha mai visto.
 
- E questi chi sono?
 
- Inciuci.
 
- Inciuci? Ma stanno tutti con il coso dritto... E poi sono nudi, mezzi uomini, e per l'altra metà che minchia sono?
 
- Questo è un lepalto nuovo, questi sono bamboli gonfiabili elettronici.
 
- Vuoi dire bamboloni, ammazza che misure!
 
- Sì, supeldotati.
 
- E per l'altra metà che sono?
 
- Malziani.
 
- Marziani?
 
- Sì, inciuci malziani. Sono l'ultima moda, fla un po’ li tlovelete in tutti i sexy shop.
 
- Mezzi marziani e mezzi uomini gonfiabili elettronici e superdotati... me cojoni!
 
- Signolina, se vuole, uno glielo legalo, basta che mi toglie la pilstola dalla schiena.
 
- Ti piacciono le banane muso giallo? Ma sì, dammene uno che lo porto a mia cugina Ingrid.
 
Il bambolone che sta a terra è scivolato dallo scaffale, il cinese lo prende e lo mostra a Bibbi. -Vuole che lo sgonfio?
 
- Oh, tienimelo lontano che fa impressione quell'affare. Ma sì, incartalo tutto intero con la carta igienica, mi piacciono le mummie!
 
Questo è quello che succede mercoledì prima di Natale... Vi state chiedendo che fine abbiano fatto le cover dei telefonini? Nel bailamme, logicamente Bibbi se ne è dimenticata, e così il bambolone gonfiabile, invece che portarlo alla cugina, lo ha regalato a me. Adesso, se qualcuno di voi volesse un bambolone mezzo marziano, mezzo uomo con la misura del coso esagerata e  tutto colorato d'autore - eh già, perché poi l'ho tutto pittato per bene - insomma, non deve fare altro che chiedere. Astenersi perditempo, approfittatene perché fra un po’ andranno a ruba... così come spero per le mie cover, altrimenti il Natale e la mia settimana bianca sfumeranno come in un fumetto di Paperino.
Buon Natale a tutti amici del blog che per voi fa (quasi) di tutto.
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CORRELATIVI OGGETTIVI/URBANARRATIO STEFANO SCARAPAZZI/VALERIO SCARAPAZZI

15 Dicembre 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #arte, #pittura

 

 

 

 

Due interessanti mondi a confronto sono quelli presentati all’IkiGai Art Gallery durante il periodo natalizio. L’arte di Stefano e Valerio Scarapazzi, mostra come la creatività, pur attraversando la medesima linea di sangue, scorra libera, disegnando differenti personalità. Stefano adotta uno stile più intimo ed evocativo, fatto di correlazioni oggettuali, in cui la realtà è riprodotta lucida e razionale. Lo spazio è definito da linee ben progettate che ritraggono il quotidiano. La sua operazione creativa, ispirata dal celebre poeta Eugenio Montale, tende quasi a isolare dettagli degli oggetti che ci circondano, dando maggiore risalto, così, alla loro funzione. Proprio sottraendo, alla nostra vista, parte del contesto che solitamente li ospita, infatti, si evocano emozioni e sensazioni. La vena nostalgica, che permea le sue opere, conferisce quel romanticismo che si allaccia perfettamente all’arte di Valerio. Sono poetiche, infatti, le narrazioni urbane di quest’ultimo. Il pennello scorre vorticoso, il colore si frantuma, si trascina danzando sul foglio, fino quasi a polverizzarsi davanti ai nostri occhi, riprendendo ed esaltando la linea acquarellata del paesaggismo romano. L’interpolazione dell’elemento multimediale, invece, in questo delicato volteggiare, sorprende e dona estrema contemporaneità. Nelle opere di Valerio ciascun soggetto interpretato, che sia essere umano o scorcio cittadino, è una storia. Storie del tempo in cui viviamo, tra quotidiano e multimediale, tra concretezza e pixel. Sia Stefano sia Valerio, vogliono raccontare, con i loro linguaggi, una personale visione del mondo, in cui poesia e realtà si fondono insieme per instillare nello spettatore la speranza di plasmare la propria realtà con incantevole maneggevolezza. Un invito a prendere consapevolezza del mondo che ci circonda con innovativa delicatezza.

Alessia Ferraro

IkiGai Art Gallery Director

 

 

 

 

 

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Climbing Iran

12 Dicembre 2021 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #il mondo introno a noi, #cinema, #sport

 

 

 

 

Una serata all'insegna della montagna e di una storia al femminile potente e positiva, in occasione della Giornata internazionale della Montagna. Sarà proiettato, mercoledì 15 dicembre 2021 alle ore 20:30, presso il Cinema delle Provincie di Roma (viale delle Provincie, 41 – tel. 0644236021) il documentario 'Climbing Iran', diretto da Francesca Borghetti, al suo esordio alla regia, che presenterà il film al pubblico. All'incontro parteciperanno anche Parisa Nazari, dell'Associazione culturale italo-iraniana Alefba, un rappresentante del CAI – Club Alpino Italiano di Roma e la montatrice Aline Hervé. Il film è la storia di Nasim Eshqiclimber professionista iraniana, classe 1982, una delle poche donne del Paese mediorientale ad essersi appassionata all’arrampicata outdoor.

Il film, distribuito in sala da Mescalito Film, attualmente in cartellone in tutta Italia nell'ambito della rassegna 'La montagna al cinema', è stato presentato in anteprima mondiale ad Alice nella Città 2020 e ha partecipato a numerosi festival italiani e internazionali, conquistando vari premi, tra cui il Premio del Pubblico al Trento Film Festival 2021, il Premio Libero Bizzarri Italiadoc 2021 e il Premio Best Emerging Filmaker al What If - Women in Film Festival di Zurigo. Il documentario è in questi giorni proiettato in Nepal, in concorso al Kathmandu International Mountain Film Festival. Prodotto da Filippo Macelloni per NANOF srl e co-prodotto da Giordano Cossu per la francese Hirya Lab, 'Climbing Iran' si avvale della fotografia di Davood Ashrafi, Corrado Measso e Federico Santini.

'Climbing Iran' - qui il trailer www.youtube.com/watch?v=C4rE7VTRtNQ – racconta della climber iraniana Nasim Eshqi, mani forti e unghie dipinte con smalto rosa shocking. Dopo essere stata una giovane campionessa di diversi sport - dal karate al kickboxing - ha seguito il richiamo della natura andando oltre le barriere imposte alle donne iraniane, costruendo la propria strada sulle montagne persiane, dove ha aperto una cinquantina di nuove vie. L'unica a raggiungere difficoltà elevate, pioniera in un Paese dove le donne arrampicano per lo più al chiuso, durante orari stabiliti e solo tra donne. Il film è il ritratto di una donna straordinaria, determinata a superare le barriere che si oppongono alla sua passione, siano esse fisiche, sociali, psicologiche, geografiche o ideologiche. Impegnata a "cambiare le cose a poco a poco", porta altre giovani donne sulle pareti di roccia, poco fuori Teheran, insegnando loro come arrampicarsi e diventare indipendenti. Nasim ha un sogno che può diventare realtà: aprire una 'nuova via' sulle Alpi anche quando raggiungere l’Europa stessa è una vera e propria impresa...

"La gravità – sostiene Nasim nel documentario - non mi chiede il passaporto. Ti tira giù allo stesso modo, non importa se sei ricco o povero, nero o bianco, iraniano o italiano, uomo o donna". “Ho letto per la prima volta di Nasim su una rivista italiana – ricorda la regista Francesca BorghettiLe immagini di lei che scala la montagna senza velo hanno avuto un forte impatto su di me, quasi una folgorazione. Scalare una montagna impone la sfida di superare i propri limiti personali. È, in un certo senso, un atto altamente simbolico. Fare questo film - sottolinea Borghetti - è diventata la mia montagna da scalare, e Nasim mi ha aiutato a trovare la determinazione per farlo, a portare avanti un progetto che sembrava enormemente difficile e che mi ha messo in gioco completamente”.


LA REGISTA - FRANCESCA BORGHETTI
Con un background in Antropologia Culturale, Francesca Borghetti lavora nel campo del documentario dal 2000, diploma Eurodoc 2010. Ha sviluppato, scritto, prodotto e diretto molteplici documentari all'interno di DocLab e Fabulafilm, Rai Storia, Rai 5 e Babel Tv. Portavoce di Doc/it - Associazione Documentaristi Italiani dal 2015 al 2017, Borghetti ha collaborato alla trasmissione RAI, Petrolio, come delegata per l'acquisizione di documentari nazionali e internazionali. Attualmente collabora in qualità di esperta a RAI Documentari, diretta da Duilio Giammaria. Climbing Iran è il suo primo film documentario come regista. Francesca ha parlato della realizzazione di questo film nel TedX Women Navigli 2021.

LA PRODUZIONE - NANOF
NANOF è una società di produzione indipendente con sede a Roma, Italia, fondata dai registi Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella. Dal 2001 produce documentari, film narrativi, cross media, installazioni video e progetti televisivi, sviluppando una fitta rete di collaboratori a livello internazionale, operando sia in Italia che in coproduzione con partner stranieri. Tra i lungometraggi documentari: "The Disappearance of My Mother" (presentato al Sundance 2019), "Storie di Altromare" (Sky Arte, 2018), "Children in Time" (Rai, 2016), "Il Mundial dimenticato" (2012). www.nanof.it

Durata: 53'
Distribuzione: Mescalito Film

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