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Post recenti

Gordiano Lupi, Fabio Strinati, "Dagli Appennini al Tirreno"

9 Maggio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #patrizia poli, #gordiano lupi, #recensioni, #poesia, #fabio strinati

 

 

 

 

Dagli Appennini al Tirreno

Gordiano Lupi e Fabio Strinati

Edizioni Il Foglio, 2022

 

Ho sempre pensato che Gordiano Lupi scrivesse già poesia in prosa e qui, in Dagli Appennini al Tirreno silloge che raccoglie insieme liriche sue e di Fabio Strinati – non faccio alcuno sforzo per adeguarmi al cambiamento di registro. Poesia era e poesia rimane.

I paesaggi di Lupi sono sempre gli stessi, quelli del ricordo. Canta “la sua provincia”, Piombino, “nido accogliente per ogni ritorno”, il posto più denso di significati perché vi si è svolto tutto quello che ha poi avuto valore, perché ogni attimo di presente si è trasformato in un passato trasfigurato dal ricordo, divenuto nostalgia feroce. Pazienza se, dove giocava da bambino, ora Lupi siede nella tarda maturità con in mano un giornale. I pratini sterrati sono gli stessi, il vento porta gli stessi suoni e gli stessi colori, e lui è avvolto dalla stessa maledetta nostalgia, il cuore strutto da memorie perdute, da ambizioni fallite e da quella “brama di rifiorire” che prende a una certa età ma non è mai soddisfatta.

Un realismo composto di piccole cose, sempre uguali, ripetute all’infinito, trasformate e poetizzate dal tempo. Una poesia piana e distesa, anche se le parole sono distillate con cura. Incisi che ricordano Caproni (a messa non andava) e enjambement che rendono colloquiale il versificare.

Il coprotagonista di questa raccolta è Fabio Strinati, poeta che avevo già avuto modo di leggere. Il suo mondo non è la Maremma bensì le Marche, il suo mare è l’Adriatico. Lo troviamo immerso in un paesaggio che è, sì, quello appenninico, fatto di selve e masserie, ma è anche interiore, nutrito di sentimenti privati come l’amore verso la Donna con la d maiuscola, uno sfuggente eterno femminino.

Poesia discorsiva quella di Lupi, più comprensibile e per questo più struggente, versi maggiormente ricercati quelli di Strinati, molto maturati rispetto alle prove precedenti, frutto di grande rispetto per la parola e di grande ricerca stilistica ancora in divenire, sospesa fra “arcaismo ed ermetismo”, come giustamente afferma Alberto Figliolia nella prefazione.

Una bella raccolta corredata di fotografie in bianco e nero, testimone della funzione consolatoria che la poesia ancora oggi possiede, dolce carezza per il nostro cuore affannato.

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Delia Owens, "La ragazza della palude"

7 Maggio 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

 

La ragazza della palude

Delia Owens

Solferino, 2020

 

L'esordio di Delia Owens, zoologa felicemente prestata alla narrativa, ci racconta due storie che si alternano tra loro nei diversi capitoli: la morte di Chase, giovane donnaiolo della parte buona della città, trovato cadavere nel 1969 in quella stessa palude che è la casa di Kya, la ragazza selvatica letteralmente cresciuta da sola da quando ha 10 anni, che è la seconda storia, nonché quella principale. Kya a stento conosce la sua data di nascita, non sa né leggere né scrivere ma conosce tutte le piante e gli animali che abitano la sua palude. Non ha la patente ma sa destreggiarsi negli intricati rivoli di acqua salmastra di Barkley Cove, e già a 15 anni sa cosa significa essere abbandonati dal vero amore e che buttarsi tra le braccia di un miserabile come Chase Andrews è solo l'ennesima ferita che si apre. Considerando il suo passato di ragazza al di fuori della società in tutti i sensi, viene ovviamente accusata dell'omicidio del ragazzotto di buona famiglia, vista anche la loro infelice relazione. Non ci sono prove ma alcuni indizi puntano su di lei, nonostante abbia un alibi di ferro. Mentre il processo va avanti, la Owens ripercorre le tappe sgangherate della vita di questa giovane donna, vero simbolo di Antifragilitá, che riesce a trasformare ogni urto della vita in una fioritura personale. Da analfabeta a laureata honoris causa, da bimba che vive sotto la soglia di povertà a donna che vivrà dei proventi dei libri pubblicati in cui divulga la sua conoscenza praticamente unica su flora e fauna del luogo, le manine che al mattino presto si tuffavano per ore nel fango in cerca di molluschi da vendere saranno le stesse che disegneranno le figure che ornano le pagine dei suoi libri, il corpo abusato dallo spocchioso Chase verrà dolcemente amato da Tate, l'uomo che fin da bambina le ha fatto da protettore, insegnante e poi compagno di vita. Kya viene seguita nella sua vita con l'occhio affettuoso della zoologa che dalla nascita segue l'oggetto dei suoi studi descrivendo le diverse fasi della vita senza giudizio, fino all'ultimo suo respiro. La Vita semplicemente accade, ci dice la Owens, ma siamo noi a farne qualcosa di speciale o meno. E va osservata, descritta ma non interrogata troppo. Perché ad alcune domande la risposta arriva, come quelle sulla madre di Kya o del fratello maggiore, ma sul padre e tutti gli altri figli non ne arriverà mai nessuna. E non c'è un perché, dobbiamo farcelo bastare. E dobbiamo ringraziare che almeno su quello che è successo a Chase Andrews alla fine una risposta ci viene data. Buona lettura.

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Otello Marcacci, "Nottambuli a cena".

4 Maggio 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

Nottambuli a cena

Otello Marcacci

Le Flâneurs Edizioni, 2022

pp 322

18,00

 

 

 

Si conferma l’indubbia ottima scrittura di Marcacci anche in questa prova, sebbene personalmente io abbia amato più le atmosfere alla Stand by me di Tempi supplementari.

Luca Migliorini è sull’orlo del fallimento. Non sa più come far fronte ai debiti della sua azienda e come pagare gli stipendi ai dipendenti. Disperato, progetta di suicidarsi il sedici agosto per permettere alla sua ditta d’incassare l’assicurazione sulla vita. Nel mentre, immagina come si ammazzerà, godendo tuttavia i giorni che gli rimangono da vivere, non con grandi gesti eclatanti ma con le piccole cose della sua esistenza poco esemplare. Fra i suoi compagni di calcetto, tuttavia, c’è il Fioronta, implicato in giri pericolosi, che gli offre soldi e una via d’uscita in cambio di un omicidio. Dovrà uccidere Giuliano, già malato e suo amico di sempre. Un vero e proprio patto con il diavolo.

Nel frattempo, Luca parte per un viaggio on the road con gli amici storici, che ricorda varie pellicole italiane basate sull’ovvia metafora del percorso dentro se stessi. Luca e gli amici si mettono in cammino per un sud mafioso (ma lo è anche il nord) e fatiscente, ognuno con le proprie mete prefissate e con i propri mostri interiori. Luca deve portare un ragazzino dai tratti vagamente autistici a conoscere il padre, Cristina e Leonardo cercano il genitore omosessuale fuggito con un prete, Gildo vuole rintracciare la persona che gli ha donato un nuovo cuore. Finiranno tutti per perdere e trovare qualcosa. Personaggi duali, luce e buio, religiosità e razionalismo, disordine e ossessività compulsiva, quasi a livello gnostico, scrittura aulica e bassa mescolata, cultura pop e letteraria in un mix in cui mi riconosco e che mi è sempre appartenuto.

Anche qui, come nel precedente romanzo di Marcacci, “il caso non esiste”, nel senso che tutto è improbabilmente collegato, la trama è un puzzle di frammenti che s’incastrano e nessuno degli interpreti è lì per pura combinazione.  Il malaffare diffuso ovunque è più un “male” cosmico che un problema sociale contingente, così come il sud di Marcacci è solo intravisto come luogo ideale. Di davvero concreta, nel libro, c’è la Maremma grossetana, corporeità, questa, non scevra di lirismo, dell’elegia malinconica del ricordo.

I personaggi, nell’intenzione dell’autore, dovrebbero lasciarsi amare nonostante le loro abissali debolezze ma l’operazione empatia non scatta, si rimane spettatori, catturati però dalla maturità della forma letteraria, dalla piacevolezza dell’ironia.  Un romanzo scritto in uno stile anni ottanta (ed è un complimento!), più di testa che di pancia, dalla trama impossibile e dai dialoghi inverosimilmente filosofici, che piace per la buona scrittura ma non comunica emozioni, se non quando, come dicevo, tratta la materia maremmana, lo straziante attaccamento al territorio e alla sua gente, fatto di accettazione totale, nel bene e nel male.

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Antonio Bianchetti, "Non so se ho scritto troppo sull'amore"

3 Maggio 2022 , Scritto da Rita Bompadre Con tag #recensioni, #rita bompadre, #poesia

 

 

 

Non so se ho scritto troppo sull'amore - un altro passaggio dai giardini di ponente - di Antonio Bianchetti (Quaderno dell'Àcàrya n° 55, 2021 pp. 160 € 14.00) è una raccolta poetica che celebra la grande capacità d'amare e irradia l'intensità di una luce infinita e di una visione del mondo in cui la bellezza, la corrispondenza spirituale, l'estensione delle emozioni sono l'incarnazione della prospettiva umana del bene. Antonio Bianchetti condivide la sintonia emotiva e l'inesauribile essenza della poesia, indica la connessione del cuore, oltrepassa le distanze terrene, orienta la sostanza e la radice dell'incisività universale dei sentimenti. Il poeta spiega l'efficacia espressiva della malinconia, concentra nelle pagine l'esposizione esistenziale della nostalgia, traccia l'incessante ritmo della corrente del tempo. La struttura elegiaca dei testi si compone della direzione esclusiva dei punti cardinali, conduce l'elemento simbolico del cammino in una traiettoria sensibile per riportare alla memoria gli scenari di un viaggio interiore, per orientare il passaggio delle contraddizioni impulsive della vita, per osservare e determinare la passionale frequenza della sfera affettiva. La poesia di Antonio Bianchetti declina la validità generatrice della viva dedizione alla ragione del cuore, rinnova la componente metafisica e spirituale della quotidiana intimità, evidenzia la sintonia e la complicità mentale nei confronti dell'incondizionata meraviglia dell'anima, la definizione della magica confidenza della sensualità, il principio decifrabile dell'innamoramento. Il legame indivisibile con l'universo carezzevole dell'amore avvicina alla necessità fortunata dell'eredità romantica, allo sconfinato, imponderabile segreto dell'eternità, traduce il contenuto corporeo delle avversità, affronta gli ostacoli impenetrabili delle incomprensioni e le difficoltà dei silenzi arrendevoli. L'assenza subita identifica l'inevitabile inquietudine e la profondità del disorientamento, ma regala anche lo strumento indispensabile per riconoscere la propria consapevolezza e difendere la propria esperienza nella previsione straordinaria di una sfida individuale, nel sostegno compiuto di un distacco e di una successiva, nuova vicinanza. Antonio Bianchetti non ha scritto troppo sull'amore, ha comunicato il suo inno alla vita, accolto la fragilità pulsante del ricordo, concesso la continuità della presenza amata nello spazio inesauribile della speranza. Non ha mai allontanato l'affermazione del futuro, ha percorso il destino presente per non dimenticare l'elogio della fiducia nella rinascita, la provenienza delle stagioni dell'esistenza, scandite dal dinamismo dell'equilibrio introspettivo dei desideri. Il libro è impreziosito dalle suggestive fotografie del mosaico con la rosa dei venti impresso sul lago di Como, a simbolo dell'intuizione delle coordinate spazio temporali, nel saggio significato della guida e nella protezione della forza di volontà. Nella chiave di lettura del percorso il poeta incontra l'incanto dell'arte elegiaca, percorre la spontaneità, la dolcezza e la gratitudine dell’ascolto, in linea con la gentilezza e la generosità concesse a ogni destinazione della passione. 

 

Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti”

https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

BALCONE VISTA MARE

 

Questo orizzonte ci sorprende

fin dove lo sguardo

incontra il respiro

della vastità

e su quello che si avrà

il panorama vissuto

ci rinnova gli auguri

fin dove possiamo vedere

oltre il confine

di un giorno

al di là

dei nostri giorni futuri

 

IL SERVITORE MUTO

 

Ho posato gli occhi

sopra la fine del giorno

che ricomponi piano

insieme al vestito

accarezzato

dolcemente con la mano

insieme alla premura

di fare un po' di ordine

dentro a queste ore buie

 

Poi ci fermiamo a guardare

come se questo panorama

fosse ancora

un orizzonte da indossare

come se la notte

non volesse mai arrivare

messa da parte

insieme agli ultimi indumenti

 

Lasciata sola nell'eternità

di questi pochi gesti

insieme ai colori

dei nostri movimenti

 

 

EPITAFFIO

 

Parlavamo sempre dell'eternità

ma ora il nostro cielo

ha misure troppo piccole

per ascoltarti

troppo grandi

per cercare di abbracciarti

 

LA VITA È UN'IPOTESI BELLISSIMA

 

Non è la sera

che respira d'ombra

una solitudine diversa

ma luce che non tramonta

dentro

negli angoli di un mondo

dove cercarti è sogno

aria

e altro ancora

E sono tanti i nomi

che daremo al buio

se il nostro sole

non si fosse fermato

per essere nel cuore

un altro mattino da ricostruire

 

La vita è un'ipotesi bellissima

 

tutto il resto

è amore che ci sfugge

e sorge ancora

dentro

 

UNA FORZA MAI ARRESA

 

Qualcuno mi darà da bere

e l'alba mi giudicherà

se il viaggio ricompone

giorno e notte

in questo errare

dentro una certezza

 

La dolcezza sarà

come il bacio del crepuscolo

diviso

nella moltitudine di questa attesa

per ogni aurora che vedrà

un altro andare

 

Insieme ai venti sceglierò i semi

di una forza mai arresa

verso l'aria di levante

per dire al sole

che germoglierò

come ad ogni primavera

 

per dire al tempo

che ritornerò

prima della mia sera

 

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XII Edizione Festival internazionale di poesia Europa in versi

28 Aprile 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #eventi, #poesia

 

 

 

 

venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 maggio 2022

 

VILLA GALLIA Passeggiata Villa Olmo, Como

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELL’INSUBRIA - FAMIGLIA COMASCA

PARCO DI VILLA SUCOTA - MUSEO DELLA SETA

 

“Località e globalizzazione” è il tema portante della dodicesima edizione del Festival Europa in Versi, creato e diretto da Laura Garavaglia.

Il fil rouge dell’edizione è la “località” definita dalle interazioni quotidiane, ma le dimensioni globali divengono sempre più importanti e il senso di ciò che accade localmente, tutto ciò che caratterizza lo spazio dell’esperienza quotidiana, trova origine anche nella connessione che si stabilisce a livello globale. Nel contesto che stiamo vivendo – anche e soprattutto in questo periodo - il concetto di “identità culturale” costituisce l’insieme dei riferimenti per il quale una persona o un gruppo si definisce e desidera di essere riconosciuto: implica le libertà inerenti alla dignità della persona e integra - in un processo permanente - la diversità culturale, il particolare e l’universale, la memoria e il progetto. Questi concetti sembrano più che mai fondamentali durante questi drammatici mesi in  cui è in corso una guerra che mai avremmo pensato potesse scoppiare. Quindi, se lo scorso anno il Festival è stato dedicato alle donne afghane, quest'anno sarà dedicato alla pace.

 

 

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Valentina Fontan, "Nel segno del destino"

27 Aprile 2022 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #storia, #personaggi da conoscere

 

 

 

 

 

Nel segno del destino

Valentina Fontan

Literary Romance, 2022

 

Rispetto a Il prezzo della felicità, Valentina Fontan appare molto maturata come autrice di romanzi storici a tutti gli effetti. Nel segno del destino mescola le vicende di personaggi inventati con quelle di altri realmente esistiti.

Lorenzo e Greta sono due giovani innamorati. Lei, pia e dolce, avrebbe voluto ritirarsi in convento, ma è costretta a sposare il vecchio e sgradevole promesso sposo della defunta sorella. Lorenzo è un soldato romano che finirà per essere la guardia del corpo di Martin Lutero, il noto riformatore tedesco. Praticamente, Lorenzo sarà “l’ombra” onnipresente che ci permetterà di conoscere da vicino le vicende della vita di Martin Lutero.

Lutero dette inizio al protestantesimo, condannando la vendita delle indulgenze e sostenendo che chiunque può interpretare le Sacre Scritture senza bisogno di intermediari. Le sue famose 95 tesi segnarono il principio dello scisma della chiesa protestante da quella cattolica. La Fontan ripercorre tutti i principali avvenimenti della vita del monaco, dalla scomunica, al rogo della bolla papale, alla traduzione in tedesco della Bibbia etc. Ne esce una figura di uomo convinto delle proprie idee, impavido, capace di sfidare tutto e tutti e alla ricerca di una spiritualità autentica ma, soprattutto, di pace interiore.

Fra Martino e Lorenzo si instaura un cameratismo, a fasi alterne di odio e amore, che si approfondisce di giorno in giorno e che mi ha ricordato, per libera associazione mentale, quello scanzonato ma emozionante fra Merlin e Arthur nella serie televisiva Merlin.

Il percorso di Greta, invece, s'intreccia con le vicende di Katharina Bora, la suora divenuta poi moglie di Lutero, fra fughe rocambolesche dal convento, letture segrete e ricongiungimenti sempre rimandati. È interessante, quindi, questo chiasmo stabilito dall’autrice fra le due coppie di amanti, quelli di fantasia e quelli storicamente esistiti.   

Si sente il lavoro imponente di ricerca e studio dietro la stesura del romanzo. La maggior parte dello sviluppo è affidato al dialogo più che all’azione o alle descrizioni. Come nel precedente testo della Fontan, anche qui i personaggi, tutti indistintamente, tendono ad avere una certa qual “bizzosità” di fondo, comunque giustificata dalle diatribe e liti storiche.

All’autrice va il merito di aver riportato in auge una personalità basilare per la cultura occidentale, ma controversa e forse ultimamente un po’ accantonata.

 

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Frank Ostaseski, " I cinque inviti"

26 Aprile 2022 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

I cinque inviti

Frank Ostaseski

Mondadori, 2017

 

Libro delicato e maestoso insieme, racchiude le esperienze di Frank Ostaseski, buddhista e co-fondatore dello Zen Hospice, struttura che accoglie malati terminali spesso in condizioni economiche o sociali disagiate. Ostaseski in decenni di esperienza a fianco dei pazienti come semplice "facilitatore" o "accompagnatore" ci fa dono dei cinque insegnamenti più importanti appresi da questa sua incredibile esperienza. Il primo è "non aspettare": la vita va vissuta con consapevolezza ogni momento. Se sentiamo di volere fare qualcosa, e quel qualcosa rischia di renderci felici, dobbiamo farlo senza esitare, soprattutto se ciò ha a che fare con i nostri sentimenti. Il secondo è "accetta tutto, non rifiutare nulla": difficile soprattutto nella seconda parte, Ostaseski ci suggerisce di non gettare via nemmeno quelle esperienze che noi giudichiamo negative o brutte, perché vivremmo e ci conosceremmo solo a metà. Il terzo è "porta nell'esperienza ogni parte di te stesso": esattamente come non dobbiamo rifiutare nulla dall'esterno, dobbiamo farlo con ogni parte di noi, anche quelle sgradevoli. Conoscerci resta sempre il grande obiettivo di questa vita. Il quarto insegnamento è "riposa nel pieno dell'attività": così come tra inspirazione e espiazione esiste una brevissima pausa, così dobbiamo trovare un momento per noi, e quel momento coincide con la nostra vulnerabilità, la nostra benedizione che ci apre al mondo. Il quinto invito è" coltiva la mente che non sa": stupiamoci, sperimentiamo cose nuove abbandonandoci, cogliamo la bellezza nel mondo. Tutti gli inviti si dipanano tra le storie dei malati, le loro toccanti condivisioni, il profondo senso che alcuni di loro hanno trovato solo al limitare della Soglia. In Ostaseski non c'è mai ostentazione del dolore, mielositá, ma sempre e solo compassione pura e pietà per la condizione umana, fatta di una unica illusione, su cui spesso nemmeno la Morte riesce ad alzare il velo.

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Il mostroquindici

25 Aprile 2022 , Scritto da Walter Fest Con tag #walter fest, #arte, #eventi, #fotografia

 

 

 

 

Amici lettori, la primavera è inoltrata e l’arte, che in letargo non va mai, è presente per voi alla TAG con un'interessante mostra fotografica di gente veramente speciale, “il mostro#15”.

Una serie di opere d’arte fotografiche selezionate e allestite presso la Tevere Art Gallery di Roma, in via di Santa Passera, 25. Che altro vi dirò? Beh! Venite a vederla, e per chi ancora non la conosce, tranquilli, non abbiate paura dei mostri, anzi i "mostri della fotografia" saranno lieti di vedervi felici e contenti. Godrete della bellezza di una serie di foto in b/n e colore che vi coinvolgeranno in scene di vita passata, presente e futura, lasciando viaggiare la vostra fantasia. Attraverso gli scatti fotografici strapperanno sorrisi e motivi per riflettere, questo è il compito dei mostri. Artisti che si sentono e sono “mostri dentro”: due occhi, un'anima, un cuore, dita con una camera in mano. Come da una calamita vengono attratti da un immagine e in quel momento diventano “mostri”.

Bene, ora, anche se dovrei, non vi citerò i nomi degli artisti scelti per questa occasione, la quindicesima, che si sono voluti mettere in gioco. Oh! Sì! Esporranno il proprio talento per dimostrare di essere artisti autentici, l’elenco è lungo ma voi potrete scoprirli e abbracciarli a Roma alla TAG di Via di Santa Passera. Tributate loro il giusto merito e ne uscirete migliori ed emozionati. Il percorso dei mostri va sempre avanti e questa edizione è parte di un progetto che, di volta in volta, diventa sempre più bello e ambizioso.

Amici lettori, ci rivediamo alla prossima uscita artistica e sarà sempre un piacere farlo insieme a voi.

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La santa piccola di Silvia Brunelli

22 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #recensioni, #cinema

 

 

 

 

La santa piccola (2021)
di Silvia Brunelli

 

La santa piccola è la convincente opera prima di Silvia Brunelli, prodotta con l’aiuto della Biennale di Venezia e di altre realtà territoriali come Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità e Accademia di Belle Arti di Napoli. Presentata al Farnese di Roma, selezionata al Tribeca Film Festival, ha dato il via a un tour italiano che la porterà nei cinema di Ragusa, Iglesias, Bologna, Caserta, per approdare a Napoli, quartiere Sanità, luogo naturale dove tutto è cominciato. La pellicola è tratta dal buon romanzo di Vincenzo Restivo (Milena Edizioni, collana di narrativa LGBT), sceneggiato dalla regista in collaborazione con Francesca Scanu, ambientata benissimo in una Napoli solare e vitale, nel quartiere Sanità, dove convivono superstizione e miseria, religiosità diffusa e quotidiane mancanze. Si racconta una storia di amicizia tra due ragazzi, Lino e Mario, che dopo notti di sesso sfrenato e avventure nel rione, sembra sfociare in qualcosa di più intenso, ma soltanto il secondo cerca l’approccio omosessuale, mentre il primo non trova il coraggio per osare e interrompe persino l’amicizia. La regista è bravissima a descrivere la vita quotidiana di un quartiere povero, dove sembra non accadere niente, fino allo sconvolgente evento che irrompe nell’ordinario e modifica il corso degli eventi. Personaggio principale della vicenda la piccola santa, suo malgrado, Annaluce (sorellina di Lino) che fa volare una colomba apparentemente morta e sembra resuscitare la madre intossicata dal gas. Tutto il quartiere grida al miracolo e la povera casa di Perla - madre depressa abbandonata dal marito - si popola subito di fedeli come se fosse un santuario.  Silvia Brunelli dipinge con mano felice un’umanità povera e dolente, con tratti pasoliniani, una macchina a mano convulsa e nervosa che si alterna alla macchina fissa per inquadrature mai banali di volti, vicoli e piazze. Attori giovani e bravi, sia Pellegrino (Lino) che Antonucci (Mario), ben guidati in complesse (ma credibili) sequenze erotiche che a tratti sconfinano nell’hard. Per la prima volta sullo schermo, la giovanissima Sophia Guastaferro non se la cava male, così come Pina Di Gennaro (Perla) è una convincente madre depressa. Fotografia luminosa di una Napoli periferica con suggestivi spaccati marini, curata da Sammy Paravan, colonna sonora a base di suggestioni partenopee di Emiliano Rubbi, mentre la regista cura in parte anche un compassato montaggio, secondo le regole del miglior cinema d’autore.  Questa è una storia che racconta di tenerezza e di crudeltà - spiega la regista - di bisogno di credere che qualcosa di buono e di superiore possa accadere, di speranza che qualcosa ci salverà dalla quotidianità e dalla sua monotonia. A nostro parere l’autrice centra il bersaglio alla perfezione, dimostrando che il buon cinema italiano (come si faceva un tempo) esiste, bisogna solo scoprirlo, senza fermarsi alle pellicole promosse da televisioni e circuiti multisala. 

Titolo originale: La santa piccola. Anno 2021. Paese di Produzione: Italia. Genere: Drammatico. Produzione: Rain Dogs Production, con la collaborazione di Mosaicon Film, Antracine, Nuovo Teatro Sanità, Accademia Belle Arti di Napoli. Durata: 97’. Regia: Silvia Brunelli. Soggetto: Vincenzo Restivo (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Silvia Brunelli, Francesca Scanu. Fotografia: Sammy Paravan. Montaggio: Luna Gualano, Silvia Brunelli. Musiche: Emiliano Rubbi. Distribuzione internazionale: Minerva Pictures Group, TVCO. Distribuzione Italia: Rain Dogs Production, Emera film. Interpreti: Francesco Pellegrino (Lino), Vincenzo Antonucci (Mario), Sophia Guastaferro (Annaluce), Pina Di Gennaro (Perla), Gianfelice Imparato (Don Gennaro), Alessandra Mantice (Assia), Sara Ricci (Marina), Carlo Gertrude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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GIALLO BERICO – Summer Edition

14 Aprile 2022 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema, #eventi

 

 

 

 

 

 

SHATTER Edizioni, in collaborazione con l’Associazione Culturale Amour Braque, presenta “GIALLO BERICO – Summer Edition”, versione spin-off della rassegna cinematografica e letteraria dedicata al genere giallo/thriller, la cui prima edizione ha avuto luogo il 18 e 19 febbraio 2022 presso la Sala Maggiore di Ponte di Barbarano (VI).

Dopo il successo riscosso dalla prima edizione, a grande richiesta, “GIALLO BERICO” torna in una versione tutta da scoprire e per l’occasione cambia location e “aspetto”: l’appuntamento con il brivido è fissato infatti per il 18 giugno 2022 presso la Sala Polivalente del Comune di Agugliaro (VI).   

L’evento, a ingresso libero previa prenotazione, vedrà protagonisti della giornata scrittori, reporter, documentaristi, saggisti e giornalisti investigativi che trasformeranno ancora una volta la suggestiva cornice dei colli berici in uno spazio di informazione, approfondimento, cultura e, non per ultimo, intrattenimento.

Al centro della Summer Edition due fatti di sangue che hanno profondamente segnato un solco nella nera italiana: la strage di Erba e l’efferato delitto Pasolini. In occasione del centenario dalla nascita del regista, intellettuale, scrittore e poeta, infatti, GIALLO BERICO rende omaggio a uno dei più grandi esponenti del Novecento, brutalmente assassinato e sul cui omicidio ancora oggi non mancano ombre e misteri.

A ripercorrere, come da titolo del libro inchiesta, L’ultima notte di Pasolini sarà il reporter Paolo Cochi, autore anche dell’omonimo documentario e che per l’occasione verrà proiettato, che ha co-firmato il volume, edito da Runa, assieme all’avvocato Nino Marazzita e il criminologo Francesco Bruno. L’incontro, moderato dalla giornalista Daniela Boresi, sarà preceduto dalla lettura di alcuni passi da “Le Ceneri di Gramsci” di Pier Paolo Pasolini, a cura di Amour Braque.

L’altro fatto di sangue in cartellone è poi la tristemente nota strage di Erba. A far luce su un caso ancora oggi dibattuto e che vede dietro le sbarre, accusati di omicidio plurimo, Olindo Romano e Rosa Bazzi, sarà il giornalista investigativo Edoardo Montolli, autore della controinchiesta, assieme a Felice Manti, “Il grande abbaglio”, trasposto poi anche in podcast e del quale sarà possibile ascoltare alcuni passaggi. Oggi, che tanti dubbi sono stati sollevati sulla colpevolezza di Olindo e Rosa e che il dibattito sulla coppia si è riaperto, il libro è stato riproposto in versione aggiornata, sulla base delle scoperte fatte dagli autori. A moderare l’incontro sarà il già professore di Diritto penale presso l’Università di Ferrara Guido Casaroli.

Ma come da format originale, anche GIALLO BERICO Summer Edition rende omaggio ai classici della letteratura gialla. E per l’occasione lo fa chiamando in causa un ospite d’eccezione: l’investigatore per eccellenza Sherlock Holmes, protagonista di alcuni dei racconti del giallista Rino Casazza che presenterà le indagini del più noto indagatore alle prese, per i Gialli di Crime, con lo squartatore, Lupin e il mannaro del Lario, per citarne alcuni.

Più ampio spazio poi al cinema giallo e ai cult movies anni Settanta-Ottanta che hanno caratterizzato la scena italiana con la partecipazione di Antonio Tentori, sceneggiatore che ha lavorato al fianco dei più grandi registi di genere di casa nostra quali Dario Argento, Lucio Fulci, Joe D’Amato, Bruno Mattei e che presenterà due volumi, editi da SHATTER Edizioni, da lui scritti: La notte degli assassiniCult movies del thriller italiano anni Settanta, saggio che prende in analisi titoli celebri e meno del giallo made in Italy, e La mano guantata della morte, sceneggiatura quest’ultima co-firmata da Nico Parente. E quale occasione migliore per portare in scena una performance teatrale che rievochi il nostro cinema più glorioso? Ed ecco infatti entrare in azione Alessandro Romano e Veronica Galeazzo, che daranno vita a una messinscena liberamente ispirata dal capolavoro di Dario Argento Quattro mosche di velluto grigio.

Ad inaugurare la sezione 2 PASSI NEL GIALLO sarà invece la scrittrice Paola Totis, autrice del romanzo La compagnia del silenzio (Logikal Edizioni), in un incontro moderato da Fabio Berton e che comprenderà alcune letture a cura di Amour Braque.

Un evento imperdibile per tutti gli amanti del brivido che, a partire dalle 17.30 di sabato 18 giugno, potranno accedere alla Sala Polivalente di Agugliaro.

La direzione artistica di “GIALLO BERICO” è di Nico Parente.

 

 

Per info e prenotazioni: gialloberico@shatteragency.com

www.shatteragency.com

 

 

 

 

 

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