Lo straniero senza nome
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Lo Straniero Senza Nome, giunse a El Fica, una tranquilla cittadina del Colorato.
L’uomo, affamato come non mai, entrò in un McLeone’s e si fece preparare Il Panozzo di Terence Hill, un pagnottone farcito di carne di cavallo e fagioli con salsa di pomodoro che divorò avidamente, per di più tracannando un lattinone di gazzosa al cactus.
Uscì dal locale, indeciso se dirigersi in un'armeria ad acquistare una scatola di munizioni per il suo revolver LeMat oppure cercare una locanda per riposarsi, dopo cinque estenuanti giorni a girovagare per monti e per dune a pigliare il cocentissimo sole, tranne lì dove non batteva.
Dato che aveva la gola secca come il deserto per via dell’arsura, non ritenne urgente nessuna delle due opzioni. Pertanto preferì andare a bere qualcosa di fresco e dissetante da qualche parte.
Il paese era disseminato di saloon, il cowboy ne scelse uno a caso ovvero il Salo'on e le 120 giornate di Sodoma, titolato così in merito a Sodoma, il nome della proprietaria che gestiva il pubblico esercizio per 120 giorni all'anno.
Lo Straniero Senza Nome stava quasi per entrare nel locale quando la sua attenzione e quella di un nugolo di astanti venne catturata da uno sceriffo panzone letteralmente sbracato e da un individuo guercio, dagli indumenti sporchi e lacerati. Entrambi, collocati nella corsia delle carovane a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, assunsero una posa da duello.
Lo Straniero Senza Nome pensò che una bella Yucca con ghiaccio poteva aspettare dal momento che non si sarebbe perso la sfida nemmeno per tutto l'oro del Klondike.
Nel frattempo, i due duellanti si studiarono, accarezzando l'impugnatura delle rispettive pistole.
«Questa città è troppo piccola per tutti e due!» gridò il guercio.
«Hai ragione! Preparati ad essere sconfitto!» esclamò lo sceriffaccio.
I due contendenti si guardarono con intensità, immobili come due rocce del Gran Canyon.
«Perché nessuno chiama il becchino?» chiese Lo Straniero Senza Nome a uno dei curiosi seduto sopra una cassa di legno.
«Non ce n'è bisogno» gli spiegò il tizio, un mezzo indiano d'America e mezzo indiano dell'India. «Si affrontano al chi viene per primo da ridere, perde. Si stanno giocando la stella e il posto da sceriffo.»
Passarono circa cinque minuti.
Il grassone scoppiò a ridere, vinse il guercio, grazie a una serie di provvidenziali inarcamenti delle sopracciglia da far suscitare il riso persino ai presenti, al contrario dello Straniero Senza Nome, tutto paonazzo a causa del Panozzo di Terence Hill che gli procurò un terribile mal di pancia dalla conseguente rumorosa scoreggia. Il guercio non ci vedeva bene; tuttavia ci sentiva benissimo, credeva che quel forestiero volesse fregargli il lavoro con un confetto di piombo. Il neo sceriffo, estraendo velocemente la Colt dalla fondina, rispose allo "sparo".
Lo strabismo dello sbrindellato zozzone gli impedì di centrale il cowboy, ma bensì l'insegna del saloon che cascò in testa a quest'ultimo.
E fu così che lo Straniero Senza Nome divenne lo Stranito Senza Nome.
Aldo Dalla Vecchia, "La consapevolezza di te"
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La consapevolezza di te
Aldo Dalla Vecchia
Isenzatregua Edizioni, 2020
pp 140
12,00
Aldo Dalla Vecchia è sempre Aldo Dalla Vecchia anche quando, con un libro come La consapevolezza di te, spalanca un mondo che la sottoscritta non conosceva. È sempre lui anche quando usa parole oscene e riporta incontri – veri o presunti – scaturiti da chat a scopo sessuale.
A frequentare queste chat erotiche che si concludono a letto sono, ci spiega, non soltanto omosessuali ma molti cosiddetti etero, o meglio maschi sposati, con figli e una vita dall’apparenza banale. Forse è questa tediosa normalità che li spinge a fare sesso con altri maschi, oppure è – come sospetta l’autore – uno stratagemma per non indagare il proprio latente essere gay. Cosa che, invece, l’autore fa con spietatezza e compassione, con lotta e accettazione, con sofferenza ed epifania.
Una serie di quadretti corredati di illustrazione finale – soluzione non nuova all’autore – dove, invece del solito gustoso bozzetto di costume televisivo, c’è l’incontro con un esemplare umano di sesso maschile. Dalla Vecchia colloca ognuno di questi personaggi sotto una lente d’ingrandimento, lo seziona e analizza. In questo procedimento, nonostante l’eccitazione, l’eros, la libido, l’autore rimane distaccato. Così, oltre ai partner erotici, l’autore viviseziona anche se stesso, le proprie reazioni, i propri gusti, accettandosi senza forse piacersi del tutto. Quel narrare in seconda persona è sintomo di un voluto allontanamento, del mancato coraggio di dire “io” e del coinvolgimento di ciascuno di noi, tutti potenziali attori di insospettate trasgressioni porno ma non solo.
Con questo libro Aldo Dalla Vecchia torna indietro di anni, come se sentisse il bisogno di svincolarsi da tutte le sovrastrutture accumulate nel tempo, che pure fanno parte di lui - la cultura, la professionalità, le relazioni affettive e amicali - per mostrarsi nudo nel vero senso della parola, per riscoprire il nocciolo più autentico di se stesso donandogli in questo modo una nuova purezza. Capiamo che, dopo la lunga guerra interiore, egli finisce per recuperare tutte le parti di sé, per voler bene a quel ragazzo timido il quale ha cercato con tutte le sperimentazioni possibili la propria unicità.
Il grande assente di questa narrazione, vuoi per pudore, vuoi perché non è l’oggetto dell’indagine, è l’amore, se non accennato come ricordo infantile. Ciò connota di tristezza un contenuto che sarebbe solo squallido e arido se non fosse, appunto, esposto con freddezza da entomologo, con la solita lucida – e al tempo stesso innocente – ironia di Dalla Vecchia, quel suo rimanere elegantemente perbene anche quando tratta una materia scabra con termini crudi e brutali.
Marco Galvagni, "Sogno d'amore"
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Sogno d'amore di Marco Galvagni (Quaderni di poesia - Eretica Edizioni, 2022 pp.76 € 15.00) è un inno alla vita, un canzoniere destinato all'infinito sostegno della vocazione sensoriale nella mente e nell'animo. Il poeta padroneggia la materia plasmabile dell'amore, descrive una eloquente combinazione d'immagini e di sensazioni, coinvolge l'incanto delle emozioni. Marco Galvagni è profeta del desiderio. Raggiunge il talento esplicativo nel ritmo ardente delle liriche, accompagna l'intonazione della pura adesione all'infatuazione e all'intensità dell'anima, nello stupore e nel calore della complicità. L'occasione viva, incondizionata, esclusiva della poesia, sostiene l'esistenza, coglie l'istante descrittivo nei contenuti estetici del cuore, del destino, estende lo scenario naturale dell'illuminazione, attraverso il potere allusivo del mare, il confine simbolico del cielo, la lusinga degli occhi. Il poeta evoca forme e colori universali, nell'immediatezza idilliaca di carezzevoli similitudini e accattivanti metafore, nella trasposizione emblematica del linguaggio. I testi ripercorrono sentimenti suadenti e ritraggono impressioni lusinghiere nei confronti di una idealizzazione romantica, nella fantasia onirica dei paesaggi interiori. La meraviglia ricorrente del poeta esalta il fascino inatteso e amabile della seduzione, il corpo della donna e la trasmissione persuasiva del corteggiamento. Il germoglio amoroso dei versi manifesta l'origine compiuta della passione, unisce la spiritualità e la carnalità, nella sensualità dell'attesa, nella ricerca costante dell'universo di senso, nel carattere pulsionale dell'inconscio. L'eros, in Marco Galvagni, è sempre una rifrazione sincera verso la bellezza, un indicatore elegante e discreto dell'orizzonte segreto della volontà amatoria. Sogno d'amore coglie l'intensità vitale nell'ascolto estasiato del tempo, nella voce saggia del poeta che si affida al fascino originario del destino per decifrare la relazione ammaliante con il mondo. La silloge si compone anche di poesie scelte, riunite nella memoria affettiva, dalle tematiche intimiste, collegate allo strumento letterario di restituzione dei ricordi, nel silenzio della nostalgia. L'orientamento poetico di Marco Galvagni riconsegna alla parola penetrante e fremente l'energia assorta nel balsamo ipnotico dell'immaginazione, sublima l'entusiasmo e la delicatezza dell'ispirazione, evidenzia il beneficio della luce dell'inchiostro gettato su ogni pagina bianca della vita. Il poeta rivolge la sua infuocata e sapiente riflessione sulla natura umana nel vincolo reciproco della speranza, ammette la vulnerabilità della chimera ma continua ad assaporare il dolce spirito del rituale attraente nella necessità d'amare, nelle corde di un cammino memorabile verso la nobile esigenza del piacere. La verità rappresentativa del coinvolgimento, la risonanza intuitiva degli insegnamenti d'amore, traducono la direzione dell'approccio con le tonalità sentimentali dell'essere: “Perché l’amore, mentre la vita ci incalza, /è semplicemente un’onda alta sopra le onde.” (Pablo Neruda)
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
Il poeta
Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l'onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso
che custodisce i sogni dei gabbiani:
volano nella notte scendendo dalle stelle,
risalgono nell'aurora bruciando il sole.
Ho visto te
Ho visto un cielo di bolle
colorate di giallo grano,
di verde cespuglio,
di rosso papavero.
Ho visto uno spazio
libero per l'amore.
Ho visto te.
Sogno d'amore
Donna proibita
carnosa nelle lame di sole
scaverai, dopo un autunno lussureggiante,
con le sottili note di canto
della tua voce
un bagno di musica nel manto nevoso dei prati.
Sono ora ombre di tomba
i vecchi amori con corteccia di tartaruga,
un altro nido ha il mio paesaggio femminile
trepido di future delizie infuocate,
altre finestre hanno gli spifferi di vento -
agiterà con desiderio d'ardore le lenzuola.
Sarà nostro il paesaggio,
nostre saranno le calze che sovrasteranno i cirri,
non un palmo della mia mano ti sarà distante -
sarò la tua palma prestabilita,
dea che trae origini dai miei sogni,
dal mio sogno d'amore.
Sarai frutto deflorato,
regina che spossata si rigirerà
in un turbine di passione,
in un armonico saliscendi di ogni notte
figlio del mio desiderio d'amarti
facendoti gioire col mio vello.
Nell'aurora
Ti scorgo nuda e brillante -
un aculeo di paura
irrompe sotto il firmamento -
un fremito nel corpo
il tuo di corallo
orda la spuma dell'erba.
Giorni funesti per altre donne
bruciano infuocati,
gioventù s'è infranta,
ora son sorrisi velati
tramati di carezze -
avranno i gemiti del fiore brunito.
L'alba libera gli uccelli,
parole dal cuore di marmo,
rettili dagli occhi d'artigli -
costruisco la catena d'un ponte
invisibile come paglia trepida d'aria.
Sulla nostra pelle vestita d'amore
Potremo respirare
l'odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d'amore.
Perdermi nella musica d'un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: carbone corvino
come le tracce, ornato - come i nembi del cielo -
da un velo d'ebano come il mare dei tuoi occhi.
Volo sognante nella fitta trama dei pensieri
in un'aurora di colori, accarezzato
dalla luce del sole, ascoltando i miei sospiri:
saranno sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d'amore
mentre sarai nuda tra le mie braccia
e avrai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di
desideri.
Nella sabbia persino gli arenicoli danzeranno di gioia,
lascerà una scia di libertà l'impronta dei nostri passi.
Evento contro la violenza sulle donne organizzato a Prato.
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Grande successo per la stilista Cinzia Diddi, evento contro la violenza sulle donne organizzato a Prato.
Abbiamo raggiunto al telefono la Stilista Cinzia Diddi, impegnatissima in questo periodo in molte iniziative benefiche, a lavoro su molti set, fra shooting, programmi e film. Quello che ci colpisce di questa grande artista è la sua umanità e l’impegno costante nel sociale. Ormai da anni si occupa dei diritti delle Donne e combatte con tutta se stessa, utilizzando il suo lavoro contro la violenza sulle donne. Da ricordare la sua partecipazione a “Preludio” il cortometraggio che è stato in corsa per l’ambita statuetta, il David di Donatello. Moltissime le iniziative, in prima fila insieme a Jo Squillo al muro delle bambole, per ricordare che le donne devono essere sempre rispettate.
Abbiamo appreso dai social di un nuovo evento contro la violenza sulle donne, perché l’utilizzo di abiti bellissimi e preziosi?
Mi sono ispirata alla bellezza delle donne, quella esteriore ma soprattutto interiore. Ogni donna è unica e bellissima! Gli abiti sono preziosi tanto quanto lo sono le donne. Gli abiti sono colorati come l’anima delle donne. Gli abiti sono brillanti tanto quanto è brillante il cuore delle donne. I parallelismi sono molti.
L’evento si è svolto a Prato, abbiamo letto sulla sua pagina Facebook.
Un piccolo ma significativo evento, perché è dal piccolo che si parte per attuare grandi cambiamenti, un modo per sensibilizzare ancora all’argomento e poi ancora e poi ancora, senza fermarsi mai.
Non era sola ad organizzare?
Come sempre è una squadra che lavora insieme, un bel sodalizio col fotografo Stefano Nannucci, sei ragazze che hanno indossato gli abiti, Elena Grazzini ed Elisa Mosca entrambe hair stylist, mi piace lavorare con persone professionali e aggiornate nel proprio lavoro.
Perché ha scelto il fotografo Stefano Nannucci?
Quando l’ho conosciuto mi ha detto: amo raccontare le emozioni senza bisogno di parole. È bastata questa frase perché poi è quello che faccio anche io col mio lavoro. E poi sicuramente l’utilizzo sapiente della luce nei suoi scatti e l’arte di fotografare elaborando lo scatto prima ancora di scattare concretamente la foto, prima nella mente e poi nella macchina.
Le chiedo ovviamente perché ha scelto di lavorare con Elisa Mosca ed Elena Grazzini?
Prima di tutto per la loro bellezza come esseri umani e non mi sembra poco di questi tempi! Ovviamente dal punto di vista professionale per la loro competenza, la tecnica. Elena Grazzini, oltre ad essere esperta nello studio profondo di cute e struttura del capello attraverso mezzi quali microscopio, microcamera e luce polarizzata, è anche consulente di armocromia. Elisa Mosca è professionalizzata in acconciature ed è colorista specializzata.
Non avevamo dubbi che scegliesse abili professionisti, vista la sua levatura, pensa che vi rivedremo insieme?
Non posso svelare niente, seguitemi sui social. Ovviamente grazie per questo bellissimo complimento.
I VINCITORI DELLA III EDIZIONE DEL CONCORSO SCARAMUZZA, LETTERATURA PER RAGAZZI: PREMIATI I TEMI DEL BULLISMO E L'AMORE PER GLI ANIMALI
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Si è svolta domenica 12 giugno nella splendida cornice della Rocca dei Terzi a Sissa Trecasali (PR) la premiazione della terza edizione del Premio letterario Scaramuzza dedicato alla letteratura per ragazzi.
Dopo la presentazione istituzionale dell’assessore alla cultura Tiziana Tridente, che ha ringraziato la Proloco di Sissa Trecasali per la collaborazione sia nell’organizzazione della finale e sia come parte attiva nel comitato di lettura, Eddy Lovaglio dell’associazione Parma Operart, organizzatrice del concorso, ha spiegato che oltre ai premi per le quattro categorie in gara (letteratura, libri illustrati, racconto inedito, poesia) si sono volute dare diverse menzioni ai finalisti per evidenziare l’altissima qualità degli elaborati selezionati. Tutti gli autori intervenuti sul palco hanno portato argomenti interessanti e coinvolgenti a dimostrazione che la letteratura per ragazzi è una forma di comunicazione ampia, propositiva e vivace.
Hanno vinto in ex-aequo per la narrativa due romanzi sul bullismo: Ragazzi selvaggi di Luca Azzolini (De Agostini) e Canaglia di Pasquale De Caria (Graphofeel). Ragazzi selvaggi è una vicenda autobiografica, ha spiegato l'autore che da ragazzino è stato vittima di vessazioni da parte di alcuni suoi coetanei, e riuscire a scriverla è stato un momento catartico che gli ha aperto nuove strade.
Due vincitrici anche per i libri illustrati, scelti per la particolare espressione dell'amore per il mondo animale. Nicoletta Bortolotti con Il cielo degli animali (Gribaudo, illustrazioni di Cristiana Cerretti) che racconta di un luogo in cui vanno gli animali dopo la morte, e Simona Negro con Bastiano Nullaniente. Lo gnomo che salvò le api (Nuinui, illustrazioni di Zsuzsanna Botos) che introduce i più giovani al magico mondo dell'alveare.
Per la poesia il vincitore è stato C'era una strada nel bosco. Lunario poetico (Giunti editore) un libro illustrato con 365 poesie e filastrocche tradotto da Roberto Serrai.
Il premio per il miglior racconto inedito è andato al giovane parmigiano Alessandro Conforti con Bargnolino e castagnaccio, una storia ambientata in un borgo sugli Appennini ai primi del '900 con protagonista una donna, un po' strega, un po' curatrice.
Tutti i premi:
LIBRI EDITI
VINCITORI ex aequo
Luca Azzolini Ragazzi Selvaggi De Agostini - Libri per Ragazzi
Pasquale De Caria Canaglia Graphofeel edizioni
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Giovanni Eccher La terra degli incubi Mondadori
MENZIONE D'ONORE
Vincenzo Zoda Roberta Tiberia A spasso con Armstrong Gemma Edizioni
MENZIONE DI MERITO
Gabriele Volpe Philì, la cagnolina geniale Autorinediti
LIBRI ILLUSTRATI
VINCITORI ex aequo
Nicoletta Bortolotti illustrazioni Cristiana Cerretti Il cielo degli animali (Edizioni Gribaudo)
Simona Negro illustrazioni di Zsuzsanna Botos Bastiano Nullaniente, lo gnomo che salvò le api (NuiNui editore)
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Beppe Mecconi Laneghè Isola del Mar Tenebroso Töpffer edizioni
MENZIONE D’ONORE
Laura Imai Messina Goro Goro Adriano Salani Editore
MENZIONE DI MERITO
Nicola Lupi Nebù non ha paura Bookroad edizioni
POESIA
VINCITORE
Roberto Serrai C'era una volta una strada nel bosco Giunti Editore
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Gianluca Caporaso Tempo al tempo Adriano Salani Editore
MENZIONE D’ONORE
Sergio Giovannetti E San Rocco fece un fiocco Youcanprint
RACCONTI INEDITI
VINCITORE
Alessandro Conforti Bargnolino e castagnaccio
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Bruno Pompili Il valico del diavolo
MENZIONE D’ONORE
Andrea Francesca Manco Un sogno nell'arnia
Valentina Santini, "L'osso del cuore"
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Valentina Santini
L’osso del cuore
Edizioni E/O, 2022
– Euro 17 – Pag. 200
L’osso del cuore non è un libro facile. Valentina Santini ha uno stile chirurgico ed essenziale, fatto di periodi frammentari e di brevi dialoghi, efficace per il tipo di storia cruda e senza speranza che vuol raccontare. Il lettore comprende il senso del titolo a pagina 76 o giù di lì. Mi sei entrata nell’osso del cuore (per dire che si è innamorato). Ma il cuore non ha l’osso. Il mio sì. Un dialogo rapido e ficcante fa capire che ci troviamo all’interno di una storia d’amore. Ma non è la solita storia d’amore. No davvero, è una storia d’amore e morte, corretta al fantastico, tipo I viaggiatori della sera di Umberto Simonetta, che Ugo Tognazzi portò al cinema in uno stupendo film interpretato insieme a Ornella Vanoni, che consiglio di recuperare. Ci troviamo nell’Italia del 1976, ispirata all’Argentina della dittatura militare, perché in questa Italia di fantasia ha trionfato una parte politica nazistoide che mette in campo di concentramento i non conformi, gli individui pericolosi e i dissidenti. Il romanzo non è per stomaci deboli, perché buona parte del racconto descrive torture, moncherini vari, animali spellati, corpi attaccati ai ganci e via di questo passo. Se fosse un film sarebbe a montaggio alternato, perché di consequenziale la narrazione ha ben poco, non segue un ordine logico ma avanza per rimandi, flashback e ricordi. In ogni caso la storia si svolge tra Pontassieve, Firenze, Santa Fiora e Peretola, mentre molte sequenze sono ambientate in una Casa della Libertà di pura fantasia, un lager vero e proprio dove ne accadono di tutti i colori e dal quale a un certo punto i protagonisti fuggono. Nella seconda parte ci rendiamo conto che la protagonista femminile è un’artista provetta che confeziona copie perfette di Modigliani e altri autori importanti, oltre a palesare un originale talento. Esordio narrativo di Valentina Santini del tutto diverso da altri debutti, quando troviamo un autore che vuol raccontare una storia personale, urgente, che da tempo tiene dentro e che deve proprio uscire. L’osso del cuore è tutt’altra cosa, è un romanzo costruito secondo le regole della miglior scuola di scrittura creativa, scritto con grande tecnica narrativa, senza errori di sorta, del tutto privo di ingenuità. Un esordio insolito, che nasconde una scrittrice interessante, capace di maneggiare horror e noir, persino il torture, che provoca nel lettore un mix di disgusto e ribrezzo. Certo, è un tipo di storia che ha bisogno di un suo pubblico, desideroso di trovare emozioni nere e crudeli sulla pagina bianca. Valentina Santini è un’ottima scrittrice, questo è fuori discussione, proprio per questo mi piacerebbe leggere un suo romanzo che la coinvolga in prima persona e che segua meno le regole del mercato. L’osso del cuore resta comunque un buon noir distopico, crudo e realistico, fantastico e persino sentimentale.
Federico Guerri, "Senza disturbare i tulipani"
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Federico Guerri
Senza disturbare i tulipani
Edizioni Spartaco, 2022
– Euro 14 – Pag. 155
Condivido gli stessi gusti letterari di Edizioni Spartaco, perché dopo Müchela Iena di Vincenzo Trama, incontro Senza disturbare i tulipani di Federico Guerri, due romanzi scritti da autori che ho pubblicato con Il Foglio Letterario, giustamente liberi di percorrere altre strade e di fare esperienze nuove. Non esiste concorrenza in letteratura, se il fine ultimo è fare cose belle, dare voce a chi merita spazio ma non lo trova in una grande editoria sommersa da fenomeni da baraccone, nani, clown e ballerine. Senza disturbare i tulipani è – per usare le parole del suo autore - un romanzo sui legami, la memoria e il senso di comunità, una favola moderna piena di app, amicizia, motori, amori, pizze e storie. Tante storie. Protagonista e filo conduttore di queste storie che debordano da un romanzo contenitore è il signor Alberto, un settantenne vedovo, il più attempato fattorino di pizze a domicilio della storia. Alberto tratta i clienti con grande gentilezza, alcuni si meravigliano di dover dare la mancia a un signore molto più anziano di loro, ma alla fine lasciano ottime recensioni sui siti, elogiano il suo saper trattare con gli altri, la capacità di ascolto, la sagace ironia con cui tratta i clienti, oltre a consegnare pizze a domicilio. Tu leggi questo romanzo - una sorta di spin-off della saga Bucinella (edita dal Foglio Letterario), alias una Follonica che Guerri non cita, ma che viene fuori dai ricordi - e ti vien voglia di aprire un luogo dove si raccolgono storie e si leggono i libri preferiti, riadattando alla bisogna una vecchia cabina telefonica, che divenga elemento fisso d’un paesaggio in mutazione. Storie come fossero tulipani, ricordi che affiorano dagli abissi d’un oceano misterioso, l’importante è non disturbarli in fondo al mare, saperli coltivare, tenendoli in serbo per quando serviranno. Un romanzo fantastico e surreale, originale, teatrale, intriso di elementi potenti ed evocativi, ambientato in un luogo dove in fondo al mare non crescono alghe e anemoni, ma tulipani; un posto dove i protagonisti sognano di vivere insieme sull’isola dei tulipani. Il racconto è composto di molti personaggi contemporanei, uomini e donne che non hanno bisogno di imparare niente, basta scaricare un app sul cellulare. Tutto scorre a Bucinella, ma si recuperano storie, a bordo di una motocicletta del Terzo Reich che salva le narrazioni proprio dove i nazisti le bruciavano. In compagnia dell’anziano delle pizze, che con gentilezza suona campanelli e consegna Margherite, Maialone e Quattro Formaggi, andiamo alla scoperta della memoria del mondo, di una diga che sta cominciando a cedere, ma basterà un dito di un bambino a salvare il villaggio, fermando la pressione dell’oblio sulle nostre vite. Federico Guerri, già presentato al Premio Strega con 24:00 Una commedia romantica sulla fine del mondo, autore del successo editoriale Questa sono io e del progetto Bucinella - 25.000 abitanti circa, continua a stupire chi ama la letteratura, almeno quanto sorprende come sia possibile che un autore così geniale pubblichi con Il Foglio Letterario e con Spartaco, mentre scrittori inutili vengono accolti a braccia aperte da una grande editoria che ha smarrito da tempo la strada maestra della letteratura.
Giazira d’Italia: un editore in bici. Il viaggio firmato Giazira scritture
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I libri ti fanno viaggiare con la fantasia. In alcuni casi, invece, succede che i libri ti mettono in viaggio per davvero. Succede quando una storia la si vuole raccontare in prima persona, seguendo percorsi, incontrando gente, visitando librerie.
È con questo spirito che nasce il Giazira d’Italia, progetto ideato da Cristiano Marti, editore e appassionato ciclista, che dal 14 al 27 giugno attraverserà lo Stivale da Bari a Garbagnate Milanese in sella alla sua bici per raccontare la storia della Giazira scritture, i libri e i suoi autori e autrici.
«L’idea è nata un anno fa – spiega Marti – Unire il lavoro alle proprie passioni penso sia il modo migliore per immaginare progetti e nuove strade», strade che, nel caso del Giazira d’Italia metteranno in rete 14 città, 6 regioni e 11 librerie indipendenti, in un viaggio dai significati molteplici. Nell’esperienza che mi preparo a vivere – prosegue l’editore – c’è il fascino del viaggio lento e sostenibile, la bellezza degli incontri, l’entusiasmo dei librai che hanno aderito al progetto, la curiosità dei lettori, la partecipazione degli autori. C’è la voglia di incontrarsi».
Chi saranno i protagonisti del Giazira d’Italia? Innanzitutto i libri e le librerie, due delle quali (la libreria Prinz Zaum di Bari e Piccoli Labirinti di Parma) presenteranno il catalogo della casa editrice.
Qui di seguito in dettaglio le tappe:
14 giugno: Bari alla libreria Prinz Zaum.
15 giugno: Bisceglie alla libreria Vecchie Segherie, che si prepara ad accogliere anche l’autore Pasquale Vitagliano e il suo romanzo Tutti i calendari mentono.
16 giugno: Foggia alla libreria Velazquez, dove sarà protagonista Eva Trotta con Diari di Terra.
17 giugno: Termoli alla libreria Il vecchio e il mare, dove sarà presentato il romanzo Il ladro di Istanti di Angelisa Loschiavo.
18 giugno: Pescara alla libreria Pensieri belli, dove i protagonisti saranno i bambini, che potranno conoscere Teo e la luna e Il signor Linea Retta.
20 giugno: Ancona alla libreria Fogola Fagola, che ospiterà un evento dedicato ai ragazzi con i due titoli Marè e Pan, Cremorin e il segreto della prof.
21 giugno: Fano alla libreria Scacciaminaccia, seconda data dedicata ai lettori più piccoli con Quando mi innamoro e Teo e la luna.
23 giugno: Bologna alla libreria Ulisse, che ospiterà due autrici Eva trotta, Diari di Terra e Silvia Golfera, Io sono Khalid.
24 giugno: Parma alla libreria Piccoli labirinti.
25 giugno: Cremona alla libreria del Convegno, dove protagonista sarà la musica, con Annamaria Giannelli che presenta Rito Selvaggi, il Legionario Orfico di D’Annunzio, ovvero il Musico Sapientissimo di Noja.
27 giugno: Garbagnate Milanese alla libreria Ghirigoro, tappa finale che vedrà protagonista la patafisica, con l’autore Massimo Giuntoli che presenterà la raccolta di racconti Cronache Molkayane.
Librerie e libri protagonisti, dunque. Senza dimenticare lo stesso editore che, città dopo città, affiancherà autrici e autori per rispondere alle domande dei lettori, raccontare la nascita di ogni libro e la storia della sua casa editrice. Una storia dalla quale nascerà un documentario, grazie alla reporter freelance Pamela Barba.
Marco Antonio Sergi, "Disgregazioni"
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Disgregazioni di Marco Antonio Sergi (Quaderni d'arte - Eretica Edizioni, 2021 pp. 104 € 16.00), con i disegni di Simone Capriotti, è un'opera originale che dimostra come il sodalizio artistico e poetico sia in grado di rafforzare tra le pagine i contenuti della dimensione estetica, il significato della forma d'arte. L'unione dei due codici espressivi illustra la corrispondenza esistenziale nel senso di vuoto e di smarrimento, il segno rapido e disorientante dell'assenza, indica il percorso intimista dell'inquietudine. Il poeta indaga oltre l'estremità instabile dell'anima, scruta il mistero interiore nell'inconfessato e profondo dolore, ricerca l'enigma velato degli occhi, nell'inquadratura tormentata dei volti, dipinti accanto ai versi. Comunica con immediata intensità il sentimento degli incubi persistenti, frammentati nella cavità emotiva. I versi mantengono una definita, nitida consacrazione alla autobiografia del vissuto, nell'indistinto crocevia della superficie intima e spaventata, arricchita dalle sensazioni insistenti dei ricordi, dalle sfumature della malinconia. Estendono una realtà aumentata dalla percezione sensoriale dell'oscurità rarefatta dei sentimenti, delle piccole morti quotidiane e delle conseguenze incoraggianti di ogni rinascita. Marco Antonio Sergi disgrega la propria identità attraverso l'esperienza sensibile dell'amore, accompagna la consapevolezza delle proprie variazioni poetiche nella rappresentazione delle illusioni, delle indecifrabili sconfitte. Affronta la propria irrequietezza, conosce il disordine vertiginoso dei pensieri, identifica il disturbo dell'intelletto con l'incoerenza e il disadattamento degli atteggiamenti dell'uomo. Scioglie il riferimento essenziale dell'ostilità con la comprensione della realtà transitoria degli avvenimenti, descrive la sensazione di distacco e di estraneità, riconosce la conflittualità e il deterioramento dell'equilibrio umano. La poesia di Marco Antonio Sergi consuma l'integrità dell'io, scompone l'ipnotica riflessione in reliquia imperturbabile del tempo, risolleva l'intesa complice tra parola e visione. La personificazione dei volti di Simone Capriotti, inseriti tra le poesie, è simbolo incarnato di solitudine, d'isolamento. È emblema di un anonimato oscuro e minaccioso, segnato da smaniosa sofferenza, indizio di una sospensione vitale, riflesso di alterazione. L'autenticità della poesia rivela la marcata discontinuità della maturità, trasformata dal limite sommerso e inafferrabile dello svolgimento cognitivo degli eventi, la libertà crudele e coraggiosa degli errori. Disgregazioni anestetizza le emozioni, distingue il malessere dallo stupore, risveglia il contatto impressionante del passato, mantiene la sostanza dell'assenza nel presente. La fluida connessione spirituale e carnale dei versi disgiunge l'essenza della dispersione, il peso del cedimento, ma dimostra come la saggia osservazione di ogni fine sia un modo per riacquistare l'inizio e ritrovare se stessi.
Rita Bompadre - Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/
SCACCO AL RE
Tengo il coltello piantato lì sotto
lo so non si addice
ma è così bello guardare il volto di lui
con occhi rapaci, e sua è la pace
ovattata, di chi sta per pagare lo scotto
in un gioco a un solo finale.
CALANTE
Rimane a lungo nell'aria
la nota sfiatata di sax
rugginosa e pressante
fino alla fine del fiato
il petto contratto.
Risuona il sospiro
quel vecchio cancello
ancora violato.
SFUGGENTE
Come un'idea
perfetta
senza confini
senza definizione
senza paragone
Sei
Come ogni idea
nata da me
illusione.
CUORE NERO
Mi sono punto
d'inferno
di un veleno
che non comprendo
mentre mi scioglie
le budella come
morto a scroccasole.
Mi sono reso infermo
di nuovo
questo male
odio e amore
lo stringo
mano di vecchio amico
da riscoprire.
IL MOSTRO
Sotto il letto
non c'è bestia
che tenga testa
Sotto il sottotetto
non c'è sgorbio
davvero brutto
Sotto il sottobosco
non trovo occhi
maligni di folletto
Il terrore tutto
sta nascosto nel finale
di uno scritto
che ora è fuori
che ora è tale e quale
al reale.
RAFFICHE
Come sotto una raffica
di mitra
veloce, che sferza la carne
come in balia di tempeste
di sabbia,
che bucano la tenda di notte,
Io sono. Solo sotto questa pioggia
ritrovo
la forza di muovere i passi.
SPECCHIO SPECCHIO
Immersi
e come l'universo
immensi
a fuggir da sé stessi
La pizza surgelata
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Entro nel supermercato sotto casa con l'intento di comprare una pizza surgelata.
Argh! Troppo tardi!
Mi accorgo che nel reparto surgelati è rimasta soltanto una pizza con pomodoro, salame e peperoni chiamata Mexican Red Baron.
Manfred von Richthofen era un asso dell'aviazione tedesca, dunque mi chiedo: perché, nella confezione, il pilota in questione è disegnato con dei baffoni fuori ordinanza e con il sombrero al posto del famoso berretto da aviatore?
Mannaggia, mi devo accontentare del "Mex Crucco", tant'e vero che lo lancio giù in picchiata nel carrello della spesa.
Mein Gott, la scatola si è ammaccata, mi sa che Il Barone ha fatto kaputt.
Mantenendo inalterato il mio humour, giungo alla seguente conclusione: Manfred von Richthofen aveva un triplano rosso, giusto? Il sottoscritto, invece, una pizza tutta rossa! Manfred von Richthofen poteva volare, no? Io al massimo posso sorvolare... perché ho fame!
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